Una buona notizia per chi fosse in un certo senso “sazio” di pubblicità raffiguranti agnelli, conigli parlanti o uova di Pasqua colorate: non ce n’è traccia tra i migliori annuci stampa di Pasqua.
I creativi delle campagne che abbiamo selezionato di Amnesty International ed Amigos For Kids hanno colto l’occasione per ricordare a tutti che certe questioni sono sempre attuali: non conoscono né spazio né tempo.
Amigos For Kids: No fear
Sia fisicamente che psicologicamente le violenze sui bambini possono assumere varie forme.
L’agenzia Republica ha realizzato la campagna “niente paura” per Amigos For Kids, utilizzando tre figure: il diavolo, la strega ed il lupo. Figure che nell’immaginario di molti bambini rappresentano le loro paure.
Advertising Agency: Republica, Miami, USA Chief Executive Officers: Jorge Plasencia, Milton Lebron President: Luis Casamayor EVP General Manager: Anthony Bianco
Creative Director: Jose Palacios Art Director: Jose Esteves Production House: Salamagica
È la prima volta in molti anni che Amnesty International Polonia decide di lanciare una campagna contro le restrizioni dei diritti e delle libertà civili.
L’agenzia TWIN che ha realizzato la campagna delle “specie a rischio”, ha scelto la metafora degli animali che posano come umani. Quest’ idea è tratta dalle favole morali di Esopo.
L’obiettivo di questa campagna è di proporre una soluzione, donando l’1% dell’imposta sul reddito.
Il faro con la sua intesa luce illumina una rotta sul mare. Non sappiamo se l’effetto promesso dallo Shampoo di Ever sia lo stesso sui capelli, ciononostante la campagna riesce ad attirare l’attenzione, come un fascio di luce ad intermittenza.
Advertising Agency: Havas, Zürich, Switzerland
Creative Directors: Frank Bodin, Michael Kathe, Patrick Beeli
Art Director /Copywriter: Hanning Beland
Photographer: Jonathan Heyer
Retoucher: Stephan Riederer
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/04/copertina.jpg10801920Marina Nardonhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMarina Nardon2017-04-18 11:30:462018-03-03 00:19:09Amnesty International, Amigos For Kids ed Ever: i migliori annunci stampa della settimana
Lavorare come social media manager in una Pubblica Amministrazione è cosa tutt’altro che semplice. Le difficoltà sono molteplici: dal dover dialogare con dipendenti pubblici non sempre attenti alle attuali forme di comunicazione, allo spiegare l’importanza di una buona gestione dell’attività social mediale senza essere capiti, e spesso nemmeno ascoltati.
Ma da qualche anno le grandi città italiane si sono attrezzate, per una comunicazione social più efficiente, offrendo un reale servizio al cittadino, ed efficace, ottenendo buoni risultati in termini di coinvolgimento e utilizzo come canali di informazione primari.
Abbiamo preso in esame sei capoluoghi di regione: Torino, Milano, Venezia, Firenze, Roma e Napoli. Le piattaforme social indagate sono Facebook, Twitter e Instagram, utilizzate da tutte le città in analisi.
Ecco come le sei città utilizzano i social network, il loro tone of voice, i punti di forza e quelli di debolezza.
Torino
La città di Torino su Facebook ha una pagina con quasi 102 mila “mi piace”, una crescita media di 100 nuovi like a settimana. Ma dato che il numero dei “fan” non è più il primo indice di valutazione di una pagina, scopriamo che il “numero di persone che ne parla” si attesta intorno al 1,2% del numero di like totali. Questo valore riguarda:
attività degli utenti come condivisione, mi piace o commenti sui post pubblicati dalla pagina;
risposta a un evento creato dalla pagina;
richiesta di un’offerta.
Nelle informazioni della pagina leggiamo: «La pagina riporta informazioni su meteo, viabilità, servizi ai cittadini, eventi organizzati dalla Città o da essa patrocinati. Mette a disposizione un ambiente di dialogo con la cittadinanza e risponde alle domande poste all’amministrazione». La pagina permette di inviare messaggi privati, quindi supponiamo sia quello l’ambiente di dialogo a cui viene fatto riferimento, poiché nella bacheca non c’è alcun tipo di interazione tra i cittadini e i social media manager dei canali di Torino. Un tipo di comunicazione top/down, non adeguata alla struttura della piattaforma, che giustifica anche il numero basso delle “persone che ne parlano”.
Il tone of voice, è… come dire, sabaudo. Emoji? No, austera serietà.
Anche su Twitter non c’è alcun dialogo con gli utenti, ma solo un feed di informazioni, principalmente su viabilità ed eventi in città.
Instagram, con 19,2 mila follower, è il canale più attivo e più vicino ai cittadini, con una gallery composta esclusivamente da fotografie di utenti condivise con Repost App.
Milano
La pagina Facebook del comune di Milano è decisamente più attiva rispetto a quella di Torino, nonostante la superi di appena 20 mila “mi piace”. Qui troviamo attenzione da parte dei social media manager, con risposte e sollecitazioni di discussione per gli utenti, immagini ad alta risoluzione e notizie riguardanti più aree tematiche, compreso il turismo. Nelle informazioni leggiamo la parola “ascolto“, fondamentale per una piattaforma come Facebook.
Su Twitterc’è dialogo: il canale risponde alle domande e alle segnalazioni degli utenti, oltre a dare informazioni sulla città, sugli eventi e sulla viabilità.
@S_Eleonora_S Buongiorno, grazie per la segnalazione: la inoltriamo agli uffici competenti.
Instagram, con 20 mila follower, non ha una ricca gallery, circa 190 scatti, ma tutti di elevata qualità fotografica.
Venezia
I canali social della città di Venezia non sono consoni al prestigio della città nel mondo: numero di follower bassissimo, qualità grafica scarsa, interazione nulla. Unica iniziativa degna di nota, ma fatta male, è il lancio dell’hashtag #WelcomeToVenice, card con alcuni consigli e avvertimenti per i turisti, ma:
hashtag in inglese con consigli in italiano su Facebook e Twitter;
hashtag in inglese con consigli in inglese su Instagram, dove però la bio è in italiano;
risoluzione delle grafiche bassa.
