La ricetta segreta per il successo digital?

Closeup on table with vegetables in kitchen

Ci avete mai pensato? In fondo il digital marketing non è altro che un buon piatto da servire a tavola. Che vogliate organizzare la cucina o preparare un dolce, nel digital marketing se tutti gli ingredienti sono ben mixati portano al successo online della vostra azienda, proprio come quando cucinate un manicaretto, ogni singolo elemento deve essere ben dosato per contribuire al successo della portata.

Prendendo spunto dal CookBook di Oracle vi proponiamo i più gustosi suggerimenti dei maestri del marketing e della comunicazione per vincere la sfida digital nella vostra cucina… ops azienda!

Pronti, ai fornelli, go!

L’organizzazione della cucina: marketing tips

4 step per allineare il lavoro dei vostri cuochi secondo l’esperienza di Box. L’azienda made in Usa è specializzata nella gestione e organizzazione dei dati tramite cloud senza mettere a rischio la sicurezza delle informazioni nell’accesso condiviso dei contenuti. 

Healthy food and ingredients with tomato, salad, arugula, carrots, beet, beetroot, leaves, cucumber, onion, green, radish, mushrooms, garlic, broccoli, half, egg and peas on rustic wooden background, top view

Che il vostro target siano le  startup o le Fortune 500 companies, prima che i vostri piatti di marketing possano riuscire, avete bisogno di organizzare la cucina. Una volta fatto potrete allineare i team sales e marketing. Senza una buona organizzazione si rischia di sfruttare male preziose risorse di marketing.  Così l’azienda californiana Box, specializzata nei servizi cloud, vi offre quattro facili step da seguire per gestire al meglio gli introiti annuali.

TEMPO DI PREPARAZIONE

È ancora in forno

INGREDIENTI

  • 2 once di Oracle
  • 1 confezione di CRM
  • 1 pacco di Box
  • 1 cucchiaino di Analytics
  • 3 pizzichi di Oracle Social Network

ISTRUZIONI

    1. Verificate gli strumenti. Accertatevi che i vostri sistemi di marketing siano sincronizzati con il CRM.
    2. Organizzatevi. Coinvolgete il vostro team cucina – inclusi i manager della campagna, gli operatori e i capi del sales –  in incontri settimanali. È importante confrontarsi prima sulle iniziative, i successi e gli obbiettivi. Lavorate con il reparto sales per incrementare il volume delle vendite.
    3. Durante gli incontri continuate le conversazioni e siate coordinati. Una buona comunicazione è la chiave del successo.
    4. Coinvolgete tutti nell’organizzazione con strumenti come gli Oracle Social Network.

RISULTATI 

Un piccolo lavoro di organizzazione ripaga! Box preferisce che i gruppi parlino gli uni con gli altri e allineando bene i programmi riescano a guidare le entrate attraverso la lead generation, il forecasting, il lead scoring e i il lead nurturing. La metodologia di lavoro scelta da Box rende l’azienda vincente nelle scelte di marketing.

La preparazione del dolce: lead lifecycle campaign

Una torta al limone sfornata dalla cucina di Dun&Bradstreet. L’azienda cura le più preziose relazioni nel mondo del business mettendo in contatto i clienti con i fornitori attraverso i dati.  

Lemon tart

Una volta che avete attirato l’attenzione dei vostri commensali-clienti come fate a conquistarli? La giusta soluzione è servire loro un buon dolce in grado di affrontare tassi di rinnovo bassi e scarso coinvolgimento degli utenti con il prodotto. Il team di Dun&Bradstreet, leader nei servizi B2B e nei big data, cerca di avere un approccio data-driven all’up-selling focalizzandosi sul lead lifecycle. Questa metodologia, dolce ma indulgente, vi aiuterà ad aumentare i rinnovi, a guidare le opportunità di upsell e a coinvolgere i clienti.

TEMPO DI PREPARAZIONE

10-12 mesi

INGREDIENTI 

  • 2 tazze e 1/2 di CRM
  • 4 servizi Oracle
  • 2 kg di implacabile curiosità
  • parecchie lavagne grandi

ISTRUZIONI 

    1. Fate riscaldare il confronto con i team sales, training e product. Il brainstorming è la miglior via per usare i dati sui clienti potenziali e incrementare il coinvolgimento.
    2. Cospargere il tutto con dati pertinenti.
    3. Selezionate il contenuto più fresco e mescolate con email coinvolgenti di upsell. Potete scegliere di inserire attività centrate sul contenuto, personalizzare le mail basate sui vostri dati.
    4. Infornate il programma Oracle. Mandate email ai contatti che corrispondono ai vostri criteri.
    5. Come il programma si raffredda, lavorate con le operazioni di vendita per notificare le vendite ogni volta che un cliente è interessato ad approfondire una proposta di upsell.

RISULTATI

La torta di limone di Dun&Bradstreet che rappresenta il Lead Lifecycle sarà pronta in pochi secondi. I contenuti accattivanti delle mail coinvolgeranno i vostri clienti e li porteranno ad iscriversi a più corsi di training sul vostro prodotto e un suo utilizzo più frequente. Il team è stato anche in grado di aumentare il numero delle opportunità di upselling.

Nella cucina del marketing sono quindi fondamentali gli ingredienti scelti da associare però a contenuti altrettanto validi. L’organizzazione del lavoro è fondamentale ma se una volta conquistati i clienti non si hanno gli strumenti giusti in grado di orchestrare la loro esperienza, dalle email, ai webinar e al sito internet, focalizzati alla lead generation i commensali abbandoneranno la vostra tavola-azienda.

