Tornano gli zombie: così Cères ha festeggiato Halloween

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Tremate, tremate, gli zombie son tornati!

Forse molti di voi si saranno preoccupati nel veder i propri amici di Facebook piano piano trasformarsi nei protagonisti gli visti nelle pellicole di George Romero: tranquilli, è solo la nuova trovata di Cères, questa volta per festeggiare Halloween.

Il 31 ottobre gli States ci hanno regalato una nuova festività che porta i più piccoli a bussar alle porte di vicini a suon di “dolcetto o scherzetto” e i più grandi a trovar i migliori pretesti per le sfoggiare le mise più improbabili, normalmente accettate solo nei migliori night club.

Poteva forse Cères dopo la figuraccia degli olandesi con la Barcaccia, un pesce d’aprile al profumo di lampone e le birre d’incoraggiamento agli operai di Expo, farsi sfuggire una nuova occasione per far parlare di sé?

In attesa del Ninja Talk gratuito, durante il quale il team di BCube ci darà una lezione di Instant Advertising, vediamo cosa hanno combinato per Halloween!

Cères Invasion

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Zombie che popolano le nostre bacheche, le feste in città, quotidiani e vere e proprie candid camera che hanno terrorizzato i poveri malcapitati che si sono incappati nei “morti-viventi” sguinzagliati per Milano sono stati parte di un ricco e complesso programma.

Cinque profili fake di zombie Cères hanno invaso la pagina ufficiale e attraverso una vera e propria azione di trolling si sono insinuati in community di alta rilevanza come quella del mitico Gianni Morandi, di Calciatori Brutti piuttosto che di Just Eat, La repubblica e I menù di Benedetta Parodi. Ce n’è un po’ per tutti!

In contemporanea, in collaborazione con i ragazzi di DM Pranks, è stato realizzato un video teaser di un’invasione zombie nella città meneghina, diffuso poi sui canali social senza svelare il legame con Cères e il fenomeno che colpirà tutta Italia su più fronti in vista di Halloween.

LEGGI ANCHE: Cères: tutto quello che avreste voluto chiedere ai loro Social Media Manager [INTERVISTA]

Online e offline: la comunicazione integrata di BCube e Cères

In un momento in cui l’Instant Advertising sembra esser diventato uno strumento ormai fondamentale per ogni azienda che aspiri al così sognato fenomeno virale, BCube apre spesso le fila attraverso: provocanti e irriverenti campagne per il marchio danese.

Una vera e propria strategia multi-canale questa volta che esce dal comodo e confortevole mondo virtuale del mondo Social e si propone di invadere anche il reale con una rete di feste a tema in ben quarantacinque locali in tutta Italia all’insegna della paura e del divertimento.

Interazione, integrazione, condivisione e – questa volta diciamolo – divertimento e paura, sembrano le parole chiave del nuovo colpo messo a segno da BCube e Cères

Tailoritaly, la filiera italiana della moda in un capo prêt-à-porter [INTERVISTA]

Tailoritaly, la filiera italiana della moda in un capo prêt-à-porter

Affascinante e ricercato, il mondo della moda possiede una storia e una tradizione che trova difficilmente eguali in altri settori di business. La difficoltà maggiore consiste da sempre nell’individuare forme di innovazione di processo, per permettere in particolare alle donne di sentirsi bellissime nei loro capi di abbigliamento.

Fu così nel passaggio dall’haute couture al prêt-à-porter, quando emerse un sistema industriale più creativo rispetto alla confezione e più accessibile rispetto alla coutureÈ così anche oggi, in un mercato in cui la consapevolezza del consumatore lo rende attento alla qualità e la diffusione di soluzioni innovative spinge alla valutazione attenta anche dei costi.

Proprio a questo tipo di esigenze ha cercato di applicare soluzioni tecnologiche nuove Monica Calicchio, CEO & Founder di Tailoritaly, la prima piattaforma online per personalizzare e acquistare capi di abbigliamento made in Italy.

Unendo le specificità geografiche di ciascuna fase della filiera produttiva del fashion italiano con la tecnologia, Tailoritaly permette di personalizzare i capi prêt-à-porter attraverso un configuratore digitale, per riceverli direttamente a casa propria, ad un costo accessibile.

Per conoscere come è nata questa startup e gli sviluppi futuri di un progetto che vuole portare alta la bandiera del made in Italy all’estero, ho fatto qualche domanda a Monica.

Abbigliamento prêt-à-porter made in Italy, personalizzato e ad un prezzo accessibile. Come si crea questa magia?

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Con Tailoritaly abbiamo come obiettivo principale quello di portare il vero made in Italy non solo nella casa degli Italiani, ma di renderlo accessibile soprattutto all’estero, in quanto il nostro mercato di riferimento è il mercato europeo e vogliamo espanderci verso gli Stati Uniti e il mercato asiatico.

