Orientarsi ai tempi del Coronavirus: come i leader di 6 agenzie stanno ridefinendo la strategia di brand

Questo articolo è stato scritto da Sadie Thoma, Director, Creative Development at Google.

Le agenzie pubblicitarie non sono nuove ai cambiamenti radicali. Sono loro gli esperti cui si affidano i brand per avere una guida attraverso i mutamenti culturali, economici e tecnologici. In questo periodo, sono in molti a vantarsi di essere disruptor, in quanto mettono in discussione lo status quo e sanno orientarsi in questa nuova situazione.

Mentre l’epidemia da Coronavirus si evolve come la forza più dirompente mai vista in tempi moderni, le agenzie stanno aiutando i brand ad affrontare una nuova realtà senza precedenti. In mezzo a tanti rapidi cambiamenti, ora è più importante che mai restare al passo. Per chi si occupa di strategia, questo significa raccogliere i dati in tempo reale, scoprire nuovi comportamenti, ridefinire obiettivi e successi e trovare e creare nuove prospettive veicolate dai dati.

Sei esperti di strategia e leader di agenzie hanno spiegato quali sono le differenze nei modi di affrontare la pianificazione tattica e gli approfondimenti sui dati in questo momento, offrendo alcuni utili consigli per i brand.

Ecco che cosa hanno raccontato a Think with Google.

Sfrutta le opportunità di un totale cambiamento di mentalità

“Molti dei brand che stanno registrando sell-through da record devono passare rapidamente da una mentalità che predilige ‘l’aumento delle vendite dalla sera alla mattina’ a una che si concentra sullo ‘sviluppo del brand nel tempo’. Non si tratta di una sfida nuova, ma la situazione corrente richiede un cambio di prospettiva“, spiega Aki Spicer, Chief Strategy Officer di Leo Burnett.

Trovo che siano i brand con fondamenta solide, vale a dire una forte motivazione e un punto di vista definito, a poter superare questa transizione con facilità. È giunto il momento di dimostrare la nostra motivazione ai nuovi clienti, che forse interagiscono con noi per la prima volta dopo tanto tempo”.

Analytics Marketing B2B

Adatta la tabella di marcia interna in modo che misuri il successo

“Oltre a trovare le parole giuste, aiutiamo i clienti a capire che cosa è meglio fare, esplorando modi significativi di offrire valore concreto.

In questo momento tutti desideriamo ottenere un impatto che richieda il superamento delle misure tradizionali del patrimonio di marca e rifletta il feedback dei clienti, a indicare che abbiamo fatto realmente la differenza. Le misure del successo devono riflettere questo obiettivo”, indica Jonathan Lee, Chief Strategy Officer di Grey.

Investi in “conversazioni autentiche” con persone reali

Christine Chen, Partner, Head of Communication Strategy di Goodby Silverstein & Partners, aggiunge: “Siamo sommersi da dati strutturati riguardanti argomenti seri quali perdita del lavoro e diffusione della malattia. Gli approfondimenti più interessanti, che vertono sulle speranze e sulle emozioni personali, sono più difficili da misurare e spesso ci pervengono sotto forma di ‘focus group di una sola persona’.

Abbiamo bisogno di un maggior numero di dati come questi, ma la loro acquisizione richiede colloqui con i consumatori a scadenza regolare. Le domande da porre devono poi essere simili a quelle che gli intervistati si aspetterebbero da parte di amici o familiari, non da ricercatori di tipo tradizionale”.

Marketing B2B emozioni

Utilizza la strategia di marketing per creare valore là dove è maggiormente necessario

“La triste verità è che la pandemia ha messo in luce le differenze sociali. Ci sono intere comunità e parti della forza lavoro che vivono un’esperienza molto diversa da quella di chi, come noi, ‘lavora da casa’.

Concentrarci su questi gruppi e cercare di entrare in sintonia con i loro sentimenti e il loro modo di esprimersi è forse la cosa più importante che possiamo fare per capire che cosa succede. Una profonda comprensione dei segmenti di pubblico consentirà ai nostri partner di adottare misure che abbiano un vero impatto e apportino un reale valore”, racconta Kelsey Hodgkin, Head of Strategy di Deutsch LA.

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I test sulla creatività ci aiutano a orientarci tra le sfide poste dalla scelta dei messaggi

“Capire come parlare ai consumatori durante un periodo di panico senza precedenti dà la sensazione di camminare sulle uova, ma restare in silenzio è ugualmente rischioso”, spiega Stephanie Bohn, Chief Brand Officer di VidMob.

“È difficile prevedere le reazioni dei consumatori anche in situazioni normali, figuriamoci durante una pandemia. È fondamentale, quindi, affidarsi ai test sulle creatività. I brand hanno bisogno di indicatori in tempo reale per capire che cosa ha maggiore risonanza, in modo da dare forma alle strategie creative e convalidarle oppure, se necessario, aggiustare il tiro”.

Osserva gli indicatori del pubblico per scoprire la nuova normalità

“Ci affidiamo massicciamente ai dati di ricerca come fonte di approfondimento. Di solito possiamo affidarci ai trend anno su anno o al comportamento di ricerca più recente per avere buone indicazioni sul futuro. Purtroppo quando sopraggiunge una crisi dobbiamo reagire in tempo reale alle variazioni del comportamento di ricerca.

La corsa agli acquisti dettata dal panico, ad esempio, causa massicce fluttuazioni e irregolarità. La natura di questa crisi protratta sul lungo periodo rende difficile prevedere l’aspetto della nuova ‘normalità’.

Per aiutarci, cerchiamo di impostare una soglia per queste fluttuazioni e definire in base a questo standard la ‘nuova normalità’, o almeno la ‘prossima normalità’, una volta che le irregolarità tornino a essere considerate alla stregua di anomalie”, conclude Aaron Levy, Group Director, SEM di Tinuiti.

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5 testate giornalistiche che usano TikTok per aumentare la propria audience

  • TikTok è la piattaforma del momento per giovani e giovanissimi e i suoi numeri sono in continua crescita.
  • Anche le testate giornalistiche hanno iniziato a sfruttare TikTok per aumentare la propria audience.
  • L’età media degli utenti di TikTok è di 34 anni, un dato che indica quanto questo social network sia interessante per raggiungere un pubblico altrove meno presente.

 

Oltre 700 milioni di iscritti in tutto il mondo. Seconda app più scaricata in assoluto nell’ultimo trimestre del 2019, seconda solo a WhatsApp. Questi i dati della crescita di TikTok, social network cui anche le testate giornalistiche hanno iniziato a guardare con interesse per aumentare la propria audience.

Nato nel 2018 dall’unione con musical.ly e di proprietà della società cinese Bytedance – così come Toutiao, la principale app di informazione in Cina, e News RepublicTikTok è la piattaforma del momento per i giovanissimi, ma non solo. Se è vero infatti che un suo utente su tre ha tra i 16 e i 24 anni, l’età media è invece di 34 anni, secondo quanto rilevato dall’Osservatorio Influencer Marketing.

Un’audience più giovane rispetto agli altri social network – dove l’età media è di 40 anni – ma non per questo meno interessata ai contenuti informativi. Moda, videogiochi, beauty e celebrità sono i temi che predilige, ma ogni testata giornalistica può trovare comunque il modo di raggiungerla e coinvolgerla, sfruttando così un’opportunità unica per allargare la propria audience di oggi e di domani.

Francesco Zaffarano, senior social media editor al Telegraph, sta raccogliendo attraverso una directory pubblica le testate giornalistiche già presenti su TikTok. Un elenco che attualmente ne conta 135, di cui solo sette in Italia.

Abbiamo scelto per voi tre esempi internazionali e due italiani per mostrare cinque diverse strategie di presenza su TikTok da parte delle testate giornalistiche.

