migliori annunci stampa del 2021

Amazon, Mc Donald’s e Greenpeace: i migliori annunci stampa del 2021

Selezionare i 12 migliori annunci stampa del 2021 non è di certo un’impresa semplice: anche escludendo il criterio puramente discrezionale della scelta, in questo anno che sta per concludersi il ritorno in grande stile dell’Out of Home ci ha permesso di ammirare moltissimi esempi di creatività, ideati e diffusi dalle più grandi agenzie internazionali in tutto il mondo.

12 mesi, 365 giorni di pura arte e comunicazione hanno viaggiato dalla carta stampata agli schermi degli internauti, passando per le installazioni fisiche e le pagine dei giornali.

Ecco la nostra selezione degli annunci stampa del 2021, dalla quale (ahimè!) molti validissimi prodotti sono destinati a rimanere fuori. Ma se vuoi recuperarli tutti, questo è il posto giusto per farlo!

I migliori annunci stampa di Gennaio

I migliori annunci stampa di Febbraio

I migliori annunci stampa di Marzo

I migliori annunci stampa di Aprile

I migliori annunci stampa di Maggio

I migliori annunci stampa di Giugno

I migliori annunci stampa di Luglio

I migliori annunci stampa di Agosto

I migliori annunci stampa di Settembre

I migliori annunci stampa di Ottobre

I migliori annunci stampa di Novembre

Annunci stampa del 2021: Gennaio

Eureka! – Travel while reading

Si dice che il modo migliore di viaggiare sia con la fantasia. In effetti, in questo particolare momento storico condizionato dall’emergenza sanitaria, è probabilmente l’unico modo per farlo. D’altra parte, è anche il più economico: mete lontane, esotiche e suggestive diventano facilmente raggiungibili, grazie ai libri.

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Advertising Agency: NEW!, Lithuania
Creative Director: Aistė Jūrė
Copywriter: Aistė Jūrė
Copywriter: Vytautė Petkevičiūtė
Illustrator: Justine Shirin
Designer: Ieva Paliukaitytė
Project Manager: Kęstutis Kuskys

Febbraio

Dandy – Mini Families

Sono moltissime le persone che vivono da sole e non hanno bisogno delle mega promozioni formato famiglia. Se anche tu sei “tutta la tua famiglia“, le mini confezioni e le confezioni mono porzione di Dandy fanno per te.

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Credits
Advertising Agency: Chola Ad, Guayaquil, Ecuador
Executive Creative Director: Dante Rossetto
Creative Director: César Sepúlveda
Creative Director: Fabián Martínez
Art Director: César Sepúlveda, Fabián Martínez
Copywriter: César Sepúlveda, Dante Rossetto, Fabián Martínez
CGI & Retouch: Raro Lab

Marzo

Federation of Quebec Alzheimer Societies – Loved ones forget themselves too

L’Alzheimer è una malattia sempre più frequente tra la popolazione anziana e, purtroppo, si stima che le persone affette da questo disordine cognitivo aumenteranno del 70% entro il 2031.

La campagna mette in evidenza quanto i caregiver, spesso parenti e famigliari degli ammalati, siano sovraccaricati dal compito di assistenza.

alzheimer society adv

Advertising Agency: Cossette, Montréal, Canada
Photographer: Christian Tremblay

Aprile

McDonald’s – Good moments don’t need to wait

ARCOS è una campagna regionale di McDonald’s creata da DDB Colombia, il cui obiettivo è rafforzare il segmento McDelivery.

La campagna si sviluppa nelle più grandi città del continente come Santiago del Cile, Bogotà, Buenos Aires e Città del Messico, tra le altre.

Le immagini comunicano in modo così diretto che non hanno bisogno dell’ausilio di parole.

Good moments don't need to wait 01

Good moments don't need to wait 02 - annunci stampa del 2021

Good moments don't need to wait 03

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Advertising Agency: DDB Colombia, Bogota, Colombia

Annunci stampa del 2021: Maggio

Greenpeace – Save My Soul

La campagna di Greenpeace diffusa in Austria mostra il grande, grandissimo potere che si nasconde dietro un dito. Si può combattere contro l’estinzione delle specie, e lasciare il segno, contribuendo con un semplice SMS.

Gli animali in pericolo ci ameranno per questo.

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greenpeace campaign 02

greenpeace campaign 03 - annunci stampa del 2021

Advertising Agency: DDB Wien, Vienna, Austria
Executive Creative Director: Thomas Tatzl
Executive Creative Director: Andreas Spielvogel
Creative Director: Babette Brunner
Art Director: Marina Mrvka
Copywriter: Jakob Paulnsteiner

Giugno

Lovespace – It’s okay

“It’s okay” è la nuova campagna sulla consapevolezza sessuale di Lovespace, che illustra in modo abbastanza esplicito il tema delle fantasie sessuali. Queste sono spesso percepite come qualcosa di volgare e sporco, qualcosa di cui vergognarsi.

Patsany ha selezionato una rosa delle migliori foto e ha sviluppato un messaggio chiave per ognuna. “Desiderare è ok” “Condividere ciò che si vuole è ok” “Sperimentare insieme è ok” “Provare insieme è ok”.

campagna lovespace ukraine

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campagna lovespace ukraine annunci stampa del 2021

Advertising Agency: Patsany Agency, Kyiv, Ukraine
Creative Director: Dmytro Iatsyna

Luglio

Kikkoman – Kikkoman Gold Medal

Per celebrare i giochi olimpici di Toyko, l’agenzia di Zurigo Freundliche Grüsse ha ora creato un Out of Home molto speciale per la tradizionale marca giapponese: un semplice nastro di tessuto trasforma il logo Kikkoman in una medaglia d’oro. Tanto semplice che non ha bisogno di parole.

Kikkoman

Advertising Agency: Freundliche Grüsse, Zürich, Switzerland
Creative Director: Pascal Deville
Creative Director: Samuel Textor
Art Director / Concept: Norihito Iida
Copywriter / Concept: Christian Stüdi

Agosto

Diamonds Factory – Insta-Queens

Ti sei mai chiesto che aspetto avrebbe il profilo Instagram della regina Elisabetta I o di Maria Antonietta?

Diamonds Factory ha re-immaginato i ritratti di alcuni dei personaggi più controversi e affascinanti della storia e riassunto le loro fantastiche storie in alcuni scatti.

Queste magiche ricostruzioni mostrano Maria Antonietta, la regina Elisabetta I, Cleopatra, Boudica, Wu Zeitan, Caterina la Grande e Maria Regina di Scozia sotto una nuova luce.

annunci stampa del 2021

Credits: In-house

Settembre

Amnesty International – Seniors’ rights

Esiste un’età in cui è giusto rinunciare ai propri diritti? Si stima che 7 anziani su dieci siano vittime di pregiudizi a causa della loro età: il fenomeno è noto come “ageismo“, a causa del quale le persone più adulte vengono considerate inefficienti e lente.

È una violenza inaccettabile, per questo la campagna invita a non aspettare di diventare “vecchi” per difendere i diritti degli anziani.

Amnesty Senior resized - annunci stampa del 2021

Advertising Agency: Bonjour, Bruxelles, Belgium
Creative Director: Marine Vincent
Creative: Maxim Deliège
Designer: Pierre Jadot
Photographer: Phil Van Duynen

Annunci stampa del 2021: Ottobre

McDonald’s – McDonald’s Artworks

Quando un brand diventa iconico come McDonald’s non è inconsueto che i suoi prodotti vengano rappresentati da artisti e creativi, consacrando oggetti di largo consumo e spingendoli nell’olimpo dell’arte.

Ecco, queste opere d’arte possono costare svariate migliaia di dollari, ma puoi sempre aggiudicarti il gusto dei menu del brand con gli archi dorati per pochi spiccioli.

Best Ad ottobre McDonald's

best ad McDonald's

best ad McDonald's - annunci stampa del 2021

Advertising Agency: TBWA\Istanbul, Turkey
Cco: İlkay Gurpinar
Ecd: Volkan Karakasoglu
Creative Directors: Mesut Kocarslan, Serdar Gungor
Art Director: Tuvana Artun
Copywriter: Hilal Erdem

Novembre

Amazon Prime – The Wheel of Time

Prime Video promuove il lancio dell’epica serie fantasy The Wheel of Time con un’affissione in 3D in live-action creata da Amplify e con la star della serie Rosamund Pike.

È la prima volta che un cartellone anamorfico viene utilizzato da una società di intrattenimento per promuovere una serie.

Prime Video ha debuttato in Piccadilly Circus, a Londra, il 15 novembre, ma l’out of home apparirà anche in siti iconici nei mercati chiave, tra cui il Big Kahuna di New York City a Times Square e il Cross Shinjuku Vision di Tokyo.

AMAZON - migliori annunci stampa di novembre 01

AMAZON - migliori annunci stampa di novembre

AMAZON - migliori annunci stampa 2021

Advertising Agency: Amplify, London, United Kingdom

Indagine dell'Osservatorio Zucchetti

L’indagine dell’Osservatorio Zucchetti: i numeri della HR Revolution

Guidare ed affiancare le imprese nel percorso di trasformazione digitale è la prerogativa di tutte le aziende, in particolar modo per quelle del settore IT oltre ad essere il topic dell’indagine dell’Osservatorio Zucchetti HR.

L’indagine è stata condotta su un panel di aziende rappresentative del parco clienti Zucchetti, sul quale misurare il tasso di innovazione dei processi di gestione del personale e comprendere gli interventi prioritari da attuare nel prossimo futuro. In linea con gli obiettivi dell’Osservatorio è nata l’indagine HR.

LEGGI ANCHE: Lavorare nel Metaverso è possibile? Lo abbiamo chiesto al mondo degli HR italiani

Chi ha condotto l’indagine e gli obiettivi

L’indagine, condotta da Zucchetti Spa  si propone di rispondere alle seguenti domande:

  • Le aziende italiane sono pronte all’HR Digital Transformation?
  • Qual è il loro grado di maturità digitale nei processi HR?
  • Come stanno rispondendo all’emergenza Covid-19?
  • Su quali processi e soluzioni stanno puntando per superarla?

Periodo dell’indagine dell’Osservatorio HR

Luglio e settembre 2020

Campione aziende intervistate

710 aziende clienti Zucchetti

Indicatore analizzato

Il grado di Readiness delle aziende in tutti i processi di gestione del personale, diventati strategici durante la prima fase pandemica, suddivisi e indagati nelle seguenti aree:

  1. Smart Working
  2. Amministrazione e Comunicazione
  3. Pianificazione strategica
  4. Pianificazione operativa
  5. Previsione Fabbisogno (Forecast)
  6. Time sheet rendicontazione
  7. Salute e Sicurezza
  8. Analisi e monitoraggio

Settori aziendali che hanno risposo all’indagine dell’osservatorio HR

  • servizi 31,27%
  • commercio 27,75%
  • produzione 26,76 %
  • altro 15,92%

manager

I risultati dell’indagine dell’Osservatorio HR in relazione agli indicatori analizzati

Smart Working

Livello readiness medio più elevato. Le aziende hanno mostrato una buona capacità di adattarsi riorganizzando il lavoro “in presenza” nel modello “lavoro da remoto”.

In particolare alti livelli sopra la media si registrano nelle medie e grandi aziende (54% e 58%) e, in merito al settore, nelle aziende di servizi (52%).

  • l’83% delle aziende medio-grandi e il 61% delle piccole imprese hanno fatto i conti con lo smart working, trovandosi ad analizzare aspetti positivi e negativi della sua introduzione, segno inequivocabile di un cambio di passo, ancorché obbligato;
  • gli strumenti di collaboration sono stati introdotti dal 68% delle grandi aziende (alte percentuali si registrano anche per medie e piccole, rispettivamente il 53% e il 42%);
  • alti livelli di digitalizzazione si registrano nella gestione normativa e amministrativa dello smart working con risultati in media del 42%, senza distinzioni in termini di grandezza;
  • un sistema digitale di feedback tra colleghi, responsabili e collaboratori è stato introdotto in media da 1 azienda su 3 (42% delle grandi).

Lo step successivo sarà quello di passare ad un gestione del lavoro agile come forma di lavoro strutturale e bene organizzata, con una visione a lungo termine slegata dal periodo emergenziale.

Occorrerà ridisegnare i processi, focalizzarsi sulle nuove competenze, sugli stili di leadership e sulla cultura aziendale che questo modello richiede, pianificare investimenti tecnologici che supportino le attività e creino un ecosistema digitale integrato favorevole alla collaborazione, all’engagement, al monitoraggio e al raggiungimento dei risultati.

 

LEGGI ANCHE: 5 miti che sopravvivono ancora sul lavoro da remoto, da sfatare nel 2020

Amministrazione e comunicazione

Con la deolocalizzazione della postazione di lavoro e con la gestione del lavoro a distanza diventa fondamentale costruire una comunicazione (interna ed esterna) precisa, puntuale e massiva verso tutto il personale.

Dall’indagine si evince che la comunicazione, in fase pandemica, è stata gestita attraverso portali aziendali che consentono alle persone di collegarsi in ogni momento, anche fuori dai confini e dagli orari lavorativi, a tutte le comunicazioni e a tutte le risorse aziendali (nel 68% delle grandi aziende e nel 49% delle aziende di medie dimensioni).

Nel 69% delle grandi aziende, inoltre, il portale consente al personale di inserire in autonomia i giustificativi, in modo da rendere efficienti i processi di amministrazione.

