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Anche Pinterest vuole quotarsi in borsa. Che cosa sappiamo

Secondo il Wall Street Journal Pinterest, il social network di foto, disegni e immagini, guidato da Ben Silberman, ha intrapreso la strada per quotarsi in Borsa. Per il quotidiano, l’IPO dovrebbe arrivare entro aprile 2019. Per prepararsi all’appuntamento, la società starebbe già trattando con le banche per coinvolgerle e aprire linee di credito, e avrebbe assunto anche manager nei ruoli chiave necessari per la gestione di una compagnia quotata.

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I numeri

A settembre i pins pubblicati sono stati 175 miliardi, il 75% in più rispetto allo stesso mese del 2017, e gli utenti attivi hanno raggiunto il traguardo dei 250 milioni, il 25% in più in un anno. Oltre la metà degli iscritti (e l’80% di quelli nuovi nell’ultimo anno) non è Usa. Dato non secondario, visto che gli Usa non possono conservare ritmi di crescita elevati.

Valutata 12,3 miliardi

A giugno Pinterest ha chiuso un round da 150 milioni di euro che l’ha valutata 12,3 miliardi. L’IPO potrebbe quindi aggirarsi attorno a queste cifre.

Uber, Lyft, Airbnb e le altre

Uber ha presentato a inizio dicembre alla SEC i documenti per la quotazione a Wall Street. L’IPO verrà lanciata nei primi mesi del 2019 e si preannuncia come l’evento dell’anno. Una delle cinque più grandi di sempre, considerando la valutazione della società californiana che da startup lanciata nel 2009, si è trasformata in un colosso della mobilità alternativa globale. Nell’ultimo funding, a ottobre, Uber valeva 76 miliardi. Stando ai tabulati presentati dalle banche per l’IPO la società di ride sharing due mesi dopo viene valutata 120 miliardi di dollari. La quotazione di cui si parla da mesi sarebbe dovuta avvenire nella seconda parte del 2019.  Anche Lyft ha già avviato il  procedimento per la quotazione. Per Airbnb anche l’ipotesi di una quotazione in borsa del 2019 è possibile in vista del prossimo anno.

soddisfazione lavorativa team

5 modi semplici per aumentare la soddisfazione lavorativa del tuo team

Cosa differenzia un leader da un semplice capo? Tutto.

Forse lo avrai già letto mille volte, ma è sempre bene ricordarlo. Un leader ha a cuore il proprio team ed è consapevole che senza di esso non andrebbe da nessuna parte. Sa che è fondamentale dedicare del tempo per rendere felice la propria squadra, ma soprattutto far sentire apprezzato, per il lavoro svolto, ognuno dei suoi dipendenti.

La felicità, infatti, secondo le statistiche incrementa la produttività dei lavoratori del 12% e ciò comporta una crescita più veloce di tutta l’azienda.

Risultati immagini per leader

I dipendenti soddisfatti del proprio lavoro e degli obiettivi raggiunti, resteranno fedeli all’azienda e questo vuol dire meno turnover e miglior cultura del posto di lavoro. Quanto tempo ed energia si impiega per formare nuove figure professionali? Se si hanno a disposizione veri e propri talenti, perché farseli scappare?

Come rendere la propria squadra la numero uno

Esistono vari tipi di strategie per far crescere il proprio team senza malumori e frustrazioni. Ma prima cerchiamo di capire il significato esatto di soddisfazione lavorativa, ricorrendo alla definizione riportata dal dizionario inglese di Cambridge: “La sensazione di piacere e di successo che provi nel tuo lavoro quando sai che vale la pena farlo”.

Ciò trova conferma dai risultati di un sondaggio globale condotto da LinkedIn e Imperative, che hanno rilevato che il 94% dei candidati ad un impiego desidera un lavoro in cui al primo posto viene messa l’attenzione per il proprio operato, perché consapevoli che solo così tutti gli sforzi fatti verranno ripagati.

Ma chi è davvero soddisfatto del proprio lavoro? La questione è spinosa, soprattutto considerando il clima degli ultimi anni.

Tutti riescono a fare il lavoro dei propri sogni o c’è chi, purtroppo, è costretto per tanti motivi ad accontentarsi di quello che trova? Essere felici del proprio impiego dipende solo da una questione economica, dallo stipendio, o dal prestigio che ne comporta?

Molti sono gli aspetti che portano a questo tipo di soddisfazione: l’autonomia, la flessibilità, il riconoscimento dei propri sforzi e del proprio impegno, la sensazione di appartenenza alla compagnia e un buon rapporto con il proprio team leader.

Tutte queste caratteristiche stabiliranno quanto tempo un dipendente resterà a lavorare in una particolare azienda.

