Benedetta Arese Lucini Fintech

Fintech in Italia e in Europa, Benedetta Arese Lucini fa il punto della situazione

Oggi Founder di Oval Money, la startup Fintech che punta a rendere il risparmio più semplice e divertente, ma già nota ai più per aver ricoperto in passato il ruolo di Country Manager Italia per Uber. Benedetta Arese Lucini ci ha aiutati nel fare il punto della situazione sullo stato del Fintech in Italia e in Europa, un settore in piena crescita, che nel nostro Paese è ancora limitato da regolamentazioni troppo restrittive e poco aggiornate.

Oltre ad essere un tema molto dibattuto e con un crescente interesse, a livello globale il trend degli investimenti in Startup Fintech è in costante crescita, con circa 15 miliardi di dollari investiti a fine agosto 2016. Il numero delle startup in questo settore è in continua ascesa, così come cresce il numero di programmi dedicati al sostegno di questo comparto, che cresce più rapidamente in Europa che negli Stati Uniti.

Benedetta Arese Lucini ci ha fornito un quadro del settore, spiegandoci come è nata l’idea di Oval Money e in quale direzione si muovano oggi aziende e consumatori.

Benedetta Arese Lucini Fintech in Italia e in Europa

Fintech in Italia e in Europa: puoi farci una tua panoramica sullo stato di questo settore?

Il Fintech in Europa sta crescendo fortemente e la cosa interessante è che il settore vede oggi una crescita maggiore che negli Stati Uniti, il luogo simbolo delle startup. L’Europa e Londra, invece, oggi si stanno definendo come capitali del Fintech.

In Italia, purtroppo, siamo molto indietro e questo è dovuto specialmente al fatto che il settore finanziario è regolato, anche nel caso di app, quindi richiede specifiche licenze per poter operare, specialmente nel caso si voglia preparare un prodotto per il mondo retail, quindi dedicato all’utente finale.

L’Inghilterra, invece, ha creato un sistema molto dinamico, nel quale con molte informazioni e in pochi mesi, l’FCA (il corrispondente della nostra CONSOB), permette alle startup di ottenere delle licenze in modo abbastanza semplice. Le licenze vengono poi controllate, ma le aziende possono operare in modo piuttosto immediato. In più ha lanciato una sandbox che permette alle startup di operare senza neanche avere la licenza per un periodo di tempo di tre o sei mesi, sotto controllo e con un numero di utenti limitato, per poi capire quale sia la licenza migliore. Un sistema molto friendly verso le nuove opportunità.

In Italia su questo siamo molto indietro perché ci sono poche licenze, la maggior parte classificate secondo il mondo finanziario tradizionale. Quindi se è vero che siamo stati tra i primi in Europa a creare la regolamentazione sul crowdfunding, probabilmente l’abbiamo creata troppo presto, limitando un po’ questo settore che invece nel resto dell’Europa è molto, molto in crescita.

Adesso le regole sono un po’ migliorate, quindi speriamo di fare un po’ di catch up.

Benedetta Arese Lucini Fintech in Italia e in Europa

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Da quale esigenza nasce l’app Oval Money e per quale tipologia di utente?

Come tutte le idee, anche Oval Money nasce un po’ dalle esigenze personali dei founder. Noi siamo tutti giovani, dinamici, sempre in giro per il mondo, cambiamo lavoro molto spesso, in modo flessibile, senza avere più quel percorso lineare che prevedeva un certo tipo di studi, l’ingresso in un’azienda e la crescita all’interno della stessa azienda per tutta la vita. Ci siamo resi conto che non c’erano soluzioni o adviser che potessero supportarci nelle decisioni di risparmio futuro.

Guardando le statistiche, poi, abbiamo rilevato che prima di tutto ci sono sempre più persone come noi e che il livello di educazione finanziaria in Italia è il più basso di tutta l’Europa. Quindi abbiamo deciso di trovare una soluzione che parlasse a questa generazione digital e che mettesse nelle loro mani, tramite un’applicazione, un modo semplice per poter tracciare le proprie spese e i propri redditi, quindi utilizzare queste informazioni per capire meglio come risparmiare e accumulare i risparmi, mettendo da parte un gruzzolino ogni mese che, anche se all’inizio potrebbe sembrare poco, pian piano si accumula e quindi contribuisce a una stabilità finanziaria.

Abbiamo creato questo concetto per servire la nostra generazione e abbiamo visto, dai primi risultati dopo il lancio di due mesi fa, che in realtà quest’app non riguarda solo noi, ma richiama un pubblico molto vasto, che va dai ragazzi abbastanza giovani appena usciti dall’università, ma che arriva poi anche fino ai cinquantenni, che hanno bisogno di soluzioni per gestire meglio i loro risparmi.

Abbiamo dunque avuto una risposta inaspettata e molto veloce. Durante il periodo di lancio migliaia di persone hanno scaricato l’app e ci hanno scritto per avere più informazioni e per capire come si possano usare al meglio queste nuove tecnologie. Ovviamente è un gruppo piccolo perché siamo appena partiti, ma questo riscontro ci dà positività, perché significa che anche in Italia quando viene introdotto un prodotto che serve si passa l’ostacolo del digitale di cui spesso si parla.

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Cosa ti sei portata dietro dall’esperienza come country manager in Uber Italia in questa nuova avventura?

Tantissimo, perché ovviamente quel ruolo mi ha formata. Era la prima volta che rivestivo un ruolo così importante di management di un’intera operazione, perché pur essendo l’azienda americana, l’intera parte italiana era gestita da me, dalle problematiche ai budget, all’assunzione di persone.