Vi abbiamo proposto due esempi basati sull’esperienza di Box e Dun&Bradstreet ma se volete scoprire quali sono le aziende italiane che si sono affidate ad Oracle per la gestione del cloud marketing, da Illycaffè a Mediaset fino a Borbonese, ottenendo ricette di successo, il 19 novembre non potete mancare all’Oracle Cloud Day di Milano. L’evento è gratuito e si può partecipare cliccando qui!

Enjoy your meal! 😆

 

Axon Elite: scopriamo il flagship smartphone di ZTE [REVIEW]

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Qualche giorno fa, al covo Ninja milanese è arrivato un Axon Elite, flagship smartphone dell’azienda cinese ZTE. Mi sono offerta volontaria per testarlo e per raccontarvi le feature che mi hanno colpito di più. Devo ammettere che questo dispositivo Android, presentato all’IFA 2015 lo scorso 24 settembre, è un prodotto potente con caratteristiche da top di gamma, prestazioni affidabili, design originale e dall’ottimo rapporto qualità/prezzo.

Leggi anche: IFA 2015, ecco le innovazioni proposte da Lenovo, Huawei e Acer

La confezione contiene una dotazione di base: cuffie auricolari, caricabatterie con ingresso USB, cavo dati USB e la classica manualistica.

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Estetica ed ergonomia

Maneggiando il device, la prima sensazione al tatto è la gradevolezza della scocca realizzata interamente in una lega di alluminio e magnesio (metallo aerospaziale utilizzato anche per costruire i Boeing 787). La finitura posteriore in finta pelle, insieme alla lieve bombatura, garantisce un’ottima presa ma a livello estetico potrebbe non piacere (in fondo, de gustibus non disputandum est 🙂 ).

La decorazione sul fronte è un segno distintivo della casa costruttrice: una texture cesellata da piccoli triangoli, quasi fosse un simbolo tribale. I tasti fisici per l’accensione e per il controllo del volume sono posti lateralmente, molto comodi da usare, il jack per le cuffie si trova in alto, mentre quello per la carica sul fondo. Nonostante la sua grandezza di 175x75mm, dimensione quasi da phablet, ed il suo spessore di circa 9 mm, si maneggia senza troppo sforzo. Il peso è leggermente maggiore rispetto la media dei telefoni di fascia alta (170 grammi). Il vetro in Gorilla Glass assicura una buona resistenza.

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Caratteristiche tecniche, tra RAM da 3 GB ed ottima autonomia

Axon Elite offre un display a risoluzione Full-HD da 5.5 pollici e 1950 x 1080 pixel, con una densità di pixel pari a 534 ppi ed un processore grafico Adreno 430. Luminoso, nitido e con un touch molto reattivo e preciso, fa davvero bene il suo lavoro.

Il motore è il processore Qualcomm Snapdragon 810, supportato da un’ottima RAM da 3GB che mantiene il sistema molto veloce. La memoria interna è di 32 GB, espandibile attraverso una scheda micro SD fino a 128 GB. Un mix del genere offre delle prestazioni eccellenti: l’esperienza è molto fluida e il device non presenta problemi di surriscaldamento. Axon Elite monta di default Android 5.1.1 Lollipop, con interfaccia proprietaria MiFavor, che rende l’user experience molto piacevole.

Nota di merito, la batteria da 3.000 mAh: in stand-by il telefono ha un’autonomia di quasi due giorni e con un utilizzo intenso arrivo tranquillamente a fine giornata. Grazie al Quick Charge 2.0 nel giro di mezzora il telefono si ricarica da zero al 60%. 5 minuti di carica, il tempo di un caffè al bar, mi hanno consentito di fare una chiamata di oltre un’ora. L’ottima autonomia è mano santa per me che tra corsi ed eventi sono sempre in viaggio, e spesso è difficile trovare una presa libera per caricare uno smartphone all’1% di batteria. 🙂  L’altra faccia della medaglia: data la struttura in metallo, non è possibile aprire la scocca e quindi rimuovere la batteria. 

Largo alla tecnologia biometrica

Sbloccare il telefono con lo sguardo? Se pensavate fosse possibile solo nei film di James Bond, dovete ricredervi. 🙂 L’Axon Elite riconosce perfettamente l’iride, organo dal pattern unico per ogni essere umano: persino due gemelli monozigoti posseggono lo stesso patrimonio genetico ma hanno iridi diversi. Ci sono altri due  riconoscimenti biometrici a disposizione: un lettore di impronte digitali sul lato posteriore ed il riconoscimento vocale.

eyesceeen Una ricerca di Juniper Research riportata da TechWeek Europe stima che oltre 41 smartphone a riconoscimento biometrico siano stati presentati nel 2015, e che la percentuale di device dotati di sensori biometrici stia crescendo esponenzialmente (dal 3% del 2014 al 50% stimato nel 2016). ZTE contribuisce quindi alla penetrazione di questa tecnologia avanzata nel mercato mobile di massa.

Tre fotocamere

Il device è equipaggiato con tre fotocamere: un sistema dual-camera sul retro, con un sensore primario da 13 Megapixel ed un secondario da 2 Megapixel, più una camera frontale da 8 Megapixel.

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Attraverso il modo Bokeh è possibile regolare la messa a fuoco dello scatto, simulando l’ampia apertura di una macchina fotografica manuale: dopo aver scattato la foto, con la feature Refocus si può sfumare lo sfondo, grazie alla percezione di campo recepita dal sensore secondario. 

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In generale, Axon Elite cattura foto di qualità molto buona, nitide e ricche di dettagli in condizioni di piena illuminazione. Con luminosità scarsa o scenari notturni il sensore invece soffre un po’, ma complessivamente il risultato è soddisfacente. 

