Glossario User Experience

Glossario della User Experience, dalla A alla UX

Negli ultimi anni l’attenzione verso la User Experience (UX) è letteralmente esplosa, e con essa anche l’uso di una serie di termini più o meno incomprensibili che farebbero invidia ad Azzeccagarbugli.

Così abbiamo preparato per te un mini bigino su alcuni dei termini più comuni nel settore, che prima o dopo potresti incontrare sul tuo cammino ?

Glossario della User Experience, dalla A alla Z

A/B Testing (anche noto come split testing): un esperimento in cui due versioni del tuo prodotto vengono sottoposte ad un gruppo di user per scoprire quale preferiscono.

Adaptive web design: approccio al web design che si prefigge di creare siti con esperienze di visualizzazione e interazione perfette da svariati device.

Agile: metodologia di sviluppo che prevede iterazioni e feedback continui per rifinire un sistema software.

agile development
Card sorting: tecnica in cui gli utenti creano una gerarchia di contenuti che formano la base dell’architettura informativa (o menù di navigazione).

Collaborative design: modo di lavorare che facilita la collaborazione tra user, stakeholder e altri membri del progetto, nello sviluppo di un software o prodotto.

Experience Map (anche chiamata user journey map): rappresentazione visiva e olistica delle interazioni che gli utenti hanno con la tua organizzazione.

User experience map

Ergonomia: disciplina scientifica che si occupa dei problemi relativi alle interazioni tra persone e sistemi esterni, per ottimizzare benessere delle persone e performance del sistema.

Human Computer Interaction (HCI): include lo studio, la pianificazione e il design dell’interazione tra persone (users) e computer.

Information architecture (IA): la struttura informativa di una piattaforma.

Iterative design: procedimento ciclico che prevede prototipazione, test, analisi e affinamento di un prodotto (o processo) con lo scopo di migliorarne qualità e funzionalità.

LEGGI ANCHE: User Experience Design: le regole da seguire per i tuoi progetti digitali

Lean UX: si basa sull’assunto che le tradizionali tecniche di UX  non possono essere integrate in un sistema agile e rapido di sviluppo. La lean UX si propone di raggiungere un’ottima user experience, ma lo fa in modo diverso rispetto alle tecniche tradizionali di UX, per ottenere feedback il prima possibile e prendere decisioni velocemente. In particolar modo pone meno enfasi sul prodotto finale e maggiore enfasi sull’esperienza.

MVP (Minimum Viable Product): da non confondere con il Prototipo, questa versione del prodotto contiene il numero minore possibile di features (o solo alcune). Solitamente si ricorre al MVP per testare delle ipotesi senza bisogno di sviluppare l’intero progetto nella sua interezza.

Personas: identità fittizia che riflette una tipologia di utenti per i quali si sta progettando.

Prototipo: la versione a fedeltà medio-alta di app o prodotto. Spesso include elementi grafici e una prima bozza di interattività, quindi può essere utilizzato per condurre test di usabilità.

Prototype

Scrum: il più noto framework Agile, solitamente adottato per completare progetti complessi. Si tratta di un processo iterativo che pone al centro lo sprint.

Sprint: unità di misura temporale di lunghezza variabile (in genere da 2 a 4 settimane) durante la quale viene creato un avanzamento del lavoro effettivo.

UI Elements : oggetti virtuali che servono per costruire un’interfaccia: bottoni, campi di ricerca, menu, ecc.

UX Assets: i materiali che servono per creare la tua app o progetto. Sono UX assets le immagini, i testi, UI elements, grafici, file audio, database, ecc.

Usabilità: la facilità con cui un sito o una app vengono utilizzati. Attenzione: l’usabilità non è una proprietà intrinseca e oggettiva del sito web – ma piuttosto caratterizza la semplicità dell’interazione fra uno specifico utente e il sito stesso.

User-centred design (UCD): processo di progettazione di un software o un sito basato sul punto di vista e sulle esigenze degli utenti. In questo caso gli users vengono coinvolti direttamente nelle diverse fasi del processo attraverso una moltitudine di strumenti, tra i quali i test di usabilità, le interviste, il card sorting.

User research: insieme di tecniche di osservazione, analisi e feedback utilizzate per comprendere comportamenti, bisogni e motivazioni degli user.

Wireframe: lo scheletro della tua app o prodotto. Si tratta di una rappresentazione statica senza immagini, contenuto o elementi interattivi e indica a grandi linee dove ciascun asset sarà posizionato sullo schermo. Si utilizza perché rende più snello organizzare e riorganizzare più volte i diversi elementi senza perdere troppo tempo.

wireframe

Conclusioni

Questi sono solo alcuni dei termini che chiunque lavori nel mondo del digital e dell’innovazione dovrebbe aggiungere al proprio vocabolario. Dai termini più banali a quelli più tecnici, abbiamo cercato di dare un’idea complessiva della specificità di questa disciplina.

E siamo sicuri che con queste nuove informazioni alla prossima riunione farai un figurone!

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Tic Tac, Der Tagesspiegel e Gráfica JB: i migliori annunci stampa della settimana

Una settimana davvero ricca per l’advertising quella che è appena terminata, anche grazie alle emozioni che ci hanno regalato i Cannes Lions 2017.

