LAT LIVING APART TOGETHER

Living Apart Together: il nuovo trend (e il nuovo target) delle coppie LAT

  • L’acronimo LAT significa Living Apart Together, ossia stare insieme senza dover necessariamente convivere;
  • In Italia il 30% dei nuclei familiari non convivono.

 

Negli ultimi 20 anni la nostra società si è trasformata sotto molti aspetti. Nel velocissimo evolversi della comunicazione, con l’avvento del digitale, stili lavorativi soggetti a viaggi continui, e tanto altro, si è fatta largo una nuova modalità di vivere le relazioni di coppia. Si chiama LAT, che sta per Living Apart Together, ossia stare insieme senza dover necessariamente convivere.

I nuovi nuclei familiari

Un nuovo modo di vivere le relazioni di coppia, soprattutto per i single di lungo periodo o per chi ha avuto esperienze di convivenza disastrose, mantenere il proprio spazio vitale è fondamentale. È fondamentale perché ci si è ricreati un micro-mondo di abitudini e relax che non si vuole condividere, non per cattiveria o gelosia, ma proprio per il benessere psicofisico del singolo e della coppia.

La realtà è spesso ben lontana dai telefilm che siamo stati soliti ammirare per anni, con famiglie sempre sorridenti, felici, divertenti e scenette esilaranti.

Dai Jefferson alla famiglia Bradford, dai Robinson a Otto sotto un tetto, da Dawson’s Creek a Beverly Hills, da Tutto in famiglia a Desperate Housewives.

LAT LIVING APART TOGETHER

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Ripensando alla serenità di queste famiglie, in cui non c’era mai un reale momento di stress che non fosse affrontato con un sorriso, ci si può sentire all’improvviso come Daria, la protagonista del cartoon di Mtv, volutamente asociale e spesso estraniata dalla socialità, ma non siete soli a pensarla così. Forse perché in Italia non siamo soliti avere grandi ville con grandi metrature?

Niente panico: non è solo una realtà italiana. Spesso la quotidianità di coppia si ingolfa anche nelle decisioni più banali della gestione ordinaria della casa.

La scelta delle coppie LAT

Come rivela una ricerca del The Guardian del 2017  sono in aumento le coppie LAT, formate da persone che decidono di non vivere nella stessa casa, seguendo l’esempio di molte coppie del jet-set, come Woody Allen e Mia Farrow, Gwyneth Paltrow e Brad Falchuk, Gillian Anderson e Peter Morgan.

Anderson ha dichiarato che la convivenza decreterebbe senz’altro la fine della loro relazione e che adora andare a casa di lui e scavalcare i pantaloni che trova sul pavimento senza avere l’automatismo o sentirsi in dovere di raccoglierli.

lat carrie bradshaw

In realtà, gli amanti di Sex And The City, ne hanno già sentito parlare da Carrie Bradshaw e Mr Big, anche se la scelta si rivelò fallimentare per le pressioni della società (e delle amiche).

La psicoterapeuta Lucy Beresford, autrice del libro Happy Relationships, pensa che relazioni LAT di successo raggiungano un equilibrio tra indipendenza e impegno emotivo.

Beresford crede anche che gli scenari LAT mostrino un sano realismo lontano dalla tradizionale fiaba dell’amore duraturo sotto lo stesso tetto:

Se vivremo fino a 110 anni, alcune delle nostre relazioni potrebbero avere un’aspettativa di vita di oltre 80 anni. Potrebbero essere necessari cambiamenti pratici per far durare una relazione.

Ma Simon Duncan, professore emerito di politica sociale all’Università di Bradford, che ha scritto sulle relazioni LAT nel libro Reinventare le coppie, mostra una nota di cautela: spesso la scelta di vivere separati può essere una “preferenza negativa” – una scelta per preservare la relazione quando vivere insieme è insopportabile.

coppie lat

Qual è il costo della scelta LAT?

Due partner che per scelta vivono in case diverse, ciascuno per conto proprio. Una categoria in pieno sviluppo, che comprende storie molto diverse, unite da una comune preoccupazione: salvaguardare i propri spazi personali, le proprie abitudini, senza però rinunciare a una relazione affettiva stabile.

Da una ricerca del Il Sole 24 Ore appare evidente il costo maggiore di questa nuova tendenza. Del resto condividere uno spazio e quindi un affitto, dividere le spesa di bollette, ecc. risulta chiaramente più conveniente dal punto di vista economico.

Secondo un’indagine di Adiconsum se una coppia che convive spende in media 185 euro per le utenze domestiche, i due partner non conviventi spenderanno a testa 155 euro (ossia 310 euro a coppia).

Nonostante l’antieconomicità, sempre più italiani scelgono di non convivere: secondo l’Istat il numero di nuclei familiari composti da una sola persona è in aumento costante raggiungendo il 33% della popolazione italiana, secondo l’ultima statistica dell 2018.

Nel Regno Unito Il 25% delle coppie LAT rappresentano il 9% di tutti gli adulti. Di questi il 43% delle LAT ha un’età compresa tra 16 e 24 anni, il 45% un’età compresa tra 25 e 54 anni, mentre l’11% ha un’età pari o superiore a 55 anni.

Dai dati fin qui raccolti, è chiaro che si parla dunque di categorie di consumatori che andrebbero considerati nella loro specificità: probabilmente più disponibili a spendere in viaggi e spostamenti, per raggiungere di quando in quando l’anima gemella, ma comunque attenti ai propri bisogni di individui.

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Pro e contro secondo alcuni psicologi e i The Jackal

Lati positivi

  1. Non vivere la quotidianità tutela la coppia dalla noia: la quotidianità può essere pesante.
  2. È più facile mantenere la propria individualità, senza dover rinunciare a hobby, amicizie e passioni per andare incontro al partner.
  3. Abitare in case separate aiuta anche la libido: vivere lontani favorisce la passione. Il desiderio, è cosa nota, cresce con la distanza.

Lati negativi

  1.  Sentirsi improvvisamente soli quando l’altro è a chilometri di distanza e si necessiterebbe invece della sua presenza, una spalla sulla quale piangere in un momento di sconforto.
  2. Non condividere doveri e incombenze domestiche può essere il rischio di restare eterni Peter Pan.
  3. A volte si è LAT non per scelta: magari si vive e lavora in città lontane.
the unlimited power of beauty

Cosa ci racconta l’ultima campagna firmata Sephora sui nuovi modelli di bellezza

  • Pochi mesi fa Sephora e BETC hanno lanciato una nuova campagna dedicata alla bellezza inclusiva;
  • Per la campagna, Jonas Lindstroem ha girato uno spot cinematografico, la fotografa Nadine Ijewere ha realizzato 12 meravigliose stampe in stile pop ed è stata coinvolta anche Rihanna.

 

The unlimited power of beauty è la nuova campagna dedicata alla bellezza individuale, autentica e senza standard, lanciata da Sephora e BETC lo scorso febbraio. Una campagna multicanale diversa dal passato, diffusa su tutti i media digitali e tradizionali, come cinema, TV, stampa e social media che offre una visione forte, ambiziosa e onnicomprensiva della bellezza” come ha affermato il fondatore, presidente e direttore creativo dell’agenzia Rémi Babinet.

Il concetto di bellezza, infatti, è notevolmente cambiato nel tempo: non è più rappresentato dell’ideale delle riviste patinate e delle passerelle, dalle taglie e dai filtri, ma dai selfie degli influencer e degli amici che seguiamo ogni giorno sui nostri profili social. Una bellezza senza giudizio, dove ognuno ha il potere e il diritto di sperimentare ciò che vuole, ma anche una bellezza senza limiti che è presente, in modo differente, in tutte le persone che ci sono al mondo. nuova campagna sephora

The Unlimited Power of Beauty: lo spot di BETC e Jonas Lindstroem

Per evidenziare la posizione di Sephora, BETC e Jonas Lindstroem hanno deciso di girare un potente spot cinematografico, diverso dai precedenti, che racconta la storia di una donna che riflette sul concetto di bellezza, ripercorrendo la propria vita. Una donna che cresce, affronta e impara ad abbracciare la sua unicità, mentre il suo aspetto si modifica nel tempo.

Sulle note toccanti della melodia “I’m Not in Love” della violoncellista Kelsey Lu, si susseguono le immagini toccanti della protagonista: dai primi esperimenti con il trucco, alle classiche paranoie sul proprio aspetto fisico, al desiderio di emulare le proprie amiche, alle guance inzuppate di mascara per le lacrime di dolore, fino all’evidenza dei primi segni della vecchiaia, quando inizia a sentirsi indesiderata di nuovo. Il video si conclude con una frase “la forza di essere me”. 

