Amore, tecnologia e conoscenza scientifica contro l’ictus perinatale. L’esperienza Fightthestroke

La storia di Mario come esempio di filosofia di vita

Roberto D’Angelo, Francesca Fedeli e Mario

Non bisogna mai fissarsi su una presunta verità definitiva ma aggiornare continuamente il proprio punto di vista, così diceva il filologo Friedrich Nietzsche e così, oggi, ci ricordano Francesca Fedeli e Roberto D’Angelo, rispettivamente mamma e papà di Mario, un bambino vittima di ictus perinatale, che la nostra Adele Savarese ha precedentemente ospitato su Ninja Marketing.

La storia di Mario è interessante perché ci fornisce un utile lezione di filosofia di vita, infatti la loro storia è senza ombra di dubbio una creativa pulsione infinita di rinnovamento, di lotta contro la paura, la rassegnazione e contro tutti quegli stati emotivi, che spingono l’uomo alla passività e che i quali vengono alla ribalta in presenza di un forte shock. Tutti i risultati da loro ottenuti sono il frutto di un atteggiamento di accettazione attiva e non di un rifiuto netto della realtà.

Sono passati ben due anni dall’ultima intervista per Ninja Marketing e rieccoci qui assieme a Francesca, Roberto e Mario a fare il punto della situazione.

Via via che passava il tempo l’attenzione su Mario cresceva e molti media hanno dato visibilità alla sua storia. Quanto avete appreso di nuovo dall’ultima nostra intervista?

Ogni giorno il nostro lavoro ci mette a contatto con storie e stimoli nuovi, che ci portano energie e idee, in un processo fluido e continuo di co-creazione. In questi ultimi due anni abbiamo lavorato intensamente per continuare a fare divulgazione su Fightthestroke e sulla causa dei piccoli sopravvissuti all’ictus impegnandoci su diversi fronti: dal libro Lotta e Sorridi rivolto principalmente alla comunità dei pazienti e delle loro famiglie, alla presenza a una serie di appuntamenti di rilievo tra cui il recente World Business Forum di Milano, un’opportunità enorme per parlare del nostro progetto MirrorAble ad una platea di imprenditori e innovatori.

Mirrorable è il progetto più concreto sviluppato ad oggi, una piattaforma interattiva che consente un modello unico di terapia riabilitativa a domicilio, appositamente studiato per rispondere alle esigenze dei bambini che hanno subito danni cerebrali in una fase molto precoce della loro vita, con impatti a livello motorio. Una piattaforma che potenzia il meccanismo della Action Observation Therapy, e per cui siamo ora alla ricerca di nuovi investitori.

Oltre ad essere lo specchio di Mario, lo siete anche per tante famiglie che condividono la tragica realtà dell’ictus perinatale. Percepite questo ulteriore “specchio-responsabilità” come un peso o come una spinta a continuare il lavoro di divulgazione?

È uno stimolo e una responsabilità al tempo stesso, che continuiamo a vivere da genitori e non da specialisti sanitari. Quello che era importante e che abbiamo sperimentato direttamente sulla nostra pelle era creare una rete che desse la possibilità alle famiglie in cerca di confronto, risposte e esperienze di entrare facilmente in contatto. Questa rete non c’era e l’abbiamo creata in modo molto semplice, attraverso un gruppo chiuso su Facebook, che abbiamo capito essere la piattaforma più immediata e adatta per l’ascolto e lo sviluppo di soluzioni studiate intorno al paziente.

Il movimento Fightthestroke rappresenta uno strumento di informazione e comunicazione per tutti quei genitori che vivono la vostra stessa condizione: qual è il prossimo passo per questa comunità?

Il nostro obiettivo a breve è quello di rendere disponibili degli strumenti concreti, che al momento non esistono. La piattaforma MirrorAble rientra in questi progetti. Siamo inoltre impegnati nell’identificazione e nello sviluppo di oggetti della quotidianità che possano essere di supporto pratico alla riabilitazione dei piccoli pazienti emiplegici.

Ma lavoriamo anche su altri fronti: supportando la ricerca sulla salute materna, studiando nuovi sistemi per la diagnosi precoce, promuovendo un registro nazionale dei piccoli pazienti colpiti da ictus e un protocollo d’azione che sia tarato sui loro bisogni e non sulla declinazione rispetto ai pazienti adulti.

La storia di Mario come esempio di filosofia di vita

Roberto D’Angelo, Francesca Fedeli e Mario

Il prossimo evento da voi organizzato è il Call4Brain, il 20 novembre a Milano. Su cosa verterà?

Si parlerà di scienza, medicina e innovazione mettendo insieme in modo trasversale e democratico scienziati, innovatori e persone comuni che vogliono dare il proprio contributo. Il programma della giornata prevede la visione in leggera differita dei talk del TEDMED che si terrà dal 18 novembre a Palm Springs, in California, seguiti da momenti di open discussion con un panel di curatori scientifici italiani. Nel pomeriggio, oltre ai Talk, avremo tre interessanti workshop paralleli su tematiche che ci stanno a cuore:

Sport e movimento per non arrivare a curare: Svilupperà le tematiche del movimento utile nell’outdoor e del movimento sicuro in contesti di lavoro. Sarà moderato da Massimo Randone, Architetto, in collaborazione con Vibram e Fondazione Vodafone.

Il Manifesto della buona sanità: Metterà a fuoco i dieci problemi della sanità oggi e svilupperà proposte per la loro soluzione. Sarà moderato da Marco Rosetti, partner e co-fondatore della società di consulenza Cesim, in collaborazione con Fond, Filarete, Cisco e I-consulting.

Designability per piccoli pazienti: Gli oggetti della vita quotidiana per la riabilitazione di piccoli pazienti emiplegici. Ciascuno dei 5 gruppi di lavoro sarà focalizzato su una specifica fascia di età, per sviluppare proposte che coprano le diverse esigenze, dall’infanzia fino ai 18 anni. Sarà moderato da Chiara Diana, Direttore creativo di Frog, in collaborazione con Samsung e Doxa.

