Gli smartphone stanno rimpiazzando il consumo di droga fra gli adolescenti?

Siamo nell’era della legalizzazione della marijuana, dell’ascesa delle droghe sintentiche mortali e dell’epidemia degli oppiacei, ma in un momento così particolare per la società, è emerso finalmente un dato positivo: gli adolescenti americani sembrano essere molto meno propensi a utilizzare regolarmente i farmaci e a far uso di alcool.

Alcuni esperti ipotizzano che dietro questo fenomeno ci sia – finalmente – il successo delle campagne martellanti ed educanti antidroga dei decenni passati. Tuttavia, i ricercatori stanno ponendosi una domanda che catalizza sempre di più la loro attenzione: può essere che gli adolescenti utilizzino meno farmaci e droghe anche perché sono molto più intrattenuti e stimolati dai loro telefoni e dai social?
Sarebbe una situazione paradossale, ma per certi versi anche positiva.

Dati alla mano, entriamo nel dettaglio. L’utilizzo degli smartphone e dei social è aumentato con il diminuire dell’utilizzo delle droghe fra gli adolescenti, ma sarebbe frettoloso stabilire che questa correlazione sia una situazione di causa-effetto. Tuttavia, è sempre un dato ciò che guida gli adolescenti: la ricerca di emozioni e il bisogno di indipendenza. Può dunque essere che la risposta a questa bisogni, oggi, provenga dai social e non più dalle droghe? È una possibilità.
Molto meno romanticamente, potrebbe essere che gli smartphone assorbono talmente tanto tempo ed energie, che ne resta poco per tutte le altre attività. È anche questa una possibilità.

Nora Volkow, direttore del National Institute on Drug Abuse, prevede di iniziare la ricerca sul tema nei prossimi mesi, e convocherà un gruppo di studiosi nel mese di aprile per discuterne. L’indagine “Monitoring the Future”, un rapporto annuale finanziato dal governo, che misura l’uso di droghe da parte degli adolescenti, ci fornisce questi risultati: lo scorso anno l’uso di droghe illecite diverse dalla marijuana era al livello più basso in 40 anni di storia del progetto. Sebbene l’uso di marijuana sia aumentata di parecchio, l’uso di cocaina, allucinogeni e ecstasy sono calati, mentre quello dell’LSD è rimasto stabile. 
Lo studio ha anche evidenziato come l’uso di eroina è diventata un’epidemia tra gli adulti in alcune comunità, ma è calato tra i liceali negli ultimi dieci anni.

Insomma, sembra proprio che qualcosa stia succedendo.

La dr. Volkow ha descritto i media interattivi – smartphone e social dunque – come “un rinforzo alternativo” ai farmaci.

La dr. Silvia Martins, un’esperta di abuso di sostanze alla Columbia University, che ha già esplorato come studiare la relazione tra Internet e l’uso di droghe tra gli adolescenti, ha etichettato la teoria come “molto plausibile”. “La riproduzione di video giochi, utilizzando i social media, soddisfa la necessità di ricerca di sensazioni e il loro bisogno di trovarle svolgendo delle attività”, ha detto la dottoressa Martins, ma ha aggiunto in merito alla teoria che “deve essere ancora dimostrata”.

Infatti, ci sono teorie in competizione e alcuni dati confusi a riguardo. “Mentre l’uso di droga è calato tra i giovani dai 12 ai 17, non è diminuito tra gli studenti universitari” ha detto il dottor Sion Kim Harris, co-direttore del Centro per la Ricerca degli Abusi di Sostanze fra gli Adolescenti dell’ospedale di Boston. Il dottor Harris non ha, però, considerato l’influenza che poteva avere la tecnologia su questi dati, ma è comunque fiducioso che i risultati ottenuti siano strettamente correlati con la riuscita delle campagne di sensibilizzazione degli anni passati.

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Dati scientifici a parte, i ricercatori dicono che i telefoni e social media servono non solo alla necessità primitiva di connessione, ma possono creare anche potenti anelli di retroazione.

Se è vero che il telefono può aiutare le persone a provare quelle stesse sensazioni che si cercano tramite l’utilizzo di alcune droghe, lo stesso telefono può essere un potente mezzo per chi, quelle droghe, non le vuole: ci si può estraniare dal contesto quando si vuole, dando l’idea di star facendo qualcosa, anche se non si sta facendo niente, se non navigare semplicemente sulla rete.

Per concludere, il dato sul quale possiamo soffermarci è il cambiamento che si sta verificando rispetto al rapporto fra il consumo di droga e delle tecnologia.
Se da un lato il consumo di droga diminuisce – fino a 10 punti percentuali (dal 16,5% al 9,6% tra i giovani dai 18 ai 25 anni) – , dall’altro l’utilizzo dei social fra gli adolescenti aumenta: fino alle sei ore e mezza davanti ai videogiochi o sui social network.

Per tutti quelli che non sono degli scienziati, ma semplicemente dei buoni osservatori, non è comunque difficile notare come, anche solo alla fermata della metro, sembriamo tutti alienati e in un mondo ovattato. Nessuno – o quasi – ha assunto delle droghe: sta solo scorrendo la news feed di Facebook. Forse è vero: le dipendenze finiscono nell’esatto momento in cui si diventa dipendenti da qualcos’altro.

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Riconoscimento facciale: perché l’annuncio di Facezam ha scosso Internet

L’annuncio di una nuova app, in uscita su app store il 21 marzo, attira l’attenzione e la preoccupazione di molti. Anche di Facebook che subito annuncia un possibile veto. Stiamo parlando di Facezam, che viola le policy per l’uso spregiudicato dei dati degli utenti: secondo lo sviluppatore, basta puntare il proprio smartphone verso una persona per avviare il riconoscimento facciale e scovare il suo profilo Facebook.

La privacy è finita, Facezam è qui” è la tagline ideata da Jack Kenyon, lo sviluppatore.