A tal proposito Sephora afferma che: la bellezza è forza, è accettazione, è nelle nostre mani. Non è uno standard, ma uno strumento di potere che consente di affermare e amare noi stessi all’interno della società. Inoltre, ognuno di noi ha la facoltà di interpretare ed incarnare il concetto di bellezza come meglio crede.

bellezza inclusiva sephora

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La sfida di Jonas Lindstroem, in questo spot, è stata quella di comprendere le sfumature della prospettiva della donna e rappresentarle con la giusta sensibilità, attingendo dalle proprie esperienze di vita quotidiana. In questo spot, infatti, non si è limitato a raccontare la classica storia pubblicitaria della vita felice e perfetta, ma ha preferito mettere in luce gli alti e bassi, i dubbi, le gioie e i dolori che attanagliano tutte le donne. Una campagna universale nel suo cast, ma anche molto intima nel tono e nelle immagini. 

Florence Bellisson, presidente responsabile della creazione di BETC Etoile Rouge, afferma che:

La bellezza si evolve e non ha più standard. Volevamo mettere in scena una forma di veridicità, da cui la scelta di questo cast e di questi talenti. Questa campagna è allo stesso tempo molto completa e molto Sephora perché combina autenticità, emozione ma anche gioia. Questa nuova visione mira a costruire l’impronta culturale di Sephora.

The Unlimited Stories riprendono il concetto di bellezza senza confini

Sephora unlimited stories

Ma non è finita qui: Sephora ha arruolato anche la fotografa britannica Nadine Ijewere per rappresentare un concetto di bellezza che non dipende da uno stereotipo di età, sesso, etnia, taglia o stile. È così che nascono le 12 stampe della serie, in stile pop, dedicate alle categorie delle fragranze, del make up e della skincare. 

Lo stesso concetto è ripreso anche all’interno delle Unlimited Stories, mini video-storie che raccontano il Beauty Power insito in alcune persone. Ad esempio, in evidenza è possibile trovare la storia di Adual Cole, una ragazza ventenne australiana di Melbourne, che aveva difficoltà nel trovare del make up adatto alla sua pelle, ma da quando ha scoperto i prodotti di Sephora ha potuto esprimere la sua creatività.  

C’è anche la storia di Irka, una ragazza russa di venticinque anni dai capelli cortissimi, che non ama truccarsi, ma si prende cura della propria pelle: 

Infine, tra le Unlimited Stories c’è anche quella di un uomo, Ezra Mabengeza, sud africano di quarantacinque anni che crede che essere belli significhi essere naturali.

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Cosa ne pensano le fondatrici dei grandi marchi di make-up?

Sephora ha invitato alcune famose imprenditrici, che hanno creato una propria linea di make up, ad unirsi alla campagna “the unlimited power of beauty”, esprimendo la propria opinione in merito. 

Rihanna, ad esempio, non è solo una famosa cantante, ma anche la fondatrice del marchio Fenty Beauty, una linea make-up inclusiva, rispettosa delle caratteristiche di qualsiasi tipologia di incarnato e capace di soddisfare tutte le donne del mondo. La sua vision:

Il make-up deve divertire e non essere un obbligo, né dare l’impressione di essere un uniforme. Sentiti libera di cogliere delle opportunità, di correre dei rischi, di osare qualcosa di nuovo o diverso!

Le gemelle Jean & Jane Ford, invece, hanno fondato il marchio Benefit Cosmetics, con il desiderio di regalare il sorriso a ogni donna. Il loro motto? “La risata è il migliore dei cosmetici!” L’idea delle Ford è stata quella di creare dei prodotti innovativi, dal packaging divertente e dai nomi irriverenti, che fossero soluzioni istantanee di bellezza per tutte

Anche Huda Kattan, influencer e fondatrice del marchio Huda Beauty cerca di infondere tutto il suo know-how in termini di bellezza, invitando le donne a sperimentare i suoi prodotti, nel rispetto del proprio stile. Cercando di dare risposta alla domanda “Cos’è la bellezza?” risponde: “può cambiare il modo in cui le donne si percepiscono. Credo che una donna sicura di sé possa conquistare il mondo!”

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The beauty board: carica il tuo look preferito

Il progetto di bellezza di Sephora, in realtà, ha avuto inizio molti anni fa: nel 2014 il famoso brand di cosmetici ha lanciato The beauty board”, una nuova piattaforma social in stile Pinterest che consente agli utenti di caricare immagini dei propri look preferiti all’interno della Community e di “acquistare il look” di altre persone.

the beauty board

In altre parole, se apprezzi la resa di un particolare make up su un utente, puoi immediatamente aggiungere il prodotto utilizzato nel carrello virtuale. Attualmente sono tantissime le foto caricate: immagini di donne di tutte le età e di tutte le etnie, sono fonte di ispirazione per molti membri della Community.

intrattenimento

Cosa cambierà per cinema e intrattenimento nel post-Covid

  • L’industria dell’intrattenimento ha registrato un aumento del debito nell’ultimo periodo, come conseguenza dell’emergenza;
  • Soluzioni possibili e già testate non serviranno solo per trasmettere pellicole ma anche per assistere a spettacoli dal vivo in totale sicurezza;
  • Anche da parte degli spettatori, il mondo dell’intrattenimento subirà notevoli cambiamenti.

 

L’industria dell’intrattenimento è in crisi. Non c’è bisogno di troppi giri di parole per spiegare il perché. Oltre allo streaming, che ha comunque dovuto registrare un notevole rallentamento nelle nuove produzioni (nonché uno stop in settori come quello del doppiaggio), tutto il mondo dell’entertainment si è visto completamente bloccato dall’emergenza Coronavirus.

Stop alle attività e crescita del debito

Secondo Statista, l’intrattenimento (insieme al travel) ha contratto un debito di 23,1 miliardi di dollari. Una delle crisi peggiori per il settore, che per debiti contratti risulta essere secondo solo al mercato dell’automotive e della vendita al dettaglio.

 

Cinema

A causa del momento che stiamo vivendo, diverse produzioni per il piccolo e grande schermo sono state interrotte e rimandate a data da destinarsi o posticipate al prossimo anno. La stessa Disney ha comunicato lo stop di varie pellicole tra cui Peter Pan & Wendy e La Sirenetta.

Sono state sospese anche le riprese di film di punta come The Batman, Jurassic World: Dominion e Animali Fantastici 3.

Anche i big dello streaming accusano i colpi dell’emergenza. Nonostante i picchi di nuovi utenti registrati dalle famose piattaforme durante il lockdown, vediamo l’interruzione di serie TV quali Carnival Row (di Amazon), The Witcher e Stranger Things 4 (di Netflix). Questo potrebbe portare alla mancanza di titoli originali e a puntare sui grandi successi del passato.

La prima problematica post lockdown sarà la riprogrammazione di tutte le agende dell’industria cinematografica. Andrà stravolto quanto pianificato finora: dalle date d’uscita dei film alle nuove produzioni.

Al momento, quello che spaventa l’intero business, è la mancata certezza di una data di ripresa. La chiusura dei cinema, la conseguente mancanza di incassi e lo stop alle campagne marketing, stanno portando a un’inevitabile crisi a livello mondiale.

Si stima che se le sale di tutto il mondo riapriranno per giugno, le perdite al box office potrebbero arrivare al 30% degli incassi annuali. Nel peggiore dei casi, qualora la pandemia dovesse ripresentarsi in autunno, i guadagni potrebbero risentirne sino al 60%.

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Spettacoli dal vivo

Oltre all’industria del cinema, a perderci sono i parchi a tema e gli spettacoli dal vivo, come le opere teatrali, i concerti e lo sport.

Gregory Williams (della società di consulenza finanziaria Cowen) afferma che i parchi a tema avranno bisogno di anni prima di recuperare quanto perso durante l’epidemia.

Broadway è in perdita, così come i teatri più vicini a noi. Si conta un calo complessivo di quasi 14 milioni tra La Fenice (Venezia), L’Opera di Roma e il Regio di Torino.

Le principali associazioni della filiera musicale (concerti, case discografiche ed editori musicali) hanno presentato a Conte un decalogo per tamponare il danno complessivo stimato per fine anno, di oltre 600 milioni.

