L'interior design prende vita con la stampa lenticolare

stampa lenticolare metropolitana napoli

L’abbiamo vista sui cartelloni pubblicitari e nei punti vendita, ci ha stupito nelle pensiline degli autobus e ha dato nuova vita alla comunicazione in toto: stiamo parlando della stampa lenticolare.

Questa tecnica, infatti, non sta solamente rivoluzionando il modo di intendere la comunicazione visiva ma sta letteralmente “mettendo in movimento” il più vasto mondo del design e dell’arredamento. Tutto grazie alla scelta sapiente e creativa di effetti di animazione e tridimensionalità da parte di sempre più artisti e designer in tutto il mondo.

È il caso della recente ristrutturazione dello Stora Hotel in Svezia, che ha visto la stampa lenticolare protagonista dell’allestimento dei suoi interni. Grazie all’utilizzo di XD®, il nuovo prodotto di casa H3D System, le decorazioni delle porte delle stanze dell’albergo nordeuropeo hanno preso vita, con un alternarsi di paesaggi artistici e oceanici dalla profondità e nitidezza a dir poco suggestive.

Con la stampa lenticolare l'interior design prende vita

Mari in tempesta, aurore boreali, mondi subacquei sono solo alcuni dei soggetti che caratterizzano ogni pannello 3Dimensionale dando l’impressione di entrare non semplicemente in una stanza ma in un vero e proprio mondo!

Con la stampa lenticolare l'interior design prende vita

Ma le potenzialità della stampa lenticolare non si fermano qui, come ci dimostra l’architetto australiano Fabio Ongarato con il suo intervento presso il WHotel di Hong Kong. Entrando nell’atrio dell’hotel si è subito spettatori di una scenografia spettacolare realizzata proprio con tre grandi pannelli lenticolari che personalizzano ciascuna delle tre pareti antistanti l’ingresso. Un esordio niente male per ciò che è meritatamente considerato l’“hotel boutique di design” più lussuoso del mondo.

Con la stampa lenticolare l'interior design prende vita

Con la stampa lenticolare l'interior design prende vita

Non solo alberghi, però: la stampa lenticolare invade anche i panorami urbani come nella spettacolare installazione della stazione Università della Metropolitana di Napoli a opera del designer newyorkese Karim Rashid.

stampa lenticolare metropolitana napoli

Una superficie lenticolare di 250 mq, la più grande del mondo, realizzata in occasione del progetto “Stazioni dell’Arte” per la costruzione delle linee metropolitane partenopee. La stampa lenticolare H3D System non è una novità per Rashid che ancora una volta ha dato libero sfogo alla sua creatività con una combinazione di effetti 3Dimensionali supercolorati e coinvolgenti.

stampa lenticolare metropolitana napoli

Insomma, l’arte è in continua evoluzione ma il digitale non è il suo solo futuro: la stampa ha ancora tanto da raccontarci, e se è lenticolare ancora di più!

Comprare in negozio con i vantaggi dell'online? Ecco Papèm [INTERVISTA]

negozio-online-papem

Quante volte hai sperato di poter usufruire delle offerte online, senza rinunciare al privilegio di poter toccare con mano, provare ed indossare un prodotto?

Chissà quanti negozianti hanno sperato attirare solo i clienti davvero interessati ai loro prodotti, con mezzi diversi dal solita e costosa e poco eco-sotenibile mega affissione??

Parla italiano, ma con un marcato accento internazionale, ed una solleticante brezza da silicon valley, la startup che sta entusiasmando angels (già 100 mila euro impegnati) e competizioni di startup, incassando premi e riconoscimenti con un servizio capace di attrarre un audience ben targettizzato nelle attività commerciali, creando delle esperienze di acquisto multicanale uniche per i potenziali clienti.

LEGGI ANCHE: Tailoritaly, la filiera italiana della moda in un capo prêt-à-porter [INTERVISTA]

Abbiamo intervistato in esclusiva per Ninja Marketing Alberto Lo Bue, CEO e founder di Papèm

Che cos’è Papèm?

Papèm è la prima app che abbatte le barriere tra negozi fisici e online.

Come mai avete scelto questo nome? Cosa c’è dietro?

Papèm è il suono onomatopeico di un’esplosione, di una sorpresa. Ogni giorno proponiamo nuove offerte esclusive che sorprendono e lasciano senza parole i nostri utenti.

Compra in negozio con i vantaggi dell'online. Moda e design, è il momento di Papèm!

Non potevamo fare a meno di un’altra app sul nostro cellulare? Perché siete unici?

Papèm è l’app che aiuta a trovare ogni giorno offerte esclusivamente riservate alla nostra community, garantite per 24 ore dal momento della “prenotazione” dai migliori negozi di moda e design in città.

In questo modo garantiamo il vantaggio di prezzo tipico dello shop online, senza però l’effetto collaterale dei resi, che quando si tratta di abbigliamento e arredo, possono arrivare al 40% dei casi.

I consumatori infatti vorrebbero combinare la disponibilità immediata e la prova prima dell’acquisto tipici dello shopping fisico con la varietà e il vantaggio di prezzo tipici dello shopping online

E per i negozianti?

