Ninja social oroscopo della settimana dal 10 al 16 settembre

oroscopo

Cari guerrieri, siete rientrati?? Superato lo shock da orari d’ufficio, controllate tutte le mail arretrate, aggiornati i software del pc e lette tutte le ultime novità editoriali in fatto di digital strategy???

Bene, adesso non vi resta altro da fare che scaricare qui gratuitamente il nostro ebook “Astri tuoi 2015: 5 modi per sopravvivere dal rientro delle ferie fino alle vacanze di Natale. Segno per segno.” Nell’attesa vediamo quali aggiornamenti hanno in serbo per voi le stelle secondo il social oroscopo della settimana!

I tre segni di terra questa settimana continuano a tenere i piedi ben saldi sul terreno ma ballando il fox trotter: cosi la Vergine in un impeto di buonismo sosterrà l’iniziativa #uberGIVING di Uber e Croce Rossa per aiutare i profughi… perchè il fatto che lei sia felice non le fa dimenticare di certo chi ha bisogno ed anzi si attiva subito con tweet e donazioni! Il Capricorno sarà un suo ottimo alleato in fatto di marketing strategy ed anche eventualmente di marketing transpersonale… più di tutti avrà voglia di divertirsi e di far stare bene.

Di certo invece il Toro sul transpersonale non sarà fortissimo… la sua abilità economica si prodigherà però nella messa in pratica di un’innovazione che potrebbe limitare le nostre incazzature (e le sue che questa settimana ancora abbondano). Ecco sarà suo il merito del progetto di un Uber degli aerei… sarebbe una rivoluzione!

I segni d’aria questa settimana volano cosi alti con la fantasia che sarà davvero difficile contenere i loro progetti creativi: ma se alla Bilancia potrebbe capitare di fare una ricerca su Google ed incappare in uno dei test di selezione del personale del colosso di Palo Alto, i Gemelli al massimo si scervellano in attività di business part time come la consulenza su scuse credibili da raccontare al capo quando non si consegna in tempo! L’Acquario invece questa settimana potrebbe iscriversi ad un corso intensivo da hacker perchè fare i dispetti on line sarà il massimo del divertimento!

I segni di fuoco continuano anche questa settimana la loro esplosione d’energia ed amore, senza nessuna eccezione: il Sagittario per le sue dichiarazioni d’amore userà i loop musicali di Vine... fino al raggiungimento del suo scopo per abbattimento dell’avversario (che in questo caso è la preda d’amore), l’Ariete invece è pronto a fare nottate brave alla Festa della Rete e a ballare in spiaggia ascoltando Spotify anche offline mentre il Leone punta a festeggiare coi premi del MIA tanto che già si è studiato un finto stupito discorso commosso di ringraziamenti!

Infine i segno d’acqua questa settimana ci guardano come dalla boccia di vetro dei pesci rossi ancora sotto shock da rientro… dovrebbero leggere i 10 consigli per superare il rientro (oppure il nostro ebook) ma soprattutto lo Scorpione prenderà alla lettera il consiglio di non fare troppa attività fisica ed anzi al massimo muoverà il mouse, il Cancro si darà ad una dieta no alcool e cibi sani ma anche pantofole eco sostenibili ed infine i Pesci faranno decisamente fatica a dare le giuste priorità… tra aggiornare il DB e cambiare lo sfondo di Gmail non sanno proprio scegliere!!

Divorziati e contenti? Ditelo con un #divorceselfie

#divorceselfie

Belfie, drelfie, dronie, funeral selfie e chi più ne ha più ne metta. Pensavamo di averle viste proprio tutte, ma evidentemente le vie del selfie sono infinite. Chi sperava che la mania dell’autoscatto stesse iniziando ad accusare i primi colpi dopo l’overdose collettiva degli ultimi anni rimarrà deluso anche stavolta: è il momento del #divorceselfie, la foto di (ex) coppia scattata subito dopo il divorzio.

