Amazon Influencer Program: la nuova strategia del gigante dell’eCommerce

Spesso le celebrità di Instagram e Youtube promuovono attraverso i loro canali i prodotti che preferiscono, sia perché legati personalmente ai brand ma molto spesso per generare vendite affiliate. Simile al precedente Affiliate Program, il nuovo Amazon Influencer Program, in beta testing da qualche giorno, permetterà agli Influencer di ricevere una commissione per i prodotti venduti.

Amazon Influencer Program

Amazon Influencer Program: le novità

La differenza principale con il vecchio programma risiede nella sua esclusività: se al momento tutti possono registrarsi ed essere Amazon Affiliate, per partecipare al nuovo programma invece occorrerà un’approvazione.

Infatti, secondo i dettagli indicati online, il programma è dedicato esclusivamente ai Social Media Influencer con una base di follower molto ampia e che postano prodotti acquistabili con alta frequenza.

Amazon Influencer ProgramIl programma è aperto solo tramite invito. Gli influencer interessati comunque, potranno semplicemente richiedere online un invito a partecipare. Per essere accettati nel programma, Amazon valuterà le richieste non solo in base al numero dei follower ma anche all’engagement dei post, la qualità del contenuto e la rilevanza.

Una volta selezionati, gli influencer riceveranno il proprio URL personale sul dominio Amazon, che potrà essere inserito nei loro blog, nei commenti dei video Youtube o sui post di Instagram.

L’indirizzo rimanderà ad uno store online in cui sarà possibile trovare la collezione dei prodotti raccomandati che gli acquirenti potranno visionare e quindi acquistare.

Amazon Influencer Program

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Amazon ha dichiarato che non lavorerà con gli Influencer sulla selezione dei prodotti – che sarà quindi a loro totale discrezione – né fornirà prodotti prova gratuiti. Tutte le categorie di prodotto possono essere utilizzate nel programma, ma l’unico limite sulla selezione è che i prodotti scelti devono essere presenti sul sito e venduti da Amazon.

Inoltre, non sarà possibile per i brand raggiungere questi Influencer tramite la piattaforma. Di certo, i Social Media Influencer possono avere relazioni con tutti i brand al di fuori del programma, ma il gigante eCommerce non interferirà né faciliterà queste relazioni.

Il futuro del digital marketing è nella Ricerca Vocale?

L’esperienza digitale diventerà sempre di più una dipendenza. Con l’ascesa dell’Intelligenza Artificiale (AI) e l’ottimizzazione delle interfacce di conversazione per gli utenti, saremo sempre più in grado di interagire con un bot attraverso smartphone, assistenti virtuali personali e sistemi di intrattenimento nelle nostre case ed automobili.

Entro il 2020, si stima che ogni persona avrà più conversazioni con i bot che con il partner ed effettuerà il 30% delle sessioni di navigazione web senza schermo attraverso la voice search. Sono dati impressionati, vero? Eppure sono realistici!

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La Voice Search è tra i principali trend del 2017 e si basa sul riconoscimento vocale e sulla capacità di un motore di ricerca di tradurre il linguaggio naturale in una richiesta di un utente.
Stando ai dati Gartner, molti adolescenti già utilizzano la ricerca vocale nel quotidiano e le nuove tecnologie audio-centric, come AirPods di Apple, Home page di Google ed Echo di Amazon, si basano sulle interazioni “voice first”.

Cercare un’informazione attraverso la propria voce è effettivamente molto diverso dal digitare la stessa richiesta: le interazioni vocali semplificano, velocizzano ed estendono l’esperienza web a molteplici attività. Dalla geolocalizzazione alla ricerca di percorsi (25% del totale nel 2015), dalla telefonata ad un contatto all’elaborazione di un messaggio, tutto diventa più veloce!

Assistenti Vocali per una User Experience appagante

Gli assistenti vocali come Siri (iOS), di Google Now (Android) o Cortana (Windows Phone), puntano sempre di più a migliorare la conoscenza delle persone, del loro contesto e dei loro problemi.

Secondo una ricerca MindMeld condotta nel 2015 su 1.800 adulti utilizzatori di smartphone, il 60% del campione aveva già utilizzato gli assistenti per le ricerche vocali durante l’anno e il 40% negli ultimi 6 mesi.
Siri era risultato essere l’assistente più utilizzato, con una percentuale del 40% contro il 26% di Google Now.

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“THE MOBILE VOICE STUDY”, NORTHSTAR RESEARCH, 2014

La stessa Apple ha dichiarato che più di un miliardo di query a settimana sono lanciate tramite Siri. Nel corso del 2016 il CEO di Google Sundar Pichai ha avvalorato il trend sostenendo che il 20% delle query inviate da dispositivi mobili fossero ricerche vocali. E c’è chi, come comScore, prevede che nel 2020 il 50% delle ricerche sarà effettuato con la voice search.
Il futuro del digital marketing sembra essere nella ricerca vocale!

La Voice Search sta cambiando il Digital Marketing?

Google Voice Search e tecnologie simili “imparano” a riconoscere i comandi vocali e parole chiave attraverso ciò che è noto come l’elaborazione del linguaggio naturale. Ciò significa che, nel corso del tempo, Google impara non solo le caratteristiche uniche della nostra voce e il modo di parlare, ma anche il nostro comportamento, interessi di navigazione e altre informazioni personali.

Google è in costante fase di “apprendimento” sui consumatori, analizzando le abitudini di navigazione, le preferenze commerciali e altri comportamenti in linea. Questo è ciò che gli permette di restituire risultati di ricerca pertinenti e personalizzati a partire dalle ricerche vocali.