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1. The Washington Post

Quasi 535 mila follower e più di 23 milioni di like. Bastano questi numeri per capire quanto il Washington Post abbia deciso di investire nella propria presenza su TikTok. Con un marchio rivisto nei colori per apparire meno formale e il link all’articolo del giorno in biografia, la storica testata giornalistica statunitense si presenta con queste semplici ed essenziali parole: “We are a newspaper”.

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Sempre in biografia, anche un indirizzo e-mail dedicato. È quello di Dave, protagonista della maggior parte dei post: è lui a intervistare opinionisti e giornalisti della testata, tenere il diario della quarantena e interpretare l’attualità in chiave ironica e divertente.

Un chiaro e brillante esempio di infotainment.

2. The Telegraph

Decisamente meno ironico il Telegraph, che ha scelto per la propria presenza su TikTok un tono amichevole, ma comunque autorevole. “Think haead” è il claim scelto per il proprio profilo, un invito rivolto ovviamente alla giovane audience. Inalterato il marchio, mentre il link presente in biografia rimanda di volta in volta a “great stories”.

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Variegati i contenuti dei post: fatti d’attualità anche lontani, semplici tutorial e ricette, storie particolari di adulti, giovani e giovanissimi. Ma i più riusciti sono forse i video in cui gli stessi social media manager spiegano tematiche complesse in modo semplice, usando ad esempio i cereali per la colazione e ritagli di giornale per dare vita a motion graphic… cartacee.

Un tentativo creativo e ben studiato di avvicinare i più giovani all’informazione giornalistica, suscitando interesse attraverso nuovi formati.

3. Cosmopolitan

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Nei post si parla soprattutto di bellezza, benessere e cibo, ma anche più in generale dell’essere donna. I contenuti spaziano dai prodotti per la pelle al tutorial per realizzare il proprio curriculum, dai pancake colorati ai consigli per far durare il più possibile i profumi. Più rare le incursioni nell’attualità, ultimamente frequenti più che altro per il movimento Black Lives Matter.

Insomma, il mondo beauty è uno dei più apprezzati su TikTok e Cosmopolitan ha saputo non perdere l’occasione.

4. Fanpage

Con più di 317 mila follower e 5 milioni di like, Fanpage è la realtà giornalistica italiana più seguita su TikTok. Essenziale la sua biografia, che presenta la testata come “un giornale indipendente” e rimanda all’home page per le notizie del giorno.

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Omogenea la grafica dei post, video dei quali è possibile intuire l’argomento fin dalle anteprime, grazie a titoli colorati. A raccontare l’attualità sono direttamente i protagonisti delle storie stesse oppure i membri del team social della testata.

La strategia? Parlare al pubblico in modo diretto ed emotivo, in continuità con lo stile dei contenuti del proprio sito web.

5. GQ Italia

“Il magazine maschile di Condé Nast Italia. Dal 1999”. Così GQ Italia si presenta ai suoi quasi 160 mila follower. Con 18 milioni di like, in termini quantitativi è la seconda testata giornalistica italiana su TikTok.

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In questo caso, i protagonisti dei post sono soprattutto cantanti, attori e uomini del mondo dello sport, ma non mancano neppure i consigli per lo smart working, le recensioni di prodotti tecnologici e le ricette, così come video dedicati ai nuovi numeri della rivista in uscita. Nelle ultime settimane invece spazio a parole e fotografie per raccontare il lockdown e celebrare i compleanni dei vip.

Una strategia che punta a trasferire nei brevi video di TikTok la linea editoriale e i contenuti del magazine.

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State of Marketing: trend e insight da un’era di cambiamento globale

La tecnologia spinge oggi le aspettative dei clienti a nuovi livelli e in questo contesto professionisti e responsabili del marketing diventano promotori di relazioni significative ben oltre il primo acquisto.

Sulla scia della pandemia di COVID-19, gli standard di coinvolgimento dei clienti stanno cambiando ancora una volta e i marketer sono in prima linea nell’innovazione, come mostrano i dati raccolti da Salesforce nella sesta edizione della ricerca “State of Marketing”.

Le aspettative e i comportamenti dei consumatori, delle imprese e della società in generale stanno cambiando con una velocità e una portata senza precedenti. I marketer sono sotto un’enorme pressione per rivedere i loro modelli organizzativi e l’uso della tecnologia, per questo l’innovazione è la priorità numero uno nel settore.

Mentre i clienti imparano una serie di “nuove norme”, personalizzazione ed empatia non sono mai state così importanti. La consegna di messaggi e offerte in linea con le esigenze e le aspettative uniche di ciascun cliente richiede una profonda comprensione.

I responsabili marketing stanno cambiando il modo in cui si procurano e gestiscono i dati e stanno incrementando l’uso di tecnologie come l’intelligenza artificiale che li aiutano a sfruttarli al meglio. La crescita nell’adozione dell’AI è pari al 186% dal 2018.

Man mano che le aziende passano dalla comprensione di questa crisi alla ripresa e all’adattamento, i marketer hanno l’opportunità unica di trasformare le relazioni con i clienti in valore commerciale. Tenendo sempre più traccia di metriche come la soddisfazione del cliente, l’impegno digitale e il valore del cliente possono oggi ottenere un quadro olistico di ciò che funziona e ciò che non funziona nel customer journey.

I marketer B2B, infine, hanno un ruolo particolarmente importante nella crescita del business attraverso l’Account-Based Marketing (ABM).

Per scoprire più nel dettaglio gli insight del settore, Salesforce Resarch ha intervistato quasi 7.000 leader del marketing in tutto il mondo.

“Le interviste risalgono a gennaio e febbraio, prima dell’emergenza Covid-19, ma pensiamo che i risultati, alla luce di ciò che è successo, oggi abbiano ancora più valore”, ha spiegato in una conferenza stampa Stefano Cassola, Head Corporate Communications Italia e Spagna di Salesforce.

>> Scarica il sesto report “State of Marketing” di Salesforce <<

marketing trend e insight

Il nodo di Customer Experience e Innovazione

Sono questi i due aspetti che mettono oggi sotto pressione i marketer. Mentre le aziende cercano di connettersi con le persone e di costruire la fiducia in tempi incerti, l’esperienza del cliente è diventata più importante che mai.

L’84% dei clienti afferma che l’esperienza che un’azienda fornisce è importante quanto i suoi prodotti e servizi – in aumento rispetto all’80% del 2018.

Oggi l’88% degli high performer marketer guida iniziative di customer experience nelle organizzazioni, rispetto al 68% degli underperformer. Ma il cambiamento di mentalità e l’esecuzione sul campo sono due cose molto diverse, e molti marketer faticano a far corrispondere le operazioni alle aspirazioni. Meno della metà delle organizzazioni di marketing tiene traccia del customer lifetime value (LTV).

Innovazione significa fondamentalmente adattamento al cambiamento e questo è un punto critico nel momento storico nel quale ci troviamo. Già prima della pandemia COVID-19 , i responsabili del marketing riconoscevano nell’innovazione la loro massima priorità.

L’impegno innovativo in tempo reale non è un’impresa facile, per questo strumenti e tecnologie migliorate completano le principali priorità di marketing del 2020. Tuttavia, i responsabili del marketing riconoscono che raggiungere i loro ambiziosi obiettivi sarà una sfida.

Una rivalutazione dei budget per una nuova era

I budget di marketing erano costituiti da una gamma diversificata di attività che andavano ben oltre la pubblicità. Come tutti i leader aziendali, i CMO stanno ora rivalutando le voci di spesa.

“Ogni leader deve essere adattabile in tempi senza precedenti come questi, quando si pensa alla strategia e al budget. […] Nel breve termine, tattiche come fiere e pubblicità potrebbero essere ridotte o messe in pausa, ma gli investimenti in tattiche come l’ABM, il content marketing e la tecnologia rimangono fondamentali, osserva Phil B. Clement Chief Marketing Officer di Johnson Controls.