La storia di Mario come esempio di filosofia di vita

Francesca D’Angelo, TED University Session 2 at TEDGlobal 2013 in Edinburgh, Scotland. June 12-15, 2013. Photo: Ryan Lash

Come si inserisce nelle nostre attività il vostro ruolo di ambassador per TEDMED?

In passato siamo stati tra i pochi speaker italiani del TED e da lì è iniziato un percorso che ci ha portato ad integrarci anche con la community dei TEDx organizers italiani, in un flusso continuo di idee che vale la pena condividere anche a livello locale, e non solo internazionale. Essere nella comunità di TEDMED per il secondo anno ci consente di essere parte di un osservatorio privilegiato e ricco di stimoli sulla medicina, sull’innovazione, sulla scienza e sul cambiamento in generale. Oltre a darci la possibilità di promuovere una rivoluzione della medicina dal basso, come vuole essere Call4Brain.

Ringraziamo Francesca, Roberto e soprattutto Mario per aver condiviso con noi la loro storia, le loro speranze e le loro prospettive future, nonché la loro innegabile forza di volontà e voglia di vita. Chiudiamo l’intervista con i sentiti auguri a Francesca Fedeli per la sua recente nomination come prima Ashoka Fellow italiana (Ashoka è una rete mondiale che seleziona nei vari Paesi i migliori imprenditori sociali) ed un particolare saluto a Mario. A presto.

DS Writer, il tool per i manager al volante

DS Writer, il tool per i manager al volante

La scrittura è una delle piccole rivoluzioni che hanno cambiato l’umanità. Prima di Internet e degli smartphone, poter comunicare nello spazio e nel tempo è stato uno dei primi passi del progresso. Tramandare attraverso la pietra, il papiro e la pergamena le conoscenze acquisite ha permesso di poter progredire tecnologicamente senza dover ricominciare dalla scoperta della ruota.

Dal foglio all’iPhone, gli appunti dei più grandi imprenditori

DS Writer, il tool per i manager al volante

Molto prima di Zuckerberg e di Steve Jobs, un altro grande startupper ha lasciato il suo segno nella storia grazie ad appunti e disegni.  Immagini che perdita per il mondo se il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci non fosse mai esistito?

Ma la scrittura, al di là del nobile compito della letteratura o del progresso, ha sempre avuto anche scopi più funzionali: tra i primi documenti in lingua italiana, ad esempio, ci sono atti notarili e chi utilizzava più spesso il foglio scritto per le proprie attività erano proprio i mercanti, tanto da dare il proprio nome ad una delle prime font moderne, quella che in paleografia è nota come mercantesca.

Imprenditori, startupper, o manager ante litteram, che utilizzavano fogli e foglietti per annotare i propri appunti in qualsiasi momento della giornata, con l’unico scopo di lasciare traccia e ricordare.

LEGGI ANCHE: Micro-momenti: come vincere la sfida del mercato mobile

Anche oggi, che la tecnologia ci accompagna in ogni istante, scrivere, anche solo attraverso un appunto vocale, serve a lasciare traccia di tutto quello che proprio non possiamo dimenticare. L’appuntamento delle 9.00, la riunione delle 14.00, il libro da comprare, il film da vedere al cinema, le direttive da dare a dipendenti e collaboratori per quel progetto.

Scrivere, comunicare, creare

DS Writer, il tool per i manager al volante

Insomma, scrivere e lasciare traccia dei nostri pensieri è ancora uno dei modi per applicare il criterio dell’efficienza alla vita e, specie per i manager, è un’utile abitudine per comunicare rapidamente agli altri decisioni o idee nate nei momenti più impensabili, magari in treno o al volante. Perché per essere un ottimo manager è essenziale un po’ di creatività, e il viaggio è una delle attività che stimola maggiormente il flusso libero e continuo di pensieri, in grado di sbloccare le nostre capacità decisionali e creative.

Ti è mai capitato, semplicemente guardando la strada, durante il tragitto dal lavoro a casa, di avere una specie di illuminazione? L’idea che cercavi da giorni, proprio lì davanti ai tuoi occhi, all’improvviso e senza un motivo spiegabile razionalmente.

Ecco il momento di prendere appunti, ma non hai una penna e un pezzo di carta a portata di mano. E poi sei quasi arrivato a casa e non puoi distrarti dalla guida per attivare l’app sullo smartphone.

DS Writer, quando l’idea nasce al volante

DS Writer, il tool per i manager al volante

Dopo la presentazione al Salone di Francoforte, Nuova DS4 e DS4 Crossback hanno debuttato con una campagna online che prende spunto proprio da questa esigenza innata dell’uomo alla guida.

Il protagonista è lo scrittore Joël Dicker, testimonial e ambasciatore del Marchio DS e autore del best-seller La verità sul caso Harry Quebert.

La web serie, lo strumento di advertising più in voga del momento, diventa un vero e proprio thriller.

Cinque episodi per raccontare la storia dello scrittore che, per superare l’horror vacui della pagina bianca, decide di cercare l’ispirazione al volante della sua auto. Un viaggio che inizia a Parigi, e continua nella Foresta Nera, in Germania. Nel corso degli episodi, il processo creativo seguito dall’autore per scrivere la sua prossima storia prende forma e si trasforma in una serie di immagini.

Nel corso di questo lungo viaggio lo scrittore utilizza le innovazioni tecnologiche dell’auto, come la funzione Apple CarPlayTM che gli permette di prendere appunti sulle nuove idee in totale sicurezza, continuando a guidare.

Il sistema di Cupertino porta i comandi e le funzioni principali di iOS sulle quattro ruote, con una tecnologia che diventerà presto non solo un optional di tendenza, ma una vera necessità per chi per lavoro si sposta frequentemente in auto.

