Selezionare i 12 migliori annunci stampa del 2021 non è di certo un’impresa semplice: anche escludendo il criterio puramente discrezionale della scelta, in questo anno che sta per concludersi il ritorno in grande stile dell’Out of Home ci ha permesso di ammirare moltissimi esempi di creatività, ideati e diffusi dalle più grandi agenzie internazionali in tutto il mondo.
12 mesi, 365 giorni di pura arte e comunicazione hanno viaggiato dalla carta stampata agli schermi degli internauti, passando per le installazioni fisiche e le pagine dei giornali.
Ecco la nostra selezione degli annunci stampa del 2021, dalla quale (ahimè!) molti validissimi prodotti sono destinati a rimanere fuori. Ma se vuoi recuperarli tutti, questo è il posto giusto per farlo!
Si dice che il modo migliore di viaggiare sia con la fantasia. In effetti, in questo particolare momento storico condizionato dall’emergenza sanitaria, è probabilmente l’unico modo per farlo. D’altra parte, è anche il più economico: mete lontane, esotiche e suggestive diventano facilmente raggiungibili, grazie ai libri.
Sono moltissime le persone che vivono da sole e non hanno bisogno delle mega promozioni formato famiglia. Se anche tu sei “tutta la tua famiglia“, le mini confezioni e le confezioni mono porzione di Dandy fanno per te.
Federation of Quebec Alzheimer Societies – Loved ones forget themselves too
L’Alzheimer è una malattia sempre più frequente tra la popolazione anziana e, purtroppo, si stima che le persone affette da questo disordine cognitivo aumenteranno del 70% entro il 2031.
La campagna mette in evidenza quanto i caregiver, spesso parenti e famigliari degli ammalati, siano sovraccaricati dal compito di assistenza.
Advertising Agency: Cossette, Montréal, Canada Photographer: Christian Tremblay
Aprile
McDonald’s – Good moments don’t need to wait
ARCOS è una campagna regionale di McDonald’s creata da DDB Colombia, il cui obiettivo è rafforzare il segmento McDelivery.
La campagna si sviluppa nelle più grandi città del continente come Santiago del Cile, Bogotà, Buenos Aires e Città del Messico, tra le altre.
Le immagini comunicano in modo così diretto che non hanno bisogno dell’ausilio di parole.
La campagna di Greenpeace diffusa in Austria mostra il grande, grandissimo potere che si nasconde dietro un dito. Si può combattere contro l’estinzione delle specie, e lasciare il segno, contribuendo con un semplice SMS.
Gli animali in pericolo ci ameranno per questo.
Advertising Agency: DDB Wien, Vienna, Austria Executive Creative Director: Thomas Tatzl Executive Creative Director: Andreas Spielvogel Creative Director: Babette Brunner Art Director: Marina Mrvka Copywriter: Jakob Paulnsteiner
Giugno
Lovespace – It’s okay
“It’s okay” è la nuova campagna sulla consapevolezza sessuale di Lovespace, che illustra in modo abbastanza esplicito il tema delle fantasie sessuali. Queste sono spesso percepite come qualcosa di volgare e sporco, qualcosa di cui vergognarsi.
Patsany ha selezionato una rosa delle migliori foto e ha sviluppato un messaggio chiave per ognuna. “Desiderare è ok” “Condividere ciò che si vuole è ok” “Sperimentare insieme è ok” “Provare insieme è ok”.
Per celebrare i giochi olimpici di Toyko, l’agenzia di Zurigo Freundliche Grüsse ha ora creato un Out of Home molto speciale per la tradizionale marca giapponese: un semplice nastro di tessuto trasforma il logo Kikkoman in una medaglia d’oro. Tanto semplice che non ha bisogno di parole.
Advertising Agency: Freundliche Grüsse, Zürich, Switzerland Creative Director: Pascal Deville Creative Director: Samuel Textor Art Director / Concept: Norihito Iida Copywriter / Concept: Christian Stüdi
Agosto
Diamonds Factory – Insta-Queens
Ti sei mai chiesto che aspetto avrebbe il profilo Instagram della regina Elisabetta I o di Maria Antonietta?
Diamonds Factory ha re-immaginato i ritratti di alcuni dei personaggi più controversi e affascinanti della storia e riassunto le loro fantastiche storie in alcuni scatti.
Queste magiche ricostruzioni mostrano Maria Antonietta, la regina Elisabetta I, Cleopatra, Boudica, Wu Zeitan, Caterina la Grande e Maria Regina di Scozia sotto una nuova luce.
Credits: In-house
Settembre
Amnesty International – Seniors’ rights
Esiste un’età in cui è giusto rinunciare ai propri diritti? Si stima che 7 anziani su dieci siano vittime di pregiudizi a causa della loro età: il fenomeno è noto come “ageismo“, a causa del quale le persone più adulte vengono considerate inefficienti e lente.
È una violenza inaccettabile, per questo la campagna invita a non aspettare di diventare “vecchi” per difendere i diritti degli anziani.
Advertising Agency: Bonjour, Bruxelles, Belgium
Creative Director: Marine Vincent
Creative: Maxim Deliège
Designer: Pierre Jadot
Photographer: Phil Van Duynen
Annunci stampa del 2021: Ottobre
McDonald’s – McDonald’s Artworks
Quando un brand diventa iconico come McDonald’s non è inconsueto che i suoi prodotti vengano rappresentati da artisti e creativi, consacrando oggetti di largo consumo e spingendoli nell’olimpo dell’arte.
Ecco, queste opere d’arte possono costare svariate migliaia di dollari, ma puoi sempre aggiudicarti il gusto dei menu del brand con gli archi dorati per pochi spiccioli.
Prime Video promuove il lancio dell’epica serie fantasy The Wheel of Time con un’affissione in 3D in live-action creata da Amplify e con la star della serie Rosamund Pike.
È la prima volta che un cartellone anamorfico viene utilizzato da una società di intrattenimento per promuovere una serie.
Prime Video ha debuttato in Piccadilly Circus, a Londra, il 15 novembre, ma l’out of home apparirà anche in siti iconici nei mercati chiave, tra cui il Big Kahuna di New York City a Times Square e il Cross Shinjuku Vision di Tokyo.
Advertising Agency: Amplify, London, United Kingdom
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2021/12/annunci-stampa-2021.jpg538958Fabio Casciabancahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFabio Casciabanca2021-12-31 09:00:582022-01-24 13:07:17Amazon, Mc Donald's e Greenpeace: i migliori annunci stampa del 2021
La creator economy anche definita passion economy o economia della monetizzazione individuale ha a che fare con la creazione di contenuti, che possono essere video, scritti, audio o di altro tipo ed è il frutto di un processo durato anni, che oggi grazie a internet, permette ai creator di ottenere un reddito grazie alla produzione e condivisione di contenuti legati alle loro passioni.
Ma per capire cos’è la creator economy, come funziona e perché ci riguarda tutti è bene ricordare come durante gli anni passati prima della nascita della creator economy erano i grandi media a fare da padroni e a gestire l’intero mondo dell’intrattenimento, poiché la creazione dei contenuti era una loro prerogativa.
L’unica possibilità quindi per lavorare in questo mondo era quello di far parte di queste grandi aziende.
Grazie all’avvento di internet però, tutto ciò cambia, portando a un decentramento dei media, il tutto però ad un ritmo decisamente lento, causato dal fatto che le potenzialità di questa innovazione richiesero del tempo per essere comprese dalla maggioranza delle persone.
Grazie a internet infatti, si cominciò ad avere nuovi e diversi tipi di contenuti di cui usufruire, ma anche la possibilità di divenire creatori in prima persona di questi contenuti attraverso nuovi spazi, diversi dagli unici a disposizione fino a quel momento.
Tuttavia lo sviluppo di internet, visto i tempi lenti che hanno accompagnato la sua maturazione, non coincide con la nascita della creator economy, che pur essendosi sviluppata grazie a internet, ha dovuto aspettare lo sviluppo a pieno ritmo di questa innovazione per poter trovare lo spazio necessario alla sua crescita.
Per spiegare meglio cos’è la creator economy possiamo fare riferimento alle parole di Eric Freytag di Streamlabs, il quale riassume il cambiamento del consumo dei media in un articolo scritto per VentureBeat, in cui afferma: “Invece di dieci programmi TV consumati da miliardi di persone, ora abbiamo centinaia di milioni di programmi che soddisfano miliardi di persone. Potresti essere solo una delle dieci persone al mondo interessate a un argomento di nicchia, ma è probabile che troverai dei contenuti per esso. Inoltre, le persone che creano contenuti per quell’argomento ne sono veramente e autenticamente appassionate“.
La passione sembra quindi essere il collante per chiarire cos’è la creator economy che non a caso viene definita anche passion economy, ovvero la possibilità per chiunque possegga una passione precisa, di creare un reddito attraverso questa, grazie alla creazione di contenuti, sfruttando il digitale e le nuove tecnologie, da cui la creator economy trae appunto origine.
Al passo con questa nuova tendenza, le nuove piattaforme che nel corso degli anni si sono sviluppate fino a oggi e continuano a svilupparsi ogni giorno, offrono sempre più spazi e strumenti ai creator per far avanzare questa nuova economia della monetizzazione individuale.
Come funziona la creator economy
Sostanzialmente e nella maggior parte dei casi per capire come funziona la creator economy basti pensare a come questa permetta alle persone di guadagnare grazie alle proprie passioni. Riferendosi ai creator, si tratta di persone “veramente e autenticamente appassionate” come definite da Eric Freytag, che creano contenuti inerenti alle proprie passioni, sfruttando gli spazi e le opportunità offerte da internet.
Come risultato di questa nuova realtà si è sviluppata la possibilità di diventare celebrità anche per le persone comuni che non fanno parte del mondo dello spettacolo. YouTuber e influencer sono solo alcuni degli esempi di come la creator economy abbia dato la possibilità di una visibilità su larga scala a chiunque decida di creare contenuti online.
Negli ultimi dieci anni infatti il content marketing si è saputo affermare come una delle strategie che ha riscosso maggior successo e questo è dovuto ai cambiamenti del periodo che hanno visto instaurarsi un rapporto più stretto con i consumatori, rispetto a quello a cui tutti erano abituati legato ai grandi media.
È proprio in questo contesto dove attraverso il content marketing ci si pone l’obiettivo di attirare il pubblico verso una destinazione precisa, ovvero verso il brand, che entrano in gioco i content creator.
Per poter raggiungere questo obiettivo, è infatti fondamentale per le aziende, avere sempre a disposizione nuovi contenuti creativi attraverso cui attirare e ingaggiare i consumatori in una modalità sempre nuova, al passo con i tempi ed in linea con i loro interessi.
Quanto vale la creator economy
Il valore del mercato totale della creator economy in questo momento si aggira sui 104,2 miliardi di dollari e sembrerebbe destinato a crescere ancora. Secondo il report Creator Earnings Benchmark realizzato da NeoReach in collaborazione con Influencer Marketing Hub:
tutto ciò che è legato ai content creator ha creato un indotto che ha portato dall’ottobre 2020 a investimenti da venture capital per 800 milioni di dollari
il 46% dei creator che costruiscono un pubblico da più di 4 anni guadagna oltre 20.000 dollari all’anno attraverso i propri canali monetizzati
la dimensione totale del mercato della Creator Economy è di circa 104,2 miliardi di dollari
la creator economy ha una traiettoria di crescita sostanziale simile alla Gig Economy
il 78% dei content creator a tempo pieno guadagna più di 23.500 dollari all’anno
Come si diventa creator
Sono sempre di più i giovani che desiderano crearsi un reddito attraverso internet, diventando ad esempio content creator.
Negli USA ben il 29% dei diplomandi dichiara infatti di voler essere un creator, è invece solo l’11% che immagina una tradizionale carriera per il proprio futuro e in un recente studio fatto su bambini di età compresa tra gli 8 e i 12 anni è stato rilevato che quasi il 30% aspira a diventare YouTuber.
Dati che non sorprendono se si considera il grande successo che molte persone hanno ottenuto sulle piattaforme online e che vengono oggi prese come esempio per le generazioni più giovani.