Nel rapporto del 2016 sulle tendenze di Internet di Mary Meeker, si afferma che l’uso di Google Voice per la ricerca è aumentato di 35 volte dal 2008, con un input vocale che è 4 volte più veloce della battitura su tastiera. Le abitudini di ricerca stanno cambiando e sarà necessario adeguare i propri strumenti di comunicazione all’evoluzione digitale osservando i trend settoriali.

Occorrerà produrre contenuti su misura, rispondendo all’interrogazione dei motori di ricerca con query legate a ricerche predittive e basate su toni “conversazionali” come esplicano i 5 tips di seguito riportati:

1. Lunghezza Query: non usare più parole chiave secche, ma long tail esplicative.
Cambia notevolmente il modo in cui ci relazioniamo con i motori di ricerca, instaurando un “dialogo con la macchina”. Tutti i grandi del settore IT stanno investendo in strumenti di Intelligenza Artificiale, capaci di capire e decifrare con un tasso di errore del solo 8%. In aumento le Long Tail: le ricerche si avvicinano al linguaggio naturale, le query diventano più lunghe e diversificate.

2, Question-words: sempre più ricerche iniziano per “cosa, come, chi, quando, quanto”.
Le persone sono particolarmente inclini a utilizzare la ricerca vocale per porre domande che in genere iniziano con “Come”, “cosa”, “dove”, “quando”, “perché,” e “Chi”. Dati che potrebbero fornire indicazioni sull’intenzione di ricerca ed sulla propensione dell’utente alla conversione.

 

3) Ricerca Predittiva: si pensa agli intenti e alle azioni in risposta a ricerche vocali
I progressi della AI e machine learning stanno cambiando lo scenario: i più grandi motori di ricerca hanno affrontato negli ultimi cinque anni la sfida di interpretare l’intenzione di un utente in base alle loro ricerche. Inoltre con il lancio dell’Assistente Google nel 2016, Google ha dimostrato chiaramente di volerci fornire le informazioni che ci occorrono ancor prima che iniziamo a cercarle.

4) Effetti sul locale, fatti trovare pronto!
Secondo Moz, la ricerca vocale mobile per attività locali è 3 volte più efficace. Quindi, chi possiede un’attività locale, deve assicurarsi di includere informazioni pertinenti nelle schede descrittive, ottimizzando la presenza con dettagli esaustivi.

5) Risposte più veloci per azioni più rapide!
Ottimizzare le cosiddette “instant answer” rappresenta un vantaggio: bisogna pensare sempre che, quando una persona cerca qualcosa su internet che riguarda un prodotto, non cerca di acquistare ma vuole prima avere una risposta che gli porti valore. Gli utenti puntano all’immediatezza perché vivono in un mondo frenetico e non possono perdere troppo tempo.

L’obiettivo della ricerca vocale si sposterà sempre di più nei prossimi anni dalla “voice recognition alla voice understanding”. Il futuro del marketing digitale è continuamente plasmato da importanti evoluzioni tecnologiche: l’Intelligenza Artificiale (AI), il machine learning e l’elaborazione del linguaggio naturale stanno reinventando l’esperienze di consumo.
La rivoluzione è in atto e ne facciamo tutti parte! 😉

ecommerce e sharing economy

Sharing economy ed eCommerce: quanto vendono gli italiani online?

L’era digitale è riuscita ad accoppiare parole che le teorie economiche tradizionali avevano a lungo ritenuto antitetiche e lontane. Condivisione e vendita, ad esempio. È quello che accade nella sharing economy, quando parliamo di eCommerce e ce lo raccontano, ad esempio, gli ultimi dati della ricerca Ipsos per eBay.

Per gli italiani c’è già la previsione di vendere di più online, ma le motivazioni alla base di questo tipo di vendita sono l’aspetto più interessante della ricerca:

  • non si vende solo per monetizzare, ma anche per dare agli oggetti non utilizzati una seconda vita
  • una nuova cultura spinge un’economia che evita gli sprechi
  • gli italiani stanno già adottando uno stile di vita più sostenibile e partecipano in modo attivo alla sharing economy

L’idea di possedere gli oggetti per sempre o per un lungo periodo assume sempre meno importanza e la tendenza è confermata anche in Spagna e Francia da 6 intervistati su 10.

ecommerce e sharing economy

Italiani ed eCommerce: vendiamo meno, ma guadagniamo di più

Nel 2016 abbiamo sfruttato l’opportunità di vendere online meno di Spagnoli e Francesi, ma abbiamo ricavato di più dalle vendite, con una media di 135 euro contro i 124 degli Spagnoli e i 110 dei Francesi.

Restiamo, però, ancora un po’ in ritardo in termini di vendite online: solo il 35% degli intervistati ha dichiarato di aver utilizzato piattaforme online per vendere gli oggetti inutilizzati, contro il 44% degli intervistati in Spagna e il 57% in Francia.

Il 45% degli Italiani ha però mostrato la sua volontà di ricorrere all’online per la vendita dei propri beni usati in futuro e ben il 50% ha affermato che venderà di più attraverso canali online.

Per scegliere le piattaforme eCommerce sulle quali vendere e acquistare siamo attenti soprattutto a tre aspetti:

  • la sicurezza dei pagamenti (51%)
  • la facilità di utilizzo (43%)
  • la popolarità del sito (39%)

ecommerce e sharing economy

Sharing economy: uno stile di vita

La sharing economy si rivela sempre di più come una tendenza sociale per la quale sempre più persone credono nella nuova economia di condivisione, affidandosi all’online, per rivendere e comprare beni.

Non si tratta solo del fattore economico, che ha un peso comunque per il 50% degli intervistati, ma anche della propensione a seguire uno stile di vita sostenibile, realizzabile attraverso l’uso temporaneo degli oggetti e la condivisione.

