I grandi e repentini cambiamenti dell’ultimo anno e mezzo ci hanno messo davanti a tante sfide, è vero, ma ci hanno dato anche modo di rallentare e di riflettere su diverse cose. Una delle più importanti è che proprio quegli eventi inaspettati possono stravolgere non solo la quotidianità, ma ridisegnare completamente schemi e abitudini che sembravano immutabili. La pandemia ha avuto un impatto così forte sulle nostre vite e sul lavoro da accelerare modi di vivere e processi che avrebbero impiegato anni a diventare quello che sono adesso. In un lasso di tempo molto breve abbiamo assistito alla totale, o quasi, trasformazione digitale del business in molti settori, ma non senza creare tumulto e un senso d’incertezza in altri.
Ci sono state aziende che hanno resistito perché hanno saputo innovarsi abbracciando il cambiamento e la rivoluzione digitale imminente. E altre che purtroppo hanno faticato e non sono riuscite a resistere a un impatto così veloce e irreversibile. Ecco perché nasce l’esigenza di resettare tutto, partire da zero e tornare a focalizzarsi sull’elemento vitale dei propri business: le Communities di riferimento.
B2B Marketing Conference: ripartire dalle Communities
Chi lavora nel settore del marketing sa bene che c’è bisogno non solo di stare al passo coi tempi e di formarsi costantemente, ma anche di essere sempre all’erta per intercettare i nuovi bisogni delle communities di riferimento. L’analisi dei nuovi bisogni e delle nuove esigenze degli appartenenti alle varie communities diventa fondamentale per anticipare i cambiamenti nei propri mercati ed essere vincenti nelle nuove sfide di marketing.
Dopo il successo ottenuto nelle prime due edizioni, ANES, l’Associazione Nazionale Editoria di Settore, ripropone l’appuntamento con la B2B Marketing Conference per esaminare le nuove sfide che il Marketing B2B dovrà affrontare per la ripartenza del prossimo futuro.
B2B Marketing Conference: che cos’è e perché è così attesa
Stiamo parlando dell’evento più atteso e importante dedicato al marketing B2B che si terrà a Milano presso l’Auditorium Giò Ponti di Assolombarda e in live streaming alle ore 9.30. Sarà aperto a tutti coloro che vorranno partecipare tramite l’acquisto di un biglietto proprio sul portale della B2B Conference.
“Innovare le communities per accelerare il business. L’evoluzione delle B2B communities al centro delle strategie di marketing”, questo è il titolo dell’evento e l’obiettivo è quello di aiutare le aziende tramite l’analisi delle tecniche più innovative e far conoscere le nuove esigenze della community di riferimento.
Per chi ancora non lo conoscesse, la B2B Marketing Conference è l’unico evento in Italia focalizzato sull’evoluzione e le strategie più innovative del marketing B2B, con l’obiettivo di offrire un’opportunità di aggiornamento e formazione altamente qualificata ai professionisti del mondo del marketing e della comunicazione B2B.
Gli argomenti della B2B Marketing Conference
Quali saranno i temi trattati e perché è un evento da non perdere?
Tutti i settori, qualunque sia il mercato di riferimento, hanno bisogno di ripartire ma in modo consapevole. Per fare questo grande passo c’è bisogno di conoscere a cosa andiamo incontro perché tutto è cambiato e non si torna indietro, anzi. La rivoluzione digitale è più veloce che mai e non possiamo più farci cogliere impreparati.
In questa nuova edizione il focus dell’evento sarà sviluppato in 4 aree tematiche:
New media planning
Marketing automation e a.i.
Dalla relazione digitale all’ e-commerce b2
Innovative ideas for marketing
Sono queste le nuove sfide che ogni azienda dovrà affrontare e gli argomenti da conoscere a fondo per fare la differenza ed emergere rispetto ai propri competitors.
New media planning
Come sta cambiando il modo di comunicare alle communities di riferimento? Come deve essere il nuovo marketing mix? Quali sono le nuove tipologie di ADV?
Come vedete la comunicazione è sempre la leva principale per raggiungere e tenere ingaggiati i propri clienti e i propri contatti.
Marketing automation e a.i.
Quali sono i nuovi processi e le nuove tecnologie che permettono di rendere automatiche specifiche azioni di marketing aumentandone produttività ed efficacia? I dati diventano sempre più importanti per capire come generare nuovi lead e mantenere i contatti nelle proprie strategie di business.
È fondamentale conoscere quali sono i nuovi processi e le nuove tecnologie che ci consentono di rendere automatiche specifiche attività di marketing, migliorando l’efficienza e la produttività.
Dalla relazione digitale all’ e-commerce b2
Sui social media quali sono le migliori tecniche di vendita per interagire con i propri prospects? Come coltivarli e fidelizzarli? Quali sono le nuove strategie di marketing per sviluppare efficaci E-commerce B2B?
Si prenderanno in esame quali sono i social media e le tecniche di vendita più performanti per interagire con i potenziali clienti e come coltivare questi contatti lavorando alla fidelizzazione attraverso le interazioni su questi canali. Verranno anche approfondite le nuove strategie di marketing per sviluppare efficaci E-commerce B2B.
Innovative ideas for marketing
Esistono attività nuove che, in punta di piedi, stanno entrando nel mondo del business e che condizioneranno le future strategie di marketing. Quali sono le più efficaci?
Qui si cercherà di approfondirle tutte. Una delle più affascinanti? Quella del Gaming, ma anche la Realtà Virtuale.
Pronti a partire?
Con oltre 1.300 iscritti, 30 speakers di alto livello, più di 4.000 presentazioni scaricate, la B2B Marketing Conference si conferma come l’appuntamento annuale di riferimento per l’intera community del marketing e della comunicazione B2B.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2021/06/roxi.jpg10801920Mariagrazia Repolahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMariagrazia Repola2021-06-09 12:03:132021-07-26 13:10:13B2B Marketing Conference: nuove sfide e previsioni del marketing B2B
Il dibattito e l’attenzione mediatica sul tema delle “Nuove Generazioni” si sono palesati dall’innesco portato dalla velocissima evoluzione tecnologica degli ultimi anni che ha posto l’attenzione su come il “nativo digitale” si sia trovato ad affrontare l’apprendimento della realtà in maniera totalmente differente, conseguentemente a comportamenti sociali e relazioni fortemente modificati rispetto all’approccio più “analogico” delle generazioni precedenti.
Sembra incredibile come il termine “digitale” (dall’inglese “cifra”, in riferimento a un sistema a base dieci, come le dita delle due mani) abbia la sua radice etimologica nel latino “dito”, quindi qualcosa che dovremmo percepire con tangibilità, a fronte invece di un significato che nel virtuale perde il suo senso di contatto fisico, se non appunto per mezzo delle dita che posiamo sugli schermi dei nostri dispositivi.
Giovani e adulti insieme per un nuovo mindset tecnologico
Parlare oggi di digital divide, significa sottolineare non solo l’accesso alla connessione e ai device tecnologici, ma anche le differenze di valori, modelli cognitivi, stili di relazione e modelli di apprendimento tra “nativi” e “immigrati” digitali, rappresentati dalle generazioni precedenti (in particolare Boomers e X-Gen).