Papèm è uno strumento innovativo e misurabile per attrarre un pubblico targettizzato in negozio, aumentare le vendite e fidelizzare nuovi clienti.

Utilizziamo la tecnologia iBeacon e un algoritmo che permette di mandare il contenuto giusto, al cliente giusto, al momento giusto, massimizzando le chance che una visita in negozio converta in acquisto.

Questo si contrappone fortemente agli strumenti classici attualmente a disposizione (cartellonistica e marketing offline) che sono 1) Non misurabili, 2) Non targettizzabili 3) Costosi

Il nome di Papèm si legge spesso in competizioni e forum dedicate alle startup, potete farci una sintesi? 

papem

Abbiamo in effetti girato molto, come di consueto nel settore digitale.

Di recente siamo stati nominati tra le 8 startup europee (di cui solo 2 italiane!) vincitrici di Welcome Startup Europe, un programma finanziato dall’UE che ci permette di presentare Papèm a San Francisco e in 4 hub europei (Web Summit a Dublino, SMAU a Milano, poi Berlino e Madrid).

Quale pensi sia la vostra più grande forza?

La nostra più grande forza è il team. La nostra squadra è un mix di ex-Rocket Internet, data scientists, fondatori di startup, sviluppatori con 10+ anni di esperienza in mobile e esperti del mondo retail.

Papèm è già attiva? Che impronta avete sul territorio?

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Abbiamo già più di 80 partners tra cui negozi mono-marca di brand come Lacoste, Vans, Max Mara, Timberland, e decine di boutique multi-brand, designer emergenti e artigiani.

Abbiamo appena concluso il beta test a Palermo e Milano, ed abbiamo appena rilasciato l’app per IoS. L’App per Android è invece prevista nei primi mesi del 2016.

Toglieteci una curiosità: chi sta mostrando più voglia di Papèm, i milanesi o i palermitani?

Devo dire che entrambe le piazze stanno riservando tante sorprese. In fase di beta test i negozi hanno mostrato grande entusiasmo e gli utenti hanno già iniziato a visitare e acquistare nei nostri negozi partner in entrambe le città. Al momento è un pareggio.

Come pensate di attirare l’attenzione degli utenti finali?

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Oltre ad utilizzare i tradizionali canali di marketing online (organici e a pagamento), faremo leverage sulla presenza capillare dei nostri partner sul territorio.

Papèm realizzerà eventi in collaborazione con i suoi negozi per alimentare la crescita della community di utenti, ricevere feedback, favorire la conoscenza del brand ed accrescere la fiducia nel servizio offerto. Inoltre, collaboreremo con bloggers e influencers per lanciare a breve un blog di moda, design e lifestyle.

L’obiettivo è quello di creare un canale organico per ispirare costantemente utenti già esistenti e raggiungerne di nuovi.

Quanto sarà difendibile il vostro vantaggio di first mover?

Compra in negozio con i vantaggi dell'online. Moda e design, è il momento di Papèm!

Il nostro è un mercato “winner takes all“. Costruire una solida rete di retailers prima degli altri, instaurare un rapporto di reciproca fiducia con i partners, e mantenersi sempre sulla frontiera dell’innovazione nel mondo retail saranno le migliori barriere all’ingresso.

A noi non resta che augurare in bocca al lupo!

Le migliori citazioni dagli storymaker del World Business Forum 2015

Le migliori citazioni dagli storymaker del World Business Forum 2015

In questi giorni abbiamo partecipato al World Business Forum, uno degli eventi di business più attesi dell’anno. Il tema dell’edizione 2015 è stato il non limitarsi ad essere storyteller ed essere, piuttosto storymaker.

Ecco qualche citazione tratta dagli ispiranti panel di quest’anno.

La linfa di ogni azienda è l’innovazione e la capacità di essere sempre un passo avanti al cambiamento.

Sir Ken Robinson ha aperto i lavori, mettendo al centro del suo discorso la creatività e l’innovazione. Ci ha mostrato questo video facendoci riflettere: io sarei stato in grado di tirare fuori la nocciolina?

Siamo in un momento di crisi, ma crisi è cambiamento e cambiamento è opportunità.

Cosa ci riserva il futuro in un mondo sempre più connesso? Matt Brittin ci ha suggerito come cogliere al meglio le opportunità della nostra epoca.

Il fallimento è il tentativo della vita di farti cambiare direzione.

Le migliori citazioni dagli storymaker del World Business Forum 2015

L’insuccesso è un dono? Secondo Sarah Lewis sì, perché è proprio dal fallimento che nasce il processo creativo che porta alla scoperta.

Se non discutiamo, le migliori idee non vengono fuori.

Greg Brandeau ha citato aziende come Pixar, eBay e IBM come esempi di come mantenere viva l’innovazione attraverso vari cicli di vita e in tutta l’organizzazione.

Non conta il talento naturale. Il maggiore talento, quello più importante, è la capacità di imparare.

Toni Nadal ha il merito di aver creato un campione. I segreti del successo di Rafael? Disciplina, attitudine, innovazione.

Se fai una lavatrice perfetta, ma non la sai raccontare, non esiste.