Oggi si è infatti arrivati ad un numero di 50 milioni circa rispetto ai creator esistenti sul pianeta e di questi, 2 milioni possono essere considerati veri e propri professionisti dal momento che monetizzano le proprie passioni creandosi, attraverso la creazione di contenuti legati a queste, un reddito che gli permette di vivere. Come infatti è possibile vedere anche nel grafico sottostante elaborato dalla società di dati Thinknum, la presenza di creator tra le figure lavorative è in continua crescita.
Fonte dell’infografica: Thinknum
Ma per sapere come si diventa creator è fondamentale in primo luogo capire bene chi sono i creator e cosa fanno.
A tale scopo possiamo definire i creator come dei creativi o degli artisti del web che esprimono la propria creatività attraverso la produzione di contenuti che possono essere video, fotografie, articoli di blog oppure altro.
Chiarito questo aspetto è bene capire inoltre, come la figura del creator non sia nettamente e necessariamente coincidente con quella dell’influencer, seppure queste due figure possono avere elementi comuni. I creator infatti, hanno la possibilità di emergere grazie alla qualità dei contenuti che producono a prescindere dai fan che hanno sui loro canali social.
A contraddistinguere i creator c’è in primo luogo la passione che questi hanno e che può essere nei confronti di qualsiasi cosa, che usano come mezzo e ispirazione per la creazione dei propri contenuti. Sarà partendo da questa passione, che si potrà capire quali sono i tipi di contenuti più idonei da produrre in base a questa e sarà di conseguenza possibile scegliere la piattaforma ideale per la pubblicazione, ovvero quella che per le sue peculiarità risulta essere la adatta alla condivisione della propria tipologia di contenuti.
Al contrario gli influencer rappresentano figure influenti in una precisa nicchia di mercato, ovvero quella di cui fanno parte i fan che li seguono sui canali social, che si contraddistinguono per interessi precisi e legati ai tipi di contenuti di cui l’influencer tratta attraverso i suoi contenuti.
Queste figure quindi, a differenza dei creator che rappresentano specialmente un modo per ottenere nuovi contenuti creativi e coinvolgenti per i propri consumatori, rappresentano invece un canale di distribuzione dove il brand espone ad un pubblico più vasto e sicuramente interessato i propri prodotti o servizi, attraverso le collaborazioni sponsorizzate fatte con gli influencer.
Saper comprendere le differenze tra le due figure è molto importante, sia nell’ottica di chi desidera diventare un creator, sia per le aziende che devono decidere se per la loro strategia di marketing sarebbe meglio collaborare con un content creator oppure con un influencer.
Come monetizzare con la creator economy
Ci sono tanti modi di monetizzare con la creator economy che variano in base ai propri contenuti e alla piattaforma che si sceglierà di usare e possono continuare ad essere ancora diversi anche in base alla propria nicchia di riferimento. Le diverse nicchie esistenti infatti permettono ai creator di differenziare sempre di più la loro monetizzazione.
Un esempio sono gli abbonamenti che è possibile proporre ad una parte di fan che desidera contenuti esclusivi ed è quindi disposta a pagarli, a differenza di un’altra percentuale di fan che si accontenta dei contenuti free condivisi con tutti. In molti casi però, le sponsorizzazioni rappresentano una grande fetta del guadagno.
Per il report ONIM (Osservatorio Nazionale Influencer Marketing) in Italia ci sono una media di oltre 20.000 post sponsorizzati al mese, che tradotto a livello di monetizzazione per UPA tocca 272 milioni di euro.
Inoltre a monetizzare grazie alla creator economy è bene evidenziare come non siano solo i creator, ma anche tutte le figure che girano intorno a questi. Infatti mentre possiamo contare 350 mila creator in Italia, si arriva a un numero di 450 mila aggiungendo le figure a questi collegate e che tramite loro percepiscono un reddito.
Alcuni dei modi che hanno i creatori per guadagnare online possono essere:
live streaming
podcasting
Amazon Publishing
eBay
Etsy
Tumblr
WordPress
Twitch
Mixer
Instagram
YouTube
TikTok
Pinterest
WordPress
Udemy
Come guadagnano i creator
Unitamente ai mezzi attraverso cui è possibile creare un guadagno con i contenuti fin qui citati, alcune delle strategie di monetizzazione attraverso cui è possibile creare un guadagno per i creator includono:
le commissioni sugli investimenti pubblicitari
la sponsorizzazione dei contenuti direttamente dai brand
il product placement
le mance e i tips ricevute dai fan
gli abbonamenti a pagamento per contenuti riservati
la vendita di contenuti digitali
il direct selling di prodotti fisici
gli eventi virtuali e dal vivo a pagamento
gli incontri dedicati con VIP e celebrità
l’ingresso in fan club esclusivi
Ma nuove opzioni di monetizzazione sono sempre pronte ad apparire in un mondo, quello online, dalle potenzialità illimitate e dove l’impegno per sostenere i creator è continuamente profuso da parte delle piattaforme social.
Alcuni esempi sono TikTok, una delle prime piattaforme a focalizzarsi sui creators che ha istituito a marzo 2021 il Fondo TikTok per Creator, riservato a chi ha ottenuto almeno 100.000 visualizzazioni ai propri video negli ultimi 30 giorni o il fondo aperto da Facebook di recente, a luglio 2021 e grazie al quale ha messo a disposizione dei creator 1 miliardo di dollari che sarà distribuito entro il 2022 ai migliori creator.
Anche Instagram ha annunciato una nuova funzionalità attraverso cui consente ai suoi membri di trarre profitto grazie ad una commissione in denaro per ogni vendita che questi generano suggerendo prodotti ai fan ed è in procinto permettere ai creator la condivisione di storie esclusive che saranno visibili solo dopo un pagamento.
Altre modalità di guadagno sono state sviluppate da Clubhouse con il lancio di Payments, uno strumento attraverso cui un esclusivo gruppo di creator, può ricevere pagamenti inviati dagli utenti. Come affermato da Paul Davison, co-fondatore di Clubhouse “Fin dai primi giorni di vita la nostra startup si è posta come missione quella di mettere i creator in una situazione di privilegio. L’obiettivo, con la nascita di Payments, è aiutare a guadagnare chi fa crescere e prosperare la piattaforma”.
Anche Twitter si aggiunge alle fila delle piattaforme social su cui sono stati sviluppati nuove forme di guadagno per i creator, attraverso lo sviluppo di tip-jar (barattolo delle mance), una feature che consente di effettuare donazioni in denaro ai profili seguiti e rispetto alle quali Twitter non trattiene alcuna percentuale o con l’avvio di Super Follows, un mezzo attraverso cui i creator possono condividere contenuti esclusivi con i propri utenti tramite il pagamento di un abbonamento.
Ma le modalità di guadagno dei creator sono in continua evoluzione. Come spiega Matteo Pogliani, fondatore di ONIM, l’ Osservatorio Nazionale sull’Influencer Marketing «oggi sono i creator a delineare le caratteristiche dei canali, i trend e persino a modificare la user experience. Basti pensare all’affermarsi di canali sempre più creator-oriented come TikTok e Twitch o all’arrivo dei paywall come Patreon o Onlyfans, piattaforme che permettono ai creator di trovare fonti dirette di remunerazione senza dipendere dalle collaborazioni con i brand, fondamentali ma non più totalizzanti».
«Il ruolo che molti di questi creator hanno sulla loro fanbase aumenta ulteriormente le occasioni di monetizzare tra prodotti e merchandising, capsule collection e presenze in media diversi come la tv. Un cortocircuito che la pandemia ha accelerato», conclude Pogliani.
Quanto guadagnano i creator
È difficile dare dei numeri precisi, poiché le potenzialità di guadagno sono variabili e differiscono in base a diversi elementi, ma possiamo affermare che non esista una correlazione definita tra il conteggio dei follower e il reddito ottenibile.
Per farsi un’idea di guadagno basti pensare che sarebbe sufficiente avere 1000 fan abbonati ai propri contenuti ad un costo di 100,00 dollari l’anno per poter avere un introito annuale di 100.000 dollari frutto solo delle proprie capacità creative.
Secondo Kevin Kelly, studioso di cultura digitale e cofondatore della rivista Wired infatti, hai bisogno solo di 1.000 veri fan per guadagnarti da vivere come artigiano, musicista, designer, fotografo o scrittore.
Non c’è quindi la necessità di avere milioni di fan per avere il successo desiderato. Ad essere importante quindi non è la quantità ma la qualità dei fan in riferimento al loro grado di fiducia.
Come i social media attirano i creator
La diffusione dei social e il grande utilizzo che è stato registrato durante l’anno della pandemia, fanno sì che le piattaforme social si stiano trasformando sempre di più in piattaforme per creator, mettendo loro a disposizione più strumenti.
È facile dunque intuire comei social media attirano i creator facilmentein questo modo, poiché assecondano l’esigenza che i creator hanno di monetizzare le proprie creazioni e permettono loro di diversificare il proprio business.
Inoltre molte piattaforme social hanno optato per far scegliere ai creator la modalità con cui monetizzare la propria attività, dando così una spinta ai contenuti sponsorizzati tramite aziende specializzate per mediare gli accordi tra i brand e gli influencer, a differenza di quelle che hanno scelto invece di condividere le entrate con i creator. Tutte ottime ragioni queste per attirare i creator verso l’uso di queste piattaforme.
Come spiega Matteo Pogliani, fondatore di ONIM, l’ Osservatorio Nazionale sull’Influencer Marketing, «Il contenuto è da sempre elemento essenziale di Internet e dei social, principale strumento per attirare l’attenzione, creare dialogo e relazioni. Questa rilevanza ha dato crescente peso a chi questi contenuti li produce, facendoli diventare veri e propri riferimenti per network più ampi. Una crescita di percezione che oggi li ha resi molto più che semplici creatori, ovvero figure capaci di muovere all’azione, di condizionare. Se a ciò aggiungiamo l’evoluzione delle piattaforme, l’immunità degli utenti alle comunicazioni commerciali e la spinta verso la polarizzazione utilità-intrattenimento è facile capire perché oggi si viva una sorta di era del creator».
Gli strumenti per i creator
Gli strumenti per i creator messi a disposizione dalle diverse piattaforme online su cui i creator possono contare per lo sviluppo dei propri contenuti sono veramente molti e sono legati a:
editing di foto
editing di audio
editing di video
progettazione
sviluppo
ispirazione
formazione
Anche chi è alle prime armi infatti ha modo di imparare spesso facilmente come iniziare a creare contenuti grazie alle molte risorse online messe a disposizione anche dalle stesse piattaforme, al fine di facilitare e incentivare l’uso delle stesse.
Un esempio degli strumenti offerti da Instagram sono ad esempio:
le inserzioni nei reels
i badge
i codici QR
la dashboard per i professionisti
le guide
shopping su IGTV, live, storie e reels
instagram shop
Riguardo a tali strumenti per i content creator, Mark Zuckerberg con un post su Facebook, ha annunciato che questi resteranno gratuiti su tutte le piattaforme di cui è proprietario fino al 2023 e nel momento in cui saranno a pagamento sarà comunque un costo inferiore a quello richiesto da Apple.
Zuckerberg scrive: “Per aiutare più creatori a guadagnarsi da vivere sulle nostre piattaforme, terremo eventi online pagati, abbonamenti dei fan, badge e i nostri prossimi prodotti indipendenti gratuiti per i creator fino al 2023. E quando introdurremo una condivisione dei ricavi, sarà meno del 30% che Apple e altri prendono“.
Inoltre, in un commento il CEO di Facebook aggiunge: “Lanceremo anche un’interfaccia per i pagamenti cosicché che i creator possano vedere come le tassazioni e le percentuali richieste dalle varie compagnie impattano i loro guadagni. E molto altro sta per arrivare presto”.
Conclusioni
«Alla fine tutti noi entreremo a far parte dell’economia dei creator». Queste sono le parole di Naval Ravikant, uno dei più noti investitori al mondo, presidente ed ex CEO di AngelList, piattaforma per startup e business angel che rappresenta il termometro dell’innovazione statunitense.