L’80% degli intervistati nei tre Paesi analizzati è coinvolto in almeno una pratica di economia partecipativa.

Tra le motivazioni principali rilevate a livello internazionale anche un’esigenza di decluttering: ragioni pratiche (problemi di spazio), ragioni economiche (guadagno) e facilità (consumatore al centro). Ma ogni Paese ha le sue ragioni specifiche: i Francesi mirano ad evitare gli sprechi e dare una nuova possibilità di utilizzo agli oggetti, per gli Spagnoli è importante partecipare a un nuovo modello di società, mentre gli Italiani vogliono soprattutto sgombrare la propria casa dagli oggetti inutilizzati.

ecommerce

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eCommerce e usato: chi è il venditore tipo?

Secondo la ricerca, tra i venditori italiani a ricavare più denaro dalle vendite online sono i 35-44enni: 164 euro di media contro i 99 euro degli under 24.

In Francia la media di età si abbassa notevolmente, con i 25-34enni con 133 euro di media contro i 93 euro degli under 24.

In Spagna, invece, le differenze più significative sono quelle geografiche: gli abitanti delle regioni centrali ricavano dalle vendite online mediamente 195 euro contro gli 88 euro di quelli che vivono nel nord-ovest.

Sono soprattutto i giovani, però, a dirsi disposti a utilizzare il web per vendere qualsiasi tipo di bene: l’84% degli under 35enni, contro il 70% degli over 60.

Oggi l’81% delle transazioni su eBay riguarda oggetti nuovi ma la vendita tra privati resta sempre una parte importante del nostro business.

Iryna Pavlova, Responsabile Comunicazione di eBay per l’Italia

15 design museum per i quali vale la pena organizzare un viaggio

Amati o odiati, si sa, i musei dividono. C’è chi li trova noiosi e chi invece organizza viaggi proprio per andare a scoprire proprio quel museo di cui ha sentito tanto parlare. Tra tutti, i design museum sono una categoria a parte, costituita da musei che espongono pezzi di arredamento che hanno fatto la storia del design, ma anche poster vintage, schizzi di progetti architettonici e molto altro e hanno un fascino davvero particolare che attrae creativi, architetti, designer ma anche il grande pubblico, costituendo una fonte di ispirazione.

Quasi ogni grande città del mondo ne ospita almeno uno, ma quali sono quelli per cui vale la pena organizzare viaggi, prendere aerei e attraversare oceani?

Ecco una selezione dei 15 design museum più interessanti realizzata da Creativebloq.com

1) Museum of Modern Art, New York

Considerato il più influente design museum del mondo, il MoMa vanta una vasta collezione che spazia dall’arte al design, all’architettura, alla scultura, alla fotografia, all’illustrazione e molto altro.

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2) Cooper Hewitt, New York

Unico museo americano dedicato al design storico e contemporaneo ed è la sede del National Design Award. Riaperto dopo un’importante ristrutturazione, ospita attualmente una serie di mostre tra cui Process Lab: Citizien Design.

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3) Design Exchange, Toronto

È il più importante museo del design canadese, attualmente ospita una mostra che indaga come il mondo naturale sia un’interessante fonte di ispirazione per il mondo del design e dell’architettura.

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4) Museo de Arte Moderna, San Paolo

Costruito nel 1948 ed ispirato ad MoMA, ospita le mostre e le esposizioni biennali più importanti.

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5) Design Museum, Londra

Fondato nel 1989 si è costruito in pochi anni una fama internazionale per le sue collezioni che includono design industriale, fashion, architettura e graphic design.

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6) Victoria & Albert Museum, Londra

Fondato nel 1852 in onore della regina Vittoria e del principe Alberto, è il più grande museo di arte decorativa e design. La collezione permanente è composta da oltre un milione di pezzi che coprono 5000 anni di storia dell’arte e del design.

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7) Bauhaus Archive, Berlino

Progettato da Walter Gropius, fondatore della scuola di architettura, arte e design del Bauhaus, il museo ospita opere di ispirazioni provenienti da diversi campi, tra cui dipinti, disegni, sculture e modelli.

15 design museum per i quali vale la pena organizzare un viaggio

8) Design Museum, Helsinki

Il museo di design finlandese è uno dei più antichi nel mondo insieme al V&A Museum. Ospita una vasta collezione di design industriale, fashion e graphic design che include oltre 75.000 oggetti, 45.000 disegni e 125.000 immagini.

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9) Design Museum, Copenhagen

Fondato nel 1890, è il più grande museo di design e arti applicate del paese e della scandinavia in generale. Tra i pezzi più interessanti per i graphic design c’è un’importante collezione di brand, packaging, poster e altro materiale promozionale.

15 design museum per i quali vale la pena organizzare un viaggio

10) Museum of the Image, Breda

Conosciuto come Graphic Design Museum è considerato un’autorità sulla cultura visuale, ospita la collezione permanente, 100 years of Dutch Graphic Design.

15 design museum per i quali vale la pena organizzare un viaggio

11) Musée National d’Art Moderne, Parigi

Parte del Centre Pompidou, comprende una collezione di quasi 100.000 oggetti, seconda solo a quella del MoMA di New York.

15 design museum per i quali vale la pena organizzare un viaggio

12) ArtScience Museum, Singapore

Inaugurato nel 2011 e caratterizzato dalla sua forma che ricorda un fiore di loto, costituisce una risorsa creativa di ispirazione molto importante.

15 design museum per i quali vale la pena organizzare un viaggio

13) National Media Museum, Bradford

Originariamente conosciuto come National Museum of Photography, Film and Television, raccoglie oltre 3,5 milioni di pezzi di importanza storica.

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14) Museum HR Giger

Il museo accoglie un’importante collezione dei lavori dell’artista svizzero HR Giger di diversi periodi, inclusi la maggior parte dei suoi film di design.

