Sai davvero cos'è la Marketing Automation? [INTERVISTA]

corso web marketing

Oggi parliamo con Damiano Ferraioli, docente del Master Online in Web Marketing & Social Media Communication, il quale ci ha aiutato a comprendere meglio tutte le tematiche e le argomentazioni che ruotano intorno alla Marketing Automation.

La Marketing Automation è un argomento poco conosciuto. Qual è il suo potenziale?

La Marketing Automation è un mercato in continua crescita che vale 3 miliardi di euro. Fino ad oggi il 60% delle aziende che la utilizzano, hanno un fatturato superiore a 500 milioni di euro. L’Italia è il paese delle PMI, ecco perché è un argomento poco noto.

Tuttavia la tecnologia viene in aiuto: soluzioni sempre più accessibili e costruite per piccoli team di marketing consentono alle aziende di aumentare fino al 400% i lead qualificati.

Quali sono le 3 regole d’oro che ti senti di dare a chi per la prima volta si avvicina al mondo della marketing automation?

1. Investire tempo e risorse nei contenuti. Quando un utente legge un articolo sul blog aziendale, clicca su un link condiviso tramite un tweet, aggiunge un prodotto al carrello o apre una newsletter appena inviata, la marketing automation acquisisce queste informazioni e le rende disponibili per rendere l’esperienza di acquisto unica e piacevole.

2. Che si tratti di un recupero carrelli o di un programma di rinnovo di servizio, è importante iniziare con campagne di marketing automation semplici e magari già pronte. In questo modo si potrà partire velocemente e avere un benchmark di riferimento.

3. La marketing automation è multicanale: coloro che vendono i propri prodotti al di fuori dei canali digitali dovranno dotarsi di strumenti adeguati (es. fidelity card, RFID, QR, iBeacon…) per acquisire informazioni legate al comportamento dell’acquirente.

Sai davvero cos'è la Marketing Automation? [INTERVISTA]

Come posso generare lead utilizzando Facebook?

Strumenti offerti da Facebook (o da terze parti) consentono di acquisire informazioni dell’utente a seguito dell’invio di un form.

Dopo aver integrato questi strumenti con la marketing automation, gli utenti potranno accedere a contenuti di valore, partecipare ad un contest o ottenere un coupon lasciando il proprio indirizzo email. In seguito, continuando a tracciare il comportamento, si potrà orchestrare un percorso orientato alla vendita o alla fidelizzazione.

Sai davvero cos'è la Marketing Automation? [INTERVISTA]

I software di marketing automation fanno davvero tutto da soli?

I software di marketing automation sono degli strumenti molto potenti e in autonomia sono in grado di acquisire informazioni, profilare la clientela, indicare i fattori che hanno determinato una vendita e suggerire le migliori campagne.
Non sono però i grado di costruire un’identità aziendale, cioè che distingue un brand da un altro: per fare questo serve creatività nei contenuti e strategia nel marketing.

Cosa impareranno nel concreto i Guerrieri che seguiranno il tuo modulo?

I Guerrieri impareranno a:

  • Comprendere i benefici della marketing automation
  • Profilare la propria clientela in base ai comportamenti
  • Implementare i programmi di marketing automation affrontati nel corso
  • Utilizzare Facebook per generare ricavi

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Telegram: come sfruttarlo per le proprie strategie? [HOW TO]

Il marketing ai tempi di Telegram

Telegram vs Whatsapp: nell’era del mobile, potrebbe essere questo il prossimo grande scontro cui assisteremo. Le app di messaggistica infatti stanno sempre più diventando uno strumento indispensabile alle aziende che vogliono costruire una relazione solida e duratura con i propri consumatori. E Telegram potrebbe rivelarsi appunto uno degli strumenti più utili ed efficaci.
Vediamo perché.
Fondato nel 2013 dai fratelli Nikolai e Pavel Durov
Fa, i fondatori del social network russo VK, Telegram ha come logo  un aeroplanino di carta. La sua peculiarità è estendere le sue funzioni, diventando una vera e propria community basata sulla messaggistica, quasi un mailing service, ma con i numeri di telefono al posto degli indirizzi di posta elettronica.

Il marketing ai tempi di Telegram

Telegram è a tutti gli effetti un servizio di messaggistica simile a WhatsApp, ma con un sistema di copertura e criptaggio dei dati che, a detta dei Durov, lo rende invulnerabile. Già questo è un grosso punto a favore, ma vediamo cosa lo fa essere così speciale da preferirlo all’app di Zuckerberg.

I Canali

Questa è l’ultima grande novità di Telegram. Ai canali possono iscriversi un numero illimitato di persone, possono essere pubblici, ottenendo una URL statica, e sono molto utili per aziende e professionisti che vogliono aggiornare in modo immediato i propri clienti in quanto a novità, promozioni, eventi. Si può controllare il contatore delle visualizzazioni di ogni post, in modo che chi produce i contenuti possa ridisegnarne la linea editoriale o potenziare i post con maggiori visualizzazioni.
Non iscrivete automaticamente i vostri clienti al canale, ma inviate loro una comunicazione in cui li avvisate dell’indirizzo web del nuovo strumento di comunicazione a cui possono iscriversi spontaneamente. All’azienda, su Telegram, basta registrarsi con una @username (telegram.org/username), così da poter essere trovati facilmente.