Ma non potevamo perderci il nostro classico appuntamento con gli annunci stampa più creativi dal mondo, per cominciare alla grande anche questa settimana.

Ecco, quindi, tutte le campagne per trovare la giusta ispirazione.

Tic Tac – Feel like a millionaire. Well a Tic Tac millionaire

Una coloratissima campagna per Tic Tac in Argentina, basata sulle scene dalla vita dei più giovani. Davvero hanno sempre ragione, o i loro amici li trovano divertenti, o invece tutti sono solo interessati alle loro Tic Tac?

Domande esistenziali, profonde come quelle che solo un adolescente sa porsi, ma che mettono in luce subito quanto possa essere irresistibile una Tic Tac.

Il punto forte dell’annuncio stampa è tutto nella resa grafica, che cattura con la psichedelia dei suoi colori.

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Advertising Agency: La Comunidad, USA
Executive Creative Directors: Ramiro Raposo, Fernando Sosa
Creative Directors: Rodrigo Greco, Mariano Gamba
Creatives: Carlos Quesquén Cortez, Daniel Pérez Galeano
Group Account Director: Sebastián Díaz
Account Director: Solange Blanco
Account Executive: Catalina Gay
Director of Production: Ramiro Capisto
Production Assistant: Sebastián García
Ilustrator: Andrés Yeah

Der Tagesspiegel – Trump, Soccer and Refugees

La campagna del famoso quotidiano tedesco punta sull’importanza delle domande a cui ogni giorno dà risposta dalle sue pagine, ma amplificando il messaggio attraverso la sovrapposizione delle pagine del giornale.

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The migrant crisis. How much do we really have to cope with?

2

Will he bully his way into the White House?

3

Our national team. Are they really invincible?

Advertising Agency: Scholz & Friends, Berlin, Germany
Chief Creative Officer: Matthias Spaetgens
Creative Director: Joerg Waschescio
Art Directors: Agnieszka Kalwak, Erika Stuhl
Copywriter: Lena Klockenbring
Photographer: Karsten Wegener

Gráfica JB – There is no margin for mistake

Nella grafica a stampa non c’è spazio per gli errori, anzi, meglio, non c’è margine di errore.

Ce lo ricorda Gráfica JB con questo annuncio stampa, tutto giocato sull’aspetto tecnico di un file da stampa.

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Advertising Agency: Gnc Publicidade, Paraíba, Brasil
Creative Director / Copywriter: Fellipe Rocha
Art Director: Nícollas Golzio

Kein & Aber Publisher – #TrumpingForLove

Il presidente degli Stati Uniti svela la sua strategia per trovare l’amore e lo fa con un piano che aiuterà il mondo intero ad amarlo, finalmente. Tutto ciò che dovrà fare sarà prendere le decisioni giuste a livello globale, mentre il mondo si divide. Insomma, semplice, vero?

Per fortuna The Decision Book: 50 Models for Strategic Thinking di Kein&Aber Publishing, fornirà a Trump i giusti suggerimenti per mantenere il sangue freddo nelle situazioni più intricate.

L’annuncio punta tutto a dimostrare l’utilità di questo libro (600.000 copie vendute dopo un precedente annuncio di grande successo), nel prendere le decisioni migliori.

Trump for Love

Advertising Agency: Walker, Zurich, Switzerland
Creative Director: Pius Walker
Art Director: Stefanie Huber
Copywriters: Dan Pieracci, Catherine Elf
Illustrator: Delia Guerriero

LEGGI ANCHE: Vodafone, Gentlemen e Citroën: i migliori annunci stampa della settimana

Buyer Personas & Digital Marketing

Buyer Personas & Digital Marketing: segui la Free Masterclass

Fan, follower, lettori, iscritti. Sono loro il valore strategico aggiunto per chi è capace di porli al centro delle proprie strategie di engagement e conversione nel Digital Marketing.

Il concetto di Buyer Persona ha assunto oggi una rilevanza fondamentale. Per questo è importante capire appieno cosa si intenda con questa espressione e in che modo vadano costruite le nostre Buyer Personas: un profilo sociodemografico dettagliato che include le abitudini di consumo ed i touchpoint, online e offline, per rappresentare al meglio le diverse tipologie di clienti.

Come progettare, quindi, delle esperienze digitali modellate sul nostro target? E quali sono gli influencer più adatti al nostro mercato? Come integrare la customer journey, cioè il percorso del consumatore, con una strategia mobile? E infine, come strutturare un piano editoriale efficace basandoci sulle buyer personas che abbiamo individuato?

Lo scopriremo durante la Free Masterclass “Buyer Personas & Digital Marketing – Strumenti e tecniche per coinvolgere i consumatori online” di mercoledì 12 Luglio. Si parlerà dal concetto di Buyer Persona per arrivare alle principali metriche ed all’utilizzo strategico di componenti multimediali. Tutto questo grazie alla presenza di esperti del settore come Jacopo Pasquini, Lorenzo Viscanti, Giovanna Montera e Alberto Maestri, docenti del Master in Digital Marketing (formula online + digital factory) che partirà il prossimo 3 Ottobre 2017.

