Dal binge watching all’engagement: tutte le strategie social di Netflix

Nato ufficialmente nel 1997 ma sbarcato nel mondo dello streaming nel 2008 (e solo nel 2015 in Italia), con i suoi film, documentari e soprattutto serie TV, Netflix ha stravolto il mondo dei social media.

Ma se si tratta di TV cosa c’entrano i social? C’entrano eccome, anzi: possiamo dire che è proprio grazie ai suoi post innovativi e rivoluzionari che Netflix si è guadagnato la fama che ormai lo precede.

Campagne social come #NetflixandChill o la nuovissima #NetflixCheating sono solo due esempi di successo, la punta di un iceberg di un progetto ambizioso che è riuscito a rivoluzionare il nostro rapporto con la TV, o più nello specifico, con lo streaming.

Dal binge un nuovo approccio al social media marketing

Contrariamente alle classiche serie TV messe in onda settimanalmente, Netflix rende disponibile un’intera stagione di puntate da subito. Cambia l’approccio televisivo e con esso le strategie social non più incentrate solo sull’ultimo episodio andato in onda.

Netflix è in grado di ottenere sui social un crescente e consistente flow di engagement prima, durante e dopo il rilascio della serie.

La strategia funziona, basta dare un’occhiata ai numeri. Netflix ha raggiunto quasi 94 milioni di iscritti, la sua pagina Facebook piace a 30 milioni e 800 mila persone e l’account Twitter americano vanta all’incirca 2 milioni e mezzo di follower.

Numeri da capogiro se pensiamo che la pagina Facebook di HBO (non un nome a caso ma il canale che trasmette programmi non proprio sconosciuti, tipo Game of Thrones per capirci) conta (solo) 12 milioni di like.

Una serie di fortunati engagement: Netflix su Twitter e Facebook

Essendo una piattaforma globale, per il suo account Facebook Netflix utilizza un sistema di geo-targeting con post in lingue diverse e contenuti spesso curati e gestiti in maniera differente a seconda del Paese di riferimento. In Italia il social media marketing è seguito dall’agenzia We Are Social.

Inoltre un’importante strategia da non sottovalutare è la cross-promotion tra Twitter e Facebook con un rapporto quasi costante di 1:1, in poche parole stesso post ma diverse piattaforme. Sembrerebbe banale come mossa ma mantenere un equilibrio tra i due social permette innanzitutto un maggiore controllo dei contenuti e un raggiungimento equo e costante dell’audience qualunque sia il canale scelto per il following.

Una nuova vibrante stagione di #GraceAndFrankie, dal 24 marzo su Netflix.

Gepostet von Netflix am Freitag, 17. Februar 2017

Cross-promotion non solo per i canali ma anche per temi e personaggi che nulla hanno a che fare con lo streaming. Netflix sui social risponde a tutti anche se non interpellato, generando molto engagement.

Quello che piace dei post di Netflix è proprio il tone of voice amichevole nei confronti di brand e personaggi famosi identico a quello utilizzato per rispondere a qualsiasi altro comune mortale: tutti ricevono la stessa quantità di attenzioni.

Come un perfetto compagno per la vita, Netflix ascolta e impara a conoscere il suo pubblico: “And when we aren’t posting, we’re listening“ (quando non postiamo, vi ascoltiamo), dichiara presentando la sua candidatura come Best in Entertainment agli Shorty Awards 2017 che si terranno ad aprile.

Ed è assolutamente vero vista la quantità incredibile di interattività con gli iscritti al portale ai quali offre un impeccabile servizio di customer care e risposte a qualsiasi domanda sempre con un tono di voce ironico e carismatico.

Il caso Narcos

Se non l’avete già fatto correte a vedervi Narcos. Primo, perché sta per uscire la terza stagione e potete fare binge con le prime due, secondo, perché in ambito social è una delle serie TV più famose in assoluto.

In soli tre mesi dal rilascio la serie riuscì a raggiungere 2 milioni di fan tra Facebook, Twitter e Instagram. Nel 2015 è stata la serie TV più menzionata sui social, ha ottenuto due nomination ai Golden Globes e superato per visualizzazioni addirittura Game of Thrones.

Complice di tale successo una campagna social impeccabile con la creazione di contenuti unici che comprende un nuovo set di emoji personalizzate, dizionari di spagnolo e la diffusione della campagna #Cokenomics.

Vincitrice del premio Best Data Visualization agli Shorty Awards per essere riuscita a ottenere oltre 100 mila engagement tra like, commenti e condivisioni, la campagna #Cokenomics con le sue infografiche, ha provveduto alla diffusione di dati reali ad alto contenuto divulgativo sul mondo della cocaina e dei cartelli colombiani.

Quindi la ricetta è semplice: piuttosto che parlare della trama della serie TV Netflix si concentra sulle tematiche dello show per creare contenuti creativi e culturalmente rilevanti sull’ambiguità morale, la ricchezza eccessiva e la storia della cocaina.

Questo sistema ha creato una narrativa alternativa a quella della serie in grado di attirare l’attenzione del pubblico contribuendo a generare una vasta gamma di contenuti, il tutto senza pericolo di spoiler…forse.

i Visualiser: la nuova Realtà Aumentata firmata BMW

Personalizzare l’auto virtuale dei propri sogni è possibile non solo alla Playstation o alla XBox: con BMW i Visualiser, infatti, il sogno diventa realtà.