Se queste parole sono profetiche o no solo il futuro saprà svelarcelo, certo è però, che in questo ultimo anno, anche a causa dell’accelerazione impressa dal Covid-19 alla digitalizzazione, la Creator Economy ha fatto passi da gigante con una dimensione di mercato stimata di 104,2 miliardi di dollari (a partire da maggio 2021) rappresentando una grande opportunità per creare un reddito grazie unicamente alle proprie passioni, una prospettiva a cui per molto tempo in pochissime persone potevano ambire.
Il lavoro di creator professionista infatti è oggi uno dei più richiesti ed il numero delle persone che si occupa di questa attività è diventato tale da sostenere un intero ecosistema di startup che si è venuto a creare per trasformare la loro passione in una professione.
E ad alimentare questa tendenza in continua ci sono i social network che sviluppando continuamente tante nuove funzionalità e strumenti appositamente per i creator permettendo loro di creare un business sempre più slegato dall’advertising
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2021/12/creator-economy-gli-strumenti-dei-creator-per-monetizzare.jpg7191286Manuela Di Vietrihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngManuela Di Vietri2021-12-29 12:54:592022-02-07 10:43:39Cos'è la Creator Economy e quali sono gli strumenti per monetizzare
Gli automotive trend per il 2022 riguardano principalmente i veicoli elettronici, autonomi, connessi, e di proprietà condivisa. Tutto in ottica sostenibile.
Siamo già pronti per la transizione?
La pandemia ha cambiato la quantità di persone che viaggiano, e questo ci lascia con una secondo grande quesito: in che modo il danno economico causato dal COVID ha avuto e avrà un impatto sull’industria automobilistica?
Per comprendere ulteriormente la posizione dei consumatori e come appare la ripresa economica del settore, kadence International ha esaminato cinque tendenze significative.
Plugged In: la rivoluzione dei veicoli elettronici è in corso, ma è ancora alimentata da sussidi
In Control: l’intelligenza artificiale migliora, non sostituisce, le capacità di guida umane.
Veicoli connessi
Autisti più anziani, conducenti più giovani
Un’industria maltrattata che attraversa un’enorme incertezza
Foto Kadence.com
Secondo gli analisti di Jato Dynamics, le vendite globali di auto nuove sono diminuite di oltre il 12% nel 2020, circa il doppio del calo registrato nei dati IEA per l’anno peggiore dell’ultima crisi finanziaria (2007-2008).
Mentre questo calo è stato solo del 2% in Cina, l’industria automobilistica ha subito un duro colpo a livello globale. Francia, Germania, Regno Unito e Brasile hanno registrato cali di oltre il 20%.
Il comportamento dei consumatori è cambiato drasticamente e, mentre le vendite di nuove auto sono diminuite a causa della pandemia, il mercato dei ricambi automobilistici è fiorito mentre le persone cercavano di preservare i loro veicoli esistenti. I consumatori hanno iniziato a rimandare gli acquisti di auto di lusso, ibride e veicoli elettrici.
La prima diffusione del COVID-19 ha portato con sé una nuova tendenza innovativa: gli show room virtuali, in cui i consumatori hanno potuto trasferire tutta o almeno una parte della loro esperienza di acquisto di auto online. In molte parti del mondo, le restrizioni COVID diventeranno parte della vita a tempo indeterminato e, pertanto, questa tendenza è destinata a rimanere.
La rivoluzione dei veicoli elettronici è in corso, ma è ancora alimentata da sussidi
Come per gran parte della rivoluzione dei veicoli elettronici (EV), potrebbero essere necessari sussidi e regolamenti per l’adozione di massa dei veicoli elettrici.
In Norvegia, sussidi e agevolazioni fiscali rendono il costo di un veicolo elettrico praticamente identico a quello di un’auto non elettrica. Il 74% delle nuove auto vendute in Norvegia sono veicoli elettrici, mentre negli Stati Uniti è solo il 2%. Negli Stati Uniti e in Cina, le vendite di veicoli elettrici si sono stabilizzate quando i sussidi sono stati ridotti o eliminati gradualmente.
Nel 2021, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha fatto un passo avanti verso la riduzione delle emissioni di gas serra firmando un ordine esecutivo volto a rendere elettrica la metà di tutti i nuovi veicoli venduti nel 2030, una mossa fatta con il sostegno delle più grandi case automobilistiche statunitensi.
Amazon ha iniziato a testare i furgoni elettrici per le consegne nel 2021.
I veicoli sono stati sviluppati in collaborazione con la start-up Rivian, che ha raccolto 8 miliardi di dollari da investitori (incluso Amazon), attraverso il suo Climate Pledge Fund da 2 miliardi di dollari. Il fondo include un accordo per l’acquisto di 100.000 veicoli elettrici dalla startup come parte della sua ambiziosa spinta per far funzionare la flotta di Amazon interamente con energia rinnovabile. Ogni furgone ha un’autonomia di 150 miglia per carica.
Prima che i consumatori si uniscano alla rivoluzione dei veicoli elettrici, vogliono sapere che esiste un piano per l’infrastruttura per le stazioni di ricarica.
Uno studio di Deloitte ha mostrato che i consumatori stavano rimandando i piani per l’acquisto di veicoli elettrici a causa del prezzo e dell’autonomia.
Foto Deloitte
Con l’autonomia per i veicoli elettrici, ora, spesso ben oltre i 400 km, a livello di strada è tutto ok, ma deve esserci un’infrastruttura per veicoli elettrici visibile in termini di stazioni di ricarica. Pertanto, al momento, gli innovatori devono affrontare i due fattori più critici:
Prezzo
Infrastruttura
Le stazioni di ricarica wireless sono una soluzione essenziale. Sebbene la tecnologia esista, le aziende non vogliono costruire l’infrastruttura senza abbastanza auto e i produttori non vogliono creare opzioni wireless più costose senza tale rete.
A oggi, quindi, l’auto elettrica deve superare due ostacoli:
il costo, che al momento la vede svantaggiata rispetto alle proposte termiche e ibride;
la rete di ricarica
I governi devono investire nelle reti di ricarica, in particolare su quelle veloci, per spostare l’interesse dei consumatori verso la mobilità elettrica.
Una volontà non sempre lineare, e proprio i dubbi sulla capacità dei singoli paesi di essere pro attivi su questo tema ha frenato molti costruttori auto a firmare alla Cop 26 di Galsgow,il documento congiunto che limita al 2040 la vendita di veicoli a combustione interna a livello globale.
Qual è la situazione in Europa? Sintetizzando la risposta, potremmo dire che l’auto elettrica è pronta per l’Europa… Ma sono i Paesi europei che non sembrano pronti per le auto elettriche.
Foto Kadence.com
Anche se Tesla ha fatto passi da gigante con le sue auto a guida autonoma, l’adozione è ancora lenta a causa di problemi di fiducia dei consumatori.
Inoltre, le auto senza conducente pongono problemi di intelligenza artificiale, di leggi ed etica e di percezione pubblica.
In questo scenario, i veicoli autonomi con sistemi di assistenza alla guida stanno diventando la norma in molti mercati.
La Cadillac Escalade Platinum di fascia alta, lanciata nell’estate 2021, è il primo veicolo a vantare la tecnologia Super Cruise di GM. Il veicolo gestisce il percorso guidando sulle principali strade mappate. Tuttavia, l’auto monitora il conducente avvisandolo se smette di prestare attenzione alla strada per più di cinque secondi.
L’intelligenza artificiale è destinata a diventare più diffusa nei veicoli, ma non bisogna avere fretta.
Finora, l’innovazione automobilistica e infrastrutturale è avvenuta principalmente a livello delle singole auto. Tuttavia, gli ingorghi e le ore di punta si verificano a livello di rete quando tutte le singole auto interagiscono.
Vediamo un cambiamento in questa direzione poiché le aziende e i pianificatori dei trasporti riconoscono l’idea dell’ “ecosistema della mobilità”, in cui le piattaforme software possono connettere, gestire e mitigare le inefficienze a livello di rete tra i servizi di trasporto e i loro utenti.
Le app di navigazione che mostrano i dati sul traffico in tempo reale sono già ampiamente utilizzate e osserviamo anche una maggiore adozione di limiti di velocità intelligenti e sistemi di semafori smart.
La prossima generazione di veicoli connessi andrà più in profondità ampliandosi con strumenti che consentono a biciclette o scooter per la mobilità di connettersi agli stessi sistemi utilizzati dalle auto. Le auto connessi rendono anche più efficiente la gestione della flotta, di autobus o veicoli commerciali.
Quali sono le implicazioni per i singoli conducenti? Perché l’ecosistema della mobilità funzioni, ogni auto richiede un’identità digitale. Tuttavia, questo presenta il problema della privacy.
L’identità digitale dell’auto può anche essere collegata all’identità distinta di guidatore, il che rende l’auto più sicura con l’accesso senza chiavi utilizzando il riconoscimento facciale o vocale e i sensori biometrici.
I sono puntati su Foxconn, il gigante manifatturiero cinese che produce l’iPhone. Foxconn sta sviluppando una piattaforma EV che qualsiasi marchio può utilizzare per portare i veicoli sul mercato, allo stesso modo della piattaforma per telefoni Android. Foxconn scommette che il vero elemento di differenziazione nel futuro mercato dei veicoli elettrici non sarà l’aspetto o le prestazioni; sarà la gamma di funzionalità connesse e capacità di intelligenza artificiale che possiedono.
Un ecosistema di mobilità connessa è una delle tendenze emergenti nel settore dei trasporti e automobilistico.
Automotive trend 2022: il cambio generazionale
Le tendenze automobilistiche influenzate dall’invecchiamento della popolazione e le mutevoli aspettative della Generazione Z stanno creando cambiamenti significativi. Per le persone anziane, l’intelligenza artificiale può aiutare a prolungare la loro vita alla guida. Per i giovani, la grande domanda è se la proprietà diminuirà a favore della condivisione e della mobilità degli abbonamenti.
I consumatori del tardo millennio e della Generazione Z sono una generazione post-proprietà: preferiscono l’affitto all’acquisto di case o veicoli. Le case automobilistiche hanno cercato di introdurre l’idea di soluzioni Mobility-as-a-Service, che sostituiscono la proprietà dell’auto con offerte di car sharing o in abbonamento a un costo inferiore.
Tuttavia, mentre la formula Mobility-as-a-Service ha registrato alcuni successi nei settori delle biciclette e degli eScooter, specialmente nelle città trafficate, è stato più difficile l’affermazione per le auto.
I modelli più attesi del 2022
Suv e sportive. Auto termiche, ibride, elettriche, ma soprattutto tanti Sport Utility tra i modelli che arriveranno sul mercato il prossimo anno: design e tecnologia che atterrano in tutte le fasce di mercato.
Non è certo una novità, ma i modelli più importanti e attesi nel 2022 rimarcano una tendenza ormai consolidata. Complice la crisi legata alla pandemia, unita all’esigenza di centrare il target sulle emissioni, i costruttori sono andati sul sicuro presentando novità dove è più forte la domanda: Suv medi e compatti, nella stragrande maggioranza dei casi, siano essi termici (pochi), ibridi o 100% elettrici.
Basti pensare che nel 2022 arriverà, verosimilmente, un Suv firmato Ferrari, il brand che fino a poco tempo fa considerava quasi come fumo negli occhi le vetture ad assetto rialzato. Gli amanti delle berline o delle station-wagon devono accontentarsi di una proposta sempre più di nicchia, anche se non mancheranno le eccezioni.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2021/12/automotive-trends-2022.jpg7211289Daniele D'Amicohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngDaniele D'Amico2021-12-28 12:25:052022-01-24 13:11:315 automotive trend per il 2022: le nuove strade della sostenibilità
Ogni giorno che passa ci rendiamo conto di quanti cambiamenti la pandemia abbia portato con sé in un mondo che, in qualche modo, sta cercando di adattarsi a nuovi ritmi, e questo vale anche per le imprese.
Spesso, però, i periodi di crisi si trasformano in quelli più fecondi, punto di partenza per una nuova crescita.
D’altronde lo spiegava già l’economista Joseph A. Schumpeter agli inizi del ‘900, con l’espressione distruzione creatrice, per indicare l’importanza di una perturbazione che sposta l’equilibrio del mercato, eliminando le imprese incapaci di innovarsi, segnando così lo spartiacque da una fase recessiva a una fase di crescita.