Insomma, tutto da rivedere, e con una certa urgenza.
Firenze
Quasi i pieni voti per la gestione social dei canali del comune di Firenze. Su Facebook quasi 50 mila like, e il 6% di essi che interagisce spesso con la pagina. Buon utilizzo degli hashtag, foto di alta qualità, informazioni puntuali, ma inesistente il confronto con i cittadini. Molti i contenuti video, che tengono alto l’engagement del canale, offrendo storie di vita fiorentina.
Su Twitter circa 80 mila follower, e un’intensa pubblicazione. Anche qui nessuna interazione diretta con gli utenti, ma solo retweet, dal sindaco al cittadino.
Ottimo il canale Instagram, con un occhio originale sugli scorci cittadini e alcune immagini dal passato di figure importanti del mondo fiorentino. Sapiente utilizzo degli hashtag, ma forse poca attenzione alle didascalie.
Roma
I canali della Città Eterna fanno registrare i numeri più alti in quanto a follower e like: su Facebook però l’engagement è basso, dovuto soprattutto a una scarsa qualità grafica (equilibrata da foto meravigliose) e a didascalia eccessivamente lunghe, oltre che a una pressoché inesistente cura della community. Negli ultimi 20 postsoltanto in uno i social media manager hanno risposto ai commenti degli utenti.
Su Twitter un grande seguito, ma, anche qui, nessuna attenzione verso l’utente: eventi, fotografie, informazioni spesso replicate su Facebook. Insomma, un newsfeed: niente di più.
Su Instagram foto mozzafiato (Roma vince facile), con alcuni repost su più di 680 foto totali: vale la pena seguire l’account (che conta quasi 100 mila follower).
Napoli
Napoli ha, con Milano, il miglior account Twitter tra quelli presi in esame. Non spammano eventi e informazioni in automatico, ma curano il tweet, rispondono alle domande dei cittadini, offrono soluzioni a problemi.
Instagram ha un seguito modesto, e la qualità delle foto (e delle grafiche) non è eccelsa. Instagram dovrebbe essere il canale social preferito da ogni comune italiano: le bellezze naturali e architettoniche che possediamo ci offrono moltissimi scatti adatti per Instagram, ma ci vuole accortezza e buona qualità.
Al di là di questo, manca l’attenzione alla community, i post hanno un copywriting piatto e che non offre informazioni sufficienti, e vengono condivisi spesso video da YouTube, che non hanno un buon engagement su Facebook. Gli stessi video, o almeno i loro teaser, dovrebbero essere caricati su Facebook in modo nativo per raggiungere un maggior numero di persone.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/04/Social_Pubblica_Amministrazione_rapporto_difficile.jpg8091438Kazuki LuShttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKazuki LuS2017-04-18 10:30:522017-04-18 17:41:01I social network e la Pubblica Amministrazione: un rapporto difficile
Il Natale rende tutti più buoni, ma la Pasqua tutti più epici. Abbiamo provato a desistere ma, anche questa volta, ci abbandoniamo a tutte le epicità che hanno stravolto il web durante la settimana (santa). Pronti?
Win
Iniziamo con una perla da recuperare che ha avuto sviluppi anche nel corso della scorsa settimana. Il giovane utente twitter Pablo Escopub (@Whiskastz) tenta, in qualche modo, di richiamare l’attenzione del suo beniamino Luigi Datome, detto Gigi, noto cestista della Nazionale Italiana per una partitellla, così, tra amici.
Ci prova, con un tweet, in fondo quanto costa citare qualcuno sui social?
Hey @GigiDatome, quanti retweet devo fare per far si che tu venga a giocare con la mia squadra per una partitella?
La risposta la sapete già: i diecimila sono stati superati di gran lunga e qualcuno si porta a casa una bella soddisfazione. Questa sì che è una vittoria, questo sì che è un epic win!
Lo sappiamo, state già pensando anche voi a come incastrare il vostro big del cuore? Occhio che non ci casca più nessuno! Grande Gigi!
Ciao @GigiDatome a quanti retweet devo arrivare affinché tu mi possa inviare una tua maglietta ? Ah la tua firma già ce l'ho ahaha.
Anche qui, siamo in dovere di segnalarvi quanto segue: una foto fuori dagli schemi genera sempre confusione. È il caso di queste giovani atlete che, per festeggiare il loro traguardo si abbandonano ad uno scatto certamente inusuale, non per nulla volgare e simpatico.
“Qual è il senso di questa foto?“, questa domanda è sorta nella mente di numerosi utenti social. La nostra risposta (?!) è: qual è il senso del vostro ennesimo, sfocato, noioso e monotono selfie quotidiano?
Sono riuscite a far parlare della loro vittoria, non cadendo nel “porno” e non facendo nulla di male, giusto?
Ragazze dell’USD Altair 1963: Complimenti. Avete il nostro simbolico epic win, un modo come un altro per andare contro al giudizio negativo facile e a quella facciata di perbenismo che si cela dietro ai commenti scandalizzati.
Tutti pazzi per Autodraw! Funziona così: voi provate a disegnare e quanto più il vostro tratto sarà irregolare quanto più l’effetto vi stupirà. Il vostro scarabocchio si trasformerà in un disegno stereotipato ma ben fatto. Ora siamo tutti artisti? Forse.
Ma abbiamo un win: Amaro Montenegro, Epic Win vero!
Per concludere, un win fuori programma per la Presidente della Camera Laura Boldrini che prende a cuore la questione ‘fake news’ e la approfondisce. Combattere i fail per noi è da win!
Fail
E a proposito di programma, per la rubrica nella rubrica ‘Indignati di oggi‘, ecco che il popolo di Twitter dimostra vicinanza all’artista Morgan in merito alla scelta di non ritenerlo più un protagonista del talent Amici. Ora, al di là delle vicissitudini accadute, ma non è un po’ esagerato?
