Selfie sticker e Sticker pinning: ecco i nuovi strumenti creativi di Instagram

Il segreto dell successo di Instagram è ormai noto a tutti: semplicità di utilizzo, grande potere di engagement e soprattutto un’alta dose di creatività. Per questo oggi oltre 200 milioni di persone usano Instagram Stories, per rimanere aggiornate sugli amici e sugli account che amano.

Ma andiamo con ordine, perché oggi Instagram introduce nuovi sticker e modi divertenti per dare sfogo alla creatività su Stories e Direct.

Le novità su Direct

Grazie agli ultimi aggiornamenti di Direct  possibile avere conversazioni visive e divertenti con gli amici più stretti. Testi e sticker appaiono nello stesso thread di foto e video effimeri, in modo da poter facilmente scorrere le conversazioni con i tuoi amici.

Ecco come funziona la nuova feature:

  • basta scorrere a sinistra sulla diretta e toccare la nuova icona blu per scattare una foto o un video che scompare
  • oppure è possibile toccare l’icona blu della fotocamente in un thread esistente
  • quindi basta cliccare sulla freccia per inviare a singoli amici o a gruppi
  • sarà possibile tenere traccia di chi ha visto il messaggio attraverso le notifiche all’interno del thread

novità instagram direct

Le novità per gli Sticker su Instagram

Grazie a nuovi strumenti per gli sticker, adesso avrai a disposizione ancora più modi per trasformare ogni momento della tua vita quotidiana in un contenuto divertente da condividere.

Sarà anche possibile creare selfie sticker, in questo modo:

  • toccando lo smile dopo aver acquisito una foto o un video, ci sarà un nuovo sticker con l’icona di una fotocamera che ti consentirà di creare un mini selfie
  • dopo averlo creato, clicca per applicare motivi diversi
  • inserisci l’adesivo del selfie dove vuoi, modificane le dimensioni e utilizza tutti gli altri strumenti creativi che desideri

Ma non è finita qui, perché da oggi si potranno fissare i selfie sticker anche in un punto specifico del tuo video, grazie alla funzione sticker pinning:

  • tocca e tieni premuto lo sticker
  • spostalo sopra un oggetto e conferma toccando “Fissa”
  • puoi scegliere di fissare qualsiasi adesivo e testo, nonché usare Boomerang e i video nella modalità “Senza tenere premuto”
  • puoi anche fissare più elementi nello stesso video

Adesivi geolocalizzati in quattro nuove città

Tra gli sticker più utilizzati troviamo quelli geolocalizzati e se vivi o sei in viaggio a Chicago, Londra, Madrid o Tokyo, nei prossimi giorni vedrai anche nuovi adesivi geolocalizzati per ognuna di queste città.

Tutti gli adesivi sono stati creati da membri della comunità locale con l’obiettivo di far prendere vita alle città in cui si sentono a casa.

Potrai vedere il nome utente dell’artista che ha creato ogni adesivo semplicemente cliccandoci su, così da poter scoprire di più sulle sue creazioni.

Le altre novità di Instagram

Ma c’è ancora un’altra novità, perché Instagram sta introducendo un collegamento rapido ai tuoi adesivi preferiti:

  • dopo aver toccato l’icona degli adesivi con lo smile ti basterà scorrere verso destra
  • vedrai comparire gli adesivi che hai usato di recente

Infine, quando registri un video con la modalità “Senza tenere premuto”, vedrai un timer che indica quanto manca all’inizio della registrazione.

Insomma, Instagram è in continuo aggiornamento e non ci resta che correre a provare tutte le nuove funzioni!

LEGGI ANCHE Quali sono i suggerimenti per acquisire, registrare e modificare i contenuti da condividere nella mia storia?

It's Lit

Cool! I brand favoriti dai Millennial e dalla Generazione Z

Giovani e smartphone. Giovani e social. Giovani e tecnologia.

Dietro a queste facili associazioni, si celano sfumature rilevanti per le aziende. Quelle che si rivolgono ai Millennial e quelle che si rivolgono alla Generazione Z. Quelle che vogliono sapere cosa è cool per gli uni e per gli altri, e quali brand incarnano questo ideale.

Ad approfondire questo punto, ci prova uno degli ultimi report di Google.