Cosa accadrà nel settore: i trend media per il 2022
L’attuale periodo, definito di “Covid lungo”, individua lo sforzo di adattamento e sperimentazione in cui i brand tentano di adattarsi ai cambiamenti intercorsi. Un periodo nel quale trovare risposta al nuovo stile di vita, agli orari più flessibili, e alla nascita del lavoro ibrido.
Il colosso giapponese della pubblicità Dentsu International ha incaricato i propri specialisti di identificare le tendenze future dei media.
Peter Huijboom, global chief executive officer, media and global clients, di Dentsu International, ha dichiarato: “Abbiamo ritenuto che quest’anno, dopo essere stati così a lungo separati da uffici e colleghi, fosse il momento giusto per dimostrare come una collaborazione e una cooperazione radicali possano anche portare coesione intorno alle migliori idee, pensieri e intuizioni.
Con così tanti straordinari specialisti nella nostra rete di media, siamo stati in grado di approfondire l’argomento e valutare veramente ogni tendenza con un occhio imparziale, sulla base di tre punti di vista molto diversi da ciascuna delle prospettive del marchio della nostra agenzia“.
Google e Apple hanno comunicato che elimineranno i cookie di terze parti, e con loro, di conseguenza, la capacità degli inserzionisti di controllare le metriche chiave, come visualizzazione e conversioni.
La comprensione del comportamento del consumatore e l’interazione con esso saranno diversi, l’azienda dovrà individuare vie alternative per non farsi trovare impreparata. Il cambiamento riguarderà gli inserzionisti, gli utenti e gli editori.
La massima priorità su cui le imprese dovranno concentrarsi sarà la tutela della privacy degli utenti.
Cosa fare in questo periodo di limbo?
Durante il prossimo anno, quindi, i marchi dovranno cercare di mantenere la vicinanza con il pubblico, iniziando una necessaria revisione dei cookie, e iniziando a capire come riempire il vuoto lasciato dai cookie di terze parti.
Facebook e Twitter stanno già chiedendo agli utenti di selezionare gli argomenti a cui sono più interessati.
Il punto di partenza sarà sempre una profonda conoscenza del consumatore, dei desideri e dei bisogni, si potrebbe esaminare, ad esempio, i dati di Google Analytics, CRM, e posta elettronica, considerando la possibilità di adottare una piattaforma di dati clienti per unire i risultati e renderne più agevole la lettura.
Senza dubbio i periodi di lockdown hanno favorito la crescita del commercio online, costringendo così i brand a rivedere le modalità di vendita e di relazione con i clienti.
Netflix, gigante mondiale dello streaming, non ha perso tempo e ha lanciato il suo primo store online, Netflix.shop, al momento disponibile solo in USA.
Un negozio digitale dedicato alle vendite di prodotti di abbigliamento e lifestyle collegati alle serie TV, escogitato dalla piattaforma per tenere alta l’attenzione su un programma, in attesa di nuove stagioni o per placare la malinconia di una fine serie.
“Siamo entusiasti di offrire ai fan un nuovo modo di connettersi con le loro storie preferite e di introdurli alla prossima ondata di artisti e designer che abbracciano il potere della narrazione in tutte le sue forme”, sottolinea Josh Simon, vice-presidente dei prodotti di consumo a marchio Netflix.
La realtà virtuale sta mostrando la propria potenza in varia campi, primo fra tutti, ad esempio, il fitness. Anche in questo caso, la permanenza forzata a casa, ha portato alla consapevolezza della possibilità di fare sport, tra le mura domestiche, come se si fosse in palestra e in compagnia.
Nella difficoltà l’uomo si ingegna, e così si è determinata anche l’esplosione delle videochiamate, diventate strumento di socializzazione primaria, accontonate, o comunque poco diffuse, prima della pandemia, saranno rivoluzionate dalla creazione degli avatar nel Metaverso, l’evoluzione di Internet, in cui Mark Zuckerberg ci sta traghettando.
4- Il brand diventa un “cittadino”
La pandemia ha mostrato in modo violento le fragilità del nostro pianeta e incoraggiato nuove opportunità di impegno per le imprese.
Nel mese di agosto 2021, gli scienziati hanno pubblicato un rapporto sull’emergenza climatica, che il quotidiano britannico, The Guardian, ha definito come “il più forte avvertimento di cambiamenti climatici inevitabili e irreversibili”.
Alle aziende è richiesto di agire secondo una responsabilità civile, sia nella produzione che nel marketing.
Un atteggiamento definito di “corporate citizenship”, ossia all’impresa si richiede di comportarsi proprio come un cittadino ed agire per il bene della collettività, pensiero già espresso dall’economista Antonio Genovesi nel lontano ‘700, e oggi più che mai attuale.
Alcune aziende, tra le quali spiccano Samsung, Nike e Levi’s, stanno abbracciando concetti come riutilizzo, rivendita e riparazione, per aiutare i consumatori a vivere in modo sostenibile.
L’importante è non perdersi in un giro di parole non seguite dai fatti, non si può fingere, occorrono ricerche approfondite ed un impegno concreto e costante da parte delle imprese, che non si esaurisca in poche azioni circoscritte.
Non avere paura di prendere posizione e impegnarsi attivamente, è ciò che i consumatori-cittadini richiedono a gran voce.
Parola d’ordine: community
Secondo il ReportSocial Media Trends 2022 di Talkwalker e Hubspot, i consumatori, sempre più al centro dell’attenzione, vogliono essere coinvolti, per questo l’obiettivo del brand dovrà essere rivolto a creare una community quanto più possibile reale.
I social hanno ribaltato la visione tradizionale della pubblicazione di contenuti caricando di valore la produzione degli utilizzatori.
Primo fra tutti TikTok, nel cui imminente futuro, si prevede l’ampliamento delle funzionalità legate allo shopping.
Il primo passo da fare è quello di capire quale sia il social media più utilizzato dal proprio pubblico, e successivamente coinvolgerlo con contenuti co-creati e challenge, che al momento sembrano spopolare, soprattutto fra i più giovani.
L’influencer, continuerà ad essere una figura rilevante, in grado di raggiungere un livello di “influenza”, che da solo il brand non riuscirebbe ad eguagliare. Anche se si opera in una piccola realtà, il consiglio è di affidarsi comunque ad un influencer adatto alle dimensioni aziendali, che possa coinvolgere una nicchia di mercato importante. Attenzione che la figura prescelta rispecchi però i valori aziendali.
Tra il 2020 e il 2021 abbiamo assistito ad un repentino cambiamento nella produzione dei contenuti social, la necessaria distanza fisica ha fatto la fortuna di nuovi format, come i video live e gli audio, in particolare, il poadcast, è diventato il formato adatto anche allo studio e al lavoro, oltre che al tempo libero.
Se coinvolgere il pubblico sarà l’attività principale delle imprese, l’omnicanalità sarà la strada giusta da percorrere per il successo.
Il brand ha bisogno di creare connessione attraverso una comunicazione unica, coerente e sinergica, realizzata sui vari canali disponibili, secondo il pubblico di riferimento.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2021/12/Trend-media-2022-copertina.jpg7461324Ilenia Vallerianihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngIlenia Valleriani2021-12-27 10:14:312022-01-24 13:34:25I trend media per il 2022: cosa devono sapere i brand
Il 2021 si apre con il nuovo viaggio gastronomico di Burger King
Pfizer lancia il primo rebranding completo dopo 70 anni
Il nuovo volto di KIA rifletta la visione del marchio nel campo della mobilità
Fedrigoni lancia la nuova identità globale e riorganizza la corporate identity
Il nuovo logo Inter sintetizza i valori della squadra e il legame con Milano
Il primo grande cambiamento visivo di Peugeot sotto Stellantis
HUGO BOSS potenzia fortemente la rilevanza dei suoi marchi
Nuovo nome e nuova identità visiva per TotalEnergies
Nielsen introduce un nuovo logo che enfatizza la ricchezza dei media
Dopo 111 anni di attività Ermengildo Zegna annuncia il suo rebranding
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Il 2021 giunge ormai al suo epilogo. Per l’occasione siamo tornati indietro per ripescare i progetti di rebranding più importanti dell’anno. Dal settore automotive al fashion, passando per altri restyling che hanno lasciato il segno. Attraverso piccoli flashback abbiamo scavato nell’archivio degli ultimi 12 mesi, alla ricerca di ispirazioni, nuovi loghi, inediti design system e sfavillanti tavolozze colore.
1. La nuova identità di Burger King
Nei primi mesi dell’anno abbiamo ammirato il rebranding di Burger King che ha lanciato una nuova identità proprio all’inizio del 2021.
Quest’aspetto ancora più moderno segna il primo rebranding completo in oltre 20 anni e rappresenta in modo più autentico i valori di Burger King nel mondo.
Ispirato al cibo reale, il restyle è servito combinando gusto e qualità attraverso il design. Ogni elemento è stato intenzionalmente reinventato per riflettere meglio il nuovo viaggio gastronomico di Burger King.
I principi di progettazione catturano le caratteristiche uniche del marchio: appetitoso, grande e audace, scherzosamente irriverente e orgogliosamente vero.
Il nuovo logo minimalista sposa perfettamente l’evoluzione di Burger King e rende omaggio al patrimonio del marchio con un design raffinato, semplice e divertente.
Tra le chicche che attirano l’attenzione l’affascinante monogramma: la “B” di Burger viene tagliata come un panino e racchiude il ripieno a forma di “K”.
2. Rebranding completo per Pfizer che presenta un nuovo DNA
Fondata nel 1849, Pfizer è una delle più grandi aziende biofarmaceutiche a livello internazionale. È conosciuta in tutto il mondo per farmaci come Zoloft, Lipitor, Viagra e molti altri. Oggi più che mai l’azienda è al centro dei riflettori per il suo vaccino anti-covid, il BioNTech che è diventato il primo ad essere approvato dopo varie sperimentazioni.
Con un logo che era rimasto pressoché invariato per oltre 70 anni, era fondamentale che la nuova identità di Pfizer riflettesse sia la storia dell’azienda che il suo brillante futuro.
La novità che si nota a primo impatto è un potente simbolo unificante – l’elica del DNA.
Il nuovo logo Pfizer sblocca l’iconica forma della “pillola” per rivelare una doppia elica che si muove a spirale verso l’alto.
Gli scienziati vedono il DNA come l’essenza di tutta la vita, il codice e il motore del potenziale umano.
Ogni filo porta con sé le istruzioni affinché un organismo possa svilupparsi, sopravvivere e prosperare. Il DNA di un’azienda rappresenta il suo passato, il suo presente, la sua etica e il suo potenziale.
3. Il nuovo volto di KIA
Riflettendo la visione più ampia del marchio per la mobilità, Kia ha annunciato a inizio anno un nuovo nome aziendale mentre si espande in nuove aree di business per promuovere la mobilità sostenibile.
La dicitura “Motors” è stata rimossa, il nuovo nome aziendale mostra un impegno per la strategia “Plan S” a lungo termine. Il marchio intende stabilire una posizione di leadership nel futuro settore della mobilità, espandendo la propria attività per comprendere veicoli elettrici, soluzioni e servizi di mobilità, veicoli appositamente costruiti e altro ancora.
Accanto a questi sforzi, Kia promuoverà contemporaneamente una produzione più sostenibile attraverso l’utilizzo di energia pulita e materiali riciclabili.
Il logo è un simbolo del nuovo brand purpose di Kia e dei valori che promette di offrire ai clienti attraverso prodotti, servizi ed esperienze. Kia suggella la propria promessa sviluppando il nuovo logo in modo che assomigli a una firma scritta a mano.
La linea ritmica e ininterrotta del logo trasmette l’impegno di Kia nel portare momenti di ispirazione, mentre la sua simmetria dimostra sicurezza.
4. La nuova identità globale di Fedrigoni
Fondata dall’omonima famiglia a Verona nel 1888, Fedrigoni, meglio conosciuta per la sua carta ultra raffinata, vanta una forte tradizione e una potente connessione con la creatività e il design.
I prodotti Fedrigoni sono amati dall’industria del design e ampiamente utilizzati per qualsiasi cosa, dalla stampa alle etichette, dalla rilegatura fino al packaging.