Oltre ai portali aziendali sono state introdotte anche app dedicate al personale che semplificano ulteriormente la comunicazione e la rendono più diretta e veloce garantendo:

  • una presa visione immediata delle circolari: 68% delle grandi aziende e 49% delle medie;
  • un accesso H24 ai documenti come il cedolino: 72% delle grandi aziende e 56% delle medie;
  • l’inserimento/approvazione dei permessi: 46% delle grandi aziende e 34% delle medie.

Pianificazione forecast e timesheet

Sull’argomento i dati della ricerca evidenziano che le aziende più resilienti sono quelle che hanno investito nel digitale, introducendo processi di pianificazione e rendicontazione delle ore di lavoro, migliorando così l’agilità organizzativa.

Le grandi aziende che operano su turnazione e utilizzano un software di pianificazione hanno ottenuto notevoli vantaggi in merito all’efficienza interna, alla qualità dell’output, alla sicurezza sul lavoro e alla soddisfazione del personale, puntando in particolare su:

  • acquisizione dei dati di presenza direttamente dalle presenze e viceversa (74%);
  • verifica nell’elaborazione dei turni di competenze, abilitazioni e idoneità (72%).

Non mancano poi le punte di innovazione che, anche in quest’ambito e sotto la spinta dei progetti di Industria 4.0, hanno introdotto App mobile per le richieste di:

  • cambio turno (37% delle grandi aziende)
  • strumenti di Intelligenza Artificiale per la previsione del fabbisogno di personale integrato al software turni (30% delle grandi aziende e 21% della media azienda).

Salute e Sicurezza

Garantire la sicurezza delle persone, durante il periodo pandemico, è stato quanto mai centrale soprattutto nel caso del lavoro in presenza. Le organizzazione hanno dovuto ripensare i processi e le procedure per ridurre i rischi di contagio e garantire la continuità del business rispettando le disposizioni di legge via via in vigore.

I primi interventi innovativi sono stati dettati da obblighi esterni e di legge ma successivamente alla prima ondata le aziende hanno velocemente attuato un cambiamento prospettico.

In un contesto in cui il controllo accessi è ormai realtà assodata e si integra alle prescrizioni previste dalle procedure di salute e sicurezza (54% grandi aziende – 53% medie – 32% piccole), tutte queste innovazioni andranno man mano a collegarsi all’ecosistema digitale dell’azienda.

Una tendenza emergente riguarda poi un ripensamento degli spazi di lavoro, destinato nelle previsioni a rimanere come modello nel prossimo futuro: già dopo la prima ondata infatti sono stati introdotti sistemi che permettono di prenotare la propria postazione di lavoro, in modo da controllare la distanza tra le persone (14% medio-grandi – 8% piccole aziende).

Un’opportunità che garantirà in futuro anche una gestione più flessibile degli asset e delle sedi aziendali, con grandi benefici sui costi di gestione degli spazi e sul controllo dell’utilizzo di ogni postazione, andando a supporto delle politiche di SmartWorking.

Analisi e Monitoraggio

L’analisi dei fenomeni che stanno coinvolgendo l’azienda e il personale, comprendere l’efficacia delle misure introdotte, prevedere azioni correttive è un momento fondamentale.

La sfida è quella di rendere l’analisi un processo rapido e semplice, strategico e strutturale. Proprio su queste premesse si possono leggere i dati raccolti nell’Osservatorio HR.

L’area di analisi e monitoraggio, infatti, registra i più bassi livelli di interesse concreto e di investimento tecnologico avanzato.

Diverse sono le motivazioni specifiche che sono alla base di questa situazione:

  • difficoltà nel reperire i dati: un’analisi efficace richiede un ecosistema unico e integrato in grado di gestire le principali dimensioni dei fenomeni HR;
  • struttura organizzativa: la Direzione HR ha la necessità di analizzare i processi ma spesso non è la funzione a livello aziendale che si occupa delle attività di monitoraggio;
  • carenza di competenze specifiche: impostare analisi e report dedicati ai processi HR richiedono conoscenze anche tecniche, IT e di rappresentazione dei dati spesso non dominio della Direzione HR;
  • carenza di strumenti per la diffusione mirata dei dati: i dati HR sono spesso sensibili e uno dei maggiori timori è quello di diffondere informazioni a persone non autorizzate a riceverle;
  • mancanza di focus: spesso l’analisi viene vista come il passaggio finale di un processo e implementata successivamente all’avvio delle prassi e degli strumenti a supporto di ogni attività, fase a cui molte volte non viene poi dedicato il giusto focus e che si perde nello svolgimento della gestione quotidiana.

Analisi e monitoraggio saranno le prerogative delle HR in azienda.

Attraverso un’attenta analisi dei dati sia con strumenti “tradizionali” che attraverso strumenti di intelligenza artificiale e machine learning consentiranno alle aziende di prendere decisioni corrette, pianificare al meglio la strategia aziendale e risparmiare sui costi.

LEGGI ANCHE: Le sfide più ardue per il settore HR nei prossimi mesi

Conclusione dell’indagine dell’Osservatorio HR

I risultati, come era prevedibile, hanno evidenziato una forte differenza tra medio-grandi aziende e piccole imprese.

Le prime avevano infatti, iniziato il percorso di digital transformation prima dell’emergenza sanitaria, mentre le seconde non avevano ancora avviato investimenti per migliorare l’efficienza organizzativa grazie alle tecnologie digitali.

L’Osservatorio HR produrrà una nuova edizione della ricerca a gennaio 2022, analizzando le medesime variabili dell’anno 2021.

Sarà interessante valutare come lo scenario sopra descritto si modificherà e se il gap tra grandi e piccole aziende si sarà assottigliato.

Nel grande dibattito che vede di fronte HR e Digital Transformation emergono aspetti sempre più legati a nuovi modelli di leadership, al benessere delle persone e al clima aziendale.

La Direzione HR non ha solo l’importante compito di guidare la transizione dalle pratiche di gestione tradizionali a quelle più innovative e digitali, ma anche quello più generale di costruire un nuovo rapporto tra persona e organizzazione abilitato dalle nuove tecnologie.

strumenti per i creator

Cos’è la Creator Economy e quali sono gli strumenti per monetizzare

La creator economy anche definita passion economy o economia della monetizzazione individuale ha a che fare con la creazione di contenuti, che possono essere video, scritti, audio o di altro tipo ed è il frutto di un processo durato anni, che oggi grazie a internet, permette ai creator di ottenere un reddito grazie alla produzione e condivisione di contenuti legati alle loro passioni.

Ma per capire cos’è la creator economy, come funziona e perché ci riguarda tutti è bene ricordare come durante gli anni passati prima della nascita della creator economy erano i grandi media a fare da padroni e a gestire l’intero mondo dell’intrattenimento, poiché la creazione dei contenuti era una loro prerogativa.

L’unica possibilità quindi per lavorare in questo mondo era quello di far parte di queste grandi aziende.

Grazie all’avvento di internet però, tutto ciò cambia, portando a un decentramento dei media, il tutto però ad un ritmo decisamente lento, causato dal fatto che le potenzialità di questa innovazione richiesero del tempo per essere comprese dalla maggioranza delle persone.

Grazie a internet infatti, si cominciò ad avere nuovi e diversi tipi di contenuti di cui usufruire, ma anche la possibilità di divenire creatori in prima persona di questi contenuti attraverso nuovi spazi, diversi dagli unici a disposizione fino a quel momento.

Tuttavia lo sviluppo di internet, visto i tempi lenti che hanno accompagnato la sua maturazione, non coincide con la nascita della creator economy, che pur essendosi sviluppata grazie a internet, ha dovuto aspettare lo sviluppo a pieno ritmo di questa innovazione per poter trovare lo spazio necessario alla sua crescita.

LEGGI ANCHE: Selezionare il giusto creator per la tua campagna: uno strumento concreto

Cos’è la creator economy

Per spiegare meglio cos’è la creator economy possiamo fare riferimento alle parole di Eric Freytag di Streamlabs, il quale riassume il cambiamento del consumo dei media in un articolo scritto per VentureBeat, in cui afferma: “Invece di dieci programmi TV consumati da miliardi di persone, ora abbiamo centinaia di milioni di programmi che soddisfano miliardi di persone. Potresti essere solo una delle dieci persone al mondo interessate a un argomento di nicchia, ma è probabile che troverai dei contenuti per esso. Inoltre, le persone che creano contenuti per quell’argomento ne sono veramente e autenticamente appassionate“.

La passione sembra quindi essere il collante per chiarire cos’è la creator economy che non a caso viene definita anche passion economy, ovvero la possibilità per chiunque possegga una passione precisa, di creare un reddito attraverso questa, grazie alla creazione di contenuti, sfruttando il digitale e le nuove tecnologie, da cui la creator economy trae appunto origine.

Al passo con questa nuova tendenza, le nuove piattaforme che nel corso degli anni si sono sviluppate fino a oggi e continuano a svilupparsi ogni giorno, offrono sempre più spazi e strumenti ai creator per far avanzare questa nuova economia della monetizzazione individuale.

Come funziona la creator economy

Sostanzialmente e nella maggior parte dei casi per capire come funziona la creator economy basti pensare a come questa permetta alle persone di guadagnare grazie alle proprie passioni.  Riferendosi ai creator, si tratta di persone “veramente e autenticamente appassionate”  come definite da Eric Freytag, che creano contenuti inerenti alle proprie passioni, sfruttando gli spazi e le opportunità offerte da internet.

Come risultato di questa nuova realtà si è sviluppata la possibilità di diventare celebrità anche per le persone comuni che non fanno parte del mondo dello spettacolo. YouTuber e influencer sono solo alcuni degli esempi di come la creator economy abbia dato la possibilità di una visibilità su larga scala a chiunque decida di creare contenuti online.

Negli ultimi dieci anni infatti il content marketing si è saputo affermare come una delle strategie che ha riscosso maggior successo e questo è dovuto ai cambiamenti del periodo che hanno visto instaurarsi un rapporto più stretto con i consumatori, rispetto a quello a cui tutti erano abituati legato ai grandi media.

È proprio in questo contesto dove attraverso il content marketing ci si pone l’obiettivo di attirare il pubblico verso una destinazione precisa, ovvero verso il brand, che entrano in gioco i content creator.

Per poter raggiungere questo obiettivo, è infatti fondamentale per le aziende, avere sempre a disposizione nuovi contenuti creativi attraverso cui attirare e ingaggiare i consumatori in una modalità sempre nuova, al passo con i tempi ed in linea con i loro interessi.

Quanto vale la creator economy

Il valore del mercato totale della creator economy in questo momento si aggira sui 104,2 miliardi di dollari e sembrerebbe destinato a crescere ancora. Secondo il report Creator Earnings Benchmark realizzato da NeoReach in collaborazione con Influencer Marketing Hub:

  • tutto ciò che è legato ai content creator ha creato un indotto che ha portato dall’ottobre 2020 a investimenti da venture capital per 800 milioni di dollari 
  • il 46% dei creator che costruiscono un pubblico da più di 4 anni guadagna oltre 20.000 dollari all’anno attraverso i propri canali monetizzati
  • la dimensione totale del mercato della Creator Economy è di circa 104,2 miliardi di dollari
  • la creator economy ha una traiettoria di crescita sostanziale simile alla Gig Economy
  • il 78% dei content creator a tempo pieno guadagna più di 23.500 dollari all’anno

Come si diventa creator

Sono sempre di più i giovani che desiderano crearsi un reddito attraverso internet, diventando ad esempio content creator.

Negli USA ben il 29% dei diplomandi dichiara infatti di voler essere un creator, è invece solo l’11% che immagina una tradizionale carriera per il proprio futuro e in un recente studio fatto su bambini di età compresa tra gli 8 e i 12 anni è stato rilevato che quasi il 30% aspira a diventare YouTuber.

Dati che non sorprendono se si considera il grande successo che molte persone hanno ottenuto sulle piattaforme online e che vengono oggi prese come esempio per le generazioni più giovani.

Oggi si è infatti arrivati ad un numero di 50 milioni circa rispetto ai creator esistenti sul pianeta e di questi, 2 milioni possono essere considerati veri e propri professionisti dal momento che monetizzano le proprie passioni creandosi, attraverso la creazione di contenuti legati a queste, un reddito che gli permette di vivere. Come infatti è possibile vedere anche nel grafico sottostante elaborato dalla società di dati Thinknum, la presenza di creator tra le figure lavorative è in continua crescita.

infografica crescita creator

Fonte dell’infografica: Thinknum

Ma per sapere come si diventa creator è fondamentale in primo luogo capire bene chi sono i creator e cosa fanno.

A tale scopo possiamo definire i creator come dei creativi o degli artisti del web che esprimono la propria creatività attraverso la produzione di contenuti che possono essere video, fotografie, articoli di blog oppure altro.

Chiarito questo aspetto è bene capire inoltre, come la figura del creator non sia nettamente e necessariamente coincidente con quella dell’influencer, seppure queste due figure possono avere elementi comuni. I creator infatti, hanno la possibilità di emergere  grazie alla qualità dei  contenuti che producono a prescindere dai  fan che hanno sui loro canali social.

A contraddistinguere  i creator c’è in primo luogo la passione che questi hanno e che può essere nei confronti di qualsiasi cosa, che usano come mezzo e ispirazione per la creazione dei propri contenuti. Sarà partendo da questa passione, che si potrà capire quali sono i tipi di contenuti più idonei da produrre in base a questa e sarà di conseguenza possibile scegliere la piattaforma ideale per la pubblicazione, ovvero quella che per le sue peculiarità risulta essere la adatta alla condivisione della propria tipologia di contenuti.

