user experience omnichannel

Come ottimizzare i contenuti per una User Experience Omnichannel

Le persone interagiscono con i brand in una quantità molto ampia di touchpoint e la customer journey è diventata oggi molto più complessa e omnichannel.

Tenere conto di punti di forza e debolezza di ciascun device è fondamentale se si vuole migliorare l’esperienza utente. Perché uno user felice ha maggiori probabilità di convertire!

Eccoti quindi poche semplici regole per ottimizzare i tuoi contenuti su ciascun dispositivo.

user experience omnichannel

L’eterna lotta tra coerenza e ottimizzazione

Una delle parole più ricorrenti quando si tratta di brand experience è consistency, o costanza.
Questa caratteristica è centrale per la user experience omnichannel: i diversi canali devono possedere una base coerente in termini di contenuti e look & feel per riuscire ad essere facilmente ricondotti al nostro marchio e creare un’esperienza che risulti nell’insieme completa e coesa.

Se avere caratteristiche comuni di fondo è importantissimo, è altrettanto vero che ottimizzare i contenuti per ciascun dispositivo permette di offrire un’esperienza utente più fluida e piacevole.

Che fare allora? Parola d’ordine: right content in the right context

Pro e contro di ciascun canale

Nielsen Norman Group, società statunitense di consulenza sulle tematiche di UI e UX, in questo articolo riassume le principali caratteristiche dei device più comunemente utilizzati per navigare online.

Ognuno di questi dispositivi ha caratteristiche particolari e ricordarle ti aiuterà a dare priorità al contenuto più adatto per ciascuno. Tailor content to context!

Ottimizzare il contenuto a seconda del contesto

Ora che conosci le peculiarità di questi dispositivi vediamo insieme alcuni esempi di contenuti da privilegiare su ciascuno di loro.

Quali contenuti enfatizzare su desktop e laptop

Desktop e laptop vengono utilizzati soprattutto in ufficio, a scuola e nel nostro ufficio domestico, in ambienti e modalità spesso strutturate, con un livello di concentrazione e disponibilità di tempo elevato, poche distrazioni e -presumibilmente – buona connessione a internet e approvvigionamento energetico, per questo  risultano ottimi per per completare task lunghe e complesse.

Sono quindi i canali ideali per:

  • Materiale da compilare: un grande vantaggio rispetto ai device touch è quello di avere mouse e tastiera, i computer sono quindi i mezzi perfetti per tutto ciò che richiede di digitare testi lunghi
  • Materiale da archiviare: sì è vero, molte persone utilizzano comunemente archivi cloud per salvare le informazioni… ma non tutte! Se il nostro pubblico è formato da persone un po’ meno “tech savvy” del lettore medio di Ninja Marketing, probabilmente apprezzerà la possibilità di archiviare documenti in modo ordinato e metodico.  Chiari riferimenti  a documenti tecnici e whitepaper saranno quindi da privilegiare su questi device rispetto a Laptop e Smartphone
  • Contenuti lunghi che possono essere “scansionati” velocemente: secondo Norman Nielsen Group le persone all’inizio della consumer journey utilizzano spesso il desktop: via libera quindi a contenuti ricchi e approfonditi, anche testuali, che su uno schermo di grandi dimensioni possono essere facilmente letti in modo intuitivo alla ricerca di elementi rilevanti da approfondire.

Esempi di contenuto da enfatizzare: product review, ricerche, documenti tecnici, webinars, white papers, test, form, application forms.

Sul Tablet

Benché abbastanza comodi da utilizzare in mobilità, il regno dei tablet è senza dubbio la casa, dove vengono fruiti in modalità destrutturate e rilassate (es: divano, letto). Il loro schermo mediamente grande, la connessione internet spesso illimitata e stabile e la quantità di tempo disponibile quando si è a casa rendono questo device perfetto per il consumo media.

Sfruttali per porre l’accento su:

  • Visual: La maggior parte delle persone utilizza il tablet in modalità touch, la buona risoluzione dgli schermi permette inoltre di vedere bene le immagini: il tablet è il luogo per eccellenza dove poter apprezzare grafiche ed immagini
  • Video long-form: lo schermo grande, la potenza del processore e traffico dati, e -spesso- la maggior disponibilità di tempo rendono questi mezzi particolarmente adatti per fruire di contenuti video lunghi. Ottima notizia per tutorial e demo di prodotto
  • Testi discorsivi: il tablet viene spesso utilizzato come alternative agli ebook reader, lo user medio quindi sarà abituato ed aperto a utilizzarlo quando deve leggere contenuti lunghi. Ricordati però che in queste occasioni spesso il tablet viene utilizzato in mobilità o durante momenti di relax, i testi quindi in questo caso non devono richiedere troppa concentrazione (no a tecnicismi e informazioni difficili)

Esempi di contenuto da enfatizzare: fotografie, infografiche, video long form, ebook, audiobook

Contenuti da privilegiare tablet

Sullo Smartphone

Gli smartphone sono un concentrato di tecnologia che può essere utilizzato in mobilità e nei contesti più svariati: dalla riunione in ufficio alla sala d’attesa del dottore passando per il supermercato e il concerto rock.

Privilegia:

  • Informazioni estemporanee: il GPS permette di fornire contenuto in funzione della location di ogni persona. Utilizza sconti, promozioni e informazioni che invoglino i consumatori a venire a visitare un Vostro punto vendita (in questo caso prediligete l’SMS, come suggerito dall’Osservatorio B2C del Politecnico di Milano)
  • Informazioni stratificate: gli smartphone hanno dimensioni ridotte e su questi device è più probabile che la navigazione venga interrotta, quindi assicuratevi che i contenuti che veicolerete via smartphone siano compatti, facilmente navigabili e “stratificati”: condensate prima le informazioni più importanti e delegate le informazioni ancillari a visite successive

Esempi di contenuto da enfatizzare: informazioni geo-localizzate, contenuti “Snackeable” e divertenti, altamente condivisibili come memes, gifs, quiz, games, concorsi che prevedano materiale ser generated, link ai canali social media, contenuti brevi e virali.

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ikea balenciaga bag blu

La risposta di IKEA alla borsa blu di Balenciaga

La scorsa settimana il brand di alta moda Balenciaga ha lanciato una borsa che appare chiaramente come una copia della famosa bag blu FRAKTA da 0,60 centesimi di IKEA, vendendola però a 2.145 dollari.

