Gender gap, a che punto siamo nel mondo dell’arte

  • La vita delle artiste non è mai stata facile, fin dagli albori. Per questo si susseguono ancora oggi iniziative e opinioni sulla disparità di genere nel mondo dell’arte;
  • Facciamo il punto sulla situazione delle artiste, perché alcuni dati rivelano un gender gap oggi ancora forte.

 

Una donna deve essere nuda per entrare al MET. Museum?

Era il 1989 quando un collettivo di artiste femministe, The Guerrilla Girls, invasero le strade di New York con manifesti che denunciavano le discriminazioni di genere dell’art system. Secondo una statistica del 1984 solo 13 dei 169 artisti esposti al Metropolitan Museum erano donne, e indovinate un po’? L’83% dei nudi presenti della collezione rappresentavano corpi femminili. Donne rappresentate come oggetto artistico ma limitate nell’essere fautrici di una rivoluzione artistica. Perché?

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The Guerrilla Girls, 1989

Questa è una delle tante proteste contro la discriminazione nei confronti del talento e del genio artistico delle donne, che, per troppo tempo, sono state sottovalutate per portare avanti una cultura mainstream a vantaggio della controparte maschile. Ovviamente non stiamo assolutamente dicendo che uomini e donne devono fronteggiarsi in una competizione infinita su chi è più bravo/a nel proprio campo, ma sarebbe il caso di cominciare a render giustizia a tutti e tutte, senza distinzioni di genere, e oltre.

La situazione delle artiste in passato

Nel campo dell’arte, le donne sono state tenute lontane dalle professioni artistiche e dalla formazione fino al 1870, ma possiamo trovare talentuose artiste già prima di quella data, anche se non vengono valutate come meriterebbero. Troviamo riscontro in questo atteggiamento anche a scuola, durante l’ora di storia dell’arte. A volte ci sarà capitato di porci la domanda sulla loro scarsa presenza, chiedendoci perché ci sono così poche biografie, così poche opere, e perché dobbiamo saltare questa o quella pittrice, per passare direttamente all’artista successivo?

Fateci caso, i primi nomi di artiste, a meno che non lavoriamo e studiamo nel campo delle belle arti, che ci vengono in mente, sono sempre gli stessi.

Nel 1971 Linda Nochlin pubblica un saggio dal titolo provocatorio, “Perché non ci sono mai state grandi artiste donne?”, per affrontare una questione delicata sul ruolo delle donne nel mondo delle arti figurative. In questo saggio l’autrice cerca di dare una spiegazione per cui il numero delle donne artiste che hanno ottenuti gli stessi successi dei colleghi uomini, sono davvero minime.

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“Perché non ci sono state grandi artiste?” di Linda Nochlin

Afferma che le donne artiste non hanno mai avuto un ruolo di protagoniste in campo sociale e istituzionale perché la produttività artistica è il risultato di un condizionamento culturale, sociale e istituzionale per cui il talento si affina e si allena. Per molto tempo la  donna è stata esclusa da questi meccanismi. L’arte non è un’attività autonoma e libera, ma soggetta alle accademie, alle istituzioni culturali, agli organismi economici e familiari. Non è solo quello che più comunemente chiamiamo genio, ma come in tutte le cose richiede metodo, disciplina e tempo.

Contrariamente agli uomini, alle aspiranti artiste era proibito studiare dal vero con modelli e modelle senza veli. Il problema principale è che le donne non sono state agevolate nell’apprendere e nell’esercitarsi con tecniche e mezzi adeguati, ma hanno dovuto lottare, e spesso sono state derise, etichettate in modo dispregiativo, per inseguire la propria aspirazione. Lacerate da una costante ambivalenza, divise tra aspirazioni e aspettative sociali, sentono la propria autostima cedere, combattute se aderire o meno a una distorta concezione di femminilità che la stessa società vuole. Ma a che prezzo?

Il mondo dell’arte non è l’unico campo in cui sussiste una differenza tra uomo e donna. Quante volte ci siamo ritrovati ad ascoltare storie sulle disparità di compensi tra lavoratori e lavoratrici? Passano gli anni, mutano mode e costumi, ma non abbiamo ancora raggiunto una parità di genere su molte cose.

Ma com’è oggi la situazione delle artiste in Italia?

La ricerca sul gender gap nel mondo dell’arte

Kooness, realtà milanese operante nel settore artistico, ha recentemente rilasciato i dati di una ricerca sul divario di genere tra uomini e donne nel campo dell’arte. I risultati confermano, purtroppo, la tendenza di cui abbiamo discusso fin ora. Il divario esiste ed è tangibile.

Lo studio è stato condotto prendendo in considerazione una lista di 440 artisti che collaborano con essa e oltre 2700 opere. La metodologia di studio si basa principalmente su 4 punti:

  • il prezzo delle opere
  • gli artisti presenti in galleria
  • i premi vinti da artisti uomini e donne
  • la percezione pubblica del valore di un’opera

I premi di riferimento sono i cinque riconoscimenti più importanti dell’arte contemporanea: il Turner Prize, il Mac Arthur, l’Hugo Boss, il Bucksbaum Award e il Duchamp Prize.

I risultati ottenuti non sono incoraggianti. Guardiamoli insieme.

1. Il valore delle opere artistiche

Parlando meramente in termini economici, il valore delle opere d’arte create da artisti uomini hanno un prezzo maggiore rispetto a quello delle donne. Gli uomini guadagnano il 24% in più rispetto alle creative. Il prezzo medio per un artista uomo è di 3700 euro circa, mentre per una donna ci aggiriamo intorno ai 2900 euro.

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Gli uomini guadagnano il 24% in più rispetto alle donne.

2. Il numero degli artisti e delle artiste

Lista alla mano, su 2723 opere d’arte, 1723 sono state realizzate da uomini, 1000 da donne. In percentuale, la presenza maschile è del 63,3%, quella femminile un 36,7%. Un dato particolare se diamo uno sguardo ai dati sul sito del MIUR per l’anno accademico 2018/2019, relativi agli iscritti alle accademie pubbliche di belle arti in Italia. Le donne rappresentano la maggioranza degli studenti: su 26.756, 18.152 sono ragazze. Che succede dopo? Che tipo di carriere e di percorso scelgono? 

Su 2.723 opere d’arte, 1.723 (63,3%) sono state realizzate da uomini e 1.000 (36,7%) dalle donne.

3. Premi vinti da artisti e artiste

Considerando 5 premi prestigiosi: il Turner Prize, il Mac Arthur, l’Hugo Boss, il Bucksbaum Award e il Duchamp Prize, assegnati ai più brillanti e migliori artisti del mondo dell’arte, ne viene fuori che: su 406 vincitori, 253 artisti sono uomini e 153 donne. Il 62,3% contro il 37, 7%.

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Su 406 vincitori, 253 artisti sono uomini contro 153 donne. Il 62,3% contro il 37, 7%.

4. La percezione pubblica del valore dell’arte

Voi sareste in grado di giudicare il valore di un dipinto semplicemente guardandolo? Il genere dell’artista influenzerebbe la vostra decisione? Durante un’intervista a 2000 persone, sono state mostrate loro 10 opere d’arte, chiedendo di assegnare un valore.

Incredibilmente, i risultati mostrano che le opere d’arte delle donne hanno una probabilità 3 volte maggiore di essere sottovalutate rispetto a quelle degli uomini. Oltre la metà, il 51,60% dell’arte femminile è stata sottovalutata dagli intervistati, e solo il 12,20% l’ha sopravvaluta. Al contrario, il 31,80% delle persone ha sopravvalutato le opere d’arte prodotte da uomini. Nel complesso, la percezione pubblica del valore dell’arte è che l’arte delle donne vale meno degli uomini, precisamente 3 volte di meno.

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Le opere d’arte create da donne hanno una probabilità 3 volte maggiore di essere sottovalutate rispetto a quelle degli uomini.

I motivi del gender gap e cosa si può fare

Le origini di questa disuguaglianza così forte è dovuta principalmente dal lungo divieto, a discapito delle donne, dalla formazione artistica. Districare le ragioni per cui questa disparità persiste oggi è difficile.

Possiamo rintracciare tante motivazioni: le differenze nell’essere rappresentati in una galleria, i pregiudizi culturali dell’interpretazione dell’arte, il peso sbilanciato della genitorialità tra uomo e donna, ma anche la mancanza di assertività tra le artiste è stata proposta come causa ipotetica. Probabilmente sono cause valide, in un modo o nell’altro, ma alcune fanno veramente storcere il naso e digrignare i denti.

Insieme, questi e altri meccanismi contribuiscono a un effetto in cui il vantaggio genera vantaggio, ed è difficile rompere questo circolo vizioso. 

Oggi le artiste hanno più riconoscimenti rispetto al passato, ma purtroppo la strada è ancora lunga e piena di ostacoli. Donne che lottano per far emergere la propria arte, non possono essere abbandonate a loro stesse dalle istituzioni e dallo stesso panorama artistico.

Frida Kahlo, una delle artiste più apprezzate, riscoperta specialmente negli ultimi anni, diceva che tutti la etichettavano come pittrice surrealista, cercando così di giustificare cosa la ispirasse, quali sogni e quali incubi. Lei dipingeva semplicemente la sua realtà.

Ogni artista ha una voce, uomo o donna che sia. Quanti sono ancora i passi che le artiste dovranno fare per uscire da un alone che le avvolge da così tanto tempo?

Post Lockdown eCommerce Marketing: inizia la nuova sfida

La sfida dell’eCommerce Marketing nel post-lockdown

  • L’eCommerce ha conosciuto una nuova spinta durante l’emergenza;
  • La Digital Transformation impone oggi più che mai rapidità e competenze per fronteggiare una nuova domanda d’acquisto.

 

Il crollo degli incassi nei negozi fisici e l’esplosione del traffico sull’eCommerce rappresentano nuovi rischi ed opportunità, figli di questo periodo. Valutare un nuovo modus operandi per accelerare il percorso di acquisto finale rappresenta oggi una vera e propria missione digitale.

Dal tradizionale “Drive To Store” al “Drive To Online Store”, l’eCommerce trova una nuova luce.

Il nuovo capitolo digitale ha già notevolmente stimolato gli acquisti online, motivo per cui, per imprese e professionisti del web, si è presentata l’esigenza di elaborare nuove modalità gestionali. L’eCommerce, con le dovute messe a punto può diventare la fonte di sostentamento per una nuova economia dall’eccezionale peculiarità. L’epidemia ha accelerato i processi di una Digital Transformation che ha imposto rapidità e nuove competenze per allineare domanda e offerta.

