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Flixbus integra anche Apple Pay fra i suoi sistemi di pagamento

Dopo aver incorporato Google Pay, Flixbus integra anche Apple Pay tra gli strumenti di pagamento disponibili nella sua app per IOS. “Siamo lieti di offrire ai nostri passeggeri un’esperienza di viaggio sempre migliore integrando Apple Pay tra le funzionalità della nostra app – ha dichiarato Daniel Krauss, co-founder di FlixBus – da oggi, anche gli utenti IOS potranno prenotare il proprio viaggio con pochi clic e in tutta sicurezza, senza che i loro dati vengano memorizzati sul device o sul server Apple”.

flixbus

I dettagli? Nell’account di Apple Wallet

A differenza di quanto succede con le carte di credito e di debito, i numeri della carta non vengono memorizzati sul device né sul server Apple. Apple Pay infatti usa un numero specifico del dispositivo e un codice di transazione univoco. Gli utenti FlixBus potranno effettuare l’acquisto cliccando sull’icona Acquista con Apple Pay al momento del check-out. I dettagli della transazione vengono memorizzati nell’account dell’Apple Wallet.

Anche a voce

L’integrazione di Apple Pay da parte di FlixBus segue quella, avvenuta a settembre, di Google Pay all’interno della sua app per Androide quella di Google Assistant, l’assistente vocale di Google, avvenuta ad aprile 2018, che consente ai passeggeri di FlixBus di prenotare la corsa con un comando vocale.

Come utilizzare gli assistenti vocali nella tua strategia di Content Marketing

Si è da poco concluso il Black Friday e gli smart speaker sono andati letteralmente a ruba.

Echo Dot di Amazon è stato uno dei prodotti più venduti a livello globale e il primo in USA.  Il 2018 conferma il trend in crescita per gli assistenti vocali sia nell’uso tramite smartphone che nell’acquisto di smart speaker.

Secondo una ricerca di Globalwebindex, oggi poco meno della metà degli utenti adulti usa la tecnologia vocale e guardando a IOT e comandi vocali il trend non può che continuare a crescere.

assistenti vocali

Bene! Terreno fertile per raccontare il tuo brand e pubblicizzare i tuoi prodotti, quindi, caro marketer Come stai organizzando i tuoi contenuti in vista della rivoluzione vocale?

Questa domanda potrebbe generare lunghi silenzi e mal di pancia come “Che fai a Capodanno?”, ma senza allarmarsi troppo del tipo “Cavolo, non mi sono ancora organizzato!”.

Iniziare a considerare ora i possibili impatti sui contenuti, a una strategia e magari anche piccole sperimentazioni, può diventare il cavallo vincente su cui puntare e potrebbe differenziarti dai competitor. Questo se il tuo target è già predisposto o usa abbastanza la tecnologia vocale.

Mettiamo quindi un po’ di ordine tra le tecnologie e gli utilizzi più comuni degli assistenti vocali, riflettendo sugli impatti che potrebbero avere sui contenuti.

Smartphone vs Smart Speaker

L’utilizzo degli assistenti vocali è diverso tra smartphone e smart speaker. Secondo Globalwebindex su smartphone gli utenti ricorrono agli assistenti vocali soprattutto per: chiedere indicazioni stradali (58%); cercare informazioni (53%);  controllare il meteo (52%); ascoltare musica (50%); impostare un allarme/sveglia (41%). Google è il più utilizzato.

Per quanto riguarda smart speaker, Amazon Echo è primo in classifica e viene utilizzato soprattutto per: ascoltare musica (67%); controllare il meteo (59%); cercare informazioni (57%); impostare un allarme (52%); ascoltare news (50%).

assistenti vocali: utilizzo

https://blog.globalwebindex.com/chart-of-the-week/voice-assistants-2019/

Analizzando gli smart speaker, troviamo nella parte alta della classifica l’uso per intrattenimento, mentre per gli smartphone è maggiore l’uso per utilità.

Cosa può implicare questa differenza lato contenuti?

Contenuti vocali personalizzati per ambienti

Ad oggi, gli assistenti vocali non differenziano tra smartphone e smart speaker, ma alla luce delle statistiche di Globalwebindex e per garantire un’esperienza vocale più “naturale”,  la possibilità non ci sembra poi così fantascientifica.

Potrebbe essere un’ottima occasione per personalizzare i contenuti non solo per target, ma anche per ambiente e di conseguenza instaurare un rapporto più autentico con l’utente.

assistenti vocali macchina

Per esempio, lo smartphone prevede un utilizzo vocale più “funzionale” e molto probabilmente l’utente si aspetterà alla sua richiesta un risultato e quindi un contenuto veloce, conciso e che va dritto al punto.

A casa, invece, è maggiore l’utilizzo per intrattenimento, quindi l’atmosfera è più rilassata e ed è possibile concedersi qualche parola in più, un tono di voce diverso, un’esperienza maggiormente interattiva.

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Gli assistenti vocali si stanno affacciando anche su nuovi ambienti: l’automobile, come Alexa in BMW o Kia e Hundai, e il posto di lavoro.

Pensiamo a IOT sui macchinari industriali così come assistenti vocali negli uffici. In proposito, Salsesforce ha annunciato Einstein Voice, la sua intelligenza artificiale in versione vocale per supportare i sales manager nella gestione del CRM.

