Perché la Cina darà migliori servizi ai cittadini che si faranno spiare

Alzi la mano chi non ha letto “1984” di George Orwell e non conosce il Grande Fratello (no, non parleremo di Cristiano Malgioglio). 

Magari i più giovani hanno visto “Nosedive”, la prima puntata della 3° stagione di Black Mirror, serie diventata cult su Netflix. In questa puntata, ambientata in un futuro dove le classi sociali non sono più determinate dal reddito, ma dalla popolarità e dall’approvazione altrui, ogni cittadino è iscritto a un social network in cui è possibile attribuire un voto in stelline al profilo degli altri utenti, così da influenzarne la media virtuale con importanti risvolti sulla vita reale quotidiana.

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Cina 2020, il grande fratello diventa realtà

Nel caso non abbiate queste basi, non temete perché tutto quello che viene raccontato come fantascienza presto sarà realtà.  Il Consiglio di Stato Cinese, infatti, nel 2014 ha pubblicato un documento intitolato “Planning Outline for the Construction of a Social Credit System” dove l’idea alla base è: Cosa accadrebbe se esistesse un Rating Personale Nazionale sulla base del quale poter giudicare un buon cittadino?

Non è difficile immaginare un mondo dove i nostri dati sono in possesso di entità “altre” da noi e dalla nostra ristretta cerchia personale. Facebook e Google sanno già chi siamo, cosa facciamo ogni giorno, chi sono i nostri amici o quali sono i nostri comportamenti. Quello che è più difficile e, oserei dire pauroso, immaginare è che tutti questi dati possano essere utilizzati e resi pubblici da un governo centrale per determinare il livello di affidabilità e di conseguenza la tua vita pubblica e privata come cittadino, permettendoti di accedere o meno a certi privilegi (la scelta di una scuola, un colloquio di lavoro, un appuntamento con una ragazza, ad esempio).

A Social Credit System partecipa solo chi vuole

Attualmente la partecipazione al programma è volontaria, ma dal 2020 il Social Credit System (SCS) sarà obbligatorio per tutti i cinesi (oltre 1.3 miliardi di persone) e al sistema saranno sottoposte anche tutte le aziende e le persone legali che siano d’accordo o meno.

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Credit Kevin Hong

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Come funziona il rating (e chi lo gestirà)

I due big player che più o meno indirettamente gestiranno il Social Credit System sono WeChat (app di instant messaging con oltre 895 milioni di utenti attivi in Cina) attraverso China Rapid Finance, uno dei partner e sviluppatore dell’app, e Alibaba, attraverso Sesame Credit di Ant Financial Service Group, azienda che gestisce Alipay, la Paypal cinese.

Due colossi presenti non solo in Cina, ma in tutti mercati internazionali.

Il sistema genererà un rating compreso tra 350 e 950 punti basandosi su cinque fattori (Alibaba non ha divulgato l’algoritmo preciso, ma solo dato le linee guida che verranno utilizzate per la valutazione personale):

  1. Storia Creditizia, che valuterà se il cittadino è in linea con i pagamenti delle tasse, delle bollette
  2. Capacità di Adempimento, che valuterà la reale capacità del cittadino di far fronte ai suoi adempimenti fiscali, contrattuali, ecc.
  3. Caratteristiche personali, ossia il controllo delle credenziali di ogni cittadino come indirizzo, numero di telefono, ecc.
  4. Comportamento, che andrà ad indagare, misurare e soprattutto giudicare, ogni abitudine dei cittadini, come l’acquisto di un vestito, di un videogioco, di pannolini. Ad esempio, una persona che gioca troppo ai videogames verrà giudicata come pigra, indolente, mentre un assiduo compratore di pannolini, come una persona responsabile, in quanto si suppone, genitore.
  5. Relazioni Interpersonali, quello che gli altri dicono di te è importante e lo sarà anche per il Governo Cinese, che oltre questo valuterà anche la qualità e la tipologia dei tuoi post sui social network: pubblichi articoli a favore del Governo o parli della forza dell’economia cinese? Sesame Credit ti premierà.

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Così controlleranno tutti

Inutile dare un qualche tipo di giudizio: la deriva totalitaria di questo progetto è palese e si fatica a concepire come milioni di persone abbiano potuto accettare un Sistema di questo tipo.

Sicuramente nella gamification della vita privata imposta da SCS, un grande impatto positivo sul pubblico l’ha avuto il sistema di reward: nel caso di raggiungimento di punteggi alti verranno attivati privilegi speciali, come prestiti agevolati di 5000 Yuan per acquisti – guarda caso – online (600 punti) o il noleggio di una macchina senza deposito cauzionale (650 punti). Ed ancora:  il prestito di liquidi fino a 50000 Yuan tramite Ant Finacial Services (666 punti, fa sorridere ma è così) e così via.

E il sistema di reward sta funzionando e sta diventando status symbol: oltre 100mila utenti si sono vantati del loro score su Weibo (la Twitter cinese).
Ovviamente chi avrà punteggi bassi avrà degli svantaggi: potrà riscontrare problemi nell’accesso ai crediti, una diminuzione della velocità di connessione, fino ad arrivare a casi più estremi come la rimozione dei diritti di viaggio e di espatrio.

Per tutti questi motivi, Sesame Credit viene definita come la big data gamified version dei metodi di sorveglianza utilizzati dal Partito Comunista Cinese. Al momento il progetto procede, con tutte le problematiche, oltre che culturali e sociali, anche legate alla nascita di un mercato nero dell’affidabilità che porterà verso nuove frontiere di illegalità.

La street art di Sonda e la promozione territoriale italiana

di Silvia Scardapane

Questa settimana affronteremo un nuovo e sano aspetto delle collaborazioni artistiche, puntando sull’importanza e la qualità della promozione territoriale.