“Ora è il momento di riaffermare i fondamenti del brand ai consumatori che si sono fidati di voi prima di COVID-19. Questo è ciò che
dovrebbe guidare qualsiasi strategia di budget e tutte le decisioni di aggiustamento”, spiega Doug Zarkin Chief Marketing Officer di Pearle Vision.

marketing budget

Guardare avanti, ecco i prossimi marketing trend

I marketer – insieme al resto del mondo – si trovano oggi ad affrontare una crisi. Ma con il passare del tempo, il business si riprenderà, la fiducia aumenterà, e un ritrovato apprezzamento per l’innovazione si farà strada. I professionisti del settore si aspettano che i prossimi 10 anni portino grandi impatti di trasformazione dal punto di vista delle nuove tecnologie e ma anche degli sviluppi della società.

“La crisi Covid-19 sta costringendo i marketer italiani a ripensare ogni aspetto della propria attività, dalla definizione delle priorità e delle sfide strategiche, alle competenze tecnologiche e di team di cui avranno sempre più bisogno per migliorare sempre più la customer experience nella nuova normalità”, ha dichiarato Andrea Buffoni, Regional VP di Salesforce Marketing Cloud.

Da un punto di vista tecnologico, i marketer si aspettano che le reti wireless 5G avranno il maggiore impatto sul loro lavoro, ma anche la legislazione e i cambiamenti sociali sono destinati a trasformare ulteriormente il marketing.

Vuoi saperne di più sullo Stato del Marketing e sui trend del settore? Approfondisci con il sesto report “State of Marketing” di Salesforce.

Week in Social: dalla fusione di Messenger con Direct alle ads dinamiche di Snapchat

Iniziamo giugno con una ventata pre-estiva di novità. Mentre Trump continua a dividere sui social, Instagram testa nuovi sticker, messaggistica e newsfeed, e Facebook apre alla possibilità di inviare marketing email dalle proprie pagine. Queste, e molte altre novità da Pinterest, Snapchat e YouTube, nella nostra Week In Social.

Instagram, tra BlackOutTuesday, sticker, messaggistica, eventi e newsfeed

L’evento più importante della settimana è stato di certo il #blackouttuesday. Pensa che solo su Instagram, mentre scriviamo questo articolo, 28.900.980 post sono stati pubblicati sotto questo hashtag e i numeri continuano a crescere.
Quanto alle novità, la piattaforma ha confermato che sta lavorando su tre feature. La prima riguarda la fusione di Facebook Messenger ai Direct Message di Instagram: pare che nei messaggi privati di Instagram potrebbero convergere quelli di Facebook Messenger.


Come puoi vedere dallo screenshot, su Instagram potrebbe arrivare anche lo sticker ‘Plans’, per pianificare online meeting.
E, in ultimo, alcuni utenti hanno riportato un cambiamento nella visualizzazione del feed, che sembra includere due tab, con i post “Suggested” e “Older“. Una volta scrollato tutto il newsfeed, e ricevuta la notifica “You’re All Caught Up”, in futuro, potrebbe essere possibile accedere a una doppia schermata, con post suggeriti e post già visti. Non sappiamo se e quando il formato verrà rilasciato, ma potrebbe essere interessante per quei business che usano Instagram in ottica eCommerce.

Sarà possibile inviare marketing mail da Facebook

Dopo aver lanciato l’app ‘Venue‘, pensata per aumentare l’engagement degli eventi in real time, negli ultimi giorni alcuni utenti di Facebook hanno notato una nuova funzione, che permetterà alle persone di mandare marketing email direttamente dalle pagine Facebook. Per usare il nuovo sistema, dovrai prima autenticare la mail della tua pagina, aggiungere i tuoi contatti al database e poi potrai creare la tua mail all’interno della piattaforma, che si comporterà come un qualunque altro CRM.

Pinterest sempre più verso l’eCommerce

Pinterest continua il suo viaggio nel mondo dell’eCommerce, introducendo un nuovo tabShopai risultati di ricerca visiva di Lens. Come funzionerà? Basterà caricare o scattare una foto usando la fotocamera interna di Pinterest, e la piattaforma ti suggerirà tutti gli articoli in stock identificati nella tua immagine. Ogni pin suggerito includerà un link alla pagina di acquisto dell’articolo sul sito del venditore.

Snapchat chiude a Trump e realizza ads dinamiche

Ricordi la polemica sollevata dagli ultimi tweet di Trump, segnalati da Twitter? Te ne avevamo parlato la scorsa settimana. Sull’onda delle ultime dichiarazioni del Presidente degli US in merito alle proteste antirazziali, mentre Facebook ha deciso di non prendere alcun provvedimento a riguardo, Snapchat limiterà l’esposizione dell’account di Trump nella sezione “Discover”. Trump potrà continuare a postare e la piattaforma non bloccherà i suoi contenuti, ma ne limiterà la viralità.
Inoltre, pare che Snapchat stia realizzando “Annunci dinamici“ per consentire alle aziende di creare semplici campagne di annunci Snap caricando le informazioni del loro catalogo prodotti.


Come puoi vedere, gli annunci dinamici ti permetteranno di formattare le immagini dei tuoi prodotti e caricarle in formati compatibili con la piattaforma. Non solo, se alcune caratteristiche o il prezzo dei prodotti cambierà, l’annuncio verrà aggiornato in tempo reale.

Nuovi display e live alert su YouTube

YouTube aggiunge un paio di funzionalità. La prima riguarda il display in Creator Studio che riporta le performance del canale e raccoglierà in un’unica pagina display views, subscriber count, watch time e revenue performance. La seconda feature si chiama “Live Alerts for Merch“, realizzata per mostrare, durante gli streaming, gli acquisti effettuati dagli utenti nel Teespring store. In pratica, durante il live, nei commenti, apparirà un alert con l’oggetto acquistato, corredato di link per procedere all’acquisto. Un nuovo modo per aiutare i creator a promuovere i propri prodotti tra i fan, e aumentare la revenue attraverso i tool di YouTube.

tannico campari

Campari acquisisce il 49% di Tannico per puntare sull’eCommerce

Campari ha siglato un accordo con gli azionisti – inclusi il CEO, Marco Magnocavallo, P101 Sgr e Boox Srl – per acquisire una partecipazione del 49% di Tannico, la piattaforma eCommerce per la vendita online di vini.

L’accordo da 23,4 milioni di euro prevede la possibilità per il Gruppo di incrementare la partecipazione al 100% a partire dal 2025, in base a determinate condizioni.

Il perfezionamento della transazione è previsto entro la fine di luglio.

Per saperne di più sull’operazione abbiamo parlato direttamente con Marco Magnocavallo.

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tannico campari

La crescita di Tannico

Fondata nel 2013, Tannico ha una quota di mercato superiore al 30%. Con oltre 7 milioni di visitatori unici negli ultimi 12 mesi, il portale offre una scelta di oltre 14.000 vini provenienti da ben 2.500 cantine italiane ed estere. Oltre ai vini, l’offerta comprende spirit di fascia alta.

Lo scorso anno Tannico ha realizzato vendite nette pari a 20,6 milioni e il cagr delle vendite nette negli ultimi tre anni (2016-2019) è stato pari al 50% circa. Complice il lockdown, il trend è cresciuto in modo significativo nel primo trimestre 2020, raggiungendo un sostanziale break even gestionale.

Il deal tuttavia non è frutto della crescita di quest’ultimo periodo: «I primi contatti sono avvenuti prima del lockdown, che non ha avuto impatto rispetto a questo accordo», spiega il CEO.

Dal 2017 la società ha ampliato la propria presenza a oltre 20 mercati, tra cui Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Francia. «Nei prossimi anni seguiremo un progetto di internazionalizzazione ed espansione all’estero ancora più rapido», sottolinea Magnocavallo. «Il canale B2B è già dall’anno scorso una delle nostre priorità per il futuro e con maggiori energie e capitali potremo sicuramente spingere l’acceleratore in modo più pesante», aggiunge. L’interesse del Gruppo Campari sembra infatti essere motivato anche da questa doppia possibilità: rivolgersi sia al b2c che al b2b attraverso un’unica acquisizione.