Tornando al “romanzo-web” in capitoli della DS, ogni episodio potrà anche essere letto on line, in base alla diffusione degli episodi della web serie, mentre la versione stampata sarà riservata ai primi clienti delle nuove arrivate in casa DS.

Ceres: le migliori iniziative su Facebook

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Fra le brand page italiane migliori che si possono trovare oggi in Italia, non si può non citare quella di Ceres.
Irriverenti, spiritosi, politicamente scorretti, ma consapevoli delle regole, sempre sul pezzo e pronti a pubblicare il contenuto migliore al momento giusto: Ceres è gestito da un team che sa far bene il proprio lavoro. Sono i ragazzi di BCube, che abbiamo già avuto modo di ospitare su Ninja Marketing con una bella intervista, e che tornano ospiti alla Ninja Academy il prossimo 25 novembre per un Ninja Talk gratuito, cui potrete partecipare iscrivendovi qui.

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LEGGI ANCHE: A lezione di Instant Advertising col Social Media Team di Ceres: partecipa al Ninja Talk gratuito

Per rinfrescarci le idee (che quando si parla di birra diventa un po’ un obbligo) del perché siano considerati fra i migliori social media manager d’Italia, abbiamo provato a selezionare sei fra i più bei post pubblicati sulla brand page di Ceres.
Scopriteli insieme a noi (ovviamente con una Ceres in mano).

Hooligans a Roma

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Lo scorso febbraio alcuni ultras olandesi sostenitori della squadra del Feyenoord arrivano nella capitale per una partita contro la squadra della Roma. Ubriachi, devastano alcuni monumenti del centro, lasciando dietro il proprio passaggio rifiuti e danni per migliaia di euro.
Indignazione da parte di tutti: anche di Ceres, che invita i tifosi ospiti a venire nel nostro paese solo se in grado di bere responsabilmente. Un bel messaggio, in tutti i sensi, che raccoglie i consensi di tutti e scatena sulla fan page di Social Media Epic Fails uno dei dialoghi fra brand più divertenti e surreali che si ricordino.

Assoluzione improvvisa

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Silvio Berlusconi non è punibile per i reati di concussione e prostituzione minorile, secondo la Cassazione. Il Ruby-Gate si chiude con un’assoluzione per l’ex Presidente del Consiglio: per i giudici non poteva conoscere la minore età di Karima El Maroug e non fece pressioni illegali alla questura di Milano quando telefonò, nel cuore della notte, per far rilasciare la giovane ragazza marocchina.
Incredulità da parte dell’opinione pubblica per un giudizio che sembrava scontato: anche per Ceres, che tanto per cambiare intercetta alla perfezione il sentiment dei suoi fans e lo concretizza con una battuta tagliente. Il resto è storia (e un po’ di complimenti, sempre su Social Media Epic Fails).

Expo chi?

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L’Expo è stato un grande successo, eppure poco prima della partenza dell’Esposizione Universale sembrava che i lavori andati – fino a quel momento – a rilento avrebbero influenzato negativamente il giudizio sull’iniziativa.
Finiremo entro l’inaugurazione” promettevano i responsabili: così, il primo aprile, Ceres pensa di ripetere il mantra dell’apertura, andando però a ringraziare con una birra offerta gli operai impiegati nella realizzazione dei vari padiglioni. Il post e in generale la campagna vennero accolti con interesse e anche qualche critica (indovinate dove, ad esempio? Sì, sempre su Social Media Epic Fails). Certamente, meglio rispetto all’iniziativa del 2014 con la Ceres analcolica al sapore di fragola.

Elezioni regionali? No, grazie.

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Alessandra Moretti, candidata alle elezioni regionali come presidente del Veneto, perde incredibilmente la competizione elettorale in casa. Lungi da noi fare valutazioni politiche, Ceres interviene a modo suo, questa volta canzonando il concorrente di sempre, omonimo della candidata democratica. La Moretti non sappiamo se abbia riso alla battuta… E no, non stiamo parlando di Alessandra.
Certamente, il post piacque parecchio e denotò come non ci fosse paura nel team social di Ceres a toccare temi anche meno “leggeri”, in caso ci fosse spazio per catturare un po’ d’attenzione dell’audience. Niente male, anche in questo caso.

Cinguettate per noi – by Ceres

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Il lancio del profilo Ceres su Twitter fu rumoroso, un po’ come quello dell’app mobile di Taco Bell quando vennero spenti tutti i social per spingere gli utenti ad andare nei vari app store.
Invece che il silenzio, però, Ceres scelse di entrare con un’iniziativa particolare: tanti account a nome Ceres tutti assieme, che cinguettavano senza paura – lasciando di stucco i lettori.
Una ricerca confusa, che però poteva portare l’utente a diventare l’autore del primo tweet di quello “vero”.
Su Facebook la cosa fu pubblicizzata con un certo interesse: i risultati, as usual, furono estremamente interessanti.

Gianni, facciamoci una risata

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“Anche Ceres ha un social media manager”, scrivevano i bravi ragazzi di BCube a Gianni Morandi. Noi intanto li avevamo considerati come alcuni fra i papabili #SMM misteriosi del vate di Facebook.

LEGGI ANCHE: Il Social Media Manager di Gianni Morandi? Ecco 5 indiziati (se esiste)

In ogni caso, un commento sul “Morandi Gate” Ceres lo ha fatto: e come al solito, è stato un gran commento!

La giusta strategia digital? Il caso Dell e le soluzioni di Oracle

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Definire bene il target e aumentare il numero di lead. Alzi la mano chi non sogna la perfetta campagna di digital marketing! Eppure come racconta Kevin Akeroyd, General Manager Oracle Marketing Cloud, in un’intervista ad AdWeek, i big data da soli non risolvono tutti i problemi, anzi possono crearne di altri.

Come si può mettere in piedi una giusta strategia digital? Ecco cosa ha fatto Dell scegliendo la Oracle Data Management Platform BlueKai.