Più volte, analizzando numerosi case studies, ci siamo imbattuti in importanti cooperazioni le cui mission avevano il chiaro intento di promuovere l’arte del proprio Paese o favorirne la fruizione ad una specifica fetta di acquirenti più o meno geolocalizzati. Troviamo perciò di grande interesse l’operazione promossa nel piccolo centro di Monticello Amiata, nella provincia di Grosseto, dall’artista Cristian Sonda che punta proprio alla valorizzazione territoriale creando un solido connubio tra street art e produzione di prodotti IGP.

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Cristian Sonda, classe ’76, si è avvicinato al mondo dell’arte pubblica nei primi anni Novanta a Milano, sua città natale. Amante delle sperimentazioni e dei cambiamenti, ha virato il suo percorso integrando anche altri media e supporti, giungendo, infine, ad una complessiva modifica delle proprie figurazioni, pian piano sempre più semplici ed immediate, perfette per condividere valori e messaggi con il maggior numero di fruitori. Così, facendo proprie le feste creative di “Reclame The Street” (collettivo nato per la riappropriazione degli spazi pubblici), ha adottato un albero come protagonista di una protesta che affonda le sue radici nella cementificazione metropolitana.

La riattivazione di spazi pubblici e il coinvolgimento delle comunità ha reso Sonda l’artista più adatto a realizzare un murale nel centro di questo piccolo borgo italiano. Nato da una collaborazione con Creativity di Arcidosso e l’Associazione per la valorizzazione della castagna del Monte Amiata IGP, l’intervento ha tradotto in immagini tradizione e storia territoriale per divenire un vero e proprio stimolo culturale per i più giovani.

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“Personalmente lavoro da anni con progetti che si prestano anche alla realizzazione di percorsi didattici e culturali quindi ho accettato la sfida credendo che le esigenze del mio committente e il mio stile pittorico potessero coniugarsi. Abbiamo sviluppato un murale contro-tendenza richiamando i concept tipici degli anni Settanta e pensando ad un intervento site specific che raccontasse di più sulla gente e le tradizioni storiche di Monticello. L’intervento, lungo cinquantotto metri, si sviluppa da sinistra verso destra narrando le fasi principali della vita del castagneto, dal ciclo naturale del fiore al frutto fino all’utilizzo della risorsa e delle sue derivazioni in prodotti: al colore verde corrispondono la primavera e l’estate, al giallo l’autunno e al blu l’inverno”. Cristian Sonda, street artist

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Un caso artistico-culturale che da un lato, assume maggiore rilevanza nel contesto attuale se pensiamo che, non molti giorni fa, la Commissione UE ha bocciato numerosi piani di comunicazione agroalimentare italiani; dall’altro, conferma, invece, l’intraprendenza già riscontrata nei piani di marketing aziendale e territoriale promossi da piccole, medie e grandi imprese in Italia come in Europa. Siamo perciò particolarmente favorevoli a questa collaborazione dal forte sapore nostrano, in grado finanche di mostrarci un prodotto tipico del nostro Paese nelle tre tipologie contemplate dall’indicazione geografica protetta: marrone, cecio e bastarda rossa.

Se riconosciamo alla street art il merito di avvicinare un numero sempre maggiore di fruitori e acquirenti dobbiamo innegabilmente ricordarci anche del grande potere didattico-informativo, tanto, come in questo caso, da essere in grado di trasmettere la sicurezza alimentare che un’intera filiera italiana può garantire.

Ebay come Amazon: adesso scatti la foto a cosa vuoi comprare

Ogni giorno scattiamo, condividiamo, postiamo e guardiamo un’infinità di foto. Sono più immediate delle parole per cui si adattano meglio ai ritmi di oggi, fatti di rapidi impulsi e reazioni veloci. Ora e adesso sono le dimensioni temporali che più ci appartengono ed è qui che eBay si sta facendo strada, che lancia i nuovi servizi Image Search e Find It on eBay.

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Il focus è rispondere alle esigenze dell’utente. Infatti, i due nuovi tool nascono dall’analisi del consumer behavior. Social media, influencer community e crescente importanza del mobile condizionano le scelte e le modalità di acquisto.
Risultati rapidi e coerenti sono la chiave per una shopping experience ottimale. E con questi tool basterà una foto perché eBay trovi per te quello che cerchi.

eBay scrive il futuro dell'eCommerce con la ricerca per immagini_1LEGGI ANCHE: “Provalo prima di comprarlo” e altre novità del fashion online che forse non conoscevi

Come funzionano Image Search e Find It on eBay

Il vantaggio competitivo di eBay è la vasta raccolta di immagini fornite da utenti che ha accumulato nel tempo.

Grazie a tecnologie come machine learning, computer vision e deep learning, eBay è capace di identificare il soggetto di una foto, passare al setaccio il proprio catalogo e mostrare all’utente i risultati più coerenti. Con Image Search basta caricare una foto appena scattata o una salvata sul telefono e il sito mostrerà i risultati con le immagini più inerenti. Find It on eBay permette di condividere con l’app una foto trovata ovunque sul web, dai social media ai blog, per trovare articoli simili.

In entrambi i casi il prezzo è escluso dai parametri di ricerca e il servizio è attivo solo su mobile.

eBay scrive il futuro dell'eCommerce con la ricerca per immagini

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Anche Amazon e Google si sono già mossi (da tempo) in questa direzione e molti sono gli interrogativi: questi tool saranno in grado di trasformare la ricerca in maggiori conversioni, in transazioni effettive?

E, soprattutto, viene naturale chiedersi che fine faranno le ricerche per parole chiave e in che modo le tecniche SEO e SEM si adatteranno a queste novità.

Non asciugare i panni sul termosifone e altri 9 consigli per scaldare casa risparmiando

Film, divano, plaid e cioccolata calda: finalmente il sogno di tutti i fan della stagione invernale sta prendendo vita. Non si può parlare di inverno, però, senza parlare di riscaldamento degli ambienti domestici.

