Nuova campagna pubblicitaria per gli appassionati di moda e design: We Are Pi è l’agenzia che ha creato il concept stuzzicante Wrangler Vs Wrongler. In occasione del lancio di Wrangler Born Ready e della presentazione della collezione Autunno/Inverno 2015, il direttore creativo Rick Chant ha sguinzagliato i suoi talenti per la realizzazione di una campagna sociale dall’assoluto appeal. Continua a leggere
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Miko Reihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMiko Rei2015-09-16 11:00:162015-09-16 11:00:16Wrangler vs Wrongler: che stile di vita scegli?
Una buona strategia di video marketing può incrementare la notorietà di un brand, ottimizzare la lead generation, fidelizzare i clienti ed aumentare le conversazioni.
Come si è evoluto nel corso degli anni il concetto di video marketing?
Per cominciare, vi segnalo questo video che racconta le origini del video online, parliamo di preistoria:
Procedendo avanti negli anni, vi chiedo: vi ricordate i tempi in cui ci si mandavano via mail le gif animate?! Bene, eravamo agli inizi del video marketing online.
Poi è arrivato YouTube.
All’inizio siamo stati invasi da video realizzati con quel finto stile rubato, per esempio questo qui:
In seguito i brand hanno cominciato a caricare spot realizzati per la tv su YouTube: il secondo motore di ricerca al mondo veniva percepito esclusivamente come una espansione della televisione e non se ne intuivano le peculiarità.
Ora, invece, c’è più sperimentazione e i marketer hanno perfettamente capito che YouTube non è l’unico posto dove poterla fare. Inoltre, è chiaro a tutti che non esistono solo i video viral: le tipologie di video a cui affidare la comunicazione del proprio brand sono diverse ed è necessario orientarsi in base all’obiettivo di business che si intende raggiungere.
In più, un video oggi non viene più abbandonato a se stesso e al triste destino del “si diffonderà da solo” ma è visto come uno strumento in grado di potenziare le azioni di marketing già in essere di un’azienda.
Vi faccio qualche esempio di utilizzo del video: per generare lead, ma ne parleremo più diffusamente tra un attimo, per i concorsi a premi in cui il video fa da call to action per invitare a partecipare e coinvolgere maggiormente lo spettatore nella causa, oppure una clip si può utilizzare come contenuto intorno a cui attivare azioni di digital PR che abbiano come obiettivo l’uscita di articoli su giornali online e blog.
Qual è il collegamento tra video marketing e lead generation?
La lead generation consiste nel convincere un potenziale cliente a lasciare i propri dati in cambio di qualcosa (il download di un contenuto interessante, la visione completa di una clip, l’iscrizione a un concorso).
Come si inserisce un video nel meccanismo? Lo strumento è potentissimo se usato per argomentare perché l’utente dovrebbe lasciare i propri dati all’azienda. Per esempio, in tanti casi la visione di un video fa essa stessa da lead generator, mi spiego: siete davanti a un video ma vi viene consentito di vederne solo i primi 10 secondi, poi per continuare la visione vi viene richiesto di lasciare i vostri dati.
E cosa succede? Beh, se quel contenuto è interessante e ha attirato la vostra attenzione, ci si mette davvero pochissimo a digitare il proprio nome, cognome e indirizzo mail. E all’azienda ecco servita la generazione di lead che passa attraverso il video.
Quali sono gli step fondamentali su cui si basa una buona strategia?
È fondamentale capire dove si trovano le persone nel momento in cui fruiscono il video, per intenderci: il primo passo per una buona strategia è capire quale sia il contesto in cui vedranno il video (social media, vostro sito istituzionale, home page, pagine interne, etc).
Il secondo punto da chiarire è “dove” fare arrivare il potenziale cliente, ossia, quale debba essere il viaggio (anche all’interno del funnel di vendita) da fargli fare e, una volta chiarito questo punto, “accompagnarlo” nell’iter con un video realizzato ad hoc.
Questi due elementi sono fondamentali e sono proprio questi a condizionare la storia (creatività) del video, la sua durata, il tone of voice.
