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Come comunicare con i genitori millennial: 4 video consigli per i brand

Qual è il tuo stereotipo dei millennial? Un giovane con il cellulare in mano intento a scattare un selfie? Perché no? Ma forse con l’altra mano sta tenendo in braccio suo figlio.

La generazione Y include i nati tra i primi anni ’80 e i primi 2000, tra i quali molti neo-genitori che stanno affrontando questo status in modo diverso rispetto alle generazioni precedenti, siano quasi-quarantenni con un paio di giovani eredi, oppure ventenni intraprendenti con un neo-nato figlio.

Google, analizzando in particolare i dati provenienti da Youtube, ha isolato alcuni trend comportamentali e valoriali che definiscono i genitori millennial.

Se la tua brand communication si rivolge a questo pubblico, ecco quattro consigli molto utili.

genitori millennial

Non parlare solo con mamma

I papà millennial prendono molto sul serio il loro ruolo, in virtù di una mentalità meno vincolata agli stereotipi di genere che desiderano trasmettere ai figli.

Proprio questi preconcetti radicati, però, li rendono meno preparati ad affrontare alcune peculiari necessità dei bimbi; sono quindi loro a guardare più video inerenti il ruolo di genitori rispetto alle loro partner.

  • Il punto è: se la strategia del tuo brand prevede campagne display su Youtube, non dare per scontato che debbano essere rivolte alle mamme. Oppure, se come Audi trasmetti una pubblicità Superbowl, puoi unire efficacemente i temi della genitorialità e delle quattro ruote sotto l’hashtag #driveprogress.

https://www.youtube.com/watch?v=G6u10YPk_34

Attira l’attenzione di grandi e piccoli

In controtendenza con i genitori baby-boomer, i millennial hanno un rapporto meno gerarchico e più disincantato con i figli. Sono più inclini ad un dialogo onesto, guidandoli e consigliandoli da amici.

Alla base di tutto questo c’è il concetto  di condivisione, che vale per le decisioni familiari, il rapporto con terzi o i semplici momenti di svago. La TV accesa diventa meno un modo di distrarre i pargoli e più un’occasione per stare insieme.

  • Il punto è: i millennial scendono in campo con i figli e spesso ne condividono gli interessi. Il giusto contenuto su Youtube può catalizzare l’attenzione di entrambi. Questo lascia spazio ai brand, come Always con la campagna #likeagirl.

Rivolgiti a chi sta dietro i genitori millennial

Coerentemente con il desiderio di trasmettere ai figli una visione realistica delle loro possibilità e del mondo che li circonda, i genitori millennial non li pongono innanzi a loro, quanto piuttosto accanto.

Questa generazione, più delle precedenti, mantiene le proprie passioni includendo i piccoli nei loro hobby. Il tempo speso insieme non è “per lui” ma “per me e per lui”.

  • Il punto è: la creazione di campagne dedicate ai genitori millennial deve più che mai tenere conto che questa è solo una parte della persona, che rimane “ballerina”, “modellista”, “food blogger”, e via dicendo. Uno spaccato di questa realtà è offerto dai video presenti nel canale Millennial Moms.

LEGGI ANCHE: Millennial, chi sono e cosa vogliono in un’infografica di Nielsen.

Guidali nel momento del bisogno

La vasta possibilità di informarsi che i genitori millennial hanno la loro disposizione spesso si traduce in obbligo, fomentato dal dubbio di non allevare correttamente i figli.

Non è mai esistito un manuale di istruzioni per diventare genitore, ma possono esserci soluzioni per tante situazioni particolari, che le aziende possono fornire per rassicurare i clienti.

I genitori millennial sono aperti ad essere guidati e dimostrano fedeltà ad un brand che sappia “vendere” risposte.

  • Il punto è: comunicare come utilizzare il prodotto venduto con un video tutorial è un ottimo inizio, e illustrare come il suo uso possa giovare al bimbo è ancora meglio. L’apice è colpire alla radice il bisogno dei genitori millennial di essere rassicurati in un mondo che percepiscono in crisi. Su questo Kinder può insegnare qualcosa.

https://www.youtube.com/watch?v=mSQ7Yzo0T5s

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Retail marketing: 3 previsioni per il futuro

Vi siete mai chiesti come sarà lo shopping tra dieci anni? Quale sarà il destino del retail? Nessuno sa quello che ci riserverà il futuro, ma una cosa è certa: sarà molto diverso da quello che è oggi.

La shopping experience si è evoluta nel tempo: dai piccoli market locali si è passati ai grandi magazzini, supermercati, discount, centri commerciali, dove l’esperienza d’acquisto è più free, i consumatori girano, guardano e prendono autonomamente quello di cui necessitano per poi recarsi in cassa.

Oggi il ritmo del cambiamento è rapido. Dieci anni fa la maggior parte delle persone leggevano e si documentavano sulle funzionalità e sull’utilità di iPhone, oggi ordinano qualcosa attraverso il proprio smartphone con l’aspettativa di ricevere il proprio oggetto comodamente a casa nel minor tempo possibile.

Cosa accadrà nel futuro?