Con il perfezionamento delle tecnologie della realtà aumentata e virtuale, gli analisti prevedono che il retail sarà l’industria principale a beneficiarne. L’IDC (Internal Data Corporation) pronostica un’esplosione de mercato tecnologico, stimando una crescita annuale del 181.3%, da 5.2 miliardi di dollari nel 2015 a 162 miliardi nel 2020.

L’evoluzione della realtà aumentata sta lentamente ridefinendo l’approccio all’acquisto non solo online ma anche offline. Il suo utilizzo aggiunge all’acquisto quel tocco emozionale che regala al consumatore un’esperienza diversa da quella abituale. L’emozione e l’esperienza, sono questi gli elementi alla base di i Visualiser, la esperienza in realtà aumentata firmata BMW.

Sviluppata da Accenture ed operata dalla tecnologia AR di Google Tango per smartphone, BMW i Visualiser è stata lanciata lo scorso mese nelle concessionarie della casa tedesca in 11 paesi e da questa settimana è disponibile per il download dal Google Play Store.

Invite a real-size #BMWi3 into your home on your smartphone. The augmented reality app uses Tango, Google’s smartphone AR technology, available in the Google Play store in February.__________The driving range depends on a variety of factors, especially: personal driving behaviour, selected route, weather conditions, usage of heating/cooling and preconditioning.BMW i3 (94 Ah): energy consumption (combined): 12.6 / 13.1* kWh/100 km, CO2 emissions (combined) 0 g/km. / * Wheels cluster 1: 19“ wheelsFurther information about the official energy and fuel consumption and the official specific CO2 emissions for new passenger automobiles can be found in the "New Passenger Vehicle Fuel Consumption, CO2 Emission And Electric Power Consumption Guidelines", which are available free of charge at all sales outlets and from DAT Deutsche Automobil Treuhand GmbH, Hellmuth-Hirth-Str. 1, 73760 Ostfildern, Germany and on http://www.dat.de/angebote/verlagsprodukte/leitfaden-kraftstoffverbrauch.html

Gepostet von BMW i am Samstag, 7. Januar 2017

La nuova app permette ai propri utenti di esplorare la loro BMW i3 e i8 ideale, in scala reale ed in modo interattivo. Per saperne di più, abbiamo intervistato Andrea Castronovo, Vice Presidente del gruppo BMW e Stefan Biermann, Head of Innovations Sales & BMW i.

Cosa significa l’introduzione della tecnologia AR per lo show room come siamo abituati a conoscerlo? Si avvicinerà più alle persone e ai consumatori, non più fuori città, o forse diventerà più piccolo ed accessibile?

Andrea Castronovo: L’introduzione della realtà aumentata ci permetterà di offrire ai clienti più scelta nelle nostre concessionarie, dando l’opportunità al fornitore, ad esempio, di mostrare modelli che non ha possibilità di ospitare per motivi di spazio, oppure un’auto di un colore diverso da quello esposto. Ciò significa che anche una concessionaria più piccola potrà offrire ai propri clienti un’esperienza dell’auto desiderata più emozionale, invece di limitarsi a guardare l’auto tramite un configuratore su uno schermo. Inoltre, con la possibilità di scaricare BMW i Visualiser da Google Play, i clienti in possesso di un dispositivo con tecnologia Google Tango integrata potranno provare i modelli BMW i3 ed i8 dove e quando vorranno – a casa, nel bel mezzo della notte o nel momento per loro più adatto. In più, potranno salvare l’immagine della loro macchina preferita e condividerla sui social media, sul proprio profilo o con i propri amici. In futuro, avranno anche la possibilità di trasferire la propria pre-configurazione dal visualiser alla concessionaria più vicina per completare l’acquisto.

i Visualiser è stato sviluppato con la tecnologia di Google Tango ed è oggi disponibile su Google Play. Significa che è diretto ad un’audience specifica o si prevede nel futuro un’esperienza anche per gli utenti iOS?

Stefan Biermann: L’app i Visualiser è stata creata per attrarre chiunque sia interessato a saperne di più sui prodotti BMW i e a provare questi due modelli nel modo migliore, dopo la prova su strada.

La “i” a BMW sta per innovazione – quindi quali modelli migliori per presentare quest’approccio innovativo e portare le nostre macchine più vicine ai consumatori? Siamo sicuri che i Visualiser sarà interessante anche per i per gli utenti iOS (un’offerta futura su iOS dipende dalla disponibilità di dispositivi iOS con tecnologia Tango integrata). Attualmente tutti i dispositivi con tecnologia Tango integrata utilizzano Android.

Foto: BMW

Foto: BMW

i Visualiser si concentra per il momento solo sui modelli “i”?

Stefan Biermann: Attualmente solo i modelli BMW i3 e i8 sono disponibili sull’app, ma siamo solo allo stadio iniziale. Vedremo come si evolveranno le cose, ma stiamo considerando di aggiungere ulteriori modelli in futuro.

Allargando il campo, la vostra strategia di comunicazione sembra sempre più orientata a un user experience user-centrica: in funzione di questo, quanto e come muterà la vostra narrazione di marca?

Andrea Castronovo: Le nostre macchine sono prodotti emozionali e la decisione di comprarne o noleggiarne una è parzialmente spinta dall’elemento emotivo. Leggere dei nostri prodotti o guardarli sullo schermo di un computer va benissimo per raccogliere informazioni, ma non si riesce necessariamente ad arrivare al livello emotivo del consumatore – bisogna provare i nostri prodotti per capirli. Siamo sicuri che la realtà aumentata è la cosa più eccitante insieme alla test drive. È cosi realistica che le persone abbassano persino la testa quando “entrano” in macchina – come se ci fosse effettivamente un tettuccio! La AR rende le persone ancora più entusiaste del prodotto. Le nostre sono auto innovative e questa è un’esperienza innovativa che piace alle persone, permettendo di portare con sé un’impressione positiva del brand. Potremmo riassumere il concept in questo modo: la gioia è al centro del marchio BMW e cosi è stato per decenni – la gioia non si può spiegare, può essere solo provata.