Tutti gli sport a livello agonistico si sono fermati e con loro gli atleti e le società. Le Olimpiadi di Tokyo 2020 sono state rimandate alla prossima estate. Lo stop degli eventi sportivi ha inciso inevitabilmente sulle trasmissioni, sulle sponsorizzazioni e partnership pubblicitarie e infine sulle entrate provenienti dai campionati.

Senza parlare delle perdite legate agli enormi investimenti pubblicitari legati a tanti di questi eventi.

Possibili soluzioni per risollevarsi durante e dopo il periodo Coronavirus

Tornando a parlare di cinema, alcune grandi case produttrici stanno cercando di attutire il colpo provando a distribuire i propri film attraverso piattaforme di streaming proprietarie e non. Uno dei casi più discussi è stato Trolls world tour, che è risultato essere il più grande debutto streaming di tutti i tempi. I risultati ottenuti non sono di certo paragonabili ai Box Office in sala, ma ha rappresentato una possibile risposta alla situazione attuale.

Anche Disney si prepara a far debuttare sulla propria piattaforma di streaming il film Artemis Fowl, il cui rilascio era precedentemente previsto nelle sale per fine maggio.

Un’altra possibile soluzione sembra essere la riapertura dei drive-in, per garantire l’accesso a film e spettacoli dal vivo in totale sicurezza.

Proprio questo è l’intento di “Live Drive-In“,  progetto italiano che cerca di dare una speranza ai settori dell’intrattenimento, riscuotendo grande successo e approvazione in diverse città. L’obbiettivo è quello di trasformare ampie location attrezzando mega schermi e palcoscenici che possano restituire, seppur in parte, l’esperienza di un evento live.

Per sopperire alla cancellazione dei concerti e mantenere il contatto con il pubblico, diversi artisti stanno organizzando eventi live sui propri social. Jovanotti ha pianificato il suo Jova House Party, Elisa e Tommaso Paradiso hanno inciso un singolo, mentre Bruce Springsteen ha regalato lo stream di un suo concerto.

Una delle migliori alternative alle performance live è stata quella di Fortinite, in cui 12 milioni di utenti hanno assistito al concerto del rapper Trevis Scott. L’evento ha riscosso un enorme successo e ha dimostrato ancora una volta come il mondo del gaming possa dimostrarsi fonte d’innovazione e sperimentazione.

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Quali saranno gli effetti a lungo termine sulle abitudini di fruizione?

Anche dopo la riapertura (graduale) dei cinema, teatri e luoghi all’aperto le persone avranno bisogno di tempo per fidarsi e non aver paura del contagio. In seguito al termine della pandemia, la ripresa per i proprietari di cinema, teatri e spettacoli dal vivo potrebbe non avere un rilancio immediato. Inoltre, le abitudini di fruizione dei film stanno cambiando. Le persone si stanno abituando a vedere i contenuti appena usciti comodamente sul divano di casa.

Pensare che questo modo di fruire i contenuti possa diventare la normalità è poco probabile, la suggestione del cinema, l’autorevolezza del teatro e l’euforia di un concerto non sono neppure paragonabili a come stiamo vivendo film e musica in questo momento.

Quello che possiamo però affermare è che la crisi attuale sta permettendo a nuovi canali di svilupparsi e diventare sempre più parte della nostra quotidianità. Non andranno a sostituire le nostre abitudini, ma rappresenteranno una valida alternativa.

animal crossing new horizon

Scoprendo Animal Crossing, il gioco più gettonato della quarantena

  • Le chat, le video chiamate e i giochi online, sono stati i protagonisti indiscussi di questo periodo;
  • Il gioco Animal Crossing di Nintendo è in cima alle classifiche dei titoli più popolari, complice anche lo stop forzato da quarantena.

 

Se qualche settimana fa ci avessero detto che le nostre uniche interazioni sociali sarebbero avvenute tramite video chiamate, chat o giochi online, saremmo rimasti un po’ perplessi. Se ci avessero detto che a parte le nostre mura di casa, il resto del mondo lo avremmo potuto guardare esclusivamente grazie a degli schermi fatti di pixel, avremmo sicuramente pensato più alla trama di un episodio di Black Mirror, che non alla nostra quotidianità.

La quarantena ci ha portati ad avere molto più tempo libero. Molti i momenti della giornata da riempire, quindi tantissime persone hanno deciso di optare per i giochi online.

animal crossing

Le vendite dei videogiochi aumentano

Solamente nella settimana dal 16 al 22 marzo sono stati scaricati dagli store online circa 2,74 milioni di giochi. L’incremento maggiore dell 174,9%, è avvenuto in realtà nei sette giorni successivi al  momento in cui il Presidente Conte ha esteso la “Zona Rossa” a tutto il territorio per combattere il contagio da COVID-19.

Questi eventi hanno portato al successo, soprattutto di una categoria particolare di giochi, i Life Simulator. I videogiochi di simulazione danno al giocatore la possibilità di controllare uno o più personaggi virtuali (umani o meno) vivendone la loro vita quasi a 360°. L’esperienza può ruotare intorno ad individui e relazioni fino ad arrivare ad una simulazione di interi ecosistemi.

Questi simulatori di vita impegnano il giocatore nel mantenimento e nella crescita dei personaggi mediante il potere di controllare la vita di persone o creature inventate.

In un contesto come questo, il titolo che sta dominando la scena è Animal Crossing di Nintendo. A otto anni di distanza dall’ultimo capitolo, uscito all’epoca su 3DS,  il nuovo New Horizons è in cima alla classifica dei titoli più popolari.

Il life simulator di Nintendo propone una esperienza di gioco in cui la lotta contro il tempo non esiste, tutto scorre senza fretta di dover superare livelli velocemente. Animal Crossing: New Horizons è un gioco che esce fuori dagli schemi e ci permette per qualche ora al giorno di evadere con leggerezza, in cui siamo noi a dettare i tempi, senza costrizioni o missioni.

I giochi delicati e confortanti come l’ultimo successo di Nintendo, sono un perfetto intrattenimento: ci aiutano anche a connetterci con altre persone nella nostra stessa situazione in questi tempi strani. Proprio per questo sono davvero tante le persone che, annoiate e bloccate a casa, lo hanno scaricato.

In questo passatempo, i giocatori sono incoraggiati a costruire un’isola deserta guidata da un magnate immobiliare nelle vesti di un procione panciuto. Nel gioco si trova sia una via di fuga che uno spazio sicuro per ricongiungersi con gli amici. Si può infatti interagire con gli altri giocatori cercando i propri amici. Si può anche visitare le loro isole, il che è un po’ come vederli in un contesto diverso da quello che succede nella nostra vita reale. Tutto ciò è confortante in quanto non ci sono pericoli di contagio o restrizioni.

animal crossing

Anche i VIP giocano online

Sono davvero tante le persone che sono riuscite a trovare conforto e connessione su un’isola digitale durante la crisi attuale. L’attrice premio Oscar Brie Larson ha condotto un’intervista con la rivista Elle dalla sua “Dessert Island” in cui ha dichiarato: “Mi cambio i vestiti più spesso in Animal Crossing rispetto a quanto accade nella vita reale”.

La modella Chrissy Teigen ha twittato sulla sua ossessione per il gioco, e la cantante Lil Nas X su Instagram ha lanciato un appello chiedendo di giocare con lei.

 

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Animal Crossing non è l’unico gioco che crea una fuga virtuale.

Questi giochi sono più di un intrattenimento poiché aiutano a rimodellare il nostro modo di connetterci in un futuro in cui la distanza sociale potrebbe diventare la norma. I videogiochi permettono alle persone di chiacchierare, connettersi e incontrare nuove persone. Solo nell’ultimo mese, le lauree, alcuni matrimoni, le proteste e gli incontri virtuali con gli amici, sono stati programmati su lussureggianti schermi pixelati.

Altra notizia curiosa ed affascinante allo stesso tempo, è quella che arriva dagli USA. Gli studenti di San Antonio e del Bronx per combattere il lock-down hanno ricreato le loro scuole superiori su Minecraft. Se anche questo esempio non è ancora sufficiente a far capire quanto i videogiochi online uniscano più che mai, dovete sapere che i giocatori di Final Fantasy hanno organizzato una marcia commemorativa digitale quando uno di loro è morto a causa del Coronavirus.

Mentre la pandemia e il conseguente isolamento hanno cambiato radicalmente il nostro modo di vivere la nostra vita, i videogiochi ci offrono un modo del tutto sicuro per soddisfare il nostro bisogno umano fondamentale di socializzare.

