Quali sono gli strumenti digitali necessari ad un’impresa per emergere in rete? [INTERVISTA]

Claudio

“Il più grande nemico del cambiamento non è un no, ma un non ancora: è la maniera più semplice per impedire una svolta”. Le aziende, di grandi o piccole dimensioni, dovrebbero ascoltare le perle di saggezza di Seth Godin, guru del marketing che da sempre sottolinea le opportunità e spinge la gente a fare i cambiamenti che contano.

Nello scenario di evoluzione darwiniana, il processo di mutamento costante costringe tutte le aziende a mettersi in gioco e ad adeguare i propri processi e tecnologie alle nuove condizioni di mercato. Non si può snobbare l’evoluzione tecnologica, si rischia di essere schiacciati e tagliati fuori.

Emergere sul web non è sicuramente una passeggiata ed imparare ad orientarsi consapevolmente tra i vari servizi è senz’altro fondamentale. Ninja Academy, in collaborazione con Combocut, ha creato la Collana on demand Digital Business, costituita da 3 corsi on-demand su Google My Business, Blogging e Video Marketing, pensati per tutte le aziende che vogliano approfondire le strategie fondamentali per avviare un business dalla forte connotazione digitale.

Il Corso in “Google My Business”, in particolare, è pensato per tutti coloro che hanno un’attività ricercabile su internet e vogliono essere sicuri di ottenere tutta la visibilità possibile da parte di Google.
Abbiamo intervistato il docente del corso on demand Claudio Gagliardini, per farci spiegare come un’impresa debba presidiare gli strumenti digitali che Google mette a disposizione per emergere in rete.

1. Ho un piccolo ristorante già conosciuto in città. Perché dovrei essere anche su Google?

Questa è senza dubbio la domanda più frequente, da parte degli esercenti della ristorazione e di altre tipologie di attività a carattere locale. Fino a una decina di anni fa era del tutto fisiologico, sentirsela fare in relazione alla presenza in rete con un sito web, oggettivamente costoso e poco adatto alle esigenze di queste attività in quel momento, in cui la rete tendeva a non valorizzare la dimensione local.

Oggi le cose sono molto cambiate. Google e gli altri motori di ricerca e servizi della rete sono in grado di restituire agli utenti risultati geolocalizzati e di associare le informazioni fornite dalle aziende alle esigenze, presenti e future, degli utenti. Perché essere su Google, dunque? Per sfruttare la sua capacità di veicolare la nostra azienda e i nostri prodotti e servizi verso gli utenti giusti, al momento giusto e in funzione delle loro necessità, esplicitate attraverso una ricerca o implicite (perché sono di passaggio in orario di servizio, perché hanno gusti ed esigenze in linea con i nostri prodotti o servizi, etc).

2. Cos’è Google My Business e quali servizi offre?

GMB nasce dal progetto Google Maps e si sviluppa nell’ambiente di Google+, la piattaforma social di Google, dalla quale è comunque indipendente. Per semplificare al massimo, Google My Business può essere paragonato ad un servizio di “Pagine Gialle” online, gratuito e self service. Attraverso questo servizio possono essere create schede attività complete di tutte le informazioni utili per il motore di ricerca e per i suoi utenti.

Sulla scheda GMB della nostra attività, oltre ai meri dati anagrafici, possiamo inserire gli orari, tutti i riferimenti ai nostri canali online, dal sito ai social al canale YouTube, tutte le informazioni e le foto del negozio, dei prodotti e dello staff. Con GMB otterremo il posizionamento sulle mappe di Google, una scheda sulla pagina di ricerca del motore, una pagina su Google Plus e uno spazio di interazione sul quale interagire con il pubblico e ricevere commenti e recensioni.

Dalla dashboard di GMB, inoltre, possiamo gestire in modo semplice e in tempo reale da qualsiasi dispositivo, fisso o mobile, tutte le informazioni sulla nostra azienda e tutte le modalità di interazione con gli utenti, oltre che accedere alle statistiche di accesso sulle mappe, dalle schede e dal telefono.

3. Quali sono gli elementi che non possono mancare in una scheda Google+ Local?

Come per tutti gli altri servizi della rete, anche la scheda GMB deve essere compilata in tutte le sue parti, per essere davvero efficace. Grande importanza rivestono le foto e i dettagli, che possono fare la differenza con altre realtà simili o che possono offrire agli utenti un’informazione preziosa rispetto alle loro esigenze.

Occorre essere precisi, non copiare e incollare dal nostro sito o da altri strumenti che già utilizziamo, ma creare descrizioni efficaci anche dal punto di vista SEO, che contengano le chiavi che meglio ci rappresentano e che aiutino il motore di ricerca a “venderci” al target giusto.

4. Creare una community di clienti fidelizzata. Come si fa?

Questa è la parte più difficile e la sua attuazione passa attraverso un approccio che sappia mettere la rete al centro e inserire gli utenti in una vera e propria filiera di informazione e di relazione. La creazione di contenuti è l’elemento centrale, ma questa attività non deve essere intesa come un mero esercizio di scrittura di testi o di realizzazione di foto e video.

Creare contenuti significa, soprattutto, raccontare il quotidiano e lo straordinario della nostra attività, fare “storytelling” interattivo, invitare i nostri clienti ad utilizzare i propri e i nostri canali per relazionarci con noi e con gli altri clienti e creare occasioni di incontro, eventi, serate a tema, etc. La nostra attività deve diventare un punto di riferimento, un porto sicuro cui approdare in rete e fuori, per condividere idee e pensieri o per acquistare un prodotto o un servizio, da soli o con altri utenti della community.

Il segreto di un buon community management? Facilitare relazioni ed interazioni, senza forzare la mano e senza imporre nulla, men che meno i nostri prodotti/servizi, che dovranno sempre rimanere sullo sfondo di relazioni nate da interessi, gusti e necessità comuni, che la nostra attività è in grado di soddisfare, quando sarà il momento. L’arma vincente? Saper creare il momento e saperlo veicolare, anche attraverso gli utenti della community, stimolando il passaparola.