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Alla fine tutto si rivelerà una bufala o, se si vuole, una mirabile campagna di lancio di un’agenzia pubblicitaria di Londra, la Zacozo: se volete rendere virale un’idea e attirare l’attenzione, sappiamo come fare, dicono nel loro sito. Anche se non possiamo avere i dati di questa campagna, pare che la loro affermazione abbia fondamento.

Ma perché l’annuncio di Facezam ha avuto una così grande ripercussione?

Facezam, secondo le prime dichiarazioni, sarebbe stata in grado di riconoscere un volto confrontando quello inquadrato con quelli presenti nel database di Facebook in 10 secondi.

In un attimo o poco più sarebbe stato possibile sapere chi è quella bella ragazza che avete incrociato, quel bell’uomo che vi ha sorriso al bar. Niente di male, no?

Non è detto. Perché altri scenari più cupi sono possibili.

Tutti hanno tre vite” disse Gabriel Garcia Marquez al suo biografo, “una vita pubblica, una vita privata e una vita segreta”. Quella privata da condividere con pochi amici, quella segreta da tenere solo per se stessi.

Grazie ai social network (o per colpa loro) i confini tra vita pubblica e vita privata sono quasi scomparsi, e con applicazioni come Facezam potrebbero comparire le prime crepe sul muro che protegge la vita segreta di ciascuno.

La privacy è oggetto di vivaci e importanti discussioni, con visioni e percezioni molto diverse da persona a persona. Per alcuni la privacy è un ossimoro nei social e, se non si ha nulla da nascondere, secondo loro non c’è nulla di cui preoccuparsi. Altri sostengono che vada bene fare qualche concessione rinunciando a un po’ di privacy, ma mantenendo il controllo dei propri dati.
Molti altri si preoccupano della propria privacy se si tratta di proteggerla da una vicina curiosa, un ex-geloso o un corteggiatore troppo insistente.

Anche se non si avesse nulla da nascondere, ci sono situazioni della vita quotidiana e circostanze eccezionali che è legittimo voler vivere anonimamente. 

Può essere una visita medica delicata, un colloquio di lavoro preliminare, partecipare a una conferenza, un meeting, una manifestazione.

Nelle varie discussioni sulla privacy lo spauracchio ricorrente è il grande fratello di George Orwell.

Ma forse ci si dovrebbe preoccupare più dei risvolti Kafkiani: Josef K., protagonista de “Il processo” viene accusato da un misterioso tribunale di essersi macchiato di una colpa non meglio determinata. In maniera simile, l’insieme dei dati e metadati che è possibile raccogliere su ciascun utente, può bastare per far perdere una opportunità di lavoro, l’ammissione ad un club o università o, peggio, essere discriminati o perseguitati per il proprio orientamento religioso o politico.

Paure infondate?

Facezam è risultato una bufala, ma altre app di queste genere sono sorte nel tempo. Alcune sono state dismesse, altre sono disponibili.

Nametag, sviluppata da Google per i suo Google Glass, fu prima bloccata da Facebook e poi eliminata del tutto da Google stesso.

Su VKontakte, famoso social network russo, è disponibile Find Face, con funzioni identiche a quelle dichiarate da Facezam, mentre la britannica Blippar promette lo stesso tipo di ricerca, ma all’interno di un proprio database.

C’è una convergenza di fatti e tecnologie che impone delle domande e a cui è opportuno dare una risposta. O sollecitarla.

  • Aumento del numero di foto personali pubblicate nei social network;
  • continuo miglioramento delle tecnologie di riconoscimento facciale;
  • cloud computing, cioè la memorizzazione dei dati (propri) e applicazioni presso risorse altrui sul web;
  • “Ubiquitous computing”,  onnipresenza di dispositivi collegati a internet e con capacità di elaborazione;
  • identificazione con mezzi statistici e attraverso l’accesso a database pubblici.

Una convergenza che ha come conseguenza un mondo in cui chiunque potrebbe utilizzare il riconoscimento facciale su chiunque altro ovunque, online e offline.

Il nostro viso permette di associare univocamente la nostra (o anche nostre) identità online con quella offline, permettendo di incrociare dati in modi prima impossibili. L’evoluzione delle tecnologia è, in generale, irreversibile e impossibile da fermare. Le soluzioni per evitare usi distorti di questa tecnologia in particolare, sembrano essere poche.

Bisognerà imparare a conviverci, sostenendo nel contempo lo sviluppo di leggi e norme che proteggano meglio la privacy. Sperare che la privacy sia protetta “by design” da produttori e sviluppatori di hardware e software sembra, a questo punto, solo una illusione.

Che si debba usare le maschere che i cinesi usano per il “no face day”?

Riconoscimento facciale

Getty Images

Altre soluzioni possibili sono già disponibili su internet, come la maschera estremamente realistica dell’attivista per la privacy Leo Selvaggio, occhiali e vestiti che incorporano led ad infrarossi o acconciature e modi di truccare il viso studiati opportunamente per ingannare i software di riconoscimento facciale.

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Come stanno le cose davvero

I sistemi di riconoscimento facciale non sono una novità: nati già negli anni ’70, nel 1997 esistevano alcuni capaci di riconoscere un viso con un margine di errore del 54%. Nel 2010 il margine di errore si è ridotto al 0,3%. Praticamente nullo.

Facebook usa un suo sistema di riconoscimento facciale, usato per suggerirvi i nomi degli amici nelle foto che caricate. Microsoft ne ha incorporato uno nella consolle Kinect. Google ha acquisito ben tre aziende con tecnologie simili (Neven vision, Riya, PittPAtt) e le ha incorporate in Picasa e Apple ha acquisito Polar Rose, per utilizzare la tecnologia in Iphoto.

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Dipartimenti di polizia in varie parti del mondo usano sistemi di questo genere: in Australia il sistema “The capability”  dovrebbe garantire la sicurezza dei cittadini, in Malesia un sistema simile si limiterebbe a identificare potenziali aggressori ripresi dalle telecamere a circuito chiuso poste all’esterno dei night club. Nei casinò americani la tecnologia di riconoscimento facciale è già in uso e anche la catena Walmart dichiarò di usarla per identificare potenziali taccheggiatori.

