Turismo: gli italiani sono un paese di viaggiatori “mobile”

La percentuale di utenti Mobile Only è in forte crescita. Ad annunciarlo è, anche quest’anno, l’ultimo report di ComScore che mostra come gli utenti che si connettono solo da smartphone o tablet, senza accedere al web dal pc, sia in grande crescita.

Addirittura in Italia il 32% degli utenti accede a internet solo dal mobile, un dato che va di pari passo con l’alta percentuale pro-capite di devices. Internet in Italia – I trend del 2017 mostra come il primo driver di crescita sia rappresentato proprio dagli accessi al web da mobile sottolineando che tuttavia il traffico risulta essere particolarmente concentrato su un ristretto numero di app.

E se lo smartphone è il nostro miglior compagno di viaggio, è ovvio pensare che il settore che più deve tener contro della crescita esponenziale della navigazione da mobile è sicuramente il turismo. Ma andiamo per gradi: vediamo insieme i dati ComScore.

Italia, paese di santi, poeti e navigatori di app

social hanno trasformato Marketing del turismo

In Italia oltre la metà del traffico dati viene speso sui social e sulle app di messaggistica. Il telefono – perché alla fine si tratta di questo – rimane fonte primaria di comunicazioni e relazioni interpersonali che la rete ha solo reso molto più veloci e decisamente più economiche.

Pensiamo a quanti messaggi inviamo ogni giorno tramite WhatsApp (la penetrazione di utilizzo di WhatsApp in Italia è del 93%) e quanto ci sarebbero costati in termini di SMS agli albori della Mobile Revolution tra la fine degli anni’ 90 e l’inizio del nuovo millennio.

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Tre dati finali della ricerca di ComScore risultano essere molto interessanti a fini più commerciali:

  • Alta fedeltà: Gli utenti italiani passano quasi il 90% del tempo di navigazione sulle app scaricate sul proprio smartphone/tablet.
  • Basso tasso di cambiamento: le barriere all’entrata per le nuove app sono molto alte; in Italia solo il 34% degli utenti scarica almeno un’app nuova al mese. Se pensiamo a quante ce ne sono nei vari store è sicuramente un dato che dovrà far riflettere gli sviluppatori e i marketer. Vale ancora la pena investire in un’app? Meglio investire sui bot e creare comunicazioni “private” all’interno di ambienti controllati e frequentati?
  • eCommerce da app in forte crescita: in Italia gli acquisti da app stanno raggiungendo in percentuale quelli fatti tramite il browser. Un altro dato importante che i manager dei brand che puntano forte sulla vendita online dovranno valutare con attenzione nei prossimi giorni.

Alla luce di questi dati, appare evidente come uno dei settori che può trarre più vantaggio dalle strategie di mobile marketing sia il turismo: il turismo può infatti sfruttare in ogni suo momento le potenzialità crescenti del mobile, vediamo insieme perché e come.

Prima del viaggio

Startup turistiche, l'innovazione non va in vacanza

Le statistiche ci dicono che oltre il 60% delle prenotazioni dei viaggi arrivano tramite smartphone. Se consideriamo anche le ricerche, che poi portano a una prenotazione effettuata da desktop per comodità, la percentuale si alza sensibilmente.

Le app dei diversi provider sono sicuramente le fautrici di questo successo: sono più semplici e immediate da usare, (eDreams ha stimato che per prenotare un volo da app ci vuole un minuto e mezzo) meno dispersive e, grazie alla tecnologia 4G/5G, spesso anche più veloci dell’ADSL casalinga.

Le persone si aspettano ormai di poter prenotare le proprie vacanze su qualsiasi dispositivo mobile, a qualsiasi ora del giorno e in qualsiasi luogo vi si trovi e farlo nel più breve tempo possibile.

Durante il viaggio

Startup turistiche, l'innovazione non va in vacanza

Durante il viaggio le persone che si affidano alla rete e quindi al Mobile per cercare informazioni utili, trovare e prenotare ristoranti o semplicemente per condividere le proprie foto, è sempre più in crescita.

Un dato su tutti: TripAdvisor – la cui app ha oltre 370 milioni di download, quasi 1 milione di feedback con un punteggio medio di 4.4 e poco meno del 50% degli utenti che ha visitato l’app – ha generato, secondo Oxford Economics, una spesa turistica extra a  giugno 2016 che si aggirava attorno ai 50 miliardi di euro nel mondo, di cui 2,3 miliardi solo in Italia.

Per cui, per le strutture ricettive che intendono sfruttare la potenzialità del mobile, il consiglio è non investire su app personalizzate (non le scaricherebbe o userebbe nessuno), ma migliorare la presenza online con siti ottimizzati, monitorando i feedback sui vari canali come TripAdvisor o AirBnb.

Sarà un caso che Google a fine 2016 ha lanciato la sua Google Trips?

Fino a poco tempo fa le aziende si interrogavano se avere un sito mobile friendly, ora questo è un dato imprescindibile ed è necessario pensare velocemente in termini di Mobile Only!

Facebook: Live Location arriva su Messenger

“Dove sei e che cosa fai?”, quante volte avete posto questa domanda al vostro amico o al vostro moroso? Da qualche giorno Live Location è intervenuto per risolvere tutti i vostri problemi: grazie a Messenger è infatti possibile condividere la propria posizione in tempo reale e per un tempo limitato.

