I giovani della Generazione Z trascorrano una media di almeno 5 ore online;
I ragazzi di oggi vogliono fare domande e ricevere delle risposte, non gli piace essere ingannati ma desiderano che tutto quello che gli viene proposto e mostrato sia reale;
Velocità, creatività e valori: sono questi i tre ingredienti per costruire una strategia di brand che punta ad essere top of mind per la generazione Z.
C’erano un tempo i millennial. Ora è arrivato il tempo della Generazione Z, questa sconosciuta. I consumatori del domani sono il target obiettivo dei brand, in ogni settore. Ma cosa si nasconde dietro questa definizione?
Da un punto di vista demografico il termine Generazione Z si riferisce a tutti i nati nella seconda metà degli anni ’90, nell’era di internet. Rete e connessioni che hanno influenzato profondamente il loro modo di vivere la vita quotidiana e fruire contenuti e prodotti.
È stimato che i giovani della Generazione Z trascorrano una media dialmeno 5 ore online, per buona parte sui social e su applicazioni come WhatsApp o TikTok. In linea di massima possiedono inoltre un più profondo valore della comunità, intesa come modo di aggregazione e condivisione.
Tutto ciò li porta ad essere molto connessi, ma contemporaneamente molto più soli rispetto a tutte le generazioni precedenti.
I brand e lo sport hanno contribuito a colmare questo gap: basti pensare alle comunità sportive che cercano di unire persone con uno stesso obiettivo, e oggi si rivolgono a una generazione che percepisce maggiormente la solitudine ma che ricerca dei valori in cui credere.
Qual è il ruolo dei brand e quali sono le azioni da compiere per diventare davvero rilevanti per questa generazione?
#1 Essere veloci ma indimenticabili
L’esposizione a contenuti, social, chat per più di cinque ore al giorno sta diventando un fattore molto rilevante per chi vuole approcciare questo tipo di consumatore; la Generazione Z è infatti insaziabile, e molto difficile da accontentare.
Cercano sempre video, campagne, modi di comunicare che colpiscano nel minore tempo possibile.
Il motivo? Il primo perché hanno un’attenzione molto più bassa dei millennial, dovuta al fatto che sono più abituati alla velocità di creazione di video o immagini. Il secondo è che sono sempre più alla ricerca di contenuti e modi di comunicare creativi. Un’immagine statica non li attira, anzi, fa percepire un contenuto noioso e vecchio.
Un video caricato su TikTok, una campagna pensata prima per il digital e poi (forse) per l’advertising tradizionale, può essere il primo passo verso il successo.
#2 Credere in un valore
I nuovi nativi digitali, per il modo diverso di intendere il concetto di community, cercano brand e acquistano prodotti non con un messaggio commerciale, ma con un valore reale. Le strategie purpose-led, sono quelli ad oggi più efficaci se si sceglie di puntare sulla generazione Z.
Ma non basta dichiarare di credere in un valore, bisogna anche dimostrare di lavorare attivamente per includerlo all’interno della propria strategia a breve e medio termine.
Gli argomenti più sensibili per i ragazzi di questa generazione sono ad esempio il cambiamento climatico, la diversity and inclusione, online, non cercano solo il prodotto che soddisfi maggiormente i loro gusti, ma soprattutto un brand e una filosofia quanto più vicina agli ideali per cui sono disposti a lottare.
#3 Creare partecipazione per conquistare la Generazione Z
Un esempio utile per spiegare questo punto può essere Glossier, tra i brand preferiti dalla Generazione Z e il motivo è semplice. Comunica verità. Attraverso i contenuti, pensati prima e solo come contenuti digitali, fa in modo di avere un contatto diretto con i propri consumatori, scegliendo come canale principale Instagram e modelli veri e vicini a chi ogni giorno segue e partecipa sul proprio canale.
Avere un valore sì, ma creare e comunicare con il proprio consumatore è la vera arma vincente. Questa è una generazione che non vuole sentirsi distante dai brand che acquista, ma cerca una continua interazione e partecipazione, con l’obiettivo di creare insieme.
Vuole fare domande e ricevere delle risposte; non gli piace essere ingannato ma desidera che tutto quello che gli viene proposto e mostrato sia reale, il più possibile vicino a lui.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2020/04/generazione-z.jpg578947Harukahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngHaruka2020-04-20 14:36:502020-04-21 13:00:483 caratteristiche da considerare per intercettare il target più ricercato del momento
La Generazione Z potrebbe essere la più colpita e trasformata dagli effetti dell’emergenza;
Sarà la variabile tempo a determinare se l’emergenza riuscirà a segnare un’intera generazione, ma parlare di generazione Covid significa immaginare che questo fenomeno si prolunghi;
Per il momento, l’uso dei social ha consentito ai nativi digitali di adattarsi più facilmente di altri all’isolamento sociale.
Ci sono eventi che segnano intere generazioni. Senza andare troppo a ritroso, si potrebbero citare la Guerra in Vietnam, una delle cause a originare il movimento del Sessantotto, o ancora per i millennial l’11 settembre con le immagini del crollo delle Torri Gemelle e insieme delle certezze di una generazione.
E poi, per tornare ai tempi nostri, c’è il Covid-19, con la Generazione Z che potrebbe essere la più colpita e trasformata dagli effetti dell’emergenza.
A tal proposito ha senso parlare di “Generazione Covid”? E come è destinato a cambiare la percezione del mondo per i ragazzi? Per rispondere a questi interrogativi, abbiamo rivolto qualche domanda a Duala Grassini, psicologa e psicoterapeuta sistemico-relazionale.
Millennial vs Generazione Z, chi è più vittima dell’isolamento?
Sarà la variabile tempo a determinare se l’emergenza riuscirà a segnare un’intera generazione. Come è prevedibile, gli effetti potrebbero essere diversi se i tempi per un ritorno alla “normalità” si prolungassero di tanto. Ciò premesso ci sono già dei fenomeni che si stanno manifestando tra i ragazzi:
«Un adolescente ha il compito di svincolarsi dal nucleo familiare di origine e vive, per questo, un periodo di ribellione e fuga dalla famiglia, per avvicinarsi al sistema dei pari, nel quale attraverso il confronto sviluppa e delinea la propria identità».
In questi mesi di isolamento forzato, i ragazzi condividono per più tempo la quotidianità con la loro famiglia. In virtù di questo, ci si aspetterebbe che siano i più colpiti dalle norme dei decreti per contrastare la diffusione del virus. Eppure, sorprendentemente non è così:
«Io che immaginavo gli adolescenti nel chiuso delle loro stanze, in preda all’acuirsi del conflitto generazionale ho trovato, al contrario, ragazzi che, più degli adulti, dei bambini e degli anziani, continuano a nutrirsi delle loro relazioni quotidiane attraverso strumenti come i social. Gli stessi che erano stati spesso, a buon dire, demonizzati da genitori ed esperti perché, laddove gli adolescenti manifestavano tratti di personalità schizoide, ritiro sociale, divenivano l’unica modalità per mettersi in relazione con gli altri».
Se da una parte, l’isolamento ha senza dubbio acuito alcuni fenomeni di ritiro, come per esempio gli Hikikomori (termine che definisce chi fa dell’isolamento sociale e dell’uso dei social media, l’unica modalità per stare al mondo), dall’altra l’uso dei social ha consentito “ai nativi digitali di adattarsi più facilmente di altri all’isolamento sociale”.
Gli adolescenti sono quindi i più pronti a una vita da remoto: hanno imparato a digitalizzare le loro relazioni, ad acquistare corsi di formazione a distanza. L’emergenza Covid-19 ha, insomma, solo accelerato questo processo ed incrementato canali come l’eCommerce e l’eLearning:
«L’uso esclusivo di questi strumenti, tuttavia, mette a rischio la dimensione più funzionale della relazione, che non può prescindere dal rapporto umano. Una relazione si compone di aspetti non verbali e prosodici, che si stanno sempre più perdendo all’interno della comunicazione. Questo può portare a fraintendimenti e a sviluppare relazioni sempre più superficiali».
Riflettiamo, a tal proposito, sull’impatto che possono avere le lezioni a distanza. Su quanto possa essere distaccato un apprendimento che prescinde dalla relazione emotiva tra allievo e docente. D’altronde, gli insegnamenti che più ci sono rimasti impressi sono quelli di docenti che mettevano grande passione nel loro lavoro.
Come può tutto questi riprodursi online, soprattutto quando si parla di strumenti nuovi per la maggior parte degli insegnanti e degli studenti? Diventa allora un grande interrogativo nella ipotesi malaugurata che la scuola sia costretta ancora a interrompere il normale svolgimento delle lezioni nei prossimi mesi per il sopraggiungere di una nuova emergenza.
L’esame di maturità: la perdita di un rito di passaggio
L’ultimo anno alle scuole superiori, il viaggio e la festa di fine anno, l’esame di maturità, sono tutte esperienze che con ogni probabilità saranno negate ai diciottenni di oggi. Che effetti potranno avere sulla loro vita?