Certamente non c’è nulla di male ad usare questa tecnologia per prevenire il crimine o attacchi terroristici. Come non c’è nulla di male (anzi!) se usata per rendere migliore la mia esperienza come cliente.

Il riconoscimento facciale e il rilevamento delle emozioni che siamo capaci di esprimere attraverso il nostro viso sono già utilizzati in alcune agenzie per valutare l’impatto delle campagne pubblicitarie. La precisione di queste rilevazioni è molto alta: 95%.

Che ne siate consapevoli o no, anche guardare la tv potrebbe diventare una esperienza totalmente personalizzata. La bellissima smart tv che avete appena comprato, potrebbe riconoscervi e mostrarvi degli spot selezionati apposta per voi, che avrà selezionato accedendo al vostro profilo utente.

Queste tecnologie potrebbero avere un impiego anche nel mondo retail, rendendo l’esperienza d’acquisto più simile a quella che già sperimentiamo visitando certi siti di eCommerce.

Ancora difficile, al momento, perché  oltre a dover acquisire il consenso del cliente, per leggere le sue emozioni (e quindi reazioni ad una offerta o situazione) è necessaria, ancora, una inquadratura precisa del viso.

Ma la strada è aperta e, data la velocità con cui si sono evolute queste tecnologie, non sarebbe però sorprendente entrare in un negozio di una qualche catena commerciale, ed essere accolti da personale che sa già tutto di noi: all’ingresso una telecamera ha già permesso il riconoscimento, il sistema ha verificato se abbiamo un profilo sui social e, analizzandolo, avrà potuto suggerire al personale che ci accoglie cosa ci piace, forse addirittura esattamente cosa stiamo cercando e perché, o per chi. Rendendo l’esperienza d’acquisto fluida e piacevole. O no?

Il mercato del riconoscimento facciale, secondo alcuni analisti, raddoppierà nei prossimi anni, passando da 3.35 miliardi di dollari nel 2016 a ben 6.84 miliardi nel 2021.

I fattori che incidono di più in questa crescita vertiginosa? L’aumento del mercato della sorveglianza, gli usi governativi in primo luogo e poi nel marketing e in altri settori.

Come tante altre invenzioni umane, anche questa tecnologia può suscitare sentimenti contrastanti: paura per i possibili usi distopici, eccitazione per i miglioramenti che può portare alle nostre vite. Voi avete paura o non vedete l’ora di poterne usufruire? Ditecelo nella nostra pagina Facebook e nel nostro gruppo LinkedIn.

Super Mario Bros, il videogame diventa un bar a Washington DC

Super Mario Bros, il videogame diventa un bar a Washington DC

Fan di Super Mario Bros in ascolto, attenzione! Il bar dei vostri sogni esiste realmente e si trova a Washington DC, a due passi dalla Casa Bianca. Stiamo parlando del Cherry Blossom Pub che ha dedicato un’intera area all’idraulico più famoso al mondo.

Prima di tuffarci nel mondo di Super Mario Bros prendiamoci un momento per parlare del progetto Cherry Blossom Pub. Si tratta di un pop-up bar che cambia ogni volta il suo allestimento in base ad eventi o festività particolari.

A capo del progetto troviamo Derek Brown, bartender famoso per i suoi cocktail originali e per aver fondato la Drink Company. Derek ha deciso di dedicare l’allestimento del locale all’Hanami (花見) ovvero la fioritura dei ciliegi festeggiata in Giappone.

Super Mario Bros, il videogame diventa un bar a Washington DC

Il locale si divide in due parti: da un lato abbiamo la parte “classica” del Giappone con la chioma di un albero di ciliegio fiorito che spunta dal soffitto. L’altro lato è dedicato al mondo dei videogame, anzi DEL videogame per eccellenza. Super Mario Bros.

Il paradiso per chi ama i retro game e il mondo di Super Mario. Inutile dire che è il locale più amato e desiderato di Washington DC: per poter entrare preparatevi ad un minimo di due ore di coda.

Per capire il segreto del successo basta vedere le numerose foto pubblicate sui social dai fortunati avventori: tutti gli elementi del videogame sono stati riprodotti fedelmente. Dalle box con il ? alle nuvole (che nel videogame erano identiche ai cespugli ma con colori diversi) passando per le piante carnivore che spuntano dai tubi (sì, si muovono veramente!).

Happy hour in the Mushroom Kingdom . . . . . #cherryblossompub #igdc #happyhour #mario #popupbar

Un post condiviso da Soheyl Soltani-Nia (@ssoltani_14) in data: 25 Mar 2017 alle ore 17:21 PDT

new job steez ??? #supermariobar #nintendo #DC #cherryblossompub #bartenderlife

Un post condiviso da faith alice (@fabulousfaith) in data: 29 Mar 2017 alle ore 09:29 PDT

 

? ?? ?#dc #blooms #cherryblossompub

Un post condiviso da Rhiannon Elms (@rhirhielms) in data: 23 Mar 2017 alle ore 19:07 PDT

A rendere tutto ancora più bello ci pensano i cocktail dai nomi unici: King Koopa Cup, Press Start + A, What Doesn’t Kill You Makes You Smaller, e I Call Yoshi!

Ok, adesso ho voglia di rigiocare a Super Mario ma, prima di schiacciare start, alcune informazioni pratiche sul Cherry Blossom Pub: lo potete trovare a Washington DC all’indirizzo 1841 7th St. NW. Per info su orari di apertura vi consiglio di buttare un occhio al sito.

Ma occhio alla data: il Cherry Blossom Pub resterà aperto solo fino al 15 aprile. Se passate dopo quella data rischiate di trovare l’odioso Toad che vi dirà “Thank you Mario, but our princess is in another castle!