5. C’è una case history che ha attirato la tua attenzione?

Due su tutte: Pineta Hotels di Coredo (TN) e La Locanda dei 2 di Vernasca (PC), che utilizzano i media sociali non soltanto per promuovere le proprie attività ma, soprattutto, per creare e alimentare vere relazioni, sulla base di idee, iniziative, proposte e stimoli concreti, provenienti dal territorio e dalle sue eccellenze, dagli utenti e dallo staff. Purtroppo il nostro Paese è piuttosto avaro di case history su Google My Business, che del resto è una piattaforma giovane.

Un consiglio? Approfittate di questa prateria, tutta da sfruttare, perché non capita spesso di trovare piattaforme e servizi su cui poter dire ancora così tanto.

francis ford coppola meet the media guru

Meet The Media Guru: Francis Ford Coppola a Milano [EVENTO]

Ninja milanesi, lunedì 26 ottobre non prendete impegni: Francis Ford Coppola sarà ospite a Meet The Media Guru.

In un incontro dal titolo “Ritrovare le radici per incontrare il futuro: la mia Basilicata” il celebre regista americano di origini italiane si racconterà al pubblico e renderà testimonianza del suo profondo legame con la terra natale del nonno Agostino che, nel lontano 1904, partì verso l’America in cerca di fortuna.

Artista e autore di grande talento, maestria e spirito creativo, Coppola si è sempre cimentato con generi e stili cinematografici diversi, contribuendo al passaggio da un cinema di stampo classico ad uno di più moderna ispirazione, estendendo poi la sua propensione innovatrice anche oltre la regia.

Per oltre per trent’anni Coppola ha infatti prodotto vino nella sua tenuta di Napa Valley e ha gestito la Francis Ford Coppola Winery in California. Ha anche aperto 4 resort di lusso: due nel Belize, nella foresta pluviale e sulla spiaggia Turtle Inn, e un terzo di fianco al lago Petèn Itzà in Guatemala, ed un quarto a Buenos Aires nel cuore del quartiere di Palermo. In Italia, nella sua Basilicata, Francis Ford Coppola nel 2012 ha aperto a Bernalda il sorprendente Palazzo Margherita.

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A fare dunque da filo conduttore alla presentazione dell’artista sarà la Basilicata, terra in cui convivono tradizione e innovazione, culla di Matera Capitale europea della cultura 2019, al tempo stesso metafora e ispirazione del lavoro di uno dei registi hollywoodiani di maggior successo, vincitore di sei Oscar e numerosi riconoscimenti sia in qualità di sceneggiatore che di director.

L’appuntamento è dunque per lunedì 26 ottobre alle ore 19,30, presso il Teatro Dal Verme di via San Giovanni Sul Muro 2. Potrete seguire l’evento anche via streaming.

francis ford coppola

L’evento promosso dalla Regione Basilicata in partnership con Matera 2019, Lucana Film Commission, Meet the Media Guru e grazie alla collaborazione di APT Basilicata e Palazzo Margherita si terrà presso è ad ingresso libero fino ad esaurimento posti, previa iscrizione.

Netflix

Come guarderemo la tv dopo l’arrivo di Netflix?

Ormai non si parla d’altro, a partire da oggi arriva Netflix. Il colosso streaming statunitense disponibile in 50 paesi, con oltre 65 milioni di abbonati finalmente sbarca in Italia. La piattaforma rivoluzionerà il vecchio modo di concepire la televisione oppure no? Certo le novità sono tante.

Negli ultimi anni il tempo libero di chi ama guardare film e serie tv è cambiato radicalmente; la fruizione di contenuti e servizi televisivi è diventata ancora più “anytime and anywhere”. La ricezione di contenuti multimediali è sempre più non lineare attraverso computer e dispositivi mobili, come smartphone e tablet.

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Stiamo assistendo al passaggio dal prime time al my time grazie ai servizi on line e on demand. La chiave del successo della piattaforma Netflix sembra essere anche il binge watching, la possibilità di “fare scorpacciata” di episodi di una serie tv, quindi di guardare la televisione per un tempo più lungo rispetto al singolo spettacolo televisivo erogato.

Veediamo nello specifico le principali novità del fenomeno Netflix.

L’episodio-gancio: Netflix sa quando l’utente è stato “agganciato”

Lo scorso mese Netflix ha pubblicato i dati di uno studio che mostra quale episodio rappresenta il punto di svolta per i suoi spettacoli televisivi, quello che in sostanza coinvolge definitivamente lo spettatore che deciderà di seguire poi l’intera stagione di una serie.

netflix

La ricerca mette in mostra l’episodio specifico che ha “agganciato” (hooked) la maggior parte degli abbonati nella prima stagione. Nella tv tradizionale il punto critico per accendere l’interesse nello spettatore, si sa, è l’episodio pilota. Con la strategia di binge-release di Netflix, ossia quella di fornire tutti gli episodi di una stagione in una sola volta, le cose cambiano. Ecco le parole di Ted Sarandos, Chief Content Officer di Netflix:

Data la preziosa natura degli slot primetime nella tv tradizionale, una puntata pilota di una serie è senza dubbio il punto più importante nella vita di uno show. Tuttavia, nella nostra ricerca condotta tra più di 20 serie tv in 16 mercati, abbiamo scoperto che nessun utente veniva agganciato dopo aver visto la puntata pilota. Questo ci rende fiduciosi che dare ai nostri utenti tutti gli episodi in una volta è più allineato al modo in cui sono fatti i fan.

Adaptive Streaming

Problemi di connessione? Niente paura. Netflix si impegna a fornire un servizio davvero eccezionale. Gli investimenti nella creazione di algoritmi adaptive streaming e tecnologie di rete per ottimizzare la qualità del flusso sono consistenti. Risultano infatti ben 12 i livelli di qualità dell’immagine che vanno ad adattarsi alla velocità di connessione dell’abbonato.