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Tirando le somme

L’esperienza con questo smartphone è stata positiva, ZTE Axon Elite è uno smartphone che mostra diversi punti di forza: la costruzione è di buon livello e le prestazioni sono elevate per le esigenze di un utente medio.

Per un elenco completo delle specifiche tecniche del device, vi consiglio di dare un’occhiata su GearBest, dove è anche possibile acquistare la versione per il mercato europeo.

Per tutti i lettori di Ninja Marketing, Gear Best ha messo a disposizione il codice sconto ZTEAXONEU: utilizzandolo in fase di acquisto, il prezzo finale sarà scontato da 399$ a 369$ (343.47€ al cambio attuale).

Mangiare diventa social: i consigli di Walter Dabbicco, co-founder di Gnammo [INTERVISTA]

Walter Dabbicco Gnammo

Per crescere è necessario prendere esempio da chi ha fatto successo, grazie alle proprie idee. È il caso di Walter Dabbicco, responsabile marketing e co-fondatore di Gnammo, la più famosa piattaforma di social eating in Italia. Capire come nasce un’idea e come si sviluppa è il primo passo per comprendere come potenziare la propria ed avere successo.

Walter, il fil rouge dell’intervista è l’idea che diventa social, quindi devo necessariamente chiederti come nasce l’idea di Gnammo

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Dal punto di vista operativo nasce dall’incontro di due team che stavano operando uno a Torino e l’altro a Bari, in due momenti contemporanei ma con modalità diverse. Su Torino c’erano Gianluca e Cristiano che stavano portando avanti la stessa idea nata da una riflessione a tavola, mentre a Bari io ed altri ragazzi stavamo lavorando sull’idea del social eating però visto in una maniera più operativa.

Parlo di tre anni fa, per cui i tempi erano molto meno maturi di come sono adesso. La scelta che abbiamo fatto dopo esserci conosciuti è stata quella di procedere insieme perché il mercato era ancora da creare, non c’erano ancora delle indicazioni sulle quali basarsi per fare delle proiezioni.

Quindi abbiamo deciso di costruirlo noi questo mercato, siamo la community più attiva nel social eating in Italia ed ora ci stiamo togliendo un bel po’ di soddisfazioni con alcuni brand. Questo è il quadro generale.

Leggi anche: Home restaurant e social eating, arriva il codice etico di Gnammo

Quanto hanno inciso i social networks sulla riuscita del progetto?

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Sono assolutamente fondamentali in un’attività che prevede un grosso coinvolgimento mentale nel suo svolgimento. Per poter andare a casa di una persona che non si conosce, il social permette dal punto di vista operativo di conoscere anche meglio quello che sarò il proprio ospite prima che egli arrivi a casa.

Quando arriva una prenotazione su Gnammo il proprietario, in questo senso, ha modo di verificare prima il profilo, gli amici e che tipo di persona è. In più, i social sono ottimi per condividere i materiali prodotti durante le cene. Essendo un social eating è di sua natura un social network, quindi la possibilità di poter condividere esperienze, anche pre e post l’evento stesso, ha sicuramente dato i suoi frutti.

 

Quindi, è possibile creare un business solo online?

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Assolutamente no. Si sfrutta il mondo online, ma quello che si realizza è l’incontrarsi dal vivo. La natura stessa di Gnammo prevede che internet e web siano un mezzo per generare interazioni reali attorno ad una tavola. Quindi ha un ruolo fondamentale, ma non esclusivo.

A proposito di esclusività, il social eating sembra essere quasi una moda. Ti preoccupa la concorrenza?

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Ci sono due/tre realtà straniere che stanno operando in Italia, ma noi  siamo perfettamente inseriti nel contesto non solo mediatico, ma anche operativo italiano. Solo in Italia abbiamo avuto lo stesso volume di traffico che gli altri hanno avuto a livello globale. E il nostro obiettivo è quello di rafforzare la nostra posizione in Italia, ma guardiamo ai concorrenti con la giusta attenzione.

Leggi anche: Start up food sharing economy: le parole chiave per le idee italiane del 2015

3 consigli per chi intende sviluppare la propria idea social

idea_che_diventa_social_seiNon lanciare qualcosa se non si ha un prototipo, ovvero qualcosa da far vedere. Non andare in giro con l’idea ma provare almeno a creare una landing page, qualunque cosa che possa essere un punto di raccolta di informazioni nel momento in cui si va a parlare con qualcuno.
Validare l’idea. Anche con gli amici o con i parenti per vedere se la cosa funziona ed iidentificare quelle che sono le debolezze
Essere sempre informati sul panorama di riferimento. Nel caso nostro del food, abbiamo una serie di servizi che permettono di tenerci aggiornati a livello nazionale ed internazionale sulle principali dinamiche, in modo da essere sempre pronti a rispondere non solo sui last minute ma anche su indagini e cosi via

 

Ultima domanda a bruciapelo: la strategia migliore da adottare?

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Una presenza continua e il dialogo sono le chiavi vincenti. Per chi decide di essere su Facebook per esempio bisogna essere pronti a confrontarsi continuamente e ad accettare, nel limite del possibile, critiche ed insulti. Una presenza costante ed intelligente è un’ottima strategia sui social, se non la migliore.

Il potere della tecnologia semantica salverà i data geeks?

La tecnologia semantica rappresenta l’ultima frontiera dell’esperienza di ricerca online: ne sono un esempio la complessa intelligenza artificiale di Google e Siri.

E’ il superamento delle ricerche basate sulle parole chiave andando a costruire connessioni tra documenti secondo logiche più elaborate, proprie della mente umana.