What’s cool! Top 3

Cool per i teen

Messi su un piano cartesiano, i gusti dei giovani adulti e dei teenager si somigliano, ma presentano differenze interessanti.

La top 3 coincide: Youtube è l’indiscusso vincitore, seguito a ruota da Netflix, confermando il 2017 come l’anno dei contenuti video online!

LEGGI ANCHE: 6 trend di video marketing che domineranno il 2017

Al terzo posto… Google! Questo strabiliante risultato è dovuto alla funzionalità del motore di ricerca, apprezzata da entrambe le generazioni, che lo vedono però sotto una luce diversa: per i Millennial è “serio”, “utile”, “d’aiuto”, mentre i teenager lo vedono “innovativo”, “divertente”, “meraviglioso”.

Apparentemente Google incarna la definizione stessa del termine cool, associato a “ciò a cui si presta attenzione”, “quello che eccita e manifesta sogni e speranze” e “la rappresentazione dei propri valori”.

Generazione Z vs Y

brand della Generazione Z

Scendendo dal podio, i risultati si fanno più variegati:

La generazione Z apprezza: Oreo, Xbox, GoPro, Playstation, Doritos, Chrome, Nike e Apple.

La generazione Y invece: Amazon, Nike, Tesla, Snapchat, HBO, BMW, Audi, Playstation, Oreo e Instagram.

Non stupisce la presenza esclusiva nella seconda lista del più famoso sito di commercio elettronico e di tre marchi automobilistici: tutti risultano decisamente più appetibili nel momento in cui si raggiunge una certa indipendenza economica.

Desta invece più perplessità l’assenza di social network nella top ten dei teenager. La sfumatura che giustifica questo dato potrebbe essere l’approccio al prodotto: la Generazione Z nasce assuefatta a questi canali, depotenziandone l’effetto novità e sostituendo alla presenza del brand la propria personalità e quella delle proprie cerchie sociali digitali.

Viceversa, i Millennial subiscono ancora la fascinazione di un modo di comunicare che è cresciuto con loro, e sono più recettivi ai nomi delle diverse piattaforme.

Sul fronte food i rapporti sono invece capovolti, poiché sono i più giovani a premiare in fatto di coolness due marchi di snack.

Dulcis in fundo, e non parliamo più di Oreo, un dato sull’eterna sfida che divide i giocatori da consolle: la Playstation è rimasta nel cuore dei Millennial, ma le nuove generazioni preferiscono la Xbox, che è maggiormente concepita come una piattaforma multimediale, rispetto alla rivale.

Vero o falso?

brand dei Millennial

I dati evidenziati dal report “It’s Lit” hanno fatto storcere il naso a molti nomi noti del marketing. Si sono poi indubbiamente incurvati gli angoli della bocca di Foster Kamer, che su Mashable ha parlato in toni ilari dei dati presentati, giudicandoli inverosimili.

Sei anche tu di quest’idea?

Ricerca vocale: come cambierà la SEO strategy

Avete mai considerato la ricerca vocale nella vostra strategia SEO?
I PAs – Personal assistants sono sempre più utilizzati e presenti nella nostra quotidianità: basti pensare a Siri che fa parte ormai da anni del mondo iOS, così come Google Assistant, entrambi capaci di dare informazioni utili attraverso un semplice comando vocale.

Con l’affermarsi di questa tendenza, l’ottimizzazione della ricerca vocale sarà quindi uno degli elementi fondamentali su cui si baserà il SEO del futuro. Vediamo quali sono i vantaggi e le differenze tra la ricerca classica e la Personal Assistant Search.

Gli assistenti digitali a portata di smartphone

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È pur vero che gli assistenti virtuali possono essere integrati in qualsiasi dispositivo elettronico in grado di connettersi alla rete, come computer, elettrodomestici e così via, ma il loro vero punto di forza sta nel fatto di essere consultabili  in qualsiasi luogo, attraverso i device mobile.

Il fatto che la maggior parte degli utenti  utilizzi la ricerca vocale in movimento,  fa si che le informazioni restituite siano sempre geolocalizzate, con l’obiettivo di fornire la risposta che si stava cercando.

LEGGI ANCHE: Il futuro del digital marketing è nella Ricerca Vocale?