Quali sono gli strumenti per misurarne il successo?
Esistono due tipi di metriche rispetto al successo di un video: quelle “interne” alla clip e quelle “intorno” ad essa.
Le metriche interne sono rappresentate dal numero di visualizzazioni, il tempo di visualizzazione (ossia se la clip viene visionata interamente oppure se si evidenzia un alto tasso di abbandono in un determinato punto), le condivisioni in rete.
Per quello che riguarda le metriche intorno alla clip, mi riferisco alle conversioni ottenute grazie a un video. Per esempio: se esiste una clip in home page con una call to action forte verso un form che campeggia nella stessa pagina, sarà possibile tracciare il percorso dell’utente dal video alla compilazione del form.
E ancora, un altro fattore per determinare il successo del video è il calcolo dei fan acquisiti su Facebook da quando avete introdotto una serie di video nel piano editoriale.
Cosa impareranno i nostri Ninja durante il tuo corso? Dobbiamo aspettarci effetti speciali?
Capiranno che esistono diverse tipologie di video e che la clip da realizzare va scelta in base all’obiettivo che si intende raggiungere. Partiremo dalle reali necessità di un’azienda nel quotidiano per poi analizzare il percorso da compiere per andare incontro ai bisogni del brand.
La parte più bella arriverà quando i Ninja si renderanno conto che facendo ridere si possono raggiungere obiettivi di business. Eccome, se si possono raggiungere!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Umekahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngUmeka2015-09-16 09:15:422015-09-16 09:15:42Cosa lega video e lead generation? Ce lo spiega Edoardo Scognamiglio [INTERVISTA]
La notizia che da anni gli utenti attendevano sembra esser arrivata: Facebook sarebbe pronta a introdurre il tasto Dislike.
Proprio così: ad annunciare l’indiscrezione, il blog Bits ospitato dal prestigioso New York Times.
La testata americana racconta come la spinta decisiva per Mark Zuckerberg e il suo team pare sia arrivata dall’osservare come di fronte ad avvenimenti particolarmente cruenti e/o negativi, come la crisi dei migranti che ha colpito l’Europa in questi giorni, non sia possibile esprimere il proprio stato d’animo con un semplice “like”, ne tantomeno affidarsi a uno status dove ad essere specificate, attraverso le emoticons, siano le sfumature delle sensazioni più elementari.
Bits riporta addirittura un virgolettato del fondatore di Facebook, che fa riferimento proprio al dramma dei rifugiati siriani e che vi riportiamo integralmente:
“Not every moment is a good moment and if you are sharing something that is sad, whether it’s something in current events, like the refugees crisis that touches you or if a family member passed away, then it may not feel comfortable to like that post.”
Nonostante siano state fatte richieste di chiarimenti, da Facebook non è trapelato altro. Certo è che se la notizia diffusa dal giornale newyorkese fosse vera, allora saremmo in procinto di vedere rivoluzionate le modalità di relazione sul social network più importante del mondo: senza considerare le possibilità in seno alla raccolta di informazioni sull’utente e alla sua profilazione, un processo che – grazie alla possibilità di capire anche cosa “non piace” – diventerebbe ancor più raffinato e preciso.
Non ci resta che attendere, curiosi di sapere se – in caso i rumors fossero veri – il tasto Dislike impatti positivamente sull’ecosistema Facebook.
[UPDATE]
Techcrunch fa una precisazione rispetto alle voci circolate una decina di ore fa di un rilascio del famigerato tasto Dislike.
La precisazione arriva direttamente da Zuckerberg durante un incontro tenutosi a Menlo Park (qui il comunicato su Facebook Newsroom), in cui illustra a cosa servirà il nuovo “button”.
Non un tasto “non mi piace”, ma un tasto “empatico”, per esprimere una sensazione diversa dal semplice distacco.
Queste le parole del fondatore di Facebook:
“People aren’t looking for an ability to downvote other people’s posts. What they really want is to be able to express empathy. Not every moment is a good moment, right? And if you are sharing something that is sad, whether it’s something in current events like the refugee crisis that touches you or if a family member passed away, then it might not feel comfortable to Like that post.”.