Già da qualche tempo l’hashtag circolava timidamente su Instagram e Twitter, raccogliendo selfie di novelli ex decisi a immortalarsi nel momento dell’addio: davanti al tribunale, con le carte del divorzio, il pollice in alto e le mani libere dalle fedi nuziali. Tante varianti, insomma, e un’unica costante: volti sorridenti e frasi tutt’altro che al vetriolo rivolte all’ex coniuge.

A quanto pare affrontare un divorzio non è necessariamente un evento drammatico per tutti, e c’è anche chi vuole ricordare il momento – e condividerlo – con il sorriso sulle labbra. Così su Instagram @dodoka01, che commenta il suo autoscatto cercando di sdrammatizzare: “Divorce selfie. Perchè si può divorziare ridendo”. 

Divorce selfie. Because you van get divorced while laughing.

Una foto pubblicata da Dori Fogel (@dodoka01) in data:

 

Di certo l’impresa non è facile e richiede una certa maturità e complicità anche nel momento della separazione definitiva: per @joolsymax riuscire a sorridere all’uscita del tribunale significa infatti “divorziare da campioni” e per @damexican l’importante è ringraziare l’ex partner, nonostante tutto: “Non avrei potuto chiedere una compagna o un’amica migliore per crescere mio figlio”.  

This is how you get divorced like champions. #divorceselfie #bffe #powercouple #notreally Una foto pubblicata da borlox (@joolsymax) in data:

 

Certo, i commenti della rete non sono tutti positivi e non manca qualche polemica, soprattutto da parte di chi non vede di buon occhio la spettacolarizzazione di un momento così privato e delicato come quello del divorzio. A ben guardare, però, il #divorceselfie non sembra essere l’ennesima trovata trash in fatto di esibizionismo – e voyeurismo – contemporaneo. Tutt’altro.

In questi giorni l’hashtag sta rimbalzando da un social all’altro ed è diventato virale sul web per una motivazione che difficilmente può essere criticata. Il divorce selfie che ha dato inizio a tutto questo clamore porta con sé, almeno negli intenti, un messaggio positivo. Paradossalmente, un messaggio di pace e di amore.

LEGGI ANCHE: Social Media Wedding? Sì, lo voglio!

Tutto ha inizio con un post su Facebook di Shannon Neuman, una giovane canadese che a fine agosto ha voluto condividere il suo #divorceselfie sul suo profilo pubblico. Ad una prima occhiata la foto sembrerebbe ritrarre una coppia come tante, felice e sorridente, intenta a catturare con un selfie un momento di allegria. Leggendo il commento della donna si comprende che la realtà non è poi molto diversa dall’apparenza, nonostante i due abbiano appena divorziato.

Here’s Chris Neuman and I yesterday after filing for divorce! But we’re smiling?! Yep, we’re kooky like that. Are we…

Posted by Shannon Neuman on Giovedì 27 agosto 2015

 

“Ecco Chris Neuman ed io ieri, dopo aver firmato le carte del divorzio! Ma stiamo sorridendo?! Sì, è strano ma è così. Stiamo sorridendo perché il partner che avevamo scelto per tutta la vita non si è rivelato tale? Certo che no. Stiamo sorridendo perché abbiamo fatto qualcosa di straordinario (lo pensiamo comunque!). Abbiamo dato fine al nostro matrimonio rispettosamente, ponderatamente e onorabilmente, in un modo che ci consentirà di andare avanti come coppia di genitori per i nostri figli, l’obiettivo perfetto che abbiamo sempre avuto, così da non doverli mai mettere nelle condizioni di scegliere. Non dovranno mai domandarsi da quale parte dell’auditorium correre dopo il loro concerto di Natale, perché noi saremo seduti insieme. Non dovranno mai impazzire con l’organizzazione del matrimonio perché noi saremo seduti dallo stesso lato della navata – dal loro lato”.  