Risultati su misura per gli utenti

Photocredits @ digitaltrends.com

Photocredits @ digitaltrends.com 

Gli assistenti personali  sono in grado di restituire risultati pertinenti e utili in base alle esigenze delle persone.

Per far si che le risposte siano in linea con le aspettative dei propri utenti, gli assistenti digitali sono dotati di intelligenza artificiale, e l’evolversi di questa nuova tecnologia promette un futuro sempre più smart per i PAs.
Quante volte vi è capitato di effettuare una ricerca su Google per trovarvi poi davanti ad un numero elevato di risultati tra i quali viene anche difficile orientarsi?

La voice search semplifica la ricerca, restituendo pochi risultati, e soprattutto evitando  all’utente di trovarsi costretto a scorrere pagina per pagina i numerosi risultati che il sistema fornisce. Le grandi aziende così come i piccoli business locali che riusciranno  a garantirsi attraverso una strategia SEO mirata questi posti limitati in prima fila,  godranno di certo di un ritorno in termini di traffico e visibilità notevoli.

Meno propensione ad utilizzare le keyword brevi

8 consigli per migliorare il Mobile SEO 1

 

Una delle caratteristiche che differenzia la ricerca vocale da quella testuale sta nella naturalezza del linguaggio utilizzato dagli utenti.

Cambia totalmente il modo in cui le persone si relazionano con i dispositivi elettronici, la tendenza è quella di instaurare una conversazione con il proprio smartphone utilizzando query più lunghe e più vicine al linguaggio naturale.

Ad esempio, se una persona ha intenzione di cercare una palestra nel centro di Milano,  gli verrà più spontaneo dire “Cercami una palestra nel centro di Milano” piuttosto che “palestra centro Milano”, come si farebbe invece invece utilizzando la tastiera.

Bisognerà quindi adattare e “umanizzare” sempre più i contenuti per far si che siano PAs friendly.

Gli addetti del settore devono sapere da dove arrivano le informazioni

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Se avete un business locale è volete che gli assistenti virtuali includano la vostra attività tra i risultati di ricerca è importante chiedersi da dove attingono le informazioni e far in modo di essere presenti negli aggregatori interessati.

Per aggiornare e ottimizzare i contenuti in ottica SEO orientato alla voice search, bisogna prendere in considerazione non solo il tipo di domanda effettuata dall’utente , ma anche il tipo di assistente che utilizza, in quanto ogni sistema fa riferimento a  risorse differenti per raccogliere i dati.

Ad esempio se si rivolge a Siri una domanda riguardante la ricerca di un luogo in cui pranzare, ci si può aspettare che prenda le informazioni da una delle seguenti fonti: Yelp, TheFork, Yahoo! Local.

Ancora si parla poco della SEO orientata alle ricerche vocali, ma questa altro non è che un vantaggio competitivo se si inizia a muoversi in questa direzione prima degli altri.

E voi avete già sviluppato una strategia SEO orientata alla ricerca vocale?

Ecco ooho!, la bolla d’acqua commestibile per eliminare l’inquinamento

Quanto inquinamento produciamo… bevendo acqua? No, non è uno scherzo: il problema della plastica è una cosa seria, e va affrontato a dovere. Il fenomeno delle plastic island e del Pacific Trash Vortex è un esempio palese di tale emergenza.

Come spesso accade, la tecnologia può diventare un potente risolutore di problematiche e issue sociali e ambientali.

E’ il caso di ooho!, il nuovo progetto pensato e sviluppato da Skipping Rocks Lab che consiste nella creazione di una bolla d’acqua commestibile.

Follia? Assolutamente, no! Una specifica membrana commestibile e aromatizzabile permette di consumare l’acqua contenuta al suo interno. Il risultato? Persone dissetate e zero impatto ambientale!

Il progetto ha raccolto finanziamenti per 400.000 pound in poche settimane: una reale innovazione destinata a lasciare un segno importante. A proposito, la strategia di lancio e comunicazione prevede una presenza costante a molti eventi inglesi: maratone, concerti, etc. Il competitor da colpire e sconfiggere? Le tante, troppe bottigliette vendute.