Sensori e dispositivi mobile renderanno sempre più iper-personale la customer experience, niente più file alle casse, la stampa 3d permetterà ai retailer di creare degli oggetti personalizzabili sulla base delle richieste specifiche dei clienti. Queste solo alcune delle numerose novità che ci aspettano nel 2027.

Customer first

La soddisfazione del cliente è da sempre l’obiettivo numero uno per i rivenditori, e lo sarà ancor di più nei prossimi anni. Per andare incontro alle esigenze degli utenti del futuro bisognerà dar loro maggior capacità di controllo e di personalizzazione nella fase d’acquisto. Il consumatore sempre più connesso da mobile vorrà avere facile accesso da smartphone ai prodotti desiderati. Il legame tra il mondo mobile e i negozi fisici sarà sempre più stretto.

Due aziende che hanno fatto della personalizzazione e dell’integrazione tra store fisico e mobile il loro punto di forza sono: la catena australiana di scarpe Nordstrom e gioielleria americana Blu Nile.

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Fonte @BusinessInsider

Nordstrom grazie all’ausilio della tecnologia mobile in store regala ai suoi utenti una shopping experience fatta su misura: all’interno di tutti i punti vendita sono predisposti dei tablet con un design 3D grazie ai quali i clienti possono personalizzare le proprie scarpe, scegliendo modello, colore, tipologia di materiale, altezza del tacco, per poi riceverle comodamente a casa in breve tempo.

Blu Nile invece grazie ad un’applicazione mobile e alla realtà aumentata,  consente ai clienti di creare il proprio anello di fidanzamento per poi indossarlo virtualmente. Una volta personalizzato, è possibile acquistare il gioiello tramite l’app scegliendo se riceverlo a casa o ritirarlo in negozio.

LEGGI ANCHE: Retail e Digital Marketing, la coppia vincente nel mondo dello shopping

Nei prossimi anni cambierà anche il modo di acquistare i prodotti d’uso quotidiano, come detersivi, carta, saponi, si prediligeranno i canali più facili e veloci come eCommerce, servizi di pick up, consegne supportate dall’intelligenza artificiale, basti pensare alla consegna con droni progettata dal colosso Amazon.

Handout photo of an Amazon PrimeAir drone

Lo shopping non ha confini

Grazie al web  oggi i clienti di tutto il mondo sono più informati che mai, attraverso la rete possono vedere quali sono i prodotti di tendenza in tutti i paesi e decidere di acquistarli. È cosi che i consumatori cinesi acquistano le borse firmate Louis Vuitton dalla Francia e il latte dall’Australia.

Con lo shopping online si abbattono i confini locali, la scelta disponibile si è ampliata notevolmente generando nuove aspettative nel cliente.  Grazie alle nuove tecnologie come la realtà aumentata  i consumatori  potranno scoprire e vedere i prodotti virtualmente prima ancora di acquistarli.

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Già oggi alcune aziende muovono i primi passi in questa direzione, per fare un’esempio l’azienda Volvo ha utilizzato la realtà virtuale per supportare l’esperienza di scelta e d’acquisto dei suoi consumatori. Scaricando un’applicazione mobile e indossando i visori per la realtà aumentata si potrà fare un test drive comodamente da casa delle auto del brand.

Più sostenibilità sociale e ambientale per i retailer

Con tutti i cambiamenti in corso e quelli futuri, i rivenditori potranno sopravvivere solo se la loro attività genererà un valore condiviso. Sostenibilità sociale e ambientale diventeranno sempre più importanti per i clienti, finendo per influenzarne le scelte d’acquisto.

Per rispondere a queste esigenze dei clienti, i retailer dovranno rafforzare la loro responsabilità sociale e  impegnarsi maggiormente e potenziare i livelli di collaborazione con ONG,  governo e istituzioni educative.

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Un buon esempio arriva da un eCommerce nigeriano Jumia, che ha saputo educare  le persone del luogo diffidenti verso lo shopping online. La campagna di sensibilizzazione alle nuove tecnologie e al commercio elettronico è avvenuta grazie all’ausilio di una rete di informatori , i quali supportati da tablet e smartphone hanno mostrato agli abitanti , come sia facile e sicuro comprare online. Oggi Jumia è tra i siti più visitati in Nigeria.

Per quanto riguarda la sostenibilità ambientale gli imprenditori , con la crescita delle vendite online si troveranno ad affrontare nuove sfide relative agli imballaggi di spedizione, il cui numero grazie alla crescita dell’eCommerce aumenterà notevolmente.

Spedire un pacchetto alla volta non solo comporta un dispendio economico, ma nuoce all’ambiente, ciò costringerà i commercianti a trovare nuovi modi per inviare i prodotti.

Qualcuno si sta già muovendo per sperimentare nuove modalità di spedizione, sulla scia di Amazon, Domino’s pizza in Nuova Zelanda ha avviato una fase test per consegnare il cibo a domicilio in soli dieci minuti con i droni.

Alla luce di quanto detto i retailer dovranno adattarsi al cambiamento evitando di rimanere indietro rispetto alla concorrenza o sparire del tutto.

Coloro i quali saranno in grado di offrire un’esperienza piacevole e unica, offrendo al tempo stesso un servizio eccellente, saranno avvantaggiati e resteranno competitivi sul mercato.

E voi siete pronti per lo shopping del futuro?