Come pensate la realtà aumentata cambierà il processo di acquisto del consumatore nell’industria automobilistica? Diventerà una fase standard nell’acquisto per tutti i clienti?

Stefan Biermann: La realtà aumentata è un modo fantastico per provare una macchina non fisicamente disponibile al momento in cui il cliente vorrebbe, ma niente potrà mai sostituire l’esperienza reale, specialmente se parliamo di prova su strada. Pensiamo alla realtà aumentata come uno strumento utilizzabile nel processo di vendita, ma è difficile predire se verrà utilizzata da ogni cliente prima dell’acquisto. Ci aspettiamo comunque che diventi sempre più uno standard. Questo è solo l’inizio, siamo impazienti di vedere come le cose si evolveranno!

Parole Ostili: un Manifesto per fermare la violenza online

Più di seicento persone si sono ritrovate a Trieste il 17 e 18 febbraio per partecipare a Parole Ostili, l’evento pensato da Rosy Russo per discutere e capire il fenomeno della violenza online e stilare un Manifesto che gettasse le basi per un cambiamento generale nell’utilizzo di questo splendido media che è Internet. Noi ninja eravamo presenti all’evento, e questo è un piccolo riassunto di quello che è capitaot.

Primo giorno: la sessione plenaria di Parole Ostili

È stata Rosy Russo, ideatrice dell’evento, ad aprire la prima giornata dell’evento, dedicata a individuare le ragioni per cui un “Manifesto della comunicazione non ostile” sia sempre più necessario. Insieme a lei, sul palco si sono alternati molti ospiti di rilievo, come la Presidente della Camera Laura Boldrini, la Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani e l’Assessore Serena Tonel del comune di Trieste.

Coordinatore di tutti gli interventi è stato Alberto Fedel.

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Le interviste hanno spaziato tematiche diverse: dal cyberbullismo e la figura del cyberbullo, che agisce spesso inconsapevole delle conseguenze delle azioni che compie, fino ad arrivare al più generale tema dell’educazione online e sulla necessità di porre dei limiti ai comportamenti ritenuti poco tollerabili.

A supportare con dati concreti le teorie e le idee discusse dai vari relatori, i rappresentanti di SWGIstituto Toniolo e Voices from the Blogs, che hanno confermato la necessità di agire per contrastare la percezione crescente di un web inquinato da sentimenti negativi. A suffragare la tesi sono, appunto, i numeri presentati: il 70% dei cittadini ritiene che si sia superato il livello di guardia per quanto riguarda l’odio in Rete; nonostante l’86% dei giovani pensa che i social non vadano presi troppo sul serio, quasi la metà crede che l’hate speech sia un problema.

La giornata si è conclusa con Gianni Morandi, cantautore e affermato influencer su Facebook, che per primo ha firmato il manifesto di Parole Ostili, il documento che dovrebbe individuare il nuovo approccio per rendere il web un posto migliore.

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Il manifesto, pronto ad essere usato come copertina del vostro profilo Facebook, se volete!

Secondo giorno: i panel

Nella seconda giornata sono stati ben nove i panel cui i partecipanti all’evento hanno potuto assistere, articolati in tre sessioni parallele: Social media e scritture, Giornalismo e mass media, Viaggi, sport e divertimento, Politica e legge, Business e advertising, In nome di Dio, Giovani e Digitale, Bufale e algoritmi e Bambini e social media.

Noi ninja abbiamo scelto di seguirne due: Bufale e algoritmi (coordinato da Rodolfo Baggio) e Giovani e digitale (coordinato da Giovanni Boccia Artieri). Fra gli ospiti che sono intervenuti, citiamo lo scrittore Giovanni Ziccardi, il blogger Antonio Pavolini, e lo scrittore Walter Quattrociocchi.

In particolare, per il panel Bufale e algoritmi, citiamo gli interventi di Neil Perri (BUTAC) e Daniele Chieffi (SMM ENI), che hanno illustrato i pericoli della disinformazione, e di come questa possa causare danni reali, e di Andrea Sesta, redattore di Lercio.it, che ha tenuto un intervento sul fenomeno delle fake news, generate dall’interpretare come vere notizie inventate.

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Molto interessanti anche gli interventi di Elisabetta Zurovac, social media specialist di Pocce, che ha parlato di Snapchat e di quanto sia impossibile instaurare un dialogo attraverso questo canale, e quello di  Rosy Nardone, ricercatrice dell’Università di Chieti, che ha parlato di un mondo digitale che non ha ragione di essere considerato diverso e separato da quello reale: un mondo dove non ha più senso la contrapposizione tra nativi digitali un po’ barbari e migranti più civilizzati.

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Insomma, le occasioni per capire e per riflettere sono insomma state moltissime: la speranza è che il Manifesto che Parole Ostili ha lasciato in eredità con quest’edizione 2017 sia porti il web (e quindi i social) a essere un luogo migliore, dove il rispetto reciproco sia alla base e ognuno abbia consapevolezza della portata delle proprie azioni.

E voi amici ninja, cosa ne pensate? Diteci cosa ne pensate nella nostra pagina Facebook e nel gruppo LinkedIn!