15 design museum per i quali vale la pena organizzare un viaggio

15) Museum of Design, Zürich

Parte della Zurich University of the Arts, il museo include quattro collezioni di poster, graphic design e arte applicata.

15 design museum per i quali vale la pena organizzare un viaggio

Pianificare una strategia di content marketing su Instagram

Sempre più aziende stanno abbracciando l’idea che Instagram rappresenti una concreta opportunità per il marketing online.

Del resto i dati parlano chiaro, la piattaforma è in forte crescita e attualmente può vantare 600 milioni di utenti mensili attivi. Il tasso di coinvolgimento di Instagram si aggira sui 2,261%, in media, che è un 2% pieno, superiore perfino a quello di Facebook e Twitter.

Partendo da questi dati la domanda che ogni azienda dovrebbe porsi è: come può il nostro business ottenere risultati migliori su Instagram?

Intanto è importante tenere in considerazione che, pur appartenendo a Facebook, Instagram è una piattaforma a sé che funziona in modo completamente differente.

Con il 55% di utenti al di sotto dei trenta anni, il pubblico di Instagram è il più giovane di quello della maggior parte delle altre piattaforme, tanto da essere considerato il social preferito dei millenial.

Inoltre, Instagram è un app legata al mobile che, per sua natura, incentra tutta la sua forza sul visual, il che le permette di prestarsi ad un contenuto più spontaneo e istantaneo, spingendo i brand e i loro seguaci ad interagire in un modo meno convenzionale.

Proprio questa sua spontaneità fa sì che molte aziende stiano valutando sempre più di inserire Instagram nella loro strategia di social media.

Pianificare prima di pubblicare

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Per costruire e consolidare la visibilità e il posizionamento del vostro brand, può essere molto efficace puntare su contenuti che siano sempre attuali, e non solo quelli legati ad un avvenimento che sta accadendo in tempo reale.

Costruire e pianificare una Content strategy vi consentirà di differenziare i vostri post e di comunicare in maniera efficace la voce e l’immagine del vostro brand.

Programmare i vostri contenuti, infatti, vi permette di avere una visione d’insieme della vostra strategia su Instagram e di come questa funzioni accanto a quella che parallelamente metterete in atto su altre piattaforme social, permettendovi così una migliore organizzazione e attuazione.
A tal proposito, ci sono diverse piattaforme di gestione dei social media, che possono venirvi in soccorso nella programmazione dei contenuti su Instagram.

Onlypult, ad esempio, è un strumento che vi consente di pubblicare e programmare i post su Instagram lavorando direttamente da desktop. Vi offre l’opportunità di gestire più account,  delegare alcune mansioni ai vostri collaboratori e accedere alle statistiche.

In alternativa potete usare Gramblr, che offre meno funzioni rispetto a Onlypult, anche se vi garantisce comunque di pubblicare e programmare i post dal desktop. Ha poi il vantaggio di essere  gratuito rispetto ad Onlypult.

Hootsuite  e Sprout Social sono invece delle multipiattaforme che vi permettono di programmare i contenuti, vedere come si parla del vostro  brand,  tenere sotto controllo i competitor, monitorare il coinvolgimento della community e interagire con i follower su tutti i tuoi social network contemporaneamente.
A prescindere da quale sia la vostra strategia social, ricorrere ad uno o più strumenti che siano in grado di restituirvi un flusso di lavoro organizzato in una maniera chiara ed efficiente di certo sarà molto utile.

Quando postare?

Il tempo, come nella vita, è tutto sui social media. Pertanto, conoscere i momenti migliori della giornata in cui pubblicare i vostri post vi consentirà di programmare contenuti in grado di ottenere un migliore impatto e una migliore portata, aumentando le vostre probabilità di allargare il pubblico, raggiungendo potenziali clienti/follower e coinvolgere la vostra community in maniera organica.
Dati resi pubblici da Forrester mostrano i giorni e gli orari migliori in cui pubblicare:

  1. Pubblicare dal lunedì al venerdì è più efficace che farlo nel weekend
  2. In particolare, il lunedì è il giorno in ci il tasso di coinvolgimento è più alto
  3. Le 15.00 risultano essere l’orario migliore in cui pubblicare un contenuto
  4. Altri momenti della giornata consigliati sono le 2 e le 8 del mattino e le 5 del pomeriggio

 

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Detto ciò, c’è un’altra scuola di pensiero che sostiene al contrario che non esistano leggi universali al riguardo, anche perché molto dipende dal target che intendete raggiungere, individuando chi sono e dove sono, gli obiettivi e il tipo di contenuto che si va a condividere. Pertanto, sebbene nn non si ritenga possibile individuare un orario perfetto, si può ricorrere ad altre risorse che possano aiutarvi a individuare il momento migliore per parlare del vostro specifico brand.
L’algoritmo, si sa, cambia come cambia il vento e attualmente su Instagram vale la regola secondo cui le foto con maggiori like e commenti hanno una probabilità più alta di apparire nella parte alta della home, e quindi di avere più visibilità tar i vostri follower.

Ma come si creano contenuti in grado di stimolare il coinvolgimento e l’interazione del pubblico?

Ecco, individuare la vostra target persona può aiutarvi a costruire una content strategy mirata ed efficace. È necessario allora porsi alcune domande. State parlando al tipo di persona che controllerebbe Instagram appena sveglia al mattino? Dove vivono e lavorano? Come occupano il tempo libero o nel tragitto casa-lavoro?
Rispondere a queste domande può sicuramente aiutarvi ad individuare il vostro target specifico e quindi quei momenti della giornata più adatti in cui postare i vostri contenuti.