FreeMasterclass-Digital Marketing

Mappatura, comunicazione online e strategia: cosa imparerai nella Free Masterclass

La Masterclass online ti insegnerà a:

  • capire la relazione tra mappatura del mercato ed attività di comunicazione online
  • adattare le tue strategie di marketing digitale in base alla tua audiance
  • far evolvere le campagne di Content e Mobile Marketing e di Digital PR

La Free Masterclass è online e gratuita ma iscriviti ora perché i posti sono limitati!

Qualora non ti fosse possibile seguire in diretta il Webinar, nessun problema, potrai ritrovare video e slide a distanza di un paio di giorni dalla diretta sulla piattaforma Ninja Academy. Sarà possibile consultarli online per un periodo di tempo limitato.

Ricapitoliamo:

FREE MASTERCLASS
Master Online in Digital Marketing

“BUYER PERSONAS & DIGITAL MARKETING”
con Jacopo Pasquini, Lorenzo Viscanti, Giovanna Montera, Alberto Maestri

Mercoledì 12 luglio dalle 13 alle 14

ISCRIVITI ALLA MASTERCLASS

Tieniti sempre aggiornato sui nostri corsi in programma!

Il team di Ninja Academy è sempre a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Puoi scrivere a info@ninjacademy.it o telefonare allo 02/400.42.554 dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.

Knowledge for Change!
BE NINJA.

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Multa record da 2,42 miliardi per Google

Google ha appena ricevuto notifica da parte dell’UE di una multa record, da circa 2,4 miliardi di euro. Il motivo alla base della sanzione sarebbe la violazione delle regole sulla concorrenza attraverso una manipolazione consapevole dei risultati di ricerca, per favorire i propri servizi.

La decisione dell’Unione europea fa seguito ad una indagine durata circa sette anni sugli algoritmi di ricerca dell’azienda statunitense, che si è conclusa con una sentenza di “abuso di posizione dominante” da parte di Google, che avrebbe sistematicamente violato la legge antitrust, favorendo i propri servizi rispetto a quelli dei concorrenti attraverso i risultati di ricerca.

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Google e la Commissione europea: le motivazioni della sanzione

La multa di oggi è la più alta della storia dell’UE e supera perfino quella di 1 miliardo stabilita per Intel nel 2009.

Sotto accusa in particolare Google Shopping, la funzionalità che consente di mettere a confronto i prezzi dei prodotti, che fa parte del motore di ricerca. Secondo l’UE Google avrebbe mostrato agli utenti i risultati di Google Shopping privando di fatto i concorrenti di un confronto dei prezzi e favorendo in questo modo i propri prodotti.

Per la sua posizione dominante in Europa, a Google non sarebbe dovuto essere concesso questo vantaggio.

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La società dovrà quindi cambiare il modo in cui il suo algoritmo di ricerca classifica i siti web, al fine di “rispettare il semplice principio di una parità di trattamento tra i propri prodotti e quelli dei concorrenti”.

Secondo le motivazioni della Commissione, da quando l’abuso di posizione dominante è iniziato, il traffico sul servizio di comparazione di prezzi di Google è cresciuto in modo esponenziale: di 45 volte nel Regno Unito, 35 volte in Germania, 29 in Olanda, 19 volte in Francia e 14 in Italia. Al tempo stesso, il traffico sui servizi dei concorrenti è crollato: fino al 92% in meno in Germania.

Le prove per giungere alla decisione sono state raccolte in un dossier contenente 1,7 miliardi di ricerche, analisi sull’incidenza della visibilità nei risultati, dati finanziari e un’inchiesta sul mercato dei clienti e dei concorrenti.

Google ha, naturalmente, respinto le accuse, spiegando di essere pronta ad esaminare nel dettaglio il dossier della Commissione e di prepararsi per un ricorso.

La società sta già fronteggiando in Europa anche altre due accuse: quelle sul software Android e quella per il servizio di pubblicità online AdSense.

La sanzione richiesta oggi dall’UE rischia di diventare ancora più salata se entro 90 giorni Alphabet non interverrà: la multa infatti potrebbe arrivare fino al 5% del fatturato quotidiano realizzato a livello mondiale da Alphabet, la società madre di Google.

La decisione della Commissione europea di oggi, insomma, mette seriamente a rischio il monopolio di Google in Europa.

Milano Moda Uomo su Instagram: Armani e Versace i brand più coinvolgenti

Secondo l’analisi svolta da Blogmeter, realizzata attraverso l’Instagram Fashion Index, è Armani il brand più coinvolgente delle sfilate di quest’anno, con 1,9 milioni di interazioni, seguito da Versace con 1,2 milioni e da Philipp Plein con 529.000.

Milano Moda Uomo Instagram

Milano Moda Uomo S/S 2018 e le social performance dei brand del Fashion

Si è da poco conclusa questa edizione della Milano Moda Uomo S/S 2018, che ha visto trionfare in passerella lo street style e Blogmeter ha monitorato le social performance dei 32 fashion brand che hanno sfilato secondo il calendario ufficiale di Camera Nazionale della Moda Italiana.

Secondo quanto è emerso dall’indagine, il brand più coinvolgente in assoluto di questa edizione della Fashion Week è stato Armani che ha totalizzato nei quattro giorni dell’evento 1,9 milioni di interazioni con un picco di 851.000 interazioni sabato 17 giugno, giorno della sfilata.