Per capire al meglio tutto ciò, bisogna ricercare le cause all’interno dei nuovi atteggiamenti degli utenti: “Quando la situazione non è sotto controllo, tendiamo ad eseguire azioni e nuove attività per aumentare, in noi, un senso di controllo”, in risposta alla nuova dimensione che ci circonda.

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e-commerce

Cosa non perdere di vista nell’eCommerce

Paul Marsden, Consumer Psychologist – University of the Arts di Londra, tenta di fornire una spiegazione, attraverso cui l’attuale utente è mosso da ben tre diversi tipi di “necessità”, che si configurano nei seguenti princìpi:

  • autonomia (per tenere sotto controllo la situazione);
  • relazionalità (quel senso senso di stare bene facendo del bene per la propria famiglia);
  • competenza (l’idea di essere in grado di acquistare “le cose giuste”);

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Il vedere gli altri che acquistano o comunque notare la scarsità di certi prodotti, a partire dai supermercati, ci fa credere di dover acquistare “per non restare senza”. Alcuni studi di settore hanno evidenziato che il nuovo approccio d’acquisto si presenta diversamente anche tra le diverse generazioni: per la Generazione Z e millenial, si assiste, ad una minore spesa (a fronte di un utilizzo più spiccato dei canali digitali), mentre gli appartenenti alla Generazione X ed i Baby-Boomers dichiarano che la pandemia ha avuto un impatto sul “cosa comprare” e non sul “quanto”.

eCommerce

La chiave (anche nell’eCommerce) è la comunicazione

Cercare di orientare al meglio le aspettative dei propri clienti, riflette, quindi, l’esigenza di valutare una nuova chiave in merito alla comunicazione aziendale.

Innanzitutto, valutare possibili ritardi prioritariamente alla presa in carico di qualsiasi ordine. Bisogna, inoltre, valutare se continuare le campagne attive, e per gli ordini già presi in carico diventa necessario informare i clienti in merito a potenziali ritardi sopraggiunti, causa Covid-19.

In tal senso, anche l’OMS è intervenuta, confermando che non c’è nessun rischio nell’aprire o maneggiare prodotti spediti dalla Cina.

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eCommerce

Come fronteggiare al meglio la crisi

Ecco alcune buone norme e consigli:

  • Scegliere una piattaforma intuitiva all’interno della quale sviluppare il proprio sito, tramite una chiave semplice e sicura.
    Rendere visibile, in primis, il numero di step necessari prima della convalida dell’ordine e limitare il numero dei campi da riempire, richiedendo solo i dati necessari.
  • Assicurare lo stock di prodotti.
    Generare un Business Plan che tenga conto delle nuove richieste e contattare i propri fornitori per un recap della situazione, aumentando, possibilmente, le scorte di prodotti per soddisfare la domanda.
  • Scegliere il partner a cui affidare la logistica.
    Tempi brevi e tempistiche sicure devono essere elementi prioritari, e nel caso in cui i tempi di consegna si prolungassero, risulta indispensabile avvisare i consumatori per evitare episodi di Chargeback (forma di tutela per i clienti truffati dai commerciati riguardo gli acquisti effettuati sul web o comunque tramite carte di credito).
  • Trasparenza sulle condizioni di vendita, specificando le modalità di consegna, restituzione e consegna.
    Valutare, quindi, dato il periodo, di prolungare i tempi di restituzione, e qualora non si fosse in grado di soddisfare alcuni ordini, procedere al rimborso.
  • Configurare una pagina di pagamento personalizzata e sicura.
    In fase di pagamento, il visitatore che è già stato convertito in una lead e che ha pensato di concludere positivamente il processo di acquisto (Bottom of Tunnel – BOFU), tende ad abbandonare il carrello e non concludere la transazione, se proprio in questa fase, viene reindirizzato su una pagina impersonale, rispetto al sito del negozio. Meglio, quindi, tentare di eliminare processi di registrazioni ed informazioni richieste troppo complicate.
  • Offrire diverse modalità di pagamento.
    Risulta positivo, il cercare di offrire più soluzioni di pagamento nei confronti degli utenti: bonifico bancario, portafoglio elettronico, carta di credito. Caratteri quali la notevole personalizzazione, compatibilità e semplicità di acquisto, sembrano essere ottimi ingredienti. Una delle ultime soluzioni più innovative, in tal senso, prende il nome di Payplug. Nata in Francia nel 2012, ha già ricevuto più di 12 milioni di euro di sovvenzioni e conta, oggi, oltre 10.000 clienti tra Francia ed Italia. Per tutti gli E-Merchants, permette di realizzare pagine a pagamento ottimizzate, ed usufruire, così, di un’esperienza unificata, attraverso un portale di gestione su cui seguire lo stato dei pagamenti.
  • Richiesta di pagamento per ordini al telefono o via mail.
    Si presentano nuove modalità, come la cosiddetta funzionalità “richiesta di pagamento” (RDP): si tratta di inviare in pochi click un link all’utente per reindirizzarlo ad una pagina di pagamento Payplug, in questo caso, 100% sicura, così da definire la transazione.

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Sicurezza e buone norme per gli acquisti eCommerce

I criminali informatici stanno fiutando le numerose informazioni veicolate verso i siti web, poiché sempre più utenti rimangono online per tanto tempo, condividendo dati succulenti e preziosi e per hackers affamati dell’ultima ora.

A supporto di ciò, Tim Mackey, Stratega della Sicurezza presso il Synopsys CyRC (Cybersecurity Research Center), indica alcune misure da adottare per tutti coloro che utilizzano le carte per attività di E-Shopping:

  • non archiviare i dati della carta di credito su alcun sito.
    Se sopraggiungesse un eventuale hackeraggio del sistema, i propri dati potrebbero essere manomessi.
  • Limitare l’utilizzo di metodi di pagamento monouso di terze parti come Apple Pay , Google Wallet, PayPal.
    È preferibile che l’utente visualizzi che il prompt della pagina web presentato dal metodo di pagamento prescelto sia ben visibile così da evitare reindirizzamenti anomali.
  • Abilitare avvisi di acquisto su tutte le carte per monitorare costantemente le transazioni.
    Si riduce, così, il tempo in cui, eventuali hackers, potrebbero utilizzare una carta rubata (numerosi episodi a riguardo, si sono registrati a danno del colosso Tupperware).
  • Disabilitare tutti gli acquisti internazionali per tutte le carte di credito.
    Così da perseguire al meglio, da parte delle forze dell’ordine, eventuali malintenzionati.
  • Utilizzare soltanto la rete del provider di casa/cellulare per attività di eShopping.
    Le reti WI-FI aperte sono convenienti ma rischiano di configurarsi come il luogo migliore per eventuali compromissioni delle impostazioni DNS.
week in social

Week in Social: dalle Stories su LinkedIn agli organization tool di Pinterest

Anche questa settimana, sui social, proseguono gli aggiornamenti a supporto di business e persone duramente colpite dal coronavirus.

Accanto a questo trend, c’è una fetta di utenti che invece ha ripreso a cercare online contenuti su eventi, matrimoni e viaggi. Bentornato ottimismo? Queste, e altre novità, nella nostra Week in Social.

Instagram punta alle notizie sulla salute

“A partire da oggi, porteremo le storie legate a COVID-19 da organizzazioni sanitarie credibili che seguite più da vicino in cima alle vostre Stories. Questo fa parte del nostro lavoro continuo per mettere in contatto le persone con informazioni accurate, e la prossima settimana presenteremo una soluzione simile per Feed”.

È questa la dichiarazione pubblicata da Instagram, in cui informa gli utenti che nei prossimi giorni, sia nelle Stories che nel news feed, noterai un incremento di notizie legate alla salute, per facilitare la diffusione di informazioni sul covid-19. Se non sei interessato a questo topic, il tuo newsfeed non cambierà. Diversamente, noterai una maggiore esposizione di contenuti legati alla salute.

Intanto, sembra che Instagram stia lavorando a una nuova visualizzazione delle Stories, che potrebbero apparire così:

Facebook sostiene business e privacy

Dopo il lancio dell’apprezzatissima emoji abbraccio, Facebook questa settimana si concentra su questioni un po’ più tecniche. Come la rimozione di account fake o che hanno violato, in vari modi, le regole del social network.

Solo nel mese di aprile, fa sapere la piattaforma, sono stati eliminati 732 Facebook account, 162 Instagram account, 993 pagine Facebook e 200 gruppi. Puoi leggere qui le ragioni che stanno dietro a questa scelta.

Restando in tema Gruppi, Facebook sta aggiornando il sistema per impedire lo switch da gruppo pubblico a privato, e tutelare la privacy dei membri. Ci avrai fatto caso. Succede anche su Instagram. Account pubblici che diventano privati, e poi di nuovo pubblici. Ovviamente sono stratagemmi, non troppo furbi, per ottenere follower. E a Facebook non piacciono.


Continua il sostegno alle persone e alle aziende duramente colpite dalla pandemia in corso, con un aggiornamento dell’hubCommunity Help“, introducendo nuove risorse come banche del sangue o promozione di organizzazioni non profit, e il lancio di Community Connect event, per aiutare gli admin nella gestione dei gruppi.

Su LinkedIn arrivano le Stories

Solo in Brasile, per ora, sono arrivate le LinkedIn Stories. La piattaforma social aveva anticipato che le avrebbe lanciate, e dove. Al momento, non sono state rilasciate a tutti gli utenti, ma, a quel che sappiamo, sono molto simili alle Stories di Facebook e Instagram: si possono creare solo da mobile, durano 24 ore ma è possibile salvarle e mantenerle nel tempo, possono essere condivise in privato con un altro membro di

LinkedIn, è possibile scrivere a chi le condivide e i video in Stories hanno una durata massima di 20 secondi.

Il lancio delle LinkedIn Stories è stato accolto tra apprezzamenti e critiche, ma vista la diffusione di questo strumento, è facile condividere la scelta del social network.

Nuovi tool su Pinterest

Se non sei su Pinterest da un po’, quando accederai di nuovo alla piattaforma, potresti trovarla leggermente diversa da come la ricordavi. Questa settimana Pinterest lancia tre diversi tool. Parliamo di note e di un calendario da usare per organizzare i progetti a cui stai lavorando.

L’altra novità riguarda la possibilità di selezionare i tuoi pin e raggupparli in nuove board. Metti il caso che sul tuo canale Pinterest ci sia una board “work from home ideas”. Potresti voler selezionare, all’interno di questa board, tutti gli elementi con sedie e desk, raggrupparli in una nuova board, e chiamarla “desk chair”.

Inoltre, Pinterest ti darà suggerimenti più personalizzati sulla base dei pin che salvi. Ad esempio, se salvi un pin a tema birthday, Pinterest potrebbe suggerirti idee per inviti, decor, food & drink e attività.

