10 app innovative che non puoi assolutamente perderti

Mobile Apps Showdown è la gara che ha avuto luogo giovedì 8 gennaio scorso al CES 2015, la più grande fiera dell’hi-tech del mondo tenutasi a Las Vegas. La gara è stata l’arena di presentazione di interessanti e innovative app.  Durante l’evento di presentazione, è stato chiesto ai giudici e all’audience di esprimere la propria opinione sulle app secondo un criterio basato sulla probabilità di successo.

I giudici, dopo un’attenta analisi, hanno selezionato i 10 finalisti che sono apparsi in scena l’8 gennaio durante la gara, avendo a disposizione 4 minuti per presentare la loro app e determinando attraverso un applausometro il vincitore dello scontro finale! Una sfida all’ultima app per decretarne la migliore. Inoltre, c’è stata la possibilità di una votazione online per stabilire separatamente anche il vincitore della sezione online.

Abbiamo trovato molto interessanti queste 10 app e pensiamo che non potete proprio perdervele!

1. uCiC

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uCiC, acronimo di you see I see, è l’app che ti permette di selezionare qualsiasi area nel mondo e metterti in comunicazione con gli utenti di quel luogo per ricevere informazioni circa una tua particolare richiesta attraverso un’immagine o un video. Gli utenti che risponderanno alle vostre richieste, riceveranno alcuni Karma Points che potranno utilizzare a loro volta per le proprie richieste.

Per essere più chiari, avete bisogno di un bel mazzo di calendule per il compleanno del vostro partner? Bene potrete spedire una richiesta a tre diversi fiorai vicino a voi, chiedendo se qualcuno nelle vicinanze abbia per caso visto delle calendule. A quel punto gli utenti che riceveranno la richiesta potranno inviarvi una foto dei fiori e una specifica della location nella quale trovarli e il gioco è fatto. Adesso non avrete più scuse per trovare quel regalo che tanto vi faceva disperare.

La parola ai giudici: “Dalle strade del Pakistan ad un picnic in Central Park, uCiC usa le immagini per tenerti sempre al corrente.”

Disponibile per Android, iOS

free

2. Lyve app

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Lyve app permette di raccogliere, organizzare, visualizzare, riscoprire e proteggere la propria collezione digitale di foto e video per ogni dispositivo connesso (computer, smartphone, tablet) in ogni luogo ci si trovi.

La parola ai giudici: “… Lyve ti aiuta a mettere insieme in un unico luogo tutte le tue foto e i tuoi video, utilizzando uno dei due device per lo spazio di archiviazione hardware.”

Disponibile per Android, iOS

free

3. Breathometer

Breeze Video from Breathometer on Vimeo.

Preparatevi, fate un respirone e leggete tutto d’un fiato perché Breathometer è l’app che si connette al rivoluzionario Breeze, un etilometro che permette agli utenti di valutare il proprio stato di ebbrezza. Non dovrete far altro che soffiare all’interno del Breeze, che invierà istantaneamente all’app via Bluetooth il vostro BAC (livello di alcool nel sangue).

Ma la cosa più interessante è che l’app è collegata ad altri servizi come Uber, compagnie di taxi, alberghi e ristoranti locali, questo perché, nel caso in cui l’app segnali bollino rosso, avrete la possibilità di prendere un passaggio, andare da un amico, insomma starvene nelle vicinanze senza minimamente toccare il volante.

E se proprio volete saperla tutta, l’app tiene una cronologia del vostro livello BAC, così da rendervi consapevoli degli effetti dell’alcool nel corso del tempo. Ma c’è ancora qualcos’altro. Tutto questo diventa social perché gli amici si possono aiutare a vicenda condividendo i propri risultati tramite l’app.

La parola ai giudici: “Sicuro di guidare? Chiedilo a Breathometer.” 

Disponibile per Android, iOS

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4. SHAREit

SHAREit vi permette in maniera veloce di condividere foto, video, musica, contatti e molto di più da un device all’altro. SHAREit non ha bisogno di essere connesso a nessun cavo e trasferirà i vostri dati 40 volte più velocemente di un qualsiasi Bluetooth.

Il trasferimento di dati può essere fatto tra due persone o all’interno di un gruppo, utilizzando più di 5 dispositivi per un trasferimento di 300MB e oltre. Come fare? Aprite l’app, scoprite i devices disponibili, e semplicemente selezionate il file che desiderate condividere e voilà.

La parola ai giudici: “Con SHAREit nessun cellulare sarà più un’isola […] Facile veloce e conveniente.”

5. Blur

Blur your identity. Una semplice frase che racchiude in sé il potere di questa app, che si propone come la prima soluzione all-in-one per gestire la tua vita online, proteggendo le tue password, i tuoi pagamenti e la tua privacy. Blur rivoluziona il modo di gestire e proteggere non solo le tue passwords ma la tua identità, completamente. Oltre ad una semplice gestione e protezione di dati, l’app ti permetterà di mascherare il tuo indirizzo email, le tue carte di credito, i numeri di telefono e altri dati personali.

La parola ai giudici: “Ti permette di decidere chi può ottenere le tue informazioni personali e questo è l’anno in cui la privacy e la sicurezza sono di primaria importanza.”