L’altra cosa molto interessante è che l’idea di Oval Money nasce anche un po’ da quell’esperienza. Infatti parlando spesso con i driver di Uber notavo che questo mondo dell’on demand economy sta crescendo, cioè quello dei lavoratori flessibili che alcuni mesi guadagnano tanto e alcuni mesi guadagnano meno. Proprio per questo mondo non esistono prodotti finanziari che siano adatti.

Siamo quindi partiti dall’idea di dare anche un po’ di educazione finanziaria a questo tipo di persone, che spesso non sono in grado di capire bene come dovrebbero essere le loro spese rispetto a un income variabile.

Quindi anche questo mi ha molto ispirato.

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Lo scorso anno dichiaravi “La Brexit può essere una grande opportunità solo se l’Italia smetterà di essere contro la concorrenza e contro il consumatore”. Ti sembra che ci siano stati dei progressi nel frattempo, sul fronte legislativo?

In realtà molto poco. Penso che quest’anno sia stato politicamente l’anno peggiore dell’Italia: siamo in una sorta di mondo di mezzo, nel quale anche il famoso Ddl concorrenza, che pure è molto spinto con un impegno del Ministro Calenda, viene fermato in Parlamento per vari interessi e compromessi.

Quindi decisamente non abbiamo ancora fatto nostro il concetto che l’innovazione è importante.

L’altro aspetto molto interessante è che molti Paesi europei sanno che a causa della Brexit ci sarà la possibilità di accogliere moltissimo del mercato finanziario che fino ad oggi è stato completamente trattenuto a Londra. Dublino, Parigi, Berlino sono i nuovi attrattori della finanza tradizionale, ma anche di tutto questo mondo di Fintech e digitale.

Secondo me noi non abbiamo ancora fatto abbastanza nel senso di creare un regolatore più smart, o soluzioni per aiutare le aziende a crescere.

Faccio un piccolo esempio: l’Italia è ancora uno dei pochi Paesi in Europa nel quale è necessario un codice fiscale per aprire un conto in banca. Nel resto del mondo basta una carta d’identità o un passaporto. Questo vuol dire che ovviamente uno straniero non potrà aprire un conto in Italia, mentre si sono sviluppate tantissime startup che creano conti digitali e che mettono a disposizione anche una carta, che sono nate in Inghilterra o in Germania o in Francia e che stanno conquistando tutta l’Europa. In Italia, invece, non è nata nessuna di queste startup perché abbiamo ancora questo requisito un po’ antiquato.

L’Italia è l’ecosistema giusto per il talento: noi, ad esempio, pur essendo una holding inglese, abbiamo anche una startup italiana nella quale assumiamo persone, perché il talento in Italia c’è e deve essere sfruttato al meglio. Ovviamente c’è ancora un po’ di scetticismo da parte del talento nell’entrare a far parte del mondo startup, che è ancora visto come un mercato piccolo e di nicchia e non come un settore in crescita, e forse meno sicuro.

La differenza è che mentre in Inghilterra il mercato startup è cresciuto fino al punto di portare 1,1 milioni di persone in questo mondo di lavoratori, in Italia siamo fermi a 35mila. Questo è un numero che fa pensare perché l’ordine di grandezza è decisamente più piccolo. Il talento quindi è difficile da trovare, non perché non ce ne sia, ma perché i talenti non sono abituati a lavorare in questo ambiente. Nel momento in cui ci sono più di un milione di lavoratori in un determinato settore, invece, è molto più semplice anche la circolazione di questi talenti.

Ovviamente abbiamo fatto dei passi in avanti perché abbiamo alzato la percentuale di detrazione fiscale per gli investimenti in startup dal 19 al 30%, quindi questo è stato un po’ un incentivo per aumentare il capitale che viene investito in questo mondo, ma siamo ancora indietro rispetto a molti Paesi europei come Inghilterra o Francia, sia a livello di employees che di capitale investito in startup.

Benedetta Arese Lucini Fintech

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Quali novità sostanziali ha già portato il Fintech per i consumatori italiani e quali potrebbe ancora introdurre?

Tra quelle che ha già portato, sicuramente uno dei primi su cui si sono concentrare tante startup è sicuramente il mondo dei pagamenti, che diventano sempre più digitali. Anche in questo caso però, in Italia meno del 15% di tutte le transazioni che vengono fatte avvengono con soluzioni digitali, mentre in Francia sono più del 50%. Quindi c’è ancora tanto da fare e anche questa è un’opportunità.

La seconda opportunità è sul mondo delle Piccole e Medie Imprese, che sono state un po’ escluse dal mondo bancario, mentre ci sono molti servizi finanziari, tra cui anche soluzioni di investimento o di educazione finanziarie come quelle di Oval Money, dedicati alle PMI, fino alla singola partita iva senza dipendenti.

Questo mondo in particolare è molto interessante perché l’Italia è uno dei Paesi con la più elevata percentuale di lavoratori self employed, che decisamente sono esclusi dal mercato finanziario tradizionale.

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Quali saranno i prossimi sviluppi di Oval Money?Cosa dobbiamo aspettarci?

A brevissimo arriverà l’app per Android e tante novità nel mondo delle nostre “regole di risparmio”.

Oggi il nostro utente può decidere come risparmiare grazie agli steps, piccole regole che ci dicono quanto si spende su ogni prodotto per categoria (ad esempio trasporto, ristorante…), per indicare quanto mettere da parte ogni volta che si effettua questo tipo di spesa. Queste regole, oltre ad essere dinamiche, aiutano le persone a risparmiare di più.