Ne sentiremo parlare presto!

burger king e google home

Burger King l’ha fatta grossa e Google l’ha tagliato fuori dai suoi Ads su Google Home

Lo stile comunicativo di Burger King, è ormai risaputo, punta sempre al clamore dello scherzo e alla presa in giro di altri brand non appena ve ne sia l’occasione. Stavolta però la catena di fast food si è spinta oltre, arrivando a trollare un big che non è un diretto concorrente, ma che ha un potere davvero influente in mano: quello dell’advertising.

Il big in questione è Big G. Già, proprio Google, che però non ha tardato a prendere le sue contromisure, rispondendo con l’esclusione di Burger King dai propri annunci pubblicitari su Google Home.

google-home_burger king

Ma cosa è successo esattamente tra Burger King e Google?

La grande catena di fast food ha infastidito tutti i possessori di Google Home, lo scorso mercoledì. In che modo? Producendo un annuncio in grado di far azionare il device intelligente per la casa.

Questo il contenuto audio dell’annuncio: “State guardando un annuncio di 15 secondi di Burger King, che purtroppo non è un tempo sufficiente per spiegare tutti gli ingredienti freschi del panino Whopper. Ma ho un’idea. OK, Google, cos’è il Whopper burger?”.

Naturalmente, i dispositivi in ascolto sono stati attivati dalla voce proveniente dal commercial in TV.

https://youtu.be/U_O54le4__I

Una tattica invasiva prontamente arginata da Google.

La risposta di Google allo scherzo di Burger King

Sembra che Google non l’abbia presa bene. Non essendo informata dell’iniziativa commerciale di Burger King, ha registrato subito la frase dello spot in modo da farla riconoscere ai suoi dispositivi ed escluderla dalle attivazioni vocali.

Un po’ come la mamma che toglie il pallone ai bambini dopo qualche tiro azzardato, insomma, soprattutto perché da tempo Google è a lavoro proprio per cercare una soluzione a possibili attivazioni involontarie del suo Home.

Il futuro del marketing: il marketing sperimentale

Si tratta di un’opportunità entusiasmante per il marketing proprio a portata di mano grazie all’Internet of Things o solo di una irritante controindicazione per i consumatori?

LEGGI ANCHE: Tre successi virali da cui trarre insegnamento

“Burger King ha visto l’opportunità di fare qualcosa di eccitante con la tecnologia emergente dei dispositivi intelligenti”, ha dichiarato un portavoce di Burger King a Reuters.

Spotify

L’IPO non IPO di Spotify: i piani per entrare nel mercato

La tanto attesa IPO di Spotify di cui spesso abbiamo parlato forse non arriverà mai. Infatti, è di qualche giorno fa la notizia che il noto servizio di musica in streaming stia considerando di entrare nel mercato vendendo direttamente agli investitori le azioni, senza il classico evento di raccolta fondi.

L’ultima valutazione che era stata resa pubblica risale a qualche anno fa e ammonta a 8,5 miliardi di dollari. Per la quotazione l’obiettivo è quello di arrivare a 10 miliardi di dollari.

Spotify

Direct listing: i rischi per Spotify

Si tratta di piani non ufficiali, ma sembra che Spotify sia aperta al direct listing: un approccio inusuale al mercato, soprattutto per le aziende tech. In questa maniera, si eviterebbe di pagare molte tasse alle banche d’investimento, ma non senza dei rischi.

Il giorno di debutto sul mercato è un momento cruciale per aziende tech come Spotify, non solo per le prestazioni e il valore delle azioni ma anche per catturare l’attenzione di stampa, investitori, potenziali clienti e spesso anche potenziali dipendenti.

Senza una IPO, l’andamento del titolo sarebbe completamente “casuale”: probabilmente non ci sarà emissione di nuove azioni – e quindi diluizione del capitale -, gli attuali azionisti non dovranno pre-vendere le loro azioni a nuovi investitori, non ci sarà nessun periodo di lock-up. Piuttosto, le azioni saranno semplicemente scambiate ai livelli attuali, con il grosso rischio però che il titolo subisca degli sbalzi consistenti.

LEGGI ANCHE: Spotify a quota 50 milioni: tutte le tappe del successo e i piani per il futuro

Al di là della borsa

Spotify

Oltre ai piani per entrare nel mercato, Spotify sta cercando costantemente di migliorare e offrire più servizi ai propri utenti. In quest’ottica, un accordo recente con Universal che permetterà agli utenti Premium, ossia quelli che pagano per il servizio, di ascoltare in anteprima di ben due settimane gli album della casa discografica.