Sette consigli in sette giorni per migliorare il tuo blog

Con l’avvento dei social i blog forse non godono più della stessa popolarità di qualche anno fa, ma restano comunque un valido asset in una strategia di content marketing a 360° gradi. Creare articoli e post di valore può infatti garantire contatti e visibilità sia nell’immediato che, specialmente, sul medio e lungo periodo, sviluppando la tua autorevolezza presso la tua community o una nicchia specifica.

La concorrenza è molta, spietata e non è facile per ogni post emergere tra gli altri. I fattori del successo sono molteplici e non sempre puramente legati alla sola capacità di scrittura. Noi Ninja però vogliamo darti una mano, e ti proponiamo alcuni consigli per migliorare il rendimento degli articoli di tutti gli scrittori digitali, senza necessariamente doverli riscrivere dal principio.

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Rivedi il tuo titolo

Il titolo è generalmente l’ultima cosa che andrebbe scritta, ma è una delle più importanti. Deve essere breve ma informativo, attrarre lettori senza incorrere nel più becero dei clickbait. Un trucco? Mostra i vantaggi del tuo contenuto. Su internet le persone cercano, se non distrazione, metodi per risolvere i propri problemi, magari nel minor tempo possibile. Un titolo simile a “Come creare il tuo sito WordPress in 30 minuti”, per esempio, risponde perfettamente a questa esigenza.

Fatti aiutare

Ogni scrittore è solitamente molto geloso dei suoi testi. Ma uno degli errori più grandi che si possa fare è pubblicare qualcosa senza che sia stato letto prima da altri. Quella del proofreading è una delle fasi più importanti ed è buona norma che ad occuparsene sia una persona diversa dall’autore. In tal modo non solo potrà correggere eventuali errori, ma anche dare preziosi suggerimenti che renderanno il vostro articolo più semplice da leggere e, quindi, più efficaci.

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Aggiungi immagini e video

Nessuno ama i cosiddetti wall of text, righe interminabili senza alcuna immagine che spezzi il fiume di lettere e parole. Ancor più se l’articolo è letto da dispositivo mobile. Ecco perché è buona norma aggiungere immagini al tuo articolo, anche se non si tratta di un’infografica o di screenshot informativi. Due o tre immagini evocative ben piazzate possono fare la differenza tra un post che viene abbandonato dopo poco e un articolo letto fino al punto conclusivo.

Aumenta gli spazi vuoti

Corollario al consiglio precedente: lascia un po’ di “white space” tra le parole, le immagini e gli altri contenuti della tua pagina. È importante non solo per dare maggior risalto ad ogni componente, ma anche – se non soprattutto – per non affaticare troppo la vista del tuo lettore. Prediligi, quando possibile, gli elenchi puntati, accorcia i paragrafi e, se necessario, aumenta l’interlinea del tuo testo.

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Includi link nei tuoi testi

Wikipedia è fantastico non solo perché dentro trovi, gratuitamente, molta conoscenza: il valore aggiunto del noto sito è l’interconnessione tra i diversi contenuti, in grado di portare i lettori in profondità e conoscere più aspetti di un determinato argomento. È un esempio per il tuo blog: non devi essere enciclopedico, ma utilizza i link per collegare al tuo articolo approfondimenti, documenti o anche solo altri articoli del tuo blog che hanno trattato quel topic o citato quella parola chiave. Lettori più informati, più valore e più visite al tuo sito in un colpo solo.

Diffondi i tuoi contenuti

Scrivere è anche un piacere personale. Ma essere ignorati non diverte nessuno. Ecco perché, prima di pubblicare un tuo articolo, devi considerarne i canali di distribuzione. Lasciare tutto a Google e alla curiosità dei lettori non porta da nessuna parte. Utilizza i social network, magari sponsorizzando gli articoli per te più meritevoli, ma considera anche piattaforme come Flipboard o le newsletter, per tenere aggiornati sempre i tuoi seguaci. E se hai avuto un guest blogger, chiedi al tuo ospite di fare altrettanto.

Questi sono solo alcuni dei nostri suggerimenti per avere un blog sempre vivo e seguito con piccoli ma importanti accorgimenti. Buona scrittura a tutti!

Facebook Blueprint: le certificazioni professionali di Facebook

Distinguersi in un mercato affollato con le certificazioni Facebook Blueprint: ecco il claim di Facebook per promuovere il programma made in Menlo Park. Se siete già degli esperti potrete affrontare gli esami di certificazione, altrimenti potrete prima usufruire di una piattaforma di eLearning gratuita.

Un check delle vostre conoscenze con gli esami di pratica e poi potrete affrontare quelli veri: 4 esami per due badge che vi certificheranno come professionisti di Facebook.

Le certificazioni Facebook Blueprint

Sono due i “bollini” o badge che potete conquistare: Facebook Certified Planning Professional e Facebook Certified Buying Professional.

Il primo badge è dedicato a chi desideri certificarsi nell’are del digital advertising, come specialisti nella pianificazione di campagne di advertising su Facebook .

Facebook Blueprint

Si dovrà dimostrare di sapere gestire le pagine Facebook, identificare correttamente gli obiettivi per una campagna di advertising, selezionare il pubblico corretto, interpretare correttamente i dati per misurare l’efficacia delle campagne.