Pure io, a scuola, mi lamentavo dei compiti che mi davano i prof. ma non per questo me li hanno cambiati #amici16#iostoconMorgan
Allora, noi che molto teen non siamo più, una cosa l’abbiamo capita: qui ci sta un epic fail. Per chi e perché? Giudicatelo voi.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/10/epic_win.jpg8961290Eleonora Tricaricohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngEleonora Tricarico2017-04-18 10:30:322017-04-18 11:29:00Autodraw, Datome e Morgan: epic win ed epic fail della settimana
Gli eroi della quarta rivoluzione industriale esplorano oggi i nuovi campi della fabbricazione digitale a livello nazionale e internazionale. Sulle riviste e nei Fab Lab, le stampanti 3D e i droni costellano un immaginario sempre più affascinante. Famiglie e curiosi si muovono tra gli stand della Maker Faire alla ricerca dell’ultima invenzione tecnologica.
Quale è il confine tra moda (a volte, manageriale) e realtà? Quello dei Maker è realmente un fenomeno duraturo e destinato a lasciare una forte impronta trasversalmente ai diversi settori di business, o si tratta al contrario di un fuoco fatuo di cui presto si avrà solo uno sbiadito ricordo?
“In questo libro vorrei dare le indicazioni per approcciare la professione del Maker in relazione alle necessità del mondo del lavoro. Non un manuale tecnico, ma una guida alla professione, al rapporto con il mondo aziendale, alla costruzione di un ruolo che possa essere integrato in un sistema economico complesso. […].
È un manuale costruito come un’indagine. Ho raccolto le voci di imprenditori, maker, designer e ricercatori che tracciano una visione corale di ciò che le aziende si aspettano dai nuovi professionisti. Nel testo farò riferimento a tanti casi pratici citando esempi di successo, portando esperienze e progetti adatti a interpretare il ruolo del Maker, ma principalmente evidenziando ciò che il mondo aziendale cercherà nei prossimi anni quando si troverà di fronte all’esigenza di sviluppare attività di digital manufacturing. Il libro sarà una guida per creare un proprio ruolo professionale nell’ambito dell’artigianato digitale e quindi darà spunti anche verso ambiti di competenza meno tecnici e più manageriali a partire dalle esigenze di rinnovare il business model delle aziende.“
Così l’autore Stefano Schiavo presenta Maker. Cosa cercano le aziende dagli artigiani digitali. Più che una introduzione, una promessa e un patto con il lettore ampiamente rispettato nel proseguo dell’opera. Un’opera che prende subito posizione rispetto alle domande proposte solo poche righe sopra: sì, dei Maker c’è tanto bisogno. E ce ne sarà sempre di più, non solo a livello di nuove aziende (startup) ma anche all’interno delle organizzazioni già esistenti (tra cui la visionaria Banca Ifis).
Ma questo perché è lo stesso mondo che li domanda: un mondo caratterizzato da velocità, necessità di personalizzazione spinta, intermediazione delle nuove tecnologie, grande quantità di informazioni a disposizione, generazione continua di modelli di business disruptive rispetto ai precedenti. Per un Paese come l’Italia, poi, quello dell’Artigianato Digitale sembra essere una delle poche chiavi di svolta per rimanere competitivi e innovativi a livello globale.
NB: i Maker sono cosa diversa dai Designer: luoghi come la Maker Faire lo fanno comprendere benissimo. E, citando il libro, una delle loro premesse è quella di “far accadere agli atomi quanto accaduto ai bit”.
Il Maker è un agente di cambiamento che, facendo leva su nuove tecnologie e sul presidio del mondo digitale nei suoi aspetti più innovativi, riesce a ibridare sistemi di produzione tradizionali a forte carattere artigiano impattando sul modello economico circostante.
Il libro di Stefano Schiavo traccia il profilo / identikit dell’Artigiano Digitale (e delle competenze che lo caratterizzano), integrandolo all’interno dell’ecosistema economico-finanziario più allargato e complesso. Ampio spazio nel volume è dato alla risposta a una domanda strategica, di fondamentale importanza: cosa cercano le aziende nei Maker? Perché questi ultimi possono offrire un reale valore aggiunto nell’era della Quarta Rivoluzione Industriale?
“Oggi sviluppare una professione artigiana richiede un’attenzione all’apertura e al confronto. Non è più il tempo in cui la conoscenza veniva tramandata e nascosta gelosamente. Oggi si riescono a proporre nuove idee solo in conseguenza di una predisposizione al confronto e al dialogo, al viaggio e alla lettura.”
Fab Lab, Social Organization, Digital Manufacturing, DIY culture, Hacker, IoT, Lean Startup, etc. Con questa citazione dall’autore e un primissimo elenco di parole di cui troverete approfondimenti e focus concreti all’interno dell’opera, non resta che augurare buona lettura di Maker. Cosa cercano le aziende dagli artigiani digitali! Enjoy your reading 🙂
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/04/Maker-Stefano-Schiavo-FrancoAngeli1.jpg9001200Eufemia Scannapiecohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngEufemia Scannapieco2017-04-18 10:00:432017-04-18 10:16:45Maker, un libro dedicato ai campi più innovativi e al futuro della fabbricazione digitale
La creatività oggi vive in real time, è istantanea ed effimera: i brand scrivono best practice internazionali che la quotidianità frenetica ci da il tempo di approfondire solo in maniera superficiale.
Digital Creativity Update! [3 ORE On Demand]
Il Digital Creativity Update di Ninja Academy è un percorso intensivo che aggiorna le competenze strategiche di chi già lavora nel campo ma sente l’esigenza di tenere il passo sulle tecniche di marketing e comunicazione più recenti.
Seguendo questo percorso, riuscirai a:
Individuare insight creativi contemporanei, più precisi e nativi
Utilizzare in maniera più ampia e creativa i tool social e digital
Migliorare il tuo approccio strategico ai contenuti del Web Marketing
Quali sono gli argomenti del Digital Creativity Update e chi è il docente?
A guidarti tra le novità della disciplina non potevamo scegliere altri se non lui: Sergio Spaccavento, Direttore Creativo in Conversion – la prima omnichannel engagement agency, Autore di diversi programmi televisivi, radiofonici e cinematografici di grande successo – tra cui Mario di Mtv, Mai dire della Gialappa’s, Lo ZOO di 105 e Italiano Medio), nonché Giurato in tantissimi Festival di Pubblicità internazionale tra cui i Cannes Lions.