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Jeep, Diesel e Samsung: i migliori annunci stampa della settimana

Creativity is the king.  L’advertising non può fare a meno di menti creative. Come ogni buon lunedì siamo pronti a farvi divertire.

Di settimana in settimana le migliori agenzie di tutto il mondo propongono campagne stampa davvero interessanti.

Questa volta abbiamo selezionato per voi le più colorate ed ironiche. Una menzione particolare per l’International Condom Day che si festeggia il 14 febbraio (non è soltanto riconosciuta come la festa degli innamorati!) e che Geometry Global ha rivisto in chiave assolutamente pungente.

Non mancano all’appello Samsung e Diesel. Arriviamo anche oltreoceano, per la precisione a Taiwan, con la creatività di Uni-President, società che si occupa di food a livello internazionale.

Non vogliamo deludere i nostri lettori. I primi mesi del 2017 sembrano molto ricchi di novità.

Jeep: Hopscotch

Se hai una Jeep il mondo diventa il tuo parco giochi, tutto da scoprire. Il modello Hopscotch è per veri duri. Ogni appassionato di off-road sa che viaggiare in una Jeep significa considerare l’avventura come un salto capace di valicare grandi distanze.

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Agenzia creativa: Publicis Middle East, Dubai, UAE
Art Director: Fernando Freitas
Copywriter: Braden Deatcher
Creative Director: Jan Leube
Illustrator: Gravy

Samsung: i frigoriferi capienti

I frigoriferi Samsung hanno una capacità incredibile. Proprio come i bambini. Possono “contenere” molto più di quanto si immagina.

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Agenzia creativa: Cheil Poland, Warsaw, Poland
Creative Director: Mojca Tirš
Art Directors: Rafał Michałek, Remigiusz Rogala
Copywriter: Marta Pelska, Mojca Tirš
Illustrator: Przemysław Truściński

Diesel: make love not walls

Non erigere muri, non fare “guerra”, piuttosto dispensa amore. Coloratissima e fondata sul gioco di parole, la campagna annunci stampa di Diesel è veramente particolare.

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Agenzia creativa: ​Anomaly, Amsterdam, Netherlands
Executive Creative Directors: Martin Ginsborg, Lars Jorgensen
Creative Director: Chris Adams, Ross Cavin
Agency Producer / Post Producer: Julia Llamas

International Condom Day: lui, lei

Non tentare la fortuna. Proteggersi con un condom può aiutare a non trasformare un’aspettativa positiva in realtà negativa contraendo l’HIV.

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Agenzia creativa: Geometry Global, Kyiv, Ukraine
Creative Director: Nadia Trikoz
Senior Art Director: Sergey Yaroslavtsev
Junior Art Director / Illustrator: Valentyn Bielienkov

Uni-President: authentic taste

Il gusto autentico della cucina giapponese e coreana.

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Agenzia creativa: mcgarrybowen,Shanghai, China
Chief Executive Officer: Simone Tam
Chief Creative Officer: Jeffry Gamble
Group Creative Director: Danny Li
Copywriters: Sihan Jin, Shireen Zhou, Evan Zhao

LEGGI ANCHE: Fiat, WWF, Afterpay: i migliori annunci stampa della settimana

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Spectacles di Snapchat ora in vendita online a 130 dollari

Finalmente in vendita online Spectacles, gli smart glass realizzati da Snapchat e che permettono di registrare brevi video in un formato totalmente nuovo: grazie ad un campo visivo di 115°, i video sono realizzati in alta qualità e in un formato simile al fish eye.

La vendita è disponibile al momento solo per gli Stati Uniti d’America, dove gli Spectacles sono disponibili al costo di 129,99 $, anche se sarà necessario attendere fino a quattro settimane per la consegna. Dopo una lunga azione di buzzing creata grazie ai temporary store distribuiti nella città di New York, ora gli statunitensi possono finalmente acquistare dallo shop online ufficiale gli occhiali targati Snapchat.

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È un periodo denso di novità per Snap Inc.: infatti la società, all’inizio di questo mese, ha presentato i documenti presso la Securities and Exchange Commission (SEC), per diventare una società pubblica.A cinque anni dal lancio, Snapchat ha presenta l’IPO alla Borsa di New York per un valore di 3 miliardi di dollari: nella sua presentazione la società ha anche rivelato che prevede di ampliare in modo significativo la distribuzione dei suoi occhiali intelligenti nel 2017. Tuttavia Snap ha anche citato gli Spectacles come un fattore di rischio, essendo un progetto hardware costoso.

Snap Inc. sta facendo il giro del mondo per generare hype e migliorare l’idea iniziale che la sua applicazione Snapchat consista esclusivamente in una piattaforma di photo-sharing per adolescenti: la società vuole soprattutto affermarsi come azeinda sviluppatrice di dispositivi hardware e software in grado di tentare gli inserzionisti a bordo, più di quanto attualmente già faccia ad esempio Facebook.

Snap ha raddoppiato le sue acquisizioni nel 2016: in un evento che probabilmente avrà luogo il prossimo mese, l’azienda spera di raccogliere circa $ 3 miliardi di dollari e sta cercando di raggiungere una valutazione finale di circa 18,5 miliardi di dollari. In quest’ottica l’arrivo nello shop online degli Spectacles potrebbe dare un forte contributo al posizionamento della società. Vedremo presto quanto le vendite saranno positive fin dall’inizio o se faticheranno a decollare.

Come si è evoluto Instagram negli ultimi 6 anni

Quest’articolo è stato scritto da Orazio Spoto, Docente del Master Online in Social Media Marketing di Ninja Academy.