Per ottenere il badge come Facebook Certified Planning Professional è necessario superare due esami:

Il secondo badge e dedicato a chi le campagne di advertising su Facebook deve acquistarle, ed è quello di Facebook Certified Buying Professional si conquista invece superando una coppia diversa di esami.

Il primo esame è come quello del bollino precedente: 310-101: Facebook Advertising Core Competencies.

Il secondo esame invece è diverso e specifico per la competenza che volete dimostrare di possedere: 321-101 Facebook Certified Buying Professional.

Per conoscere in maniera precisa e completa quali siano le competenze e conoscenze che dovrete dimostrare di possedere durante gli esami potete consultare le pagine dedicate a  ciascuno, cliccando sui titoli degli esami citati qui sopra.

Le certificazioni ottenute avranno validità per 12 mesi. Questo significa che dopo un anno, dovrete aggiornarvi e superare dei nuovi esami per accreditarvi nuovamente.

I corsi

Se pensate di non possedere tutte le competenze richieste o, prudentemente, volete ripassare le conoscenze che vi faranno passare l’esame, niente paura: nella pagina dedicata ad ogni esame sono indicati i corsi da seguire nella piattaforma di eLearning che Facebook stesso ha predisposto allo scopo e altre risorse da cui attingere.

I corsi sono in inglese e sono moduli di solito brevi, con piccoli test finali per aiutarvi a verificare se avete imparato correttamente l’argomento trattato.

Sono gratuiti e potete ripeterli ogni volta che lo riteniate opportuno.

I corsi disponibili non sono soltanto quelli necessari a superare gli esami.

Ce ne sono tanti altri, di livelli che vanno dal principiante all’esperto, che potrete sfruttare per completare la vostra formazione.

In totale i corsi, che spaziano in tutte le aree di Facebook (e famiglia! per esempio, Instagram) sono 240. Ma è un catalogo (per accedere occorre autorizzare una app ad usare il vostro profilo Facebook per la login) in continua crescita, poiché periodicamente si aggiungono webinar di specializzazione.

Gli esami

Potete frequentare tutti i corsi gratuitamente e fermarvi lì, oppure decidere di fare gli esami richiesti per ottenere i badge e accreditarvi come professionisti.

I badge che conquisterete potrete condividerli nei vostri profili social oppure incorporarli come parte della vostra firma in calce alle email che inviate.

Non sono, afferma Facebook stesso, semplici immagini però: i badge sono un vero e propio profilo digitale delle vostre competenze e capacità, un documento consultabile dai vostri clienti o partner, con tanto di competenze acquisite e certificate e data di scadenza.

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Per prepararsi agli esami veri e propri Facebook vi da la possibilità di fare degli esami di pratica.

Se decidete di fare gli esami per ottenere il badge, preparatevi ad una esperienza rigorosa: sono tenuti online, è vero, ma sotto un rigido controllo.

Ogni esame costa 130 euro e sono da prenotare alla Pearson VUE, azienda specializzata nel settore delle certificazioni online.

Gli esami prevedono un protocollo molto rigido e sono svolti in maniera controllata.

Dopo averli prenotati e pagati, il giorno e l’ora dell’esame dovrete collegarvi e avere webcam e microfoni attivi. E anche un documento di identità ufficiale e valido.

Nel fare i check-in per l’esame infatti, una persona vi chiederà di mostrarlo, per identificarvi, e vi chiederà anche di esaminare il contesto ambientale in cui sosterrete l’esame: non si scherza. La scrivania dovrà essere sgombra, per esempio, non ci devono essere altre persone nella stanza e nessuno dovrà entrarci durante lo svolgimento della prova. Sarete controllati a distanza tramite la vostra webcam e il microfono e non potrete lasciare la stanza o parlare con altri durante lo svolgimento della prova.

Alla fine dell’esame, che può durare tra i 60 e 90 minuti, avrete immediatamente il punteggio ottenuto e se lo avete passato oppure no. I risultati definitivi e ufficiali vi verranno comunicati nel giro di 48 ore.

Se la teoria non basta

Avete seguito i corsi, sostenuto gli esami e ottenuto la vostra certificazione. Che volete di più?

In alcuni paesi, compresa l’Italia, è possibile ricevere un invito speciale per partecipare ad un workshop di una giornata completa in cui, dal vivo, confrontarsi con altri esperti e affrontare esercizi e simulazioni per affinare ancora di più le vostre competenze.

Le sedi di questo workshop, per l’Italia, sono Milano e Roma.

Non è possibile accedervi senza un invito diretto, da ottenere attraverso un partner Facebook.

Nel sito dedicato ai partner Facebook è possibile ottenere l’elenco dei partner italiani.

Potrete anche mantenervi aggiornati attraverso la pagina Facebook dedicata al programma Blueprint o seguire l’hashtag #FBblueprintlive su Instagram per vedere come sono stati i workshop già fatti in giro per il mondo.

E se siete completamente digiuni da tali argomenti e avete bisogno di essere accompagnati nel mondo dei social media (ma non solo) date un’occhiata ai corsi di Ninja Academy!