Su queste regole creeremo dei challenge, rendendole sempre più interattive, community based e gamified, per far diventare il risparmio, che in genere è sempre visto come qualcosa di molto noioso, un po’ più dinamico, con idee del mondo digital applicate a un mercato che è molto tradizionale.

Ovviamente abbiamo grossi progetti per essere in tutta Europa molto velocemente e aggiungere al nostro salvadanaio digitale l’opportunità di investire in prodotti finanziari.

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L’Italia ai Cannes Lions: ecco le campagne premiate

L’Italia porta a casa 21 leoni dal Cannes Lions 2017. Un bilancio decisamente positivo che premia la creatività delle agenzie del nostro Paese con due ori – per le categorie Film e Mobile -, quattro argenti e 15 bronzi.

Oltre alle campagne internazionali che hanno sbancato i Grand Prix, come Fearless Girl e Meet Graham, di cui vi abbiamo già parlato, scopriamo insieme anche i premi più importanti ricevuti dalla creatività made in Italy quest’anno.

Outdoor

Due leoni di bronzo per Publicis Milan e Heineken: uno per la campagna Guardian Fans e l’altro per Final Hashtag.

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Un bronzo molto italiano anche per The Dream Cradle, progetto innovativo che ha coinvolto Publicis Argentina, Publicis Italy e Publicis Conseil.

E due bronzi anche a Leo Burnett Milan per la campagna Moleskine.

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Promo & Activation

McCann Worldgroup Milan si aggiudica un argento e un bronzo a per la campagna Responsibly The Beer realizzata per Ubrew. Premiata con un bronzo anche per la categoria Direct.

Film

Publicis Milan vince per la campagna Heineken un Oro (per Jackie) e un argento (per When You Drive Never Drink).

Mobile

Un oro, un argento e due bronzi vanno anche a Chat Yourself di Y&R Italia Milan, che vince il bronzo con la stessa campagna anche per le categorie Pharma e Creative Data.

Magic happens! 6 Lions – 1 Gold 1 Silver 4 Bronzes 4 shortlists #canneslions2017 #yr #italialongeva #chatyourself #bigmama #nextopera

Un post condiviso da Vicky Gitto (@vicky_gitto) in data:

PR

Un Bronzo per Local Heroes di Publicis Milan per il Comune di Fucecchio, la campagna di cui vi avevamo già parlato qui.

Bronzo anche per Grandma-Tested Goodness di Stv ddb Milan per Kinder Ferrero.

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Entertainment

We Are Social vince un argento e un bronzo per la campagna Speak Like The Patron realizzata per Netflix/Babbel. La campagna aveva trionfato anche agli ultimi ADCI Awards.

Cyber

Bronzo anche per Havas Milan con la campagna Forgetting Auschwitz, Remembering Auschwitz, per Figli della Shoah e Fondazione CDED.

Digital Craft

Ancora un bronzo ad Havas Milan per la campagna di TIM The History of the Mausoleum of Augustus.

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LEGGI ANCHE: Ecco i vincitori del Cannes Lions 2017

 

Heroes e Gnammo portano gli startupper in famiglia

Oltre 70 cene dedicate alle startup più promettenti del Paese, in altrettante famiglie dislocate su tutto il territorio nazionale. Questo e molto altro è Startup in famiglia, la nuova iniziativa di Heroes, meet in Maratea, primo festival su futuro e impresa dell’euro-mediterraneo, realizzata in collaborazione con Gnammo, principale piattaforma italiana di social eating, e con la community di Instagramers Italia.

L’appuntamento è per il prossimo 30 giugno, e interesserà oltre 40 località, passando da Milano e Torino, fino a Bari e Palermo. E poi, tra le altre, Venezia, Bologna, Firenze, Roma e Napoli. Qui i nuclei familiari selezionati tra gli oltre 220mila utenti di Gnammo accoglieranno gli startupper che hanno accolto la sfida, per ascoltare la loro idea di impresa. Obiettivo, valutarne bontà ed efficacia, e portare uno di loro alla vittoria del premio finale.

Per il migliore tra i partecipanti, infatti, ci sarà la possibilità di aggiudicarsi un riconoscimento in servizi di accelerazione per startup come mentoring, consulenza grafica e rebranding, oltre alla partecipazione ad Heroes, in scena dal 21 al 23 settembre a Maratea. Ad attenderlo, una platea internazionale, composta da manager, investitori e business angels provenienti dall’Italia e dall’estero. 
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In un contesto conviviale e accompagnati dagli invitanti piatti preparati dai cuochi di Gnammo, gli startupper avranno così modo di raccontare ogni segreto del proprio progetto, dall’ideazione fino al lancio sul mercato, per convincere proprio coloro che ne saranno i destinatari. Per i candidati, una preziosa opportunità di uscire dai canali tradizionali, ed entrare a contatto con i bisogni delle persone. “Obiettivo dell’iniziativa è creare un ponte tra l’universo delle startup e il mondo reale, uscire fuori da classici schemi, anche linguistici, dettati dagli addetti ai lavori”, ha espresso a questo proposito Cristiano Rigon, Presidente e CEO Gnammo.

Startup in famiglia si propone infatti di unire persone ed imprese, cultura e business, nell’informalità del pasto. “Verranno raccolte idee, frammenti di vita quotidiana, foto e storie, video e parole che permetteranno alla migliore idea di impresa di emergere tra le altre. Si tratta inoltre di un’importante occasione di partecipazione rivolta al territorio italiano, qui nella condizione di entrare a contatto con una dimensione realmente internazionale”, ha specificato Andreaina Serena Romano, Co-Founder di Heroes.