«Il modello di Tannico si è formato mano a mano che scoprivamo e capivamo il mercato. Intelligence, WinePlatform, B2B, Tannico Flying School e wine bar non erano previsti all’inizio».

tannico campari

Cosa succederà dopo a Tannico

In base all’accordo al Gruppo Campari è garantita anche la possibilità incrementare la partecipazione al 100% a partire dal 2025. Abbiamo chiesto al CEO cosa accadrà dopo questa data: «Tannico sarà un brand sempre più affermato e conosciuto e le persone saranno ancora più felici di essere servite e guidate dalla nostra azienda», conclude.

incertezza improduttiva

Come non farsi paralizzare dall’incertezza improduttiva (e cogliere le opportunità anche in tempo di crisi)

  • Nathan Furr, docente di strategie all’INSEAD ha condotto uno studio sulla reazione delle persone di fronte ad un periodo di incertezza improduttiva.
  • Lo studio fornisce un grado generale sulla situazione e viene arricchito da consigli utili per superare anche in momenti di ansia.

 

Di fronte a una situazione carica di ansia e ambiguità – che si tratti di una pandemia come quella in cui ci troviamo attualmente, una recessione, la perdita di lavoro, un cambiamento familiare indesiderato – la maggior parte di noi non è in grado di immaginare una possibilità, un vantaggio. La prima sensazione è la paralisi, cadiamo cioè vittima di uno stato di incertezza produttiva. Tuttavia queste situazioni possono – se pensate attraverso un pensiero positivo – aiutarci ad eccellere. Come?

Nathan Furr, professore di strategia all’INSEAD – The Business School for the World, ha condotto negli ultimi cinque anni uno studio sulle persone che sono in grado di eccellere di fronte all’incertezza.

I soggetti dello studio, apparso anche su HBR (Harvard Business Review), includevano innovatori, imprenditori, amministratori delegati e premi Nobel, insieme a giocatori d’azzardo, paramedici e surfisti. Ciò che veniva fatto durante lo studio era identificare gli approcci che usavano questi soggetti per resistere alle situazioni di incertezza e scoprire il potenziale nascosto al loro interno.

Tre peculiari abitudini sono state identificate come migliori per il nostro scopo. Vediamole insieme.

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Incertezza improduttiva

Incertezza improduttiva? Apri gli occhi su tutte le opzioni, presenti e future

Se siamo minacciati da incertezza improduttiva cerchiamo di concentrarci su ciò che è immediato, tralasciando le possibilità che – diversamente – saremmo in grado di cogliere facilmente.

Questo tipo di comportamento, afferma Furr, non solo crea inquietudine, ma può anche portarci a prendere decisioni avventate o a rinunciare alle opportunità che ci si presentano perché non le riconosciamo nemmeno: un po’ come la storia del pesce che per diventare “grande” abbandona l’oceano per andare a nuotare in uno stagno.

Questo tipo di comportamento – secondo Furr – avviene molto frequentemente nella fase di scelta dei futuri studenti universitari. Molti di questi infatti scelgono di non intraprendere percorsi di studi scientifici a causa dei loro punteggi SAT (il famoso test attitudinale necessario per l’accesso alle università americane).

Secondo lo studio – in cui si mettono a paragone gli studenti di scuole superiore e universitari di Harvard – gli studenti i cui punteggi SAT li collocano tra i primi tre della loro scuola hanno il 50% di possibilità di perseguire un titolo scientifico, mentre quelli con un punteggio inferiore hanno solo il 15% di probabilità di farlo. Queste statistiche creano nella mente di chi ha avuto un punteggio inferiore una sensazione di inappropriatezza che li mette nella condizione di pensare di non essere abbastanza intelligenti come i loro coetanei, e quindi di scegliere università più facili.

Lo stesso comportamento avviene per gli studenti di Harvard, perché la natura umana ci porta a prendere decisioni sulla base della nostra esperienza vissuta piuttosto che con un occhio al quadro più ampio. Gli studenti di Harvard con il punteggio più basso sono sicuramente abbastanza intelligenti da riuscire nelle discipline scientifiche, ma non riescono a vedere quel quadro più ampio e quindi non si danno una possibilità.

Se riusciamo a ricordare che esiste un contesto più vasto di quanto avremmo potuto pensare, pieno di possibilità più di quanto avremmo potuto immaginare, avremo molte più probabilità di raggiungere un risultato ottimale.

Ancora più importante, saremo in grado di resistere al disagio dell’incertezza improduttiva con maggiore ottimismo e calma.

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marketing b2b

Pensa in termini di probabilità, non di risultati

Durante periodi di incertezza improduttiva, spesso ci blocchiamo ad immaginare quali saranno i risultati dei nostri dubbi. Gli innovatori esperti nella gestione di questo stato d’animo pensano in termini di probabilità.

L’emergenza COVID-19 ci viene in soccorso in questo caso per presentare un esempio calzante. Nel momento in cui la pandemia stava iniziando a diffondersi, ciascuno di noi ha iniziato a preoccuparsi della chiusura dei confini territoriali per fare in modo che la pandemia non si espandesse velocemente. Tuttavia pensare in termini binari – chiusura dei confini o non – crea inevitabilmente ansia.

Tutti volevamo che avvenisse in fretta per frenare questo fenomeno, considerata la mancanza di informazioni utili a capire come reagire.

In casi come questi valutare l’intera gamma dei possibili risultati ed assegnare loro delle probabilità, dà sollievo e ci permette di spalmare determinate percentuali di “liberazione” anche in un momento di terribile indecisione.

incertezza improduttiva

Ricorda che esistono sempre possibilità

Esistono sempre delle possibilità, anche tra l’incertezza improduttiva più dolorosa? O la capacità di trovarle è un privilegio per pochi? E ancora: la teoria regge in tempi di grave difficoltà? 

Siamo in un periodo molto particolare, dove l’esitazione è una sensazione comune. L’Italia ha risposto bene: eppure, se ci dovessimo descrivere attraverso uno dei cinque organi di senso, questo sarebbe certamente il tatto. Gli italiani sono per loro natura accoglienti, gioiosi, necessitano di contatto, di stringersi la mano ma sono storicamente anche in grado resistere, di fare di necessità virtù e trasformando le loro incertezze produttive in possibilità.

Basti pensare alle tante aziende di moda (e non solo) che hanno convertito, temporaneamente, la loro produzione di indumenti in dispositivi di protezione individuale per ricordarci che siamo tra gli stati del mondo più adattivi e fantasiosi.

Una dimostrazione che anche dalle peggiori crisi possono nascere nuove strade e che l’incertezza si vince percorrendole.

Credits: Depositphotos #68879241#251882643

giornata dell'ambiente

Giornata mondiale dell’Ambiente: il post-Covid aiuterà l’ecologia?

Sono passati quasi 50 anni da quando le Nazioni Unite hanno indetto la prima Giornata Mondiale dell’Ambiente, celebrata per la prima volta il 5 giugno del 1974 con lo slogan “Only One Earth”.

In quegli anni, l’umanità cominciava giusto a rendersi conto del proprio impatto sul mondo. Gli studi ecologisti erano appena all’inizio, ma già si delineava uno scenario drammatico, con una curva che, gli esperti annunciavano, ci avrebbe portato al collasso entro pochi decenni. Bisognava invertire subito la rotta, dicevano.

E invece, così non è stato. All’epoca il mondo era popolato da meno di 4 miliardi di persone, e oggi siamo arrivati a più di 7. Il numero di automobili non ha fatto che crescere, così come il consumo di carne, lo sfruttamento selvaggio delle risorse, l’inquinamento di fiumi e mari.

Addirittura, molti hanno continuato ad additare figure che combattevano per l’ambiente come Greta Thunberg come “uccelli del malaugurio” e a considerare la crisi climatica una specie di esagerata leggenda. Gli sforzi per contrastare la crisi sono stati pochi e poco decisi, specialmente da parte dei governi, e la situazione ha continuato a peggiorare senza che nessuno ci facesse particolarmente caso (l’aria a Milano era irrespirabile a inizio anno, ma nessuno si preoccupava delle morti e malattie dovute anche a questo).