Questo accordo di licenza è un ottimo passo per Spotify, anche in vista dello sbarco in borsa e si prospettano accordi simili anche con Warner Music e Sony Music.

Insomma, non resta che stare a vedere quali saranno in effetti le mosse strategiche dell’azienda rivelazione dello streaming musicale.

Che cos’è la Social Proof e perché il tuo brand ne ha bisogno

Qual è una delle prime cose che fai per prenotare la tua vacanza? Una volta scelta una nuova meta e non il solito b&b del cugino del vostro amico, sicuramente vi siete affidati alle recensioni online lasciate dai precedenti clienti prima di prenotare l’hotel suggerito dal vostro motore di ricerca preferito.

Non è così? Ormai questa pratica è consolidata quasi per tutto: dall’acquisto di un nuovo device tecnologico fino alla scelta di un film da guardare al cinema con gli amici.

Tecnicamente le recensioni che consultate online si chiamano social proof e sono di vitale importanza per l’online reputation management di un brand.

Uno studio condotto nel 2014 evidenzia come l’88% degli utenti consulta le recensioni online per decidere se un brand è affidabile o meno, e ogni anno si assiste a una crescita positiva e costante di questa tendenza.

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Inoltre, è diventata quasi un’abitudine per i consumatori leggere le recensioni riportate da tool come Yelp, Foursquare e Tripadvisor prima di arrivare alla fase di acquisto, ultima tappa del buyer’s journey.

In realtà esistono diverse tipologie di social proof: vediamo le 5 più utilizzate dai brand (trovate qui l’articolo completo di Buffer).

Expert Social Proof

Si tratta del tipo di testimonianza più veritiera e credibile, in quanto arriva da un vero professionista esperto del tema trattato. Per esempio, viene utilizzata maggiormente da brand del settore beauty, health oppure food per garantire l’efficacia o l’autenticità di un prodotto.

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Gepostet von Acqua Vitasnella am Donnerstag, 5. November 2015

Celebrity / Influencer Social Proof

Forse la tipologia più amata dai grandi brand del settore fashion & luxury, si ricollega all’influencer marketing in quanto richiede l’utilizzo di un testimonial famoso per sponsorizzare un determinato prodotto o servizio.

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LEGGI ANCHE: Online reputation e adv: consigli per Marketer e Influencer

User Social Proof

La testimonianza di un utente è la più semplice e diretta, ma anche la meno controllabile da parte del brand: il consumatore, infatti, può lasciare una recensione sia positiva che negativa della sua esperienza.

L’importante per l’azienda oggetto della review negativa è mai cancellare il commento o attaccare in malo modo l’utente, ma capire la natura del problema e cercare una possibile soluzione insieme al consumatore insoddisfatto.

Crowds Social Proof

Con “wisdom of the crowd” si intende un feedback comune per una larga fetta di utenti: in questo caso il consumatore si affida alle centinaia di recensioni presenti nei tool citati in precedenza, oltre a quelli lasciati sui siti di eCommerce più famosi come Amazon ed Ebay.

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Friends Social Proof

In concetto di “wisdom of your friends” non si riferisce agli amici nel mondo reale, ma a quelli presenti in quello social: ovvero, questo tipo di social proof si avvale degli algoritmi delle piattaforme come Facebook e Twitter che consigliano di interagire con i contenuti e i profili che i tuoi contatti stanno già seguendo.

Può sembrare una social proof poco interessante, ma è provato che circa il 16% dei nuovi followers deriva proprio da questo tipo di suggerimenti.

Ora non resta che scegliere la tecnologia di social proof più adatta al vostro business e metterla in pratica!

Tre successi virali da cui trarre insegnamento

La viralità non è una formula matematica. Non esiste il processo perfetto per creare il contenuto virale e raggiungere il successo sui social network sempre più affollati e dalla reach organica sempre più traballante. Ci sono però delle piccole realtà che, grazie a contenuti divertenti, di qualità o comunque coinvolgenti, sono riuscite ad emergere, facendosi conoscere da un pubblico molto più ampio rispetto alle proprie potenzialità.