Rachel Kowert, una psicologa ricercatrice che ha studiato il fenomeno del gioco negli ultimi dieci anni, suggerisce che l’impulso travolgente che ci porta a giocare non è la fantasia e la distrazione, ma il disperato bisogno di avere il controllo su qualcosa, qualsiasi cosa. Gli utenti che in queste settimane si sono avvicinati ad Animal Crossing, lo hanno fatto perché non posso controllare quello che sta succedendo in questo difficile momento storico, ma posso controllare i compiti che svolgono sulla propria Isola. Tutto ciò ha un effetto calmante.

Molti di questi giochi “confortanti” sono classificati come “simulatori di vita”, dice Kowert. Le attività coinvolgenti del gioco permettono agli utenti di provare un senso di normalità. Non sono basati sulla fantasia; piuttosto, corrono su una narrazione di frontiera che consiste nel costruire il terreno e nel connettersi con i vicini per creare una comunità, favorendo un ambiente in cui i giocatori sentono di non competere ma di lavorare insieme. Questo permette anche di comunicare e di consultarsi come ad esempio si fa nelle squadre per raccogliere fossili e pesci.

Inoltre, questi giochi sono facili da capire e da imparare. Non c’è molto sforzo per giocarci, non ci sono molti pulsanti o combinazioni di tasti per effettuare mosse speciali, non c’è pressione, non c’è stress, non c’è nessuno che ti insegue. Se vuoi coltivare e vendere ortaggi, puoi farlo. Se ti va di passare un’intera giornata a decorare la tua casa, puoi farlo. Vuoi imparare i pettegolezzi del quartiere, pescare o esplorare una foresta, puoi farlo. Non c’è un modo giusto per trascorrere una giornata virtuale, e di solito basta muovere un controller in una direzione o nell’altra per vedere il mondo.

In Animal Crossing, basta spostarsi su di un’altra isola per giocare con gli amici. Sono relazioni para-sociali.

King Words e i messaggi digitali

Kind Words è un altro gioco che aiuta chi si trova in isolamento a comunicare con gli estranei. In esso, un avatar si siede a una scrivania in una camera da letto digitale e scrive domande sui problemi personali del mondo reale. In cambio, gli altri giocatori rispondono con note incoraggianti. Il gioco si svolge interamente all’interno dello spazio di una stanza, con i giocatori che ricevono e inviano le note tramite busta digitale.

Pubblicato a settembre, Kind Words è stato originariamente concepito come “antidoto ad un ambiente internet sempre più al vetriolo”, dice il co-creatore Ziba Scott. Nelle ultime settimane, però, ha assunto un ruolo aggiuntivo, un nuovo modo confortante e sicuro di comunicare per le persone. La scorsa settimana, il gioco ha visto un aumento di 17.000 messaggi rispetto alla settimana precedente, molti dei quali includevano parole come “quarantena”, “covid” e “malato”.

Chris Ferguson, un ricercatore di videogiochi della Stetson University, dice che in titoli come Kind Words e Animal Crossing, gran parte del gioco è costruito intorno alle relazioni che gli utenti possono instaurare con altri giocatori che condividono le stesse idee. Questo è particolarmente importante nell’era della pandemia.

Le persone che non avevano mai giocato prima dell’attuale crisi ora possono improvvisamente vedere come i giochi possano aiutarli a connettersi. Anche l’OMS sta ora incoraggiando le persone a rimanere a casa e a giocare ai videogiochi, utilizzando l’hashtag #PlayApartTogether. Questo aiuta certamente a cancellare parte della visione che circonda i giochi con lo spettro della “dipendenza”.

I videogiochi, in particolare quelli rilassanti, offrono anche spazi sicuri per le persone emarginate o che cercano conforto nella semplice gioia di incontrare qualcuno di nuovo. Ci offrono un modo possibile per mostrare il nostro io digitale, la nostra personalità, senza dover mostrare il nostro “vero io”, rendendo la connessione meno spaventosa, sia fisicamente che emotivamente.

Ci auguriamo che l’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del Covid-19 possa al più presto rientrare, permettendoci magari di continuare a fare qualche bella partitella in spiaggia, sotto il nostro ombrellone dopo un bel bagno in mare.

migliori brand su tiktok

10 brand da seguire su TikTok per trovare l’ispirazione

Oltre 1 miliardo di utenti presenti sulla piattaforma con 2 miliardi di download a livello globale e un tempo medio di permanenza per utente di 52 minuti al giorno! Numeri davvero interessanti che farebbero invidia a chiunque e che sono quelli di TikTok.

Non potrebbe esserci un momento migliore per investire in contenuti video verticali per il vostro brand, un social tutto da scoprire per le aziende, insomma una nuova America. Ma vediamo ora insieme quali sono le aziende che per prime hanno avuto la visione di provarci fin da subito ottenendo degli incredibili risultati

Senza ulteriori indugi, ecco i dieci brand che in questo momento stanno andando eccezionalmente bene su TikTok, sfruttando la piattaforma per raggiungere i consumatori finali.

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1. Elf Cosmetics

La Elf Cosmetics ha fatto finora un lavoro molto interessante, ha infatti commissionato una canzone per creare una campagna virale che riuscisse a coinvolgere il pubblico.

La canzone, che prende ispirazione dalla hit di Kash Doll del 2018 “Ice Me Out” chiamata “Eyes Lips Face” dall’acronimo del marchio, si ritiene sia stata la prima canzone realizzata interamente per una campagna TikTok.

Il team del marketing è stato molto abile perché ha saputo diffondere la campagna attraverso l’uso di alcuni influencer, insomma il binomio perfetto TikTok più influencer marketing. I risultati sono stati strabilianti per l’hashtag challenge #eyeslipsface, il conteggio attuale è di oltre 5,2 milioni di visualizzazioni.

Elf tiktok

2. Guess

Guess è un marchio che ha saputo muoversi fin da subito, attualmente ha pubblicato dieci video in totale ed ha un profilo che vanta 45 mila follower.

Si tratta di uno dei pochi marchi di moda che attualmente si muovono sulla piattaforma, una mancanza non da poco per i competitor, che si troveranno ad inseguire. I contenuti di Guess sono stati realizzati attorno all’hashtag challenge #InMyDenim che in breve tempo ha raggiunto 46,4 milioni di visualizzazioni. Qui sotto ci sono alcuni esempi di video, nel primo puoi notare tutti i video ottenuti con la challenge #InMyDenim.

TikTok Guess

3. NBA

L’NBA è stato uno dei primi brand ad essere presente su TikTok, realizzando costantemente contenuti di tendenza e raccogliendo in breve tempo 5,5 milioni e mezzo di follower.

Si può sicuramente affermare che NBA è uno dei marchi migliori presenti al momento sulla piattaforma, per contenuti, originalità in un settore sportivo ancora poco affollato.

TikTok Nba

4. Il Washington Post

Il primo giornale ad approdare sulla piattaforma, il Washington Post sta facendo un ottimo lavoro. Date un’occhiata al loro profilo e valutate voi stessi.

I loro contenuti sono principalmente video divertenti e coinvolgenti, unica perplessità che mi sento di sollevare è se questa strategia sia effettivamente la più corretta per un importante brand della comunicazione come questo.

wallstreet tiktok

5. NFL

La NFL ha appena lanciato il suo canale, pubblicando video coerenti al pubblico di riferimento ossia gli amanti dello sport. Il canale risulta estremamente ben fatto contando ad oggi quasi 4 milioni di followers. Qui di seguito il profilo con alcuni esempi di video realizzati.

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Nfl TikTok

6. HP

Il loro profilo non è niente di speciale considerando l’importanza di questa azienda.

Ho scelto però di inserirla nella top 10 perché quest’anno hanno saputo realizzare una #challenge chiamata #HPCoachellaDreamland che ha ottenuto un grande successo.

Per realizzarla hanno arruolato alcuni grandi influencer TikTok per citarne uno OurFire, che da solo vanta ha 5,3 milioni di fan. Nel complesso, i video della sfida #HPCoachellaDreamland hanno oltre 182 milioni di visualizzazioni, potete visualizzarli qui sotto.

hp TikTok

7. Gymshark

Con 1,2 milioni di fan Gymshark è da un po’ di tempo protagonista con la produzione di contenuti coerenti e di qualità, e con una perfetta combinazione di video di allenamento, meme e video di ispirazione.

Date un’occhiata ad alcuni esempi qui sotto, sicuramente un brand da seguire con molta attenzione data la tipologia di target secondo me azzeccata presente ad oggi sulla piattaforma.