Le migliori citazioni dagli storymaker del World Business Forum 2015

Da Alessandro Magno a Obama, passando per la pasta Rummo, Alessandro Baricco ci ha spiegato perché applicare lo storytelling non significa  solo raccontare una storia. Il gioco dello storytelling è complicato e per farlo ci vuole gente molto in gamba.

Tutti voi siete preparati ma nessuno è pronto, perché avete paura di rischiare.

Il nostro guru preferito, Seth Godin, ci ha insegnato che per essere dei buoni leader bisogna essere un po’ come degli artisti, dobbiamo trovare il coraggio di trattare il nostro lavoro come una forma d’arte.

Sono convinto che i business leader possano risolvere i problemi del mondo

Le migliori citazioni dagli storymaker del World Business Forum 2015

Sir Richard Branson ci ha parlato di come identificare i talenti giusti per garantire la propria cultura d’impresa e di perché le aziende possono e devono fungere da agente positivo di cambiamento nel mondo.

 

 

 

 

Vivi il futuro alla Startup Night del Frontiers of Interaction 2015 [EVENTO]

Vivi il futuro alla Startup Night del Frontiers of Interaction 2015 [EVENTO]

Frontiers of Interaction è l’evento che unisce business e design e che da quest’anno dà spazio alle startup, con una serata interamente dedicata: la Startup Night del Frontiers of Interaction.

Per anni Frontiers of Interaction ha favorito e contribuito allo sviluppo di startup e innovazione, ma quest’anno con la Frontiers Startup Night gli organizzatori hanno voluto aggiungere al programma una straordinaria opportunità per fare networking all’interno dell’ecosistema dell’innovazione, per unire e celebrare i successi attuali e futuri.

Tre buoni motivi per partecipare alla Frontiers Startup Night

Vivi il futuro alla Startup Night del Frontiers of Interaction 2015 [EVENTO]

Partecipare alla Startup Night il 12 novembre significa poter esplorare nuove tendenze e infinite possibilità, partecipare a workshop e masterclass, sviluppare la propria rete di connessioni.

Potrai farti ispirare da alcune delle menti più brillanti del mondo in termini di innovazione e tecnologia, con un format unico in grado di unire musica, installazioni interattive e artistiche e talk, rendendo l’evento il luogo di incontro ideale per creatori e innovatori.

Partecipando a Frontiers of Interaction vivrai una due giorni di tecnologia d’avanguardia e tendenze future che cambieranno il mondo.

Startup Night, il programma

Vivi il futuro alla Startup Night del Frontiers of Interaction 2015 [EVENTO]

Ti ho già parlato dello strepitoso programma del Frontiers of Interaction 2015, ma cosa ci riserva la Startup Night?

Durante la serata del Frontiers of Interaction di quest’anno dedicata alle startup potrai assistere ai keynote dei maggiori player italiani e internazionali dell’health, del retail e del fintech.

Apriranno le danze Matteo Penzo e Leandro Agrò, Fondatori di Frontiers of Interaction, seguiti dall’inspirational keynote di Peter Cook di Human Dynamics e The Academy of Rock.

Sul palco principale, per il fintech panel, potrai ascoltare Alexis Brion di Digital Allianz Accelerator (Germania), Valentin Stalf, fondatore e Ceo di Number26 (Germania), Edoardo Raimomdi, Fondatore di SOLO – Solo.sh (Italia) e Poornima Vijayashanker, ingegnere fondatore di Mint.com (USA).

LEGGI ANCHE: Frontiers of Interaction 2015, scopri il futuro del business [EVENTO]

Per il panel dedicato al retail saranno presenti Ditto (USA) e Logograb (Irlanda), mentre per il panel del digital health, moderato da Roberto Ascione, CEO di Healthware International, ascolterai Michael Smolens, CEO, founder e Presidente di Dotsub (USA), Bruce Blausen, Presidente e CEO di Blausen (USA), Min-Sung Kim Sean, Partner di XL Health (Germania) e Martijn F. Grinovero, CMO di Amiko.io (Italia).

Con la partnership di Talent Garden e Ninja Academy, la Startup Night del Frontiers of Interaction 2015 si chiuderà in musica, con un DJ set dal vivo, per scatenarsi al ritmo dell’innovazione fino alla notte.

Frontiers Startup Night: save the date

Vivi il futuro alla Startup Night del Frontiers of Interaction 2015 [EVENTO]

Frontiers of Interaction è tra le più importanti conferenze internazionali in Italia, dedicata ai temi del design, della tecnologia e del business, con speaker, tutor e partner provenienti dalle principali aziende, agenzie, studi e centri di ricerca del digitale, come Google, Twitter, Yahoo!, Razorfish, QNX e tanti altri.

Non perdere l’occasione di vivere in anteprima il futuro dell’innovazione, iscriviti alla Startup Night!

L’appuntamento è giovedì 12 novembre 2015 dalle 20.00 alle 23.30 a Milano.

Calcio e buoni contenuti: il caso Serie A Operazione Nostalgia [INTERVISTA]

operazione nostalgia

Ci sono centinaia di pagine dedicate al mondo del calcio sui social media, ma soltanto alcune riescono ad entrare davvero nel cuore delle persone.