Al contrario gli influencer rappresentano figure influenti in una precisa nicchia di mercato, ovvero quella di cui fanno parte i fan che li seguono sui canali social, che si contraddistinguono per interessi precisi e legati ai tipi di contenuti di cui l’influencer tratta attraverso i suoi contenuti.

Queste figure quindi, a differenza dei creator che rappresentano specialmente un modo per ottenere nuovi contenuti creativi e coinvolgenti per i propri consumatori, rappresentano invece un canale di distribuzione dove il brand espone ad un pubblico più vasto e sicuramente interessato i propri prodotti o servizi, attraverso le collaborazioni sponsorizzate fatte con gli influencer.

Saper comprendere le differenze tra le due figure è molto importante, sia nell’ottica di chi desidera diventare un creator, sia per le aziende che devono decidere se per la loro strategia di marketing sarebbe meglio collaborare con un content creator oppure con un influencer.

Come monetizzare con la creator economy

Ci sono tanti modi di monetizzare con la creator economy che variano in base ai propri contenuti e alla piattaforma che si sceglierà di usare e possono continuare ad essere ancora diversi anche in base alla propria nicchia di riferimento. Le diverse nicchie esistenti infatti permettono ai creator di differenziare sempre di più  la loro monetizzazione.

Un esempio sono gli abbonamenti che è possibile proporre ad una parte di fan che desidera contenuti esclusivi ed è quindi disposta a pagarli, a differenza di un’altra percentuale di fan che si accontenta dei contenuti free condivisi con tutti. In molti casi però, le sponsorizzazioni rappresentano una grande fetta del guadagno. 

Per il report ONIM (Osservatorio Nazionale Influencer Marketing) in Italia ci sono una media di oltre 20.000 post sponsorizzati al mese, che tradotto a livello di monetizzazione per UPA tocca 272 milioni di euro.

Inoltre a monetizzare grazie alla creator economy è bene evidenziare come non siano solo i creator, ma anche tutte le figure che girano intorno a questi. Infatti mentre possiamo contare 350 mila creator in Italia, si arriva a un numero di 450 mila aggiungendo le figure a questi collegate e che tramite loro percepiscono un reddito.

Alcuni dei modi che hanno i creatori per guadagnare online possono essere:

  • live streaming
  • podcasting
  • Amazon Publishing
  • eBay
  • Etsy
  • Tumblr
  • WordPress
  • Twitch
  • Mixer
  • Instagram
  • YouTube
  • TikTok
  • Pinterest
  • WordPress
  • Udemy

Come guadagnano i creator

Unitamente ai mezzi attraverso cui è possibile creare un guadagno con i contenuti fin qui citati, alcune delle strategie di monetizzazione attraverso cui è possibile creare un guadagno per i creator includono:

  • le commissioni sugli investimenti pubblicitari
  • la sponsorizzazione dei contenuti direttamente dai brand
  • il product placement
  • le mance e i tips ricevute dai fan
  • gli abbonamenti a pagamento per contenuti riservati
  • la vendita di contenuti digitali
  • il direct selling di prodotti fisici
  • gli eventi virtuali e dal vivo a pagamento
  • gli incontri dedicati con VIP e celebrità
  • l’ingresso in fan club esclusivi 

Ma nuove opzioni di monetizzazione sono sempre pronte ad apparire in un mondo, quello online, dalle potenzialità illimitate e dove l’impegno per sostenere i creator è continuamente profuso da parte delle piattaforme social.

Alcuni esempi sono TikTok, una delle prime piattaforme a focalizzarsi sui creators che ha istituito a marzo 2021 il Fondo TikTok per Creator, riservato a chi ha ottenuto almeno 100.000 visualizzazioni ai propri video negli ultimi 30 giorni o il fondo aperto da Facebook di recente, a luglio 2021 e grazie al quale ha messo a disposizione dei creator 1 miliardo di dollari che sarà distribuito entro il 2022 ai migliori creator.

LEGGI ANCHE: Creator, SEO specialist e Chief Diversity Officer: i lavori più richiesti per il futuro

Anche Instagram ha annunciato una nuova funzionalità attraverso cui consente ai suoi membri di trarre profitto grazie ad una commissione in denaro per ogni vendita che questi generano suggerendo prodotti ai fan ed è in procinto permettere ai creator la condivisione di storie esclusive che saranno visibili solo dopo un pagamento.

Altre modalità di guadagno sono state sviluppate da Clubhouse con il lancio di Payments, uno strumento attraverso cui un esclusivo gruppo di creator, può ricevere pagamenti inviati dagli utenti. Come affermato da Paul Davison, co-fondatore di Clubhouse “Fin dai primi giorni di vita la nostra startup si è posta come missione quella di mettere i creator in una situazione di privilegio. L’obiettivo, con la nascita di Payments, è aiutare a guadagnare chi fa crescere e prosperare la piattaforma”.

Anche  Twitter si aggiunge alle fila delle piattaforme social su cui sono stati sviluppati nuove forme di guadagno per i creator, attraverso lo sviluppo di tip-jar (barattolo delle mance), una feature che consente di effettuare donazioni in denaro ai profili seguiti e rispetto alle quali Twitter non trattiene alcuna percentuale o con l’avvio di Super Follows, un mezzo attraverso cui i creator possono condividere contenuti esclusivi con i propri utenti tramite il pagamento di un abbonamento.

Ma le modalità di guadagno dei creator sono in continua evoluzione. Come spiega Matteo Pogliani, fondatore di ONIM, l’ Osservatorio Nazionale sull’Influencer Marketing «oggi sono i creator a delineare le caratteristiche dei canali, i trend e persino a modificare la user experience. Basti pensare all’affermarsi di canali sempre più creator-oriented come TikTok e Twitch o all’arrivo dei paywall come Patreon o Onlyfans, piattaforme che permettono ai creator di trovare fonti dirette di remunerazione senza dipendere dalle collaborazioni con i brand, fondamentali ma non più totalizzanti».

 «Il ruolo che molti di questi creator hanno sulla loro fanbase aumenta ulteriormente le occasioni di monetizzare tra prodotti e merchandising, capsule collection e presenze in media diversi come la tv. Un cortocircuito che la pandemia ha accelerato», conclude Pogliani.

Quanto guadagnano i creator

È difficile dare dei numeri precisi, poiché le potenzialità di guadagno sono variabili e differiscono in base a diversi elementi, ma ​​possiamo affermare che non esista una correlazione definita tra il conteggio dei follower e il reddito ottenibile.

Per farsi un’idea di guadagno basti pensare che sarebbe sufficiente avere 1000 fan abbonati ai propri contenuti ad un costo di 100,00 dollari l’anno per poter avere un introito annuale di 100.000 dollari frutto solo delle proprie capacità creative.

Secondo Kevin Kelly, studioso di cultura digitale e cofondatore della rivista Wired infatti, hai bisogno solo di 1.000 veri fan per guadagnarti da vivere come artigiano, musicista, designer, fotografo o scrittore.

Non c’è quindi la necessità di avere milioni di fan per avere il successo desiderato. Ad essere importante quindi non è la quantità ma la qualità dei fan in riferimento al loro grado di fiducia.

Come i social media attirano i creator

La diffusione dei social e il grande utilizzo che è stato registrato durante l’anno della pandemia, fanno sì che le piattaforme social si stiano trasformando sempre di più in piattaforme per creator, mettendo loro a disposizione più strumenti. 

È facile dunque intuire come i social media attirano i creator facilmente in questo modo, poiché assecondano l’esigenza che i creator hanno di monetizzare le proprie creazioni e permettono loro di diversificare il proprio business.

Inoltre molte piattaforme social hanno optato per far scegliere ai creator la modalità con cui monetizzare la propria attività, dando così una spinta ai contenuti sponsorizzati tramite aziende specializzate per mediare gli accordi tra i brand e gli influencer, a differenza di quelle che hanno scelto invece di condividere le entrate con i creator. Tutte ottime ragioni queste per attirare i creator verso l’uso di queste piattaforme.

Come spiega Matteo Pogliani, fondatore di ONIM, l’ Osservatorio Nazionale sull’Influencer Marketing, «Il contenuto è da sempre elemento essenziale di Internet e dei social, principale strumento per attirare l’attenzione, creare dialogo e relazioni. Questa rilevanza ha dato crescente peso a chi questi contenuti li produce, facendoli diventare veri e propri riferimenti per network più ampi. Una crescita di percezione che oggi li ha resi molto più che semplici creatori, ovvero figure capaci di muovere all’azione, di condizionare. Se a ciò aggiungiamo l’evoluzione delle piattaforme, l’immunità degli utenti alle comunicazioni commerciali e la spinta verso la polarizzazione utilità-intrattenimento è facile capire perché oggi si viva una sorta di era del creator».

Gli strumenti per i creator

Gli strumenti per i creator messi a disposizione dalle diverse piattaforme online su cui i creator possono contare per lo sviluppo dei propri contenuti sono veramente molti e sono legati a:

  • editing di foto
  • editing di audio
  • editing di video
  • progettazione
  • sviluppo
  • ispirazione
  • formazione

Anche chi è alle prime armi infatti ha modo di imparare spesso facilmente come iniziare a creare contenuti grazie alle molte risorse online messe a disposizione anche dalle stesse piattaforme, al fine di facilitare e incentivare l’uso delle stesse.

Un esempio degli strumenti offerti da Instagram sono ad esempio:

  • le inserzioni nei reels 
  • i badge
  • i codici QR
  • la dashboard per i professionisti
  • le guide
  • shopping su IGTV, live, storie e reels
  • instagram shop

Riguardo a tali strumenti per i content creator, Mark Zuckerberg con un post su Facebook, ha annunciato che questi resteranno gratuiti su tutte le piattaforme di cui è proprietario fino al 2023 e nel momento in cui saranno a pagamento sarà comunque un costo inferiore a quello richiesto da Apple.

Zuckerberg scrive: Per aiutare più creatori a guadagnarsi da vivere sulle nostre piattaforme, terremo eventi online pagati, abbonamenti dei fan, badge e i nostri prossimi prodotti indipendenti gratuiti per i creator fino al 2023. E quando introdurremo una condivisione dei ricavi, sarà meno del 30% che Apple e altri prendono“.

Inoltre, in un commento il CEO di Facebook aggiunge: “Lanceremo anche un’interfaccia per i pagamenti cosicché che i creator possano vedere come le tassazioni e le percentuali richieste dalle varie compagnie impattano i loro guadagni. E molto altro sta per arrivare presto”.

Conclusioni

«Alla fine tutti noi entreremo a far parte dell’economia dei creator». Queste sono le parole di  Naval Ravikant, uno dei più noti investitori al mondo, presidente ed ex CEO di AngelList, piattaforma per startup e business angel che rappresenta il termometro dell’innovazione statunitense.

Se queste parole sono profetiche o no solo il futuro saprà svelarcelo, certo è però, che in questo ultimo anno, anche a causa dell’accelerazione impressa dal Covid-19 alla digitalizzazione, la Creator Economy ha fatto passi da gigante con una dimensione di mercato stimata di  104,2 miliardi di dollari (a partire da maggio 2021) rappresentando una grande opportunità per creare un reddito grazie unicamente alle proprie passioni, una prospettiva a cui per molto tempo in pochissime persone potevano ambire.

Il lavoro di creator professionista infatti è oggi uno dei più richiesti ed il numero delle persone che si occupa di questa attività è diventato tale da sostenere un intero ecosistema di startup che si è venuto a creare per trasformare la loro passione in una professione.

E ad alimentare questa tendenza in continua ci sono i social network che sviluppando continuamente tante nuove funzionalità e strumenti appositamente per i creator permettendo loro di creare un business sempre più slegato dall’advertising

automotive trend 2022

5 automotive trend per il 2022: le nuove strade della sostenibilità

Gli automotive trend per il 2022 riguardano principalmente i veicoli elettronici, autonomi,  connessi, e di proprietà condivisa. Tutto in ottica sostenibile.

Siamo già pronti per la transizione?

La pandemia ha cambiato la quantità di persone che viaggiano, e questo ci lascia con una secondo grande quesito: in che modo il danno economico causato dal COVID ha avuto e avrà un impatto sull’industria automobilistica?

Per comprendere ulteriormente la posizione dei consumatori e come appare la ripresa economica del settore, kadence International ha esaminato cinque tendenze significative.

  1. Precauzione post-COVID: un’industria martoriata attraversa un’enorme incertezza
  2. Plugged In: la rivoluzione dei veicoli elettronici è in corso, ma è ancora alimentata da sussidi
  3. In Control: l’intelligenza artificiale migliora, non sostituisce, le capacità di guida umane.
  4. Veicoli connessi
  5. Autisti più anziani, conducenti più giovani

Un’industria maltrattata che attraversa un’enorme incertezza

Gli attuali dossi nel nel settore automobilistico non costituiscono una barriera all'evoluzione, bensì un stop and go

Foto Kadence.com

Secondo gli analisti di Jato Dynamics, le vendite globali di auto nuove sono diminuite di oltre il 12% nel 2020, circa il doppio del calo registrato nei dati IEA per l’anno peggiore dell’ultima crisi finanziaria (2007-2008).

Mentre questo calo è stato solo del 2% in Cina, l’industria automobilistica ha subito un duro colpo a livello globale. Francia, Germania, Regno Unito e Brasile hanno registrato cali di oltre il 20%.