Week in social: le novità da Twitter, LinkedIn e Facebook

Come ogni venerdì torna la rubrica che racchiude tutte le novità della settimana dal mondo social. Sette giorni di fuoco, di lavoro da Social Media Manager sul filo del rasoio, quando, con la strategia già decisa, al Zuckerberg di turno salta in mente di modificare l’algoritmo: addio reach organica, #perdire.

In avvicinamento alla conferenza per sviluppatori di Facebook, F8, la cui apertura è prevista per il 18 aprile, il social più utilizzato al mondo ha rilasciato importanti novità. Partiamo proprio da qui.

Facebook

Nelle bacheche di alcuni utenti è comparsa una nuova icona, l’emoji del razzo: ?. Cliccandoci si viene portati su un nuovo newsfeed che Facebook sta testando, alternativo, con contenuti che potrebbero interessarci: probabilmente più annunci pubblicitari.

Zuckerberg ha anche deciso di aggiornare la funzione dei live video sui social. Da poche ore è infatti possibile lanciare streaming video a 360° dal proprio smartphone, purché in possesso dell’attrezzatura necessaria per poterlo fare.

https://youtu.be/_z1_9M5V8iQ

Una delle più interessanti novità è la possibilità per le pagine di creare gruppi, e diventarne amministratori. Molti Social Media Manager sono portati a suggerire l’apertura di gruppi, spesso chiusi, in cui postare i contenuti condividendoli dalla pagina gestita, così da aumentarne la reach organica. Ora si potrà fare la stessa cosa ma senza usare il proprio profilo privato, ma la pagina di riferimento.

Week in social: molte novità per Twitter e Facebook

LEGGI ANCHE: Utilizzare le “buone pratiche” nel social media management

Facebook ha lanciato nuove modalità per il fundraising sul social. Da oggi è possibile supportare in diversi modi le cause che ci stanno a cuore: perdite affettive, disastri naturali, settore medico e veterinario, emergenze ed educazione. Il tasto “dona” sarà inserito anche nei video live delle pagine con facoltà di raccolta fondi.

Week in social: molte novità per Twitter e Facebook

Infine, Facebook Live potrà essere utilizzato anche da desktop: ne abbiamo parlato qui.

Messenger

Alla conferenza F8 verrà presentato un update dei chatbot di Messenger. Si potrà interagire con i chatbot all’interno della chat di gruppo. Dunque il soggetto umano verrà affiancato dal bot per fornire solo alcune informazioni.

Week in social: molte novità per Twitter e Facebook

LinkedIn

Finalmente, anche in Italia (e in italiano) è disponibile LinkedIn Publishing Platform, una sorta di Medium interno al social del lavoro. Veri e propri contenuti editoriali, indicizzati nel motore di ricerca interno al social, e con un ottimo engagement nella home. Insomma, uno strumento potente per il personal branding o per la comunicazione aziendale.

Week in social: molte novità per Twitter e Facebook

Tinder

Il social, nonché dating app, Tinder è ora disponibile via desktop negli Stati Uniti, e tra pochissimo anche in Italia. Questo social, secondo l’ultima ricerca di Blogmeter, resta quello con il più alto tasso di abbandono in Italia.

Twitter

Il social di microblogging ci tira per la giacchetta. Per guadagnare un po’ di spazio nei tweet, non saranno più conteggiate le menzioni. Bene, ma non benissimo: fosse quello il problema. Twitter è un po’ come l’Italia: il problema è sempre ben altro, ma non si sa esattamente quale sia. «Gli aggiornamenti che stiamo introducendo oggi si basano sui vostri feedback – afferma Dorsey – così come sulla nostra continua ricerca e sperimentazione». Ok.

Ora è inoltre possibile nascondere parole e hashtag dalla propria timeline per determinati periodi di tempo. Ecco, questa è una novità decisamente più utile. A breve verrà introdotta anche su Tweetdeck.

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Il Diesel Store di San Babila si affaccia sul futuro della customer experience

Il Diesel Planet di Piazza San Babila si affaccia sul futuro, affiancato da Samsung ed H-FARM, per offrire ai suoi clienti una shopping experience assolutamente innovativa e personalizzata.

Il negozio milanese del brand di Renzo Rosso si è rifatto il look per un progetto pilota che riguarderà i Diesel store di tutto il mondo, con l’obiettivo di rivoluzionare completamente il concetto di customer journey. Tre gli elementi ad alto tasso di tecnologia sui quali si basa l’innovazione apportata al Diesel Planet di Milano: un tavolo digitale, un display interattivo comandato da uno smartphone e un camerino smart. I Venticinque smartphone a disposizione dei commessi e l’app la cui produzione è prevista a breve termine sono gli elementi che completano il quadro.

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Con Samsung ed H-FARM, il customer journey di Diesel diventa digitale

Ad affiancare Diesel in questa innovazione sono Samsung per quel che riguarda i dispositivi e H-FARM per la system integration. Grazie a queste partnership la tecnologia presente nei negozi potrà essere ottimizzata al fine di rendere l’esperienza di acquisto personalizzata ed estremamente coinvolgente: ad esempio, potrà essere possibile scoprire in tempo reale in quale negozio è presente il capo esatto che il cliente sta cercando, ma anche poter visualizzare il capo indossato contestualizzandolo in differenti ambientazioni o ancora poter prendere visione all’interno del camerino dotato di antenne RFID le varie opzioni di abbinamento del capo scelto direttamente sullo specchio. Inoltre la presenza in stock e l’ubicazione del prodotto che il cliente sta cercando vengono verificati in tempo reale dal commesso tramite un sistema smart che effettua un controllo immediato, in modo che l’utente non venga abbandonato nel corso della ricerca.

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Profilazione cliente, per un servizio sempre più personalizzato

Il sistema voluto da Diesel fa sì che il cliente possa essere profilato: in questo modo, sarà possibile per il personale di negozio sapere se è già presente nel CRM e, di conseguenza, conoscerne i comportamenti per poter offrire un servizio sempre più personalizzato ed incentrato sulle abitudini della propria clientela, che una volta presente nel sistema sarà automaticamente riconosciuta all’ingresso nel negozio. I saldi estivi costituiranno il primo vero e proprio esperimento di questo esperimento che ha come obiettivo portare un maggiore foot flow, ovvero traffico, in store.