Per mesi ci siamo focalizzati sullo scegliere le giuste combinazioni tra produttori, tessuti, qualità e personalizzazioni. Quindi dietro questa magia in realtà c’è un lavoro di ottimizzazione e di creazione di un circuito di piccola e media impresa nell’ambito dell’abbigliamento made in Italy molto certosina.

Si tratta soprattutto di una ottimizzazione dei processi. Per questo spesso Tailoritaly viene definita dagli investitori come una startup che più che il prodotto in sè, cambia il processo di produzione .

La scelta del target prêt-à-porter è stata una scelta strategica molto combattuta, perché all’inizio volevamo muoverci nella direzione del cosiddetto su misura, dando la possibilità al cliente non solo di personalizzare il capo ma anche di inserire le proprie misure e creare il capo appositamente.

LEGGI ANCHE: Business sostenibile in Sicilia: Cum Laude, storia di una borsa [INTERVISTA] 

Volendo creare una realtà scalabile e volendo rendere accessibile il prodotto abbiamo invece deciso orientarci sul prêt-à-porter. Il prodotto quindi semilavorato è quasi pronto e poi viene modificato a seconda delle personalizzazioni da parte del cliente.

Una imprenditrice con la passione per il fashion, da dove nasce l’idea di Tailoritaly?

Tailoritaly, la filiera italiana della moda in un capo prêt-à-porter

Ho vissuto dua anni a Sidney in Australia e un anno a Berlino, lavorando nel marketing digitale per il gruppo Rocket Internet, quello che ha lanciato per esempio Zalando.

Vivendo all’estero mi sono resa conto dei punti di forza dell’Italia. L’Italia insieme alla Cina è l’unico Paese che ha a disposizione una filiera completa nell’ambito della moda, a partire dal tessile per finire agli accessori. La differenza rispetto alla Cina, poi, sta nella qualità.

Ho guardato da un lato alle potenzialità del mio Paese, osservandolo con gli occhi degli stranieri, perché spesso quando si vive in una realtà non ci si rende conto di quelle che sono le potenzialità. Quindi ho connesso la filiera produttiva italiana con il digitale e l’online che è in continua crescita, con il trend verso la personalizzazione, che è stato molto utilizzato ad esempio nell’ambito del design di interni e che sta crescendo nella sartoria maschile.

Ho fatto una analisi di competizione di mercato e mi sono resa conto che il mercato femminile da questo punto di vista è ancora vuoto.

Ci sono solo grandi macrhi che danno questa possibilità come Chanel o Burberry, ma non c’è niente di accessibile.

Un’altra azienda che ha fatto questo ragionamento prima di noi è stata O Bag, che infatti è esplosa in un anno, dando la possibilità di giocare con le sue borse. Nell’ambito dell’abbigliamento femminile, invece, siamo ancora i primi.

L’idea quindi è nata da un’analisi molto accurata oltre che dalla mia passione.

Matera e Milano, due poli del fashion per produzione e promozione. Quanto conta l’identità italiana in un capo Tailoritaly?

Tailoritaly, la filiera italiana della moda in un capo prêt-à-porter

Questo è un aspetto fondamentale sul quale vogliamo basare il nostro branding. Anche sul sito abbiamo dedicato una sezione espressamente ai produttori. Qui raccontiamo la storia di ogni capo dalle origini, dal concetto fino alla produzione.

Vogliamo che sia tutto molto chiaro, perché il cliente deve sapere che il suo capo, anche se a un prezzo medio, è fatto con tessuti italiani, da italiani e viene sostenuto da un laboratorio delle Puglie.

La produzione del filato infatti avviene in Basilicata, mentre quella del tagliato in Puglia e lo studio del prodotto dal punto di vista tecnico viene fatto in Molise.

Il made in Italy ha sempre un grande potere evocativo nella moda, cosa differenzia la vostra vision rispetto ai competitor nel mercato globale?

Sicuramente quello del made in Italy è stato un concetto utilizzato a volte anche in maniera impropria. Noi vogliamo invece unire il made in Italy con la personalizzazione e con l’innovazione. Sicuramente da solo il made in Italy non permette di differenziarsi dai competitor.

LEGGI ANCHE: Eccellenze del made in Italy: le scarpe DIS [INTERVISTA]

La nostra è innanzitutto una innovazione di processo, che ci permette di avere una qualità elevata a prezzi vantaggiosi, coniugata ad un’azione di prodotto attraverso il configuratore digitale.

Infine, anche nel concept poniamo al centro del processo di acquisto il cliente con la personalizzazione.