Il marketing ai tempi di Telegram

Come utilizzare Telegram

  • Crea il canale;
  • personalizzalo;
  • integralo nella tua strategia di marketing.

Telegram ti permette di inviare un messaggio contenente tutte le news della giornata direttamente tra i messaggi. Comodo, veloce, e soprattutto poco invasivo. Utilizzalo, ad esempio, per:

  • comunicazioni corporate: fai sapere ai tuoi dipendenti cosa succede, o inoltra circolari;
  • coordina un team di lavoro;
  • aggiorna i clienti delle novità;
  • in caso di crisi aziendale, rassicura dipendenti e clienti.

LEGGI ANCHE: WhatsApp marketing: esempi di strategie vincenti.

Il bot

Altro eccellente strumento di Telegram è il bot, cioè un risponditore automatico che consegna messaggi, immagini, audio e video a chiunque si colleghi. Utilizzalo per le classiche call to action, come ad esempio chiedere ai fan di andare su Facebook per una sessione di Q&A, spostarsi su Twitter per accrescere il live tweeting di un evento che ti vede coinvolto (o vede coinvolta l’azienda per cui lavori), o ancora per offrire ai tuoi clienti uno sconto utilizzabile in un arco di tempo ristretto dalla ricezione del messaggio. Qui trovi un nutrito elenco di bot Telegram.

Il marketing ai tempi di Telegram

I numeri di Telegram

Sono in costante crescita, avendo raggiunto i 10 miliardi di messaggi scambiati al giorno (ad aprile erano 2 miliardi al giorno). Gli utenti, ad oggi, sono quasi 80 milioni.

Numeri distanti da Whatsapp, è vero, ma WhatsApp tutto questo non ve lo permette.

LEGGI ANCHE: Non solo WhatsApp: lo scenario dell’instant messaging è sempre più in crescita.

Ninja Social Oroscopo dall'8 al 14 ottobre

oroscopoGuerrieri Ninja lettori, appassionati e studiosi dell’oroscopo, diciamoci la verità: siamo appena rientrati dal vacanze eppure stiamo già soccombendo allo stress lavorativo. Fortunatamente l’oroscopo della settimana vede un cielo favorito dal pianeta Mercurio, capace di regalarci intuizioni geniali e voglia di risolvere qualche piccolo conflitto. In ufficio il momento potrebbe essere propizio per abbandonare l’ascia di guerra su l’argomento x per poi chiedere un immediato riscontro sulla questione y, pareggiando il conto!

I segni di Terra questa settimana saranno favoriti. Si faranno promotori di contenuti positivi attirando l’attenzione di molte persone, alcune realmente interessate, alcune no. Il segno della Vergine si distinguerà per lo charme e l’intelligenza anche mentre userà la fotocopiatrice. Il Toro chatterà senza sosta per cercare di gestire la miriade di inviti ricevuti: dal caffè alla macchinetta all’aperitivo post lavoro. Il Capricorno cercherà in tutti i modi di fare il suo lavoro bene e nel minor tempo possibile perché la sua priorità sarà trascorrere più tempo in famiglia e con gli amici!

I segni d’Acqua saranno risvegliati dalla freschezza di una brezzolina misteriosa, come se arrivasse dallo spazio, carica di novità. Il Cancro, forte della ritrovata sintonia tra corpo e mente, si sentirà un vincente e terrà i piedi per terra solo pochi minuti al giorno! Per lo Scorpione e i Pesci, invece, ogni aspetto della rispettiva quotidianità sarà un’esperienza di vita. Lo Scorpione terrà gli occhi fissi sull’avversario, i Pesci su loro stessi. Entrambi, quando necessario, saranno in grado di raccontarsi lasciando a bocca aperta i rispettivi interlocutori!

I segni di Terra sono diventati degli esperti nel godersi la vita ma dovranno stare particolarmente attenti a non commettere errori. Il Leone non dovrà apparire troppo sicuro di sé nemmeno quando avrà la certezza di aver scovato un nuovo modello di business. L’Ariete cercherà di essere conviviale e gli unici cookies che lo preoccuperanno saranno quelli da acquistare e da offrire ai colleghi! Il Sagittario avrà bisogno di riflettere senza essere disturbato. È probabile che lo scoviate in archivio, là dove il cellulare non è in grado di ricevere nemmeno i vecchi sms!

I segni d’Aria, secondo l’oroscopo della settimana, saranno per lo più pensierosi. La Bilancia, suo malgrado, si troverà a dover fare una scelta importante e per non sbagliare cercherà di valutare i maggior numero di elementi possibili, informandosi praticamente su tutto. I Gemelli boicotteranno l’azione a favore del pensiero positivo. Prenderanno una settimana di riflessione e daranno sfogo alla loro creatività, sicuri di trovarvi qualcosa di utile. L’Acquario, finalmente più leggero, si impegnerà a costruire e coltivare qualcosa di concreto, per sentirsi più libero oltre che più indipendente.