In alcune zone della nostra Italia, i riscaldamenti sono attivi già da qualche settimana e i primi freddi stanno prepotentemente assediando le grandi città come Milano, Genova, Torino e Venezia, così come le aree montane.

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In che modo possiamo combattere il freddo tra le mura domestiche, ottimizzando le risorse ed evitando una bolletta salata? Per rispondere a questa domanda, possiamo fare riferimento ai 10 preziosi consigli lanciati dall’ENEA, che coniugano comfort e risparmio energetico, strizzando l’occhio alla sostenibilità.

Vediamo ora quali sono gli step consigliati dall’ENEA per rendere efficiente il riscaldamento domestico.

1. Effettua la manutenzione degli impianti

Il primo passo per rendere efficiente il riscaldamento domestico è la manutenzione degli impianti. Un impianto ben regolato, infatti, consuma ed inquina meno.

Ricorda che la manutenzione degli impianti è fondamentale sia per la tua sicurezza, sia per la legge italiana: chi non effettua i dovuti controlli rischia una multa a partire da 500 euro (DPR 74/2013).

2. Controlla la temperatura degli ambienti

Un aspetto spesso sottovalutato quando si parla di riscaldamento è il controllo della temperatura. Scaldare eccessivamente gli ambienti domestici è nocivo sia per la salute che per le proprie tasche: una temperatura di 19 gradi è più che sufficiente per garantire il giusto comfort.

Inoltre, per ogni grado abbassato si risparmia dal 5 al 10% sui consumi di combustibile. Non male, vero?

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3. Fai attenzione ai tempi di accensione

Il tempo massimo di accensione giornaliero è indicato per legge e cambia a seconda delle 6 zone climatiche in cui è suddivisa l’Italia. Esiste, infatti, una classificazione climatica dei comuni italiani, introdotta nel 1993 per disciplinare gli orari per il riscaldamento negli edifici.

Per i comuni in fascia “E”,  in cui rientra ad esempio Milano, il limite massimo raggiungibile è pari a 14 ore.

4. Installa pannelli riflettenti tra muro e termosifone

La dispersione di calore è il nemico numero uno quando si parla di riscaldamento in casa. Installare pannelli riflettenti tra muro e termosifone è un trucco semplice, ma molto efficace per ovviare alla problematica.

5. Chiudi le finestre durante la notte

Le dispersioni di calore verso l’esterno possono essere limitate serrando persiane e tapparelle durante la notte.

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6. Punta sull’isolamento termico

Per preparare la tua casa all’inverno, effettua un check up generale dello “stato di salute” del tuo edificio.

L’isolamento termico su pareti e finestre è un aspetto cruciale: se la costruzione è stata completata prima del 2008, probabilmente non rispetta le attuali normative sul contenimento dei consumi energetici ed è utile valutare un intervento per isolare le pareti e sostituire le finestre.

Grazie ad adeguate misure contro la dispersione di calore, applicabili con i nuovi modelli, potresti ridurre i consumi energetici fino al 20% e usufruire degli ecobonus, la detrazione fiscale del 65%.

7. Riscaldamento all’avanguardia

Un impianto efficiente è un impianto che non teme i segni del tempo: se il tuo sistema di riscaldamento ha più di 15 anni, dovresti valutarne la sostituzione con qualcosa di più innovativo, come  le nuove caldaie a condensazione o a biomasse o le pompe di calore.

In alternativa, potresti optare per impianti integrati dove la caldaia è alimentata con acqua preriscaldata da un impianto solare termico e/o da una pompa di calore alimentata con un impianto fotovoltaico.

Tieni in considerazione che per l’installazione puoi usufruire della detrazione fiscale del 65% in caso di intervento complessivo di riqualificazione energetica o del 50% per una semplice ristrutturazione edilizia.

8. Fai “respirare” il termosifone

Per evitare di sprecare il calore emanato dai termosifoni, evita di utilizzarli come asciuga biancheria e non collocare il loro prossimità tende o mobili.

Se vuoi far arieggiare la tua casa, apri le finestre per qualche minuto e richiudile per evitare inutili dispersioni di calore.

9. Installa un cronotermostato

Per aiutarti a risparmiare energia e ridurre gli sprechi, potresti installare un cronotermostato, così da regolare temperatura e tempo di accensione e mantenere l’impianto in funzione solo quando sei in casa.

10. Applica valvole termostatiche

Un’altra importante risorsa per gestire il calore nelle mura domestiche sono le valvole termostatiche. Si tratta di apparecchiature che servono a regolare il flusso dell’acqua calda nei termosifoni, consentendo di mantenere costante la temperatura impostata e  concentrare il calore negli ambienti più frequentati.

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Grazie all’azione delle valvole, potrai abbattere i costi del riscaldamento domestico fino al 20%.

Ultimo ma non meno importante, le termovalvole usufruiscono di una detrazione fiscale del 50% se installate  durante una semplice ristrutturazione edilizia o del 65% per interventi di efficientamento energetico e/o per la sostituzione di una vecchia caldaia con una ad alta efficienza.

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Perché YouTube ha riscritto l’algoritmo. E cosa cambia adesso

Che cosa è successo a YouTube? Perché in molti si sono fatti prendere dal panico e hanno temuto il peggio per il proprio canale (e quindi per il proprio portafoglio)? Come si sta realmente evolvendo la cosiddetta Adpocalypse?

Rispondiamo a queste domande facendo prima una piccola digressione e cercando di ricordare i  motivi per i quali si è alzato questo polverone.

Quando e dove nasce la “guerra” a YouTube

Una moltitudine di media e testate giornalistiche questa primavera hanno intrapreso una vera e propria guerra su scala globale nei confronti di YouTube scatenando la cosiddetta Adpocalypse. Tutto è partito da uno screenshot che immortalava la pubblicità di Netflix in pre-roll ad un video, che ospitava contenuti giudicati inappropriati: il video riportava un messaggio di stampo terroristico.