Queste novità nascono dallo studio della user experience degli utenti. Come puoi immaginare, nelle lunghe settimane di quarantena, le ricerche degli utenti sono cambiate. Ma pare che negli ultimi giorni le persone abbiano iniziato a cercare di nuovo contenuti visual legati a viaggi, matrimoni, eventi, estate e altro.

In breve

Twitter sta testando un nuovo reply layout, nell’ottica di incrementare l’engagement in piattaforma, mentre YouTube vorrebbe dare ai news publishers la possibilità di vendere abbonamenti direttamente dal proprio canale YouTube.

L'evoluzione delle Personas al tempo del Coronavirus

L’evoluzione delle Personas al tempo del Coronavirus

  • GroupM ha realizzato un progetto per disegnare un framework che possa servire sia come strumento di analisi, che come strumento di pianificazione e di misurazione della comunicazione;
  • Il report racconta le reazioni degli ultimi due mesi degli italiani che navigano in rete, e giunge alla definizione di quattro macro-aree e di sette personas.

 

Il virus, la pandemia, il lockdown. Il tempo che stiamo vivendo ci ha insegnato che non è più possibile ragionare attraverso le categorie tradizionali, tanto nella politica quanto nell’economia e di conseguenza anche nel marketing e nella comunicazione.

L’emergenza da COVID-19 ha creato nuove differenze, definendo uno scenario che può essere affrontato solo a partire da un quadro generale, una visione che aiuti a semplificare la complessità delle reazioni umane senza banalizzarla.

Proprio in quest’ottica GroupM ha realizzato un progetto il cui obiettivo non è solo ottenere nuove informazioni, quanto mettere in prospettiva l’enorme mole di dati che vengono prodotti ogni giorno, per disegnare un framework che possa servire sia come strumento di analisi, che come strumento di pianificazione e di misurazione della comunicazione.

In concreto, questo report racconta le reazioni degli ultimi due mesi della popolazione italiana maggiorenne che naviga in rete, e giunge alla definizione di quattro macro-aree e di sette personas, che descrivono come stanno reagendo gli italiani alla crisi attuale.

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Personas al tempo del Coronavirus

Le Personas dopo al tempo del Coronavirus

I Protector – sono 11,8 milioni (rappresentano il 28,8% della popolazione online)
Il tema che li guida è garantire la sicurezza personale e dei propri familiari da un punto di vista sanitario. Non contagiarsi, non ammalarsi.

I Defender – sono 9,5milioni (rappresentano il 23% della popolazione online)
Sono preoccupati di dover difendersi dai pericoli (reali e immaginari, che spesso sono ancora più profondi) che stanno insorgendo e che possono insorgere dal punto di vista sociale ed economico. Oltre che sanitario.

Gli Escapist – sono 6,4 milioni, (rappresentano il 15,6% della popolazione online)
Tendono ad usare il tempo della crisi per trovare tempo per sé stessi ed approfondire i propri interessi e le proprie passioni.

I Calm Keeper – sono 4,9 milioni, (rappresentano il 11,9% della popolazione online)
Non lasciarsi travolgere dalle emozioni e ricostruire una nuova normalità, un equilibrio psicologico innanzitutto, è la loro priorità.

I Committed – sono 4,1 milioni, (rappresentano il 10,1% della popolazione online)
Sono quelli che non si sono mai fermati e si sono dati da fare per trovare soluzioni per sé (lavoro), per i figli (studio) e per la vita quotidiana.

I Communitarian – sono 2,1 milioni, (rappresentano il 5,2% della popolazione online)
Preoccuparsi, fare qualcosa di concreto per gli altri, non lasciare indietro nessuno: questi i loro obiettivi

I Surrender – sono 2,2 milioni, (rappresentano il 5,4% della popolazione online)
Sono i sommersi, coloro che sono andati sott’acqua, sono sprofondati in una zona oscura. Una precisazione su quest’ultimo segmento. Anche se le cifre sono destinate a cambiare di mese in mese, Istat dichiarava nel 2019 (dati 2018) che gli italiani in condizioni di povertà assoluta erano 14 milioni di cui 5 sotto soglia di povertà assoluta (dati ISTAT 2019). 2 milioni di Surrender sono solo la punta dell’iceberg, ovvero la parte di persone in difficoltà che può essere intercettata con uno strumento come questo, ovvero con una ricerca sulla popolazione online. Se teniamo ferma la cifra ISTAT all’appello mancano più di 10 milioni di persone, persone “digitalmente invisibili”.

Personas al tempo del Coronavirus

Le quattro aree in cui si muovono le nuove Personas

Le sette diverse Personas si posizionano all’interno di un contesto caratterizzato da due dimensioni: l’asse temporale che indica la prospettiva di uscita dalla fase più acuta della crisi. In particolare, risponde alla domanda se usciremo da questa fase prima o dopo l’estate. Una dimensione più di speranza che fa riferimento alla fiducia nella capacità delle istituzioni di governare la situazione.

Si delineano così quattro macro-aree, “abitate” con attitudini diverse dalle sette Personas, per raggiungere le quali le aziende devono adeguare la propria comunicazione scegliendo nuovi messaggi, tone of voice, mezzi e strumenti.

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Personas al tempo del Coronavirus

1. L’avanguardia

È quella dove si trovano i Communitarian schierati – come in una frontiera – nel ruolo di messaggeri della fine della crisi.

Rappresentano la parte più attiva della GenX. Sono coloro che si sono dati da fare concretamente per aiutare persone in difficoltà: tra loro, ad esempio, c’è chi ha fatto la spesa e chi ha raccolto e distribuito computer e tablet ai ragazzi più poveri per seguire le lezioni scolastiche. Sono molto fiduciosi sulla possibilità di chiudere la fase più acuta della crisi in tempi brevi e danno un giudizio positivo su come si stanno comportando le istituzioni pubbliche.

Sono anche tra coloro che, per primi, potrebbero riprogrammare i piani futuri di un ritorno alla normalità. Quello che li spinge così avanti nella speranza è la convinzione che “ci si salva tutti assieme”, un sentimento molto importante per bilanciare coloro che, invece, sono rimasti intrappolati nella paura e nello scoraggiamento.

Rispetto agli altri segmenti hanno ridotto la fruizione della cronaca più allarmistica, poco vicina alla loro sensibilità e alla loro attitudine pratica. Sono il target ideale ed aspirazionale delle tante comunicazioni valoriali presenti oggi su tutti i media, messaggi legati alla visione collettiva e di lungo periodo.

2. Il Mainstream

Attivo, popolato in maniera più articolata, da Calm keeper, Committed e Escapist, che valgono in totale 15,4 milioni di persone. Ognuno di questi profili esprime un diverso progetto per affrontare la crisi, tre modi differenti di stare nella situazione senza subirla.

I Calm keeper fin dalle prime fasi della pandemia hanno cercato di non farsi travolgere dagli eventi per conservare o ritrovare il senso di una nuova quotidianità. Il loro mantra è: “preoccuparsi oltre il necessario rende la vita ancora più difficile”. Si tratta di Boomer anziani e Senior evoluti con istruzione elevata, che vivono soprattutto in provincia.

Condividono con i Communitarian la fiducia in una fine rapida della crisi ma sono più pessimisti sulla tenuta della società nelle fasi successive all’emergenza, perché grazie alla loro età e alla loro esperienza ne hanno viste tante e anche se, alla fine, se la sono cavata ricordano ancora le ferite e le cicatrici del passato. Facendo di necessità virtù, molti di loro hanno iniziato ad acquistare online, colmando il digital gap rispetto alla popolazione più giovane. Per non perdere la loro immunità psicologica e non essere sovrastati dall’infodemia anche loro, come i Communitarian, si sono schermati da un’esposizione eccessiva ai media, in particolare dalla cronaca che enfatizza troppo gli aspetti allarmistici e sensazionalistici. Proprio per questo è importante rivolgersi a loro usando una comunicazione e dei toni pacati e realistici.

Personas al tempo del Coronavirus

I Committed, giovani adulti (25-34 anni), prevalentemente uomini, metropolitani e di istruzione e livello socioculturale superiore. Il loro tema è essere proattivi e trovare soluzioni. Sono la parte più giovane e intraprendente della popolazione, pieni di energia e mentalmente aperti. Hanno reagito alla crisi attrezzandosi attraverso le tecnologie digitali per il lavoro o per lo studio dei figli e sono diventati il popolo dello smartworking e dell’e-learning evoluto. Sono l’immagine di un’Italia che ha saputo stare al passo con l’innovazione. Sono tra quelli che dall’inizio della crisi hanno ridotto di più i loro acquisti fisici, incrementando ancora di più lo shopping online. Hanno utilizzato i servizi di food delivery anche per fare la spesa e sono tra i maggiori sottoscrittori di servizi d’intrattenimento. Il loro mondo mediale è dominato dal video: TV tradizionale, streaming, siti. Per comunicare con loro è importante bilanciare valori d’immagine e soluzioni pratiche che aiutano a ripensare le nuove condizioni di vita, usando un tono di voce concreto e positivo.

Gli Escapist, che hanno approfittato della quarantena per dedicare ancora più tempo alle proprie passioni e interessi. Sono il gruppo più giovane. Si sono ritagliati una sorta ambiente-nido alternativo al mondo di fuori. Per questa ragione sono tra i meno preoccupati per la situazione e hanno maturato, al limite, una sorta d’indifferenza. Abituati a mangiare spesso fuori casa prima della crisi, molti di loro hanno dovuto abituarsi a cucinare tra le pareti domestiche incrementando gli acquisti di beni di prima necessità. Sono i massimi consumatori d’intrattenimento in tutte le sue forme: film in TV, YouTube, Netflix, Amazon Prime.

Sono il core target di social, Instagram in particolare, e sono anche il pubblico ideale degli influencer e degli Youtuber, del gaming, degli eventi digitali su piattaforma. Per comunicare con loro è fondamentale costruire relazioni leggere e ludiche, evitando messaggi drammatici e presidiando l’intrattenimento.

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Personas Coronavirus

3. Il Mainstream

Passivo, un’area in cui prevalgono le emozioni negative e le preoccupazioni. La crisi è vista soprattutto come qualcosa che si subisce. Qui troviamo i Protector e i Defender.

I Protector sono prevalentemente donne, di età centrale e anziana, più concentrate nei piccoli centri. Il loro tema principale è seguire tutte le precauzioni possibili dal punto di vista sanitario per proteggersi e tenere in sicurezza se stessi e i propri cari. Sono i più assidui nelle pratiche igieniche, evitano ogni mezzo di trasporto pubblico e il contatto con gli oggetti nei luoghi comuni. Sanificano la spesa dopo essere rientrati dal supermercato e disinfettano spesso le superfici di casa. Il livello di paura e di preoccupazione verso il contagio è tra i più elevati. L’ansia e la paura li rende molto critici verso le istituzioni e vedono l’uscita dalla crisi molto in là nel tempo. Hanno incrementato gli acquisti di prodotti per la cura e la salute sia on che offline e di alimentari nei negozi fisici. Sono il pubblico dei media generalisti e sono uno dei target elettivi dell’infodemia. Proprio per questo, hanno un’alta esposizione mediale e hanno grande bisogno di soluzioni pratiche e rassicuranti sulla soluzione dei problemi quotidiani.