L’intento di Shannon Neuman – così come ha dichiarato a CBC News – non era suscitare polemiche né tantomeno lanciare un fenomeno virale, ma semplicemente condividere con le persone care un messaggio positivo, che fosse d’aiuto e incoraggiamento a tanti nella sua stessa situazione. Il suo #divorceselfie è piuttosto un invito per tutte le coppie in fase di rottura a ricordare quali sono le priorità di una coppia di genitori, sposati o divorziati che siano: mettere da parte eventuali rancori e conservare il sorriso per il bene dei figli. Separarsi come individui ma rimanere uniti come genitori:

“E adesso che sapete che è possibile, per favore prendete in considerazione il nostro esempio se vi doveste trovare in un’analoga situazione, o condividete il nostro messaggio se può aiutarvi a ricordare che è possibile amare i vostri figli più di quanto possiate odiare/non avere fiducia/non apprezzare il vostro ex.”

Certo, ogni storia è diversa e non tutti sono così fortunati anche nell’epilogo della propria vita matrimoniale. Il modo in cui la donna ha scelto di lanciare il suo appello è forse discutibile, ma il messaggio è forte, e soprattutto è arrivato. Questo è indiscutibile: nonostante sul suo profilo Facebook Shannon abbia poco più di 300 amici, il suo selfie decisamente fuori dal comune è stato ricondiviso oltre 37.000 volte in pochi giorni. In molti la ringraziano e la ammirano per il suo coraggio. E in molti, già, stanno seguendo il suo esempio sulla scia dell’hashtag divenuto popolare.

Potere dei social. Per ora selfie e #divorceselfie – almeno loro – sono tutt’altro che in crisi. 

Research Awards, Google premia i ricercatori

Google Research Awards, un premio per la ricerca

Ogni anno, con i Google Research Awards, il colosso del web individua le menti migliori nelle istituzioni accademiche di tutto il mondo per premiare i più validi nell’ambito della ricerca innovativa in settori chiave che rispecchiano la mission di Google: organizzare e rendere accessibili a livello mondiale le informazioni.

Alphabet, ecco come cambia la ricerca in Google

Google Research Awards, un premio per la ricerca

Con l’annuncio di Alphabet e i cambiamenti in corso del motore di ricerca più utilizzato in Italia, i Google Research Awards assumono quest’anno un significato ancora più importante. Google infatti vuole rinsaldare i rapporti con enti e istituzioni di ricerca, per far valere il principio che non è detto che le idee migliori debbano provenire necessariamente dai programmi di ricerca in-house.

I risultati della ricerca, così come le altre informazioni, devono circolare e sostenere il lavoro di università e istituzioni accademiche in tutto il mondo. Anche questo è parte integrante della mission di Google.

Il premio si basa su candidature provenienti dagli stessi enti e i vincitori sono selezionati da una giuria composta appositamente dall’azienda per la valutazione. La domanda per il prossimo round di finanziamento scade il 15 ottobre 2015 e la risposta sarà notificata entro quattro mesi dalla presentazione.

Google Research Awards, quali sono i premi?

I premi di Google destinati alla ricerca sono dedicati per un anno alle università, che potranno così sostenere il lavoro di ricerca dei docenti a tempo pieno. Il premio, per un massimo di 150.000 dollari in spese ammissibili, sono finanziati per l’importo necessario a sostenere le spese di base per uno studente laureato per un anno.

E naturalmente nel budget richiesto è possibile includere i costi per l’hardware Android.

L’intento dei Google Research Awards è quello di sostenere la ricerca di eccellenza in Informatica, Ingegneria, e altri campi correlati, categorizzata secondo le aree di ricerca di interesse di Google: neuroscienze computazionali, geo e maps, interazione uomo-computer, apprendimento automatico e data mining, traduzione automatica, elaborazione del linguaggio naturale, sono solo alcuni degli ambiti di finanziamento previsti.