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Una cosa è certa.
Se non volete mai annoiarvi del vostro lavoro, dovete lavorare nei Social Media! Il perché è presto detto.

Questi cambiano con una frequenza inaudita e l’aggiornamento professionale è più che mai necessario.

Lo stesso concetto di Master, del resto va rivisto. Una volta se ne faceva uno e valeva per la vita. Oggi di fatto bisognerebbe farne almeno uno all’anno con l’obiettivo di raggiungere l’eccellenza senza dimenticarsi dell’operatività quotidiana. Teoria e pratica sono due elementi, inscindibili. Men che meno nel campo dei social media.

I social network si stanno evolvendo e come in una immensa e lunghissima partita a scacchi, ad ogni azione corrisponde una reazione.

Come si è evoluto Instagram

Una volta era il social network delle immagini quadrate, il suo logo, una polaroid datata, dava a questo social una valenza “retroradicalchic“.

I filtri, che preferisco sempre definire preset, erano usatissimi, proprio per giocare con i toni retrò.
Non era contemplato pubblicare troppe foto, men che meno tutte insieme e si privilegiava una foto massimo due al giorno che esprimessero “il meglio di“.

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Sono nati dei progetti interessanti su Instagram grazie al concetto di verticalizzazione dei temi.

Oggi la storia è completamente diversa. il logo della polaroid è stato sostituito da una immagine più commerciale (anche nei colori) e l’immagine quadrata non è più caratterizzante, visto che si possono usare anche i formati rettangolari. E questo, tutto sommato, è niente.

Nel frattempo su Instagram è arrivata la pubblicità che ha avuto un grandissimo successo, prima ancora sono arrivati i video.
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Ad Instagram si sono affiancate altre tre applicazioni realizzate dal team di sviluppo ufficiale: hyperlapse, boomerang e layout. Due di queste applicazioni permettono di realizzare video e inevitabilmente hanno contribuito ad immettere più contenuti animati nel paniere di Instagram.

Ma il grande cambiamento è avvenuto con le “Storie”

Di fatto Instagram Stories è ispirato a Snapchat. Il meccanismo è semplice: faccio un video (o scatto una foto) e le rendo disponibili per 24 ore sui miei canali ufficiali.
Non devo più preoccuparmi di selezionare, posso mettere altri contenuti e non devo preoccuparmi della qualità, durano 24 ore. Questo pensa l’utente su Instagram.

E poi si è aggiunta la Diretta. Così visibile, così pompata da Instagram dentro la sua applicazione.

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Instagram con questo ultimo (almeno per ora) aggiornamento, ha definitivamente perso quella sua essenza di social network esclusivo focalizzato sul bello. Oggi c’è una maggiore quantità di contenuti prodotti: dalle dirette, ai video realizzati con le app companion, passando ai messaggi diretti.

Instagram è sempre più affollato di utenti e di contenuti. Questo non è un male, infatti è perfettamente in linea con quanto vuole il management team della nota applicazione. Tutto ciò cambia il paradigma per quanti vogliono usare Instagram in maniera professionale: in particolare aziende, professionisti e Pmi.
È infatti necessario pensare ex novo tutte le dinamiche legate alla produzione di contenuti e al piano editoriale per sfruttare al meglio le opportunità date dal “nuovo” Instagram.
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Guida autonoma: Ford investe 1 miliardo su Argo AI

Ford Motor compie un passo deciso verso l’intelligenza artificiale per la guida autonoma programmando un investimento quinquennale di 1 miliardo di dollari nella startup Argo AI.

Argo AI

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Il cervello delle nuove driverless car della casa automobilistica è dunque nelle mani di un’azienda di Pittsburgh con un anno di vita, ma una specializzazione ben definita: robotica e sistemi di guida virtuale. La loro creazione sarà il tocco finale per l’auto a guida autonoma che Ford progetta di commercializzare nel 2021.

Dietro ad Argo ci sono personalità affermate nel settore tech. I fondatori sono Bryan Salesky, ex Google, e Peter Rander, ex Uber, accomunati da un passato come allievi del Carnegie Mellon Robotics Engineering Center.

A conferma delle loro capacità arrivano le parole di Raj Nair, vice-presidente esecutivo e CTO di Ford, pienamente convinto che l’investimento contribuirà alla realizzazione del veicolo nei tempi previsti:

“Quando emergono talenti come questi non puoi ignorarli”

Argo avrà dunque Ford come nuovo azionista di maggioranza, legame consolidato anche dai nuovi uffici Argo in Michigan e in California, che andranno a sommarsi alla sede di Pitttsburgh: nelle tre sedi saranno impiegati più di 200 dipendenti, in parte selezionati tra quelli attuali della casa automobilistica.

Ma la fiducia riposta nel nuovo software e le implicazioni sul settore non si fermano qui, poiché il CEO Mark Fields ha annunciato che la tecnologia potrebbe essere concessa in licenza ad altre aziende e l’investimento potrebbe includere anche un’Offerta Pubblica Iniziale.

Driverless Ford

ford guida autonoma

L’investimento in Argo si unisce agli altri operati da Ford nell’ultimo decennio, finalizzati alla realizzazione di un mezzo di trasporto che non necessita del conducente.

Nel marzo 2016 è stata creata la filiale Smart Mobility LCC, dedicata alla commercializzazione e nello stesso anno ha acquisito Chariot, un servizio di navetta on-demand che da San Francisco si espanderà in altre sette città entro la fine del 2017.

Altri investimenti complementari sono stati effettuati in Civil Maps (mappatura 3D), Nirenberg Neuroscience (visione artificiale), SAIPS (machine learning), Velodyne (sensori Lidar).