Enjoy the week, Guerrieri!

Come trasformare un'impresa con la disruptive innovation? Parola ad Alessandro Rimassa [INTERVISTA]

AlessandroRimassa

Torna a Milano, il 21 e 22 novembre, il Forum delle Eccellenze, uno degli eventi business più attesi dell’anno organizzato da Performance Strategies.

Tra gli speaker, Alessandro Rimassa, direttore della TAG Innovation School e autore di Generazione Mille Euro e La Repubblica degli Innovatori. L’esperto di innovazione digitale e strategie di startup parlerà di nuovi paradigmi per le imprese, attraverso design thinking e disruptive innovation, durante l’intervento Come trasformare e far crescere la tua impresa con la disruptive innovation nell’era del digitale di cui ci ha dato un’anticipazione.

Nel tuo libro È facile cambiare l’Italia se sai come farlo, proponi 10 principi da cui partire per ricostruire insieme il nostro Paese. A distanza di mesi dall’uscita del libro, ce n’é uno che aggiungeresti? Se sì, quale?

Credo che la ricostruzione passi prima di tutto da una diffusione forte di una cultura differente: oggi quindi aggiungerei digitale, perché con la digital transformation possiamo contribuire a cambiare il modo di agire di aziende, persone, istituzioni, facendo sì che il Paese corra più veloce e al passo con le nuove grandi potenze dell’economia mondiale. Se oggi i nuovi ricchi sono tutti imprenditori del digitale e pochi di loro hanno già compiuto 30 anni, significa che la sfida da affrontare è questa e che non possiamo esimerci dall’affrontarla.

“Come trasformare e far crescere la tua impresa con la “disruptive innovation” nell’era del digitale”

Qual è il nesso tra la Terza Rivoluzione Industriale con ciò che stiamo vivendo oggi?

Noi siamo nel pieno di questa rivoluzione, che significa cambiamento del modo di produrre e interagire. Viviamo, cioè, una trasformazione rapida e costante che ha effetti disruptive, cioè devastanti e meravigliosi al tempo stesso. Pensiamo al lavoro: i cinque lavori oggi più richiesti, cinque anni fa praticamente non esistevano, e noi invece ancora ci chiediamo se far studiare giurisprudenza o architettura ai nostri figli…

Ho fondato, con Talent Garden, la TAG Innovation School proprio per questo, per portare i giovani italiani a fare quelle professioni per cui oggi c’è tantissima richiesta sul mercato. L’ho fatto per spiegare che la disoccupazione esiste ed esisterà finché non impareremo a capire che siamo noi a dover cambiare prospettiva, a dover studiare per le professioni realmente richieste. Certo, se voglio fare l’avvocato sarò disoccupato, ma se studio per fare il web developer trovo lavoro domani mattina! Questa è la rivoluzione industriale e digitale, questo non è il nostro futuro ma il nostro presente.

Il settimo principio afferma: “È facile cambiare l’Italia, se costruiamo una human-centered-society con lo sharing come nuovo modello socio-economico”. In virtù dei recenti sviluppi – vedi Uber e Gnammo – credi sia ancora possibile nel nostro Paese?

Io credo di sì, le trasformazioni fanno paura, ma sono ineluttabili. L’altra sera ho preso un taxi, ci siamo dovuti fermare al bancomat perché non aveva il Pos. Al di là del fatto che per legge dovrebbe averlo, crediamo davvero che tra due o tre anni i taxi così come li abbiamo conosciuti, proprietari indisturbati di un mercato chiuso, esisteranno ancora?

Nel mio ultimo libro uscito da pochi giorni, La Repubblica degli Innovatori (Vallardi), ho raccontato 85 storie di startup italiane, divise per 16 settori in cui vale la pena investire e con ben 105 consigli di management frutto delle storie di questi straordinari imprenditori italiani: sapete cosa emerge? Che esiste una nuova generazione che, senza timori reverenziali, agisce, collabora, immagina. E crea un nuovo futuro possibile.

sharing economy

In Generazione Mille Euro, invece, hai dato voce ad una generazione. Credi sia cambiato qualcosa – in meglio o in peggio – da quando hai scritto il libro?

Sono passati dieci anni esatti, ho la presunzione di dire che come allora scoprii prima degli altri una nuova generazione – che purtroppo viveva una situazione di enorme difficoltà, ma che non si lasciava abbattere – oggi con la Repubblica degli Innovatori ne ho scoperta un’altra, che poi è la stessa che vive a Talent Garden o studia alla TAG Innovation School: è la generazione degli innovatori, gente che non chiede permesso e che costruisce futuro. Chi non segue quest’onda, tra dieci anni non sarà più nel mondo del business.

startup

Come consulente, il tuo compito è quello di aiutare le aziende a sviluppare innovazione. Quali difficoltà ti trovi più spesso ad affrontare?

La paura. Paura di cambiare: “Abbiamo sempre fatto così”. E paura degli altri: “Non vorrei dar fastidio ai colleghi”. Lo dico schietto: chi ha paura, non troverà più posto, né per sé né per la propria azienda, nel futuro dell’impresa e del lavoro. Questo è il momento di agire, di giocare una partita più grande, di tirare con forza quel calcio di rigore che non si ha mai avuto il coraggio di calciare. Se non saremo noi ad andare sul dischetto, non troveremo più né la palla né il campo da gioco.