Leggi anche: Come scegliere le parole chiave per la tua strategia SEO

La semantica si basa sul significato e sul contesto che le parole e le frasi racchiudono in sé e nonostante la complessità del linguaggio umano; la sua applicazione in campo tecnologico consente di semplificare la gestione del mare di informazioni presenti sul web.

La semantica applicata ai big data

Come spiega l’articolo di Michele Goetz su Forrester, le infinite potenzialità della tecnologia semantica fanno gola ai data geeks, alla costante ricerca di nuovi modi per gestire al meglio l’enorme mole di dati a loro disposizione, combinarli insieme ai contenuti, personalizzarli e renderli rilevanti ai fini degli insights.

La ‘discussione semantica’ nasce quindi dall’esigenza di riuscire a gestire i big data e i relativi analytics, spesso oggetto di malcontento per gli stakeholder. Dal sondaggio Business Technographics Global Data and Analytics di Forrester si avverte infatti un decremento della soddisfazione in termini di analytics del 21% dal 2014 al 2015.

Per data architect e vendor, la semantica sembra dunque essere la chiave per caricare di contesto e significato le informazioni a disposizione, così che possano dar vita a insights rilevanti e decisivi per le scelte di business. Questo è possibile poiché la tecnologia si basa sulla combinazione tra loro di ricerche, grafici, API, nonché metodologie di trattamento dei dati.

Il tempo è denaro, soprattutto sul web

In un mondo in cui il successo del business si misura in minuti e secondi, una mancata tempestività nella risoluzione dei problemi che si verificano online può costar cara.

Basti pensare al rilevamento di una falla nel sistema delle carte di credito di una compagnia o ad un tweet di cattivo gusto inviato da un executive. Se l’intervento non è immediato, la voce si diffonde più velocemente di un virus, tra social e news agency, mettendo a rischio reputazione e denaro.

Nel complesso sistema in cui viviamo, è essenziale essere smart e responsive, e l’aiuto della semantica è dunque prezioso. Dei dati bisogna saper riconoscere gli attori e le loro interazioni, affinché si possano comporre dinamicamente tra loro e possano fornire informazioni rilevanti per una corretta interpretazione.

Quale sarà la semantica del futuro?

Le prossime sfide della tecnologia semantica sono rappresentate dalla sua applicazione nel campo della sicurezza, della pianificazione delle infrastrutture e della produzione energetica.

Tale tecnologia si rivelerà essenziale per l’Internet of Things, poiché senza di essa miliardi di device presenti sul mercato non potranno comunicare tra loro in maniera efficace.

Migliaia di compagnie grandi e piccole, stanno costruendo tecnologie e applicazioni per la IoT: progettati e programmati separatamente, non necessariamente riusciranno a mettersi in connessione tra loro.

La semantica sarà la struttura che consentirà loro di interagire e scambiare informazioni.

Social Media Manager: i sei profili che ti capiterà di incontrare

Le 7 tipologie di social media manager

Chi è il Social Media Manager? Sicuramente il parente di qualcuno (il cuggino), ma formato per affrontare con professionalità il lavoro che è chiamato a svolgere.

Il Social Media Manager è una figura professionale con conoscenze approfondite in campo marketing, senza trascurare l’ambito editoriale, e possiede una visione globale della struttura digitale dell’azienda cliente. Monitora, raccoglie ed elabora, quindi utilizza gli insight al fine di raggiungere gli obiettivi di comunicazione e marketing sui social media che il cliente si è prefissato. Insomma, non è solo quello che deve “metterla verso le 13 o 14” la foto di Gianni s’intende.

LEGGI ANCHE: Il Social Media Manager di Gianni Morandi? Ecco 5 indiziati (se esiste)

Le 7 tipologie di social media manager
Le call per posizioni di Social Media Manager su LinkedIn sono cresciute del 1300% dal 2010 (dati Nielsen), ed il ruolo è nella prima posizione nel settore comunicazione online degli utenti di LinkedIn.

Molti professionisti provenienti da diverse aree della comunicazione e del marketing si sono reinventati Social Media Manager, creando non pochi problemi nel delineare i contorni del mestiere e nel semplificare la vita a chi necessita di assumerne uno. Ecco quindi che abbiamo raccolto per voi ninja 6 tipologie di Social Media Manager “derivati”.

LEGGI ANCHE: Quali competenze deve avere un vero Social Media Manager? Risponde Filippo Giotto

SEO Social Media Manager

La maggior parte degli annunci di lavoro riguardanti la figura del SMM richiedono (oltre all’inglese che poi nel colloquio orale non testano mai, o quasi) capacità di search engine optimization (SEO). Non è perciò una sorpresa se tra le skill vantate molti inseriscano questa voce, avendo magari ottimizzato solo un post su WordPress grazie a un plugin.

Advertising Social Media Manager

Questa è la tipologia di SMM che non ha convinzioni nella vita se non quella che un’attività commerciale può stare sui social network soltanto se è disposta ad investire denaro in pubblicità. Figli dei guru degli ambienti digitali, questi SMM sono probabilmente i meno creativi, e sono convinti che possano realmente calcolare il ROI (return on investment) dall’attività di comunicazione e marketing social, in modo scientifico.

Le 7 tipologie di social media manager

Il Social Media Manager millenial

Sono generalmente i più giovani, quelli cresciuti utilizzando i social media per uso personale. Hanno già un discreto seguito nei loro vari account social e ora cercano di trasformare la loro attività privata in attività professionale. Amano l’aspetto sociale di queste piattaforme, e tendono ad avere uno sguardo che si avvicina di più a quello del consumatore. Benché entusiasta ed early adopter, manca generalmente di esperienza nel campo del marketing online, fondamentale per un buon SMM.