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La notizia, diffusa ufficialmente da Facebook lo scorso 27 marzo, è stata lanciata tramite un video: in soli 45 secondi, ecco spiegata in modo semplice e veloce l’ennesima novità.

Live Location in Messenger

Gepostet von Facebook am Sonntag, 26. März 2017

 

Come funziona

Sfruttando i sistemi di geolocalizzazione del proprio smartphone, ogni utente potrà utilizzare la nuova funzionalità direttamente all’interno della chat, cliccando sull’icona “Posizione”.

In questo modo sarà possibile condividere con il contatto prescelto la posizione per una durata massima di 60 minuti. Non ci credete? Noi lo abbiamo testato  e TADÀ: uno screenshot fresco fresco per voi!

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Un countdown terrà informato il vostro contatto circa il tempo rimanente la condivisione della posizione, sebbene sia possibile interromperla in qualsiasi momento. Parliamo di “contatto”, ma in realtà potrete condividere la vostra geolocalizzazione anche con un gruppo di amici: tutto dipende dalle vostre chat e da chi vi partecipa!

Si tratta quindi di una condivisione temporanea,  disponibile sia per iOS che per Android, che permette anche di condividere un punto preciso della mappa. Per esempio: durante la vostra passeggiata riconoscete il bar del vostro primo incontro? Ecco, potete condividere il luogo cliccando sul consueto pin rosso e ‘fissare’ anche la vostra posizione statica.

Selena Wang, Product Manager di Messenger, afferma che dopo averla testata per un po’ di tempo, sono stati numerosi i feedback (positivi) degli utenti che hanno trovato la funzionalità molto utile per coordinarsi con gli amici.

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Un pericolo o un’opportunità?

Nata come opportunità per coordinare un gruppo di amici, per facilitare gli incontri o i ritorni a casa tra coinquilini, in realtà ci chiediamo quanto saranno felici i genitori moderni di monitorare i propri figli tramite Facebook.

Un ennesimo passo che va oltre la propria privacy, se si pensa a chi “sfrutterà” la nuova funzionalità per soddisfare le proprie manie di controllo su qualcun altro. È pur vero, però, che la possibilità di condivisione limitata ai 60 minuti permette ai più sbadati di non lasciare traccia di sé per troppo tempo.

Noi Ninja offriamo sempre spunti di riflessione, ma se la modalità di utilizzo ancora non è chiara, ecco una delle poche certezze della vita: il centro assistenza di Facebook.

E buona localizzazione a tutti!

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Guida agli eventi che non puoi perderti al Fuorisalone 2017

Ogni anno il milanese medio si accorge dell’inizio della primavera grazie ad un evento fondamentale.
Non è l’arrivo del bel tempo e non è neanche lo sbocciare dei fiori, ma è il Fuorisalone.

Evento collaterale del Salone del Mobile, il Fuorisalone si prospetta sempre come un evento ricco di novità, capaci di accontentare un pubblico sempre più eterogeneo, interessato non solo al design ma anche a tecnologia e sostenibilità.

Come fare a orientarsi in questa giungla intricata di eventi?

Ecco quali sono secondo noi le cose che assolutamente non puoi perderti.

Palazzo Litta – A Matter of Perception

Torna per la quarta edizione A Matter of Perception celebrando il rapporto tra designer, aziende e artigiani con il tema Linking Minds.

Tanti i nomi importanti, cominciando dallo studio statunitense Diller Scofidio+Renfro, che allestirà il cortile centrale. Molto più che un tema macabro, l’estetica della morte è il punto focale del lavoro di Michele De Lucchi, Andrea Branzi e Francesca Balena Arista  con gli studenti del Politecnico di Milano. E ancora: Punkt insieme a scuole di design internazionali, l’installazione olfattiva del brand francese Diptyque, e moltissimi altri progetti affascinanti.

Palazzo Litta, Corso Magenta 24

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Logotel – Posthuman, When Technology Embeds Society

Al Ventura Design District, Logotel propone una mostra che si interroga sul rapporto tra tecnologie più avanzate e essere umano, con immagini, video, opere e approfondimenti.

Punto focale dell’esposizione è l’opera della designer russa Maria Yablonina, Mobile Robotic Fabrication System for Filament Structures, a metà tra robotica e fabbricazione digitale.

L’installazione viene ricreata attraverso dei robot capaci di comporre strutture filamentose sospese a mezz’aria, composte da cavi in polipropilene, che ricordano le tele dei ragni.

Logotel, via Privata Giovanni Ventura 15

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BASE Milano – Design Nomade

Potrebbe sembrare una contraddizione ma il tema di riflessione affrontato da BASE Milano quest’anno è proprio il nomadismo. Spazi flessibili che non si collocano in una struttura o in una funzione definita, casa, lavoro, svago, digitale o analogico tutto è in movimento, tutto è sperimentazione.

BASE Milano, Via Bergognone 34

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Moleskine Design Week 2017

Durante la Design Week milanese, presso BASE Milano e al Moleskine Cafè verrano celebrati due dei più iconici prodotti che incarnano il valore del viaggio, il notebook e lo zaino.