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Come aumentare la soddisfazione sul lavoro

Sicuramente è difficile gratificare ogni impiegato, ma non impossibile e ne vale la pena. La formula è semplice: con dipendenti motivati, l’azienda può solo crescere. Ma quali sono le strategie da tenere a mente? Prendete appunti!

1. Fare elogi coerenti e concentrasi sul loro impatto

La ricerca condotta da Office VibeState of Employee Engagement, ha evidenziato che il 63% dei dipendenti ritiene di ricevere pochi elogi rispetto alle mansioni svolte.

Bisogna sempre comunicare ai propri lavoratori quando hanno svolto un buon lavoro, facendoli sentire orgogliosi ed incentivarli a dare il meglio. Hanno bisogno di sentirsi apprezzati, specialmente adesso, in un periodo di incertezze. Vogliono sapere di poter fare la differenza, in primis agli occhi dei propri superiori, sentirsi unici, perfetti per quell’ambito, indispensabili.

2. Offrire opportunità di sviluppo formative e professionali

Investire sullo sviluppo delle carriere dei dipendenti è un grosso vantaggio per l’azienda, perché resterebbero ben volentieri in un posto in cui si dà importanza alla crescita delle competenze professionali.

Offrire loro una formazione adeguata per aiutarli a crescere, creando attivamente opportunità, garantendo un successo a lungo termine, di conseguenza, anche alla stessa struttura. Insomma, investire nella formazione, nella crescita e permettere di ampliare le conoscenze dei propri dipendenti è una mossa vincente per tutti.

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3. Mostrarsi interessato al benessere psico fisico

La soddisfazione lavorativa è correlata al benessere fisico e mentale degli impiegati. Quando ci sono dei problemi di questo tipo, il rendimento cala, nonostante gli sforzi e l’infelicità pervade il fisico e la mente.

Si possono trovare molte soluzioni per ovviare a questi problemi: un’idea è quella di dedicare del tempo all’attività fisica. Se si dispone di un buon budget, l’ideale sarebbe quello di creare una palestra, oppure ridurre l’orario di lavoro per permettere a tutti di frequentare delle sessioni di allenamento, o durante la pausa pranzo, di rilassarsi con lo yoga.

Anche lo stress mentale può essere tenuto a bada, concedendo più flessibilità al mattino, evitando così una continua corsa ai mezzi di trasporto. Essere pendolari è una vera tortura! Organizzare delle sedute di mindfulness, ossia una pratica di meditazione che si usa molto nelle grandi realtà aziendali, come Google, Nike e Apple.

Accertarsi, chiedendo direttamente, delle loro condizioni, se si sentono oppressi dal lavoro, dai compiti e magari trovare una soluzione per alleggerirne il peso, così da tornare più carichi e positivi di prima.

4. Creare un ambiente in cui tutti si sentono parte di un gruppo

Molte persone trascorrono più tempo a lavoro che con la propria famiglia e i propri amici. Il minimo che si possa fare, è rendere confortevole il posto di lavoro, creando coesione fra tutti.

Potrebbe esser utile svolgere attività ricreative in uno spazio condiviso, magari acquistando un tavolino da ping pong per giocare insieme o una console per sfidarsi ai videogames. Pianificare pause settimanali dal lavoro, come l’happy hour il venerdì o i pranzi del lunedì. Organizzare delle uscite fuori l’orario di lavoro per sentirsi più a proprio agio e meno impacciati, senza sentire la costante pressione di essere necessariamente professionali.

Magari andare al bowling o al cinema, vedere una mostra d’arte, partecipare a degli eventi. Un luogo diverso potrebbe fare meglio da collante e, perché no, rafforzare ancor di più lo spirito di squadra.

5. Svolgere un sondaggio sulla soddisfazione lavorativa

Per capire se le strategie adottate stanno realmente funzionando, l’ideale è stilare regolarmente dei sondaggi anonimi. Fare questi sondaggi dimostra di tenere davvero al team, mostrare interesse nei confronti dei propri lavoratori, consentendo loro di esprimere le proprie opinioni sul lavoro, perché  in fondo sono i lavoratori i pilastri di un’azienda.

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Un ultimo sguardo alle statistiche

Per comprendere veramente la differenza  che la soddisfazione lavorativa può dare ad un’impresa, basta osservare queste statistiche.