Ma io non mi rassegno: l’Italia è fatta di imprese straordinarie e di veri talenti, abbiamo le carte in regola per giocare la sfida dell’innovazione da protagonisti, dobbiamo però comprendere che il digitale non si improvvisa e tornare a studiare. Così vinciamo!

Privacy, social contest e cookies: cosa devo sapere? [INTERVISTA]

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La burocrazia, la normativa e la disciplina giuridica sono, sicuramente, delle argomentazioni difficili da comprendere, soprattutto per i “non addetti ai lavori”. Ecco perché abbiamo intervistato Roberta Rapicavoli docente del Master Online in Web Marketing & Social Media Communication.

Cookie law: quali sono i passi da compiere per mettersi a norma o verificare di essere a norma?

Per quanto riguarda la materia dei cookie, il primo aspetto da verificare è quali siano in concreto i singoli cookie (o strumenti analoghi) eventualmente utilizzati dal sito web, distinguendo, da un lato, i cookie proprietari dai cookie di terze parti e, dall’altro, i cookie tecnici da quelli profilanti.

Tale distinzione è fondamentale perché cambiano gli adempimenti che dovranno essere osservati.

Infatti, volendo schematizzare, se il sito installa cookie di profilazione, volti a creare profili relativi all’utente ed utilizzati al fine di inviare messaggi pubblicitari in linea con le preferenze manifestate nell’ambito della navigazione, sarà necessario segnalarli nell’informativa cookie da inserire nel footer della pagina, inserire il banner con una breve informativa sul sito, gestire il consenso dei visitatori e notificare al Garante (adempimento, quest’ultimo, escluso invece nel caso in cui i cookie profilati siano di terze parti).

I limiti giuridici applicati ai Social Media, ce li spiega Roberta Rapicavoli [INTERVISTA]

Se invece il sito installa cookie tecnici, quali sono quelli che garantiscono la normale navigazione e fruizione del sito web o quelli che permettono all’utente la navigazione in funzione di una serie di criteri selezionati al fine di migliorare il servizio reso, o cookie analitici di prima parte utilizzati per raccogliere informazioni, in forma aggregata, sul numero degli utenti e su come questi visitano il sito, sarà sufficiente segnalarli nell’informativa, senza necessità di ottemperare ad altri obblighi.

Ugualmente nel caso di cookie analitici di terze parti, purché si siano adottati strumenti che riducono il potere identificativo dei cookie e la terza parte non incroci le informazioni raccolte con altre di cui già dispone (diversamente, in mancanza di tali accorgimenti, sarà necessario segnalare i cookie nell’informativa, inserire il banner, gestire il consenso dei visitatori e notificare al Garante).

Ma c’è davvero qualcuno che rifiuta l’utilizzo dei cookie da parte di un sito web?

Probabilmente la maggior parte degli utenti tende ad eliminare immediatamente il banner che compare sul sito visitato, accettando l’installazione dei cookie indicati. Non manca però chi è più attento alla tematica della privacy e decide di navigare senza acconsentire al rilascio di cookie profilanti, di prime o terze parti. Il problema però è che non sempre è possibile esercitare tale scelta.

Infatti ci sono molti siti che utilizzano cookie profilanti senza aver ottemperato ad alcun obbligo e molti che, magari, hanno inserito apposito banner con cui indicano l”utilizzo di cookie profilanti, senza però attivare gli accorgimenti tecnici idonei a bloccare la loro installazione finchè l’utente non dia il proprio consenso.

Quali punti legali di base dobbiamo tenere presente quando avviamo un’attività di strategia digitale?

Chi intende avviare campagne di marketing, deve valutare anche degli aspetti che incidono in materia di adempimenti normativi in materia di privacy.

Così, solo per fare alcuni esempi, occorre considerare quali siano i canali da adoperare (mail, messaggi sui social…), perché l’invio di messaggi promozionali è consentito solo nei confronti di chi abbia espresso apposito consenso informato, ma ci sono delle eccezioni (in cui il consenso non è richiesto) legate ad esempio all’invio di messaggi tramite mail a propri clienti per proporre prodotti o servizi simili a quelli già aderiti o, ancora, tramite canali social a utenti che siano fan o follower dell’impresa, nonché valutare se l’attività va svolta attraverso soggetti terzi (agenti o società fornitori di servizi …) o operatori interni all’impresa, che dovranno nel caso essere nominati, rispettivamente, responsabili e incaricati privacy.