Lo studio sui gusti degli utenti

Da aggiungere alla lista delle novità c’è l’analisi di big data per comprendere meglio come gli utenti consumano serie e show televisivi. L’intento è quello di fornire il contenuto giusto alla persona giusta basandosi su quello che sono i gusti degli abbonati. Si tratta di un calcolo matematico di una serie di categorizzazioni che si converte nel sistema di suggestion.

Gli Originals

Non solo serie originali, come le fortunatissime House of Cards e Orange is the new black, ma anche film prodotti interamente da Netflix che usciranno in contemporanea sia al cinema che sulla piattaforma streaming. Il primo fra tutti è l’esperimento Beasts of no nation, uscito lo scorso 16 ottobre; il film è stato inserito nella sezione Special Presentation all’ultimo Toronto International Film Festival.

The Switch

L’ultima novità, la più curiosa, è The Switch. Si tratta di un pulsante smart home che silenzia i toni dello smartphone in modo che nessuno disturbi la vostra scorpacciata di serie tv. Il pulsante può regolare anche l’illuminazione di casa e permette di ordinare del cibo. Quindi spegnete tutto e rilassatevi con i contenuti di Netflix, ma prima costruitevi da soli il vostro switch.

Avete già programmato le vostre maratone di serie tv? 😉

Internet of Things: le 6 rivoluzioni che ti aspettano

È sempre più frequente il riferimento al concetto di Internet of Things, eppure spesso non sappiamo realmente di cosa si stia parlando: un po’ perché ci viene presentato sottoforma di scenari futuristici e un po’ fumosi, un po’ perché se ne parla in realtà ancora poco – stando almeno allo scenario italiano. Sta di fatto che ci sono alcuni aspetti dell’IoT a cui dovremmo rivolgere particolare attenzione.

Per approfondire gli eventuali sviluppi dell’Internet of Things possiamo leggere l’articolo di McKinsey “Internet of Things: 5 Critical Questions”, oppure concentrarci sui sei principali punti da non sottovalutare nel prossimo decennio. Sì, decennio, abbiamo l’occhio lungo!

Dalla definizione che ne dà Wikipedia, leggiamo:

“L’Internet delle cose è vista come una possibile evoluzione dell’uso della Rete. Gli oggetti si rendono riconoscibili e acquisiscono intelligenza grazie al fatto di poter comunicare dati su se stessi e accedere ad informazioni aggregate da parte di altri. Le sveglie suonano prima in caso di traffico, le scarpe da ginnastica trasmettono tempi, velocità e distanza per gareggiare in tempo reale con persone dall’altra parte del globo, i vasetti delle medicine avvisano i familiari se si dimentica di prendere il farmaco. Tutti gli oggetti possono acquisire un ruolo attivo grazie al collegamento alla Rete.”

Ma sappiamo davvero di cosa stiamo parlando? Vediamo quali sono i sei diversi scenari attuali che saranno totalmente rivoluzionati dall’avvento dell’IoT.

1. Creare valore B2B a livello globale

Le 6 cose sull'Internet of Things che tutti dovremmo conoscere

Per capire di cosa stiamo parlando quando ci riferiamo all’Internet of Things, spesso i media ci hanno fatto l’esempio di dispositivi e applicazioni interessati alla vendita ai consumatori finali: dispositivi indossabili per il fitness e per il monitoraggio degli indicatori di salute, così come i prodotti di automazione che rendono le nostre case più smart; eppure non dobbiamo sottovalutare l’impatto dell’IoT sul B2B. Le applicazioni business-to-business rappresenteranno quasi il 70% del valore che, secondo le stime, sarà generato dall’IoT nel prossimo decennio.
Le stime arrivano ad immaginare un valore di circa 11 trilioni di dollari all’anno a livello globale, divisi tra nove diversi settori. Quasi 5 trilioni saranno generati dal B2B, tra fabbriche, settore manifatturiero, agricoltura ed ambienti sanitari, industria mineraria, costruzioni.

Nella stima vanno aggiunte le economie emergenti che, con buona probabilità, saranno estremamente avvantaggiate nell’adozione delle nuove opportunità presentate dall’IoT: sarebbe il 38% del valore globale ad essere generato dalle economie emergenti.
Prendiamo ad esempio la Cina che, con la sua grande e crescente base industriale e manifatturiera, si troverebbe a raccogliere enormi benefici senza però soffrire, come accadrebbe invece per le economie sviluppate, del problema dell’eredità tecnologica da stravolgere e rivoluzionare.

2. Ottimizzare le operazioni

Investire in hardware, nella produzione di sensori incorporati nella produzione di attrezzature, è solo il punto di partenza dell’IoT.

I maggiori guadagni competitivi arriveranno quando i dati dell’Internet of Things riusciranno ad informarci su tutti i momenti delle operazioni che compongono le fasi di produzione industriale.
Qualche esempio: nelle fabbriche, i sensori dei macchinari che rendono i processi più efficienti, fornendo un flusso costante di dati per ottimizzare il lavoro; i sensori che informano quando le apparecchiature necessitano di riparazione, riducendo i costi di manutenzione di ben il 40%, così come i tempi di inattività; la gestione delle scorte affidate alle telecamere che ci fanno una fotografia dei numeri di componenti necessari lungo le linee di produzione; infine, nel settore minerario, i veicoli a guida automatica che permettono di aumentare la produttività del 25%, ridurre gli infortuni sul lavoro e quindi i costi sanitari.

L’IoT è anche in grado di portarci a una maggiore consapevolezza dell’effettivo utilizzo dei prodotti: Utilizzando i dati di apparecchiature, piuttosto che le informazioni provenienti da focus group, o sondaggi, i produttori saranno in grado di modificare i progetti in modo che i nuovi modelli abbiano prestazioni migliori e per imparare quali caratteristiche e funzionalità non sono utilizzate a dovere, e pertanto dovrebbero essere eliminate o riprogettate.