Il fattore di maggior successo della maison è stato il coinvolgimento del cantante canadese Shawn Mendes: infatti i primi dieci post più coinvolgenti sono stati dedicati a lui accompagnati dall’hashtag #EmporioArmani.

LEGGI ANCHE: Strategie di marketing nel Fashion: l’Automat Radio di Emporio Armani

In seconda posizione, troviamo Versace con 1,2 milioni di interazioni e quasi 28.000 nuovi follower, durante i giorni della Fashion Week. L’hashtag utilizzato dalla casa di moda che ha ottenuto più interazioni è #MFW mentre tra i contenuti che più hanno coinvolto gli utenti spicca un post con protagonisti Donatella Versace e Bruno Mars.

Completa il podio dell’engagement Philipp Plein, brand più attivo del panel, che nel periodo di analisi ha pubblicato ben 125 post riuscendo a totalizzare 529.000 interazioni totali; tra gli hashtag più performanti emergono hashtag brandizzati come #pleinfastandglorious e #pleinsport.

Tra i brand che hanno accresciuto maggiormente la propria community, dopo Armani, troviamo Prada che con 30.000 new followers e 502.000 interazioni su Instagram, si è distinto con la sua iconica etichetta azzurra #PradaEtiquette. In classifica, si posizionano anche FendiMarcelo BurlonMarniDSquared2Salvatore Ferragamo e Moncler.

social influencer

 

Social Influencer e Milano Moda Uomo: ecco chi ottiene più interazioni su Instagram

Dando infine un’occhiata ai social influencer che hanno menzionato la #mfw nei loro canali social, è interessante notare come non compaia in Top 5 Shawn Mendes, che nei suoi post non ha utilizzato l’hashtag ufficiale della manifestazione milanese.

Mentre troviamo altri nomi come il modello Marc Fornè, volto di Diesel Black Gold, che ha ottenuto 249.000 interazioni per un totale di 15 post. Seguono l’attore Saul Nanni e la blogger Caroline Daur che ottengono rispettivamente 116.000 e 85.000 interazioni. Completano la Top 5 il designer Stefano Gabbana e la stylist Anna Dello Russo.

Artisti contemporanei e VR: nasce la galleria Acute Art

Il lancio ufficiale della piattaforma è previsto per l’autunno di quest’anno e a dare il via al progetto ci sono dei  veri geni dell’arte contemporanea, Marina Abramović , Jeff KoonsOlafur Eliasson , che si cimentano in performance per approfondire le tematiche del cambiamento climatico, della natura e dell’affermazione di se’ in un mondo virtuale di grande attualità.

Gli artisti hanno concepito delle opere inedite utilizzando la realtà virtuale, sostenuti da un team di tecnici che li ha aiutati nel processo di realizzazione. Questi lavori sono stati presentati in anteprima presso la Stockholm’s Brilliant Minds e l’obiettivo principale è quello di coinvolgere giovani artisti emergenti, in modo da esplorare ed incoraggiare l’arte ad essere intesa non soltanto in un luogo fisico ma anche inserita nella nuova era online. Una sorte di transizione dell’arte.

Acute Art

La realtà virtuale è stata nuovamente rivalutata anche grazie a miglioramenti tecnici e al lancio sul mercato di piattaforme che rendono il suo utilizzo accessibile a tutti o quasi. Gli spazi dedicati all’arte online crescono sempre di più, per esempio l’Art Baby Gallery che è per eccellenza la piattaforma dei giovani artisti emergenti. Notevole il progetto della Wrong Biennale, che celebra l’arte del vasto mondo virtuale, o il Digital Museum of Digital Art, fondato da Alfredo Salazar-Caro e William Robertson, o ancora il New Museum’s Initiative, e FLOAT, creata dagli artisti Ben Vance e Kate Parsons.

Gli artisti e i lavori

Jeff Koons

Le ultime notizie che riguardano Jeff Koons risalgono ad aprile di quest’anno, quando ha presentato Masters la sua collaborazione con Louis Vuitton per la creazione di una serie di borse dedicate ad opere celebri di artisti da Van Gogh Leonardo Da Vinci. Famoso per le sue opere che si rifanno all’immaginario pop, come le sculture di Michael Jackson e la scimmia in porcellana bianca ed oro e i suoi animali-palloncini.  L’arista è noto non solo al mondo dell’arte, era infatti sposato con l’attrice porno Ilona Staller detta Cicciolina.

Il suo primo progetto per Acute Art è Phyne e riguarda l’esplorazione, l’auto-affermazione e la trascendenza umana nello spazio virtuale. Il nome si riferisce ad una nota cortigiana dell’antica Grecia e si ispira quindi all’arte classica pastorale. Tramite la Realtà Virtuale gli spettatori si troveranno in un giardino in cui incontreranno Phyrne, sotto forma di ballerina metallica che farà loro da guida nel mondo. Koons afferma che ciò che lo ha colpito della VR è il  senso di centralità e la mancanza dell’affermazione dell’esistenza individuale. La scelta delle superfici metalliche in Phyrne sono volute per amplificare il riflesso di noi stessi, affermando così la propria esistenza. Phyrne è un’insegnate che stimola i diversi sensi della percezione che sono nuovi territori per la VR.