Insomma, uno strumento diverso che servirà certamente a identificare con più precisione lo stato emotivo degli utenti di Facebook, e non a trasformare il social network più visitato al mondo in un gigantesco forum formato Colosseo, in cui mostrare pollici alzati o versi per esprimere il proprio parere.
Sarà proprio così? Non ci resta che attendere!
Disclaimer: sappiamo che empathy si scrive empathy e non emphaty. Ma non sempre le ciambelle vengono con il buco e i titoli riescono a essere scritti in prima stesura tutti corretti. Perciò scusateci se condividerete questo post e comparirà il titolo con un refuso, alla prossima breaking news staremo più attenti (ma ugualmente veloci) 🙂
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Francesco Gavatortahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFrancesco Gavatorta2015-09-16 00:25:272015-09-16 00:25:27Facebook: arriva il tasto Non mi piace? No, è l'Empathy Button [BREAKING NEWS]
Aumentano i rumors attorno all’uscita del prossimo dispositivo Samsung, prevista, secondo alcune indiscrezioni, per l’inizio del prossimo anno.
Parliamo del Samsung Galaxy S7, il cui prototipo è stato svelato da un benchmark comparso su AnTuTu. Riuscirà il nuovo device del brand sudcoreano a soddisfare le aspettative sempre maggiori dell’utenza? Lo scopriremo solo fra qualche mese, ma nel frattempo analizziamo le presunte caratteristiche che dovrebbe avere il futuro top di gamma Samsung.
Processore: ritorno al passato?
Sembra che, dopo l’utilizzo del chipset Exynos 7420 nel core del Galaxy S6, Samsung stia pensando di tornare al buon vecchio Qualcomm. Beh, vecchio non proprio, poiché pare che la casa sudcoreana stia lavorando da tempo all’utilizzo di una nuova versione dello Snapdragon 820, un quad-core Kryo dotato di GPU Adreno 530 dai consumi notevolmente ridotti.
Sul mercato, quindi, il consumatore potrebbe trovarsi di fronte a due prodotti: un Galaxy S7 Jungfrau con processore Exynos e un Galaxy S7 Lucky con Snapdragon 820 (MSM8996).
Mai più problemi di RAM con Galaxy S7!
Secondo lo screenshot di AnTuTu comparso sul social cinese Weibo, il nuovo device di Samsung dovrebbe allinearsi ai restanti top di gamma, offrendo 4 GB di RAM. Ma l’ambizione del colosso asiatico di aumentare la leadership del mercato mobile potrebbe portare ad una gradita sorpresa: 6 GB!
Con 2 GB in più rispetto alla concorrenza, il Galaxy S7 potrebbe offrire un multitasking estremo pur mantenendo, paradossalmente, consumi ridotti; un processore a 64 bit, inoltre, potrebbe consentire di gestire ben più di 6 GB: è questo il motivo per cui Samsung ha iniziato la produzione di moduli RAM da 12 GB? Succulenti novità in arrivo.
64 GB e SIM virtuale?
Sempre secondo le indiscrezioni di AnTuTu, il Galaxy S7 dovrebbe offrire uno spazio interno da 64 GB, abbastanza per l’utente medio. Non si sa se un simile quantitativo di ROM significhi ancora una volta la rinuncia allo slot microSD, dopo la decisione di Samsung di perseguire una scelta tecnicamente comprensibile, ma ampiamente criticata dai fan del brand.
La e-SIM dovrebbe essere l’altra grande innovazione in dotazione al Galaxy S7. Addio alle tradizionali SIM fisiche, ai farraginosi iter di passaggio da un operatore telefonico all’altro, alla scarsa copertura di segnale: con la SIM integrata direttamente nel dispositivo, questi aspetti saranno più veloci, efficienti e meno dispendiosi.