Il tono di voce “intermediato”

Sul tono di voce è giusto fare una riflessione. Ogni brand (almeno ce lo auguriamo) realizza contenuti seguendo un proprio tono di voce (colloquiale, onirico, amichevole, ecc.) e nel momento in cui entra in contatto con l’utente ha un rapporto diretto che sia testuale, visivo o uditivo.

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Con gli assistenti vocali la lettura e riproduzione di quel contenuto vengono mediati dalla voce di Alexa, Google, Cortana, Siri, che potrebbero rivelarsi il “terzo incomodo” tra te e il tuo utente. Pensa al tono di voce onirico con la voce di Alexa.

La Ricerca Vocale

A oggi, la ricerca vocale sui nostri smartphone prevede come risultato la tradizionale SERP testuale, ma per quanto riguarda gli smart speaker che hanno un’impostazione prettamente vocale, non è possibile avere una lista di risultati, quanto invece un unico risultato vocale.

Sembra abbastanza chiaro quindi che dobbiamo arrivare primi e posizionare il nostro contenuto come featured snippet, ossia quei riquadri speciali in cima alla SERP, che rispondono in modo riassuntivo alle domande poste nella ricerca.

Questo significa lato contenuti, per esempio pensare a una sezione FAQ sul proprio sito web, o rispondere in modo semplice alle domande che un utente potrebbe porsi. Ti consiglio, per approfondire, il post “Come ottimizzare i tuoi contenuti per la ricerca vocale”.

Advertising e Shopping con gli assistenti vocali

L’acquisto tramite assistenti vocali è ancora un terreno poco esplorato, ma questo non significa che non possano rivestire un ruolo importante nel customer journey (soprattutto nella raccolta dati), o semplicemente la nuova tecnologia vocale è ancora troppo giovane per lo shopping.

assistenti vocali

Ad oggi solo il 19% di utenti da smartphone e 34% da smart home speaker utilizza e si rivolge agli assistenti vocali per trovare prodotti da comprare e aggiungere prodotti alla shopping list, ma la vera e propria fase di acquisto è visiva.

Le persone vogliono infatti “vedere”, confrontare, leggere recensioni di un prodotto, servizio e di un brand, soprattutto nel caso in cui la ricerca sia articolata o l’investimento importante.

Al contrario, un prodotto di basso prezzo o che non richiede molta scelta come un farmaco da banco o l’abbonamento di Spotify, ha più probabilità di essere acquistato tramite assistenti vocali.

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Tra gli obiettivi di Amazon, Google c’è in ogni caso quello di inserire la pubblicità o consigli di prodotto negli assistenti vocali.

Cosa implica questo per i brand e per i contenuti? Come commercializzare gli assistenti vocali? E, soprattutto, come potrebbero reagire gli utenti alla pubblicità vocale?

Dal numero di Ad-block sui nostri device sembra che la pubblicità “sfrontata” abbia un po’ scocciato e considerando che, soprattutto per smart speaker, l’ambiente di ascolto può essere intimo come il salotto di casa o addirittura la camera da letto, la presenza della pubblicità potrebbe essere davvero fastidiosa. Inoltre, la pubblicità porterebbe portare inautenticità, quando lo sforzo tecnologico è piuttosto quello di avvicinarsi a un linguaggio spontaneo e naturale verso l’utente.

kate perry

Katy Perry ha deciso di trasformarsi in un personaggio di Final Fantasy

Anche il fenomeno pop Katy Perry entra nei videogiochi: ad accoglierla sarà da domani Final Fantasy Brave Exvius, spin-off di Final Fantasy. Sarà un personaggio giocabile, una combattente. Ad annunciare la presenza della pop star Square Enix, lo sviluppatore del videogame, in persona: lo ha fatto attraverso un video su YouTube in cui Perry canta una nuova canzone, che verrà pubblicata per l’occasione, intitolata Immortal Flame.

kate perry

Ma non per sempre

Il filmato, che dura poco più di due minuti, mostra Katy Perry e il suo cagnolino Butters nella vita reale e, in forma pixelata, all’interno del videogioco. La cantante sarà un personaggio giocabile in “Brave Exvius” (disponibile sui dispositivi Mobile) a partire dal 12 dicembre, quando entrerà nella lista dei combattenti fantasy (quindi potremo metterci nei suoi panni da domani, ma attenzione, non sarà per sempre).

Anche Dangerous Ariana

Katy Perry non è la prima cantante ad apparire nel videogioco. All’inizio del 2017 era stata Ariana Grande a trasformarsi nel personaggio di Dangerous Ariana, portando nel game anche una versione remixata della canzone Touch It. Non solo videogiochi, fra i traguardi raggiunti da Katy quest’anno c’è anche quello di essere stata eletta la cantante che ha guadagnato di più nel 2018. Ha battuto anche l’ex nemica Taylor Swift! Clicca qui per vedere la classifica completa.

Su Instagram arrivano i messaggi vocali (come su WhatsApp)

Instagram, l’azienda di proprietà di Facebook, ha appena aggiunto una nuova funzione.

Si tratta di una feature che prende ispirazione da una delle migliori funzionalità della sua app sorella, WhatsApp: i messaggi vocali diretti.

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Come funzionano i messaggi vocali su Instagram

Proprio come in WhatsApp, si può trovare la funzione in qualsiasi conversazione (comprese le chat di gruppo) nella sezione Messaggi diretti dell’app.

Per attivare i messaggi vocali basta toccare e tenere premuto il pulsante che si trova nella casella di testo, per cominciare a registrare. I messaggi poi, potranno essere ascoltati quando si vuole.