Disponibile per Android, iOS

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6. Yuggler

Finalmente un’app pensata per i vostri figli, ma che userete voi per le attività con loro e per il divertimento in famiglia. Yuggler vi permette di scoprire e condividere con altri genitori nuove idee per le attività d’intrattenimento con i vostri bambini, attraverso il vostro iPhone, iPad o iPod.

La parola ai giudici: “Bloccati in spiaggia? Forse è meglio una giornata allo zoo?”

Disponibile per  iOS

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7. Perfect Bake

Se hai sempre desiderato (in segreto) di fare il mastro pasticcere, adesso non hai più scuse per esibirti in ricette degne di una cucina stellata. Con Perfect Bake, ciò di cui avrai bisogno saranno gli strumenti del mestiere – sistemi controllati e sincronizzati con l’app (una precisissima bilancia digitale, 3 contenitori identificati secondo un codice di colori, un termometro da forno e una pedana), l’app che potrai scaricare gratuitamente e semplicemente connettere il tutto.

Potrai scegliere tra oltre 260 ricette, modificarle ed inserirne una propria. Non dovrai far altro che mescolare gli ingredienti nei contenitori e seguire passo passo le indicazioni mostrate dall’app, che misurerà accuratamente le dosi di ogni ingrediente tramite la bilancia sincronizzata e voilà. Niente più misurazioni in tazze e cucchiai. Fantastico no? Curiosi? Golosi?

La parola ai giudici: “Perfect Bake trasformerà il tuo tablet nell’assistente-chef che ti permetterà di infornare oltre 300 ricette vincenti con grande precisione e risultati eccellenti.”

Disponibile per Android, iOS

free

8. Spot-on

Un po’ di divertimento serve sempre. Spot-on è l’ “eye-spy” game per giocare insieme ai tuoi amici. Testa il tuo talento nel riconoscere personaggi famose, luoghi e dettagli. C’è poco altro da aggiungere, per il divertimento a portata di match, cerca l’app da Gennaio 2015 nell’App Store e metti alla prova il tuo talento!

La parola ai giudici: “Spot-on è un gioco pop-culture. Attraverso una foto, tu e i tuoi amici cercherete di identificare il maggior numero di cose possibili e il miglior spotter vincerà!”  

Disponibile per  iOS

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9. Fitnet

Pronti per tornare in forma dopo le grandi abbuffate natalizie? Allora vale la pena provare Fitnet, l’app con oltre 200 video gratuiti, esercizi di fitness, con l’esclusiva registrazione del punteggio attraverso una webcam live e con il monitoraggio live del battito cardiaco.

Oltre 950.000 minuti di fitness messi a disposizione degli utenti nel 2014 da 200 paesi e in tutti gli Stati Uniti d’America. Fitnet è stata menzionata per 10 settimane consecutive come la “top app per la salute” da Apple. Non ci sono più scuse per il 2015! Avrete solo bisogno di 5 minuti per iniziare con i vostri buoni propositi e il vostro fitness con Fitnet.

La parola ai giudici: “Fitnet app riceve feedback sul tuo allenamento, perché analizza la tua attività utilizzando la fotocamera del tuo telefono o del tuo tablet. Finalmente un grande utilizzo per le nostre fotocamere selfie quando balli, fai gli squat e ti metti in moto verso la strada del fitness.”

Disponibile per Android, iOS

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10. Hi.q

Hi.q è l’app del fitness e della salute, ma con una particolarità. Invece di motivare le persone ad allenarsi e a mangiare correttamente, l’app Hi.q celebra le scelte già adottate da persone in forma e in salute e le mette in contatto con persone che possono usufruire di questa risorsa e imparare da loro. L’app è stata creata in collaborazione con dottori, dietisti, trainers, istruttori di yoga e altri esperti della salute.

È una veloce risorsa di informazioni utili ed attendibili sulla salute e si presenta come un degno sostituto dei forum e dei quiz sulla salute trovati online o sulle riviste. L’app è molto importante perché si propone come un sistema giornaliero di valutazione personale, che testa soprattutto la consapevolezza della propria salute e la mette a confronto con quella di altri utenti iscritti, degli esperti di salute e dei guru del fitness. Cosa state aspettando a scaricarla? Scoprirete cose che ignoravate o addirittura sfaterete dei falsi miti a cui avete creduto finora.

La parola ai giudici: “L’app utilizza i quiz sia per aiutarti ad imparare che per valutare il tuo livello di conoscenza. Ci piace l’utilizzo della community per creare un engagement con gli utenti.”

Disponibile per iOS

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Quale app scaricherete per prima? Fatecelo sapere nei commenti e raccontateci la vostra opinione!

Ai Grammys 2015 l'evento che ha sconvolto Las Vegas

Veicolare creatività e fare notizia attraverso la performance: ne hanno dato un magistrale esempio gli “Imagine Dragon” ai Grammys 2015, la notte degli Oscar della musica per eccellenza.

La spettacolarizzazione come strategia di marketing diventa la regola per fare notizia. Gli eventi realizzati secondo precise logiche di marketing ci insegnano che, se studiati in maniera eccellente, danno risultati veloci, di impatto, virali e di branding.