Ci racconti quale valore ha aggiunto alla vostra innovazione l’incubazione da parte di TIM #Wcap?

Tailoritaly, la filiera italiana della moda in un capo prêt-à-porter

TIM #WCap ci ha permesso di nascere. Più che aggiungere alla parte innovativa, ci ha permesso dal punto di vista pratico di fare il fine tuning del business model.

Un anno fa avevamo diverse idee, non eravamo al cento per cento sicuri della strada da seguire anche tecnologicamente. Avere a che fare con mentors e con altre startup ci ha permesso invece di avere una idea un po’ più chiara di quella che doveva essere anche la forma tecnologica.

Per quanto riguarda le prospettive future, naturalmente ora inizia il bello! La sfida più grande è proprio quella di farsi conoscere all’estero.

Per tutti i lettori, anzi stavolta per tutte le lettrici di Ninja Marketing, Tailoritaly ha messo a disposizione un codice sconto valido per i prossimi dieci giorni. Per utilizzarlo ti basta inserire il codice “ninja20” prima di completare il tuo acquisto online!

Non ti resta che provare l’emozione di creare il tuo capo prêt-à-porter personalizzato.

Facebook Slideshow: come impiegare sempre i video

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Ti sarà sicuramente capitato di caricare un video su Facebook (per piacere o per lavoro).

Sai quindi che, più il video è di buona qualità e più secondi/minuti dura, più tempo ti ci andrà per caricarlo.

LEGGI ANCHE: Come utilizzare i video di Facebook per aumentare il coinvolgimento del pubblico?

Se la perdita di tempo fosse l’unico lato negativo, forse non staremmo parlando di un vero problema, a patto che tu non abbia delle rigide scadenze lavorative.

Se invece pensiamo a chi non riuscirà a vedere quel video a causa di una pessima connessione sul proprio cellulare/tablet, allora il problema è serio e tocca direttamente il portafoglio degli inserzionisti.

Per questo motivo Facebook ha recentemente lanciato Slideshow, un nuovo formato pubblicitario che riprende uno stile che credevamo ormai fuori moda: il collage di fotografie.

Basterà scegliere da 3 a 7 fotografie (caricate per l’occasione, già esistenti o scelte tra quelle messe a disposizione da Facebook), per una durata massima di 15 secondi e chiunque avrà a disposizione un video ben realizzato – anche con transizioni – per promuovere la propria attività.

Prossimamente sarà anche possibile abbellire i montaggi con testi e musica.

Quella che può sembrare un’iniziativa un po’ banale è invece l’ennesima idea semplice che porterà nuovi clienti e nuovo giro di denaro al social network di Zuckerberg.

È infatti da considerare che accediamo a internet sempre più spesso da device mobili e non sempre la connessione è all’altezza delle nostre aspettative.

Nel nostro Paese il 4G è una tecnologia che non tutti posseggono e nel resto del mondo ci sono ancora posti dove non esiste nulla oltre il 2G.

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Non è un caso che Facebook abbia testato Slideshow in Africa, uno dei Paesi in cui, secondo gli esperti, internet esploderà nei prossimi anni.

Coca-Cola ha lanciato una campagna in Kenya e Nigeria per lanciare il suo show Coke Studio Africa.

I risultati?

Molto incoraggianti, secondo quanto sostiene Ahmed Rady, Marketing Director di Coca-Cola per l’Africa centrale, dell’est e per quella dell’ovest:

La campagna ha raggiunto 2 milioni di utenti e ha visto crescere del 10% il livello di awareness rispetto alla base nel solo Kenya. Sappiamo che i nostri clienti hanno dei problemi ad accedere ai contenuti video, per cui la possibilità di usare Slideshow ci permette di creare e consegnare contenuti di qualità e di forte impatto.

Un nuovo passo avanti, quindi, per il social più famoso del mondo che è sempre alla ricerca di strategie vincenti e innovative per il proprio business (l’introduzione nei propri uffici dei 2G Tuesdays  un’ora a settimana con una connessione 2G per capire le difficoltà di chi naviga sempre lentamente – è un chiaro segno di chi non vuole dormire sugli allori).

Secondo Facebook, una clip realizzata con Slideshow può pesare fino a 5 volte meno di un video e farà risparmiare tanti soldi agli inserzionisti (che non dovranno più pagare dei videomaker per realizzare video).

Gli specialisti del video storceranno il naso, molto probabilmente, ma siamo certi che anche questa nuova opzione sarà reinventata in modo più artistico (largo a slideshow a fumetti seriali, il ritorno dei fotoromanzi… chi può dirlo?).

Probabilmente sarà solo una questione di tempo!