  • L’83% degli impiegati a cui viene offerta l’opportunità di affrontare nuove sfide, ha più probabilità di restare con la propria azienda. (ReportLinker)
  • Il 42% dei millenial afferma che l’apprendimento e lo sviluppo della carriera, sono elementi decisivi  per scegliere il posto dove candidarsi. (Udemy)
  • L’80% dei lavoratori sono impegnati alla ricerca, anche passivamente, di una nuova opportunità di lavoro. (Ajilon)
  • Su 2000 dipendenti, il 43% ha dichiarato che la cultura aziendale è il motivo per  cui stanno cercando un nuovo impiego. (Hays)
  • Il 92% afferma che se avesse più empatia da parte dei propri capi, resterebbe a lavorare in azienda. (Businesslover)
  • E per concludere, si ridurrebbe del 15% la possibilità di smettere di lavorare in un posto, se si vedessero riconosciuti i propri punti di forza, e se ci fosse più possibilità di metterli in pratica. (Gallup)

Alcuni tool molto utili per fare marketing con l’intelligenza artificiale

Nel 2018 l’intelligenza artificiale (IA) è stato uno degli argomenti più discussi nel mondo. L’abbiamo vista in diverse vesti e canali, sui social media, sui giornali, in televisione, in concerto. L’IA è letteralmente ovunque, parliamo per esempio di Intelligenza Artificiale nel marketing, nell’healthcare, nella ricerca, nella musica e perfino nell’arte.

intelligenza artificiale nel marketing

“Ma non è tutto rosa e fiori!”, l’intelligenza artificiale viene infatti spesso associata ad altre tecnologie, mistificata o al contrario idealizzata (non salva il mondo!). Quello che è certo è la grande confusione sull’argomento e una serie di pregiudizi che spesso ne oscurano le reali potenzialità.

L’intelligenza artificiale nel marketing per esempio può aiutare a generare contenuti, interpretare e prendere decisioni sui Big data, aumentare i profitti, creare un rapporto di fiducia con l’utente e persino allearsi con la creatività.

Nel marketing l’AI è presente in diverse aree con notevoli impatti: dal content e social media marketing alla marketing automation. Alcuni strumenti di Integgigenza Artificiale sono già ampiamenti diffusi e necessari per l’engagement, altri invece si stanno sviluppando contestualmente ad altre tecnologie, come per esempio quelle degli assistenti vocali.

Intelligenza artificiale: un recap

“Chi ben comincia è a metà dell’opera!”, come si dice. Ma prima di addentrarci nelle applicazioni, facciamo un breve recap.

intelligenza artificiale

L’Intelligenza Artificiale è l’abilità delle macchine di analizzare e interpretare, attraverso algoritmi e modelli statistici, un’enorme quantità di data set e data lakes (repository di dati), strutturati e non strutturati, per ottimizzare il processo decisionale e dare risultati in tempi più veloci e spesso con modalità non accessibili agli umani. Le macchine praticamente svolgono attività che richiedono intelligenza e seguono un processo di auto-apprendimento e miglioramento continuo.

Gli input iniziali e il controllo rimangono prerogativa umana. L’uomo decide infatti quali parametri, risultati, azioni, eventi vuole ottenere dalla macchina e controllarli in qualsiasi momento.

Spesso in riferimento all’intelligenza artificiale nel marketing vengono confuse le sole analisi di big data e la profilazione degli utenti come IA. C’è una bella differenza! Nell’IA, per esempio relativa alla marketing automation, la macchina deve identificare automaticamente attributi e comportamenti dei consumatori e rettificare le iniziative per far crescere i KPI della campagna.

LEGGI ANCHE: Il futuro dell’Intelligenza Artificiale è nel marketing creativo?

AI nella Scrittura: Heliograph

Spesso come content marketer e social media manager ci troviamo a dover scrivere testi, che per loro natura sono ripetitivi, piatti e diciamolo serenamente… estremamente noiosi! Un esempio è il live tweet di un evento sportivo con l’aggiornamento costante dei risultati.

Il Washington Post ha dato a content marketer e social media manager la possibilità di dedicarsi a contenuti maggiormente creativi e stimolanti. Lo ha fatto utilizzando Heliograph, una piattaforma che, tramite content-bot, genera contenuti automatizzati.

Intelligenza artificiale nel marketing heliograf

Heliograf si occupa di risultati di eventi o brevi informazioni, poiché produce articoli, news e post sui social media, soprattutto Twitter. Per il Washington post questo significa pubblicare costantemente, coprire diverse aree di informazione partendo dall’elaborazione dei dati a disposizione.

AI nella Marketing Automation: Selligent Marketing Cloud

Un’applicazione necessaria dell’Intelligenza artificiale nel marketing è quella relativa a la marketing automation. L’unione delle due tecnologie consente:

  • l’auto-apprendimento costante e continuo dei comportamenti, delle azioni e delle preferenze del consumatore;
  • comunicazioni automatizzate e iper-personalizzate su ogni canale (es. invio di email, sms, comunicazioni dal sito);
  • raggiungere l’utente nel micro momento giusto, cioè l’attimo in cui manifesta l’intenzione di acquistare;
  • costruire un rapporto di fiducia con il consumatore secondo le sue caratteristiche e senza essere invadenti (o scostanti);
  • facilitare e ottimizzare il lavoro dei marketer, riducendo i tempi di raccolta e analisi dei dati;
  • rettificare azioni in tempo reale per far crescere i KPI della campagna e non da ultimo i profitti.

intelligenza artificiale nel marketing

La iper-personalizzazione su ogni canale (omnichannel) è fondamentale per costruire esperienze di valore con alto engagement e per entrare in contatto con un consumatore “entitled”.