A supporto dello spettacolare evento, non a caso, l’uscita del nuovo album della band Statunitense “Smoke + Mirrors”. Strategicamente, la programmazione di attività progettate in questo modo, conferma, ancora una volta, quanto sia importante pianificare in chiave crossmediale una campagna di lancio pronta a rispondere al mercato su tutti i fronti.

Invece dei soliti 8- 30 secondi di annunci, hanno scelto di dare ai fans #MoreMusic, sfruttando il tempo assegnato loro per l’annuncio per dare spettacolo. La prestazione di quattro minuti “Shots”, a Las Vegas ha visto protagonisti: uno schermo a 360 gradi, gioielli di LED sui fan, riprese da un elicottero e 22 macchine fotografiche.

LEGGI ANCHE:“Play with Oreo”: la campagna che si ispira a Willy Wonka

Andare oltre lo spettacolo, per spingersi laddove esperienza, pubblicità e show si congiungono.

“Stiamo provando a incontrare le frontiere percorribili grazie alla tecnologia”

racconta a Mashable il frontman degli Image Dragons, Dan Reynolds.

Il famoso direttore musicale Jonas Akerlund, che ha diretto la prestazione sulla “Fremont Street” di Las Vegas, ha detto che l’entità e i tecnicismi dello spettacolo hanno creato non poche tensioni, determinate soprattutto dalla componente “in diretta” del progetto.

Il corto ricavato dalla performance live sarà utilizzato per promuovere l’album degli Imagine Dragons in uscita il 17 febbraio “Smoke + Mirrors”. (il cofanetto luxury dell’album conterrà quattro brani esclusivi).

“Se l’idea è semplice, l’esecuzione è grande e coraggiosa”

dice William White, vice-presidente marketing di Target, che descrive, con entusiasmo, la campagna pubblicitaria dai positivi feedback su Twitter.

” È come una grande nave spaziale atterrata nel bel mezzo di Las Vegas”

ha detto Akerlund.

La prima parte della performance è lasciata alle luci del palco a forma di disco, in pasto alle braccia e alle grida del pubblico e fin qui, tutto è ancora normale.

Il vero show è tutto nella parte finale, quando l’intero palco levita sovrastando il pubblico (di almeno qualche decina di metri) con luci spettacolari degne di un vero projection mapping. Katy Perry potrà impressionare il pubblico con fuochi d’artificio, ma gli Imagine Dragons guardano al rock ‘n’ roll. Al duro rock’ n ‘roll.

4 falsi miti sulla tua produttività

La soluzione a 4 falsi miti sulla tua produttività

Ciò che conta nel business è riuscire ad ottimizzare e monetizzare le risorse. La più preziosa di tutte è sicuramente il tempo: in quest’ottica il mantra per gli imprenditori è il tempo è denaro.

Riuscire ad aumentare la propria produttività sul lavoro è quindi un’esigenza fondamentale e da sempre l’uomo d’affari è alla ricerca della formula ideale per rendere al meglio. Saper organizzare il proprio tempo è di vitale importanza soprattutto per i freelance, che nella loro autonomia e lavorando spesso da casa hanno molti problemi in più da gestire.

LEGGI ANCHE: Quanto sei innovativo a lavoro?

Paula Rizzo ha analizzato quattro delle principali regole auree sulla produttività, scoprendo che in realtà non sono così efficaci come sembrano. Vediamo insieme come sfatare e risolvere questi falsi miti.

1. Non controllare mai le mail come prima cosa al mattino

Vi sarà senz’altro capitato di aprire la vostra inbox appena arrivati al lavoro: scoperchiare il vaso di Pandora vi sarà sembrato meno problematico. Sicuramente al quarto d’ora messo in conto per evadere la corrispondenza se ne saranno aggiunti almeno un altro paio.

La soluzione al problema è quella di leggere subito le mail, ma non rispondere fino a quando non ci vorrà meno di un minuto per evadere la richiesta.

Si potranno così scremare i messaggi rispondendo subito con sì o no a quelli che prevedono una simile risposta, inoltrando a qualche collega quelli che non sono di nostra competenza specifica e segnando come non letti quelli che richiedono una risposta complessa. Potete poi inserire la posta inevasa nella vostra to-do list in base alla priorità e gestirla nel corso della giornata tra le varie attività.

2. Svolgi per prima l’attività più dura

La soluzione a 4 falsi miti sulla tua produttività

Affrontare come primo task giornaliero l’attività più complessa della giornata può sembrare un’ottima strategia: rigenerati dal sonno, dalla colazione e dal primo caffè siamo sicuramente più performanti e, superato il primo ostacolo, il resto della giornata sarà in discesa.

Ma se il compito si rivela più ostico del previsto può scombussolare la nostra organizzazione, farci perdere tempo e dare un duro colpo al morale, rendendoci il resto del lavoro più difficile da affrontare.

La soluzione può essere iniziare la giornata con un paio di compiti più semplici, così da attivare una problem solving mode che ci permetta di arrivare rodati all’attività scoglio. Un altro trucco che può agevolare il task è di scomporlo in attività più piccole e semplici da affrontare.