Marshmallow e TouchWiz su un ampio display
Sebbene l’anticipazione di AnTuTu mostri la presenza di Android L, versione 5.1.1, è più verosimile ipotizzare che sul futuro Galaxy S7 girerà Android M con una TouchWiz sempre più ottimizzata. Il tutto su un ampio display da 5,7 pollici con risoluzione 1440×2560 px, Ultra HD 4K e con una densità di 759 ppi; in realtà, così come si parla di due versioni diverse a livello di core, lo stesso potrebbe avvenire in quanto a display, con una possibile versione da 5,2 pollici.
Dopo i sostanziali miglioramenti visti su S6 in quanto a reattività e possibilità di personalizzazione, ci si aspetta che Samsung continui nella sua opera di snellimento dell’interfaccia, unitamente ad un numero sempre maggiore di implementazioni più funzionali e meno votate all’estetica.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Alessandro Altierihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAlessandro Altieri2015-09-15 19:04:322015-09-15 19:04:32Galaxy S7, indiscrezioni sul futuro device di Samsung
Non prendiamoci in giro: non dev’essere semplice seguire realmente le orme di Steve Jobs. Amato da molti, criticato da tanti, è sicuramente colui che non soltanto ha tracciato la strada della gloria ad Apple, ma ha indicato la strada – piaccia o meno – a molti competitors di Cupertino che hanno preso ispirazione dalla vision dello stesso Jobs. Il suo successore, Tim Cook, ne ha di certo ereditato la grinta e la tenacia: Apple è ancora un fortissimo punto di riferimento.
Eppure, soffermandoci sulle ultime novità presentate la scorsa settimana, alcune di esse non sono state del tutto convincenti. Partiamo, infatti, dalle osservazioni riportate in questo articolo di Shortlist e capiamo perché probabilmente non avrebbero convinto neanche Jobs!
È lecito cambiare idea di tanto in tanto. Ma era soltanto il 2007 quando al Macworld, la domanda“Who wants a Stylus?”sconvolgeva la platea della sala mentre Jobs stava per presentare ciò che avrebbe rivoluzionato il panorama tecnologico: non un Mac, non un iPod, bensì un telefono cellulare, l’iPhone, descritto come l’unione di un iPod widescreen, un telefono rivoluzionario e un dispositivo Internet innovativo. “Come faremo a comunicare con questo? – chiedeva Jobs– Non certamente tramite un mouse. O una stilo, vero?”
Pensando alla sua ironica domanda “Perché una penna, quando abbiamo il dito?”, Pencil, la stilo a bassa latenza e ad alta precisione per iPad Pro, utile sicuramente tanto per i creativi che per i business men, appareun piccolo azzardo e un rischiosissimo passo indietro.
2. Batteria ridotta dell’iPhone 6s
L’ormai datato iPhone 6 ha una batteria di 1810 mAh (Milliampere/hour è la scala di misurazione delle batterie), ma con il 6s ci troviamo una riduzione di potenza della stessa: 1715 mAh.
Con schermo più potente e 3D Touch, come può una batteria ridotta durare a sufficienza? Come possono bastare 1715 mAh a reggere tutte le novità – molto interessanti – introdotte con l’iPhone 6s?
3. Apple TV limitata
Tra le tante, questa è probabilmente la novità più sbalorditiva. L’interazione con Siri è fantastica, e tutte le nuove funzioni sembrano esaltanti. Ma aspettate ad esultare all’idea di giocare ai vostri games preferiti, comodamente sul divano, grazie alla nuova Apple TV: le App che potranno interagire con il device non potranno superare i 200 mb.
Dimenticate pure Infinity Blade III (1.93GB) o Heartstone (868MB): per i giochi conviene continuare a usare iPad. Ecco, Steve Jobs avrebbe mai permesso un errore così grossolano?
4. Microsoft ci sa fare meglio?
Nel 1997 Apple invitava Bill Gates al Macworld, con l’intento preciso di ufficializzare la pace tra i due colossi: “Seguiamo due strade diverse, ma lavoriamo entrambi per offrire agli utenti gli strumenti di cui hanno bisogno” questo era il messaggio. Una scelta di classe considerati i numeri che Apple faceva negli anni novanta.