Vediamone alcune insieme, per carpire elementi utili che possano aiutarci a sviluppare contenuti di grande impatto. Con una piccola premessa: che il successo sui social, spesso, lo si ottiene anche imparando da esempi e “case study” nati fuori dal mondo di Facebook, Twitter e simili.
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Ice bucket challenge

È stata la moda del 2014: celebrità e gente comune si sfidava gettandosi addosso secchi di acqua e ghiaccio in modi più o meno creativi. Lo scopo? Oltre a quello di provocare un sorriso, serviva ad aumentare l’awareness attorno alla Sclerosi Laterale Amiotrofica, terribile malattia che l’ALS Association combatte raccogliendo fondi e donazioni. Il risultato?

Le sfide lanciate tra celebrity e gente comune hanno contribuito a raccogliere oltre 220 milioni di dollari; soldi, questi, che a loro volta sono stati alla base di nuove attività di ricerca che, si spera, contribuiranno alla sconfitta della malattia. Insomma: un vero e proprio epic win.

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Dumb Ways To Die

Molti di voi avranno sentito parlare almeno una volta di Dumb Ways to Die. Il simpatico video e relativo gioco per dispositivi mobile sono infatti parte di un’irriverente campagna sulla sicurezza della Metropolitana di Melbourne. Tra un motivetto orecchiabile e un tap sullo schermo di uno smartphone, Dumb Ways to Die ha avuto un successo strepitoso, tanto che l’app mobile ha raggiunto la prima posizione nella classifica delle app più scaricate in oltre 100 paesi diversi.

Una notorietà che non solo ha portato ad altre applicazioni simili, tra spin off e veri e propri sequel, ma anche una maggior consapevolezza dei rischi collegati alle stazioni della metropolitana e persino minori incidenti presso le stazioni.

 

Cards Against Humanity

Negli Stati Uniti è estremamente popolare e sempre più italiani stanno imparando ad apprezzare e conoscere il “party game per persone orribili”. Cards Against Humanity è un esilarante – e a volte imbarazzante – gioco di carte in cui un giocatore estrae una carta domanda (nera) e il resto del tavolo risponde con una carta risposta tra quelle bianche a sua disposizione. Lo scopo? Quello di generare grasse risate, creando situazioni paradossali… che forse sono più vicine ai pensieri reconditi di una persona di quanto si possa credere.

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L’idea semplice e accattivante è stata concretizzata in una campagna Kickstarter, per poi trovare il suo definitivo successo anche in formato “print and play” gratuito. Il successo del progetto? Merito anche delle irriverenti campagne di comunicazione tutte improntate su uno stile decisamente sopra le righe.

Tra i successi principali sin dal lancio ci sono stati l’assurda pubblicità per il Super Bowl dove hanno mostrato nient’altro che una patata e un (finto) articolo di scuse il giorno successivo e l’Anti-Black Friday, in cui il gioco era venduto a cinque dollari in più del solito. Vi sembra assurdo? Beh lo è, ma grazie a quest’ultima campagna hanno persino venduto più carte e copie del solito.

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Cosa ci insegnano?

La lezione principale è che spesso un’idea vincente merita di essere sviluppata pensando anche a mezzi non convenzionali. Solitamente le iniziative benefiche sono legate a eventi, galà, direct email marketing o spot televisivi dal tono molto serio o divulgativo.

L’Ice Bucket Challenge ha dimostrato invece come una solida idea, legata a formati insoliti e un pizzico di leggerezza, non solo non banalizza necessariamente tematiche importanti, ma può permettere di raggiungere audience ben più ampie. Dumbs Ways to Die ha fatto altrettanto, puntando anche sulla sua natura cross-channel: i creatori potevano infatti accontentarsi del video YouTube, ma hanno ben pensato di sfruttare un medium sempre più in fermento – quello dei giochi mobile – per continuare e rafforzare il proprio messaggio. Cards Against Humanity insegna infine quanto sia importante definire un proprio stile comunicativo e utilizzarlo come leva di comunicazione, senza mai snaturarsi e, anzi, trasformandolo in pietra fondante della propria community.

