Come aumentare la reach organica sui canali social

Week in Social: dai video musicali su Facebook agli aggiornamenti dell’algoritmo di Pinterest

Hai già visto cosa sta succedendo a TikTok? E forse ti sarai anche chiesto cosa ne sarà di Facebook dopo il boicotaggio da parte dei brand…

Bene, per esaminare da vicino tutte le notizie e le novità in arrivo dal mondo dei social media, puntuale come ogni fine settimana c’è per te Week in Social. Cominciamo!

Facebook

In arrivo le nuove opzioni di presentazione delle immagini nel feed

Già dallo scorso ottobre, Facebook aveva iniziato a testare nuove opzioni di presentazione delle immagini per i post, con formati di visualizzazione già preimpostati per i caricamenti di più immagini, consentendo più modi per mostrare le immagini scelte dagli utenti. Ecco  n esempio.

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week in social

Da allora in poi, il formato è stato apprezzato da vari utenti e sembra che stia ottenendo una versione più ampia e definitiva, con diverse modalità/formati che compaiono proprio dove si crea il post.

Le nuove opzioni riguardano la parte inferiore del composer del post, che offre ben quattro diversi formati di visualizzazione delle immagini da scegliere.

Gli utenti di diverse nazioni stanno a poco a poco segnalando l’accesso all’opzione, quindi sembra che ci si trovi sulla buona strada per diventare un’opzione presente in più paesi. Tutto ciò fornirà nuove ed allettanti possibilità per la creazione dei post su Facebook, ottime per far risaltare in maniera più creativa e divertente gli aggiornamenti nei feed.

Facebook sta comunque valutando come sia possibile utilizzare questi tipi di formati per mostrare al meglio i prodotti dei brand ed aumentare, così, le potenziali conversioni. Al momento, sembra essere disponibile solo per i profili personali.

Non si tratta di un cambiamento enorme, e ci sono vari strumenti sul mercato che facilitano layout e formati di immagini multiple (incluso il tool Layout di Instagram). Se ancora non avete notato questa nuova feature nel vostro feed, beh… arriverà presto, tranquilli!

In arrivo un nuovo sistema di hosting per video musicali

Facebook sta lanciando nelle ultime ore un nuovo programma che mira a fornire un maggiore incentivo per gli editori musicali in merito alla pubblicazione di videoclip di artisti esclusivi su Facebook: la sfida più grande finora rispetto al colosso YouTube, che al contempo potrebbe attirare un pubblico più vasto anche su Facebook Watch!

Come riportato anche dai Social Media Expert Matt Navarra e Sean Adams, la nuova feature spingerà le pagine Facebook ufficiali dei musicisti a passare alla nuova impostazione entro l’1 agosto, con tutti i video concessi in licenza a Facebook collegati direttamente alla loro Pagina ufficiale.

Come spiegato da Facebook :

Non è necessario collegare o caricare nulla, la tua biblioteca rimarrà aggiornata con gli ultimi video concessi in licenza su Facebook. […] Ogni volta che riceviamo una nuova versione da un’etichetta musicale, la tua Pagina la condividerà direttamente con la tua cronologia, quindi può raggiungere i feed di notizie dei tuoi follower “.

Ecco uno screenshot pubblicato da TechCrunch in merito alla nuova impostazione per le pagine interessate.

Il processo conferirà a Facebook la possibilità di gestire più centralmente le licenze per le clip musicali ufficiali, il che consentirà anche di stipulare migliori accordi di distribuzione con gli editori diretti.

E questo è l’elemento chiave. Alcuni rapporti risalenti all’anno scorso indicavano che Facebook aveva cercato di negoziare nuovi accordi sui diritti per i videoclip musicali, con alcune delle principali etichette musicali alla ricerca di un’alternativa a YouTube.

Ma ecco che sorge naturalmente una domanda: cosa succede se Facebook può offrire agli editor musicali un affare più redditizio sulla sua piattaforma?

Gli editori smetteranno di pubblicare i loro contenuti su YouTube e inizieranno a pubblicare video esclusivi su Facebook?

Probabilmente la maggior parte di questi video finirebbe comunque su YouTube, ma se gli editori cercassero anche di impedire a YouTube di pubblicare interamente i nuovi clip, assicurandosi che fossero ospitati solo su Facebook, questo potrebbe attirare un grande pubblico su Facebook Watch e quindi lontano da YouTube.

Facebook non ha fornito dettagli specifici sulle sue offerte sui diritti, ma potrebbe realizzare offerte significativamente migliori rispetto a YouTube.

Ecco la riflessione più concreta: se più persone vedono video su Facebook Watch significa che più persone possono notare i tuoi contenuti, ciò faciliterebbe (anche e soprattutto) maggiori e nuove opportunità per tutti gli inserzionisti di Facebook che tentano di raggiungere nuovi utenti. Ancora una volta, i vantaggi potrebbero essere molteplici e, sebbene Facebook Watch sia ancora molto lontana da YouTube, questo potrebbe costituire un elemento chiave ed una spinta maggiore per la piattaforma di Zuckerberg & Co. contro il gigante dei video di proprietà di Google.

Instagram

Nuove opzioni per gestire la modalità di visualizzazione delle anteprime IGTV

Anche per Instagram sono in arrivo alcuni nuovi strumenti per aiutare i creator di IGTV a gestire l’aspetto dei loro contenuti in maniera più completa per quanto riguarda il feed principale e la sezione Discover.

Già ad aprile scorso, Instagram ha lanciato una serie di nuovi aggiornamenti per IGTV , che includevano la possibilità per tutti i creator di condividere i primi 15 secondi del loro video IGTV in Stories (con il resto disponibile tramite il link ‘swipe-up’), migliorando anche la visualizzazione nella sezione Discover. Adesso, consente di modificare l’immagine di anteprima e la miniatura visualizzata per le loro clip IGTV.

Come potete notare in questo screenshot, ora ci sono più opzioni per controllare come vengono visualizzate le anteprime dei video IGTV, con la “copertina del profilo” relativa alla miniatura mostrata in Scopri il Feed!

Le nuove modifiche sono relativamente piccole nel numero, ma con Instagram che ha implementato la monetizzazione IGTV, potrebbero svolgere un ruolo davvero importante anche queste ultime features per consentire ai creators di massimizzare il loro coinvolgimento dei contenuti e costruire la loro presenza all’interno dell’app.

Da notare che Instagram consente anche ai creator di IGTV di postare su Facebook Watch, aumentando la potenziale reach per i loro caricamenti.

Resta da vedere se IGTV o Facebook Watch offriranno mai una vera competizione per YouTube.

Twitter

L’overlay dei messaggi diretti per tutti gli utenti desktop

Dopo averlo testato negli ultimi mesi , Twitter ha finalmente lanciato ufficialmente la sua nuova chat per i messaggi diretti da desktop, che consente agli utenti di interagire con i loro messaggi senza dover lasciare il loro feed di tweet.

L’aggiunta offre un mini display Picture-in-Picture per tutti i DM, simile alla funzionalità di messaggistica desktop presente su LinkedIn e Facebook. Quando ricevete un nuovo DM, la finestra si espande e si può comprimere in qualsiasi momento – oppure avviare la discussione DM tramite lo riduzione a schermo più piccolo.

Questa nuova feature risulta essere abbastanza rilevante anche se gli utenti “tipici” di Twitter saranno indubbiamente scossi dal fatto che la loro normale esperienza di tweet sia interrotta dalla nuova finestra che appare quando ricevono un messaggio. Tuttavia, si renderà più semplice il coinvolgimento di alcuni utenti tramite DM.

LinkedIn

Più opzioni di creazione rapida per i post

Negli ultimi mesi, potreste aver notato che i collegamenti rapidi per il compositore di post di LinkedIn sono in crescita ed in continua evoluzione, con più opzioni per aiutare a scegliere nel migliore dei modi ciò che si pubblica sulla piattaforma. Ecco un esempio:

La maggior parte degli utenti può notare ben sei diverse opzioni di creazione di post personalizzate nella parte inferiore del loro compositore di LinkedIn.

Le aggiunte più recenti riguardano la presenza di “Sondaggi” (aggiunti a maggio scorso), “Offri Aiuto”, lanciato lo scorso mese alla luce della presenza del COVID-19, e un nuovo tasto “Condividi un profilo”, aggiunto il mese scorso, che consente agli utenti di mostrare una connessione tramite un post.

Le opzioni seguono l’esempio di Facebook nel guidare gli utenti su cosa condividere, poiché LinkedIn cerca più modi per mantenere alta la frequenza di pubblicazione dei suoi membri la più alta possibile, fornendo anche nuovi strumenti per aiutare coloro che cercano assistenza professionale durante la pandemia.