Sebbene queste diversità tra generazioni siano sempre esistite, oggi sono più rilevanti per la velocità esponenziale del progresso tecnologico (la digital transformation) e l’allungamento della vita media.
Quando l’attenzione si pone sugli attori che partecipano attivamente o meno all’evoluzione delle tecnologie e alla loro comprensione, il pensiero non può che andare verso la storica definizione di Apocalittici e Integrati di Umberto Eco: ognuno di noi può riconoscere quale sia il comportamento istintivo che abbiamo nei confronti di una nuova tecnologia che al suo avvento modifica usi, costumi e quotidianità consolidate, soprattutto in questo periodo storico dove la ricerca e l’innovazione ci avvicinano continuamente a nuovi manufatti o esperienze.
Declinando il concetto sul piano generazionale (e fatte le dovute eccezioni – non tutti i giovani sono “early adopters”, e non tutti gli anziani sono “laggards”, riprendendo il modello di diffusione dell’innovazione di Everett Rogers) è abbastanza condiviso nell’immaginario collettivo che nei confronti delle nuove tecnologie si possa attribuire agli adulti/senior un sentimento in prima battuta tendenzialmente più critico di fronte a nuovi strumenti digitali, di contro ad uno più aperto e “naturale” da parte della gioventù.
Digital skills ibride tra abilità e maturità digitale
Il tema del digitale ha sommerso letteralmente le agende manageriali e del business da diversi anni (il termine Industry 4.0 è stato coniato nel 2013!) e ancora di più ha reso improcrastinabile la trasformazione digitale di prodotti, processi e persone con l’acceleramento “fotonico” innescato dalla pandemia.
Per conoscere quali siano gli ambiti su cui giovani e adulti possano allenarsi o scambiare conoscenza, o buone pratiche, per migliorare il livello di padronanza della tecnologia come mezzo di lavoro e di comunicazione interpersonale, è forse utile fare chiarezza sul tema delle competenze digitali.
La difficoltà, in questo caso, è orientarsi nei tanti framework che hanno provato a destreggiarsi sul tema delle skills utili per essere al passo con la trasformazione tecnologica e, soprattutto, con l’informazione e le relazioni esercitate con gli strumenti del mondo virtuale.
E il terreno è non poco tortuoso: dal DigComp oggi nella sua versione 2.1 e ai paradigmi di rilevazione del DESI (Digital Economy and Society Index), della Commissione Europea, alla Web Literacy di Mozilla, alle numerose classificazioni disegnate dalle società di consulenza con i cosiddetti “Digital Maturity Models”, dalle associazioni che fanno educazione digitale con i loro modelli “open source” e così via.
Sicuramente, le vicende di attualità dell’home/remote working hanno portato maggiore consapevolezza sul fatto che la trasformazione digitale non è rappresentata solamente dall’adozione di strumenti o piattaforme più potenti o, banalmente, dalla conoscenza degli aspetti tecnici di un software, o di un nuovo device digitale, bensì dalle capacità di mostrare un mindset aperto e duttile all’arrivo di un nuovo mezzo tecnologico, e contemporaneamente quella di adattarlo al contesto e all’uso che se ne deve fare.
Su questo è estremamente rilevante la distinzione sistematizzata tempo fa da Francesco Derchi e Giulio Xhaet tra maturità digitale e abilità digitale.
Nella prima, si tratta di nutrire la consapevolezza e il cambio di mindset:
conoscere e riconoscere i contesti informativi e saperli interpretare;
identificare le peculiarità di un contenuto digitale (e di uno reale);
capire le implicazioni che hanno i dati nel lavoro e nel business;
saper esercitare l’ascolto e la relazione positiva anche online;
avere una mentalità collaborativa;
conoscere le basi della cybersecurity;
interiorizzare gli aspetti del benessere digitale e i rischi dell’esposizione alla iper-connessione.
Nella seconda, si tratta di declinare in forma pratica queste consapevolezze o queste attitudini:
organizzare le informazioni e saperle selezionare (fake news e debunking);
sviluppare contenuti in forme cross-mediali;
leggere i dati con strumenti specifici di analisi;
interagire e collaborare efficacemente e con empatia online;
navigare e interagire sui social media in sicurezza;
praticare in maniera consapevole il digital detox.
Il cambio di mentalità può essere ovviamente differente a livello generazionale, sebbene queste abilità siano valide per tutte le età che si rapportano al mezzo digitale.
Per un giovane, potrebbe significare il raggiungimento di un maggior senso critico sugli strumenti che (in teoria o nell’immaginario collettivo) sa già usare con naturalezza, mentre per un adulto significherà integrare il critical thinking acquisito con l’esperienza di vita con la padronanza pratica delle app, dei tools e degli strumenti correlati (o semplicemente averne coscienza e viverli con meno resistenza a priori, oppure addentrarvisi con pazienza e proattività di apprendimento).
Quante di queste cose potrebbero essere un terreno di scambio reciproco intergenerazionale?
Soprattutto i temi del digital wellbeing e dell’approccio “analogico” e critico all’information overload dei social media potrebbero diventare il nuovo scenario di hybrid digital skill, dove il digitale e il tecnologico potrà essere sempre più inteso come strumento e non come fine, ma soprattutto ben equilibrato con la relazione umana e della vita reale.
Solitamente. in letteratura la relazione che l’individuo ha con la tecnologia si identifica o come “determinismo tecnologico”, dove ogni mutamento sociale sarebbe determinato da un cambiamento nei modi di comunicare connessi alle tecnologie, più che nei contenuti stessi, oppure del “costruzionismo sociale della tecnologia”, nel quale la tecnologia è conseguenza dei processi sociali.
Probabilmente, la lente più opportuna da utilizzare è una formula intermedia e “ibrida” di co-produzione, dove non è la società a plasmare le tecnologie, e non sono le tecnologie a determinare la società: piuttosto società e tecnologie si influenzano e modificano a vicenda, in un processo di coevoluzione.
Così come l’incrocio di codici e saperi e di interdisciplinarietà è il valore aggiunto delle nuove skill del futuro – anche rispetto agli scenari timorosi dell’algocrazia e del dominio delle Intelligenze Artificiali, immaginare la commistione di approcci e mindset culturali intergenerazionali può risultare la soluzione maggiormente strategica oltre che più “sana”.
Gli antidoti generazionali alla Hustle Culture e alla tossicità digitale
Il significato del termine “Analogico”, oggi acquisisce nel parlare comune un’accezione demodé, oppure sembra fare riferimento a qualcosa di lento e malfunzionante: in realtà la sua definizione sta per qualcosa di “non numerico, o non digitale, detto di strumento di misurazione che fornisce misure in maniera non direttamente numerica e anche qualifica di tali misure” (Treccani). Quindi un principio qualitativo opposto ad uno espressamente numerico – magari binario.
Se ci viene facile affibbiare il termine “analogico” alle generazioni più adulte, perpetrando un po’ di ageismo, forse dovremmo fare i conti con lo scenario che ci circonda, dove “veloce” è sinonimo di efficiente, di performante e di positivo.
Viviamo l’era delle distrazioni digitali e della società del “tutto e subito”: secondo il report “Digital 2021: Global Overview Report”, nonostante i cambiamenti significativi nei comportamenti digitali dovuti al COVID-19, le persone dicono che trascorrono circa la stessa quantità di tempo ogni giorno sui social media oggi come hanno fatto in questo periodo l’anno scorso.