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L’esperimento di Diesel non è comunque il primo esempio di evoluzione digitale del settore shopping: ti abbiamo già raccontato dei camerini smart di Ralph Lauren.

E tu, sei pronto per lo shopping del futuro?

Galaxy S8: 5 caratteristiche top del nuovo smartphone Samsung

Mercoledì è stato presentato l’attesissimo Top di gamma dell’azienda coreana: Samsung Galaxy S8. In realtà si tratta di ben due modelli, S8 e S8+, smartphone che si differenziano per due caratteristiche che subito saltano all’occhio: la diagonale del display di circa 5,8 pollici il primo e di circa 6,2 pollici per il secondo. Il prezzo è invece tutto sommato in linea con gli altri top di gomma di altre aziende produttrici.

La presentazione in realtà del nuovo s8 non è stata una vera e propria sorpresa, in quanto è da circa alcune settimane che trapelavano sul web innumerevoli rumors che suggerivano caratteristiche e dimensioni del nuovo terminale di casa Samsung.

Eh sì, quest’anno, dopo la brutta esperienza di Note 7 (che ricordiamo presentava gravi malfunzionamenti nella batteria, tanto da non essere ammesso nella stiva di molte compagnie aeree) Samsung non si è lasciata catturare dalla fretta, rispettando i tempi per testare accuratamente il nuovo prodotto.

S8 ha subito stupito per le caratteristiche e le prestazioni tecniche che la casa coreana ha voluto offrire ai suoi consumatori. Vediamole insieme.

Infinity display

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La prima particolarità di Samsung Galaxy S8 è il display: senza cornice e da 5,8 pollici, occupa interamente il fronte dello smartphone fino ai bordi permettendo una visione immersiva e davvero limpida.

Touch e scansione dell’iride per la sicurezza

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Con Galaxy S8 e S8+ puoi sbloccare lo smartphone in diversi modi, senza dover sempre ricordare pin o password. Il primo metodo è grazie alle impronte digitali: il sensore non si trova sul fronte, ma sul retro così quando prendi in mano Galaxy S8 e S8+, il tuo indice si appoggia naturalmente sul sensore delle impronte digitali.

Il secondo metodo è il riconoscimento del viso: basta posizionare il tuo smartphone in corrispondenza del tuo viso, come per scattarti un selfie, per sbloccare Galaxy S8 o S8.

Infine, si può scegliere di accedere grazie al riconoscimento dell’iride: basta uno sguardo per essere riconosciuti e sbloccare lo smartphone.

Selfie e foto perfette, anche al buio

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Quando si parlava di fotocamera, specialmente quella frontale, Samsung subiva la concorrenza dei suoi competitor che offrivano capacità e risultati migliori. Galaxy S8 ha una fotocamera frontale da 8 megapixel che ha il pregio di avere lo smart autofocus per selfie nitidi in tutte le condizioni.

Anche il buio non fa più paura a Samsung: la fotocamera è sì da 12 megapixel, ma ha una lente luminosa con apertura focale 1.7 e pixel da 1.4µm di ampiezza, per catturare più luce possibile, anche in condizioni di bassa luminosità.

Hello Bixby!

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Ne abbiamo parlato giusto qualche settimana fa: il nuovo assistente digital di Galxy S8 è Bixby e, come abbiamo già detto, offrirà agli utenti un esperienza più completa e profonda grazie a tre caratteristiche fondamentali: completezza, consapevolezza del contesto e tolleranza cognitiva. 

In parole povere, Bixby ti permette di fare cose come trovare un prodotto online semplicemente fotografandolo e di personalizzare le notifiche secondo le tue abitudini, dalla sveglia al mattino ai reminder la sera.

DeX Station per i workaholic

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Un accessorio che assomiglia ad una ciotola e che in realtà trasforma Galaxy S8 in un pc: permette di avere un’esperienza desktop dal nostro smartphone e di poter accedere ai programmi che si trovano ad esempio sul computer di casa. Non stupisce il fatto che i partner scelti per le app siano Microsoft e Adobe.

In pratica DeX connette S8 a un monitor HDMI compatibile e a tastiera e mouse tramite Bluetooth o USB, ricreando un ambiente di lavoro Android. E nel frattempo, ovviamente, si occupa anche di ricaricare il vostro dispositivo!

Le attese questa volta sono state soddisfatte o quasi. Ci si aspettava da Samsung un telefono senza bordi, con un grande schermo, con dimensioni contenute e con una batteria che potesse condurre il consumatore a fine giornata. E ovviamente uno smartphone che non rischia di esplodere!

Se per le prime caratteristiche Samsung ha accontentato tutti, sulla batteria invece a lasciato a bocca asciutta in molti. È vero non ci sono ancora dei test per poterne valutare la reale efficacia, ma per ora i numeri sono questi e non promettono nulla di buono. Ma lo vedremo solo nei mesi che seguono quando gli stress test sapranno fornire dati certi sulle performance della batteria.

Come utilizzano i social media gli italiani?

Ce lo racconta l’ultima ricerca di Blogmeter: Facebook si conferma il social network preferito dagli italiani per ogni tipo di utilizzo, ma per informarsi stampa e televisione sono ancora i media più credibili.

Il report Italiani e Social Media non si sofferma solo sulle stime di volume e punta a rispondere anche ada latri interrogativi: che relazione hanno i social media con le relazioni personali, con gli acquisti, con l’informazione? A chi crediamo nel sempre più pesante overload informativo? A chi dedichiamo più tempo?

Italiani e Social Media

I social non sono tutti uguali

La ricerca ha identificato due tipologie di social: quelli di cittadinanza e quelli funzionali.