GymShark TikTok

8. Calvin Klein

Calvin Klein è presente su TikTok da circa sei mesi vantando circa 28 video complessivi pubblicati ed un totale di 15,7 mila followers. Questo brand sta crescendo in modo lento ma regolare con una programmazione di video periodica e non casuale, i contenuti non risultano molto coinvolgenti ma trattano l’argomento corretto.

Calvin Klein TikTok

9. Vineyard Vines

Vineyard Vines è su TikTok da quattro mesi e finora ha pubblicato un totale di 28 video raccogliendo ben 214,5 mila follower e circa 15 milioni di visualizzazioni. La particolarità di questo brand è la fortissima riconoscibilità del loro marchio richiamato anche all’interno dei video, super divertenti, coinvolgenti, e di tendenza.

Vineyard Vines TikTok

10. Fortnite

Il target della piattaforma sta premiando questa new entry che in brevissimo tempo ha già raccolto 1,5 milioni di follower. Sicuramente va citata l’incredibile campagna di lancio chiamata con la #challenge “EmoteRoyaleContest” divenuta una vera tendenza di ballo tra gli amanti del gioco, collezionando numeri da capogiro 532 milioni di visualizzazioni.

Fortnite TikTok

crisi e opportunità

Quando crisi e opportunità sono davvero la stessa cosa

  • Crisi e opportunità sono spesso la stessa cosa (anche se non letteralmente) in cinese, ma bisogna saper creare le condizioni per il cambiamento
  • Alcuni visionari sono riusciti a creare, in breve tempo, business completamente nuovi per rispondere alle nuove necessità, come Youprobablyneedahaircut
  • Il segreto è la capacità di effettuare pivot, non solo per le startup ma per aziende e singoli

 

C’è un ideogramma cinese che è diventato largamente famoso anche al di fuori della Cina, usato e forse abusato nei discorsi di motivatori, leader e addirittura presidenti (pare che il primo a utilizzarlo sia stato addirittura John F. Kennedy nel 1959): si tratta di wēijī.

crisi in cinese La sua fama è dovuta non solo al suo significato, ovvero “crisi”, ma più che altro a quello dei simboli che la compongono, che dovrebbero essere “pericolo” e “opportunità”.

In realtà i linguisti hanno considerato una “colorita pseudoetimologia” questa traduzione, e sottolineano che da solo non significa tanto “opportunità” quanto più che altro “momento cruciale“.

Ma a prescindere dalle sottigliezze linguistiche, quello che è certo è che il mondo intero in questo momento si trova in un’enorme wēijī. E che se per tutti o quasi la parte di pericolo è ben chiara, molti faticano a trovare l’opportunità che si nasconde nell’ideogramma.

Eppure è evidente che siamo veramente a un “punto cruciale”, sul vergere di un cambiamento che presumibilmente lascerà forti strascichi politici, economici, ma soprattutto culturali.

 

Come si fa a trasformare un momento cruciale in opportunità

Per quanto molti non vedano l’ora di tornare nel chiassoso caos degli uffici dopo questo lungo periodo di lavoro da casa obbligato, abbiamo ormai infranto una sorta di spaventosa barriera invisibile che ci separava dallo smart working, e abbiamo scoperto forzatamente che sì, è possibile.

I vestiti firmati hanno lasciato spazio alle tanto bistrattate tute, e forse alla fine di questo periodo ci sarà qualche fashion victim in meno sugli eCommerce. Il minimalismo, la comprensione di quanto siano poche ed essenziali le cose che ci servono per essere felici, potrebbe assestare un bel colpo alla società dei consumi.

E sull’onda di questi cambiamenti, tante aziende che stanno semplicemente aspettando che la tempesta passi per “riprendere a lavorare come prima”, rischiano semplicemente di morire lungo la strada.

Bisogna più che mai imparare la lezione dai cinesi (no, non sulle abitudini alimentari) e capire che una crisi è un momento cruciale, ma non un opportunità. Diventa “opportunità” solo quando siamo noi a fare qualcosa perché sia così.

Per continuare con la metafora linguistica dei cinesi, a dovremmo aggiungere un pezzo per ottenere “opportunità”, che sarebbe jīhuì (机会). E così noi a questa crisi, al pericolo e al cambiamento che stiamo vivendo, dobbiamo aggiungere qualcosa di più, qualcosa di nuovo.

Uno sforzo deliberato per comprendere i nuovi bisogni dei consumatori. Una sana auto-analisi per capire se stavamo facendo qualcosa di sbagliato, se gli obiettivi che stavamo inseguendo erano davvero all’altezza. Uno sforzo, in definitiva, per non limitarci a inseguire l’onda, ma provare a cavalcarla. In fondo, è così che è nato il surf… ma basta con le metafore, o questo articolo rischia di diventare qualcos’altro.

 

Non tutto il male viene per nuocere

youprobablyneedahaircut

È quello che deve aver pensato Greg Isenberg, mentre in piena quarantena correva a registrare il suo nuovo dominio: www.youprobablyneedahaircut.com

Parrucchieri e barbieri sono stati colpiti duramente in tutto il mondo da questa crisi e sono senza lavoro – ha detto Isenberg a Today Style. Avendo sentito alcune storie di amici barbieri che lottavano per sbarcare il lunario, e realizzando che, ‘ehi, probabilmente ho bisogno di un taglio di capelli’, ho pensato che “youprobablyneedahaircut” sarebbe stato un modo elegante per risolvere questo problema per me e gli altri.

E così, in piena crisi, Isenberg trova un’opportunità: un’idea semplice, talmente semplice che in poco tempo il sito era live e funzionava perfettamente, con recensioni entusiaste come quella di Sarah F.: “adoro il mio ragazzo, ma era orribile. Mi hai salvato la vita!”. La vita forse no, ma salvato una relazione da settimane di recriminazioni per un taglio sbagliato sicuramente sì.

Il funzionamento? Nulla più che una semplice videoconferenza con il barbiere, che per 18$ ti guida passo passo nel realizzare un taglio di capelli da urlo (in positivo, certo), sul/la tuo/a compagno/a o addirittura, per i più coraggiosi, su te stesso!
Semplice ed estremamente efficace: esattamente ciò di cui il mondo ha bisogno ai tempi del Coronavirus.

Un’epifania simile deve averla avuta un ex primario dell’Ospedale di Gardone Val Trompia, in provincia di Bescia, il dottor Renato Favero, quando osservando la penuria di maschere c-Pap in cui versava l’Italia all’apice della crisi, ha avuto un’idea geniale: aggiungere una valvola stampabile in 3D alle maschere integrali per lo snorkeling di Decathlon, e convertirle in congegni medici.

Dimostrando inconfutabilmente una grande verità sull’origine dell’innovazione: la creatività si basa sull’evoluzione, sulla rivoluzione, o sulla sintesi di qualcosa di esistente. E tutti abbiamo la possibilità, entro il nostro campo di competenza, di apportarla alla nostra vita e al nostro business.

innovazione creatività  

 

Pivot: la parola magica per trasformare le crisi in opportunità

Ed è questo il grande segreto: la semplicità. La costruzione, mattoncino dopo mattoncino, di un nuovo edificio, una nuova creatura, partendo dalla base di ciò che già avevamo: conoscenze, abilità, pubblico, materiali.

Fare un assessment di ciò che si possiede, dei punti di forza diciamo, e di ciò che il nuovo mercato che ci troviamo ad affrontare richiede, per fare un pivot della propria attività e smettere di remare contro corrente, cominciando a cavalcare l’onda.

Il pivot è un termine derivato dal basket che indica i cambi di strategia tipici di una startup, dopo che ha testato il suo modello originale e scoperto che modificandolo si ottengono migliori risultati. Ma in periodi di crisi, e a dire il vero in qualsiasi periodo, questa metodologia non dovrebbe essere utilizzata solo dalle startup: tutti, aziende e privati, dipendenti e freelance, adulti e bambini dovrebbero essere in grado di “pivotare” quando le situazioni cambiano e la cosa si rende necessaria.

Forse il risultato non sarà interessante o proficuo quanto ciò che stavamo facendo prima, ma ehi, come si dice? “Quando la vita ti dà i limoni, tu impara a fare la limonata“.

Ci sono tantissimi esempi di pivot di successo in questa crisi, opportunità bellissime nate in questo periodo e colte da aziende lungimiranti, che possono ispirarti su come fare un passaggio rapido a nuovi modelli di business, per rimanere a galla, contribuire allo sforzo di contenere il virus e fornire servizi utili in modo sicuro e distanziato:

Insomma, è un mondo spaventoso e terribile quello che si è delineato in questi ultimi mesi, fatto di estremi, di rischi, di profondi rovesci e cambiamenti. Ma è anche una situazione in cui il minimo sforzo può portare al massimo risultato, dando nuova linfa vitale alle attività e una sferzata di novità a settori ormai “tradizionalisti”.