Il web ovviamente ha riso del paradosso e la notizia ha fatto il giro dei social, con molti giornalisti ed esperti che hanno iniziato ad interrogarsi su cosa sia davvero quella che chiamiamo “moda”.

borsa ikea balenciaga

La risposta di IKEA alla borsa blu di Balenciaga

Ieri, però, il gigante dell’arredamento non ha potuto resistere e ha risposto alla copia di Balenciaga, affermando che solo la sua borsa è quella originale. Come? Naturalmente utilizzando la potenza della Rete e pubblicando una serie di post, chiaramente indirizzati alla casa di moda.

L’annuncio, realizzato dall’agenzia svedese ACNE, mostra come distinguere il design originale del sacchetto di IKEA dal falso di Balenciaga.

borsa ikea frakta balenciaga

Queste le indicazioni da seguire, proprio come se si trattasse di un capo di alta moda, da distinguere da quelli contraffatti:

  1. Scuotila, se il rumore è un fruscio, allora la tua borsa è vera
  2. La vera bag è multifunzione: può trasportare attrezzatura da hockey, mattoni e persino acqua
  3. Resistenza: la vera FRAKTA può essere risciacquata semplicemente con un tubo da giardino quando si sporca
  4. Il prezzo: la borsa vera costa solo 0,99 centesimo di dollaro

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Il direttore creativo di ACNE, Johan Holgrem, ha dichiarato: “Volevo agire velocemente, quindi abbiamo contattato il nostro cliente il giorno dopo e gli abbiamo proposto una creatività pronta entro due ore“.

La risposta infatti, arriva immediatamente dopo il lancio della borsa di Balenciaga sul mercato e il fotografo di moda dell’agenzia pubblicitaria, Anders Kylberg, ha effettuato un vero e proprio shooting in studio della borsa di IKEA, per poter meglio rivaleggiare con le foto del “falso” di Balenciaga.

Uno splendido esempio di real time marketing, che ci aspettiamo di vedere presto premiato nelle diverse competizioni tra agenzie a livello internazionale.

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I vincitori degli Shorty Awards 2017

Anche il mondo dei social ha i suoi oscar: gli Shorty Awards che da nove anni celebrano il meglio dei social media premiando influencer, brand e organizzazioni che hanno lasciato un segno sulle più influenti piattaforme.

La cerimonia avvenuta lo scorso 23 Aprile a New York ha visto protagonisti oltre un centinaio di partecipanti distribuiti tra le 17 macro categorie e numerose sottocategorie. L’organizzazione è semplice e ben strutturata: i vincitori vengono scelti attraverso una combinazione di voti del pubblico e punteggi assegnati dalla Real Time Academy.

I partecipanti degli Shorty Awards sono divisi in due aree: quella degli influencer e dei Brand & Organizations: la prima interamente gestita con il voto del pubblico e il giudizio finale della Real Time Academy, mentre la seconda segue un iter classico di candidatura online da parte degli aspiranti partecipanti.

I vincitori sono tanti, per questo abbiamo deciso di mostrarvi alcuni tra i migliori.

Content of the Year

Per la sezione Content of the Year curata da Watchable sono numerosi i vincitori che meriterebbero di essere commentati, primo fra tutti l’Emoji dell’anno: il dito medio?, direttamente dall’ultimo aggiornamento della tastiera più internazionale di tutte, ha trionfato di certo non per la sua cripticità.

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Per la sottocategoria Instagram of the Year vince la foto Same But Different comparsa circa un anno fa e raffigurante un caleidoscopico ritratto di ragazze allo specchio.

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Nonostante non abbia fatto incetta di like come Selena Gomez o come le curve di Kim Kardashian, la fotografa Tiziana Vergari ha saputo conquistare pubblico e giuria con una foto originale e senza dubbio accattivante.

Winner by Campaign

Tra i vincitori della sezione By Campaign degli Shorty Awards che raccoglie le migliori campagne online viste sui social media, c’è un nome importante: HBO. Il canale d’intrattenimento statunitense trionfa nella sottocategoria Integrated Campaign grazie a Westworld, uno dei suoi migliori show dell’anno passato.

Sulla scia delle vincenti campagne di Netflix in grado di attirare lo spettatore al prodotto già prima del rilascio e generare buzz, HBO ha lanciato Discoverwestworld.com un portale di viaggi consumer-facing per introdurre i fan al tema centrale della serie TV ancor prima della premiere.

Tutto è avvenuto grazie a una partnership creativa tra Google e HBO che hanno introdotto un chatbot impersonificato da Aaden, un’AI in grado di guidare user selezionati (secondo stime di guadagno) in un tour di Westworld, ossia verso un’esperienza virtuale. Aaden era in grado di rispondere a più di mille domande introducendo indizi e tease sul plot della serie TV ispirata all’omonimo film del 1973.

Winner by Use of Platform

Per la categoria By Use of Platform – Instagram, Adidas trionfa con la campagna Project Harden che vede protagonista un nuovo paio di sneakers firmate dalla star del basket James Harden.

Un appunto non trascurabile: al lancio della campagna le scarpe non erano ancora pronte, ma Adidas è riuscita in un lancio da tre punti creando contenuti ad alto engagement per stuzzicare la curiosità degli user senza mai mostrare il prodotto.

Il progetto è stato sviluppato attraverso un’originale strategia che presentasse, esclusivamente su Instagram, la storia del cestista in 12 capitoli. Il risultato: 26 mila follower in tre mesi dal rilascio della campagna.

Winner by Content and Media

Ricordate la notizia di qualche tempo fa di un cliente Ikea incappato in un incidente sgradevole con uno sgabello? Protagonisti del fatto i “gioielli di famiglia” di un quarantacinquenne norvegese incastrati in uno dei fori del sedile e i dettagli dell’accaduto scritti, dallo stesso sventurato, sulla pagina Facebook di Ikea Norvegia.

Heisann! Kjerringa dro mæ på ræk i hele søkksvære butikken dokkers, som va omtrent like stor som kjæften til naboen da…

Gepostet von Claus Jørstad am Mittwoch, 31. August 2016

 

L’ironia chiama e l’ufficio Marketing di Ikea Germania risponde con una geniale campagna di manuali-meme per ironizzare su questo accaduto come su altri temi virali riportandoli nella realtà 2d in bianco e nero delle istruzioni di montaggio.

Eier auf dem Hocker? Nur mit Unterstützung. IKEA Norge #manleitung

Gepostet von IKEA am Freitag, 9. September 2016

 

Oltre al premio Best Meme della sezione Content & Media degli Shorty Awards, la vera vittoria di Ikea sta nei numeri ottenuti: +38% di fan nell’arco di pochi giorni dalla campagna e un tasso di engagement dei post successivi sempre superiore a 1.