La società ha comunque riferito che dall’inizio di quest’anno, LinkedIn sta registrando “livelli record di coinvolgimento”, che sono aumentati solo durante il COVID-19. Parte di questo innalzamento del coinvolgimento dei suoi utenti, è dovuto anche al miglioramento del suo algoritmo  per garantire una migliore distribuzione dei contenuti da tutti gli utenti.

LinkedIn sta anche lavorando a nuovi strumenti di presentazione visiva ed altre opzioni.

Pinterest

Aggiorna il suo algoritmo per potenziare specifici tipi di contenuto

Pinterest ha pubblicato una nuova panoramica di come un recente aggiornamento del suo algoritmo gli ha permesso di bilanciare meglio i tipi di contenuti che mostra nei feed degli utenti, il che gli consentirà di visualizzare una gamma più ampia di contenuti, invece di basarsi semplicemente sul coinvolgimento dati per proporre i cosiddetti “Pin raccomandati”.

L’aggiornamento è un nuovo approccio alla distribuzione dell’algoritmo di Pinterest, che gli consentirà di focalizzare maggiormente, ad esempio, i contenuti video o i contenuti di una serie di creator più diversificati dal punto di vista culturale, senza dover compromettere l’esperienza dell’utente.

E se stai cercando di inserire Pinterest nelle strategie di marketing digitale, vale la pena notare come l’aggiornamento potrebbe influire su ciò che viene mostrato al tuo pubblico nell’app.

LEGGI ANCHE: Da dove cominciare per portare la tua azienda su Pinterest

pinterest ads

Oggi Pinterest non visualizza solo i contenuti in base a ciò che ti ha coinvolto in passato e alle bacheche che segui, ma cerca anche di evidenziare altri contenuti, relativamente ad obiettivi diversi.

Per massimizzare la portata dei tuoi contenuti su Pinterest, vale la pena sia mantenere i contenuti più fluidi, con nuovi Pin da classificare per il sistema, ma anche considerare diversi tipi di contenuti, in particolare video, e nuove opzioni di post, oltre agli strumenti su cui Pinterest potrebbe essere interessato a dare maggiore visibilità tramite la classifica degli algoritmi.

Coupon e Instant Win: due modi per generare conversioni in-store

Coupon e Instant Win: due modi per generare conversioni in-store

Coupon e Instant Win possono aiutare a generare nuove conversioni negli store online e fisici.

Per conversione, in questo caso, intendiamo l’acquisto tramite l’app o il sito web anche se sappiamo bene che il termine può indicare qualsiasi metrica importante per il nostro business: dall’iscrizione alla newsletter, alla compilazione di un form, fino all’azione di aggiungere prodotti nel carrello.

Qui vogliamo analizzare le strategie di marketing, da integrare a quelle già esistenti, per aumentare i volumi di vendita di uno store online, anche se queste indicazioni possono essere riadattate anche per le catene dei negozi fisici.

Da marzo in poi si è registrato un picco di interesse da parte delle aziende sulla digitalizzazione, specialmente da business che hanno ricevuto impatti negativi durante la fase di chiusura forzata.

Il 20% delle micro-imprese ha attivato sistemi online per il delivery e per rimanere in contatto con i propri clienti. Adesso è giunto il momento di prendere tutto ciò che ci ha insegnato l’online e unirlo definitivamente agli store offline.

Oltre alle classiche promozioni ci sono dei metodi alternativi che coinvolgono clienti e potenziali tali, fanno crescere l’interesse verso i tuoi prodotti e stimolano la ricerca dei tuoi negozi.

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coupon

Generatori di codici Coupon personalizzati

Il miglior modo per veicolare e monitorare la promozione che vuoi mettere in atto è generare dei codici coupon che siano univoci per i tuoi clienti. Nell’era degli smartphone è indispensabile che essi siano digitali, inviati tramite email o memorizzati all’interno dell’area clienti della tua app, in modo da poterli utilizzare facilmente per l’acquisto successivo.

Un software che genera i codici coupon digitali deve permettere di monitorare quelli già usati e quali no, essere in grado di catturare tramite form di registrazione i dati utili per arricchire il proprio database e specialmente fornire report dettagliati. Per questo è meglio affidarsi a tool specifici a questa funzione e non solo a generatori di codici generici.

Ogni codice sarà associato a un contatto in modo da verificare anche il ROI, ovvero la revenue generata tenendo in considerazione anche le spese pubblicitarie.

Oltre al monitoraggio, il codice nominativo darà un senso di esclusività al coupon che diventerà prezioso e insostituibile per i clienti.

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Un esempio di campagna Coupon è quella di Shimano, un brand molto noto ai ciclisti agonistici, che ha fornito dei coupon attraverso l’iniziativa #inGiroConShimano. I codici regalavano un bike check completo da effettuare nei loro punti vendita durante l’inizio della stagione ciclistica.

Questo Case Study ci fa comprendere come non sia solo importante il coupon in se, ma anche il modo in cui si comunica l’iniziativa. Il bike check in fase di pre-apertura della stagione è un importante periodo per tutta l’audience Shimano, che percepisce il Brand come vicino ai propri bisogni.

Instant Win tramite API: regala un premio ai tuoi utenti

Oltre ai coupon digitali, puoi creare un vero e proprio contest per aumentare la curiosità e l’interazione con i tuoi visitatori. L’Instant Win è un concorso a premi in cui l’utente, compilando un form di registrazione, scopre subito se ha vinto il premio in palio o meno.

I premi possono essere codici sconto, oggetti fisici, servizi online che appaiono appetibili alla tua audience. Un esempio è stato il contest #PerfectSummerPerfectFit di Ragno che in occasione del lancio della nuova collezione ha messo in palio degli sconti esclusivi.

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Per portare gli utenti sul tuo sito ogni giorno, integra un Instan Win più giocoso come una Ruota della Fortuna (Spin and Win) o un Gratta e Vinci virtuale (Scratch and Win) all’interno del tuo sito o della tua app. In questo modo intercetti ogni visitatore del tuo sito invitandolo a giocare e, chi ha vinto, avrà subito la possibilità di sfruttare la promo vinta durante il prossimo acquisto.

Coupon e Instant Win sono due metodi che possono portare nuovi utenti, incuriositi dall’iniziativa, oppure stimolare vecchi clienti al riacquisto. Il trucco per sfruttare al meglio queste due opportunità è quello di offrire un premio di alto valore che sia in linea con gli interessi e i valori dell’audience.

emoji

Giornata mondiale dell’emoji: ecco i trend da conoscere su Twitter

  • Il 17 luglio si celebra la Giornata mondiale dell’emoji.
  • Quest’anno l’uso delle icone ha ben rappresentato lo stato d’animo delle persone costrette in casa dal lockdown, con alcune novità.

 

Oggi è la ​Giornata mondiale dell’emoji​, ricorrenza che celebra questa forma di linguaggio universale che rappresenta in maniera visiva ed immediata le emozioni delle persone su Internet.

Su ​Twitter ​i t​rend ​relativi all’uso ​delle emoji rispecchiano quanto sta accadendo e ciò di cui le persone stanno parlando in tutto il mondo, e questo si è rivelato particolarmente vero quest’anno, quando le persone si sono affidate sempre di più ai canali digitali per comunicare tra di loro.

Le più twittate

Nella grafica di seguito, l​e emoji più twittate a livello globale quest’anno ad oggi:

giornata mondiale dell'emoji

Le emoji sorridenti continuano ad essere le più usate a livello globale, ma quest’anno sono stati rilevati alcuni cambiamenti. Infatti, ​3 nuove emoji sono riuscite ad entrare nella top 10:

  • L’​emoji preoccupata è cresciuta del 415% rispetto allo scorso anno, salendo dalla posizione #16 alla #3 nella classifica del 2020
  • L’​emoji che rappresenta le fiamme è cresciuta del 290%​rispetto al 2019, passando dalla posizione #28 alla #7 nella classifica di quest’anno
  • L’​emoji sorridente con gli occhi a cuoricino è cresciuta, invece, del 119%​, salendo dalla posizione #14 dello scorso anno alla #8 nella classifica del 2020

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Le emoji nelle conversazioni sul COVID-19

Nel 2020 le persone sono rimaste a casa in tutto il mondo e hanno utilizzato Twitter per cercare le ultime informazioni sul COVID-19, rimanere in contatto con le persone care per sostenersi a vicenda e per cercare momenti di svago.

In queste conversazioni, t​ra le emoji più utilizzate ​si trovano la casa, l’applauso e le emoji che esprimono uno stato d’ansia e preoccupazione​.