3. Crea una to-do list

La soluzione a 4 falsi miti sulla tua produttività

Un’idea universalmente ritenuta valida è quella di creare la classica to-do list per organizzare tutti i compiti da svolgere nella giornata. Ma il rischio è che il listone possa creare poi confusione in quanto racchiuderà elementi eterogenei e incoerenti tra loro.

La soluzione al problema è quella di analizzare la lista dopo averla compilata e riorganizzarla suddividendola in liste ulteriori con differenti etichette: da fare al lavoro, da fare a casa, progetti da esaminare.

Sarà così più semplice avere una visione globale dei compiti da portare a termine e sarà più semplice allocare le risorse attentive e temporali.

4. Stop al multitasking

La soluzione a 4 falsi miti sulla tua produttività

Passato il periodo in cui essere multitasking era un must dei businessman, ci si è resi conto che fare più cose contemporaneamente può inficiare la buona riuscita di tutti i compiti. Da quel momento questa caratteristica è stata bandita dalla top ten di quelle apprezzabili in un lavoratore.

In realtà si possono svolgere con profitto più attività contemporaneamente, la soluzione consiste nel sovrapporre attività che non richiedano l’utilizzo delle stesse risorse intellettive. Se ad esempio sarà difficile rispondere alle mail e palare al telefono contemporaneamente, sarà di sicuro più facile leggere questo articolo e condividerlo mentre ci si allena con gli attrezzi cardio in palestra.

Il consiglio finale che Paula ci lascia è quello di non fidarci troppo delle regole universali che si tramandano dall’origine della vita in ufficio: non sempre ciò che è valido per tutti o per la maggior parte è applicabile anche a noi, spesso essere differenti è un vantaggio e l’importante è esserne consapevoli.

Quotazione Banzai: una scommessa per il mercato italiano

Dopo un 2014 costellato dalle IPO digitali come Zalando, Rocket Internet e la super chiacchierata Alibaba, finalmente per iniziare il 2015 al meglio, sostituiamo l’acronimo IPO con l’italiano “offerta pubblica ufficiale”. La quotazione Banzai infatti, oltre ad essere la prima in Borsa a Milano del 2015, è di una società digitale 100% italiana.

LEGGI ANCHE: Doppia IPO a Francoforte per Rocket Internet e Zalando

Una quotazione attesa da tempo, che segue il ritiro da parte del main competitor Italiaonline (proprietario di Virgilio e Libero tra gli altri) della propria IPO datato ottobre 2014.

Un prezzo di offerta di 6,75€ ribassato in seguito ad un collocamento non performante, che ha portato alla contrattazione delle sole azioni previste per l’aumento di capitale. Primo giorno di quotazione oscillante ed un inizio sottotono per il nuovo socio del gruppo:  il mercato.

Ma chi è Banzai ?

Banzai governa volumi di traffico online notevoli per il nostro paese, 17 milioni di utenti unici al mese, eppure questo nome potrebbe non dirvi nulla. Banzai infatti è il nome della società che si presenta al pubblico con altri brand come ePRICE, Saldi Privati, Studenti, Pianeta Donna, Il Post e Giallo Zafferano tra i più noti.

Due chiari e distinti core business: media ed e-commerce, che rappresentano rispettivamente due differenti canali, il pubblicitario con oltre 450 investitori ed il distributivo con migliaia di produttori ed una logistica ad hoc grazie ai cosiddetti pick and pay.

Saranno infatti investite nell’e-commerce buona parte delle risorse derivanti dalla quotazione, circa il 40% tra il miglioramento del servizio ai clienti attraverso l’aumento dei Pick&Pay e l’espansione del centro logistico.

LEGGI ANCHE: Alibaba conquista Wall Street, è IPO da record

I punti di forza e di debolezza della quotazione Banzai

Tra i punti di forza che hanno portato il gruppo fino alla quotazione, c’è sicuramente il ruolo dei fondatori, teste di serie responsabili della digitalizzazione italiana, attraverso le aziende che hanno fondato. Si parla infatti in primis di Paolo Ainio amministratore delegato e precedentemente fondatore di Virgilio, di Edoardo Giorgetti che ha fatto nascere Fineco, oltre a Andrea Santagata di Liquida e Splinder (la prima piattaforma di blog italiana).

Nel prospetto informativo viene infatti segnalato come “i risultati e il successo del gruppo dipendono in misura significativa dall’abilità dei propri amministratori e degli altri componenti del management che hanno un ruolo determinante per lo sviluppo e vantano una significativa esperienza nel settore dell’e-commerce e della pubblicità online”.

Queste solide premesse non bastano però a supportare i risultati d’esercizio. Nonostante il trend positivo di crescita dei ricavi, la società non ha mai registrato utili dalla fondazione. In un periodo di ingenti investimenti non è stata data una precisa valutazione in merito al pareggio economico ed alla possibilità di generare e quindi distribuire dividendi.

Nei nove mesi chiusi al 30 settembre scorso Banzai ha realizzato per 120,27 milioni di ricavi con un risultato operativo negativo per 2,76 milioni, una perdita di 2,62 milioni e un indebitamento finanziario da 5,24 milioni.