Una opportunità interessante per qualificarsi, no? Diteci cosa ne pensate nella nostra pagina Facebook e nel nostro gruppo LinkedIn!

L’Intelligenza Artificiale aiuterà a prevedere i terremoti?

Si può prevedere quando e dove colpiranno i terremoti?

Questa domanda è stata posta spesso, in seguito ad accadimenti tragici quali quelli avvenuti negli ultimi anni in Italia, dove interi paesi sono stati squassati da eventi sismici e tante sono state le vittime. Un gruppo di ricerca guidato da Bertrand Rouet-Leduc de Los Alamos National Laboratory del New Mexico forse cambierà nel futuro il destino di molti, perché si sta occupando dello sviluppo di un’intelligenza artificiale, che, attraverso il machine learning, potrebbe contribuire a fornire dati utili per prevedere i possibili terremoti.

Il machine learning applicato ai terremoti

Per il momento, si tratta ancora di una fase sperimentale. La squadra del New Mexico ha riprodotto nei suoi laboratori alcuni eventi sismici attraverso la realizzazione di una faglia artificiale.

Questa, sottoposta a pressione, ha fatto registrare il suono degli sfregamenti e degli scricchiolii che in generale avvengono prima del terremoto; il team di ricerca ha dunque trovato che c’è qualche schema nelle onde sonore che l’I.A. – grazie all’apprendimento automatico che permette a un programma di acquisire una grandissima quantità di dati, trovando collegamenti e imparando ad analizzarli per poter riconoscere elementi da informazioni successive – riesce a decifrare prevedendo le scosse, che sono irregolari, prima che avvengano, anche se il tempo di occorrenza variava.

LEGGI ANCHE: Google, l’intelligenza artificiale e l’apprendimento profondo 

“L’analisi fatta grazie all’apprendimento della macchina suggerisce che il sistema emette una piccola ma crescente quantità di energia durante tutto il ciclo di stress – come si può leggere nel documento degli scienziati – prima di rilasciare all’improvviso l’energia accumulata quando si verifica lo scivolamento.”

Chiaramente, prevedere i terremoti in laboratorio non è la stessa cosa che farlo nella realtà, perché i modelli hanno dei limiti e sono sottoposti a condizioni diverse come per esempio la magnitudo che in laboratorio è più alta rispetto a quella che si verifica nei terremoti veri ma “qualsiasi modello analogico ha dei limiti” – spiega Carlo Doglioni, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia – “Questo approccio merita attenzione. Sia nell’applicazione dell’intelligenza artificiale in questo settore, sia nella ricerca sui precursori, sulla quale occorrerebbe investire di più”.

Molto presto il programma verrà usato fuori dai laboratori, ovvero in territori soggetti a frequenti eventi sismici.

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Milano Design Week 2017: le collezioni dei brand fashion

Sono tanti i brand del settore fashion che partecipano alla Milano Design Week 2017. Anche le maison più importanti vestiranno le proprie boutique con esposizioni temporanee dedicate al mondo della casa. Giunto alla sua 50esima edizione, il Salone del Mobile negli anni ha reso Milano la capitale dell’arredo e del design. Un evento capillare che anche quest’anno si sviluppa nei punti nevralgici della città, da Brera a Lambrate, da Tortona a Porta Venezia. Una rassegna capace di attrarre operatori del settore, visitatori, designer, buyer e giornalisti da tutto il mondo.

L’edizione 2017 della Milano Design Week andrà in scena dal 4 al 9 aprile. Una kermesse sempre più cool che ci farà assistere alla presentazione di collezioni dal design unico e ricercato, molte limited edition. Diversi i brand dell’alta moda che per l’occasione mostreranno le loro linee dedicate alla casa e al design.

Smeg e la creatività di Dolce & Gabbana

Dolce & Gabbana presenta una nuova collezione di piccoli elettrodomestici realizzata insieme a Smeg. Sicily is my Love è una linea di oggetti per la casa caratterizzata da decorazioni che omaggiano la Sicilia. La collezione si compone di spremiagrumi, macchine del caffè, tostapane, bollitori, frullatori, impastatrici ed estrattori di succo.

milano design week

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La raccolta mostra tipiche decorazioni siciliane racchiuse in forme geometriche triangolari. Delicati i motivi floreali ispirati alle coste e ai paesaggi del Sud Italia. Un susseguirsi di trame simili a foglie di acanto stilizzate. Un mood già protagonista dei capi di abbigliamento e degli accessori della collezione Dolce & Gabbana Spring Summer 2017.

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Trussardi Casa e la sua Maryl

Maryl, la nuova poltrona di Trussardi al Salone del Mobile 2017, è stata disegnata dall’architetto Carlo Colombo, sotto la direzione creativa della stilista Gaia Trussardi. Questa seduta è molto accogliente e raffinata ed è pensata per omaggiare lo stile milanese. Maryl di Trussardi Casa, dalle forme marcate, è proposta con rivestimento in pelle o tessuto, ed è personalizzabile.

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Lo stile nomade di Louis Vuitton

Louis Vuitton partecipa alla kermesse milanese con il suo design dagli intarsi ispirati ai talismani nomadi. La maison francese arricchisce la collezione Objets Nomades con 10 nuovi articoli, studiati insieme a designer internazionali, tra cui India Mahdavi e Tokujin Yoshioka.