I limiti giuridici applicati ai Social Media, ce li spiega Roberta Rapicavoli [INTERVISTA]

Social contest: 3 cose che non dobbiamo dimenticare

  1. Non tutti possono organizzare “concorsi a premio”, ossia iniziative che possono essere svolte anche on line dalle imprese che intendono promuovere la loro attività.
  2. Sulla base del principio di territorialità previsto dalla normativa in materia di concorsi a premio, occorre limitare la partecipazione a coloro che risiedono nel territorio italiano ed utilizzare, per la gestione del concorso, un server che sia allocato in Italia o, secondo un recente indirizzo ministeriale, anche un server collocato all’estero, purchè però tale server invii in tempo reale tutte le informazioni e i dati dei partecipanti ad un server ubicato nel territorio italiano.
  3. Se l’estrazione dei premi avviene con l’utilizzo di meccanismi informatici, occorre che si certifichi che il programma destinato alla gestione del concorso non sia manomettibile e garantisca l’imparzialità e la casualità nell’attribuzione dei premi.

Quali cose ancora si possono migliorare riguardo le normative per il trattamento dati?

Credo che tra le esigenze più sentite ci sia quella di una semplificazione. Sebbene in alcuni casi gli adempimenti richiesti dall’attuale normativa siano necessari per garantire e tutelare le persone di cui si trattano i dati e pertanto non sia possibile eliminarli senza generare il rischio di arrecare gravi pregiudizi, ci sono alcuni aspetti su cui sarebbe possibile valutare un intervento di semplificazione.

I limiti giuridici applicati ai Social Media, ce li spiega Roberta Rapicavoli [INTERVISTA]

Così, ad esempio, con riferimento all’attività di marketing, per cui continua a trovare applicazione la normativa in materia di privacy (e, in particolare, l’art. 130 del codice privacy) anche nel caso in cui si intenda inviare comunicazioni commerciali e promozionali a società, escluse, dal 2011, dalla categoria degli “interessati”.

Occorre comunque considerare che ci sono dei cambiamenti all’orizzonte. Infatti si è in attesa dell’approvazione del Regolamento europeo in materia di privacy, che troverà applicazione in tutti gli Stati UE, garantendo così un’uniformità di trattamento dei dati personali all’interno dell’Unione Europea.

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Ecco Le Macchine Volanti, il magazine online sulla cultura digitale di Telecom Italia

Se è vero che, come dice Michael Brito, ogni azienda dovrebbe diventare una media company, allora il Gruppo Telecom ha deciso di accettare ii consiglio. È nato infatti Le Macchine Volanti, magazine di cultura digitale che propone ai lettori contenuti inediti long form a firma di alcune delle penne più autorevoli del web.

Economia digitale, tecnologia, letteratura, politica, analisi del linguaggio: Le macchine volanti si propone di trattare una varietà di temi attraverso “chiavi di interpretazione coerenti con il cambiamento digitale già in atto“, come si legge nell’articolo di presentazione della rivista firmato dal presidente di Telecom Italia Giuseppe Recchi.

LEGGI ANCHE: Content Marketing: ecco perché fa bene alla tua azienda

Recchi, oltre all’articolo sopracitato, ha firmato anche un articolo sull’importanza dell’infrastruttura tecnologica per l’accesso al web (anzi: alla vita digitale). A questi ne sono seguiti altri su libri di carta e di bit (a firma del direttore Massimo Mantellini), sulla crisi di Twitter, sul destino e il ruolo della pubblicità sul web con la crescita degli AD Blocker, sulle imprese innovative come traino dell’economia del Paese.
Da segnalare il Diario di un parlamentare digitale di Stefano Quintarelli, presidente del comitato di indirizzo dell’Agenzia per l’Italia Digitale-

Oltre al contenuto, vanno lodati il  design user friendly, la grafica curata e l’ottima impaginazione degli articoli.
Le macchine volanti è l’ennesimo segnale dell’importanza sempre crescente del content marketing per le aziende, piccole e grandi. I contenuti attirano le persone, contribuisce alla creazione della brand identity, fidelizzano: dare, prima di chiedere, è il mantra del marketing digitale. Chi lo scorda è perduto.

Ruba l'annuncio e vola con JetBlue

Ruba l'annuncio e vola con JetBlue

JetBlue lancia una nuova campagna pubblicitaria e tra le strade di New York si respira incredulità e divertimento allo stesso tempo.

La compagnia aerea invita a “rubare l’annuncio” per ricevere offerte, buoni, biglietti ecc. Più di 100 newyorkesi non si sono lasciati scappare questa occasione. Infatti, sono stati strappati ben 181 annunci presenti sulle pensiline di cinque quartieri.

Di certo, i “ladri” non sono passati inosservati, con un annuncio gigante sotto il braccio, ma la loro audacia è stata premiata.

Ruba l'annuncio e vola con JetBlue

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Dato il grande successo, il brand ha intenzione di ripetere l’iniziativa anche in questi giorni e siamo sicuri che, questa volta, in pochi si lasceranno sopraffare dalla timidezza; del resto nessuno griderà: “Fermate il ladro!” 

L’iniziativa #NYCTakeoff della compagnia JetBlue Airways è stata realizzata e sviluppata dall’agenzia Mullen Lowe, che si ritiene assolutamente soddisfatta dei risultati raggiunti.