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Il lavoro presentato da Marina Abramović  è Rising. L’artista serba è una delle performer contemporanee più conosciute nel mondo, grazie anche alla sua voglia di andare oltre i confini artistici. Note le sue collaborazioni con il rapper Jay-Z e la cantante Lady Gaga, la sua direzione artistica di una delle più belle sfilate del 2015 di Givenchy,  il corto per Adidas o spettacoli provocatori come 512 Hours, Rhythm 5, o Breathing In / Breathing Out.

In Rising, utilizza il suo Avatar, portando l’attenzione del pubblico sui problemi dei cambiamenti climatici per scuotere tutto il mondo. Gli spettatori, infatti, si trovano faccia a faccia con l’artista in un serbatoio di vetro che lentamente si riempie di acqua ed improvvisamente si sciolgono dei ghiacciai enormi, l’unico modo per sopravvivere è cercare di fermare lo sciogliersi del ghiaccio. Marina vuole simulare la possibilità della fine dell’umanità tramite la VR chiamandoci a salvare la razza umana e tutto il pianeta. A questo punto della sua carriera si chiede se è possibile trasferire energia da corpo a corpo con la tecnologia moderna e creare empatia con le problematiche del clima globale.

Olafur Eliasson - immagine: Acute Art

Rainbow è l’’opera dell’artista danese-islandese Olafur Eliasson che vuole esplorare la natura. L’arcobaleno può essere visto solo se lo spettatore si muove correttamente, sotto una tenda di pioggia che occulta la vista. I controller manuali sono utilizzati da più spettatori contemporaneamente, per intraprendere una ricerca collettiva dell’arcobaleno. Il tema centrale del se’ è tipico dei lavori di Eliasson, sia per le sue installazioni a tema solare che la sua opera d’arte pubblica Ice Watch, dove ha trasportato 12 blocchi di ghiaccio da 100 tonnellate nella piazza del municipio di Copenaghen e in altre città; questi blocchi sono stati  sciolti proprio per sfidare le opinioni sul cambiamento climatico.

L’artista ha sempre avuto interesse per le dinamiche in cui  persone co-producono la propria percezione della realtà ed ogni sua mostra è concepita come una grande “macchina produttrice di realtà”. Per lui la realtà virtuale ha la potenzialità di diventare una piattaforma per sperimentare, in cui il corpo e l’individuo sono elementi centrali e non possono essere lasciati in disparte. Rainbow è stato creato per ospitare tante persone nello stesso istante, senza uscire dal mondo e senza abbandonare il corpo.

Siamo davvero curiosi di scoprire tutte le altre opere, l’appuntamento è per questo autunno!

“Discover the Potential”: gli Influencer al servizio del rebranding firmato Turchia

“La percezione è peggiore della realtà”, un’affermazione che pare quasi un diktat per il Ministero della Cultura e del Turismo della Repubblica di Turchia. Una necessità per un paese dalla grande offerta turistica che negli ultimi anni ha vissuto momenti difficili tra terrorismo, tentato golpe e la politica non sempre all’insegna della trasparenza e della libertà promossa da Erdogan.

Una frase ripetuta spesso durante il Forum Internazionale dei Media tenutosi in Maggio a Antalya, in Turchia, primo passo per mostrare ai media di tutto il mondo la “vera” natura della Turchia e che è stato apripista per “Discover The Potential”, una campagna internazionale che sta facendo discutere.

Turchia e influencer: i giganti del mondo degli affari ci mettono la faccia

Non era certo facile cercare di controbattere la crescente percezione negativa ormai diffusasi attorno al paese. È indubbio come il sentiment internazionale abbia visto un radicale cambio di rotta dopo i tanti fatti degli ultimi anni e le tante prese di posizioni di opinione pubblica e personalità politiche.

Per questo serviva un approccio diverso, capace di puntare su una forte dose di credibilità e autorevolezza, favorendo un miglior feeling tra utenti e realtà turca. Una questione di reputation non molto lontano da quella a cui sono sottoposti molti brand. Una reputazione su cui far leva per un precisa quanto strategica operazione di rebranding.

Una fiducia che doveva essere “comprensibile” e attendibile, mediata quindi da figure spontanee e soprattutto indipendenti. Una chiara operazione da influencer marketing: la buona reputation, la posizione privilegiata e credibile degli influencer come driver per la campagna e, conseguentemente, per il brand. Qualità che vengono così demandate “in prestito” alla realtà da promuovere e che sono base per aver il corretto impatto sui target.

Nessun blogger o Instagramer, la Turchia punta decisamente più in alto. La scelta è ricaduta sui rappresentanti dei grandi brand internazionali che operano già con successo nel paese. Aziende e personalità estere, affini per stato e caratteristiche al pubblico a cui la Turchia vuole parlare, e quindi, almeno in apparenza, super partes. È proprio questa indipendenza e la reputazione positiva dei marchi a dover generare trust.

Samsung, Vodafone, persino Sergio Marchionne diventano così ambassador del paese raccontandone al mondo un’immagine diversa, ricca di opportunità e soprattutto ben lontana da quella sedimentata nell’ultimo periodo. Resta solo un dubbio: quanto questo endorsement è realmente spontaneo?