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emoji 2020

Il fatto che il COVID-19 si sia affermato come un argomento di discussione globale si riflette anche nel confronto con i trend d’uso delle emoji rispetto all’anno scorso, che, da un lato, crescono nelle conversazioni relative all’importanza di indossare la mascherina o a quelle riguardanti la spesa (e la difficoltà di trovare beni essenziali come la carta igienica!) e, dall’altro, diminuiscono le emoji relative a viaggi, eventi e tagli di capelli.

emoji 2020

Inoltre, ​molte persone hanno usato Twitter in questi ultimi mesi ​per esprimere la propria gratitudine​, soprattutto nei confronti di operatori socio-sanitari, lavoratori della grande distribuzione, addetti alle pulizie, amici e parenti.

Questo trend è stato rispecchiato anche nell’uso dell’​emoji “grazie” ​che è aumentato dell’89%​ dal 2019 al 2020.

Per evidenziare questi Tweet, Twitter ha lanciato un’emoji che si attiva ogni volta che viene utilizzato l’hashtag #grazie.

Twitter ha poi lanciato altre emoji speciali associate agli hashtag #iorestoacasae #WashYourHands sviluppate con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e utilizzate in tutto il mondo.

islanda campagna

Hai voglia di urlare? Vieni in Islanda. Ecco l’ultima campagna dell’ente per il turismo

  • Secondo un sondaggio condotto per Inspired by Iceland in altri paesi circa il 40% degli intervistati ha riferito di sentire sintomi di stress dovuti a Covid-19.
  • L’ente per il turismo islandese sta invitando le persone a sfogarsi facendo risuonare le proprie urla con un altoparlante in una zona remota del paese.

 

Le persone in tutto il mondo hanno trovato modi diversi per alleviare lo stress durante la pandemia di coronavirus. Alcuni hanno provato a correre, a fare giardinaggio, a fare puzzle, a cucinare – ma che dire delle urla?

L’ente per il turismo islandese sta invitando le persone a sfogarsi facendo risuonare le proprie urla con un altoparlante in una zona remota del paese. L’ultima campagna, sviluppata dalle agenzie sorelle SS+K e M&C Saatchi U.K., mostra diverse persone frustrate in situazioni di lockdown, che fissano la TV ma non trovano nulla di buono da guardare, che faticano a completare un puzzle e che si tagliano male i capelli da soli. Mentre ognuno di loro emette un urlo, viene trasportato nella nazione nordica.

islanda campagna tursimo

Secondo un sondaggio condotto per Inspired by Iceland in altri paesi circa il 40% degli intervistati ha riferito di sentire sintomi di stress dovuti a Covid-19 e il 37% ha dichiarato che la condizione attuale del mondo sta avendo un effetto negativo sul benessere mentale.

Così in sette diverse località in tutto il paese sono stati allestiti sette amplificatori per trasmettere le urla che è possibile registrare da un sito web dedicato all’iniziativa.

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campagna tursimo islanda

Gli altoparlanti nella natura in Islanda

Si possono trovare nei pressi della cascata Skógarfoss, nell’Islanda meridionale; sotto il ghiacciaio Snæfellsjökull, nell’Islanda occidentale; sulla spiaggia di Rauðisandur nei fiordi occidentali; e sull’isola di Víðey al largo della costa di Reykjavík. I partecipanti, poi, ricevono un video del loro urlo che viene trasmesso in una delle località.

“Vogliamo attirare l’attenzione dei potenziali turisti sul fatto che è relativamente sicuro viaggiare in Islanda e che qui si può sperimentare una natura bellissima senza folla, cosa che pensiamo la gente cercherà quando l’interesse per i viaggi aumenterà di nuovo”, ha dichiarato il direttore del programma turistico di Promote Iceland, Sigríður Dögg Guðmundsdóttir.

“È importante attirare l’attenzione sui vantaggi dell’Islanda adesso. La gente sogna il momento in cui sarà possibile viaggiare di nuovo e persino pianificare viaggi nel prossimo futuro. Noi vogliamo far parte di questa conversazione”.

islanda

Alcuni islandesi si sono rivolti ai social media per esprimere il loro disappunto nei confronti dell’approccio utilizzato dalla campagna, alcuni l’hanno definita sciocca e fuori dal contatto con la realtà islandese. Altri temono che i suoni emessi dagli altoparlanti rovinino la calma e la quiete che rende la natura islandese così attraente, con alcuni che minacciano persino di spegnere semplicemente gli altoparlanti se daranno fastidio.

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L’effetto terapeutico di un urlo

Un disclaimer della campagna ricorda ai partecipanti che urlare può essere terapeutico, ma è solo “un punto di partenza”. Se si ha bisogno di un sostegno per la salute mentale è indispensabile cercare un aiuto professionale.

Zoë Aston, terapeuta e consulente per la salute mentale, ha offerto in proposito consigli per chi volesse partecipare all’iniziativa e urlare. Alcuni dei suoi consigli includono la scelta del tipo di urlo da usare – volume, parole o respiro – stare in piedi con i piedi alla stessa larghezza dei fianchi, piegare leggermente le ginocchia, rilassare le spalle, urlare spingendo dalla pancia fuori l’aria e seguire il proprio istinto.

 

CREDITS

SS+K
Partner: Lenny Stern
Executive creative director: Stevie Archer
Managing director, production and operations: John Swartz
Agency and client lead: Amy Frisch
Account director: José Salgado
Agency producer: Craig von Wiederhold
Creative director: Daniel Bremmer
Senior strategist: Elena Claro
Managing director, strategy group: Kevin Skobac

M&C Saatchi UK
Senior copywriter: Camila Gurgel
Senior art director: Ieva Paulina:

Peel
Managing directors: Magnús Magnússon, Egill Thordarson
Designer: Einar Guðmundsson
Animator: Arnar Jónsson

M&C Saatchi TALK (Global PR Hub)
Global managing director: Chris Hides:
Director: Sophie Hayes
Senior associate director: Lauren Hunt-Morgan
Senior account manager: Jade Beaty
Account manager: Maia Quinn

Firefall
Founder, chief technologist: Scott Park
Producer: Nancy Tran

Skot Productions
Directors: Samuel & Gunnar
Executive producer: Hlynur Sigurðsson
Head of production / producer: Birna Paulina Einarsdóttir.

twitter

8 best practice per piccoli business che vogliono convertire su Twitter

  • Secondo Twitter, il 53% dei suoi utenti ha maggiori probabilità di essere tra i primi acquirenti di nuovi prodotti.
  • Utilizzare queste 8 best practice può aiutare le piccole imprese a connettersi con il proprio pubblico, aumentare il seguito e la brand awareness e, in definitiva, a convertire su Twitter.

 

Tra tutti i social network, Twitter è quello più portentoso. I post sono brevi, la piattaforma è veloce e probabilmente è quella con l’algoritmo più semplice di tutte.

Il suo utilizzo di nicchia ben si sposa con cause come la politica, gli eventi, il giornalismo e gli affari, facendolo risultare tra le piattaforme più complesse da padroneggiare e da implementare a livello strategico.

Ma a quanto pare è proprio questo aspetto a renderlo sfidante per le aziende, specie per quelle più piccole.

Per queste realtà, l’investimento in Twitter Ads ben strutturate sarebbe particolarmente efficace per la loro crescita e performante per il tasso di conversione.

Vediamo come.

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Twitter Ads per piccoli business

Facebook, Instagram o LinkedIn. Pinterest, Tik Tok o Youtube. Ciascuno di questi social può fare la differenza per un business.

Ma le Ads su Twitter meritano un occhio di riguardo da parte di tutte le piccole imprese che vogliono far crescere i propri affari.

Perciò, se rientri in questa categoria segna queste 8 best practice per strutturare al meglio le campagne pubblicitarie su Twitter nei prossimi mesi.

  1. Stabilire gli obiettivi

Che sia su Twitter o su altre piattaforme qualsiasi strategia di social media marketing che si rispetti ha come base di partenza la definizione degli obiettivi necessaria a creare contenuti coerenti alla brand identity.

I principali sono:

  • Aumento del traffico sul sito;
  • Aumento della brand awareness;
  • Analisi del sentiment, utile a conoscere cosa pensa il pubblico del brand;
  • Ottimizzare le conversioni, tracciando le vendite provenienti dai follower attivi della pagina;
  • Migliorare l’assistenza clienti fornendo tempi di risposta migliori direttamente sul canale.
  1. Ottimizzare il profilo

Una pratica spesso sottovalutata che può creare una forte connessione tra la tua impresa e i potenziali clienti se curata nel dettaglio.