Tutto è andato avanti come se nulla fosse. Almeno fino a quando un’altra crisi ci ha colpito: il Coronavirus.

cambiamento climatico negativo

Tutti ambientalisti ai tempi del Covid

Un virus è riuscito in poche settimane a fare ciò che in quasi 50 anni privati, aziende e governi avevano solo immaginato: a ripulire i cieli, a far tornare trasparenti i mari, a bloccare i fumi che escono dalle fabbriche e i liquami che vengono gettati nei fiumi.

Un virus ci ha bloccati in casa e costretti al silenzio, mentre la Natura si prendeva una meritata vacanza. Tanto è stato esplicito il sospiro di sollievo che la terra ha tirato, che alcuni hanno anche voluto vederci quasi una sua “vendetta” per il modo in cui la trattiamo.

Chiaramente questa è una teoria un po’ troppo animista per essere riconosciuta, ma effettivamente ci sono fonti autorevoli che suggeriscono una correlazione tra l’insorgenza del Coronavirus e crisi climatica: abbiamo già parlato in un altro articolo di come la riduzione degli ecosistemi e della biodiversità abbia aumentato drasticamente le zoonosi, cioè malattie trasmesse all’uomo dagli animali, tra cui probabilmente c’è anche il Covid-19. E ancora, l’Università di Harvard ha stabilito una forte correlazione tra polveri sottili e tasso di mortalità del Coronavirus.

Insomma, tra queste notizie uscite sui giornali, le foto di coniglietti nei parchi e di delfini nei porti che hanno invaso i social, e l’aria incredibilmente pulita e fresca che potevamo respirare dalle finestre quando eravamo chiusi nelle nostre case, finalmente una consapevolezza ecologista ha colpito i più.

E forse, dico forse, questa potrebbe essere la miglior cosa che potesse succedere per la lotta al cambiamento climatico. Se ci impegniamo abbastanza, quantomeno.

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aziende inquinanti

Nelle mani di chi?

Come abbiamo visto in questo articolo, uno studio Ipsos condotto dal 21 febbraio al 6 marzo 2020 in 29 nazioni, tra cui l’Italia, ha indagato come il mondo vede il cambiamento climatico e il Covid-19. Per il 71% delle persone il cambiamento climatico deve considerarsi una crisi quanto la pandemia.

Il consumo sostenibile, già in crescita in tempi non sospetti prima della pandemia, diventerà probabilmente una priorità maggiore per i consumatori (specialmente se gli Stati riusciranno a renderlo economicamente sostenibile).

Un sondaggio effettuato nel Regno Unito ha evidenziato come il 45% dei cittadini, colpiti dalla qualità dell’aria durante il blocco, si sia dichiarato interessato a comprare un’auto elettrica; erano solo il 17% coloro che avevano già pensato di acquistarne una prima.

I singoli quindi, anche alcuni di quelli che fino a pochi mesi fa additavano Greta come il male del mondo, potrebbero quindi finalmente iniziare a fare attenzione alla propria impronta ambientale, a comprare meno plastica, consumare meno carne, risparmiare energia in casa. Una grande vittoria, certo, ma abbastanza per invertire la tendenza?

No purtroppo, ormai lo sappiamo bene.

Non basta lo sforzo dei privati: servono azioni drastiche e congiunte da parte dei governi, dei potenti, di chi detiene i capitali. Serve che l’economia green diventi non solo “cool” ma anche conveniente.

E questo dramma che abbiamo appena vissuto come popolazione del mondo, sarà probabilmente l’ago della bilancia: la direzione che i potenti faranno prendere alla “ricostruzione” post-Covid sarà determinante.

Perché se da una parte ci sono Stati come la Polonia e la Repubblica Ceca, che proprio in questi giorni propongono di mettere da parte gli investimenti Green per concentrarsi sulla risoluzione della crisi attuale, dall’altra fortunatamente molti Paesi ritengono vero quello che ha detto Ursula Von der Leyen, Presidente della Commissione Europea:  Prima o poi i nostri scienziati e ricercatori troveranno un vaccino contro il CoronavirusMa non c’è vaccino contro i cambiamenti climatici. Per questo motivo l’Europa deve ora investire in un futuro pulito“.

E l’intreccio politico ed economico che il Covid ha causato sta finalmente creando le condizioni perché questo possa avvenire abbastanza velocemente da essere efficace.

Giornata mondiale dell'ambiente 2020

Il mondo post-Coronavirus può essere più green

Dopo la crisi finanziaria del 2008, gli economisti hanno rilevato che i progetti verdi creano più posti di lavoro, offrono maggiori rendimenti a breve termine per ogni dollaro speso e portano ad un aumento dei risparmi sui costi a lungo termine, rispetto ai tradizionali stimoli fiscali.

In quest’ottica, la nuova crisi che ci troviamo ad affrontare ci offre l’opportunità unica, dovendo risolvere adesso problemi legati ai trasporti, al lavoro, alla socialità etc., di accelerare cambiamenti che altrimenti rischiavano di andare per le lunghe e diluire la propria utilità.

Trasporti post-Covid

Il primo ambito in cui vedremo sicuramente conseguenze notevoli sarà quello dei trasporti, che è destinato a cambiare velocemente in quantità e qualità.

Con il passaggio allo smart working che (si spera) verrà mantenuto quanto più possibile da molte aziende, la riduzione dei posti disponibili sui mezzi pubblici e la chiamata dell’OMS a “utilizzare la bicicletta quanto più possibile”, molti governi si stanno attivando con piani ingenti per migliorare la mobilità delle città.

Parigi, Londra e Milano sono tra le avanguardie europee, con piani da svariati milioni di investimento. A questo si aggiungono gli incentivi del governo italiano per la mobilità post Covid, che per caso o per fortuna vanno tutti nella stessa direzione green.

Giornata mondiale dell'ambiente 2020

Lo smart working è qui per restare?

Poi c’è il lavoro: finalmente lo smart working è sulla bocca di tutti, e tra alti e bassi ha dimostrato di sapersi difendere come modalità lavorativa alternativa, soprattutto nella Fase 2 in cui si è potuto coniugare con regole un po’ meno rigide di clausura.

Uno studio appena pubblicato da Enea ha analizzato il suo impatto in 29 amministrazioni pubbliche, evidenziando come la mobilità quotidiana del campione esaminato si sia ridotta di un’ora e mezza in media a persona. Durante l’emergenza Covid, il numero dei lavoratori agili in Italia è raddoppiato superando il milione, ed è auspicabile che lo smart working rimanga a questo punto una modalità lavorativa da implementare stabilmente per molte realtà.

“Basterebbe anche un solo giorno a settimana di smart working per i tre quarti dei lavoratori pubblici e privati che utilizzano l’automobile per ridurre del 20% il numero di km percorsi in un anno. In questo modo si otterrebbe un risparmio di circa 950 tonnellate di combustibile, oltre a una riduzione di oltre 2,8 milioni di tonnellate di CO2, di 550 tonnellate di polveri sottili e di 8mila tonnellate di ossidi di azoto, con un significativo impatto positivo sulla salute della popolazione”, spiega Marina Penna dell’Unità Studi, Valutazioni e Analisi di ENEA.

LEGGI ANCHE: Non chiamatelo smart working: come affrontare il lavoro in quarantena

L’impatto di Internet sull’ambiente

Il digital sembra aver modificato le nostre vite in meglio in pochi attimi, pensando ad esempio allo smart working: tutto è più semplice, immediato, non richiede spostamenti. Eppure anche Internet ha il suo peso ambientale.

Questo mondo virtuale non si trova collocato da qualche parte nel cloud, ma per utilizzare rapidamente il nostro motore di ricerca preferito o per fare shopping online, abbiamo bisogno di qualcosa di tangibile, così come per lo streaming video o per il gaming online.

