Social Network nel resto del mondo: quali i più utilizzati in Russia?

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Se in Italia e nel resto del mondo Facebook sembra esser diventato indispensabile, nei Paesi con il maggior numero di utenti online la situazione è nettamente diversa, basti pensare all’Asia e in particolare a nazioni come la Cina, dove vige la censura.

Senza andare così lontano, ci sono stati più vicino a noi come la Russia dove i tradizionali colossi hanno lasciato spazio ad altri social, con nomi e specificità ben diverse. Anche YouTube da solo non raggiunge grandi numeri, rimpiazzato da smotri.com e rutube.ru che, anche nella grafica, non si distinguono per originalità. Ugualmente utilizzato rimane Instagram, unico anello di congiunzione con gli utenti europei.

vk

Logo Vk.com

Tra i social più utilizzati:

vk.com: inizialmente creato come una rete per studenti universitari nel 2006, oggi è il social più utilizzato ed è divenuto accessibile in numerose lingue, tra cui l’italiano. Punti chiave: logo (due lettere VK su sfondo blu), home page impostata, la condivisione di foto e la presenza di profili personali. Molto familiare.

Peculiarità di vk.com sono i gruppi: con un numero superiore ai 40 milioni, il social russo diventa uno strumento molto affinato di ricerca e condivisione. Vk fornisce gli strumenti di analisi per gli amministratori del gruppo che consentono di mettere a nudo dati e abitudini dei consumatori/utenti.

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ok

Logo Ok.com

Odnoklassniki: creato anche questo nel 2006, letteralmente significa “compagni di classe”. Molto simile nelle caratteristiche a vk, ok rivendica, già nella grafica e nel nome, l’appartenenza alla madre patria. Ciò che principalmente lo distingue dal primo è il suo target di utenza: la media demografica rientra nella fascia tra i 35-45 anni.

Per la promozione non vengono utilizzati gruppi ma fan page, le quali vengono ripetutamente aggiornate con file multimediali che attirano l’attenzione e garantiscono la popolarità del prodotto/servizio.
Secondo gli ultimi dati sono 100 milioni gli utenti attivi su Vk e 65.3 su Ok; solo 13 milioni su Facebook. Il segreto di tanta popolarità?

La popolazione russa vive in 9 fusi orari diversi: in qualsiasi ora, quindi, ci sono sempre numerosi  utenti attivi.

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Al di là dei social anche il motore di ricerca per antonomasia, Google è sostituito da quello nazionale, il quale possiede una tecnologia più avanzata per decifrare il cirillico e che permette la geolocalizzazione dell’utente, aspetto fondamentale in un’area così vasta come la Russia.
Non ci credi?  Yandex per credere!

Voice Search: ecco perché non devi sottovalutarlo

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Se ti sta capitando sempre più spesso di vedere qualcuno chiedere al proprio telefono dove si trova il supermercato più vicino o in quale via è posizionato un determinato locale, devi sapere che non si tratta di follia collettiva ma, piuttosto, dell’ascesa del Voice Search. Hai ancora le idee confuse? Non preoccuparti, ti diremo subito di cosa si tratta, come funziona e perché è così importante, soprattutto per chi si occupa di business a livello locale.

Non sai dove devi andare? Chiedi al tuo smartphone: ti risponderà!

In principio era Siri. La capostipite degli “aiutanti” vocali appare per la prima volta su Apple come app indipendente, per poi venire successivamente resa disponibile per gli utenti del melafonino con l’introduzione di iOS 5. Inizialmente le funzioni di Siri erano soprattutto relative alla composizione di messaggio ed e-mail, gestione di telefonate e musica e task di questo genere, oltre ad interagire con app esterne come Google Maps.

Da allora le cose si sono evolute: le funzioni relative alla geolocalizzazione sono diventate sempre più importanti, e chiedere a Siri oppure a Cortana (il voice search di Windows Phone) o Google Now (per Android) consigli e direzioni è diventato perfettamente normale.

L’importanza del voice search si è decisamente affermata ed è oggi un fatto reale, come dimostrato dalla ricerca pubblicata su SteamFeed e secondo la quale nel corso dell’ultimo trimestre del 2014 metà dei teenagers ed il 40% degli adulti ha utilizzato l’aiutante vocale del proprio telefono almeno una volta al giorno.