Analizzando i dati di utilizzo, ad esempio, una casa automobilistica ha scoperto che i clienti non utilizzavano il comando del riscaldamento del sedile sulla base dei dati meteo incamerati dal software. La casa automobilistica ha aggiornato il software del touchscreen dashboard per includere il comando apposito per riscaldare, su richiesta, il sedile del guidatore.

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3. Creazione di innovativi modelli di business

Le 6 cose sull'Internet of Things che tutti dovremmo conoscere

L’Internet delle Cose può anche stimolare nuovi modelli di business che potrebbero rivoluzionare le dinamiche competitive nel settore industriali.
I pionieri di questa tendenza sono stati i produttori di motori jet che hanno spostato il loro modello di business verso la vendita di servizi accessori: se ci sforziamo di immaginare il settore trasporti come un business di macro-servizi, popolato da applicazioni e dispositivi di geolocalizzazione, ci rendiamo conto di come questo nuovo modello di business stia avendo il sopravvento sulle vendite di veicoli tradizionale.

In primo luogo, la possibilità di tenere traccia di quando e come prodotti e servizi sono effettivamente utilizzati consente ai produttori di stabilire i prezzi in modo molto più dinamico e allineato ai consumi.
In secondo luogo, i dati combinati di tutti questi beni connessi tra loro, aiuta i fornitori delle attrezzature ad operare in modo più efficiente, rendendo possibile un servizio più efficiente soprattutto agli occhi dei clienti finali.

Questo modello di business richiede una vera e propria evoluzione del settore industriale, in cui le aziende dovranno investire energie e risorse sui servizi: lo sviluppo del prodotto, per esempio, diventa lo sviluppo dei servizi, dove il valore è co-creato con i clienti.

4. Rivoluzionare l’organizzazione aziendale

Insomma, l’IoT sarà una vera e propria sfida per i ruoli organizzativi tradizionali: ad esempio, le posizioni impegnate nel settore IT non potranno più limitarsi allo sviluppo di prodotti; dovranno lavorare a stretto contatto con i manager.

Nel commercio al dettaglio, ad esempio, una delle maggiori fonti di valore potrebbe venire dalle vendite personalizzate e in tempo reale previste nei singoli punti vendita.
Tutto questo richiederà la sofisticata integrazione dei dati attraverso molte fonti: dati di localizzazione in tempo reale; dati storici del cliente; dati relativi alla merce disponibile in negozio, dando la possibilità al cliente di sapere già dove andare e cosa chiedere, di usare un coupon immediato per acquistare un articolo magari già visto on-line.

È piuttosto chiaro che le aziende dovranno allineare la loro IT e i manager, anche se tradizionalmente queste funzioni tendevano a lavorare separatamente. E, senza soffermarci esclusivamente sulle risorse relative all’IT, l’Internet of Things richiederà una continua formazione di tutte le risorse umane aziendali, dal settore marketing agli amministratori delegati.

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5. Superare l’interoperabilità

Le 6 cose sull'Internet of Things che tutti dovremmo conoscere

Le strategie che utilizzano i dati dell’Internet degli oggetti in modo efficace spesso richiedono interoperabilità.

In futuro circa il 40% del valore potenziale richiederà diversi sistemi dell’IoT per comunicare tra loro e di integrare i dati, relativamente poco rispetto allo scenario odierno.

Tuttavia, l’interoperabilità da sola non basterà più: nel passaggio a un mondo in cui degli oggetti viene utilizzato per la previsione e l’ottimizzazione, le aziende dovranno essere capaci di mettere alla prova le proprie capacità interne di analisi, o affidarsi a consulenti esterni. Avranno bisogno di sviluppare e quindi di distribuire i software di analisi che consentiranno di gestire con dimestichezza le informazioni ricavate dai dati che gli oggetti genereranno. Insomma, un’altra potenziale opportunità di mercato per gli sviluppatori di software.

6. Parola d’ordine: sicurezza

Più dati sono in circolo, maggiore è il pericolo di violazione: prevedibilmente i futuri manager nutriranno maggiori preoccupazioni per la sicurezza informatica aziendale.

Tuttavia, preparazione per una rivoluzione di questo tipo richiederà anche un nuovo approccio strategico, definito anche resilienza digitale.
Le aziende avranno il bisogno di adattare le protezioni di sicurezza informatica ai processi e a tutto il patrimonio informativo di ciascuno di essi, che in un mondo alimentato dall’Internet of Things saranno sempre più fitti e ricchi.

Allora, quale scenario stimolato dall’Internet of Things ti incuriosisce di più?

WallaMe: lascia messaggi di realtà aumentata nella città

WallaMe: messaggi privati in luoghi pubblici

Sei un artista, un graffitaro o semplicemente vuoi stupire il tuo partner in modo originale?
Ti piacerebbe lasciare dei messaggi privati dedicati alle persone a te care in determinati luoghi della tua città?

Se la risposta è si WallaMe è l’app che fa per te. WallaMe è la nuova Applicazione di content sharing che permette di lasciare e condividere disegni o messaggi personalizzati in luoghi fisici senza bisogno di carta e penna ma semplicemente utilizzando un qualsiasi dispositivo mobile.

Disegna sulla realtà

WallaMe: messaggi privati in luoghi pubblici

 

Con WallaMe il virtuale si sovrappone al mondo reale sfruttando la tecnologia della realtà aumentata.

Disegni a mano libera, immagini o sticker, questi i contenuti che si possono creare e lasciare in qualsiasi posto scelto grazie ai servizi di geolocalizzazione di cui l’applicazione si avvale.

L’app disponibile gratuitamente sia per iOS che per Android funziona in modo molto semplice, basta scattare una foto con uno smartphone in un qualsiasi luogo che sia il muro di una scuola, di un edificio o di una casa e scrivere o disegnare direttamente sul display del proprio dispositivo. È possibile decidere se i disegni realizzati e i messaggi lasciati nel luogo scelto siano visualizzabili da singole persone o da interi gruppi.