I Defender, profilo adulto con una presenza massiccia di anziani e una maggiore concentrazione nel Nord e nei centri più grandi. La loro preoccupazione fondamentale è difendere sé stessi e i propri casi da ogni rischio e pericolo economico e sociale, oltre che sanitario. Non sono tra le persone più in difficoltà, ma hanno una gran paura di trovarcisi: il loro livello di paura è il più elevato e la fine della crisi è proiettata molto in là nel tempo. Hanno costruito delle trincee che presidiano e nelle quali si sono attrezzati per resistere a lungo, facendo ad esempio scorte significative di beni di prima necessità, soprattutto nei negozi fisici. Sono il pubblico ideale dell’infodemia e da quando è iniziata la crisi hanno incrementato in modo significativo il consumo di tv, in particolare di news e di Facebook.

Come per i Protector, sono un pubblico sovraesposto ai media che cerca praticità, concretezza e rassicurazioni sulla soluzione dei problemi e sulle procedure di sicurezza e trasparenza.

L'evoluzione delle Personas al tempo del Coronavirus

4. La Zona buia

È l’area della paura, dello sconforto e dell’impotenza, popolata da coloro che non hanno né mezzi, né risorse per andare avanti.

Qui si trovano i Surrender. Questa ricerca ne conta solo 2 milioni di persone perché il campione è stato reclutato con interviste online. Ma di fatto sono solo la punta dell’iceberg degli oltre 10 milioni di italiani in condizioni di povertà.

Quella parte dei Surrender che è stato possibile intervistare è rappresentata prevalentemente da adulti, in maggioranza donne, di età trasversale, disoccupati o separati o divorziati delle medie città e dei piccoli centri. Una minima parte dei precari che, già fragili e in difficoltà prima della crisi, sono stati letteralmente travolti. Non hanno nessuna fiducia nel futuro e sono decisamente ostili alle istituzioni. Impauriti e sfiduciati, tendono a isolarsi e a sopravvivere. Sono quelli che hanno attinto alle loro già scarse riserve per fare scorte di beni di prima necessità. E, rispetto alla media, hanno ridotto anche il consumo di tutti i media (TV, digital, notizie, intrattenimento) entrando in una sorta di isolamento. Per questo è fondamentale cercare di rassicurarli e di raggiungerli con offerte, agevolazioni, promozioni. Se possibile in collaborazione con le istituzioni e le iniziative dei leader di mercato.

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L'evoluzione delle Personas al tempo del Coronavirus

Verso la Fase 2

Allo stato attuale i segmenti che potrebbero crescere di più nel breve periodo sono quello dei Protector e dei Calm Keeper. I primi sono predittivi dell’intenzione di mantenere le abitudini prese durante la fase di emergenza; i secondi esprimono la necessità di recuperare una qualche forma di equilibrio dopo la fase iniziale.

Tutto questo in uno scenario nel quale l’orizzonte temporale di uscita dalla fase acuta della crisi si sposta oltre l’estate e la fiducia nella tenuta del clima sociale è in calo.

“Nonostante il momento che stiamo vivendo, la maggior parte della popolazione continua a chiedere di non fermare la comunicazione commerciale – commenta Federica Setti, Chief Research Officer di GroupM Italia. Questo dipende dalle funzioni fondamentali della comunicazione: identificazione e orientamento, delle quali le persone oggi hanno più che mai bisogno. Una lettura integrata di tutti questi elementi ci consentirà di definire l’evoluzione dei prossimi mesi. E la prima cosa che capiremo riguarda la profondità e l’impatto delle abitudini prese durante la quarantena. Per comprendere se queste abitudini sono destinate a volatilizzarsi, persistere (ma solo per il periodo della crisi), diventare definitive o per capire quali nuovi e inaspettate reazioni potrebbero sorgere”.

spazio business coronavirus 2

Cosa è successo alla corsa allo spazio (e al suo business) durante l’emergenza Coronavirus

  • Entro il 2040 si prevede che l’economia spaziale globale raggiungerà 1.100 miliardi di dollari;
  • Il lockdown ha messo in standby anche tantissime delle missioni e delle esercitazioni previste nello spazio, permettendo di attivare però nuove sperimentazioni tra i civili;
  • Le ultime notizie parlano di un nuovo possibile business spaziale, stavolta non legato alle estrazioni minerarie dagli asteroidi, ma ad Hollywood.

 

Gli esseri umani osservano le stelle da migliaia di anni. Da sempre, scienziati e studiosi hanno fatto scoperte e messo a punto teorie rivoluzionarie, che hanno cambiato radicalmente la percezione dell’universo.

Dopo aver compreso il nostro sistema solare e l’universo, l’umanità ha deciso di superare i confini del nostro pianeta e di esplorare lo spazio. I primi tentativi furono fatti negli anni ’50, con la Russia che lanciò il primo satellite artificiale in orbita. Il successo della Russia preoccupò gli Stati Uniti, spingendoli ad accelerare le proprie attività spaziali. Tutto questo fino al 1969, anno in cui il primo uomo mise piede sulla Luna, uno dei balzi più significativi per l’umanità.

Quel periodo, fino ad oggi, è rimasto ineguagliato per la quantità di risorse impegnate in termini economici. A partire dagli anni Settanta, la corsa allo spazio rallentò e i budget assegnati alla NASA diminuirono. Per questo il sostegno privato al settore spaziale divenne una priorità.

Oggi l’economia spaziale privata non è più un ripiego e, grazie ad un numero crescente di imprese e ad una produzione diversificata, ha raggiunto una dimensione significativa, diventando uno dei protagonisti più potenti dell’economia globale.

Per comprendere meglio le dimensioni di questo fenomeno, dovremmo dare uno sguardo ai numeri. Secondo alcuni studi, infatti, l’economia spaziale globale raggiungerà 1.100 miliardi di dollari entro il 2040, mentre la quota dei governi nell’economia spaziale globale diminuirà dal 25% al 17%.

economia dello spazio

Come evolverà l’economia spaziale globale?

Tuttavia, ci sono ancora dubbi sul futuro dell’economia spaziale globale. Alcuni affermano che, sì, l’economia spaziale è fiorente, ma per poter parlare di un’economia da 1,1 trilioni di dollari, è necessario che entrino in gioco enormi interessi. Di conseguenza, ci si riferisce a due diverse economie spaziali. Da un lato, le attività basate su necessità “terrestri“, come le telecomunicazioni e la sorveglianza. Dall’altro, nuovi settori, come l’esplorazione dello spazio profondo e l’estrazione mineraria dagli asteroidi.

Dato che, per quanto riguarda il primo caso, possiamo tranquillamente dire che si tratta di attività che diventano, giorno dopo giorno, più fiorenti, per capire come si evolverà l’economia spaziale globale, dobbiamo concentrarci sui nuovi campi come la vita interplanetaria, l’estrazione mineraria dagli asteroidi e il turismo spaziale privato

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L’estrazione mineraria dagli asteroidi

Dieci anni fa, l’estrazione mineraria su asteroidi sembrava irrealistica, ma oggi ci sono aziende che operano in questo campo e si prevede che questa diventerà una pratica comune tra qualche decennio.

Metalli Preziosi

Il protagonista dell’industria mineraria legata agli asteroidi è Planetary Resources, una società con sede a Washington che mira a estrarre acqua e metalli preziosi dagli asteroidi.

Quando si parla di metalli preziosi, si pensa immediatamente all’oro. Ma il fisico Stephen Hawking, nella sua ultima intervista televisiva prima di morire, disse “l’oro è raro ovunque, non solo sulla Terra“.

Trovare l’oro, dunque, potrebbe essere un problema? No, pare ci sia un’eccezione: l’asteroide Psiche 16.

Psiche 16, scoperto dall’astronomo italiano Annibale de Gasparis il 17 marzo 1852, è quasi del tutto costituito da metalli – per lo più oro – a differenza della maggior parte degli altri asteroidi precedentemente osservati.

Ora, immaginiamo che una società mineraria atterri su questo asteroide, lo scavi e riesca a riportare i metalli preziosi sulla Terra. Cosa accadrebbe? Beh, Psyche 16 vale 700 quintilioni di dollari, una cifra sufficiente a dare a ogni persona sul pianeta 93 miliardi di dollari. Ma c’è una realtà: il prezzo si basa sui concetti di domanda o offerta. Quando l’offerta sale, i prezzi scendono, quindi, un forte aumento della quantità di oro presente sul mercato porterebbe ad una diminuzione molto forte del prezzo.

Quindi, in termini di metalli preziosi, questo esempio, ci mostra come il contributo dell’estrazione dagli asteroidi all’economia spaziale globale potrebbe risultare alquanto controverso nell’attuazione.

Acqua e Ossigeno

Un altro obiettivo delle compagnie minerarie specializzate in asteroidi sono acqua e ossigeno. L’acqua, infatti, viene utilizzata per la produzione di aria respirabile e di cibo, ma anche per il propellente ad acqua, una tecnologia che faciliterà l’esistenza interplanetaria e le esplorazioni nello spazio profondo su cui la NASA sta lavorando.

Alcuni studiosi hanno già iniziato a pensare al valore di questi due elementi nelle colonie extraterrestri. L’ossigeno, dunque, potrebbe generare enormi entrate per le compagnie minerarie che lavoreranno sugli asteroidi, anche se, tali compagnie potrebbero non essere l’unica opzione per fornire acqua e ossigeno. Alcuni scienziati, infatti, pensano che Marte e la Luna – gli obiettivi primari dell’esistenza interplanetaria – possano avere abbastanza acqua per produrre ossigeno.

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Vivere nello Spazio

La possibilità, per l’uomo, di vivere su pianeti diversi dalla Terra è uno dei campi che farà progredire l’economia spaziale globale. Oltre alle agenzie spaziali nazionali, le società private hanno pianificato missioni con equipaggio per visitare anche altri corpi celesti.

La figura più importante in questo campo è Elon Musk, il fondatore di SpaceX. Musk ha un piano ambizioso per andare su Marte prima della NASA nel 2020. Inoltre, ha anche in programma di fondare una colonia sul Pianeta Rosso. La sua azienda ha già testato con successo Starhopper, il prototipo della nave stellare marziana colonizzatrice. Questo razzo nei test è stato capace di salire di 150 metri per poi fermarsi su una piattaforma di atterraggio vicina.