Entrambi emblemi di un design che affascina per semplicità e funzionalità, creati per vagabondare per le strade e con la mente.

Agli eventi parteciperanno Giulio Iacchetti, designer italiano che ha creato il Backpack Classic Moleskine, e lo street artist Bradley Theodore, che utilizzerà il Backpack Classic come una tela per la sua creatività.

BASE Milano, Via Bergognone 34 – Moleskine Cafè, Corso Garibaldi 65

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Design Hostel – A letto con il design

A Bovisa si realizzano idee che sfidano il concetto di ospitalità tradizionale con la nascita di Design Hostel, il primo ostello esclusivamente per designer, nato da una collaborazione tra Ghigos Ideas e Politecnico di Milano.

Un open space di 1200 mq, all’interno di un ex fabbrica dove oggi si trova Makers Hub, ospiterà 40 designer, ognuno dei quali potrà personalizzare il proprio alloggio con i suoi prodotti che diventeranno parte di una mostra collettiva aperta a tutti.

Design Hostel, via Cosenza 44/4

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Brera Design District

Tutto il quartiere di Brera pullula di iniziative durante questa settimana. Semplicemente passeggiando per le strade è possibile assaporare il gusto milanese per il design e la moda.

Da visitare assolutamente segnate: Gea, un’installazione progettata da dotdotdot e Opendot in mostra da Eataly Smeraldo; Brera Design Apartment con il progetto The Visit, rivoluzione dell’appartamento ottocentesco con pattern e colori in un progetto di Studiopepe; la Fondazione e l’Ordine degli Architetti propongono una mostra su Aldo Rossi; Lo scrigno del cielo, L’architettura in una finestra è un progetto di Gambardella Architetti in Piazzetta Brera mentre Poesie di Neon è un’installazione luminosa di Luca Trazzi.

Insomma prendetevi pure una giornata di pausa per godere di uno dei quartieri più belli della città.

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Milan Design Market

35 giovani designer e brand emergenti provenienti da diverse parti del mondo sono coinvolti in questo progetto al suo secondo anno di vita. Workshop, talk, esposizioni, maker ed eventi a metà tra design, artigianato, arte e food, che mettono in relazione tra loro concetti ed esperienze lontanissime rendendole vicine, così vicine da fondersi.

Studio Gianni Rizzotti, via Pastrengo 14

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La Capsula della Memoria

Segnatevi questa data: giovedì 6 aprile alle ore 18.30 presso Superstudio Più verrà presentata l’istallazione creata da Patricia Urquiola per 3M Design.

Una commistione di architettura, design e materia darà vita ad una riflessione sulla memoria e l’importanza dei ricordi nel tempo, coinvolgendo attivamente i visitatori.

Attraverso uno speciale photo booth gli ospiti potranno, infatti, scattare e condividere le proprie foto create tramite l’utilizzo di una macchina fotografica immersa nel liquido Novec™.

Superstudio, Via Tortona 27

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The Ikea festival – Let’s Make Room For Life

Nel cuore di Lambrate Ikea allestisce il soggiorno di casa tua. O meglio, promuove un modo di vivere personale e informale, attraverso incontri, workshop, installazioni, interviste ed eventi live con la partecipazione dei designer danesi HAY, del designer Tom Dixon e di Home Smart.

L’intento è quello di “puntare i riflettori sulla capacità di esprimere se stessi e sull’unicità della vita quotidiana”

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Cos + Studio Swine

Lo studio inglese composto da Azusa Murakami e Alexander Groves, realizza per COS un’istallazione evanescente ispirata al divenire organico della natura. Lo spazio viene descritto come minimale e contemplativo capace di restituire un’ideale di bellezza e semplicità.

Cinema Arti, Via Pietro Mascagni 8

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Superdesign Show – TIME to COLOR!

Quest’anno Superstudio sceglie come tema principale il colore, ricollegandosi alla ricerca più pura del design tradizionale ma spingendola all’estremo con esposizioni che riguardano ibridi tra arte e design, tra industria e artigianato, tra tradizione e futuro.

Vedremo le installazioni Tokujin Yoshioka, il progetto di PepsiCo con Mathieu Lehanneur, Luca Nichetto, Fabio Novembre. Molto interessanti anche i Selected Objects, sezione dedicata alle piccole e medie aziende, e Materials Village, a cura di Material ConneXion.

Superstudio, Via Tortona 27

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Cascina Cuccagna – Capitalism is over

Cascina Cuccagna ospita il progetto espositivo curato da Raumplan.

Un’esposizione pensata come un’immaginario lungo addio al capitalismo in cui vengono presentati nuovi modelli alternativi di produzione e consumo possibili grazie a nuove tecnologiche e mutamenti sociali.

Cascina Cuccagna, Via Cuccagna 2

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We START you UP: scopriamo il nuovo programma di Aruba dedicato alle Startup

In occasione del nuovo programma di Aruba per le Startup Digital We START you UP, abbiamo intervistato un bravo professionista e amico di Ninja Marketing, Stefano Sordi – Chief Marketing Officer di Aruba, in merito a questa iniziativa, il cui scopo è mettere a disposizione di Startup innovative i servizi Cloud, aiutandole nello sviluppo esponenziale del proprio business sotto diversi aspetti.