Si può immaginare che molti si esaltino all’idea di non dover provare l’ansia di affrontare una commissione, vis à vis, per esporre ciò che ha imparato e “giocarsi tutto” con la prestazione del momento:
«Quello che alcuni giovani forse non hanno ancora gli strumenti per comprendere, è che rischiano di perdere uno dei riti che sanciscono il passaggio ad una fase evolutiva successiva. La mancanza di riti di passaggio nell’esistenza di un uomo non favorisce le elaborazioni delle fasi della vita. Così come, per esempio, l’assenza di un rito funebre rende più complicata l’accettazione della morte. Un altro fenomeno a cui stiamo assistendo in questi mesi».
La mancanza di un esame di maturità tradizionale significherebbe anche la mancata condivisione di emozioni, momenti di commozione, abbracci, aneddoti da raccontare, pianti, ringraziamenti ecc. La mancanza di tutto questo “potrebbe creare un sospeso con cui prima o poi si dovrà fare i conti”.
Generazione Z: gestire ansia e stress con creatività
Grassini ci offre consigli anche su come gestire le emozioni aiutando gli adolescenti, e noi tutti, a non farsi schiacciare da ansie e paure:
«Gestire gli aspetti emotivi significa impiegare risorse cognitive e comportamentali. Per esempio, utilizzare i canali giusti di informazione per comprendere quello che sta accadendo, senza incappare in notizie sensazionalistiche che creano allarmismi. E adottare delle buone pratiche, come impegnarsi in attività manuali e creative che sono in grado di dialogare con il nostro “io bambino” e farci vivere il più possibile “il qui ed ora”».
Per quanto riguarda la gestione dello stress, la psicoterapeuta ci aiuta a fare un distinguo, tra chi riuscirà a risolvere attraverso strumenti emotivi e cognitivi, come descritto sopra. Unendo a questi, la voglia di raccontare e condividere questa esperienza con gli altri. Diverso è il caso di personalità che soffrono già di tratti ipocondriaci, paranoici o tendenze depressive:
«Se vi è un passato di traumi legati alla malattia o all’isolamento, la gravità della situazione verrà avvertita maggiormente fino a poter determinare un DPDS (disturbo post-traumatico da stress)».
Rinsaldare i legami familiari e migliorare come persone
Come ogni crisi, anche questa nasconde pericoli e opportunità, e secondo la nostra esperta, non va vissuta dai ragazzi necessariamente nell’accezione negativa del termine.
Per dimostrarlo, ci cita il caso di un suo paziente, un 25enne, che continuava ad essere in protesta con i suoi genitori, pretendendo che “ricoprissero l’immagine idealizzata che si era fatta di loro quando era bambino”. Questa forzata convivenza ha costituito per lui un acceleratore di crescita perché ha avuto modo, accanto alla guida psicologica, di affrontare, comprendere, fino quasi a risolvere, la propria conflittualità familiare ponendo le basi per l’ingresso all’età adulta.
«Ci hanno insegnato che gli eventi e l’ambiente ci plasmano dai primi istanti di vita e ancor prima, ma come ad ogni essere umano. Come i giovani decideranno di utilizzare questa “crisi” ancora una volta dipenderà da loro. Mi piace pensare che la utilizzeranno per rivalutare l’importanza di un abbraccio, di avere ancora un genitore, di poter godere della natura rispettandola e di amare la vita sempre».
Generazione Covid: speriamo di no!
Tornando alla domanda con cui abbiamo aperto l’articolo, ha senso parlare oggi di Generazione Covid? Secondo l’esperta ancora no.
«Parlare di generazione Covid mi fa un po’ effetto, significa immaginare che questo fenomeno si prolunghi fino a segnare in maniera indelebile una intera generazione. Ancora possiamo sperare che non sia così», conclude.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2020/04/generazione-covid-3.jpg591930Giancarlo Donadiohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngGiancarlo Donadio2020-04-20 12:36:092020-04-21 17:42:43Generazione Covid: cosa cambierà domani per i ragazzi di oggi
Per chi non ha smesso di studiare e migliorarsi, per quelli che hanno scoperto oggi le opportunità che i social offrono, e per chi, invece, ci lavora da tempo. Torna, puntuale come ogni settimana, la nostra Week in Social.
Su Instagram: sticker, live da desktop, tool, IGTV e challenge
Sono quattro le novità introdotte da Instagram questa settimana. Procediamo con ordine. La prima riguarda la possibilità di seguire i live da desktop.
La seconda novità riguarda IGTV, tra il lancio di una nuova home, la monetizzazione dei video, una Discover Tab per navigare la app e scoprire nuovi video, e lo swipe up che invita gli utenti a proseguire nella visione dei video, dopo i primi 15 secondi. Chissà se questi aggiornamenti porteranno più persone a usare la app.
La terza novità Ig di questa settimana riguarda l’aggiunta di gift card, food order, and fundraiser tool per Stories e profili. Come puoi immaginare, i tool sono pensati per aiutare i brand in questo periodo di sospensione. Ovviamente questo non risolve i problemi che molte aziende stanno fronteggiando. Ma la piattaforma pare intenzionata a lavorare in questa direzione.
Per vedere questi ultimi aggiornamenti sui tuoi canali, dovrai aspettare un po‘. Lanciati in USA e Canada, verranno rilasciati a tutti nelle prossime settimane.
Chiudiamo, con l’ultima novità su Instagram. Il social sta sperimentando un nuovo sticker per le Stories, ‘Challenge‘. Ti ricorda qualcosa? Ma certo: TikTok. Lo stiker, infatti, è pensato per coinvolgere i tuoi amici in sfide e contest online.
Facebook punta su informazione, messaggistica e gruppi
E anche su Facebook la settimana è stata movimentata, lato social. Tanti aggiornamenti in arrivo. A partire dalla partnership con la World Health Organization, per creare un bot Messenger e condividere informazioni accurate e in tempo reale sulla pandemia in corso. In pratica, lo stesso tool usato su WhatsApp.
E mentre da un lato si dà spazio alla comunicazione, dall’altro la si limita, ma per ovvie ragioni, ovvero sanzionare chi non rispetta le regole. Stiamo parlando della possibilità di silenziare i membri dei gruppi per 28 giorni. Cos’altro? Facebook ha realizzato un nuovo tool per Apple Watch. Si chiama Kit, che sta per Keep in Touch. Con un solo tocco, sarà possibile mandare emoji, localizzazione, messaggi vocali ai tuoi contatti più stretti.
E, mentre Facebook lavora a nuovi workshop per aiutare gli amministratori dei gruppi a gestire meglio uno strumento che vede sempre più utenti, pare presto avremo la possibilità di condividere Stories che dureranno 3 giorni. Hai capito bene: 3 gioni invece delle canoniche 24 ore. La notizia non è ancora ufficiale. Ma pare che entro un mese ne sapremo di più.
In breve
Pinterest lancia una sezione per aiutare i business che stanno risentendo della crisi economica generata dal Covid-19.
Snapchat crea un hub con tool, link e risorse per aiutare i marketer.
YouTube sta lavorando a ‘Video Chapters‘ option, che permette di segmentare i video in capitoli, ognuno con una precisa descrizione. Sarà così più immediato individuare gli argomenti trattati in un video.
Coming soon
Chiudiamo la nostra Week in Social con due notizie dell’ultima ora. Una riguarda Instagram e Facebook. Pare che presto potrebbe esserci la possibilità di andare live, nello stesso momento, su entrambe le piattaforme: account Instagram e Pagina Facebook.
Mentre TikTok sta lavorando a una nuova funzione, chiamata ‘Family Pairing‘, che consentirebbe ai genitori di monitorare la presenza online dei propri figli. Screen Time Management, Restricted Mode e Direct Messages sono le tre misure che la app introdurrà, per tenere sotto controllo il tempo trascorso in app, chi può mandare messaggi a chi, e quali contenuti possono essere visti.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2020/03/social-media-intelligence.jpg608952Valentina De Felicehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngValentina De Felice2020-04-18 12:37:282020-04-27 11:00:21Week in Social: dalle Facebook Stories di 72 ore ai nuovi sticker su Instagram
In materia di contenuti dannosi, Facebook si è recentemente espressa con un white paper che definisce come dovrebbero essere regolati i contenuti su social e web
Facebook punta a mentenere il suo ruolo di partner costruttivo per i governi, con approcci più praticabili per gestire i contenuti online
In materia di “contenuti dannosi”, Facebook si esprime pubblicando un nuovo white paper per la regolamentazione universale sui social e sul web.
Sulla scia dello scandalo Cambridge Analytica e delle proposte avanzate sul tema privacy, propaganda politica online e portabilità dei dati, arriva una nuova regolamentazione universale dei contenuti dannosiche coinvolge Facebook, legislatori, aziende private, società e utenti.
Dopo Cambridge Analytica, lo stato dell’arte
È il 2018, quando Mark Zuckerberg viene chiamato a testimoniare davanti al Congresso degli Stati Uniti sulla violazione delle informazioni appartenenti a milioni di utenti registrati al suo social network e usate impropriamente dalla Cambridge Analytica.