 

Programmatic Buying, istruzioni d’uso per i non addetti ai lavori

Flat design vector concept of e-commerce symbols, online shopping and buying - vector illustration

Uno dei trend topic del marketing digitale degli ultimi anni è la crescita del modello programmatic buying, che sta superando di gran lunga il tradizionale acquisto degli spazi media. Secondo gli esperti è destinato a stravolgere completamente le modalità di pianificazione ed acquisto degli spazi pubblicitari.

Cerchiamo di capire insieme che cos’è e come funziona. D’altronde, come affermava Mandela, “Tutto sembra difficile finché non l’hai fatto.”

Partiamo dalla definizione per semplificare il concetto. Il Programmatic Buying è un sistema automatizzato di acquisto e di ottimizzazione degli spazi pubblicitari in tempo reale, attraverso la selezione di utenti in linea con il target desiderato.

È presente sul mercato dal 2010 ed è cresciuto senza sosta, tanto che si stima che il 2015 sarà il primo anno in cui la spesa in programmatic supererà l’acquisto tradizionale (52% vs 48%: Business Insider 2015). A questo punto viene da chiedersi come mai il programmatic stia rivoluzionando il mondo pubblicitario. Capiamolo insieme!

Acquisto tradizionale vs programmatic buying: qual è la differenza?

INFOGRAFICA PROGRAMMATIC VS TRADIZIONE

L’infografica realizzata dal trading desk indipendente Tradelab, semplifica i due processi di acquisto.

Il modello tradizionale per l’acquisto degli spazi media si basa su 6 step principali:
1. ricezione del brief;
2. targeting dei siti affini da parte dell’agenzia;
3. negoziazione tra agenzie e concessionarie;
4. comunicazione costante tra agenzia creativa e media per adattare le creatività all’AD Specs della concessionaria;
5. integrazione degli elementi grafici e tecnici dei formati;
6. lancio della campagna, senza possibilità di ottimizzazione.
Un’inserzionista per gestire tutte queste tappe impiega tempistiche abbastanza elevate, riscontrando problematiche tipiche di un modello poco automatizzato come la mancanza di flessibilità, i lunghi tempi di latenza tra una fase e l’altra, la divisione strategica tra i differenti device.

L’acquisto in programmatic, invece, velocizza il processo riducendone a cinque le tappe fondamentali:
1. ricezione del brief;
2. selezione dell’audience di riferimento insieme all’advertiser;
3. creazione di private deal in ogni momento;
4. lancio della campagna con scambi sugli AdExchange in automatico e offerte adattate in tempo reale;
5. ottimizzazione della campagna grazie al tracking delle performance in real time.
C’è quindi un’ottimizzazione di tempi e organizzazione per l’inserzionista.

Inoltre nel processo di acquisto in programmatic, rappresentano due novità la trasparenza dei costi e delle url dei deal negoziati e l’esistenza di soluzioni ibride che permettono di mantenere l’esclusività dell’acquisto tradizionale e di integrarla con le tecnologie di automatizzazione per una migliore profilazione dell’audience.

Come funziona una campagna?

La preparazione della campagna si sviluppa attraverso i seguenti passaggi chiave:
– definizione dei formati su cui diffondere la pubblicità;
targeting dell’audience;
– scelta delle inventory pubblicitarie e l’invio delle creatività secondo criteri standard.
Completate queste attività, la campagna può iniziare attraverso scambi automatizzati tra il Trading Desk (DSP) e l’editore (SSP) sull’AdExchange che agisce come una piattaforma trasparente di incontro tra la domanda e l’offerta.

Nell’ecosistema del Programmatic Buying, oltre al Real Time Bidding (aste automatizzate in tempo reale), sono disponibili anche soluzioni intermedie tra i due modelli di acquisto che consistono in accordi tra il publisher e l’advertiser.
I deal “ibridi” sono tre:
– il Programmatic Guaranteed o Direct è quello che si avvicina di più all’acquisto media tradizionale dato che riguarda un’inventory prestabilita con un CPM fisso;
– il First Look permette a un advertiser di avere una priorità sulla chiamata per una determinata impression il cui floorprice (prezzo minimo) è stato stabilito con l’editore;
– la Private Auction, infine, raccoglie un numero definito di inserzionisti che potrebbero acquistare in una inventory il cui floorprice è stato determinato con largo anticipo tra i player.

Tradelab, il trading desk per gli inserzionisti e agenzie media

Come piattaforma programmatica Tradelab gestisce e ottimizza per conto dell’inserzionista e delle agenzie l’acquisto di spazi media display, video e mobile su tutti gli AdExchange (market place virtuali dove si incontrano offerta – editori siti, social e concessionarie – e domanda – inserzionisti, agenzie, provider tecnologiche).