Il consumatore “entitled” è attento alla privacy (quindi diffidente alla condivisione dei propri dati), ma è allo stesso tempo sempre meno paziente verso i brand, ai quali richiede contenuti iper-personalizzati, coerenti su ogni device e di alto valore.

Il consumatore di oggi è quindi davvero un osso duro! Fortunatamente ci sono diverse soluzioni per costruire relazioni sane e durature.

Prima di tutto è necessario adottare l’approccio Consumer-First Marketing. Gli obiettivi aziendali rimarranno sempre la base delle tue azioni, ma queste andranno declinate a quello che i consumatori cercano e pensano. Il consumatore condivide i suoi dati con un brand di cui si fida e non compra più solo il prodotto ma anche i valori, la mission e i comportamenti del brand.

Il Consumer-First Marketing è realizzabile lavorando su: esperienze, trust, brand reputation, piani di marketing basati sull’integrità, campagne costruite con empatia e utilizzo dei dati per garantire rilevanza. In quest’ottica l’intelligenza artificiale ci aiuta e non poco.

Selligent Cortex è una funzionalità di intelligenza artificiale della piattaforma di marketing automation B2C Selligent, che consente di instaurare relazioni personalizzate con i clienti su diversi canali (omnichannel), promuovere la conversione degli utenti e aumentarne l’engagement.

Tra le funzionalità di Selligent Cortex: la segmentazione automatica e iper-personalizzata delle audience con previsione di performance per ogni segmento della campagna; customer journey individuali su tutti i canali e nel micro momento giusto; consigli basati sul behavioural marketing, con un aumento di conversione fino al 20%.

IA negli assistenti vocali: Alexa Skills

Meno comune, almeno per ora, è l’utilizzo dell’Intelligenza artificiale degli assistenti vocali.

Alexa di Amazon per esempio sulla sua piattaforma cloud offre una ghiotta opportunità per i brand, ossia quella di programmare liberamente capacità o Skill per i dispositivi vocali.

intelligenza artificiale amazon

Le Skill sono un po’ come le app di uno smartphone e consentono all’utente di avere un’esperienza più personalizzata con Amazon Echo.

Per esempio in ambito eCommerce puoi creare una Skill per fornire maggiori informazioni sui tuoi prodotti o assistenza di customer service. Per un giornale è possibile far ascoltare notizie sullo smart speaker (piuttosto che quelle generali proposte) e per un sito di cucina si possono offrire perfino ricette vocali.

Gli scenari

Le potenzialità dell’intelligenza artificiale nel marketing possono essere molte, se utilizzate seguendo principi di integrità, trasparenza e in alcuni casi anche una buona dose di creatività. L’AI può ottimizzare notevolmente il lavoro dei marketer, incrementare i profitti dei brand e aiutare a costruire relazioni basate sul rispetto del consumatore, che oggi non dovrebbe essere più considerato parte di una massa, ma emergere come individuo fruitore di esperienze.

Macaulay Culkin ha ri-perso l’aereo, ma questa volta lo aiuta Google (in una pubblicità)

Macaulay Culkin è di nuovo solo a casa, ma questa volta c’è qualcuno ad aiutarlo.

L’attore, famoso per il film di Natale uscito negli Stati Uniti nel 1990, Mamma ho perso l’aereo (Home Alone, nel titolo originale) e del sequel in cui si perde a New York, è comparso in uno spot natalizio in collaborazione con Google, per dimostrare, se ancora ce ne fosse bisogno, le grandi potenzialità di Google Home e del suo assistente vocale.

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Mamma ho perso l’aereo, ma non è un problema

Le scene più famose del film, in cui metteva in cui metteva in fuga due ladri pasticcioni grazie all’ingegno e all’uso di carrucole e trucchi vari, sono ricreate con l’aiuto della tecnologia di Google, che permette al (non più) piccolo Macaulay di godersi la festività natalizia in tranquillità, affidando la sicurezza della casa all’assistente che “lo segue” in ogni stanza, dal bagno alla cucina su tablet, smartphone e ogni altro dispositivo connesso.

Google ha diffuso sul suo canale ufficiale di YouTube anche un divertente making of del video, un dietro le quinte da non lasciarsi sfuggire perché accoppia le scene famose degli anni ’90 con quelle della pubblicità appena girata.

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Il messaggio della pubblicità è chiaro: Google Assistant può fare praticamente tutto, anche occuparsi di tenere al sicuro le nostre abitazioni. Certo, se il Macaulay originale avesse avuto a disposizione questo strumento, uno dei film più divertenti della storia dei classici di Natale non sarebbe mai esistito.