Per procedere occorrerà fare attenzione a questi semplici accorgimenti:

  • Il nome utente, meglio se identico a quello dell’attività;
  • Ottimizzazione della bio, con una struttura che chiarisca cosa fai e per chi, quale problema risolvi e in che modo.

Per il nome utente, meglio evitare l’inserimento di numeri o altri caratteri speciali per renderlo unico: sarebbero fuorvianti per chi ti cerca.

  1. Scegliere gli hashtag giusti

Scegliere gli hashtag giusti significa selezionare quelli rilevanti e pertinenti per il tuo settore. Includere questa procedura nella realizzazione delle Twitter Ads aiuta a rafforzare le campagne e ad ottenere dati interessanti su cui lavorare.

LEGGI ANCHE: I migliori tool per individuare gli hashtag

  1. Creare contenuti di qualità

Per realizzare un contenuto di qualità non necessariamente occorre auto-produrlo.

Grazie alla presenza del retweet, la content strategy su Twitter può risultare sempre ricca di spunti interessanti: ricondividere articoli utili di terze parti, retwittare feedback positivi dei clienti oltre ai contenuti programmati è una soluzione originale per rafforzare la presenza del brand sulla piattaforma e creare connessioni con il pubblico di riferimento.

Ma attenzione a non abusare di questa pratica se non si vuole ottenere l’effetto contrario a livello di brand identity e a restare fedeli agli interessi reali del target.

  1. Realizzare sondaggi

Uno strumento decisamente strategico se utilizzato nel modo giusto, che vuol dire strutturato per:

  • conoscere meglio le abitudini del pubblico a cui ti rivolgi;
  • capire il loro punto di vista.

Facendo leva sugli argomenti di tendenza purché siano attinenti al tuo settore.

  1. Utilizzare CTA che convertono

Fondamentali per supportare le campagne di advertising, ma è bene valutare quelle che convertono di più su Twitter per incentivare all’azione.

Condurre una social audit potrebbe essere una soluzione.

  1. Pianificare i post

Sapere cosa pubblicare e quando sono due fattori imprescindibili per una pianificazione ad hoc dei post. Il passaggio successivo è scegliere a quale tool affidarsi per snellire il flusso.

LEGGI ANCHE: Tutti i tool gratuiti e low cost di cui non puoi fare a meno per lavorare sui social

C’è da dire, inoltre, che Twitter è l’ideale se il real time marketing fa parte della strategia di comunicazione: un tweet in tempo reale sull’argomento di tendenza nel settore renderà la pianificazione sicuramente più accattivante.

  1. Analizzare le prestazioni

Senza numeri nessuna strategia dei contenuti ha senso di esistere.

Analizzare i tweet peggiori o migliori del profilo può aiutare un piccolo business a identificare che tipo di contenuto è apprezzato di più e su quale è bene puntare per una content strategy su Twitter più performante.

Piattaforme come Sprout Social permettono di ottenere informazioni dettagliate sulle prestazioni delle campagne di marketing su Twitter, grazie a report, assistenza clienti, analisi della concorrenza e altro ancora previsti per chi utilizza questo tool.

E ora?

hastag su twitter per piccole imprese

Convertire su Twitter

Seguire queste otto best practice per un piccolo business può rivelarsi vantaggioso in termini di crescita.

D’altronde, è lo stesso Twitter a riportare che il 53% degli utenti attivi su questa piattaforma ha maggiori probabilità di convertirsi in cliente. Perciò vale la pena puntare su questo canale social.

A patto che sia in linea con gli obiettivi che si vogliono raggiungere e la coerenza della brand identity.

bicicletta

Il mercato italiano della bicicletta: dal bike to work al cicloturismo

  • Il mercato italiano della bicicletta è in crescita: dalla riapertura dei negozi dopo il lockdown +60% di acquisti.
  • La bicicletta viene utilizzata solo dal 3,6% della popolazione come mezzo di trasporto, ma sono in corso molte iniziative pubbliche e private per cambiare tendenza.
  • Il cicloturismo come esperienza di viaggio, nel 2019 ha generato 4,7 miliardi di euro.

 

“Ma dove vai bellezza in bicicletta, così di fretta pedalando con ardor…” cantava negli anni Cinquanta Silvana Pampanini.

La bicicletta è uno dei mezzi più utilizzati al mondo e ha una storia antichissima oltre che un valore sociale. I primi schizzi di bicicletta sono contenuti addirittura nel Codice Atlantico di Leonardo da Vinci e risalgono al ‘500. Il primo modello di bici vero e proprio (draisina) risale invece all’800 tedesco.

bicicletta di Leonardo da Vinci

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In Italia la bicicletta è stata ampiamente utilizzata durante la Grande Guerra in ambito militare. Diventa popolare negli anni ’30 e ’40, come mezzo di trasporto. Con il boom economico subisce un calo, sostituita dai motocicli e dall’utilitaria. Ritorna popolare negli anni ’70 e ’80, soprattutto a scopo sportivo. Negli ultimi anni, grazie all’aumento di sensibilità verso i temi della sostenibilità e all’innovazione tecnologica dell’elettrico, la bicicletta sta prendendo sempre più piede anche come mezzo di trasporto, soprattutto nel corso dell’emergenza sanitaria.

Nel contesto attuale in cui viviamo, come si posiziona quindi la bicicletta?  Può dare una spinta alla ripresa del turismo italiano?

Nei prossimi paragrafi faremo una fotografia del mercato italiano, concentrandoci sull’utilizzo della bici come mezzo di trasporto, con alcuni progetti in corso sia a livello pubblico che privato. Guarderemo poi la bicicletta nel contesto del cicloturismo.

Il mercato delle biciclette in Italia

In Italia c’è un mercato molto attivo per le biciclette, con aziende storiche presenti soprattutto al nord. Pensiamo per esempio all’azienda Torpado, nata a Padova nel 1895, ad Atala nata a Milano nel 1907, a Bianchi, la più antica, nata nel 1885 a Milano.

Il mercato italiano registra una produzione annua stabile intorno alle 2.500.00 biciclette: nel 2019 c’è stata una crescita del +25% e il 2020 potrebbe registrarne una ancora maggiore. La richiesta di biciclette vede sicuramente un aumento di interesse nell’e-bike, ma anche nelle biciclette sportive.

bicicletta

Secondo un recente comunicato stampa di Confindustria ACMA (Associazione Nazionale ciclo motociclo e accessori), dalla riapertura dei negozi dopo il lockdown c’è stato un +60% di acquisto di bici tradizionali e a pedalata assistita rispetto lo scorso anno, intorno a 540 mila biciclette vendute. Un incentivo è sicuramente il Bonus Mobilità del Governo con il 60% di restituzione importo sull’acquisto, ma non solo, perché gli acquisti si registrano anche in Comuni al di sotto dei 50.000 abitanti, che non usufruiranno del bonus.

Un rischio, in questo momento di boom, potrebbe essere perfino una domanda che supera l’offerta a causa dello stop di produzione in questi mesi. Alcune aziende infatti stanno accelerando la produzione per recuperare il gap.

La bicicletta come mezzo di trasporto

Se la bicicletta riscuote un certo interesse in ambito sportivo e di svago, lo stesso non si può dire del suo utilizzo in Italia come mezzo di trasporto.

Secondo un report di Legambiente, la bicicletta viene utilizzata infatti solo dal 3,6% della popolazione con questo scopo. I frequent biker, cioè coloro che utilizzano la bici regolarmente per il tragitto casa-lavoro sono solo 743.000, con percentuali elevate nella provincia autonoma di Bolzano (13,2% degli occupati), in Emilia Romagna (7,8%) e in Veneto (7,7%). Le città più bike-frendly in Italia sono 12, con in testa Bolzano, Pesaro, Ferrara e Treviso, dove un quarto della popolazione pedala per i propri spostamenti quotidiani. Nel centro-sud l’utilizzo della bicicletta per spostarsi è molto basso. Nel tragitto casa-scuola o casa- università, utilizzano la bicicletta circa 1 milione di studenti nelle regioni già citate.

bicicletta mezzo di trasporto

Il report di Legambiente ha quantificato l’ammontare dei benefici annuali in euro prodotti da ogni singolo chilometro di ciclabile nelle città dove almeno il 20% degli spostamenti viene effettuato in bici. A Bolzano i benefici in termini di risparmio di carburante, benefici sanitari, contenimento dei costi ambientali e sociali dei gas serra, riduzione di smog e motore, dall’abbattimento dei costi delle infrastrutture e dell’artificializzazione del territorio, ammontano a 1.156.849 euro l’anno, a Ferrara 751.890, a Treviso 655.873.