Esistono due tipi di piattaforme programmatic: le strutture affiliate ai centri media e gli indipendenti come Tradelab, un trading desk per gli inserzionisti e agenzie media, in grado di unire il trattamento dei Data di una Data Management Platform e i modelli di acquisto di una Demand Side Platform.

Tradelab ha una propria Data Optimisation Platform che consente una gestione completa dei data di First, third e soprattutto di Second party. Possiede infatti 21 milioni di data esclusivi in accesso gratuito per i clienti. Inoltre garantisce una trasparenza completa per quanto riguarda i costi, i domini di diffusione e la visibilità degli spazi.

Il programmatic buying in Italia rappresenta il 10% del mercato e si prevede che per la fine del 2015 raggiungerà il 20%. L’affermarsi di questo modello è innegabile e tra i canali di crescita il mobile è quello che sta più facendo parlare di sé. Dedicheremo un approfondimento a questo aspetto. Restate connessi, Ninja!

Un nuovo modo di vivere la strada: la grinta della DS3 incontra la street art

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Questo mese Streetness si rimette in carreggiata proponendo ancora una volta un fortunato connubio tra street art e motori. È il recente caso della casa automobilistica francese DS, giovane ma già consolidato marchio Citroën legato al gruppo PSA, che con l’iniziativa #ilmiospiritoguida propone infinite possibilità di personalizzazione del modello DS3 e modi tutti nuovi di vivere la strada con dieci colori carrozzeria e quattro colori del tetto che permettono trentacinque combinazioni diverse.

Giocando con la formula delle custom car, DS Italia ha scelto di incontrare lo spirito della Street Art in due città italiane, a Roma in Piazza della Madonna dei Monti e a Milano in Piazza Alvar Aalto, con Sbagliato e No Curves, allestendo due live performance tramite le quali i noti street artist hanno interpretato la campagna esprimendo liberamente tutta la loro creatività nel proprio caratteristico stile.

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Le illusioni ottiche del collettivo artistico Sbagliato si sono fuse con il design della berlina francese, così i noti trompe-l’oeil urbani sono divenuti il mezzo con cui la contemporaneità e l’agilità della city car hanno sposato la solennità e la storia di Roma. Senza mai tradire la tecnica della poster art Sbagliato, con Calca, ha difatti presentato una gigantografia del noto altorilievo di III secolo del Sarcofago Grande Ludovisi conservato presso Palazzo Altemps, confermando quella frattura dell’ordinario e la sensazione di disorientamento tipiche della Street Art del collettivo romano.

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In totale contrapposizione e meno classico lo stile di No Curves. Con Ride Your Monday! Dragon Spirit le rette geometrie della sua tape-art hanno completamente rivestito la carrozzeria per un incontro non convenzionale con le curve grintose dell’automobile, con quella particolare attenzione al dettaglio dovuta ai nastri adesivi color full e alle sforbiciate che contraddistinguono la sua produzione. Lo street srtist, del resto, non è estraneo alla collaborazione con noti brand, tanto meno a quella con le quattro ruote: già nel 2014 No Curves aveva realizzato una wall installation di 18x8m per l’anteprima italiana della Smart Fourjoy.

DS ha scelto l’unicità della Street Art per avvalorare la dinamicità e contemporaneità della DS3 contando sull’abilità e sull’originalità di famosi street artist italiani, confermando dunque la combo vincente tra arte di strada e case automobilistiche. Se l’invito alla singolarità della ”piccola con stile” parte dalla Street Art, allora con Sbagliato e No Curves DS ha fatto centro.

Ed è proprio il caso dirlo: Follow Your Spirit!

Halloween 2015: 3 gadget per festeggiare in modo hi-tech

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Halloween 2015: pronto alla notte degli zombi? Ancora no?

Nessun problema, ti aiutano i Ninja a festeggiare, con 3 imperdibili gadget hi-tech per la serata più terrificante dell’anno!

Medusa LED

Bastano una bacinella, una ventina di cavi led e un po’ di pazienza per trasformarti in poco tempo in spaventosa medusa illuminata a LED! È un costume perfetto per Halloween o per qualsiasi altra festa dove il buio è assicurato.

Non passerai inosservato, i tuoi amici cominceranno a ballarti intorno e attirerai l’attenzione di tutti 😆 Come realizzarlo? Qui le preziose istruzioni di chi nel 2007 ha inventato l’originale costume!

Teschio USB

teschio

Quante volte amici e fidanzati piombando a casa e chiedono una presa USB? Oggi puoi accontentarli prendendoti anche lo sfizio di spaventarli con il teschio Usb 😛 Il gadget è disponibile su Amazon a soli $ 19,44. Cosa aspetti?