Il Social Media Manager PR (AKA Jerry Maguire)

Jerry Maguire è il protagonista dell’omonimo film, nel quale viene lanciato da un’agenzia e il suo primo e unico cliente non ha una buona reputazione. Per tutto il film Tom Cruise (che interpreta Jerry) cerca di non far scivolare il cliente in atteggiamenti che possano comprometterlo maggiormente, tentando di migliorare la sua fama. Ecco, il Social Media Manager PR ha la necessità di migliorare l’immagine del proprio cliente, portando avanti così un doppio lavoro, mai facile o banale, con conoscenze approfondite nel crisis management. Alle volte, però, rischia di dipingere un’immagine del cliente irreale o troppo positiva, non riscontrando così la realtà.

LEGGI ANCHE: Ceres: tutto quello che avreste voluto chiedere ai loro Social Media Manager

Il Social Media Manager scientifico

Con un approccio totalmente analitico, pone l’attenzione più su come incastrarsi al meglio nei vari algoritmi social anziché all’interno delle dinamiche sociali. Un talebano dei numeri insomma, una figura che si avvicina più ad un Analyst che a un vero SMM. Solitamente la sua rincorsa al numero lo porta contro un muro, ma il cliente che lo ha scelto probabilmente non se ne accorgerà.

Le 6 tipologie di social media manager

Il Social Media Manager “nativo”

Un manager raro, solitamente al servizio di clienti big spender, nato per ricoprire la posizione del SMM. Ha ben chiari obiettivi e strategie, con capacità di coordinamento di un team comprendente altre figure, come il Content Curator, il Copywriter, l’Analyst e il Community Manager. Ha nozioni di marketing tali da poter creare, gestire e monitorare campagne adv, e possiede lungimiranza e costanza nell’ideare nuove soluzioni e strategie al fine di raggiungere gli obiettivi. Sono molto difficili da trovare sul mercato del lavoro, e spesso sono freelance.

Tu quale tipo di SMM hai assunto?

Micro-momenti: come vincere la sfida del mercato mobile

Micro-momenti: come vincere la sfida del mercato mobile

La quotidianità è costellata di micro-momenti, situazioni in cui consultiamo velocemente lo smartphone per conoscere, andare, comprare o fare.

Queste pratiche sono talmente diffuse che l’ultimo sondaggio condotto da Google/Ipsos negli USA attesta:

  • All’82% la percentuale di possessori di smartphone che consulta il proprio device in store durante un processo di acquisto;
  • al 91% quella di chi lo accende per trovare idee durante un processo lavorativo.

Un altro dato interessante riguarda i processi decisionali degli utenti, sempre più influenzati dal web e sempre più spesso finalizzati attraverso di esso. Queste occasioni di contatto sono tanto frequenti quanto brevi: il trend 2014-2015 è nettamente orientato verso un aumento delle connessioni da mobile (+20%) a fronte di una diminuzione del tempo di visita (-18%).

La tempestività dell’informazione/proposta è quindi di importanza superiore al brand che la offre.

Guadagnare l’attenzione dei consumatori momento per momento non è semplice, poiché non tutte le occasioni di interazione uomo-smartphone costituiscono un’opportunità per le aziende: l’utente deve avere un preciso intento, essere nel giusto contesto e avere una necessità immediata.

Ecco quindi tre best practice per avere successo grazie ai micro-momenti: un presente e un futuro che sono già (letteralmente) nelle nostre mani.

#1 Esserci

Quando cercano online, i consumatori sono infedeli: il 90% degli utenti mobile non associa il proprio bisogno ad una specifica marca e un utente su tre finisce col rivolgersi alla concorrenza anche quando la sua attenzione è indirizzata ad uno specifico venditore.

I benefici collaterali riguardano significativi aumenti della brand awareness e della brand perception. Le persone sono portate non solo a riconoscere, ma anche preferire un brand dalla presenza non invasiva, ma precisa e puntuale.

LEGGI ANCHE: Perché il marketing dei micro-momenti è il futuro secondo Google

Esserci vuol dire analizzare i trend di ricerca del nostro settore e verificare, cellulare alla mano, di essere presenti tra i risultati degli argomenti più ricercati da mobile.

Esserci significa anticipare i micro-momenti, per essere i primi a fornire informazioni rilevanti distribuite attraverso tutto il processo di acquisto dei clienti (funnel).

Micro-momenti: come vincere la sfida del mercato mobile

#2 Essere utili

Mostrarsi non è abbastanza. Per essere efficaci (e convertire) occorre creare una connessione, diventare il tramite tra l’utente e l’informazione ricercata, fornendo risposte efficaci a dubbi, necessità e curiosità.

Nel mercato mobile, questo è un fattore di successo tanto critico quanto facile da raggiungere grazie alle informazioni fornite dal contesto.

Il 73% dei consumatori ha dichiarato che ricevere regolarmente informazioni utili  è uno dei fattori più importanti nella scelta di un brand. Viceversa, entrando in uno spazio digitale che non soddisfi le loro aspettative, il 66% intraprende azioni negative, quali uscire immediatamente dal sito/app,  evitare di ritornarci o non concludere l’acquisto.

Tutti gli elementi della comunicazione devono rispondere ad uno specifico bisogno e non devono presentare dissonanze tra loro.

Le quattro categorie di bisogni – conoscere, andare, comprare o fare – rivestono un’importanza diversa per ciascun settore.

Una casa automobilistica metterà l’accento sullo storytelling (conoscere), per alimentare il valore pratico ed emozionale di un prodotto dal lungo ciclo di riacquisto. Un ristorante è probabilmente concentrato sul farsi trovare (andare), perché il suo target è prima di tutto geo-localizzato. Un eCommerce potrà mettere l’accento sul presentare i prodotti ai clienti in base ai loro bisogni del momento (comprare) o sull’illustrare le possibilità d’uso dei prodotti stessi (fare).