Programmare bene i tempi e la vostra presenza online è dunque essenziale, ma non sufficiente se non viene accompagnata da un costante controllo e monitoraggio di alcune metriche, quali il tasso di coinvolgimento e quello relativo ai followers, per comprendere come e se il vostro pubblico sia realmente soddisfatto di ciò che state facendo, o se invece sia il caso di rimodulare la vostra strategia andando a modificare la frequenza e il tipo di contenuto.

La qualità premia

Instagram è il social delle immagini per eccellenza ma non è l’immagine speculare di Facebook e, in quanto tale, merita una considerazione a parte rispetto a quest’ultimo.

Il visual ricopre un ruolo centrale, quindi per gestire questa piattaforma da professionista bisogna assicurarsi di curare le immagini in modo impeccabile, garantendo un’ottima qualità.
Un strumento professionale, nonché un must have per chi di professione lavora sui social è Canva. Questo tool vi permette di  creare grafiche professionali partendo da un layout completamente editabile all’interno del quale potrete sostituire le immagini inserendo foto, o aggiungendo cornici, testi, emoji e simboli e tenere traccia di tutti i tuoi progetti in un’unica interfaccia.

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Si può anche ricorrere all’utilizzo delle due app ufficiali  di Instagram, per l’editing di immagini e video: Layout e Boomerang.
Con Layout potete realizzare dei collage fotografici, a che se molto basic, mentre Boomerang vi consente di realizzare dei brevi video in timelapse composti da 10 foto che si riavvolgono e girano a loop.

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Conclusioni

Per creare contenuti di qualità non si può lasciare nulla all’improvvisazione. Ecco perché diventa importante pianificare le attività con largo anticipo e ricorrere ad un calendario editoriale che vi permetta di definire la visione e la strategia social del brand, evitando così di pubblicare post poco coinvolgenti, improvvisati o non in linea con quelli che sono i valori del brand e gli obiettivi prefissati.

Pianificare diventa fondamentale per organizzare il lavoro in modo efficace, visualizzare i risultati ottenuti o cambiare strategia e tattica, qualora sia necessario.

Linkedin Tranding Storylines

Trending Storylines: LinkedIn lancia la piattaforma di notizie di tendenza

Da luogo di networking e di aggiornamento professionale a fonte di notizie e condivisione di contenuti per il proprio business. Linkedin si apre all’universo social e si converte al credo del santo share: in anteprima, e per ora solo per i paesi anglosassoni, è stato lanciato Trending Storylines, la piattaforma per la visione e la condivisione di contenuti personalizzati secondo i propri interessi e le proprie skill, una sorta di aggregatore di notizie di tendenza e di interesse per il singolo utente.

A tutto algoritmo, dunque, anche per il social network dei professionisti, lanciato nel 2003 e acquistato l’anno scorso da Microsoft per 26 miliardi di dollari. Dopo la sorprendente rivoluzione dell’interfaccia grafica che strizza l’occhiolino al papà dei social network, alla search, all’introduzione dei chatbot e le immagini di profilo, l’introduzione delle Storylines sembra completare una metamorfosi annunciata da tempo che consacra LinkedIn nell’olimpo dei social.

Linkedin Tranding Storylines

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Ma come funzionerà la nuova piattaforma? Presto detto. Grazie ad un apposito algoritmo le notizie potenzialmente interessanti per un determinato utente verranno selezionate e presentate combinando sapientemente una serie di fattori. Dalla geo localizzazione dell’utente alla lista dei suoi contatti, passando per le abitudini di navigazione o le interazioni con gli altri utenti e i loro contenuti.

Disponibile sia per la versione mobile che desktop, attraverso l’apposita scheda (in alto per il mobile e a destra per dispositivi desktop) si potrà accedere alla sezione Trending Storylines e da lì scegliere e selezionare le diverse notifiche push per mobile e gli aggiornamenti per il desktop in base ai propri gusti, interessi o affinità con influencer e contatti rilevanti.

Linkedin Tranding Storylines
In un primo momento le Storylines riguarderanno solo alcune tematiche, le più trattate come tecnologia, finanza e sanità per poi investire altri settori di business in base alle richieste degli utenti. Il buongiorno di Linkedin avverrà dunque con le principali notizie del giorno, riassunte in un breve sommario e seguite da un articolo selezionato da LinkedIn. Ed ecco comparire aggiornamenti, approfondimenti di esperti del settore, gli ultimi trend e le news dell’ultima ora.

LEGGI ANCHE: Ecco il nuovo look di LinkedIn: al centro il contenuto e le conversazioni

Ma non è tutto, gli utenti avranno inoltre la possibilità di pubblicare post e commentare le notizie del feed e condividere i contenuti di maggior interesse, ma anche aggiungere e suggerire hashtag per favorire la ricerca degli argomenti.

Ma chi c’è dietro a questa rassegna stampa giornaliera su Linkedin? Non si vive di solo algoritmo, e oltre ad una selezione di testate e fonti esterne alla piattaforma, opportunamente verificate, un team di circa 24 professionisti si occuperà di offrire agli utenti contenuti freschi e di qualità.

Come abbiamo già detto, per ora la piattaforma sarà a disposizione solo per gli utenti statunitensi ma a quanto pare a breve sarà disponibile anche in Italia e diciamocelo siamo proprio curiosi di testare questa nuova funzione. E voi cosa ne pensate? Scrivetelo sulla nostra fanpage di Facebook o nel nostri gruppo LinkedIn!

alessio carciofi digital detox

Digital Detox: come resistere alle distrazioni dell’era digitale

Negli ultimi anni lo smartphone ha rivoluzionato la nostra vita. Oggi siamo in grado di fare tutto (o quasi), in qualsiasi momento. E la mobilità ha radicalmente modificato i nostri tempi di lavoro.