Anche se un progetto interplanetario di questo tipo aiuterebbe senza dubbio l’economia spaziale globale ad andare avanti, bisogna tener presente che i progetti interplanetari richiedono ingenti fondi e, sicuramente, i costi più bassi delle aziende private rispetto alle agenzie spaziali nazionali aiutano.

La NASA non sta ferma a guardare

L’agenzia spaziale statunitense, infatti, prevede di andare su Marte nel 2030, ma senza certezze, a causa di questioni tecniche ma anche, e soprattutto, finanziarie. La stima dei costi di una missione su Marte con equipaggio è di 217,4 miliardi di dollari. Se si considera che il budget della NASA è di 22 miliardi di dollari, risulta chiaro che, per questa missione, sarebbe necessario stanziare un enorme budget aggiuntivo.

D’altra parte, vale la pena ricordare che le attività militari nello spazio si stanno intensificando. Ad esempio, gli Stati Uniti hanno ufficialmente attivato lo Space Command, una nuova forza militare che difenderà i propri satelliti e altri beni spaziali. Inoltre,  il Pentagono vuole creare una stazione spaziale, inizialmente usata come esperimento, capace, in seguito, di sostenere la vita e ospitare equipaggi militari.

Tanti progetti che richiederanno uno sforzo economico notevole ma che, una volta realizzati, saranno capaci di diventare fonte di guadagno per governi e aziende private.

Turismo Spaziale

Molte aziende stanno lavorando febbrilmente per portare dei semplici passeggeri nello spazio. È il caso di Virgin Galactic. L’azienda ha già presentato il suo spazioporto, un hangar che fornirà uno spazio per le operazioni di volo e ha venduto 600 biglietti, con un costo a partire da 250.000 dollari.

Il ruolo del turismo spaziale, non deve essere ridotto ad una semplice stravaganza per ricchi. Infatti, un team di medici della University of Technology Sydney ha scoperto che la maggior parte delle cellule tumorali sottoposte a microgravità in laboratorio muoiono senza alcun altro trattamento e vuole riprodurre lo stesso esperimento nella Stazione Spaziale Internazionale. Se questo metodo dovesse essere accettato, potremmo vedere le aziende che si occupano di turismo spaziale collaborare con il settore sanitario per trasportare i pazienti affetti da cancro nello spazio. Naturalmente, un tale trattamento richiederebbe un tempo di permanenza più lungo. Ma alcune aziende stanno ci stanno già pensando. Un esempio è la Orion Span, che sta lavorando alla costruzione di una stazione spaziale privata che dovrebbe fungere da albergo spaziale, capace di accogliere i suoi ospiti per 12 giorni.

Riassumendo, molto probabilmente in futuro assisteremo a missioni spaziali di successo effettuate da governi e aziende private. Alcune nazioni che oggi non si sono ancora impegnati in attività spaziali parteciperanno sicuramente all’industria spaziale globale negli anni a venire. In ogni caso, come sottolineato in precedenza, le missioni spaziali su larga scala determineranno il raggiungimento dei mille miliardi di dollari impiegati in questo settore e se i governi e le agenzie nazionali continueranno a collaborare con le aziende private, molto probabilmente vedremo più aziende spaziali, una produzione diversificata e una più ampia economia spaziale globale.

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Intanto, sulla Terra…

In tutto questo, l’emergenza Coronavirus ha messo in standby anche tantissime delle missioni e delle esercitazioni previste dalle varie agenzie spaziali, permettendo di attivare però nuove sperimentazioni anche tra i civili.

L’Agenzia Spaziale Europea (ESA), ad esempio, è stata costretta a concentrare gli sforzi sulle attività più pressanti e necessarie, annullando tutto il resto.

Il direttore generale dell’ESA Jan Wörner ha dichiarato a Euronews che l’agenzia ha visto il coronavirus “venire verso di noi come uno tsunami”, ed è passata alla modalità telelavoro ancora prima del lockdown. L’ESA ha normalmente circa 5.000 dipendenti nei suoi siti chiave in Germania, Francia, Spagna e Italia, ma ora ne ha meno di 100 in loco. Secondo Wörner, infatti anche l’ESA ha registrato circa 50 casi di COVID-19 tra il suo personale.

La decisione ha significato anche un arresto del funzionamento della strumentazione e della raccolta dati sull’ExoMars Trace Gas Orbiter, che stava iniziando a rilevare segni di vita sul pianeta rosso, mentre la navicella spaziale MarsExpress, che opera intorno a Marte dal 2004, è stata anch’essa posta in modalità standby.

Anche l’ultima missione dell’ESA, Solar Orbiter, lanciata solo nel febbraio 2020, si è ridotta al minimo per un periodo sconosciuto, pur continuando la sua lunga crociera verso il Sole. La prima fase di messa in servizio degli strumenti scientifici era già partita, ma questi sono ora fermi. Anche la missione JUICE per esplorare le lune ghiacciate di Giove subirà ritardi prima del lancio.

Altre attività spaziali critiche sono ancora in corso. La Stazione Spaziale Internazionale è in fase di manutenzione come di consueto, mentre l’agenzia concentra l’energia anche su satelliti cruciali per l’osservazione della Terra, come la flotta di satelliti Sentinel dell’UE.

Mettere in standby le navicelle interplanetarie non è considerato un problema importante per i prossimi mesi, secondo il capo delle operazioni di missione dell’ESA, Paolo Ferri. “Queste sonde sono progettate per sostenere in sicurezza lunghi periodi di tempo con un’interazione limitata o nulla con il suolo”, ha spiegato. Quelle navicelle che richiedono attenzione sono sorvegliate da un unico tecnico in una sala di controllo, supportato da controllori di volo che lavorano da casa.

Wörner ha detto che una delle sue preoccupazioni principali è stata quella di preservare l’industria spaziale europea durante la crisi. Il settore comprende grandi aziende come ArianeGroup e ThalesAleniaSpace, ma anche una vasta gamma di PMI specializzate. “È nostro dovere fare in modo di non perdere molte di queste aziende”, ha detto Wörner. La risposta dell’ESA per le imprese più piccole è  stata quella di spostare le date di fatturazione e di pagamento per garantire un certo reddito per tenere a galla le imprese. Le aziende più grandi, come ArianeGroup, continuano le “attività critiche”. L’azienda aerospaziale italiana Avio, ad esempio, continua a produrre razzi a propellente solido Vega.

Per quanto riguarda i grandi progetti previsti nei prossimi mesi, il quadro è eterogeneo: “Siamo tutti la stessa specie, su un piccolo punto blu”, hanno ricordato dall’ESA.

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Anche il previsto lancio di SpaceX di un nuovo satellite di navigazione GPS per l’esercito americano è stato ritardato almeno fino a giugno a causa della pandemia di Coronavirus, secondo quanto riferito dagli ufficiali della Space Force.

In una dichiarazione rilasciata il 7 aprile, i funzionari dello Space Force’s Space and Missile Systems Center (SMC) hanno annunciato di aver posticipato il lancio “per ridurre al minimo il potenziale di esposizione di COVID-19 all’equipaggio di lancio e agli operatori”.

L’esperimento francese

In Francia, intanto, gli scienziati spaziali hanno usato il blocco dovuto al COVID-19 come una prova generale di ciò che sarà stare rinchiusi all’interno di una navicella spaziale in missione su Marte.

Le cavie dell’esperimento sono 60 studenti che sono confinati nelle loro stanze del dormitorio nella città di Tolosa – non lontano dalle condizioni che potrebbero incontrare in una lunga missione spaziale.

Quando il governo francese ha imposto restrizioni di movimento per frenare la diffusione del virus, la ricercatrice spaziale Stephanie Lizy-Destrez ha deciso di sfruttare al meglio la situazione e ha iscritto gli studenti volontari.

Non è una simulazione esatta del volo spaziale: compiti come il prelievo di campioni dalla superficie di un pianeta con un rover lunare non sono previsti, e gli studenti possono interrompere il loro viaggio spaziale virtuale per una passeggiata giornaliera all’esterno.

Al contrario, essi svolgono compiti al computer come test di memoria e test di agilità mentale. Tengono un diario giornaliero e ogni cinque giorni devono compilare un questionario.

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Ma gli spazi ristretti – gli studenti si trovano in stanze che misurano 12 metri quadrati – e i limiti di ciò che le persone possono fare sono simili alle condizioni che le persone possono incontrare nello spazio. Così come gli effetti psicologici negativi che questo può avere sulle persone, che gli scienziati vogliono capire meglio prima di inviare astronauti in una missione su Marte che potrebbe durare diversi mesi.

Tom Lawson, uno studente di master in ingegneria aerospaziale che partecipa al programma, ha descritto gli effetti: “Molti studenti trovano estremamente difficile stare al passo con il loro lavoro e tenere il passo con quello che devono fare”.

Nel 2017, sei volontari hanno trascorso due settimane in Polonia in una versione simulata di una base di Marte. Anche la Mars Desert Research Station nello Utah, negli Stati Uniti, mette in scena missioni simulate, ma il vantaggio della missione di isolamento durante il lockdown è che i ricercatori hanno avuto accesso a un campione di dimensioni maggiori.

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Nello spazio arriva anche Hollywood

Notizia di pochi giorni fa, Tom Cruise, la NASA e SpaceX di Elon Musk starebbero pianificando di girare un film nello spazio. Dalle indiscrezioni emerse il progetto sarebbe ancora in fase iniziale, ma decisamente avviato; tuttavia, per ora non è ancora stato coinvolto alcuno studio.

Se il progetto dovesse realizzarsi si tratterebbe del primo vero film di fiction – non un documentario, insomma –  girato intorno alla Terra.

nike campagna coronavirus

Perché la campagna di Nike durante il lockdown è una di quelle che ci sono piaciute di più

“Play inside, play for the world” questo è lo slogan della campagna Nike per l’emergenza Coronavirus.

E questo è il messaggio pubblicato dal brand sul proprio sito web: “È quando il gioco si ferma che ci rendiamo conto che siamo una sola squadra. E in questo momento, il lavoro di squadra è più importante che mai”. 

Lo slogan “gioca rimanendo a casa, gioca per il mondo”, l’immancabile spirito di squadra, il valore della resilienza secondo cui ci si può piegare, ma mai spezzare e il concetto secondo il quale “piccole azioni danno vita a grandi risultati” rappresentano -da sempre e soprattutto in questo caso –  i quattro punti fondamentali su cui si fonda la campagna di Nike. L’obiettivo è quello di restare vicino ad atleti, sportivi e semplici amanti dello sport in questo momento così difficile per tutti continuando a fornire loro consigli, tutorial e strumenti utili per rimanere attivi e in allenamento, pur rimanendo dentro casa.