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Ogni oggetto interpreta l’idea di viaggio secondo un personale punto di vista e incarna i valori condivisi dai designer e dalla maison. Come lo sgabello di Tokujin Yoshioka:

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Fendi Casa, tra lusso e ricercatezza

La nota maison italiana ha firmato una serie di divani e poltrone dallo stile comodo e ricercato. Protagonisti della linea sono le poltrone Artù di Thierry Lemaire, la lampada da terra Velum, disegnata dall’architetto Marco Costanzi, il divano Palmer, firmato da Toan Nguyen, e l’imbottito Conrad.

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La carta da parati e la biancheria Missoni

Tra le novità del 2017 c’è anche la collaborazione tra Missoni e Jannelli&Volpi. Un connubio che ha dato vita a una serie di rivestimenti murali chiamati “Wallcoverings01 Missoni Home”.

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La collezione speciale sarà presentata in uno dei tanti eventi del Fuorisalone 2017. La linea di carte da parati è ispirata alle classiche trame della maison italiana e alle sfumature utilizzate anche sulla biancheria per la casa.

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Marni Playland alla Milano Design Week

In ultimo, uno degli appuntamenti del Fuorisalone 2017 davvero imperdibile è quello firmato Marni. Riflettendo sulla dimensione del gioco, il brand invita il pubblico a dimenticare regole e costruzioni predefinite per abbandonarsi al dialogo con lo spazio circostante e con gli elementi che lo popolano.  Marni Playland è un vero e proprio parco giochi, all’interno del quale saranno inseriti oggetti impossibili e sculture d’arredo di libera interpretazione.

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Ikea, BIC e Mercedes: i migliori annunci stampa della settimana

Come ogni lunedì, torna puntuale la nostra buona dose di campagne stampa che vi farà perdere la testa.

Scopriamo insieme le creatività dell’ultima settimana dalle migliori agenzie di tutto il mondo.

IKEA: Dad, Mom, Boyfriend

Con la solita creatività ed ironia per risolvere i problemi quotidiani, IKEA ha creato una serie di annunci stampa per mostrare in che modo i mobili IKEA possano darci una mano nella vita di tutti i giorni.

La campagna è pensata per il mercato indonesiano, dove la maggior parte delle persone percepisce ancora l’arredamento in modo non funzionale, ma solo come oggetto per riempire la casa.

ikea best ads of the week

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Advertising Agency: iris Jakarta, Indonesia
Creative Director: Albert Chan
Art Director: Wilson Ariyaduta
Copywriter: Adri Zainuddin
Illustrator: Martina Paukova
Producer: Purwono

BIC: Revealing music

“Scrivere a penna non dovrebbe mai essere doloroso”. Neanche quando è una punizione inflitta da un insegnante.

Così BIC ci racconta la facilità con la quale si scrive con la penna più famosa al mondo.

bic best adv of the week

Art Director: Valentin Guiod
Copywriter: Loïc Huber

Mercedes: Identify your road

Identifica, in senso letterale, la tua strada e percorrila. Così Mercedes ci invita a trovare la nostra impronta digitale, per scegliere il veicolo più adatto ad ogni esigenza all’intero della sua gamma.

mercedes best adv of the week

Advertising Agency: Auveron Fozher, Quito, Ecuador
Creative Director / Copywriter: Sebastián Aldana
Art Directors: Sebastián Aldana, Dario Ortega

Looma, better creative production

Looma creative production studio ci mostra come i nostri annunci non saranno mai più quelli di una volta.

“Your ad before. Your ad after”.

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Advertising Agency: Looma, Kiev, Ukraine
Creative/Art Director: Sergey Prokopchuk
Illustrator: Looma

L’appuntamento è alla prossima settimana, per scoprire insieme quali nuovi strepitosi annunci hanno in serbo per noi le agenzie di tutto il mondo!

Instagram lancia in Italia la sua prima global brand campaign

Sono passati 7 mesi da quando le Stories sono state introdotte su Instagram, rendendo popolare un formato che fino ad allora era utilizzato solo dai giovani utenti di Snapchat.
Oggi 150 milioni di persone lo usano in tutto il mondo, per condividere su Instagram non solo i momenti speciali, ma anche quelle esperienze quotidiane che si vogliono mostrare ai propri follower.

Proprio alle Stories è dedicata la prima brand campaign di Instagram, realizzata  da Mindshare World da un’idea creativa dell’azienda e dell’agenzia Wieden+Kennedy. Le Stories prendono vita in maniera quasi letterale, per dimostrare che è proprio vero che le storie sono ovunque.

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La campagna verrà implementata a Milano, Colonia e Philadelphia, dei caratteristici paesaggi urbani, tramite cartellonistica, contenuti multimediali dinamici su schermi e spot al cinema. Lo scopo, secondo quanto dichiarato dall’azienda, è mostrare ai residenti di queste che le loro storie, grandi e piccole che siano, sono condivisibili con i propri amici di Instagram, invogliandoli a continuare a sperimentare con questo divertente formato.