 

PROJECTS CO-LIVING

Round da 2 milioni per PROJECTS Co-living, la startup delle nuove soluzioni abitative

PROJECTS Co-living, startup tedesca che sviluppa soluzioni abitative innovative, fondata dagli italiani Luca Bovone e Giorgio Ciancaleoni, ha chiuso un round da 2 milioni di euro guidato da PROGRAMMA 102, il secondo veicolo d’investimento del gestore di venture capital P101. Tra le finalità dell’operazione: accelerare l’espansione al di fuori della Germania ed in particolare nei mercati italiano, francese e spagnolo. PROJECTS Co-living è una piattaforma che fornisce soluzioni abitative flessibili per giovani professionisti. Partita a Berlino nel 2017, la società ha sviluppato un concept per il temporary living basato su lifestyle e community.

PROJECTS Co-living

credits www.weareprojects.com

Nuova frontiera del real estate

“Il nostro obiettivo – ha spiegato Luca Bovone -è di creare il primo brand globale nel mondo del real estate residenziale. Per fare questo puntiamo su un design moderno e sulla costruzione di una community intorno alle nostre abitazioni. L’investimento di P101, uno dei migliori investitori in startup direct-to-consumer, ci avvicina a questo obiettivo”. Per Giuseppe Donvito, Partner di P101 “il proptech rappresenta la nuova frontiera del real estate. La trasformazione digitale del settore immobiliare, che solo fino a qualche anno fa era considerata improbabile in un comparto così consolidato e legato a logiche tradizionali, è oggi un percorso irreversibile: per modificare i propri modelli di business, guidare il cambiamento e rispondere alle esigenze dei consumatori, la digitalizzazione è diventata un’esigenza”.

Terzo round

Questa operazione rappresenta il terzo round di investimento per la startup fondata da Luca Bovone, uno dei primi manager di Dropbox in Europa, e Giorgio Ciancaleoni, ex country manager per l’Italia di Homebell. In precedenza PROJECTS Co-living ha raccolto finanziamenti per circa 500 mila euro da angel investors tra cui Florian Swoboda (già investitore in Caroobi, Movinga e Homebell) e il real estate investor Jakob Maehren, raccogliendo fino ad oggi 2,5 milioni di euro in meno di 2 anni.

Il proptech

L’operazione rappresenta per P101 l’apertura al mercato del proptech (che sta per property + technology), ovvero l’insieme delle soluzioni per rendere flessibile il processo di scelta e fruizione di una soluzione abitativa, combinando sistemazioni dal design versatile e confortevole alla cura a 360 gradi delle esigenze degli inquilini. Negli ultimi quattro anni oltre 800 proptech & real estate startup, principalmente in Gran Bretagna e Stati Uniti, hanno raccolto capitali per 6 miliardi di dollari. Secondo uno studio di KPMG, il proptech potrebbe attirare 20 miliardi di dollari entro il 2020 a livello globale. In Italia, l’impatto delle nuove tecnologie è agli inizi, come evidenziato dal PropTech Monitor Italia del Politecnico di Milano, che ha recensito 35 startup, di cui 11 nate nel 2016. Per certi aspetti, pionieri del settore possono considerarsi società come WeWork, Zoopla, Opendoor e HomeAway.

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Che cos’è il costo mentale e perché può incidere sulle conversioni del tuo eCommerce

Se è vero che oggi il mondo degli acquisti online rende tutto più semplice per il cliente, è altrettanto vero che in certi casi può complicare le cose alle aziende che decidono di vendere i loro prodotti o servizi su internet.

Ci sono davvero molti fattori a cui prestare attenzione: la gestione del magazzino, gli ordini, i resi, le opzioni di pagamento. Le questioni logistiche sono talvolta così impegnative che si rischia di tralasciare un fattore di vitale importanza per tutti gli eCommerce (e non solo): sto parlando del costo mentale.

La complessità che caratterizza la vendita online, infatti, sta sempre più spingendo il focus non solo sulle tecnologie e i canali utilizzati, quanto sull’esperienza d’acquisto del cliente.

eCommerce

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Che cos’è il costo mentale

Il costo mentale è quella serie di operazioni che porta un utente a uscire stressato da un processo d’acquisto o che, ancora peggio, gli impedisce di completarlo. Si tratta di quei fastidiosi impedimenti per cui il tuo possibile cliente si trova a pensare “ma sul serio devo fare tutte queste cose per comprare ciò che voglio?”.