La corsa alla guida autonoma

Ford non ha rilasciato i risultati finanziari di Smart Mobility, anche se essa è inclusa in una una categoria finanziaria etichettata come “altri”, le cui perdite ammontano a 867 milioni di dollari nello scorso anno finanziario, in 71 milioni rispetto al 2015. Il 2017 non porterà ad un’inversione di tendenza: i profitti previsti dall’intero gruppo Ford per il 2017 sono inferiori ai 10 miliardi dell’esercizio precedente proprio in virtù degli investimenti nei servizi di mobilità.

Raj Nair ricorda che Ford è “oltre alla fase di ricerca” nello sviluppo della macchina, ma la concorrenza incalza: General Motors ha acquistato Cruise (tecnologie per la guida autonoma) per 600 milioni di dollari e investito quasi altrettanto in Lyft (impresa di trasporti), Uber ha puntato su Otto (camion a guida autonoma) con 700 milioni di euro, e Toyota che ha investito in ben 15 startup.

LEGGI ANCHE: Volkswagen ID Buzz concept: il nuovo Bulli è elettrico e driverless

In attesa di dire addio al volante, cosa ci riserverà il binomio startup – case automobilistiche nel prossimo futuro?

Il significato del logo Tesla, spiegato da Elon Musk

A dodici anni ha imparato a programmare da autodidatta. Ha creato un videogioco che ha venduto per 500 dollari. Si è iscritto alla laurea specialistica in fisica applicata e scienze dei materiali alla Standford University e dopo due giorni di lezione ha lasciato l’università per fondare Zip2, che in seguito ha rivenduto per poco più di 300 milioni di dollari. Ha fondato Paypal e ad oggi è amministratore delegato di SpaceX e Tesla Motors.

Stiamo ovviamente parlando del visionario Elon Musk, che recentemente ha deciso di spiegare il significato di un logo destinato a diventare molto più grande di quanto non sia già e per il quale è già stato annunciato un importante re-branding, da Tesla Motors a Tesla Inc., un po’ come era accaduto in passato per Apple, originariamente Apple Computer.

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Il logo Tesla

Dai, è facile, questa la so anch’io. È una “T”. Un po’ stilizzata, un po’ moderna, un po’ carina, ma una “T” rimane. Eppure, pensiamoci un attimo. Dal genio che disse “I’ll put a man on Mars in ten years”, è lecito aspettarsi una semplice “T” come spiegazione del logo della sua compagnia automobilistica?

Ovviamente no.

E infatti, pochi giorni fa, è arrivata la spiegazione ufficiale: molto più complicata di quanto si possa pensare. O almeno di come noi comuni mortali possiamo pensare.

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La cross-section di un motore elettrico, è la difficile soluzione. Almeno la parte centrale della “T”, indicante uno dei poli che vengono fuori dalla girante del motore. Difatti, ripetendo il logo in circolo, si ottiene una verosimile riproduzione della cross-section di un motore elettrico. E, spiacente, qua si fermano le mie conoscenze tecniche in materia.

tesla logo spiegato da elon musk

E gli altri loghi?

Possiamo però notare come tutti i loghi delle aziende di Musk, tutti realizzati da RO studio, abbiamo un significato più o meno nascosto: anche quello di SolarCity infatti, come recentemente spiegato, sta ad indicare non banalmente il sole, bensì la fonte principale di energia che alimenta tutti i pannelli della stessa azienda.

Solar-City

Allo stesso modo, osservando più in dettaglio il logo di SpaceX, si può notare come la “X” stilizzata in realtà rappresenti la traiettoria di un missile. Direzione Marte, ovviamente.

Dublin Tech Summit 2017: Big Data, robot e l’importanza degli unicorni

Il 15 e 16 Febbraio si è svolta la prima edizione del Dublin Tech Summit che, non senza qualche intoppo tecnico, è riuscita a dare una buona visione del panorama attuale per quanto riguarda vari settori Tech; da quello medico al fashion, passando per IoT e finanza, ma senza dimenticare creatività e marketing.

Dopo l’articolo “Dublin Tech Summit 2017: IoT, Social Media e il bisogno di umanità”, continuiamo a trattare i principali argomenti e temi affrontati con il nostro occhio Ninja!

L’ascesa irresistibile dei Robot

Questo bellissimo intervento, guidato dal robot George, è riuscito a darci un’ottima panoramica su che cosa dobbiamo aspettarci dall’avvento dei robot nella nostra società.
Stiamo già assistendo, grazie alla domotica, alla trasformazione delle nostre case in veri e propri robot al nostro servizio. Ma state tranquilli, non succederà come nella famosa puntata de “I Simpson”, quando la loro nuova casa cercò di tenere Marge tutta per sé! George ci conferma che i robot ci lasceranno fare quello che sappiamo fare meglio, ovvero essere umani.
Useremo infatti questa nuova tecnologia per toglierci i compiti più gravosi e per aiutarci ad avere più tempo libero da dedicare alle nuove opportunità che questa ondata di progresso ci porterà. Ed Hoppitt, ci ricorda però, che ci troviamo davanti ad una tecnologia tanto interessante quanto complessa. Per questo motivo, è necessario concentrarsi anche sulla definizione di una vera e propria “Etica Robotica” che ci aiuti a combattere casi di abuso nell’utilizzo dei robot in ambito militare e nella soluzione di problemi di etica. Non bastano infatti gli esperimenti fatti dal MIT Media Lab, afferma Ed, ma bisogna creare al più presto comitati etici globali.