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Non dimenticare la semantica

Prova a cercare qualcosa su Google. Fatto? Bene, ora prova a porre quello stesso quesito a voce, come lo chiederesti ad un’altra persona. Avrai senza dubbio notato che una domanda scritta su un motore di ricerca non corrisponderà mai ad una posta vocalmente, che sarà indubbiamente più ricca ed articolata e conterrà, nel 60% dei casi, un avverbio interrogativo.

L’interazione con lo strumento voice search è di tipo colloquiale, ed è proprio questo che piace a molti utenti. Vuoi perché si tratta di uno strumento maggiormente intuitivo, o perché sono in molti a vedere un po’ di umanità nella vocetta elettronica, sta di fatto che fare una domanda vocale anziché scrivere all’interno di un motore di ricerca è un trend sempre più forte. Per questo motivo chi ha un’attività (soprattutto se di tipo locale) deve pensare ad una strutturazione SEO adeguata, che tenga conto delle ricerche effettuate tramite voice search. Banalmente, la ricerca di una palestra a Milano su motore di ricerca avverrà digitando “palestra Milano”, ma con il voice search la query si potrebbe tramutare in “Dov’è la palestra più vicino a me?”. Questa differenza è enorme, perché non si tratta di due termini affiancati e ridotti all’osso ma di una frase vera e propria, dove sono presenti le terminologie che usiamo solitamente per porre una domanda (chi, come, dove, perché, come) ed un’intonazione interrogativa.

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L’importanza della SEO nel voice search

Se è quindi l’interazione a cambiare, va da sé che la strategia applicata dovrà adeguarsi di conseguenza. Una peculiarità che emerge subito è il fatto che le ricerche effettuate vocalmente sono tendenzialmente circoscritte ad una determinata zona, perciò come accennato prima l’effort dovrà essere orientato al miglioramento del local SEO. Il perché è presto detto: i risultati della ricerca locale sono inevitabilmente influenzati da quanto detto in rete come ad esempio citazioni locali, review e dettagli sul prodotto o servizio ricercato dall’utente (pricing, location, per dirne un paio). Qualche numero interessante a questo proposito: il 50% dei consumatori si reca in un negozio nell’arco di un giorno dopo averlo ricercato tramite mobile search, ed il 72% dei consumatori che hanno ricercato informazioni locali su smartphone hanno poi visitato uno degli store suggeriti entro un arco di 5 miglia.

Un altro passo fondamentale sarà rendere le app search friendly; Google ha iniziato ad indicizzare i contenuti delle app, che appariranno quindi nei risultati di ricerca divenendo ancora più accessibili.

Ottimizzazione per long tail e high volume keywords saranno altri fattori da tenere in considerazione nella strutturazione del proprio sito, ad esempio attraverso la strutturazione di una sezione FAQ nel primo caso, ed utilizzando parole chiave molto brevi, concise e descrittive del proprio business nel secondo.

D’ora in poi, non penserai più a Siri nello stesso modo

Wind Startup Award 2015, con il digitale verso la Silicon Valley

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Wind Startup Award 2015, è la nuova edizione della competizione tra startupper e restarter che premia le aziende di innovazione digitale portandole direttamente in Silicon Valley.

Tre parole chiave: Wind Business Factor, l’acceleratore virtuale sviluppato da Wind Telecomunicazioni spa, Wind Academy, il programma di formazione gratuito, Wind Startup Award 2015, il programma di accelerazione che dà la possibilità alle startup vincitrici di volare in Silicon Valley.

Wind Business Factor e Wind Academy: ecco di cosa si tratta

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Wind Business Factor, l’acceleratore virtuale e programma di formazione, nasce nel 2011 dalla volontà di Wind di dare un’opportunità alle idee imprenditoriali italiane, che siano startup o piccole imprese. Una sola qualità richiesta: la voglia di (ri)mettersi in gioco.

L’acceleratore, al cui interno nasce Wind startup Award 2015, si rivolge a startupper e giovani in cerca della loro strada, ma anche a chi vuole rinnovarsi, i restarter, con un programma che offre risorse e strumenti per creare un business di valore, dalle relazioni, alle conoscenze ed opportunità.

La seconda parola chiave all’interno del Wind Business Factor è Wind Academy: una vera e propria accademia, dove gli imprenditori torneranno tra i banchi di scuola assistendo a webinar e percorsi formativi gratuiti per apprendere quali sono e come utilizzare gli strumenti base per creare un’azienda di successo, dal business plan al marketing mix.

Wind Startup Award 2015, l’opportunità per far decollare la tua idea

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Wind startup Award 2015 è l’ultima edizione del programma di accelerazione pensato in Wind Business Factor per dare l’occasione giusta all’idea più innovativa dal punto di vista digitale: volare in Silicon Valley.