Un progetto ambizioso

La campagna, promossa dall’Assemblea Turca d’Esportatori (TİM), sotto la guida del Ministero dell’Economia, sarà presentato in U.K., Francia, Germania, Russia, Italia, U.S. e Emirati Arabi Uniti (UAE) e vedrà coinvolti gli amministratori delegati di 17 società globali operanti in Turchia, tra cui Vodafone, Unilever, Ford Global, BNP Paribas, Sberbank, General Electric (GE) Global, Toyota, Hyundai.

Il messaggio lanciato negli spot è semplice quanto diretto: “Vieni in Turchia Scopri la tua storia”, quasi a voler ribadire di non credere alle voci, ma di vedere con i propri occhi la Turchia. Il messaggio è per lo più diretto ai tanti turisti che possono trovare nel paese il luogo giusto per la loro vacanza, ma non solo. Gli ambassador scelti, per la loro stessa natura di imprenditori di successo, sono un perfetto monito alle aziende per fare della Turchia una prossima meta per le loro attività.

L’obiettivo è di raggiungere 500 milioni di persone nei sette paesi coinvolti nell’anno in cui la campagna procederà. Ai video saranno associati giornali, riviste, statica e dinamica outdoor e digitale. Il passo successivo sarà “chiamare il mondo e gli attori chiave da tutto il mondo in Turchia “, ha dichiarato Zeybekci, Ministro dell’Economia.

#discoverthepotential: il digital (per ora) tradisce

Se la parte video e press della campagna procede con grande visibilità, lo stesso non può certo essere detto per il digital. L’obiettivo di rebranding del progetto ha certamente fatto privilegiare per canali più “istituzionali”, ma i dati da social e web raccontano una mancanza, ad oggi, rilevante.

Poco più di 2mila contenuti trovati da Gennaio ad oggi a testimonianza di un basso grado di coinvolgimento. Siamo comunque agli inizi come dimostrano il netto aumento dei contenuti da fine Maggio.

discoverthepotential trend

Il limitato engagement degli utenti ci restituisce un sentiment della campagna ad oggi poco attendibile. La netta positività dello stesso va quindi presa con attenzione e rivalutata magari tra qualche mese con l’aumentare della visibilità lato social del progetto.

discoverthepotential sentiment

Non mancano però i contenuti fortemente negativi che considerano la campagna quasi offensiva per un paese che da mesi sta limitando sensibilmente la libertà di espressione.

 

Anche i topic connessi dimostrano quanto #discoverthepotential sia ancora nella fase di lancio, quella più istituzionale. È probabile che a questa fase susseguano nei prossimi mesi attività più social e che puntino all’interazione degli utenti, ma non scordiamoci che parliamo pur sempre di un paese che non ha ottimi rapporti con il mondo digital (ne sa qualcosa Twitter). Questa scarsa azione in rete potrebbe infatti essere voluta: giornali e tv si controllano abbastanza bene, ben diversa la comunicazione sui social.

discoverthepotential topic

Conclusioni

Una campagna certamente interessante sia per il promotore, la Turchia, che per la forma. Un esempio perfetto, a mio avviso, di come utilizzare gli influencer come driver non solo a livello di awareness, ma soprattutto reputazionale, facendone strumento utile a variare la percezione del mercato.

Restano i dubbi sulla scarsa presenza digitale, ormai essenziale in qualsiasi campagna, che però bilanciano le preoccupazioni sul possibile scoppio di criticità causate dalla posizione della Turchia e dal rapporto non certo amichevole con il mondo social.

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Come creare contenuti virali in 4 mosse

Oggi essere virali è il più grande obiettivo di chi si occupa di pianificare strategicamente contenuti social.

Ogni cliente chiede campagne che abbiano come principale scopo quello di diventare virali, creare buzz – insomma, far parlare di séSempre più spesso, la domanda più gettonata dei clienti – seconda solo a “come trovo un’idea WOW e out of the box?” –  ai marketer è:

Qual è il segreto per diventare virali?

Sono 4 i consigli chiave da seguire per creare dei contenuti che hanno la pretesa di diventare virali. E noi oggi vogliamo raccontarveli…

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Formato video: il king della viralità

Premettendo che ogni tipo di contenuto può diventare virale, se siete alla ricerca di un formato che ben si presta all’essere oggetto di passaparola, quello è senz’altro il video.

Del resto, i video sono i contenuti più fruiti online, e questo è un dato di fatto. Facebook lo sa e, da un anno, premia in maniera proporzionale, in termini di rilevanza, i contenuti video. Oggi, l’algoritmo di Facebook strizza l’occhio ai video long form che vengono fruiti più volte dagli utenti e nella loro interezza: questo, ovviamente al fine di aumentare sempre di più la permanenza quotidiana degli utenti sulla piattaforma.
Per questo, si vocifera che entro cinque anni Facebook offrirà solamente contenuti video: un’evoluzione che sembra comincerà a breve, con il debutto dei contenuti originali, firmati dal social network, per cui dobbiamo pazientare solo (sembra) qualche settimana.

Le principali leve emotive che spingono una fetta allargata di pubblico a condividere un video sono: la nostalgia, la paura e la curiosità. Tuttavia, il sentimento più potente di tutti, che ci spinge a rispondere senza riserve a una chiamata all’azione è l’empatia. Per questo, i video che più spesso siamo disposti a condividere sulle nostre bacheche – per cui facciamo una selezione sempre più rigida – sono quelle che raccontano storie reali (o ci trasmettono l’illusione che lo siano).