Il Digital Creativity Update è un corso di aggiornamento professionale che consta di 3 ore di didattica online On Demand: puoi seguire le lezioni ovunque ti trovi, accedendo dal web alla tua aula virtuale.
La didattica è completamente online, così come i materiali di studio
Ninja Academy ti offre la possibilità di consultare, senza limiti di tempo, il materiale di ciascuna lezione (video e slide) in modalità On Demand accedendo alla piattaforma e-learning
Al termine del corso, previo superamento di un test di valutazione, potrai scaricare il Certificato di partecipazione
PROGRAMMA:
Mettiamoci la faccia: Nonostante il virtuale stia prendendo sempre più piede, un modo per creare una campagna digital di successo rimane quello di mettere al centro un protagonista vero, umano, che crei empatia.
Old tool, new creativity: Modalità di comunicazione ritenute “vecchie”, possono prendere nuova vita grazie a un intelligente uso del digitale.
Instant tool: Utilizzare il tool di un social per un’occasione particolare. I social sono sempre più ingaggianti,ma utilizzare i tool in modo creativo e inaspettato li rende molto, ma molto più performanti.
Uscire dalla finzione: dal virtuale alla realtà: La fiction diverte, ma è il reale a ingaggiare.
Conversocial: Il social diventa il modo più veloce per convertire.
Big Data come nuovo tool della creatività: I Big Data sono sempre più importanti in ottica puramente creativa, diventando
un’arma in più per campagne ingaggianti e intelligenti.
Reverse Marketing: Fare il contrario di quello che i consumatori si aspettano a volte paga, e molto.
Alternative use: Ci sono tanti modi di utilizzare un tool. In alcuni casi quelli non ortodossi sono molto più creativi e funzionano.
PREZZO LANCIO 59€ fino al 13 giugno (invece di 99€)
Il team Ninja Academy è a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Puoi scrivere a info@ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554. Ti aspettiamo con connessione e cuffiette alla mano.. Ma soprattutto, con tanta voglia di imparare!
Knowledge for change.
Be Ninja!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/02/impostare_una_strategia_di_content_marketing_5-e1492183496235.jpg318607Silviahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngSilvia2017-04-14 18:00:172017-05-10 12:10:42Digital Creativity Update, aggiorna le tue skill in un lampo!
Finalmente è venerdì. E, per noi di Ninja Marketing, venerdì vuol dire una cosa in particolare: Week in social!
Anche questa settimana, dunque, siamo andati alla scoperta delle migliori novità che il mondo dei social media ha saputo regalarci e ve le abbiamo riproposte in questa rubrica!
Facebook Messenger
Continua inarrestabile la crescita di Messenger e dei servizi che questa piattaforma mette a disposizione dei propri utenti. L’app di messaggistica istantanea più utilizzata raggiunge, infatti, 1,2 miliardi di utenti. Ad annunciarlo è stato lo stesso David Marcus, vicepresidente della compagnia Messenger di Facebook, con un post di ieri mattina sulla propria bacheca Facebook.
Negli ultimi mesi, Messenger ha saputo soddisfare desideri ed aspettative degli utenti, inserendo tantissime nuove feature e fornendo servizi utili che hanno contribuito a facilitare le azioni della vita quotidiana delle persone.
Infatti, oltre le video chiamate di gruppo, gli adesivi e le maschere, le mentions e le reactions per le conversazioni collettive e, infine, Messenger Lite per i paesi che non possiedono sistemi di connessione avanzati, ecco l’ultima novità di Messenger: il pagamento di gruppo.
Già due anni fa, era stata introdotta la preziosa possibilità di effettuare pagamenti direttamente in chat. Da adesso in poi saranno addirittura possibili pagamenti di gruppo, pensati per raccogliere soldi per regali o per una cena. Tutto ciò, ovviamente, semplicemente attraverso un messaggio.
A rendere nota la notizia è stato sempre Marcus, tramite il suo profilo Facebook:
“Biglietti per concerti, regali per amici, alloggi e molto altro. Adesso sarà più facile che mai eseguire queste azioni in gruppo. Ci auguriamo che apprezziate questa nuova funzionalità e, come sempre, fateci sapere cosa ne pensate!”
Instagram
Un’altra novità proviene anche dal social network fotografico più amato di tutti. Instagram ha inserito, per la feature Direct, la possibilità di condividere foto e video… a tempo!
Questo cosa significa? Che, una volta scelti i contatti a cui destinare questo tipo di contenuti, questi potranno fruirne una sola volta e mai più. Insomma, per un tempo limitato prima che si “autodistruggano”.
Le ultime novità (ma non per importanza) di questa settimana arrivano direttamente da Google che si è dato da fare per fornire ai suoi utenti alcuni aggiornamenti davvero interessanti.
Google Duo, ad esempio, avversario diretto di FaceTime di Apple, messo in campo da Mountain View, a breve permetterà di effettuare anche chiamate vocali. L’aggiornamento è in fase di rilascio su Play Store ed AppStore.
Scegliere la modalità di chiamata è molto semplice: basterà fare click sul pulsante nella parte alta dell’applicazione. Inoltre, la transizione dalla modalità video a quella audio, e viceversa, potrà avvenire anche durante la conversazione in caso di scarsa copertura o per altre esigenze.
La notizia arriva da Justin Uberti, capo degli ingegneri di Google e Technical Lead di Duo.
Ciò che colpisce, in questo caso, è la volontà di rendere Google Duo una multipiattaforma in grado di offrire ai propri utenti servizi diversificati per ogni esigenza. Tra l’altro, si tratta anche di un ottimo modo per rilanciare l’applicazione non più troppo seguita dai consumatori.
Ma andiamo avanti!
Ti è mai capitato di aprire una pagina Internet, scorrere lo schermo per procedere nella lettura e, all’improvviso, ritrovarti catapultato di nuovo in alto?
Se usi Google Chrome, sicuramente sì. Viene definito scrolling e – oltre ad essere davvero irritante – avviene per un motivo ben preciso: quando nella pagina è presente un’immagine di un certo peso, è possibile – e molto comune – che essa impieghi più tempo per caricare rispetto al testo. Dunque, una volta caricata anche l’immagine si viene spinti di nuovo su. Fastidioso, vero?