Checché ne dicano i linguisti, non c’è momento migliore per credere che l’ideogramma cinese che significa crisi sia composto esattamente da questo.

 

Forse un’opportunità ancora più profonda per il mondo?

La necessità di un cambiamento, in questo momento di crisi storica, va ben oltre il livello del singolo cittadino o della singola azienda.

Come sostiene The Economist, il mondo intero corre un rischio fortissimo: quello del perdurare per mesi, nel peggiore dei casi anni, di quella che definiscono “l’economia al 90%“. Che presumibilmente continuerà anche dopo che il picco infettivo del Covid-19 sarà passato, per paura di ulteriori contagi, di nuovi focolai, o di un nuovo virus.

Un’economia post-lockdown, che si muove, certo, ma a livelli basici, meno della metà di quelli pre-crisi. Con interi settori fermi – il turismo, uno tra tutti. Aziende che falliscono, e quelle “troppo grandi per fallire” che vengono tenute in piedi con aiuti statali (pensiamo alle compagnie aeree o alla crocieristica), che rischiano di creare disparità con il trattamento riservato alle PMI.

Questa crisi ci sta mettendo davanti a verità che facevamo finta di ignorare per tanto tempo: la diseguaglianza sociale tra i malati e i diversi Paesi, gli alti tassi di mortalità tra le minoranze, le problematiche lavorative, la necessità di assistenza sanitaria per tutti… finalmente questi problemi sono sotto gli occhi di tutti, e il mondo chiederà riforme.

Alcune di queste richieste di riforma nascono proprio in USA  che hanno visto la trasformazione del lavoro e dei servizi come  Uber, Instacart e  Amazon e adesso sono al centro di forti scontri con i lavoratori per garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro e maggiore equità nelle retribuzioni.

Ma forse è qui che giace la più grande opportunità di questa crisi: perché quando le persone sono stanche e hanno paura, chiedono un cambiamento. E se sapremo governare quel cambiamento, se i leader di questo futuro-presente distopico sapranno rispondere alla chiamata del popolo, proponendo mercati più equi, solidarietà internazionale e apertura invece di chiusura, forse questo Coronavirus avrà rappresentato allora una grande occasione per l’umanità.

Per certi aspetti, sta già succedendo: la corsa alla mobilità sostenibile post-Covid che tutti i Paesi stanno affrontando. Le proposte di maggiore equità che stanno attraversando l’Unione Europea.

Per il resto, per ciò che ancora ha da venire, non ci resta che aspettare e prepararci a surfare su questo tsunami. Ricordandoci che la voce di ciascuno dovrebbe essere, come diceva Gandhi, “il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo”.

Le conseguenze del Coronavirus sul raro rallentamento delle energie rinnovabili - 01

Un raro rallentamento delle energie rinnovabili tra le conseguenze dell’emergenza Coronavirus

Per anni abbiamo pensato di aver fatto molto per lo sviluppo e la diffusione delle energie rinnovabili. Credevamo che nulla potesse ostacolare la ricerca di nuovi strumenti per l’ottimizzazione e la raccolta di energie pulite, ma evidentemente non è affatto così. A dirlo è l’Agenzia Internazionale per le energie Rinnovabili (IRENA), che ha sede ad Abu Dhabi e che in questi giorni ha dichiarato un evento sin ora mai registrato, il rallentamento delle energie pulite. 

Dal 2001 la crescita del settore è stata costante con un aumento di gigawatt prodotti continuo, ma nel 2019 la crescita si è interrotta a circa 176 GW, rispetto al precedente anno nel quale erano state raggiunte le 178 unità. 

Un decremento significativo e particolarmente importante per gli organi di competenza. Il rallentamento non ha fortunatamente paralizzato interamente la crescita del settore, che oggi rappresenta il 35% a livello globale (rispetto al 33% del 2018) di energia prodotta.

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Le energie rinnovabili nel mondo

In Asia il 70% dell’espansione totale della rete elettrica è stato determinato dallo sviluppo e dalla realizzazione di impianti di energie rinnovabili, differentemente dal continente africano dove la percentuale scende al 52% ed ancora di più in medio oriente, dove la percentuale scende ulteriormente al 26%.  

L’espasione degli impianti ha determinato lo sviluppo e lo sfruttamento di una tipologia di energia rinnovabile specifica piuttosto ad un’altra, come l’eolico e il fotovoltaico che ad oggi rappresentano ben il 90% degli impianti installati nel 2019. Facili da rintracciare nel mercato globale e di facile installazione e manutenzione, queste tecnologie si sono ampiamente diffuse un po’ ovunque riuscendo a ricoprire circa il 53% dei gigawatt prodotti su tutto il pianeta, lasciando i restanti 47% allergia idroelettrica, che resta la fonte di energia rinnovabile dominante. 

La crisi sanitaria internazionale ed il futuro delle rinnovabili post pandemia 

Il rallentamento della crescita delle energie rinnovabili è probabilmente determinato da differenti fattori, uno tra i più importanti è certamente il Coranavirus. La diffusione del virus ha inevitabilmente innescato, oltre ad una crisi sanitaria globale, anche una crisi di carattere economico e produttivo, causando conseguentemente un dimezzamento della domanda di elettricità.

Ma quali potrebbero essere le altre ragioni del rallentamento? Uno su tutti è il basso costo dei carburanti. Il petrolio ha raggiunto dei prezzi da minimo storico e anche se il greggio non ha un impatto diretto sulla produzione di elettricità, come effetto collaterale, causa una minore pressione sui prezzi del gas naturale. 

IRENA sta analizzando con attenzione la situazione attuale ipotizzando scenari e sfide future, per affrontare al meglio il mercato che verrà e soprattutto per non interrompere il progresso delle energie rinnovabili compiuto sino ad oggi. 

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Francesco La Camera, direttore generale dell’IRENA, in una delle sue ultime interviste sul rallentamento appena registrato ha dichiarato: 

“Lo scoppio di Covid-19 minaccia le catene di approvvigionamento globali in molti settori ed è quindi probabile che abbia un impatto sulle energie rinnovabili. Resta da vedere la gravità e la durata di entrambe le situazioni”.

Infine ha ben sottolineato, che nulla può vanificare gli sforzi fatti sinora per lo sviluppo delle energie rinnovabili. Né il virus e le conseguenti crisi sanitarie ed economiche, né il ribasso dei carburanti potranno interrompere il percorso verso la decarbonizzazione intrapreso dalla società. 

Advertising e Covid-19: come cambiano gli investimenti pubblicitari in tempo di crisi

  • Secondo i dati del WFA, l’80% delle multinazionali ha messo in stand-by le campagne pubblicitarie pianificate per il secondo trimestre del 2020;
  • Il 79% dei marchi che hanno partecipato allo studio condotto dal WFA ha dichiarato di aver iniziato a lavorare a nuovi messaggi per rispondere direttamente agli effetti della pandemia;
  • Per i grandi brand è indispensabile cominciare a pianificare le proprie strategie di Marketing per quello che sarà il post-Covid19.

 

Nelle ultime settimane sono state ampiamente analizzate le conseguenze della crisi del Coronavirus sulle abitudini di acquisto dei consumatori. 

Abbiamo visto come l’economia di tutto il mondo stia subendo pesanti danni, con perdite soprattutto per settori come quello del turismo, dei trasporti, della ristorazione e dell’intrattenimento.

Inoltre, l’attenzione si è focalizzata anche sul cambiamento della fruizione da parte degli utenti dei contenuti pubblicitari e non: abbiamo potuto osservare un incremento notevole dell’utilizzo delle piattaforme digital, soprattutto per quanto riguarda millennial e Generazione Z.

carriera nel digitale

Cosa sta succedendo al mondo dell’Advertising?

Secondo i dati raccolti in un sondaggio condotto nel mese di marzo dalla World Federation of Advertisers (WFA) ben l’80% delle multinazionali ha messo in stand-by le campagne pubblicitarie pianificate per il secondo trimestre del 2020, con una media che oscilla tra il 20% e il 40% per quanto riguarda il taglio del budget dedicato alle spese pubblicitarie.

Un’analisi condotta da WARC Data propone tre scenari ipoteticamente probabili per quanto riguarda l’effetto del Coronavirus sugli investimenti pubblicitari dei grandi brand.