Studiare, ascoltare e (poi) agire

Analizzare, stare allerta, adottando tecniche e strumenti di social listening è fondamentale poiché sulla base dei dati raccolti dal monitoring di campagne simili a quella che si vuole lanciare (o di brand che offrano un prodotto o servizio simile al nostro), possiamo andare a perfezionare la nostra strategia di comunicazione rendendola “efficace” per quel particolare momento storico, sulla base dei trend e degli hot topic. Insomma, è tutta questione di tempismo: non sono da sottovalutare hashtag e tag, potente strumento di indicizzazione, nativi social.

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L’alert è di non fare salti nel buio: se vogliamo avviare una campagna Google Search è importante fare un’analisi preventiva di quali stringhe di keyword sono da privilegiare rispetto ad altre, sulla base del nostro business; se vogliamo coinvolgere un influencer è buona regola cercare con quali brand ha già collaborato, qual target raggiunge (sì, gli influencer sono dei veri e propri brand), e così via. 

Bisogna scegliere il momento propizio, il contenuto più tattico (e sexy), l’ambiente /social media più adatto e restare in ascolto, sperimentare in modo da, se serve, correggere il tiro, anche a campagna avviata.

Parlare per immagini per arrivare a tutti

Abbiamo già visto che l’engagement dei contenuti visivi è nettamente superiore rispetto a quello generato da contenuti testuali, in particolare poiché evocano empatia e trasmettono stati d’animo. Immagini e video sono anche il tipo di contenuto maggiormente utilizzato nel marketing emozionale, quello che parla al cuore degli utenti, le cui strategie di vendita sono esplicitamente volte a suscitare emozioni, perché l’emozione porta all’azione.
Non è un segreto che le emoji siano la nuova lingua universale, poiché veicolano concetti in un modo che tutti – ma proprio tutti – possono capire e interpretare. Se è vero che “un bacio vale più di mille parole”, possiamo dire lo stesso delle tanto amate faccine. Oggi un messaggio non accompagnato da uno smile è sterile, freddo, istituzionale e poco umano. I Memes e, soprattutto, le GIF riescono a comunicare emozioni in modo ancora più potente e diretto.

LEGGI ANCHE: Emoji: la lingua universale del futuro

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Parlare per immagini è il modo più potente di arrivare al cuore e alla mente delle persone, in grado di comunicare al di là dei confini linguistici, culturali, geografici, … Quella visiva è una comunicazione universale che si adatta a ognuno di noi, andando a toccare, attraverso la potenza evocativa delle immagini, alcune corde piuttosto che altre sulla base della chiave di lettura di ognuno di noi, pur coinvolgendoci tutti.

Influencer Marketing: strumento per urlare i nostri messaggi in Rete

La qualità non è tutto: qualsiasi messaggio di valore rimarrà inascoltato se non comunicato correttamente. Per questo, ci viene in soccorso l’Influencer Marketing: il metodo migliore per rendere noti i nostri contenuti e confidare nel passaparola è servirsi di un Key Opinion Leader.
Tuttavia, non contano solo i numeri: anche se l’obiettivo è quello di spargere la voce e semplicemente fare “rumore”, è sconsigliato “sparare nel mucchio”. Ogni influencer (o KOL) va scelto con cognizione di causa, sulla base del target che raggiunge, dei codici visivi e linguistici con cui comunica e sul sentiment che lo caratterizza.

 

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Una comunicazione efficace è una comunicazione mirata
, per questo anche se ci preme urlare il nostro messaggio al più ampio numero di “ascoltatori” possibile, non è da sottovalutare il fatto che se le persone raggiunte non saranno attratte da ciò che diciamo (o facciamo dire a Influencer dai grandi numeri) non ci ascolteranno. 
Il consiglio è di differenziare i propri messaggi, parlare la stessa lingua del nostro audience. Se stavate già pensando di ingaggiare “Saluta Andonio” per veicolare il video di campagna di un brand di gioielli, ad esempio… beh, non fatelo.

Detto questo, oggi la viralità non è più sufficiente. L’engagement è ancora un obiettivo chiave, ma è necessario passare da una misurazione quantitativa ad una qualitativa dello stesso. I contenuti restano in auge sempre meno, vengono consumati alla velocità della luce e il tanto famoso e ambito “momento di gloria” viene presto rimpiazzato da quello del brand successivo.
Questo perché “Non siamo più in un contesto di economia dell’attenzione: dobbiamo invece imparare a competere in un contesto di economia della memoria.” Walter Caccia

Giorgio Armani, questo, l’aveva già capito dai tempi della celebre quote “L’eleganza non è farsi notare ma farsi ricordare”. Siate eleganti.

Sostenibilità ambientale: il potere delle storie nell’arrivare al cuore del consumatore

Che le aziende siano diventate sempre più sensibili al proprio impatto ambientale e che investano in soluzioni sempre piú green, non è di certo una novità. Basti pensare al caso “olio di palma”, un prodotto usato per decenni dall’industria alimentare senza destare alcun problema e diventato improvvisamente oggetto di forti critiche da parte dei consumatori.