Ma quello che stiamo attraversando è un momento complesso, più che dal punto di vista fisico, dal punto di vista psicologico e – come sempre – Nike punta su quel senso di comunità che, negli anni, ha fatto davvero grande il brand. Sentirsi parte di una stessa squadra e resistere, muovendosi insieme verso un obiettivo comune – in questo caso lo sport – è uno dei modi migliori per mostrare vicinanza alla propria community. E Nike questo lo sa bene. Anche perché il benessere mentale passa anche da quello fisico.

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La campagna di Nike, in pratica

“Se avete sognato di giocare per milioni di persone, è il vostro momento” lo scrive Cristiano Ronaldo, testimonial del brand, sui suoi canali social. E questo è, infatti, ciò che Nike intende comunicare: rimanere a casa ad allenarsi per aiutare milioni di persone a combattere l’emergenza. Questo è il “gioco” a cui fa riferimento la campagna e questi sono i “milioni di spettatori” a cui fa riferimento Ronaldo.

 

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If you ever dreamed of playing for millions around the world, now is your chance. Play inside, play for the world. #staysafe #playinside #playfortheworld

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Ma passiamo ai fatti: Nike ha messo a punto una serie di strumenti, allenamenti, consigli sugli allenamenti e sull’alimentazione a cui tutti possono avere libero accesso. Basta scaricare un’app: Nike Training Club (NTC), disponibile sia per IOS che per Android. Attualmente, l’app contiene quattro programmi di allenamento dalla durata variabile, dalle 4 alle 6 settimane.

Gli allenamenti sono flessibili e adattabili alle varie esigenze delle persone e sono tutti illustrati dai Nike Master Trainer certificati dall’azienda. Le sessioni di allenamento vanno dai 15 ai 45 minuti e sono strutturate su forza, resistenza, mobilità e yoga. 

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Un’ode alla coerenza e all’inclusività

Uno dei rischi più grandi in momenti di emergenza e di crisi per i brand è quello di avere un comportamento schizofrenico e di perdere la propria identità nell’intento di voler a tutti i costi manifestare la propria presenza. Il pericolo è di muoversi in modo scoordinato, lanciando messaggi lontani dai valori di marca.

Non è questo il caso di Nike, la cui campagna Play inside, play for the world è un inno alla coerenza.

Non solo uno spot, ma una serie di iniziative e attività messe in atto per aiutare la propria community, anche attraverso la voce dei grandi atleti mondiali.

Nel corso degli anni, Nike ha perfezionato la sua capacità di pubblicare contenuti di ispirazione. Come dice il marchio stesso, “Nike si sforza di portare innovazione e ispirazione a tutti gli atleti del mondo”. In questo caso però il brand va oltre: qui non si tratta solo del mondo, ma di una emergenza globale che riguarda tutti. Atleta allora diventa chiunque abbia un corpo. Questa definizione semplice ma inclusiva è ciò che attira le persone verso Nike.

Anche la palette di colori – in bianco e nero – contribuisce a create un ulteriore legame emotivo con il pubblico. Così, nel complesso, Play for the World celebra la ricerca umana dell’eccellenza sportiva. Si tratta di come gli atleti continuano a mettercela tutta nonostante la permanenza in casa, esattamente come ognuno di noi.

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Google Home e gli altri assistenti vocali: ecco cosa faranno al posto nostro

  • Dati i cambiamenti nella sensibilità dei consumatori dopo la pandemia, ci sono i settori già maturi per l’interazione contactless e attivata dalla voce;
  • Il 31% degli adulti statunitensi utilizzerà i pagamenti vocali entro il 2022 e lo shopping vocale raggiungerà i 40 miliardi di dollari;
  • Gli assistenti vocali si preparano a invadere aree sempre più ampie del nostro quotidiano.

 

La comodità dei touchscreen e dei pulsanti è evidente in quasi tutti gli aspetti della nostra vita, ma la situazione sta cambiando rapidamente, complice la pandemia mondiale che ci ha fatto scoprire la pericolosità potenziale di questi “tap”.

Così le interfacce fisiche, il contante e persino le carte di credito fisiche potrebbero presto diventare mezzi secondari di interazione e transazione, poiché gli utenti sceglieranno sempre più spesso interfacce contactless e abilitate alla voce.

Dopo l’inizio dell’emergenza Coronavirus, l’iper-consapevolezza del nostro ambiente fisico, il desiderio di una maggiore comodità e una maggiore attenzione nel fornire accesso alle persone con disabilità creeranno probabilmente una domanda di interazioni hands-free in generale.

Dati i cambiamenti nella sensibilità dei consumatori, ci sembra utile analizzare quali sono i settori già maturi per l’interazione contactless e attivata dalla voce e quali azioni potremo fare nel quotidiano attraverso assistenti vocali come Google Home e Amazon Alexa.

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1. Dispositivi intelligenti abilitati alla voce nelle aree pubbliche

Oltre a trarne convenienza, le aziende e gli enti istituzionali beneficeranno dell’aumento della produttività e della redditività dei luoghi di lavoro e degli spazi pubblici che ogni anno sono meno colpiti dall’assenteismo a causa della minore diffusione di germi e batteri, e dunque di malattie.

2. Pagamenti contactless in aumento

Secondo il Business Insider’s Voice Payments Report, il 31% degli adulti statunitensi utilizzerà i pagamenti vocali entro il 2022. Le case automobilistiche stanno già sviluppando assistenti vocali in auto che possono pagare il rifornimento permettendo ai clienti di accostare alla pompa specificata e ottenere il pieno senza interagire con il sistema di pagamento.

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3. Ordini hands-free nei ristoranti

Le interfacce senza contatto attraverso l’avanzata intelligenza artificiale vocale forniranno ai ristoranti un modo per mantenere bassi i costi, fornire un modo conveniente per i clienti di presentare ordini complessi con un’ampia gamma di modifiche e soddisfare l’esigenza di igiene e sicurezza alimentare.

4. Acquisti vocali attraverso applicazioni e chioschi in negozio

Secondo le prime stime, lo shopping vocale raggiungerà i 40 miliardi di dollari negli Stati Uniti entro il 2022. Queste previsioni sono già in fase di adeguamento per tenere il passo con il crescente numero di assistenti vocali in uso e con l’accelerazione dell’attività di ricerca vocale.

5. Alberghi e navi da crociera abilitati alla voce

Fornire a ciascun ospite un assistente vocale in camera può ridurre l’onere per il personale dell’hotel, fornendo al contempo risposte più rapide alle richieste e risposte immediate alle domande più comuni. Oltre a migliorare le comunicazioni tra gli ospiti, la pulizia dell’ambiente, stimolare l’uso del servizio in camera e il contatto con la reception, i sistemi vocali possono far sì che le operazioni interne si svolgano senza intoppi e che i dipendenti possano trascorrere del tempo prezioso faccia a faccia con gli ospiti che lo richiedono.

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Cosa cambia nel nostro quotidiano con un assistente vocale

Lo scorso Natale circa 6.8 milioni di persone, dati alla mano, hanno acquistato un assistente vocale Google.

L’azienda di Mountain View, in questo momento ha in commercio tre diversi dispositivi: Google Home Mini, Google Home e Google Home Max, tutti con l’assistente artificiale di Google integrato. L’incredibile crescita nelle vendite non è dovuta semplicemente a un trend, ma all’effettivo valore che questi dispositivi sembrano poter apportare nelle nostre vite. Ecco, ad esempio, una serie di attività che potrebbero diventare la normalità.

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Riprodurre rumori bianchi mentre dormi

Mentre dormi o per aiutarti ad addormentarti, puoi dire al tuo assistente: “Hey Google, riproduci il suono della pioggia”. E il tuo dispositivo riprodurrà il rumore di un acquazzone costante. Questo fino a quando non ti sarai addormentato definitivamente.

Sincronizzare ogni dispositivo

Se possiedi più di un dispositivo Google o Amazon, potrai sincronizzarli tutti contemporaneamente. In particolare Google Home può essere utilizzato come un interfono per annunci del tipo: “Ok Google, è pronta la cena”! Oppure, “Ok Google, sono sulla strada di casa“, e lui attiverà tutti i dispositivi prima del tuo arrivo.

Controllare la tua abitazione

Ad oggi l’assistente di Google è compatibile con più di 100 dispositivi di aziende diverse, come: LG, Whirpool, GE e altre. Questo ti permetterà di collegare interamente la tua casa al dispositivo e controllare, temperatura, illuminazione o robot domestici interamente con il comando vocale.

Ricordarti di allenarti

Se sei uno che dimentica, o fa finta di dimenticare, puoi ricorrere all’aiuto di questi dispositivi ad attivazione vocale, a cui puoi chiedere di ricordarti che in un determinato giorno ad una determinata ora dovrai allenarti. Niente più scuse ora!

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Chiamare in tranquillità

Potrai collegare i tuoi contatti all’assistente virtuale e basterà un semplice comando per effettuare una chiamata senza l’uso dello smartphone. Questi strumenti sono in grado di riconoscere il timbro di voce, quindi, se il dispositivo è condiviso con altre persone, saprà riconoscere chi effettuerà il comando, per esempio.

Parlare in diverse lingue

Google Home, ad esempio, può comunicare in diverse lingue, come: italiano, spagnolo, francese, portoghese e tante altre. Puoi trovare la lista completa sul Blog.

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Effettuare ricerche

Forse è l’aspetto più scontato, ma gli assistenti vocali sono i migliori amici delle nostre ricerche online. Ci basterà fare una domanda per effettuare una ricerca a livello locale se, ad esempio, abbiamo bisogno di un idraulico, o per acquistare qualche prodotto online.

Ricordare gli appuntamenti della giornata

Quando ti svegli la mattina e pronunci: “Hey Google, buongiorno!” Il dispositivo ti elencherà tutti gli appuntamenti della giornata, leggerà le notizie in rilievo, calcolerà il tempo di arrivo al lavoro e naturalmente, le previsioni meteo della giornata. Ugualmente, prima che tu vada a letto, al comando “Ok Google, buonanotte”. Abbasserà il termostato e ti ricorderà gli appuntamenti del giorno dopo.

Non dimenticare più niente

Se hai lucchetti, password complesse o molto altro, ti basterà pronunciare “Hey Google, ricordami la combinazione di …”, e lui ricorderà al posto tuo tutte quelle cose che troppo spesso dimentichiamo.

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Collegare la TV

Tramite la sincronizzazione tra Google e la TV o di Alexa e Fire Tv Stick, potrai spegnerla o accenderla in qualsiasi momento, ma ancora più importante, potrai chiedere al dispositivo di ricordarti gli appuntamenti televisivi a cui tieni particolarmente.

Non perderemo mai più nessuna puntata della nostra serie preferita!