Questi scenari sono stati delineati in base agli studi effettuati durante dell’epidemia di Sindrome respiratoria acuta grave (SARS) nella prima metà del 2003 e dell’epidemia di Sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS) tra maggio e agosto 2015.

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Scenario 1: spostamento del budget pubblicitario al secondo semestre del 2020

Nella prima ipotesi i brand decidono di congelare gli investimenti pubblicitari per la prima metà dell’anno e, in caso si riesca a contenere il virus e tornare a una “vita semi-normale” a partire da Giugno-Luglio, spostare tutto il budget destinato al 2020 nel secondo semestre.

Sempre secondo la World Federation of Advertisers (WFA) il 34% dei brand conferma di mettere in stand-by le proprie campagne pubblicitarie per uno o due mesi, il 28% ha rinviato i piani per un intero trimestre, mentre il 13% afferma di aspettare almeno sei mesi prima di ripartire con l’ADV.

 

Gli studi condotti da WARC mostrano che già nei primi due mesi del 2020 gli investimenti pubblicitari hanno subito un fortissimo calo rispetto al mese di Dicembre 2019. I media tradizionali hanno registrato i risultati peggiori in Asia, mentre la crescita del digitale è stata notevolmente più lenta di quanto ci si aspettasse.

A Gennaio lo confermava anche Baidu, il principale motore di ricerca in lingua cinese, che in una pubblicazione anticipava che le entrate pubblicitarie sarebbero calate tra il 5% e il 13% nel primo trimestre del 2020, per un totale di circa a 500 milioni di dollari.

In questo primo caso i brand dovrebbero analizzare approfonditamente i pro e i contro di uno spostamento totale del budget, oltre che chiedersi se sia il caso di modificare del tutto o in parte i messaggi delle campagne pubblicitarie già pianificate e solo rimandate.

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Scenario 2: riallocazione a breve termine del budget pubblicitario

Un secondo scenario, molto più probabile del primo, è quello della riallocazione a breve termine del budget destinato all’Advertising, in base al cambiamento delle abitudini di fruizione dei media pubblicitari da parte degli utenti.

Questa riallocazione viaggia parallela al cambio delle strategie di Marketing dei brand, che si trovano costretti a ripensare alle campagne di comunicazione già definite per il 2020.

Pensiamo per esempio alle conseguenze del lockdown su l’Outdoor Advertising, che secondo uno studio condotto dal Financial Times sarà il mezzo di comunicazione a subire il danno maggiore. Basta vedere come Clear Channel, una delle compagnie di pubblicità OOH più importante a livello mondiale, ha perso il 75% del prezzo delle sue azioni in borsa in un solo mese.

Scenario 3: taglio degli investimenti e grave recessione pubblicitaria

L’ultimo scenario, e speriamo il meno probabile, è quello di una grave recessione del settore dell’advertising entro la fine del 2020.

Questa catastrofica proiezione è da tenere in conto principalmente per un motivo: la stretta relazione tra la spesa pubblicitaria dei brand e il PIL di una nazione. La crisi economica che la maggior parte dei Paesi affetti dalla pandemia di Covid19 sta affrontando, porta come conseguenza diretta il crollo del PIL – Prodotto Interno Lordo.

In questo scenario, la probabilità che il mercato pubblicitario globale cada in recessione è più alta, ma non è garantita. 

Come ripianificare i piani media dei brand?

A prescindere dagli scenari disegnati da WARC Data, molti brand si stanno già muovendo per modificare i propri piani di comunicazione per il 2020.

Nel frattempo infatti, il 79% dei marchi che hanno partecipato allo studio condotto dal WFA ha dichiarato di aver iniziato a lavorare a nuovi messaggi per rispondere direttamente agli effetti della pandemia.

Indipendentemente dal fatto che i brand decidano di sospendere del tutto l’attività pubblicitaria o di metterla in stand-by, la prima cosa che devono tenere in mente per ripianificare il proprio piano media è la fascia di età del proprio target e i rispettivi comportamenti di fruizione dei media attuali.

Per esempio, la Generazione Z passa la maggior parte del tempo a guardare video online su YouTube e TikTok, mentre i Millennials prediligono le piattaforme di live streaming (30%) e l’ascolto di podcast (20%). Il 42% dei Baby Boomer invece preferisce guardare le trasmissioni TV.

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L’importanza di un piano di comunicazione post-Covid19

Pensare a breve termine è indispensabile in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo, ma cosa ne sarà della comunicazione a lungo termine? 

Se è vero che bisogna pensare a un problema alla volta, è indispensabile per i grandi brand cominciare a pianificare le proprie strategie di Marketing per quello che sarà il post-Covid19. Perché se ora la maggior parte degli acquisti da parte degli utenti è in stand-by, arriverà il momento in cui l’economia riprenderà a girare e i brand dovranno essere pronti. 

Sicuramente la velocità e le prospettive di ripresa variano da paese a paese, ma possiamo vedere come in Cina ad esempio ci siano già segnali di recupero incoraggianti, che fanno ben sperare anche per il resto del mondo.

Per concludere, i brand hanno a disposizione un numero sufficiente di dati e statistiche per poter giocare al meglio le loro carte, ma è anche vero che in un periodo di incertezza e come quello che stiamo vivendo, il comportamento del consumatore è talmente volubile che è quasi impossibile definire un percorso certo.

Sicuramente ne usciranno vincitori i brand che sapranno rimanere al passo con le continue evoluzioni dei trend di mercato, riuscendo ad adattare ai tempestivamente la propria strategia di comunicazione secondo i cambi che avverranno nei prossimi mesi.

bitcoin halving

Halving Bitcoin: cos’è e come cambierà la vita di miner e investitori?

  • Satoshi Nakamoto, l’uomo misterioso considerato il padre della criptomoneta più celebre, ha previsto questo meccanismo per limitare il numero dei Bitcoin in circolazione;
  • Il numero dei Bitcoin minabili sono 21 milioni, di cui restano oggi da estrarre circa poco più di 3 milioni;

 

Si chiama halving ed è l’evento più atteso della community degli appassionati di Bitcoin. “Halving” significa dimezzamento ed è ciò che avviene al valore dei Bitcoin, ogni quattro anni. Quello a cui abbiamo assisto ieri è il terzo halving della storia.

Perché succede? Satoshi Nakamoto, l’uomo misterioso considerato il padre della criptomoneta più celebre, ha previsto questo meccanismo per limitare il numero dei Bitcoin in circolazione e proteggerne così il valore nel tempo.

Se sei poco esperto del mondo Bitcoin, ti basterà sapere che il numero dei Bitcoin minabili sono 21 milioni, di cui restano oggi da estrarre circa poco più di 3 milioni. Oggi si calcolano in circa 18,4 milioni i bitcoin in circolazione. I Bitcoin sono estratti dai “miners”, che con la potenza di calcolo dei loro computer in rete risolvono dei codici complessi.

Ma quali sono gli effetti che il dimezzamento produce sugli investitori e sul valore della criptomoneta? Lo raccontiamo in quest’articolo.

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bitcoin halving storia

Il terzo halving della storia

Dalla sua nascita, nel 2008, i Bitcoin hanno conosciuto tre halving.

Nel primo, il 28 novembre del 2012, il numero dei bitcoin estraibili risolvendo i complessi codici che li sbloccano, è passato da 50 ogni 10 minuti a 25.

Il secondo halving invece ha avuto luogo il 9 luglio del 2016 portando la ricompensa dei miner, per ogni blocco, a 12,5 BTC.

Il terzo halving invece dimezza ancora di più questa cifra, fino a 6,25 con l’estrazione del blocco numero 630 mila.

Oltre a un minore compenso per i miner, che si vedono restituire meno moneta dal loro lavoro di estrazione, un halving ha in genere un aumento del valore sul mercato dei Bitcoin, anche se la volatilità delle cripto rende molto complesso fare previsioni.

Tuttavia, la storia ci dice questo, prendendo come riferimento i due halving precedenti. Nel 2012, per esempio, il valore dei Bitcoin, post halving che ha toccato la quota di 1000 dollari (per fare un raffronto un anno prima ne valeva poco meno di 10).

Una situazione simile si è verificata con il secondo halving, con il valore dei bitcoin arrivato alla cifra monstre di 20mila dollari (rispetto ai 200 dollari dell’anno precedente).

bitcoin halving

Cosa aspettarsi con il terzo halving?