L’uso che la società di consulenza britannica ne avrebbe fatto coincide con la profilazione diretta di utenti, amici e simili da intercettare per scopi politici a carattere elettorale, attraverso la pubblicità digitale.
Da allora, la questione sulla regolamentazione dei contenuti dannosi su Facebook, i social e nel web è sul tavolo del dibattito come un nervo scoperto in cerca di una linea universale da implementare e delle responsabilità da conferire.
Nel 2019, arriva un primo significativo cambiamento: Facebook passa con decisione dal “non vogliamo più interferenze da parte del governo” a “abbiamo bisogno di una supervisione del governo per implementare controlli di sicurezza universali e garantire parità di condizioni per tutte le piattaforme che lavorano per sorvegliare i contenuti web”.
Di fronte alle varie sfide legali e politiche, oggi Facebook mira a favorire un approccio più standardizzato delle policy: “È impossibile rimuovere tutti i contenuti dannosi da Internet” dichiara Zuckerberg in un recente editoriale, “ma quando le persone utilizzano decine di servizi di condivisione diversi – tutti con la loro politica e i loro processi – abbiamo bisogno di un approccio più standardizzato”, conclude.
Una posizione con cui il CEO del social network s’impegna a delineare un quadro strategico entro cui implementare la regolamentazione universale dei contenuti dannosi sui social e sul web.
Il white paper pubblicato lo scorso febbraio dal gruppo Facebook, mira a rispondere a quattro domande chiave che l’azienda sostiene debbano essere formulate nell’ottica di un dibattito più ampio.
L’azienda sottolinea:
In che modo la regolamentazione dei contenuti può raggiungere l’obiettivo di ridurre il linguaggio dannoso preservando la libera espressione?
In che modo le normative possono migliorare la responsabilità delle piattaforme Internet?
La regolamentazione dovrebbe imporre alle società di Internet di raggiungere determinati obiettivi prestazionali?
La regolamentazione dovrebbe definire quali “contenuti dannosi” dovrebbero essere vietati su Internet?
Secondo Facebook, i problemi sorgono quando le persone non comprendono o si sentono impotenti di fronte a decisioni che limitano il loro linguaggio, il loro comportamento e più in generale la loro esperienza online.
Per mantenere un adeguato bilanciamento tra sicurezza, libertà di espressione e altri valori, bisognerebbe attivare sistemi di canali intuitivi per la segnalazione di contenuti o la supervisione esterna di politiche o decisioni di applicazione, attraverso procedure come la periodica segnalazione pubblica dei dati di applicazione.
Una regolamentazione che potrebbe fornire a governi e individui le informazioni di cui hanno bisogno per giudicare accuratamente gli sforzi fatti dalle società di social media.
Le autorità di regolamentazione potrebbero prendere in considerazione determinati requisiti per le aziende, come la pubblicazione dei loro standard di contenuto, la consulenza con le parti interessate-quando apportano modifiche significative agli standard-o la creazione di un canale affinché gli utenti possano presentare ricorso contro una decisione di rimozione o non rimozione di un’azienda.
In questo modo, le normative migliorerebbero la responsabilità delle piattaforme.
È evidente come in quest’ottica le aziende potrebbero essere incentivate a raggiungere obiettivi specifici come mantenere la prevalenza dei contenuti in violazione al di sotto di una soglia concordata.
Ciò significa che la regolamentazione dovrebbe definire quali “contenuti dannosi” dovrebbero essere vietati su Internet?
Nel documento, viene specificato che le leggi che limitano la parola sono generalmente applicate dalle forze dell’ordine e dai tribunali. La moderazione dei contenuti su Internet è sostanzialmente diversa.
Pertanto, i governi dovrebbero creare regole per affrontare questa complessità – che riconoscono le preferenze dell’utente e la variazione tra i servizi Internet, possono essere applicati su larga scala e consentire flessibilità in tutte le lingue, tendenze e contesto.
La situazione odierna con milioni di contenuti pubblicati e diffusi sui social sul Coronavirus e sull’emergenza, resta un banco di prova per tutte le piattaforme.
Il ruolo di Facebook nel nuovo quadro strategico
In sostanza, Facebook sta dicendo che esistono disposizioni sui contenuti in vigore per tutte le altre forme di media e simili e dovrebbero essere attuate per il web; il che ridurrebbe l’onere sull’azienda e su altre piattaforme, a favore di una decisione più autonoma su cosa è e cosa non è accettabile, pur istituendo una misura di base su tutti i social network ed entità.
In tal senso, continuerebbe a mantenere il suo ruolo di partner costruttivo per i governi mentre pesano approcci più efficaci, democratici e praticabili per gestire i contenuti online.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2020/04/contenuti-dannosi-facebook.jpg417626Monica Marchionnahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMonica Marchionna2020-04-17 16:19:092020-04-21 17:47:47Come dovrebbero essere regolati i contenuti sui social, secondo Facebook
Il lockdown sta cambiando notevolmente le abitudini dei consumatori
La spesa nella GDO e la preferenza per gli acquisti eCommerce rispecchiano queste nuovi abitudini domestiche
Mentre l’Italia chiude, secondo le statistiche, esplodono gli eCommerce
Le misure imposte per arginare il diffondersi dell’epidemia da Coronavirus stanno cambiando profondamente le abitudini dei consumatori. Esercizi commerciali chiusi, smart working, quarantene forzate costringono le persone a condurre una vita molto più casalingae gli effetti si leggono immediatamente sugli acquisti.
Cosa possiamo dire riguardo all’andamento delle vendite della GDO e degli eCommerce tra fine febbraio ed inizio aprile 2020?
La spesa nella GDO rispecchia le nuove abitudini domestiche
Secondo una ricerca di Nielsenle vendite della GDO hanno avuto un’impennata a partire dalla settimana tra lunedì 17 e domenica 23 febbraio, in particolare nei supermercati (+8,69%), negli ipermercati (+8,61%) e nei discount (+8,28%) del Nord Italia. Gli acquisti sono aumentati per via di due effetti: lo “stock”, che ha portato all’aumento degli acquisti di prodotti alimentari a lunga conservazione, quali riso (+33%), pasta (+25%), sughi e salse (+19%) e “prevenzione e salute”, che ha portato all’aumento delle vendite delle categorie della cura persona, come il comparto parafarmaceutico (+112%) e quello dell’igiene personale (+15%).
Nelle nostre rilevazioni – ha affermato Romolo de Camillis, di Nielsen Connect Italia – si può leggere l’apprensione per l’eventualità di una quarantena.
Durante le due settimane successive la crescita è dilagata anche al Sud, sempre trainata dai due effetti citati in precedenza, a cui se n’è aggiunto uno nuovo: #Restoacasa. Tra gli ingredienti base più acquistati si sono aggiunti il latte e la farina, mentre nel comparto surgelati, impanati, pesce e vegetali. In termini di valore assoluto sono i prodotti da forno a riscontrare una maggiore crescita, in particolare pasticceria e biscotti. Registrano una forte crescita anche l’acqua in bottiglia, la carta igienica, il sapone, la candeggina, le salviettine umidificate e i detergenti per le superfici.
A seguito delle nuove misure restrittive, prese dal governo l’8 Marzo 2020, le vendite della GDO sono letteralmente esplose: la crescita di queste settimane risponde alla nuova esigenza di consumare i pasti esclusivamente in casa. Come nella settimana precedente, è il Sud Italia a registrare gli incrementi più alti su base tendenziale (+28,4%), seguito da Nord Est (+18,6 %) e Centro (16,8%). In particolare, il trend positivo si registra nei liberi servizi (+46,3%), nei supermercati (+30,4%) e nei discount (+22,5%).
Anche le vendite di prodotti ideali per un aperitivo home-made crescono, come mozzarelle (+43,4%), affettati (+32,4%), patatine (+31,3%), birre (+13,8%), ma anche di quelli che potremmo considerare “comfort food”, come creme spalmabili (+57,7%), pizza surgelata (+54,3%) e barrette di cioccolato (+21,9%). Sono tanti gli amici, i fidanzati, i colleghi, che nel primo weekend dopo la stretta si sono organizzati per vincere i momenti di noia e solitudine, tramite aperitivi e cene virtuali. Al contrario, il Cash & Carry ha subito un calo molto forte (-44,7%) e probabilmente questo andamento si protrarrà fino alla fine della quarantena, quando verranno riaperti bar e servizi di ristorazione.
Durante la quinta e la sesta settimana (tra il 16 marzo e il 29 marzo), le vendite della Grande Distribuzione Organizzata continuano a crescere, ma in modo più contenuto, probabilmente a causa delle nuove procedure d’ingresso nei negozi e quelle relative allo spostamento (che può avvenire solo all’interno del comune di residenza). Secondo l’osservatorio Lockdown di Nomisma si prediligono ordini online, negozi di vicinato e prodotti a km zero, ma a differenza delle settimane precedenti è il Nord Est a registrare gli incrementi più alti su base tendenziale (+8,9%).