Il successo digital di Dell

Albert-Einstein

Albert Einstein sosteneva che avendo a disposizione un’ora per risolvere un problema, si trascorrono 55′ a pensare al problema e solo 5′ alla sua soluzione. Dedicare più dell’8% del tempo a districare il problema è stata la giusta scelta di Dell. Il team marketing dell’azienda, leader nel settore informatico, notando un’aumento della segmentazione del mercato e una continua guerra di prezzi tra competitor per ampliare la customer base ha deciso di investire nella definizione del proprio target di pubblico online per migliorare il ROMI (Return on marketing investment).

La soluzione individuata è stata una campagna cross-channel con l’uso di Oracle Data Management Platform BlueKai. In seguito ad un’analisi approfondita sui dati di acquisto passati e del comportamento online dei clienti più fedeli, Dell ha creato un modello di look-like per creare un nuovo target audience che esibisse gli stessi comportamenti dei clienti loyal, che va oltre le classiche demografiche usate nell’online adv. Ciò ha portato a ottimi risultati in due mesi di campagna: un ritorno del 1.000% dell’investimento pubblicitario e l’aumento del 15% dei click. Con questa analisi sofisticata Dell si è assicurata che il giusto messaggio di marketing fosse indirizzato al giusto cliente ed ora il team ha la possibilità di generare analisi specifiche per le campagne.

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Il trucco quindi per riuscire nel digital marketing è concentrarsi sui dati giusti, i big data, cioè sulle informazioni più interessanti acquisite dai canali giusti al momento giusto, proprio come ha fatto Dell. Se volete scoprire le esperienze di successo delle aziende italiane che come illycaffè, Mediaset e Borbonese hanno scelto le soluzioni Oracle Marketing Cloud questo giovedì 19 novembre non mancate all’Oracle Cloud Day di Milano.

E non dimenticate, cari Guerrieri, è fondamentale concentrarsi sulla soluzione del problema e non sul problema: Einstein era una ninja! 😆

 

NinjaUsa2016: la guerra al terrorismo torna nell'agenda. Chi vince e chi perde

Il dibattito tra Hillary e Sanders il focus si è concentrato su guerra al terrorismo ed economia.

Come stanno i candidati in corsa per USA 2016? Dopo un inizio folgorante dove Donald Trump avrebbe, a detta di molti, “trumped” (ovvero asfaltato, alla sua maniera) gli sfidanti, le cose si stanno riportando in equilibrio.
Dopo i recenti fatti di Parigi le issue appuntate sull’agenda della corsa presidenziale 2016, stanno virando verso il tema della sicurezza. Un argomento che, fino ad oggi, era stato declinato per lo più nel senso di sicurezza delle frontiere interne.

Quella della “war on terror” è una issue dalla vita molto difficile negli USA: da protagonista assoluta della vittoria di George W. Bush nel 2004 (insieme ai valori tradizionali), venne accantonata in fretta e furia nella campagna post-crisi di Obama 2008. Fino al 2012 il focus era rimasto sempre sull’economia: dall’healthcare fino all’emergenza-lavoro, dal gas price all’immigrazione. In testa, la disaffezione alla politica, un fenomeno che non è prerogativa del vecchio continente ma che è sentito in maniera viscerale anche oltreoceano, dove sta alimentando da una parte il fenomeno-Trump, dall’altra l’exploit di Bernie Sanders.

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Le issue più calde della campagna USA 2016, secondo GULLOP.

 

Nel #DemDebate monopolizzato dall’economia si fa largo il tema del terrorismo

A seguito dell’inquietante espansione dello Stato Islamico, all’interno del territorio di Iraq e Siria, e degli attentati nel cuore della Francia, la “War on terror” si riaffaccia solo adesso nell’agenda, riportando la politica intenzionale al centro del dibattito. I candidati democratici hanno colto la palla al balzo: il #DemDebate ha dato loro l’occasione per snocciolare in tempo reale le proprie proposte sul tema.

Le issue più rammentate durante il #DemDebate

Le issue più rammentate durante il #DemDebate

La social-sfida al terrore dei candidati GOP

Più complessa la situazione in area GOP, dove i galli nel pollaio sono davvero troppi e ancora si stenta a trovare il frontrunner che riesca ad insidiare il primato di Trump. Commenta così Andrea Mancia, giornalista, opinionista ed esperto di politica americana, che abbiamo raggiunto telefonicamente:

Marco Rubio è la nuova stella nascente del GOP, l’establishment si è accorto del senatore della Florida e sta dirottando supporto (e fondi) da Jeb verso di lui. Cruz è quasi sempre comunicativamente perfetto, tuttavia non ha la ‘faccia del presidente’, ma i suoi donatori (piccoli) sono moltissimi e lo stanno trascinando. Jeb, dopo un inizio campagna in cui il suo cognome non compariva quasi mai (ndr si è preferito comunicare un semplice e amichevole “Jeb!” piuttosto che “Jeb Bush 2016”) adesso l’attenzione si sta spostando nuovamente sulla famiglia”.
Gli attentati di Parigi possono favorire la corsa del secondogenito Bush?
Sicuramente favoriscono quei candidati che da sempre hanno dimostrato di non trascurare la politica estera e la guerra al terrore. Lindsey Graham in assoluto, ma anche Rubio, Cruz e naturalmente Jeb Bush”.
E The Donald? “E’ l’unico che si può permettere di dire le cose come pensa la gente, senza filtri”. Eppure sulla sicurezza è percepito debole, come dimostra il sondaggio di Gallup:

Su quali temi è percepito più forte Donald Trump? Forte in economia, debole sulla politica internazionale.

Su quali temi è percepito più forte Donald Trump? Forte in economia, debole sulla politica internazionale.

Il tweet del magnate americano non si è fatto attendere, e ha unito il tema del Gun Control a quello del terrorismo. Il risultato non è niente male a livello comunicativo: «Non è interessante che la tragedia di Parigi sia avvenuta in uno dei posti al mondo con le leggi più severe sulle armi?».