Il comportamento dei consumatori è cambiato drasticamente e, mentre le vendite di nuove auto sono diminuite a causa della pandemia, il mercato dei ricambi automobilistici è fiorito mentre le persone cercavano di preservare i loro veicoli esistenti. I consumatori hanno iniziato a rimandare gli acquisti di auto di lusso, ibride e veicoli elettrici.

La prima diffusione del COVID-19 ha portato con sé una nuova tendenza innovativa: gli show room virtuali, in cui i consumatori hanno potuto trasferire tutta o almeno una parte della loro esperienza di acquisto di auto online. In molte parti del mondo, le restrizioni COVID diventeranno parte della vita a tempo indeterminato e, pertanto, questa tendenza è destinata a rimanere.

LEGGI ANCHE: Le nuove preferenze di acquisto degli italiani sull’automotive

La rivoluzione dei veicoli elettronici è in corso, ma è ancora alimentata da sussidi

Come per gran parte della rivoluzione dei veicoli elettronici (EV), potrebbero essere necessari sussidi e regolamenti per l’adozione di massa dei veicoli elettrici.

In Norvegia, sussidi e agevolazioni fiscali rendono il costo di un veicolo elettrico praticamente identico a quello di un’auto non elettrica. Il 74% delle nuove auto vendute in Norvegia sono veicoli elettrici, mentre negli Stati Uniti è solo il 2%. Negli Stati Uniti e in Cina, le vendite di veicoli elettrici si sono stabilizzate quando i sussidi sono stati ridotti o eliminati gradualmente.

Nel 2021, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha fatto un passo avanti verso la riduzione delle emissioni di gas serra firmando un ordine esecutivo volto a rendere elettrica la metà di tutti i nuovi veicoli venduti nel 2030, una mossa fatta con il sostegno delle più grandi case automobilistiche statunitensi.

Amazon ha iniziato a testare i furgoni elettrici per le consegne nel 2021.

I veicoli sono stati sviluppati in collaborazione con la start-up Rivian, che ha raccolto 8 miliardi di dollari da investitori (incluso Amazon), attraverso il suo Climate Pledge Fund da 2 miliardi di dollari. Il fondo include un accordo per l’acquisto di 100.000 veicoli elettrici dalla startup come parte della sua ambiziosa spinta per far funzionare la flotta di Amazon interamente con energia rinnovabile. Ogni furgone ha un’autonomia di 150 miglia per carica.

Prima che i consumatori si uniscano alla rivoluzione dei veicoli elettrici, vogliono sapere che esiste un piano per l’infrastruttura per le stazioni di ricarica.

Uno studio di Deloitte ha mostrato che i consumatori stavano rimandando i piani per l’acquisto di veicoli elettrici a causa del prezzo e dell’autonomia.

automotive trend per il 2022 - Uno studio di Deloitte ha mostrato che i consumatori stavano rimandando i piani per l'acquisto di veicoli elettrici a causa del prezzo e dell'autonomia. Ma la sfida climatica... è da vincere

Foto Deloitte

Con l’autonomia per i veicoli elettrici, ora, spesso ben oltre i 400 km, a livello di strada è tutto ok, ma deve esserci un’infrastruttura per veicoli elettrici visibile in termini di stazioni di ricarica. Pertanto, al momento, gli innovatori devono affrontare i due fattori più critici:

  • Prezzo
  • Infrastruttura

Le stazioni di ricarica wireless sono una soluzione essenziale. Sebbene la tecnologia esista, le aziende non vogliono costruire l’infrastruttura senza abbastanza auto e i produttori non vogliono creare opzioni wireless più costose senza tale rete.

A oggi, quindi, l’auto elettrica deve superare due ostacoli:

  • il costo, che al momento la vede svantaggiata rispetto alle proposte termiche e ibride;
  • la rete di ricarica

I governi devono investire nelle reti  di ricarica, in particolare su quelle veloci, per spostare l’interesse dei consumatori verso la mobilità elettrica.

Una volontà non sempre lineare, e proprio i dubbi sulla capacità dei singoli paesi di essere pro attivi su questo tema ha frenato molti costruttori auto a firmare alla Cop 26 di Galsgow, il documento congiunto che limita al 2040 la vendita di veicoli a combustione interna a livello globale.

Qual è la situazione in Europa? Sintetizzando la risposta, potremmo dire che l’auto elettrica è pronta per l’Europa… Ma sono i Paesi europei che non sembrano pronti per le auto elettriche.

L'intelligenza artificiale migliora... Ma sostituisce, le capacità di guida umane?

Foto Kadence.com

Anche se Tesla ha fatto passi da gigante con le sue auto a guida autonoma, l’adozione è ancora lenta a causa di problemi di fiducia dei consumatori.

Inoltre, le auto senza conducente pongono problemi di intelligenza artificiale, di leggi ed etica e di percezione pubblica.

In questo scenario, i veicoli autonomi con sistemi di assistenza alla guida stanno diventando la norma in molti mercati.

La Cadillac Escalade Platinum di fascia alta, lanciata nell’estate 2021, è il primo veicolo a vantare la tecnologia Super Cruise di GM. Il veicolo gestisce il percorso guidando sulle principali strade mappate. Tuttavia, l’auto monitora il conducente avvisandolo se smette di prestare attenzione alla strada per più di cinque secondi.

L’intelligenza artificiale è destinata a diventare più diffusa nei veicoli,  ma non bisogna avere fretta.

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Connessione, non futuro ma presente

Connessione, non futuro ma presente - automotive trend per il 2022

Foto Kadence.com

Finora, l’innovazione automobilistica e infrastrutturale è avvenuta principalmente a livello delle singole auto. Tuttavia, gli ingorghi e le ore di punta si verificano a livello di rete quando tutte le singole auto interagiscono.

Vediamo un cambiamento in questa direzione poiché le aziende e i pianificatori dei trasporti riconoscono l’idea dell’ “ecosistema della mobilità”, in cui le piattaforme software possono connettere, gestire e mitigare le inefficienze a livello di rete tra i servizi di trasporto e i loro utenti.

Le app di navigazione che mostrano i dati sul traffico in tempo reale sono già ampiamente utilizzate e osserviamo anche una maggiore adozione di limiti di velocità intelligenti e sistemi di semafori smart.

La prossima generazione di veicoli connessi andrà più in profondità ampliandosi con strumenti che consentono a biciclette o scooter per la mobilità di connettersi agli stessi sistemi utilizzati dalle auto. Le auto connessi rendono anche più efficiente la gestione della flotta, di autobus o veicoli commerciali.

Quali sono le implicazioni per i singoli conducenti? Perché l’ecosistema della mobilità funzioni, ogni auto richiede un’identità digitale. Tuttavia, questo presenta il problema della privacy.

L’identità digitale dell’auto può anche essere collegata all’identità distinta di guidatore, il che rende l’auto più sicura con l’accesso senza chiavi utilizzando il riconoscimento facciale o vocale e i sensori biometrici.

I sono puntati su Foxconn, il gigante manifatturiero cinese che produce l’iPhone. Foxconn sta sviluppando una piattaforma EV che qualsiasi marchio può utilizzare per portare i veicoli sul mercato, allo stesso modo della piattaforma per telefoni Android. Foxconn scommette che il vero elemento di differenziazione nel futuro mercato dei veicoli elettrici non sarà l’aspetto o le prestazioni; sarà la gamma di funzionalità connesse e capacità di intelligenza artificiale che possiedono.

Un ecosistema di mobilità connessa è una delle tendenze emergenti nel settore dei trasporti e automobilistico.

Automotive trend 2022: il cambio generazionale

Le tendenze automobilistiche influenzate dall’invecchiamento della popolazione e le mutevoli aspettative della Generazione Z stanno creando cambiamenti significativi. Per le persone anziane, l’intelligenza artificiale può aiutare a prolungare la loro vita alla guida. Per i giovani, la grande domanda è se la proprietà diminuirà a favore della condivisione e della mobilità degli abbonamenti.

I consumatori del tardo millennio e della Generazione Z sono una generazione post-proprietà: preferiscono l’affitto all’acquisto di case o veicoli. Le case automobilistiche hanno cercato di introdurre l’idea di soluzioni Mobility-as-a-Service, che sostituiscono la proprietà dell’auto con offerte di car sharing o in abbonamento a un costo inferiore.

Tuttavia, mentre la formula Mobility-as-a-Service ha registrato alcuni successi nei settori delle biciclette e degli eScooter, specialmente nelle città trafficate, è stato più difficile l’affermazione per le auto.

I modelli più attesi del 2022

Automotive 2022 modelli attesi - automotive trend per il 2022

Suv e sportive. Auto termiche, ibride, elettriche, ma soprattutto tanti Sport Utility tra i modelli che arriveranno sul mercato il prossimo anno: design e tecnologia che atterrano in tutte le fasce di mercato.

Non è certo una novità, ma i modelli più importanti e attesi nel 2022 rimarcano una tendenza ormai consolidata. Complice la crisi legata alla pandemia, unita all’esigenza di centrare il target sulle emissioni, i costruttori sono andati sul sicuro presentando novità dove è più forte la domanda: Suv medi e compatti, nella stragrande maggioranza dei casi, siano essi termici (pochi), ibridi o 100% elettrici.

Basti pensare che nel 2022 arriverà, verosimilmente, un Suv firmato Ferrari, il brand che fino a poco tempo fa considerava quasi come fumo negli occhi le vetture ad assetto rialzato. Gli amanti delle berline o delle station-wagon devono accontentarsi di una proposta sempre più di nicchia, anche se non mancheranno le eccezioni.

trend media 2022

I trend media per il 2022: cosa devono sapere i brand

Ogni giorno che passa ci rendiamo conto di quanti cambiamenti la pandemia abbia portato con sé in un mondo che, in qualche modo, sta cercando di adattarsi a nuovi ritmi, e questo vale anche per le imprese.

Spesso, però, i periodi di crisi si trasformano in quelli più fecondi, punto di partenza per una nuova crescita.

D’altronde lo spiegava già l’economista Joseph A. Schumpeter agli inizi del ‘900, con l’espressione distruzione creatrice, per indicare l’importanza di una perturbazione che sposta l’equilibrio del mercato, eliminando le imprese incapaci di innovarsi, segnando così lo spartiacque da una fase recessiva a una fase di crescita.

Cosa accadrà nel settore: i trend media per il 2022

L’attuale periodo, definito di “Covid lungo”, individua lo sforzo di adattamento e sperimentazione in cui i brand tentano di adattarsi ai cambiamenti intercorsi. Un periodo nel quale trovare risposta al nuovo stile di vita, agli orari più flessibili, e alla nascita del lavoro ibrido.

trend media 2022

Il colosso giapponese della pubblicità Dentsu International ha incaricato i propri specialisti di identificare le tendenze future dei media.

Peter Huijboom, global chief executive officer, media and global clients, di Dentsu International, ha dichiarato: “Abbiamo ritenuto che quest’anno, dopo essere stati così a lungo separati da uffici e colleghi, fosse il momento giusto per dimostrare come una collaborazione e una cooperazione radicali possano anche portare coesione intorno alle migliori idee, pensieri e intuizioni. 

Con così tanti straordinari specialisti nella nostra rete di media, siamo stati in grado di approfondire l’argomento e valutare veramente ogni tendenza con un occhio imparziale, sulla base di tre punti di vista molto diversi da ciascuna delle prospettive del marchio della nostra agenzia“.

Ne abbiamo individuato i punti principali:

1- Conoscere il consumatore nel post-cookie

Google e Apple hanno comunicato che elimineranno i cookie di terze parti, e con loro, di conseguenza, la capacità degli inserzionisti di controllare le metriche chiave, come visualizzazione e conversioni.

La comprensione del comportamento del consumatore e l’interazione con esso saranno diversi, l’azienda dovrà individuare vie alternative per non farsi trovare impreparata. Il cambiamento riguarderà gli inserzionisti, gli utenti e gli editori.

La massima priorità su cui le imprese dovranno concentrarsi sarà la tutela della privacy degli utenti.

trend media 2022

Cosa fare in questo periodo di limbo?

Durante il prossimo anno, quindi, i marchi dovranno cercare di mantenere la vicinanza con il pubblico, iniziando una necessaria revisione dei cookie, e iniziando a capire come riempire il vuoto lasciato dai cookie di terze parti.

Facebook e Twitter stanno già chiedendo agli utenti di selezionare gli argomenti a cui sono più interessati.

Il punto di partenza sarà sempre una profonda conoscenza del consumatore, dei desideri e dei bisogni, si potrebbe esaminare, ad esempio, i dati di Google Analytics, CRM, e posta elettronica, considerando la possibilità di adottare una piattaforma di dati clienti per unire i risultati e renderne più agevole la lettura.

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2- Puntare sull’eCommerce

Senza dubbio i periodi di lockdown hanno favorito la crescita del commercio online, costringendo così i brand a rivedere le modalità di vendita e di relazione con i clienti.

Netflix, gigante mondiale dello streaming, non ha perso tempo e ha lanciato il suo primo store online, Netflix.shop, al momento disponibile solo in USA.

Un negozio digitale dedicato alle vendite di prodotti di abbigliamento e lifestyle collegati alle serie TV, escogitato dalla piattaforma per tenere alta l’attenzione su un programma, in attesa di nuove stagioni o per placare la malinconia di una fine serie.

trend media per il 2022

“Siamo entusiasti di offrire ai fan un nuovo modo di connettersi con le loro storie preferite e di introdurli alla prossima ondata di artisti e designer che abbracciano il potere della narrazione in tutte le sue forme”, sottolinea Josh Simon, vice-presidente dei prodotti di consumo a marchio Netflix.