Tuttavia, i dati GWI mostrano che la media giornaliera è aumentata di oltre mezz’ora negli ultimi 5 anni. In totale, l’utente medio di Internet ora trascorre quasi 7 ore al giorno utilizzando Internet su tutti i dispositivi, equivalenti a più di 48 ore a settimana online: due giorni interi su una settimana di sette giorni.
Supponendo che una persona media dorma tra le 7 e le 8 ore al giorno, ciò significa che ora trascorriamo mediamente circa il 42% della nostra vita da svegli online e che trascorriamo quasi lo stesso tempo a usare Internet che a dormire.
Il vero problema del rapporto col digitale di questa epoca non è solo nella quantità di tempo che dedichiamo al “virtuale”, ma soprattutto gli effetti che questo comporta.
Come ricorda continuamente Alessio Carciofi nelle sue indagini sul digital wellbeing, possiamo permetterci il lusso di dimenticare ed esercitare la memoria perché la tecnologia lo fa per noi e viviamo l’era delle distrazioni digitali in piena dipendenza da notifiche. Siamo tutti più o meno consapevoli che la grande risorsa a cui aneliamo costantemente ormai è l’attenzione.
Già diversi anni fa, secondo uno studio di Harvard, le persone trascorrevano il 46,9 per cento delle loro ore di veglia pensando a qualcosa di diverso da quello che stanno facendo, e questo “vagabondaggio mentale” dovuto all’uso tossico degli smartphone e della digitalità (vd. anche il binge watching) ci rende anche piuttosto infelici e distaccati dalla realtà.
La causa non è solo nelle dinamiche di interazione che le notifiche digitali comportano, attivando meccanismi di rinforzo e sprigionamento di dopamina, in perfetto stile “slot machine”.
La progettazione dei prodotti e del business digitale si focalizza sul restituire continuamente il piacere della notifica e il suo rinforzo, contemporaneamente, è consapevole che le persone sono immerse in una realtà complessa e piena di distrazioni, per cui è perennemente in atto una “guerra” per catturare l’attenzione delle persone. E i sistemi elaborati dalle aziende con le strategie di marketing evoluto attuale, pensate per elaborare prodotti che alimentano continuamente la nostra fame di gratificazione istantanea, si abbinano ad una cultura effimera della ricerca del successo e alla valorizzazione narcisistica dell’immagine, che inevitabilmente ci porta perennemente a sentirci a disagio e non “all’altezza” nella nostra vita quotidiana.
La battaglia culturale che porta avanti Raffaele Gaito da qualche anno per innescare consapevolezza sul valore del controllo personale del tempo, sull’importanza dell’innamoramento verso il processo e la sperimentazione, è la chiave di volta.
La sua ultima pubblicazione “L’arte della pazienza. Come essere perseverante in un mondo frenetico” è un saggio dai contenuti ormai irrinunciabili per cambiare prospettiva sulla res digitale, in particolare per quanto riguarda il paradigma della “Hustle Culture”, che letteralmente ci esorta a spingere forsennatamente nel lavoro e nella quotidianità, verso obiettivi spesso irrealizzabili e a stipare continuamente cose da fare in agende dense di appuntamenti.
Raffaele spiega con i dati delle ricerche, con gli aneddoti storici di personaggi famosi e con il suo vissuto da imprenditore digitale, un metodo utile per il mondo del lavoro, del business e della vita personale, ma soprattutto sfata molti miti dietro l’immagine edulcorata del “successo” degli influencer, sul valore del fallimento (anche quello lento, mediterraneo, non necessariamente il “fail fast” di californiana memoria) e sulla pazienza, intesa anche come costanza e capacità di fare analisi critica e qualitativa.
Un approccio diremmo “analogico”, nel suo pieno significato di leggere la realtà anche con le lenti qualitative e non solo quantitative sui risultati di breve termine del “pochi, maledetti e subito”; come forse ha trasmesso nella cultura aziendale la disciplina del Finance e del Controlling, spesso univocamente focalizzato sulle chiusure dei quarter e non sulla meta o sulle persone che lavorano a quegli obiettivi.
Con il remote working, inoltre, si lavora di più e ci si affatica di più, e forse solo oggi, in condizioni estreme, stiamo scoprendo quanto la cultura frenetica e workaholic dei ruggenti decenni precedenti abbia reso disequilibrate le nostre vite professionali e personali. Senza distinzione di età.
Il dialogo intergenerazionale per ripensare il digitale
Parlare di digitalità allora, non significa più parlare di giovani come “smanettoni” o “social media dipendenti”, né di boomer come negazionisti tecnologici. L’esperienza del digitale è ormai così immersiva che non serve classificarla come questione per le nuove o le vecchie generazioni.
Si tratta di identificare quali necessità, in campo tecnologico, possano essere scambiate considerando sia per i giovani, sia per gli adulti, la capacità di suscitare per entrambi un mindset dinamico che insegni a guardare le opportunità esistenti nelle sfide che pone l’innovazione tecnologica, ammettendo però le debolezze e le “in-capacità” del tutto umane, migliorando con i feedback continui e la focalizzazione sui processi anziché solo sui risultati.
Ad esempio, le persone adulte hanno la tendenza ad interpretare i social network come fonti informative a cui forniscono una fiducia e una credibilità molto elevata (un po’ come “lo hanno detto in TV” di qualche tempo fa).
Avendo imparato ad utilizzarli successivamente, non riescono a “governarli” nella loro totalità e il loro utilizzo diventa, quasi, un gioco forza tra piattaforma e utente. Le generazioni Y e Z, invece, riescono forse ad avere un quadro più completo del luogo digitale dove si trovano, percependo come fonte non il social network in generale, ma la pagina o l’utente che pubblica il contenuto, sebbene rimanga anche per loro la difficoltà a muoversi tra le numerosissime fonti e stimoli che provengono da un mondo social che si dirige verso la saturazione.
Premettendo che è urgente e più che necessario che la formazione legata alle digital skill sia materia scolastica, se non addirittura una “patente”, che possa essere assegnata a grandi e piccoli per utilizzare consciamente gli strumenti e vivere in maniera consapevole la propria cittadinanza digitale, per generare l’incontro generazionale sul terreno della tecnologia, allora, potrebbe essere utile individuare quali contenuti possano essere scambiati nel reverse mentoring bidirezionale che giovani e adulti possono trasmettersi l’un l’altro:
il valore analogico del networking reale, la cybersecurity e il digital detox, ad esempio, potrebbero essere i driver che gli adulti sono in grado di trasmettere alle nuovissime generazioni
mentre la social netiquette, la conoscenza di tools e “tricks” digitali, e forse anche il coding, possono essere topic che i giovani possono insegnare ai senior, in azienda e a casa.
Per tutti, senza distinzioni di età, l’esigenza di essere istruiti sul terreno delle fake news e del debunking affinché anche i valori culturali, civici e politici non vengano storpiati dalle dinamiche (ormai potremmo dire immorali), del clickbait e delle “filter bubbles”, che non permettono di certo un dialogo aperto e trasparente tra generazioni.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2021/06/digital-divide.jpg8141449Giulio Beroniahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngGiulio Beronia2021-06-08 15:45:212021-06-10 15:28:00Digital divide: perché la scarsa digitalizzazione non è legata all'età
Tantissimi siti e servizi non sono accessibili o stanno registrando rallentamenti, tra cui Reddit, Spotify, Twitch, Stack Overflow, GitHub, gov.uk, Hulu, HBO Max, Quora, PayPal, Vimeo, Shopify, Stripe.