LEGGI ANCHE: eCommerce e storytelling: come raccontare il tuo prodotto online

#3 Essere veloci

Desiderio. Decisione. Gratificazione.
Il 60% dei partecipanti al sondaggio Google/Ipsos 2015 ha notato di prendere più velocemente le decisioni di acquisto grazie alle ricerche online.

Gli utenti mobile ricercano spesso informazioni che coinvolgono l’ambiente circostante, e le vogliono in fretta! Altrimenti cambiano sito.

Le maggiori fonti della drastica decisione? Lentezza nel caricamento dei contenuti e eccessivo numero di passaggi per giungere all’informazione desiderata o terminare il processo di acquisto. In entrambi i casi sono circa il 70% gli internauti che dichiarano di rivolgersi altrove quando incappano in questo genere di inconvenienti.

Qual è l’azione principale che gli utenti compiono quando entrano in una certa pagina? Qual è il bisogno che soddisfa la tua app? Hai eliminato i passaggi non necessari nel processo di acquisto? Hai testato la velocità di caricamento del tuo sito?

La velocità è la chiave. Sono chiamati micro-momenti per un motivo.

Micro-momenti: come vincere la sfida del mercato mobile

Per approfondire l’argomento Micro-Momenti consulta la guida completa fornita da Google: Micro-Moments: Your Guide to Winning the Shift to Mobile.

Ninja Social Oroscopo dal 12 al 18 Novembre

oroscopoSe in questa settimana anche l’ultima delle vostre certezze, la spontaneità social di Gianni Morandi, è crollata… non vi resta davvero che credere alle stelle e al Social Oroscopo!

Con Venere e Marte nel segno della Bilancia sarà ora di rimettere a posto il profilo Instagram, di photoshoppare l’immagine del profilo di Facebook e di mettere filtri anche per uscire a fare colazione! La Bilancia è il segno della bellezza, dell’eleganza, della perfetta apparenza… Tutto è studiato come una foto con gli addominali scolpiti!

Lo Scorpione con Mercurio nel segno è ossessionato questa settimana dall’ansia di sapere ed imparare… Sarà tra i primi a scaricarsi Notify facendo invidia anche a quel tuttologo del Sagittario che si perderà invece tra le serie di Netflix.

Toro e Vergine si sfidano con le app di Star Wars attendendo l’uscita del film come si fa col calendario dell’avvento. Il Toro scarica la app della Lego e giocando si dimentica anche di prenotare i biglietti del cinema mentre la Vergine opta per la app in cui si può creare il proprio personaggio e farlo combattere tra le stelle.

I Pesci questa settimana continuano ad avere poca voglia di divertirsi ma in compenso decideranno di sfruttare il tempo in modo intelligente: in cerca di risposte e certezze si daranno al data storytelling. Tutto l’opposto del Capricorno che in preda a nevrosi da vicinanza di esseri umani troverà nell’e-commerce un carrello su cui piangere  e di certo comprenderà la necessità di poter avere con lui un dialogo che vada oltre la stagione dei saldi.

La Bilancia sarà pronta a commuoversi per il video della Wind mentre il Gemelli al massimo si commuove per quello della Ceres che in effetti gli è vicina in ogni momento socialmente rilevante. L’Acquario non si commuove e anzi non ha ancora preso una posizione sui like di Twitter!

Il Cancro non ha voglia di coccole nè sesso, quindi gli resta un sacco di tempo per cercare di studiare l‘algoritmo di Facebook. Potrebbe chiedere aiuto ad un Ariete se non fosse troppo incazzato per metterci la testa… Che può andare d’accordo solamente con i personaggi virtuali dei suoi videogiochi.

Infine il Leone in questa settimana non baderà certo al contenuto ma troverà nella forma, anzi nel colore, la chiave di comunicazione ideale!

I segreti di Twitter per le PMI… svelati da Twitter [INTERVISTA]

Pere Solà Claver è Regional Marketing Manager PMI Spagna e Italia di Twitter. Insieme a Paolo Zappalà, del team Marketing di Twitter Italia, sarà protagonista del Ninja Talk gratuito Guida a Twitter per le PMI. Come sfruttare in pieno la piattaforma e diventare un Twitter Ninja, giovedì 19 novembre 2015, dalle ore 17 alle 18.

Abbiamo fatto una chiacchierata con lui nell’attesa della lezione gratuita e in diretta su come raggiungere gli obiettivi di marketing e quali sono le best practice per avere successo su questa piattaforma.

Cosa può fare Twitter per le PMI? Risponde Pere Solà Claver [INTERVISTA]

1. Sei Marketing Manger PMI per Italia e Spagna. Quanto è difficile seguire seguire due Paesi? In cosa sono diversi ed in cosa simili?

L’Italia e la Spagna sono i paesi con i tassi di PMI per persona più elevati in Europa. In questo senso, le PMI italiane e spagnole hanno bisogni molto simili di marketing: raggiungere il pubblico giusto nel momento giusto per incrementare le vendite.

Le PMI italiane e spagnole, inoltre, sono aziende che hanno saputo adattarsi ai tempi moderni e hanno capito che le nuove tecnologie e i nuovi canali di comunicazione sono indispensabili per avere successo. Essere al passo con i tempi significa abbracciare nuovi canali di comunicazione, e Twitter offre loro una grande opportunità.

2. Hai un’esperienza di 7 anni nel digital marketing. Quanto è cambiato lo scenario e qual è il trend più interessante dei prossimi anni?