All’ultimo Macworld, invece, nel tentativo di rispondere a quanti avessero preso in giro Apple’s Smart Keyboard descrivendola come la copia di Microsoft Surface, il risultato è stato quello di aver dato esattamente conferma di una superiorità tecnica di Microsoft, la cui inclusione sarebbe dovuta servire invece a dimostrare le funzioni multitasking dell’iPad Pro. Un errore strategico forse, uno scivolone che in tanti anni, a Steve Jobs non era mai capitato di fare, neanche in casi di inferiorità tecnica ancora più lampante.
5. Che fine ha fatto quel quid che faceva la differenza?
Non è unicamente una questione di dettagli tecnici ciò che crea perplessità circa la presentazione del 9 settembre. D’altronde Apple non ha mai giocato sull’indiscutibile superiorità tecnica di alcun prodotto, né ha giocato, e questo è chiaro a tutti, sul rapporto qualità/prezzo.
Quel quid, il “fattore killer”, che ad ogni Macworld presentato da Steve Jobs, portava la platea a non riuscire a staccare gli occhi dai prodotti Apple, era lo spirito un po’ naive con cui Jobs raccontava le sue storie: non erano presentazioni di prodotti, erano storie.
E senza la capacità di raccontare storie uniche, Apple così come l’abbiamo conosciuta continuerà ad esistere e a stupirci?
Cosa ne pensate amici Ninja?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Noemi Borghesehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngNoemi Borghese2015-09-15 16:26:572015-09-15 16:26:57Ecco 5 cose che Steve Jobs non approverebbe tra le ultime novità di Apple
Pensa a quando cammini per strada, a quante informazioni, immagini e messaggi pubblicitari vedi intorno a te. Quanti di questi ti ricordi? Per le aziende diventa sempre più difficile catturare l’attenzione del consumatore e trasferire un messaggio che possa notare e ricordare.
Per questo sempre più aziende si affidano ad effetti particolari che rendono più efficace la comunicazione, catturando l’attenzione e veicolando quindi al meglio il messaggio pubblicitario. Tra questi, gli effetti di Dinamismo e 3Dimensionalità di H3D System.
Questi effetti, di grande impatti visivo, si ottengono attraverso la combinazione di processi software proprietari e di materiali che, sfruttando le proprietà di una lastra di plastica trasparente zigrinata da un lato e lisca dall’altro, consentono all’osservatore di vedere immagini diverse in base al punto di osservazione. Nascono quindi effetti come Flip, il cambio netto di due immagini, Morphing, una graduale trasformazione di un oggetto in un altro, Zoom, l’ingrandimento di una particolare scena, Moving, la realizzazione di un breve filmato in stampa e 3D, illusione della 3dimensionalità stampata realizzata ricreando la parallasse mostrando all’occhio sinistro una visuale diversa rispetto all’occhio destro.
H3D system: effetti speciali per la comunicazione
Le opportunità della stampa lenticolare sono in continua evoluzione. H3D System ha recentemente sviluppato tre nuove linee di prodotto. Extra Depth XD, capace di ricreare un effetto di profondità con una nitidezza mai ottenuta prima, Extra Motion XM, che permette di portare in stampa un mini spot TV e Xs Extra Slim, per ottenere gli effetti lenticolari con un sopporto sottile.
Quest’ampia gamma di soluzione rende la stampa lenticolare di H3D Systemideale per la comunicazione a 360 gradi: dalla creazione di gadget promozionali con effetti di movimento e 3dimensionalità alla comunicazione all’interno dei punti vendita per catturare l’attenzione del consumatore al momento dell’acquisto, senza dimenticare l’allestimento di stand espositivi in fiere o esposizioni dove distinguersi è fondamentale e effetti per la comunicazione esterna, attirando l’attenzione dei passanti.
Sono moltissimi gli esempi di successo, a partire da Expo 2015 dove la stampa lenticolare è stata protagonista all’interno del Padiglione Italia con la decorazione dei soffitti di due ambienti per una superficie di oltre 700 metri quadri, da Ferrero con dei maxi pannelli di 2×6 metri e all’ingresso del padiglione New Holland con una parete che ospita 90 pannelli lenticolari 60×60 cm sincronizzati tra loro con un effetto moving.