Le adesioni all’ultima call si chiuderanno il 30 novembre 2015 e da qui partiranno le selezioni per individuare le dieci startup in gara, almeno due delle quali scelte tra quelle più votate dal web, e successivamente le cinque finaliste che combatteranno per il posto al programma di formazione intensiva in Silicon Valley.

Per partecipare le startup dovranno candidarsi attraverso il sito www.windbusinessfactor.it proponendo e spiegando la propria idea attraverso l’utilizzo di una scheda online, presentazione Power Point, immagini e testi.

Il requisito richiesto è quello di essere una startup di “innovazione digitale verso un futuro migliore”, ossia con idee innovative nel campo della digital economy.

Il vero e proprio contest avverrà dopo la chiusura delle selezioni e tra le dieci idee individuate che parteciperanno ad un programma intensivo di formazione e valutazione, verranno scelte le cinque migliori che esporranno il loro progetto dal vivo davanti ad una commissione che decreterà il vincitore che volerà in Silicon Valley, dove le startup sono di casa.

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Wind Startup Award 2014, storie di successo

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La competizione, nata nel 2011, si chiamava inizialmente “Racconta il tuo business factor!”. Oggi ha un nome diverso, ma l’obiettivo resta lo stesso: dare una concreta opportunità alle idee imprenditoriali italiane innovative.

Ecco il Wall of Fame delle quattro edizioni del concorso:

  • Nel 2011 TuoGuru, StereoMood, PastBook, sono stati i vincitori della prima edizione, con premi in denaro per un ammontare totale di 30.000 euro;
  • Nel 2012 i vincitori, Mangatar, AdEspresso, Bad Seed, si sono aggiudicati una settimana intensiva in Silicon Valley;
  • Nel 2013 sono stati Fattura24, in3DGallery e SpotOnWay a vincere il Wind Business Factor con il conseguente viaggio in America.
  • Dai 156 progetti iscritti al Wind Startup Award 2014 ne sono stati selezionati 12 e da questi i tre progetti vincitori: Snapback e Voverc per la categoria digital innovation e Tooteko per la categoria social innovation.

Anche lo scorso anno, i partecipanti sono stati numerosi e tutte le idee presentate innovative, portando la commissione a premiare le idee più scalabili, ma anche sostenibili a livello sociale e nel confronto con il mercato attuale.

Nonostante solo tre idee siano state effettivamente premiate, tutte le 12 idee hanno continuato a far parlar di sé nello scenario economico italiano classificando Wind Startup Award come una significativa vetrina per le idee che decidono di candidarsi.

Wind startup Award 2015 non è una semplice competizione, ma una e vera propria scuola di business che dà l’opportunità ai partecipanti di creare un’azienda e iniziare a stringere relazioni e network di visibilità.

Maker Faire Rome, arrivano le Botteghe Digitali [EVENTO]

Maker Faire Rome, arrivano le Botteghe Digitali [EVENTO]

Come sarà il made in Italy nel futuro? Come si trasformeranno le botteghe che hanno reso grande l’Italia nel mondo? Il digitale può davvero trasformare il modo di fare impresa? A tutte queste domande risponde in modo concreto il progetto di Banca IFIS in collaborazione con Maker Faire Rome Fare Impresa Futuro, che racconterà in un format video le nuove Botteghe Digitali.

Se sei alla ricerca del modo per  trasformare un’azienda tradizionale del made in Italy in un’impresa proiettata nel futuro, grazie alle nuove tecnologie della manifattura digitale, non puoi perderti questo appuntamento.

Presenta il tuo progetto, trasforma la tua impresa

Potrai incontrare il team di Fare Impresa Futuro da venerdì 16 a domenica 18 ottobre presso il Padiglione K, Stand 1 (Università Sapienza, viale Università, 36) per la presentazione del progetto e la raccolta dei form di adesione. Altrimenti puoi inviare la tua candidatura online.

Cosa serve per partecipare al programma? Un prodotto d’eccellenza, con il giusto potenziale per diventare un caso nel mercato della nuova manifattura italiana.

Botteghe Digitali è dedicato alle imprese e agli artigiani che vogliono essere protagonisti del video-reality nato da un’idea originale di Stefano Micelli, Banca IFIS e Marketing Arena, sviluppato in collaborazione con Maker Faire Rome.

Puoi averne un piccolo assaggio seguendo i video e il divertente backstage della tipografia Lino’s Type, pubblicati sul canale  YouTube di Fare Impresa Futuro.