3- Entrare nei mondi virtuali

L’attenzione al mondo virtuale è forte, e il re-branding di Facebook ne è l’evidenza.

La realtà virtuale sta mostrando la propria potenza in varia campi, primo fra tutti, ad esempio, il fitness. Anche in questo caso, la permanenza forzata a casa, ha portato alla consapevolezza della possibilità di fare sport, tra le mura domestiche, come se si fosse in palestra e in compagnia.

Nella difficoltà l’uomo si ingegna, e così si è determinata anche l’esplosione delle videochiamate, diventate strumento di socializzazione primaria, accontonate, o comunque poco diffuse, prima della pandemia, saranno rivoluzionate dalla creazione degli avatar nel Metaverso, l’evoluzione di Internet, in cui Mark Zuckerberg ci sta traghettando.

4- Il brand diventa un “cittadino”

La pandemia ha mostrato in modo violento le fragilità del nostro pianeta e incoraggiato nuove opportunità di impegno per le imprese.

Nel mese di agosto 2021, gli scienziati hanno pubblicato un rapporto sull’emergenza climatica, che il quotidiano britannico, The Guardian, ha definito come “il più forte avvertimento di cambiamenti climatici inevitabili e irreversibili”.

Alle aziende è richiesto di agire secondo una responsabilità civile, sia nella produzione che nel marketing.

Un atteggiamento definito di “corporate citizenship”, ossia all’impresa si richiede di comportarsi proprio come un cittadino ed agire per il bene della collettività, pensiero già espresso dall’economista Antonio Genovesi nel lontano ‘700, e oggi più che mai attuale.

trend per il settore dei media 2022

Alcune aziende, tra le quali spiccano Samsung, Nike e Levi’s, stanno abbracciando concetti come riutilizzo, rivendita e riparazione, per aiutare i consumatori a vivere in modo sostenibile.

L’importante è non perdersi in un giro di parole non seguite dai fatti, non si può fingere, occorrono ricerche approfondite ed un impegno concreto e costante da parte delle imprese, che non si esaurisca in poche azioni circoscritte.

Non avere paura di prendere posizione e impegnarsi attivamente, è ciò che i consumatori-cittadini richiedono a gran voce.

Parola d’ordine: community

Secondo il Report Social Media Trends 2022 di Talkwalker e Hubspot,  i consumatori, sempre più al centro dell’attenzione, vogliono essere coinvolti, per questo l’obiettivo del brand dovrà essere rivolto a creare una community quanto più possibile reale.

I social hanno ribaltato la visione tradizionale della pubblicazione di contenuti caricando di valore la produzione degli utilizzatori.

Primo fra tutti TikTok, nel cui imminente futuro, si prevede l’ampliamento delle funzionalità legate allo shopping.

Il primo passo da fare è quello di capire quale sia il social media più utilizzato dal proprio pubblico, e successivamente coinvolgerlo con contenuti co-creati e challenge, che al momento sembrano spopolare, soprattutto fra i più giovani.

L’influencer, continuerà ad essere una figura rilevante, in grado di raggiungere un livello di “influenza”, che da solo il brand non riuscirebbe ad eguagliare. Anche se si opera in una piccola realtà, il consiglio è di affidarsi comunque ad un influencer adatto alle dimensioni aziendali, che possa coinvolgere una nicchia di mercato importante. Attenzione che la figura prescelta rispecchi però i valori aziendali.

Tra il 2020 e il 2021 abbiamo assistito ad un repentino cambiamento nella produzione dei contenuti social, la necessaria distanza fisica ha fatto la fortuna di nuovi format, come i video live e gli audio, in particolare, il poadcast, è diventato il formato adatto anche allo studio e al lavoro, oltre che al tempo libero.

trend media 2022

Se coinvolgere il pubblico sarà l’attività principale delle imprese, l’omnicanalità sarà la strada giusta da percorrere per il successo.

Il brand ha bisogno di creare connessione attraverso una comunicazione unica, coerente e sinergica, realizzata sui vari canali disponibili, secondo il pubblico di riferimento.

rebranding 2021

10 Rebranding del 2021 da non dimenticare

  • Il 2021 si apre con il nuovo viaggio gastronomico di Burger King
  • Pfizer lancia il primo rebranding completo dopo 70 anni
  • Il nuovo volto di KIA rifletta la visione del marchio nel campo della mobilità
  • Fedrigoni lancia la nuova identità globale e riorganizza la corporate identity
  • Il nuovo logo Inter sintetizza i valori della squadra e il legame con Milano
  • Il primo grande cambiamento visivo di Peugeot sotto Stellantis
  • HUGO BOSS potenzia fortemente la rilevanza dei suoi marchi
  • Nuovo nome e nuova identità visiva per TotalEnergies
  • Nielsen introduce un nuovo logo che enfatizza la ricchezza dei media
  • Dopo 111 anni di attività Ermengildo Zegna annuncia il suo rebranding

Il 2021 giunge ormai al suo epilogo. Per l’occasione siamo tornati indietro per ripescare i progetti di rebranding più importanti dell’anno. Dal settore automotive al fashion, passando per altri restyling che hanno lasciato il segno. Attraverso piccoli flashback abbiamo scavato nell’archivio degli ultimi 12 mesi, alla ricerca di ispirazioni, nuovi loghi, inediti design system e sfavillanti tavolozze colore.

1. La nuova identità di Burger King

Nei primi mesi dell’anno abbiamo ammirato il rebranding di Burger King che ha lanciato una nuova identità proprio all’inizio del 2021.

rebranding
Quest’aspetto ancora più moderno segna il primo rebranding completo in oltre 20 anni e rappresenta in modo più autentico i valori di Burger King nel mondo.

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Ispirato al cibo reale, il restyle è servito combinando gusto e qualità attraverso il design. Ogni elemento è stato intenzionalmente reinventato per riflettere meglio il nuovo viaggio gastronomico di Burger King.

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I principi di progettazione catturano le caratteristiche uniche del marchio: appetitoso, grande e audace, scherzosamente irriverente e orgogliosamente vero.

Il nuovo logo minimalista sposa perfettamente l’evoluzione di Burger King e rende omaggio al patrimonio del marchio con un design raffinato, semplice e divertente.

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Tra le chicche che attirano l’attenzione l’affascinante monogramma: la “B” di Burger viene tagliata come un panino e racchiude il ripieno a forma di “K”.

2. Rebranding completo per Pfizer che presenta un nuovo DNA

Fondata nel 1849, Pfizer è una delle più grandi aziende biofarmaceutiche a livello internazionale. È conosciuta in tutto il mondo per farmaci come Zoloft, Lipitor, Viagra e molti altri. Oggi più che mai l’azienda è al centro dei riflettori per il suo vaccino anti-covid, il BioNTech che è diventato il primo ad essere approvato dopo varie sperimentazioni.

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Con un logo che era rimasto pressoché invariato per oltre 70 anni, era fondamentale che la nuova identità di Pfizer riflettesse sia la storia dell’azienda che il suo brillante futuro.

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La novità che si nota a primo impatto è un potente simbolo unificante – l’elica del DNA.
Il nuovo logo Pfizer sblocca l’iconica forma della “pillola” per rivelare una doppia elica che si muove a spirale verso l’alto.

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Gli scienziati vedono il DNA come l’essenza di tutta la vita, il codice e il motore del potenziale umano.

Ogni filo porta con sé le istruzioni affinché un organismo possa svilupparsi, sopravvivere e prosperare. Il DNA di un’azienda rappresenta il suo passato, il suo presente, la sua etica e il suo potenziale.

3. Il nuovo volto di KIA

Riflettendo la visione più ampia del marchio per la mobilità, Kia ha annunciato a inizio anno un nuovo nome aziendale mentre si espande in nuove aree di business per promuovere la mobilità sostenibile.

rebranding

La dicitura “Motors” è stata rimossa, il nuovo nome aziendale mostra un impegno per la strategia “Plan S” a lungo termine. Il marchio intende stabilire una posizione di leadership nel futuro settore della mobilità, espandendo la propria attività per comprendere veicoli elettrici, soluzioni e servizi di mobilità, veicoli appositamente costruiti e altro ancora.

Accanto a questi sforzi, Kia promuoverà contemporaneamente una produzione più sostenibile attraverso l’utilizzo di energia pulita e materiali riciclabili.

Il logo è un simbolo del nuovo brand purpose di Kia e dei valori che promette di offrire ai clienti attraverso prodotti, servizi ed esperienze. Kia suggella la propria promessa sviluppando il nuovo logo in modo che assomigli a una firma scritta a mano.

La linea ritmica e ininterrotta del logo trasmette l’impegno di Kia nel portare momenti di ispirazione, mentre la sua simmetria dimostra sicurezza.

4. La nuova identità globale di Fedrigoni

Fondata dall’omonima famiglia a Verona nel 1888, Fedrigoni, meglio conosciuta per la sua carta ultra raffinata, vanta una forte tradizione e una potente connessione con la creatività e il design.

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I prodotti Fedrigoni sono amati dall’industria del design e ampiamente utilizzati per qualsiasi cosa, dalla stampa alle etichette, dalla rilegatura fino al packaging.

Il primo step del rebranding è stato appunto quello di riorganizzare a livello visivo la corporate identity per evidenziare le due divisioni (business unit): quella della carta, Fedrigoni Paper, e quella dei materiali autoadesivi, ora raggruppata sotto un unico nuovo brand cappello, Fedrigoni Self-Adhesives.

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In generale, la nuova identità è monocromatica e presenta una tavolozza colori in bianco e nero, supportata da una suite di grigi freddi.

Il wordmark e l’identità sono stati progettati per funzionare perfettamente su una vasta gamma di dispositivi, dalle icone social ai biglietti da visita, passando dalla segnaletica.


A questo si aggiunge una versione raffinata dello scudo Fedrigoni, caratterizzato dal tradizionale motivo con la scala e la data di fondazione dell’azienda.

5. I’M Inter

Innovativo, minimalista, elegante e orientato alle nuove generazioni. Il nuovo stemma sintetizza i valori della squadra, concentrandosi solo su due elementi del processo: la I dell’Inter e la M di Milano.

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La nuova identità visiva esalta la storia del Club e rinnova il legame con il capoluogo lombardo.


Il focus è sulle lettere I ed M mantenute nella disposizione ideata da Muggiani e coronate dal classico doppio cerchio come da tradizione nerazzurra.

LEGGI ANCHE: Rebranding di Marzo: RB, Fedrigoni, Renault, Inter, NOW, armadioverde

6. Peugeot rivela un nuovo logo

Si tratta del primo grande cambiamento di Peugeot sotto Stellantis. Dopo essersi fusa con FCA, la società ha riprogettato il suo marchio. Il restyling segna l’undicesimo logo Peugeot e il più grande aggiornamento del marchio dal 2010.

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La casa automobilistica francese si è impegnata a riaffermare il proprio carattere e la sua eredità nella nuova identità, affermando la sua visione di sviluppare il business dei veicoli elettrici.


L’evoluzione del marchio Peugeot include anche la creazione del carattere tipografico “Peugeot New”. La simmetria della famiglia font rappresenta simbolicamente l’etica di Peugeot per la precisione.


In generale il design è abbastanza semplice e chiaro: funziona su una vasta gamma di interfacce, senza apparire noioso.

7 – Total si trasforma e diventa TotalEnergies

Il nuovo nome e la nuova identità visiva incarnano il corso che TotalEnergies sta tracciando: quello di una grande azienda energetica impegnata a produrre e fornire energie sempre più convenienti, affidabili e pulite.

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Quest’anno la multinazionale francese del petrolio e del gas, fondata nel 1924, ha riprogettato la propria identità visiva con l’obiettivo di comunicare il passaggio alle energie rinnovabili.

Mentre il logo ha mantenuto i colori principali della vecchia palette, il simbolo circolare si evolve nel nuovo marchio denominativo “TE”, capace di enfatizzare la modifica del nome.

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8. Nuovo logo e identità per Nielsen

Nielsen è leader mondiale nell’analisi e misurazione dei consumatori grazie alla sua intelligenza e comprensione delle persone e dei loro comportamenti su tutti i canali media e piattaforme.

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Il nuovo logo introduce un monogramma/icona composto da quattro pulsanti “play” che rivelano una “N” nel controspazio.

La nuova identità visiva rappresenta Nielsen come un marchio moderno, audace e dinamico. L’ispirazione arriva dalla rinnovata brand purpose: “Powering a better media future for all people”.

Il simbolo è costruito utilizzando una serie di pulsanti e altre forme come frecce rappresentate in una moltitudine di colori, per enfatizzare la diversità e la ricchezza dei media. Il logotipo è accessibile e boldato.

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Energica, in costante evoluzione, la tavolozza colori è audace, fresca e distintiva. Creata per gli schermi, la palette esprime la diversità dei contenuti e del pubblico e lo slancio in continua evoluzione dei media.

9. HUGO BOSS potenzia i suoi marchi con due strategie distinte

Per elevare fortemente il marchio, la casa di moda tedesca qualche mese fa ha rinnovato BOSS e HUGO. La trasformazione va dai loghi al marketing, passando per i nuovissimi design dedicati alla vendita online e al dettaglio.

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I clienti stanno già fruendo entrambi i marchi sperimentando un aspetto completamente nuovo. L’obiettivo è quello di diventare un power brand, migliorando la percezione generale di BOSS come marchio lifestyle, aumentando la rilevanza e puntando fortemente sul digitale.