Serie A – Operazione Nostalgia è una di queste: creata e gestita da Andrea Bini,  28enne che è riuscito a realizzare una pagina con oltre 170000 fans, un’interazione pazzesca e aggiornamenti continui a base di nostalgia calcistica anni ’90.

Come si gestisce una community così grande, evitando le limitazioni della portata organica di Facebook ed in crescita costante? Abbiamo pensato di contattarlo, per chiedergli di raccontarci la sua esperienza.

Serie A Operazione Nostalgia

Come gestisci la pagina? C’è una redazione dietro Serie A Operazione Nostalgia?

Ciao a tutti gli amici di Ninja Marketing! No, da quando ho cominciato gestisco la pagina da solo.

Usi delle applicazioni per la programmazione dei post? Hai un piano editoriale?

Non mi piace utilizzare programmi esterni, perderei entusiasmo e non voglio arrivare a questo. Non mi piace programmare quando c’è di mezzo la passione, non seguo un piano redazionale ben definito e questo è molto apprezzato dai nostalgici, perché il “prossimo post” potrebbe arrivare quando meno te lo aspetti.

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Come superi i problemi legati alla portata organica dei post? I numeri sono sensazionali, è tutto virale o fai anche inserzioni a pagamento?

Non nego che alcuni video siano sponsorizzati, soprattutto i video saluti nostalgici (es. Bruno Pizzul, Francesco Toldo, Javier Zanetti, Carlo Mazzone) ma la pagina è forte grazie alla parte organica, in virtù dell’engagement spontaneo degli utenti.

Serie_A_Operazione_Nostalgia

Dedichi molto tempo alla pagina?

Lavorando non è facile, ma sono abbastanza aiutato dal fatto che lavoro come Social Media Manager per un’agenzia di comunicazione di Milano. Il tempo da dedicare non è mai troppo, non riesco a quantificarlo.

Qual è stata fino ad oggi la soddisfazione più grande che ti ha dato la pagina?

La grande soddisfazione, soprattutto per una pagina di calcio, è vedere l’entusiasmo di diverse tifoserie sotto un’unica bandiera, la bandiera della nostalgia.

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Vedere il tifoso della Roma che mette “Mi piace” ad una foto della Lazio dello scudetto o viceversa, oppure vedere un tifoso del Napoli che mette “Mi piace” a una foto bianconera, be’, questo non ha prezzo.

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Quando hai capito che la tua idea stava funzionando?

Dai centinaia di messaggi di stima e apprezzamento dei nostalgici, 30enni come me che mi spingono ogni giorno ad andare avanti. Loro sono il vero motore della pagina.

Dove vuole arrivare veramente Serie A Operazione Nostalgia?

Non so rispondere a questa domanda… il mio sogno è far conoscere a tutti cos’è l’operazione nostalgia, cos’è stato per noi crescere in quel periodo fantastico.
Mi piacerebbe avere una mia rubrica su una testata autorevole o chissà, anche avere un programma in TV, aprire una pagina con un’idea e completare questo percorso è il mio sogno nel cassetto. Certamente se arriveranno queste opportunità lo farò con lo stesso entusiasmo del primo giorno, quando avevo 10 fan. Io, mio padre e qualche amico…

Facebook, il logout e l’importanza dell’offline [ANALISI]

Facebook, il logout e l’importanza dell’offline
Da fine settembre, giorno più giorno meno, quando si fa il logout su Facebook si ottiene l’immagine qui sopra. L’artwork appare decisamente differente rispetto a quelli in cui siamo soliti incappare qua e là sul social (soprattutto nell’help center), e di cui potete trovare una collezione sul canale Medium ufficiale di Facebook Design.

L’interesse però non è tanto per la resa grafica, bensì per il significato sociologico che esprime. In Facebook la ricerca sociale è tanto importante quanto quella tecnologica: nella newsroom di Zuckerberg è Chris Cox, Chief Product Officer, con il suo team, ad occuparsene. Nella versione italiana l’immagine è accompagnata dal testo “grazie per aver usato Facebook, speriamo di rivederti presto”, mentre in inglese la prima parte ha una sfumatura di significato diversa, che tradotta sarebbe come dire “grazie per essere passato”.

Facebook dunque è un luogo, digitale, nel quale ci si può fermare per qualche ora, per leggere, per guardare contenuti o semplicemente per chiacchierare. Ma Facebook, così come gli altri social network, non sostituisce il mondo offline, lo amplifica proprio con quelle chiacchiere.

Screenshot da Facebook Moments (disponibile solo in USA)

Facebook Moments (disponibile al momento solo in USA)

La continuità

Tra la strategia offline e quella online deve esserci continuità.

Come riporta Fausto Colombo all’interno del volume “Il potere socievole”, in ambienti digitali come Facebook si riscontra la dimensione “sociale”, laddove il termine, curiosamente, non richiama la complessità della società, ma una delle sue dimensioni, quella che Simmel (sociologo a cavallo tra Ottocento e Novecento) definisce della socievolezza, tipica delle occasioni di amicizia, di incontro salottiero, di gossip.