Ma il progetto Botteghe Digitali ti seguirà anche in tutti gli step di trasformazione dell’azienda da “tradizionale” a “digitale” e sarà il contenitore ideale per raccontare questo percorso.

Non perdere tempo, la raccolta delle adesioni chiuderà il 30 ottobre.

Dalla cultura maker al nuovo artigianato, segui il talk e i video di Botteghe Digitali

Maker Faire Rome, arrivano le Botteghe Digitali [EVENTO]

Nel frattempo non perderti il talk tra Cat Allman (Google), Giovanni Bossi (Banca IFIS) e Stefano Micelli (Futuro Artigiano), sabato 17 ottobre alle 11.45.

Il tema del dibattito sarà “Nuove imprese, tecnologia e mercato: dalla cultura maker al nuovo artigianato“. Si parlerà di quei progetti che, grazie alla contaminazione tra abilità e competenze diverse, generano valore per l’economia e per il territorio, dalla prospettive della grande azienda globale, Google, e da quella di una banca italiana, Banca IFIS.

E se vuoi vedere da vicino come cambia la produzione tradizionale italiana grazie al digitale, segui il prossimo grande appuntamento per il video progetto di Botteghe Digitali: la proiezione della puntata zero che ha come protagonista la tipografia Lino’s Type, a novembre al cinema.

Se non vuoi perdere neanche un appuntamento di Botteghe Digitali, partecipa alla Maker Faire Rome e segui gli hashtag #BottegheDigitali e #FareImpresaFuturo sui social.

 

Facebook: arriva l'immagine profilo a collage

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Nell’ultimo periodo Facebook si sta sbizzarrendo parecchio con le foto profili.

Senza pensarci troppo su, ci vengono in mente il ridimensionamento dell’immagine profilo e la sua sovrapposizione a quella di copertina e l’introduzione dei video profili.

LEGGI ANCHE: Come fare un video profilo su Facebook [HOW TO]

Il prossimo step consiste nel lasciare che gli utenti realizzino un collage di immagini da usare come immagine di copertina.

Dalle pagine di TechCrunch apprendiamo che il primo test con questa nuova grafica è stato portato avanti nell’ambiente dei college americani.

La settimana scorsa, tutti gli appassionati di sport hanno potuto scegliere le immagini delle squadre per cui fanno il tifo.

Gli alligatori del Florida sono stati i primi a essere coinvolti e, subito dopo, sono stati stretti accordi con altre sette università: Miami, Nebraska, Oklahoma, Ohio State, Michigan, Oregon e Texas.

Le immagini sono state scelte dalle università stesse in collaborazione con il tema di sviluppo di Facebook.

Questi collage di foto sono stati ideati per rimanere visibili solo un periodo limitato di tempo: alla loro “scadenza”, riemergerà il profilo a cui siamo abituati.

La durata è decisa dall’utente: può scegliere gli intervalli generici offerti da Facebook, deciderli da sé, oppure lasciare il profilo collage per un tempo indeterminato.

Immaginiamo che l’utilizzo più semplice che se ne possa fare, sia quello di supportare il nostro team prima di una gara e poi, a giochi decisi, tornare alla nostra classica immagine.

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Iniziare questa nuova forma di tifo è semplice: s’individua la squadra del cuore, si va sulla pagina Facebook officiale e si clicca il bottone “Provalo” sotto la dicitura “Decora la tua immagine di profilo in questo modo per sostenere la tua squadra” (ma si trova lo stesso bottone “Provalo” anche sotto le immagini già cambiate dei vostri amici).

Secondo Bruce Floyd, Social Media Manager dei Gator della Florida, decine di migliaia di fan hanno cambiato la propria immagine in favore della squadra e questa azione ha creato svariati milioni di commenti sulle pagine Facebook.

Siamo certi che anche da noi, nella patria del pallone, ma anche di tantissimi altri sport in cui ci facciamo rispettare a livello mondiale, un’idea come questa sarebbe accolta con grandissimo entusiasmo (siamo anche certi che ne deriverebbero insulti a non finire, ma questo è un problema legato all’educazione e non ai social media).

Tuttavia, in questo caso specifico, stiamo solo parlando di sport che è – e dovrebbe sempre essere – solo un gioco.

Ma l’idea di cambiare temporaneamente le proprio foto per sostenere una causa è un’idea per cui Facebook si merita il nostro plauso.

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Vi ricordate le foto arcobaleno che invasero le nostre time in favore del diritto delle coppie omosessuali di sposarsi?