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WallaMe offre inoltre la possibilità sia al mittente che ai destinatari del messaggio di commentare e condividere i vari contenuti presenti, assumendo così le caratteristiche proprie di un social network.
Ampio spazio alla fantasia: innamorati che nel giorno del proprio anniversario lasciano una dedica d’amore al partner, giovani artisti amanti della street art che possono dare libero sfogo alla loro vena artistica senza imbrattare i muri, amici che vogliono scambiarsi dediche divertenti, questi solo alcuni degli esempi di utilizzo di WallaMe.

Creazione di contenuti da parte degli utenti, condivisione e coinvolgimento sono gli elementi che rendono attrattiva questa applicazione.

Oggi con i social network i contenuti User Generated  regnano sovrani e soprattutto  se saputi sfruttare rappresentano per i brand un importante strumento di marketing digitale da integrare nelle proprie strategie di comunicazione.
Sulla scia di questa tendenza WallaMe potrebbe diventare un ulteriore strumento utile alle aziende per dar vita a delle campagne in cui si richiede la partecipazione attiva degli utenti spingendoli a generare contenuti.

Restiamo in attesa di vedere cosa si inventeranno le aziende: quali saranno le idee e i contenuti più originali?

Professionisti del digitale in azienda, ecco tutti i numeri

Professionisti del digitale in azienda, ecco tutti i numeri

“Quanto sono presenti nelle aziende italiane i professionisti di marketing e comunicazione digitale?”, è questo il quesito principale da cui parte l’infograficaProfessioni Digitali e Aziende Analogiche del 2015, con cui si è evidenziato il rapporto tra professioni e competenze del digitale in azienda nel nostro Paese.

Grazie a questo studio inedito realizzato da Made in Digital in partnership con Adecco Italia e Soiel International, si è potuto indagare il livello di digitalizzazione nelle aziende in Italia, con particolare focus nei settori del marketing e della comunicazione.

La ricerca ci illumina su importanti trend della situazione lavorativa attuale, delineando la percentuale degli investimenti che le aziende hanno adottato, le competenze necessarie per essere oggi un efficace digital strategist, e rispondendo alla domanda su quali siano le figure professionali più utili e richieste per le imprese nei prossimi anni.

Da quanti anni si investe nel marketing e nella comunicazione digitale?

Professionisti del digitale in azienda, ecco tutti i numeri

Attualmente, è stato rilevato che gli italiani sono fortemente in ritardo negli investimenti in marketing e comunicazione digitale, con il 46% delle aziende decisamente indietro su questa via. In particolare, il 24% investe da meno di tre anni, mentre il 22% non ha ancora iniziato a investire.

Esiste, però, allo stesso tempo, un gruppo di aziende “pioniere” del digitale. Quasi un quarto del campione, il 24%, può definirsi precursore in questi settori, investendo ormai da più di 10 anni.

Marketing e comunicazione digitale in azienda, quali saranno le figure più richieste?

Professionisti del digitale in azienda, ecco tutti i numeri

“Tre professionisti su quattro credono nella gestione delle risorse interne”.

Ebbene sì, si avverte oggi l’esigenza di investire maggiormente nelle risorse interne. Dalla ricerca è emerso infatti che la maggioranza dei professionisti ritiene che la gestione del marketing e della comunicazione digitale debba essere affidata alle risorse interne – in particolare a quelle full-time -, più che ad agenzie esterne, a consulenti o freelance.

Si ritiene anche, in rapporto alle necessità reali e ai possibili investimenti futuri, che le figure più importanti da implementare in azienda, in un’ottica temporale che va da oggi fino a tre anni al massimo, saranno, secondo i manager, Digital Strategist, creatori e curatori di contenuti digitali, Social Media Manager, Community Manager, Web Analyst e SEO Strategist.

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Indagini recenti ci dicono inoltre che le multinazionali digitali stanno andando oggi sempre di più a caccia di umanisti. Fino alla metà del 2015 Facebook, ad esempio, ha offerto 225 posizioni aperte per professionisti con competenze nella comunicazione, e poco più di un centinaio di posizioni lavorative per sviluppatori digitali. Uber, allo stesso modo, cerca più candidati con competenze umanistiche, rispetto a quelli con formazione scientifica.

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Digital Strategist: attitudini e competenze richieste

Professionisti del digitale in azienda, ecco tutti i numeri

“Per eccellere bisogna dimostrare di essere ‘Smart Workers’ esperti delle piattaforme e con una visione multicanale, integrando online e offline”.

Le qualità ritenute fondamentali per eccellere oggi come Digital Strategist sono, all’85%, secondo lo studio effettuato da Made in Digital, la capacità di ideare progetti e campagne multicanale, integrate online-offline; una conoscenza approfondita delle piattaforme (quasi al 70%); la smart working attitude, cioè il saper lavorare per obiettivi e in modalità delocalizzata (55%).

E poi ancora ci sono quelle skill che comprendono l’attitudine al lavoro in tempo reale, la capacità nella gestione di un team, l’empatia, ovvero il saper interagire in modo diretto e aperto con gli utenti, le competenze informatiche e le competenze statistiche per la gestione dei dati.

Rudy Bandiera: "Fai della tua passione un mestiere" [GUEST POST]

Questo articolo è stato scritto da Rudy Bandiera, blogger, consulente web e docente del corso “Come trasformare la tua passione in un lavoro” della Collana Digital Business.

Attenzione, non ho detto fai della tua passione un lavoro, ma ho detto un mestiere.

Sì, perché il lavoro ha una connotazione spesso destabilizzata verso la fatica e la frustrazione ma un mestiere…
Beh, quante volte vi siete sentiti dire “impara un mestiere”? Ecco, questo corso serve a questo, a imparare un mestiere.