… e poi c’è la community

Una quotazione che coinvolge tutti, non solo il management della società e gli addetti ai lavori, ma anche ogni singolo membro della community di Banzai attraverso i propri marchi.

Ad esempio Saldi privati ha coinvolto la community tramite post social e newsletter annunciando la quotazione con un’offerta dedicata. Un’iniziativa dal titolo “Siamo in Borsa, anche grazie a te!” per avvicinare anche chi non conosce direttamente il brand Banzai in un giorno così importante per una delle società digitali più interessanti del nostro paese.

Snickers, Ariel e WWF: i migliori annunci stampa della settimana

Vi presentiamo la classifica dei migliori annunci stampa pubblicitari! Questa settimana creatività da Danimarca, Germania, Uk, Canada e Brasile. Qual è il vostro preferito?

WWF: Like

Facebook e compagni devono essere molto importanti per WWF dato che ci viene consigliato di collegarci con tutti gli account social  dell’organizzazione allo scopo di salvare vite. Vuoi saperne di più? Clicca qui: www.worldwildlife.org/social

Campagna in antitesi totale con la famosa “liking isn’t helping” del 2013 ( presentata qui dalla nostra guerriera Ninja Kora ) dove si cercava di sensibilizzare il pubblico sull’inutilità del semplice like o della semplice condivisione riguardo contenuti tragici di crisi umanitarie.

Voi cosa preferite? Qual è la più efficace? Quando avete deciso mettete un bel like!

Advertising Agency: TBWA, Copenhagen, Denmark
Creative Director: Tobias Aggergaard
Art Director: Jeppe Kuld
Copywriter: Tobias Løvschall-Wedel

Duracell: Gameflow

La batteria DURACELL: punto di unione fra la felicità di un bambino e un giocattolo. Bella l’idea di ricreare lo schema di un circuito elettrico.

Advertising Agency: Grey, Duesseldorf, Germany
Chief Creative Officer: Fabian Kirner
Creative Directors: Alexandros Antoniadis, Martin Venn
Art Directors: Markus Werner, David Baertz
Illustrator: Markus Werner
Copywriters: Thomas Kuhn, Helge Hoffmann, Serdar Kantekin

Condor Hair Brushes: Roman soldiers/Medieval soldiers

Pensate sia facile promuovere una spazzola? Qui condor sembra esserci riuscito bene! L’headline recita: controlla i tuoi capelli (come controlleresti un esercito ordinato)

Advertising Agency: OpusMúltipla, Curitiba, Brazil
Chief Creative Officer: Renato Cavalher
Creative Director: Flávia Rennó
Art Director: Luis Bacellar
Copywriter: César Noda
Illustrator: Abruzzo

Ariel: Bull

Un toro davvero determinato si arrampica pericolosamente attratto da un maglietta rossa davvero brillante ottenuto grazie al detersivo Ariel.

Notare come gli indumenti del vicinato siano grigi e opachi.

Advertising Agency: Saatchi&Saatchi Moscow/London
Executive Creative Director: Stuart Robinson
Regional Creative Directors: Neil Richardson, Oliver Farrington
Creative Directors: Polonski Yuri, Michael Ustinov
Art-director: Polonski Yuri
Designers: Andy Ivandikov

Snickers: Piercing/Tatoo/Deep-V

La fame fa brutti scherzi!  Quando sei affamato, non sei più te stesso. Parola di Snickers.

Advertising Agency: BBDO, Toronto, Canada
Creative Directors: Peter Ignazi, Carlos Moreno
Art Director: Mike Schonberger
Copywriter: Matt Hubbard
Illustrator: Greg Boychuk

LEGGI ANCHE: Uber, Diesel, Vespa: i migliori annunci stampa della settimana

Sta per iniziare la settimana più social dell'anno. Vieni con noi alla Social Media Week Milano

Social Media Week Milano

Vi avevamo già avvisato nel nostro post dedicato agli eventi da non perdere nel 2015. La Social Media Week di Milano è alle porte e pronta ad accogliervi dal 23 al 27 febbraio, negli spazi di Palazzo Reale, Spazio Eventi Mondadori in Piazza Duomo e la Sala Leonardo in Expo Gate.

Social Media Week Milano Mobile class

Gli oltre 100 relatori si confronteranno sul tema “La Mobile Class. Il digitale e la società che cambia” e lo faranno con circa 50 eventi che vedranno l’alternarsi di dibattiti e conversazioni sui social media, sui digital, sulle startup, sul futuro. Molte sessioni, e questa è una piacevole notizia, potranno essere seguite in streaming rendendo la #SMWmilan davvero digital.

Tra i partner, ovviamente, non mancheremo noi di Ninja Marketing e Ninja Academy!

Marco Massarotto, organizzatore della SMW e founder di Hagakure, afferma:

Anche quest’anno la Social Media Week torna a Milano, ricca di idee, ospiti internazionali e occasioni di confronto. Dopo 3 anni siamo contenti di rinnovare la partnership con la città e il Comune di Milano, nell’anno in cui ospiteremo l’EXPO.
Un evento insieme digitale e globale come la Social Media Week è un interessante laboratorio di riflessione a pochi giorni dall’inizio del più grande evento mondiale dell’anno. Il tema di quest’ anno, poi, rappresenta la vera sfida della società moderna: il “mobile”. Uno strumento di educazione, lavoro, pagamento, relazione a partire dall’EXPO, ma anche nella vita quotidiana e futura delle nostre città.