In quella occasione, 26 milioni di utenti scelsero di mostrare la propria foto con i colori del rispetto e dell’uguaglianza.

Un numero enorme che deve aver fatto capire a Zuckerberg quanto si può osare, e ottenere, in materia di immagini dei profili.

Siamo convinti che le novità non si fermeranno qui e ne vedremo ancora delle belle!

A lezione di Instant Advertising col Social Media Team di Ceres: partecipa al Ninja Talk gratuito

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Ad un brand basta avere un piano editoriale, ascoltare ciò che viene condiviso ed offrire un social customer service efficace per definire la propria presenza sui social media vincente, o si può fare di più?

Mercoledì 25 novembre, dalle 17 alle 18, lo scopriremo insieme al team social più ammirato e chiacchierato d’Italia, formato dai creativi dell’agenzia BCube che ogni giorno curano i contenuti dei canali social di Ceres.

Abbiamo riso quando hanno preso in giro i tifosi del Feyenoord che avevano vandalizzato la Barcaccia a Roma, sogghignato quando hanno commentato l’assoluzione di Silvio Berlusconi nel processo Ruby e applaudito quando il 1 Aprile sono usciti dagli schermi per offrire una birra agli operai di Expo. Durante il Ninja Talk gratuito di Ninja Academy potremo sentire direttamente da loro cosa significa fare instant advertising di successo.

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Ninja Academy inaugura nel 2015 i Ninja Talk: una collana di appuntamenti online del tutto gratuiti, pensati per i professionisti del digital & social media marketing. Un’occasione ricorrente di aggiornamento professionale, approfondimento disciplinare e, perchè no, di networking.

Per partecipare iscriviti qui e prenota il tuo posto digitale. Basterà poi collegarsi alla piattaforma per seguire il webinar in diretta (oppure recuperarlo on demand). Segui la diretta sui social attraverso l’hashtag #InstantNinja.

Social Media Carpe Diem: il Ninja Talk gratuito con il team BCube di Ceres

Andrea Stanich, Creative Director, Alessandro Sciarpelletti, Head of Digital e Federica Nanni, Social Media Strategist di BCube ci spiegheranno come un brand possa trovare la propria attitude da utilizzare sul social come elemento differenziante e riconoscibile.

Parleremo di Real Time Marketing, di come proporre e produrre contenuti instant e potremo far loro delle domande in real time per curiosità, posizioni e perplessità sull’instant advertising.

Di che cosa non parleremo in questo Ninja Talk? Google Plus. Pinterest. Justin Bieber.

Se vuoi farti un’idea di cosa ti aspetta, leggi la loro intervista che abbiamo pubblicato lo scorso marzo.

 

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Ricapitoliamo:

Social Media Carpe Diem
con Andrea Stanich, Creative Director, Alessandro Sciarpelletti, Head of Digital
Federica Nanni, Social Media Strategist di BCube

Mercoledì 25 novembre 2015, dalle ore 17 alle ore 18

Hashtag: #InstantNinja

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Il Lean Thinking spiegato da Jeffrey Liker [INTERVISTA]

Il Lean Thinking spiegato da Jeffrey Liker al Forum delle Eccellenze 2015

Vision, Inspiration, R-Evolution. Sono queste le parole chiave del Forum delle Eccellenze 2015, uno dei più importanti eventi formativi in Italia, in cui sette personalità di eccezione che hanno lasciato il segno nella scena mondiale del business, racconteranno i nuovi paradigmi di oggi e di domani.

Tra i protagonisti Jeffrey Liker, il più grande esperto internazionale di efficienza aziendale e Lean Thinking, ha spiegato a Ninja Marketing i principi di questo modello.

Pensare Lean significa ridurre gli sprechi di tempo e risorse in tutta la catena del valore, snellire le procedure. Ma questo approccio è valido per tutte le aziende in assoluto? E come cambierà il modo di fare business nel futuro grazie a questa rivoluzione nel modo di gestire la produzione?

Lo abbiamo chiesto direttamente a Jeffrey Liker, l’autore del libro The Toyota Way e teorizzatore dei 14 principi di management che hanno cambiato il modo di guardare alla produzione industriale.

Il Lean Thinking spiegato da Jeffrey Liker al Forum delle Eccellenze 2015

Il modello di Lean System, per essere efficace, ha bisogno di una forte leadership. È adatto a tutte le realtà aziendali?