Un’altra interessante novità vista ad Expo sono i magneti lenticolari realizzati in occasione del lancio del portale yourwaytoexpo.com da Alessandro Rossi Group, azienda specializzata nel settore MICE (Meeting, Incentive, Convention, Event).
La stampa lenticolare permette anche la realizzazione di progetti di designer e architetti, come Karin Rashid che ha inserito nel suo progetto Le stazioni d’arte alcune pannellature lenticolari raffiguranti le icone dell’autore in 3D mentre ruotano e cambiano colore nella fermata metropolitana Università, oppure Óscar Tusquets Blanca, architetto catalano che ha inserito l’opera By the sea you and me di Bob Wilson all’interno della stazione Toledo.
L’effetto 3D di H3D System viene utilizzato anche per prodotti commerciali di piccolo e grande formato, un esempio sono le cartoline natalizie realizzate da AC Milan, gli inviti per un evento importante di Adidas o le cartoline promozionali lenticolari realizzate per Fontana Arte.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kumikohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKumiko2015-09-15 11:21:172015-09-15 11:21:17Come promuovere il proprio brand con la stampa lenticolare
Quanto sono web addicted i candidati alle politiche 2016 negli Stati Uniti? Quali social network utilizzano? Che uso ne fanno?
Queste sono solo alcune delle domande alle quali il team social di Ninja Marketing cercherà di dare una risposta, nella nuova rubrica #NinjaUSA2016.
Ogni settimana interviste ai protagonisti, analisi dell’uso degli strumenti, racconto di epic win ed epic fail dei candidati sui social network e molto altro. Il panorama, rispetto alla campagna per le elezioni 2012, è cambiato: i social si sono moltiplicati, l’utilizzo dei video è aumentato in modo esponenziale, i dati demografici delle diverse piattaforme sono mutati così come i consumi mediali dei potenziali elettori. Come riuscire ad intercettarli? La comunicazione online è davvero fondamentale per smuovere l’elettorato e convincerlo a esprimere la propria preferenza durante gli election days?
Tra Periscope e Snapchat, passando per Meerkat e Facebook Mentions, le campagne elettorali non sono mai state così vicine agli elettori. Lo streaming video ci offre un contatto ancor più diretto con i candidati, meno distante delle parole fredde di un post, più coinvolgenti rispetto ad una foto.
Questo coinvolgimento si trasformerà in voto? Seguiteci, lo scopriremo insieme!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kazuki LuShttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKazuki LuS2015-09-15 10:20:092015-09-15 10:20:09NinjaUSA2016: la rubrica sulle elezioni americane, viste dai social media
La nostra vita parallela sul web è caratterizzata da profili social, abbiamo tanti “noi” virtuali che ci rappresentano e ci raccontano alla community digitale. Sia che lo utilizziamo per divertimento, per farci conoscere, per attività di personal branding o meglio ancora per il business, un profilo efficace è fondamentale perché dobbiamo convincere gli altri a prestare attenzione alle nostre attività sui social media.
Renderci interessanti o rendere accattivante il brand che vogliamo promuovere, vuol dire anche farci trovare nel modo più corretto. Hai mai pensato ad ottimizzare gli account social per la ricerca? Sai come utilizzare le keyword nei tuoi profili social? Vediamo cosa ci suggerisce la Social SEO.
Nelle attività di Social SEO, sono due le tipologie di ottimizzazione che ci interessa affrontare, la prima quella più immediata è quella che riguarda le ricerche all’interno del social network stesso, la seconda, a più ampio raggio, è quella che riguarda la ricerca sui motori di ricerca, Google per esempio.