Best Instagram Video

Ad aggiudicarsi il premio per il migliore video su Instagram un brand tutto nostrano: Nutella. Il barattolo di cioccolata più pop è andato oltre il generico food content aggiungendo un tocco di creatività che attirasse l’attenzione dei giovani come delle mamme.

Si tratta di una serie di personaggi “da colazione”, ognuno con i suoi tratti distintivi e storie dalle sfumature positive per rendere la colazione un momento di divertimento, anche quando è tempo di tornare a scuola.

Inoltre la campagna ha visto la partecipazione di influencer (mamme blogger) creatrici esse stesse di alcuni dei personaggi  che hanno contribuito sulle loro pagine e blog alla diffusione dei video. I risultati del lavoro sono stati più che soddisfacenti: 4 milioni di engagement e quasi 50 milioni di impressions tra Pinteres, Instagram e Facebook.

Fintech in Italia

FinTech in Italia: come la tecnologia sta cambiando il Banking

Come sta cambiando il mondo del banking grazie alla digital transformation? In che modo l’innovazione sta impattando sul settore? Quali sono le novità del fintech che coinvolgono gli utenti?

Negli ultimi anni il mondo bancario è stato sottoposto a un enorme cambiamento, anche grazie all’avanzamento delle nuove tecnologie. A partire dai pagamenti fino alle possibilità assicurative, il banking si è trasformato in modo quasi naturale sotto i nsotri occhi.

Per ripercorrere alcune delle tappe di questo cambiamento digitale e scoprire cosa ci riserva il futuro, in occasione del Ninja Camp di Scilla abbiamo rivolto alcune domande a Stefano Azzalin, responsabile di SellaLab, che ci ha spiegato come al centro di tutto, oggi, ci sia l’utente, cioè tutti noi.

Sellalab Fintech

In che modo l’internet of things sta cambiando il mondo dei pagamenti?

L’internet of things sta modificando il mondo dei pagamenti attraverso la chiave della semplificazione. L’aspetto più bello, per chi lavora in questo settore, è vedere come l’innovazione portata dalle tecnologie che si basano sul soluzioni IoT vadano completamente a migliorare l’esperienza utente, in modo del tutto trasparente.

Potenzialmente non c’è limite, e ha l’opportunità di cambiare davvero le nostre vite e il nostro lavoro.

Possiamo andare dalle più banali, seppur interessanti, interazioni tra gli ATM e i nostri smartphone per un’esperienza più immediata nonché più sicura, alla gestione assicurativa delle nostre auto se siamo disposti a concedere alle assicurazioni accesso ai dati (posizione, velocità, comportamento, manutenzione, etc…) del nostro veicolo o, pensiamo anche, all’assicurazione casa per chi utilizza servizi come Airbnb.

Ma un altro dei mondi che sta venendo impattato dall’IoT è il mondo del retail: pensate a quanto tempo buttiamo via ogni giorno nel fare la coda alla cassa del bar, del supermercato, di un negozio… non sarebbe bello poter uscire semplicemente dal negozio con i prodotti che vogliamo o che abbiamo consumato e vederci automaticamente addebitare la carta di credito? Bene. Tutto questo è reale e possibile, sebbene soluzioni simili non siano ancora diffuse su larga scala, esistono già.

E siamo solo all’inizio, è un lavoro continuo volto a rendere sempre più automatico e invisibile l’azione stessa del pagamento.

Fintech Sellalab

Tra gli Advisor di SellaLab anche David Orban. Presto avremo tutti un chip sottopelle per i nostri pagamenti o l’innovazione va in un’altra direzione?

Sì, è vero, David si è fatto impiantare un chip sottopelle, nel quale custodisce la chiave del suo portafogli bitcoin e, com’è naturale che sia, altri dati che per lui sono di estrema importanza.

Non crediamo però che avremo necessariamente tutti chip sottopelle e, sebbene l’evoluzione della robotica e dell’intelligenza artificiale aprano strade affascinanti, al contempo la tecnologia dei pagamenti corre veloce ed è quindi difficile immaginare un futuro così esponenziale.

Come dicevamo prima l’innovazione in questo settore guarda completamente all’utente finale: chiedere a milioni di utenti di installarsi un chip sottopelle è un attimo invasivo. Semplificare invece la vita agli utenti che desiderano acquistare un bene o un servizio è la direzione verso cui tutti stiamo guardiamo. È avvenuto negli anni ’50 con la nascita delle carte di credito che hanno permesso a tutti di non dover necessariamente avere contati con sé, è avvenuto nuovamente con il telepass, con i pagamenti on line, con i wallet, con i pagamenti mobile… I pagamenti, o meglio ancora le transazioni di pagamento, saranno un qualcosa di sempre più “invisibile” e automatico: sia lato persona fisica sia lato azienda.

La gestione del pagamento, dalla coda alla cassa al pagamento tra aziende, ha un costo: tempo e risorse. La sfida è portare questo tempo a zero così da poterlo restituire alle persone e liberare le risorse perché possano dedicarsi a qualcosa di più utile.

Ed è qui che le nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale vengono in nostro aiuto. Quindi in un futuro non troppo lontano è presumibile che non dovremo più avere il pensiero di dover preoccuparci di pagare, perché un qualche sistema l’avrà già fatto al posto nostro.

David Orban

David Orban

A che punto sono le startup del FinTech in Italia? Ci sono già realtà interessanti e pronte per i mercati internazionali?

In Italia il panorama fintech è decisamente in fermento, numericamente ancora piccolo, con pochi grandi nomi e investimenti ancora contenuti. Secondo i dati del Registro delle Imprese, abbiamo circa 6880 startup innovative di cui circa 150 sono identificabili come appartenenti al settore fintech.

Oggi le banche devono necessariamente guardare con interesse a questo mercato perché è sotto gli occhi di tutti che giorno dopo giorno le startup competono sempre di più con le banche andando ad occupare diversi settori: dal credito, ai pagamenti, ai prestiti.

Ciò può o intimorire o, da un altro punto di vista, può entusiasmare perché tutto ciò porta un’enorme evoluzione nel settore e apre, al contempo, enormi opportunità di collaborazione tra giovani e promettenti startup fintech e il settore bancario. Se a questo aggiungiamo le novità introdotte dalla PSD2 che vedono le banche come soggetti abilitanti di terze parti (ovvero le startup fintech) è impossibile non vedere che positivamente questo cambiamento.