Le categorie di prodotti maggiormente acquistate sono sempre legate ai tre “effetti” identificati da Nielsen: lo “stock” (farina, uova, zucchero, latte, burro, caffè, pasta, sughi e biscotti), la “prevenzione” (guanti, detergenti per le superfici, candeggina, sapone, termometri) e “resto a casa” (pizze surgelate, affettati, mozzarella, patatine, vino e gelato). In questo periodo aumenta la gente che si dedica alla preparazione di panificati e dolci in casa. Tutt’ora le vendite della GDO sono stabili, ma vista la proroga della quarantena fino al 3 Maggio, si pensa che ci sarà un nuovo incremento negli acquisti.
Mentre l’Italia chiude, esplodono gli eCommerce
In tutto questo caos, visti i moltissimi esercizi commerciali chiusi, le restrizioni all’entrata dei negozi aperti e la paura del contagio, moltissime persone hanno deciso di rivolgersi agli eCommerce per soddisfare i propri bisogni. Il trend delle vendite di prodotti di largo consumo online è notevolmente cresciuto, passando da un 81,0% (rilevato da Nielsen tra lunedì 24 febbraio a domenica 1 marzo) ad un +162,1% (rilevato tra lunedì 23 a domenica 29 marzo). Da un’indagine di Netcomm, infatti, il 77% delle aziende che vende online nei diversi settori ha dichiarato di aver acquisito nuovi clienti, a dimostrazione che la crisi ha portato diversi consumatori ad avvicinarsi per la prima volta agli acquisti online. Secondo Romolo de Camillis, questa ascesa «rispecchia l’esigenza di evitare lunghi tragitti casa-negozio, nonché di evitare code e assembramenti».
Se si vanno a guardare bene i dati, però, il trend non è totalmente positivo: il boom negli acquisti online c’è stato, ma riguarda principalmente i beni di prima necessità.
Il trend di crescita riscontrato tra fine febbraio e inizio marzo, esattamente come quello del retail tradizionale, ha poi subito un lieve rallentamento: per molti player, sia B2B che B2C, il fattore determinante del calo è stato il decreto emanato il 22 marzo 2020, che ha applicato nuove restrizioni per limitare la diffusione del Coronavirus, ovvero il divieto di vendita dei prodotti non essenziali ed il conseguente ritardo o blocco dei sistemi di trasporto.
Attualmente, guardando i dati aggiornati delle spedizioni rilasciate da Qaplà, la situazione italiana per la logistica del commercio elettronico sembra abbastanza fluida: qualche corriere è in crisi, a causa delle filiali chiuse (in particolare nel Nord Italia) o degli scioperi degli spedizionieri che hanno paura ad andare a ritirare le merci nelle zone più colpite dal virus, ma molti altri stanno lavorando al meglio delle proprie risorse per garantire il flusso della distribuzione. Secondo l’indagine dell’Osservatorio Netcomm datata 31 marzo 2020, la percentuale di merchant che hanno riscontrato un problema nelle spedizioni (su 150 intervistati) è solo del 39,33%, ma un buon 80% non esclude di poter avere difficoltà nei prossimi mesi.
Andamento delle vendite online a seconda del settore
Analizzando i dati di Qaplà, a Marzo 2020 è stato evidenziato un netto miglioramento nel volume delle spedizioni totali, ma andando ad analizzare lo spaccato dei singoli settori ci si rende conto che le performance non sono per tutti uguali, anzi.
Settori in crescita: spesa online, pharma, articoli sportivi e bricolage
La categoria che ha fatto segnare numeri da record, in particolare nei primi giorni di Marzo, è quella della spesa online. Tuttavia, nel giro di una decina di giorni il sistema ha fatto crash: nessun player era organizzato per far fronte a una domanda esplosa da un giorno all’altro. Il risultato è stato che molti siti erano diventati lentissimi, o addirittura inusabili, come quello di Carrefour, che bloccava la navigazione ogni qual volta si tentava di inserire un prodotto nel carrello, oppure chiedeva all’utente di rientrare a mezzanotte a saldare il conto della spesa. Altri player, come Iper ed Esselunga, invece, non sono riusciti a reggere il carico della logistica, facendo slittare la consegna di intere settimane.
Ecco quindi, che nelle ultime due settimane, alcune realtà si sono ingegnate per trovare delle soluzioni alternative: alcune realtà locali si sono impegnate nelle consegne a domicilio, magari approfittando della soluzione offerta da Nexi “Pay-by-link”, che consente di incassare l’importo dell’acquirente a distanza, tramite l’uso di un link. Anche molti eCommerce hanno ideato nuovi servizi, ad esempio Carrefour ha da poco lanciato “gli essenziali“, dei cesti precostituiti con alimenti in scatola, prodotti per la casa e per la cura della persona che vengono consegnati entro 4-5 giorni dall’ordine, in tutta Italia.
Un altro settore destinato a una crescita esponenziale è quello delle farmacie online: secondo Qapla’ nella seconda metà di Marzo c’è stato un incremento degli ordini del +54%, rispetto allo stesso periodo del mese precedente, mentre Adabra ha registrato un 37% di fatturato in più rispetto all’anno precedente. Tuttavia, anche in questo settore mostra un andamento simile a quello dei supermercati: un boom di vendite nelle prime settimane, che si è poi lentamente assestato su livelli tradizionali.
I dati positivi registrati tra fine febbraio ed inizio marzo sono stati trainati dalla ricerca di prodotti legati al COVID-19, ovvero i detergenti per le mani, le mascherine, i guanti ed i termometri (secondo IQVIA e Pharmacy Scanner +455%), di fatto introvabili nelle farmacie locali e nei supermercati. Durante il corso delle settimane c’è anche stato un incremento di ricerche anche per i termometri e per i pulsossimetri, ovvero strumenti utili per misurare la temperatura e l’ossigenazione del sangue, ma anche di vitamina C, causata da una fake news fatta circolare sui social network e ripostata da Belen Rodriguez.
Dopo che Conte ha decretato il lockdown, l’attenzione degli utenti si è concentrata su altre due categorie di negozi online: eCommerce specializzati nella vendita di attrezzature per l’home fitness e del bricolage. Gli articoli sportivi sono molto ricercati e acquistati, in particolare da quando è stato vietato di passeggiare e correre all’aperto: fare sport tra le mura domestiche è diventata una vera e propria ossessione, sia per questioni di forma fisica, che per scaricare lo stress del momento.
E sicuramente l’offerta di video, app e tutorial messi a disposizione dagli influencer e dai personal trainer, ha notevolmente incrementato le vendite di questi prodotti, che secondo Adabra si aggira attorno ad un +48% di fatturato rispetto all’anno precedente. Per quanto riguarda i negozi di bricolage, invece, se inizialmente la vendita è stata trainata dalla ricerca di mascherine ffp2 e ffp3, non sono mancati gli acquisti di vernici, utensili e materiali per i piccoli lavori di casa; secondo una ricerca di ManoMano e YouGov sulle nuove abitudini degli italiani, infatti, risulta che 4 persone su 10, in particolare di sesso maschile, durante la quarantena si sta dedicando ai piccoli lavori di manutenzione domestici.
Rimangono alte anche le visite ai siti di elettronica di consumo, di giocattoli e di pet care. La necessità di seguire le lezioni e lavorare da remoto, ha incrementato l’acquisto di accessori quali webcam, monitor, cuffie e microfoni. Inoltre, la raccomandazione di evitare di toccare superfici condivise e di tenere puliti gli ambienti di casa, ha favorito le vendite di robot aspirapolvere, di dispositivi smart home.
Al contrario, secondo GfK hanno subito una decrescita prodotti quali smartphone (-6,7%), TV (-10,2%), macchine del caffè (17,4%), stampanti (-27%), condizionatori (-27,4%) e asciugatrici (-31,4%). E mentre i genitori lavorano, i bambini hanno bisogno di distrazioni, di conseguenza non sono mancate le impennate alle visite degli store di giochi e giocattoli; molti di essi però, purtroppo, rimangono chiusi fino a nuova ordinanza. Oltre i bambini, anche gli animali domestici in questo periodo reclamano le dovute attenzioni: il trend delle visite dei negozi di “pet care” è stabile, mentre gli ordini di cibo, integratori e peluche, secondo Qaplà, sono aumentati del 100% nel giro di un mese.
Ovviamente, in tutto questo periodo i marketplace sono rimasti il punto di riferimento per tutti gli italiani, in particolare Amazon ed Ebay. Inutile dire che, anche qui, i prodotti più cercati in assoluto sono state le mascherine e l’amuchina, il termometro ed il saturimetro. Nella top ten compaiono anche libri, accessori per bambini, il Risiko ed il Kindle. Anche l’acquisto su Amazon ha subito una lieve battuta d’arresto: secondo quanto riportato da Bloomberg, anche il grande colosso è rimasto spiazzato dall’enorme aumento delle domanda a livello globale e dal 21 Marzo, ha dovuto prendere la decisione di dare la priorità di consegna ai beni di prima necessità, appartenenti alle categorie della salute e degli alimenti.
