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Levi’s contro le armi: responsabilità e identità del brand

Il CEO di Levi Strauss Chip Berg scrive una lettera aperta per tutelare dipendenti e clienti

Marco Fongaro 

Web Marketing Assistant

Levi Strauss è intervenuta su uno dei dibattiti che da anni dividono gli Stati Uniti d'America: la libera detenzione di armi.

Il canale prescelto per la comunicazione è stato LinkedIn, e più precisamente il profilo personale del CEO Chip Berg, che ha rivolto un accorato appello ai clienti.

Levi's, dagli USA all'Europa

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La lettera aperta che Berg rivolge ai clienti riguarda un tema molto dibattuto negli US, e ancor più sotto i riflettori dopo le recenti elezioni presidenziali. La presa di posizione di Levi Strauss scaturisce da un senso di responsabilità: verso i clienti e verso i dipendenti.

Dopo aver esternato rispetto per le opinioni di entrambe le parti, a favore e contro il libero porto d'armi, il CEO riassume il pensiero dell'azienda con queste parole: "Non dovreste essere preoccupati della vostra sicurezza mentre cercate vestiti da acquistare o provate un paio di jeans".

Non si tratta dunque di un divieto, che andrebbe a inasprire gli animi di molti, ma di un accorato appello per garantire un ambiente sicuro all'interno dei punti vendita del marchio, presenti in 110 Paesi.

Nella lettera sono citati, non a caso, i nomi di città americane ed europee teatro di recenti quanto eclatanti episodi di violenza: Orlando, Parigi, Bruxelles.

A toccare più da vicino Levi's, però, è stato un fatto recentemente accaduto in un negozio non specificato, dove un cliente si sarebbe accidentalmente ferito con un'arma da fuoco da lui stesso detenuta.

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Responsabilità sociale e identità

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La Levi Strauss non ha semplicemente condiviso un punto di vista, ma un valore. La lettera di Chip Berg rientra a pieno titolo nell'ambito della responsabilità sociale d'impresa, ossia nella gestione efficace di problematiche etiche e sociali nei luoghi ove l'azienda esercita influenza. In questo caso, i 110 Paesi già citati.

"Garantire la sicurezza del luogo di lavoro" rientra nei parametri dello standard internazionale SA 8000. La frase può sembrare di facile interpretazione, ma non è così. I cittadini degli Stati Uniti sono più che mai divisi nella definizione di "sicurezza personale", che per molti è sinonimo di "essere armati", in base a quanto previsto nel secondo emendamento.

A conferma di ciò, i canali social dell'azienda hanno registrato molti commenti negativi in merito alla lettera, uniti dall'hashtag #BoycottLevis. Berg si è documentato in merito a fenomeni simili, ed ha consultato in particolare Starbucks, che nel 2013 ha avanzato una richiesta simile ai clienti: le minacce ricevute all'epoca si sono risolte in una bolla di sapone.

Prendere posizione su un tema controverso significa portare l'impresa verso lo Shared Value (valore condiviso), un'evoluzione della responsabilità sociale d'impresa che non influisce sulle scelte aziendali in modo accessorio, ma entra a far parte dell'identità del brand.

Una presa di posizione, un segnale dato in un periodo nel quale proprio la violenza è causa di instabilità sociale e politica tanto in America quanto in Europa, permette al brand di emergere e ai suoi clienti di affermarsi attraverso di esso. Un ragionamento lungimirante e molto in linea con la metalità dei Millennial.

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"Si riduce a questo: non dovreste essere preoccupati della vostra sicurezza mentre cercate vestiti da acquistare o provate un paio di jeans." - Chip Berg, CEO di Levi Strauss

Scritto da

Marco Fongaro 

Web Marketing Assistant

Relazioni pubbliche, marketing, animazione, eventi, turismo, filosofia, pensiero laterale e webmarketing: cerco di conciliare fare e imparare, azione e contemplazione.

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