LEGGI ANCHE: The Box Company, dalla “Murgia Valley” ai mercati asiatici [INTERVISTA]

Ad ogni progetto finanziato viene assegnato uno sponsor di Google, il cui ruolo è quello di sostenere il progetto discutendo le direzioni della ricerca, impegnandosi con professori e studenti, e supervisionando la collaborazione tra il team di progetto e di Google.

I vincitori del premio, inoltre potranno visitare le sedi di Google, tenere conferenze sulle fasi del proprio lavoro e incontrarsi direttamente in Google con gruppi di ricerca correlati. La collaborazione con Google infatti sarà particolarmente preziosa per il team.

Google e i programmi di ricerca: il futuro è più vicino

Google Research Awards, un premio per la ricerca

Neuroscienza, interazione uomo-macchina, elaborazione del linguaggio naturale. Se gli aspetti scientifici toccati dal ramo di ricerca di Google, anche grazie all’apertura verso le istituzioni accademiche, sono tanto diversificati, possiamo avere solo una piccola idea di quale futuro ci riservi la tecnologia.

Ma il ruolo delle aziende risulta sempre più chiaro: supportare e dettare la direzione, anche in funzione dei propri prodotti.

Facebook o YouTube? Ecco la guida per scegliere!

Facebook o YouTube? Ecco la guida per scegliere!

Artwork by Luca Scarcella

Per il nostro video aziendale, o il video promo della nostra attività, è meglio utilizzare Facebook o YouTube? Quali sono le differenze? Ne abbiamo individuate per voi cinque.

1. La rilevanza

Ponendo come base l’utilizzo di Facebook come ambiente digitale principale in cui viene spesa la maggior quantità di tempo di navigazione, mettiamo a confronto i due tipi di video su questo spazio. Lo stesso video se caricato direttamente su Facebook otterrà circa il 300% di reach organica in più rispetto a quello caricato su YouTube e postato sul social. Facebook sta spingendo i video nativi senza nascondere come il proprio algoritmo penalizzi quelli del concorrente di Mountain View.

2. Le visualizzazioni

Su Facebook viene contata una visualizzazione quando l’utente guarda il video per 3 secondi o più, anche in autoplay. Su YouTube l’autoplay non esiste (a meno che non l’attivi l’utente in casi specifici come una playlist di video musicali), e una visualizzazione è tale solo dopo aver visualizzato il 5% del tempo totale del video. Si possono collezionare con un semplice refresh fino a 301 visualizzazioni, dopodiché YouTube sarà molto più restrittivo nel calcolare le views e il refresh non conterà. L’autoplay è una pratica utilizzata in ogni social network, da Facebook a Twitter, passando per, l’ormai non più novità, Snapchat, che ha comunicato di aver raggiunto i quattro miliardi di video visualizzati ogni giorno, come Facebook. Ma quante di quelle visualizzazioni sono “reali” e quante quelle dovute all’autoplay? Si dice, poiché non ci sono dati superpartes, che le prime siano circa il 20% del totale. Dati che in ogni caso ci dicono come i social video siano il futuro della comunicazione online.

Video su Facebook o su YouTube? Questo è il problema

3. Il Content ID

Finché YouTube è stata una piccola startup, la violazione di copyright era abbastanza comune, ma dall’acquisto di Google il problema è stato risolto con il cosiddetto “Content ID”, ovvero un sistema che analizza ogni singolo video caricato, confrontandolo con l’enorme database di contenuti di proprietà a disposizione di YouTube. Su Facebook questo meccanismo non esiste, e non si possono, al momento, ricercare video sul social, perciò è estremamente difficile risalire a violazioni di copyright: i nostri video non sono dunque protetti in alcun modo.