Creepy Doll Face T-Shirt

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Sembra una semplice T-shirt con una brutta bambola stampata, invece è un’ottima soluzione per un costume di Halloween. L’ha inventata Mark Roben, un ingegnere un po’ burlone: la maglietta ha una tasca proprio sotto la stampa, dove inserire un device a monitor con l’immagine in movimento di un occhio vitreo terrificante, scaricata da un’ applicazione gratuita per smarphone. Puoi comprare questo incredibile costume online al prezzo di €27,95.

Ecco nel video come funziona la Creepy Doll Face T-shirt

Allora quale gadget hai scelto per terrorizzare i tuoi amici e divertirti con loro? Faccelo sapere nei commenti!

Buon Halloween Emoticons Halloween (6)

 

Come PMI e grandi brand costruiscono i propri social media team


Quando per la prima volta si è affacciata la categoria del Social Media Marketing nel già vasto panorama del Marketing tradizionale, le imprese di tutto il mondo si sono trovate di fronte ad un oggetto non identificato, misterioso.

La maggior parte di queste aziende hanno iniziato lentamente, e in modo poco convinto, ad assumere personale molto giovane da inserire in qualche ufficio a “twittare o postare” questo o quel contenuto, senza però avere in mente un obiettivo chiaro e senza alcuna conoscenza delle reti che stavano utilizzando.

Oggi non è più così.

Il Social Media Marketing è cresciuto molto sia in popolarità sia in importanza, tant’è che nel 2015 ci sono stati circa 76.000 professionisti inseriti e specializzati in questo ambito. Esistono indubbiamente aziende poco lungimiranti che usano giovani con basso livello di conoscenze, ma in linea generale il livello di professionalità e integrazione con altri obiettivi di marketing è molto più elevato, l’opportunità maggiore e di conseguenza i bilanci e i team sono più grandi.

LEGGI ANCHE: Social media: come impiegarli nella formazione? [HOW TO]

Ma come costruire un social media team?

3 step per la costruzione di un social media team


Secondo alcune interviste, riassunte nel report “The State of Social Media Marketing – 2015”, i professionisti del settore individuano tre componenti essenziale del successo:

1. strategia e pianificazione centralizzata;
2. direzione legata agli obiettivi di business;
3. esecuzione tattica dedicata.

Affinché queste tre componenti siano messe in atto, un’azienda deve prima fare dei social media
una priorità, aggiungiamo che affinché i social media diventino una priorità, i responsabili delle aree marketing devono capire come si inserisce nel più ampio mix di marketing digitale.

Social media team: il numero dei componenti

Il numero dei dipendenti e dei titoli di lavoro varia a seconda delle dimensioni, degli obiettivi, e delle esigenze di ogni azienda. In molte organizzazioni, il numero dei ruoli per i social media è molto limitato. Da un recente sondaggio, svolto per lo stesso report, si sottolinea che il 65% dei social team hanno tra una e tre persone specificamente dedicate ai social media.

Questo perché il ruolo di Social Media Strategist può essere una funzione di regista, o per meglio dire di un Social Media Manager che oltre a svolgere il ruolo di stratega svolge anche quello di Community Manager. Tutte queste figure professionali sono un lusso per molte organizzazioni, bisogna però sottolineare che gli elementi strategici e tattici di tale quadro sono e devono essere un must.

Naturalmente non sono i dirigenti delle organizzazioni a non pensare strategicamente, ma la loro funzione principale resta l’esecuzione.

I diversi ruoli di un social media team

Social Media Team

In base ai dati raccolti dal report si evince che il ruolo più comune è quello del Social Media Manager. Questo ruolo può essere considerato un “catch all” poiché chi svolge questa mansione è responsabile dell’intero processo di Social Media Marketing, dalla pianificazione fino alla misurazione e ottimizzazione.

Altri ruoli importanti, che nonostante la loro utilità strategica e funzionale non sono molto considerati restano quelli di Social Media Strategist e Community Manager. Ognuno di questi ruoli ha un’importanza strategica e funzionale molto importante nel processo di creazione e di gestione della presenza social.

Lo abbiamo già detto. La creazione di un social media team deve essere fatta in relazione a obiettivi e ampiezza dell’azienda, ma ogni ruolo ha una sua importanza specifica ed è importante che queste diverse mansioni siano considerate come fondamentali nella creazione del team, sia dai grandi brand che dalle PMI.

Gli strumenti degli Storytelling Specialist [FREE MASTERCLASS ON DEMAND]

Gli strumenti degli storytelling specialist

Se vuoi approfondire il tuo sapere sul Corporate Storytelling non perdere questa occasione!
Lo scorso 28 ottobre, Andrea Bettini ha condotto una lezione sulla figura dello Storytelling Specialist e sugli strumenti dei quali disporre per organizzare un efficace racconto d’impresa, portando ad esempio alcuni casi concreti da tenere a mente.