Il politicamente corretto non porta a nulla di buono”, insiste Trump su Fox News, riuscendo ad inserire nella stessa frase “politically correct” (il vero cavallo di battaglia della sua campagna) e l’attualissima parola “war”:

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Notevole anche la video-risposta di Marco Rubio: il suo video è impostato come se la sua opinione fosse già quella del presidente. Seduto in una poltrona, aria grave, colori cupi, parole solenni. Tanto basta per un altro social goal del giovane senatore della Florida:

Jeb invece riporta subito la sua comunicazione al tone of voice che ha reso celebre (e vincente) suo fratello Walker. Lo scontro di civiltà non è più solo tra le righe dei suoi speech:    

Dove penderà l’agenda dopo che il tema della guerra al terrore è tornato prepotentemente nel dibattito? I media cavalcheranno quest’onda penalizzando alcuni e valorizzando altri? Da che parte penderanno i trend dei social media?

I social sono lo spazio più libero e meno influenzabile al momento. Paradossalmente è più imparziale Twitter che la CNBC! Occhio ai giornalisti dunque“, ci avverte Andrea, che è del mestiere: “Chi analizza la realtà con i filtri ideologici, spesso finisce per confondere i propri auspici con la realtà stessa”.

Storie di startup italiane al Web Summit di Dublino [EVENTO]

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Ci sono molte immagini attraverso le quali poter raccontare il Web Summit di Dublino.

Ad esempio potrei raccontare dell’emozione che si prova a guardare una clip della Pixar con chi la Pixar l’ha fondata, Ed Catmull. Potrei anche provare a spiegare a chi ha sogni da musicista come crearsi la propria “stairway to heaven” sui social con investimenti minimali. O potrei chiederti se Sean Rad di Tinder ti annovera fra l’80% degli utenti che cerca il vero amore o fra il 20% che brama “ehm.. french kiss”.

Invece no, mi concentrerò sulla domanda che ci ha rivolto David Eagleman (Baylor College of Medicine): “How do you wanna experience your future?”. Tieni a mente questa domanda mentre leggerai le storie che seguono: sono storie di startup e di italiani, storie in cui troverai tecnologia, persone e community.

Movie Box, accellerare la fantasia per amplificare i sogni

L’evoluzione dell’ebook? Imposta la tua velocità di lettura e vedrai letteralmente scorrere le parole davanti ai tuoi occhi.

Leggendo le avventure di Toro Seduto non stupirti se sentirai lo scocco di una freccia ed il sibilo del vento da questa infranta: è il potere di un algoritmo che trasforma le parole in suoni per offrire al lettore un’esperienza immersiva e plurisensoriale.

Movie Box è tutto questo e non solo, come ad esempio la possibilità per un genitore di registrare la propria voce su una fiaba in modo che il bambino la possa riascoltare in sincrono con le illustrazioni ed i testi.

Quokka, experience the city

Storie di startup italiane al web summit di Dublino

Il quokka è un tenero, sorridente e paffuto marsupiale australiano che ha dato il via al fenomeno del Quokkaselfie.

Quokka al Web Summit di Dublino era il primo geo-social network al mondo, per aiutarti ad essere nel posto giusto al momento giusto. Sì, perché su Quokka le mappe della città rivelano l’intensità di movimento (il numero di utenti attivi) all’interno delle varie arie della città, geolocalizzando tutti i suoi utenti e dandoti la possibilità di interagire con loro, anche visualizzando live i contenuti che generano (foto e video).

Con la tecnologia hi-tech real time il tuo smartphone diventa un po’ come l’occhio del grande fratello, versione global, e tu dalla regia puoi scegliere di zoommare ora qui, ora là. Segni particolari? Investitori italiani.

LEGGI ANCHE: 5 benefit che una startup può offrire ai potenziali dipendenti

Croqquer, economia a chilometro zero

Storie di startup italiane al web summit di Dublino

Croqquer è la b-corp che mette in relazione le persone che hanno un bisogno con chi ha il talento ed il tempo per soddisfare quel bisogno, nella loro stesa area di residenza.

Un esempio pratico? Non riesci proprio a decriptografare l’enigma che cela i segreti dell’assemblaggio della tua nuova cassettiera Ikea, qualche tap e potresti scoprire che nel tuo palazzo dimora un campione di rebus. E poi come ti sdebiti? Con un abbraccio ed un sorriso (pro-bono), una golosa torta al cioccolato home-made per impressionare gli ospiti (scambio di servizi) o un pagamento.

La sorpresa di Croqquer? Il 30% dei lavori avvengono pro-bono.

Ripara Auto Online, accortezza dopo il botto

Storie di startup italiane al web summit di Dublino

Incubata al Politecnico di Torino, la piattaforma si prende cura del tuo destriero danneggiato: ti basta descrivere l’entità del danno, allegare qualche foto e nel giro di 24/48h, grazie ad una capillare rete di officine distribuite sul territorio nazionale, riceverai 3 o 4 preventivi su misura, restando comodamente seduto sul tuo divano.

Buy Locally: scelgo online, acquisto offline

La app per chi vende offline e sa quanto è importante essere online, offre ricerche geolocalizzate, vetrine virtuali ed uno sconto per chi prenota il prodotto online. Un’occasione ghiotta per gli artigiani ma non solo.

Swap Party, are you ready?

Storie di startup italiane al web summit di Dublino

Quella maglia così-poco-te che ti ha regalato qualcuno, che forse in fondo mica ti conosce tanto bene, per non parlare di quella mini pochette in cui non riesci a far entrare nulla, tu che Mary Poppins non sei.

Pronti per swappare on air? Loggati all’app e swappa (o vendi) queste belle zavorre, scambiandole con qualcosa di più utile, tipo un indispensabile cappello da lappone per il freddo che verrà.

Una community che puoi incontrare agli Swap Party che essa stessa organizza, e che anche tu puoi proporre.