4. La monetizzazione

Il Content ID è al contempo causa e conseguenza della possibilità di monetizzare con i video caricati su YouTube. Il Content ID ha rivendicato infatti milioni di video ed è responsabile di oltre un miliardo di dollari di fatturato, diventando così un’arma importante per chi utilizza la piattaforma in modo professionale. Facebook, invece, può rimuovere un contenuto per violazione di copyright soltanto se segnalato, e ad oggi non offre nessun compenso per i contenuti originali, proprio per la mancanza di un sistema di controllo. Zuckerberg ci sta già lavorando, e si mormora che entro il 2017 le revenues dei video su Facebook saranno realtà, con il 55% dei ricavi pubblicitari destinati all’utente generatore del contenuto, e il restante nelle tasche del CEO più famoso al mondo.

Video su Facebook o su YouTube? Questo è il problema

5. L’audience.

Secondo l’ultimo rapporto Censis e e AgCom, gli utenti di Facebook hanno un’età media di 28 anni, mentre quelli YouTube di 23, con il secondo che tocca quota 90% nella fascia di età 13-17, dove Facebook si ferma al 28%, affermandosi invece con un 91% nella fascia di età 15-34.

LEGGI ANCHE: Audience web: qualche dato su Internet in Italia.

I dati e le realtà elencate ci possono di volta in volta aiutare nella scelta se caricare un video su Facebook o YouTube nella strategia di comunicazione e/o social media marketing che vogliamo adottare. Prendiamo ad esempio una classica PMI: se deve raccontare attraverso contenuti video la propria attività in quanto a processi di produzione, storia dell’azienda, risultati raggiunti, è consigliabile l’uso di Facebook, poiché si presta meglio, in quanto a pubblico potenzialmente raggiungibile, a contenuti creati con la metodologia dello storytelling. Se invece la stessa PMI ha necessità di lanciare un prodotto con un video, il consiglio è quello di scegliere YouTube, poiché il suo player è decisamente più semplice da embeddare in ogni altra piattaforma, ed inoltre sul lancio di un prodotto è bene avere delle metriche precise e fedeli alla realtà, al fine di monitorarne l’andamento, la viralità e il gradimento.

E voi che ne pensate? Scrivetelo nei commenti!

LEGGI ANCHE: YouTube sempre più mobile: nuova navigazione, nuovi tool.

Facebook: arrivano gli annunci “immersive”

Facebook-Immersive-format-940x529

Facebook sta attualmente testando un nuovo formato di annunci mobile definiti come un’esperienza “immersiva”: a partire da quello che sembra un semplice post, l’annuncio si apre a tutto schermo e funziona come una mini versione del sito dell’inserzionista. Gli utenti  potranno scorrere più pagine di video, immagini e testo con la possibilità di cliccare su un link esterno. L’annuncio “immersive” – anche se il nome non è stato ancora ufficializzato – non costituirà un diverso formato ma più che altro si presenta come la possibilità di creare un mashup fra quelli esistenti, compreso il carousel.

Facebook_lancia_annunci_immersive”

A giugno abbiamo condiviso la nostra idea di creative canvas per gli esperti di marketing, al fine di sviluppare esperienze immersive con la velocità e la capacità di risposta di Facebook” spiega Kelly Graziadei, director of ads product marketing di Facebook. Una prima demo è stata mostrata da Chris Cox, chief product officer di Facebook, durante il Festival di Cannes  ma per ora i primi a usufruire di questo prodotto sono stati Gatorade, Michael Kors e Mr. Porter.

Con questa proposta Facebook rinnova il suo felice matrimonio con la tecnologia mobile, un’unione sancita dall’ 80% degli utenti che ogni mese accedono al social network tramite smartphone e tablet. Anche se gli ultimi dettagli sono ancora da definire, gli inserzionisti possono dunque festeggiare l’arrivo di uno strumento che potenzia al massimo le strategie di mobile marketing con gli utenti di Facebook.

Ti è già venuto in mente un modo efficace per usare questi annunci? Scrivicelo nei commenti!