Settori in calo: fashion, lifestyle e travel
Secondo il Consorzio Netcomm, l’emergenza sanitaria ha causato un calo delle vendite degli eCommerce dell’abbigliamento, dell’arredamento e delle calzature. Nonostante le grandi catene di abbigliamento abbiano incentivano gli acquisti online con sconti e promozioni dedicate, il mercato sembra aver subito un calo pari all’84,62%. I motivi di questa tendenza potrebbero essere due.
In primis, alla preoccupazione e all’ansia dovuta alla pandemia in corso, si aggiungono i timori per le conseguenze economiche derivate dal lockdown. Nella nostra testa non c’è più spazio per sfizi ed acquisti accessori, ma solo per beni di prima necessità o articoli particolarmente scontati. A questo, si aggiungono i problemi legati all’operatività e alla logistica: ordinare senza sapere quando si riceverà la merce è un deterrente per molti consumatori. Il mondo del lusso, invece, ha deciso di convertire la propria produzione in strumenti di protezione individuale: sono molti i famosi brand di moda che hanno deciso di impegnarsi in questa causa: da Mango a Gucci, da Dior ad Armani.
Ma il settore che soffre di più in assoluto in termini di vendite online ed offline, è sicuramente quello del turismo. Arrivano a ritmo accelerato in questo periodo, cancellazioni e disdette in tutta Italia, mettendo in ginocchio il mercato. Secondo la rilevazione, realizzata dall’Istituto Demoskopika lo scorso 11 marzo, sarebbero almeno 14 milioni i cittadini che, al netto di una ulteriore proroga dei provvedimenti restrittivi, avrebbero già deciso di non trascorrere l’estate 2020 sotto l’ombrellone: un tasso che si ripercuoterebbe sul sistema turistico con una perdita di circa 5,8 miliardi di euro a cui si aggiungerebbero 3 miliardi, già calcolati per le festività pasquali.
Valori negativi anche per l’incoming turistico italiano, che potrebbe provocare una perdita di circa 15 milioni di turisti stranieri. Questi numeri trovano conferma nelle percentuali di prenotazione rilevate nel report di Darwin, che si assestano attorno al -84% per i viaggi organizzati, -80% per i voli, -73% per i trasporti e -67% per le strutture ricettive. D’altronde “del doman non v’è certezza”: nessuno sa se, come e quando la vita potrà tornare alla normalità.
Cosa aspettarsi dal prossimo futuro degli eCommerce?
Gli sviluppi dipendono sicuramente da più fattori. È probabile che per alcuni settori aumenti ancora la portata degli ordini, per via dell’esaurimento delle scorte in casa. Inoltre, dal momento in cui assisteremo alla riapertura dei punti vendita e le persone potranno tornare a circolare, con le dovute precauzioni per la tutela della salute, il ruolo del commercio online diventerà ancora più importante: molti preferiranno acquistare online, piuttosto che stare ore ed ore in fila al negozio o correre rischi per la propria salute. Perciò, i proprietari di eCommerce, dovranno rimboccarsi le maniche, per tenere sotto controllo tutta la filiera distributiva ed evitare intoppi nella fruizione del portale e nelle consegne.
Secondo la mia opinione, gli aspetti che devono e dovranno essere necessariamente tenuti sotto controllo sono: la comunicazione tempestiva degli aggiornamenti, l’usabilità del sito, la quantità di merci in magazzino, i prezzi e la scontistica, l’assistenza al cliente 24h e la garanzia di consegna. Se le reti di distribuzione continueranno a funzionare fluidamente durante le prossime settimane non dovrebbero presentarsi grossi problemi, ad eccezione della difficoltà dell’approvvigionamento: è un dato di fatto che già ora, in molti magazzini, la disponibilità di alcune merci è terminata e non sarà facile riassortirla nel breve periodo.
Per alcuni settori sarà comunque necessario tenere conto che il fattore economico potrebbe impattare negativamente: molte aziende, che sono state costrette a rimanere chiuse, subendo ingenti perdite ai profitti, non saranno in grado di pagare i propri dipendenti, e a ciò si aggiungerà un tasso di disoccupazione molto elevato.
Questa preoccupazione è resa nota da una ricerca di SWG del 19 marzo scorso: il 53% degli intervistati teme che “la propria azienda o attività possa subire delle conseguenze” mentre il 44% ha paura di poter perdere il lavoro a causa di questa crisi. Sicuramente il potere di spesa di molti consumatori potrebbe essere notevolmente ridotto rispetto a prima. Purtroppo, avere il negozio migliore del mondo o le campagne di marketing più avvincenti potrebbe servire a poco, se le persone non avranno la possibilità di acquistare.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2019/05/ecommerce-in-italia.jpg609953Monica Brignolihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMonica Brignoli2020-04-17 16:07:212020-04-22 10:55:39Effetto COVID-19, l'emergenza mette le ali a eCommerce e GDO
Il COVID-19 sta già cambiando la nostra vita e condizionerà anche le scelte di marketing
La forma di advertising più colpita è evidentemente l’outdoor, segue subito dopo il mercato delle sponsorizzazioni
Gli influencer hanno un ruolo positivo attivo, coinvolgendo i follower con le dirette da casa
Cosa accadrà al mondo del marketing post Covid-19?
Abbiamo provato ad analizzare, partendo da alcuni dati, come il mondo del marketing potrà essere influenzato dal lockdown mondiale.
Alcune considerazioni, sono forse banali, ma vanno necessariamente sottolineate oggi: se le strade sono deserte, internet è in sovraffollamento; i social media sono diventati il luogo in cui rifugiarsi per ritrovare un senso di comunità e le piattaforme di video conference sono diventati i nuovi bar virtuali in cui incontrare amici e parenti.
Tutto il mondo si sta interrogando su domande da milioni di dollari: quanto durerà? Come sarà influenzata la mia vita e il mio lavoro? Noi queste risposte ovviamente non le abbiamo, ma abbiamo provato a capire come il Coronavirus influenzerà le scelte di marketing nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.
Mentre siamo chiusi nelle nostre case, il mondo intorno a noi sta cambiando. La comunicazione in TV è stata rivoluzionata nel giro di poche settimane, i programmi televisivi si sono adattati alle nuove disposizioni sanitarie e i brand più reattivi sono andati in onda con spot pubblicitari girati in case, mostrando un messaggio di vicinanza al pubblico.
Ma proprio dal mercato del marketing tradizionale arriva il primo grande paradosso: gli ascolti della TV esplodono ma i brand fanno retro-front sugli investimenti pubblicitari.
Secondo uno studio svolto in queste settimane recente studio, la penetrazione degli ascolti TV aumenta ogni giorno, mediamente un italiano su tre guarda la tv, la chiusura delle scuole aggiunge una bella fetta di bambini, che tuttavia rimane inferiore a quella degli adulti. Il picco di ascolto è alle 9 di sera con quasi la metà degli italiani davanti alla televisione, mentre il day time ha beneficiato maggiormente della situazione con un incremento del 17%.
Lo stesso dato di crescita, tra TV tradizional e streaming si registra inoltre in tutto il mondo, come mostrato da Statista.
Ma nonostante ciò, in Italia si stima una riduzione degli investimenti in acquisto di spazi televisivi. Un vero e proprio paradosso, spinto dall’ondata di crisi economica verso cui stiamo andando incontro.
L’Out of Home potrebbe essere la forma di advertising più colpita. Ha ancora senso la pubblicità per strada? Nei prossimi mesi sarà sempre meno frequente camminare per strada, spostarsi da casa a ufficio, raggiungere da qualche parte un amico. E allora quanto saranno utili i cartelloni pubblicitari? Quale sarà l’effettivo ritorno dell’awareness di una pubblicità sugli un autobus, o in una stazione della metropolitana? C’è tuttavia da considerare che una buona fetta della spesa pubblicitaria in questo settore sia allocata alla fine dell’anno, per le festività natalizie.
Infine, anche il mercato delle sponsorizzazione ne risentirà: i grandi eventi sportivi, come il campionato di calcio e perfino le olimpiadi, sono sospesi e alcuni brand tenderanno a tagliare gli accordi di sponsorizzazione.
A differenza delle forme di pubblicità tradizionali, gli investimenti in digital marketing potrebbero aumentare.
Da una ricerca di Dentsu Aegis Network, su 155 brand intervistati, il 14% ha dichiarato di spostare budget online, da media offline.
Nei prossimi mesi potremmo vedere un netto aumento della spesa pubblicitaria digitale poiché i consumatori trascorreranno naturalmente più tempo online, scegliendo di fare acquisti online anziché uscire di casa.
La ricerca di Global Web Index ha rilevato che stiamo assistendo a un netto aumento delle persone che accedono ai social media in tutte le fasce di età. Il 27% tra la Gen Z, il 30% tra i Millennials, il 29% tra la Gen X e il 15% tra i Boomer.