L’iniziativa nasce anche per svolgere un’attività di alfabetizzazione all’innovazione e alla cittadinanza scientifica, attraverso il coinvolgimento di soggetti altrimenti periferici e lontani dai luoghi classici legati al mondo dell’autoimprenditorialità e delle startup d’impresa, quali università e incubatori.

“Un’esperienza in cui si manifesta lo spirito di contaminazione proprio di Heroes, in grado di unire realtà diverse, quali imprese, startup, università, istituzioni. Ecco perché si costituisce come una piattaforma, in grado di connettere questi soggetti”, ha aggiunto la Co-Founder di Heroes Valentina Cillo.

L’invito a partecipare è stato accolto da startup attive nei settori più disparati, dal babysitting al food, dall’arte al digitale, dall’ambiente alla tecnologia. Segno di una vivacità che sta attraversando l’Italia da Nord a Sud e che sempre più si manifesta in idee e innovazioni che potrebbero consentire all’Italia di fare quel balzo in avanti da tutti auspicato.

immagine ispirata alla propaganda cinese

Lancôme, Fiat, Dior: alcuni casi di “scorrettezza politica” in Cina

La politica in Cina, si sa, regna sovrana: ci sono argomenti molto delicati a livello politico che possono scontrarsi anche con l’advertising e spesso con il celebrity endorsement, che è quindi meglio evitare per non scatenare l’ira dei consumatori online – come d’altronde in ogni altro Paese – ma in questo caso anche del governo di Pechino.

Per citare un evento molto recente, la modella cinese Ming Xi, che ha collaborato con marchi come Givenchy e Michael Kors, ha cancellato la propria presenza al gala che si tiene ogni anno a Cannes organizzato dalla ONG amfAR (uno degli eventi più importanti del festival a cui partecipano le più grandi star),  dopo che l’organizzazione ha annunciato la messa all’asta durante il gala di un incontro con il leader del buddismo tibetano, Il Dalai Lama.

foto del Dalai Lama nell'Instagram post dell'amfar gala di Cannes

L’annuncio della cancellazione ha scatenato ovviamente non poco scompiglio sull’account Weibo della modella, tra consensi e dissensi dei suoi 4 milioni di seguaci.

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Le celebrity cinesi, che partecipano a eventi all’estero, sono sempre più sensibili a temi di natura politica riguardanti alcuni topic come la situazione con il Tibet (e il Dalai Lama), e vari temi di natura storico-politica con il Giappone, Hong Kong e Taiwan.

Quindi anche per quanto riguarda il celebrity endorsement, non è proprio una passeggiata, soprattutto se ci si affida alle celebrity che rappresentano i brand a livello internazionale, come nei casi che vedremo qui di seguito. Alcuni marchi come Fiat e Lancôme infatti hanno già imparato il significato del politically correct in Cina a proprie spese.

Denise Ho e Lancôme

Lo scorso anno il brand di cosmetica Lancôme si è trovato nel mezzo di un conflitto di PR, dopo aver invitato la cantante honkonghina Denise Ho ad esibirsi ad un mini-concerto organizzato dal brand.

La popstar di Hong Kong pro-democrazia e a favore dell’indipendenza del Tibet, ha più volte espresso online commenti anti-cinesi. Per questo l’annuncio dell’esibizione della cantante ha fatto infuriare i cinesi (della Cina continentale) online soprattutto dopo che il quotidiano di Pechino Global Times ha espresso un commento su Weibo, sottolineando il profilo anti-cinese dell’artista e chiamando gli utenti di Weibo ad esprimersi sull’argomento.

cattura schermo dell'account weibo del global times riguardo caso Denis Ho e Lancome

Foto 1: il quotidiano Global Times di Pechino mette in discussione la scelta di Lancôme; foto 2: annuncio di Lancôme della cancellazione del concerto e di scuse verso i cinesi. Fonte: Weibo

Il brand, per tenersi buoni Pechino e i cinesi, si è tirato indietro scusandosi con il popolo cinese e cancellando con una settimana d’anticipo il concerto della cantante. In risposta al comportamento del brand, alcuni cinesi residenti in Francia e pro-democrazia hanno lanciato una petizione online per boicottare Lancôme.

Jane Birkin x Hermès

Un altro episodio che invece ha messo il luxury brand Hermès sotto i riflettori, è dovuto invece all’impegno dell’attrice Jane Birkin nella difesa dei diritti umani. La borsa dedicata alla celebrity inglese è stata oggetto di polemiche online a causa dell’impegno dell’attrice a supporto dei diritti umani e del Tibet.

Lo scorso anno la Cina ha respinto la richiesta di visto alla Birkin per entrare nel Paese, constringendola a cancellare la sua partecipazione ad un concerto della filarmonica di Shanghai. Anche in questa occasione il quotidiano di Pechino Global Times non ha esitato ad esprimere la sua a riguardo, pubblicando un articolo provocatorio sull’attrice e la sua partecipazione alle proteste di Parigi del 2008 contro Pechino, tirando in ballo anche l’associazione dell’attrice con il marchio Hermès e la borsa che porta il suo nome, a sua volta riconducibile al maltrattamento degli animali.

Sharon Stone e Christian Dior

Advertising di cosmetica di Sharon Stone per Dior

Tornando indietro nel tempo, nel 2008 a esser coinvolto in un “affare cinese” è stato Dior, quando Sharon Stone, anche lei forte sostenitrice dell’indipendenza del Tibet e faccia dei prodotti di cosmetica del marchio francese, commentatando pubblicamente al festival di Cannes il disastroso terremoto accaduto nella regione cinese del Sichuan (che ha ucciso più di 70.000 persone), ha affermato che l’accaduto poteva essere interpretato come un ritorno di karma negativo in risposta alle azioni di Pechino sul Tibet.