Ma lasciamo spazio alle immagini, per capire davvero quello che è successo:

CREDITS:
Creative
Chief Creative Officer: Mark Wenneker
Executive Creative Director: Tim Vaccarino
Executive Creative Director: Dave Weist
VP, Creative Director: Enrique Camacho
VP, Associate Creative Director: Pete Shamon
Associate Creative Director/Technologist: Joe Palasek
Senior Art Director: Pier Madonia
Art Director: Lisa Della Piana
Sarah Schmid: Copywriter
Designer: Han Na Jung
Designer: Alyssa Cavanaugh
Designer: Tony Frusciante
Production
Production Supervisor: Kristine Ring-Janicki
Content Producer: Eric Skvirsky
Editor and Videographer: Nick Brecken
Assistant Editor and Videographer: Jake Stafford
Project Manager: Molly McKeown
Account Management
SVP, Group Account Director: Drayton Martin
VP, Account Director: Meredith Frisco
Senior Account Executive: Vishal Chandawarkar
Copy Editing
Copy Editing Manager: Ashley Rumery
Strategy
Strategic Planning Director: Ellie Gogan-Tilstone
Senior Brand Strategist: Sloane Beaver
Media
SVP, Group Digital Director: Jade Watts
Media Supervisor: Kelly McGowan
Media Planner: Lauren Meyers
PR/Social
SVP, Account Director PR: Jaclyn Ruelle
Account Director PR: Megan Oxland
Assistant Account Executive PR: Kelsey Labrot

SOS vita privata: come sopravvivere allo stress del lavoro 2.0

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Non importa che lavori in una startup o in una grande azienda, una volta messo piede nel mondo del lavoro mantenere l’equilibrio tra vita privata e lavorativa sarà veramente un’ardua impresa.

Non temere però, in soccorso della tua salute mentale e fisica abbiamo alcuni consigli per bilanciare business e vita privata.

Impara a gestire la tua casella email personale

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Se un tempo uscire dall’ufficio equivaleva a staccare la spina dal proprio lavoro, adesso le cose non stanno più in questa maniera.

Con gli smartphone il rischio che corri è quello di ritrovarti inondato di email lavorative anche nel tempo libero. Non disperare però, in questo caso ciò che la tecnologia toglie, allo stesso tempo restituisce.

Una soluzione da sfruttare è quella di chiedere al tuo team informatico di aiutarti a gestire le tue mail in arrivo, ad esempio facendo una cernita tra le mail che sono veramente urgenti e le missive che in realtà non lo sono per niente. Questo piccolo sistema, ti aiuterà a rimandare al giorno dopo impegni di poco conto che rischiano di rovinarti la serata.

Un’altra soluzione è quella di realizzare un sistema che possa salvare i tuoi messaggi urgenti per il giorno seguente, in maniera che il mattino dopo avrai la possibilità di controllare immediatamente le mail più importanti.

Lavoro e vita privata: è giunta l’ora di indossare un wearable

SOS vita privata: come sopravvivere allo stress del lavoro 2.0

Indossa una wearable. Molte di queste meraviglie elettroniche sono essenziali per il tuo benessere psicofisico.

Possono ad esempio avvisarti quando stai lavorando da troppe ore, suggerendoti attraverso piccoli alert di fare una passeggiata: un toccasana per la tua salute e per il tuo lavoro, che vedrà grossi miglioramenti nel lungo periodo.

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Non solo, questi dispositivi hanno la possibilità di monitorare la qualità del tuo sonno, suggerendoti quali sono le ore in cui riposi meglio, e quali danneggiano il tuo recupero. Saranno loro ad aiutarti a scegliere il modo più efficace per riposare.

Meeting aziendali? No grazie

SOS vita privata: come sopravvivere allo stress del lavoro 2.0

Che sia una startup o una impresa già affermata, il tuo business non deve essere fatto di sole riunioni. Spesso i lavoratori passano molte ore in meeting poco produttivi e che tolgono preziose possibilità alla mission aziendale.

Un consiglio per organizzare la tua vita sociale e lavorativa può essere quello di allentare la presa e di fare meno riunioni e più lavoro effettivo, in maniera da avere più tempo libero per te stesso e per i tuoi obiettivi futuri.

Il lavoro da casa può essere redditizio?

SOS vita privata: come sopravvivere allo stress del lavoro 2.0

Forse è giunta l’ora di uscire dagli schemi tradizionali. Lavorare da casa non deve essere per forza sinonimo di perdita di tempo, anzi diverse esperienze hanno dimostrato il contrario: secondo Atlassian, azienda australiana che ha fatto della motivazione del personale il suo fiore all’occhiello, i lavoratori da remoto hanno garantito una migliore produttività, una minore stanchezza e una maggiore soddisfazione rispetto ai lavoratori di ufficio.

Perciò un’altra soluzione può essere quella di lavorare da casa, per lo meno in quei mestieri in cui la presenza fisica e lo scambio con gli altri utenti non sono necessari.

Be social, ma non troppo!

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Se stai pensando che i social media ti permettono di avere una finestra sempre aperta sulla tua vita privata senza intaccare il tuo business, fai un passo indietro. Il binomio social media e lavoro sa anche essere pericoloso: utilizzando queste piattaforme, il rischio è di perdere preziose ore di lavoro che influenzeranno negativamente proprio quella vita familiare che tanto insegui sui social.