We START you UP: il nuovo programma Aruba per le Startup [INTERVISTA]

Scopriamo insieme di cosa si tratta.

LEGGI ANCHE: Stefano Sordi, Marketing Director di Aruba: ecco come abbiamo conquistato il Cloud [INTERVISTA]

Buongiorno Stefano, bentornato e grazie per la disponibilità. Come nasce l’iniziativa We START you UP e a chi è rivolta? Come si svolge la selezione e la partecipazione a questa iniziativa?

Abbiamo sempre cercato di essere di supporto al mondo startup, per questo il nostro primo programma a loro dedicato nasce già nel 2013. Nel corso di questi anni questo è stato affinato fino ad essere trasformato in quello che è oggi We START you UP, un vero e proprio percorso di crescita per le startup che ne faranno parte.

Il nuovo programma è aperto a tutte le startup che intendono avviare lo sviluppo di prodotti o servizi fortemente innovativi, basati su un’infrastruttura IT adatta ad essere implementata su cloud. Gli unici requisiti richiesti sono che le startup partecipanti siano costituite da meno di 36 mesi, abbiano sede legale sul territorio nazionale e propongano un business model sostenibile.

Ci piace sottolineare che offriamo il credito cloud a chi ne ha realmente bisogno, ossia a chi ha già costituito la propria startup pensando in cloud, ha bisogno di scalabilità e flessibilità per il proprio business ma (come è normale in una fase di sviluppo iniziale della propria attività) non possiede risorse sufficienti. Per partecipare basta compilare il form online, descrivere in modo sintetico il proprio progetto di business e accettare le modalità di partecipazione. Il team di Aruba Cloud valuterà la richiesta e comunicherà la conferma di adesione al programma. Dopo la conferma, la startup riceverà il nostro welcome kit e il primo voucher di credito cloud di 3.000 euro da utilizzare entro 12 mesi.

We START you UP: il nuovo programma Aruba per le Startup [INTERVISTA]

Potresti spiegarci più nello specifico in cosa consiste il programma e come verrà articolato? Entro quando è necessario candidarsi?

Il programma We START you UP si articola in 4 differenti fasi:

  • La Formula START è la fase di accesso al programma, nella quale le startup hanno a disposizione 3.000 euro di credito cloud all’anno, per tre anni, oltre che supporto formativo continuativo.
  • La fase di Training si compone di giornate e webinar di formazione attraverso cui le startup potranno, prima, capire quanto il cloud possa facilitare il proprio business, e poi, apprendere gli strumenti per crescere attraverso questa tecnologia.
  • Il Pitch Day è l’evento in cui le startup potranno spiegare agli esperti Aruba quale sia la propria idea per usare le risorse cloud, con l’obiettivo di usufruire della formula UP, dedicata alle startup ad alto potenziale di crescita.
  • Infine, appunto, la Formula UP, ossia la fase che mette a disposizione un credito cloud gratuito fino a 50.000 euro utilizzabile in 24 mesi e la consulenza dei Cloud Architect di Aruba. Si tratta della fase riservata ai progetti che durante il Pitch Day risulteranno idonei a sfruttare al meglio tutta la potenza di una piattaforma cloud e del credito gratuito relativo.

In più, per festeggiare il primo anniversario del lancio del dominio .cloud (che ad oggi ha raccolto oltre 100.000 registrazioni in più di 150 paesi), offriamo un bonus addizionale una tantum di 1000 euro a tutte le startup selezionate per la partecipazione al programma che utilizzino un’estensione .cloud come dominio principale della loro attività. Il programma non ha una scadenza, quindi le startup potranno candidarsi quando si sentiranno pronte per affrontare il percorso proposto.

We START you UP: il nuovo programma Aruba per le Startup [INTERVISTA]

A livello digitale e tecnologico, quali saranno i mezzi messi a disposizione delle Startup selezionate?

Aderendo al programma mettiamo a disposizione tutte le soluzioni Aruba Cloud, quindi Cloud Computing, Cloud VPS, Cloud Backup, Cloud Object Storage e Cloud Monitoring; una Knowledge Base con strumenti e guide dettagliate per la gestione del proprio Cloud Server; oltre a consulenza diretta per l’utilizzo e la configurazione del servizio.

Le startup ne potranno fare richiesta direttamente dal pannello tecnico Aruba Cloud: il nostro team invierà un preventivo agevolato per le startup e, se accettato, l’importo verrà scalato dal credito cloud gratuito a disposizione.

Inoltre offriamo a tutte le startup che partecipano al programma assistenza tecnica h24, 7 giorni su 7. Ulteriori strumenti, come presentato nel programma, saranno i training day e i webinar dedicati per spiegare come poter crescere attraverso il cloud; ci saranno poi varie tappe legate alle giornate di orientamento presso gli incubatori, anche con i nostri partner.

Da tempo Aruba posiziona lo sviluppo del cloud in posizione centrale nella propria vision. Come credete che il cloud possa aiutare le startup scelte, e (perché no!) tutte le aziende in generale, nello sviluppo e sostenimento del proprio business?