Con l’introduzione dello scroll anchoring di Google Chrome 56 tutto questo sarà solo un ricordo. Infatti, questo aggiornamento permetterà all’utente di rimanere fermo (“ancorato”, appunto) alla pagina che sta leggendo, mentre il resto dei contenuti continuerà a caricare off-screen e, soprattutto, senza continui spostamenti.
Per questa settimana è tutto, al prossimo venerdì con la prossima Week in social!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/04/smartphone-2123520_1920-e1507943514183.jpg322600Martina Masullohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMartina Masullo2017-04-14 17:59:052017-04-17 18:25:36Week in social: dalla crescita di Messenger allo Scroll Anchoring di Google
Che l’eCommerce sia uno dei trend digitali più in forte crescita non è una novità, e non sono certo io a dirlo, i numeri parlano chiaro. Questa ottima analisi di Smart Insights mostra chiaramente quello che sta succedendo: la crescita del settore è superiore al 10% annuo ormai da più di 15 anni.
Se per la maggior parte di questo intervallo di tempo la crescita era spinta in gran parte dagli Stati Uniti, da un paio d’anni a questa parte l’attenzione è tutta sull’oriente e, in particolar modo, sulla Cina.
Perché è importante partire sempre dai dati, dai numeri e dagli insights quando si affrontano argomenti di questo tipo? Perché la “vecchia” frase dello statistico Edward Deming è sacrosanta in casi come questi.
Cosa diceva il caro Deming?? Beh lui diceva:
“Senza dati sei solo un’altra persona con un’opinione”
E se, in linea di massima, basarsi sulle opinioni è rischioso, lo è ancora di più quando si parla di business, di digitale e di marketing.
Inevitabilmente, quando ci si trova di fronte a un nuovo progetto eCommerce, piccolo o grande che sia, l’attenzione va subito alla problematica dell’acquisizione utenti. Le domande principali dell’imprenditore di turno sono “Come acquisisco nuovi clienti?”, “Come li attiro sul mio sito?”, “Come batto la concorrenza di Amazon?”, “Quale canale è più economico?”, e così via.
Ecco come e quando i dati vengono in nostro soccorso.
La verità è che queste domande sono sbagliate, o meglio, dovrebbero essere precedute da un’attenta analisi del mercato e da domande di diverso tipo.
Osservando i trend del settore eCommerce dai principali report che si trovano in circolazione notiamo anche che, con la crescita del mercato, è aumentata anche la concorrenza, è aumentato il numero di persone che si collegano da mobile, la sessione media sul sito si è allungata di parecchio, e tante altre informazioni interessanti.
In uno scenario del genere quali dovrebbero essere quindi le nostre priorità per un eCommerce di successo?
In un bellissimo post sull’eCommerce di qualche settimana fa, l’esperto Giuseppe Noschese (che, tra le tante cose, è ambassador di Prestashop), esortava i “piccoli” a non competere sul prezzo. È una guerra persa in partenza, quella del prezzo.
Finché il tuo competitor si chiama Amazon (o qualsiasi altro big del settore) e hai basato la tua strategia sul prezzo allora hai perso in partenza. Il competitor è talmente forte, e probabilmente ha un catalogo talmente ampio, che difficilmente riuscirai a convincere gli utenti a comprare dal tuo e-commerce invece che dal suo.
Sposta l’attenzione (e di conseguenza, lo “scontro”) su qualcosa di diverso, sull’esperienza.
L’esperienza utente al centro di tutto, ma non come una qualunque frase fatta quanto, piuttosto, come una priorità sotto tutti i punti di vista: UX, Marketing, Customer Care, e così via.
Sempre, a 360 gradi: prima della vendita, durante la vendita e dopo la vendita.
“Tutto molto bello” starai pensando, “finché rimane sulla carta e sullo schermo. Ma nella realtà in cosa si traduce tutto questo?”.
Da buon Growth Hacker ho aperto con i dati e da buon Growth Hacker riporto la discussione sui dati. Non esiste, ovviamente, una formula magica che si possa applicare a tutti i casi e che trasformi il tuo eCommerce in un successo. Devi sperimentare. Tanto. Il più possibile.
Introduci, un po’ alla volta, nuovi elementi all’interno del tuo eCommerce e traccia tutto il tracciabile. Tieni sotto controllo le metriche, evitando quelle di vanità e concentrandoti sui numeri importanti.
Quello che non funziona lo scarti e quello che funziona lo lasci e, così, un po’ alla volta alzerai l’asticella e ti posizionerai in modo completamente diverso.
Facciamo un altro step in avanti ed entriamo nel vivo con qualche actionable tactics come direbbero gli americani. Un po’ di suggerimenti concreti e applicabili da subito.
Chatbot che siano utili
Caro mio se non hai notato il trend dei chatbot allora la cosa è seria e ti consiglio di rimetterti a studiare. In una strategia digitale degna di questo nome, nel 2017, non può non essere prevista la presenza dei chatbot.
E, attenzione, non mi riferisco solo all’uso dei chatbot per gestire in maniera automatizzata la Customer Care, ma un utilizzo integrato a 360 gradi nella tua piattaforma. Abbiamo detto di concentrarsi sull’esperienza, ricordi?
E quindi pensa a come un chatbot possa migliorare l’esperienza del tuo utente tipo e punta su quello. Qualche esempio? Tracciare quali prodotto il cliente sta osservando e sulla base di quelli suggerire prodotti correlati, offrire sconti personalizzati, proporre prodotti in bundle e chi più ne ha più ne metta.
Ancora una volta, la parola d’ordine è sperimentare!
Mobile first, ma fatto bene
Che il numero degli accessi da mobile sia in continua crescita ormai non ci sorprende più. È da anni che questo trend va avanti con numeri sempre più impressionanti.
In tutto questo c’è un “ma”.
A quanto pare, al grosso aumentare delle visite da mobile non corrisponde un aumento proporzionale delle vendite. Gli utenti preferiscono ancora fare acquisti dal PC.
Torniamo ai dati e vediamo cosa ci suggeriscono. Sembra che le due motivazioni principali per cui gli utenti navigano gli eCommerce da mobile, ma poi non concludono le transazioni siano: preoccupazione per la propria privacy e difficoltà di portare a termine l’acquisto.