La società mira inoltre a generare circa 800 milioni di euro di vendite per HUGO rafforzando il potere del marchio, aumentando la sua consapevolezza e puntando all’espansione internazionale.

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Due strategie di marketing chiaramente distinte, con una forte attenzione al digitale e alle collaborazioni speciali, sono destinate a creare entusiasmo tra i consumatori e a liberare tutto il potenziale di BOSS e HUGO.

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Complessivamente, la spesa di marketing incrementale sarà di oltre 100 milioni di euro da qui al 2025.

10. Ermengildo Zegna cambia logo

Dopo 111 anni, Ermenegildo Zegna a fine novembre ha annunciato il suo rebranding. A poche settimane dalla sua prima quotazione in borsa, il brand italiano di abbigliamento maschile di lusso ha tolto il nome del fondatore nella scritta.

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Rimarrà soltanto il cognome mentre il logo sarà aggiornato con un font moderno formato da lettere maiuscole. A contornare il marchio verbale c’è una nuova banda arancione e nera.

L’ispirazione arriva dal fondatore visionario Ermenegildo che oltre 110 anni fa tra le montagne del nord Italia, in Piemonte, costruì una strada, oggi conosciuta comunemente come SP 232.

Quella strada è un simbolo così potente per Zegna. Segna la storia e la mission intrecciate alle idee progressiste del suo fondatore. Si tratta di un significativo omaggio ai percorsi e alle radici nelle montagne piemontesi.

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Una rappresentazione grafica di tutto ciò che l’azienda ha fatto e ha avuto intenzione di fare, il color vigogna inoltre intreccerà ogni collezione mentre il nuovo logo Zegna sarà il segno distintivo della rete di vendita al dettaglio del marchio che si completerà a livello globale entro il 2022.

Smart Rental Experience Auto

Il futuro del noleggio a lungo termine? Una Smart Rental Experience

I player del settore automotive si trovano faccia a faccia con una sfida tosta almeno quanto gli sfidanti che la lanciano: si tratta dei consumatori più giovani, i famigerati GenZ e la fascia “bassa” dei Millennials, per cui acquistare un’auto non sembra essere una priorità. La Smart Rental Experience è il futuro del noleggio.

Lo spiega molto bene un’indagine da Skuola.net, edutech che da più di dieci anni lavora a stretto contatto con la fetta più giovane della popolazione italiana, condotta su un campione di ragazzi fra gli 11 e i 30 anni: l’auto per i più giovani (il rapporto è 9 su 10, ben il 90%) non è più un desiderio, ma una semplice commodity.

In uno scenario dove il possesso viene snobbato da una fetta di pubblico, il noleggio a lungo termine si accredita come soluzione alternativa e credibile: ma perché per un GenZer noleggiare potrebbe esser più vantaggioso che acquistare un’auto?

Un dato su tutti può essere utile per rispondere alla domanda: la maggior parte degli intervistati nell’indagine di Skuola.net non considera più l’auto uno status symbol.

Solo il 2% infatti la indica come fattore di posizionamento sociale. E se non si ha un valore aggiunto in una società che si sta sempre più basando sull’immagine, perché possederne una?

Oltre a questo, il noleggio può aprire le porte a un aspetto più di tendenza agli occhi di un under 25, il “fattore elettrico”: per i più giovani, guidare un’auto elettrica sembra essere un’esperienza più accattivante e intrigante, intanto per come si configura proprio l’atto del guidare.

Il 41% indica la silenziosità del motore come qualità preferenziale rispetto al motore a scoppio, il 26% il comfort che caratterizza un’auto elettrica (tecnologicamente avanzata) mentre il 14% l’allestimento di bordo, ricco di optional.

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Smart Rental Experience avis

Non solo comfort alla guida ma anche sostenibilità ambientale.

La ZGen, fortemente e autenticamente attenta ai bisogni della Terra nelle proprie abitudini di consumo, sembra prediligere un’auto – quella elettrica – decisamente meno impattante sull’ambiente rispetto a un veicolo a combustione fossile. Favorendo la circolarità dei beni, il noleggio è intrinsecamente sostenibile: vale per l’abbigliamento, così come le auto.

Noleggiare significa produrre meno e valorizzare di più i beni: un comportamento che si inserisce nella preferenza dichiarata dal 62% degli appartenenti alla Generazione Z.

L’auto noleggiata è trendy ed ecologica quindi, ma non solo: c’è anche una motivazione strettamente economica a indirizzare le preferenze degli utenti. Per i GenZer noleggiare può essere una formula più attrattiva perché più economica: 4 intervistati su 10 affermano che possedere un’auto elettrica è trendy, ma che costa troppo.

La forte propensione per l’esperienzialità dei consumatori GenZ porta le aziende che vogliono essere competitive su questo target a ripensare i propri servizi come esperienze, personalizzabili e co-costruibili proprio dall’utente sulla base dei propri gusti e interessi.

Stiamo pur sempre parlando della Netflix Generation, quella composta dai consumatori abituati ad acquistare servizi a subscription e a sviluppare relazioni valoriali, per “affinità” con i brand.

Ne è consapevole Avis Budget Italia, leader nel settore dell’autonoleggio di medio e lungo termine con una delle flotte di veicoli “smart” e connessi più vasta al mondo. Guardando al futuro, Avis lancia una sfida – a sé stessa, al comparto del noleggio, agli utenti: come si configurerà la mobilità di domani? Come farà il tempo trascorso alla guida a diventare un’esperienza di viaggio accattivante per i GenZer?

La Smart Rental Experience è il futuro del noleggio

Smart Rental Experience Avis studenti

Per provare a capire come relazionarsi con questi nuovi utenti, anticipandone i bisogni e come progettare un’esperienza che li sappia deliziare, Avis con il supporto di The European House – Ambrosetti ha lanciato un progetto pensato per approfondire la conoscenza degli “Z-drivers”, gli automobilisti di domani: la Smart Rental Experience, una due giorni che ha visto coinvolto il management di Avis insieme ad alcuni formatori e sedici fra universitari e giovani professionisti, che hanno alternato momenti di brainstorming ade attività di guida su due circuiti da sogno: Lago di Garda e Val D’Orcia.

Scopo dell’attività era raccogliere spunti dai “driver del domani” per migliorare la customer experience del noleggio, permettendo ad Avis di capire come posizionarsi come vero e proprio abilitatore e facilitatore di un’esperienza di viaggio personalizzata caratterizzata, assistita e digitalizzata, a bordo di un’auto a noleggio.

Un ripensamento strategico e rivoluzionario che permetterebbe ad Avis di essere avanguardia in uno scenario dove al di là del “come noleggio” diventa importante intervenire sul “come” il cliente viva il proprio viaggio, influenzandolo positivamente sin dal ritiro e non limitandosi ad attendere la riconsegna del mezzo.

Ninja Academy ha partecipato, insieme agli studenti di master e lauree magistrali delle università Ca’ Foscari e Sant’Anna di Pisa e ai membri dell’associazione Marketers, alla Smart Rental Experience con un team di studenti iscritti a diverse edizioni del Master Online in Social Media Marketing e della Social Media Factory. I ragazzi hanno potuto mettersi alla prova sulle sfide reali di Avis e fornendo molti stimoli utili alla riuscita del progetto.

C’era da aspettarselo, ma gli Z-drivers hanno generato idee pazzesche.

Dalla valorizzazione delle stazioni di noleggio distribuite sul territorio come touchpoint relazionali alla digitalizzazione dei processi per rendere più fluida l’esperienza di chi noleggia permettendo di ampliare il ventaglio dei servizi aggiuntivi e personalizzabili offerti, e ovviamente enfasi sull’impatto delle nuove motorizzazioni (come i veicoli elettrici) sull’ambiente.

Smart Rental Experience studenti avis

Scrivendo il futuro del noleggio (e forse del mercato automobilistico)

Per il prossimo futuro, gli Z-drivers suggeriscono che il protagonista dell’esperienza di noleggio sarà la persona, le cui preferenze e interessi potranno essere intercettate e valorizzate dalle aziende attraverso processi digitali di raccolta dati e customizzazione dei servizi.

In questo, tutti i touchpoint online porteranno a definire un flusso molto fluido che non dovrà presentare alcun tipo di frizione (come definito prima, “Friction-less”), dove l’utente possa fissare il ritiro in stazione in maniera semplice e puntuale, pagando agevolmente in sicurezza e configurando le caratteristiche del veicolo di cui ha bisogno senza che vi siano limitazioni, allo scopo di sfruttare al massimo uno de punti di forza del noleggio, ossia la possibilità di attingere a un’ampia gamma di mezzi.

Come si può configurare un’esperienza “senza frizioni”?

Agendo sulla UI delle properties digitali, in modo che siano chiare e intuitive e sui canali di direct marketing come le newsletter, favorendo un flusso informativo non invasivo ma arricchente per l’utente.

Intervenire sulla personalizzazione dell’esperienza (che per il 52% dei consumatori influisce positivamente sulla preferenza d’acquisto) erogando contenuti altamente profilati e notificati nel momento giusto; infine, rendere i canali di relazione efficienti (come quelli di instant messaging) in grado di accompagnare l’utente in ogni step della propria esperienza di guida.

 Smart Rental Experience Avis

Questo percorso altamente profilante permetterà di erogare ovviamente servizi sempre più tailor-made, che Avis punta a far diventare leve attive per la fidelizzazione del consumatore: in altri termini, il bisogno di spostarsi per lavoro (per esempio in occasione di una trasferta o di un trasloco) o per piacere (un viaggio fuori città, una vacanza estiva) diventerà occasione per Avis di confezionare, come farebbe un partner della mobilità, un pacchetto che tenga conto del profilo dell’utente, progressivamente azzerando la standardizzazione del processo in favore di una relazione duratura.

In altri termini, fra dieci anni si punterà a noleggiare auto fornendo soluzioni di mobilità adattate sulla persona, e in cui chi offrirà l’auto assolverà un ruolo più ampio di affiancamento e facilitazione del viaggio.

Smart Rental Experience studenti avis

In tutto questo un ruolo importante lo giocheranno il fattore green e i veicoli a trazione elettrica, che come abbiamo visto si stanno già affermando come preferiti dai GenZer: in moltissimi che oggi trovano le auto 100% elettriche inarrivabili perché economicamente non vantaggiose da acquistare, potranno puntare sul noleggio per definire la bontà della soluzione di mobilità, nel caso valutare l’acquisto definitivo o magari preferire il noleggio in forma stabile.

Gli Z-drivers hanno idee a riguardo, ed è prezioso per le aziende cominciare ad ascoltarle.

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Corporate Entrepreneurship team

3 innovativi progetti di Corporate Entrepreneurship per ispirare le aziende italiane

La Corporate Entrepreneurship è molto più di un semplice approccio strategico di business. 

È il piano B di cui l’umanità ha bisogno per rispondere con successo alle sfide quotidiane. 

La Corporate Entrepreneurship è la promozione di idee, relazioni e scambi di creatività che porta la cultura imprenditoriale a un nuovo livello evolutivo.  L’imprenditorialità aziendale esce dai processi di management tradizionale e dalle quattro classiche mura delle organizzazioni. Per citare Charles Darwin, non è la specie più forte che sopravvive né la più intelligente, ma quella che meglio si adatta al cambiamento. 

Fino a qualche anno fa, molti di noi hanno creduto che la crescita e la produzione continua di beni e servizi fossero le uniche forze propulsive a garantire un benessere condiviso e un futuro roseo all’umanità.

Complice la pandemia e i drastici cambiamenti climatici, stiamo rivalutando le classiche idee di sviluppo del business a favore di approcci sostenibili. Proprio come quello della Corporate Entrepreneurship.

Che cos’è la Corporate Entrepreneurship?

Sebbene non sia un concetto totalmente inedito, oggi la Corporate Entrepreneurship ha guadagnato maggior slancio ed è ampiamente riconosciuta come una delle risposte concrete ad alcuni dei principali quesiti economico-sociali.

Tecnicamente l’imprenditorialità aziendale, o Intrapreneurship, è la creazione di nuove attività, prodotti o servizi dall’interno di un’organizzazione. 

L’obiettivo è soddisfare nuove esigenze di mercato, fino ad allora inesplorate, e generare nuovi ricavi per l’azienda, trovando la spinta imprenditoriale direttamente all’interno dei reparti R&D o tra le menti più brillanti che gravitano attorno all’azienda.

Esistono due modi distinti per applicare la Corporate Entrepreneurship. 

Il primo prevede che una società già affermata nel proprio settore sviluppi un’idea internamente, costruisca la startup per incubare il progetto di business all’esterno e successivamente riporti la startup sotto la propria ala protettrice. 

Nel secondo caso, l’azienda identifica la startup con cui collaborare (o da acquisire) in fase preliminare, quindi assimila l’attività nell’organizzazione più ampia.

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Perché la Corporate Entrepreneurship è così importante

È molto semplice: i problemi organizzativi e di gestione non sono più questioni che si fermano ai bilanci e ai piani di crescita di società e organizzazioni. 

Le aziende hanno compreso di dover orientare le loro scelte d’impresa verso obiettivi condivisi in relazione all’impatto sociale e ambientale

Ciò significa che le organizzazioni cercano attivamente di risolvere i problemi sociali e ambientali come parte delle loro principali attività commerciali.

Corporate Entrepreneurship mondo

La Corporate Entrepreneurship coinvolge player e stakeholder desiderosi di apportare il loro sostegno in cause ambientali e sociali a livello locale e nazionale. L’obiettivo è quello di accelerare un cambiamento culturale globale per ridefinire le dinamiche di profitto e successo negli affari. 