You Class Me, adotta uno studente

Storie di startup italiane al web summit di Dublino

Luca, 20 anni, Milano, 20 giorni dall’esame di Diritto Privato. E tu puoi aiutarlo. O sei tu Luca? Su You Class Me i bisogni degli allievi incontrano la competenza degli insegnanti, valutati dalla community.

Non solo ripetizioni, puoi prenotare lezioni di chitarra dal ragazzo che suona nella tribute della band che adori, o un corso di cucina di gruppo con la casalinga che conosce le ricette segrete della tradizione.

Che tu abbia voglia di dedicare del tempo per andare a fondo delle le tue passioni o che tu voglia mettere il tuo talento a disposizione degli altri, questa è la piattaforma giusta per te!

55 in tutto le startup che hanno rappresentato l’Italia al Web Summit di Dublino (2.100 il numero totale di startup presenti), tutte da tenere sott’occhio nei prossimi mesi per scoprire quali sorprese riserva loro il futuro.

I brand che hanno espresso solidarietà dopo gli attacchi di Parigi

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Le immagini degli attacchi di Parigi probabilmente rimarranno impresse nella mente di chiunque, lo scorso venerdì, si trovava davanti un mezzo di comunicazione: una tv accesa, un pc online o – banalmente – con il cellulare davanti. Capi di stato, personalità e aziende si sono spinte ad una dichiarazione di solidarietà alla Francia intera.

Proprio l’immagine d’apertura di questo post, infatti, è stata disegnata nella stessa notte di quel venerdì da Jean Jullien, un designer francese che vive a Londra scosso dalla notizia di cosa stava accadendo alla sua Parigi. Accanto a questo logo, anche il mondo del web ha fatto la sua parte reagendo con partecipazione.

Facebook

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Già sperimentato per il terremoto del Nepal, la primissima reazione del gigante blu è stata l’attivazione della funzione “Sto bene”, un piccolo tasto che chi si trovava nell’area di Parigi poteva cliccare per avvisare i propri amici di essere in salvo.

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Accanto a questo, nella giornata di sabato Facebook implementa la possibilità di impostare il filtro della bandiera francese alla propria foto profilo in segno di partecipazione. Lo slogan è “We Stand Toghether: #JeSuisParis“.

Twitter

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Twitter è tristemente il social network protagonista di eventi del genere. La possibilità di leggere tutte le notizie nel tempo più reale possibile, di vedere i trend topic in pochi secondi e di avere una prospettiva globale hanno fatto sì che gli hashtag circolati fossero numerosissimi.

#PrayForParis è uno dei primi tag sorti dal mondo per esprimere la solidarietà degli utenti a tutto il popolo parigino. Particolare attenzione però va data a #ParisOuverte, le parole con cui gli abitanti delle zone colpite dagli attacchi terroristici hanno offerto riparo a tutti coloro i quali erano per strada. E a #RechercheParis, con cui il social aiutava a cercare le persone irrintracciabili al mattino seguente.

Amazon

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Solidaritè, invece, è la parola che campeggiava sulla homepage di Amazon il giorno dopo. Una parola, una bandiera francese è stato il tributo a Parigi dell’enorme supermercato virtuale.

Google

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Il colosso di Mountain View, invece, ha deciso di essere più sobrio nelle immagini mettendo un fiocco nero in homepage in memoria delle vittime di Parigi, ma aiutando concretamente gli utenti dando in regalo chiamate gratuite via Hangout verso la Francia.

Youtube

Anche YouTube, come Facebook ha colorato il suo logo con il blu, il bianco e il rosso, i colori della bandiera francese. In più, cliccando sul logo in homepage, si veniva reindirizzati a questo video riassuntivo creato da France24News.

Ikea France

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Candele accese invece per IKEA France, che lascia questo messaggio sulla propria pagina facebook.

Ikea, come tutta la Francia, è in lutto oggi di fronte all’orrore che ha colpito Parigi ieri sera. Tutti i nostri pensieri vanno verso le vittime e i loro cari.

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Vogue

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Anche la homepage del giornale di moda più conosciuto si è tinta di nero, aprendo con una foto della Tour Eiffel a luci spente, simbolo del lutto di quegli attentati che tanto hanno scosso la città di Parigi in quel triste venerdì notte.

Google Adwords testa gli annunci via SMS

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Ci risiamo! Natale si avvicina e probabilmente avrai già iniziato ad aguzzare le orecchie e ad affinare la vista alla ricerca delle offerte migliori per poter fare ottimi acquisti e doni natalizi, senza prosciugare portafogli e carte di credito.

E se questo è il periodo di preparazione al tradizionale assalto ai negozi nei week end di dicembre, non a caso verso la fine di novembre ricorrono due date che gli amanti dello shopping non si faranno scappare: il 27 novembre si celebra il Black Friday, definito ormai come il giorno d’inizio delle compere natalizie, dove moltissimi prodotti vengono venduti a prezzo scontato, a volte fino al 70% in meno, e il 30 novembre, che sarà invece il Cyber Monday, dedicato agli sconti su tecnologia e prodotti informatici.

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Per gli addetti al marketing e comunicazione questo è un momento di fermento, a tutti i costi bisogna raggiungere il pubblico con le proprie inserzioni. Non facile, certo, ritorna la sfida alla cattura dell’attenzione dei clienti, ogni giorno più ardua, a meno che… non si facciano dei cambiamenti! Qui si inserisce Google Adwords e le sue novità.

Google Adwords introduce gli SMS

Il Black Friday è alle porte e Google Adwords testa gli annunci via SMS

Google non finisce mai di stupirci e questa volta ci riesce con qualcosa che in molti avevano già dato per morto e sepolto: l’SMS.