Uber e Croce Rossa insieme per l’emergenza profughi #UberGIVING

Uber e Croce Rossa insieme per l'emergenza profughi

Sarà #UberGIVING in 20 città in 11 paesi Europei, mercoledì 9 settembre, dalle 10.00 alle 18.00, giorno in cui Uber, in partnership con la Croce Rossa Italiana, raccoglierà spazzolini, borse, detersivi e tanti altri beni necessari per offrire materiali e supporto ai migliaia di profughi arrivati in tutta Europa nelle ultime settimane.

Come funziona #UberGIVING

Forse ci soffermiamo troppo poco sulla parola sharing della sharing economy. Possiamo utilizzare le enormi potenzialità delle tecnologie a nostra disposizione per fare del bene.

E così anche una comunità ampia come quella di Uber, che conta decine di migliaia di driver e milioni di utenti in tutto il mondo, può dare un decisivo contributo per aiutare le realtà e gli individui che cercano di far rete per rispondere a questa emergenza umanitaria di così grandi proporzioni.

Aiutare il prossimo, in questo caso, è davvero facile come usare un’app. Di questo si tratta, infatti: per partecipare a #UberGIVING, mercoledì 9 settembre apri l’app di Uber e seleziona GIVING .

L’auto più vicina verrà a ritirare il materiale che hai messo a disposizione senza alcun costo.

Quali oggetti posso donare?

Uber e Croce Rossa italiana

Questa è la domanda giusta!

Uber provvederà a ritirare i materiali richiesti dalla CRI, quindi prepara una borsa con prodotti per l’igiene, abbigliamento, calzature, schiuma da barba e lamette; puoi trovare maggiori informazioni sul sito della Croce Rossa Italiana.

Le donazioni verranno consegnate a un centro locale della Croce Rossa e distribuite alle persone che ne hanno maggiormente bisogno.

LEGGI ANCHE: Come la Sharing Economy può salvarci dalla crisi economica

Ogni paese coinvolto in #UberGiving potrà raccogliere beni di prima necessità differenti. Così, per esempio, nei Paesi Bassi, Uber chiede agli utenti di donare soprattutto sacchi a pelo, che saranno inviati alle migliaia di profughi che arrivano attualmente in Grecia, molti dei quali dormono in strada.

Se Uber e Croce Rossa muovono l’Europa

Uber e Croce Rossa insieme per l'emergenza profugh

Dopo aver dichiarato l’intenzione di tornare sulle strade di Roma con il servizio low-cost per aiutare il sistema di trasporti urbano durante i giorni del Giubileo, Uber fa parlare ancora di sé con questa campagna per gli aiuti umanitari.

Non è semplice marketing etico, troppo urlato per un’operazione che invece è tanto delicata da apparire appena sussurrata. Piuttosto un modo, come si diceva all’inizio, per far comprendere a tutti, attraverso gesti semplici e spontanei, quanto sia semplice vivere la sharing economy.

Un modo per mostrare le mille sfaccettature e i possibili utilizzi di un servizio che sembra voler continuare a far parlare di sé più per i valori positivi che intende investire, che per le polemiche o le sentenze dei tribunali.

I trucchi del mestiere del SEO strategist [FREE MASTERCLASS]

corso seo

A breve partirà il corso in SEO & SEM Strategy a cura della Ninja Academy (a proposito, sai che il 9 settembre scade l’early booking?). 

Il 7 Settembre 2015 si è tenuto un primo evento correlato al corso, la Free Masterclass con tre ospiti speciali, Luca De Berardinis, Fabio Di Gaetano e Gianpaolo Lorusso, i tre docenti che saranno i protagonisti dei tre moduli di apprendimento.

Se non sei riuscito a seguire il webinar in diretta, puoi farlo on demand attraverso il sito della Ninja Academy.

Masterclass_Seo_Sem

Come seguire la Masterclass su SEO & SEM Strategy

Tutto ciò devi fare è andare sul sito della Ninja Academy e iscriverti gratuitamente alla free masterclass “I TRUCCHI DEL MESTIERE DEL SEO STRATEGIST, se non l’hai già fatto, o accedere al tuo account.