La socievolezza simmeliana rimanda al piacere tutto umano di stare insieme senza obiettivi determinati e funzionali, al di fuori del contesto produttivo. Dunque una buona strategia di comunicazione integrata deve saper sfruttare la dimensione della socievolezza per ciò che è, ovvero un ambiente in cui la parola e la chiacchiera diventano veicolo di un messaggio, che grazie al passaparola – il famoso WOM word of mouth – si può potenzialmente espandere in modo logaritmico.

Ma se non hai nulla da dire, nulla di concreto su cui modellare quelle chiacchiere, perché dovresti usare i social al fine di comunicare il tuo brand (e quello per cui lavori)?

Facebook, il logout e l’importanza dell’offline
LEGGI ANCHE: Online vs offline: perché il marketing integrato funziona

Offline, online, poi ancora offline

Innanzitutto quando si parla di offline non ci si riferisce solo a media più tradizionali, come TV e giornali, in cui attuare strategie di comunicazione e marketing. Con offline si intende il rapporto umano, il door-to-door, l’evento, la conferenza, e così via. Ricordiamoci inoltre che in Italia, oggi, una gran parte dei cittadini non è nemmeno digitalizzata. Secondo gli ultimi dati Istat la popolazione italiana supera di poco i 60 milioni, e di questi 41 milioni hanno la possibilità di accedere a Internet, dati Audiweb. Sempre secondo Audiweb, una media di circa 29 milioni di utenti accede a Internet almeno una volta al mese, dunque, meno della metà della popolazione.

Un esempio di “prodotto” che ha bisogno di una comunicazione offline capillare ed efficace è quello politico: un candidato non può fare a meno di una strategia di comunicazione incentrata sull’offline. I social network servono come cassa di risonanza e come follow up per mantenere attiva la community e ri-mobilitarla nell’offline. Questo meccanismo è replicabile per qualsiasi altro prodotto, delle più disparate categorie merceologiche.

Facebook, il logout e l’importanza dell’offline

Espandi il tuo network

Spostandoci ora verso il personal branding, il rapporto tra online e offline rimane fondamentale. Tra i due ambienti deve esserci continuità di immagine, ossia come decidi di comunicarti online dovrà rispecchiare il tuo modo di essere offline: la verosimiglianza paga (un margine di menzogna c’è, ma senza esagerare), la verità ancora di più. Immagina di camminare su una corda sospesa nel vuoto tra due estremità: devi restare in equilibrio. Quando saprai comunicare te stesso (usa il personal branding canvas, può aiutarti), potrai dedicarti agli altri: sii disponibile, sia online che offline, senza aspettarti nulla in cambio. Espandi il tuo network, in questo modo sarà più semplice ottenere occasioni, lavoro e possibilità.

Jack Dorsey e Twitter: 5 lezioni di leadership

Jack Dorsey e Twitter: 5 lezioni di leadership

by Everwise on Flikr

 

Il passerotto blu ha voltato pagina da circa un mese, affidandosi alla leadership di Jack Dorsey, co-fondatore di Twitter ed attuale CEO di Square.

Il suo doppio ruolo ha generato molte perplessità nell’ambiente. A suscitare dubbi non contribuiscono solo le difficoltà che derivano dal doppio mandato, ma anche il fatto che in passato i media lo hanno additato come un leader che mette a dura prova il self control dei suoi dipendenti. Sarà per smentire queste voci che il nuovo amministratore delegato ha appena conferito un terzo delle sue azioni della società ad un fondo per i dipendenti?

Non bastasse questo gesto altruistico e il suo curriculum a trasformare i mormorii sul suo conto in cinguettii, ecco altre cinque buone ragioni per sostenerlo.

1. Il potere dei limiti

Le due società sotto la leadership di Jack Dorsey, Twitter e Square, sono entrambe nate sotto l’idea dei limiti come principi guida, anche se pare esserci la mente del neo-CEO dietro all’idea di togliere il limite di 140 caratteri dai Tweet.

C’è poi la convinzione diffusa che le persone diventino più produttive in prossimità di una scadenza, e gestire due aziende di tale spessore fornirà a Dorsey tutte le deadline che gli serviranno per sentirsi stimolato. C’è poi da augurarsi che queste si trasformino in altrettanti punti d’inizio, visto che Twitter ha decisamente bisogno di ripartire per stare al passo con tutte le novità presentate dai competitor.

2. La creatività viene dalle connessioni

È stato Steve Jobs a dire che “la creatività consiste nel collegare le cose”, specificando che per farlo al meglio serve una vasta gamma di esperienze personali ed innovative da cui attingere.

L’uomo con il dolcevita continuava affermando: “Quando chiedi a persone creative come hanno fatto a fare qualcosa, si sentono quasi in colpa perché non l’hanno realmente creato, hanno soltanto immaginato qualcosa. E dopo un po’ è sembrato ovvio, questo perché sono stati capaci di collegare le esperienze vissute e sintetizzarle in nuove cose”.

Insomma, la creatività nasce dalla capacità di unire idee esistenti per creare qualcosa di nuovo: varrà anche per due aziende? Ed è possibile contribuire con nuove idee, ritornando in un sistema che si è contribuito a fondare?