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Gli assistenti vocali potrebbero aiutare nella diagnosi

Tornando al capitolo iniziale di questo articolo, oggi Amazon Alexa potrebbe anche aiutare a diagnosticare il COVID-19, come riporta TheVerge.

Domande come “Alexa, cosa faccio se penso di avere il coronavirus?” o “Alexa, cosa faccio se penso di avere COVID-19?” indurranno l’assistente vocale a chiedere informazioni sui sintomi, sulla storia dei viaggi e sulla possibile esposizione al virus. Il dispositivo offrirà quindi una consulenza basata sulle informazioni ufficiali dei Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie.

La funzionalità è un passo avanti rispetto alle informazioni che Alexa offriva in precedenza. L’annuncio di Amazon segue una mossa simile di Apple, il cui assistente vocale Siri è stato aggiornato per offrire consigli sulla diagnosi.

competitor analyisis

Come ottenere informazioni di Marketing dal traffico dei siti dei competitor

In un mondo in rapido movimento è di fondamentale importanza adattare rapidamente la propria strategia. Questo significa per gli esperti di marketing ottimizzare campagne, budget e strategia, il che include naturalmente il monitoraggio delle attività digitali dei concorrenti.

Nel mondo digitale, proprio come in natura, non sono sempre i più forti a sopravvivere, bensì coloro che riescono ad adattarsi in modo migliore al cambiamento.

In qualsiasi momento occorre essere certi che la tua strategia digitale ti aiuterà a superare i tuoi competitor. In questi frangenti devi in particolare assicurarti che il marketing mix da te scelto ottimizzi le spese, che il focus delle tue campagne si conformi al cambiamento della domanda e che il tuo messaggio sia recepito in modo chiaro dal tuo pubblico.

La strategia da te precedentemente adottata può diventare obsoleta e potrebbe essere necessario agire con determinazione. Sarà utile innanzitutto verificare cosa non dovresti fare.

Cosa è possibile capire attraverso l’analisi del traffico

Ciascuno di questi punti può essere supportato dall’analisi del traffico dei siti dei tuoi competitor.

Immaginiamo un rivenditore online di arredamento per la casa che desidera raggiungere i risultati ottenuti dal suoi concorrenti online. Inserendo cinque siti web dei competitor in Analisi traffico di SEMrush, potremo esaminare:

  • se il competitor in prima posizione è rimasto invariato (nel nostro caso ad esempio se ikea.com è rimasto alla posizione #1 nell’elenco);
  • quali fluttuazioni hanno influito sulla concorrenza negli ultimi mesi;
  • in che misura ogni competitor ha accresciuto (o ridotto) la sua popolarità nell’intervallo di tempo considerato.

Nel nostro esempio ikea.com rimane leader indiscusso in Italia. I siti manomano.it e leroymerlin.it mostrano però però un buon aumento del traffico sul loro sito web.

Quali canali di marketing hanno fornito risultati migliori per il traffico dei competitor

Nel nostro esempio possiamo vedere che la pubblicità online apporta circa lo stesso traffico per ikea.com e manomano.it.

Prima di trarre delle conclusioni, clicca sui periodi precedenti per vedere le variazioni mese per mese e anno per anno – questo per assicurarti che queste non siano tipiche fluttuazioni stagionali.

Per comprendere in modo ancora più profondo le strategie e le prestazioni digitali dei competitor, analizza in modo più dettagliato le loro Pagine migliori. In questi giorni potrebbe succedere che i tuoi concorrenti si siano focalizzando sulla promozione dei loro servizi di consegna o sulle opzioni per restare a casa e i beni essenziali piuttosto che sui prodotti premium. Potrebbero inoltre cercare di convogliare traffico a post di blog rilevanti, fornire software e abbonamenti gratuitamente nonché partire con le vendite.

Se hanno creato e promosso una pagina web per ciascuno di questi obiettivi, puoi vedere anche questo nelle Pagine migliore e analizzare i risultati di tale azione. Puoi poi decidere a botta sicura se concentrati o meno su un’offerta simile.

Nel nostro esempio leroymerlin.it ha mostrato una capacità di adattarsi senza precedenti: i loro prodotti di punta a marzo 2020 non sono stati mobili per la casa o attrezzature da giardino, bensì respiratori e mascherine. Dall’analisi delle loro fonti di traffico vediamo che la maggior parte delle loro visite è rappresentata dalla ricerca, ma è arrivato traffico anche da riferimenti e persino da canali di sponsorizzazione a pagamento.

Per una comprensione migliore del mercato, potresti volere controllare fino a cinque competitor diversi. In SEMrush Market Explorer ti basta inserire un sito web nel campo di ricerca e lo strumento cercherà di completare il resto del campo.

In questa fase potrai:

  • mappare il panorama competitivo nella chiara forma del Growth Quadrant;
  • classificare i tuoi competitor in base alle attuali dimensioni del loro pubblico e al potenziale di mercato;
  • passare da “All Market” a “Narrow Focus” per rilevare le quote di mercato online dei tuoi concorrenti più vicini e ricercare le loro strategia di marketing digitale in modo più dettagliato.

Nel nostro esempio ikea.com sembra avere molte cose in comune con altri siti di negozi di mobili, design e attrezzi come manomano.it o leroymerlin.it, mentre allo stesso tempo siti web più piccoli come mondoconv.it o maisonsdumonde.com mostrano una tendenza a crescere a un ritmo più sostenuto, il che significa che mostrano una buona crescita del traffico mese per mese nella sezione Operatori rivoluzionari, come mostrato dagli strumenti di analisi della concorrenza .

nen energia

EnerTech, NeN annuncia il lancio del suo servizio di fornitura

A metà tra una tech company e una energy company – tanto da definirsi “la prima startup EnerTech in Italia – NeN ha lanciato il suo servizio di fornitura elettrica e di gas, con la promessa di “sorprendere, stravolgere e ripensare da zero il mondo dell’energia”.

La startup è profondamente diversa dai tradizionali fornitori di energia. Nasce infatti con l’obiettivo di esprimere al meglio i valori di digitalizzazione, semplicità e trasparenza in un settore spesso percepito come ermetico e complicato, e per offrire una fornitura davvero green e sostenibile, con energia proveniente solo da fonti solari, eoliche e idriche sparse sul territorio italiano.

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Come funziona NeN

Grazie alla sua piattaforma digitale, NeN semplifica l’intera esperienza di gestione della fornitura di luce e gas. Lo smartphone e il pc sostituiscono interamente la burocrazia, i moduli da compilare a mano e le tradizionali bollette difficili da capire: con NeN basta una scansione dell’ultima bolletta per dare il via al tanto famigerato “switch”. Non solo, NeN elimina i conguagli “a sorpresa” e le voci di costo criptiche, attraverso la creazione di un’offerta di fornitura che funziona come un abbonamento: ogni cliente ottiene una rata personalizzata al centesimo, basata sui propri consumi e all inclusive, che garantisce prevedibilità della spesa domestica per ogni anno di fornitura.

L’app di NeN, inoltre, permetterà all’utente di monitorare i consumi in qualsiasi momento: questo renderà le eventuali variazioni alla rata dell’anno successivo prevedibili, ma, soprattutto, aiuterà l’utente a capire l’origine dei propri consumi, migliorando abitudini e comportamenti quotidiani in ottica di un uso efficiente e responsabile dell’energia.

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Gli obiettivi

“NeN nasce per trasformare radicalmente l’esperienza di gestione e fornitura dell’energia. La digitalizzazione sta cambiando completamente l’approccio ai servizi del cliente, che ha aspettative sempre più alte e vuole semplicità, velocità e trasparenza; il settore dell’energia è fermo a modelli tradizionali, e non offriva nulla che rispondesse a questi bisogni – spiega Stefano Fumi, CEO di NeN – Il mondo energy è in grande fermento, con la liberalizzazione definitiva dei servizi di energia e gas prevista per il 2022: ci sembrava il momento migliore per lanciare un progetto così innovativo e offrire all’utente un’alternativa. Il mercato è affollato, ma abbiamo obiettivi importanti: puntiamo a 50.000 utenti domestici nei primi 12 mesi, che auspichiamo diventino più di 500.000 entro il 2024″.

A ulteriore garanzia degli utenti, la presenza e il coinvolgimento nell’assetto societario della startup del gruppo A2A, che ha creduto nell’idea e ha scelto di sostenere e investire nel progetto, con un’operazione di corporate entrepreneurship:

“Abbiamo dato vita ad un’iniziativa, dotata di autonomia, agilità e velocità necessarie ad interpretare in modo autenticamente innovativo necessità emergenti dal mercato – commenta Valerio Camerano, Amministratore Delegato di A2A – In un certo senso NeN vuole anche essere il nostro contributo di investimento, sviluppo e ripartenza in questa delicata fase che vive il nostro paese, contribuendo a dare più certezza e affidabilità ai bisogni concreti di individui e famiglie”.

Il servizio di fornitura elettrica e di gas di NeN è attivo in tutta Italia: è possibile ottenere una rata personalizzata in pochi minuti sul sito o, a breve, scaricando l’app NeN, disponibile per iOs e Android.

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La lettera di Airbnb che potrebbe passare alla storia delle HR

Se non avete già visto la lettera che parla dei licenziamenti imminenti scritta dal CEO Brian Chesky al suo team di Airbnb, probabilmente vi siete persi qualcosa.

Si tratta di una missiva che sta già iniziando a diventare virale, e si trasformerà certamente in un caso di studio per le HR, non solo perché si parla di licenziamenti in tempo di COVID-19.

Per capire cos’è che rende così incredibile la lettera, e soprattutto il sentimento che sta dietro alla lettera, basta leggerla. Ne riportiamo qui il testo tradotto.

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Un messaggio dal co-founder e CEO Brian Chesky

5 maggio 2020

Questa è la settima volta che vi parlo da casa mia. Ogni volta che abbiamo parlato, ho condiviso notizie buone e cattive, ma oggi devo condividere alcune notizie molto tristi.

Quando mi avete chiesto dei licenziamenti, vi ho detto che niente può essere fuori discussione. Oggi devo confermare che stiamo riducendo la forza lavoro di Airbnb. Per un’azienda come la nostra, la cui mission è incentrata sull’appartenenza, questo è incredibilmente difficile da affrontare, e sarà ancora più difficile per chi dovrà lasciare Airbnb. Condividerò tutti i dettagli possibili su come sono arrivato a questa decisione, su cosa stiamo facendo per coloro che se ne vanno e su cosa succederà in seguito.