Per avviare una startup tecnologica di successo servono due elementi indispensabili: un’idea innovativa ed il corretto utilizzo della tecnologia che c’è dietro. Grazie al cloud, i vantaggi di gestione dei quali una startup può beneficiare sono notevoli. Primo tra tutti, la scalabilità dell’architettura, così da far fronte immediatamente ad ogni contrazione e picco improvviso di traffico e, di conseguenza, contenere i costi. Il Cloud infatti si adatta perfettamente al progetto degli startupper in quanto permette di adeguare i costi in base a quello che è il reale utilizzo delle singole risorse, grazie ad un modello pay-per-use. Il cloud mette poi a disposizioni ulteriori strumenti essenziali per una startup, dai servizi di Backup per preservare i propri dati ai pratici watchdog per la temporizzazione hardware.

Il cloud è quindi essenziale in quanto consente ad una startup di focalizzarsi sul proprio core business senza alcun onere di gestione, e questo discorso riguarda tutte le imprese innovative.

Grazie Stefano! Tante soluzione cloud per tante necessità differenti. Sicuramente i Ninja all’ascolto saranno incuriositi!

comunicazione live

Vita in diretta: la tendenza tutta mobile della comunicazione live

Inutile negarlo: con l’aggiunta anche su Facebook e WhatsApp delle Stories, la nuova tendenza della comunicazione live è stata ufficialmente consacrata come il nuovo trend del momento. In fondo, quando Mark Zuckerberg in persona inserisce una nuova feature in ben tre su tre delle sue creature social, è chiaro che qualcosa di grosso si sta muovendo.

Ma da dove sono arrivate tutte queste stories, da dove è saltata fuori questa mania della comunicazione live che sta contagiando, volenti o nolenti, tutte le nostre abitudini sui social media? E soprattutto, cosa significa per le aziende che vogliono restare al passo con i tempi nelle strategie di mobile marketing?

Social

 

Dal News Feed alle Stories

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Da dove sia arrivata è presto detto, in realtà, e pochi probabilmente non ne sono a conoscenza: il trend è stato lanciato da Snapchat, che ha fatto della condivisione in diretta, dell’assenza di filtri e abbellimenti (o meglio, del loro totale stravolgimento) e del concetto di “storie” invece di quello di “news feed” i propri punti di forza, conquistando la fetta di pubblico dei giovanissimi (ma non solo) che agognava un proprio linguaggio sui social media.

Una fetta che è cresciuta a dismisura, allargandosi a macchia d’olio ad altri Paesi e ad altre fasce d’età, mettendo sull’allerta il caro Mark che ha pensato bene di correre ai ripari per tempo: in maniera anche un po’ eccessiva, ci viene da dire, visto che inserendo le Stories anche su WhatsApp sembra proprio si sia fatto prendere un po’ la mano!

Gli utenti con meno di 24 anni che si dilettano con le Stories (originali) su Snapchat, secondo i dati disponibili, sono circa il 60%, ma sono strettamente tallonati dalla fascia 25-34 anni, che pesa per ben il 26% degli utenti.

Alla ricerca di una comunicazione più vera

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Ma la ragione e l’origine più profonda di questa esplosione di comunicazione live, un po’ il “dark side” dei social media, forse va ricercata proprio nella rivolta contro quella modalità di utilizzo che lo stesso Zuckerberg ha contribuito ad impostare: una comunicazione basata sulla ricerca continua del bello, sull’alterazione della realtà costante, sulla presentazione di vite dalla perfezione irreale ed irraggiungibile.

Chi di noi non si è mai chiesto la veridicità di quell’hashtag #nofilter sotto una foto un po’ troppo perfetta su Instagram?Una comunicazione, in fondo, finta quanto lo era quella della pubblicità in televisione, non più proposta dai brand ma da noi stessi.

In un mondo in cui la depressione giovanile è in costante aumento, ed in cui questo fenomeno è stato anche legato all’utilizzo dei social media e agli standard di vita fasulli che sembrano promuovere, è normale che proprio quei giovani abbiano trovato in un canale che si basa sulla comunicazione live e quindi sulla presentazione della vita così com’è, senza filtri (se non quelli esilaranti tipici di Snapchat), il modo perfetto per esprimersi ed incontrarsi online.

Ma cosa possono imparare i brand da questo nuovo trend della comunicazione live, e soprattutto dall'”analisi sociologica” delle sue motivazioni? Forse, se c’è una lezione da cogliere, è che i consumatori (e non solo i giovanissimi) sono stufi. Sono stufi di una comunicazione “patinata”, in cui i prodotti e i servizi vengono sempre presentati in modo perfetto, smagliante, abbagliante. Sono stufi di ritrovare online le stesse dinamiche di marketing che hanno visto offline per decenni.

Responsabilità sociale e brand identity

Corporate Storytelling

Credits: Adobe Stock #73898399

Cosa succede dietro quel marchio che si professa green ed eco-friendly, riempiendo i social di immagini e video “costruiti” per dimostrarlo? La startup che si professa luogo di smartworking e di approccio al lavoro innovativo, come tratta davvero i suoi dipendenti? Come sono fatte le ricette di quell’azienda il cui claim è “come lo faresti tu”?