Oltre a influenzare e cambiare il comportamento dei consumatori, il digitale ha un’infrastruttura molto materiale, che non è priva di impatto energetico e ambientale.

Secondo i dati di Google, la ricerca sul browser utilizza in media circa 0,0003 kWh di energia, pari a circa 0,2 grammi di CO2, vale a dire l’equivalente di accendere una lampadina da 60W per 18 secondi. Ma poi – secondo Google ogni anno vengono effettuate più di 2 trilioni di ricerche (1.000.000.000.000.000). Quindi questa lampadina potrebbe rimanere accesa per più di un milione di anni! Ciò che all’inizio sembra incredibilmente piccolo si trasforma in qualcosa di notevole impatto, visti i trilioni di volte in cui viene eseguita.

Secondo un report di Greenpeace, “Si stima che l’impronta energetica del settore IT consumi già circa il 7% dell’elettricità globale. Con un previsto triplice aumento del traffico globale di internet entro il 2020, l’impronta energetica di internet aumenterà ulteriormente, alimentata sia dal nostro consumo individuale di dati che dalla diffusione dell’era digitale a un numero maggiore di persone nel mondo, da 3 miliardi a oltre 4 miliardi a livello globale”.

Se tutto questo non fosse abbastanza, anche cryptocurrency e blockchain hanno aggiunto ulteriore impatto energetico del mondo virtuale su quello fisico.

E il carbone?

Una delle opportunità più “golose” per gli ecologisti è ciò che sta succedendo in ambito petrolifero.

Il comparto petrolifero non sarai mai più lo stesso. Penso che questa crisi cambierà le strategie della società, come è successo dopo l’Accordo di Parigi”, ha dichiarato Ben van Beurden, amministratore delegato della Shell.

Il consumo mondiale di petrolio è calato del 30%, cioè 70 milioni di barili al giorno invece che 100, e il prezzo è crollato. Si è rafforzata la consapevolezza che il picco della domanda di petrolio sia prossimo o addirittura già passato, e che il futuro preveda una strutturale riduzione dei consumi.

Questo scossone potrebbe avere anche un effetto positivo sulle multinazionali petrolifere, obbligandole ad accelerare i timidi tentativi in corso di diversificazione verso le rinnovabili.

Se a tutto ciò aggiungiamo la riduzione dei consumi prevista per il post-Covid per l’impatto sul trasporto legato al probabile mutamento degli stili di vita e di lavoro visto sopra, lo scenario che si prospetta è molto più verde.

giornata mondiale dell'ambiente 2020

Giornata Mondiale dell’Ambiente 2020: gli effetti di una rivoluzione green

Tutto questo vuole essere una visione positiva (ma ragionata) di alcuni degli effetti che la ripresa post Coronavirus potrebbe avere sull’ambiente.

Certo, è una visione rosea (anzi, verde). Potrebbe succedere anche l’opposto. Potremmo tutti rinchiuderci nelle nostre vecchie auto inquinanti per paura del contatto con gli altri, essere così presi dai nostri problemi contingenti da dimenticarci le buone abitudini ecologiche che avevamo preso durante la pandemia, etc etc.

Sicuramente è uno sforzo che dobbiamo fare tutti, collettivamente, soprattutto i nostri governanti (adeguatamente pungolati dall’opinione pubblica).

Al momento, come sempre dopo ogni grande crisi, siamo sulla cresta dell’onda del cambiamento: è possibile tutto e il contrario di tutto. Questa crisi può essere distruzione o opportunità, come abbiamo visto in altre occasioni.

Più che mai sta a noi, dal singolo cittadino al capo di governo, prendere le giuste decisioni perché tutto ciò avvenga. La Natura ci ha dato una grande opportunità, anche se non la vediamo. Cerchiamo di coglierla.

fashion covid19

Gli effetti della pandemia sulla moda e la ripartenza per il settore retail

  • Tra i settori più colpiti dal Covid-19 c’è quello della moda. Nonostante il lockdown, è comunque rimasta invariata la fedeltà ai brand.
  • Nel frattempo il retail si reinventa per offrire un’esperienza d’acquisto sicura.

 

Uno dei settori più colpiti dalla crisi economica causata dal Covid-19 è quello della moda. Il lockdown, non ha provocato solo la cancellazione di eventi e sfilate, ma anche l’arresto della filiera produttiva in ogni suo aspetto, dal recupero di materie prime fino alla distribuzione, decretando un calo nei guadagni del -14,1% (report Area Studi Mediobanca). The State of Fashion 2020, il recente report di The Business of Fashion e McKinsey prevede che l’industria della moda globale quest’anno subirà una contrazione del 27-30%.

Ed ora che siamo nella fase della ripartenza? Sono due le domande che agitano il settore, secondo Fashion United: da un lato, come disinfettare i capi dopo ogni prova, dall’altra, come comportarsi con le grandi quantità di merci accumulate nei magazzini. Inoltre ci si chiede: “Con questa crisi che vige nel paese, quanta voglia c’è di fare shopping?” Secondo ricerca dell’Assirm, i consumatori italiani stanno acquistando abbigliamento, accessori e scarpe prevalentemente per necessità (45%), più che per sfizio personale (17%). Sì, perché nessuno in questo momento ama “provare vestiti che possono essere stati indossati poco prima da altre persone”. Inoltre si preferisce acquistare capi comodi, funzionali, rispettosi dell’ambiente e duraturi nel tempo.

Le prossime indagini sulla moda riveleranno sicuramente un quadro più chiaro dell’impatto del COVID-19 nel settore dell’abbigliamento. Per adesso, le uniche certezze degli studiosi dicono che:

  • nonostante il lockdown è rimasta invariata la fedeltà ai brand
  • le ricerche si sono orientate principalmente verso capi di athleisure
  • solo chi si ingegna ha possibilità di migliorare la propria rendita

fashion covid19

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Fedeltà ai brand: il risultato del report di Lyst Index

Secondo Lyst Index, durante il primo trimestre del 2020 i top 3 brand più desiderati su scala mondiale sono stati Off-white, Balenciaga e Nike. 

Off-White si è confermato come il brand più desiderato in assoluto, per il 3° trimestre consecutivo, grazie ad un’idea di lusso sovversiva e anti-sistema. L’approccio digitale adottato nelle prime settimane di emergenza sanitaria, sia dal brand che dal suo fondatore Virgil Abloh, hanno fatto registrare un esponenziale aumento di engagement sui social media: la quarantena è stata trasformata in una nuova occasione per creare fidelizzazione tra brand e clienti, rafforzando ulteriormente la brand identity del marchio.

Balenciaga è salito di una posizione, raggiungendo il 2° posto della classifica (l’ultima volta era successo nel 3° trimestre 2019). Con il passare delle stagioni, il brand ha proposto collezioni sempre più avvincenti, capaci di mescolare lo stile Haute Couture con la semplicità dello street style ed un’atmosfera apocalittica.

Nike è uno dei marchi che ha scalato più velocemente la classifica: è schizzato al 3° posto, salendo di ben nove posizioni e scalzando Gucci (ora 4°). Il colosso dello sportswear è stato spinto in alto da una serie di importanti iniziative globali del brand e da un aumento delle richieste dei consumatori di prodotti come felpe, pantaloni della tuta e calzoncini. 

In generale, la classifica dei brand più desiderati del primo trimestre del 2020 vede una stabilità di numero dei marchi italiani più ricercati, segno che, nonostante il COVID-19, sembra rimasta invariata la brand loyalty, ovvero la percezione che i consumatori hanno della marca.

Tecnologia

Sono cambiate le ricerche in termini di abbigliamento?

La pandemia non ha solo cambiato solo le nostre abitudini, ma anche le nostre ricerche e gli acquisti online. In una recente intervista a WWD, Net-à-Porter ha dichiarato di aver registrato un incremento del 40% nelle vendite online, con un particolare interesse per i pantaloni della tuta. Anche una ricerca di XChannel ha rivelato un cambiamento nelle ricerche, che va verso una tendenza alla comodità (56%), all’informalità (21%) e alla sportività (17%).