Permettetemi di iniziare con il modo in cui siamo arrivati a questa decisione. Stiamo vivendo collettivamente la crisi più straziante della nostra vita e, mentre cominciava a svilupparsi, il viaggio globale si è arrestato. L’attività di Airbnb è stata colpita duramente, con un fatturato che quest’anno dovrebbe essere meno della metà di quello che abbiamo guadagnato nel 2019. In risposta a questo, abbiamo raccolto 2 miliardi di dollari di capitale e abbiamo tagliato drasticamente i costi che hanno toccato quasi ogni reparto di Airbnb.

Sebbene queste azioni fossero necessarie, è diventato chiaro che avremmo dovuto andare oltre quando ci siamo trovati di fronte a due dure verità:

  1. Non sappiamo esattamente quando torneremo a viaggiare.
  2. Quando torneremo a viaggiare, il viaggio avrà un aspetto diverso.

Anche se sappiamo che l’attività di Airbnb si riprenderà completamente, i cambiamenti che subirà non saranno temporanei o di breve durata. Per questo motivo, dobbiamo apportare ad Airbnb cambiamenti più radicali riducendo le dimensioni della nostra forza lavoro intorno ad una strategia di business più mirata.

Dei nostri 7.500 dipendenti, quasi 1.900 compagni di squadra dovranno lasciare Airbnb, vale a dire circa il 25% della nostra azienda. Poiché non possiamo permetterci di fare tutto quello che facevamo prima, questi tagli hanno dovuto essere mappati su un business più mirato.

Un business più mirato

I viaggi in questo nuovo mondo avranno un aspetto diverso, e dobbiamo far evolvere Airbnb di conseguenza. La gente vorrà opzioni più vicine a casa, più sicure e più convenienti. Ma la gente avrà anche il desiderio di ritrovare qualcosa che oggi sente come se gli fosse stata portata via – la connessione umana. Quando abbiamo dato vita a Airbnb, si trattava di appartenenza e di connessione. Questa crisi ha acuito la nostra attenzione per tornare alle nostre radici, alle basi, a ciò che è veramente speciale in Airbnb – le persone comuni che ospitano nelle loro case e offrono esperienze.

Questo significa che dovremo ridurre i nostri investimenti in attività che non sostengono direttamente il nucleo della nostra community di host. Stiamo mettendo in pausa i nostri sforzi nei Trasporti e negli Airbnb Studios, e dobbiamo ridurre i nostri investimenti in Hotel e Lux.

Queste decisioni non sono un riflesso del lavoro svolto dalle persone di questi team, e non significa che tutti i membri di questi team ci lasceranno. Inoltre, i team di tutti i reparti di Airbnb ne risentiranno. Molti team saranno ridotti di dimensioni in base alla loro capacità di individuare la direzione di Airbnb.

Come ci siamo approcciati ai tagli

Era importante che avessimo una serie di principi chiari, guidati dai nostri valori fondamentali, per come avremmo affrontato la riduzione della nostra forza lavoro. Questi erano i nostri principi guida:

  • Tracciare una mappa di tutti i tagli in base alla nostra strategia aziendale futura e alle capacità di cui avremo bisogno.
  • Fare tutto ciò che possiamo per coloro che ne sono colpiti.
  • Essere incrollabili nel nostro impegno per la diversità.
  • Ottimizzare la comunicazione 1:1 per coloro che ne sono colpiti.
  • Aspettare a comunicare qualsiasi decisione fino a quando tutti i dettagli non saranno stati definiti – la trasparenza di informazioni solo parziali può peggiorare la situazione.

Ho fatto del mio meglio per rimanere fedele a questi principi.

Il processo per fare riduzioni

Il nostro processo è iniziato con la creazione di una strategia di business più mirata, costruita su un modello di costo sostenibile. Abbiamo valutato il modo in cui ogni team ha mappato la nostra nuova strategia e abbiamo determinato la dimensione e la forma di ogni team che andrà avanti. Abbiamo poi fatto una revisione completa di ogni membro del team e abbiamo preso decisioni basate sulle competenze critiche e su come queste competenze corrispondano alle nostre future esigenze di business.

Il risultato è che dovremo separarci dai compagni di squadra che amiamo e che apprezziamo. Abbiamo persone fantastiche che lasciano Airbnb, e altre aziende saranno fortunate ad averle.

Per prenderci cura di coloro che se ne vanno, abbiamo tenuto conto della liquidazione, dell’equità, dell’assistenza sanitaria e del sostegno al lavoro e abbiamo fatto del nostro meglio per trattare tutti in modo compassionevole e premuroso.

TFR

I dipendenti negli Stati Uniti riceveranno 14 settimane di stipendio base, più una settimana supplementare per ogni anno presso Airbnb. La retribuzione sarà arrotondata all’anno più vicino. Ad esempio, se qualcuno è stato in Airbnb per 3 anni e 7 mesi, riceverà 4 settimane aggiuntive di stipendio, o 18 settimane di stipendio totale. Al di fuori degli Stati Uniti, tutti i dipendenti riceveranno almeno 14 settimane di stipendio, più gli aumenti di ruolo in linea con le pratiche specifiche del Paese.

Equity

Stiamo diminuendo a un anno le regole per l’equity per tutti quelli che abbiamo assunto nell’ultimo anno, in modo che tutti coloro che se ne vanno, indipendentemente da quanto tempo sono stati qui, siano azionisti. Inoltre, tutti coloro che se ne vanno hanno diritto alla data di maturazione del 25 maggio.

Assistenza sanitaria

Nel bel mezzo di una crisi sanitaria globale di durata sconosciuta, vogliamo limitare l’onere dei costi sanitari. Negli Stati Uniti, copriremo 12 mesi di assicurazione sanitaria attraverso il piano federale COBRA. In tutti gli altri Paesi, copriremo i costi dell’assicurazione sanitaria fino alla fine del 2020. Questo perché non siamo legalmente in grado di continuare la copertura, oppure i nostri attuali piani non consentiranno una proroga. Forniremo anche quattro mesi di supporto per la salute mentale attraverso KonTerra.

Sostegno al lavoro

Il nostro obiettivo è quello di mettere in contatto i nostri compagni di squadra che lasciano Airbnb con nuove opportunità di lavoro. Ecco cinque modi in cui possiamo aiutare:

  • Alumni Talent Directory – Lanceremo un sito web rivolto al pubblico per aiutare i membri del team che lasciano Airbnb a trovare nuovi lavori. I dipendenti che lasciano possono scegliere di avere profili, curriculum e portfolio di lavoro accessibili ai potenziali datori di lavoro.
  • Alumni Placement Team – Per il resto del 2020, una parte significativa di Airbnb Recruiting diventerà un Alumni Placement Team. I reclutatori che rimarranno in Airbnb forniranno supporto ai dipendenti che lasciano per aiutarli a trovare il loro prossimo lavoro.
  • RiseSmart – Offriamo quattro mesi di servizi di carriera attraverso RiseSmart, una società specializzata in servizi di transizione professionale e di collocamento.
  • Supporto agli Alumni – Stiamo incoraggiando tutti i dipendenti rimasti ad aderire a un programma per aiutare i compagni di team in partenza a trovare il loro prossimo ruolo.
  • Computer portatili – Un computer è uno strumento importante per trovare un nuovo lavoro, quindi stiamo permettendo a tutti coloro che se ne vanno di tenere i loro portatili Apple.

Ecco cosa succederà dopo

Voglio fare chiarezza su tutti voi il prima possibile. Abbiamo dipendenti in 24 paesi e il tempo necessario per fare chiarezza varia in base alle leggi e alle pratiche locali. Alcuni paesi richiedono che le notifiche sull’impiego siano ricevute in modo molto specifico. Anche se il nostro processo può differire a seconda del Paese, abbiamo cercato di pianificare con cura ogni dipendente.

Negli Stati Uniti e in Canada, posso fornire chiarezza immediata. Entro le prossime ore, quelli di voi che lasciano Airbnb riceveranno un calendario con l’invito a una riunione di commiato con un senior leader del vostro dipartimento. Per noi era importante che, ovunque fosse legalmente possibile, le persone fossero informate in una conversazione personale, uno a uno. L’ultimo giorno lavorativo per i dipendenti in partenza con sede negli Stati Uniti e in Canada sarà lunedì 11 maggio. Abbiamo pensato che lunedì avrebbe dato alle persone il tempo di iniziare a fare i passi successivi e di salutarsi – capiamo e rispettiamo quanto questo sia importante.

Alcuni dipendenti che rimarranno avranno un nuovo ruolo e riceveranno un invito ad un incontro sul tema “Nuovo Ruolo” per saperne di più. Per quelli di voi negli Stati Uniti e in Canada che si trovano nel team Airbnb, non riceveranno l’invito per il calendario.

Alle 18:00, ora del Pacifico, ospiterò un incontro world@ per i nostri team dell’Asia-Pacifico. Alle 12 del mattino, ora del Pacifico, ospiterò un incontro world@ per i nostri team dell’Europa e del Medio Oriente. Dopo ognuna di queste riunioni, procederemo con i passi successivi in ogni Paese sulla base delle pratiche locali.

Ho chiesto a tutti i leader Airbnb di aspettare a riunire le loro squadre fino alla fine di questa settimana per rispetto ai nostri compagni di squadra che sono stati colpiti. Voglio dare a tutti i prossimi giorni per elaborare la questione, e ospiterò un Q&A CEO anche questo giovedì alle 16:00, ora del Pacifico.

Alcune parole finali

Come ho imparato in queste ultime otto settimane, una crisi porta chiarezza su ciò che è veramente importante. Anche se abbiamo attraversato un vortice, alcune cose mi sono più chiare che mai.

In primo luogo, sono grato a tutti qui alla Airbnb. In tutta questa esperienza straziante, sono stato ispirato da tutti voi. Anche nelle peggiori circostanze, ho visto il meglio di noi. Il mondo ha bisogno di connessioni umane ora più che mai, e so che Airbnb sarà all’altezza della situazione. Ci credo perché credo in voi.

In secondo luogo, provo un profondo sentimento d’amore per tutti voi. La nostra missione non riguarda solo i viaggi. Quando abbiamo iniziato Airbnb, il nostro slogan originale era: “Travel like Human”. La parte umana è sempre stata più importante della parte del viaggio. Ciò di cui ci occupiamo è l’appartenenza, e al centro dell’appartenenza c’è l’amore.

A quelli di voi che restano,

uno dei modi più importanti per onorare coloro che se ne vanno è che sappiano che i loro contributi sono importanti e che faranno sempre parte della storia di Airbnb. Sono fiducioso che il loro lavoro continuerà a vivere, proprio come questa missione.

A chi lascia l’Airbnb,

sono veramente dispiaciuto. Sappiate che non è colpa vostra. Il mondo non smetterà mai di cercare le qualità e i talenti che avete portato ad Airbnb… che hanno contribuito a creare Airbnb. Voglio ringraziarvi, dal profondo del cuore, per averle condivise con noi.

Brian

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