Ecco, la comunicazione live forse è qui per questo, e questo sarebbe uno degli approcci davvero innovativi che le aziende potrebbero cogliere. Per dimostrare che non c’è niente da nascondere, che parole come Corporate Social Responsibility non sono solo slogan, o banalmente solo per far vedere in tempo reale le “stories” che tutti i giorni ci sarebbero da raccontare. Per arrivare allo step successivo della comunicazione sui social, quella senza filtri.

Uno scenario che potrebbe spaventare molte aziende, con rammarico lo riconosciamo. Ma che potrebbe anche essere il punto di forza di molte altre, il vero tratto distintivo rispetto ai competitor, o il modo per creare quella loyalty di cui ognuno parla e a cui tutti i brand ambiscono.

In fondo la comunicazione live sembra essere qui per restare e, come è stato per tutto il resto, anche i brand dovranno adeguarsi.

Pesce d’Aprile: anche quest’anno i brand si sono presi gioco di noi

C’è solo un modo corretto per seguire la tradizione del pesce d’aprile: fare scherzi il 1° Aprile.

Ma i brand quest’anno non ci stanno. Il 1° aprile infatti cade di sabato dunque come fare per sfruttare tutta l’attenzione dei propri follower sui social se non diffondendo scherzi nei giorni feriali precedenti?

E così da giorni i brand hanno iniziato a far girare scherzi su testate e social come da tradizione. I reparti marketing si preparano a questo giorno da almeno un anno.

>>> Guarda qui tutti gli scherzi dello scorso anno

Raccogliamo in questo post e in tempo reale, tutte le campagne di questo April Fools’ Day 2017. Aiutateci a capire se si tratta di veri pesci d’aprile o di reali azzardi di marketing!

Burger King lancia il dentifricio al Whopper

Tutta la bontà del mitico Whopper è custodita in un pratico tubetto di dentifricio per mantenere in bocca il sapore impareggiabile 24 ore su 24. Un aroma così straordinario da non poterne più fare a meno.

In Burger King, brand recentemente nominato Creative Marketer of the Year ai Cannes Lions, non hanno proprio resistito lanciando un finto dentifricio al gusto autentico della carne cotta alla griglia utilizzabile già di prima mattina comodamente nel bagno di casa. A supporto dello scherzo un video di presentazione tra il serio e il faceto.

Diciamo che per questo è stato abbastanza facile capire che si trattava di un pesce d’aprile! Non ci volevano i ninja!

Groupo(R)n, esperienze e prodotti legati al mondo dell’erotismo

Uno spin-off di Groupon completamente dedicato all’eros. E in soli 5 giorni, oltre 5.500 utenti hanno acquistato un coupon a costo 0 per vederne in anteprima le offerte. Ma in Italia verrà effettivamente lanciato o è solo un pesce d’aprile?

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Ikea

Ikea Singapore ha annunciato su Facebook che trasformerà l’area di gioco Småland in un “press-play-ground” dotato di tablet per tutti. Perché “i bambini preferiscono i tablet all’attività fisica”. Lo scherzo ha ovviamente generato le reazioni infuriate dei genitori.

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Lexus LC: Lane Valet

Chi di voi non ha mai avuto in autostrada un’auto davanti che non voleva proprio spostarsi? Lexus presenta un’innovazione incredibile: la corsia Valet. Grazie a questa corsia e ad un sistema di interconnessioni tra automobili (ovviamente tutte Lexus) è possibile far spostare automaticamente l’auto che ti ingombra la corsia semplicemente cliccando un bottone.

https://www.youtube.com/watch?v=Tzqio8ig6Gk

KFC lancia The Bucket, lo Smart Home Device

La famosa catena ha lanciato in Canada, con tanto di pagina Amazon, il suo dispositivo smart per la Casa: The Bucket. Grazie a questo dispositivo sarà possibile ordinare il proprio pollo KFC senza mani (lasciandole pulite per leccarsi le dita), sentire notizie sullo sport, la politica e le più importanti news sul pollo fritto.

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La nanodrop di SodaStream

In questo video Paris Hilton ci presenta la Nanodrop, una singola goccia d’acqua che ha il potere di idratare come 1 bicchiere intero riducendo drasticamente il consumo di plastica. L’alternativa reale?Ovviamente i prodotti SodaStream.

https://www.youtube.com/watch?time_continue=84&v=Xbqa5uqhqWA

Honda il clacson con le Emoji

Direttamente dagli Honda Dream Laboratories, una novità per rendere le tue suonate di clacson emotivamente coinvolgenti.

https://www.youtube.com/watch?v=B1qmmf6cYow

e dall’Italia?

Fattorie Garofalo

marketing personas

3 step per definire le marketing personas della tua azienda

È inutile girarci attorno. Quando mi trovo a scrivere contenuti per un’azienda, siano essi un piano editoriale social, una newsletter o i testi del sito internet, la prima cosa che devo capire è chi sono i miei lettori? O meglio, chi sono i clienti che acquistano i prodotti dell’azienda per cui lavoro?

I contenuti si scrivono perché le persone li leggano. Questo è il mio lavoro, ma dovrebbe essere l’obiettivo di ogni azienda che pubblica su internet.