Progetti Ciclabili: Milano e Pesaro

A determinare alti livelli di ciclabilità nelle città è l’approccio innovativo allo spazio pubblico e alla sostanziale ridistribuzione dei pesi tra le diverse componenti del trasporto unita a una pianificazione urbana, che mette al centro le esigenze della persona e non del veicolo e punta all’efficienza dell’intero sistema locale degli spostamenti.

Rapporto Legambiente, L’Abici

La rimodellazione della città in funzione della bicicletta necessita, come cita il rapporto di Legambiente, una ridistribuzione dei pesi tra le diverse componenti del trasporto e una pianificazione urbana. Questo per esempio può significare ridurre la carreggiata o eliminare dei parcheggi auto a favore delle piste ciclabili.

piste ciclabili

Nelle città italiane, ci sono diversi progetti sulla ripianificazione urbana in fase di realizzazione.

  • Milano. Il comune ha avviato un progetto per costruire 35 chilometri di piste ciclabili entro dicembre. Tra le motivazioni principali, quelle di contenere il contagio e consentire gli spostamenti con il giusto distanziamento sociale, senza causare congestioni di traffico e aumentare l’inquinamento. I 35 chilometri di nuove piste ciclabili si aggiungeranno ai 220 chilometri già esistenti e nuovi parcheggi per bici e moto.
  • Pesaro. La bicipolitana, questo il nome del progetto a due ruote che il comune sta realizzando. Si tratta di una vera e propria metropolitana in superficie, dove le rotaie sono i percorsi ciclabili e le carrozze le biciclette. Utilizza lo schema delle metropolitane, con le linee azzurre, gialle, rosse, arancioni e i collegamenti a più parti delle città. Attualmente sono realizzate la linea verde e azzurra, le altre sono in costruzione.

Le iniziative delle aziende: Oracle e Trek Italia, Enel

Sul fronte privato anche le aziende stanno sperimentando progetti di mobilità sostenibile di bike to work. Oracle in partnership con Trek Italia nelle sedi di Roma e Milano ha messo a disposizione in bike sharing 8 biciclette a a pedalata assistita per i propri dipendenti.

Le biciclette potranno essere prenotate con una app, che permetterà anche di monitorare gli spostamenti e calcolare il risparmio in termini di inquinamento grazie alla bicicletta.

bike to work

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Anche Enel ha messo a disposizione una flotta biciclette in bike sharing per le sedi di Firenze e Bologna. I dipendenti possono utilizzarle per spostamenti dalla sede di lavoro alla stazione ferroviaria o per altri spostamenti professionali in città.

Oltre la sostenibilità, l’utilizzo della bici per andare al lavoro porta una riduzione di stress da traffico, attività fisica quotidiana e la possibilità di attraversare i centri storici delle città.

Cicloturismo

Il cicloturismo è la visita ed esplorazione di luoghi a scopo ricreativo, di uno o più giorni, incentrata in modo prevalente e significativo sull’uso della bicicletta per finalità di svago. La bicicletta nel cicloturismo quindi riveste un ruolo rilevante nell’esperienza di viaggio. Non è considerato cicloturismo l’attività sporadica con la bicicletta.

Nel 2019 l’Italia ha registrato quasi 55 milioni di pernottamenti di cicloturisti, generando una spesa complessiva di 4,7 miliardi di euro. Di questi 20,5 milioni sono italiani, con 1,7 miliardi di euro. Questo dato potrebbe aumentare a 26 milioni nel 2020 grazie al turismo di prossimità e la possibilità che offre la bicicletta di mantenere un distanziamento sociale.

Il rapporto Isnart-Legambiente rileva che nel 2019 la maggior parte dei cicloturisti in Lombardia ed Emilia-Romagna si sono mossi nella area di residenza o limitrofe, mentre veneti e toscani hanno raggiunto anche Sicilia e Calabria. I cicloturisti stranieri tedeschi e austriaci prediligono il Trentino, i francesi Lombardia, Trentino e Sardegna. Le regioni meno toccate dalle due ruote sono Umbria, Abruzzo, Campania e Molise.

La spesa media del cicloturista è di 75 euro pro-capite, ha reddito un medio-alto e predilige le vacanze in coppia. Tra gli stranieri l’uso della bicicletta è al primo posto per le attività sportive praticate in vacanza (37,5%) a cui seguono Sci (28,8%) e Trekking (18,5%). Il cicloturismo ha in media un peso del 6% sulla domanda turistica.

Tra le ciclovie italiane con maggiore appeal turistico troviamo la ciclovia del Garda, che sarà conclusa nel 2021, attraversa 19 comuni del Lago di Garda. Dal 2018 è attiva la ciclopista del Garda, parte del progetto della ciclovia, con una pista sospesa a 50 m sul lago di Garda che collega Limone sul Garda al confine della provincia di Trento.

Seo post covid

Perché fare SEO post Covid è più importante che mai

  • Dopo una fase iniziale in cui i brand hanno ridotto gli investimenti in marketing in risposta alla crisi, è ora di tornare a lavorarci con maggiore attenzione al budget e ai risultati
  • La SEO (search engine optimization) è di fondamentale importanza ora più che mai, con il traffico web che è aumentato a dismisura ma si è anche spostato
  • Con analisi attente e strategie mirate è possibile sia lavorare con un’ottica di lungo periodo, su articoli evergreen, sia su nuovi contenuti che sappiano dare risposta alle nuove domande degli utenti (caso studio)

Siamo stati tutti presi alla sprovvista da ciò che ci ha colpito ormai diversi mesi fa. E come avrebbe potuto essere altrimenti? Chi mai avrebbe potuto prevedere una catastrofe come il Covid-19, prima d’ora?

Privati e aziende hanno dovuto adattarsi a tempi difficili, a cambiamenti epocali nel modo di vivere e di lavorare, a una situazione di costante incertezza che ha reso molto difficile darsi obiettivi e prendere decisioni.

E come purtroppo spesso capita in tempi di crisi, nonostante ciò che abbiamo letto in ogni buon libro di business, sono stati probabilmente i reparti marketing a vedere i tagli più drastici per far fronte alla crisi.

Secondo le statistiche elaborate da InfluencerMarketingHub, il 69% dei brand prevede una riduzione della spesa pubblicitaria nel 2020 e il 74% sta postando meno sui social. Questi due dati sono esemplificativi della reazione della maggior parte delle imprese all’incertezza da Coronavirus negli ultimi mesi: ridurre le spese. Tirare i remi in barca e attendere che la tempesta passi.

Un atteggiamento comprensibile, anche se non necessariamente corretto, data l’estrema incertezza in cui ci siamo trovati. Ma ora? Sono passati mesi dall’outbreak del Coronavirus, la quarantena è finita e la vita ricomincia lentamente a tornare alla normalità.

O meglio, a quella che è stata definita giustamente la “nuova normalità”. Perché con i viaggi ancora quasi a zero, interi settori che brancolano nel buio su quando potranno ripartire e le nostre strade popolate di persone armate di mascherina, “normale” ha assunto ormai tutto un altro significato.

È quindi giunto il momento anche per le aziende di tornare a remare. La direzione può essere ancora incerta, ma è ormai chiaro che restare in balia della tempesta è troppo pericoloso: non si sa per quanto a lungo e come continuerà a colpire. E come abbiamo imparato, in ogni crisi si nasconde anche un elemento di opportunità per chi lo sa cogliere.

 

Ripartire dal (e con il) marketing digitale

Chi vuole sopravvivere, anzi, chi vuole avere successo, deve prendere in mano il timone e ricominciare a puntare la rotta. E sì, questo significa anche e soprattutto ricominciare a fare marketing, a comunicare e a cercare di raggiungere i propri clienti attraverso gli strumenti che abbiamo a disposizione.

Anzi, forse non c’è momento migliore: in un mondo iper-popolato di contenuti, dove la sovrabbondanza informativa ci ha reso quasi ciechi alla comunicazione delle aziende e ha ridotto a pochi secondi la nostra capacità di attenzione, il Covid-19 ci ha improvvisamente fornito un palcoscenico completamente nuovo. E, per certi aspetti che vedremo tra poco, quasi deserto.

Sempre secondo la ricerca sopra, un’azienda su quattro ha affermato di aver in programma un aumento delle attività di marketing. Chi sappia cogliere l’occasione e comunicare in modo tempestivo, originale e soprattutto utile con i propri clienti, si ritroverà a giocare su un campo completamente diverso, e forse quasi a porta vuota!