Se voglio raccogliere buoni frutti è inutile che mi ostini a guardare la parte esterna del mio albero: devo curare le radici. Se non imparo a fare questo difficilmente raccoglierò i frutti che desidero.

E le radici per un’azienda sono le persone. Per questa ragione nei migliori progetti di miglioramento aziendale è necessario dare centralità alle persone prima che agli strumenti utilizzati per ottenere i risultati. Spesso, al contrario, si preferisce inseguire i problemi invece che prevenirli, gestire stati di crisi piuttosto che rinforzare sistemi e processi in una visione di lungo termine.

Questo non va nella direzione del Lean Thinking. Il miglioramento continuo è il traguardo delle imprese eccellenti.

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Il pensiero “snello” sconvolge il modello tradizionale di lavoro in funzioni, uffici e dipartimenti. Quali cambiamenti possiamo aspettarci nell’azienda del prossimo futuro?

ll primo punto da cui partire è vedere la nostra azienda e le nostre stesse attività individuali con gli occhi del cliente.

Imparare a riconoscere il valore nei nostri processi, distinguendoli dalle diverse forme di spreco possibili. Cominciare ad indossare gli “occhiali lean”.

Indossare questi occhiali significa cambiare completamente il punto di vista su come le cose vengono fatte riuscendo ad essere “onestamente critici” su tutto ciò che facciamo, iniziando un percorso che può portare molto lontano.

Avvicinarsi alla perfezione senza mai poterla raggiungere. È marketing o filosofia?

È semplicemente strategia aziendale votata al kaizen, ovvero fondata sul miglioramento continuo dei processi e dei metodi aziendali.

Il Lean Thinking spiegato da Jeffrey Liker [INTERVISTA]

Il consumo di risorse che non produce valore è considerato uno spreco. È un’ottica che si specchia con la situazione economica attuale?

Il miglioramento continuo diventa un ingrediente vitale sia per far stare bene le persone in azienda sia per raggiungere con costanza migliori risultati nel business.

Ma per ottenere questo traguardo, i manager e gli imprenditori devono mettersi al servizio del proprio team per rimuovere quelle barriere e quegli ostacoli che impediscono di raggiungere i risultati e non viceversa: tanto più i manager imparano a osservare il proprio team, tanto più impareranno a capire quali sono le reali cause di inefficienza e inefficacia, identificando allo stesso tempo come migliorare le performance.

Come un allenatore per la sua squadra o un comandante per il suo equipaggio: diventare “Lean Manager” di successo significa anche cercare di dare l’esempio compiendo quelle azioni che creano valore al sistema. Unico obiettivo del manager, in pieno spirito Lean, resta quello di aumentare la percentuale di valore aggiunto rispetto allo spreco perché, ogni volta che riesce a fare questo, il suo team e il suo sistema acquisiscono un po’ di velocità in più.

Diventare Lean Manager di successo significa anche riuscire a fare (e a far fare al proprio gruppo) le cose in meno tempo e con meno sprechi. Diventare Lean Manager significa, quindi, diventare un “progettista di sistema” e non più un capo autoritario che impartisce ordini. L’obiettivo, infatti, non è il controllo, ma il presidio, aggiungendo e diffondendo filosofia e conoscenza nuove.

Quali sono le skill necessarie per lavorare in un azienda che applica i principi del Lean Thinking?

Diventa fondamentale mettere in pratica un radicale cambio di cultura sia a livello individuale che interpersonale, al fine di elevare l’intero team verso le più alte performance e garantire un miglioramento continuo.

Il Lean Thinking è alla base del successo di aziende eccellenti come Toyota, Apple e Google che, anche nei periodi in cui il mercato è stato soggetto a flessioni rilevanti, hanno continuato ad eccellere e prosperare.

La vera chiave di successo individuale ed aziendale si fonda nel corretto bilanciamento tra l’eccellenza tecnica e quella sociale. E diventa così strategico costruire un sistema di Lean Leadership che sostenga e guidi i comportamenti delle persone consentendo ai processi di funzionare.

Snapchat per la tua comunicazione? Ecco quando non usarlo [HOW TO]

Snapchat per la comunicazione del brand? Ecco quando non usarlo

Con il passare dei mesi, Snapchat è cresciuto in popolarità, diventando rapidamente uno dei social network più utilizzati. Secondo il CEO di Snapchat Evan Spiegel, si sfiorano i 100 milioni di utenti attivi ogni giorno, il 65% dei quali condividono prettamente foto, e il coinvolgimento si mantiene a livelli elevati per tutto il giorno (intorno al 75%).