La campagna è costituita da più execution, eccone una in anteprima:

La creatività si ispira alla comunità di Instagram. – spiega Taj Alavi, Head of Brand Marketing di Instagram – “Tutta la campagna si basa sulla sorpresa, sulla gioia, sui sorrisi che Instagram suscita, e ciò si riflette in tutte le esecuzioni. Volevamo che ancora più persone scoprissero quanto è divertente e inaspettato il mondo quotidiano di Instagram StoriesLo scopo della campagna è di condividere la vera gioia che le persone provano quando utilizzano le Storie e di conseguenza entrano in contatto in modo più profondo con la loro community.Dando risalto a queste modalità di espressione, vogliamo riflettere la varietà della nostra community, aiutandoli a scatenare il potenziale di ciascun loro momento quotidiano. 

Bekah Sirrine, Executive Creative Director di Instagram, aggiunge: “Questa campagna è un modo per ricordare alle persone che ogni momento della loro ha il potenziale per essere una storia, e il mondo visto attraverso la lente di Instagram è immediatamente più divertente, sorprendente e condivisibile. Tutte le esecuzioni della campagna sono intenzionalmente ispirate all’esperienza di Instagram Stories: sono brevi, divertenti e sorprendenti. Non ci prendiamo mai troppo sul serio perché Instagram è fatto per entrare in contatto con i propri amici in modo spensierato.”

Design e arredamento: dal salone del mobile alla strategia internazionale

Arredamento e Design: dal Salone del Mobile alle strategie di internazionalizzazione

Il Salone del Mobile di Milano si prepara alla sua 56esima edizione. Dal 4 al 9 aprile, non-stop, la città si trasformerà come ormai di consueto, grazie alle tante manifestazioni che costellano l’avvenimento. Anche quest’anno elemento centrale sarà la dimensione internazionale dell’evento.

Circa 2.000 espositori occuperanno un’area espositiva superiore ai 200.000 metri quadrati. Numeri importanti che, insieme alle migliaia di prodotti esposti in anteprima, confermano il profondo valore del Salone del Mobile come palcoscenico della creatività con oltre 300.000 visitatori provenienti da più di 165 Paesi, secondo le stime attese.

Come confrontarsi quindi con questo parterre variegato, proveniente da Europa, Asia, Medio Oriente?

Per le aziende italiane è ormai evidente: internazionalizzazione ed export sono un must. Soprattutto in comparti come il design e la produzione artigianale, dove il valore del Made in Italy rappresenta un vero status symbol agli occhi dei buyer internazionali, e la capacità di conquistare mercati importanti come Russia ed Emirati Arabi è diventata la chiave per far decollare il proprio business.

Design e arredamento: dal salone del mobile alla strategia internazionale

Export e internazionalizzazione, i dati utili alle aziende italiane per il Salone del Mobile

Secondo una ricerca American Express sulle Piccole e Medie Imprese a livello globale, il 49% delle PMI italiane intervistate ha dichiarato un’aspettativa di crescita dei ricavi di almeno quattro punti percentuale nei prossimi 12 mesi, e lo stato di salute dell’economia mondiale induce a presumere che le maggiori prospettive di sviluppo si collocheranno a livello internazionale.

In particolare, è proprio l’arredo Made in Italy a guidare i trend di crescita e i dati registrati nell’ultimo triennio con riferimento all’export riflettono l’importanza della crescente richiesta del prodotto di design realizzato in Italia, come spiegato nell’infografica #LIngleseNonBastaPiu

internazionalizzazione

Aprirsi all’estero significa entrare in un nuovo mercato – un passaggio che va affrontato con cautela, considerando ogni minimo dettaglio.

Strategia di internazionalizzazione, gli step da affrontare

Quali sono i più importanti step da affrontare? Certamente tra le fasi preliminari di una valida strategia di internazionalizzazione ci sarà la valutazione del mercato target, come sempre della concorrenza diretta e indiretta, ma anche e soprattutto delle strategie comunicative da adottare.

Limitarsi alla sola lingua inglese, per esempio, può davvero bastare per conquistarsi la fiducia di mercati come quello russo o quello arabo?

La risposta è no. Non solo perché già circa l’80% delle aziende che operano nel settore già possiede un sito vetrina tradotto in inglese, che quindi non costituisce più un fattore distintivo per la valorizzazione dei tuoi punti di forza, ma anche perché i clienti potenziali insediati in questi Paesi ormai pretendono di acquistare un prodotto pensato appositamente per loro, corredato da contenuti e informazioni tradotti nella propria lingua madre. Come costruire questa esperienza di acquisto calibrata sul cliente senza passare attraverso una comunicazione strutturata nella sua lingua? E senza declinarla in funzione della cultura locale, ovvero valori, aspettative e comportamenti dei clienti del mercato target?

Se stai pensando a Google Translate, naturalmente, questa non è la soluzione!

Affidarsi a una “multinazionale tascabile” che fornisce traduzioni professionali ai maggiori brand globali come Trans-Edit Group, in grado di trasferire con efficacia nelle lingue di arrivo tutti i dettagli tecnici dei tuoi prodotti, ma anche di farlo con stile e tono persuasivi e vincenti, è essenziale per ispirare fiducia e indurre all’acquistoottimizzare la Customer Experience del cliente e la percezione del marchio all’estero.