Non ti resta quindi che controllare il programma (in continuo aggiornamento) della Social Media Week e iscrivervi al vostro panel preferito! E occhio perché… la maggioranza è già sold out! 😉

social media week milano

Content Marketing: qual è la strategia migliore? [INTERVISTA]

corsi content marketing

Il content marketing è ormai una vera e propria disciplina e potenzialmente tutti i marchi e le imprese ne possono trarre benefici. La sostanza però sta nel saper usare la strategia corretta, conoscerne le basi e metterle in atto nel modo che è più coerente sia al proprio scopo che alla propria identità di brand.

Ma qual è la strategia migliore? Abbiamo intervistato per questo Francesco Gavatorta, docente del Corso Online in Content Marketing della Ninja Academy.

1. Qualcuno parla ancora del modello di comunicazione così come delineato da Shannon e Weaver nel 1949. Ha senso prenderlo come riferimento?

Direi assolutamente sì. Non ci sono motivi per considerarlo morto. Semmai dobbiamo considerare le regole proposte da quel modello come punto di partenza per analizzare l’esistente.

Il “remix” che si può ottenere dal miscelare flussi ed elementi contenuti nel principio proposto da Shannon & Weaver può diventare uno stimolo a interpretare gli scenari attuali e provare a prevederne di nuovi, soprattutto ora che il content marketing è diventata una vera e propria disciplina.

2. Prosumer is the new Couch Potato: come è cambiato il ruolo del consumatore negli ultimi anni? E la sua esperienza di navigazione?

Un ruolo più attivo, certamente, che lo vede interlocutore privilegiato per l’azienda anche per ciò che concerne le dinamiche di comunicazione. Oggi il consumatore non è soltanto l’anello che chiude la catena produttiva, ma uno strumento potenziale di coinvolgimento di altri consumatori.

L’esperienza di navigazione, poi, non si limita solo al web in senso lato, ma è più crossmediale: la customer journey può cominciare grazie a uno spot in TV che invita ad attivare shazam sul proprio smartphone, il quale rimanda a un contenuto residente online. Meccaniche nuove, talvolta più immediate per il consumatore stesso che non per chi le elabora.

3. Tutti parlano di storytelling. Come può la mia azienda raccontare e raccontarsi nel modo più efficace?

Il tema è complesso. Ad oggi leggiamo molte interpretazioni del termine, tutte corrette e contemporaneamente tutte sbagliate, frutto della mancanza di una vera e propria definizione condivisa.

Siamo in molti a cercare una strada per costruirla, ma il percorso è tortuoso. Certamente, a parer mio, è sbagliato attribuire a questo termine solo una valenza tattica. Consci di questo, sappiamo che oggi un’azienda ha molti strumenti per impiegare le regole che si fondono nella metodologia dello storytelling: sia di ordine più strategico che tattico. Ma appunto, il tema è complesso e poche righe non bastano 😉

4. Cosa vuol dire pensare in ottica transmediale?

Più che “pensare”, si “sviluppa” secondo una logica transmediale. Per esser concisi: costruire una narrazione transmediale significa creare una storia strutturata su più media, offrendo all’utente punti d’entrata alla narrazione differenti ma complementari, almeno dal punto di vista narrativo. Certo, anche qui le scuole di pensiero sono molte e molto si legge in giro di cosa significhi transmedialità.

Instant messaging mania: le prospettive di sviluppo di un fenomeno inarrestabile

Parlavamo giusto qualche settimana fa dell’arrivo della versione desktop di Whatsapp e della crescita prorompente delle app di instant messaging, ormai punti di riferimento fondamentali nel mondo della comunicazione digitale. Un’audience sempre più ampia, notevole frequenza di utilizzo e immediatezza, gli elementi che, assieme all’espansione del mobile, ne stanno sancendo il successo, facendo di queste applicazioni un vero must per utenti e brand.

LEGGI ANCHE: Non solo Whatsapp: lo scenario dell’instant messaging è sempre più in crescita

Ma quali sono le prospettive che dobbiamo aspettarci da questo trend? Scopriamolo insieme!

L’ascesa e la consacrazione del mobile commerce

Eh sì, il primo e più rilevante passo a cui assisteremo (ed in parte lo stiamo già facendo) sarà la definitiva affermazione del mobile commerce. Poco di cui stupirsi, possiamo parlare di content curation, branding, ma la capacità di generare vendite dirette (e conseguente fatturato) resta una priorità per qualsiasi azienda. L’e-commerce da mobile (M-commerce) è una realtà ancora ai primi passi ma comunque già avviata, capace di sfruttare al meglio la crescita del traffico da dispositivi mobile e l’abitudine ormai diffusa degli utenti di fare attività quotidiane, acquisti compresi, da smartphone e tablet.