I confini, però, tra lavoro e vita personale, si sono molto assottigliati, arrivando spesso a sovrapporsi.

Parliamo spesso di come lavorare con il digitale, ma a volte dimentichiamo un’altra domanda fondamentale: come vivere con il digitale? Come gestire i ritmi di un lavoro 24/7, senza che le notifiche si trasformino in una perdita di tempo anziché in un vantaggio? Come coniugare digitale, produttività e creatività?

Giovedì 13 aprile, presso il Create Dojo! di Salerno, Alessio Carciofi, ideatore della metodologia Digital Felix, ci presenterà il suo ultimo libro edito da HOEPLI: “Digital Detox. Focus & produttività per il manager nell’era delle distrazioni digitali”.

facebook-live-logo-vector-downloadPotrete seguire la diretta Facebook della presentazione del libro sulla pagina di Ninja Academy a partire dalle ore 18,00.

Per capire meglio il suo approccio e scoprire cosa ci aspetta nel futuro, abbiamo rivolto qualche domanda ad Alessio, nato e cresciuto nella famiglia di Ninja Marketing e ora creatore di percorsi formativi e strategie di work-life balance aziendale.

alessio carciofi digital detox

Credits: Marius Mele

Circa un anno fa parlavamo con te dell’importanza del digital detox. Riprendiamo dove abbiamo lasciato: cosa è cambiato? C’è più consapevolezza intorno a questo tema?

Tutto cambia, tutto evolve. Stiamo vivendo un periodo di forte cambiamento culturale. Quando iniziai a parlare di Digital Detox, quattro anni fa, venivo visto come un “outsider”. Oggi, nella sfera personale, oltre alla consapevolezza – che è aumentata sensibilmente – c’è un grande desiderio di crescita e di amor proprio. Mentre, nel business, c’è una grande consapevolezza sulla necessità di ri-definire alcune norme comportamentali per aumentare il focus e la produttività e trovare la giusta misura nel digitale.

LEGGI ANCHE: Digital Detox: come aumentare la produttività nel business e nella vita privata

Da una startup ad un libro: cosa ti ha spinto a scrivere un manuale sul tema?

Mi hanno spinto maggiormente due forze. La prima è stata dettata dal desiderio di aiutare le persone a vivere al meglio il work-life balance. Devo essere onesto con i lettori di Ninja Marketing, prima di aiutare altre persone, desideravo aiutare me stesso, raccontando un pezzo della mia vita e come io abbia trovato la  dimensione Digital Felix, grazie alla metodologia elaborata nel corso degli anni di ricerca.

La seconda forza è quella di lasciare dei segni lungo il viaggio della mia vita. Per me il Digital Detox è “un sogno che lascia un segno” e leggendo il libro capirete il perché.

alessio carciofi digital detox

All’interno del libro hai presentato la metodologia Digital Felix che permette di accedere ad nuova dimensione di benessere. Puoi anticiparci alcune linee guida?

Il nuovo benessere è quello che prende in considerazione la parte più autentica di noi stessi: la nostra anima. La metodologia Digital Felix, anche detta il benessere delle 5 “erre” si tratta di un percorso che parte dal Rallenta, Riduci, Ridisegna, Riprogramma e arriva alla fase Ricarica. Questi step intermedi permetteranno alla persona di intraprendere un viaggio, che parte dalla consapevolezza di come stiamo gestendo il nostro tempo o di come lo stiamo spendendo.

Per me, di fianco al concetto di gestione del tempo (time management) ci sono da aggiungere due pilastri fondamentali come l’energy management e il focus management. Nell’era delle distrazioni è d’obbligo saper gestire la nostra energia e l’attenzione. Ritengo che una buona strategia di benessere digitale debba prendere in considerazione questi tre fattori, dove il digital felix è il cuore, l’intersezione delle tre variabili.

alessio carciofi digital detox

Quali sono le persone che hanno più bisogno di un detox? A chi è rivolto il tuo libro?

Posso dire che è un libro adatto a tutte le persone che cercano di evolvere, crescere, migliorare la propria vita e lasciare un segno. Inoltre è rivolto a tutte quelle persone che in un dato momento della propria vita, stanno riempendo il vuoto di una vita frenetica, piena di distrazioni digitali che sono divenute un grande Pac-Man umano, che giornalmente mangia focus, energia e sonno.

È dedicato a tutte quelle persone che desiderano rallentare. Fermarsi per poi ripartire più carichi, più forti. Perché rallentare non è una debolezza, è il lusso postmoderno.

Sopratutto è dedicato a manager/imprenditori e digital worker che hanno bi-sogno di una “lettura” per capire come differenziarsi sul mercato, acquistando quote di focus, creatività ed energia.

Vi lascio con un mio motto: il digitale migliora la vita ma non è la vita.

digital detox

>>Giovedì 13 aprile partecipa alla presentazione del libro Digital Detox a cura di Alessio Carciofi

facebook-live-logo-vector-downloadPotrete seguire la diretta Facebook della presentazione del libro sulla pagina di Ninja Academy a partire dalle ore 18,00.

DOVE

Ninja Marketing c/o Create Dojo!

Via Irno 11, Salerno

ORARIO:

dalle 18.30 alle 19.30

Create Dojo

Non è necessario registrarsi, potete presentarvi presso il Create Dojo! il giorno stesso della presentazione. Per informazioni, scrivere a info@ninjamarketing.it

Moleskine incontra la street art con la collezione di borse firmata da Bradley Theodore

Anche quest’anno Moleskine partecipa alla Milano Design Week presentando una novità. La collezione di borse Classic viene per la prima volta reinterpretata e diventa pop con le opere di Bradley Theodore, street artist di origini caraibiche con base a New York, famoso per le opere dedicate alle personalità del mondo della moda come Anna Wintour e Karl Lagerfeld. I suoi ritratti si contraddistinguono per le pennellate rapide, espressioniste, dove a predominare sono i colori e le combinazioni di tinte pastello che ricordano gli anni ’80.