L’algoritmo subito rottamato

Una grossa fetta di investitori della società di Mountain View ha deciso perciò di ritirare le proprie quote d’investimento, agitando i piani alti di YouTube che, in men che non si dica, hanno ordinato ai propri esperti di sviluppare una tecnologia che assicurasse standard elevati di brand safety  per gli advertiser: è nato quindi un algoritmo il cui compito era quello di categorizzare i video “buoni” e i video “cattivi”, attraverso il riconoscimento del linguaggio utilizzato, di musiche, tipologia di interazioni e categorie di argomenti.

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L’implementazione di questo nuovo algoritmo ha mandato nel panico i creators, che hanno visto compromesse le loro entrate (molto spesso le entrare pubblicitarie sono le uniche revenue che permettono ad un canale di rimanere in vita e di poter continuare la propria opera), a causa di un sistema poco preciso, non tanto per la tecnologia utilizzata, ma più per le modalità di categorizzazione dei contenuti.

L’algoritmo non è stato in grado di riconoscere quali video potessero essere effettivamente pericolosi e quali invece svolgessero compiti di informazione e divulgazione. È interessante notare come questi contenuti in televisione vengano trasmessi senza alcun tipo di problema, mentre con questo nuovo “sistema” diventano materiale non consigliato o violento, incontrando nella maggior parte dei casi barriere da parte della piattaforma e pregiudicando di fatto gli introiti pubblicitari degli Youtubers.

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Il nuovo algoritmo e le nuove regole per la pubblicità

YouTube, resosi conto dei limiti della soluzione proposta inizialmente, ha comunicato di aver aggiornato il suo algoritmo, adeguando inoltre le sue linee guida con il proposito di consentire agli Youtubers la creazione di materiale più ad-friendly. Nel calcolo e nel procedimento dell’algoritmo cambia poco, è stato “semplicemente” affinato il modo in cui l’algoritmo interviene nella categorizzazione dei video: la lista dei canali penalizzati, perché considerati pericolosi, è così calata del 30%.

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Il nuovo algoritmo è stato creato seguendo e studiando le interazioni che gli utenti hanno avuto negli ultimi 3 mesi: video che erano erroneamente stati segnalati come video pericolosi potranno quindi essere retroattivamente rivalutati fornendo ai creators la possibilità di monetizzazione a posteriori.

In ogni caso Google continua ad incoraggiare gli utenti a segnalare quelle che sono giudicate come penalizzazioni non corrette, dal momento che questo nuovo algoritmo rappresenta un miglioramento, ma è pur sempre, a detta di YouTube stesso, ancora imperfetto.

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L’apocalisse non è ancora scongiurata

Non si può quindi affermare che con questo algoritmo i miglioramenti siano stati significativi, c’è ancora il rischio che i canali con il maggior numero di iscritti scelgano di traslocare su altre piattaforme (come Twitch) o addirittura verso piattaforme proprietarie, mentre, i creator minori continuano a segnalare al proprio pubblico la possibilità di chiusura definitiva dei propri canali qualora non vi siano variazioni significative che soddisfino le necessità dei creators.

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Sarà quindi fondamentale aspettare (e aspettarsi) ulteriori aggiornamenti sulla questione confidando che le soluzioni proposte al problema Adpocalypse siano sostanziali e non solo dei palliativi per cercare di accontentare un po’ tutti.

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L’arte, la creatività e la tecnologia di Bulgari sbarcano in Oriente

Bulgari celebra quest’anno il serpente vera icona del brand e simbolo di saggezza, forza ed eternità, con due mostre intitolate SerpentiForm.

A partire dagli anni Quaranta Bulgari – oggi parte del Gruppo LVMH – reinterpreta il serpente con creazioni ricercate e le mostre evento a Singapore, presso l’ArtScience Museum (dal 16 agosto al 15 ottobre) e a Tokyo presso lo spazio Tokyo City view (dal 25 novembre al 25 dicembre) mirano a trasmettere in modo ancora più suggestivo la forza evocativa del serpente attraverso opere d’arte contemporanea, gioielli Bulgari provenienti dall’archivio storico della Maison, oggetti di design, abiti vintage e costumi teatrali.

Un allestimento creato grazie alle opere di artisti prestigiosi come come Keith Haring, Niki de Saint Phalle, Alexander Calder, Juan Mirò, Joana Vasconcelos, Motohiko Odani, Misaki Kawai, Robert Mapplethorpe, Helmut Newton, Wu Jian’an e molti altri, ma anche grazie ad una esperienza digitale interattiva integrata con il concept delle due mostre e pensata per rendere la visita ancora più coinvolgente.

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Sito web, app e realtà aumentata in un’esperienza suggestiva

Per SerpentiForm la digital agency italiana AQuest ha realizzato un sito internet, una web app e una digital experience in loco: il visitatore è invitato ad immergersi completamente nella mostra, partecipandovi attivamente.

La visita della mostra è costruita su più fronti e canali, con il sito che fornisce informazioni inerenti alle mostre attraverso un design semplice, d’impatto e allo stesso tempo user-friendly: l’utente può esplorare l’esposizione, ma anche provare in prima persona l’esperienza interattiva Design Your Serpenti.

Centrale resta sempre il serpente, protagonista e guida ideale per la navigazione del sito, riproposto anche nella web app, un vero e proprio teaser della mostra, concepita per creare interesse ed anticipazione, ma anche per offrire agli utenti la possibilità di sperimentare un’esperienza esclusiva: la creazione di un serpente, scegliendo tra parole e concetti legati al mondo Bulgari.

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All’interno della mostra, infine, in una stanza dedicata, gli utenti possono visualizzare il serpente precedentemente personalizzato e interagire con esso, grazie alle potenzialità della realtà aumentata e alle tecnologie ARKit Apple e Unity.