LEGGI ANCHE: Uno studio ci rivela come aumentare l’engagement su Instagram

Da WhatsApp a Instagram

Già utilizzatissima su WhatsApp, la funzione che ha il pregio di lasciare le mani libere durante l’utilizzo, non poteva tardare ancora molto ad arrivare sull’app più amata dagli utenti.

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La feature è già disponibile in tutto il mondo su Android e iOS, quindi chiunque può provarla.

Un’ennesima riprova che la strategia di Zuckerberg punta a riportare su tutte le sue piattaforme le funzionalità che davvero funzionano, un po’ come accaduto con le Stories, che da Instagram sono poi passate anche a Facebook, e che ora iniziano a riscuotere un certo successo anche sul social più datato.

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Ninja Morning, il buongiorno di martedì 11 dicembre 2018

Huawei

Sale la tensione tra Cina, Canada e Stati Uniti, a poche ore dalla seconda udienza a Vancouver che vede alla sbarra la direttrice finanziaria di Huawei, Meng Wanzhou, accusata di avere aggirato le sanzioni all’Iran, e che rischia l’estradizione negli Stati Uniti. La Cina ha accusato il Canada di non avere informato “immediatamente” le autorità consolari dell’arresto della direttrice finanziaria di Huawei, e ha definito “disumano” il trattamento subito dalla donna dopo l’arresto, dai suoi media.

Facebook

Dopo un anno durissimo e tensione interna crescente, i dipendenti di Facebook per sfogarsi tra di loro hanno iniziato ad usare un secondo telefono, burner phone, di quelli più economici come si usavano una volta che hanno il pregio di garantire la non tracciabilità. La notizia è riportata da Buzzfeed all’interno di un lungo articolo che delinea una situazione interna alla società di grandi tensioni e divisioni, con fazioni pro e contro Zuckerberg.

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Samsung

Uno degli smartphone più attesi del 2019 è il Samsung Galaxy S10. Il gruppo coreano ha risentito di un mercato in contrazione e spera di rilanciare le vendite dopo un S9 al di sotto delle attese. Samsung è stato uno dei pochi produttori a non aver abbracciato il notch, la tacca frontale che incorpora fotocamera e sensori. Adesso sembra voler andare oltre: il Galaxy S10 dovrebbe essere “a tutto schermo”, senza bordi. A interrompere la continuità del display dovrebbe essere solo un foro, con fotocamera incastonata.

Apple

Un tribunale cinese ha bloccato la vendita degli iPhone in Cina, ha comunicato il produttore di microprocessori Qualcomm che ha ingaggiato una battaglia legale con la Apple sulla proprietà intellettuale. La corte ha vietato l’importazione e la vendita di quasi tutti i modelli di iPhone in Cina, sempre secondo la dichiarazione rilasciata da Qualcomm. Apple ha già contestato il divieto, adducendo che si applica solo agli iPhone che funzionano su un sistema operativo precedente.

Google

Il CEO di Google, Sundar Pichai, oggi farà il suo debutto al Congresso Usa.  E mentre lui si prepara alla prima testimonianza a Capitol Hill, l’azienda ha detto che chiuderà in anticipo la versione consumer del social network Google+. A ottobre aveva detto che la chiusura ci sarebbe stata entro l’agosto prossimo e invece avverà entro aprile. Alphabet ha detto di avere scoperto un bug che espone a sviluppatori esterni di app le informazioni private di 52 milioni di utenti. Anche sulla scoperta fatta il 6 novembre scorso e risolta dopo meno di una settimana, Pichai verrà messo sotto torchio. Il problema di software potrebbe tra l’altro preoccupare i regolatori Ue visto che la nuova General Data Protection Regulation richiede alle aziende di notificare entro 72 ore qualsiasi potenziale intrusione, pena il rischio di una multa massima pari al 2% dei ricavi mondiali.  Dovrà rispondere non solo della gestione dei dati ma anche, per esempio, dei piani di lanciare un motore di ricerca in Cina sottoposto a censura.

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In agenda oggi

INNEXTA – La Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi, in collaborazione con Innexta – Consorzio Camerale Credito e Finanza e con la partecipazione di Sellalab, presenta oggi a Palazzo Giureconsulti, in piazza dei Mercanti 2 a Milano, il programma degli Innexta Fintech Awards, iniziativa che vuole promuovere le eccellenze lombarde del Fintech, incentivare le sinergie tra finanza digitale e tessuto economico, coinvolgere gli imprenditori e aspiranti tali del territorio nei 2 hackathon previsti in primavera, dove potranno sviluppare soluzioni digitali innovative, valorizzare la creatività dei giovani più preparati, che si sfideranno insieme agli imprenditori nel corso degli hackathon, premiare i progetti con le maggiori potenzialità e gli operatori Fintech che si sono particolarmente distinti nel corso dell’ultimo anno. A condurre i lavori, il direttore di Ninja ed influencer fintech Aldo Pecora.

PIDMed. In programma il lancio di PIDMed, Punto Impresa Digitale ideato a misura del tessuto imprenditoriale italiano e strumento per rispondere alle sfide dell’Industria 4.0. Appuntamento a Caserta dove Alex Giordano (Dipartimento Scienze Sociali Università Federico II di Napoli e Direttore scientifico Societing 4.0) Derrick de Kerckhove (Programma McLuhan in Cultura e Tecnologia Università di Toronto e Direttore Scientifico di Media Duemila e Osservatorio TuttiMedia) incontreranno le realtà imprenditoriali locali.