Nota che ho usato il termine persone, non pubblico, non target. Persone suona più umano, più vicino, più attento a chi legge.

Ecco perché la prima cosa da fare è capire, appunto, chi sono le persone che leggono, o meglio le personas che interessano all’azienda.

Definiamo le personas

marketing personas

Ho trovato molto interessante questa definizione di Ardath Albee del Content Marketing Institute che mi è sembrata abbastanza chiara.

Una marketing personas è uno schizzo rappresentativo di un segmento del tuo pubblico. Per produrre contenuti, ti serve sapere a chi indirizzarli. Ecco quindi che le marketing personas sono profili ideali di clienti che ti aiutino a produrre e veicolare contenuti rilevanti e utili.

Utili e rilevanti, perché è sempre più preponderante la qualità sulla quantità di contenuto prodotto. Un contenuto deve trasmettere informazioni puntuali per suscitare l’interesse in chi legge. Non ha molta importanza gridare ai quattro venti che puoi aiutare le persone, devi mostrare loro come fai a farlo.

Definire una personas ti costringe a pensare a tutti gli stadi del tuo ciclo di vendita e a capire come produrre contenuto utile per ciascuno stadio.

Come si definiscono le marketing personas?

marketing personas

Immagina di rispondere a questa domanda critica: chi è il tuo cliente ideale? È essenziale saperlo, visto che è proprio a lui che ti rivolgi quando scrivi contenuti, pubblichi immagini e promuovi il tuo prodotto.

Adesso proviamo a dare una risposta.

Step 1 – Per prima cosa chiediti: cosa mi serve sapere del mio cliente tipo?

marketing personas

Risposta: tutto.

Per fare questo esercizio serve usare un po’ di immaginazione e cercare di figurarti proprio il cliente ideale nella mente. Ecco un elenco ben costruito da cui puoi partire per creare il profilo delle marketing persona.

  • Nome della persona (dare un nome aiuta a rendere lui o lei più realistico)
  • Tipo di lavoro
    • Dettagli sul ruolo
    • Dettagli sull’azienda in cui lavora.
  • Dati demografici
    • Età
    • Sesso
    • Stipendio
    • Educazione
    • Famiglia
    • Location: città, provincia, campagna
  • Obiettivi, sfide, aspettative, bisogni
    • Obiettivi primari
    • Obiettivi secondari
    • Come può l’azienda aiutarlo a raggiungere i suoi obiettivi
    • Bisogni primari
    • Bisogni secondari
    • A quali bisogni l’azienda può fare fronte
  • Valori-paure
    • Valori che può condividere con l’azienda
    • Timori, paure, ostacoli durante il processo d’acquisto

Qual è il messaggio promozionale che meglio lo rappresenta?

Elevator pitch: il discorso che usa per presentarsi.

marketing personas

Step 2 – Coinvolgi il customer care e l’ufficio commerciale

Sono le persone che hanno più esperienza con i clienti, sono più spesso a contatto con loro e conoscono meglio il loro problemi, esigenze, aspettative.

Ipotizziamo di voler definire tre profili di persona per l’azienda. Proponi un questionario diviso in tre parti: ognuna definisce un cliente tipo e per ognuna vengono approfonditi: caratteristiche demografiche e sociali, e bisogni esigenze aspettative nei confronti dell’azienda.

Step 3- Usa i dati delle azioni promozionali già svolte

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Internet ti offre un prezioso aiuto in questo senso, fornendoti molti dati sulle persone che visitano il tuo sito, la tua pagina Facebook e in generale i tuoi canali online. Confronta i dati raccolti con quelli di Analytics e Facebook Insights per controllare e rifinire la tua ricerca.

Il consiglio in più: usa grafici e rappresentazioni visive, è il modo migliore per tenere tutto a mente e visualizzare le persone che hai trovato.

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Master Digital Marketing

Aumenta il tuo fatturato vendendo su Facebook

Non servono virtuose ricerche scientifiche per affermare che, al giorno d’oggi, numerosissimi utenti Facebook sperano di trarre guadagno dalla piattaforma.

Vendendo il proprio prodotto, il proprio servizio, raccontando la propria virtuosa (si spera!) realtà, ora l’importante è “essere su Facebook” ed esserci in maniera memorabile.

Obiettivo: vendere, crescere in termini economici e aumentare dunque il fatturato.

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Questo lo sappiamo e lo possiamo ribadire a gran voce: Facebook è un grande alleato in tema di eCommerce, anche per chi si immedesima e si muove con cautela nel settore. Pensare di non essere in grado di farlo fa solo sì che il vostro obiettivo sia sempre più lontano: è il momento di agire e di imparare a vender-vi bene.

Il nostro è un invito ad una riflessione su quanto il timore o la diffidenza portino ad una diminuzione del proprio fatturato. Quindi, ora che ne abbiamo capito l’importanza…

…Cosa occorre fare?

Anzitutto, è necessario concettualizzare: esattamente, di cosa stiamo parlando?

Facebook aiuta gli utenti a scegliere con cura il proprio target e a raggiungere maggiore profitto. In particolare, questo è compito di Facebook Business e della cosiddetta custom audience, un nuovo modo per targetizzare in maniera più efficace i propri contatti.