Molti brand si sono attivati su Snapchat, soprattutto dall’inizio del 2015, per raggiungere il pubblico formato dai millenial, protagonisti di una fuga da Facebook, proprio a favore del fantasmino. Detto questo, però, Snapchat non si rivela ideale per ogni tipo di azienda, e ci sono alcuni casi in cui il suo uso non ha senso e può essere addirittura nocivo.

Snapchat per la comunicazione del brand? Ecco quando non usarlo

Quindi, prima di buttarsi su Snapchat, è bene prendere in considerazione alcuni punti, e spostarsi su un altro social più congeniale al proprio business.
Ecco quando NON usarlo.

Durante una crisi aziendale

Ci sono moltissime notizie che circolano all’interno di Snapchat, di ogni genere e tema. La sezione “Scopri” permette di ricevere una quantità enorme di informazioni da ogni parte del mondo, ma proprio a causa di questo overload diventa molto difficile ritagliare dello spazio per comunicazioni importanti come quelle relative ad una crisi. In questi casi la variante “tempo” gioca un ruolo fondamentale, e nel mare magnum dell’app diventa arduo colpire i propri clienti con una comunicazione di tale rilevanza. Inoltre gli scatti e i video su Snapchat scompaiono dopo 24 ore, quindi in questi casi, cari ninja, meglio usare Twitter.

Snapchat per la comunicazione del brand? Ecco quando non usarlo

Per la customer care

La customer care che potreste offrire su Snapchat è un po’ come quella che offrirebbe Gianni Morandi in un negozio di modellismo con le sue mani enormi. Snapchat è un flusso continuo ed effimero: se un cliente ha un problema e vi chiede lumi su Snapchat, invitatelo ad utilizzare il canale più appropriato (anche in questo caso sarebbe meglio Twitter).

LEGGI ANCHE: Twitter: sei consigli per usarlo meglio.

Per le promozioni

Nessuna attività social dovrebbe essere promozionale: gli utenti non vogliono offerte (per quello c’è l’advertising). Le persone, sui social, vogliono parlare, avere conversazioni, evadere con la mente dai loro uffici o dalle loro case. Snapchat è il regno della conversazione fine a se stessa, perciò è inutile offrire l’ultimo modello di annaffiatoio per bonsai. Insomma, con la pubblicità dareste solo fastidio. Pensate Snapchat come un canale per facilitare una connessione one-to-one con il pubblico, create un feeling.

Snapchat per la comunicazione del brand? Ecco quando non usarlo

Targeting estremo per campagne ADV

Se il marchio vuole iniziare una campagna volta a coinvolgere un pubblico specifico, come ad esempio le donne di Altolà (esiste, è una frazione del comune di San Cesario, in provincia di Modena) di età 30+, Snapchat non è il social migliore. Attualmente, i dati demografici sulla piattaforma sono estremamente limitati. In questo caso, buttatevi su Facebook.

LEGGI ANCHE: Snapchat come strategia di marketing funziona?

Condivisione di post lunghi

Se vuoi condividere una relazione tecnica, un caso di studio, un documentario, un post del blog e così via, Snapchat non è la soluzione.
La piattaforma si basa prevalentemente su i cosiddetti crunch content, cioè contenuti della durata di un morso. Dimensioni che possono essere fruite in pochi secondi, e senza una particolare attenzione. Questo non significa che non possiate formare un narrazione più lunga condividendo alcuni scatti e video uno dopo l’altro per costruire una storia, ma se state cercando di incastrare tre minuti di video in un post Snapchat, beh, buona fortuna.

Snapchat per la comunicazione del brand? Ecco quando non usarlo

Ora commenta raccontandoci la tua esperienza su Snapchat.

Twitter Advertising: cos'è e come funziona [HOW TO]

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Da settembre, Twitter Advertising, la piattaforma per creare ADS su Twitter, è disponibile per le piccole e medie imprese anche in Italia.
Grazie ad essa, i brand potranno espandere la propria presenza all’interno del social network basandosi sugli effettivi interessi del pubblico di riferimento, servendosi di un’ampia varietà di opzioni per definire il target.

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Gli obiettivi e le tipologie di campagne con Twitter Advertising saranno molteplici: in base agli obiettivi della campagna, Twitter aiuterà a raggiungere obiettivi diversi.
Nel dettaglio:

– aumento numero di follower;
– generare click e conversioni verso un sito web (per acquisti, registrazioni e così via);
promuovere una mobile App (per aumentare il numero di download o interazioni con l’App);
– generare engagement (retweet, preferiti, risposte);
– generare lead (raccogliere dati delle persone interessate).