In down anche i portali di news come CNN, The Guardian, The New York Times, BBC e Financial Times.
La causa sarebbe un guasto a Fastly, un popolare provider CDN, secondo un product manager del Financial Times. Fastly ha confermato di avere dei problemi al momento: si tratterebbe di una global CDN disruption che riguarderebbe tutto il mondo.
“Stiamo indagando sul potenziale impatto sulle prestazioni dei nostri servizi CDN“, ha dichiarato l’azienda, per poi confermare che il problema è stato indentificato e che sarà presto implementata una soluzione.
DownDetector, che monitora le prestazioni dei siti web e delle applicazioni web seguendo le segnalazioni di rallentamenti e stop sui social media, ha rivelato l’enorme portata dei problemi. Più di 4.000 persone hanno contemporaneamente segnalato problemi di accesso ad Amazon, secondo i dati del servizio.
Nel frattempo, 3.500 persone hanno affermato di non riuscire a visitare Twitch e quasi 10.000 hanno lamentato problemi di accesso a Reddit, ogni minuto.
Cosa sono le CDN
Le CDN sono una parte fondamentale dell’infrastruttura internet. Queste aziende gestiscono reti globali di server per migliorare le prestazioni e l’accessibilità dei servizi web. Le CDN agiscono come server proxy e mettono in cache alcuni dati a disposizione dell’utente finale.
Per esempio, un contenuto multimediale è spesso memorizzato nella cache di un server CDN locale in modo che non debba essere recuperato sul server originale ogni volta che un utente carica una pagina web.
Nel corso del tempo, i CDN hanno iniziato ad aggiungere altre caratteristiche, come il bilanciamento del carico, la protezione DDoS, i firewall delle applicazioni web e diverse caratteristiche di sicurezza.
I CDN popolari includono Fastly, Cloudflare, CloudFront su Amazon Web Services e Akamai.
Fastly, in particolare, è abbastanza popolare: l’azienda è diventata pubblica nel 2019 e le azioni Fastly sono attualmente scambiate a 48,06 dollari, in calo del 5,21% rispetto al prezzo di chiusura di ieri.
Il problema di oggi non si limita a un data center in particolare: Fastly l’ha definita una “interruzione CDN globale” e sembra che stia colpendo la rete della società a livello mondiale.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2021/06/down.jpg8101453Fabio Casciabancahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFabio Casciabanca2021-06-08 13:04:462021-06-10 15:31:53Internet Down: Amazon, Spotify e centinaia di altri siti sono irraggiungibili
Nel viaggio alla scoperta delle aziende e delle persone Unbreakable, che sono state in grado di reinventarsi e superare le difficoltà grazie alla tecnologia, Mirko Pallera, CEO e founder di Ninja, ha incontrato Barbara Carfagna, giornalista, conduttrice e autrice Rai, conosciuta la grande pubblico anche per la trasmissione “Codice, la vita è digitale“.
Durante la chiacchierata, Barbara ha raccontato a Mirko degli inizi della sua carriera e delle prime collaborazioni importanti, ma anche di chi e che cosa l’ha ispirata a diventare giornalista televisiva.
Ha anche svelato la sua personale formula per essere Unbreakable, che non passa per forza attraverso un percorso stabilito da seguire pedissequamente; piuttosto, dalla capacità di cambiare rotta per non infrangersi.
“Mi sono fatta un’idea“, ha detto Barbara, “che non bisogna necessariamente avere le idee così chiare e stabilire un percorso immutabile da seguire. Siamo in un’epoca in cui, di fatto, molto è nella capacità di cambiare rotta. Bisogna sapere dove si vuole andare, ma poi il percorso può essere ricostruito a posteriori. Questo è un modo anche per non infrangersi“.
In occasione di N-Conference, il Business Visionary Event targato Ninja, trasmesso online il 27 e 28 maggio dagli studi di Fandango Club, abbiamo incontrato ancora Barbara (che ha tenuto il Keynote “Il Codice della vita Digitale”) e le abbiamo fatto qualche domanda sulla sua visione delle tecnologie nel mondo attuale (e per il futuro) e sull’approccio europeo ai nuovi sistemi di controllo dei dati biometrici.
Secondo te, oggi ha ancora senso fare una netta distinzione tra “vita reale” e “vita digitale”?
No, secondo me non ha senso fare questa distinzione netta, perché negli ambienti connessi, quelli che il filosofo Luciano Floridi chiama “infosfera”, in realtà noi viviamo già onlife, cioè eternamente connessi. Con il 5G avremo anche una simultaneità tra ciò che accade nel reale e ciò che accade online e, soprattutto, ogni cosa che accade nel virtuale avrà un effetto immediato sul reale e ciò che accade nel reale avrà effetto sulla vita reale.
Possiamo dire che siamo un po’ esseri “anfibi”, che vivono a metà e costantemente in una dimensione dentro e fuori internet.
Quando arriverà il 6G, che ingloberà internet negli oggetti ed eliminare visori e interfacce, vivremo totalmente immersi nell’onlife.
L’Unione Europea si sta muovendo per regolamentare con accuratezza l’uso dell’intelligenza artificiale e del video controllo. Credi che sia un limite al progresso o è un aspetto positivo?
Penso che, per ora, possa essere considerata una cosa positiva. Basti vedere cosa sta accadendo in Cina con il social credit.
È come se fosse un gioco a punti: si nasce, per esempio, con mille punti e poi, man mano che si commettono degli atti, che possono essere anche solo sporcare per terra, riconosciuti da una webcam, il sistema automaticamente scala questi punti.
Ovviamente si parla di gettare una carta a terra fino ad arrivare al punteggio massimo se si uccide qualcuno, ma nel mezzo si perdono alcuni vantaggi sociali, compresa la possibilità di viaggiare. Diventa molto difficile, non so neanche se sia possibile, recuperare questi punti.
Quando si arriva a esaurire i punti, la pena è la disconnessione, che è vista come l’ergastolo perché, se viviamo nell’infosfera, e siamo eternamente onlife, essere disconnessi significa essere fuori dal mondo e dalla società.
Anche in tanti altri posti del mondo, il riconoscimento facciale può essere utilizzato per obiettivi commerciali molti spinti o anche di indirizzamento dei comportamenti, e questo non è visto dalle nostre democrazie e dalla cultura europea come un qualcosa di democratico, perché sono tutti procedimenti che avvengono in maniera poco consapevole e poco visibile.
Penso quindi che la strada intrapresa dall’Europa sia corretta, per il momento. Bisogna certamente cercare di limitare le tecnologie come il riconoscimento facciale ad alcuni casi in cui è davvero utile, come nella lotta alla criminalità, per esempio nell’individuazione dei ricercati.
Come fare per “tenere il buono e non buttare via tutto”? Questo è un problema che ancora nessuno è riuscito a risolvere.
Cosa si intende per “datacrazia”? E che impatto ha il fenomeno per l’umanità?