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credits newsroom.unsw.edu.au

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Un’auto solare ha battuto il record di consumi (4 mila km con 25 euro)
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ninja

where is my train

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5 sedie di design (sostenibile) per portare l’attenzione all’ambiente anche in ufficio
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ninja

Abbiamo visitato la mostra di Banksy al Mudec di Milano (e vi raccontiamo perché vale la pena andarci)
Abbiamo visto e vi raccontiamo A Visual Protest. The art of Banksy, la mostra dedicata allo street artist inglese che resterà aperta fino al 14 aprile

4 consigli per creare video verticali per la tua strategia mobile
Ecco alcune dritte per cominciare a creare video verticali da postare sui tuoi canali social, senza risultare banale o fuori posto

4 consigli per creare video verticali per la tua strategia mobile

Se anche tu cerchi di strapparti gli occhi dalle orbite ogni volta che ti imbatti in un video orizzontale pubblicato nelle Instagram Stories di un brand, questo è l’articolo che stavi cercando.

Tutti sappiamo che il Video Marketing è un trend che dura ormai dal 2017 e che nessun brand può sperare di conquistare i social senza una strategia video ben studiata. Ma non tutti hanno capito che il video inteso come quello tradizionale orizzontale non funziona più: secondo il Global Digital Report 2018 pubblicato da We Are Social il 68% degli utenti mondiali utilizza i canali Social attraverso un device mobile.

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Se a questo insight associamo la fruizione video, scopriamo che più della metà dei contenuti video presenti sui social media viene vista appunto da mobile. Ed è qui che entra in gioco l’importanza del video verticale.

La prima applicazione a sdoganare l’utilizzo dei video verticali è stata Snapchat, nel lontano 2011, seguita poi da Facebook e Instagram con le Stories. L’ultimo aggiornamento di Instagram, ovvero la IGTV, rinforza ulteriormente questo hype: è chiaro quindi che non si tratta di una moda passeggera, il video verticale è un vero e proprio contenuto vincente.

LEGGI ANCHE: Abbiamo provato IGTV e vi spieghiamo come funziona la TV di Instagram

Ma creare un video verticale di successo non è così semplice. Vediamo quindi quattro consigli che possono aiutarci nella produzione di questo tipo di contenuto.

1. Velocità e azione on-the-go

Negli ultimi quattro anni le Instagram Stories hanno abituato gli utenti a vedere mini-video di massimo 10 secondi ma, nonostante la breve durata, non sempre la loro attenzione è rimasta intatta fino all’ultimo secondo.

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Usando i dati raccolti dalle Storie di Instagram di migliaia di account, scopriamo che la maggior parte delle persone smette di vedere una Storia già dopo il primo fotogramma. Per questo è fondamentale riuscire a creare contenuti fruibili on-the-go che con i primi tre secondi riescano ad interessare l’utente a tal punto da convincerlo a vedere il video fino alla fine.

2. Attenzione alla qualità

Se in principio su Snapchat si condividevano video amatoriali sgranati e senza filtri, ora il contenuto si è evoluto.

LEGGI ANCHE: 3 consigli per usare IGTV anche per i piccoli business

Anzi, è proprio l’opposto di prima: un video verticale, per essere credibile e avere successo, deve essere curato in ogni minimo particolare. Alta risoluzione, post-produzione, effetti grafici ed elementi di mixaggio non devono mancare, pur cercando di non “snaturare” troppo il contenuto con riferimento al canale in cui è veicolato (ovvero: non stiamo producendo un film per Hollywood, ma neanche un videomessaggio per la nonna).

via GIPHY

3. Parola d’ordine: esclusività

Scegliereste IGTV, ad esempio, per fruire di un contenuto che potreste semplicemente vedere su qualsiasi altra piattaforma? Probabilmente no.

Per questo è importante offrire ai propri follower contenuti esclusivi, che non potrebbero trovare da nessun’altra parte se non sul tuo canale: interviste, Live Coverage o Backstage di eventi, sopralluoghi di posti inaccessibili, etc.

Basta un po’ di creatività per creare video verticali imperdibili.

LEGGI ANCHE: A cosa serve il live streaming sui social in una strategia di Video Marketing

4. Non dimenticare l’analisi dei dati

Indipendentemente dalla piattaforma utilizzata per veicolare il contenuto – Instagram Stories, Snapchat Discover, Facebook Watch, Facebook Live o IGTV – è fondamentale tenere traccia del pubblico e dei dati degli spettatori per analizzare il successo del video condiviso e prendere decisioni ponderate sulla direzione dei contenuti futuri.

Ricordiamoci sempre che per migliorare bisogna tenere costantemente d’occhio cosa funziona, cosa no e capire cosa gli utenti si aspettano.

via GIPHY

Last but not least il suggerimento più importante di tutti: non fate questo.

Davvero, non fatelo mai.

ninja

Abbiamo visitato la mostra di Banksy al Mudec di Milano (e vi raccontiamo perché vale la pena andarci)

Dopo Firenze anche Milano dà voce alle opere di Banksy, con una mostra monografica dedicata all’artista allestita all’interno delle imponenti sale del MUDEC di Milano. La prima organizzata in un museo italiano, anche se non autorizzata dall’artista.

LEGGI ANCHE: Abbiamo visto (e vi raccontiamo) la mostra di Banksy a Firenze

Appena inaugurata A Visual Protest. The art of Banksy ha accolto oltre 10.000 visitatori nei primi cinque giorni di apertura, da mercoledì 21 a domenica 25 novembre. 