In una sola parola: UX.
In un mondo dove tutti si riempiono la bocca di “mobile first” quanti sono veramente gli eCommerce che rendono l’esperienza acquisto da mobile migliore o quantomeno simile a quella da desktop?
Pochi. Pochissimi.
Ecco perché questo è un punto sul quale puoi facilmente battere la concorrenza. Muoviti per primo e progetta un’esperienza mobile che metta il cliente a suo agio, lo tranquillizzi sui vari step che sta compiendo e gli dia sempre la sicurezza di sapere cosa sta succedendo.
Ah, quindi accetti PayPal sul tuo sito?
Eh si, a quanto pare nel 2017 accettare PayPal come metodo di pagamento sul proprio eCommerce è ancora una “novità” o, quantomeno, qualcosa di cui vantarsi.
Peccato che lì fuori, nel mondo reale, tutto il sistema dei pagamenti viene rivoluzionato ormai quasi una volta l’anno.
Aspetta, frena un attimo. Ho detto che qua senza dati non si prendono decisioni. Quindi, per la terza volta consecutiva, vediamo cosa ci dicono i dati a proposito dei pagamenti online.
Sembra che una delle priorità degli utenti, nel 2017, sia quella di effettuare transazioni utilizzando esclusivamente dei wallet digitali.
Apple Pay. Amazon Pay. Autorizzazione con impronta digitale. Pagamento con un PIN.
Se non hai idea di cosa siano le parole che ho appena elencato, allora mettiti subito all’opera, hai molto lavoro da fare sul lato dei pagamenti!
Personalizza tutto
Quarto e ultimo punto di questo elenco breve di actionable tactics è, inevitabilmente, quello sui dati, ma questa volta ad uso interno.
Mentre il mondo intero inizia a parlare con disinvoltura di cose come Intelligenza Artificiale, Machine Learning e Smart Prediction io ricevo ancora email del tipo “se ti è piaciuto il libro di digital marketing ti consigliamo “101 ricette con la ricotta di pecora”.
Direi che su questo punto c’è ancora tanto da fare. Tanto.
Senza voler tirare in ballo paroloni inglesi che confondono le idee, molto semplicemente devi offrire all’utente un’esperienza personalizzata dalla A alla Z, partendo dalle cose semplici.
L’home page non può essere uguale per tutti. No. Le email che partono non possono essere uguali per tutti. No. Ecco cosa intendo per “cose semplici”, perché nella maggior parte dei casi gli e-commerce “piccoli” sono mancanti anche su aspetti del genere.
Solo raccogliendo dati di ogni tipo è possibile offrire un’esperienza personalizzata e andare quindi a lavorare su cose tipo: la buy again email; il content upgrade all’ultimo step; il bundle costruito ad hoc, magari con uno sconto personalizzato; e così via.
Conclusione
Dopo aver letto questo post dai un’occhiata al tuo eCommerce e vedi quali sono le priorità nella tua strategia. Ti stai ancora chiedendo come acquisire utenti? Stai ancora valutando se fare Facebook Ads invece di Google AdWords?
Forse è arrivato il momento di concentrarsi su altro. Di concentrarsi sulle cose importanti.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/04/AdobeStock_74797460.jpeg734880Ninja Profhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngNinja Prof2017-04-14 17:21:452018-03-06 12:27:52L'importanza dell'analisi dei dati per il tuo eCommerce
Il report 2016 di Capgemini relativo ai pagamenti digitali conferma un risultato che gli esperti immaginavano: i pagamenti via mobile hanno raggiunto trend importanti di utilizzo fino a ai 426,3 miliardi dello scorso anno, dati di crescita sia nei Paesi sviluppati che in via di sviluppo, che vedono nelle transazioni elettroniche un modo sicuro di scambio di denaro.
Ecco, allora, che anche i giganti del web payment dopo i colossi bancari mondiali, cercano soluzioni che permettano anche agli utenti senza carta di credito di avvicinarsi al business: Amazon e Paypal in primis, ma un recente aggiornamento ci dice che anche i pagamenti via WhatsApp saranno a breve disponibili.
La vera sorpresa, però, in questo caso non sono i pagamenti in-App, ma la resurrezione di uno dei più vecchi identificativi, il barcode.
Ottieni, mostra, ricarica, Amazon Cash in 3 mosse
Vi ricordate la Gift Card di Amazon? Superata! Ora il buono spesa per Amazon lo puoi caricare direttamente sul profilo dell’utente senza scadenza e fee.
Aprile 2017, il più famoso e diffuso eCommerce al mondo rilancia sul contante e lo fa con un barcode ed una app, Amazon Cash.
Sì, perché il segreto del colosso delle vendite online è continuare ad ampliare la sua base di clienti e, se quelli con la carta di credito, senza tempo, acquirenti di gift card prepagate sono stati tutti conquistati, mancano coloro che i soldi preferiscono maneggiarli in contanti, ma che non vogliono rinunciare a un po’ di sano shopping online.
Amazon Cash, sotto questo punto di vista, rappresenta la vera innovazione: il cliente può, dopo essersi registrato sull’app, ottenere un codice a barre univoco che rappresenterà la chiave per ricaricare senza costi aggiuntivi e importi variabili il proprio conto online su Amazon.
Tre semplici passaggi – ottenere il codice a barre, mostrarlo nel negozio convenzionato e ricaricare dell’importo scelto il conto online – che permettono anche agli utenti senza carta di credito di approfittare delle compere online, il tutto in completa sicurezza grazie ad una mail di avviso che notificherà l’avvenuta ricarica.
Unica pecca: il servizio è attivo, per ora, solo negli Stati Uniti, noi qui del Bel Paese dovremo pazientare ancora un po’.
Amazon, però, non è il primo che, tra i re del digitale, è tornato al barcode e al contante: il suo predecessore si chiama Paypal con la sua app Paypal Cash.
Le app funzionano in modo simile, ma ovviamente afferiscono a due mondi paralleli: lo shopping online vs la modalità di pagamento per eccellenza del web.