Tenere l’equilibrio tra vita privata e lavoro è veramente difficile, ma qualche accortezza potrà aiutarti in quest’impresa. L’importante sarà lasciare questi due aspetti separati il più possibile, in maniera da poter vivere nel migliore dei modi ognuno di essi.

Come creare un video virale [HOW TO]

video virali

Realizzare un video virale su Facebook o Youtube è il sogno di ogni azienda che cerca di farsi notare sul web.

Ma non sempre ci si riesce e spesso i nostri video finiscono per avere poche visualizzazioni e ancora meno condivisioni.

Come fare per realizzare contenuti predisposti alla viralità?

Uno studio realizzato da Unruly ed apparso su Harvard Business Review offre delle risposte molto utili.

Lo studio dell’azienda americana di marketing, basato sull’analisi di 430 miliardi di visualizzazioni video e del comportamento online di oltre 100000 consumatori ha evidenziato i due fattori principali che contribuiscono alla viralità dei contenuti:

1) La risposta psicologica (come ci sentiamo emotivamente dopo aver guardato il video)

2) La motivazione sociale (ciò che ci spinge a condividere il video)

Maggiore sarà l’intensità dei sentimenti provocati dalla visualizzazione, più alte saranno le probabilità di aumentare le condivisioni ed il passaparola.

Unruly ha analizzato i risultati del video Puppyhood, storia dell’amicizia tra un adorabile cagnolino e il suo padrone…quale occasione migliore per realizzare uno spot da oltre 6 milioni di visualizzazioni.


 

Perché le persone condividono i video?

Motivazione sociale

Unruly ha identificato 10 motivazioni sociali che possono spingere alla condivisione di un contenuto. I video migliori sono quelli che riescono ad abbracciare diverse categorie di motivazioni sociali.

Nel caso di Puppyhood gran parte delle persone ha condiviso il video per sentire cosa ne pensavano gli amici o come pretesto per iniziare una conversazione sull’argomento.

Perché alcuni video diventano virali

Risposta psicologica

Un video come Puppyhood provoca un immediato calore, un sentimento empatico di tenerezza a cui è difficile resistere. Ci sono diversi sentimenti che un video può sollecitare, come l’ironia, la felicità o la sorpresa. L’importante è stare lontani dalle emozioni negative come la confusione o il disgusto.

Un consiglio? Realizzare contenuti multimediali capaci di coprire più sfumature della sfera emozionale aumenta sensibilmente le probabilità che un video diventi virale.

Perché alcuni video diventano virali

I Super Sharers spostano l’ago della bilancia.

C’è un 18% di utenti internet che sposta realmente l’ago della bilancia in termini di visualizzazioni video: sono i cosiddetti Super Sharers, utenti che condividono video in media una volta a settimana. Un ulteriore 9% condivide video addirittura ogni giorno.

Riuscire a raggiungere questi utenti può essere una delle chiavi di volta per aumentare le views del tuo video.

Perché alcuni video diventano virali1

Il timing è fondamentale.

Maggiori saranno le condivisioni realizzate durante i primi due giorni di lancio del video, maggiore sarà la sua viralità nel corso del tempo.

La differenza in questo caso la può fare il giorno di lancio del video: il giorno migliore è il Mercoledì, seguito a ruota dal Giovedì e dal Venerdì.

Perché alcuni video diventano virali1

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Cosa c'entra il digital marketing con gli hair stylist? [INTERVISTA]

Una citazione di Isaac Newton recita così “Se ho visto più lontano, è perché stavo sulle spalle di giganti”. È un prezioso consiglio da tener presente nelle più svariate circostanze: studiando le strategie di chi ha successo in una determinata area e facendole nostre, è più facile ottenere risultati migliori rispetto a quelli che magari otterremmo da soli improvvisando.

La curiosità e la creatività sono componenti che non dovrebbero mancare in nessun settore.
Nel mondo degli hair stylist, ad esempio, già di per sé creativo e innovativo, dove immagine e tendenze contano in maniera preponderante, l’utilizzo di canali comunicativi differenti rispetto a cataloghi e riviste o volantini cartacei, può rivelarsi un valido mezzo alternativo per ottimizzare la brand image e abbattere i confini fisici di un salone di bellezza, facilitando il successo in termini di business. Ma gli strumenti digital vanno testati seguendo linee guida ben precise.

Per trasmettere l’importanza della realtà digitale, i “giganti” di Ninja Academy Luca La Mesa, Rosaria Toriello e Diego Orzalesi, hanno partecipato al Wella Franchise Congress organizzato da Wella Professionals, con speech in marketing digitale, realizzati grazie al supporto della divisione Corsi In House, guidata da Federica Bulega.

Abbiamo chiesto loro di spiegarci come sia possibile per gli hair stylist, aumentare il fatturato e acquisire nuovi clienti con gli strumenti digital. Scopriamo cosa consigliano e quanto lontano ci fanno vedere!

“Al Wella Franchise Congress avete parlato di Digital, Social media e Visual Storytelling. Come può un negoziante, come un hair stylist che gestisce un salone di bellezza, utilizzare questi strumenti per aumentare il fatturato e acquisire nuovi clienti?”