Dall’account di Adwords su G+ si apprende che si sta testando un nuovo formato di annunci che informerà i pubblici delle ultime offerte di alcuni prodotti direttamente sugli smartphone attraverso messaggi di testo. Gli interessati potranno iscriversi a un servizio di Google per ricevere messaggi promozionali riguardanti i loro prodotti preferiti.
Il Black Friday è alle porte e Google Adwords testa gli annunci via SMS
Nel momento in cui farai una ricerca su Google su dei prodotti o delle marche, potrai aderire al servizio e ricevere SMS con le offerte migliori. Quando comparirà l’annuncio Adwords, se sei particolarmente interessato, potrai cliccare su “Iscriviti” e ogni volta che quell’inserzionista pubblicherà un annuncio riferito ad esempio a offerte limitate o sconti esclusivi, ti sarà inviato un SMS.
Adwords mette a disposizione anche dei numeri telefonici ai quali scrivere un messaggio di testo contenente il termine “JOIN” per poter provare il servizio non appena inizieranno le offerte.

Il Black Friday è alle porte e Google Adwords testa gli annunci via SMS

Google non fornirà i numeri telefonici direttamente agli inserzionisti e così non saranno loro a contattarti, ma sarai tu a decidere se e quando interrompere questo rapporto.
Nessuna notizia invece per quanto riguarda i prezzi e le modalità di pagamento per questo tipo di servizio da parte degli inserzionisti. Staremo a vedere, momentaneamente è in fase di test, ma che ne dici, trovi interessante questa novità? Saresti disposto ad utilizzare questa formula?

Come si riconosce un campione? Parola a Toni Nadal, allenatore e zio di Rafael [INTERVISTA]

Toni Nadal
Al World Business Forum di quest’anno, tra gli storymaker che hanno raccontato la loro storia c’è Toni Nadal, zio ed allenatore del campione del tennis Rafael Nadal.

Durante questa occasione, abbiamo avuto modo di fargli qualche domanda.

1. Che cosa hai notato in Rafael che ti ha fatto pensare che avrebbe potuto compiere grandi cose? Come si riconosce un potenziale campione?

Ci sono diverse cose che ho visto in lui dalla sua tenera età.

Per prima cosa, era mio nipote ed ho agito quasi come un padre. Quindi, ho voluto credere di che avrebbe potuto fare grandi cose, proprio come la maggior parte dei padri.

In secondo luogo, ho notato che era dotato per il tennis e per lo sport in generale. Ed in terzo luogo, forse il più importante, era sempre desideroso di imparare e di lavorare sodo. Lui è sempre stato molto obbediente, cosa che rende le cose veramente facili.

Come si riconosce un campione? Parola a Tony Nadal, allenatore e zio di Rafael [INTERVISTA]

Non è sempre facile riconoscere un potenziale campione, ma oggi dopo tanti anni nel circuito penso di saper percepire alcune delle caratteristiche più importanti. Ha a che fare, di certo, con la capacità, ma ancora di più con il carattere. È davvero difficile da descrivere. Champions possono avere caratteristiche molto diverse.

2. Tu e Rafael avete vinto molte battaglie insieme. Quali sono i segreti per un successo a lungo termine?

Penso che Rafael abbia vinto tutte le battaglie da solo, non con me. Ma sì, il nostro è un rapporto a lungo termine e Rafael ha vinto molti tornei importanti. Gli ingredienti sono fondamentalmente il rispetto e il rapporto familiare molto stretto. Lavorare con Rafael è molto semplice, è molto cordiale e paziente. Io non sono così facile come lui, ma ho un interesse per lui come se fossi suo padre.

3. C’è stato un momento in cui hai pensato che fosse la fine? Come l’hai superato?

No mai. Credo che penserò che sia la fine quando sarà davvero la fine. E quel giorno non è ancora arrivato. Almeno stiamo lavorando sodo per non farlo arrivare a breve.

4. Allendando tuo nipote, hai fatto la storia del tennis. Sei uno storymaker. Qual è la partita che ricordi con più orgoglio? Qual è il tuo capitolo più bello?

Non sono io ad aver fatto la storia. Ho avuto la fortuna di essere accanto a Rafael facendo quello che mi piace di più. Ovviamente, ciò rende le cose più significative. Io celebro il successo di Rafael come zio, piuttosto che come allenatore.

Ci sono stati diversi capitoli molto importanti. È davvero difficile citare solo uno: il primo Roland Garros, il primo Wimbledon … Montecarlo, gli US Open.

10 cose che abbiamo imparato al Corso Online in Corporate Storytelling

10 cose che abbiamo imparato al corso online in corporate storytelling

Lo scorso 6 novembre si è concluso il corso online in Corporate Storytelling a cura della Ninja Academy, che sarà seguito dallo Storytelling Lab, in aula a Milano il 20 e 21 Novembre in compagnia di Andrea Bettini. A questo punto, prima di sperimentare la vera e propria pratica, proviamo a stilare un elenco di nozioni apprese grazie ai nostri insegnanti, Andrea Fontana e Daniele Orzati.

#1 Cosa significa fare Storytelling

Storytelling non è il racconto di aneddoti, non è la presentazione di una storia aziendale in ordine cronologico e non significa postare delle foto evocative sui social media senza un senso ben preciso.
Fare storytelling significa progettare e guidare identità e relazioni attraverso le tecniche del racconto per creare valore.

#2 Storia e racconto non sono sinonimi

Nel parlato e soprattutto nella nostra lingua, tendiamo ad usare i due termini come se fossero equivalenti, ma così non è. Il loro vero significato, quando parliamo di storytelling, viene mutuato dalla lingua inglese, per cui con il termine storia facciamo più riferimento al concetto di “History”, una serie di eventi situati in uno spazio tempo, noi diremmo cronologia. Con la parola racconto ci riferiamo invece a qualcosa di più ampio che porta con sé il significato del termine inglese “Story”, cioè la rappresentazione della realtà.

#3 La realizzazione di una strategia di Corporate Storytelling ha bisogno di tante figure


L’efficacia di una strategia di Corporate Storytelling coinvolge molte figure professionali che curano ognuna una fase ben precisa. Della parte strategica se ne occupa lo stratega, che deve leggere i pubblici; lo script writer scrive il racconto, la core story; il visual storyteller definisce l’immaginario e lo crea e infine il designer che si cura dell’esperienza narrativa e orchestra l’uso dei media predisposti.