Come dicevamo difficile fare previsioni. Alla normale volatilità della cripto oggi va aggiunta la questione Coronavirus, che di certo rende il quadro previsionale ancora più complesso.

Gli esperti sperano che anche questa volta la cripto aumenti il suo valore, andando a recuperare terreno dopo la perdita di valore degli ultimi giorni, con i Bitcoin che dopo aver superato 10mila dollari, sono crollati di circa il 20% in pochissime ore.

Anche se non è possibile avere certezze, tuttavia, è possibile prevedere alcuni scenari:

  • un rialzo ancora più rapido. In un momento in cui i mercati finanziari sono in una fase buia, l’aumento dei prezzo potrebbe portare attirare nella sua rete sempre più investitori retail. Questa è l’opinione, per esempio, di CryptoMurmur, un hub che riunisce appassionati delle criptovalute).
  • Una più veloce regolamentazione. Un ulteriore aumento dei prezzi potrebbe spingere la classe politica a velocizzare le operazioni di regolamentazione della cripto per proteggere gli investitori. Questa l’opinione di Simon Peters, analista della piattaforma di investimento eToro.
  • Un trasferimento dei miner su cripto più remunerative. Un altro scenario vede i miner protagonisti: questi potrebbero lasciare la cripto e vendere, per avvicinarsi ad altre cripto che ritengono più vantaggiose, le cosiddette Altcoin.

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bitcoin

Halving vince già su Google

In attesa di sapere quali saranno gli esiti del dimezzamento, una notizia è già certa: il boom delle ricerche su Google per “halving di Bitcoin, che hanno superato di circa il 360%, il numero di ricerche per il secondo halving, quello del 2016, come riportato anche da CoinTelegraph.

A testimonianza di una crescita dell’interesse di appassionati e investitori verso la criptovaluta più nota.

social media lockdown

Social Media Trend: dagli utenti sempre più connessi (anche in Italia) ai migliori orari per pubblicare

  • In Italia 36,7 milioni di persone hanno utilizzato i social network e 33,8 milioni hanno usato i servizi di Instant Messaging;
  • Anche i tempi migliori per postare sui social media sono cambiati man mano che più aspetti del lavoro e della vita si sono spostati online.

 

Gli Italiani obbligati a stare a casa per il lockdown, durante il mese di marzo 2020 hanno mantenuto contatti e relazioni sociali grazie alle piattaforme online.

Hanno utilizzato i siti e le app di Social Networking 36,7 milioni di persone (ovvero il 94% di quelle che hanno navigato in rete) mentre sono state 33,8 milioni, pari all’87% della popolazione on-line, quelle che hanno usato i servizi di Instant Messaging.

social media lockdown

Gli insight dai social per l’Italia

Come emerge dai primi insight condivisi da Comscore, in media ognuno ha trascorso 40 minuti al giorno sui Social Network (+53% del tempo speso rispetto all’anno precedente) e 28 minuti sulle app di messaggistica (+ 77% del tempo speso su marzo 2019).

Se si analizzano le singole piattaforme social in termini di diffusione, inserendo nell’analisi anche YouTube, la piattaforma video di Google risulta essere la più utilizzata seguita da Facebook, Whatsapp e Instagram. TikTok è invece il social con il maggior tasso di crescita, arrivando a raggiungere i 7 milioni di utenti unici a marzo 2020, con un’audience quasi quadruplicata rispetto a marzo dello scorso anno così come significativa è la crescita di Pinterest, che supera i 12 milioni di utenti unici grazie al +112% di incremento rispetto a marzo 2019.

In termini di tempo speso Facebook è la prima piattaforma con 26 minuti medi al giorno per utente e una crescita del +49% rispetto a marzo 2019 seguita da Whatsapp con 20 minuti medi al giorno per utente e una crescita dell’81% anno su anno.

Focalizzando l’analisi sul solo segmento di età 18-24, i giovani trascorrono più tempo rispettivamente su YouTube (oltre 32 minuti giorno), WhatsApp (con 30 minuti al giorno), TikTok (con 18,6 minuti al giorno per utente, in crescita del 121% rispetto marzo 2019), ormai terza piattaforma per tempo medio per utente.

“Nella fase di lockdown, Social Media e servizi di messaggistica hanno svolto un ruolo fondamentale nel mantenere connesse le persone; i giovani nella fascia d’età 18-24 hanno trascorso su App e Siti di queste categorie oltre due ore e 45 minuti in media al giorno, a fronte di quasi un’ora e 20 minuti in media al giorno della fascia d’età 35+” commenta Fabrizio Angelini, CEO di Sensemakers, società che rappresenta in esclusiva Comscore in Italia. “Insieme ai player conosciuti e consolidati il dinamismo del mercato è evidenziato dalla crescita di operatori come TikTok e Pinterest”.

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I momenti migliori per pubblicare sui social media

Anche SproutSocial ha aggiornato alcuni dati del suo report annuale per mostrare gli ultimi insight aggiornati a metà aprile 2020, a seguito dell’emergenza. Nel complesso, è emerso che i tempi migliori per postare sono cambiati a livello globale man mano che più aspetti del lavoro e della vita si sono spostati online.

Facebook

Mentre in precedenza il mercoledì dalle 11 del mattino e dalle 13 alle 14 era il momento migliore per postare su Facebook, l’attività è stata più consistente in modo generalizzato tutti i giorni della settimana. Attualmente, gli orari migliori per postare su Facebook sono lunedì, mercoledì e venerdì dalle 10 alle 11. In effetti, ogni giorno alle 11 c’è stato un leggero picco rispetto al resto della giornata.

I fine settimana e i giorni feriali dopo le 17 mostrano un notevole calo, poiché i lavoratori a distanza che si destreggiano tra le diverse esigenze domestiche e familiari devono affrontare, in molti casi, anche più richieste di attenzione dopo la fine della tipica giornata di lavoro.

Instagram

Analogamente a Facebook, il numero di ore di punta durante la settimana è aumentato anche su Instagram. In precedenza, il mercoledì alle 11 e il venerdì dalle 10 alle 11 erano stati individuati come gli orari migliori per pubblicare. Ora, in un arco di tempo complessivo molto intenso di giorni feriali e orario di lavoro, lunedì, martedì e venerdì alle 11 e martedì alle 14 sono gli orari migliori per postare su Instagram.

Inoltre, mentre la precedente analisi mostrava che l’attività di Instagram proseguiva con una certa coerenza al mattino presto e a tarda sera, l’attività è ora molto più concentrata nella giornata lavorativa, con un distinto drop-off dopo le 18.

social media lockdown

Twitter

I modelli di utilizzo di Twitter sono rimasti leggermente più consistenti prima e dopo l’emergenza COVID. Ciò può essere dovuto all’uso continuo della piattaforma come mezzo per controllare rapidamente le notizie e diffondere informazioni utili al pubblico per le misure di blocco e quarantena delle diverse regioni.

Ciononostante, il tempo di impegno in cima alla lista è leggermente cambiato: mentre prima era mercoledì e venerdì alle 9 del mattino, il momento migliore per postare su Twitter ora è venerdì 7-9, con le 9 che mostrano il picco di attività.

LinkedIn

Poiché LinkedIn è una rete orientata al lavoro, non sorprende che il comportamento sia rimasto in gran parte immutato. Come Twitter, l’orario migliore per postare è cambiato un po’: passando dagli orari di punta di mercoledì dalle 8 alle 10 e mezzogiorno, giovedì alle 9 e le 13, e venerdì alle 9 agli attuali orari migliori per LinkedIn di mercoledì alle 15, giovedì alle 9 alle 10 e venerdì dalle 11 al pomeriggio.

L’orario del regolare engagement nei giorni feriali inizia e finisce un po’ più tardi, con l’attività che inizia alle 8 invece che alle 7 e termina verso le 16 invece che alle 15. Ciò potrebbe riguardare il cambiamento degli schemi di lavoro a distanza, compreso un calo nella navigazione per gli aggiornamenti durante gli spostamenti dei pendolari.

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Come è cambiato il comportamento dei brand sui social media

In tutti i settori e le reti, il numero di messaggi inviati al giorno è rimasto più o meno lo stesso in media (con un calo di soli 0,2 messaggi al giorno) rispetto al primo trimestre e all’aprile 2020.

Alcune industry hanno aumentato il volume dei messaggi inviati durante questo periodo, in particolare l’assistenza sanitaria, i media e l’intrattenimento, che sono diventati più centrali durante questo periodo.

D’altra parte, alcuni settori hanno avuto un calo più marcato dei post pubblicati, in particolare sport e viaggi.