La prossima volta che elabori una campagna social fatti queste tre domante: posso dire lo stesso messaggio in modo più leggero e divertente? Posso sfruttare quest’idea su più canali? E infine, riesco ad essere coerente con i miei valori e ciò che rappresento? Dalle risposte che saprai dare potrebbe uscire il tuo prossimo successo virale.

E se il “botto” non arriva, non disperare. Ma ritenta, alzando sempre più l’asticella della qualità. Perché la viralità, come detto in apertura, non è una scienza esatta e non è detto che giunga necessariamente. Ma il successo è molto più probabile che segua chi lavora duramente e con costanza.

Addio carta di credito: con Visa si paga con gli occhiali da sole!

Quali sono gli oggetti da non dimenticare a cui tutti noi pensiamo quando usciamo di casa? Chiavi di casa, telefono, portafogli. Da oggi potranno essere gli occhiali da sole l’immancabile gadget da portare sempre con noi.

Grazie a un’idea sviluppata dal team di Visa presentata all’ultimo festival di Austin SXSWSouth by Southwest – a quanto pare da oggi non porteremo con noi gli occhiali da sole soltanto con il bel tempo e nelle ore diurne, ma le lenti scure sostituiranno il portafogli: più precisamente la carta di credito – e se l’idea parte da Visa, c’è da fidarsi!

LEGGI ANCHE: La lista completa dei 50 gadget più importanti di tutti i tempi

L’idea: Occhiali da sole Visa

Michele Castillo / CNBC

Michelle Castillo / CNBC

Chris Curtin, responsabile del reparto innovazione del brand, ha detto:

“[L’idea] è in linea con il concept del brand Visa: il concetto è proporre oggetti che nessuno si aspetterebbe essere abilitati come strumenti di pagamento, come occhiali da sole o un anello, e portarli sul mercato”

Curtin esprime il concept alla base dell’invenzione, e spiega che l’idea è innovativa perché comunemente non ci si aspetta da un paio di occhiali da sole – ma anche da un anello, aprendo così la strada a tutto il mondo del cosiddetto weareable – la possibilità che fungano da strumento di pagamento. Proprio questo aspetto, riuscire a cambiare la funzionalità di un oggetto, rappresenta l’innovazione.

Gli occhiali magici sono praticamente identici ai cugini analogici, salvo avere un chip sul lato. Avvicinando gli occhiali al lettore cui solitamente avviciniamo la carta di credito. – il POS, per intenderci – si abilita il pagamento. Semplice, no?

Il prodotto non è ancora in commercio ma in fase di test, e non è un mistero il fatto che sarà meno facile di quello che potrebbe sembrare entrare nel settore del wearable, già così incredibilmente affollato di start up e società tech. Un esempio su tutti? Pensiamo a FitBit.

LEGGI ANCHE: Wearable e retail marketing, un avvenire luminoso

Innovazione? Sì, ma…

Michelle Castillo / CNBC

Michelle Castillo / CNBC

L’idea è senza dubbio molto divertente e innovativa, ma porta con sé dei limiti: innanzitutto, chiunque può pagare se è in possesso degli occhiali, il che rende pericolosa l’ipotesi di perderli. In quel caso, bisogna immediatamente fare in modo che il nostro conto non sia più associato al paio di occhiali, e sappiamo tutti quanto sia poco piacevole trascorrere ore e giorni a bloccare un conto corrente.

In secondo luogo, se consideriamo che nelle ore seralie anche durante quelle diurne, quando c’è poco sole – non portiamo con noi gli occhiali perché non ne sentiamo l’esigenza fisica, una rivoluzione di questo tipo ci sta portando letteralmente ad avere un nuovo bisogno per un oggetto: creare nuovi bisogni era la Mecca dei marketer fino agli anni ’80, ma oggi va fatta molta più attenzione.

Sappiamo perfettamente cosa significa essere dipendenti dallo smartphone e non poche persone rimpiangono i tempi in cui, appunto, si usciva di casa con in tasca le chiavi e un po’ di contanti: il rischio è che in realtà i tempi stanno andando in tutt’altra direzione, ovvero rendere più potenti gli oggetti da cui già adesso non ci separiamo, come con FitBit che di fatto è un neutro bracciale in plastica che tendiamo a tenere sempre con noi, o lo SmartWatch, anche quello sempre con noi.

Potrebbe avere più senso investire sul wearable senza imporre un comportamento innaturale alle persone?