Ora il momento clou è passato e molte attività stanno tornando ad affacciarsi al loro normale marketing, o meglio, al “nuovo normale”: i budget però sono molto differenti, e con la necessità di far fruttare al meglio ogni centesimo speso bisogna scegliere attentamente a che partita giocare.

Posto che la multicanalità è la parola d’ordine del nostro tempo, e che ora più che mai il digitale si dimostra il motore trainante della comunicazione aziendale…come si fa?

 

Perché la Search Engine Optimization dovrebbe essere al top tra le tue strategie di marketing post-pandemia?

In un momento come questo, dove l’incertezza (sia per le aziende che per i clienti) è massima nel breve periodo, viviamo una doppia necessità: da una parte è importante non rincorrere le incombenze e i trend ma orientarsi su attività che portino valore nel lungo termine. Dall’altra, non è mai stato così essenziale saper rispondere prontamente ai cambiamenti del settore e del nostro pubblico.

Il mondo intero ha smesso di frequentare gli spazi pubblici o ha ridotto enormemente le proprie attività offline, trasferendosi online, dove si è messo a fruire come mai prima d’ora di contenuti di diversa natura.

Le notizie e gli aggiornamenti vengono sempre più cercati online, e al web è stato dato l’arduo compito di fornire risultati accurati e aggiornati sui più disparati argomenti.

Cosa c’è al centro di tutto questo? La ricerca web.
La capacità dei motori di ricerca di fornire risposte adeguate alle sempre più impellenti domande delle persone, di essere rilevanti e pertinenti, utili e informativi.

Il traffico web è aumentato enormemente, ma si è anche spostato. Alcuni settori hanno visto una crescita esponenziale, mentre altri si sono trovati a non ricevere quasi più viste. Anche per questi ultimi, però, non significa che il traffico sia scomparso: ha semplicemente cambiato natura.

Le domande degli utenti della rete si sono modificare: si chiedono come le aziende si stiano adeguando alle restrizioni post-Coronavirus; come comprare i prodotti essenziali, ma anche quelli non essenziali, in sicurezza; come adattare la propria vita da remoto, con il lavoro, lo studio e tante altre abitudini che si sono dovute modificare; oppure semplicemente cercano di restare informati e di intrattenersi.

In tutte queste attività, è più importante che mai per i brand farsi trovare nel posto giusto al momento giusto. E il modo migliore per farlo è la SEO.

Questo per diversi motivi, che si muovono su due principali assi di ragionamento.

 

1) Pensare a lungo termine: non c’è momento migliore per i contenuti SEO evergreen

Un aspetto importante da considerare quando si parla di SEO, è che si tratta di un’attività di lungo periodo: dà i suoi migliori frutti mesi o addirittura anni dopo il suo debutto.

Una pagina del sito o un articolo del blog ci mette in media 6 mesi ad essere correttamente indicizzato dai motori di ricerca e, se è ben fatto, ad apparire tra i primi risultati nella SERP, la lista di risultati di Google.

posizionamento SEO in base al tempo

Uno studio Ahrefs ha infatti evidenziato una correlazione positiva tra il tempo passato dalla pubblicazione (la barra orizzontale, in numero di giorni) e la posizione nella prima pagina di Google. Solo l’1% delle pagine in prima posizione hanno in media meno di un anno di vita.

È chiaro quindi che lavorare ora sulla SEO con contenuti importanti, di rilievo per il business, che rispondano a domande evergreen dei clienti, è essenziale perché i risultati si possano vedere a tempo debito. Perché non siamo sicuri dei tempi e delle modalità, ma certo è che il genere umano è resiliente e troverà un modo per uscire da questa crisi.

Come sostiene Jill Whalen, consulente SEO internazionale, “un buon lavoro di Search Engine Optimization non fa che migliorare con il tempo. Sono solo le tecniche e i trucchi di ottimizzazione che devono modificarsi con gli aggiornamenti dell’algoritmo, ma la sostanza rimane invariata“.

Ed è proprio così: se pensiamo a quanto velocemente cambi il mondo dei social network, con algoritmi che dalla sera alla mattina rendono quasi inutili i contenuti delle aziende non a pagamento, e con nuove soluzioni  che emergono ogni pochi mesi, l’universo dei motori di ricerca è a confronto assolutamente stabile.

Google ha fatto passi da gigante in pochi anni, cambiando spesso e volentieri le sue feature e l’esperienza utente, ma per quanto riguarda la logica sottostante c’è sempre una sola, grande certezza: i contenuti di qualità pagano.

E continueranno a pagare, perché il fine ultimo di Google sarà sempre fornire all’utente la migliore esperienza di utilizzo possibile, ovvero fargli trovare subito, in prima pagina, i migliori risultati presenti in rete.

La SEO infatti è una delle poche attività organiche online che continua a crescere di importanza, invece di diminuire: secondo uno studio di BrightEdge Channel Share Survey, il 53% di traffico totale in arrivo ai siti web viene dalla ricerca organica. Quando guardiamo al totale delle ricerche, l’83% è organico e il 17% a pagamento (SEM).

È quindi chiaro che un investimento in attività di Search Engine Optimization ha senso proprio in tempi di crisi come questa perché:

  • ha un effetto positivo sul medio/lungo periodo
  • non richiede investimenti pubblicitari
  • è una garanzia anche in tempi di incertezza
  • porta traffico qualificato, già interessato al prodotto/servizio/azienda
  • cresce di importanza rispetto ad altri canali, più frammentati

 

2) Adattarsi al cambiamento per essere rilevanti con la SEO post Covid

Dall’altra parte, quasi all’estremo opposto della barricata, c’è un tema di cambio radicale nei paradigmi.

Mai si erano registrate modifiche ai comportamenti delle persone, online e offline, tanto veloci come in questo periodo.

Domande che venivano poste quotidianamente sui motori di ricerca sono quasi arrivate a zero da un giorno all’altro (ad esempio “voli economici per…”). Altre ricerche che non esistevano fino a pochi giorni prima sono diventate in un baleno tra le più effettuate (come è ovvio, la parola “coronavirus”).

Google Trend ricerca "Covid"

Google Trend: ricerca “Covid”

Presumibilmente, qualunque sia il tuo settore di appartenenza, anche se sei tra quelli più impattati negativamente dal Coronavirus, i tuoi potenziali clienti non hanno smesso di ricercare temi legati alla tua attività….hanno solo cambiato il tipo di ricerca.

L’ambito dei viaggi è eclatante: nessuno poteva viaggiare, certo, ma le ricerche effettuate dagli utenti a tema travel erano più numerose che mai.

Effettuando delle analisi ad esempio ho scoperto che una delle queries emergenti più interessanti, per un certo periodo, era “quando torneremo a viaggiare.

Questo mi ha permesso di scrivere e pubblicare per prima un articolo ottimizzato per questa parola chiave, che raccogliesse contenuti aggiornati e interessanti, utili e affidabili, sull’argomento. Nessuno aveva una risposta definitiva alla domanda ovviamente, ma a inizio aprile, dopo un mese di quarantena, le persone cominciavano a sognare viaggi esotici e a chiedersi quando avrebbero potuto tornare a viaggiare

Così, tramite un buon lavoro di analisi e uno ancora maggiore di content curation, sono riuscita a fornire a Google un contenuto interessante in risposta ad una domanda che gli utenti facevano e che…non aveva risposta.

Il risultato? In pochi giorni l’articolo in questione, pubblicato il 12 aprile, è finito sulla prima pagina di Google in risposta a quella query di ricerca vista sopra.
La posizione media a cui è stato è la 9,2 durante tutto il periodo, ma inizialmente ha raggiunto picchi come la terza o quarta.

risultati ottimizzazione SEO per articolo legato al covid

Risultati in seguito all’ottimizzazione SEO per un articolo travel legato al Covid-19 sul sito Viaggiosoloandata.it

 

Ma come? Non abbiamo detto che in media un articolo ci mette 6 mesi ad arrivare in prima pagina? Esattamente.

Ma quando le domande degli utenti cambiano velocemente, così cambia rapidamente anche la SERP in risposta. E il primo ad arrivare, grazie ad analisi adeguate delle ricerche e dei trend emergenti e ad un’ottima conoscenza delle dinamiche SEO, meglio alloggia.

Articoli di questo genere sono possibili per ogni settore e per ogni attività, e hanno uno scopo diametralmente opposto a quello precedentemente valutato.

La loro “utilità” rischia di spegnersi velocemente, come si vede dal grafico: possono essere aggiornati e continuare a cavalcare l’onda per diverso tempo, oppure diventare obsoleti velocemente, come in questo caso, perché i temi non sono più attuali o perché altri siti, come quelli di notizie ed editoria, arrivano a occupare la SERP.