La verità è che tutti noi siamo abituati a correre, abbiamo una vita frenetica e poco tempo per fare tutto. E lo stesso approccio ricade sui nostri acquisti online: non abbiamo la pazienza né tanto meno la voglia di provare a far funzionare qualcosa che non ci appartiene, o che ci impone uno sforzo che non abbiamo voglia di compiere, consapevoli del fatto che probabilmente in un’altra piattaforma tutto sarebbe più semplice ed immediato.

costo mentale e-commerce

Perché può essere dannoso per la conversione

La conseguenza di tutto questo è che il costo mentale fa salire il prezzo di un prodotto: il solo fatto che un cliente si domandi se un’azione vale o no la pena di essere compiuta per acquistare l’articolo che vuole significa che il costo mentale è troppo alto.

“I costi mentali rappresentano elementi soft, in particolare l’attrito e l’ansia. Il marketer deve ricordare che il costo non è solo un calcolo matematico: è soprattutto un calcolo psicologico. Un basso costo materiale non implica necessariamente un basso costo mentale”, spiega Flint McGlaughlin, CEO and Managing Director di MECLABS Institute

Perché evitare ansia e attrito?

Mettiamo il caso che io debba acquistare un regalo di Natale. Identifico il prodotto che voglio, entro nell’eCommerce che lo vende e inizio la ricerca. Le categorie dei prodotti però non sono ben definite, i prodotti non possono essere filtrati e le pagine si caricano lentamente. Impiego molto più del tempo che vorrei per trovare quello che sto cercando, sono già al limite della sopportazione e inizio a domandarmi se cambiare idea sul regalo che volevo fare originariamente.

Fingiamo che finalmente io trovi il colore ed il modello corretto del prodotto che volevo; cerco allora di concludere il processo d’acquisto, metto l’articolo nel carrello e… niente da fare! La piattaforma mi chiede di registrarmi prima di poter acquistare. Rifaccio dunque l’accesso e sono costretto a cercare nuovamente il prodotto.

Ecco, abbiamo visto un esempio di attrito: l’eCommerce mi sta chiedendo di fare uno sforzo che crea in me resistenza psicologica (e anche un po’ di fastidio).

Poniamo ora il caso che io sia arrivato alla conclusione del processo d’acquisto. Ho trovato il regalo che stavo cercando ma mancano le recensioni e le opinioni di chi ha già acquistato lo stesso prodotto che voglio comprare io, quindi non sono sicuro che la mia scelta sia quella giusta. Inoltre non c’è chiarezza sui tempi e sulle spese di consegna: e se poi il regalo non arriva entro Natale cosa faccio?

Ecco che subentra l’ansia, ovvero mi preoccupo, non sono tranquilla rispetto alla merce che vorrei acquistare, e decido così di non comprarla.  

Alcuni elementi che creano un costo mentale eccessivo

Se gestisci un eCommerce potresti cercare di ridurre l’attrito e l’ansia che i tuoi utenti provano mentre navigano alla ricerca di ciò che vogliono acquistare. Chiediti dunque quali dei seguenti elementi potrebbero ostacolare la conversione e come potresti facilitare il processo d’acquisto ai tuoi clienti.

Ecco una veloce checklist:

  • prima dell’acquisto è necessario inserire molti dati, procedere alla registrazione ed eventualmente doverla confermare tramite mail.
  • Gli eventuali commenti negativi restano senza risposta.
  • I testi sono troppo piccoli, o poco leggibili.
  • I popup sono difficili da chiudere e impediscono all’utente di navigare nella piattaforma agevolmente.

Novità sull’App Store, Apple permetterà di fare regali anche in-app

Apple alla fine ha deciso di cambiare le sue regole per la donazione di acquisti in-app: mentre prima avremmo potuto regalare un’app a pagamento a qualcuno, ma non un contenuto in-app, ora le nuove linee guida permettono di farlo.

La novità si trova nell’ultima versione delle linee guida per il caricamento sull’App Store. Se prima si leggeva: “Le app non dovrebbero essere direttamente o indirettamente idonee per gli acquisti in-app”, ora affermano: “Le app possono consentire l’acquisto di articoli regalo in-app anche per altri.  […] Possono essere rimborsati solo all’acquirente originale e non possono essere scambiati”.

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Le micro-transazioni e i regali in-app

Apple sembra aver ragionato sul fatto che le micro-transazioni sono estremamente redditizie, quindi ha senso renderle trasferibili anche verso terzi, specialmente nell’ottica dei giochi gratuiti che prevedono add-on.

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Ancora non è noto in che modo Apple preveda di implementare questa novità, perché adesso toccando l’icona per scaricare un gioco gratuito su App Store le uniche due opzioni disponibili sono “condividi App” e “più informazioni su questo developer”.

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Probabilmente Apple aggiungerà presto anche un tasto “regali in-app”, come opzione di acquisto, almeno secondo i rumors.