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L’app mappa l’ambiente circostante e posiziona il serpente in un punto specifico. Il serpente “animato” si sviluppa attorno all’utente e lo avvolge, cambiando impercettibilmente il proprio percorso. Il visitatore può quindi interagire con il serpente, spostandosi con esso nell’ambiente, facendolo muovere sui tre assi, per un’esperienza totalmente immersiva. Il tutto sfruttando la tecnologia multimediale projection mapping, che  consente di ottenere una vera esperienza a 360°, completata da una musica creata ad hoc.

Un modo nuovo, meraviglioso, coinvolgente e innovativo per raccontare un brand che ha fatto storia, anche grazie all’uso sapiente delle nuove tecnologie.

Facebook Marketplace

Come funziona Facebook Marketplace (e alcuni consigli per le aziende)

Ebbene si. Facebook pochi mesi fa ha ufficialmente mosso i primi passi (anche) nel mercato delle vendite online attraverso l’annuncio di Marketplace, la funzione che mette a disposizione degli utenti, inzialmente solo da mobile e ora anche da desktop, la possibilità di vendere e comprare oggetti nuovi e usati.

Il principio alla base del funzionamento di Facebook Marketplace è quello dello scambio di oggetti tra privati, che già aveva visto sulla piattaforma un vero e proprio boom all’interno dei gruppi che ogni mese erano visitati da circa 450 milioni di utenti.

Ovviamente l’azienda di Menlo Park non poteva lasciarsi sfuggire questa ghiotta occasione di introdurre una nuova funzione che viene letteralmente definita come “A convenient destination to discover, buy and sell items with people in your community “, ovvero una sorta di mercatino di quartiere, dove vendere prodotti ad acquirent vicino a noi.

Secondo recenti stime, sulla piattaforma sono presenti più di 18 milioni di oggetti che vanno dalle automobili, agli articoli per la casa, fino ad arrivare a case in affitto o videogiochi.

Facebook Marketplace

Ogni articolo può contenere immagini, un breve titolo dell’oggetto e una descrizione dettagliata, oltre alla possibilità di contattare direttamente il venditore e visualizzare il proprio profilo personale su Facebook.

Può essere utilizzata facilmente anche da mobile, grazie all’iconcina posta proprio al centro della nostra app di Facebook, che una volta cliccata permette di geolocalizzarsi e trovare tutti gli annunci presenti nella zona d’interesse.

Fino a qui può sembrare una bella opportunità riservata a singoli venditori, che invece di recarsi al mercatino della domenica possono tranquillamente e comodamente ricercare (in qualsiasi luogo si trovino)il prodotto più interessante e contattare direttamente il venditore.

Tuttavia, in diversi annunci ufficiali comparsi online sembra che Facebook stia testando nuove funzionalità e categorie per ampliare il suo marketplace anche alle aziende.

Le nuove categorie che saranno inserite riguarderanno:

  • annunci ed offerte di lavoro;
  • offerte giornaliere su prodotti e servizi;
  • biglietti per concerti ed eventi;
  • negozi, con l’inserimento dei prodotti delle pagine che hanno uno shop.

Marketplace potrebbe quindi molto presto diventare una delle più grandi piattaforme eCommerce, in cui anche le piccole e medie imprese potranno far emergere le proprie offerte e i propri annunci.

Come utilizzare Facebook Marketplace per il proprio business

Diventa quindi importante, prima che queste nuove funzioni siano attive, farsi trovare pronti cercando di comprendere come poter utilizzare sin da subito la piattaforma per il proprio business.

Quali possono essere i vantaggi per le aziende nell’utilizzo di Marketplace?

Aumentare la brand awareness

Uno dei metodi più efficaci per aumentare le vendite di un prodotto o servizio è sicuramente quello di avere una certa riconoscibilità e autorità agli occhi dei potenziali utenti. Infatti difficilmente un utente acquisterà i nostri prodotti se non conosce il brand o i vantaggi competitivi di ciò che offriamo.

Marketplace è un ottimo strumento per raggiungere questo obiettivo. Ma in che modo?

La prima metodologia è quella di creare un’offerta che sia vantaggiosa e competitiva e che difficilmente gli utenti interessati ad una ben precisa categoria di prodotto potranno rifiutare.

Facebook Marketplace

Come evidenziato nell’annuncio preso come esempio e mostrato sopra, la descrizione parte da un problema ben preciso: quello di trovare la giusta società che si occupi di piccoli lavori di ristrutturazione o manutenzione della casa.

In questo annuncio notiamo tre caratteristiche fondamentali e di differenziazione:

  • focus principale sui servizi offerti;
  • messaggi di rassicurazione sull’affidabilità dei lavori svolti;
  • informazioni aggiuntive per contattare il venditore, come numero di telefono e website della società;
  • servizio descritto come “gratuito” anche se non lo è affatto (questo per sfruttare la maggiore visibilità data da Marketplace ai prodotti classificati come gratuiti).

Un’offerta sicuramente ben progettata e che fornisce una panoramica completa dei servizi proposti e dell’affidabilità della società.

Effettuare ricerche di mercato per capire cosa propongono i nostri competitor 

Marketplace può essere un perfetto strumento per studiare la concorrenza.

Possiamo infatti capire quali sono i prodotti che vengono venduti di più, le fasce di prezzo, le descrizioni che vengono utilizzate e che funzionano meglio e i motivi per cui alcuni utenti mettono in vendita alcuni oggetti, cercando in questo modo di interpretare il mercato di riferimento.

Una quantità infinita di informazioni che possono essere sia utilizzate in chiave di sviluppo di prodotto, sia per concentrarsi nella creazione di messaggi che catturino l’attenzione degli utenti.

Andiamo ad analizzare più approfonditamente questo processo, prendendo ad esempio alcuni annunci presenti nella piattaforma nella categoria “Casa e giardino” della zona di New York.

Facebook Marketplace

 

La prima cosa che si nota è che nei primi sei risultati più popolari, gli articoli presenti riguardano:

  • set per camere da letto;
  • divani;
  • mobili per la casa.