La spesa pubblicitaria sui social media è quindi destinata ad aumentare. Si ritiene che gli investimenti in social advertising potrebbero aumentare del 20%.
Sarà però fondamentale fare attenzione alla scelta del contenuto, capire e scegliere le parole e le immagini giuste per comunicare in questo momento di crisi. Come content creator, abbiamo la responsabilità di scegliere con consapevolezza i contenuti che pubblichiamo in questo momento. Le persone hanno bisogno del supporto dei brand che amano e i social media forniscono un ottimo veicolo per farlo.
Stiamo assistendo poi ad un enorme aumento dell’influencer marketing, con un recente studio che ha riscontrato un aumento del 76% dei Mi piace accumulati quotidianamente sui post #ad di Instagram nelle ultime due settimane. Le dirette Instagram sono all’ordine del giorno fra gli influencer che fanno compagnia agli italiani dalle loro case. Chiara Ferragni e Fedez sono un chiaro esempio di come gli influencer possano avere un ruolo da protagonisti positivi: la loro iniziativa di solidarietà, sfonda i 3 milioni di euro in meno di 48 ore.
Nulla sarà più come prima? Probabilmente sì, cambierà anche il mondo del marketing. Solo chi avrà la capacità di cambiare velocemente le sue strategie, dotandosi di strumenti e competenze adeguate, potrà evitare la crisi o almeno superarla indenne.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2020/04/corporate-social-responsibility-4.jpg607853Federica Fiorillohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFederica Fiorillo2020-04-17 11:34:582020-04-20 22:21:22Come potrebbero cambiare le scelte di marketing dopo il COVID-19
A causa dell’emergenza COVID-19 le piccole e medie imprese italiane stanno affrontando una sfida senza precedenti. Per aiutare le attività in questo momento di incertezza, Google presenta Grow My Store: una piattaforma nata per supportare i retailer nell’affermare la propria presenza online e facilitare il contatto diretto con i propri clienti.
Nonostante i vantaggi offerti dall’eCommerce in questa situazione di emergenza, per i retailer italiani non è sempre facile sviluppare le competenze specifiche utili a raggiungere i propri clienti e rispondere esaustivamente alle loro necessità. Attraverso Grow my Store i retailer potranno valutare in maniera semplice l’efficacia del proprio sito web rispetto alle più importanti metriche di confronto del settore e avere accesso a consigli e approfondimenti.
A cosa serve Grow My Store
Tra gli aspetti analizzati, riassunti in un report complessivo che Grow my Store restituisce al termine dell’analisi, viene evidenziato per esempio se il sito web elenca chiaramente prodotti e prezzi, se sono chiare le politiche di restituzione, se esiste un supporto di live chat e viene valutata la fruibilità del sito da desktop e da mobile.
Vincenzo Riili, CMO Google Italia, aggiunge: “Lo sviluppo di un proprio sito eCommerce è il modello di commercio digitale che genera maggiori vantaggi a lungo termine, nonostante richieda un intenso impegno nella fase di settaggio iniziale. Per ottenere i migliori risultati è necessario acquisire le giuste competenze. Con Grow my Store Google si impegna a fornire un tool che accompagni passo passo i retailer nel potenziamento del proprio sito eCommerce, per supportarli nella crescita online”.
L’eCommerce piace ai retailer
Da una ricerca realizzata da Netcomm in collaborazione con Google, utile per evidenziare gli elementi chiave per lo sviluppo dei progetti eCommerce a seguito della crisi sanitaria, emerge come l’eCommerce sia, tra tutti i canali di vendita online, quello che i retailer considerano più soddisfacente.
Tra gli elementi che contribuiscono maggiormente all’apprezzamento del modello eCommerce proprio da parte dei retailer emergono il notevole contributo alla comunicazione e alla valorizzazione del proprio brand (56%) e la possibilità di sviluppare sinergie con i canali di comunicazione e vendita tradizionali, come il negozio fisico (56%). L’e-commerce è inoltre considerato un mezzo per avviare facilmente e velocemente le proprie vendite (57%).
Roberto Liscia, Presidente del Netcomm, commenta: “Dalla ricerca emerge chiaramente che le aziende con sito eCommerce proprio mostrano un livello di soddisfazione complessivo significativamente maggiore di quelle che hanno adottato altri modelli di vendita online di e-commerce (53% vs 35%). Ne è conferma il dato che le aziende con sia sito proprio e-commerce, sia altri modelli di vendita online e-commerce, mostrino un gap di soddisfazione a favore del proprio e-commerce ancora maggiore (55% vs 31%)”.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2020/04/google-grow-my-store.jpg317995Company Newshttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngCompany News2020-04-16 17:04:452020-05-04 16:50:09Google presenta Grow My Store per supportare i retailer in Italia
Il Covid-19 è stato definito come una guerra contro un nemico invisibile
Se per batterlo definitivamente servono terapie o un vaccino, possiamo gestirlo e limitarlo con la tecnologia
In questa lotta, intelligenza artificiale, robotica e stampa 3D sono le tecnologie in prima linea
a cura di Thomas Ducato, giornalista di Impactscool
L’uomo convive da sempre con l’incubo delle guerre, che ha affrontato con gli strumenti più efficaci per il suo tempo e a seconda dell’avversario che doveva sconfiggere: dalle lance all’arco con le frecce, dalle prime armi di rame fino alle spade forgiate con materiali sempre più resistenti, dai primi carri da guerra a quattro ruote ai carri armati, dai primi fucili alle moderne armi da fuoco.
L’emergenza del Covid-19 è stata definita da molti come una guerra contro un nuovo nemico, pericolosissimo e difficile da fronteggiare perché invisibile. Se per batterlo definitivamente servono tempo e un’arma che non è ancora stata inventata (con ogni probabilità un vaccino), per il momento dobbiamo essere in grado di studiarlo, prevedere le sue prossime mosse e vincere tante piccole battaglie quotidiane.
Per farlo abbiamo a disposizione una serie di strumenti tecnologici che, anche se esulano dalla concezione tradizionale del termine, potremmo definire un vero e proprio arsenale: big data, intelligenza artificiale, robot, droni, stampanti 3D e altre ancora. Come queste tecnologie sono impiegate nella lotta al Covid-19?
Big data: il potere delle informazioni per combattere la pandemia
A inizio anno Google ha fatto molto parlare di sé a causa di una mail inviata agli utenti dell’applicazione di navigazione Maps, in cui si presentava un report dettagliato degli spostamenti degli individui durante l’intero 2019, con un livello di precisione a dir poco disarmante. Come dei moderni Pollicino abbiamo cosparso il nostro cammino di briciole, che Google ha raccolto, archiviato e ci ha mostrato pensando di farci un regalo. È solo un piccolo esempio della grande quantità di informazioni che, ogni giorno, seminiamo in rete e che possono rivelarsi strumenti importanti per affrontare diverse situazioni.
Nel caso dell’emergenza del Covid-19, per esempio, proprio i dati sulla mobilità sono stati utilizzati da alcuni Paesi per tracciare gli spostamenti delle persone infette, provando così ad anticipare l’evoluzione della diffusione della pandemia. In Cina, dove le normative sulla privacy sono meno stringenti rispetto all’Europa, il governo ha lanciato un’app che permette ai cittadini di sapere se hanno avuto contatti con un soggetto risultato positivo e, quindi, se sono a rischio contagio.
Ma a volte le informazioni, in particolare se relative a campioni così vasti e situazioni eterogenee, sono inutili e prive di significato se non riusciamo ad estrarne valore. Ed è qui che entra in gioco un’altra tecnologia.
Analizzare le informazioni: dalla gestione dell’emergenza alla ricerca
L’appuntamento delle 18.00 con la diretta della Protezione Civile è diventato un appuntamento fisso per molti italiani. Come con bollettino di guerra, aspettiamo con ansia i numeri aggiornati per sapere quanti sono stati i nuovi contagi, quanti i ricoveri, i decessi e, per infondere una nota di speranza, quante le persone guarite. Ma quale significato hanno queste informazioni? In che modo possono rivelarsi utili per combattere il Covid-19?
I dati devono essere analizzati, compresi e interpretati, per poterne ricavare indicazioni sull’efficacia delle misure adottate o supportare i decisori politici nelle loro scelte. E se i dati sono troppi o complessi, in soccorso degli esperti viene l’intelligenza artificiale.
Questa tecnologia, durante l’emergenza, è stata utilizzata a diversi scopi: per studiare i dati ottenuti dai centri di ricerca di tutto il mondo, per metterli a fattor comune nello studio di terapie e vaccini, per aiutare le persone ad effettuare in modo autonomo un primo screening dei sintomi attraverso dei chatbot dedicati, in Cina addirittura per accelerare il processo di assunzione per gli operatori sanitari per verificare competenze e CV dei candidati.
Anche il tanto discusso riconoscimento facciale è stato utilizzato per far fronte alla pandemia: in particolare, in Russia, grazie a una fitta rete di videocamere questa tecnologia è stata utilizzata per individuare i trasgressori della quarantena.