Le PMI hanno un interesse crescente per l’online marketing. Spesso non hanno molte risorse perché si tratta di piccole aziende, con pochi dipendenti in cui c’è tanto da fare. Benché non abbiano molto tempo, hanno capito che è fondamentale usare l’online marketing.

Penso che nei prossimi anni vedremo sempre più PMI fare cose meravigliose online, perché avranno una conoscenza più approfondita dei diversi strumenti gratuiti di creazione di online content. Se parliamo di Twitter, strumenti come Vine o Periscope saranno sempre più integrati nella strategia di marketing delle PMI italiane.

3. Twitter sta cambiando molto com’è inevitabile che sia per un social network. Quali evoluzioni della piattaforma ti sembrano le più sfidanti?

Twitter è real time, conversazionale e pubblico. Questo significa che le aziende possono capire in tempo reale cosa pensa il pubblico di loro e dei loro prodotti. Possono inoltre ringraziare gli utenti in tempo reale e creare così una reputazione digitale positiva. E ovviamente reagire in modo rapido se viene identificata qualche problematica.

Il fatto infine che Twitter sia pubblico permette alle aziende anche di condividere con un ampio pubblico gli sforzi positivi che stanno facendo per rispondere alle esigenze dei loro clienti.

4. Quali sono le opportunità per le PMI che vogliono utilizzare Twitter per monetizzare?

Twitter è una vera e propria finestra sul mondo. Tutto quello che accade nel mondo accade su Twitter. E le conversazioni che avvengono intorno alle aziende non sono un’eccezione. Che tu sia una grande o piccola azienda le conversazioni su di te sono su Twitter: l’80% delle interazioni con le aziende sui social media avviene su Twitter e il 76% degli utenti che hanno avuto un’interazione positiva con una azienda è probabile che consiglino questa azienda ad amici e familiari.

Queste cifre dimostrano che c’è una grande opportunità per le aziende di tutte le dimensioni. Twitter è infatti il nuovo passaparola, e non conosco nessuna azienda che non sia interessata al passaparola.

5. Quali sono le le best practice per una campagna pubblicitaria di successo su Twitter?

Prima di tutto, le aziende devono sempre avere chiaro qual è l’obiettivo della loro campagna: generare traffico sul sito web? Promuovere un’ app? Qualsiasi sia l’obiettivo, è importante che questo si rifletta nella scelta del tipo di campagna e nel testo di ogni Tweet. Inoltre, i Tweet devono essere attraenti: i Tweet con immagini o video hanno un tasso di interazione del 313% in più dei Tweet solo di testo. Ci sono tante opzioni creative a disposizione delle aziende: imagini, video, website card, etc. Il mio ultimo consiglio è infine di identificare il pubblico target. Twitter è una comunità basata sugli interessi. Gli utenti scrivono e seguono altri account perché hanno interessi che vengono riflessi nella attività su Twitter.

Twitter Ads mette a disposizione delle aziende opzioni di targeting avanzate in grado di mostrare i Tweet ad utenti che sono potenzialmente interessati a ciò che l’azienda può offrire. Ad esempio, Wazypark, un’app per autisti urbani che li aiuta a trovare parcheggio in strada, usa il targeting per nome utente per mostrare Tweet ai follower di account legati al mondo degli autisti come, account sulla situazione del traffico in diretta, etc. Così, Wazypark ha potuto mostrare i propri Tweet a utenti Twitter potenzialmente interessati nel momento giusto, ed ha generato un costo per download molto più basso rispetto ad altri canali.

hashtag twitter

6. È giunto il momento per una domanda che farà crollare la mia reputazione da giornalista d’assalto. Qual è il tuo hashtag preferito? 🙂

Ci sono tanti hashtag quante sono le conversazioni su Twitter, e quindi è davvero molto difficile scegliere. Gli hashtag infatti permettono di organizzare le conversazioni su Twitter. A questo proposito, per riprendere il discorso, è importante che le aziende li usino in modo strategico, per aggiungere valore ai Tweet. Ho visto infatti aziende usare nei loro Tweet hashtag che non aggiungono nessun valore, e questa non è un pratica raccomandata. Dato che gli hashtag sono cliccabili, un uso indiscriminato può portare ad un allontanamento degli utenti dal profilo dell’azienda. Se un’azienda vuole organizzare la propria conversazione intorno ad un hashtag, è importante che utilizzi sempre lo stesso, in modo che gli utenti possano associare l’hashtag all’azienda.

7. Il 19 novembre sarai on air con il Ninja Talk Guida a Twitter per le PMI. Puoi darci un assaggio sui consigli che darai?

Il 19 novembre parleremo dell’enorme potenziale che Twitter offre alle PMI italiane, ripasseremo insieme tutti i consigli per avere un tasso di interazione più elevato sui vostri Tweet, vedremo tanti esempi creativi e scopriremo in dettaglio Twitter Ads e le funzionalità e opportunità che offre. Vi aspettiamo il 19 novembre al Ninja Talk #TwitterNinja!

Il trucco per una comunicazione efficace? Dirlo col colore giusto!

Chi lavora in comunicazione lo sa bene: trovare un buon concept per una campagna di comunicazione è solo il primo passo, ma se al momento della realizzazione il contenuto non è supportato dalla scelta delle giuste immagini il rischio è di vanificare una bella idea e perdere l’occasione di raggiungere il proprio target.

Per fortuna oggi le possibilità di trovare l’immagine giusta per il proprio progetto sono nettamente superiori rispetto al passato grazie alla diffusione di banche immagine d’alta qualità a prezzi contenuti. Anche qui però il tocco del comunicatore fa la differenza: quale immagine scegliere per il proprio visual? Con quale criterio?