Datacrazia è un termine che ha inventato il sociologo Derrick De Kerckhove, e può essere un fenomeno positivo se riusciamo a immettere concetti democratici nel digitale.
Per esempio, come ha fatto l’Europa, con la creazione del pacchetto di regole che comprende il Digital Markets Act, il Digital Services Act, Gaia X, come bacino di dati dei cittadini europei, seppur estratti da big tech straniere, e la GDPR, che ci hanno già “copiato” in diversi parti del mondo.
In questo senso, possiamo creare un mercato e una libera circolazione dei dati positiva per le industrie e per le aziende, per il valore che viene ridistribuito rispetto alla centralizzazione delle big tech che lo detengono in toto.
Invece, la Datacrazia può essere una dittatura se noi otteniamo dei sistemi che ci tolgono la libertà, un po’ come quello cinese sul social credit e un po’ come quello delle big tech che possiedono tutti i dati e che magari orientano i nostri comportamenti senza la nostra consapevolezza.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2021/06/intervista-barbara-carfagna.jpg8121455Fabio Casciabancahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFabio Casciabanca2021-06-08 09:58:332021-06-10 15:28:49Gli algoritmi ci privano della libertà? Intervista a Barbara Carfagna
Ogni giorno milioni di persone in tutto il mondo si rivolgono a Google per cercare informazioni relative ai viaggi. Queste ricerche aiutano a mettere in contatto aziende e clienti, e allo stesso tempo ci aiutano anche a capire l’entusiasmo delle persone quando si tratta dei loro piani di viaggio e vacanza. Le persone desiderano tornare a viaggiare, e desiderano farlo in sicurezza.
Con l’avvicinarsi della stagione estiva il settore del turismo, composto da milioni di piccole e medie imprese a livello globale, sarà impegnato ad affrontare nuove sfide; nell’ultimo anno abbiamo trascorso più che mai del tempo online e il settore dei viaggi, come molti altri, avrà bisogno di farsi trovare online per mettersi in contatto con i futuri clienti, gestire le prenotazioni, le recensioni. Per questo Google ha collaborato con aziende, istituzioni ed esperti di tutto il mondo per costruire le competenze digitali necessarie per un settore dei viaggi sempre più digitale, e intende continuare a farlo.
Strumenti senza costi per cogliere le opportunità del digitale
Per andare incontro alle esigenze degli operatori del settore turistico oggi Google lancia in Italia Destination Insights, un nuovo strumento che permette di ottenere informazioni utili per esplorare come cambia la domanda turistica nel tempo e monitorare le tendenze di viaggio. Così, attraverso Destination Insights, gli imprenditori, le agenzie di viaggio e le istituzioni potranno osservare l’andamento della domanda, per poter prendere decisioni di business e di marketing sulla base di informazioni e insight consultabili in tempo reale.
Destination Insights entra a far parte del nuovo Travel Insights with Google, da oggi disponibile anche in Italia, una guida che raccoglie informazioni e strumenti utili per raggiungere i viaggiatori, a disposizione di strutture ricettive, operatori del turismo e agenzie di viaggi.
Fa parte di Travel Insights with Google anche Hotel Insights, la piattaforma lanciata in Italia a gennaio e presentata insieme a MiC, ENIT, UNWTO e a Confindustria Alberghi, Federalberghi e Federturismo Confindustria, che offre informazioni e risorse pensate per aiutare il settore alberghiero a intercettare la domanda turistica potenziale.
Gli strumenti senza costi che Google mette a disposizione degli operatori del turismo aiutano le aziende del settore a cogliere le opportunità del digitale per farsi conoscere, comunicare con i clienti potenziali e attuali e prendere decisione di business sulla base di dati aggiornati e sintetizzati in modo chiaro.
Per esempio, l’Hotel Piazza Bellini di Napoli ha utilizzato diversi strumenti di Google, tra i quali anche Hotel Insights, per poter cogliere informazioni utili sulle preferenze dei turisti interessati alla loro zona, utilizzate poi per comunicare e promuovere la struttura in modo più preciso ed efficace.
O ancora è il caso di Club del Sole, un’azienda attiva nell’industria dell’ospitalità con ventuno villaggi nelle principali località italiane, che ha accelerato il proprio percorso di trasformazione digitale e adeguato la propria offerta in base alle esigenze dei turisti, comunicandola online.
Le tendenze in Italia attraverso Destination Insights
Ma come utilizzare Destination Insights? Prendiamo per esempio l’Italia: la tendenza delle ricerche effettuate su Google da gennaio ad aprile 2021 registra un crescente interesse verso le mete turistiche nazionali, che passa da una quota del 55% nel 2019 a una del 79% del 2021.
Se si osserva inoltre l’interesse verso le destinazioni locali, da Google Trends si nota come le ricerche di luoghi da visitare “vicino a me” nel 2021 abbiano visto una crescita dell’8% a livello mondiale rispetto al 2019.
Consultando Destination Insights è possibile osservare qual è la domanda di viaggi nazionale o internazionale, la sua provenienza, e filtrare per analizzare diversi insight in un determinato periodo di tempo. Il tutto con la possibilità di considerare l’Italia come paese di origine o di destinazione.
Per esempio, considerando come arco temporale gli ultimi trenta giorni e considerando la domanda domestica, le regioni che raccolgono maggiore interesse sono la Sicilia, l’Emilia-Romagna e il Veneto; torna il Veneto tra le regioni dalle quali proviene maggiormente la domanda, preceduto da Lombardia e Lazio. Le destinazioni più ricercate, invece, rimangono le grandi città, con Roma, Milano e Napoli tra le prime.
È possibile anche approfondire l’interesse proveniente dall’estero verso le destinazioni italiane, che negli ultimi trenta giorni è spinto dai Paesi Europei vicini, come Germania e Francia; tra i primi 10 paesi dai quali proviene l’interesse di ricerca ci sono anche gli Stati Uniti, mentre gli altri sono al momento europei.
L’impegno di Google per il turismo
Google è impegnata da tempo nel sostenere il turismo, mettendo a disposizione la tecnologia e gli strumenti che possono aiutare imprese, agenzie, operatori e istituzioni nel dare impulso a un settore così importante per l’Italia, che crea opportunità e dà lavoro a centinaia di migliaia di persone. A partire dall’anno scorso collaboriamo con imprenditori, istituzioni ed esperti di tutto il mondo per sviluppare le competenze digitali necessarie ad affrontare le sfide future, all’interno di un settore che vedrà crescere l’importanza dell’online.
Sulla base dei risultati raggiunti dei nostri programmi di accelerazione delle competenze digitali in Africa Sub-Sahariana, in Medio-Oriente e nel Sud-Europa, i corsi organizzati da Google e dall’Organizzazione Mondiale del Turismo aiuteranno gli addetti al turismo e le agenzie turistiche a comprendere i trend di settore e ad adottare le decisioni strategiche necessarie per mettere in campo una migliore pianificazione del turismo.
Abbiamo avviato collaborazioni con le istituzioni culturali e governative per mettere in luce e stimolare i viaggi nei luoghi di interesse culturale. In Italia, abbiamo lanciato lo scorso anno Meraviglie d’Italia, il progetto di Google Arts&Culture per ispirare e favorire l’interesse nei confronti dell’Italia e del suo immenso patrimonio culturale. Mentre non era possibile varcare i confini o, addirittura, uscire dalla propria abitazione, le persone di tutto il mondo hanno potuto scoprire e visitare virtualmente un ampio numero di musei, luoghi d’interesse culturale e monumenti digitalizzati grazie alla tecnologia di Google Arts&Culture.