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Ninja Morning, il buongiorno di giovedì 20 dicembre 2018

Soros

Il miliardario ungherese naturalizzato americano George Soros è stato incoronato l’uomo dell’anno dal Financial Times “per i valori che rappresenta”. Ha spiegato il quotidiano britannico che “Soros è stato nominato uomo dell’anno per motivazioni che di discostano dal classico metro di giudizio applicato nella scelta dei personaggi emblematici di un anno. Stavolta abbiamo scelto per i valori che rappresenta. E’ il portabandiera della democrazia liberale e della società aperta”.

Elon Musk

Elon Musk ha svelato il tunnel sotto Los Angeles. L’imprenditore miliardario martedì sera ha chiamato alcuni reporter invitandoli per mostrare e sperimentare il primo segmento (lungo 1,83 km) realizzato dalla Boring Company.

Twitter

Twitter permetterà agli utenti di tornare all’ordine cronologico dei cinguettii. A partire da questa settimana, ha spiegato la società, “troveranno una nuova icona a forma di stella nella parte superiore della timeline, che permetterà di visualizzare i tweet più recenti. Con la nuova impostazione si potranno vedere i tweet più popolari anche successivamente”. La novità sbarca prima sulla piattaforma iOS (il sistema operativo per dispositivi mobili di Apple), in seguito arriverà su Android.

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Huawei

Un terzo cittadino canadese è stato arrestato in Cina. Lo ha reso noto il ministero degli Esteri di Ottawa, senza fare collegamenti con le tensioni con Pechino in seguito all’arresto della figlia del fondatore di Huawei, Meng Wanzhou. I funzionari consolari sono in contatto con i familiari del terzo arrestato, di cui non è stata resa nota l’identità.

Fortnite

Alfonso Ribeiro, famoso per aver interpretato il cugino di Will Smith in Willy il principe di Bel Air, ha accusato Epic Games, la casa che sviluppa il popolare videogioco Fortnite, di aver copiato la sua Carlton dance, un curioso passo di danza uscito dai confini della serie per diventare virale negli ultimi anni. Fortnite è famoso anche per i balletti con cui i personaggi festeggiano le loro vittorie.
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In agenda oggi

YOUTH VILLAGE – Alle 9.30, il Complesso Universitario Federico II di S. Giovanni a Teduccio, ospita la presentazione della seconda tappa di Youth Village 2018, prodotta da Knowledge for Business in collaborazione con Regione Campania e co-organizzata da Università degli Studi di Napoli “Federico II”, Campania NewSteel e Sviluppo Campania. La manifestazione avrà un focus specifico su giovani e imprese innovative.

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Le notizie che forse ieri ti sei perso

Facebook avrebbe dato a Netflix e Apple accesso ai messaggi privati, secondo il New York Times
Le inchieste giornalistiche hanno portato alla luce partnership personalizzate di Facebook con tutte le big del tech, anche a scapito della privacy

Zuckerberg è il super Paperone che ha perso più soldi nel 2018
Mark Zuckerberg ha perso più soldi nel 2018 di qualsiasi altro miliardario al mondo: le sue perdite per l’anno sono stimate in 19 miliardi di dollari

Abbiamo visitato la mostra su Victor Papanek al Vitra Design Museum
Vi raccontiamo la mostra su Victor Papanek, un viaggio retrospettivo e stimolante sulle idee di uno dei pionieri del “design consapevole”

natale

10 consigli per disintossicarsi dalla tecnologia a Natale (e sopravvivere)
Staccarsi da smartphone e tablet non è semplice, neppure a Natale! Ci sono però ottimi strumenti in grado di aiutarci a superare le feste senza internet

Round da 800 mila euro per Metis Precision Medicine, la startup dei farmaci anti cancro
Nuovo aumento di capitale per Metis Precisione Medicine. A sottoscriverlo il Club degli Investitori e Italian Angels for Biotech (IAB)

Breve guida ai regali di Natale per gli amanti del design della creatività
Idee, proposte, ispirazioni per regali di natale che stupiscano chi li riceve, dal design per la casa ai giochi per stimolare la creatività dei bambini

Più emozioni (la nostalgia funziona), meno stress e altri consigli per i Babbo Natale 2.0
Dall’Intelligenza Artificiale di Ghost Writer qualche consiglio utile per massimizzare le vendite (soprattutto online) durante il periodo natalizio

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Come usare Instagram (e spiccare il volo) per il Marketing Turistico
Il marketing turistico è in trasformazione e grazie a Instagram può essere ancora più semplice migliorare la reputazione delle destinazioni

La startup che trasforma la popolarità Facebook in sconti. Worldz
L’algoritmo di Worldz calcola la popolarità Facebook di un utente che, condividendo il prodotto sul proprio profilo, ottiene uno sconto fino al 30%