Ma, quali sono stati i prodotti più ricercati al mondo? Secondo Lyst, il prodotto da uomo più ricercato a livello globale è la mascherina nera con frecce bianche di Off-White. Nel corso del trimestre questo prodotto ha registrato il sold out presso tutti i rivenditori fisici (al prezzo di 95 dollari) perciò attualmente è venduta solo sulle piattaforme online, a tre volte in più rispetto al suo prezzo originale (secondo Madame Figaro queste mascherine avrebbero raggiunto il prezzo record di mille dollari sul sito Farfetch, ma sarebbero poi state ritirate, a causa delle polemiche scatenate sui social).

Certamente, la pandemia di COVID-19 ha spinto molti brand a buttarsi su questo mercato e ha scatenato un’impennata del 496% delle ricerche, ma non si tratta di un nuovo trend: Off-White è stato il primo a lanciare mascherine fashion sul mercato e in passato sono state indossate da rapper del calibro di Travis Scott, Future e Young Thug. La maglia in pile con mezza zip di Loewe, ispirata alla natura, è stata il secondo prodotto da uomo più desiderato del trimestre: dopo essere stata indossata dagli attori Timothée Chalamet e Josh O’Connor e dal cantante Justin Bieber, ha registrato una flessione del +88%. In terza posizione, invece, troviamo la felpa con cappuccio di Gucci x Disney, mentre le sneakers Kobe 4 Protro Carpe Diem di Nike, che rendono omaggio alla stella dell’NBA Kobe Bryant, si sono posizionate al quarto posto.

La top 3 della classifica femminile di Lyst è stata dominata dalla borsa matelassé Cassette di Bottega Veneta, dal body morbido in pizzo di Off-White e dalla borsa shopper di Telfar (una borsa tote con logo goffrato, spesso in sold out presso i suoi rivenditori). Visto il periodo di incertezza, molte consumatrici di abbigliamento e accessori di lusso sono andate alla ricerca di pezzi vintage di seconda mano, decretando la decima posizione della famosissima borsa Classic Double Flap di Chanel (+75% delle ricerche). 

The Lyst Idex 2020

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Quali sono state le principali iniziative della moda durante il lockdown?

Molti brand come Armani, Prada, Gucci, Trussardi, Versace, Bulgari e fashion icon come Chiara Ferragni, Kylie Jenner e Mariano di Vaio si sono schierati in prima linea nella lotta contro il Coronavirus, attraverso generose donazioni. Le case di moda hanno riconvertito i propri stabilimenti per la produzione di mascherine o altri dispositivi di protezione.

Armani ha invitato le altre maison a fermarsi a riflettere: è il momento ideale per combattere la “fast fashion, ovvero il concetto di “moda istantanea” che rende i prodotti obsoleti dopo poco tempo dal lancio, sostituiti da merce nuova che non è mai poi troppo diversa. Tra i brand che ha accettato con buoni propositi questo invito è stato Gucci, che ha deciso di rallentare i ritmi di produzione per tornare a dar valore alla creatività. Anche la direttrice di Vogue e Condé Nast, Anna Wintour, in una recente intervista rilasciata a Naomi Campbell, ha dichiarato di essere d’accordo con questo diktat, affermando: “Siamo tutti d’accordo che bisogna mostrare di meno, che bisogna puntare di più sulla sostenibilità e sulla creatività, e meno sul lusso. Questo terribile evento ci ha fatto capire che dobbiamo cambiare e che saremo in gradi di farlo”. 

Ma non solo, il lockdown è diventato anche un’occasione per lanciare “servizi fotografici fai da te. La campagna di Zara per la primavera-estate 2020, ad esempio, è stata ripresa in autonomia dalle modelle che hanno ricevuto a casa i prodotti e dopo aver scelto un angolo instagrammabile della propria casa, hanno realizzato un autoscatto. Il risultato ottenuto è quello di fotografie in veste “casalinga, caratterizzate da pose semplici e naturali, senza trucco e senza acconciature. Altra campagna scattata direttamente dai modelli, senza l’aiuto di truccatori, hair stylist e fotografi, è quella di Gucci per l’autunno-inverno 2020-2021. 

Ma soprattutto, non sono mancate le social challenge, per continuare a coinvolgere e intrattenere la propria community, anche durante il lockdown. Versace, ad esempio, con la campagna #VeryVersace, ha invitato la propria fanbase a fotografare oggetti, paesaggi, spazi e scene che ricordavano l’iconica V del brand. Alexander McQueen ha lanciato il progetto #McQueenCreativeCommunity, che consisteva nel pubblicare immagini inspirational, allo scopo di invitare gli utenti a replicare con sketch e disegni da ri-pubblicare sui propri canali social. Per non parlare di Louis Vuitton, che tramite il progetto #FLWfromhome intratteneva i propri utenti con concerti, tour virtuali, masterclass online. E Nike, che con l’iniziativa #PlayInsidePlayForTheWorld, ha animato il proprio canale IG di sorprese ed eventi sportivi.

 

Il modo in cui le persone interagiscono con i brand e fanno acquisti sta cambiando velocemente e il digitale assume un’importanza fondamentale per le case di moda. Secondo Chris Morton, Co-fondatore e CEO di Lyst, “Coloro che si adatteranno più rapidamente ai nuovi scenari, prendendo decisioni basate su dati e faranno affidamento sulle loro stesse forze, avranno maggiori probabilità di crescita”.

sfilata di moda con le mascherine

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Fashion renting e personal shopper digitale: nuove idee per la ripresa

Dopo oltre due mesi di lockdown, scatta una nuova sfida per il retail moda, costretto a reinventarsi per offrire un’esperienza d’acquisto in totale sicurezza.

Secondo alcuni esperti, il fashion renting potrebbe essere la soluzione per il post COVID-19. Il noleggio degli abiti, infatti, permetterebbe di soddisfare il bisogno di indossare vestiti nuovi, senza muoversi da casa e con la garanzia che siano stati sottoposti a lavaggi specializzati. Ogni capo, infatti, prima di ogni spedizione verrebbe inviato a tintorie specializzate. I vantaggi? Prezzi alla portata di tutti, rispetto per l’ambiente e sicurezza. 

Un’altra idea per la ripresa può essere quella di introdurre un personal shopper digitale che offra consigli in streaming, mostrando al cliente i look indossati e i relativi prezzi. Alcuni brand che hanno già abbracciato questa idea sono stati OVS e Pinko. Ma non solo. C’è anche chi ha provato a sostituire il personal shopper con un’APP fondata sull’AI: The Yes. D’altro canto, la moda dovrà inevitabilmente affidarsi alla tecnologia: capi progettati e presentati in 3D, sfilate online, virtual fitting room e prototipazione 3D, molto presto, diverranno la normalità.

Infine, c’è chi ha deciso di lanciare una piattaforma on demand con delivery express: si tratta di P448, un negozio di sneakers a Milano che offre un’esperienza d’acquisto veloce e sostenibile, in tutta sicurezza. Per tutti coloro che non vogliono recarsi in negozio esiste, infatti, la possibilità di acquistare online il proprio modello di scarpa preferita e di riceverlo attraverso un servizio gratuito di delivery in bici, entro 90 minuti dall’ordine. 

 

Rebranding

Rebranding di maggio: Flaticon, ForTune, Creative Cloud e Photoshop

  • Il rebranding di un marchio è un processo molto complesso che comporta il lavoro sinergico di molti team, ore e ore di pianificazione e programmazione prima della fase di lancio
  • A maggio hanno cambiato identità: Flaticon, ForTune, Adobe Creative Cloud e Photoshop

 

I marchi possono avere la necessità di cambiare la propria immagine per diverse ragioni. Le aziende crescono, cambiano, imparano da loro stesse, si evolvono e si adattano alle nuove tendenze o semplicemente necessitano di un restyling “fresco e accattivante”.