Si abbandonano quindi le “solite” misure di targeting (sesso, età, interessi…) a favore di coloro i quali hanno già interagito con il vostro brand.

Very busy business

Questo argomento è delicato per chi, come dicevamo prima, si approccia alla tematica per la prima volta. Quindi, semplificando: tutto quello che vi richiede Facebook è di attrarre un pubblico personalizzato partendo un elenco dei vostri clienti esistenti, in modo da rivolgere direttamente a loro le inserzioni create.

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Perché partire dai contatti esistenti?

Chi vi conosce già lo sa come lavorate e potete quindi far leva sulla fiducia che i vostri utenti nutrono nei vostri confronti: i clienti/utenti attuali sono maggiormente propensi all’acquisto rispetto a quelli acquisiti da poco tempo.

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Come iniziare?

Innanzitutto, occorre prendere dimestichezza con la parte “più business“di Facebook.
Se disponete di un elenco di clienti o delle loro mail potete già partire e cambiare il futuro della vostra azienda e del vostro brand.
Ci sono tre tipologie di custom audience che si possono creare: tramite la mailing list caricata da una piattaforma di email marketing, tramite gli utenti Facebook che hanno interagito con voi grazie all’app o semplicemente tramite un elenco di contatti telefonici (cellulari).

Risultati attesi

  • Trasformare dei semplici contatti mail in clienti
  • Non annoiare con notizie ed informazioni chi non è prettamente interessato (o non lo è più)
  • Consolidare la propria strategia di up-selling
  • Fidelizzare in maniera seria ed idonea il cliente.

Sì, esatto, è proprio lui al centro delle attenzioni di questa strategia.

Come si fa a misurare l'impatto dei Social Media sul Business? [GUEST POST]

Una volta creato il pubblico personalizzato, le informazioni saranno crittografate per proteggere la relazione e tutelare le dinamiche con i clienti. In questo modo, si potranno raggiungere un numero maggiore di persone su Facebook e tutelare i rapporti nel tempo.
Eh sì, Facebook pensa proprio a tutto!

Perché le aziende amano i candidati passivi?

Trattare il tema lavoro è pericoloso. Spesso, molto spesso, ci sono opinioni discordanti riguardo a ciò che va inserito nel curriculum vitae, su ciò che va chiesto al recruiter, su ciò che invece non va mai detto e così via.

Un recente articolo di Liz Ryan su Forbes fa luce, poi, su una faccenda parecchio delicata, quella dei  cosiddetti candidati passivi.

Un candidato passivo è un soggetto già impiegato che non è alla ricerca di un lavoro ma che viene ugualmente contattato dalle aziende in cerca di profili interessanti.

LinkedIn candidati passivi

La domanda reale che dovremmo porci è perché un datore di lavoro preferisce qualcuno che non è interessato alla posizione aperta, ma snobba chi ha investito tempo ed energie per informarsi sull’azienda, inviare CV, lettera motivazionale e portfolio?

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La risposta potrebbe essere questa: i responsabili HR hanno paura di sbagliare e per questo motivo giudicano i candidati per la loro attuale condizione lavorativa. Ryan fa riferimento nello specifico ad una serie di argomenti utilizzati dai responsabili HR con i quali si giustificano per queste scelte. Ricostruiamole insieme.

Perché le aziende amano i candidati passivi? Parola ai recruiter

Perché le aziende amano i candidati passivi?

Di seguito un elenco con una serie di giustificazioni fornite dai recruiter:

  1. Se qualcuno è impiegato in un’azienda sarà un profilo valido per il proprio datore di lavoro mentre se non sta lavorando non possiamo sapere se è un candidato valido.
  2. I candidati disoccupati potrebbero aver perso le loro abilità.
  3. Quando privilegiamo i candidati passivi rispetto a quelli in cerca di lavoro lo facciamo perché non dobbiamo preoccuparci di capire i motivi legati al loro licenziamento.

Lascio a te l’arduo compito di commentare queste giustificazioni poco plausibili. Ma quali potrebbero essere le reali ragioni legate a queste scelte? Proviamo a rispondere.

Perché le aziende amano i candidati passivi: le ragioni reali

  1. Alcuni manager non si fidano del proprio istinto riguardo la ricerca dei migliori talenti, per questo motivo contattano i candidati passivi che, banalmente, lavorano per i loro competitor. In questo modo si può portar via qualcuno da un’azienda rivale facendo in modo che il processo diventi più importante della persona che viene assunta.
  2. Scegliere un candidato passivo affrettando il processo di selezione è facile, oltre ad essere da pigri. Questa facilità di scelta non sempre premia. Come dicevamo in precedenza non è scontato che un candidato passivo sia più preparato di uno alla ricerca di lavoro. Questo genere di decisione allevia le responsabilità dei recruiter dal rischio di “aver tentato”.
  3. Alcuni manager sono prevenuti nei confronti dei candidati disoccupati per l’antica credenza secondo la quale solo i cattivi dipendenti vengono licenziati.

Bisogna aver la fortuna di avere a che fare con un manager in grado di capire se ha di fronte un vero talento, ma questo processo non può essere affrettato o peggio automatizzato, resta sempre legato ad una parte fondamentale di ogni processo di assunzione: le persone.