Anche durante la nostra visita, alle 19:30 di un giovedì qualunque, sono in tanti ad affollare le sale del Mudec per rispondere alla domanda che prima o poi si sono fatti tutti: chi è Banksy?

Una volta entrati si vede subito però che il pubblico non è quello che ci si aspetta da una mostra del genere.

Niente ragazzini con lo skate e neppure artisti di strada. A spostarsi da una sala all’altra, curiosi e interessati, sono soprattutto persone assolutamente normali. Insospettabili in giacca e cravatta, appassionati di street art o forse solo curiosi, che sono arrivati lì dopo il lavoro. Del resto in tutto il quartiere Tortona, così come un po’ ovunque in città, è esplosa la Banksy-mania con vetrine, gadget e aperitivi dedicati allo street artist inglese.

L’esposizione, accompagna il pubblico in un viaggio alla scoperta della figura di Banksy, senza però riuscire mai a mettere in evidenzia i molti, e contradditori, volti del misterioso writer.

Racconta dell’artista in una prospettiva storica, quasi didattica. Opere ed immagini, corredate da aneddoti che riusciamo a carpire alle guide che accompagnano i gruppi, fanno da contorno ai progetti  senza però esprimere davvero un giudizio o prendere una posizione. 

La mostra, curata da Gianni Mercurio, si mantiene infatti sempre neutrale, risultando a volte distaccata e forse un po’ nozionistica. Non esprimendo un giudizio, contro e neppure a favore, su uno degli artisti più contestati di sempre, non riesce a rendere fino in fondo la magia e la grandiosità della figura di Banksy.

Leggi anche: Abbiamo visto (e vi raccontiamo) la mostra di Banksy a Firenze.

Chi è Banksy

Personaggio contraddittorio, Banksy è impossibile da ignorare. Non conosciamo davvero la sua identità, eppure il suo nome d’arte è sulla bocca di tutti. 

Dal punto di vista artistico, ha rivoluzionato e portato sotto le luci dei riflettori la street art. È riuscito ad alimentare il dibattito intorno a questa forma d’arte senza esserne l’esponente più talentoso e neppure il primo ad utilizzarla. Se tanti oggi sanno cosa sia uno stencil oppure un graffito certamente parte del merito è suo. 

Credits: Paolo Poce

Banksy è difficile da ignorare anche per le tematiche che tratta e per il modo in cui lo fa. La sua è una protesta visuale, che vuole scuotere le coscienze e provocare una reazione. E riesce benissimo nel suo intento.

In ultima analisi, non dobbiamo dimenticare il lato economico. L’arte di Banksy nasce libera, nelle strade, dove chiunque possa democraticamente averne accesso. Da qui la contraddizione di trovarla in un museo o in un galleria d’arte, o peggio ancora di batterla all’asta per cifre folli. 

L’invisibilità 

Banksy ha costruito la sua popolarità sull’invisibilità, facendone uno strumento per sottrarsi e sfuggire al controllo. Ancora oggi, nessuno sa chi sia esattamente e quale volto abbia, eppure è uno degli artisti più noti di sempre.

Lo street artist inglese, quasi certamente originario di Bristol, è diventato celebre per le sue opere dal forte contenuto satirico, che raccontano in modo critico la società e che trattano in particolare di politica, cultura ed etica.

Non avendo informazioni certe su di lui, Gianni Mercurio apre la mostra, che raccoglie circa 80 lavori tra dipinti, print numerati, oggetti, fotografie e video, con una stanza in cui inizia a ripercorrere le origini del movimento all’interno del quale si muove l’artista.  

Street artist famosi e dove trovarli: l’evoluzione del movimento

Il giallo del mondo industriale e metropolitano ci accompagna nella sezione introduttiva. 

Le opere stranianti di Asger Jorn ed i graffiti di Harlem e del Lower East Village della New York degli anni 70 introducono il movimento della street art prima di Banksy. 

Credits: Paolo Poce

La protesta

“Protesto dunque sono”, questo il credo di Banksy, ben rappresentato nelle sue opere. Il tema della protesta emerge come ribellione che parte dalla strada contro il potere che esercita la sua egemonia culturale attraverso la televisione, il cinema, la pubblicità, le chiese, le scuole e persino i musei. 

Credits: Paolo Poce

In risposta ai poteri forti Banksy propone tecniche veloci, seriali e riproducibili. Elementi stranianti vengono inseriti in copie di opere esistenti e universalmente riconosciute.

I topi di Banksy

Nelle opere di Banksy i topi rappresentano una metafora. Vengono associati ai graffittari perchè come loro questi si muovono nell’ombra, popolando fogne e luoghi degradati.

I ratti esistono senza permesso” ha dichiarato l’artista. “Sono odiati, braccati e perseguitati. Vivono in una tranquilla disperazione nella sporcizia. Eppure sono in grado di mettere in ginocchio l’intera civiltà.”

Rat and Heart / Banksy
Credits: Artificial Gallery, Antwerp

La guerra

La guerra è un altro tema ricorrente nelle opere di Banksy. La sua è una battaglia culturale contro la guerra stessa e le logiche che la producono, che passa attraverso opere diventate vere e proprie icone del nostro tempo. 

Intorno al 2000, Banksy accosta alcune immagini, diventate poi iconiche, allo slogan “wrong war” per esprimere il proprio dissenso riguardo l’imminente guerra in Iraq.