I suoi commenti hanno fatto infuriare il popolo cinese, che ha cominciato in risposta a boicottatare sia lei che Dior. Le scuse pubbliche da parte dell’attrice però non hanno addolcito il cuore dei cinesi e l’accaduto ha portato poi Dior ad interrompere la collaborazione con l’attrice in Cina.

Richard Gere e Fiat

Pochi giorni dopo il caso Dior, è poi toccato anche al gruppo Fiat per la pubblicità della Lancia Delta che aveva come testimonial Richard Gere, noto anche lui per supportare anche economicamente la causa tibetana.

Nel caso in cui la pubblicità della Lancia Delta possa aver dato origine a fraintendimenti circa una consolidata posizione di neutralità dell’azienda, il Gruppo Fiat intende presentare le proprie scuse al Governo della Repubblica Popolare Cinese e al popolo cinese“, così si leggeva nella nota pubblica di scuse della casa automobilistica a Pechino. Il gruppo, in seguito all’accaduto, ha poi fermato la distribuzione della pubblicità nella Repubblica Popolare.

Da come si evince dagli eventi qui descritti, è importante conoscere non solo la cultura di un paese ma anche la politica, soprattutto in Cina, dove gli eventi culturali, artistici o di qualunque altro genere si svolgono sempre in rispetto dei valori politici. A maggior ragione oggi, considerando la portata virale dei social media.

Ecco i vincitori del Cannes Lions 2017

Dopo avervi svelato i primi leoni assegnati durante questo Cannes Lions 2017, vogliamo passare in rassegna con voi tutti i Grand Prix di quest’anno, per scoprire insieme le migliori campagne creative secondo la giuria del prestigioso premio francese.

Divisi per categorie, al Palais sono stati annunciati centinaia di vincitori tra Grand Prix, Gold e Silver Lion. Ma non facciamo crescere ancora la suspense: ecco le agenzie e le campagne più creative dell’anno.

Health

Health & Wellness / Grand Prix a Meet Graham dell’agenzia Clemenger BBDO di Melbourne, come vi avevamo già annunciato nelle nostre previsioni sui favoriti.

Pharma /Grand Prix e Grand Prix For Good a Immunity Charm, la campagna creata per il Ministero della Salute pubblica afgano da McCann Worldgroup India.

Innovation

Innovation / Grand Prix a The Humanium Metal Initiative, IM Swedish Developmente Partner.

Creative Data / Grand Prix per Care Counts, di Whirlpool, DIGITASLBi.

Cyber

Cyber / Grand Prix assegnato a tre campagne diverse: Aland Index, Baltic Sea Project, la campagna ideata da RBC Communication per The Bank of Aland.

Ancora una volta a Meet Graham e infine Grand Prix anche per Did you mean MailChimp?, la campagna ideata da DROGA5 per MailChimp.

Glass Lions

Glass Lions / Grand Prix per Fearless Girl, un’altra delle campagne di cui i Ninja vi avevano già parlato quest’anno, da McCann New York.

Outdoor

Come vi avevamo già anticipato, per la categoria Outdoor, Media & Publications / Grand Prix a Twitter con una campagna sviluppata internamente.

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Use of Ambient Outdoor / Grand Prix per Fearless Girl dell’agenzia McCann NY per State Street Global Advisors.

PR

PR / Grand Prix ancora una volta per Fearless Girl, mentre uno dei Gold Lion va a The Refugee Nation, la campagna ideata da Ogilvy New York.

Print & Publishing

Print & Publishing / Grand Prix a Burger King, premiato per la campagna firmata DAVID.

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Gold Lion per Pass the Heinz, invece.

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Promo & Activation

Corporate Social Responsibility / Grand Prix per Boost your voice, la campagna di 180LA per Boost Mobile che ha trasformato i propri centri in giro per gli States in cabine elettorali.

Direct

Direct / Grand Prix alla campagna Google Home of the Whopper, di Burger King sempre ideata da DAVID, che aveva generato qualche scompiglio in casa Big G e di cui vi avevamo già parlato qui.

https://youtu.be/U_O54le4__I

Mobile

Mobile / Grand Prix per The Family Way, la campagna di Recruit Lifestyle Co., realizzata da DENTSU Y&R.

Design

Il Grand Prix di questa categoria va ad AP Thailand Public Company Limited, per la campagna The unusual Football Field.

Tra i Gold Lion un’altra delle campagne che avevamo già annunciato tra i favoriti: IKEA, con Cook this page.

Entertainment

Entertainment / Grand Prix a Santander Bank, per la campagna Beyond Money, ideata da McCann Spain.

Entertainment for Music / Grand Prix per Original is Never Finished, la campagna creata da Johannes Leonardo per Adidas Originals di cui vi avevamo già parlato nei mesi scorsi.

Media

Grand Prix per la categoria Media a Jet.com, con Innovating Saving, dall’agenzia R/GA.

Product Design

Per il Product Design il Grand Prix va quest’anno a Tigo Une, con la campagna Payphone Bank ideata da Grey Colombia.

Un Gold Lion per la campagna di lancio degli Spectacles di Snap Inc.

Creative Effectivness

Creative Effectivness / Grand Prix per Van Gogh’s Bedroom: let yourself in, la suggestiva creatività di Leo Burnett per l’Art Institute of Chicago.

Digital Craft

Digital Craft / Grand Prix a Real-Time Virtual Reality Experience for Björk’s Notget dell’agenzia Analog, un incredibile video che suggestionato il mondo intero.