Diego OrzalesiWeb marketing strategist e social media manager.

“A mio modo di vedere adottando un mix di branding, induzione alla comunicazione e advertising su Facebook.

Il punto di partenza, per molti non scontato, è la cura dei canali sui quali si è deciso di essere presenti (i principali saranno Facebook, Instagram e Pinterest, maggiormente adatti a una comunicazione visiva), ai quali si deve dedicare la stessa attenzione riservata al salone. Il passo immediatamente successivo è la creazione di contenuti di valore per il cliente (collezioni, consigli, guide, novità, momenti in salone, prodotti…), informando, incuriosendo, ispirando, esaltando l’esperienza di prodotto, fornendo servizi post vendita, il tutto ricercando sempre un approccio conversazionale.

Fondamentale quindi “collegarsi” sui social con la propria clientela sfruttando tutti i touch point a disposizione in salone, con una comunicazione visiva che inviti, in maniera più o meno esplicita, a divenire fan/follower, a geolocalizzarsi in negozio, a lasciare una recensione sul servizio, a creare contenuto durante l’esperienza da condividere con le loro cerchie sociali (ad esempio una selfie durante il taglio), magari indicando l’hashtag di brand #NomeSalone.

Un supporto notevole a queste attività può essere dato dall’utilizzo dell’advertising su Facebook, per raggiungere utenza in target sia dal punto di vista geografico che anagrafico e di interessi. L’adv potrà essere utilizzato sia per fare fidelizzazione sui clienti acquisiti (aumentando quindi il valore dello scontrino medio e la frequenza di visita), sia per acquisirne di nuovi lavorando sugli amici dei fan con contenuti di valore oppure con offerte dedicate.

In sintesi l’hair stylist non dovrebbe far altro che portare online l’approccio relazionale e creativo che ha con i propri clienti, per molti dei quali è spesso amico, consigliere, confidente, utilizzando le metodologie oggi a disposizione, non dimenticando mai un pizzico di ironia”.

Rosaria Toriello, Content Strategist.

“Il segreto sta nel saper usare le immagini: come contenuto, mezzo per coinvolgere le persone e come canale di espressione della propria identità. Il grande successo dei Visual Social Network, come Instagram e Pinterest, conferma quanto i contenuti visivi affascinino gli utenti.

Il settore hair & beauty si alimenta di immagini: i social media rappresentano, quindi, i canali più adatti per mostrare le proprie abilità professionali e farsi conoscere ad un pubblico (fatto di potenziali clienti) più vasto (sia geolocalizzato che global), inoltre permettono un’alta profilazione del target.

La comunicazione digital deve basarsi però su 3 regole d’oro: essere coerenti, adottare un tono professionale avendo cura del proprio personal branding e pubblicare solo contenuti di qualità.

Se ben usati i social media possono generare un passaparola estremamente positivo che può tradursi in nuovi appuntamenti in salone. La stessa dinamica che avviene offline può svilupparsi online, ma in modo amplificato”.

Luca La MesaSocial Media Strategist.

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“Ottima domanda. I Social Media possono aiutare il salone a rendere visibili i propri servizi ben oltre la classica clientela o possono allo stesso tempo essere usati per rimanere in contatto con i propri utenti aumentando il numero di volte che essi andranno in negozio o vendendogli a distanza ulteriori prodotti.

Facebook sta diventando sempre più evoluto come canale di promozione. Si possono ideare inserzioni e renderle visibili un certo numero di km di raggio intorno al Salone e a specifici target. Ad esempio si può pensare ad un promozione ad hoc per ragazze 25-35 anni che stanno per compiere gli anni nei prossimi giorni o che abbiano un importante anniversario in vista e con l’ulteriore condizione che abbiano almeno un’amica che è già fan del salone.

Le possibilità sono molte e il consiglio che mi sento di dare è quello di iniziare a sperimentare e prendere spunto dai colleghi dei Saloni che già hanno avuto i primi ritorni. Ad esempio intervistando GP Parrucchieri è emerso che circa il 70% dei nuovi clienti li acquisiscono tramite i social network (acquisizione diretta), e buona parte del restante 30% (acquisizione offline) entra in salone già consapevole dei loro lavori poiché ha visitato uno dei loro canali social. Bisogna cercare di instaurare un rapporto autentico e a due vie, grazie al quale lo stesso salone ha dichiarato che ad oggi circa l’80% dei clienti li contatta tramite i social network, non solo per prendere appuntamento ma anche per chiedere consigli. Ciò non sarebbe possibile se non si fossero impegnati nel tempo a rispondere a tutti i consigli chiesti online.

E’ altrettanto importante spiegare bene che i social media non sono un gioco ed è molto facile gestirli male.
In questo scenario non solo non ci saranno reali benefici ma si potranno creare anche piccoli o grandi danni di immagine.

Durante il congresso Wella Franchise abbiamo cercato di condividere delle semplici linee guida anche operative per accompagnare tutti i saloni in questo percorso che può rivelarsi per loro e per Wella una grande opportunità. In bocca al lupo a tutti e un grazie a Ninja!”.