Annalisa Rosso è il nuovo direttore responsabile di Icon Design
Da gennaio Annalisa Rosso sarà il nuovo direttore responsabile di Icon Design (Gruppo Mondadori). Maria Cristina Didero assumerà il ruolo di editor-at-large

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Annalisa Rosso è il nuovo direttore responsabile di Icon Design

A partire da gennaio Annalisa Rosso sarà il nuovo direttore responsabile di Icon Designil magazine d’alta gamma di design, architettura e arredamento del Gruppo Mondadori; contestualmente Maria Cristina Didero assumerà il ruolo di editor-at-large. Con la nuova squadra, Icon Design racconterà il mondo del design in tutte le sue declinazioni attraverso le storie di personaggi, oggetti, case e progetti d’avanguardia. Un approccio trasversale, internazionale e aperto a temi diversi, per rivolgersi a un pubblico sempre più ampio di lettori e investitori, che ne hanno premiato la formula diventata un punto di riferimento con ottimi livelli di raccolta pubblicitaria.

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da sinistra: Maria Cristina Didero e Annalisa Rosso

Annalisa Rosso

Giornalista di design e curatore indipendente, Annalisa Rosso ha scritto e realizzato produzioni per numerosi magazine nazionali e internazionali, tra cui Casa Vogue Brasil, Living, Alla Carta, Wallpaper, Ideat, 032c, Architektur und Wohnen. È stata responsabile per il lancio del nuovo Domusweb disegnato da Mark Porter nel 2017 e ha collaborato in veste di consulente con numerosi brand del settore. Ha partecipato come guest lecturer per Design Canberra Festival 2018, Università degli Studi di Genova, TEDx Talk, Salone del Mobile.Milano Shanghai e Triennale di Milano. Ha curato la settima edizione di Operae, fiera di design indipendente a Torino, e la mostra personale di Valentina Cameranesi per il distretto 5VIE, durante Miart e Milano Design Week 2018.

Maria Cristina Didero

Maria Cristina Didero è curatore indipendente, autore e giornalista freelance. Ha collaborato con istituzioni italiane e internazionali e diverse testate, tra le quali VogueDomus e Icon Design. Tra i suoi progetti più recenti la mostra SuperDesign a New York sul design radicale italiano; il solo show di Erez Nevi Pana intitolato Vegan Design – Or The Art of Reduction per la Milano Design Week 2018; Fun House, antologica dedicata al collettivo Snarkitecture, al National Building Museum di Washington D.C.. In occasione dell’ultima edizione della Design Week di Praga, OKOLO ha dedicato e curato una mostra ai suoi testi, visualizzandoli graficamente.

I marketing trend da monitorare per il 2019

Chi lavora nel marketing lo sa: dicembre è il mese delle pianificazioni. Si tirano le somme dell’anno passato, ma soprattutto si gettano le basi e le strategie per il nuovo anno. E dalla pianificazione non sono esclusi i social media, strumenti fondamentali, ma sui quali è necessaria una conoscenza e analisi approfondita per riuscire a emergere in un settore sempre più sfidante e complesso.

Una delle idee vincenti per avere un notevole vantaggio competitivo nel mondo dei social media, è quello di conoscere e sfruttare gli argomenti di tendenza. Abbiamo identificato tre macro temi che potranno esservi molto utili nella definizione dei prossimi passi strategici in vista del nuovo anno. Per approfondire l’argomento e scoprire come monetizzare i principali trend, invece, potete scaricare l’ebook gratuito a questo link.

Il futuro dei dati

La misurazione dei dati è ormai uno dei driver di tutte le strategie di marketing. Questo permetterà a tutti gli strumenti, dalle PR tradizionali ai social, di essere sempre più integrati. Il focus sul ROI, inoltre, consentirà alle aziende di analizzare meglio le proprie azioni e ottimizzare i budget, investendo di più sulle attività più rilevanti.

La diffusione della tecnologia

AI, AR, VR, streaming. Sono tutti termini di cui sentiamo parlare da anni, ma nel 2019 verranno sdoganati ulteriormente. La diffusione della tecnologia la porterà in tutti i dipartimenti, cambiando notevolmente il modo di fare marketing e comunicazione. Qualche idea? Multimedia search, intelligenza artificiale applicata agli acquisti online, streaming durante gli eventi e nuove forme di engagement grazie alla realtà aumentata e virtuale!

Una società narcisista

Le nuove generazioni, chiamate “generazione Instagram” stanno cambiando i loro processi di acquisto, partendo proprio dai social. Le aziende avranno bisogno di studiare nuovi customer journey e nuovi approcci al mercato. Via quindi a micro influencer, personaggi pubblici (p.s. la loro comunicazione passa da Twitter, che non è morto, anzi!) e attività di brand purpose e social activism.

Curiosi di saperne di più? Potete approfondire con la ricerca completa che racchiude consigli, template e strumenti, scaricabile da qui. Buona lettura!