In poche parole, costruire un’economia più inclusiva e sostenibile. 

Come generare un concreto impatto sociale grazie alla Corporate Entrepreneurship

Le aziende hanno ora una serie di modi per garantire che le loro attività forniscano un beneficio sociale o ambientale

Cercare di risolvere i problemi sociali e ambientali stabilisce un nuovo scopo per le organizzazioni e, nel farlo, queste aziende vogliono che le loro soluzioni siano come il faro che indica il porto sicuro alle navi.

Non proprio un gioco da ragazzi: scardinare le classiche dinamiche di business, soprattutto per le grandi organizzazioni che operano nel mercato da diverso tempo e secondo logiche ben precise, non è una passeggiata. Presuppone un cambio di mentalità.

Ecco che per intraprendere la strada della Corporate Entrepreneurship è necessario:

  1. ridurre l’incertezza comunicativa: il management e i responsabili devono assicurarsi che le loro idee siano riconosciute come opportunità. Hanno bisogno di divulgare la nuova cultura aziendale comunicando in maniera efficace con tutti i player e le generazioni coinvolte;
  2. promuovere le buone pratiche: le risorse (sempre più scarse) devono essere assegnate a idee sostenibili. L’incertezza comportamentale sorge quando le organizzazioni coinvolte nel processo non rivelano completamente il loro vero intento.
  3. allineare valori e obiettivi: come vengono condivisi i benefici della Corporate Entrepreneurship? La questione dell’appropriazione del valore, la commercializzazione internazionale, i prezzi di trasferimento e l’applicazione di schemi di incentivazione sono fondamentali tanto a livello individuale quanto collettivo. Gli attori del mercato devono sapere quali ricompense aspettarsi se ci si impegna in processi di innovazione sociale.

Storie di successo di Corporate Entrepreneurship: il caso Terna Ideas

Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale e il più grande operatore indipendente di reti per la trasmissione di energia elettrica in Europa, ha da tempo inglobato la promozione della cultura dell’innovazione nel proprio modello di business.

Il nuovo progetto lanciato lo scorso giugno dall’azienda guidata da Stefano Donnarumma è Terna Ideas, un programma di Corporate Entrepreneurship che ha offerto la possibilità ai dipendenti di mettersi in gioco vestendo i panni di un vero e proprio capitano d’impresa.

I progetti innovativi vincenti – B.I.G. Blu in Green, Rut e Samat – sono stati premiati il 13 dicembre, nel corso del pitch conclusivo dell’iniziativa che ha dato spazio alle idee imprenditoriali nate in azienda.

Alla giuria che ha valutato e scelto i progetti vincitori hanno preso parte la Presidente di Terna, Valentina Bosetti e l’Amministratore Delegato e Direttore Generale, Stefano Donnarumma, insieme al top management dell’azienda.

Corporate Entrepreneurship evento Terna

L’innovazione di Terna mette al centro le persone, valorizzando il loro potenziale e lo spirito imprenditoriale, oltre a creatività e competenze dei singoli, con l’obiettivo di promuovere una condivisione di spazi e momenti di crescita: una significativa evoluzione della cultura aziendale.

Con Terna Ideas non solo le persone hanno potuto proporre azioni concrete che permettono al management di esaminare nuove possibilità di business. L’obiettivo del progetto, infatti, è stato anche quello di generare una cultura d’impresa virtuosa, volta all’ottimizzazione della vita in azienda: mettere in campo idee innovative per generare opportunità di sviluppo sostenibile.

Le tre challenges di Terna Ideas per l’imprenditorialità aziendale

Nell’ambito del programma di imprenditorialità Terna Ideas, sono state identificate tre aree su cui i lavoratori hanno potuto focalizzare gli sforzi e ideare soluzioni concrete da trasformare in veri e propri percorsi di business.

La prima challenge, NexTerna Our Work Evolution, era dedicata al futuro del lavoro e alle nuove opportunità digitali per migliorare l’operatività delle persone che lavorano negli spazi di Terna. Creatività, sperimentazione, collaborazione e lavoro in team, ma anche green, mobilità, wellbeing. Questi sono i principi e i valori che hanno caratterizzato questa call di Corporate Entrepreneurship.

La seconda sfida, dedicata a Innovazione e Tecnologie per la Sicurezza sul Lavoro, puntava a sviluppare nuove soluzioni per la sicurezza e la salvaguardia della salute dei lavoratori. L’obiettivo in questo caso è stata la creazione di nuovi sistemi di controllo e monitoraggio degli asset aziendali senza impiego diretto di personale operativo. Terna si dimostra così all’avanguardia nella ricerca di soluzioni che assicurano la sicurezza dei lavoratori impegnati nelle quotidiane attività presso gli impianti e le infrastrutture di rete.

La terza area di intervento della Corporate Entrepreneurship, Market Solutions per la Transizione Ecologica, ha riguardato soluzioni per il raggiungimento degli obiettivi della transizione ecologica. Da promuovere verso il mercato o da integrare nella gestione del sistema elettrico, come mobilità ecologica, flessibilità ed efficienza energetica, Smart Grid, Operation and Maintenance e sensoristica innovativa.

Le idee di business vincenti sono state:

B.I.G. Blue in Green, che si propone di ideare, progettare e realizzare spazi di lavoro in un ambiente naturale, aperto e sostenibile, con postazioni singole e di team utilizzabili tutto l’anno, a prescindere dalle condizioni meteorologiche, a beneficio del benessere psico-fisico delle persone e della loro creatività e produttività;

RUT, progetto per aumentare ulteriormente la sicurezza del personale operatore di Terna, semplificando le attività di manutenzione delle infrastrutture elettriche, attraverso l’utilizzo di un dispositivo universale che rileva la presenza di tensione degli impianti;

SAMAT, soluzione per aumentare la sicurezza dei tecnici di Terna e ottimizzare i tempi di intervento grazie allo sviluppo di un sistema innovativo che, nelle operazioni di manutenzione delle stazioni elettriche, minimizza l’esposizione al rischio del personale coinvolto.

Corporate Entrepreneurship premio Terna

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Un successo superiore alle aspettative

La call di Terna Ideas è stata lanciata a giugno 2021 e si è chiusa il 22 agosto scorso.

Gli iscritti a Terna Ideas hanno partecipato individualmente o in team durante le ore di lavoro, selezionando un’idea e mettendosi in gioco attraverso le proprie competenze specifiche. La partecipazione è avvenuta tramite il supporto di una piattaforma dedicata, la creazione di room di incontro, chat di dibattito, momenti di confronto e scambi di visione per arrivare a dare forma all’idea e alla squadra proponente il progetto.

I numeri del contest di innovazione: 9 tappe organizzate per l’Innovation Roadshow sul territorio, oltre 1.000 partecipanti, 143 idee presentate, 14 idee promosse in fase di incubazione e 7 coach dedicati.

Il processo prevedeva una prima fase di incubazione per le 14 idee selezionate, uno step intermedio di process pitch nel quale sono stati individuati i 7 progetti finalisti e una nuova fase di incubazione per lo sviluppo delle idee giunte alla finale.

Il 13 dicembre si è tenuto il pitch conclusivo in presenza del top management di Terna, che assumerà il ruolo di investitore per le idee valutate come migliori.

Quali sono i benefici della Corporate Entrepreneurship promossa con Terna Ideas

Potranno nascere realtà imprenditoriali come startup o spin-off, si potranno depositare brevetti, stipulare accordi di collaborazione, potenziare gli assetti dei team, rafforzare eventuali competenze mancanti.

La Corporate Entrepreneurship promossa da Terna ha senza dubbio stimolato una dinamica di sviluppo interno non indifferente. Se è ancora prematuro quantificare gli impatti che il programma Terna Ideas avrà su servizi, processi e organizzazione del lavoro all’interno, senza dubbio la corporate ha capito come coinvolgere lavoratori e collaboratori in una grande azione di diffusione della cultura dell’innovazione, suscitando interesse, partecipazione al cambiamento in atto.

Senza dimenticare che il progetto Terna Ideas è stato selezionato e premiato nel corso di SMAU 2021, l’evento dedicato alle migliori eccellenze innovative del panorama italiano e internazionale che si è tenuto a Milano il 12 e il 13 ottobre 2021. Il “Premio Innovazione Smau” è il riconoscimento assegnato alle migliori imprese italiane che si distinguono per la propensione all’innovazione e si propongono come modello di cambiamento a cui fare riferimento.

Un riconoscimento che attesta il valore sociale e culturale dei progetti di trasformazione digitale, Open Innovation e Corporate Entrepreneurship che fanno parte della strategia di Terna.

Per raggiungere l’obiettivo della sostenibilità attraverso l’innovazione, è necessario aprire strade e tracciare percorsi che richiedono solide capacità di sviluppo e una grossa percentuale di condivisione e sinergia con player come startup, università e centri di ricerca.

Coca-Cola Story

Coca-Cola Story: il segreto di uno dei love brand più amati

  • Viaggio negli archivi Coca-Cola, tra immagini d’epoca, advertising vintage e loghi storici 
  • La compagnia ha sempre creduto nella pubblicità e questa convinzione l’ha portata a diventare una delle società più conosciute al mondo

Nel corso degli anni, Coca-Cola ha subito diversi cambiamenti. Dai suoi ingredienti agli slogan, passando dal modo in cui è stata pubblicizzata. Inventata nel 1886 da John Stith Pemberton, la bevanda era originariamente destinata a scopi medicinali.

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Poco dopo fu acquisita dall’uomo d’affari Asa Griggs Candler, le cui tattiche di marketing portarono il brand alla ribalta nel mercato delle bevande analcoliche del XX secolo.

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Sostenitore convinto della pubblicità, Candler potenziò il marketing intrapreso dal Dottor Pemberton, distribuendo migliaia di coupon che davano diritto a un bicchiere omaggio di Coca‑Cola. Promosse il prodotto senza sosta.

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Fantastico, colorato e stimolante sono solo alcune delle parole che possiamo associare al mondo Coca-Cola. Il brand è stato catalizzatore per l’interazione sociale e ha ispirato l’innovazione, soprattutto in campo pubblicitario.

Un’idea “deliziosa e rinfrescante”

Coca‑Cola venne servita la prima volta nella Farmacia Jacobs, dell’omonimo Dottor Joseph Jacobs. L’8 maggio 1886, il dottor John Pemberton vendette il primo bicchiere di Coca-Cola alla Jacobs’ Pharmacy nel centro di Atlanta.

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Servendo nove drink al giorno nel suo primo anno, Coca-Cola è stata una novità all’inizio. A quel tempo le farmacie assomigliavano più a degli spacci che vendevano un po’ di tutto, non solo medicine.

Frequentate sia da uomini che da donne, spesso diventavano luoghi molto frequentati, nei quali darsi appuntamento per informarsi sui fatti del giorno, fare i propri acquisti e godersi una pausa rinfrescante. Quella del Dr. Jacobs era una delle più importanti di Atlanta.

L’evoluzione del logo Coca-Cola

Il logo Coca-Cola, con il suo stile corsivo, è diventato molto riconoscibile negli anni. L’identità ha subito numerose modifiche da quando è stato introdotto il marchio, da quando John Stith Pemberton, l’inventore della bevanda, si è rivolto al suo contabile – Frank M. Robinson, per aiutarlo a brandizzare la sua creazione.

Coca-Cola Story

Il nome era scritto a mano, la calligrafia in questo caso si è rivelata un elemento eterno. In oltre un secolo, il celebre font ha subito qualche piccolo cambiamento, pur rimanendo in qualche modo fedele all’originale. Ripercorriamo velocemente l’evoluzione.

1887-1890 – La scritta “Trade Mark” si trova nella “coda” della “C” di Coca.

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1890-1891 – Tra le versioni più distaccate da quella originale disegnata da Robinson troviamo la seguente scritta, che dopo solo un anno venne sostituita per tornare alla font originale precedente.

1893-1941 – La scritta “Trade Mark” appare all’interno della “C” di Coca.

1941-1960 – In questa versione la scritta “Trade Mark Registered” si sposta fuori dalla C e viene aggiunta la dicitura “Reg. US Pat Off.”.

1958-1960s – Questo periodo segna l’introduzione di uno sfondo dai contorni ad arco, che ricorda la sagoma di un pesce.

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1969 – Viene introdotta la famosa Dynamic Ribbon (conosciuta semplicemente come “onda”) e nasce il nuovo logo chiamato Arden Square.

1980 – L’onda si integra nel nome Coca-Cola. Il dettaglio da notare riguarda la curvatura inferiore della “L” che scompare, come nel design del logo con il nastro.

2003 – In occasione della campagna pubblicitaria “Coca-Cola Real”, anche l’onda dinamica viene valorizzata.

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2007 – Un design semplice, ma sempre d’impatto, con una singola onda bianca.

La storia dell’iconica bottiglia

La storia di Coca-Cola conta molte bottiglie. La bevanda più amata al mondo esordisce come bibita venduta alla spina, ma è solo con lo sviluppo di un sistema di imbottigliamento che Coca-Cola diventa il brand di oggi.

Nel 1894 il titolare di un negozio del Mississippi, un certo Joseph A. Biedenharn, inizia a imbottigliare Coca-Cola, visto il successo della vendita al bicchiere. Biedenham inizia a venderla ai suoi clienti in una bottiglia di vetro di un modello piuttosto comune chiamato Hutchinson.