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Abbiamo partecipato alla performance di live painting presso il Moleskine Cafè e abbiamo colto l’occasione per fare una chiacchierata con Luca Danovaro, Marketing and Communication Director di Moleskine.

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Abbiamo già parlato delle motivazioni dietro l’apertura del Moleskine Café con Arrigo Berni, CEO di Moleskine. Questa è la sua prima Design Week, ci racconti come è stato utilizzato dal brand questo spazio?

Il Moleskine Café è lo spazio vivo del nostro brand, dove la marca incontra i propri fan. Vogliamo sederci, passare del tempo con le persone, condividere eventi e in questa settimana abbiamo voluto portare a Milano proprio un fan della nostra marca.

Abbiamo conosciuto Bradley a New York perché, ci ha raccontato, lui prima di dipingere qualsiasi cosa fa schizzi sui nostri taccuini. Abbiamo deciso quindi di portare nella nostra città uno street artist importante come lui. Abbiamo voluto organizzare qui l’opening con il live painting e vogliamo che durante la settimana il Cafè diventi un posto in cui le persone possano riposare dopo una giornata impegnativa. Anche qui avranno stimoli sulla creatività e sull’arte.

Moleskine incontra la street art con la collezione di borse firmata da Bradley Theodore

Ci racconti come è nata la collaborazione con Bradley e la reinterpretazione della collezione delle borse classic?

Bradley è un nostro fan, ci ha contattati attraverso delle amicizie in comune. Quando ci siamo incontrati a New York all’inizio dell’anno, ho capito da subito che lui è proprio un Nomade Contemporaneo, vive tra New York, Hong Kong, Europa. Mi ha detto: “Per voi faccio qualsiasi cosa, il mio sogno è lavorare insieme a Moleskine”. E così gli ho proposto di reinterpretare il nostro backpack. Non ho dovuto dirgli nulla di preciso perché conosceva già molto bene il brand, ci ha mandato 10 proposte e lui stesso ha proposto di essere presente alla Design Week. È un amico. Il bello della nostra marca è incontrare persone appartenenti a mondi vicino al nostro e sviluppare progetti insieme.

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Le collaborazione con il mondo dell’arte e della cultura pop contano molto, quindi. Perché il taccuino nero tanto amato da Wilde, Picasso e Hemingway non ci basta più?

Le collaborazioni per noi contano tantissimo. Sono naturali, fanno parte del nostro DNA. Il taccuino classico è sempre il taccuino classico, ma le persone vogliono colori diversi, taccuini personalizzati. Le diverse linee sono anche un modo per cavalcare determinati trend e celebrare determinati artisti. Usiamo il nostro taccuino come una tela bianca.

E tu, che Moleskine usi? 🙂

Io uso tutto sull’azzurrino e sono fan di tutta la linea di Harry Potter, i miei bambini me lo hanno fatto apprezzare.

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La forza del brand Moleskine è la sua community. Puoi svelarci che tipo di strategie vengono messe in atto dall’azienda per comunicare al meglio con essa?

La nostra strategia è molto semplice: vogliamo offrire prodotti, attività, manifestazioni per i nostri Moleskine lovers, attività legate a viaggi, cultura, street art e altri topic rilevanti al nostro pubblico. E sappiamo che sono rilevanti perché ascoltiamo ciò che ci dice in rete. I social sono sicuramente un modo di dialogare in maniera diretta con il nostro pubblico, per ascoltare i consigli su colori e collaborazioni provenienti da diverse parti del mondo.

Il café è l’esperimento migliore che abbiamo in questo momento, un luogo fisico connesso anche al mondo social e dove le persone hanno un’interazione importante con il brand.

In occasione della Design Week dell’anno scorso ti sei occupato del lancio dello Smart Writing Set. Come sei riuscito a comunicare ai consumatori il passaggio di Moleskine dall’analogico al digitale?

È da anni che facciamo prodotti che esprimono la creatività dall’analogico al digitale. Lo Smart Writing Set era il primo prodotto che ci permetteva di mantenere la parte romantica della scrittura trasferendola nel mondo digitale, quindi è stato ben voluto dai nostri consumatori perché non c’è competizione tra mondo analogico e digitale. Entrambi i mondi servono per sviluppare la creatività

Come progettare una UX efficace per il tuo eCommerce

Quest’articolo è stato scritto da Jacopo PasquiniDigital Consultant & Docente del Master Online in eCommerce Management di Ninja Academy.

Pasquini

“Se un utente non riesce a trovare un prodotto, quell’utente non può comprarlo” e qui di solito aggiungiamo che l’eCommerce non può venderlo. Sembra un aforisma banale quello di Jakob Nielsen, guru della User Experience Design, ovvero la disciplina che si occupa della progettazione dell’esperienza utente, ma ancora oggi l’insuccesso di molti eCommerce è causato proprio da un problema di usabilità.

Un eCommerce non usabile è il principale ostacolo delle conversioni: ecco come puoi progettare una UX efficace per il tuo eCommerce.

L’ingrediente segreto dell’eCommerce UX design: la fiducia

Tutti i siti web hanno bisogno di una buona, efficace ed efficiente User Experience, ma gli shop online ne hanno bisogno più degli altri, visto il tipo di servizio che offrono ai loro potenziali clienti: l’acquisto senza la possibilità di provare o toccare con mano il prodotto.