Non a caso Gartner prevede che entro il 2017 in Usa il mobile commerce arriverà a toccare il 50% del totale dei ricavi da commercio digitale a fronte dell’attuale 22%. Una svolta epocale che non potrà che segnare indelebilmente le abitudini di utenti e brand, coinvolgendo di conseguenza le scelte strategiche di chi si occupa di marketing e comunicazione. Più di 2 miliardi di dollari di acquisti, ecco il risultato che Gartner calcola verrà toccato dagli acquisti online, acquisti che per la maggior parte arriveranno da mobile. Numeri incredibili se paragonati alla situazione odierna.

Ma andando nel concreto, quali sono le realtà già operanti nel m-commerce oggi? Line è già attiva con successo in Giappone e Tailandia, grazie a collaborazioni sviluppate con piattaforme E-commerce di queste regioni. Sempre in questa direzione va l’acquisizione di Viber da parte di Rakuten, la compagnia di e-commece più importante del Giappone.

Una possibilità, quella di vendere prodotti e servizi, che non lascia indifferenti neanche le app occidentali, impegnate come non mai a sviluppare progetti di questo tipo.

Nuove frontiere per i servizi di social customer care

L’utilizzo dei device Mobile e delle app di instant messaging sta variando sensibilmente le modalità di interazioni tra i brand e i propri clienti. Clienti sempre più evoluti e consapevoli, con aspettative e necessità sempre più precise a cui dare risposta in tempi quantomai immediati, elementi che portano ad un radicale ripensamento della customer experience.

Proporre agli utenti un servizio efficiente e tempestivo in tutte le fasi dell’acquisto diventa reale vantaggio competitivo, ponendo le aziende nella necessità di attivare modalità di interazioni molto più efficaci rispetto al passato. Per la loro stessa natura real time le app di messaggistica istantanee hanno da subito assunto un ruolo primario in questi processi, ed in particolare nel più rilevante di essi, il social caring, dimostrandosi per celerità ed immediatezza lo strumento preferito dagli utenti. Secondo il Social Customer Engagement Index 2014 pubblicato da Social Media Today ben il 49,9% delle aziende utilizza già il mobile nei propri servizi di assistenza.

E se pensaste che un corretto servizio clienti sia solo questione di etichetta rispondo con una recente analisi di Icm Advisors e Icm Research, che ha valutato un rilevante effetto del social caring sugli asset intangibili e sul valore di un brand. Un effetto che impatta sino al 10% del totale del valore del marchio. Il social caring si è inoltre dimostrato fondamentale nel generare lovemark ed advocacy, valori sì intangibili ma quantomai strategici nei mercati odierni.

Sono numerosi i brand e le aziende che si sono già mosse in questa direzione. Un esempio tutto italiano è quello di Brescia Mobilità,  realtà con attivo già da mesi un servizio clienti dedicato via WhatsApp. Basta un messaggio per ottenere rapidamente informazioni su orari e linee, con un discreto risparmio di tempo per l’utente e di spesa per l’azienda.

LEGGI ANCHE: Statistiche, casi e consigli per progettare una strategia vincente di WhatsApp Marketing

… la spinta all’integrazione: il caso WeChat

Acquisizioni di aziende, funzionalità aggiuntive, nuovi servizi. Sarà il dinamismo del mondo web o le crescenti esigenze degli utenti, ma è sempre più evidente la volontà di social e app (instant messaging comprese) di estendere il loro usuale campo d’azione. Nate nel principio di verticalizzazione, sono numerose le realtà che oggi preferiscono muoversi verso una maggiore integrazione, completandosi e divenendo in grado di proporre “internamente” le funzionalità utili ai propri utenti.

Una filosofia che trova già esempi illustri. WeChat, la app del colosso Tencent, è il perfetto esempio di questa volontà, modello estremo di integrazioni di servizi in un’unica piattaforma. Condivisioni di status ed immagini, aggiunta di effetti alle foto, possibilità di trovare tramite geolocalizzazione persone intorno a noi, sono solo alcune delle funzioni che vanno ad aggiungersi alla classica messaggistica istantanea.

Ma questo è nulla. La versione disponibile in Cina è ancora più integrata, permettendo addirittura l’acquisto di beni o servizi direttamente sulla app. Su WeChat si può comprare di tutto: voli, prodotti, soggiorni in hotel, ma è la possibilità di utilizzarla nella vita di tutti i giorni a renderla davvero unica. Prenotazioni di taxi, acquisto di biglietti dei mezzi pubblici, pagamento ai distributori automatici, “piccole” cose che hanno però lo straordinario merito di unire online e offline, portando l’app ad integrarsi perfettamente alle esigenze di vita dell’utente/cittadino.

Funzioni che a noi occidentali paiono sorprendenti e che rappresentano un punto di riferimento per le applicazioni di “casa” nostra, consapevoli certo della situazione ben diversa presente nel paese asiatico e difficilmente riproponibile qui. Molto probabilmente non arriveremo mai a vedere uno strumento completo come WeChat, ma è indubbio che il futuro ci proporrà strumenti sempre più “completi”.

Virale? Quando il successo dura il tempo di un'influenza

La ricerca del “virale” a tutti costi è un qualcosa di troppo spesso sopravvalutato, quasi fosse il Sacro Graal dell’epoca digitale in grado di regalare immortalità e splendore eterno. Purtroppo, in realtà, questo è molto più simile ad una semplice influenza, dove quello della febbre che ti farà più alto non è altro che un mito raccontato ai bambini e è inutile che tu poi vada a misurarti.