Se ti sei perso il webinar in diretta puoi ancora usufruire dei contenuti seguendo la Free Masterclass On Demand nella tua area utente sul sito della Ninja Academy.

Come seguire la Free Masterclass On Demand

Gli strumenti degli storytelling specialist

Niente di complicato, basta andare sul sito della Ninja Academy e iscriverti gratuitamente alla free masterclass dal titolo Gli strumenti degli Storytelling Specialist, dopodiché troverai, all’interno della tua area utente, tutti i materiali della lezione, video compreso! Sarà come aver partecipato in diretta!

In questo modo potrai avere anticipazioni sullo Storytelling Lab, conoscere il docente e scoprire tutte le altre occasioni di formazione che la Ninja Academy può offrirti.

Ricorda che per iscriverti alla formula corso online in Corporate Storytelling + Storytelling Lab in aula hai ancora tempo e fino al 4 novembre potrai usufruire di uno sconto early booking!

Ricerca di Facebook e aggiornamenti da Twitter: le novità social media della settimana #NinjaSocial

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Durante la settimana non hai avuto il tempo di seguire le continue evoluzioni dei tuoi social network preferiti?

Ci pensa la nostra rubrica settimanale a metterti sempre al passo con gli aggiornamenti!

Facebook

Durante quest’ultima settimana ci sono stati tre upgrade significativi su Facebook.

Il primo riguarda un restyling totale della sezione Notifiche, con la possibilità di raggruppare le notifiche in Schede e di fornire informazioni utili all’utente, in stile Google Now.

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Proprio come Google Now infatti, sarà possibile trovare nelle nuove Notifiche informazioni circa il meteo o gli eventi sportivi in programma, aggiornamenti sulle notizie locali o gli orari dei cinema di zona.

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L’aggiornamento è in fase di test negli Stati Uniti e sarà disponibile nelle versioni mobile iOS e Android di Facebook.

LEGGI ANCHE: Facebook mobile: un nuovo look per le Notifiche

Il secondo aggiornamento riguarda invece l’upgrade delle funzionalità di ricerca di Facebook.

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Con il nuovo aggiornamento sarà finalmente possibile ricercare anche post, video, foto e link pubblicate sul social network blu.

Sarà inoltre possibile anche fare ricerche relative a luoghi o argomenti specifici, in tempo reale e potenzialmente in tutto il mondo.

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Anche questa funzione è attiva per il momento soltanto negli USA nelle versioni mobile iOS e Android, restiamo quindi in attesa di testarle anche qui in Italia il prima possibile.

L’ultimo aggiornamento di Facebook è particolarmente importante in quanto offre alle attività locali la possibilità di ricevere un badge di verifica ufficiale della propria pagina.

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A differenza del badge azzurro, riservato a celebrità, sportivi e grandi brand, sarà possibile ricevere un badge grigio in caso di corretta verifica.

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Il vantaggio di verificare la propria attività è dovuto al fatto che le pagine verificate compariranno prima delle altre nei risultati di ricerca e che gli utenti percepiranno una maggiore fiducia avendo a che fare con un’attività verificata e quindi realmente esistente.

Twitter

La settimana è stata particolarmente intensa anche su Twitter.

Ci sono stati due aggiornamenti importanti, il primo dei quali riguarda la nuovissima funzione Twitter Polls.

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Grazie a questa funzione sarà possibile chiedere un’opinione ai propri utenti su un argomento e raccogliere automaticamente i risultati del sondaggio.

La nuova funzione permette di creare sondaggi a due risposte e della durata massima di 24 ore e le preferenze di scelta dei singoli utenti resteranno anonime. Sarà possibile embeddare il proprio sondaggio o inserirlo in un post, come qualsiasi altro tweet.

LEGGI ANCHE: Twitter Polls: la guida completa ai nuovi sondaggi [HOWTO]

La seconda novità della settimana Twitter è dedicata agli inserzionisti: grazie ai nuovi Conversion lift reports sarà possibile comprendere in maniera ancora più precisa l’impatto delle proprie campagne di marketing.

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Come annunciato sul blog ufficiale di Twitter, i Conversion lift reports saranno utilizzabili in tre differenti tipi di campagne:

  1. Conversioni e click sul sito, misurabili attraverso il Conversion tracking for website
  2. L’installazione di un’app mobile e le conversioni generate, grazie al Conversion tracking for mobile app
  3. Il passaggio da un operatore telefonico all’altro, particolarmente utile per le aziende della telecomunicazione.