Il primo step del rebranding è stato appunto quello di riorganizzare a livello visivo la corporate identity per evidenziare le due divisioni (business unit): quella della carta, Fedrigoni Paper, e quella dei materiali autoadesivi, ora raggruppata sotto un unico nuovo brand cappello, Fedrigoni Self-Adhesives.
In generale, la nuova identità è monocromatica e presenta una tavolozza colori in bianco e nero, supportata da una suite di grigi freddi.
Il wordmark e l’identità sono stati progettati per funzionare perfettamente su una vasta gamma di dispositivi, dalle icone social ai biglietti da visita, passando dalla segnaletica.
A questo si aggiunge una versione raffinata dello scudo Fedrigoni, caratterizzato dal tradizionale motivo con la scala e la data di fondazione dell’azienda.
5. I’M Inter
Innovativo, minimalista, elegante e orientato alle nuove generazioni. Il nuovo stemma sintetizza i valori della squadra, concentrandosi solo su due elementi del processo: la I dell’Inter e la M di Milano.
La nuova identità visiva esalta la storia del Club e rinnova il legame con il capoluogo lombardo.
Il focus è sulle lettere I ed M mantenute nella disposizione ideata da Muggiani e coronate dal classico doppio cerchio come da tradizione nerazzurra.
Si tratta del primo grande cambiamento di Peugeot sotto Stellantis. Dopo essersi fusa con FCA, la società ha riprogettato il suo marchio. Il restyling segna l’undicesimo logo Peugeot e il più grande aggiornamento del marchio dal 2010.
La casa automobilistica francese si è impegnata a riaffermare il proprio carattere e la sua eredità nella nuova identità, affermando la sua visione di sviluppare il business dei veicoli elettrici.
L’evoluzione del marchio Peugeot include anche la creazione del carattere tipografico “Peugeot New”. La simmetria della famiglia font rappresenta simbolicamente l’etica di Peugeot per laprecisione.
In generale il design è abbastanza semplice e chiaro: funziona su una vasta gamma di interfacce, senza apparire noioso.
7 – Total si trasforma e diventa TotalEnergies
Il nuovo nome e la nuova identità visiva incarnano il corso che TotalEnergies sta tracciando: quello di una grande azienda energetica impegnata a produrre e fornire energie sempre più convenienti, affidabili e pulite.
Quest’anno la multinazionale francese del petrolio e del gas, fondata nel 1924, ha riprogettato la propria identità visiva con l’obiettivo di comunicare il passaggio alle energie rinnovabili.
Mentre il logo ha mantenuto i colori principali della vecchia palette, il simbolo circolare si evolve nel nuovo marchio denominativo “TE”, capace di enfatizzare la modifica del nome.
8. Nuovo logo e identità per Nielsen
Nielsen è leader mondiale nell’analisi e misurazione dei consumatori grazie alla sua intelligenza e comprensione delle persone e dei loro comportamenti su tutti i canali media e piattaforme.
Il nuovo logo introduce un monogramma/icona composto da quattro pulsanti “play” che rivelano una “N” nel controspazio.
La nuova identità visiva rappresenta Nielsen come un marchio moderno, audace e dinamico. L’ispirazione arriva dalla rinnovata brand purpose: “Powering a better media future for all people”.
Il simbolo è costruito utilizzando una serie di pulsanti e altre forme come frecce rappresentate in una moltitudine di colori, per enfatizzare la diversità e la ricchezza dei media. Il logotipo è accessibile e boldato.
Energica, in costante evoluzione, la tavolozza colori è audace, fresca e distintiva. Creata per gli schermi, la palette esprime la diversità dei contenuti e del pubblico e lo slancio in continua evoluzione dei media.
9. HUGO BOSS potenzia i suoi marchi con due strategie distinte
Per elevare fortemente il marchio, la casa di moda tedesca qualche mese fa ha rinnovato BOSS e HUGO. La trasformazione va dai loghi al marketing, passando per i nuovissimi design dedicati alla vendita online e al dettaglio.
I clienti stanno già fruendo entrambi i marchi sperimentando un aspetto completamente nuovo. L’obiettivo è quello di diventare un power brand, migliorando la percezione generale di BOSS come marchio lifestyle, aumentando la rilevanza e puntando fortemente sul digitale.
La società mira inoltre a generare circa 800 milioni di euro di vendite per HUGO rafforzando il potere del marchio, aumentando la sua consapevolezza e puntando all’espansione internazionale.
Due strategie di marketing chiaramente distinte, con una forte attenzione al digitale e alle collaborazioni speciali, sono destinate a creare entusiasmo tra i consumatori e a liberare tutto il potenziale di BOSS e HUGO.
Complessivamente, la spesa di marketing incrementale sarà di oltre 100 milioni di euro da qui al 2025.
10. Ermengildo Zegna cambia logo
Dopo 111 anni, Ermenegildo Zegna a fine novembre ha annunciato il suo rebranding. A poche settimane dalla sua prima quotazione in borsa, il brand italiano di abbigliamento maschile di lusso ha tolto il nome del fondatore nella scritta.
Rimarrà soltanto il cognome mentre il logo sarà aggiornato con un font moderno formato da lettere maiuscole. A contornare il marchio verbale c’è una nuova banda arancione e nera.
L’ispirazione arriva dal fondatore visionario Ermenegildo che oltre 110 anni fa tra le montagne del nord Italia, in Piemonte, costruì una strada, oggi conosciuta comunemente come SP 232.
Quella strada è un simbolo così potente per Zegna. Segna la storia e la mission intrecciate alle idee progressiste del suo fondatore. Si tratta di un significativo omaggio ai percorsi e alle radici nelle montagne piemontesi.
Una rappresentazione grafica di tutto ciò che l’azienda ha fatto e ha avuto intenzione di fare, il color vigogna inoltre intreccerà ogni collezione mentre il nuovo logo Zegna sarà il segno distintivo della rete di vendita al dettaglio del marchio che si completerà a livello globale entro il 2022.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2021/12/rebranding-2021.jpg537958Giuseppe Tempestinihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngGiuseppe Tempestini2021-12-24 12:35:282022-01-24 13:34:5510 Rebranding del 2021 da non dimenticare
Viaggio negli archivi Coca-Cola, tra immagini d’epoca, advertising vintage e loghi storici
La compagnia ha sempre creduto nella pubblicità e questa convinzione l’ha portata a diventare una delle società più conosciute al mondo
Nel corso degli anni, Coca-Cola ha subito diversi cambiamenti. Dai suoi ingredienti agli slogan, passando dal modo in cui è stata pubblicizzata. Inventata nel 1886 da John Stith Pemberton, la bevanda era originariamente destinata a scopi medicinali.
Poco dopo fu acquisita dall’uomo d’affari Asa Griggs Candler, le cui tattiche di marketing portarono il brand alla ribalta nel mercato delle bevande analcoliche del XX secolo.
Sostenitore convinto della pubblicità, Candler potenziò il marketing intrapreso dal Dottor Pemberton, distribuendo migliaia di coupon che davano diritto a un bicchiere omaggio di Coca‑Cola. Promosse il prodotto senza sosta.
Fantastico, colorato e stimolante sono solo alcune delle parole che possiamo associare al mondo Coca-Cola. Il brand è stato catalizzatore per l’interazione sociale e ha ispirato l’innovazione, soprattutto in campo pubblicitario.
Un’idea “deliziosa e rinfrescante”
Coca‑Cola venne servita la prima volta nella Farmacia Jacobs, dell’omonimo Dottor Joseph Jacobs. L’8 maggio 1886, il dottor John Pemberton vendette il primo bicchiere di Coca-Cola alla Jacobs’ Pharmacy nel centro di Atlanta.
Servendo nove drink al giorno nel suo primo anno, Coca-Cola è stata una novità all’inizio. A quel tempo le farmacie assomigliavano più a degli spacci che vendevano un po’ di tutto, non solo medicine.
Frequentate sia da uomini che da donne, spesso diventavano luoghi molto frequentati, nei quali darsi appuntamento per informarsi sui fatti del giorno, fare i propri acquisti e godersi una pausa rinfrescante. Quella del Dr. Jacobs era una delle più importanti di Atlanta.
L’evoluzione del logo Coca-Cola
Il logo Coca-Cola, con il suo stile corsivo, è diventato molto riconoscibile negli anni. L’identità ha subito numerose modifiche da quando è stato introdotto il marchio, da quando John Stith Pemberton, l’inventore della bevanda, si è rivolto al suo contabile – Frank M. Robinson, per aiutarlo a brandizzare la sua creazione.
Il nome era scritto a mano, la calligrafia in questo caso si è rivelata un elemento eterno. In oltre un secolo, il celebre font ha subito qualche piccolo cambiamento, pur rimanendo in qualche modo fedele all’originale. Ripercorriamo velocemente l’evoluzione.
1887-1890 – La scritta “Trade Mark” si trova nella “coda” della “C” di Coca.
1890-1891 – Tra le versioni più distaccate da quella originale disegnata da Robinson troviamo la seguente scritta, che dopo solo un anno venne sostituita per tornare alla font originale precedente.
1893-1941 – La scritta “Trade Mark” appare all’interno della “C” di Coca.
1941-1960 – In questa versione la scritta “Trade Mark Registered” si sposta fuori dalla C e viene aggiunta la dicitura “Reg. US Pat Off.”.
1958-1960s – Questo periodo segna l’introduzione di uno sfondo dai contorni ad arco, che ricorda la sagoma di un pesce.
1969 – Viene introdotta la famosa Dynamic Ribbon (conosciuta semplicemente come “onda”) e nasce il nuovo logo chiamato Arden Square.
1980 – L’onda si integra nel nome Coca-Cola. Il dettaglio da notare riguarda la curvatura inferiore della “L” che scompare, come nel design del logo con il nastro.
2003 – In occasione della campagna pubblicitaria “Coca-Cola Real”, anche l’onda dinamica viene valorizzata.
2007 – Un design semplice, ma sempre d’impatto, con una singola onda bianca.
La storia dell’iconica bottiglia
La storia di Coca-Cola conta molte bottiglie. La bevanda più amata al mondo esordisce come bibita venduta alla spina, ma è solo con lo sviluppo di un sistema di imbottigliamento che Coca-Cola diventa il brand di oggi.
Nel 1894 il titolare di un negozio del Mississippi, un certo Joseph A. Biedenharn, inizia a imbottigliare Coca-Cola, visto il successo della vendita al bicchiere. Biedenham inizia a venderla ai suoi clienti in una bottiglia di vetro di un modello piuttosto comune chiamato Hutchinson.
Dobbiamo attendere il 1915 per assistere alla nascita della bottiglia Contour. Gli imbottigliatori temevano che la bottiglia dalla linea diritta non fosse abbastanza riconoscibile e che Coca-Cola si potesse confondere facilmente con le imitazioni. Chiedono quindi ad alcune vetrerie di proporre un design unico.
The Contour Bottle – 1915
Una volta ridotto il diametro medio, la nuova bottiglia contour era stabile e approvata per la produzione.
The New Contour Bottle – 1916
Così nel 1916 viene rilanciata con la forma della bottiglia che tutti conosciamo e amiamo.
Solo nel 1923 arriva il “six pack” cioè i cestelli da sei bottiglie di Coca-Cola, adottati per incoraggiare i clienti al consumo casalingo. Una strategia che in breve tempo riscuote un enorme successo.
Nel ’28 le vendite della bottiglia di Coca-Cola sorpassano quelle alla spina. E nel 1950 la bottiglia contour di Coca-Cola è il primo prodotto commerciale a comparire sulla copertina di TIME Magazine, rilanciando il brand a livello internazionale.
Nel 1977 la stessa bottiglia diventa un marchio commerciale registrato, anche in assenza di diciture.
Rimasta inalterata fino ad oggi, parliamo di uno dei packaging più iconici, riconoscibile più di ogni altra cosa.
È passato quasi un secolo da quando la bevanda è stata imbottigliata per la prima volta in Italia. Dal 1927 a oggi, la ricetta si è arricchita di ingredienti nazionali, creando così un forte legame col territorio.