Ci sono social che usiamo tutto il giorno, più volte al giorno e più volte a settimana: questi sono i social di cittadinanza che contribuiscono a definirci nel nostro agire digitale. Naturalmente il maggiore rappresentante della categoria è Facebook, con ben l’84% degli intervistati che ha dichiarato di utilizzarlo più volte al giorno. Gli altri sono YouTube, Instagram e Whatsapp.

Ci sono poi i social funzionali, nel senso che soddisfano un need specifico e in questo cas i principali sono Google Plus, Twitter e LinkedIn, utilizzati rispettivamente dal 40%, 35% e 31% degli intervistati, ma solo saltuariamente.

A livello di social strategy questo dato si traduce per le aziende in un utilizzo dei social in modo più consapevole. Su alcuni social network i brand potranno proporsi come “compagni di strada” nelle attività quotidiane degli utenti, su altri dovranno diventare risolutori di bisogni specifici, per parlare con efficacia ai loro consumatori.

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Gli italiani e i social media più “abbandonati”

Dalla ricerca emerge che gli italiani non hanno remore a disiscriversi dai social. Il social più abbandonato in assoluto è Tinder: ben 3,5 italiani su 10 dichiarano di essersi iscritti e poi cancellati. Seguono Snapchat, con il 25%, Pinterest e Twitter, con il 10%.

Italiani e Social Media

Ad ogni età un uso diverso

In termini di età, i risultati dell’analisi dimostrano che al crescere dell’età decresce il numero di social a cui si è iscritti: nella fascia di età compresa tra i 18 e i 34 anni, la media di social e servizi di messaggistica posseduti è superiore a sette, dopo i 45 anni, invece, scende a tre canali.

I giovanissimi – utenti di età compresa tra i 15 e i 17 anni – dichiarano inoltre di dedicare più tempo a Instagram e YouTube, ma al crescere dell’età subentrano Facebook (18-24) e televisione (per gli italiani dai 35 anni in su).

Italiani e Social Media

Perché utilizziamo i Social Media?

Tra le motivazioni più gettonate spiccano la curiosità e l’interesse (ben il 21% degli utenti ha dato questa risposta); il 17% ha dichiarato che lo scopo di utilizzo è legato alla creazione di relazioni nuove e personali, mentre il 14% afferma di utilizzarli per svago o piacere.

Solo il 4% degli intervistati pensa che sia inevitabile iscriversi ai social e indagando le ragioni dell’utilizzo di un determinato social, Facebook si conferma il principale social network per tutti gli obiettivi.

Tra gli altri social media, emerge TripAdvisor per leggere recensioni, YouTube per informarsi, mentre per seguire brand e personaggi celebri gli intervistati preferiscono Instagram.

Social vs. TV e stampa

Se da un lato Facebook si configura come il social a cui dedichiamo in assoluto la maggior parte del tempo, dall’altro lato anche canali di comunicazione più tradizionali come la televisione e i magazine continuano a mantenere una forte credibilità anche tra gli utenti del web.

Gli intervistati considerano come assolutamente credibili per informarsi TV e stampa, mentre al contrario ritengono poco affidabili Facebook, YouTube e i Blog.

Quando però si tratta di acquistare, i canali che gli italiani digitalizzati considerano più attendibili sono i siti di acquisti online (Amazon e Ebay) e siti di recensione (TripAdvisor).

influencer

L’importanza delle Celebrities e degli Influencer

Cantanti, giornalisti e scrittori sono i personaggi di cui gli italiani dichiarano di fidarsi di più, mentre musicisti e TV personalities risultano i più seguiti (secondo il 33% del campione).

Tra le personalità più seguite, spiccano Belen, Vasco Rossi, Gianni Morandi. Tra gli sportivi, Valentino Rossi, Buffon e Del Piero.

Il rapporto con gli influencer è però sfaccettato: se fan-base e credibilità sono aspetti non sempre correlati, età e numero di influencer seguiti sì.

I giovani seguono un numero maggiore di personaggi appartenenti a categorie diverse, mentre invecchiando si diventa più selettivi.

Anche in questo caso le aziende devono comprendere bene a quale target si stanno rivolgendo nella scelta di un determinato influencer o nella scelta di strategie digitali differenti.

Salone del Mobile: le idee più bizzarre da non perdere

Amanti del design, siete pronti? Al via dal 4 al 9 Aprile, a Milano, un irrinunciabile appuntamento per conoscere, attraverso le tendenze progettuali avanzate, i nuovi modi dell’abitare. Stiamo parlando de “Il Salone del Mobile” giunto alla 50esima edizione, risorsa fondamentale per il sistema italiano grazie alla sua capacità di attrarre operatori, visitatori, designer, buyer, giornalisti da tutto il mondo, segno che negli anni ha portato Milano a diventare la capitale dell’arredo e della cultura del progetto.

Sarà difficile fare meglio dell’anno scorso,con un totale di 372.151 persone, con un’impronta sempre più internazionale attratte dall’eccellenza creativa e produttiva della fiera. Quest’anno sono attesi all’incirca 300.000 visitatori, da 156 Paesi di tutto il mondo, che potranno ammirare le idee delle aziende storiche ma anche delle start-up innovative. Ma quali saranno i prodotti più strani, quelli che faranno perdere completamente la testa, allestiti nei duemila espositori?

Ecco un piccolo elenco tutto per voi:

Collezione Blow, Seletti

Seletti è uno tra i più irriverenti brand italiani e in occasione della Fiera presenterà in collaborazione con Job Smeets e Nynke Tynagel, una nuova famiglia di oggetti pop style, che si compone di tappeti, lampade neon, sedie pieghevoli, specchi e di un set di piatti in porcellana, a cui presto si aggiungeranno nuovi prodotti.

Stefano Seletti, art director del brand, afferma: “Trasformiamo l’esclusività in accessibilità, le nostre collezioni si amano o si odiano, non ci sono vie di mezzo”. Lo scopo della collezione è offrire agli amanti del design oggetti da sogno, inconfondibili ed unici, arredando la propria casa con stile ma in modo accessibile.