Intelligenza artificiale e Covid: serve una collaborazione internazionale
E anche in Italia non sono mancate le iniziative come ci ha raccontato Piero Poccianti, Presidente dell’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale. “L’intelligenza artificiale non ci salverà, saranno ricercatori e medici a farlo. Ma l’AI può darci una mano e alcune dimostrazioni già le abbiamo: ci sono moltissime proposte e attività in questo momento. Non solo le applicazioni per il monitoraggio di cui abbiamo sentito parlare, ma anche iniziative per favorire la ricerca: in particolare c’è un database aperto che raccoglie 29mila articoli scientifici, arricchito da sistemi di AI che permettono di creare correlazioni”.
Il supporto che può offrire l’intelligenza artificiale non è solo legato al controllo, ma anche alla diagnostica e all’assistenza: “In Africa o in altri Paesi con un sistema sanitario meno efficiente – prosegue Poccianti – sistemi di intelligenza artificiale permettono di effettuale una prima diagnosi in modo autonomo, registrando alcuni dati o ‘ascoltando’ il suono del respiro. Oggi, per il Covid, potrebbero offrire supporto a quei pazienti che non sono ricoverati ma che non possono nemmeno usufruire del supporto del medico di base per limitare il rischio di contagio: stanno nascendo molti nuovi strumenti in grado di monitorare a distanza tutta una serie di parametri: pressione, temperatura, grado di ossigeno nel sangue, segnalando un’eventuale situazione di pericolo. Ci sono molte cose che siamo in grado di fare o che stiamo già facendo e molte altre che potremmo fare in futuro”.
E anche per quanto riguarda le Pandemie del domani l’AI potrebbe aiutarci, grazie alle informazioni raccolte nel presente: “Dobbiamo capire come è nato e perché si è sviluppato e diffuso in questo modo. Dobbiamo usare questa grande mole di dati per capire cosa è successo, le origini del virus e che cosa potrebbe accadere in futuro”. In questo momento di grave emergenza la parola d’ordine deve essere collaborazione. “Tutta la comunità europea dell’intelligenza artificiale ha, oggi più che mai, il dovere di mettere a disposizione e condividere competenze, realizzazioni già sviluppate e pronte, progetti a breve, medio e anche a lungo periodo per il futuro e il benessere dell’intera popolazione mondiale”, conclude Poccianti.
E, in questo senso, ci sono già dei risultati concreti: grazie al supporto e allo sforzo di CLAIRE, il più grande network al mondo per la ricerca sull’intelligenza artificiale, ci sono già molti ricercatori che, su base volontaria, hanno deciso di mettere a disposizione le loro capacità e competenze a titolo completamente gratuito.
Droni in divisa e robot in corsia
Il controllo “tecnologico” non passa solo dall’intelligenza artificiale ma anche dai droni, ampiamente utilizzati nel mondo per trovare le persone che eludono la quarantena, ma anche per disinfettare le strade o inviare degli avvisi sonori alle persone che incontrano sul loro cammino.
Non solo robot volanti, ma anche in corsia: molti ospedali si sono avvalsi del supporto di dispositivi in grado di monitorare i pazienti ed evitando così a medici e infermieri un’ulteriore esposizione al rischio di contrarre il Covid-19. Dal 27 marzo anche l’ospedale di Circolo di Varese ha “assunto” sei nuovi dipendenti robotici: grazie ad alcune telecamere registrano la saturazione dei pazienti, la frequenza cardiaca, quella respiratoria e la pressione arteriosa, permettendo anche la comunicazione a distanza in tempo reale con medici e infermieri, tramite microfoni incorporati.
Velocità ed efficienza: la stampa 3D esce allo scoperto
Se si cerca stampa 3D su un tradizionale motore di ricerca e si filtra per immagini, probabilmente ci troveremmo di fronte molti oggettini di discutibile utilità. Questo è uno degli esempi di come la stampa 3D sia spesso stata sottovalutata dai non addetti ai lavori, che non avevano gli strumenti per coglierne il vero potenziale. Ma l’emergenza del Covid-19 ci restituisce una tecnologia “nuova”, almeno sul piano dell’immagine pubblica.
“Era il 13 marzo 2020 – racconta Massimo Temporelli, imprenditore, divulgatore e Presidente di The FabLab – quando ho ricevuto una telefonata. Era la direttrice del Giornale di Brescia, con cui collaboro da anni per la diffusione della cultura dell’industria 4.0 e la divulgazione delle nuove tecnologie nelle scuole, che mi racconta come l’ospedale di Chiari le avesse comunicato che stavano per finire delle valvole per i respiratori e che non riuscivano a effettuare nuovi ordini. Ricordandosi delle nostre chiacchierate passate sulla stampa 3D mi invia una foto di queste valvole chiedendomi se fossero stampabili”. Quella foto ha fatto il giro del mondo e ha dato vita a qualcosa di incredibile.
“Ci siamo attivati e grazie a Isinnova, azienda bresciana che ha realizzato il progetto 3D e un prototipo subito validato, in un solo giorno erano già pronte 100 valvole che hanno sostituito quelle originali, facendo sopravvivere tanti pazienti in diverse città”. Ed è proprio questo il grande valore di questa tecnologia, la possibilità di trasferire facilmente un progetto in tutto il mondo e di stamparlo ovunque, trasformando internet in un canale di distribuzione.
“Per l’Europa e l’Italia, ricca di piccole e medie e imprese, – ha detto Temporelli – la stampante 3D ha un presente e avrà un futuro enorme. Come è stato dimostrato con queste valvole si possono creare dei prodotti in tempo reale, con diversi materiali e in modo personalizzato, trasferendo il file di progetto in tutto il mondo. Abbiamo però di fronte una serie di sfide, non solo tecnologiche ma anche culturali”. Sicuramente con il ruolo svolto nell’emergenza un piccolo passo in avanti è già stato fatto.
Un’eredità da custodire, per anticipare scenari futuri
Le tecnologie sopra citate sono le armi che stanno avendo un ruolo più centrale nella lotta alla pandemia, ma non sono le uniche di cui disponiamo all’interno del nostro arsenale. La realtà virtuale è stata utilizzata come terapia per superare l’ansia da quarantena in alcuni pazienti con particolari disturbi, mentre altre tecnologie, come la blockchain, potrebbero trovare in questa emergenza l’opportunità per svilupparsi e crescere.
Ma quando tutto questo sarà finito, ci auguriamo presto, dobbiamo custodire gelosamente l’eredità tecnologica dell’emergenza e provare a utilizzarla a nostro vantaggio.
Innanzitutto per conoscere e scoprire le tecnologie, in modo da sfruttarne a pieno il potenziale indipendentemente dalla lotta alla pandemia.
In secondo luogo per riflettere sulle implicazioni e i possibili rischi, a partire dalla privacy, per non considerare delle misure prese in una situazione di crisi come nuova routine.
Infine, per anticipare il futuro. Perché potremmo avere altri rischi da fronteggiare e abbiamo la possibilità, ma anche il dovere, di farci trovare pronti.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2020/03/tecmnologia-4.0.jpg496859Impactscoolhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngImpactscool2020-04-16 15:47:422020-04-16 15:47:42Sono le tecnologie le armi per combattere il Covid-19
Nel post-covid ci sarà un sistema che cambierà per non morire, così come questa emergenza ha generato milioni di lavori flessibili.
Alla contrazione della domanda di servizi si contrapporrà, con lo stabilizzarsi della crisi e il graduale ritorno alla normalità, l’emergere di nuovi bisogni generati dalla trasformazione delle nostre abitudini.
“Come si cambia per non morire, come si cambia per ricominciare” sono le parole che ruberei a Fiorella Mannoia per descrivere il presente che si trasforma. Non solo nella testa o nel cuore. C’è un sistema che cambierà per non morire, dalla necessità all’abitudine. Così come questa emergenza Covid ha generato, sta generando e genererà milioni di lavori flessibili.
Oggi 9 su 10 freelancer su un campione esteso intervistato dalla piattaforma di business data Statista, dichiara aspettative crescenti di riduzione delle attività.
Una contrazione della domanda di servizi a cui si contrapporrà nel post-covid, con lo stabilizzarsi della crisi e il graduale ritorno alla normalità, l’emergere di nuovi bisogni generati dalla trasformazione delle nostre abitudini.
Come è cambiato il nostro quotidiano (e cosa ci porteremo nel post-covid)
È bastato questo periodo di vacanze pasquali per i nostri ragazzi a farci scoprire quanto sia difficile lo smart working con un figlio completamente libero dalle call di Zoom della scuola e farci rimpiangere la colf appena licenziata e le babysitter last minute che popolano le rubriche telefoniche di tutte le mamme.