Di fatto, se ci pensiamo bene, che cos’è un mestiere? “Ogni attività, di carattere prevalentemente manuale e appresa, in genere, con la pratica e il tirocinio, che si esercita quotidianamente a scopo di guadagno” dice la Treccani. È bene specificare che la Treccani dice anche che sono escluse le attività impiegatizie o di concetto ma a noi non importa: noi vogliamo imparare un mestiere. E vogliamo fare della nostra passione un mestiere, per la precisione.

Desideriamo, quindi, avere la possibilità di fare qualcosa che ci piace, nella vita, il che vuol dire … non lavorare mai più!
Se a uno piace giuocare a calcio e lo fa di professione, è difficile definirlo lavoro perché è la fusione tra un hobby e un’attività redditizia. A voi non piacerebbe?

Ecco, vi assicuro che è possibile farlo, o almeno è possibile imparare i modi, le tecniche, i modus e le pratiche per farlo: è possibile imparare a conoscere la strada per farlo.

Poi ovvio, io non sono qua a dire, lungi da me, che tutti ce la faranno perché le variabili sono troppe, come ad esempio la scelta oggettiva e funzionale di una “passione” da rendere un lavoro. Faccio un esempio: se uno ha la passione delle prese a muro, è difficile che ci possa campare così come è difficile che possa trovare molte persone con la stessa passione. Ma è evidente che qua il problema non sta nella passione ma nella testa delle persone che hanno la passione per le prese a muro. 🙂

C’è anche un’altra cosa da dire, prima che qualcuno ci accusi di vendere fumo: se tutti fossero in grado di realizzare il proprio sogno di fare della passione un lavoro, nessuno più lavorerebbe alla posta, per dire e questo manderebbe il sistema in collasso. Non è possibile, evidentemente!
Quello che possiamo fare però è capire le tecniche da usare e capire come metterle in pratica. Quello che vi diamo è una mappa, poi sta a voi cercare la X sotto la quale scavare.

Advertising e Social Media: quale conviene di più?

Social_Ads

Una delle maggiori insidie per chi si occupa di ideare, programmare e mettere in atto strategie di advertising è quella di riuscire a capire quali siano le piattaforme ideali di utilizzo in relazione alla specificità in cui si trova a lavorare.

Acquistare il giusto pacchetto di ads sul canale social più opportuno non è una scelta semplice, richiede conoscenze dei mezzi, delle criticità e punti di forza di ciascuno, oltre che di una conoscenza in itinere dello sviluppo in termini di tools e procedure che quei singoli canali offrono.

Innanzitutto, vi è una riflessione che sta alla base del rapporto tra marketer d’agenzia e social. In molti infatti ritengono che questo ruolo ponte tra il brand e l’attuazione delle campagne sia messo a serio rischio dall’evoluzione sempre più on-demand che i social stanno fornendo alle aziende.

Dipingono insomma un quadro in cui chi si occupa di ads “subisce” il social sul quale vuole fare campagna prim’ancora di decidere quale faccia al caso suo. D’altro canto è imprescindibile che vi sia uno sviluppo di ogni singolo canale che si tari con sempre maggiore accuratezza.

Ne consegue che ogni agenzia sia in qualche modo obbligata a modellare le campagne non più solo sulla centralità del proprio business ma a plasmarlo, lavorando per aggiustamenti, più sul dove che sul come ed il perché.

Social Ads e Social Media, ad ogni canale il suo spazio di manovra

Avendo quindi stabilito quale sia il livello d’attenzione e di “compromissione” cui ogni agenzia deve far fronte nel momento stesso in cui decide di muoversi sui canali digitali, resta il tema delle peculiarità, in termini di identità e core business, che identifica ogni social e sul quale programmare al fine di una massimizzazione nel rapporto investimenti/benefici.

Passiamo in rassegna quelli che al momento sono i 4 social brand-oriented per eccellenza, Facebook, Twitter, Snapchat ed Instagram, cercando di offrire un prospetto che ne sintetizzi punti di forza e debolezza.

#1 Facebook, il mostro della laguna

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The King of Social è tra tutti quelli che vanta il maggior numero di implementazioni e modifiche. Innanzitutto partiamo dai numeri che vantano Zuckerberg e soci:

Utenti: 1,44 Miliardi
Entrate pubblicitarie: 14,3 Miliardi di Dollari

Siamo di fronte al dominus sia per quanto riguarda la capacità attrattiva in termini di utenza a disposizione, sia per il monte d’affari prodotto.

Anche in virtù delle richieste è anche la piattaforma che può garantire il maggior numero di innovazioni a breve scadenza. Sta implementando una nuova interfaccia per l’acquisto diretto dei prodotti dalle pagine aziendali, riesce ad integrare alcune delle migliorie di Instagram, può produrre analytics che superano il concetto quantitativo di like e condivisione per una segmentazione delle campagne più accurata.

Punti di Forza
Il vantaggio di essere il più grande su piazza rende Facebook ancora la locomotiva in termini di campagne digitali. Può offrire più di ogni altro il raggiungimento dei risultati di mercato per le agenzie senza dispersione di risorse. A questo va aggiunto il fatto che l’attenzione di Facebook e del suo personale si sta spostando proprio verso il versante del marketing strategico. In questo senso il social sta virando dalla funzione di connessione tra utenti (tra soggetti fisici) alla connessione tra utenti ed aziende.

Punti di Debolezza
Quando sei il più grande di tutti e vanti numeri record per le campagne digitali comincia ad insinuarsi un pensiero nella tua testa:

Perché utilizzare le agenzie come intermediari, garantendo loro il relativo profitto, quando posso fare tutto da solo?

Il rischio è proprio questo. Con un monte utenti che oramai è prossimo alla stagnazione, Facebook sta virando i propri obiettivi finanziari su altro, ed il rischio che voglia sostituirsi alle agenzie pubblicitarie è concreto.
Del resto se sei il provider di un determinato servizio, e sai che quel servizio è migliore in assoluto, è anche doveroso sfruttare la tua posizione di dominanza.