Se devi ancora strutturare e localizzare il tuo sito web, punta a una soluzione di eccellenza e affidati al top di gamma. Si dice sempre che grazie a Internet il potenziale delle tue vendite ormai è globale, ma quante volte le tue ricerche si svolgono in un’altra lingua? Non preferisci trovare comodamente i risultati che cerchi nella tua lingua per poter approfondire e comprendere appieno ciò che ti viene offerto online?

Non rischiare di farti compatire come Totò e Peppino a Milano traducendo tutti i contenuti della tua offerta internazionale solo in inglese.

I vantaggi di un sito web tradotto nella lingua target

  1. Lingua e localizzazione: la scelta delle lingue in cui tradurre il proprio sito web è una decisione strategica per raggiungere i mercati di riferimento. Rendere il sito web accessibile ai mercati e ai target più interessanti significa aprire una porta attraverso la quale invitare e accogliere nuovi clienti. Google e gli altri motori di ricerca come Bing danno rilevanza alla disponibilità del contenuto nelle varie lingue, perché questo aiuta a fornire agli utenti le risposte che cercano in modo più diretto, senza passare attraverso la traduzione con il motore di traduzione. Se sei un’azienda che punta a globalizzare, la traduzione del tuo sito web o del tuo negozio online diventa un asset strategico anche in chiave di strategie SEO.
  1. Creare contenuti professionali: come dicevamo, non puoi correre il rischio di presentarti al cliente con un sito poco professionale, magari tradotto utilizzando tool online, con costruzioni grammaticali e termini non adeguati. Il pericolo maggiore è quello di perdere il cliente sin dal primo contatto, perché non sei riuscito a creare uno dei valori più importanti nella vendita: la fiducia. Se non ti accrediti subito con un’immagine professionale, convincente e attenta ai dettagli, come potrai indurre un cliente ad acquistare online presso la tua azienda?
  1. Studia, naviga e prova: studia i siti web della concorrenza, soprattutto quelli dei grandi brand, per scoprirne le strategie e individuare possibili benefici che potrai riprodurre sul tuo sito web. E lasciati ispirare dalle soluzioni di localizzazione multi-lingue che Trans-Edit ha già sviluppato, customizzato e messo in atto per i maggiori brand mondiali nel mondo del fashion e del lusso. Osservare l’esperienza utente dal punto di vista di un visitatore di un’altra lingua è un passo fondamentale per interpretare esigenze e comportamentidei potenziali clienti.
CMO da seguire

Personal Branding: 4 Chief Marketing Officer da seguire sui social

Social Media, big data, responsive design e mobile sono tematiche nate ed evolutesi negli ultimi anni. I Chief Marketing Officer (CMO) ovvero responsabili Marketing anni fa avevano tutt’altri argomenti di cui occuparsi.

A seconda della grandezza dell’azienda, compiti e responsabilità sono variati notevolmente. E parlando del famoso livello C (CTO, CEO ecc.) sono proprio i CMO quelli che più spesso rappresentano l’azienda. Curando la strategia globale dell’azienda, di riflesso ne beneficia anche la loro immagine personale.

Per questo motivo vi presentiamo alcuni account social dei primi quattro CMO della classifica di  Business Insider dei 50 CMO più innovativi al mondo.

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Gli account social dei TOP quattro CMO da seguire

1. Lorraine Twohill, CMO Google

Prima di Google ha lavorato come Head of Marketing da Opodo e da Dreamticket.com.

Qui trovate il suo profilo Google +

2. Kelly Bennett,  CMO Netflix

Kelly Bennett ha ricoperto diverse posizioni da Warner Bros per poi passare a Netflix nell’agosto del 2012.

Ecco il suo account LinkedIn!

3. Deborah Wahl, CMO McDonald’s

Deborah Wahl prima di diventare CMO presso McDonald’s è stata CMO di Chrysler e Corporate Manager di Toyota.

Qui trovate il suo account LinkedIn

4. Craig Inglis, Customer director John Lewis

Prima CMO, poi a settembre del 2015 è diventato Customer director.

Il suo account LinkedIn lo trovate qui.

Gli ostacoli per il personal branding dei CMO

Il Web è diventato uno strumento efficace per mettere in mostra se stessi. Tuttavia se avete visitato gli account social dei CMO menzionati qui sopra, forse avrete notato che non tutti postano regolarmente. Seguire i loro profili significa comunque avere informazioni di prima mano, ispirazione e qualche lezione sulla gestione dei profili personali sui social.

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In un articolo pubblicato su Forbes qualche anno fa, The CMO’s Short Guide to Personal Branding, venivano individuati quattro ostacoli principali che i CMO spesso incontrano nel seguire una strategia di personal branding sui social.

  1. Mancanza di tempo durante il lavoro
  2. Conflitto d’interesse: il tempo speso nel personal branding potrebbe essere interpretato come fine a stesso, più che un valore aggiunto per l’azienda che rappresentano.
  3. Molti CMO sentono il dovere di curare il profilo del CEO dell’azienda prima del proprio profilo.
  4. Viste le problematiche precedentemente menzionate, molti CMO si sentono sopraffatti e non sanno da dovere iniziare a creare il proprio personal brand.

E voi quali CMO seguite sui social?