Quotidianamente cerchiamo persone, pagine, account direttamente e comodamente all’interno del social stesso, che sia Facebook, Twitter, Istagram, Pinterest poco importa, quello che importa è che a cercarci potrebbe essere un contatto importante, un futuro capo o qualcuno di utile per accrescere il nostro network. Cosa dobbiamo fare affinchè ci trovino e soprattutto ci trovino nella nostra forma migliore? Di seguito alcuni consigli di massima su come fare:
Scegli un buon nome utente, possibilmente neutro. Come suggerisce Guy Kawasaki ( Chief evangelist di Canva) evita nomignoli, nomi falsi (ci penserà Facebook a punirti) o nomi legati alla tua occupazione attuale, potresti cambiare lavoro in futuro e la confusione nell’identità non ti aiuterebbe;
Scegli un’immagine del profilo che sia centrata sul tuo viso (foto in bikini, o insieme al tuo/a fidanzato/a che sbaciucchi il tuo cane non sono la scelta migliore). Utilizza la stessa immagine per tutti i profili social che hai, in modo da aiutare gli altri a trovarti ovunque senza confondersi;
Scegli un’immagine di copertina che ti rappresenti, che parli di te, che dia informazioni aggiuntive su di te o sulla tua professione. Banale ma importante, cerca di centrare l’immagine. Le dimensioni delle cover cambiano spesso, è necessario essere sul pezzo;
Utilizza la bio per presentarti, far capire chi sei, cosa fai e perché lo fai meglio degli altri. (Su Linkedin molto spesso è quello che fa la differenza).
2. La Social SEO per Google
Il tuo possibile futuro capo ha tra le mani il tuo cv, oppure un tuo potenziale cliente ha sentito parlare della tua azienda da un amico. Sai benissimo che una delle prime cose che faranno entrambi sarà quella di digitare il tuo nome, o quello della tua azienda su Google. Rassegnati, è così che andrà. Di seguito alcune buone regole per la Social SEO da seguire per facilitare e indirizzare la loro ricerca:
Utilizza una vanity url o url personalizzato (Facebook, Linkedin e Google + offrono questa possibilità). Il link che troveranno collegato ai tuoi profili conterrà già il tuo nome o quello della tua azienda e non serie di numeri e lettere incomprensibili;
Il titolo è quello che viene visualizzato per primo in un risultato di ricerca. Questo è costituito da 50 a 60 caratteri generalmente presenti nel titolo SEO di una pagina. Utilizza il tuo nome o il nome del Brand che ti rappresenta e non categorie generiche;
La descrizione della pagina si trova sotto l’URL ed è di circa 155 caratteri: utilizzali per descrivere in breve chi sei e cosa fai inserendo le parole chiave con le quali ti identifichi e vuoi essere trovato;
Le keyword: su Facebook la keyword deve essere presente nel nome della pagina o del profilo. Su Twitter la keyword deve essere presente nel nome utente. Stesso discorso per Linkedin e per gli altri profili social;
Prendi l’abitudine di nominare le immagini che scegli di utilizzare come foto profilo. Google indicizza anche quelle. Nominarle con il tuo nome e cognome e il social sul quale la stai utilizzando faciliterà la ricerca.
Hai controllato se i tuoi profili sono ottimizzati nel migliore dei modi? Segui queste poche regole per facilitare la ricerca dei tuoi profili sul web.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Makihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMaki2015-09-15 09:20:312015-09-15 09:20:31Social SEO: come ottimizzare i profili social per essere trovati nel web
Qualcuno ha detto: “il cibo è uno dei più grandi piaceri della vita.” Come dargli torto? Il food rappresenta: emozione, passione, gusto, convivialità e molto altro ancora. Ed è proprio per questo motivo che le nostre interazioni con esso aumentano giorno dopo giorno, soprattutto sui canali digital e social.
Non a caso siamo costantemente bombardati da programmi televisivi, blog, pagine FB etc. che ci mostrano varie esperienze con il cibo. Ammettilo, quando è stata l’ultima volta che hai postato una foto di un bel piatto di spaghetti alle vongole o di una gustosa fiorentina su Instagram?
Quali sono gli ingredienti per la ricetta perfetta?
Food e digital marketing sembrano andare a braccetto. I consumatori utilizzano la funzionalità di ricerca per trovare informazioni (es. nutrizionali, ricette), leggono, guardano video, immagini e partecipano a discussioni sui canali social.