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YouTube Advertising: le potenzialità della pubblicità mobile

Per le aziende, soprattutto quelle che si rivolgono ad un pubblico più giovane, vale ancora la pena investire ingenti somme in pubblicità televisiva?

Una recente ricerca di IPSOS ha analizzato l’eye-tracking durante gli spot pubblicitari e i risultati sono molto interessanti. Gli spettatori prestano attenzione a meno del 50% dei commercial che passano sugli schermi televisivi.

Le cause? Il multitasking, l’utilizzo di smartphone e tablet, lo zapping e le possibilità che offrono le pay-tv e le smart tv di stoppare e/o mandare avanti in caso di programmi non in diretta, evitando così le fastidiose réclame.

Sempre secondo lo stesso studio IPSOS, l’84% degli spettatori presta invece attenzione alle non-skippable Mobile Ads di YouTube, mentre la percentuale scende al 62% nel caso in cui si possa chiudere o minimizzare l’Ads: un dato sensibilmente più alto rispetto all’attenzione posta sulle pubblicità in Tv (45%).

Pubblicità televisive VS Mobile Ads di YouTube

La ragione principale del successo delle Youtube Ads è che durano meno e non interrompono il video.

La TV, sia pubblica che privata, offre allo spettatore programmi farciti di pubblicità e tutti questi spot rendono meno attrattivo sia il prodotto pubblicizzato – vissuto come noioso dal 73% degli intervistati – che il programma stesso, che rischia di perdere spettatori a causa dello zapping e del multitasking compulsivo.

La pubblicità su YouTube ha successo proprio perché è breve: garantendo solo 5 secondi obbligatori dà la possibilità alle aziende di concentrare tutto il messaggio in pochi frame che resteranno più facilmente impressi nella mente del consumatore senza disturbarne l’esperienza – e la pazienza.  

Multitasking e YouTube Ads

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Un altro motivo, strettamente connesso con il primo, è che la pubblicità in Tv, essendo lo spettatore cosciente della lunghezza e della ripetitività dell’offerta, permette di fare altre attività, il sopracitato multitasking. Lo studio mostra come il 66% degli spettatori TV allo scoccare della pubblicità prenda in mano un altro device, contro il solo il 6% di chi guarda un video su YouTube da mobile, e che il 56% (contro il 14%) durante la pubblicità in TV fa altro (mangia, gioca con il cane, sistema la cucina…).

Questo semplicemente perché le YouTube Ads non permettono materialmente all’utente di annoiarsi o pensare di fare altro, al massimo possiamo sbuffare frementi per il nostro video.

La qualità degli annunci su YouTube

Se non siete ancora convinti di investire sulle Youtube Ads vi diamo un altro buon motivo per farlo.

Un recente studio Nielsen dimostra che gli utenti prestano 2,5 volte più attenzione a un Ads che viene mostrato con audio e video di buona qualità, come avviene su YouTube, rispetto a una piattaforma dove l’audio non parte in automatico (ad esempio Facebook o Twitter) o vengono usati sottotitoli.

Inoltre, numerosi studi di neuroscienze dimostrano come un messaggio venga memorizzato meglio quando viene sia visto che ascoltato. La normale conseguenza di questa constatazione è che l’attenzione posta ai YouTube Ads è 1,8 volte maggiore rispetto agli altri social network!

Chi guarda un video su YouTube è più disposto a guardare un annuncio

Terzo e ultimo motivo: la motivazione.

Chi guarda un video su YouTube lo fa con un preciso scopo (almeno iniziale), non ha semplicemente acceso la TV con la speranza di trovare qualcosa da guardare: è dunque molto motivato nella visione dei contenuti che lui stesso ha trovato ed è più disposto a sorbirsi un po’ di pubblicità iniziale.

Il mondo è sempre più connesso in mobilità, ma questa facilità di raggiungere gli utenti deve tradursi in capacità di attirare l’attenzione del consumatore e di convertire gli investimenti pubblicitari. Bisogna scegliere i canali giusti e sfruttarli nel modo migliore.

YouTube vi dà gli strumenti per fare un ottimo lavoro, utilizzando tutte le potenzialità del mobile – velocità, qualità e quantità – e potrà garantire ottime conversioni.