Nella tua area utente troverai un elenco di tutti i contenuti a te dedicati, compreso il video della masterclass.

Si tratta di un’occasione non solo per tutti coloro che vogliono avere un’anticipazione del corso, ma anche per tutti colore che vogliono dare una sbirciatina all’universo Ninja Academy.

Non dimenticare che se vuoi iscriverti al Corso Online in SEO & SEM Strategy, hai tempo fino al 9 settembre per approfittare dell’early booking (299€ invece di 375€)!

LinkedIn: arriva l'instant messaging

Chat_arriva_su_Linkedin_1

Diciamo la verità: su LinkedIn ci si va solo quando si è alla ricerca di nuove possibilità lavorative!

Aggiorni il tuo curriculum con le ultime esperienze, confermi competenze ai membri della tua rete (sperando che poi loro lo facciano con te!), controlli le ultime offerte in base al tipo di professione e alla città, mandi c.v. a tutto spiano e poi ti domandi se abbia senso investire 26,83 € al mese per la versione Premium.

Ma quando inizi una nuova collaborazione, ti ricordi ancora di LinkedIn? La risposta è no e lo sanno anche alla LinkedIn Corporation di Mountain View, California.

Sito, app principale e satellite (LinkedIn Jobs Search e la recente LookUp, ad esempio) sono in costante aggiornamento dal punto di vista delle funzionalità e dell’aspetto estetico.

LEGGI ANCHE: LinkedIn: news inside e intra-office le novità per i professionisti

Ma rimane un fatto: LinkedIn è noioso e antiquato (come ha fatto notare Jourdan Urbach, CTO di Ocho, a Reid Hoffman, cofondatore di LinkedIn).

Se prendiamo in esame il servizio di messaggistica interno, per esempio, scopriamo che riesce nel difficilissimo compito di rendere alla moda lo scambi di mail attraverso uno qualunque dei tanti servizi esistenti!

Da qui la decisione di trasformare lo scambio di messaggi dal classico servizio in box, al più immediato servizio di chat (come siamo ormai abituati a fare su computer e device mobili con Skype, Facebook e WhatsApp).

 

Chat_arriva_su_Linkedin_3

Con la nuova chat – per ora disponibile solo per chi usa LinkedIn in lingua inglese – potremo contattare persone con cui non siamo ancora in contatto e il nostro messaggio sarà visualizzato nella sezione “Persone che potresti conoscere”.

Una volta avvenuto il collegamento sarà possibile inviare emoticon, gif e allegati ai nostri contatti.

Mark Hull, Director of Product Management di LinkedIn, ha presentato questa novità sul blog aziendale e ha lasciato intendere che, all’orizzonte, già s’intravede l’arrivo di un assistente personale al pari di quelli utilizzati da Facebook su MessengerGoogle Now e Siri.

Siamo eccitati dall’idea di introdurre assistenti di messaggistica intelligenti. Possono inviare messaggi e fornire informazioni pertinenti sulle persone prima di iniziare una conversazione e segnalare contenuti audio e video per rendere le conversazioni più interessanti

Chat_arriva_su_Linkedin_2

Prepariamoci dunque a veder cambiare il portale per professionisti del lavoro più famoso del mondo.

Se è vero che l’immediatezza del messaggio e la leggerezza degli emoticon renderanno più piacevole la discussione, abbiamo qualche dubbio sulla reale utilità del nuovo servizio chat. Infondo, non eravamo a nostro agio a parlare di lavoro in un ambiente più serio e meno incline alla chiacchiera da bar?

Sapremo trattenerci dal mettere faccine sorridenti e scimmie danzerine quando ci proporremo per un nuovo impiego? E soprattutto: con quattro (se non di più) chat attive in contemporanea, riusciremo ancora a lavorare?

Scrivici cosa ne pensi nei commenti qui sotto!