Secondo una ricerca realizzata da alcuni docenti di SDA Bocconi School of Management sommando stipendi, contratti di forniture, imposte e contributi fiscali versati, ogni anno la filiera produttiva di Coca-Cola distribuisce fra gli attori principali dell’economia italiana – famiglie, imprese e Stato – 980 milioni di euro, pari allo 0,06% del PIL.
Rappresenta la prima realtà italiana nel settore delle bevande, capace di generare un totale di 22.308 posti di lavoro, indotto incluso, pari allo 0,1% della forza lavoro totale in Italia, dal cui reddito dipendono, in parte o totalmente, 50.263 persone.
Dati che rendono Coca-Cola un marchio internazionale dal motore tricolore, in grado di guadagnarsi un posto importante nei cuori e nelle case degli italiani.
Coca-Cola: pubblicità, arte e cultura pop
La bottiglia contour è stata celebrata nell’arte, nella musica e nella pubblicità. Dalla pop-art al surrealismo, dai cartoni animati alle pubblicità, il brand Coca-Cola nella sua lunga storia non si è fatto mai mancare nulla.
Andy Warhol dipinse l’iconica bottiglia di vetro della Coca-Cola per la prima volta negli anni ’60, quando creò tele a grandezza d’uomo. Fu proprio lui a parlare apertamente della democraticità della Coca-Cola nel suo libro di riflessioni “La filosofia di Andy Warhol”.
Warhol non era ancora un artista affermato e quelle furono le sue prime immagini ispirate alla pop-art. Da qualche anno lavorava come grafico pubblicitario a Madison Avenue, ma il suo obiettivo era quello di sfondare nel mondo dell’arte. Quando decise di passare dalle illustrazioni ai dipinti a olio, si ispirò a oggetti che facevano parte della sua quotidianità.
Da qui nasce la connessione e la riproduzione di prodotti di largo consumo come Coca-Cola o la zuppa Campbell, che lo stesso Warhol consumava frequentemente.
Il viaggio di Coca-Cola non si esaurisce qui. La bottiglia di vetro in uno dei quadri surrealisti di Salvador Dalì diventa un oggetto dalla forma stranissima.
Negli anni Coca-Cola ha continuato a espandersi, creando una linea di abbigliamento e persino galleggianti da piscina per attirare i propri consumatori. I poster anni ’80 testimoniano quanto il marchio abbia preso un ruolo cruciale nel nostro immaginario e quanto si sia radicato nella cultura pop.
Restando in ambito pubblicitario, circa quarant’anni fa usciva lo spot della Coca-Cola intitolato “Hilltop”, considerata una delle pubblicità più famose di tutti i tempi.
Ultimamente lo spot originale del 1971 è tornato in auge dopo essere stato inserito nella scena finale di Mad Men.
Dopo sette stagioni, la serie, tra le più famose e acclamate della storia, cala il sipario con Don Draper che a un ritiro spirituale sulla costa californiana medita quando all’improvviso pare colpito da un’ispirazione.
Lo spot, infatti, nacque da un’idea di Bill Backer dell’agenzia pubblicitaria McCann Erickson che nella stagione finale acquisisce la società nella quale lavora Don Draper.
In Italia il commercial è stato poi rilanciato con il nome “Vorrei cantare insieme a te”. “Il segreto del successo di una pubblicità sta nel saper comunicare gioia e felicità” diceva il paroliere Cristiano Minellono che aveva scritto la versione italiana dello spot trasmesso da Coca-Cola nel 1983. Il jingle diventò la colonna sonora per eccellenza degli auguri di Natale anni ’80.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2021/12/coca-cola-story-copertina.jpg7211287Giuseppe Tempestinihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngGiuseppe Tempestini2021-12-23 11:00:362022-01-24 12:16:00Coca-Cola Story: il segreto di uno dei love brand più amati
Ci siamo! Siamo arrivati al periodo più bello dell’anno, non solo quello dei regali ma degli spot commoventi e pieni di buoni propositi. Le pubblicità del Natale 2021 hanno raccontato i buoni sentimenti, l’amicizia, la gentilezza, il rispetto per le persone e attenzione verso il nostro ambiente.
Dopo un periodo passato in sordina, i brand sono pronti ad ispirare una nuova, vecchia condivisione, di sicuro più consapevole, di tutti quei momenti che ci fanno sentire parte di una comunità-famiglia.
McDonald’s UK – Imaginary Iggy
Agency: Leo Burnett
Matilda e il suo tenerissimo amico immaginario Iggy sono i protagonisti di questo spot che fa stringere il cuore. I due amici sono inseparabili e Iggy sostiene Matilda in ogni situazione. Fin quando però la bambina crescendo preferirà come compagnia quella delle sue amiche reali.
Ma la bambina che è ancora in lei tornerà a riscoprire, grazie ad una cena da Mc Donald’s, quanto affetto ancora prova per il suo amico con cui presto tornerà a passare del tempo insieme.
Coca-Cola – Chimney | Real Magic
Agency: DentsuMB UK
Qual è il regalo di Natale più bello? Quello di condividere momenti di gioia insieme. Lo sa Coca-Cola e lo sa il bambino dello spot che riesce a coinvolgere tutto il condominio nella costruzione di un camino gigante.
Amazon – Kindness, the greatest gift
Agency: Lucky Generals
Una ragazza, una come la maggior parte dei giovani, cerca di tornare alla normalità dopo due anni di pandemia. Affiorano però dei disagi: gli strascichi emotivi e sociali che ci ha lasciato questo duro periodo.
Ma abbiamo anche scoperto momenti di empatia che, come in questo spot, ci hanno fatto capire quanto la gentilezza sia comunque il regalo più grande. Pandemia o non.
Anche Amazon Prime Video presenta il suo film di Natale 2021, una storia di amicizia tra una iena che ama i programmi divertenti in tv ed il custode dello zoo. Agency: CYW Europa.
Deutsche Telekom – The Biggest Gift
Agency: DDB Budapest
Sembrerà che il bambino protagonista dello spot sia interessato solo ad un regalo più grande. Scopriremo con sollievo che ciò che in realtà aspettava era invece il più grande regalo.
Erste Group Bank – Christmas Ad 2021 #believeintomorrow
Agency: Jung von Matt DONAU (Vienna)
È dalle generazioni più giovani che abbiamo gli esempi più incoraggianti. Piccoli ma importanti gesti per imparare ad avere cura di noi e rispetto per il mondo. Per un futuro migliore per tutti.
Posten Norway – When Harry Met Santa
Agency: POL, Oslo
Sono state mosse varie critiche a questo spot. Noi lo troviamo coerente in una società che sempre più abbraccia l’inclusività e che lotta contro ogni tipo di discriminazione. Il corto di Natale 2021, realizzato dalle Poste della Norvegia, richiama la legge che ormai da 50 anni condanna l’omofobia nei paesi scandinavi, promuovendo i diritti LGBT.
E così anche Babbo Natale, libero di innamorarsi di chi vuole, sceglie di passare le festività con l’uomo che ama lasciando al servizio postale il compito di consegnare i regali natalizi.
Absolut Vodka – Absolut Carols
Agency: VMLY&R
La vodka svedese invece stravolge alcune tradizioni. Per un Natale ironico e tutto digital, Absolut ha raccolto durante l’anno i tweet più originali e li ha trasformati in testi, intonandoli alle note della più famosa Carol of the Bells. Certo non ispira gentilezza, ma la simpatica raccolta dei 25 ritornelliAbsolut Carols è ascoltabile su Spotify.
Per le agenzie pubblicitarie, il Brief di Natale è un avvenimento drammatico. Un’operazione a cuore aperto in cui gli specialisti cooperano per la buona riuscita del progetto del cliente. Una lotta contro il tempo, in loghi più grandi del pixel umano e minacciati dalla scure della deadline. Riusciranno i paladini della comunicazione a farcela? L’imprevisto è dietro l’angolo, come anche il provvidenziale intervento del primario-CEO che insegna che una semplice intuizione può essere la giusta soluzione.
Lo spot dell’agenzia H48 sostiene non solo i creativi prima delle feste natalizie ma soprattutto l’Ospedale Bambini Buzzi di Milano.
Pubblicità di Natale 2021: Yes Milano – Milano. It Changes More Than Just Your Look
Agency: Wunderman Thompson Italy – Milano & Partners
Milano sa mostrare il meglio di sé, non solo perché è la capitale della moda. Lo racconta bene la città che, per Natale 2021, decide di raccontarsi anche attraverso la sua cultura, gli eventi, le bellezze caratteristiche, ed i suoi divertimenti. Sicura di rimanere nel cuore di chiunque, anche di Babbo Natale.
Rinascente – Finding Christmas
Agency: Wunderman Thompson Milano
Animazione e stop motion per questa favola tutta italiana, raccontata attraverso un viaggio tra gli iconici storeRinascente delle maggiori città.
VMLY&R – Merry Briefmas
Agency: VMLY&R Milano
Un altro video di agenzia per questo Natale 2021. Merry Briefmas è l’augurio per tutti quei pubblicitari alle prese con il Brief e il Debrief natalizio. Da una parte l’eroe creativo che si dimena tra idee, tasks e app. Dall’altra, l’antagonista-cliente che con tanto di font in Comic Sans intima la consegna dei lavori.
Il regalo più bello che i creativi sperano di ricevere da Santa Cloud è quello di spegnere il pc e rimandare tutto a dopo le feste.
Volkswagen – VW Service 2019
Agency: DDB Italia
Con il sorriso, una menzione va fatta anche a Volkswagen, anche se la sua campagna natalizia è del 2019. Molto simpatica e realistica, perché diciamolo…chi di noi conosce veramente le parole di Jingle Bells?
Aldi UK – A Christmas Carrot
Agency: McCann UK
Kevin la Carota è tornata per infondere lo spirito natalizio. E lo fa con lo scorbutico Ebanana, presumibilmente vecchio parente del Grinch, che mal sopporta l’atmosfera festiva. Babbo Kevin, che sprizza gentilezza da tutte le fibre, gli fa però cambiare umore, grazie ad un giro nei supermercati Aldi.
La pubblicità di Aldi per Natale 2021 è in collaborazione con Barnado’s, organizzazione che sostiene i bambini bisognosi di aiuto e che nel film si vedono giocare felici sottoforma di piccoli ortaggi.
Una curiosità: all’inizio dello spot si intravedono due agenti-limoni intenti ad arrestare un bruco. Bene, quel bruco è il tortino Cuthbert del supermercato Aldi, accusato di essere identico a Colin, dolce del competitor Marks & Spencer. In effetti…
I saw people wondering why @marksandspencer are going after Cuthbert & not the other cakes, so I made a caterpillar collage to spot the differences. pic.twitter.com/Pvnac1if57
John Lewis impegna la sua pubblicità di Natale 2021 in un messaggio di amicizia e di riscoperta del vero sentiment di questo periodo. Empatia, gentilezza, condivisione. La gioia vera è nelle tradizioni, nel piacere di essere d’aiuto, donare un regalo, di condividere un’occasione speciale.
E l’occasione speciale nel film è quella tra Nathan e Skye, così diversi ma così uniti nell’emozione di vivere la magia del Natale, che sarà la nuova scoperta di una e la sincera riscoperta dell’altro.
Il tutto è ben infiocchettato dalla voce della giovane Lola Young, che interpreta una cover di Together in Electric Dreams di Philip Oakey e Giorgio Moroder, del 1984.
Dopo lo scorso Natale passato in sordina, l’animo di un po’ tutti quanti, come di Tesco e di Babbo Natale con il green pass, è quello di riprendere a festeggiare, costi quel che costi. Speriamo.
Lego – Rebuild The World! Anything is Possible with LEGO
Agency: interna
Ancora una volta Lego celebra la creatività dei bambini e prende spunto dalla loro immaginazione, che è il motore per spingersi sempre oltre. Ed ecco che lo spot si trasforma in un viaggio animato attraverso i personaggi, le ambientazioni e le più belle costruzioni Lego.
Il panorama dell’Influencer Marketing continua a evolversi molto rapidamente, tanto che sono già online diverse ricerche che identificano i trend e le opportunità per il 2022.
Il 2021 si è rivelato essere un anno tanto impegnativo quanto decisivo nella consacrazione dell’Influencer Marketing, che si è riaffermato come strumento di comunicazione e presenza stabile nelle strategie per brand e aziende.