Mentre i confini riaprono, il turismo interno cresce e i viaggi internazionali ripartono, lavoriamo per rimanere vicini al settore. Non importa se la ripresa sarà graduale o più rapida, ci impegniamo a supportare il mondo dei viaggi e il turismo, con tutte le persone e aziende che lo compongono.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2021/06/1_company-1.jpg10801920Company Newshttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngCompany News2021-06-07 16:34:102021-07-26 12:46:28Google per il turismo: arriva in Italia Destination Insights
Google Fiber ha finalmente un logo dopo oltre un decennio dal lancio
Rebranding per la piattaforma streaming Mediaset Play Infinity che diventa solo Mediaset Infinity
Continuano le nostre esplorazioni tra i rebranding più recenti. Scopriamo i casi principali di riprogettazione e restyling visivo di maggio.
ABC aggiorna il suo logo
Il network americano ABC è pronto a lanciare un logo aggiornato questo autunno.
Secondo le nuove linee guida per quella che viene definita una “evoluzione del marchio”, la rete sta lavorando a un nuovo logo insieme al branding package.
L’attuale logo risale a un progetto di Paul Rand del 1962. Nel corso del tempo (quasi 60 anni) sono state apportate varie modifiche e abbellimenti nei vari utilizzi.
A partire dall’autunno del 2021, la rete lancerà un aspetto aggiornato. Rimane la forma del globo circolare, noto anche come “dot”. Il marchio resta curvo con tutte le lettere minuscole, saltano all’occhio alcune lievi modifiche.
Sembra che ABC miri a rimuovere dal globo qualsiasi sfumatura, vetro, bagliore, smusso o effetti simili.
In particolare, la linea della “b” viene leggermente accorciata e le punte della “c” si avvicinano un po’. Nel frattempo, sia la “a” che la “b” mantengono cerchi quasi perfetti nel mezzo, quindi la modifica della “c” accentua quel motivo in tutti e tre i caratteri.
Le dimensioni delle lettere sono state leggermente ridotte, dando loro un po’ più di respiro all’interno del globo.
Il cerchio del logo viene diffuso per immagini locali o tematiche, nonché in “finestre” per scandire i vari episodi e altri momenti chiave.
Gli esempi inclusi nella guida mostrano sfondi e utilizzi diversi, tuttavia questi potrebbero non riflettersi nel lancio finale previsto per l’autunno.
Le linee guida presentano inoltre il passaggio a un carattere tipografico sans serif più leggero e condensato insieme a un serif distinto e audace per i titoli, molto in linea con le attuali tendenze tipografiche.
Brand refresh per Sweetgreen
Dalla fattoria alla tavola. Fondata nel 2007, Sweetgreen è una catena di ristoranti fast-casual che serve insalate nelle famose bowls. Creata da tre amici durante il loro ultimo anno di college a Washington DC, Sweetgreen attualmente ha oltre 120 punti vendita negli Stati Uniti ed è diventata un affascinante esempio internazionale di azienda alimentare. Capace di fare le cose per bene.
L’hanno definita la Starbucks delle insalate, in realtà dietro a questo nome ci sono altri aspetti importanti, come l’amore per l’ambiente e per il cibo genuino. I ristoranti ottimizzano i materiali da costruzione e investono in energia pulita. Il brand, inoltre, è da sempre impegnato nelle scuole pubbliche per educare i ragazzi a un’alimentazione sana.
A maggio, l’azienda ha presentato una nuova identità progettata dal team interno di Sweetgreen in collaborazione con i designer di Collins New York.
Il nuovo brand system consente di esprimere al meglio impegno e curiosità attraverso il design del negozio, i sistemi di segnaletica, il marketing, la pubblicità, i social, il packaging e persino attraverso le eleganti divise del team.
La nuova identità esprime idee di valore dal forte impatto e racconta in maniera inedita gli ingredienti reali, il processo di cottura naturale e le persone dietro al cibo.
I visual si ispirano all’artigianato, all’eleganza e a quella maestria che si trova nei libri di cucina vintage dipinti a mano. Gli strumenti abbinano illustrazioni spensierate, caratteri tipografici personalizzati, fotografia moderna con una tavolozza di colori terrosi e vividi.
Rebranding per l’intera gamma Skipper Zuegg
Nuovo anche il progetto di rebranding della gamma Skipper Zuegg. Per l’occasione il gruppo ridisegna il packaging e punta tutto su una generazione che ama la frutta e allo stesso tempo ha pieno rispetto della natura.
Il rebranding è senza pregiudizi, senza barriere, 100% naturale. Focus sui giovani e sulla loro capacità di fare scelte consapevoli, immersi in un mondo fatto di natura.
Sostenibilità e inclusione tra i valori che guidano il nuovo corso dell’azienda veronese.
Skipper Zuegg torna on air con un nuovo spot tv che recita il claim “You are the Skipper”, un vero e proprio invito a essere parte attiva del cambiamento.
Il nuovo logo di Google Fiber
Google Fiber ha finalmente un logo dopo oltre un decennio dal lancio. Per tutta la sua esistenza, il servizio riportava semplicemente l’emblema “Google” a quattro colori e la scritta “Fiber”. Al progetto di rebranding ha lavorato il team di Google Brand Studio.
L’icona rappresenta due concetti chiave al centro della missione di Google Fiber. Il primo è quello di catalizzatore. La forma dinamica su cui è costruita l’icona ispira una sensazione di movimento verso l’alto. Il secondo concetto è l’impatto scalabile, rappresentato attraverso elementi modulari.
Questa nuova icona funge da pietra angolare per le attività di branding, segnalando l’ambizione di galvanizzare ed elevare le varie community: dalla semplice casa privata alla piccola impresa, fino all’intera città.
Rebranding per la piattaforma streaming Mediaset Play Infinity che ora diventa solo Mediaset Infinity.
Con questa riprogettazione viene tolto dal logo e dalla denominazione la parola “Play”. Il nuovo logo si compone con la parola Mediaset, il simbolo triangolare (che in precedenza caratterizzava Mediaset Play) e l’aggiunta del consueto logo Infinity.
Nasce così una piattaforma unica e centralizzata che assicura la visione gratuita dei principali programmi Mediaset e di una selezione di altissima qualità di cinema e serie tv on demand a pagamento attraverso Infinity+, ora inglobato.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2021/06/rebranding-maggio.jpg8141449Giuseppe Tempestinihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngGiuseppe Tempestini2021-06-07 15:00:042021-07-21 14:52:26Rebranding di Maggio: ABC, Sweetgreen, Skipper, Google Fiber, Mediaset Play Infinity
3.000 nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato in Italia nel 2021. Amazon annuncia il piano di reclutamento straordinario, per un investimento totale di 350 milioni di euro.
Le nuove assunzioni, distribuite su 50 sedi, saranno indirizzate soprattutto verso l’area nord del Paese, portando il numero totale dei dipendenti da 9.500 a 12.500.