Film

Film Craft / Grand Prix per The Blaze – Territory, di Iconoclast.

Business Recap: le 5 notizie più importanti della settimana

Vuoi essere aggiornato su tutte le notizie business dal mondo? Anche questa settimana la redazione di Ninja Marketing ha raccolto per te i più importanti avvenimenti tra acquisizioni, nuovi piani aziendali, cambi al vertice e trasformazioni nelle mission aziendali dalle società di tutto il mondo.

Senza perdere altro tempo, scopriamo le news imperdibili di questa settimana con il nostro Business Recap.

Amazon svela i suoi piani: “alveari” di droni per le consegne in ogni città

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Il programma per le consegne con i droni di Amazon non è mai stato uno scherzo, ma la società è ancora al lavoro per superare alcuni problemi tecnologici legati al progetto. Tra questi anche la possibilità di organizzare in modo efficiente le consegne anche in città di grandi dimensioni.

Per questo Amazon ha ideato dei veri e propri “alveari di droni”, da poter installare in ogni città.

La richiesta di brevetto per questa sorta di stazione di rifornimento per droni è stata depositata recentemente dall’azienda e potrebbe essere il punto di partenza per organizzare un sistema di consegne decentrato più capillare, che produca effettivamente benefici in termini di tempi rispetto alla consegna su strada.

Rispetto ai classici magazzini di distribuzione, in genere collocati nelle periferie e nelle zone industriali per via delle grandi superfici necessarie per i capannoni, i centri per droni dovrebbero svilupparsi verticalmente consentendo una collocazione anche all’interno di aree urbane densamente popolate ed evitando il volo nelle vicinanze dei pedoni, grazie all’altezza.

Nella richiesta di brevetto Amazon ha incluso anche una serie di schizzi di edifici di forme diverse e di visoni interne, mostrando come i dipendenti caricheranno i pacchi sui droni.

Fox punta all’acquisizione di Sky

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Il governo britannico potrebbe decidere durante la prossima settimana sulla creazione di un gigante dei media a livello globale. Gli organi regolatori sulla concorrenza del Regno Unito avranno il compito di stabilire se la 21st Century Fox possa essere autorizzata ad acquisire le quote di Sky, il gigante satellitare britannico, non ancora di proprietà di Murdoch.

La decisione dovrebbe essere annunciata il 29 giugno.

Murdoch puntava già da tempo ad una acquisizione complessiva di Sky, di cui la 21st Century Fox possiede già una quota del 39%. L’accordo coinvolgerebbe anche le divisioni della società in Italia, Germania e altrove in Europa.

Nonostante gli ultimi scandali per molestie sessuali che hanno investito la Fox, la decisione potrebbe essere favorevole a Murdoch.

Tesla vuole creare un suo servizio di streaming musicale

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Tesla potrebbe trasformarsi presto anche in un operatore di servizi musicali, secondo un report appena diffuso da Recode.

Tesla sarebbe infatti in trattative con alcune etichette musicali per la creazione di una radio streaming direttamente collegata ai veicoli Tesla. Solo i proprietari di Tesla potranno fruire i contenuti musicali.

Lo stesso Elon Musk aveva lasciato intendere che la società stesse esplorando questo nuovo settore, all’inizio di giugno. Il progetto sarebbe quello di un servizio che offra un servizio di riproduzione migliore rispetto a quelli in circolazione, basato su un algoritmo che fornisca corrispondenze più precise rispetto ai gusti musicali degli utenti alla guida.

Tesla punta ad un modello di vita nel quale l’auto sia sempre più al centro della vita delle persone attraverso i servizi che offre al suo interno, ora che i viaggi stanno per diventare qualcosa di più un semplice spostamento, grazie alle possibilità offerte dalla guida autonoma.

Facebook cambia la sua mission

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“Rendere il mondo più aperto e connesso”, era questa finora la mission a tutti nota di Facebook, che ora cambierà per dare spazio a risultati più positivi di connessione e collaborazione tra le persone.

LEGGI ANCHE: Gruppi su Facebook: Zuckerberg annuncia le nuove funzionalità

La mission di Facebook fino a questo momento non ha dato i risultati sperati dal founder e ora che la società si avvicina ai 2 miliardi di utenti mensili, Mark Zuckerberg ha rivelato una nuova missione:

“Dare alle persone il potere di costruire comunità e di avvicinare il mondo”.

La novità è stata annunciata al Facebook Communities Summit per chiarire la volontà del CEO di collegare il mondo, avvicinando le persone e non con un semplice effetto di voyeurismo digitale attraverso i news feed.

Questo cambiamento è un’altra pietra miliare nella trasformazione dell’azienda, che punta sempre di più a combattere le fake news e ad aiutare le persone anche attraverso solidarietà e donazioni.

“Bring the world closer together”, come aveva già in qualche modo annunciato Zuckerberg durante il suo discorso ai laureati di Harvard, proprio quest’anno.

Alcuni dipendenti di Uber chiedono a Kalanick di restare

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Una petizione starebbe circolando tra i dipendenti di Uber per chiedere al consiglio di amministrazione di far tornate il CEO Travis Kalanick in azienda.

Secondo la lettera la presenza di Kalanick sarebbe cruciale per il futuro dell’azienda e il documento è stato sottoscritto da oltre 1.100 dipendenti, tra i 14.000 impiegati dalla società.