Collezione Past & Future, Veronese

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Gocce di cristallo, fiori elaborati, anelli finissimi e tazze decorate, tutto rivisitato dal designer olandese Piet Hein Eek, che li ha remixati usando come supporto un cilindro di vetro lavorato da 40 cm, con fonte luminosa LED.

Single Butterfly, appendiabiti, Ghidini 1961

Anteprime Salone del Mobile - Ghidini 1961 - Single Butterfly, appendiabiti. Design: Richard Hutten.

Una colorata e delicata farfalla si posa sulla parete trasformandosi in un oggetto semplicemente decorativo, oltre che funzionale, un funzionale appendiabiti firmato Richard Hutten, realizzata in ottone lucido e impreziosita da oro rosa.

Collezione Cassero, Serralunga

Anteprime Salone del Mobile - Serralunga - Cassero, vasi outdoor e indoor. Design: Patricia Urquiola.

La collezione si ispira allo stampo che viene usato in edilizia per la realizzazione delle opere in calcestruzzo armato. I vasi hanno tutti forma differente, che riprendono appunto l’effetto cemento, come se fossero stati colati ed estratti dal loro stampo. Vasi dai colori grigio cemento, rosso terra di siena e marrone bruciato,studiati anche per gli interni in modo da avvicinare il mondo degli esterni a quello dell’arredo.

Laguna, per Sitia

Anteprime Salone del Mobile - Sitia - Laguna, divano componibile. Design: Elena Trevisan  Anteprime Salone del Mobile - Sitia - Laguna, divano componibile. Design: Elena Trevisan

Il nome vi ricorda qualcosa? Ebbene sì, i divani sono ispirati al retaggio artistico di Venezia, sono modulari, dalla linea sottile, perfetti per ogni angolo della casa, per le aree di attesa e gli spazi contract della contemporaneità.

Dama, Cito Privè

Anteprime Salone del Mobile - Citco Privé - Dama, madia. Design: Citco Privé.

L’arte antica degli origami è il tema che ispira la madia, concepita per essere inserita in un contesto esclusivo: le ante intarsiate, le finiture lucide, l’accostamento di materiali diversi tra cui marmo e l’ottone, riproducono l’effetto della seta, sia al tatto che alla vista, conferendo fluidità e movimento alle geometrie retrò.

Linea Icons, Amini Carpets

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Una collezione di tappeti che tolgono l’arte dalle pareti, pezzi unici, dei manufatti in seta naturale e lana di altipiano tibetano filata e cardata a mano, una tela sulla quale imprimere la memoria delle eccellenze del design moderno italiano.

“Moschino kisses Gufram”

È la naturale partnership di due aziende che hanno lo stesso spirito, l’ironia. Da questo connubio nascono idee per la casa spiazzanti, spiritose e provocanti: il divano Zipped Lips!, l’armadio Biker Cabinet e il paio di scarpe, tra pouf e portaoggetti, High Heels.

 

Are you ready?

Oltre i Millennial: cosa cambia con la Generazione Z?

Sono davvero pochi i brand al mondo che non si sono fatti trascinare dall’ossessione per i Millennial: i Millennial sono molto presenti sui social, i Millennial non comprano case ma biglietti aerei, i Millennial sono fedeli ai brand, eppure dopo centinaia di studi letti è piuttosto evidente che moltissimi autorevolissimi esperti di marketing non sappiano realmente chi siano questi Millennials, perché li confondono con i ragazzi più giovani, quelli nati dopo la metà degli anni ’90: la cosiddetta Generazione Z.

La generazione Z è quella che viene dopo la Generazione Y, e come possiamo immaginare porta con sé tratti distintivi molto diversi dalla generazione precedente: prima tra tutte, la “Gen Z” rappresenta tutti i ragazzi nati in un mondo già immerso a pieno nel digitale, a differenza dei fratelli maggiori (i Millennial, appunto) che invece sono i nati e cresciuti nel momento del passaggio di testimone tra analogico e digitale.

Lo studio di Accenture che prova a investigare su cosa sta cambiando, si basa su un sondaggio di circa 10.000 consumatori in 13 paesi, tra cui 750 i consumatori degli Stati Uniti.

Come acquista la Generazione Z?

Fonte: Accenture

Fonte: Accenture

Mentre la generazione Y è già immersa nel mondo del lavoro o sta terminando gli studi universitari, la Generazione Z sta entrando nel mondo degli adulti in questi anni, e molti di questi ragazzi hanno già potere di spesa. Questo significa che siamo in grado di esaminare il modo in cui i nuovi maggiorenni fanno shopping, e cosa cambia rispetto ai fratelli maggiori.

Innanzitutto, la fedeltà al brand sembra quasi scomparire, perché i ragazzini di oggi, vuoi per minori capacità di spesa e quindi necessità di valutare diverse offerte, vuoi per altri motivi, sono molto meno fedeli al singolo brand: soltanto il 5% si rivolge sempre allo stesso retailer per shopping online, contro il 26% dei Millennials.

Inoltre, sono molto attenti a lasciare feedback: il 70% di questi lo ha già fatto, e il 40% dichiara di farlo molto spesso. E se c’è qualcosa per cui addirittura pagherebbero di più è una spedizione molto veloce, il 58% degli intervistati pagherebbe fino a 5 dollari in più per ricevere la spedizione entro un’ora.

Dove acquista la Generazione Z?

Fonte: Accenture

Fonte: Accenture

Incredibilmente, i più giovani sono molto interessati a visitare personalmente il negozio fisico (77%), però, anche all’interno del negozio, continuano a navigare online tramite smartphone (44%) trasformando la visita in negozio uno dei tanti passaggi di un Funnel di vendita.

A differenza delle generazioni precedenti, i social diventano un canale commerciale diretto. In particolare, il 72% degli intervistati statunitensi acquisterebbe volentieri direttamente tramite social, mentre il 50% dice di trovare ispirazione per gli acquisti tramite i social network; addirittura più di un terzo sostiene di aver aumentato il proprio utilizzo dei social in funzione di una migliore ricerca di informazioni, in vista degli acquisti.