Nel marzo 2004, in occasione della mostra “Pax Britannica: A Hellish Peace” allestita presso l’aquarius Gallery, l’artista realizzò un portfolio che raccoglieva 22 opere firmate da quelli che lui stesso amava definire “insigni artisti che non credono nella guerra come mezzo per ottenere la pace e che biasimano l’aggressione organizzata e l’uccisione di soldati e civili innocenti”.

Il consumismo

Altre grande obiettivo della critica di Banksy è il mercato dell’arte, oltre che i suoi consumatori, colpevoli secondo l’artista di non avere capacità critica, e di non essere quindi in grado di capire davvero il valore delle opere che vanno ad acquistare. 

La cultura del consumo coinvolge in modo sempre più potente e invadente l’esperienza quotidiana e si sostituisce alle forme culturali tradizionali. Il consumo coinvolge (o sconvolge) l’intera personalità del consumatore. 

La musica

Non solo arte. La mostra di Gianni Mercurio porta alla luce un’ aspetto di Banksy spesso trascurato.

Nel corso della sua carriera l’artista si è infatti anche cimentato nella produzione di cover di vinili e cd per importanti gruppi artistici musicali contemporanei.

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Le copertine in mostra, circa 60, spaziano dalla musica elettronica sperimentale all’hip hop, dai grandi gruppi musicali che sono sulla scema internazionale dell’elettronica come i Durty Funker, al British hip-hop di Blak Twang, fino ai dischi dei Blur e di Paris Hilton.

Oltre l’arte: The Walled Off Hotel e Dismaland

Nell’ultima sala, poco prima di immergerci in uno spazio multimediale che chiude il percorso raccontando i luoghi del mondo in cui Banksy ha operato, troviamo i memorabilia di e sull’artista. Litografie, foyer promozionali, cartoline, fanzine, magazine e giornali vari, cartoline e biglietti raccontano i maniera insolita e poco vista la storia di Banksy e del suo mondo.

L’attenzione dei visitatori è attirata in particolare dal flyer che illustra la mappa di Dismaland, installazione artistica temporanea organizzata da Banksy dal 21 agosto al 27 settembre presso il Tropicana, un lido in disuso nella località turistica inglese di Weston-super-Mare.

Descritto da Banksy stesso come “un parco tematico non adatto ai bambini”, il parco si presentava come il parco divertimenti anti-Disneyland.

Proprio accanto, alcune foto ci mostrano The Walled Off Hotel, conosciuto anche come “l’hotel con la peggiore vista del mondo“. Situata a Betlemme, la struttura si affaccia sulla barriera in cemento che dal 2003 divide Israele dalla Palestina.

Leggi anche: Banksy apre a Betlemme il Walled Off Hotel

Credits: Paolo Poce

Cosa ci lascia la mostra di Banksy a Milano

La mostra di Gianni Mercurio ripercorre con fedeltà e precisione il lavoro di uno degli artisti più misteriosi ed insieme conosciuti del nostro tempo, restituendo un ritratto fedele, che forse non aggiunge niente a chi Banksy già lo conosce ma che certamente affascina tutti i visitatori.

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Il fatto però che per la prima volta si sia portato il suo lavoro all’interno di una sede istituzionale come il Mudec è comunque da considerare un successo. Nessun altra città italiana avrebbe forse potuto dare risalto ad una mostra del genere, accogliendo così tanti visitatori. 

“La rassegna” afferma il sindaco di Milano Beppe Sala “è un incontro con il più celebre street artist del momento e non mancherà di attirare il pubblico italiano e internazionale: un’occasione che Milano offre a tutti per capire la contemporaneità globale andando oltre i cliché.”

Se tuttavia la mostra non è bastata, è possibile approfondire ulteriormente l’argomento con il documentario Saving Banksy, disponibile su Netflix. Il film esamina le filosofie contrastanti di street art e mercificazione, concentrandosi sui venditori non autorizzati delle opere del writer inglese.

ninja

Google si compra una delle app per i treni più popolari in India

Google fa compere in India e acquisisce Sigmoid Labs, startup che gestisce la piattaforma Where is My Train. L’app, che dichiara 10 milioni di download, aiuta i pendolari a trovare il treno giusto e ad acquistare biglietti. Non è un’operazione da poco se si stima che: in tutta l’India circolano 14 mila treni ogni giorno (nel 2017-18, le ferrovie indiane hanno trasportato 8,2 miliardi di passeggeri in oltre 7.400 stazioni in India), il Paese ha la quarta rete ferroviaria più grande del mondo, che costituisce il mezzo di trasporto più importante per una nazione di 1,3 miliardi. Non solo, è anche il più grande datore di lavoro. L’app è per Android, a funziona anche offline o con scarsa connettività e supporta 8 lingue. Mountain View non ha comunicato il prezzo dell’accordo, ma secondo l’Economic Times indiano si aggirerebbe fra i 30 e i 40 milioni di dollari. E’ anche nella classifica delle migliori app del Play Store del 2018 per l’India.

Chi c’è dietro Where’s my Train

Sigmoid Labs, la società che sviluppa l’app, è stata fondata da quattro ex manager di TiVo nel 2013 ed è basata a Bengaluru. Sempre secondo l’Economic Times, ha 10 dipendenti. “Non possiamo pensare ad un posto migliore per aiutarci a raggiungere la nostra missione, e siamo entusiasti di unirci a Google per aiutare a portare la tecnologia e le informazioni nelle mani di più persone” hanno scritto i  founder. Google ha sottolineato che Where’s my Train continuerà a esistere come servizio.