In questo senso è il social più pericoloso di tutti, perchè potrebbe relegare il ruolo strategico di ogni agenzia in secondo piano.

#2 La forte identità di Instagram

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Per monte utenti e capacità di generare profitto tramite i ricavi pubblicitari è secondo solo al Tyrannosaurus-Facebook.

Utenti:440 Milioni
Entrate Pubblicitarie: 595 Milioni di Dollari

A partire da Giugno ha aggiunto alle proprie features il pulsante Buy, conferendo un rapporto diretto tra ads e vendite, palesando maggiore reciprocità rispetto a coloro i quali hanno investito nelle campagne su quella piattaforma.

Punti di Forza
Instagram è un social che ha un cuore pulsante. Raccontarsi “solo” per immagini implica una sacralità nel racconto che viene prodotto da ogni singolo utente, dal momento che ogni post è un’istantanea di un momento di vissuto. Anche sulle aziende viene proiettata questa vitalità che è unica nel panorama digitale. Se poi accanto ad una identità forte si aggiunge la possibilità d’acquisto di cui abbiamo accennato prima, ecco che investire in campagne su Instagram può risultare accattivante e remunerativo allo stesso tempo.

Punti di Debolezza
Un’identità forte è virtù tanto quanto è un limite quando si tratta di fare affari. Innanzitutto, proprio perché i post sono dei racconti per immagini e le connessioni di utenti sono connessioni tra storie, la soglia di tolleranza alla presenza di uno sponsored-post è bassissima.

Inoltre, questa idiosincrasia si perpetua non solo rispetto alla pubblicità in sé (che può anche essere tollerata se serve a finanziare un servizio), ma anche e soprattutto in relazione alle ragioni che determinano la formazione di una community.

Lanciare campagne mirate su Instagram può essere, per un marketer, più difficile di quel che si potrebbe pensare.

#3 Le opportunità per il real time di Twitter

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Terzo in ordine di grandezza rispetto ai suoi competitor di cui ci siamo già occupati, ma solo sul fronte utenti, è il social più costrittivo per la produzione di contenuti.

Utenti: 316 Milioni
Entrate Pubblicitarie: 2,1 Miliardi di Dollari

Di recente ha ampliato il proprio comparto video, il che ha avvicinato il formato video di Twitter a quello più istituzionale dei commercial esistenti anche sui media mainstream. Inoltre, ha dato la possibilità agli utenti di disporre in categorie di interesse le persone che si decide di seguire, mettendo ordine nello flusso di coscienza e notizie della propria bacheca.

Punti di Forza
Twitter è al momento, e lo sarà per molto ancora, il social più utilizzato da coloro che cercano informazioni. Da molti viene utilizzato ed organizzato come una vera e propria agenzia di stampa. Inoltre, è la piattaforma sulla quale si tende ad essere più istituzionali nello stile comunicativo.

Se Facebook è un luogo nel quale tendiamo a interagire con chi conosciamo tutti i giorni, su Twitter tendiamo ad essere più aperti, a fidarci ed affidarci ai contenuti postati dagli influencer delle categorie più varie.

Queste peculiarità offrono un largo spazio per campagne pubblicitarie tant’è che il rapporto utenti/pubblicità è di quasi 1 a 7 rispetto al 1 a 1 di Instagram per esempio.

Punti di Debolezza
Twitter ha in sé alcune criticità che sono diretta conseguenza dei punti di forza appena passati in rassegna. Se un utente lo usa per raccogliere informazioni in tempo reale è meno propenso ad interessarsi ad annunci che sa potrà trovare altrove, senza quella necessità dettata dalla time-line. Inoltre l’utenza, come nel caso di Facebook, pare stenti a crescere, e questo è dovuto al fatto che tra tutti i suoi competitor, quello del cinguettio è il social che ha dimostrato minori capacità di rinnovamento.

Infine le modalità di visualizzazione dei tweet-ads porta sempre ad uscire dalla pagina/app del social verso terze parti. Non avendo un sistema di browser interno ne consegue che molti non cliccano sugli annunci per non dover aprire nuove finestre.

#4 La novità costa cara su Snapchat

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In questo panorama sul mondo dell’advertising la piattaforma di messaggeria istantanea è una assoluta novità in termini di advertising. L’immediatezza che è in grado di offrire per campagne one-shot è vincente ed unica nel panorama esistente.

Utenti: 110 Milioni
Entrate Pubblicitarie: 50 Milioni di Dollari

Di recente è stava rilasciata una nuova feature che permetterà ai brand di personalizzare i selfie con copy e payoff aziendali al costo di 750.000 Dollari per un giorno di campagna aggressiva. Un’iniziativa che permetterebbe di cavalcare il filone dell’auoscatto rendendolo una fonte di investimento.

Punti di Forza

Un programma che si occupa di messaggistica è una manna per coloro che si occupano di campagne promozionali one day only, un modo per raggiungere la maggior utenza possibile in tempo reale con contenuti orientati e personalizzati.
Offrire un servizio unico significa offrire un servizio remunerativo.

Punti di Debolezza

Quando offri un servizio senza competitor e chiedi 750k come retribuzione, l’effetto Urlo di Munch nel cliente è assicurato. Se poi questo servizio, per quanto funzionale, si applica su un software che non è in grado di fornirti le migliori prestazioni possibili, è più facile che un’azienda ti dica di non investire in quel ramo.

Snapchat ha concepito e messo sul mercato una soluzione unica ed ha anticipato la concorrenza, il dubbio è che abbia anticipato anche se stessa, avendo un software non ancora in grado di reggere la mole di dati (e di utenti) messa a disposizione.