Jack Dorsey e Twitter: 5 lezioni di leadership

3. Coltivare ampiezza e profondità

Una varietà di esperienze fornisce ampiezza, ma un buon amministratore delegato ha bisogno di profondità.

Sono poche le figure dirigenziali che hanno gestito due società contemporaneamente, ma tutti hanno dimostrato di avere una passione unificante, un tema ricorrente, una lente attraverso cui vedere il mondo: per Steve Jobs è stato il computer, per Elon Musk l’ingegneria.

Jack Dorsey punta invece sul movimento. Intervistato da The New Yorker ha sostenuto che “Twitter è basato sulle parole in movimento. Square riguarda lo spostamento di denaro” e a chi lo accusa di presentarsi al lavoro un giorno alla settimana va ricordata l’intervista del 2011 in cui Jack svela il segreto della sua linea di management:

“Il mio metodo prevede un tema diverso per ogni giorno. Lunedì, in entrambe le società, mi concentro sulla gestione e sul funzionamento, il martedì è focalizzato sul prodotto, il mercoledì su marketing, comunicazione e crescita, giovedì su sviluppatori e partnership, venerdì sulla società e la cultura e di reclutamento”.

Le escursioni del sabato e le riflessioni della domenica chiudono la settimana-tipo del leader: tutti i suoi collaboratori sanno di avere sette giorni per presentare dei progressi!

4. Il fallimento porta al successo

“Ogni fallimento è semplicemente un’opportunità per diventare più intelligente”, sosteneva Henry Ford.

Il fallimento accende una nuova fiamma nelle menti intraprendenti, e Jack Dorsey pare essere una di queste. All’età di 26 anni ha accumulato numerosi insuccessi cercando di lanciare varie aziende e in tempi più recenti non gli è andata meglio, visto che nel 2008, al termine di una serie di disavventure, è stato allontanato dalla più famosa delle sue creature, Twitter.

Biz Stone, nel suo libro Things a Little Bird Told Me: Confessions of the Creative Mind scrive: “Jack è stato abbattuto. In seguito avrebbe descritto la sensazione come quella che si prova quando si viene colpiti da un pugno allo stomaco […] Poi disse: ‘Ho intenzione di essere come Steve Jobs. Ho intenzione di tornare un giorno‘”.

Quel giorno è arrivato e oggi sta a lui ora dimostrare di essere un novello Lazzaro e non un comune zombie.

Jack Dorsey e Twitter: 5 lezioni di leadership

5. Sfidare gli assunti: la vera leadership

Si può richiamare un co-fondatore cacciato pochi anni prima?
Si possono dirigere due società allo stesso tempo?
Si può ventilare l’eliminazione di un elemento costitutivo di Twitter come il limite dei 140 caratteri per post?
Si può licenziare l’8% dei dipendenti per poi regalare ai rimanenti parte delle proprie azioni della società per un valore di circa 200 milioni di dollari?
Si può riallacciare il rapporto con gli sviluppatori, compromesso dopo la chiusura di Politwoops?
Si possono attuare strategie per riportare i livelli di crescita di Twitter al pari delle aspettative?

LEGGI ANCHE: Politwoops: cronaca di un ritorno annunciato?

Jack Dorsey ci crede. Se non ce la farà sarà un fallimento personale, ma se riuscirà nell’impresa di risollevare le sorti dell’azienda avrà vinto la sfida della sua vita, rompendo gli schemi e imponendo la sua logica.

Un simile scenario richiama lo schema di apprendimento giapponese Shuhari, secondo il quale per padroneggiare un’arte occorre passare attraverso tre fasi: imparare, mettere in pratica e infine porre in discussione quanto appreso  per creare un proprio stile personale e conseguentemente nuovi standard.

Per questo esistono molti leader competenti, ma pochi che abbiano il coraggio, anzi, l’incoscienza di essere davvero disruptive.

Citando Arthur Schopenhauer: “Ogni uomo pensa che i propri limiti siano quelli del mondo”. Qualcuno fa eccezione, ed entra nella storia.

Ninja Social Oroscopo dal 5 all'11 novembre

oroscopoCari Guerrieri, ben trovati! Dopo esserci visti scippare la possibilità di goderci il ponte del primo Novembre, siamo tornati al lavoro più belli e più pimpanti di prima. Non ve ne siete accorti? Non è uno scherzo, è Mercurio che dal tre di Novembre dimora nel segno dello Scorpione, regalando al cielo di questa settimana un’imponente aura d’intelligenza.

La profondità del pensiero, non solo quello positivo ma anche quello critico, sarà rafforzata dalla reattività agli stimoli ricevuti dal contesto ed enfatizzati dal sestile Sole-Plutone. I guerrieri più “sgamati” saranno contenti di sapere che anche i rapporti interpersonali saranno positivamente favoriti dalla congiunzione di Marte e Venere. Certo, parliamo di connessioni di carattere puramente professionale… ma anche no!

Approfondiamo meglio alcuni aspetti del nostro Ninja Social Oroscopo della settimana dal 5 all’11 Novembre partendo dai segni di Fuoco. Leone e Ariete saranno agli antipodi. Mentre il primo sarà avido di minuti e, nella speranza di migliorare la qualità del suo lavoro, cercherà di fermare le lancette dell’orologio, l’altro le manderebbe avanti a dozzine per volta, impaziente di misurare i suoi risultati. Il Sagittario si sentirà intrappolato in un limbo tra i due cercando di capire come muoversi a modi Sherlock Holmes dello zodiaco.