Vine ora permette di creare loop musicali perfetti

vine musica

Nei giorni scorsi Vine ha rilasciato un aggiornamento che non può che entusiasmare i suoi utenti e, in particolare, i più ambiziosi videomaker tra loro presenti. L’applicazione di proprietà di Twitter permette infatti da ora di aggiungere musica ai video, rendendo altresì possibile creare perfetti loop audio.

Dopo aver registrato un nuovo video su Vine, l’utente potrà consultare una libreria contenente brani musicali appositamente selezionati e, se lo desidera, potrà utilizzare una funzionalità davvero intrigante chiamata “Snap to beat“, che consente di sincronizzare audio e video attraverso un montaggio automatico.

LEGGI ANCHE: Apple TV, Vine e Periscope, i tre nuovi business della televisione

Tramite un apposito bottone sarà sempre possibile risalire all’autore del brano, rendendo così questa nuova feature anche un ottimo strumento di promozione musicale.

Cosa ne pensate della nuova feature di Vine?

Nuovi dati vendite mobile: Android deve davvero temere iOS?

Closeup on smarphones being used in office

Android contro iOS, una sfida che si rinnova regolarmente a suon di dati e ricerche di mercato. E stavolta i numeri sembrano mettere paura al sistema operativo più diffuso al mondo.

Android cala in Europa

I dati Kantar relativi alle vendite di smartphone nel trimestre maggio-giugno-luglio, infatti, mostrano un progressivo calo di Android sul mercato europeo rispetto al medesimo periodo dello scorso anno. I paesi presi in considerazione dalla ricerca sono i cosiddetti Big Five, ovvero Gran Bretagna, Francia, Germania, Spagna ed Italia.

Il calo globale del sistema operativo Android in territorio europeo risulta essere del 4,1% (il 71% dei device venduti nel 2015 ha Android come sistema operativo, contro il 75,1% dell’anno precedente). Tra le cinque nazioni europee prese in esame, i cali più vistosi si notano in Germania (-8,7%) e in Francia (-5,4%), mentre Italia e Spagna restano più affezionate al robottino verde di Google con rispettivamente una diminuzione dell’1,5% e addirittura un incremento dello 0,8%.

Il calo spiegato dai ricercatori Kantar

Carolina Milanesi, direttrice di ricerca presso la Kantar, fa notare che la quota di mercato di Android in Europa potrebbe esser stata influenzata negativamente da particolari dinamiche di mercato in Gran Bretagna, Francia e Germania.

Una flessione che, secondo Dominic Sunnebo, è una conseguenza dell’evidente maturità del mercato europeo in ambito mobile: si stima, infatti, che solo il 25% degli smartphone venduti nel trimestre preso in esame sia stato acquistato da newbie, contro il 29% dell’anno precedente.

Questo genere di maturità del mercato aumenta l’impatto del tasso di abbandono del prodotto (Android) in favore della concorrenza (iOS): è questa la spiegazione con cui il business unit director di Kantar Europe motiva il fenomeno per cui, in quattro delle Big Five, al ribasso di Android si associano incrementi più o meno proporzionali del sistema operativo di Apple.

iOS sta davvero «rubando» utenti ad Android?

Tuttavia la riflessione di Sunnebo appare francamente troppo semplicistica. L’analisi del market share senza tener conto dei dati quantitativi relativi alla vendite può risultare ingannevole e portare alla facile conclusione che la maggior parte degli acquirenti persi da Android sia passata ad iOS (se così fosse, ben il 27% di acquirenti europei avrebbe abbandonato Android per passare ad iOS).

In realtà bisogna tener conto dell’incremento delle vendite di smartphone rispetto al 2014, un dato che non stronca del tutto il sistema operativo di Google, il quale continua ad aumentare le proprie vendite, ma in maniera minore rispetto all’azienda di Cupertino. Ciò sarebbe spiegabile sì dalla maturità del mercato, ma non dal principio del tasso di abbandono.