Next Billion User

L’accordo rientra nel piano e nella divisione di Google chiamato Next Billion User, che sta sviluppando prodotti e servizi per contribuire ad aumentare l’uso di Internet nei mercati emergenti. Finora il settore si è concentrato fortemente sull’India, dove Google ha sviluppato versioni “leggere” di applicazioni popolari come YouTube e iniziative come il WiFi pubblico per la rete ferroviaria dell’India.

App di servizio

Uno sviluppo che ha riguardato i servizi: sotto la lente di ingrandimento di Google sono finite soprattutto le app che forniscono informazioni e utilità ai consumatori indiani. Google ha lanciato ad esempio i l’app on-demand  e un servizio di pagamento Mobile l’anno scorso e quest’anno ha rilasciato un servizio di domande e risposte sul vicinato. Ecco, l’operazione Where is my Train si adatta sicuramente a questa strategia.

Design sedie sostenibilità

5 sedie di design (sostenibile) per portare l’attenzione all’ambiente anche a casa e in ufficio

Se si parla di design nel 2018 si parla inevitabilmente di sostenibilità. Quest’ultima, infatti, è ben più che una parola chiave oggi. I designer devono fare i conti quotidianamente con l’impatto ambientale, i cambiamenti climatici, i nuovi modi di approcciarsi al consumo.

Non solo: ci sono anche un maggior coinvolgimento e una maggiore consapevolezza sul tema da parte di chiunque usufruisca di determinati prodotti.

A questo proposito, proprio a tema sostenibilità è stato istituito il concorso Nordic Design Competition: Sustainable Chairs, con il fine di promuovere la produzione di arredamento sostenibile in Scandinavia. Moltissimi designer si sono potuti mettere in gioco per creare e presentare il proprio progetto per una sedia environment-friendly.

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Design sedie sostenibili Nord Europa

La competizione per una sedia amica dell’ambiente

Organizzata dal Danish Design Center (DDC), il centro di design nazionale della Danimarca, la Nordic Design Competition: Sustainable Chairs è una competizione davvero suggestiva e stimolante. Tutti i designer di patria scandinava, infatti, sono stati invitati a partecipare al concorso guardando al proprio portfolio con un occhio sostenibile: gli è stato richiesto, infatti, di proporre il progetto di una sedia con un ridotto impatto ambientale, che strizzasse l’occhio il più possibile a una progettazione green.

I paesi coinvolti sono stati cinque: Svezia, Danimarca, Norvegia, Islanda e Finlandia. Da tutte queste nazioni moltissimi progettisti hanno voluto proporre le loro opere, tra cui sono state selezionate 10 per ogni paese dalle varie giurie. Il passo successivo, poi, è consistito nella selezione di un vincitore per ogni nazione.

I cinque designer hanno ora il privilegio di esporre le proprie opere alla conferenza internazionale sul cambiamento climatico organizzata dall’ONU, la COP24, a Katowice, in Polonia, che si sta svolgendo nel mese di dicembre (fino al 14). In seguito al summit, le opere verranno trasferite per un anno al Design Werck, importante show-room di design a Copenhagen.

Organizzata per fare il punto sui problemi, le sfide e le possibili soluzioni contro il riscaldamento globale, la COP24 è un incontro davvero cruciale. La volontà delle Nazioni Unite è quella di cercare di rendere più concreti gli impegni assunti da quasi tutti i paesi del mondo nel 2015, nel corso della conferenza di Parigi sugli stessi temi. Gli argomenti più affrontati saranno tutti quelli rilevanti per il drastico taglio di emissioni di anidride carbonica, costituendo quindi un palcoscenico davvero prestigioso per i vincitori della competizione di design scandinavo.

La sfida della produzione di design sostenibile

Design sedie sostenibilità

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La consapevolezza globale riguardo alla sostenibilità si sta rapidamente affermando e sta coinvolgendo sempre più i consumatori finali. “In futuro, avremo bisogno di meno consumo, meno produzione, meno oggetti – più pensiero circolare, più produzione olistica e più azioni concrete” recita la chiamata alle armi del Danish Design Center in occasione di questa nuova competizione.

C’è anche da dire che la produzione sostenibile è un tentativo di business molto complesso, perché comprende l’analisi delle risorse, dei meccanismi produttivi, della distribuzione, dell’utilizzo finale e anche dello smaltimento di un prodotto finito. Diventa quindi una difficile sfida per qualunque azienda. Se si pensa ai produttori di arredamento e designer scandinavi, tipicamente di piccola dimensione, la sfida diventa quasi impossibile.

Quindi perché questa competizione? Indipendentemente dagli sforzi necessari, i designer di cultura nordica sono devoti a una lunghissima tradizione di coinvolgimento sociale. Infatti, sembrano muoversi da sempre verso i confini di ciò che si può considerare design sostenibile.

Proprio per questo, la Nordic Design Competition: Sustainable Chairs dovrebbe essere un esempio per l’intero panorama del design, a livello globale, di come si possono integrare elementi sostenibili nello sviluppo di oggetti quotidiani, stimolando i consumatori e potenzialmente qualunque portatore d’interesse. Ecco perché è anche importante porre lo sguardo su ciò che si ha, sia come aziende che come singole persone, e interrogarsi su quanto effettivamente si contribuisce a un mondo più sostenibile.