E come si può spiccare in un mondo così pieno di informazioni? Una bella immagine, un nome della ricetta accattivante, una descrizione avvincente, un alto rating del consumatore possono aiutare; ma la ricerca è solo l’inizio.
Vi è anche una grande quantità di strumenti a portata di mano dei consumatori per permettere raccomandazioni e/o la condivisione di informazioni. Inoltre, c’è da dire che le recensioni e le valutazioni hanno un valore inestimabile per il consumatore; poiché vanno a lavorare sul piano della fiducia.
La competenza è indispensabile per differenziarsi in questo settore, non a caso nascono sempre più corsi che offrono strumenti e conoscenze per lavorare nel campo, come il Master Food Wine 3.0 dello IUSVE.
La chiave del successo è quindi la condivisione. Una volta che un consumatore condivide una ricetta con un amico o con una community, la ricetta assume una vita propria.
In sintesi che si tratti di informazioni (di ricerca) o raccomandazioni (sociali) che i consumatori cercano, è essenziale che gli esperti di digital marketing abbiano una strategia, per coinvolgere ed emozionare il loro pubblico di riferimento.
Le piattaforme social hanno catturato i cuori, e piatti, di milioni di buongustai, cerca di sfruttarle al meglio, creando contenuti originali e condivisibili, ecco come:
Focus sulla qualità: crea un contenuto di valore.
Essere rilevanti: affidati alle parole chiave per determinare quale ricetta e/o cucina è più rilevante e popolare.
Test e learn: pensa al contenuto come un esperimento in corso. Se lo monitori potrai capire meglio ciò che funziona e ciò che non funziona.
Rivisitare e migliorare: costruisci sui contenuti di successo del passato. Riscriverlo, aggiungi e ricondividilo. Assicurati di averlo ottimizzato ai fini della ricerca e della condivisione. Quello che inizia come un tweet o blog potrebbe finire come un pezzo più grande di contenuti, raggiungendo un pubblico più vasto, e generando più interesse attorno al prodotto.
Ricorda sempre: “sei ciò che mangi.. e ciò che condividi“.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Umekahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngUmeka2015-09-14 16:30:302015-09-14 16:30:30La ricetta per il digital marketing del settore food
Si apre come un comunissimo make-up tutorial, ma il suo obiettivo è ben più grande e si svela agli spettatori dopo poco secondi: “Beauty Tips by Reshma: How to get perfect red lips” è un video potente che vuole porre all’attenzione pubblica un tema molto delicato.
Protagonista del video ideato da Ogilvy&Mather è una giovane ragazza indiana, Reshma, che usa il pretesto del tanto apprezzato consiglio di bellezza per lanciare l’allarme su una questione spinosa come quella degli attacchi con acido alle donne.
Pochi sanno infatti che in India è facilissimo procurarsi un bel rossetto rosso, ma è altrettanto facile procurarsi dell’acido per pochi spiccioli, secondo quanto confermato da Konbini e come recita la vlogger alla fine del video.
La decisione di promuovere la petizione, rafforzata dall’ hashtag #EndAcidSale, è la conseguenza dell’inefficacia della legge indiana in materia. Nel 2012, in seguito ad un attacco con acido su una giovane ragazza di nome Nirbhaya, il governo ha approvato una legge che condanna da 10 anni di carcere fino alla pena di morte gli autori di simili atti. Nei due anni successivi gli attacchi sono aumentati del 250% senza repressione alcuna.
La petizione comprende una lettera al primo ministro indiano in cui si sottolinea l’importanza di regolare la disponibilità di acido.
Ogni giorno milioni di donne allo specchio devono fare i conti con le proprie cicatrici. E questo è ciò che rende il video, che fa parte della campagna Make Love Not Scars, così forte e convincente. La petizione attualmente conta circa 230.000 firme!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Laura Cardonehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngLaura Cardone2015-09-14 15:50:492015-09-14 15:50:49Un make-up tutorial che lascia davvero il segno [VIDEO]
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