Non è detto, infatti, che tutte le immagini cui siamo sottoposti arrivino al nostro cervello: ecco perché è compito di chi struttura una comunicazione visiva munirla di tutti quegli elementi che per prima cosa attirino l’attenzione dell’osservatore e in secondo luogo vengano correttamente decodificati.

Il trucco per una comunicazione efficace? Dirlo col colore giusto!

Uno di questi elementi è sicuramente quello tanto caro alla psicologia del colore e riguarda, per l’appunto, la scelta del giusto colore per la propria comunicazione. I colori, infatti, sono uno strumento potente in grado di amplificare le emozioni e stuzzicare i sensi, per questo sapere come utilizzarli può risultare determinante per l’efficacia di una campagna.

Non è un caso che ben l’85% dei consumatori consideri il colore uno dei fattori determinante nella scelta d’acquisto di un prodotto e che le pubblicità colorate siano lette il 42% in più rispetto a quelle in bianco e nero. Insomma, il colore influenza il comportamento del tuo target, perciò se vuoi che la tua comunicazione sia efficace devi vedertela con lui!

Adesso che ti abbiamo convinto dell’importanza del colore ti starai chiedendo: come scegliere il colore giusto per dare al tuo progetto una marcia in più? È semplice: basta conoscere il significato attribuito universalmente (o, perlomeno, culturalmente) a ciascun colore e scegliere quello che più si avvicina all’obiettivo che vuoi raggiungere. Ecco perché te ne accenniamo qui qualcuno, chissà che non sia quello che stai cercando!

1. Quando usare il bianco

Il trucco per una comunicazione efficace? Dirlo col colore giusto!

Usa il bianco se vuoi comunicare calma, purezza e pulizia. Non è un caso che venga usato in tecnologia per comunicare minimalismo e semplicità (vedi Apple) e che sia spesso associato al benessere e alla medicina.

2. Quando usare l’arancio

Il trucco per una comunicazione efficace? Dirlo col colore giusto!

L’arancio è il tuo colore se vuoi comunicare gioia, calore ed entusiasmo riempiendo il tuo visual di energia positiva. Sceglilo per i tuoi progetti invernali per riempirli di calore e attirare l’attenzione!

3. Quando usare il rosa

Il trucco per una comunicazione efficace? Dirlo col colore giusto!

In tutte le sue sfumature, il rosa è un colore elegante e alla moda in grado di evocare tantissime emozioni: può essere stimolante o rilassante ed è in grado di comunicare grande comfort e relax.

4. Quando usare il viola

Il trucco per una comunicazione efficace? Dirlo col colore giusto!

Vuoi dare un tocco misterioso e affascinante al tuo visual? Il viola può essere il colore che stai cercando! In comunicazione è spesso associato al prestigio e alla regalità ed è perfetto per gli articoli di lusso.

5. Quando usare l’oro

Il trucco per una comunicazione efficace? Dirlo col colore giusto!

Se la preziosità è la chiave intorno alla quale ruota il tuo concept creativo l’oro è il colore perfetto per dare un tocco di magia al tuo visual, trasformando gli elementi più ordinari in straordinari in un solo tocco.

Facebook si trasforma in Dj con Music Stories

Facebook si trasforma in Dj con Music Stories_1

Novità musicale in casa Facebook.

Settimana scorsa è stata presentata la nuova funzione Music Stories, che ha l’ambizione di rendere il social con la grande F una piattaforma ancora più musicale di quello che è stata fin ora.

LEGGI ANCHE: Come cambia il business musicale ai tempi dello streaming

Di solito, quando vuoi far sentire ai tuoi amici una canzone che ti piace molto e che hai appena sentito alla radio, in tv o tramite qualche app musicale (Spotify, Apple Music, Deezer, Google Play Music…), cosa fai?

Se non ne conosci il titolo, la decodifichi prima con Shazam, poi avvii la ricerca tramite Google oppure direttamente su YouTube e infine la condividi sui social (o fai un copia incolla dell’URL).

Tutte operazioni che ormai facciamo in pochi secondi, ma che con Music Stories potremmo disabituarci a fare.

Con questa nuova feature, l’operazione sarà facilmente realizzabile, come dimostra il video qui sotto:

We’re introducing “Music Stories” today to enable better music discovery and sharing on Facebook. The new post format allows people to listen to previews on Facebook from Apple Music and Spotify. You can read more about it on Facebook for Media: http://media.fb.com/blog

Posted by Music on Facebook on Thursday, November 5, 2015

Il vecchio caro copia/incolla continua a essere una delle funzioni più usate nel mondo del web!

Ricapitolando:

  1. condividi brano
  2. copia link
  3. incolla link su Facebook

A questo punto tutti i nostri amici potranno ascoltare i 30 secondi più significativi e orecchiabili della canzone – che partirà solo se lo vogliamo, per fortuna! – e se saranno interessati, andranno ad ascoltarla per intero in app.

In questo modo avremo sempre un utile strumento per essere sempre informati su quello che ascoltano le persone che conosciamo e gli artisti che seguiamo e per essere sempre informati sulle novità musicali.

Facebook si trasforma in Dj con Music Stories_2

Michael Cerda, Direttore di Produzione di questo e altri progetti FB, spiega il significato di questo nuovo strumento: “Speriamo che con questo servizio gli artisti condivideranno più musica, gli amici condivideranno e coinvolgeranno di più altre persone e la musica diventerà una parte ancora più importate dell’esperienza su Facebook“.

Al momento Music Stories non è ancora disponibile per il mercato italiano, gira solo su device iOS – ma a breve dovrebbe arrivare anche su quelli Android – e si legato solo a Spotify e Apple Music, ma anche in questo caso ci sia augura l’allargamento ad altre app.

Scrivi nei commenti cosa ne pensi questa nuova modalità di ascolto!