Proteggere la tua impresa dai rischi dell’Internet of Things – Rik Ferguson, VP di Trend Micro

Anche Rik Ferguson ricorda quanto sia importante rendersi conto che la tecnologia non porta solo benefici. Pensate ad esempio ad Alexa, un utilissimo gadget, ma resta pur sempre un microfono accesso 24/7 in casa vostra. E ancora, avete una smart TV con telecamera incorporata? Sappiate che potreste venire filmati costantemente.
Come risolvere questo problema? Per Rik, i brand devono svolgere un ruolo di primo piano e mantenere controllo costante dei loro prodotti. Infatti, ogni azienda dovrebbe porsi queste cinque domande almeno una volta l’anno:
  1. Come identifico e monitoro i prodotti e le loro vulnerabilità?
  2. Come combatto accessi non autorizzati alla mia azienda / prodotti?
  3. Quali sono i vettori che portano alla perdita di dati?
  4. Come rimango in regola con leggi e regolamenti nazionali ed europei?
  5. Come salvo e conservo tutti i miei dati aziendali e quelli degli utenti?
In conclusione, Steve Hegenderfer, Direttore di Bluetooth SIG, ricorda che la sicurezza dovrebbe sempre essere parte dell’architettura di una azienda, ma anche di una startup. Non tutto deve essere mantenuto sicuro al 100%, ma, se ad esempio si opera in un ecosistema medico o finanziario, la sicurezza deve essere al centro del business.

L’uso pragmatico dei Big Data per il Marketing

Solo negli ultimi due anni, il mondo ha prodotto 44 zettabyte di dati, ma solo lo 0,5% è stato analizzato! Come potete ben capire da questo dato, custodire e usare i dati a disposizione è uno dei più grandi problemi delle aziende al giorno d’oggi.
L’intervento di Marc Preusche, Founder di LeROI Marketing, inizia da un esempio semplice e comprensibile a tutti, ovvero il 65% delle aziende che possiede un sito web installa Google Analytics, ma solo 5% riesce a usare il tool al meglio.
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Spesso, questo problema è legato la fatto che non tutti i marketers conosco i molti usi possibili dei dati dell’azienda, Marc ne definisce quattro principali:
  1. Business: capire l’azienda e quali prodotti e processi funzionano e non;
  2. Segmentazione: dell’audience e dei clienti;
  3. Marketing: in tutte le sue declinazioni;
  4. Integrazione: con dati esterni di terze parti.
In conclusione, viene data grande enfasi all’uso dei dati come catalizzatori, e non come rivelatori di segreti del business. Spesso ci affidiamo troppo ai dati, senza dare importanza anche alle nostre esperienze e intuizioni. Esperienza, testing e uso dei dati è la chiave del successo per Marc, che ricorda inoltre i passi da seguire per riuscire a velocizzare il processo di decisione aziendale: costruzione, misurazione e studio dei risultati.

I bambini amano gli unicorni e viceversa / L’economia del Grazie

Dopo aver letto tutti questi interventi vi sentite in vena di voler creare un’azienda vostra? Niente paura, perché Ben Jones (Co-founder di QuantumX) e il famosissimo Gary Vaynerchuck (CEO di VaynerMedia) hanno dato degli ottimi spunti anche in questo ambito.
Ben inizia il suo intervento spiegando come sia importante tornare ad essere bambini, perché è in loro che la creatività è libera di manifestarsi. Al giorno d’oggi siamo sempre più stressati e impegnati, tutto ciò limita la nostra creatività e ci rende impossibile essere felici.
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Per questo motivo, Ben consiglia di coltivare il nostro Io interiore e di concedersi il lusso di far affiorare comportamenti che sono generalmente tipici dei bambini. La ricetta per ritornare bambini è la seguente:
  • Creatività: le buone idee sbocciano spesso da fallimenti e istinti. Per questo bisogna che la scuola aiuti i bambini incoraggiando la creatività e l’istinto;
  • Onestà: come nel mondo scientifico, dovremmo sempre sottoporre le nostre idee a peer review, in modo da riuscire a migliorarci e migliorare gli altri;
  • Sicurezza: ascoltare ed essere ascoltati dovrebbe essere sempre garantito;
  • Ridere e divertirsi;
  • Saper azzardare: spesso seguire tutte le regole alla lettera non porta a grandi risultati!
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Gary Vaynerchuk aggiunge inoltre che, una delle cose più importanti per ogni imprenditore che si rispetti, è il non paragonarsi agli altri e perdersi in dibattiti. L’unica cosa che conta è il risultato ovvero quell’unico scopo nella vita di tutti noi, per questo suggerisce di seguire un modello che divide il mondo in:
  • Nuvole: il tuo obiettivo e gli step che ci sono tra te e il successo, segui l’istinto e buttati in rischi intelligenti
  • Terreno: tutti i passi che dovrai compiere per arrivare a realizzare il tuo obiettivo.
Tutto ciò che sta nel mezzo, chiacchiere, dibattiti con i colleghi, problemi con il capo ecc. non contano. Bisogna concentrarsi su quello che si può cambiare adesso, quello che è a portata di mano. Tutto il resto causa solamente stress e dispiacere.
In conclusione, Gary spiega il suo segreto per il successo, che è semplicemente stato seguire il modello delle “Nuvole e del Terreno” e cercare di capire dove l’attenzione del pubblico sia utilizzabile per il business. “Crea la tua strategia intorno all’attenzione del pubblico!” conclude l’imprenditore.

