Quando il cliente ti chiede un "video virale"

Le 3 "C" per una buona strategia di condivisione dei vostri video sul web: condividere, coinvolgere e comprare

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“Puoi rendere il mio video virale?”
“No.”

Quante volte ci siamo sentiti fare questa domanda dal nostro cliente, abbiamo trattenuto i nostri pensieri cavalcanti come cavalli impazziti dandone solo un leggero segno di sfogo attraverso quella vena gonfia proprio in mezzo alla fronte mentre cercavano le parole giuste per argomentare e prepararci a rispondere all’imminente “perché?” pronto a colpirci in pieno viso.

Mettiamo subito le cose in chiaro, nemmeno esperti di video sul web del calibro di Tim Schmoyer (YouTube video strategist di successo) possono garantirvi che il vostro filmato decollerà e verrà diffuso per mari e monti come se non ci fosse un domani, è normale. Al contrario, diffidate da chi vi fa tali promesse.

Troppi fattori, non sempre controllabili, partecipano a rendere “virale” un video piuttosto che a inghiottirlo nell’oceano di YouTube assieme ad altri milioni di altri aspiranti tali. Moltissimi marchi si rivolgono ad artisti del video con questa pretesa, credendo che un video virale sia in grado di offrire una larga copertura pressoché gratuita, generare conversazioni e buzz intensi.

Senza considerare che tutto questo, comunque, andrà esaurendosi in un lasso di tempo decisamente breve (di media due settimane, leggi l’approfondimento qui) e che sparare nel mucchio significa rischiare di non riferirsi al giusto target, non convertire le visite in valore vero e proprio con il risultato di non vendere proprio niente.

Com’è vero che eventi esterni non controllabili e prevedibili sono in grado di distogliere l’attenzione del pubblico dal nostro video come la venuta degli alieni sulle note dei Queen o una ritrovata spiritualità per Miley Cyrus, lo è altrettanto che una buona strategia è la base fondamentale per muoverci in questa direzione.

A questo proposito Travis Chambers, responsabile dell’agenzia video One in a Chamber, ci rivela le sue tre “C” per la strategia di promozione dei nostri filmati online.

1. CREARE contenuti “sharable”, ovvero condivisibili.

Si tratta di qualcosa di cui i giornali hanno voglia di parlare e gli spettatori di condividere con gli amici, la famiglia, i colleghi. In generale qualcosa d’inaspettato stimola la voglia di postare a nostra volta un contenuto appena visto, ma anche qualcosa in grado di stimolare l’empatia arrivando a provare rabbia o commozione, qualcosa che ci emozioni o che ci ispiri.

Il New York Times ha reso pubblici i risultati della sua ricerca a proposito di che cosa renda condivisibile un contenuto o meno, dargli un’occhiata potrebbe essere decisamente fonte di ispirazione.

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Il video della campagna Dove, Real Beauty Sketches è decisamente un esempio calzante di pubblicità in grado di ispirare ed è proprio la ragione per cui è divenuto un fenomeno virale e ha fatto riflettere almeno per un istante tutti noi.
“Do you think you are more beautiful then you say?” (“credi di essere più bella di quanto dici di esserlo?”)

2. COINVOLGERE gli influencers, specialmente di YouTube.

Milioni di persone ogni giorno guardano i video postati da questi protagonisti, leggono i loro articoli, si fidano e ascoltano cosa questi hanno da dire senza i filtri che poniamo nei confronti di uno spot pubblicitario.

Loro sono persone esattamente come noi, potrebbero essere i nostri vicini di casa e proprio per questo crediamo che se ci suggeriscono un prodotto o un contenuto lo fanno esattamente come farebbe un amico. Ovviamente è necessario scegliere bene quali coinvolgere nel nostro progetto per affinità di ideali, target di riferimento e reputazione web. Con loro si può decidere in che maniera e misura instaurare una relazione che può andare dalla loro partecipazione attiva ai video che gireremo, al loro creare un contenuto ad hoc per noi o ancora semplicemente citarci in un video o un post.

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Una delle influencer più famose a livello italiano è Clio MakeUp, la make up artist trasferitasi a New York per inseguire il suo sogno fatto di pennelli, colori e spugnette. Oggi Clio ha già alle spalle una trasmissione tv tutta sua, la creazione di una propria linea di make up, collaborazione con svariati marchi per spot o reviews ed è così amata che se dice che quella crema per i capelli è “fantastica”, state sicuri che le sue vendite impenneranno.

3. COMPRARE spazi pubblicitari ad hoc.

Il dilemma se le pubblicità YouTube siano necessarie o meno è abbastanza diffuso ma decisamente investire qualcosa per distribuire un video che vorremmo raggiunga buoni numeri è fondamentale.

Travis ci svela che il 99% dei video pubblicitari che raggiungono numeri rilevanti sono sponsorizzati tramite YouTube ads. Per riconoscerli è sufficiente confrontare il numero di visualizzazioni con l’interazione che hanno creato in termini di like e commenti. Alle volte il prodotto ha il contenuto inaspettato ed empatico del punto 1 ma è necessario “make it looks like successful to make it success” (“farlo sembrare di successo per renderlo tale”).

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Un esempio è la campagna di Old Spice, grazie al bel ragazzone di colore a petto nudo, i contesti inaspettati in cui viene calato e una buona sponsorizzazione iniziale, ha raggiunto numeri da capogiro.

Una buona strategia è la base fondamentale da cui partire, non sempre si può puntare sulla fortuna. Conditela di contenuti sorprendenti, emozionanti, create relazioni con il vostro pubblico e influencers in linea con il vostro marchio, preparatevi a investire qualche soldino in pubblicità e buona conquista!



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