L’Influencer Marketing ha così creato nuove opportunità all’interno dei social media e in generale nel mondo della pubblicità e dell’advertising.
Influencer Marketing e comunicazione di brand
“Avete pensato di includere gli influencer nella vostra campagna marketing?”
Questa domanda è ormai diventata consueta in fase di briefing tra aziende, responsabili marketing e agenzie di comunicazione. Ormai da qualche tempo l’Influencer Marketing ha rubato la scena nel mondo digital.
Da quando nel 2020 brand e media buyer hanno ridimensionato i budget pubblicitari sui mezzi di comunicazione tradizionali, i social media sono diventati un canale leader che guida il pubblico alla scoperta di aziende e realtà imprenditoriali.
Creator e Influencer assumono sempre più rilevanza nelle scelte di consumo. Così come negli stili di vita e nelle decisioni di acquisto.
Un numero crescente di aziende sta spostando porzioni sempre più consistenti dei propri budget di marketing verso collaborazioni con influencer, content creator e profili rilevanti sui social media.
I dati pubblicati dalle principali agenzie che monitorano il mercato stimano che il valore complessivo dell’Influencer Marketing è più che raddoppiato dal 2019, passando da circa 6,5 miliardi $ a 13,8 miliardi $ in soli tre anni a livello globale.
Perché l’Influencer Marketing è diventato così popolare
Il modello dell’Influencer Marketing calza a pennello con un momento estremamente particolare della nostra storia.
Il passaparola analogico si è ormai definitivamente trasferito online: gli chef e i food blogger ci suggeriscono nuove ricette, mentre i make-up artist e i personal shopper ci danno consigli di stile e moda.
Questa è un’epoca in cui il pubblico è alla continua ricerca di ispirazione, di stili di vita alternativi e di risposte a tematiche sociali complesse e mai affrontate così apertamente.
Le persone cercano video tutorial, condividono contenuti in formato “wiki”, leggono reviews e si scambiano commenti su prodotti o servizi e gli influencer giocano un ruolo primario in questo panorama.
5 trend 2022 dell’Influencer Marketing
Chi si occupa di Influencer Marketing e vuole conoscere le tendenze che caratterizzeranno il mercato nel prossimo anno, ha a disposizione un documento prezioso e un webinar registrato che può fare al caso suo.
Territory Influence (TRND) ha prodotto uno speciale rapporto di Insights basato su un vasto campione scelto tra 10 Paesi europei.
Una serie di dati che aiutano brand e creator a farsi trovare preparati per il prossimo anno nel progettare e sviluppare strategie efficaci di Influencer Marketing.
Il rapporto su cui si basa il webinar di Territory Influence ha selezionato queste 5 macro-aree come particolarmente rilevanti per il mercato dell’Influencer Marketing.
Piattaforme e formati emergenti nei social media: il 75% del campione afferma di fruire contenuti in formato video-short più volte a settimana;
Trasparenza pubblicitaria: il 71% non crede che l’affidabilità di un influencer sia direttamente connessa con il suo numero di followers, perché chiunque può ottenerli;
Live events e Social Commerce: il 63% tende ad acquistare prodotti raccomandati e recensiti da influencer, specialmente quando combinano eventi live&post;
Collaborazioni che migliorano il mondo: il 76% pensa che gli influencer possano aiutare i brand a compiere azioni necessarie e condurre i loro follower al cambiamento;
Realtà virtuale e metaverso: il 44% si immagina nel metaverso, soprattutto se un/una influencer è connesso/a (più di 1 su 3).
All’evento live ha partecipato anche Ornella Sprizzi, CEO di Huuno, start up innovativa che si occupa di data science applicata al marketing e ai social media.
In che modo i trend elaborati da Territory Influence si differenziano da quelli sviluppati da altre agenzie di settore?
Perché sono stati prodotti con la diretta partecipazione di creator, influencer e utenti social che hanno potuto confermare o smentire il “sentiment” attorno a questi scenari futuri.
Territory Influence, agenzia di Influencer Marketing a 360° appartenente al gruppo Bertelsmann, ha stilato la lista dei nuovi trend 2022 fondando i suoi scenari su ricerche accademiche e studi di settore basati sulla vita reale.
La lista è stata poi condivisa con più di 52.500 stakeholder in tutta Europa, attraverso le piattaforme locali TRND in UK, Germania, Austria, Francia, Svizzera, Spagna, Italia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia.
Una base demoscopica di rilievo che offre uno spaccato molto più attinente alla realtà europea. Epurando eventuali dati provenienti da mercati statunitensi o asiatici, che falsificano l’analisi complessiva.
Metaverso e Influencer Marketing: focus sul futuro del mercato
Connettersi a un livello più propositivo, accorciare le distanze, mettere al centro della discussione argomenti che vanno oltre la classica promozione di marca.
Gli Influencer hanno cambiato il modo in cui i brand costruiscono relazioni e interagiscono con le persone. La pandemia ci ha insegnato quanto sia importante utilizzare nuove formule di comunicazione per raggiungere il proprio pubblico.
È così che l’Influencer Marketing ha ottenuto il dovuto riconoscimento. Secondo la recente ricerca svolta da Territory Influence, il metaverso sarà l’anello di congiunzione tra influencer e nuove generazioni di pubblico.
Dal momento che aziende e organizzazioni cercavano opzioni convenienti e di nicchia per raggiungere GenZ e Millennials, quale modo più immediato di raggiungere un pubblico estremamente connesso se non chiedendo il supporto di esperti comunicatori sui social media?
Parlare al pubblico che frequenta le nuove piattaforme
Se c’è una costante che è possibile circoscrivere all’interno dell’Influencer Marketing questa è proprio il cambiamento.
Tenersi aggiornati su trend e possibili scenari di sviluppo decreta il successo di una campagna o di una strategia supportata dalla collaborazione con creator e influencer.
Ma c’è un punto di connessione importante che lega influencer e creator alle nuove evoluzioni su realtà aumentata e Metaverso: entrambi hanno un ruolo decisivo nella costruzione di un senso di comunità e relazione sociale.
Qualcosa che le persone cercavano già prima di sperimentare l’isolamento pandemico. Quest’ultimo non ha fatto altro che accelerare le dinamiche relazionali dell’Inflencer Marketing.
Quali sviluppi per gli influencer nel Metaverso?
Provate a immaginare una piovosa giornata di dicembre.
Vi svegliate, controllate il tempo fuori dalla finestra e, noncuranti del velo di tristezza fuori casa, indossate i vostri occhiali VR.
Il dispositivo vi chiede a quale tavolino volete fare colazione e leggere il vostro quotidiano preferito. In un prestigioso cafè nella piazza principale di una capitale internazionale? Dal bancone di un chiringuito che si affaccia sull’oceano?
L’inverno è là fuori ma lo spettacolo che si sta realizzando davanti ai vostri occhi ha dell’incredibile. Potete persino sentire il rumore delle onde del mare. Da qui procedete per una pedalata virtuale sulle Alpi o un po’ di footing a Copacabana e poi rientrare per una doccia (questa reale) giusto in tempo per la riunione di lavoro, rigorosamente in virtual meeting.
Pranzo condiviso con il consulente per gli investimenti nella stanza di lavoro virtuale, dove mostrate l’ultimo NTF appena aggiudicato all’asta e calcolate insieme lo scenario di rendimento futuro. Il consulente vi spiega come sta performando il resto del portafoglio e come si stanno comportando i vostri investimenti immobiliari digitali.
Se tutto questo può sembrare pura fantasia sci-fi da 2001 Odissea nello Spazio, circa 20 anni fa si diceva la stessa cosa di Facebook: un sito web che non avrà mai successo.
Oggi continua ad essere la piattaforma social più popolata al mondo. E non è un caso se Mark Zuckerberg abbia deciso di investire pesantemente sul progetto Metaverso.
Se un imprenditore visionario del suo calibro ha preso di mira il filone della realtà virtuale immersiva e aumentata, riattivandolo dopo anni di ibernazione tecnologica, ci sarà pure un motivo. Ecco perché influencer, creator, comunicatori digitali devono tenere orecchie e occhi ben aperti!
Uno dei campi di applicazione più interessanti al nuovo mondo digitale è il marketing e la creator economy.
Per publisher, media buyer e influencer saranno disponibili molti più dati di quelli odierni. Il targeting verrà ottimizzato a un livello ancora più preciso. Le informazioni tra pubblico, conversione e modalità di consumo saranno ancora più preziosi.
Perciò i brand si troveranno davanti a un bivio: creare i loro alter ego digitali oppure associarsi agli influencer che già popolano il Metaverso. E poter così contare su una discreta fan base al loro seguito.
Se un utente X,Y o Z? Non è certo facile districarsi nell’alfabeto delle generazioni! Come si definisce un gruppo di persone “generazione”?
Per identificare e definire una generazione è fondamentale che un gruppo di individui, nato nello stesso arco temporale, abbia vissuto nel medesimo momento di vita uno o più eventi, tanto importanti da avere generato un comune sistema di valori e una stessa visione del futuro.
Un evento sociale, culturale, economico, politico, tecnologico, ambientale, talmente forte da riuscire a originare un nuovo pensiero, un nuovo mindset e un diverso approccio alle cose, rispetto alle generazioni precedenti.
Quando una generazione si forma, ha dei valori chiari e distintivi rispetto alle precedenti e per questo il nome che le viene dato è tanto importante, perché la caratterizza.
Come hanno avuto origine i nomi delle attuali generazioni esistenti?
Anno: 1946-1964. Essendo un arco temporale abbastanza vasto, qualche esperto propone un’ulteriore distinzione all’interno della stessa generazione di Baby Boomers: gli edge Baby Boomer (cioè coloro che sono nati prima del 1955, e che quindi erano già maggiorenni durante la guerra del Vietnam) e i Late Baby Boomer (nati dopo il 1955). Questa distinzione non ha un semplice scopo tassonomico, ma è determinata da esperienze di vita, valori e opinioni completamente diverse.
Altri soprannomi: Me-Generation, Boomie, Boomer Perchè si chiamano così? Baby boomer (dall’inglese “appartenente al boom dei bebè“), è un termine che contraddistingue una persona, di sesso maschile o di sesso femminile, nata durante il periodo dell’aumento demografico avvenuto in quegli anni.
I baby boomer sono anche la Me-Generation, radicata nella prosperità del dopoguerra. Questo termine incarna la cultura narcisistica che si era diffusa tra i giovani. Eventi modellanti: L’ottimismo del secondo dopoguerra, l’assassinio di J. F. Kennedy e Martin Luther King, la guerra fredda, la guerra del Vietnam, il femminismo, la rivoluzione sessuale, le lotte per i diritti civili e il movimento hippie.
Tratti distintivi: Figli della Silent Generation, i Baby Boomer sono riusciti a crearsi un futuro: hanno trovato lavoro, comprato casa e messo su famiglia. Sono consapevoli che l’investimento di tempo sia necessario per raggiungere il successo e la ricchezza. Sono ottimisti, fiduciosi, ambiziosi e idealisti. Sono cresciuti in un’epoca di protesta sociale, ma credono nel sistema e soprattutto nelle opportunità offerte. I più “adulti” ora hanno circa 75 anni: molti di loro sono già in pensione, e si godono la ricchezza per cui hanno lavorato duramente per tutti questi anni.
Consumo di media: I baby boomer sono i maggiori consumatori di media tradizionali come televisione, radio, riviste e giornali. Nati ai tempi del sistema analogico, non hanno un rapporto fluido con il digitale, ma gli smartphone hanno offerto loro l’accesso alla rete. La tecnologia, infatti, gli permette di rimanere in contatto con i membri della famiglia e riconnettersi con i vecchi amici. Motto: “Tutto è possibile” e “Se ti impegni ce la fai”
Anno: 1965-1980 Altri soprannomi: Gen X, generazione “invisibile”, generazione “Latchkey” Perchè si chiamano così?Il termine “generazione X” è stato coniato dallo scrittore canadese Douglas Coupland e riflette le caratteristiche indeterminate delle persone nate in questo arco temporale. Si è parlato anche di “generazione invisibile”, ovvero priva di un’identità sociale definita: “La sola analisi demografica mostra come quella «X» sia una generazione se non proprio schiacciata, quantomeno cresciuta all’ombra dei baby boomers la quale, essendo numericamente più consistente, ha finito per imporre – grazie anche a un significativo aumento della longevità – la propria visione del mondo e la propria centralità negli assetti di potere. La generazione X, insomma, sarebbe una generazione per certi versi ‘invisibile’, priva di un’identità sociale e culturale definita e costantemente esposta al rischio di subalternità rispetto alla precedente.” (Cassina, Filippini e Lazzarich).