I segni d’Aria si lasceranno distrarre da un cielo in fase di miglioramento, senza valutare con oculatezza le tempistiche di realizzazione e di adeguamento di qualsiasi attività. La Bilancia si metterà già in coda per lo SMAU del 2016, l’Acquario proverà a migliorare i propri algoritmi senza però riuscire a togliersi di mezzo quelle zavorre meglio conosciute come colleghi privi di iniziativa personale. Il Gemelli sarà piacevolmente occupato nella ripresa dei contatti con i colleghi: per raggiungere uno scopo professionale utilizzerà strumenti social non convenzionali, ma nessuno gliene farà una colpa, anzi!

I segni d’Acqua saranno sollecitati dal transito di Mercurio nel segno dello Scorpione. I Pesci rischieranno di combinare un bel pasticcio; cercando di farsi notare infrangeranno un bel po’ di regole con il rischio di raggiungere l’obiettivo nel modo sbagliato. Il Cancro avrà moltissime proposte da illustrare ma temendo reazioni forti le racconterà in terza persona, onde evitare scontri a tu per tu. Lo Scorpione sarà carico di energia positiva e travolgente, capace di sdrammatizzare situazioni forti con maturità e attenzione a 360°!

I segni di Terra con il favore di Marte e Venere continueranno ad avere un cielo da “mi piace”! Il Toro sarà alle prese con una personalissima resa dei conti: niente più sospesi, solo tanta energia per terminarli quasi tutti. La Vergine, lode all’anticonformismo, baratterà le sue prossime ferie con una buona dose di lavoro. Si sente così carica da non volersi sottrarre ai suoi doveri, soprattutto ora che sarebbe in grado di pianificarne futuri benefici. Il Capricorno per essere sicuro di essere capito e di aver centrato l’argomento della disquisizione non solo riempirà email e messaggi di Hashtag ma, se provocato, potrebbe addirittura nominarli a parole.

…ci sembra proprio il caso di esclamare #buonasettimana #guerrieri!

Torna Il Grande Venerdì di Enzo, l'incontro tra big e giovani leve della pubblicità

Enzo_Francesco

Venerdì 6 novembre all’interno dell’IF! Italians Festival avrete la possibilità di mostrare il vostro portfolio ai direttori creativi delle più grandi agenzie pubblicitarie. L’immancabile appuntamento riprende ed onora la felice consuetudine di Enzo Baldoni di incontrare gli aspiranti pubblicitari.

Potrete avere consigli tecnici su come migliorare il vostro copy o visual oppure sfruttare tale opportunità per farvi conoscere e fare networking nel settore.

Abbiamo chiesto a Luca PedraniSenior Copywriter in H-ART (parte del network AKQA), socio ADCI e parte del team che segue le iniziative per i giovani – quali secondo lui sono le motivazioni per partecipare a quest’edizione de Il Grande Venerdì di Enzo.

3 motivi per cui i giovani creativi dovrebbero partecipare a questa giornata

1) È un’occasione per imparare. Indipendentemente dal grado di esperienza dei ragazzi che partecipano, i consigli e le critiche costruttive dei direttori creativi sono un’importante opportunità di crescita.

2) È un’occasione per farsi notare e fare network. I direttori creativi sono sempre alla ricerca di nuovi talenti e le relazioni personali sono fondamentali all’interno della nostra professione: i contatti di oggi possono sempre venire buoni domani (questo vale sia per i ragazzi che per i direttori creativi).

Torna Il Grande Venerdì di Enzo

3) È un modo per ricordare Enzo Baldoni, che era solito dedicare ogni venerdì pomeriggio all’incontro con i giovani aspiranti creativi che gli chiedevano un colloquio. Una splendida abitudine che ADCI ha adottato non solo con l’annuale Grande Venerdì di Enzo ma anche, da quest’anno, con il Venerdì di Enzo: un appuntamento che si ripete circa ogni due mesi e che permette ai giovani creativi di incontrare professionisti Senior e di confrontarsi con loro per ottenere preziosi consigli e affinare il portfolio.

Insomma, il Grande Venerdì di Enzo è un’occasione da non perdere. Anche perché c’è Francesco Mollo.

Come partecipare

Per partecipare all’evento GRATUITO è necessario iscriversi al link: www.grandevenerdidienzo.eventbrite.it

L’appuntamento è per il 6 novembre dalle 20:00 alle 23:00 presso il Teatro Franco Parenti di Milano.

Cosa aspettate ad iscrivervi? BE NINJA!

La creatività che accompagna l’evento (che trovate all’interno del post) ha come soggetti alcuni creativi che hanno partecipato alle precedenti edizioni del GVDE e chi parteciperà per la prima volta quest’anno: la copywriter recentemente premiata a Cannes Sara Rosset, gli art director Francesco Mollo e Valentina Ceccarelli, studentessa dell’Accademia di Comunicazione che parteciperà anche se non ha ancora un portfolio completo.