Quindi oggi, sì, ci sono startup fintech italiane particolarmente interessanti che stanno scalando a livello internazionale che hanno aggredito settori quali gli investimenti o i pagamenti, ma ciò che ci auguriamo è di venderne nascere sempre di più.

Fintech Sellalab

Oltre a una possibilità di accelerazione con SellaLab, Banca Sella offre anche tanti servizi per il banking, il credito e i pagamenti e incassi digitali. Anche in questo settore la personalizzazione in relazione al cliente è diventata essenziale?

Sì, storicamente il Gruppo Banca Sella ha sempre messo il cliente al centro, molto prima che il concetto di User Center Design venisse anche solo immaginato.

Ogni giorno pensiamo e costruiamo i servizi pensando alle necessità degli utenti: è stato così quando abbiamo introdotto in Italia l’eCommerce o il trading on line, e poi abbiamo migliorato le nostre tecnologie ascoltando i feedback dei clienti.

Oggi parlare di personalizzazione significa parlare da una parte di relazione e dall’altra di tecnologia. Non a caso ad esempio abbiamo lanciato sul mercato l’offerta Up2Start che unisce questi due aspetti: si tratta di una sorta di “cassetta degli attrezzi” per le startup completa di tutto l’occorrente necessario per sviluppare la propria idea. Dal conto corrente, quindi, ai sistemi di pagamento più evoluti, dall’accesso ai finanziamenti dedicati ad, appunto, la consulenza fornita da  esperti del settore.

E questo servizio è altamente personalizzabile, secondo le esigenze di ciascuno, perché si può scegliere tra un offerta iniziale che possiamo definire “di base”, che comprende anche la consulenza, fino a servizi più evoluti compreso un percorso di accelerazione in SellaLab, che per le startup vuol dire avere accesso alla rete di contatti di Banca Sella nel mondo startup; questo significa metterli in contatto con incubatori, università e centri di ricerca, con altri imprenditori interessati al tema dell’innovazione, ma anche con potenziali investitori.

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Corporate Program, Open District, tanti progetti dedicati a giovani e attori del settore che vogliano portare cambiamento. Quali sono i valori fondamentali per fare innovazione nell’ambito bancario e finanziario?

Crediamo che i valori imprescindibili siano sempre il rispetto dei valori etici nonché quelli del rispetto delle regole e di una sana e prudente gestione. Crediamo che l’innovazione debba sempre tutelare e salvaguardare gli interessi dei clienti, solo il valore prodotto da questa innovazione va a vantaggio di tutti possiamo parlare di reale innovazione.

Oggi, a questi valori imprescindibili, dobbiamo necessariamente aggiungere elementi quali l’apertura, l’interoperabilità e la sostenibilità: sono questi valori che emergono chiaramente anche solo guardando come il mercato mondiale sta evolvendo. Pensiamo ad esempio ai big di internet, a come sono stati capaci di innovare producendo valore per il mondo intero (dalla ricerca, agli acquisti on line, ai trasporti, etc…).

Il mercato oggi ci richiede di essere aperti sia tecnologicamente che al confronto, di costruire con il mercato stesso, di contribuire alla crescita.

Sicuramente, nell’immaginario comune il settore bancario è un qualcosa di chiuso nel senso più ampio del termine, eppure in questi ultimi tempi è forse uno di quei settori che più incarna il reale senso di apertura. E noi siamo felici di poter contribuire a questa evoluzione e a supportare quelle imprese che vogliono innovare questo settore: questo è il senso con cui sono nati progetti quali il Fintech District, le API di Banking Gateway, prodotti come Up2Start o il nostro stesso acceleratore fintech SellaLab.

call to action

Come creare call to action efficaci per ogni obiettivo di marketing

La call to action o, letteralmente, “chiamata all’azione”, è uno strumento di marketing tramite cui ci si propone di spingere il proprio visitatore a compiere una determinata azione. Molto spesso si tratta di connettori: si inserisce una CTA all’interno di un particolare formato (un video, in fondo a un articolo, in un banner, …), che possa già di per sé rappresentare un contenuto di interesse per le persone che vogliamo raggiungere, e lo si connette a un sito web (o a una landing page) che offre, a sua volta, un contenuto ancor più di valore rispetto a quanto detto in precedenza.

Perché inserire le call to action è necessario

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Le call to action sono il trait d’union virtuale tra marketer e potenziali clienti, l’invito a scoprirne di più, a fidelizzarsi al nostro sito per poterne trarre dei vantaggi esclusivi. 

Nessun cliente, tuttavia, vuole essere trattato come un semplice acquirente: ognuno è alla ricerca di un servizio su misura sulla base dei propri bisogni e desideri. Inoltre, oggi abbiamo sviluppato una certa sensibilità verso i messaggi pubblicitari: difficilmente cliccheremo su banner che ci promettono di perdere 10 kg in una settimana, poiché hanno la stessa credibilità delle réclame di telemarketing sugli effetti miracolosi di pedane vibranti e panche per gli addominali. 

Oggi, l’utente in Rete cerca la verità – o comunque privilegia promesse pubblicitarie che reputa plausibili – per questo è necessario fare qualche sforzo in più rispetto al passato per redarre messaggi pubblicitari accattivanti, creativi, cuciti su misura sul nostro target: le CTA personalizzate (che si discostano, quindi, dal classico “Scopri di più”) convertono il 42% in più rispetto a quelle impersonali.

Inoltre, è interessante sapere che l’uso della prima persona nella CTA aumenta del 90% la possibilità di click: “Inizio il mio free trial di 30 giorni” ha molto più impatto sull’utente rispetto al classico “Inizia il tuo free trial di 30 giorni”, poiché incrementa l’inconscia percezione che quel click rappresenti un beneficio reale per se stessi.

Inoltre, lasciamo parlare i numeri:

  • più del 90% dei visitatori del tuo sito, che leggono la tua headline, leggeranno anche la tua CTA;
  • aggiungere una CTA alla tua pagina Facebook può incrementare il click rate del 285%;
  • le email contenenti una singola call to action incrementano del 371% la possibilità di click e del 1617% le vendite;
  • una CTA correlata a un video ottiene il 380% di click in più rispetto a una CTA inserita in una semplice sidebar;
  • le CTA contenute al termine di un video informativo, volto a illustrare il servizio che state offrendo all’utente, incrementa le conversioni del 144%.

Come creare una call to action davvero efficace

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In primo luogo, la chiamata all’azione dev’essere chiara, immediata e visivamente d’impatto. Deve descrivere chiaramente l’azione che vuole far compiere all’utente, talvolta inserendo qualche dettaglio in più sui benefici correlati a tale azione, per incrementare la possibilità di click: es. “Scarica l’ebook gratuito su come creare una CTA efficace in 10 mosse”.