Ma nel periodo in cui danno il loro massimo, portano traffico qualificato, utenti grati per aver fornito loro una risposta che nessun altro sapeva dare.

Forse non convertiranno, ma contribuiscono meravigliosamente alla Brand Awareness, e se le Call To Action sono adeguate possono portare dei leads che convertiranno eventualmente in futuro.

Esempi di contenuti simili, da cui qualunque attività colpita dal Coronavirus potrebbe trarre giovamento, sono le FAQ, specialmente quelle relative alla risposta dell’azienda al Covid-19: responsi a domande reali delle persone che hanno un’altissima probabilità di arrivare in prima pagina su Google, perché forniscono grande utilità all’utente.

Inoltre, se studiate in base alle reali ricerche dei prospects possono diventare un cavallo di battaglia per la SEO di un’azienda nella fase post-Covid, in cui sarà essenziale per qualsiasi business rassicurare i clienti e saper rispondere e persino prevedere le loro domande.

 

Un ultimo aspetto, ma non meno importante: l’attività SEO (soprattutto sul fronte dello studio delle keywords e dei trend di ricerca) in questo momento può essere un’attività utilissima per guardare al futuro e rendersi conto dei cambiamenti in atto nella propria nicchia: uno shift nelle ricerche degli utenti può essere una modifica transitoria, oppure il segnale di un cambiamento più profondo in atto. Può dare origine a nuove idee e progetti, non solo per i testi SEO ma anche per la strategia aziendale.

Per riuscire a cogliere questi nuovi trend è importante avere attivo un sistema di monitoraggio e affidarsi ad esperti competenti che sappiano fare da ponte tra la SEO più tecnica e quella più strategica, legata agli obiettivi aziendali e non solo.

Gli spunti ottenuti dalle informazioni sulla ricerca degli utenti potranno così informare ogni fase del post COVID-19:

  • Adattamento delle risposte del brand alle nuove domande degli utenti, per continuare ad essere rilevanti anche qualora l’obiettivo non fosse più la conversione immediata
  • Protezione del valore del brand, della domanda attuale e futura, delle relazioni con i consumatori e della reputazione online.
  • Cambiamento (pivot) per far evolvere le strategie, i prodotti e servizi, la comunicazione e altro ancora.
  • Preparazione alla “nuova normalità”, qualunque essa sia, capendo in anticipo le condizioni in cui si lavorerà tra settimane e mesi (e più avanti ancora).

 

 

video marketing

Video Marketing ed eCommerce per coinvolgere le persone (e convertire)

  • Un contenuto video può arrivare ad incrementare le vendite e la conversion di un prodotto fino al +80%.
  • Il 50% degli utenti ha dichiarato di aver visto un video di prodotto o di un brand prima di una visita in store.

 

I video stanno diventando il contenuto più utilizzato per l’eCommerce, e lo strumento su cui diversi brand hanno deciso di scommettere e investire.

Nel corso degli anni, le esperienze create online sono diventate sempre più: veloci, attente alle esigenze del cliente, portando innovazioni affinché i processi siano semplici e intuitivi, sempre più vicini a ciò che ci aspettiamo in un negozio fisico.

L’esigenza crescente dei consumatori è quella però di essere sempre più coinvolti: i dati dimostrano che un video è una tipologia più coinvolgente e preferita dagli utenti.

Circa l’80% di chi naviga su un sito eCommerce predilige i contenuti video, rispetto a immagini di elevata qualità o descrizioni di prodotto; si stima che 1 minuto di video equivale a 1,8 milioni di parole comunicate.

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I vantaggi del video Marketing per il tuo eCommerce

I video hanno molteplici vantaggi, ma tre sono principali motivi per cui investire il proprio budget su questi contenuti potrebbe rivelarsi ottimale:

  1. Il 70% dei marketer ha dichiarato che, attraverso l’utilizzo di video, ha visto incrementare il traffico sul sito;
  2. Potresti ottenere un ranking su Google superiore rispetto all’utilizzo di una o più immagini;
  3. Potresti ottenere 80% di conversion in più su una landing page, sfruttando il potenziale dei video.

Un contenuto di questo tipo ha dunque un vantaggio superiore rispetto all’utilizzo di immagini statiche e descrizioni, ma tuttavia entrambi sono utili.
È molto importante capire i diversi obiettivi e target che si hanno in mente, una volta deciso quale tipo di contenuto utilizzare.

Immagini e descrizioni, ad esempio, danno un’idea più tecnica del prodotto che stiamo decidendo di vendere. Con un video, invece, si ha la possibilità di mostrare in modo concreto caratteristiche e benefit.

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Qual è la tipologia di contenuto più adatta per il tuo business?

Il vantaggio di questo tipo di contenuto è quello di essere molto versatile sia a livello creativo sia come obiettivo di comunicazione.

Ciò che andremo a realizzare deve essere in linea con l’idea che abbiamo: desideriamo che il consumatore colga degli aspetti tecnici o desideriamo che il contenuto sia più di brand e virale?

Nel primo caso quello il video che sceglieremo di realizzare non è necessario che sia di impatto, o emozionale: ma semplice, chiaro e che arrivi dritto al punto.
Immaginiamo ad esempio che il vostro consumatore sia alla ricerca di una calzatura tecnica: il contenuto che si aspetterà di trovare sarà ad esempio un’immagine a 360° del prodotto o la calzatura indossata, per avere un’idea più chiara del fit.

Al contrario invece, qualora volessimo aumentare la brand awareness, il contenuto che andremo a proporre dovrà avere una forte carica emozionale.
Un video di brand può funzionare su una piattaforma eCommerce, e non è destinato solo ai social.
Il segreto però sarà quello di veicolare un solo messaggio di brand o di prodotto, scegliendo a seconda della propria strategia, evitando di inserire molteplici messaggi in un unico contenuto.

Da ultimo, i video possono essere dei validi strumenti per incentivare l’acquisto, da affiancare a strumenti di review dei prodotti. Mentre le recensioni danno un messaggio parziale al consumatore, concentrandosi su un’esperienza molto personale, le video review di prodotto posso rivelarsi molto più utili.

In primo luogo possono mostrare all’utente l’utilizzo in “tempo reale” di un prodotto, lasciando decidere a lui se le caratteristiche possono essere più o meno rilevanti per il suo scopo. In secondo luogo, come per le altre tipologie di video, si possono ottenere dei livelli di attenzione molto più elevati rispetto alla lettura di una recensione scritta.

brand activism

I consumatori chiedono un nuovo brand activism fatto di azioni concrete

  • Durante l’ultima ondata di brand activism è emersa, come non mai, la richiesta di responsabilità e autenticità da parte dei consumatori.
  • La brand self awareness è un antidoto contro l’ipocrisia aziendale e deve per forza andare di pari passo con le dichiarazioni di sostegno alle cause sociali.
  • Le azioni concrete sono ciò che i consumatori chiedono. Al contrario, i brand non faranno altro che mettere in discussione la loro credibilità.

 

Nelle ultime settimane, sulla scia della campagna Black Live Matters, molti brand si sono espressi contro il razzismo. Alcuni hanno semplicemente dichiarato la propria solidarietà, altri – come LegoBen & Jerry’s – hanno invece annunciato azioni concrete. Scelte accomunate dalla stessa volontà di stare “dalla parte giusta della storia”, ma che hanno sortito nel pubblico reazioni diverse. Se alcune aziende sono state infatti lodate per il proprio impegno, altre sono state accusate di ipocrisia e opportunismo.

Brand activism, un fenomeno in crescita

Il motivo per cui il brand activism è un fenomeno in crescita appare chiaro. Secondo un recente sondaggio condotto dalla società di consulenza Edelman, il 60% degli americani boicotterebbe o comprerebbe da un marchio in base alla sua risposta alle proteste contro l’ingiustizia razziale. E il dato è ancora più alto tra i più giovani: il 78% dei millennials ritiene che anche i brand debbano alzare la voce, mentre il 70% delle persone tra i 18 e i 34 anni cambierebbe di conseguenza le proprie scelte di di acquisto. Ma già più di quattro anni fa il 66% delle persone era disposto a pagare di più pur di avere prodotti che rispettassero principi quali ad esempio la sostenibilità ambientale.

I consumatori ritengono che le marche abbiano la possibilità di produrre un impatto concreto sulla società. Lo studio di Sprout Social del 2019, ad esempio, rivela che secondo il 66% delle persone i brand hanno il potere di facilitare un cambiamento reale, mentre il 67% di esse pensa che le loro piattaforme – in particolare i canali social – siano efficaci nell’aumentare la consapevolezza riguardo le problematiche sociali. Insomma, parafrasando Spider-Man, secondo i consumatori da un grande brand derivano grandi responsabilità sociali.