Anche per Paypal il funzionamento è lo stesso, ottieni il tuo barcode personalizzato registrandoti sulla pagina, lo stampi o lo porti digitale al negozio convenzionato il quale ti ricarica la cifra da te stabilita, avvisandoti con una mail dell’avvenuta transazione.
Piccole differenze: una fee di circa 4 dollari per la ricarica e una durata massima di 48 ore del barcode univoco ed un tetto massimo di ricarica di 500 dollari.
Amazon Cash e Paypal Cash hanno in comune un aspetto importante: niente versione Made in Italy.
Le transazioni via smartphone hanno raggiunto livelli di utilizzo importanti e non solo per veri e propri pagamenti, ma anche per trasferimenti di denaro tra utenti e la possibilità fornita dalle big company della telefonia mobile di pagare piccoli importi utilizzando il credito telefonico.
Anche le banche non sono rimaste a guardare, ma grazie all’app Jiffy hanno smaterializzato il più possibile il lavoro dello sportello fisico e del pagamento online con la possibilità tra gli utenti correntisti nelle banche aderenti di scambiarsi denaro ed effettuare bonifici direttamente in-App.
In particolare il fenomeno del barcode viene declinato in diversi modi, c’è chi lo utilizza per ricaricare conti online o gift card come Paypal ed Amazon, chi lo utilizza come identificativo di una carta di credito per gli acquisti in-store come avviene per Starbucks o, ancora, chi, al contrario, lo applica come identificativo del debitore e del conto da pagare come per il caso delle bollette o dei bollettini postali. Insomma gli impieghi del più famoso codice “da cartellino” nel mondo 2.0 prendono forma nei più diversi usi possibili.
Nuove modalità di pagamento sono alle porte e sperimentabili soprattutto per rendere più facile ai clienti l’acquisto, Amazon ce lo ha dimostrato, ora aspettiamo le prossime novità!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/04/1050-Medium.jpg7681151Emikohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngEmiko2017-04-14 15:00:252017-04-14 17:29:49Niente carta di credito? Tranquillo, c’è Amazon Cash
Una radio online all’interno di un music truck. Con questo format innovativo e itinerante Emporio Armani ha proposto un modello di intrattenimento culturale molto particolare durante la dodicesima edizione del Design Week Festival.
Automat Radio, questo il nome del format, è una stazione radio online indipendente in live streaming, in grado di viaggiare e spostarsi per l’Italia e per l’Europa all’interno di un originale music truck.
L’hashtag che ha accompagnato la campagna è stato #walkthrough, cioè un invito a passare attraverso luoghi, stili ed esperienze, attraverso l’intrattenimento radiofonico, in perfetta linea con lo stile Emporio Armani, la linea più giovane e di tendenza della casa di moda.
Un post condiviso da Automat Radio (@automatradio) in data:
Le scelte strategiche della casa di moda
Recentemente Giorgio Armani aveva annunciato di voler voltare pagina, dando un taglio a marchi come Armani Jeans e Armani Collezioni.
Per la linea Emporio, invece un ruolo centrale: “diventerà un concentrato di idee per servire diversi pubblici, per la signora giovane, per quella che comprava Armani Collezioni e per quella che sceglieva il genere sportivo di Armani Jeans”.
Anche per il retail la casa di moda aveva annunciato grandi cambiamenti: “Questo perché la gente vuole entrare in un negozio ed essere divertita da quello che che vede, vuole un misto di cose, capire quanto può osare, anche rassicurata da un nome importante”.
In linea con le nuove scelte strategiche del brand, la campagna, pensata per il Fuorisalone, ma che proseguirà per tutta la Primavera e l’Estate, in giro per Italia ed Europa.
Il format innovativo e itinerante è stato prodotto da Elita, in collaborazione con Pleaseup, che si è occupata dello sviluppo del sito web creando un aggregatore di flussi audio, video e social che raccontano in live streaming l’esperienza di Automat Radio.
La campagna di Emporio Armani al Fuorisalone e oltre
Dopo aver fatto la sua prima comparsa in via Corsico, nel cuore dei Navigli, il truck musicale itinerante si è spostato per tutta la città, accompagnato dalla residenza giornaliera del dj, producer e giornalista Lele Sacchi con contenuti streaming quotidiani, dj set, interviste, interventi con i protagonisti del Festival.
La campagna di Emporio Armani continuerà il suo percorso per sei mesi, facendo tappa a Torino, Roma, passando per la Toscana e l’Emilia Romagna, fino a raggiungere la Sicilia, per presidiare eventi e festival estivi, e dopo aver toccato le maggiori città europee come Barcellona, Berlino, Amsterdam, Anversa, Ibiza, Parigi, finirà il suo tour Londra, a settembre, in occasione della London Fashion Week.
Grazie alle telecamere poste al suo interno, Automat Radio offre uno streaming video delle performance, connettendo artisti e ascoltatori, attraverso un canale web dedicato e attraverso uno dei maggiori trend comunicativi del momento, quello dei video.
Oltre alla componente musicale, il truck offre servizi complementari per creare occasioni di aggregazione e socializzazione nei luogi in cui si ferma: vere e proprie vending machine customizzate sono allestite per acquistare prodotti esclusivi, beverage e food, in una campagna che sembra ispirarsi anche alle più recenti scelte di marketing di uno dei grandi social network emergenti, quella di Snapchat per i suoi Spectacles.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/04/emporio-armani-campagna-automat-radio.jpg432600Fabio Casciabancahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFabio Casciabanca2017-04-14 12:00:042017-04-14 17:29:27Strategie di marketing nel Fashion: l'Automat Radio di Emporio Armani
A una settimana dalla scomparsa di Giovanni Sartori ci sembrava importante una riflessione – aperta, imperfetta – su quello che è stato tra i testi rivoluzionari del politologo e sociologo italiano.
Nel 1997 usciva Homo Videns, la disanima cruda e potente del nuovo, rivoluzionario, primato dell’immagine sulla parola. Negli anni ’90 la televisione ha cambiato radicalmente il modo di comunicare, creando un contatto apparentemente disintermediato tra notizia, o testo (in senso semiotico del termine, ovvero ogni forma di messaggio che sia scritto, immagini, video ecc), e lo spettatore. Tele-vedere, cioè vedere da lontano, secondo Sartori non è altro che un video-vedere, ed è il frutto di un lungo percorso che ha portato all’evoluzione del linguaggio umano in termini visivi.