Siamo di fronte a quello che si definisce green marketing, ovvero una tipologia di marketing che si occupa di delineare soluzioni sostenibili per l’azienda ed il relativo piano che va dalla produzione fino alla comunicazione, attraverso la quale il brand comunica ai propri stakeholder il proprio impegno ambientale.

La Green Communication, effettuata attraverso l’utilizzo di diversi mezzi, ha visto recentemente l’impiego dello storytelling, uno strumento ampiamente usato nel mondo del marketing.

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Dalla narrativa al marketing: il potere di raccontare storie

Lo storytelling è una tecnica antichissima: le storie che dapprima venivano raccontate a voce, magari attorno ad un falò, ora le si trovano infuse un po’ovunque nella grande rete online. Dai siti web, ai blog ed i social network, lo storytelling trova grande applicazione nel mondo del marketing, in particolare nel digital: lo scopo è quello di raccontare storie legate al brand o al prodotto che siano in grado di suscitare emozioni e creare un vero e proprio legame con il cliente.

Lo stesso guru del marketing Seth Godin é il primo ad affermare che “il marketing non si basa sulle cose che fai, ma sulle storie che racconti”.

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Vi sono diverse teorie che dimostrano il potere dello storytelling,

Innanzitutto sembrerebbe che la memoria umana è “story-based”: come afferma Roger Schank: “La memoria umana è una collezione di migliaia di storie che ognuno ricorda attraverso le esperienze”.

Le storie, grazie alla capacità di suscitare emozioni, non si fermano solo nella mente, ma raggiungono anche il cuore dei consumatori (non a caso la parola “ricordare” è formata dalla parola cordis, letteralmente “del cuore” in latino).

Associare, quindi, un brand ad una determinata storia, è una tecnica efficace per imprimere nella memoria del consumatore i contenuti che riteniamo importanti, e aumentare così quella che viene definita brand awareness o conoscenza di marca.

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Inside Out – Il labirinto della memoria

Storytelling “green”: il caso The Coca-Cola Company

Se nel marketing tradizionale lo storytelling ha lo scopo di creare un legame con il cliente, l’applicazione di questa tecnica nel cosiddetto green marketing assume un ruolo un po’ diverso.

Lo storytelling ha lo scopo di comunicare e cercare di convincere i clienti, per loro natura scettici, dell’impegno del brand nei confronti dell’ambiente attraverso il racconto di storie. In questo modo lo storytelling agisce su quella che è l’immagine del brand, cercando di darle un’ importante impronta green.

Uno dei pionieri in questo senso è, senza dubbio, la grande Coca-Cola Company, che giá nel 2013 ha implementato lo storytelling nella propria strategia di comunicazione, attraverso un re-design del sito corporate in una vera e propria web magazine. In particolare il sito dedica un’intera sezione a quelli che sono i racconti relativi all’impegno ambientale e i progetti della Company, utilizzando contenuti multimediali: testi scritti, immagini e soprattutto video.

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E sono proprio quest’ultimi che hanno assunto un ruolo fondamentale in materia, grazie al potere di stimolare contemporaneamente le aree visive e uditive ed amplificare, in questo modo, gli effetti persuasivi dello storytelling.

Siete curiosi?

Allora vi aspettiamo per un approfondimento del tema nel prossimo articolo di questa miniserie: state con noi!

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Facebook Messenger: le nuove divertenti funzioni per le videochat

Facebook ha da tempo trasformato Messenger in qualcosa di più di una semplice piattaforma per lo scambio dei messaggi: telefonate, videochiamate, messaggi vocali sono già da tempo tra le funzioni più amate dagli utenti.

Oggi Facebook ha annunciato divertenti e interessanti novità per Messenger: reaction animate, filtri, maschere e nuovi effetti e la possibilità di fare screenshot delle chat.

Nuove reaction animate

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Ora è possibile scegliere una delle cinque icone emoji di Messenger per esprimere con simpatiche animazioni le proprie emozioni: amore, divertimento, sorpresa, tristezza o rabbia. Le reaction animeranno lo schermo, distinguendo nel caso in cui voi puntiate la telecamera frontale sul vostro viso o quella sul retro verso ciò che vi circonda.

Aggiungi un filtro

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Con Facebook Messenger è ora possibile selezionare tra una varietà di filtri, che vanno dal semplice cambio di luminosità al bianco e nero, dal rosso al giallo. È possibile inoltre visualizzare l’anteprima in tempo reale per verificare il filtro prima che il proprio interlocutore possa vederlo.

Nuove maschere divertenti per le chat

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Le maschere in Messenger sono disponibili da un po’, ma ora Facebook ne offre di nuove e più divertenti: alcune maschere hanno ora effetti nascosti e reagiscono ai movimenti facciali. Sono stati aggiunti effetti animati, come cuori cadenti e stelle scintillanti e a differenza delle reazioni, le maschere e gli effetti rimangono sullo schermo per tutta la durata della video chat.

Salva e invia immagini delle tue videochat

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Una funzione che gli utenti aspettavano da tanto: ora Messenger permette di catturare gli screenshot delle proprie videochat e condividerle come ricordi. Basta toccare l’icona della fotocamera per scattare una foto della videochat, pubblicarla o condividerla con gli amici via Messenger.