Ninja Social Oroscopo dal 22 al 28 ottobre

oroscopo

Dai Guerrieri che ci siamo, è giovedì ed è arrivato il momento del Ninja Social Oroscopo della settimana, quello che vi aiuterà a capire come andrà il we e, soprattutto, cosa vi aspetterà subito dopo! …ma partiamo dall’inizio e dal trigono Venere-Plutone che affinerà il nostro spirito critico. Non ci fermeremo più alla prima impressione, ma saremo spronati a superare l’ostacolo e a raggiungere il cuore della questione. Non ci sarà né il tempo che scorre, né la necessità di produrre o vendere di più: dedicheremo anima e còre alla nostra personalissima buona causa.

I segni d’Aria saranno i primi a dare il buon esempio. La Bilancia, rasserenata dopo alcune settimane astrologicamente intense, sarà pronta a sfoderare il suo “concept”, nuove soluzioni per dire addio a vecchi problemi. L’Acquario, lanciato una fine dell’anno rivoluzionaria, diventerà un guru. La sua tenacia ormai è leggenda, non si è lasciato né si lascerà scoraggiare, bravo! Il Gemelli invece be’ ecco, il Gemelli sarà l’eccezione che conferma la regola. Questa settimana, infatti, darà filo da torcere a chiunque oserà oltrepassare confine immaginario tra lui e il resto del mondo, a meno che non riceva in dono caffè e biscottini da sacrificare sull’altare (ma anche una scrivania andrà benissimo!).

I segni d’Acqua saranno i più determinati. Il Cancro non vedrà l’ora di mettere in mostra le sue abilità. Sa di essere in gamba e saprà come dimostrarlo, rivoluzionando il suo stesso stereotipo radicato tra le quattro mura dell’ufficio. Lo Scorpione cercherà in tutti i modi di attirare l’attenzione su di se e sulla sua evoluzione: da collega distaccato e poco disponibile ad astuto e pinzuto interlocutore. Stordirà eventuali avversari con un mix di dolcezza e pretese. Sarà sfacciato. I Pesci andranno a tutta velocità, dove non si sa. Hanno un obiettivo e sono determinati a raggiungerlo, ma come ha detto Rudy Bandiera ”per avverare un sogno bisogna avere un metodo”.
I segni di Fuoco saranno a caccia di gratificazioni. Chi come l’Ariete rinuncerà a tutto pur di ricevere una pacca sulla spalla non avrà ancora capito quanto la competizione si riveli inutile se si mettono in gioco le nostre peculiarità. Il Leone cercherà di rendere più accogliente il suo luogo di lavoro, sperando così di essere maggiormente coinvolto e allo stesso tempo di riuscire a elaborare concetti nuovi. Il Sagittario si sentirà stanco come un ragazzino che ha superato l’interrogazione programmata. Avrà bisogno di una pacca sulla spalla per sentirsi più sicuro.

I segni di Terra, favoriti dall’oroscopo di questa settimana, saranno i più distratti lavorativamente parlando. Venere e Marte, infatti, attireranno la loro attenzione verso tutt’altro. La Vergine per qualche giorno non si preoccuperà di cosa le riserverà il domani. Stato d’animo eccezionale, se non fosse che i colleghi patiranno la mancanza di uno stratega della programmazione a breve-lungo termine. Nessun problema, impareranno ad arrangiarsi! Il Toro si presenterà in riunione con il capello appena fatto e l’abito all’ultima moda, attirato più dall’incontrare i colleghi che dall’argomento. Occhiatine d’intesa potrebbero volare da una parte all’altra della tavola rotonda, metteteci un filtro e rielaboratele, dopo! Il Capricorno, invece, sarà ricercatissimo. Il suo charme e la sua preparazione lo renderanno non solo un valido alleato in ufficio, ma anche un desiderabilissimo partner. Twittate con prudenza e soprattutto non durante l’orario di lavoro!!

Fotolia e Adobe Stock vi aspettano a Photoshow 2015 [EVENTO]

fotolia adobe stock

Una delle esigenze più rilevanti per un giovane fotografo è quella di farsi conoscere e mettersi alla prova, magari in contesti che possano restituire loro importanti feedback sulla qualità del proprio lavoro. I servizi di stock online rappresentano in questo senso un ottimo strumento per proporre i propri lavori ad un pubblico qualificato e iniziare a guadagnare.

Fotolia, banca immagini professionale recentemente acquisita da Adobe, in occasione di Photoshow 2015 organizza una serie di workshop dedicati ai fotografi, due laboratori appositamente progettate per formare i partecipanti in merito alle dinamiche che portano al successo nella produzione creativa in questo settore e alle potenzialità offerte dal mercato. Inoltre, per chi lo desiderasse sarà possibile iscriversi a sessioni di analisi portfolio pubblico e private.

I fotografi che parteciperanno a Photoshow, a Milano dal 23 al 25 ottobre 2015, avranno quindi l’opportunità di fare esperienza di una realtà di successo in grado di fornire linee guida e aggiornamenti preziosi sul mondo del Microstock.

fotolia adobe stock photoshow

Questo il programma:

Venerdì 23 Ottobre, ore 11/12

Workshop a cura di Idan Nelkenbaum, sulle linee guida e gli stili di tendenza che fanno il successo di una produzione in ambito Stock.

Venerdì 23 Ottobre, ore 14/15

Sessione di portfolio review pubblica, con analisi dei nuovi trend in ascesa, temi emergenti e spunti di ispirazione.

Sabato 24 Ottobre, ore 12,30/13,30

Incontro interattivo tra Autori italiani bestseller in campo Stock e Idan Nelkenbaum, con testimonianze di chi ha fatto di questa attività un lavoro a tempo pieno o un lavoro parallelo, e con consigli tecnici su come ottimizzare le risorse e il tempo da dedicare alla produzione e alla indicizzazione.

Per info su prenotazioni vi invitiamo a leggere il comunicato ufficiale di Fotolia e seguire gli aggiornamenti sul sito di Photoshow e sulla pagina Facebook di Photoshow Italia.