Non utilizziamo la parola evoluzione in termini positivistici, perchè si tratta di fatto di una involuzione delle capacità espressive dell’homo sapiens, che passa dalla comunicazione complessa della parola a quella semplice – elementare – dell’immagine. Questa è un simbolo, ed è la forma primaria di comunicazione: se la capacità simbolica dell’uomo è quanto lo differenzia dagli altri animali è stata lo sviluppo del simbolo in testo complesso a definirlo sapiens. L’homo videns è dunque il risultato di una involuzione espressiva.
Un post condiviso da C a n d e l a Fotografía ? (@ph.ensaladadefruta) in data: 5 Dic 2016 alle ore 12:28 PST
L’immagine sovrana dei social
Sartori era un politologo e applicava le sue riflessioni sul ruolo dell’immagine soprattutto alla comunicazione mediatica della politica. Il suo lavoro è però importante anche per la comunicazione digitale, che discende da quello che in Homo videns aveva tratteggiato senza tuttavia approfondire: il ruolo di Internet. Se la generazione di tele-vedenti delineata con precisione dal sociologo è nient’altro che i millennial, la generazione Y è una nuova evoluzione della prima.
Il progressivo ruolo dell’immagine è diventato così centrale da contaminare tutta la comunicazione digitale che si aggiorna continuamente, dando sempre più spazio all’elemento visivo: i diari di Facebook ampliano lo spazio riservato alle foto, le anteprime dei link ingrandiscono le immagini a scapito dell’anteprima di testo, le case di produzione di videogame embeddano nelle home giochi visivi, Twitter amplia le anteprime dei video, YouTube crea il medio formato e la versione cinema per i video, così da estendere l’immagine fino ai bordi dello schermo. Intanto sorgono potenti nuovi social: un esempio è Instagram che vanta 400 milioni di utenti al mese puramente basato sulle immagini.
Siamo così saturi di immagini che i nostri occhi ne sono diventati obesi. Questo “disordine visuale” ci porta a non prestare una vera attenzione alle immagini e a un drastico calo della nostra attenzione e concentrazione. Le immagini, infatti, sono fruite il 90% più velocemente di un testo e il loro messaggio è recepito dal nostro cervello con una rapidità istantanea. L’immagine è, di fatto, l’unico vero codice davvero universale (altro che matematica!): del resto, è per questo che i segnali stradali sono composti da immagini. Questa rapidità crescente di fruizione porta, di conseguenza, a una progressiva eliminazione di tutto quello che è complesso dalla nostra comunicazione e a una non-capacità da parte dei più giovani – abituati alle immagini – di concentrarsi in maniera continuata su testi complessi.
Quella che ci sembra possa essere un risultato di questo progressivo smantellamento delle capacità comunicative complesse è la gif. La gif è una portentosa invenzione degli anni ’90 passata del tutto inosservata: era appannaggio di una cerchia di nerd che la usava dei forum e di alcuni signori attempati che avevano blog pseudo-erotici da uomini tormentati e maledetti che utilizzavano gif di rose rosse brillantinate e occhi che si spalancavano nel buio (ebbene sì, i 50enni avevano internet anche negli anni ’90 e non erano meno scoppiettanti di adesso). La gif dunque ha attraversato nell’indifferenza gli utlimi vent’anni per essere riscoperta con grande prodigio dalla nuova generazione: i video sono diventati troppo complessi, si sono accorciati, contratti, è nata per gli adetti la regola del video “di massimo un minuto o nessuno lo guarda” ed ecco che la gif ha fatto il suo rientro in scena fastoso. Una breve figura in movimento, muta, tutta immagine di qualche secondo attira l’occhio obeso in una promessa di compimento che non si mantiene. Il messaggio visivo diviene anche troncato.
Anche il testo diventa immagine
In questo percorso di evoluzione del linguaggio, Facebook ha lanciato l’ultima novità: lo status diventa immagine. Lo avrete già visto, la possibilità di scrivere su uno sfondo colorato. Cosa significa questo in termini comunicativi? Forse il percorso tratteggiato da Sartori non solo è giunto al compimento ma si è superato: l’immagine non solo ha soppiantato la parola, ma l’ha anche sostituita, sollevata dal suo compito gravoso di essere nero su bianco.
Eppure, se l’immagine è un linguaggio semplice e immediato, puramente simbolico, con il tempo è in realtà divenuto sempre più complesso. In altre parole con l’evoluzione del linguaggio se da una parte è vero che l’immagine ha divorato gli spazi della comunicazione, è anche vero che il suo simbolismo si è evoluto e stratificato in centinaia di strati di sottotesto. Dietro le nuove immagini c’è una grande complessità di messaggi chiave e narrazioni testuali, che noi fruitori letteralmente “beviamo” in maniera sempre più rapida.
Siamo diventati autostoppisti al bordo strada dei social con cartelli colmi di richieste. Richieste d’attenzione. Svuotati da un linguaggio sempre più complesso e al contempo sempre più semplificato, rincorriamo l’attenzione degli automobilisti che viaggiano troppo rapidamente per fermarsi a leggere dove siamo diretti. Eppure, in un mondo d’immagine, nel 2016 la quota lettori in Italia risulta superiore proprio la generazione Y, con il 50% secondo l’Istat. Forse siamo homo mutimedialis, nè sapiens nè videns, ma in continuo adattamento evolutivo in un linguaggio che, forse, sta diventando davvero universale. Immaginifico, stratificato, complesso.
Primo: il vedere non è conoscere. Secondo: il conoscere può essere aiutato dal vedere. Terzo: il che non toghe [sic!] che conoscere per concetti (il conoscere in senso forte) si dispiega tutto quanto oltre il visibile.
Giovanni Sartori, Homo videns.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/04/giovanni-sartori-04.jpg8001280Isabella Borrellihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngIsabella Borrelli2017-04-14 10:40:492017-04-14 17:29:07I post visuali di Facebook: oltre l'uomo videns di Sartori
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