In secondo luogo, lo dice già il nome, la call-to-action deve essere orientata all’azione in modo esplicito: “scarica”, “registrati” palesa quali azioni vogliamo che il nostro target compia sulla pagina di destinazione. Alcuni verbi risultano più efficaci di altri per il nostro audience, pertanto è consigliabile fare vari test, cambiare verbi e monitorare la reazione degli utenti. La stessa cosa vale per il colore, alcuni di questi catturano maggiormente l’attenzione di una certa fetta di pubblico rispetto ad altri – in linea generica, pare che i colori prediletti siano l’arancione e il rosso, che pare possano aumentare il tasso di conversione rispettivamente del 32,5% e del 21%.

Tuttavia, ciò che conta è che la CTA sia visibile, che risalti e abbia, quindi, un colore in contrasto con i colori del sito in cui viene collocate. Dev’essere posizionata nella parte più visibile della pagina, in modo che ogni utente possa facilmente intercettarla senza scrollare. 

Ogni CTA dev’essere allineata alle informazioni contenute nella pagina di destinazione, poiché sono entrambi strumenti di conversione che risultano efficaci dal momento in cui riescono a lavorare continuativamente e in sinergia. 

Infine, è consigliabile contestualizzare la CTA a ogni ciclo di vendita, e quindi averne a disposizione 3 – una per ogni fase del ciclo: la prima dev’essere orientata a un potenziale cliente, non ancora acquisito, al quale sarà strategico offrire un periodo di trial dei propri servizi o comunque una risorsa gratuita al fine di convincerlo a passare alla fase successiva del ciclo di vendita, ovvero quella del “durante”. In questa fase, rientra il cliente che usufruisce periodicamente del nostro servizio, ma non per questo perde d’interesse agli occhi del venditore /proprietario del sito, il quale sceglierà in quel caso CTA adatte, es. “Usufruisci di una consulenza gratuita per sfruttare al meglio lo strumento”, servizio che offre Facebook per gli inserzionisti di Business Manager. Infine, è utile preparare anche CTA confezionate per chi ha scelto di non essere più cliente, solitamente al fine di attuare azioni mirate di recall per riacquisirlo.

Posizioni strategiche in cui inserire le call to action

call to action

Una CTA, per essere davvero funzionale, dev’essere rilevante e ben posizionata. Ovviamente, per stabilire quale sia l’area più strategica in cui andare a inserire la call to action bisogna ragionare sui propri obiettivi di comunicazione. Gli obiettivi per i quali avremo bisogno di ricorrere a delle CTA sono molteplici, ad esempio la lead generation. Raccogliere contatti utili (prospect) ai quali veicolare il nostro messaggio pubblicitario rappresenta per la maggior parte delle aziende un grosso valore. In questo caso, la CTA ha il principale obiettivo di convertire i visitatori del sito /blog /profilo social in leads, pertanto è consigliabile inserirlo sottoforma di pulsante nelle aree del sito che generano maggiore traffico, oppure sottoforma di anchor text (link) alla fine del post o in fondo all’articolo.

Tuttavia, tra le posizioni esaminate, quella che risulta in assoluto più performante è il Welcome Gate: una call to action a schermo pieno che appare prima che l’utente possa effettivamente accedere o vedere ogni tipo di contenuto. Questo escamotage risulta il più funzionale di tutti per attrarre l’attenzione dell’utente e mostrare un’offerta tragettizzata, al fine di costruire una mailing list di valore. Ad esempio, se un utente accede a un sito di prenotazione di viaggi, come Booking o Expedia, sarà più plausibilmente interessato a iscriversi alla newsletter del sito, per ricevere periodicamente delle offerte esclusive, personalizzate sulla base dei propri gusti e delle proprie abitudini di consumo, rispetto a un utente che entra in contatto con un semplice banner, durante la navigazione su un altro tipo di piattaforma. 

Un’altra posizione strategica in cui piazzare le proprie CTA è il feature box: un box dedicato all’iscrizione alla newsletter di un determinato sito, posizionato subito sotto alla header. Il suo intento è quello di trasformare i visitatori in contatti. Per contro, le performance (in termini di click) delle CTA presenti nelle semplici sidebar, nel testo di un post, in pop-up, slide e barre varie oscillano tra lo 0.5% e il 5%.

Insomma, la CTA è uno strumento potente tramite il quale intercettare il proprio target, tuttavia nel marketing non esistono delle leggi universali poiché quello che funziona bene su una persona potrebbe non performare altrettanto bene su qualcun’altro. Pertanto la parola d’ordine rimane sempre: sperimentazione. Se una cosa funziona in un modo non significa che in altro modo non potrebbe funzionare meglio.

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Manuel Ritz e Matteo Achilli: è vero Influencer Marketing?

Matteo Achilli ambassador per una campagna di Influencer Marketing?

Ebbene sì, grazie alla scelta del noto brand di moda Manuel Ritz. Una campagna di un anno fa riproposta con l’uscita del film The Startup, inserendola nell’attuale #manuelritzclan. Una volontà di visibilità molto chiara: gran parte dei contenuti social delle ultime settimane di Manuel Ritz vedono protagonista Matteo Achilli.

Manuel-Ritz-Achilli-influencer

La campagna #manuelritzclan

Un progetto, #manuelritzclan, focalizzato totalmente sulla collaborazione con influencer. Questi diventano infatti rappresentanti della filosofia e della mission del brand. Un legame tanto forte da far nascere una vera e propria crew di ambassador.

Andrea Iannone, Filippo Magnini, Fabio Basile: ecco alcune delle figure coinvolte da Manuel Ritz. Una campagna che lavora molto a livello d’immagine, sulla creazione di contenuti brandizzati dagli influencer.

L’analisi del ruolo di Ambassador di Matteo Achilli

La visibilità degli ultimi mesi di Matteo Achilli è uno degli elementi che più possono convincere un’azienda, con l’awareness e l’ampia audience a cui poter parlare e mostrare i propri prodotti.  Una visibilità che è però strettamente legata ai media classici (TV e stampa) e non a quelli dove la campagna dovrebbe vivere (digitale).

Analizzando i contenuti che vedono coinvolto Matteo Achilli da inizio 2017 ad oggi con Crimson Hexagon ed il supporto di The Fool è facile capire come il volume su web e social sia molto inferiore a quanto ci si aspetti o almeno all’eco ottenuto su giornali e televisioni.