Design sedie sostenibilità

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I cinque vincitori della competizione di design, nazione per nazione

Svezia – Il designer vincitore per la nazione svedese si chiama David Ericsson, con la sua sedia Petite. Realizzata con un legno leggero e deciduo (quindi da rami o altro materiale caduti dall’albero spontaneamente), è la versione scandinava della classica sedia da cafè tipico europeo.

Il focus sui dettagli dà alla sedia un carattere unico, anche se il design è molto semplice e minimale (d’altronde, risponde perfettamente ai canoni dello stile nordico). Premiata dalla giuria perché “estremamente efficace nell’impiego delle risorse e con una bassa impronta a livello di CO2“. La sedia è adatta sia in un’abitazione privata, vicino a un tavolo da cucina, sia in un rilassante bar o ristorante.

Petite David Ericsson

Petite di David Ericsson

Danimarca – Qui il vincitore è Nikolaj Thrane Carlsen, con una sedia davvero particolare, specialmente per il materiale utilizzato per fabbricarla. La seduta di questo complemento d’arredo, infatti, è prodotta per il 100% da alghe. L’architetto e designer di Copenhagen si è ispirato ai tetti delle case di Læsø, un’isola del nord della Danimarca.

La tradizione delle alghe è nata durante il medioevo, quando l’isola era famosa per la produzione del sale. Ciò aveva portato gli abitanti a utilizzare molti forni e a impiegare, quindi, tutte le risorse di legna. Non restavano che le alghe per costruire i tetti delle loro abitazioni, che risultano molto caratteristici e hanno ispirato la sedia vincitrice per la nazione danese.

Nikolaj Thrane Carlsen

La sedia di Nikolaj Thrane Carlsen

Norvegia – Per la Norvegia il vincitore è Peter Opsvik, con la sedia HÅG Capisco. Prodotta esclusivamente con materiali di riciclo, di cui il 50% da plastica post-consumo.

La particolarità di questo arredo, ideale per l’ufficio, è il fatto di essere risalente al 1984. Dopo oltre 30 anni, è tremendamente attuale, fatto che testimonia la grande visione del designer norvegese.

HÅG Capisco Peter Opsvik

HÅG Capisco di Peter Opsvik

Islanda – L’isola dei geyser vede come vincitore Sölvi Kristjánsson. Il suo sgabello Kollhrif è prodotto con sughero e alluminio riciclato. Dalla forma decisamente iconica, la sua particolarità è quella dell’utilizzo dell’alluminio delle tea light, le classiche candeline da porre in casa.

Con questo progetto, il designer proveniente dall’Islanda vuole sensibilizzare verso il riciclo di un materiale spesso non considerato, come l’alluminio.

Sölvi Kristjánsson Kollhrif

Kollhrif di Sölvi Kristjánsson

Finlandia – Per la Finlandia il vincitore si chiama Samuli Naamanka, con la sua sedia Clash 331. Realizzata coadiuvando le vecchie tecniche di lavorazione del legno e i moderni sistemi produttivi. I legni utilizzati sono quelli di quercia, frassino e betulla, tutti rigorosamente provenienti dalla nazione finlandese.

Il design, in pieno stile nordico, è essenziale, minimale, e sfrutta benissimo la versatilità del legno.

Samuli Naamanka Clash 331

Clash 331 di Samuli Naamanka

ninja

Un’auto solare ha battuto il record di consumi (4 mila km con 25 euro)

Si chiama VIolet, è un’auto solare per 4 persone (tre passeggeri più il pilota), è stata progettata e costruita da studenti universitari in Australia e ha battuto il record mondiale per minimo consumo di energia, raggiungendo Sydney, dopo aver attraversato il continente da ovest a est, per 4100 km. Quanto ha consumato? 25 euro. La quattro porte solare, parte del progetto Sunswift dell’University of New South Wales, era partita da Perth il primo dicembre e ha tagliato il traguardo a Sydney nel primo pomeriggio del 7 dicembre.

sunswift

credits newsroom.unsw.edu.au

Consuma 17 volte meno di un’auto normale

“L’energia consumata è stata circa 17 volte meno di una normale auto passeggeri che percorre la stessa distanza – ha detto il preside della facoltà di ingegneria dell’ateneo Mark Hoffman – è un’auto che porta tre passeggeri più il conducente, e non è nemmeno scomoda per viaggiare” ha aggiunto.

La World Solar Challenge

La squadra Sunswift dell’University of New South Wales è composta da studenti di varie discipline fra cui business, ingegneria e design industriale e si è aggiudicata diversi primati mondiali. È conosciuta per la partecipazione a varie edizioni del World Solar Challenge, la corsa biennale per auto solari che si tiene dal 2013 e attraversa il continente per 3022 km da Darwin a nord fino a Adelaide a sud. Da quando è stata formata nel 1996, la Sunswift ha costruito in tutto sei auto, la più recente appunto la Sunswift VI, detta anche VIolet.

sunswift

credits www.sunswift.com

Da Bologna. Alla World Solar Challenge ha partecipato anche l’italianissima Emilia 4, progetto dell’Università di Bologna, ideato e sviluppato dal team Onda Solare (che è anche un’associazione aperta ai cittadini), in collaborazione con centri di ricerca e aziende tra cui Ferrari (che ha portato i materiali e il know-how), le imprese della Motor Valley e anche Arrow Electronics (società internazionale fornitrice di componenti elettronici e soluzioni di enterprise computing).