Diverse le opportunità promosse dal gigante dell’eCommerce, anche per chi desidera cambiare lavoro o per chi è alla ricerca di prima occupazione, ampliando le prospettive non solo al settore imballaggi e logistica, ma anche a figure manageriali.
“Siamo aperti a tutti i tipi di talenti e di istruzione – sottolinea il Country Manager di Amazon.it e Amazon.es Mariangela Marseglia – Dai linguisti agli ingegneri, ma anche possibilità di stage per ruoli manageriali”.
Imballaggio e spedizione delle merci, quindi, ma anche marketing, finanza e innovazione tecnologica.
«La crescita del digitale è un’occasione di ripartenza per il Paese e noi vogliamo dare il nostro contributo – aggiunge Mariangela Marseglia – Investire nella digitalizzazione del Paese significa sostenere opportunità di crescita attraverso la creazione di nuovi posti di lavoro, formazione abilitante per i nostri dipendenti, e opportunità di sviluppo per le Piccole e medie imprese italiane che utilizzano i nostri servizi per vendere i loro prodotti in Italia e all’estero».
Il piano di reclutamento ha coinciso con l’annuncio dell’apertura di due centri di distribuzione a Novara e Cividate al Piano, di un centro di smistamento a Spilamberto, 11 depositi di smistamento in Piemonte, Trentino-AltoAdige, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Umbria e Marche.
Il piano strategico di sviluppo si accompagna alla recente presentazione dell’European Innovation Lab a Vercelli, “per sviluppare e implementare nuove tecnologie per accrescere ulteriormente la sicurezza dei propri dipendenti”.
Sicurezza, inclusione, upskilling e progetti di formazione sarebbero, secondo l’azienda, le linee guida delle politiche di gestione del lavoro, tali da garantire la certificazione “Top Employer Italia 2021” per “tutte le attività nel Paese, dai magazzini di distribuzione ai centri di sviluppo”, secondo quanto dichiarato da Mariangela Marseglia, sebbene nell’ultimo anno negli Usa e in Europa si siano verificati i primi scioperi nazionali, sostenendo la necessità di condizioni di lavoro e di salario migliori.
“Negli ultimi dieci anni, Amazon è diventata uno dei più importanti creatori di posti di lavoro in Italia”, insiste Stefano Perego, VP EU Customer Fulfillment Amazon.
E aggiunge: “In Amazon, mettiamo la sicurezza e il benessere dei nostri dipendenti al centro della nostra attività, offrendo opportunità professionali stabili e ben retribuite. La diversità e l’inclusione sono una parte essenziale del nostro business e assumiamo persone con ogni tipo di esperienza e istruzione che possono accedere a opportunità di crescita”.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2021/06/amazon_barbara-1.jpg10801920Barbara Landihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngBarbara Landi2021-06-07 13:07:422021-06-10 15:31:20Amazon, 3.000 assunzioni in Italia a tempo determinato nel 2021
Molte delle campagne online in questo periodo fanno riferimento alla ripartenza: si torna a viaggiare, magari accompagnati da suggestive note che rendono più magica l’atmosfera in auto; si torna a incontrare le persone care, ai meeting di lavoro e, forse con un po’ di timore, a confrontarsi con gli spazi affollati.
Nessuno di noi è impressionato da annunci “banali”: siamo più colpiti quando il messaggio ci raggiunge e ci provoca emozioni come entusiasmo e allegria, ma anche come smarrimento o con la classica sensazione del “pugno nello stomaco“.
Forte, fortissima è, in questo caso, la potenza delle immagini: il successo di un annuncio stampa sta tutto lì, nel riuscire a catturare la nostra attenzione con un accostamento vincente di rappresentazioni grafiche e parole. E quando la creatività esplode, non possiamo fare a meno di fermarci a osservarla.
Ecco la nostra selezione di annunci stampa del mese di maggio, raccolti in giro per il mondo proprio per voi.
Visual molto accattivante per la campagna di KLO, gestore di oltre 60 stazioni di servizio per il rifornimento in Ucraina. La campagna strizza l’occhio agli amanti della forma fisica: come noi amiamo un corpo atletico e muscoloso, così possiamo “pompare i cavalli” del nostro veicolo con il carburante adeguato.
Advertising Agency: Michurin creative agency, Kyiv, Ukraine Creative Production Agency: Looma
Burger King – Feeling uncomfortable?
Che sensazioni ti suscita l’idea di trovarvi in mezzo alla folla? Beh, se ti senti a disagio, è perfettamente normale, secondo la campagna spagnola di Burger King.
Le foto degli annunci stampa sono, per fortuna, di qualche tempo fa: oggi, per assaggiare il miglior panino della città ed evitare l’affollamento, è sufficiente ordinare comodamente dall’auto.
Advertising Agency: DAVID Madrid, Spain Global CCO & Partner: Pancho Cassis Global COO: Sylvia Panico Executive Creative Director: André Toledo, Saulo Rocha, Edgard Gianesi Creative Director: Fred Bosch, Rogério Chaves, Fabrício Pretto Copywriter: Guilherme Pinheiro, Tito Rocha Art Director: Pedro Sattin Account: Luiza Prata Carvalho, Carolina Vieira, Lucila Mengide, Rafael Giorgino, Juliana Chediac Media: Márcia Mendoça, Felipe Braga, Renata Oliveira Strategic Manager: Patricia Urgoiti Producer: Diego Baltazar
Greenpeace – Save My Soul
La campagna di Greenpeace diffusa in Austria mostra il grande, grandissimo potere che si nasconde dietro un dito. Si può combattere contro l’estinzione delle specie, e lasciare il segno, contribuendo con un semplice SMS.
Gli animali in pericolo ci ameranno per questo.
Advertising Agency: DDB Wien, Vienna, Austria Executive Creative Director: Thomas Tatzl Executive Creative Director: Andreas Spielvogel Creative Director: Babette Brunner Art Director: Marina Mrvka Copywriter: Jakob Paulnsteiner
Océano FM – Music Drives You
Nonostante i progressi nel campo delle vetture driverless, guidare è ancora una delle attività manuali più frequentemente associate alla libertà, al cambiamento, all’avventura e al viaggio.
E, come ogni avventura che si rispetti, ha bisogno della sua colonna sonora. La campagna di Océano FM in Uruguay utilizza alcuni famosissimi volti del panorama musicale mondiale come compagni di viaggio per i nostri spostamenti.
Uno dei settori più colpiti dalle restrizioni è, senza dubbio, quello dell’hospitality.
L’annuncio di OYO Hotels è un invito alla vaccinazione, così da riprendere più velocemente a incontrare le persone che amiamo e da cui siamo dovuti rimanere a distanza, ma anche i colleghi di lavoro per far ripartire gli affari. Ogni vaccinazione “ci avvicina” agli altri.
Copywriter: Jatin Sangwan Art Director: Tanushree Majumder Creative Director: Rajat Agarwal Copywriter: Satabisha Bhaumik Creative Head: Prateek Suri Copy Lead: Anissha Majumder Global Brand Head: Mayur Hola
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2021/06/best-ad-maggio.jpg8111454Fabio Casciabancahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFabio Casciabanca2021-06-07 10:04:542021-07-21 15:07:42Greenpeace, KLO e Burger King: i migliori annunci stampa di maggio
Anche questa settimana la redazione Ninja ha selezionato una lista di strumenti utili per semplificare le attività digitali, migliorare le performance e la produttività o semplicemente conoscere esempi e case study, come nel caso del “Cimitero di Google”.