Sono appena 1.053 i contenuti trovati, 998 dei quali nell’ultimo mese. Dati interessanti a livello quantitativo, ma non certamente sorprendenti (si pensi a quelli di Fedez nella campagna con Perugina).

manuel ritz matteo achilli volume

Il problema Reputation

Quando si collabora con gli influencer si mette nelle loro mani l’immagine del brand. Proprio per questo è importante valutare attentamente la reputazione della figura che si vuole coinvolgere, dato che i suoi scheletri nell’armadio rischieranno di portare danni al brand se emergessero. Ed è proprio qui che la scelta di Matteo Achilli fa nascere più di un dubbio.

Se è vero che l’uscita del film e il grande clamore generato su Egomnia hanno portato visibilità, lo è altrettanto che tutto ciò ha portato la risposta negativa di gran parte del mondo digital/startup italiano. Il netto incremento di contenuti su Achilli dell’ultimo mese è strettamente legato ad un sentiment altamente negativo.

manuel ritz matteo achilli sentiment

Il 47% di negative “racconta” molto bene l’appeal generato dal fenomeno Achilli, qualcosa che non è certo utile al brand e che non può essere giustificato con la sola, seppur grande, visibilità. La natura puramente d’immagine della campagna è infatti il limite che pone ancora più peso al sentiment: in questo tipo di attività “il volto” e la reputazione sono infatti tutto.

L’impatto di Matteo Achilli sulla campagna #manuelritzclan

La reputation è certamente negativa, ma come ha impattato (se lo ha fatto) sulla campagna #manuelritzclan? Basta continuare l’analisi per capire quanto Manuel Ritz e la campagna siano un aspetto praticamente inesistente nell’universo Matteo Achilli (altra nota a dir poco negativa). Nei contenuti web  e social sul topic Matteo Achilli non c’è praticamente traccia del brand.

manuel ritz matteo achilli topic wheel

Non va certo meglio con i risultati dei post social. Se analizziamo i contenuti Instagram dei canali di Manuel Ritz o di Achilli troviamo una media inferiore a 100 interazioni per post. Poco per una campagna che dovrebbe essere di grande impatto.

Conclusioni

Dati alla mano la scelta di Achilli pare più il tentativo di cavalcare l’onda del successo dell’uscita del film The Startup più che una vera campagna di ambassadoring. Attenta al “purché se ne parli” più che ha creare reali vantaggi a lungo termine per il brand. Un’attività più vicina all’advertising puro che non alla doverosa partnership che deve esistere quando si collabora con un influencer.

La reputation altamente negativa porta poi più rischi che vantaggi, anche perché appena si calmerà la polemica sul film verrà meno l’esposizione di Achilli e con essa forse l’unica nota positiva della partnership. Una partnership più condizionata dal mondo e dai canali offline che non da quelli digitali, ma che vive proprio nella contraddizione di dover vivere e creare performance in quest’ultimo.

emoji mola

Emoji strategy: un viaggio nella comunicazione delle faccine :)

Se sin ora hai considerato sticker digitali come degli elementi comunicativi progettati unicamente per una comunicazione non professionale, posso dirti quasi con assoluta certezza che ti sei sbagliato. Parleremo di sticker marchiati (progettati da brand per la promozione di prodotti o servizi) e di come il fenomeno emoji abbia dato vita a delle strategie di marketing notevolmente interessanti.

Brand e personal consumer

Instagram

Nei primi anni del 2000, quando si registrò la prima diffusione delle emoji parallelamente alla diffusione di internet, le emoji venivano impiegate quasi esclusivamente per la realizzazione di una comunicazione informale, simpatica e divertente.
Nel corso degli anni le cose sono naturalmente cambiate, le aziende hanno intuito le possibilità che le emoji celano, rivoluzionando quasi interamente il fenomeno delle faccine.

Ad oggi sono circa 41 miliardi in tutto il mondo gli sticker digitali marchiati condivisi ogni giorno nelle app di messaggistica istantanea e 6 miliardi al giorno sulle applicazioni di messaggistica mobile.
Un enorme potenziale comunicativo per tantissimi Brand, che negli ultimi mesi sono già corsi ai ripari pianificando delle vere e proprie Emoji strategies, per introdurre all’interno delle conversazioni private una comunicazione del tutto nuova ed ovviamente orientata, o come già detto ‘marchiata’.

Nel 2016 difatti l’incremento delle campagne con l’utilizzo delle emoji di grandi brand è stato pari al 609% rispetto all’anno precedente, con un invio medio di 800 milioni di faccine marchiate inviate.
Un dato che evidenzia quanto l’utilizzo delle emoji in questi anni sia diventato un fenomeno dai grandi o grandissimi numeri e di quanto questi elementi comunicativi siano entrati nel linguaggio comune, grazie anche a delle campagne pubblicitarie di noti brand internazionali.

‘Il risveglio della forza’ della comunicazione

In questi ultimi mesi le campagne promozionali basate sulle faccine si sono susseguite con medi e grani successi. Una delle prime campagne a livello strategico, forse la ricorderete, è quella che nel 2015 è stata  organizzata per il lancio del nuovo episodio di Guerre Stellari: episodio VII – Il risveglio della forza.

Per l’occasione Twitter realizzò le #StarWarsEmojis: emoji pensate appositamente per il lancio internazionale del film. Una novità particolarmente apprezzata da milioni di fan in tutto il mondo.

Ecco la vera innovazione dell’intera campagna promozionale condotta su Twitter: per utilizzare le StarWarsEmojis era necessario avere un account Twitter ed utilizzare gli appositi hashtag pensati per l’occasione.

emoji-Celebration-star-wars

Una modalità che da un lato facilitò la diffusione degli emoji marchiate, ma dall’altro relegò l’utilizzo delle faccine esclusivamente su Twitter limitando nuove ed inedite possibilità comunicative.

Un emoji per una pizza

Nel corso del 2016 anche la catena di food delivery Domino’s, appropriatasi delle emoji del trancio di pizza, lanciò una vera campagna promozionale in modo nuovo, originale e del tutto inedito che segnò un nuovo modo di interagire con il brand.

Domino’s segnò la storia dell’emoji startegies tanto da entrare di diritto nella classifica delle campagne pubblicitarie più innovative dell’anno.

I principi di una buona Emoji strategies

Che le nuove espressioni comunicative basate su emoji e stickers siano di uso comune è un concetto chiaro soprattutto dopo aver visto con quanto rapidità in questi anni si sia evoluto e diffuso il fenomeno e l’utilizzo delle faccine.