È da questa semplice analisi che un’azienda appartenente a questo settore può comprendere con estrema velocità quali sono gli articoli che interessano maggiormente al suo pubblico di riferimento.

Una volta che abbiamo ben chiaro quale tipologia di prodotto mettere in vendita possiamo passare alla fase di creazione e test della creatività dell’annuncio, facendo attenzione ad utilizzare immagini chiare e ad alta risoluzione, una perfetta descrizione del prodotto e dei suoi benefici e l’inserimento di una call to action precisa nel messaggio.

Aumentare la fiducia prima dell’acquisto

Una delle grandi potenzialità offerte da Marketplace è la possibilità di instaurare un rapporto diretto con i venditori.

Infatti tutte le transazioni avvengono direttamente con il profilo di un singolo individuo. L’opportunità di conoscere il venditore, visualizzare il suo profilo Facebook e inviare immediatamente una richiesta di informazioni tramite Messenger, permette di influire sul cosiddetto Zero Moment of Truth, ovvero il momento in cui un utente cerca un prodotto prima dell’acquisto.

Questo aumenta la sicurezza e la fiducia nei confronti del venditore. Un esempio perfetto è quello visualizzato di seguito.

Facebook Marketplace

Nel messaggio vengono utilizzati alcuni elementi fondamentali che influiscono positivamente sulla percezione di fiducia che un potenziale acquirente può avere nei confronti del venditore.

L’immagine rappresenta un semplice materasso ortopedico, con una foto anche di qualità discutibile, ma che all’interno della descrizione presenta diversi elementi interessanti:

  • la presenza di un’offerta che propone il materasso ad un prezzo ribassato;
  • l’inserimento del nome negozio che vende il prodotto;
  • l’indicazione dell’indirizzo;
  • la call to action che invita i potenziali acquirenti a contattare, se interessati, direttamente il venditore.

Tutti elementi che danno un motivo in più per acquistare i prodotti proposti.

Automatizzare le risposte con Facebook Messenger

Entrare in contatto con un acquirente su Marketplace è estremamente semplice, attraverso il pulsante “Invia un messaggio al venditore”. Saranno numerosi i potenziali acquirenti che ci contatteranno perché interessati ad un prodotto che proponiamo.

Tuttavia, non sempre questo interesse si trasforma in una vendita reale. Questo può dipendere da diversi fattori. Tra questi fattori gioca un ruolo di primo piano il tempo di risposta che intercorre successivamente ad una dimostrazione di interesse.

In aiuto ci vengono incontro le infinite possibilità offerte da Facebook Messenger e dai Chatbot, strumenti che ci permettono di automatizzare le risposte con semplici messaggi automatici o addirittura svolgere servizi di assistenza più complessi.

In questo modo si può sia accelerare il tempo di risposta, ma anche testare e capire quali tipologie di risposte automatiche generano più conversioni, in modo da migliorare i processi di follow-up.

E domani?

Anche se fino a pochi mesi fa Facebook Marketplace poteva sembrare un semplice strumento per vendere vecchi oggetti dimenticati in soffitta, oggi questo scenario cambia radicalmente.

Se nel prossimo futuro il mercatino di Facebook dovesse aprirsi anche agli annunci di aziende, lo scenario che si profila è quello di una piattaforma che può permettere di aggiungere un ulteriore tassello agli strumenti di marketing mix.

Quindi meglio muoversi in anticipo iniziando a sfruttare la piattaforma ora che il suo utilizzo e i suoi vantaggi sono ancora gratuiti. Perché diciamocelo tranquillamente, prima o poi Facebook capitalizzerà anche da Marketplace.

Week in Social: Facebook ci ascolta di nascosto e Twitter gonfia i numeri

Rieccoci con il consueto e rassicurante appuntamento con la nostra rubrica preferita, in cui raccogliamo per voi le novità più succose della settimana per quanto riguarda il mondo del social. Mettetevi comodi, si va a cominciare con un nuovo numero di Week In Social!

Facebook e la trasparenza politica

Ricordate lo scandalo che riguardò le elezioni USA del 2016? Un vero e proprio esercito di troll russi acquistò ADS, attraverso una rete di account falsi, mettendo in atto un’inarrestabile azione di propaganda politica.

Si trattò di un “information operation” durante la quale i dibattiti pubblico ed elettorale furono contaminati in questa operazione attraverso la società russa “Internet Research Agency”.

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Ma torniamo a noi e al presente: al fine di evitare simili avvenimenti, il nostro Zuckerberg ha optato per la trasparenza. Come? Semplicissimo: gli utenti di Facebook avranno la possibilità di visualizzare i post a pagamento di una pagina.

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Il presidente degli annunci pubblicitari di Facebook, Rob Goldman, ha annunciato sul blog del noto social che i primi test di questa funzione saranno effettuati dal mese prossimo, quando comparirà un nuovo bottone in ogni pagina: «Visualizza gli annunci».

Qual è il commento di Luca La Mesa, top teacher di Ninja Academy e docente del Social Media Live Program?

Le ripercussioni di questa novità saranno molto interessanti non solo in ambito politico quanto per ciò che riguarda lo studio della concorrenza di tutte le pagine. Nei test attuali permettono di vedere solo le pubblicità attive per cui può avere senso monitorare regolarmente e archiviare quelle di interesse prima che non siano più disponibili.“.

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Facebook ci ascolta? Si, no, boh.

Ultimamente si sono scatenate voci contrastanti circa la capacità di Facebook di registrare e usare le conversazioni private degli utenti, grazie a un sofisticato sistema di riconoscimento vocale, a fini pubblicitari.

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Avete presente quanto i Police cantavano “Every Breath you take”? Ebbene, Facebook potrebbe sostituirsi al fascinoso Sting e rubare i nostri “respiri” per fini pubblicitari. A chi non è mai capitato di parlare di una determinata cosa con qualcuno e di vedere poi delle sponsorizzate a riguardo sulla propria Homepage?