Come ha sottolineato anche l’Outlook report quindi, sempre più la fiducia nel marchio non si basa solo sui suoi prodotti o servizi, ma anche sulle scelte etiche e politiche fatte dall’azienda che vi sta dietro.

brand activism

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Perché i social media hanno cambiato tutto

Prima della nascita dei social media, i marchi non avevano canali di comunicazione diretta coi proprio clienti. Di conseguenza, i consumatori stessi non si aspettavano prese di posizione su tematiche sociali da parte dei propri brand preferiti. L’avvento dei social network ha invece aumentato le aspettative dei consumatori riguardo l’attivismo dei brand.

Del resto, l’ondata di indignazione in seguito all’uccisione di George Floyd non è stata guidata da testate giornalistiche o istituzioni, ma da persone comuni che hanno iniziato a condividere il proprio sdegno su Twitter e Facebook. In una simile situazione, coesistendo nello stesso spazio digitale, i marchi devono necessariamente inserirsi nelle conversazioni in modo pertinente. Ma non corrono il rischio di apparire opportunisti?

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La domanda di autenticità da parte del pubblico

Molti dei più grandi brand mondiali erano rimasti in silenzio sul tema della violenza razziale fino al momento in cui hanno twittato #BlackLivesMatter. Per questo sono apparsi opportunistici. Certo, meglio tardi che mai. Ma il brand activism va costruito nel tempo, con costanza e soprattutto autenticità. L’autenticità non è qualcosa che può essere presa in prestito o prodotta da un giorno all’altro e il suo punto di partenza è la costruzione dell’attivismo di brand sui valori fondamentali del marchio stesso.

Ma il sostegno a una o più cause non assolve automaticamente i brand dal silenzio su altre problematiche sociali: il silenzio non è più neutrale. Ciò che allora può fare un marchio è inquadrare il proprio sostegno attraverso un approccio intersezionale. Ad esempio, se un brand è impegnato nella sensibilizzazione sul cambiamento climatico, in occasione di campagne contro il razzismo potrebbe sottolineare il concetto di sproporzionalità riguardo le conseguenze dei problemi ambientali sulle persone di colore.

Infine – ma non ultima – fondamentale per l’autenticità è la brand self awareness, la consapevolezza di sé da parte del brand. Un antidoto contro l’ipocrisia aziendale che deve per forza andare di pari passo con le dichiarazioni di supporto. Cioè, inutile twittare contro il razzismo, se al suo interno l’impresa stessa non è impegnata a sradicarlo. Amazon, Ralph Lauren e Next Door sono tre esempi di brand fortemente criticati per aver rilasciato dichiarazioni di sostegno ipocrite, perché in contrasto con problematiche interne.

brand activism

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Una nuova era per il brand activism

Durante quest’ultima ondata di brand activism è emersa come mai prima d’ora una richiesta di responsabilità. Denunciare il razzismo sui social media non è attivismo di marca senza azioni a sostegno, e le azioni concrete sono ciò che i consumatori chiedono. Se al contrario un marchio è tutto parole e niente azioni, questo non farà altro che mettere in discussione la sua credibilità.

Denunciare l’ipocrisia aziendale non è mai stato così facile. Internet non dimentica mai, anzi sembra fatto apposta per riesumare i problemi del passato e di conseguenza responsabilizzare i brand su ciò che fanno nel presente.

Non basta aprire il libretto degli assegni per effettuare donazioni una tantum. Occorre invece cambiare la politica interna a favore dell’inclusione razziale, rivedere i prodotti perché non siano diffusori di pregiudizi, espandere la responsabilità sociale. Un cambiamento insomma non relegato alle strategie del reparto marketing, ma abbracciato da tutta l’azienda come valore chiave su cui lavorare.

È responsabilità di ciascuna impresa abbracciare e inserire la corporate social responsibility (CSR) all’interno della propria struttura aziendale. Magari non tutte diventeranno B Corps, ma qualche ritocco al modo in cui calcolano il risultato economico aziendale contribuirà a rafforzare la responsabilità interna nei confronti della società.

Insomma, nonostante le reazioni dei brand al movimento Black Live Matters siano state talvolta superficiali, la nuova domanda di responsabilità potrebbe provocare nei marchi riflessioni più profonde e portare infine a cambiamenti sostanziali nell’autenticità del loro attivismo.

Questi valori sono già radicati nel DNA del vostro marchio? Benissimo! Altrimenti, questo è il momento di iniziare.

macbook

Apple potrebbe lanciare due MacBook con processori ARM già nel 2020 (e la rivoluzione è appena iniziata)

  • Durante il WWDC 2020 Apple aveva già annunciato il passaggio dei processori su Mac da Intel agli ARM.
  • Secondo quanto riferito da The Next Web, Cupertino sta pianificando due MacBook con i nuovi processori già per la fine dell’anno.

 

Il divorzio tra Intel e Apple è appena agli inizi. Ecco la più grande novità introdotta con il WWDC del 2020, il consueto appuntamento annuale dedicato agli sviluppatori ed incentrato sulle novità software delle proprie piattaforme.

Decisamente l’evento che tutti gli sviluppatori aspettavano e le novità introdotte sono state davvero innumerevoli, per gran parte dei dispositivi firmati Apple: dell’iPhone, al Watch, sino a coinvolgere il settore computer.

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Nell’aria si respirava già da tempo l’arrivo imminente di importanti novità, ma nessuno o quasi si aspettava un passaggio epocale di questo genere. In molti aspettavano un restyling di iMac, ma così non è stato. A Cupertino è stata svelata la più grande novità di quest’anno: il passaggio dei processori su Mac da Intel agli ARM.

Questi nuovi processori, cugini molto lontani di quelli già utilizzati sui dispositivi portatili di Apple come iPhone e iPad, determineranno una profonda rivoluzione del mercato dei computer.

Il primo su tutti sarà l’inevitabile interruzione dello sviluppo di software delle più importanti software house, altre conseguenze invece riguarderanno strettamente le performance delle macchine, che potrebbero migliorare ad esempio l’autonomia e attrarre nuovi segmenti di mercato. Le risposte a questi ed a ulteriori dubbi saprà fornircele soltanto il tempo.

Già pronti due MacBook

Secondo quanto riferito da The Next Web, Apple sta pianificando due MacBook con processori ARM già per il 2020.

L’analista Apple Ming Chi Kuo ritiene che si tratterà di un MacBook Pro da 13,3 pollici e un nuovo MacBook Air con i chip della casa madre, mentre i due modelli pro da 14 e 16 pollici arriveranno l’anno prossimo.

Si dice anche che Apple annuncerà un iMac riprogettato con un design più simile all’iPad Pro quest’anno, anche se probabilmente non presenterà un processore ARM nel 2020.

I nuovi processori ‘Apple Silicon’

Nasce questo nuovo termine: l’Apple Silicon. Sono stati così definiti i nuovi processori di Cupertino che presto sostituiranno i consueti Intel. In Apple è stata evidenziata una profonda esperienza e studio del settore, che permetterà di produrre processori ad alta prestazione.

apple macbook

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Architettati ad hoc per i propri prodotti, i chip Apple comporteranno un minor consumo energetico, minori costi di produzione, maggior controllo sull’intera architettura dei componenti.

Durante il WWDC sono state presentate anche alcune applicazioni demo, che mostrerebbero la potenza degli ARM e che confermerebbero la capacità di questi chip di offrire un’esperienza d’uso appagante, come: Final Cut, Affinity Photo e Cinema 4D, tutti applicativi molto richiesti dagli utenti Apple.

Ultimo aspetto molto interessante sarà la dimensione di questi chip, varierà in base alle caratteristiche delle macchine sulle quali verranno montati. Dunque molto efficienti ed energivori per Mac più grandi. Più compatti, silenziosi e meno caldi per portatili e dispositivi più piccoli.

Tempistiche e dettagli dei chip Apple

Il cambiamento annunciato durante le WWDC se da un lato ha notevolmente scosso il mercato, dell’altro non ha placato i malumori degli analisti che durante l’evento non sono riusciti a carpire molti dettagli tecnici per offrire fiducia nel futuro dei Mac sia agli utenti che agli sviluppatori di tutto il mondo, che da oggi potranno (e dovranno) servirsi di un nuovo ambiente di sviluppo firmato interamente Apple.

Il passaggio da Intel agli ARM sarà graduale ma già verso la fine di quest’anno, dovremmo poter verificare ed analizzare le conseguenze della scelta.