Moleskine Café, dalla carta al café littéraire: intervista al CEO Arrigo Berni

Qualche mese fa Moleskine ha inaugurato a Milano nel cuore  di Brera il Moleskine Café,  un café littéraire rivisitato in chiave contemporanea che unisce elementi molto diversi e suggestivi tipici dei caffè letterari, dalle gallerie d’arte, dei negozi e delle librerie, mantenendo però un legame molto forte con il brand e con il capoluogo milanese.

Moleskine Café: dalla carta al café littéraire

Il format sviluppato in collaborazione con Interbrand, società di consulenza in tema di design e identità di marca, si rifà ai prodotti del brand: un palcoscenico, un’enorme pagina bianca che si riempie di persone che portano idee, spunti, conversazioni e progetti proprio come i celebri taccuini Moleskine vengono riempiti di parole dai creativi di tutto il mondo.

Le linee pulite ed essenziali, la gamma cromatica dai toni neutri, ed il grande tavolo comune al piano terra rimandano immediatamente allo stile di Molekine Café e creano un ambiente dove regna un clima di serenità che invita alla scoperta ed al dialogo, amplificato dalle ampie vetrate a tutta altezza che dilatano lo spazio e creano un legame di continuità tra l’interno, il dehors e la strada.

Moleskine Café: dalla carta al café littéraire

Collaborazioni d’eccezione, come la partnership stretta con la torrefazione milanese Sevengrams, garantiscono un espresso attentamente selezionato ed una combinazione di aromi e sapori provenienti da tutto il mondo, pensati per favorire la creatività, agevolare la riflessione ed il dialogo.

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Moleskine è un’azienda con una storia breve – è stata fondata nel 1997 a Milano – ma un’anima antica con un heritage che si rifà a nomi importanti come Hemingway, Picasso e Chatwin, che per primo ha citato il nome moleskine in una delle sue opere, che hanno affidato appunti, schizzi e note al loro fidato taccuino nero.

Incuriositi da questo progetto, abbiamo intervistato Arrigo Berni, CEO di Moleskine.

Moleskine Café: dalla carta al café littéraire

Partiamo dall’inizio: perché Moleskine ha deciso di inaugurare un café?

Il Moleskine Café è la naturale evoluzione della nostra marca. Siamo partiti 20 anni fa dal taccuino, uno strumento che aiuta l’organizzazione del tempo e delle idee, soprattutto in situazioni di mobilità, quando si è in viaggio, in treno, in movimento. Da lì siamo arrivati ad altri oggetti che svolgono la stessa funzione di supporto ai processi creativi, penne, matite, taccuini speciali ottimizzati per il lavoro in remoto, app per il trasferimento dei contenuti dalla carta al digitale, borse per contenere gli oggetti che compongono i nostri uffici mobili, per popolazioni creative sempre più in costante movimento.

Moleskine Café: dalla carta al café littéraire

Le persone che vivono di parole, concetti, idee, e immagini sono sempre di più, crescono di pari passo con la crescita delle industrie creative, soprattutto nelle grandi capitali culturali del mondo. E sono sempre più mobili. Ora queste persone hanno anche un punto di riferimento fisico in cui ritrovarsi e riconoscersi, per sessioni di lavoro volanti, di lettura, per meeting, per conversare, per energizzarsi con degli ottimi caffé monorigine, per rifocillarsi. Ogni dettaglio è ottimizzato per favorire i processi creativi.

Moleskine Café: dalla carta al café littéraire

Come descriverebbe l’anima del Moleskine Café? Quali sono i dettagli o le caratteristiche di cui va più orgoglioso?

Quel che ci riempie di orgoglio è vedere come il concept e il design si siano tradotti perfettamente nel vissuto quotidiano. L’atmosfera  e la fruizione è quella che ci immaginavamo, un mix di persone che si fermano a leggere, a lavorare a computer, a conversare pacatamente.  E ogni tanto un evento, presentazioni di libri, mini mostre, per un pubblico di insider delle industrie creative o di semplici curiosi. Molto rappresentato il pubblico internazionale, anche questo motivo di orgoglio: Moleskine si conferma una marca con un’identità prettamente internazionale, non legato a un’appartenenza nazionale.

Moleskine Café: dalla carta al café littéraire

Il luogo – Milano, la zona di Brera – ha influenzato il modo in cui il progetto è stato sviluppato?

Brera l’abbiamo scelta perché offre il giusto mix di residenti, imprese attive nelle industrie creative, studenti, viaggiatori,  showroom, boutique, ma anche vecchie botteghe, con il nostro glorioso vicino di casa, Rossignoli Cicli. Strade vissute, popolate, dense, con una storia e con un tocco di eleganza milanese. Ma testeremo anche altri terreni, con altri mix di popolazioni e di atmosfere. In Moleskine non smettiamo mai di sperimentare.

Moleskine Café: dalla carta al café littéraire

Come si immagina il futuro di questo progetto?  Avete in programma di esportare questo format in altre città?

Per noi questo era solo un  test, un prototipo. Il progetto è pensato per avere sviluppi globali. Si tratta di un formato nuovo, dovevamo sperimentarlo sotto casa, per poi replicarlo nel mondo. Milano, piccola metropoli globale, sede dei nostri HQ internazionali, è un terreno particolarmente favorevole per questi test, perché ha le caratteristiche di una New York, Londra o Parigi in termini di mix di popolazioni, senza essere così dispersiva. Stiamo ricevendo vari segnali di interesse per esportare il modello altrove, a cominciare dalle grandi capitali culturali del mondo.

Moleskine Café: dalla carta al café littéraire