#4 Per conoscere i pubblici bisogna ricostruire il loro Viaggio di vita

Conoscere il Customer (o meglio il People) Life Journey è compito dello Storytelling Strategist, che deve individuare la mappatura del percorso di vita del nostro cliente (utente, stakeholders, etc) che compie durante la fruizione di un servizio, partendo dal momento in cui ne viene a conoscenza fino al momento in cui ne termina l’utilizzo.

Questa mappatura serve a capire il life-momentum, cioè la storia di vita dei pubblici prima di costruire un racconto. A seconda del momentum che stanno vivendo, la storia offerta dovrà contenere dei temi e delle questioni che saranno “vitali” per i pubblici, perché ne dovrà scaturire non la storia dell’azienda ma quella dei lettori.

#5 Lo schema narrativo canonico è alla base di tutto

Quando si progetta una narrazione è necessario sottostare a un modello che ci aiuta nel conferirle tutti gli elementi indispensabili per renderla davvero efficace. Perciò, ogni racconto deve avere un protagonista, che si mette alla ricerca di qualcosa o qualcuno, con la volontà di sviluppare una personalità eroica, come a dire che abbia deciso di lottare per qualcuno o qualcosa e in essa manifesta un destino, una destinazione.

Naturalmente devono presentarsi dei problemi in grado di creare tensione nel racconto e, di conseguenza degli ostacoli, degli avversari, intesi non necessariamente come nemici, ma come tutto ciò che rende più difficile la ricerca del protagonista. Occorreranno poi dei tesori e degli oggetti di potere, così come compariranno degli aiutanti che supporteranno il protagonista nel compiere la sua impresa.

#6 Gli output di una narrazione d’impresa sono molteplici

Le forme del visual possono essere diverse, l’importante è individuare quelle più adatte per i nostri pubblici, perché ognuna ha i suoi obiettivi e incontra più facilmente alcuni pubblici. Oltre alla semplice fotografia, per una narrazione d’impresa, puoi avvalerti della formula del reportage per avere uno stile più diretto; dell’illustrazione e del fumetto che possono diventare anche animazione; dell’immagine accompagnata da un testo, per ancorare un messaggio specifico e non lasciare molta libertà all’interpretazione; puoi scegliere di usare delle infografiche, che aiutano nell’esprimere contenuti quali-quantitativi, o dei video che aiutano i lettori ad immergersi nel racconto. Interessante è la tecnica dello scribing, per mixare testo e disegno e restituire un output in grado di semplificare idee molto complesse.

#7 Più che di Visual Storyteller si dovrebbe parlare di Storyteller per il Visual

10 cose che abbiamo imparato al corso online in corporate storytelling
Per semplificare, la figura del Visual Storyteller si occupa della realizzazione dell’output. In realtà egli non è un puro esecutore, anche perché è piuttosto raro che un solo individuo sappia padroneggiare tutte le forme del visual di cui sopra. Egli dovrà conoscere le loro potenzialità e saper realizzare le principali forme, per questo è il narratore che si occupa del visual, intendendo con ciò che il suo contributo si inserisce fin dalla fase di progettazione e non solo alla fine del processo, quando supervisionerà. In particolare egli dovrà curare la coerenza tra rappresentato e rappresentazione.

#8 Rappresentato e rappresentazione devono avere un rapporto ben saldo

Il concetto di rappresentato si riferisce a alla forma scritta di una narrazione e appartiene alla fase della progettazione. Per rappresentazione si intende l’output, ciò che fissa l’immaginario che il rappresentato porta con sé. La bontà del passaggio tra rappresentato e rappresentazione viene definita da 3 aspetti: continuità tra rappresentazione e progettazione; coerenza tra gli elementi all’interno della rappresentazione; autenticità, quanto il messaggio originario è sopravvissuto a livello percettivo per i pubblici nell’output ottenuto.

#9 Nessun target ma solo lettori

Nello storytelling si abbandona il concetto di target per fare spazio a un termine diverso, quello di lettori. L’aspetto anagrafico diventa secondario perché un bisogno narrativo specifico potrebbe essere trasversale a più pubblici. Non esistono categorie prestabilite di lettori come invece avviene per i target.

#10 Tanti modi per indagare l’universo dei lettori

Per quanto sia abbastanza complesso analizzare l’immaginario dei lettori in presenza, esistono delle tecniche e degli strumenti che facilitano l’impresa, quali: social network, dove moltissime immagini di specifiche persone restituiscono un’analisi completa dal punto di vista narrativo. Anche attraverso Focus Group e Laboratori, soprattutto se si tratta di comunicazione interna o nel marketing territoriale, utilizzando questionari, disegno o scribing o stimolando la costruzione di storyboard; tramite test e ricerche di mercato, soprattutto nel mass market.

La Ninja Academy Experience

Un’esperienza di accrescimento a 360°, dove si arriva con le proprie competenze e se ne esce con un bagaglio più arricchito, certamente di nozioni e scoperte entusiasmanti, ma anche di conoscenze e relazioni nuove e professionali.

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Un’atmosfera di entusiasmo che ti avvolge e ti invoglia a partecipare.
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Una community dove poter dire la propria e risolvere subito alcuni dubbi.

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Il gruppo privato su Facebook è lo spazio dedicato al confronto e alla condivisione di contenuti, dove ci si incontra e ci si scambiano idee e consigli, dove poter fare domande ed essere sempre seguiti per qualsiasi cosa grazie alla supervisione del team di Ninja Academy.

10 cose che abbiamo imparato al corso online in corporate storytelling

Adesso?

Il corso online è terminato, ma non finisce qui. Il 20 e 21 novembre a Milano si terrà lo Storytelling Lab, dove con Andrea Bettini potrai scoprire più nella pratica la professione di Storyteller. Oggi, 16 novembre, è l’ultimo giorno per prenotare il tuo posto. Cosa aspetti? 🙂