“Siamo delusi dalla visione a breve termine e dal puro interesse personale dimostrato da chi invece dovrebbe proteggere gli interessi a lungo termine della nostra azienda”, recita la petizione. “Sì, Travis ha dei difetti, ma li abbiamo tutti. La sua passione, la sua visione e la sua dedizione a Uber sono semplicemente ineguagliabili. Non saremmo qui oggi senza di lui e crediamo che possa evolvere nel leader di cui abbiamo bisogno. Lui è fondamentale per il nostro futuro successo”.

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Dal microfono allo smartphone, l’era del mobile journalism

La fruizione delle notizie funziona sempre più spesso in modo contrario al passato. Fino a neanche tanto tempo fa, per conoscere gli ultimi aggiornamenti dal mondo era necessario acquistare un giornale o quantomeno accendere la televisione. Ricordo momenti come l’attentato alle torri gemelle di New York, subito dopo il quale le trasmissioni erano state interrotte per mostrare le cosiddette “breaking news”, che altrimenti i telespettatori non avrebbero visto fino al successivo telegiornale.

Oggi, invece, entriamo in contatto con le notizie in un modo che, prendendolo in prestito dal marketing, potremmo definire “pull” – all’utente medio basta avere accesso a internet, in particolare ai social tramite il proprio smartphone, per essere “tirato dentro” le ultime notizie senza dover muovere un dito, ovunque si trovi e quasi in real time. Basta uno sguardo veloce ai trending topics su Twitter, il nome di una città o qualche altra parola che non ci torna, per trovarci catapultati in tempo reale nelle notizie in anteprima. Dagli scioccanti video amatoriali fatti con lo smartphone durante gli attentati, alle foto di vip nei posti più disparati, siamo tutti allo stesso tempo fruitori e creatori di informazione, lettori e giornalisti.

E i giornalisti veri, in uno scenario del genere, che fanno? Quando il tuo lavoro è essere presente dove accade l’azione, e centinaia di migliaia di persone possono essere già lì mentre tu stai giusto salendo in macchina per andarci, come fai a continuare ad essere competitivo?

È un dilemma che i giornalisti, ma prima di loro gli editori stessi, si sono posti e si stanno ancora ponendo, perché la risposta, in verità, non è facile. Ma è ormai innegabile che l’avvento degli smartphone, delle connessioni ovunque, dei social media, della vita in diretta, abbiano cambiato per sempre il mondo del giornalismo, tanto da giustificare l’introduzione di un nuovo termine, l’inglese Mojo – Mobile Journalism.

Un nuovo tipo di giornalismo?

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Non è corretto definirlo una forma alternativa di giornalismo, come non sarebbe corretto definire la comunicazione attraverso gli influencer un’alternativa alle media relations. Il Mobile Journalism è l’ovvia evoluzione del giornalismo tradizionale ai tempi del digitale, in cui il problema non è più solo la modalità di fruizione dei contenuti, ma la modalità della loro stessa creazione.

Lo smartphone, quindi, è diventato il nuovo microfono nell’immaginario collettivo del giornalista. Il moderno Clark Kent, che riesce ad essere sempre nel luogo dell’incidente in un attimo non grazie ai poteri di Superman, ma grazie alla sua capacità intrinseca di essere nel posto giusto al momento giusto per davvero, e di possedere un cellulare carico, una copertura stabile e tante app ad hoc per confezionare la sua notizia al meglio, con risultati degni di uno studio di registrazione.

Questa necessità di fare mobile journalism ha posto grandi sfide non solo ai giornalisti ma soprattutto agli editori, come dicevamo. E alcuni l’hanno colta con grandi risultati, riconoscendo l’impossibilità dell’ubiquità e il valore della presenza sul territorio e del tempismo come molto più importanti di qualsiasi costoso strumento di editing o materiale fotografico. Risale all’anno scorso, negli Stati Uniti, il primo caso di redazione locale interamente da remoto, in cui tutti i giornalisti lavorano come mobile journalists, preparando i servizi con il proprio smartphone o laptop, inviando prodotti finiti ad una redazione “virtuale”.

Questo può rappresentare un vantaggio notevole per certe tipologie di testate, specie se online, permettendo di ottenere una riduzione dei costi e un vantaggio competitivo sui concorrenti incredibile, ma chiaramente necessita di un cambio totale sia a livello infrastrutturale che di mentalità.

Il mobile journalism come opportunità

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Dall’altra parte, per i giornalisti, questa rappresenta un’opportunità incredibile. Uno smartphone è molto più piccolo e versatile di una videocamera, e permette ai più audaci di realizzare in pochi minuti e con poca attrezzatura servizi impensabili fino a pochi anni fa.

Per non parlare poi dei social media: il più grande ostacolo per i giornalisti, che si trovano a dover battere in tempismo orde di persone pronte a condividere un video amatoriale con un semplice click, è anche il loro migliore alleato se utilizzato per far emergere storie vere, autentiche, impattanti. È il caso del celebre account Instagram aperto dal Time dall’evocativo nome @findinghome, attraverso il quale un gruppo di giornalisti sta seguendo da un anno alcune famiglie di rifugiati siriani mentre cercano di rifarsi una vita in Europa. Tra nuovi nati, momenti di sconforto, gesti di affetto e tanta quotidianità, è nato un progetto bellissimo, che non sarebbe mai stato possibile o sensato realizzare anche solo pochi anni fa, e che soprattutto non avrebbe probabilmente ottenuto la stessa portata in termini di audience.

Un mondo di app per tutti i mobile journalists

E se il cellulare è lo strumento base del Mojo, le app sono quegli add-on fondamentali che rendono possibile il suo lavoro. Gratuite e a pagamento, conosciute da tutti o per pochi insider, c’è un intero mondo di applicazioni per questa categoria di professionisti (o quantomeno, da loro adottate).