Ma quali sono i principi per una buona emoji strategy? Esistono essenzialmente 3 concetti universalmente validi ai quali bisognerebbe sempre prestare una grande attenzione:

1. Crea sempre un’esperienza interattiva unica

Alcune delle campagne più riuscite in questi mesi ci suggeriscono che mediante un utilizzo inedito delle emoji è possibile creare un’esperienza interattiva ed è proprio quest’ultima che determina la carica virale della comunicazione mediante le emoji.
Una interattività che è possibile creare con singole emoji e con faccine già esistenti. È il caso di Domino’s che nella campagna dello scorso anno, ha caricato il simbolo del trancio di pizza di una irresistibile interattività.

2. Utilizza le emoji responsabilmente

Sin ora ti ho parlato di un mondo fantastico: quello delle emoji. Ma ovviamente ci sono dei ‘ma’ che non dovresti sottovalutare se hai pensato di utilizzare faccine ed emoji:

  • a – Il tuo pubblico di riferimento
    Non tutti amiamo le emoji, ma soprattutto non tutte le emoji saranno adatte al tuo pubblico di riferimento. Fai molta attenzione al tuo pubblico di riferimento per evitare di ottenere un risultato contrario a quello sperato
  • b –  Il messaggio da trasmettere
    Anche in questo caso dovrai porre una grande attenzione sull’emoji da utilizzare per veicolare il messaggio della tua campagna. Assicurati di conoscere il significato delle emoji ed il contesto in cui andrai ad impiegarle soprattutto se la tua campagna sarà di carattere internazionale. Il significato delle faccine cambia in base al contesto culturale di riferimento, un elemento che potrebbe alterare il messaggio della tuia campagna.

3 – Testa con emoji, ma soprattutto senza!

Questo è essenzialmente un consiglio che mi sento di darti. A volte ci sembra tutto chiaro, tutto così limpido, ma purtroppo a volte l’apparenza l’inganna. Testa il tuo pubblico. Assicurati che il messaggio della tua campagna sia chiaro e che le emoji scelte completino (senza appesantire troppo la comunicazione) il tuo messaggio.

Ma come testare un messaggio veicolato da emoji? Newsletter, sms, post Facebook, Facebook Ads. Dunque con tutti quei canali che offrono un contatto diretto e tracciabile col tuo pubblico.

Conclusioni

Come già scritto in questo articolo le emoji hanno letteralmente travolto e rivoluzionato il linguaggio tra dispositivi mobili e non solo.

Ma qual è il futuro delle faccine? Come si evolverà questa tipologia di linguaggio basata essenzialmente su un aspetto così visuale quanto simpatico e frivolo?

KFC, Continental e Flight Centre: i migliori annunci stampa della settimana

Come ogni lunedì, torna puntuale la nostra buona dose di campagne stampa per trarre ispirazione dalle creatività dell’ultima settimana dalle migliori agenzie di tutto il mondo.

KFC: 100% real chicken

Il pollo KFC è al 100% reale, naturale e fresco. E proprio perché è vero pollo, ogni pezzo è unico. Sembra unico. Appare unico. Non troverai mai un pezzo che sia esattamente come l’altro.

Come comunicare esattamente questo concetto in un annuncio stampa? Confrontando direttamente i suoi nugget con quelli dei concorrenti. Gli altri saranno sempre identici, pressati in forme che gli conferiscono un aspetto uniforme. Ma il vero pollo può davvero essere tutto uguale?

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Advertising Agency: Ogilvy & Mather Düsseldorf GmbH, Germany
Chief Creative Officer EMEA: Stephan Vogel
Executive Creative Officer: Lukasz Brzozowski
Creative Director: Serdar Kantekin
Senior Art Director: Yves Harmgart
Senior Copywriter: Daniel Ridderskamp
Junior Art Director: Charles Dennewald
Retoucher: Radovan Valjak
Account Director: Christina Holland
Senior Planner: Benjamin Pleissner
Producer: Natalia Juric
Senior Project Manager: Jutta vom Endt
Photographer: Jost Hiller

Continental: Been there. Won that.

Continental produce cinghie altamente ingegneristiche per NSACARS e la stessa tecnologia è disponibile per la meccanica della tua auto, quella che utilizzi ogni giorno.

Per dimostrare tutta la sua potenza e affidabilità, la cinghia si trasforma nei circuiti di successo per Continental.

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Advertising Agency: Geometry Global, Akron, Ohio, USA
Executive Creative Director: Melvin Strobbe
Creative Director: Steve Plummer
Copywriter: Jarrod Boone
Designer: Chris DelMonico
Production: Tyler Hill
Account Director: Todd Snider
Account Supervisor: Ryan Algaier

North Carolina Craft Brewers Guild: We’re a Beer State

Una pubblicità per comunicare con la politica. La North Carolina ridisegna la propria mappa utilizzando 147 diverse qualità di birra artigianale locale, con lo scopo di modernizzare la legislazione su questo argomento.

Non uno stato rosso o blu, ma uno stato dei colori di tutti le birre, dal giallo paglierino all’ambrato.

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Advertising Agency: BooneOakley, Charlotte, USA
Creative Directors: David Oakley, Jim Mountjoy
Art Director: Laura Beebe
Copywriter: Steve Lasch
Photographer: Matt Lee

Flight Centre: Forget Work

A volte il lavoro assorbe completamente la nostra vita. Flight Centre South Africa vuole che le persone si ricordino che meritano una pausa. Gli annunci tattici sono stati collocati in un piccolo spazio pubblicitario al centro delle pagine aziendali, in modo da apparire esattamente come stock option, ma da lasciare spiazzati, una volta letto il messaggio.

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Advertising Agency: M&C Saatchi Abel, South Africa
Creative Director: Gordon Ray
Art Director / Illustrator: Gavin Dale
Copywriter / Creative Group Head: Kayli Vee Levitan

App e sharing economy hanno cambiato le nostre abitudini di acquisto

Altro che shopping online, oggi sempre più spesso si parla di shopping in-App! I trend parlano chiaro, un’importante quota degli utenti che navigano ed acquistano sul web lo fanno attraverso il mobile, su marketplace dedicati come le app mercatino.

In Italia, in particolare, quasi il 30% degli utenti acquista via smartphone e considera un vero valore la possibilità di acquistare da negozi e mercati che non avrebbero mai potuto visitare personalmente, accettando anche la necessità di dover attendere i tempi di spedizione prima di poter stringere tra le mani il tanto deisderato oggetto.