Secondo alcune teorie, Facebook è dotato di un software di riconoscimento vocale in grado di registrare le conversazioni e individuare parole chiave da utilizzare a scopo pubblicitario. Inquietante, vero? Quasi quanto la canzone dei Police.

Ma alla fine, Facebook ci ascolta e registra, si o no? La risposta è Ni (e solo negli USA). Nella sezione sulla privacy che bisogna accettare nel momento dell’iscrizione su Facebook, c’è scritto, fra le tante cose, questo:

Facebook registra le conversazioni quando individua i contenuti che sto ascoltando o guardando? No, non registriamo le tue conversazioni. Quando scrivi un aggiornamento di stato, usiamo il tuo microfono solo per individuare i contenuti che stai ascoltando o guardando in base alla musica e ai programmi TV che siamo in grado di identificare. Nota: al momento, questa funzione è disponibile solo negli Stati Uniti.

Fine. Tutto qua. Ma, se volessi dormire sonni più sereni, nel dubbio puoi disattivare l’accesso di Facebook al microfono. Per farlo vai su Impostazioni, quindi su Privacy ed infine su Microfono. Ora nessuno potrà ascoltarti. In tutti i sensi però, disabilitando il microfono saranno muti anche i video che registrerai con Facebook Live.

Anche su questo Luca La Mesa ha voluto dirci la sua: “È un tema che torna ciclicamente da anni. Abbiamo in passato documentato dei test che la stessa Facebook ha confermato essere accaduti nel mercato americano, solo quando la app Facebook da mobile era aperta. Il microfono non “ascoltava” le conversazioni ma ascoltava le singole parole per capire se erano presenti nel loro database. Tecnicamente è come il match che fa Shazam sulle tracce audio delle canzoni. È fondamentale però affrontare questi temi sempre con massima trasparenza poiché la privacy sarà un tema sempre più caldo nei prossimi anni. Facebook ha ribadito il suo forte impegno sulla sicurezza e sulla trasparenza per cui mi aspetto che in futuro saranno sempre più note le tecniche che realmente usano per profilarci rispetto ad altre che sono solo leggende metropolitane.”

Twitter, il Social dei grandi numeri. Gonfiati.

Non sono voci di corridoio: stavolta Twitter si cosparge il capo di cenere e ammette di aver gonfiato i numeri sugli utenti negli ultimi tre anni, includendo nel calcolo anche chi non doveva esservi compreso.

Nonostante tutto, mentre Snapchat mangia terreno e Twitter rischia di perderlo a causa di questo brutto scivolone: i risultati trimestrali superano le attese e la prospettiva del primo utile in 11 anni mettono le ali al titolo in Borsa, e il social pennuto guadagna oltre il 14%.

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Dopo il mea culpa, Twitter ha deciso di rimuovere dalle sue piattaforme le inserzioni pubblicitarie delle società russe RT e Sputnik, poiché ritenute dalle autorità americane uno dei mezzi di propaganda internazionale del Cremlino.

Per la serie: “Lasciamoci tutto alle spalle e voliamo oltre”.

Instagram sperimenta la funzione Stop Motion

Inarrestabile Instagram, ne sa una più del diavolo! Stavolta c’è in cantiere una nuova funzione: “Stop Motion”, ovvero uno strumento che permette di scattare diverse foto e convertirle in un’unica GIF animata da condividere all’interno delle Storie.

LEGGI ANCHE: Instagram, 4 idee creative per coinvolgere i followers con i sondaggi

Con Stop Motion non sarà possibile modificare le singole foto ma solo la GIF finale. Per farlo, saranno a disposizione i consueti strumenti di editing come testi e adesivi.

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Trattandosi di uno strumento ancora da sperimentare, sappiamo che Instagram ne valuterà i risultati con dei test. Perciò non entrare nel panico se dovessi vedere questa funzione attiva per qualcuno ma non per te.

E anche per oggi è tutto con Week in Social, a venerdì prossimo!

Spoiler: le foto del prossimo (costosissimo) spot TIM targato Star Wars

Se qualche giorno fa qualcuno si fosse trovato a passeggiare nella notte a Roma avrebbe notato una insolita nevicata dalle parti di Piazza Navona. Tant’è che qualcuno si è anche chiesto su Twitter (hashtag #PiazzaNavona) cosa stesse succedendo, prima di capire che si trattava di un set allestito da TIM per le riprese del suo nuovo (e super segreto) spot Tv.

Quella neve, insolita, era un effetto speciale, degno di un colossal cinematografico. E di questo si è trattato: i protagonisti della nuova campagna sono infatti i personaggi della Saga di Star Wars, il cui prossimo capitolo uscirà nelle sale italiane a dicembre.

Il ballerino della TIM e le guerre stellari

Seppur nella più totale segretezza e nonostante l’altissimo livello di sorveglianza, siamo riusciti ad intrufolare dei Ninja sul set e abbiamo rubato alcune immagini esclusive.

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Serve ancora spendere tantissimi soldi per fare pubblicità?

Vedere da vicino tutto quello spiegamento di forze fa immaginare un altrettanto rilevante impiego di risorse, probabilmente a sei zeri. In tal senso non ci sono né conferme né smentite da parte di Tim.

Ci sarà tempo, forse, nell’era delle webstar, dei social e dell’esaltazione dell’effimero, per una riflessione sul senso di queste operazioni, e su quanto possa sembrare anacronistico che un brand metta a budget prodotti di questa portata.
Evidentemente la qualità, ancora, premia.

Abbiamo sbagliato, gli influser non esistono (o forse non ve li abbiamo presentati bene)

Inutile girarci intorno, abbiamo sbagliato. Come altri prima, tra cui Radio24, Vanity Fair, GQ e Panorama, ma per questo non meno colpevoli, anche noi abbiamo ripreso un termine senza approfondire la sua origine. Insomma, abbiamo fatto un errore da principianti e per questo chiediamo scusa.