Dobbiamo attendere il 1915 per assistere alla nascita della bottiglia Contour. Gli imbottigliatori temevano che la bottiglia dalla linea diritta non fosse abbastanza riconoscibile e che Coca-Cola si potesse confondere facilmente con le imitazioni. Chiedono quindi ad alcune vetrerie di proporre un design unico.

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The Contour Bottle – 1915

Una volta ridotto il diametro medio, la nuova bottiglia contour era stabile e approvata per la produzione.

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The New Contour Bottle – 1916

Così nel 1916 viene rilanciata con la forma della bottiglia che tutti conosciamo e amiamo.

Solo nel 1923 arriva il “six pack” cioè i cestelli da sei bottiglie di Coca-Cola, adottati per incoraggiare i clienti al consumo casalingo. Una strategia che in breve tempo riscuote un enorme successo.

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Nel ’28 le vendite della bottiglia di Coca-Cola sorpassano quelle alla spina. E nel 1950 la bottiglia contour di Coca-Cola è il primo prodotto commerciale a comparire sulla copertina di TIME Magazine, rilanciando il brand a livello internazionale.

Nel 1977 la stessa bottiglia diventa un marchio commerciale registrato, anche in assenza di diciture.

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Rimasta inalterata fino ad oggi, parliamo di uno dei packaging più iconici, riconoscibile più di ogni altra cosa.

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Più italiana di quanto immagini

È passato quasi un secolo da quando la bevanda è stata imbottigliata per la prima volta in Italia. Dal 1927 a oggi, la ricetta si è arricchita di ingredienti nazionali, creando così un forte legame col territorio.

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Secondo una ricerca realizzata da alcuni docenti di SDA Bocconi School of Management sommando stipendi, contratti di forniture, imposte e contributi fiscali versati, ogni anno la filiera produttiva di Coca-Cola distribuisce fra gli attori principali dell’economia italiana – famiglie, imprese e Stato – 980 milioni di euro, pari allo 0,06% del PIL.

Rappresenta la prima realtà italiana nel settore delle bevande, capace di generare un totale di 22.308 posti di lavoro, indotto incluso, pari allo 0,1% della forza lavoro totale in Italia, dal cui reddito dipendono, in parte o totalmente, 50.263 persone.


Dati che rendono Coca-Cola un marchio internazionale dal motore tricolore, in grado di guadagnarsi un posto importante nei cuori e nelle case degli italiani.

Coca-Cola: pubblicità, arte e cultura pop

La bottiglia contour è stata celebrata nell’arte, nella musica e nella pubblicità. Dalla pop-art al surrealismo, dai cartoni animati alle pubblicità, il brand Coca-Cola nella sua lunga storia non si è fatto mai mancare nulla.

Andy Warhol dipinse l’iconica bottiglia di vetro della Coca-Cola per la prima volta negli anni ’60, quando creò tele a grandezza d’uomo. Fu proprio lui a parlare apertamente della democraticità della Coca-Cola nel suo libro di riflessioni “La filosofia di Andy Warhol”.

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Warhol non era ancora un artista affermato e quelle furono le sue prime immagini ispirate alla pop-art. Da qualche anno lavorava come grafico pubblicitario a Madison Avenue, ma il suo obiettivo era quello di sfondare nel mondo dell’arte. Quando decise di passare dalle illustrazioni ai dipinti a olio, si ispirò a oggetti che facevano parte della sua quotidianità.

Da qui nasce la connessione e la riproduzione di prodotti di largo consumo come Coca-Cola o la zuppa Campbell, che lo stesso Warhol consumava frequentemente.

Il viaggio di Coca-Cola non si esaurisce qui. La bottiglia di vetro in uno dei quadri surrealisti di Salvador Dalì diventa un oggetto dalla forma stranissima.

Negli anni Coca-Cola ha continuato a espandersi, creando una linea di abbigliamento e persino galleggianti da piscina per attirare i propri consumatori. I poster anni ’80 testimoniano quanto il marchio abbia preso un ruolo cruciale nel nostro immaginario e quanto si sia radicato nella cultura pop.

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Restando in ambito pubblicitario, circa quarant’anni fa usciva lo spot della Coca-Cola intitolato “Hilltop”, considerata una delle pubblicità più famose di tutti i tempi.

Ultimamente lo spot originale del 1971 è tornato in auge dopo essere stato inserito nella scena finale di Mad Men.

Dopo sette stagioni, la serie, tra le più famose e acclamate della storia, cala il sipario con Don Draper che a un ritiro spirituale sulla costa californiana medita quando all’improvviso pare colpito da un’ispirazione.

Lo spot, infatti, nacque da un’idea di Bill Backer dell’agenzia pubblicitaria McCann Erickson che nella stagione finale acquisisce la società nella quale lavora Don Draper.

In Italia il commercial è stato poi rilanciato con il nome “Vorrei cantare insieme a te”.  “Il segreto del successo di una pubblicità sta nel saper comunicare gioia e felicità” diceva il paroliere Cristiano Minellono che aveva scritto la versione italiana dello spot trasmesso da Coca-Cola nel 1983. Il jingle diventò la colonna sonora per eccellenza degli auguri di Natale anni ’80.

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spot di natale 2021

Le pubblicità di Natale 2021 ispirano gentilezza. Ecco le 16 più emozionanti (secondo noi)

Ci siamo! Siamo arrivati al periodo più bello dell’anno, non solo quello dei regali ma degli spot commoventi e pieni di buoni propositi. Le pubblicità del Natale 2021 hanno raccontato i buoni sentimenti, l’amicizia, la gentilezza, il rispetto per le persone e attenzione verso il nostro ambiente.

Dopo un periodo passato in sordina, i brand sono pronti ad ispirare una nuova, vecchia condivisione, di sicuro più consapevole, di tutti quei momenti che ci fanno sentire parte di una comunità-famiglia.

McDonald’s UK – Imaginary Iggy

Agency: Leo Burnett

Matilda e il suo tenerissimo amico immaginario Iggy sono i protagonisti di questo spot che fa stringere il cuore. I due amici sono inseparabili e Iggy sostiene Matilda in ogni situazione. Fin quando però la bambina crescendo preferirà come compagnia quella delle sue amiche reali.

Ma la bambina che è ancora in lei tornerà a riscoprire, grazie ad una cena da Mc Donald’s, quanto affetto ancora prova per il suo amico con cui presto tornerà a passare del tempo insieme.

 

Coca-Cola – Chimney | Real Magic

Agency: DentsuMB UK

Qual è il regalo di Natale più bello? Quello di condividere momenti di gioia insieme. Lo sa Coca-Cola e lo sa il bambino dello spot che riesce a coinvolgere tutto il condominio nella costruzione di un camino gigante.

 

Amazon – Kindness, the greatest gift

Agency: Lucky Generals

Una ragazza, una come la maggior parte dei giovani, cerca di tornare alla normalità dopo due anni di pandemia. Affiorano però dei disagi: gli strascichi emotivi e sociali che ci ha lasciato questo duro periodo.

Ma abbiamo anche scoperto momenti di empatia che, come in questo spot, ci hanno fatto capire quanto la gentilezza sia comunque il regalo più grande. Pandemia o non.

Anche Amazon Prime Video presenta il suo film di Natale 2021, una storia di amicizia tra una iena che ama i programmi divertenti in tv ed il custode dello zoo. Agency: CYW Europa.

 

Deutsche Telekom – The Biggest Gift

Agency: DDB Budapest

Sembrerà che il bambino protagonista dello spot sia interessato solo ad un regalo più grande. Scopriremo con sollievo che ciò che in realtà aspettava era invece il più grande regalo.

 

Erste Group Bank – Christmas Ad 2021 #believeintomorrow

Agency: Jung von Matt DONAU (Vienna)

È dalle generazioni più giovani che abbiamo gli esempi più incoraggianti. Piccoli ma importanti gesti per imparare ad avere cura di noi e rispetto per il mondo. Per un futuro migliore per tutti.

 

Posten Norway – When Harry Met Santa

Agency: POL, Oslo

Sono state mosse varie critiche a questo spot. Noi lo troviamo coerente in una società che sempre più abbraccia l’inclusività e che lotta contro ogni tipo di discriminazione. Il corto di Natale 2021, realizzato dalle Poste della Norvegia, richiama la legge che ormai da 50 anni condanna l’omofobia nei paesi scandinavi, promuovendo i diritti LGBT.

E così anche Babbo Natale, libero di innamorarsi di chi vuole, sceglie di passare le festività con l’uomo che ama lasciando al servizio postale il compito di consegnare i regali natalizi.

 

Absolut Vodka – Absolut Carols

Agency: VMLY&R

La vodka svedese invece stravolge alcune tradizioni. Per un Natale ironico e tutto digital, Absolut ha raccolto durante l’anno i tweet più originali e li ha trasformati in testi, intonandoli alle note della più famosa Carol of the Bells. Certo non ispira gentilezza, ma la simpatica raccolta dei 25 ritornelli Absolut Carols è ascoltabile su Spotify.

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Cinque campagne tutte italiane

H48 Natale

Agency: H48 Milano

Per le agenzie pubblicitarie, il Brief di Natale è un avvenimento drammatico. Un’operazione a cuore aperto in cui gli specialisti cooperano per la buona riuscita del progetto del cliente. Una lotta contro il tempo, in loghi più grandi del pixel umano e minacciati dalla scure della deadline. Riusciranno i paladini della comunicazione a farcela? L’imprevisto è dietro l’angolo, come anche il provvidenziale intervento del primario-CEO che insegna che una semplice intuizione può essere la giusta soluzione.

Lo spot dell’agenzia H48 sostiene non solo i creativi prima delle feste natalizie ma soprattutto l’Ospedale Bambini Buzzi di Milano.

 

Pubblicità di Natale 2021: Yes Milano – Milano. It Changes More Than Just Your Look

Agency:  Wunderman Thompson Italy – Milano & Partners

Milano sa mostrare il meglio di sé, non solo perché è la capitale della moda. Lo racconta bene la città che, per Natale 2021, decide di raccontarsi anche attraverso la sua cultura, gli eventi, le bellezze caratteristiche, ed i suoi divertimenti. Sicura di rimanere nel cuore di chiunque, anche di Babbo Natale.

 

Rinascente – Finding Christmas

Agency: Wunderman Thompson Milano

Animazione e stop motion per questa favola tutta italiana, raccontata attraverso un viaggio tra gli iconici store Rinascente delle maggiori città.

Agency: VMLY&R Milano

Un altro video di agenzia per questo Natale 2021. Merry Briefmas è l’augurio per tutti quei pubblicitari alle prese con il Brief e il Debrief natalizio. Da una parte l’eroe creativo che si dimena tra idee, tasks e app. Dall’altra, l’antagonista-cliente che con tanto di font in Comic Sans intima la consegna dei lavori.

Il regalo più bello che i creativi sperano di ricevere da Santa Cloud è quello di spegnere il pc e rimandare tutto a dopo le feste.

Volkswagen – VW Service 2019

Agency: DDB Italia

Con il sorriso, una menzione va fatta anche a Volkswagen, anche se la sua campagna natalizia è del 2019. Molto simpatica e realistica, perché diciamolo…chi di noi conosce veramente le parole di Jingle Bells?

 

Aldi UK – A Christmas Carrot

Agency: McCann UK

Kevin la Carota è tornata per infondere lo spirito natalizio. E lo fa con lo scorbutico Ebanana, presumibilmente vecchio parente del Grinch, che mal sopporta l’atmosfera festiva. Babbo Kevin, che sprizza gentilezza da tutte le fibre, gli fa però cambiare umore, grazie ad un giro nei supermercati Aldi.

La pubblicità di Aldi per Natale 2021 è in collaborazione con Barnado’s, organizzazione che sostiene i bambini bisognosi di aiuto e che nel film si vedono giocare felici sottoforma di piccoli ortaggi.

Una curiosità: all’inizio dello spot si intravedono due agenti-limoni intenti ad arrestare un bruco. Bene, quel bruco è il tortino Cuthbert del supermercato Aldi, accusato di essere identico a Colin, dolce del competitor Marks & Spencer. In effetti…

 

John Lewis – Unexpected Guest

Agency: Adam&EveDDB

John Lewis impegna la sua pubblicità di Natale 2021 in un messaggio di amicizia e di riscoperta del vero sentiment di questo periodo. Empatia, gentilezza, condivisione. La gioia vera è nelle tradizioni, nel piacere di essere d’aiuto, donare un regalo, di condividere un’occasione speciale.

E l’occasione speciale nel film è quella tra Nathan e Skye, così diversi ma così uniti nell’emozione di vivere la magia del Natale, che sarà la nuova scoperta di una e la sincera riscoperta dell’altro.

Il tutto è ben infiocchettato dalla voce della giovane Lola Young, che interpreta una cover di Together in Electric Dreams di Philip Oakey e Giorgio Moroder, del 1984.

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Tesco – This Christmas, Nothing’s Stopping Us

Agency: BBH

Dopo lo scorso Natale passato in sordina, l’animo di un po’ tutti quanti, come di Tesco e di Babbo Natale con il green pass, è quello di riprendere a festeggiare, costi quel che costi. Speriamo.

Lego – Rebuild The World! Anything is Possible with LEGO

Agency: interna

Ancora una volta Lego celebra la creatività dei bambini e prende spunto dalla loro immaginazione, che è il motore per spingersi sempre oltre. Ed ecco che lo spot si trasforma in un viaggio animato attraverso i personaggi, le ambientazioni e le più belle costruzioni Lego.

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