Nascono così portali ed app dove comprare, ma anche vendere e scambiare oggetti usati o servizi, accanto ad app dedicate allo scambio di denaro P2P, alla raccolta di quote per una colletta o alla divisione di conti e spese tra amici.

Abbiamo analizzato alcune di queste app, come Mellon, che oggi rappresentano una vera evoluzione per il mercato del consumo e che i retailer devono prendere in considerazione come effettivi concorrenti.

Offro, Affitto, Cerco lavoro: l’app Mellon in 5 parole

Cinque parole che hanno tralasciato il vero punto di forza della app: gli scambi possono avvenire solo tra amici e amici di amici, lasciando, così, alla porta, truffe o sfiducia. Il cliente o l’offerente lo conosci bene e ci puoi anche parlare direttamente attraverso il sistema di chat integrato, che scavalca i problemi che ogni customer care ben conosce.

L’app, 100% Made In Italy, si colloca nella nicchia di mercato di coloro che hanno dei beni da vendere o cercano una casa per le vacanze, con la marcia in più di creare per l’utente una platea fidata e ristretta composta dagli amici di Facebook e, facoltativamente, dai contatti della rubrica telefonica.

Ma cosa posso pubblicare o trovare su Mellon? Di tutto! Dai classici prodotti o beni in vendita o in regalo, alle case vacanze o stanze a disposizione per periodi più o meno lunghi d’affitto, fino a lavoro o professionalità di un amico che possa aiutarti nel babysitting o nelle piccole attività di manutenzione in casa.

Ovviamente, come ogni social network, o similare, non può mancare la parte divertente, come le gif o la chat integrata e la possibilità di invitare nuovi partecipanti, il tutto in perfetta regola con il rispetto della privacy.

LEGGI ANCHE: Sharing economy ed eCommerce: quanto vendono gli italiani online?

Il vintage è di moda anche online, ecco alcune delle app-mercatino più famose

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Da Subito.it o Secondamano, i più conosciuti, a Shpock l’app per gli acquisti vintage che sta spopolando tra i nuovi utenti, l’emozione di passeggiare tra le bancarelle di un mercatino delle pulci e poterlo fare comodamente dal divano di casa è ciò che i clienti cercano ed il fattore di successo di queste applicazioni, Mellon compresa.

La storia di queste tre app, che non erano nemmeno app all’inzio, è diversa per ognuna.

Secondamano.it, nasce negli anni ‘70 a Milano come rivista/catalogo di annunci, insomma un sistema di vendo/offro su carta, sotto forma di rivista che spopola nell’Italia dell’epoca perché, per la prima volta, era possibile effettuare acquisti tra privati e non solo in negozio. La rivista, ovviamente, si evolve con il passare del tempo, arrivando nel 1997 con il lancio del sito internet attraverso il quale cercare ed ottenere ciò di cui si ha bisogno consultando i 250.000 annunci pubblicati ogni giorno. Secondamano, quindi, è il vero esempio del vintage al passo coi tempi.

Subito.it non ha, invece, nessun passato cartaceo, ma in comune con la precedente ha la città natale: Milano. Il portale nasce nel 2007 e fin da subito afferma la sua importanza classificandosi tra i 10 brand online più cliccati grazie anche alla piattaforma semplice ed intuitiva di cui dispone e alla varietà di annunci inseriti all’interno classificati per motori, immobili, lavoro, elettronica, per la casa e persona, sport e hobby.
Sicuramente un’offerta così variegata è l’aspetto vincente per Subito.it.

Shpock, Shop in your pocket, è l’ultima arrivata, ma non ha niente da invidiare alle sue sorelle più grandi grazie alla sua popolarità in Europa e la sua interfaccia user-friendly. Shpock è l’app per la compravendita dell’usato più diffusa tra i giovani con il 70% degli utilizzatori che hanno meno di 35 anni e che trovano nel comprare in-App vantaggi sia per quanto riguarda l’immediatezza di consultazione della vetrina, sia per la possibilità di parlare direttamente con il venditore e impostare degli alert di notifica per i prodotti di interesse. Essendo nata nel periodo dei millenial non può sicuramente tralasciare l’aspetto social della vendita con la possibilità data agli utenti di condividere su Facebook o Twitter gli annunci pubblicati.

Passeggiare virtualmente tra le bancarelle è ufficialmente possibile, basta avere uno smartphone!

LEGGI ANCHELo shopping su Instagram: ecco come lo hanno testato i brand

Non solo mercatino, online si possono fare collette e dividere i conti con gli amici

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Ma la vera novità esula dagli acquisti online e riguarda la possibilità di trasferire denaro da una app all’altra o trovare una soluzione alla spinosa questione di dividere le spese e il conto tra gli amici.

Ecco che allora scendono in campo Poste Italiane e Growish che, a loro modo, permettono agli utenti connessi tra loro di scambiare e trasferire denaro.

Nel primo caso la condizioni necessarie sono: avere una carta Postepay o un conto Bancoposta, registrarsi sul sito e ricevere le “mance” virtuali attraverso un canale sicuro e gratuito per trasferimenti inferiori a 25 euro; la seconda, invece, risolve il problema de “la colletta per un regalo”. Con Growish, infatti, si possono creare dei gruppi di utenti che partecipino ad una colletta versando direttamente in-App la cifra, così che si crei un portafoglio virtuale destinato alla raccolta di denaro per un regalo;  l’app, infatti, integra un catalogo prodotti da cui poter comprare direttamente l’oggetto desiderato.

Per quanto riguarda la divisione dei conti e delle spese possiamo citare Cospender, Splitwise e Divvy, 3 app in grado di gestire i debiti degli amici evitando l’imbarazzo di chiedere direttamente i soldi.

Cospender permette di creare dei temi di spesa, come vacanze, auto, appartamento, dove invitare diversi membri ed identificare le diverse voci di spesa. L’app in automatico terrà conto delle quote e dei debiti di ognuno prevedendo anche delle notifiche di pagamento.

Splitwise, invece, tiene conto delle diverse spese che ogni membro ha fatto nei confronti degli altri, aggiornando in tempo reale le quote di debito e credito di ognuno con notifica di promemoria quando una spesa si sta avvicinando.

Divvy, infine, è l’app dei pagamenti al ristorante: fai una foto allo scontrino del conto e tagga su ogni cifra i commensali. In un attimo avrai il conto diviso per ogni partecipante, sempre che tu non preferisca il metodo “alla romana”.

Per gli acquisti online, e non solo, sembrano non esserci confini. Un fattore comune, da Mellon in poi, gli scambi tra amici stanno diventando il vero trend su cui puntare, la community dello shopping.

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