Due giorni fa un caro amico mi ha chiesto come sopperire ai mancati ricavi della sua attività ora che i clienti non entrano più in negozio per provare la vista e comprare un paio di occhiali. Nella stessa giornata, in una chat di scuola, alcuni genitori si lamentavano perché temono che il figlio ricomincerà a prendere brutti voti, non potendo più frequentare le ripetizioni . E per finire immagino, dal taglio improbabile di capelli che ho inflitto a me stesso e ho visto nelle video call di questi giorni, come sia in difficoltà il gentil sesso che non può accedere al proprio parrucchiere per un taglio e una piega.
In questi giorni ho provato ad aiutare queste persone e son partito da tre considerazioni prima di dar loro un consiglio.
Prima considerazione
Le abitudini in questo momento sono alterate dallo stravolgimento di un’emergenza planetaria che ha imposto un regime di quarantena. Aziende e lavoratori non erano preparati e devono da oggi prendere in seria considerazione di sviluppare un “gruppo di continuità” a protezione della capacità di sostentamento in casi di emergenza (al di là di ammortizzatori sociali).
Al mio amico ottico, che aveva un cospicuo seguito nei social ho consigliato di dare un occhiata ad uno dei tanti sistemi di dropshippingche mettono a disposizione i prodotti più disparati da vendere alla propria community senza possedere in magazzino le merci. Magari dando un occhio ai prodotti da mettere in vetrina del suo eCommerce in questo periodo prima di aprirlo. E quando riaprirà la sua ottica, perché non continuare a vendere anche la nuova linea di prodotti scelti in queste settimane!
Non sarà diverso per chi vende servizi, per loro i portali non mancano, nati da tempo grazie al fenomeno noto come Nomadismo digitale ed ora meta di iscrizione anche da parte di freelancer rimasti a bocca asciutta.
Quando la marea si ritrarrà rimarranno sulla spiaggia abitudini, bisogni e professioni nuove con una trasformazione dei vecchi modelli che mixeranno le soluzioni tampone adottate in tempo di Covid a quelle più tradizionali a cui la natura umana è più propensa.
In ogni caso se saremo costretti, o sceglieremo di lavorare in regime di smart working da casa, con figli piccoli da gestire, sarà utile sapere che ora le babysitter operano pure a distanza ed organizzano challenge digitali per i più piccoli. O se un figlio doveva scegliere tra gli allenamenti o le ripetizioni di matematica perché i trasferimenti dal docente al campo da gioco non consentivano di incastrare i due appuntamenti nello stesso pomeriggio, non è più necessario. Stanno letteralmente decollando i docenti a distanza, sono più di 23.000 e funzionano alla grande stando ai commenti degli utenti.
Terza considerazione
Da ultimo, se non si può velocemente passare a vendere on-line per qualsiasi motivo, forse si riesce almeno a prendersi cura dei clienti distribuendo forme di customer loyalty o coupon che accelerino il graduale ritorno alla normalità senza lasciare sul terreno i vecchi clienti attratti, sotto quarantena, dal vicino di saracinesca.
Sicuramente al fianco di forme di aggregazione che spingono frotte di signore a ritrovarsi in un salone di bellezza si svilupperà<strong> il servizio a domicilio. Sarà il lascito di questa pandemia, un’abitudine con cui le persone stanno prendendo confidenza con le provviste alimentari del bottegaio di fiducia. Fioriranno quindi portali come quello a cui ho consigliato la mia enoteca di fiducia di iscriversi.
Mentre ad un ristoratore dei vicoli di Genova ho fatto scoprire promettoditornare.it, il portale che aiuta i locali – settore particolarmente colpito da questa serrata – consentendogli di vendere dei coupon da riscattare appena la reclusione finirà. Un modo intelligente per ripartire e per chiamare a raccolta i tuoi clienti più cari.
Sempre che non possa accedere alle cucine del suo locale per cui il neonato RistoaCasa è portale ottimo e gratuito, al di fuori del circuito dei blasonati delivery, per servire piatti a domicilio.
Come sarà il post-Covid?
Nessuno può dirlo ma di una cosa sono certo, nel post-covid il livello di alfabetizzazione digitale del Paese sarà migliorato di molto aprendo le porte all’intraprendenza di molte professionalità che hanno scoperto nuovi lavori e un nuovo modo di vivere lavorando.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2020/04/email-marketing-4.jpg547835Luca Eleuterihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngLuca Eleuteri2020-04-16 11:32:362020-04-17 16:08:54Post-covid: l'emergenza cambierà per sempre le nostre abitudini di consumo e di lavoro
Secondo un recente studio di OCM e NetLine, solo il 12% dei marketer è soddisfatto della propria strategia di comunicazione
La chiusura temporanea di molte attività rende il Content Marketing l’unico mezzo per mantenere un legame con il pubblico
Sunglass Hut, Cookist, Delish ci offrono esempi di contenuti user centered per migliorare la digital strategy
Ebbene sì, l’88% degli eBuyer fa acquisti sulla base di contenuti online. Eppure, poco più di un marketer su dieci ritiene che la propria strategia di Content Marketing funzioni realmente e solo due lavorano attivamente con il dipartimento vendite per implementarla.
Sviluppare e misurare un piano di digital marketing avendo come riferimento la domanda degli utenti significa avere la capacità influenzare le loro scelte d’acquisto attraverso dei contenuti editoriali.
Se invece, come rilevato dalla ricerca, il processo di Content Marketing non tiene conto degli interessi del pubblico, ecco che siamo di fronte a una colossale occasione mancata.
L’occasione di farsi conoscere e riconoscere come azienda.
L’occasione di generare engagement ed entrare in sintonia con i bisogni e le abitudini delle persone, quella di acquisire credibilità e guidare le scelte d’acquisto del pubblico.
Una grande occasione mancata, ma anche una sfida che rimane ancora aperta per i professionisti del marketing.
Il COVID-19 ha trasformato radicalmente il modo in cui i brand comunicano e agiscono sul mercato, evidenziando la loro resilienza e la capacità di prendere decisioni d’impatto in maniera rapida.
Come è ovvio, le aziende stanno dando la priorità alla salute dei loro dipendenti e clienti. Per questo, molte attività sono temporaneamente sospese, così come le fiere e gli eventi di settore annullati.
Mai come ora, il Content Marketing rimane un asset fondamentale per connettersi con le persone e manifestare la propria vicinanza in un momento così critico.
Così, i marketer hanno l’opportunità/dovere di sviluppare un piano editoriale che sia davvero incentrato sui bisogni del pubblico.
Come fare? Niente di meglio che seguire le brillanti iniziative di alcuni brand.
“Quando il cielo è pieno di nuvole, guardati dentro, è lì il sole più splendente”. Con la campagna #TheSunWithin, Sunglass Hutinvita i propri follower a condividere piccoli momenti di quotidianità.
L’intero piano editoriale del brand costruisce una narrazione all’insegna dell’ironia e della leggerezza: è un richiamo a stare uniti, ad affrontare i momenti difficili con positività e a prendersi cura di se stessi, ritagliandosi piccole oasi di felicità.
Seppur non incentrato sul core business di Sunglass Hut – e forse proprio per questo- #TheSunWithinfunziona perché è costruito intorno alle necessità di “evasione” degli utenti e riesce a trasmettere la vicinanza del brand in un presente incerto.
Cookist: #iorestoincucina
Mai come in questo periodo di isolamento forzato, abbiamo liberato la nostra fantasia in cucina e ci siamo ritrovati, mani in pasta, a creare le ricette più sfiziose o a riscoprire il piacere delle tradizioni di una volta, come il pane o la pizza fatti in casa.
Al nostro viaggio alla ricerca del “nuovo gusto di stare in casa”, Cookist dedica un’intera sezione del suo sito: #iorestoincucina.
Si tratta di uno spazio riservato alle notizie, ai racconti e agli approfondimenti sull’emergenza.
Ma anche di una finestra sulla condizione di isolamento che stiamo vivendo, con tutorial, idee e iniziative per sfruttare al meglio questo periodo.
Imparando, ad esempio, a cucinare tutte quelle ricette che avremmo sempre voluto sperimentare e a cui non ci siamo mai potuti dedicare.
Delish: come organizzare un virtual party
Il piacere dei banchetti non si deve misurare dalle squisitezze delle portate, ma dalla compagnia degli amici.
Tuttavia, le recenti direttive per praticare il distanziamento sociale hanno reso questo piacere un po’ più difficile da raggiungere, ma non impossibile.
Delish ha infatti creato una guida completa per organizzare e condividere cene, happy hour e feste di compleanno utilizzando il WiFi come “un nuovo grande tavolo”.
Sono i Virtual Dinner Party,luoghi virtuali per divertirsi “separatamente ma insieme”.
Dai consigli sulle piattaforme di video calling, a quelli sulle decorazioni per creare la giusta atmosfera, fino alle ricette e alle attività per intrattenersi a distanza con gli amici, Delish offre agli utenti tutti i dettagli su come organizzare un perfetto party virtuale.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2020/04/content-marketing-coronavirus.jpg487833Giulia Migliettahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngGiulia Miglietta2020-04-16 10:43:372020-04-16 10:47:37Come reinventare una strategia di Content Marketing durante la quarantena
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