“Influser”: perché abbiamo sbagliato

Il primo errore che abbiamo fatto è stato utilizzare un termine, influser, che non viene dal marketing ma da una geniale trovata – dobbiamo proprio ammetterlo, visto che ci siamo cascati anche noi – di un’agenzia milanese (Influse) che ha coniato questo termine e l’ha utilizzato per parlare di micro-influencer.

Il secondo errore, più grave, è stato non spiegarvi da dove questa figura ha origine ma limitarci ad un accenno veloce in un post che di per sé non aggiungeva nulla.

L’influencer della porta accanto

Già nel 2000, Seth Godin nel suo Unleashing the Ideavirus introduce il concetto di sneezer, una persona che quando parla viene ascoltata e a cui soprattutto viene dato credito. Sono gli early adopter delle idee, quelli che sperimentano per primi e discutono della validità delle idee altrui, diventando poi potenti veicoli di trasmissione.

Seth Godin li classifica in due categorie: promiscuous sneezer e powerful sneezer. I primi hanno una carica inferiore e sono motivati dal denaro, diventando di fatto degli sponsor piuttosto che opinion leader mentre i secondi sono persone talmente potenti da generare spirito di emulazione. La cosa che rende interessante questa seconda categoria di sneezer è il fatto di non poterli “comprare” e non poter prevedere cosa potrebbe spingerli a seguire una tendenza piuttosto che un’altra. Paradossalmente, accettare di essere promotori di contenuti altrui li rende meno credibili.

«Dopo aver lasciato Yahoo!, mi sono state offerte molte opportunità che ho rifiutato» spiega Godin, parlando di se stesso. «Perché l’ho fatto? Perché non non volevo sperperare in starnuti la forza acquisita tramite il mio ultimo libro».

Con lo sviluppo del web 2.0 e dei social media gli sneezer sono diventati quelli che comunemente chiamiamo influencer e le aziende ne hanno approfittato, trasformandoli in alcuni casi in semplici testimonial, ignorando così il potere della loro influenza.

Abbiamo sbagliato, gli influser non esistono (o forse non ve li abbiamo presentati bene)

In questa visione l’influencer marketing non è altro che un tipo di pubblicità che sfrutta l’idea, da sempre esistita, che le persone emulino le scelte e le preferenze dei loro punti di riferimento. In questo non c’è nulla di male: il consumatore si fa influenzare pur capendo la differenza tra un influencer seriale che passa da una bandiera all’altra ed un personaggio che abbraccia un brand per convinzione e per coerenza con la propria professione.

Influencer marketing, i punti forti

Ricorrere alle digital PR e agli influencer incrementa l’efficacia della propria campagna marketing ed influenza concretamente anche le scelte d’acquisto dei consumatori. Grazie agli influencer, i brand sono in grado di accorciare la distanza con il loro pubblico di riferimento, mostrando il loro lato più “vero” e umano.

«Gli influencer sono una realtà, individui capaci di avere un impatto rilevante a livello di comunicazione sugli utenti e, quindi, sui brand» afferma Matteo Pogliani, autore del libro Influencer Marketing. «Figure che diventano riferimento per un network e riescono, grazie a autorevolezza e fiducia, a condizionarlo».

Abbiamo sbagliato, gli influser non esistono (o forse non ve li abbiamo presentati bene)

Nonostante quando si parli di influencer la mente corra subito ai top blogger o agli instagrammer, è vero anche che tutti siamo potenzialmente in grado di generare influenza e diventare un riferimento per la nostra rete sociale, anche grazie all’utilizzo dei social network. Si parla quindi di micro-influencer: consumatori “evoluti”, informati, attenti alle novità e pronti a condividerle nella cerchia di contatti caratterizzati da un’audience minima ma dal fortissimo grado di credibilità, capaci di generare fiducia.

Ma non è tutto, secondo una ricerca di Edelman, sono proprio le persone che sono più vicine a noi ad essere più credibili di quanto possano essere invece vip oppure figure esposte.

Abbiamo sbagliato, gli influser non esistono (o forse non ve li abbiamo presentati bene)

LEGGI ANCHE: Quando il vicino è un micro-influencer (e come capire quanto vale davvero)

Quando l’influencer marketing perde potenza

Gli influencer diventano poco credibili quando non esiste un legame tra la loro persona ed il prodotto: il potere degli influencer, infatti, funziona quando c’è un forte legame tra le capacità dell’individuo e la qualità del prodotto/servizio. Se manca questa dinamica che rende verosimile l’uso da parte dell’influencer, oppure viene meno un’affinità di target, si crea frizione. Nei social media questa dinamica viene esasperata a causa dell’elemento numerico ed alla difficoltà, da parte delle aziende, di riuscire a selezionare i micro-influencer giusti.

Quello che deriva è influencer marketing, uno strumento di per sé potentissimo, fatto male oppure improvvisato che danneggia tutto il settore. Un esempio di quest’ultima tendenza è l’utilizzo, assolutamente sbagliato, dei social come baratto: tu mi regali il prodotto ed io faccio una recensione.

Abbiamo sbagliato, gli influser non esistono (o forse non ve li abbiamo presentati bene)

In conclusione

Guardando al futuro, il marketing non potrà prescindere dall’influencer marketing inteso come strumento strategico e complesso in grado di creare sinergie che possano rendere il prodotto più “vero” ed accessibile. Non si tratta di fare pubblicità in un modo diverso, ma di comunicare in modo più efficace, ricco ed attendibile grazie alla posizione degli influencer coinvolti.

Il valore aggiunto che l’influencer marketing può portare al marketing in generale è proprio l’autenticità, strumento principe per arrivare all’utente o al consumatore.

In conclusione, non possono mancare di nuovo le nostre scuse. Ed anche la promessa per i futuro di un’attenzione costante nella ricerca e nella verifica delle fonti.