Alla prossima settimana con #NinjaSocial!

10 buone abitudini per diventare un leader da seguire

10 buone abitudini per diventare un leader da seguire

In inglese il verbo to lead significa condurre, parola che a sua volta viene dal latino cum ducere, cioè “tirare insieme”, mentre in alto germanico, lo stesso vocabolo significa “andare”.

“L’essenza della leadership è la strada di ogni guida che ha un seguito non forzato o obbligato dal comando ma influenzato, ispirato e sostenuto dall’esempio“, recita una famosa citazione.

Oggi i leader hanno il compito di accudire il futuro e questo è un grosso cambiamento rispetto all’idea classica di controllo e comando che ha da sempre permeato questa figura.

I leader, come ci dicono anche le teorie e gli studi più recenti sulla leadership, condividono il potere, non sono interessati allo status quo, portano un cambio rivoluzionario nelle organizzazioni e soprattutto nelle politiche delle risorse umane. Credono nelle persone, sono guidati dai valori, apprendono in maniera continua, spingono le persone all’azione e convertono i follower in leader delle proprie competenze.

Quelli che seguono sono i 10 comportamenti chiave che caratterizzano, o quanto meno dovrebbero caratterizzare, il “buon leader”, sulla base di un articolo recentemente pubblicato su Forbes.

LEGGI ANCHE: La leadership visionaria impone di lavorare prima su se stessi: Mark Hansen [INTERVISTA]

#1 Considerazione individualizzata

10 buone abitudini per diventare un leader da seguire

Il leader è attento ai singoli, ai bisogni di crescita e di successo di ognuno dei suoi seguaci. In questo senso promuove opportunità d’apprendimento diverse e misura i comportamenti secondo le differenze dei follower stessi.

Incoraggia la comunicazione a due vie, si muove di continuo nei luoghi di lavoro per assicurare la propria esperienza, delega anche per far crescere i propri collaboratori.

#2 Tutti sono importanti

I leader di oggi credono fermamente che tutti gli attori presenti in azienda, indipendentemente dal compito attribuito, debbano essere oggetto e soggetto del loro tempo e attenzione. Tutti sono preziosi per il fine comune che si vuole perseguire.

#3 Verso l’infinito…e oltre!

Il leader non usa la propria posizione come fonte di prestigio e autorità, piuttosto usa il proprio “potere” per instillare nei suoi seguaci la fiducia di poter fare cose superando i loro limiti.

#4 È positivo

10 buone abitudini per diventare un leader da seguire

Il leader è positivo verso il futuro: motiva i collaboratori, li coinvolge nell’immaginare situazioni prossime attraenti, comunica chiaramente le attese. Tutto ciò con il fine di potenziare le dinamiche di team building.

#5 Obiettività

I leader assaporano il successo conseguito senza lasciare che gli dia alla testa, e non esitano, al contrario, a riconoscere il fallimento senza restarvi impantanati. Piedi ben saldi a terra in entrambe le situazioni, sanno che si va comunque avanti, imparando dalle esperienze passate.

#6 Stimoli intellettuali

Il leader stimola le nuove idee: spinge i suoi follower ad essere creativi e innovativi, affronta le vecchie situazioni in modi nuovi. Non esprime critiche pubbliche verso chi, nel gruppo, ha fatto qualche errore.

#7 Più fatti, meno parole

10 buone abitudini per diventare un leader da seguire

I leader ispirano fiducia e ammirazione soprattutto attraverso le loro azioni: i risultati non si raggiungono solo tramite le loro parole e il carisma.

Spesso, per riconoscere l’efficacia di un leader, si guarda alla prestazione conseguita dal gruppo di lavoro, alle valutazioni fatte dai membri del team, da altri leader, dai superiori, tramite il giudizio di specialisti o consulenti esterni, mediante autovalutazione o con uno studio accurato della sua carriera.

#8 Comunicazione

Un buon leader sa leggere le persone anche solo dalla comunicazione non verbale che queste indirettamente esplicano. Un leader in particolare è capace, data la sua alta sensibilità, di riconoscere e anticipare i bisogni dei collaboratori, consentendo così di ottenere di più e meglio da loro.

#9 Apprezzano il potenziale

10 buone abitudini per diventare un leader da seguire

Un ottimo leader non solo sa vedere il meglio nelle persone, ma fa in modo che anche gli altri collaboratori lo vedano.

#10 Influenza ideale

Il leader è un modello ideale. Più precisamente, mette in atto comportamenti tali da renderlo un modello di ruolo per i suoi collaboratori.

I leader sono molto rispettati, hanno standard elevati di condotta morale ed etica, potenziano l’interdipendenza, forniscono ai seguaci una visione e un senso della missione.