Qualcuno ha definito questa generazione “Latchkey” (“generazione chiavistello”) per rappresentare la minore supervisione degli adulti verso i bambini, che spesso erano a casa da soli: ciò è stato il risultato dell’aumento dei tassi di lavoro e della maggior partecipazione delle donne alla forza lavoro.
Tra i membri della generazione X ci sono anche i cosiddetti ‘X-ennials’ (i più giovani della generazione X): sono i 30-40enni di oggi, che hanno imparato sulla loro pelle l’inutilità di avere attese rispetto alla carriera e al mondo futuro, e stanno formando i propri figli con la logica dell’apertura alle molteplici possibilità.
Eventi modellanti: La fine della guerra fredda, la caduta del muro di Berlino, il crollo del mercato azionario, l’AIDS, la sensazione di smarrimento tra le due grandi generazioni.
Tratti distintivi: Cresciuti sull’esempio della generazione precedente, si sono trovati nel mezzo di un passaggio epocale: la globalizzazione. Non ancora così cosmopoliti come le generazioni successive, hanno dovuto affrontare sfide a cui non erano del tutto preparati. I Gen X sono scettici e disillusi, ma anche pragmatici e aperti al cambiamento. Dimostrano, infatti, un’apertura mentale maggiore verso le “differenze” di genere, razza, sesso e sono i primi ad esser cresciuti con le nuove tecnologie. Consumo dei media: La generazione X continua a sfruttare i media tradizionali: legge giornali, riviste, ascolta la radio e guarda la TV. Il loro rapporto con il digitale è conflittuale: lo usano con disinvoltura, ma spesso rinunciano ai vantaggi dell’iperconnessione, da cui a volte si sentono un pò minacciati. Motto: “Lavorare per vivere” e “C’è crisi”
Millennials – Chi sono e cosa vuol dire
Anno: 1981 – 1996
Altri soprannomi: Generation Y, Generation Next, Net Generation, Echo Boomers
Perchè si chiamano così? La generazione successiva alla Generazione X è stata chiamata naturalmente Generazione Y, Generation Next o Echo Boomers. Il termine “Millennial” è ampiamente accreditato a Neil Howe, insieme a William Strauss. La coppia ha coniato il termine nel 1989 quando l’imminente svolta del millennio ha cominciato a caratterizzare pesantemente la coscienza culturale.
Questa generazione è anche stata definita da molti studiosi come la Net Generation (generazione della rete), dato che è cresciuta con le moderne tecnologie della comunicazione, ed Internet ne ha fortemente plasmato i modelli mentali. I millennials devono anche fare i conti con un’etichetta scomoda” attribuitagli dal Time, agli inizi degli anni 2000, la “generazione me me me”: furono infatti definiti “pigri, superficiali, narcisisti, egocentrici e vanitosi”.
Eventi modellanti: l’esplosione tecnologica di Internet e dei social media
Tratti distintivi: Figli del nuovo millennio, sono la generazione più studiata e analizzata della storia. Si distinguono dalle generazioni precedenti per la maggior familiarità con i mezzi di comunicazione moderni e le tecnologie digitali. Tre sono le caratteristiche che li contraddistinguono: sono Connected (connessi in rete e a tutto il mondo), Confident (hanno una gran fiducia in se stessi, vogliono emergere e avere visibilità) e Open to Change (aperti ai cambiamenti). Curiosi, impazienti, intraprendenti e consapevoli del loro potenziale, amano informarsi e sono cultori della filosofia dello sharing.
Consumo dei media: I millennials sono i primi veri nativi digitali della storia. L’aumento delle tecnologie di comunicazione istantanea, rese possibili attraverso l’uso di internet, come e-mail, SMS e IM e i nuovi media utilizzati come YouTube, Facebook, MySpace e Twitter, ha portato le nuove generazioni a vivere una vita totalmente diversa rispetto ai propri genitori o a chi li ha preceduti. Sono multitasking e iperconnessi.
Motto: “Vivi tutto, sempre” e “Consumo, dunque sono”
Generazione Z o Zoomer
Anno: 1997-2012
Altri soprannomi: Zoomer, Post-millennials,iGeneration, Homeland Generation, True Gen
Perchè si chiamano così? I primi a dare una definizione della generazione Z furono William Strauss e Neil Howe, coniando il Homeland Generation. Con questa espressione si voleva descrivere una generazione nata e cresciuta all’indomani dell’attacco alle Torri Gemelle, avvenuto l’11 settembre 2001: si credeva che, i giovani di allora, cresciuti in un clima di terrore, sarebbero stati meno propensi a scoprire il mondo e avrebbero trovato la casa un luogo più sicuro dove vivere. In seguito, si è cercato di dare un termine più adatto a questa generazione, che li distinguesse dai precedenti: si optò per “Generazione Z” o “Gen Z”, dato che seguono la Generazione Y.
La gen Z è stata definita anche iGeneration (termine coniato dalla professoressa di psicologia Jean Twinge), per sottolineare il rapporto con il mondo hi tech: la loro attitudine all’iperconnessione e alle novità del momento. I membri della generazione Z sono stati anche spesso definiti Zoomer, un termine in contrasto con la precedente generazione dei Boomer.
La Generazione Z viene chiamata anche la “True Gen” ovvero la generazione della verità. Si tratta di una generazione alla ricerca di valori come l’autenticità, la libertà di espressione e la comprensione delle persone che la circondano. Eventi modellanti: L’11 Settembre 2001, gli attacchi terroristici e la Crisi Economica.
Tratti distintivi: Nata in un mondo minacciato dal cambiamento climatico, dalla cronica mancanza di lavoro e di prospettive, la Generazione Z ha uno sguardo limpido e una resilienza sconosciuta alle generazioni precedenti. I membri di questa generazione sono affamati di imprenditorialità e perseguono la creazione del proprio impatto nella società e nel mondo degli affari.
I genZ sono per definizione “multi tasking”: sanno alternare lavoro, studio, gioco, intrattenimento tra mille distrazioni. Costretti a muoversi in un mondo che si muove velocemente, in un costante overflow informativo, sono cittadini e consumatori più attenti, consapevoli ed esigenti.
Secondo il report di OCstrategy, questa generazione è fortemente soggetta alle opinioni di amici e influencer. Ma le persone che compongono questa generazione hanno anche cura della loro identità e un forte desiderio di sentirsi unici, in particolare per quanto riguarda lo stile, gli hobby e la creatività.
La generazione Z, rispetto alle precedenti, è maggiormente preoccupata e coinvolta in questioni sociali come l’abbattimento delle diseguaglianze, i diritti umani, il benessere degli animali. Desidera essere coinvolta e protagonista in attività utili e filantropiche: aspira a cambiare il mondo e a fare la differenza! Consumo di media: Gen Z è la prima generazione mobile first della storia, una generazione 2.0. Sono cresciuti in un mondo iperconnesso e lo smartphone è il loro mezzo di comunicazione preferito: amano chattare, videochiamare e invece delle parole utilizzano emoji. E’ una generazione che sa muoversi agilmente con la tecnologia, ma che purtroppo è esposta ai rischi e alle insidie della Rete come il cyberbullismo. Questo può portare a senso di inadeguatezza, difficoltà a relazionarsi e deficit dell’attenzione.
Motto: “Reinventiamo le basi” e “Lavora per vivere, non vivere per lavorare”
Generazione Alpha
Anno: 2012-2056
Altri soprannomi: Glass Generation, Gen Tech, Net Tech, Digital Natives
Perchè si chiamano così? Il termine generazione Alpha è stato coniato nel 2005 dal ricercatore sociale australiano Mark McCrindle, ed è il naturale proseguimento della generazione Z (che terminava le lettere dell’alfabeto)..
La generazione Alpha è anche detta “Generation Glass”, in quanto molti ragazzi di questa generazione crescono toccando schermi di vetro (smartphone e tablet dei genitori) per giocare, comunicare, imparare.
Eventi modellanti: La pandemia globale, i disastri climatici, la politica di Trump e la Brexit.
Tratti distintivi: La generazione Alpha è culturalmente immersa nella tecnologia, soprattutto in termini di iper-connessione e uso di sistemi Internet of Things. Il multitasking, con loro, trova una nuova definizione: sono rapidissimi nel cogliere le informazioni da qualsiasi media, cambiano schermo e supporto nel giro di pochi attimi, e si annoiano velocemente.
I Gen Alpha sono figli di genitori consapevoli ed hanno più probabilità di essere figli unici. La conseguenza di questo fenomeno sociale è una tendenza all’egocentrismo e al bisogno di immediata gratificazione, cosa a cui i genitori stessi li hanno abituati. Questi bambini, però, non hanno – o avranno sempre meno – insito il concetto di differenza di genere, tanto caro alla Generazione Z.
La pandemia ha stravolto la loro routine: hanno incontrato poco gli amici, sono andati a scuola a intermittenza e hanno dovuto abbandonare le attività sportive ed extra-domestiche. Tra gli aspetti positivi, però, c’è stata la possibilità di passare molto più tempo con la propria famiglia.
Consumo di media: Non hanno mai visto un mondo senza tecnologia e senza accesso a qualsiasi tipo di informazione: imparano ad usare un tablet o uno smartphone prima di camminare, a scattare e condividere le prima di parlare. Da bambini non passano ore in compagnia della TV, come le generazioni precedenti, ma il loro tempo è accompagnato da un amico invisibile, internet, che spesso viene integrato anche nei giocattoli (un esempio è Hello Barbie, che più che un gioco è un vero e proprio assistente vocale). Manifestano anche grande capacità di servirsi di piattaforme e linguaggi diversi: da Youtube a Tik Tok, da Twitch ad Alexa.
Motto: “Le avversità possono essere formidabili occasioni”
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2021/12/significato-dei-termini-generazionali.jpg536956Monica Brignolihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMonica Brignoli2021-12-20 12:30:002023-05-15 11:40:14Boomer, Zoomer, Millennial: che significano e perché li chiamiamo così
A pochi giorni dall’uscita nelle sale italiane di “Matrix Resurrections”, l’attesissimo quarto film dell’amata saga che ha ridefinito un genere, diretto dalla visionaria regista Lana Wachowski e che riunisce nuovamente le star Keanu Reeves e Carrie-Anne Moss nei ruoli iconici che hanno reso famosi Neo e Trinity, Warner Bros e MediaCom Creative Systems, la business unit di MediaCom dedicata ai progetti di Branded Entertainment, lanciano a Milano un’innovativa e spettacolare campagna OOH con effetti speciali 3D.
Realizzata in collaborazione con ZooCom, la creative agency del gruppo OneDay, e con Tiviz– Digital Experience Creators, Società Benefit specializzata in esperienze digitali. La campagna, live dal 17 dicembre per tutto il weekend prenatalizio, prevedeun maxi impianto in Corso Garibaldi a Milano che, attraverso una spettacolare visualizzazione 3D, coinvolge i passanti in un’esperienza sorprendente e totalizzante. I protagonisti del film prendono vita “uscendo” dall’impianto OOH 3D grazie a una trasposizione anamorfica del mondo di Matrix proiettato nella realtà e nella città.
L’installazione OOH sarà protagonista anche di un’amplificazione su properties social ed editoriali a target pianificata da MediaCom Italia, agenzia del Gruppo WPP guidata da Zeno Mottura. L’obiettivo dell’intera operazione è quello di creare ulteriore hype per l’uscita del nuovo film di Warner Bros e rappresentare al meglio il brand attraverso un contenuto culturalmente rilevante per l’audience di riferimento.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2021/12/Matrix-Resurrections.jpg11361992Company Newshttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngCompany News2021-12-17 16:54:182021-12-17 17:09:42Matrix Resurrections: campagna OOH 3D di Warner Bros e Mediacom
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