Ogni minuto vengono caricate in Youtube 48 ore di filmati: come fare, quindi, per emergere in questo oceano di contenuti e far sì che il vostro video venga visualizzato da quante più persone possibile? Ovviamente non sempre bastano buoni contenuti e, anzi, andando a vedere alcuni esempi di successo alle volte ci viene il dubbio che ne abbiamo perfino qualcuno, ma ci fanno ridere, ci commuovono, ci indignano e per questo meritano di primeggiare nell’olimpo del web, per due settimane.

Spot di Go Daddy andato in onda durante il Super Bowl 2013 con Bar Rafaeli

Un video virale è definito come tale quando è caratterizzato da un elevato numero di visualizzazioni raggiunte in un breve lasso di tempo, con un ciclo di vita che solitamente si esaurisce in un paio settimane. Riuscire a rendere virale un video equivale quasi a vincere la versione internet della lotteria di capodanno, successo rapido e immediato senza il bisogno di dedicarci mesi o addirittura anni di lavoro.

Sarebbe fantastico scoprire la formula magica in grado di far raggiungere ai nostri filmati digitali milioni di visualizzazioni nel giro di pochi giorni (e purtroppo non sempre bastano teneri gattini o succinte fanciulle!), ma ancora di più lo sarebbe scoprire come mantenerle costanti nel tempo.

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Il punto è proprio questo: l’attenzione del pubblico digitale passa con la stessa velocità con cui arriva, come fare quindi per mantenere alto l’interesse nel tempo? È sufficiente analizzare i dati dei canali Youtube di grandi brand come  Budwiser, Samsung, Dove e molti altri, per rendersi conto che un video virale non può essere alla base della vostra strategia: il numero di utenti attivi prima del lancio di un video virale e qualche settimana dopo rimangono, infatti, pressoché invariati.

Essere virali: che benefici porta?

Ne è un esempio la campagna “Puppy Love” lanciata in occasione del Super Bowl e che ha raggiunto i 50-60 milioni di visualizzazioni al giorno, dieci volte più del normale traffico sul canale, con un aumento di 500.000 iscrizioni nei 30 giorni successivi per poi, però, tornare ai numeri di sempre.

I benefici di questo tipo di campagne sono temporanei, per questa ragione rincorrere a tutti i costi la viralità alle volte può essere una perdita di tempo. Ciò su cui bisognerebbe puntare, invece, è la capacità di creare empatia con chi guarderà il video, dar vita a delle storie, stabilire una continuità alla campagna: un po’ come la differenza che c’è tra l’avventura di una notte e una lunga storia d’amore.

Nyan Cat, animazione 2D diventata un vero e proprio successo virale

Le persone oggi consumano moltissimi contenuti digitali, in qualsiasi momento o luogo e è proprio questa domanda costante e crescente a stimolarne la produzione sempre nuova da parte di professionisti e non.

Anche il modo in cui questi vengono usufruiti è cambiato, sempre più lo smatphone o il tablet si sostituiscono al computer per rispondere a questo bisogno irrefrenabile di essere sempre e costantemente intrattenuti, sia che siamo da soli che in compagnia, impegnati o annoiati.

Parodia del video clip di Miley Cyrus Wrecking Ball su Chatroulette

Jan Razab, CEO e co-fondatore del gruppo Socialbackers, consiglia di smettere di focalizzarsi sul rendere virale un contenuto ma, piuttosto, condivisibile e scalabile così che non si esaurisca su se stesso in un unico episodio isolato.

Rather than making “viral” the primary goal, content creators should first put their heads together to make sure all their content is shareable. Today’s consumer doesn’t get won over by a single video, so today’s marketing strategy must offer a constant stream of content.”

Esempi tutti italiani di video virali che hanno conquistato il web ce ne sono diversi, all’incirca un anno fa, ad esempio, i nostri social erano tutti letteralmente intasati dall’hashtag #coglioneNo, ve lo ricordate? Tanti, troppi creativi si sono rivisti in quel “te lo dico chiaramente, per questo progetto non c’è budget” e il messaggio lanciato dal Collettivo Zero si è diffuso a macchia d’olio. Un’ottima operazione di denuncia che continua ancora oggi sui social.

Grandi artisti del virale in Italia sono senza dubbio the JackaL, ogni cosa che toccano si spende e spande per mari e monti; perfino un commento sui capelli di Emma durante la sua esibizione a Sanremo ha raggiunto più di 20.000 like, 460 commenti e 630 condivisioni. I loro video sono brillanti, spiritosi e ci raccontano in chiave ironica situazioni più o meno esasperate che prima o poi tutti abbiamo vissuto. Per questo ci piacciono tanto, per questo non ci stancano mai, ci mostrano il bello della nostra stessa vita.

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Fate in modo che la vostra campagna duri più di un raffreddore: create un filone di contenuti, intrattenete, non puntate tutto solo su un unico colpo, in fondo “one shot one kill”, potete poi davvero aspettarvi di più?