Possiamo imparare tantissimo dai successi delle grandi aziende, ma anche dai loro insuccessi. Ecco quindi che ci viene in aiuto Failory, con la raccolta di tutti i servizi ormai dismessi del colosso del web.
Tra gli altri, vi segnaliamo anche strumenti per trovare la giusta palette per i vostri progetti digitali, per eliminare le distrazioni mentre si lavora, o per gestire al meglio i lead su Facebook.
Senza esitare oltre, ecco i digital tool di questa settimana.
Pensi di essere l’unico a non riuscire a portare a termine tutti i progetti iniziati? Se questo può consolarti, anche il colosso del web più utilizzato in Occidente ha collezionato una serie di fallimenti. Puoi vederli tutti nel Google Cemetery di Failory.
Annunci che funzionano
Tutti sanno fare pubblicità sui social oggi, ma come capire quali funzionano davvero? Jove si sincronizza con i tuoi account pubblicitari e ti permette di vedere tutti i tuoi annunci in un unico posto, mostrandoti poi quale creatività performa meglio per i diversi obiettivi della campagna, su tutte le piattaforme.
Eliminare le distrazioni
Rimanere concentrati su ciò che davvero conta può essere complicato. Unplug blocca tutte le distrazioni con un solo clic, combinando la funzione con tecniche cognitive per ottimizzare la concentrazione.
Lead su Facebook
Stai perdendo lead a causa di risposte e follow-up troppo lenti? L’automazione dei processi è il modo migliore per risolvere questo problema. Con l’app mobile di Hashgrow, puoi facilmente collegare i tuoi moduli FB Lead Forms per ottenere notifiche istantanee di nuovi lead e inviare follow-up via WhatsApp, Email o SMS da modelli preimpostati. Puoi anche chiamare i tuoi lead e tracciare le attività.
Il colore giusto
Ogni progetto ha bisogno di una palette colori adatta, ma non sempre siamo abbastanza creativi per individuare quella più adatta. Mobile Palette Generator è uno strumento semplice ma potente che ti permette di creare combinazioni di colori con un clic del mouse.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2021/06/digital-tool.jpg8111449Redazionehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngRedazione2021-06-06 09:00:262021-06-10 15:36:24Jove, Google Cemetery e: i digital tool della settimana
Instagram è il quarto social network più utilizzato in Italia.
Con i suoi 25milioni di utenti attivi, la piattaforma di foto istantanee è sfruttata anche per fare pubblicità e influencer marketing.
Tuttavia, veicolare traffico organico al proprio sito web non è semplicissimo a causa della natura stessa del social. Infatti, non è possibile inserire nei post, nei reel e nelle altre tipologie di contenuti, dei link cliccabili, tranne che nelle storie.
Si può aumentare il tasso di conversione se si presta attenzione ad alcuni elementi. Ecco quindi come portare clic dal profilo IG al tuo sito web.
1. Crea contenuti di valore
La qualità dei contenuti è fondamentale in ogni social media, ma su Instagram lo è ancora di più.
L’utente medio scorre continuamente il suo feed e, per soffermarsi su un singolo contenuto, ha bisogno di essere catturato.
L’attenzione media online è molto bassa, quindi il content dovà essere molto creativo. Ogni buon contenuto pubblicato deve essere il frutto di una strategia strutturata di social media marketing che includa un’analisi della concorrenza, una profonda conoscenza del pubblico e tanta tanta sperimentazione.
Per la preparazione del progetto editoriale bisogna avere ottime skill di foto e video editing. Esistono molti tool che possono aiutarti nella post produzione dei contenuti da pubblicare su Instagram, tra questi vi sono: VideoLeap, Canva, InShot, InVideo, Snapseed e tanti altri. Alcune di queste app sono gratuite, altre invece sono disponibili in versione freemium.
Su Instagram gli utenti sono abituati a scorrere il feed e ad apprezzare i contenuti con i like.
Non sono abituati a cercare link nelle caption e nelle descrizioni. Una buona strategia può essere quella di inserire un link nella biografia e invitare i follower a fare clic sul link in bio. Nella biografia possono essere inseriti link al sito web, o a una landing page da cui scaricare una guida gratuita. Non è necessario fare call to action ogni giorno, ma di tanto in tanto si possono invitare i follower a compiere azioni.
3. Crea storie con link
Le storie di Instagram sono l’unico contenuto in cui può essere inserito un link nello swipe up.
L’unica condizione necessaria è avere un profilo con almeno 10mila follower.
In caso contrario, l’opzione è bloccata e il solo modo di inserire un link nella storia è farlo attraverso un contenuto sponsorizzato. Però, c’è un modo per condividere nella propria storia un link su un post. Lo vedremo nel punto 5.
4. Promuovi i post nelle storie
Condividi i post nelle storie per aumentare la portata organica dei contenuti.
Chi vedrà il post nelle storie sarà incuriosito e andrà a dare un’occhiata al tuo profilo. Invita anche i follower a condividere i tuoi post nelle proprie storie così da promuovere i content anche con la propria cerchia. Predisponi una biografia interessante che stimoli il clic sul link. Chi atterra sul tuo profilo potrebbe essere interessato a saperne di più e a cliccare sul link nella bio.
La pagina di destinazione è un elemento da non sottovalutare. Se vuoi che il traffico al sito web o alla landing page permetta una conversione devi predisporre la pagina web secondo alcune caratteristiche. Per prima cosa bisogna ottimizzare la visualizzazione da mobile.
Secondo l’ultimo report pubblicato da We Are Social, il 98.2% di accessi ai social media avviene tramite smartphone. Ciò significa che un pagina web che tenga conto solo della visualizzazione da desktop non sarà efficace.
Fai un test per capire se i tuoi utenti sono attratti dalla landing page.
Puoi fare un sondaggio informale per capire se nei primi 5 secondi di visualizzazione gli utenti capiscono di cosa tratta la pagina. Oppure puoi utilizzare dei toolcome UsabilityHub per testare il design della pagina.
All’interno della landing page, puoi inserire anche tool di tracciamento come Crazy Egg o Hotjar che ti permettono di individuare quali sono le parti della landing page su cui i follower si soffermano maggiormente. In base ai dati ricavati dai vari test potrai e dovrei ottimizzare la pagina.
Ricorda di essere coerente in tutta la comunicazione. Se, per esempio, un post con call to action invita al download di una rivista, significa che sulla landing la prima cosa che l’utente dovrà vedere è proprio il pulsante per il download.
Questi sono alcuni consigli e suggerimenti su come approcciare all’uso di Instagram per stimolare clic e traffico al sito web, ma non esiste una legge universale per tutti i profili e per tutti gli account.
La cosa più importante da fare sul social è interagire, costruire la community e imparare a conoscere i propri follower. Solo in questo modo potrai proporre contenuti di valore per i tuoi utenti. Sperimenta, osa, rompi la routine e spezza l’incantesimo dello scorrimento del feed.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2021/05/clico-organici-instagram.jpg8121447Flavia Alvihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFlavia Alvi2021-06-04 16:36:032021-06-10 15:33:195 consigli per aumentare il traffico organico da Instagram
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