Ma non fraintendiamoci, non si deve trattare solo di un capriccio del momento. Il rebranding, se fatto nel modo corretto, può dare nuovo impulso, oltre a dare una spinta in nuove direzioni e contribuire a migliorare la comunicazione con i propri clienti.

Scopriamo insieme i casi di rebranding più curiosi del mese di maggio.

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Flaticon punta sulla riconoscibilità

Flaticon, l’archivio di icone digitali, che contiene oltre 700 mila risorse vettoriali scaricabili gratuitamente, cambia identità. La piattaforma di micro stock nasce da Freepik Company che include diversi prodotti di design e creatività, tra cui: il sito web omonimo con oltre tre milioni di vettori, PSD e foto di repertorio, l’omonimo Freepik e l’ampio catalogo di temi e modelli gratuiti di PowerPoint e Google Slides, ossia SlidesGo.

Rebranding

La strategia di rebranding intende rafforzare il messaggio del marchio con l’obiettivo di unificarlo all’architettura degli altri servizi (Slidesgo e Freepik).

La necessità è stata quella di stabilire un ordine e scegliere un percorso comune che dia forza e coerenza agli occhi degli utenti. Il primo passo per rafforzare l’identità visiva è stata la riprogettazione del logo di Flaticon, per renderlo in linea con le altre icone.

rebranding

Per non perdere in termini di riconoscibilità, la struttura è rimasta la stessa. Il logotipo è pressoché uguale, si passa da un carattere maiuscolo a uno minuscolo, poiché gli altri logotipi della famiglia sono tutti minuscoli. Sono state semplificate la maggior parte delle linee, in modo che appaia più pulito e aggiornato alle tendenze attuali.

Rebranding

Per quanto concerne il carattere, è stata utilizzato lo stesso per tutti i progetti, ossia il Mark Pro Bold.

Cambia il colore principale, un verde-turchese dal tono leggermente più scuro, per migliorare il contrasto in alcune app e creare un logo in generale più accessibile. Il blu, come colore secondario, è invece rimasto invariato.

Rebranding di Maggio

Ora i marchi sembrano più coerenti tra di loro, mantengono un nucleo simile e altri dettagli gemelli.

Il rebranding di Flaticon rafforza il marchio e promuove nuovi progetti, dimostrando allo stesso tempo la crescita dell’azienda nel suo insieme.

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Nuovo look e nuovo nome: il rebranding di ForTune, che diventa Vois

ForTune la piattaforma italiana di podcast, news e musica basata sugli interessi degli utenti, cambia nome e aspetto, ora si chiama Vois.

Rebranding

Il nuovo nome gioca sul significato della parola francese “vedere”, richiamando la potenza evocativa dei contenuti vocali di creare immagini e far sognare.

Rebranding di Maggio: Flaticon, ForTune, Creative Cloud e Photoshop

Un richiamo forte alle origini, sottolineato dal nuovo logo che raffigura una bocca, ovvero l’elemento primario da cui ha origine la voce.

L’audio e il podcasting sono diventati in poco tempo il linguaggio mobile per eccellenza. Dall’ultima indagine stilata da Ipsos sulle modalità di fruizione di digital audio, è emerso che 1 italiano su 4 ha ascoltato podcast nell’ultimo mese. Anche i dati dati raccolti da Nielsen nel 2019 sottolineano come il segmento podcast abbia registrato una crescita importante, con 1,8 milioni di ascoltatori in più rispetto all’anno precedente.

Una crescita legata anche alla diffusione degli smart speaker, che hanno definitivamente accelerato la fruizione dei podcast in ambiente domestico (oltre il 60% di possessori di smart speaker ascolta podcast). Dati che spingono molti brand a comunicare con il proprio pubblico attraverso l’audio e il vocal storytelling.

new logo

Su queste basi si fonda il rinnovamento di Vois, che a gennaio 2020 ha ricevuto un nuovo round di investimento, introducendo nella compagine sociale figure di riferimento nel settore dei media.

Oggi il network conta 80 autori e divulgatori esperti su tematiche verticali, come ad esempio farmaceutica, food, tecnologia, scienze ecc. I prodotti realizzati vengono poi pubblicati sulle diverse piattaforme di ascolto, come Spotify, Apple Podcast e Google Podcast.

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Adobe rinnova Creative Cloud e ridisegna il logo di Photoshop

Adobe ha adottato una revisione dell’identità del marchio e svelato una nuova icona per il suo Creative Cloud, una vera e propria evoluzione, come l’ha definita l’azienda.

Rebranding

Il logo CC, che in precedenza vantava una combinazione di colori rosso e bianco, ora mostra una sorprendente sfumatura. Secondo la società, il gradiente “unisce i colori dei marchi dei prodotti Adobe”. Il nuovo schema colore è un’esplosione di vitalità e offre un aspetto più artistico al logo, strizzando l’occhio ad un pubblico più creativo.

Anche il logo Adobe è stato ridisegnato leggermente e ritinteggiato con una nuova mano di rosso: una tonalità “più calda e contemporanea”:

“Le lievi modifiche che stiamo mettendo in atto per garantire che il marchio sia il più funzionale possibile in tutte le dimensioni e su tutte le superfici”.

Rebranding di Maggio: Flaticon, ForTune, Creative Cloud e Photoshop

La software house ha anche aggiornato le icone dei suoi prodotti, inclusa l’identità di Photoshop. Adobe ha deciso di eliminare i bordi arrotondati, conferendo un design molto più piatto. Altre icone che erano precedentemente quadrate, per coerenza, ora sono arrotondate.

Inoltre, il trifoglio, l’elemento visivo fondamentale che contraddistingue i Document Cloud e i relativi prodotti in portafoglio, ha subito dei ritocchi.

Il peso della forma è stato rivisto, insieme ai bordi e agli angoli. I colori sono stati ottimizzati secondo criteri di accessibilità. In maniera coerente, il colore delle piastrelle di sfondo distinguerà i prodotti gli uni dagli altri. Ad esempio, Adobe Acrobat Reader utilizzerà un trifoglio bianco su una piastrella rossa, mentre Adobe Scan utilizzerà un trifoglio bianco su una piastrella blu. Questo spostamento comunica la connessione tra i prodotti consentendo al contempo la distinzione tra loro.

Fase 3: la campagna di Netflix celebra lo “spettacolo” della città che riapre

Netflix è una tra le aziende che forse ha goduto più di altre del lockdown, almeno dal punto di vista commerciale. La piattaforma online, favorita dalla pandemia che ha costretto le persone a trascorrere in casa un numero maggiore di ore, ha registrato una crescita nel primo trimestre dell’anno di 15,77 milioni abbonati in più nel mondo.

Ma la società non si è mai rifugiata nelle certezze dei propri numeri e, per restare accanto ai propri abbonati anche in quella che è stata definita come la fase del New Normal, ha lanciato una campagna a Milano nel primo giorno di fase 3, per celebrare la fine di questo momento di crisi.

Le affissioni di Netflix in giro per la città non servono solo a ringraziare gli utenti che sono stati molto presenti sulla piattaforma durante la quarantena, ma invita a uscire finalmente di casa e vivere la città.

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netflix fase 3 milano

Credits: Nunzia Falco Simeone

5 affissioni con cui Netflix invita a godersi lo spettacolo della città

Cinque maxi-formato, pensati come i titoli di cinque nuove produzioni, per comunicare un messaggio chiaro. Possiamo avere ancora paura, forse, ma lo spettacolo adesso e qui fuori e non su Netflix.

Si spazia dall’action movie come “Il traffico del corso” a “Un’avventura in Citylife”, dalla commedia di“Rifarsi il look in via Torino”al favoloso mondo della“Magia di Brera”.

Una campagna che lancia oggi un messaggio forse un po’ in controtendenza, invitando il pubblico ad alzarsi dal divano e vivere la propria vita uscendo di casa, ora che si può.

Secondo alcune fonti la campagna porterebbe la firma di DUDE, che l’ha ideata e prodotta.