A cominciare con le app che permettono di riappropriarsi della fotocamera dello smartphone, settandone tutti i parametri come nella migliore delle reflex. Uno degli esempi più noti è FilmIc Pro, che permette di passare ad un controllo totalmente manuale di aspetti come il focus, l’esposizione, il bilanciamento del bianco, ma anche di registrare video in 4k, scegliere il frame rate, e molto altro.

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In combinazione con TwistedWave, che permette di controllare e modificare l’audio, e con Splice, che non ha bisogno di presentazioni perché basta dire che è l’app di video-editing creata direttamente da GoPro, è come avere un piccolo studio di registrazione nella tasca dei pantaloni.

A queste si aggiungono molteplici applicazioni di “background” per prendere appunti velocemente, come Evernote, organizzare le informazioni, come Trello, o addirittura scrivere (magari non un intero articolo) sotto dettatura, come Dragondictation. Senza dimenticare tutti quegli strumenti che permettono di ricevere notizie in tempo reale, come Google Alert, o di monitorare i social per scoprire rapidamente quali argomenti stanno diventando popolari, proprio nel momento in cui lo fanno, come il potentissimo Dataminr.

Insomma, c’è l’imbarazzo della scelta, anche per chi vorrebbe diventare giornalista in un mondo in cui questa professione è sempre più importante ma, paradossalmente, sempre più in crisi. Ma soprattutto per chi quel titolo già se l’è conquistato, ma ha capito che, in questo mondo digitale che si muove alla velocità della luce, ci vuole ben altro che una laurea e l’iscrizione ad un albo per fare davvero notizia. In tutti i sensi.

Come affrontare un colloquio di lavoro nel Digital Marketing: segui il Ninja Talk

Uno dei momenti più temuti da tutti i candidati, il colloquio di lavoro, può trasformarsi in una grande occasione di confronto per dimostrare la propria competenza.

In che modo? Dimostrandosi pronti ad esprimere il proprio potenziale, ma anche discutendo con padronanza di tecnologia, marketing e business.

Come farlo? È quello che scopriremo il prossimo 5 luglio, durante il Ninja Talk “Colloquio di lavoro e marketing digitale: i consigli per affrontarlo”realizzato in collaborazione con Michael Page, una delle principali società di consulenza professionale per il recruiting al mondo.

Il docente di questo appuntamento sarà Andrea Policardi, Senior Manager Digital & New Media, che ci offrirà una prospettiva privilegiata da insider nella mente del nostro prossimo recruiter e ci aiuterà a scoprire come massimizzare la performance durante un colloquio di lavoro per una posizione nel Digital e quali aspetti comunicativi mettere in luce.

Informarsi sull’azienda per la quale ci siamo candidati, per comprenderne valori e mission; guardarne il sito web per prepararsi consultando report annuali e leggendo le newsletter; informarsi sulla struttura interna e sugli obiettivi a lungo termine; esaminare a fondo la job description, esercitarsi su ciò che si dirà e ricordarsi sempre che se hanno chiamato proprio noi c’è un buon motivo. Sono solo i primi passi da seguire per dimostrarsi tranquilli e fiduciosi durante un colloquio di lavoro.

Mercoledì 5 luglio, scopriremo insieme suggerimenti, risposte e competenze per nuove opportunità di carriera.

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Cosa imparerai durante il Ninja Talk

Il Ninja Talk “Colloquio di lavoro e marketing digitale: i consigli per affrontarlo”, gratuito, ci permetterà di imparare:

  • a basarci sull’ascolto attivo durante un colloquio di lavoro
  • a interpretare le logiche di percezione dei recruiter
  • a ottimizzare ogni fase del colloquio di lavoro

Un’occasione imperdibile per scoprire tutti i segreti di un perfetto colloquio di lavoro e creare ancora più opportunità per la tua crescita professionale.

Ricapitoliamo!

“Colloquio di lavoro e marketing digitale: i consigli per affrontarlo”
con
Andrea Policardi – Senior Manager Digital & New Media

Mercoledì 5 luglio dalle ore 13 alle ore 14

Hashtag ufficiale: #NinjaTalk

ISCRIVITI SUBITO
I posti per la diretta sono limitati ma se non riesci a collegarti potrai recuperare la sessione in modalità On Demand nell’arco di un paio di giorni dalla diretta direttamente nell’Area Utente di Ninja Academy.

Free Masterclass on demand: Growth Marketing & Performance ROI

Free Masterclass on demand: Growth Marketing & Performance ROI

Come ottimizzare il budget aziendale a disposizione per ottenere i migliori risultati, utilizzando i canali di marketing più efficaci in base al nostro business e ai nostri obiettivi?

Ce lo spiega Luca Barboni, docente della Ninja Academy e Growth Hacker, durante la Free Masterclass “Growth Marketing & Performance ROI” del Corso in Growth Hacking & Performance Marketing.

Daremo risposta a una delle domande più importanti per i Marketer di oggi: come impiegare al meglio i budget e ottimizzare i risultati?

 

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Grazie all’approccio sperimentale del Growth Marketing con la scelta dei canali più adatti al modello di business e agli obiettivi prefissati, oltre che ad una buona dose di analisi statistica dei risultati.

Per chi gestisce un business, anche non strettamente digitale, per i founder di startup e gli imprenditori, per i Marketer e i freelance, diventa oggi sempre più essenziale capire in modo immediato come migliorare il ritorno dei propri investimenti, proprio in questo ambito ci viene in aiuto il Growth Hacking, trovando soluzioni non convenzionali.

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