La UX, come suggerisce il nome, riguarda l’esperienza delle persone e questo non significa soltanto l’uso che faranno di un sito web o di un eCommerce, ma che cosa proveranno e come si troveranno a livello emotivo nel farlo. Per questo, l’interfaccia grafica di un sito che vende su Internet prodotti o servizi deve mettere l’utente a proprio agio, eliminando qualsiasi fonte di disturbo o di dubbio che possa distoglierlo dal completare con successo il compito: completare l’acquisto.

Ux, advertisement, test.

Non scordarti che la UX non riguarda solo la parte “visibile” di un sito web, ma anche la sua credibilità o la fiducia che questo, e quindi il brand, infonde nei navigatori. Per questo la User Experience Design è una disciplina completa e complessa che raccoglie al suo interno altre discipline complementari che spaziano dalla psicologia al disegno della grafica.

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Cosa puoi migliorare subito?

La UX è un processo continuo e lungo quanto la vita di un sito web, quindi sei ancora in tempo per migliorarla nella piccola o grande casa digitale! Puoi iniziare prestando più attenzione ed evitando gli errori più noti e comuni in alcune pagine significative per un eCommerce, tra cui:

  • Le pagine di categoria devono essere ben organizzate e complete fin da subito. Ad esempio, mostrando fin da subito informazioni come prezzo e disponibilità dei prodotti.
  • Le pagine di listing devono offrire una panoramica più completa sulle categorie e sull’offerta a catalogo dei brand.
  • La casella di ricerca deve essere ben funzionante. È stato provato che un utente che utilizza la search box sia più propenso all’acquisto, conoscendo già il prodotto da acquistare.
  • Le selling page devono essere complete di ogni dettaglio, con immagini grandi e descrittive essendo gli unici contenuti con cui l’utente può confrontarsi prima di un acquisto. Non sottovalutare il design delle schede prodotto: spesso sono le landing page di una ricerca sul browser;
  • La procedura d’acquisto deve essere chiara e senza distrazioni, qui è dove si gioca il tutto per tutto: è un momento delicato in cui l’utente deve fidarsi per poter completare l’acquisto.

Flat designed for Mobile Marketing concept. Vector

Ovviamente tutto quello che hai appena letto vale anche, e soprattutto, per il mobile! Lo smartphone ormai è il principale device utilizzato per la navigazione e la Mobile UX per un eCommerce è ancora più complessa da progettare, tenendo sempre ben in mente il contesto di utilizzo e le dimensioni stesse del dispositivo.

I risultati del progettare una UX efficace per il tuo eCommerce

Se durante le varie fasi che compongono la progettazione dell’esperienza riusciamo a rimanere sempre focalizzati sulle aspettative e sui bisogni dell’utente, sarà possibile evitare, prevedere o migliorare le performance di quel sito web o eCommerce. Infatti, una UX efficace per il tuo negozio digitale ti permetterà di:

  • diminuire la frequenza di rimbalzo, aumentare il tempo di permanenza e le pagine visualizzate: se l’utente si trova a proprio agio, troverà anche l’esperienza di navigazione piacevole e conseguentemente passerà più tempo su quell’eCommerce;
  • diminuire l’odiato tasso di abbandono del carrello e aumentare il tasso di conversione: progettando una customer journey usabile con step chiari e semplici ci saranno meno carrelli abbandonati e più acquisti effettuati.

Buona eCommerce UX!

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Torna il Design Pride, un progetto di Seletti, Wunderkammer e YOOX

Mercoledì 5 aprile le vie della città verranno sconvolte dalla festa decisamente più folle e democratica della settimana del design: il design pride. Nessuna installazione o opera d’arte concettuale prevista, solo una street parade, colorata, rumorosa e un po’ folle, che attraverserà le strade di Milano a partire dalle 18 in Piazza Castello per concludere il percorso con una grande festa in Piazza Affari che continuerà fino alle 24.

Torna il Design Pride, un progetto di Seletti, Wunderkammer e YOOX

Giunto alla seconda edizione dopo il grande successo dello scorso anno, questo progetto è promosso da Seletti, dall’associazione non-profit Wunderkammer e da YOOX, lo store online di lifestyle leader nel mondo per moda, design e arte, in   collaborazione con Gufram, Havaianas, Radio Deejay e Wallpaper.

Torna il Design Pride, un progetto di Seletti, Wunderkammer e YOOX

La colorata sfilata di carri, striscioni, musica, performance, animerà le vie della città mercoledì 5 aprile: da Piazza Castello (angolo via Minghetti) il corteo attraverserà il distretto delle 5VIE concludendo il suo percorso in Piazza Affari dove ad aspettarlo ci sarà un grande party, che continuerà per tutti la notte.

Torna il Design Pride, un progetto di Seletti, Wunderkammer e YOOX

Torna il Design Pride, un progetto di Seletti, Wunderkammer e YOOX

Torna il Design Pride, un progetto di Seletti, Wunderkammer e YOOX

Il corteo sarà aperto da studenti provenienti da varie Università e Scuole di Design di tutto il mondo che sfileranno con i loro progetti in spalla, a rappresentazione della volontà di Design Pride di diventare una piattaforma capace di sviluppare un circolo virtuoso che mostra il lato buono della globalizzazione, offrendo un’occasione ai giovani designer e un sostegno concreto al talento ed agli artigiani locali.

Torna il Design Pride, un progetto di Seletti, Wunderkammer e YOOX

I giovani designer potranno presentare i loro progetti  per valorizzare la tradizione artigianale del proprio paese d’origine tramite la pagina designpride.org; grazie all’impegno di YOOX, che sostiene sin dai suoi esordi i giovani talenti, fra i progetti che rispecchieranno le caratteristiche, i migliori avranno l’opportunità di entrare direttamente nel mercato attraverso la distribuzione di uno dei più importanti canali di vendita online.

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E voi, siete pronti a sfilare?