Gli strumenti che Twitter Advertising offre saranno molteplici. Scopriamoli insieme!

Modelli di Twitter ADS

Account sponsorizzato: viene utilizzato prevalentemente per aumentare la massa critica e la brand awareness focalizzando un targeting per utenti simili (area geografica, interessi e genere);

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Tweet sponsorizzati: sono normali Tweet che raggiungeranno più persone interessate all’ offerta, utilizzati per viralizzare il contenuto relativo al pubblico in target con i nostri obiettivi di brand.

Le opzioni di targeting e profilazione del pubblico includono una o più parole chiave o, addirittura frasi in grado di ingaggiare in tempo reale gli utenti che scrivono tweet con determinate parole. Senza dubbio uno strumento valido per gestire le conversazioni, soprattutto in real time, di cui Twitter detiene ormai il monopolio nel panorama social.

Tweet sponsorizzati in-search: differiscono da quelli precedenti perché vengono visualizzati nei risultati di ricerca,sono interessanti perché corrispondono ad una ricerca intenzionale sull’argomento da parte dell’utente.

Trend sponsorizzato: permette di generare conversazioni su un determinato hashtag, questo viene visualizzato in prima posizione nella pagina di ricerca di quel determinato trend durante le 24 ore.

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LEGGI ANCHE: Twitter e Coca Cola: il primo emoji sponsorizzato per un brand

Senza dubbio la piattaforma di Twitter Ads si troverà a competere con Facebook Ads,  la prima però avrà sicuramente tempo e modo per perfezionarsi ed elaborare dati e risultati.

A partire dal budget richiesto per le campagne, quello di Twitter Ads sembra essere leggermente meno competitivo rispetto a Facebook.

Secondo voi l’intenzione di Twitter di posizionare l’offerta minima ad un costo elevato è una scelta strategica?

Si punta solo a grandi audience?

UnitedHealthcare e Leo Burnett: uno spot sull’amore vero

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UnitedHealthcare, una delle più grandi compagnie assicurative d’America, prende in giro il complicato sistema sanitario statunitense con una campagna ironica e toccante. L’attenzione del pubblico è catturata, oltre che dalle note dell’intramontabile “Worderful World” di Sam Cooke, dalla storia d’amore adolescenziale di un giovane, latinoamericano, per Maria. Non perdersi l’esilarante campagna Ways In targata Leo Burnett Chicago è un obbligo.

Il racconto visivo è veramente appassionante: il giovane è innamorato di una ragazza che a scuola a malapena lo nota. La sua rivalsa avviene nell’aula di Scienze quando finalmente può sedersi accanto a lei. Ed ecco che nota che Maria soffre di una forma di congiuntivite: la ragazza dei suoi sogni si trasforma ed assume un diverso significato.

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Data la complessità, l’elevato costo delle cure sanitarie ed i cambiamenti legislativi della normativa statunitense, non c’è da meravigliarsi che gli utenti siano confusi e non sappiano qual è il piano assicurativo migliore per tutelare la salute personale e dei propri cari.

L’obiettivo? Instaurare un rapporto di fiducia con il pubblico convincendolo ad adottare comportamenti più sani e meno rischiosi, al fine di districarsi tra i diversi piani assicurativi per scegliere quello più congeniale alle proprie esigenze.

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La campagna Ways In aveva già esordito con un altro spot pubblicitario dall’enorme successo: oltre 25 milioni di visualizzazioni su Youtube per Our Song in cui una coppia ballava a ritmo di musica riproducendo la mitica scena di Dirty Dancing.

Le situazioni comiche e paradossali illustrano casi reali che potrebbero verificarsi e che potrebbero necessitare della copertura assicurativa sanitaria garantita da UnitedHealthcare.

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Vogliamo catturare l’attenzione del consumatore raccontando un lato più umano della faccenda, situazioni facilmente riconoscibili. Cerchiamo di farli ridere e forse, solo in questo caso, si fideranno di noi.

Jeanie Caggiano, direttore creativo ed esecutivo della campagna.

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UnitedHealthcare aveva bisogno del supporto dell’agenzia Leo Burnett per imprimere alla campagna un approccio di marketing diverso da tutto quello che era stato già sperimentato nel settore delle assicurazioni sanitarie. Il messaggio è chiaro: come prevenire emergenze mediche improvvise? Quando meno te l’aspetti, qualcosa potrebbe andare storto. Affidati a noi.