Secondo lo studio, ancora, YouTube è la piattaforma di social media più utilizzata regolarmente dai ragazzi, mentre Facebook è ancora il regno dei Millennial.

Il 70% dei Gen Z usa anche Instagram, rispetto al 54% dei Millennial, inoltre, e questo lo sappiamo già, il social usato pressoché unicamente dagli under 25 è Snapchat.
Inutile dirlo, senza video un contenuto perde quasi del tutto di appeal.

Il fatto che gli acquirenti Gen Z siano aperti a nuovi metodi di shopping è una vera opportunità per i rivenditori per proteggere i nuovi dati di consumo e di avvicinarsi a questa generazione

ha dichiarato Jill Standish, Senior Managing Director di Global Retail Consulting Practice di Accenture.

Insomma: più impazienti, più attenti a lasciare feedback, più curiosi verso tanti brand diversi, e senza video non ti considero neanche. Adesso, se volete parlare agli “Zs“, sapete da dove partire.

video consumer journey

5 video perfetti per ogni tappa della customer journey

Secondo una recente ricerca condotta dalla società americana di video Animoto, la quasi totalità delle persone sarebbe fortemente influenzata nelle proprie scelte di acquisto online dai contenuti video, per questo è bene considerare ogni fase della customer journey.

Se anche tu ti sei mai chiesto quale video usare quando, allora sei nel posto giusto. E se non te lo sei ancora chiesto, allora continua a leggere, probabilmente quest’articolo ti sarà ancora più utile!

Ma come modulare i contenuti video nella customer journey? Ecco cinque esempi perfetti da applicare subito!

1. La prima impressione è tutto: il video educativo

Durante la fase di considerazione iniziale, il focus principale è fare una buona prima impressione.

“C’è una sola occasione per fare una buona prima impressione”

La tipologia di video più adatta a questo scopo è il video educativo.

Questo tipo di video funziona bene perché il brand si mette nei panni dei consumatori e fornisce loro informazioni utili per risolvere il loro problema.

Nel prepararlo chiediti: questo video è in grado di rispondere a domande rilevanti per un’ampia gamma di persone (e non solo per i miei clienti)? Chi guarderà questo video trarrà vantaggio dalla sua visione? Riuscirà a imparare qualcosa di utile?

In questo caso il tuo brand svolgerà un ruolo di consulenza super partes, il focus non è quindi la promozione diretta del tuo brand, bensì rendere un servizio; così i tuoi interlocutori saranno più propensi a condividere il tuo video ed il tuo brand verrà percepito come esperto, fonte di informazioni funzionali e rilevanti, invogliando le persone a continuare a seguirti; non trattandosi inoltre di una mera promozione della tua marca le persone saranno inoltre propense a condividerlo con maggiore facilità.

Questo video di Home Depot è un buon esempio. Noterai che il branding è blando ed il contenuto informativo è utile per coloro che decideranno di acquistare presso il retailer, così come per coloro che decideranno di acquistare altrove.

Ricorda: pubblica i tuoi video sui social media, per favorirne la condivisione, mantieni il minutaggio breve e concludi con una call to action specifica, che in questa fase potrebbe essere ad esempio un invito a visitare il tuo sito internet.

2. Racconta il tuo brand con i video esplicativi

Una volta dimostrata la tua competenza nel settore, è il momento per fare bella mostra del tuo brand! Questa è l’opportunità per dimostrare come mai il tuo brand è “quello giusto”.

Una caratteristica fondamentale di questo tipo di video è la presenza dello storytelling, proprio come in questo video che vi riportiamo, in cui -è proprio il caso di dirlo- il brand è il vero e proprio eroe!

Ricorda: Utilizza uno stile memorabile e unico (come ad esempio cartoni animati, o un video in 360), ma assicurati che sia in linea con la visual identity del tuo brand.

3. La demo per approfondire le informazioni sui tuoi prodotti e servizi

Decision time. Questo è il momento cruciale in cui convincere i consumatori a scegliere te anziché uno dei tuoi competitor.

In questa fase è probabile che i consumatori siano più disponibili a investire più tempo per capire veramente come funzionano i tuoi prodotti e servizi, specialmente nel caso in cui l’investimento in denaro  loro richiesto fosse importante.

La demo è il tipo di video perfetto per questa fase conclusiva del percorso, e può anche durare diversi minuti, come nel caso di questa presentazione di  Jira:

4. Affidati ai testimonial per stimolare il trust

Si sa, le persone sono portate a credere ad altre persone, specialmente quelle che percepiscono essere simili a loro.

I testimonial sono risorse preziose per generare fiducia nei confronti del tuo prodotto o servizio, fanne tesoro! Studia il tuo potenziale target e accertati di selezionare un testimonial in cui il tuo potenziale cliente/consumatore si possa identificare facilmente.

A corto di idee? Dai un’occhiata a questo video della piattaforma di job search Glassdoor.

5.“About” videos per rafforzare i legami e favorire il loyalty loop

Questi video rappresentano un altro modo brillante per generare fiducia nei confronti del tuo brand. Essenzialmente si tratta di “dietro le quinte” in cui vengono condivisi mission e modus operandi della tua azienda e spesso contengono un’intervista al CEO.

Funzionano bene perché umanizzano il tuo business creando empatia ed un senso di trasparenza e genuinità.

In questo bell’esempio di Hubspot vediamo i fondatori ripercorrere la mission aziendale, spiegare perché i clienti si rivolgono proprio a loro, ed infine elencano i loro principali risultati.

LEGGI ANCHE: 4 (nuovi) modi per promuovere i tuoi prodotti sui social media

Esperienze personalizzate per la customer journey

Uno studio recente di Bloomreach ha dimostrato come l’87% dei consumatori preferisca acquistare da brand in grado di fornire loro esperienze personalizzate e tailor made, appare quindi evidente come fornire loro informazioni utili durante il consumer journey sia una primo passo a cui nessun brand si può più sottrarre.

Che altro dire quindi se non: “Buona visione!”