Torna Il Grande Venerdì di Enzo

 

Credits:
ADCI Creative Team

Matteo Maggiore
Francesco Grandazzi
Roberto Ottolino
Luca Pedrani

Fotografo: LSD.eu

Quattro cose che può insegnare la storia di Essena O'Neill

Quattro_cose_che_ho_capito_dalla_storia_di_Essena_O_Neill

Ne avrai sentito parlare e probabilmente la notizia non ti avrà rubato più di qualche minuto del tuo tempo: l’influencer e modella australiana Essena O’Neill annuncia in un video di abbandonare definitamente i social media che hanno determinato il suo successo, spiegando come tutti contenuti pubblicati non appartengano alla sua vita reale ma sono il frutto di un’operazione di personal branding lunga una vita.

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Una reazione davvero comprensibile se immaginiamo che dai 12 ai 19 anni la ragazza ha costruito la sua carriera utilizzando queste piattaforme per ottenere visibilità, e certamente ora fa i conti con le conseguenze. Ciò che rende questa notizia interessante è che per la prima volta ad accendere le luci sui moderni meccanismi di gratificazione sociale e sul business dei social influencer non è un outsider o un’intellettuale – vedi Eco – ma una persona che sui social ha costruito tutto, inconsapevolmente, e durante la sua adolescenza.
L’addio ai social non rappresenterà per la ragazza un’uscita di scena definitiva, e certamente la vedremo ancora in talk show e interviste, senza menzionare che ha lanciato un sito per continuare a parlare (male) dei social media. Eppure riguardando il video in cui annuncia questa scelta, ascoltando le sue parole, sono numerose le riflessioni che quest’episodio può sviluppare. Eccone alcune.

Essere blogger è un lavoro

Incredibilmente la prima conclusione che ne deriva. Essenza O’Neill racconta del numero di scatti per arrivare a quello giusto, le operazioni di post produzione, la necessità di aggiornare sempre e comunque. Insomma non propriamente la vita agiata che comunemente – e con la complicità dei blogger stessi- si associa a questa attività. È un lavoro e come tale è fatto di clienti, mandati, retribuzioni, e questa ragazza svela quei meccanismi tanto noti agli operatori quanto sconosciuti agli utenti. Che il blog avesse perso la sua originale idea di veicolo per il passaparola, per il suggerimento e l’opinione personale era già noto, chissà che ora la parvenza di spontaneità non inizi a scomparire in favore di prodotti dichiaratamente editoriali. E in Italia sul tema dell’autenticità un caso simile è quello che ha visto coinvolti due noti youtuber.

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Una carriera sui social media non è un investimento sul futuro

Essena apre il suo video raccontando di essere spaventata sulle sue prospettive future, nonostante a 19 anni abbia ottenuto contratti con agenzie di moda e collaborazioni con aziende interessate a raggiungere il suo mezzo milione di followers, solo per citare Instagram. Si potrebbe dire che abbia usato i social per costruirsi un’opportunità, oppure che senza di essi il suo lavoro sarebbe svanito e alla fine sia stato il suo corpo e il suo tempo ad essere usato. La domanda è: esiste davvero un modo per trarne il meglio? O saremo sempre più costretti a negoziare tra vita online e esperienze offline?

Non sappiamo come educare gli adolescenti ai social media

Non è un caso che dedichi questo video alla se stessa di quando aveva 12 anni, il momento in decise di dimostrare il suo valore “attraverso il numero di visualizzazioni su YouTube”. Per quanto agli adulti questa deviazione sembra chiara come il sole, è altrettanto vero che l’educazione ai social è un’esperienza completamente nuova per tutti noi. Così come non è possibile immaginare quanto alto sia il livello di pressione quando devi costruirti un’identità di fronte a una platea potenzialmente mondiale. Ed è per questo che l’unico errore che non ci possiamo permettere è minimizzare.
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“You are not followers, we are not followers”

Una frase quasi buttata lì ma che lascia intravedere cosa accadrà quando l’entusiastica accoglienza riservata ai social media inizierà a frenare. L’idea che questi strumenti possano diventare talmente mainstream o invadenti da scatenare controdendenze – in nome dell’unicità e dell’ autenticità – non è così assurda. O perlomeno potrebbe costituire un segnale dell’ esaurimento di piattaforme basate sull’approvazione (come la stessa Essena chiede in un video precedente) insieme all’ascesa di social come Snapchat – esente da queste logiche – e dalla notizia che rispetto all’anno scorso ci sono sempre meno aggiornamenti di stato o foto su Facebook.
Ognuno di questi temi scatena altre riflessioni e sarebbe meraviglioso condividerle scrivendo nei commenti a questo post. Una cosa però è certa, la storia di Essena O’Neill non va sottovalutata, non tanto per come è andata a finire ( e comunque bisogna riconoscergli un certo coraggio) ma perché per la prima volta troviamo tutti insieme elementi spesso oggetto del dibattito sui social media: l’età, lo status, l’dentità. E in questa vicenda è possibile rintracciare il seme di esigenze e risposte che forse incontreremo in futuro come il bisogno di autenticità e il giusto valore di un’attività di blogging. Tu cosa ne pensi?