Che fine ha fatto Tom di Myspace?

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Nel 2005, sul web, ce ne erano poche di certezze. Molti di noi navigavano ancora con il cavo, accompagnati da quel suono che ci divideva dalle porte del paradiso dell’internet. Alcuni di noi forse litigavano ancora con i genitori per le bollette del telefono a fine mese troppo salate, e provavano a risparmiare minuti tenendo sempre sott’occhio il tempo di connessione, che senza accorgercene superava improvvisamente l’ora e niente, ci preparavamo alla prossima discussione mensile. C’è una cosa, però, che ci accomunava tutti: il follow di Tom quando aprivi un nuovo spazio su Myspace. Lui era lì, con la sua maglietta bianca – Mark, sorry, non ti sei inventato niente con quei tuoi look minimal – di spalle ma con un grande sorriso, pronto ad accoglierti in uno dei primi social network del web, quando probabilmente ancora non sapevamo che si chiamassero social network.

Che fine ha fatto Tom di Myspace

È stato il nostro primo amico digitale, il primo ad averci insegnato a riconoscere qualcuno dal suo avatar invece che dal suo vero aspetto, il primo ad averci dato l’idea di poter davvero entrare in contatto con qualcuno senza conoscerlo nella realtà e, ammettiamolo, il primo ad aver alimentato il nostro ego nella speranza di diventare famosi online, con questo primo follower sconosciuto.

Come nelle migliori famiglie, dove tutti sanno ma non parlano per non mettere il dito nella piaga, del declino di Myspace preferirei non parlare: siamo tutti complici di aver sostituito la foto – santino di Tom con quella di Mark. Ma dovremmo davvero sentirci così in colpa? Oggi il povero Tom, dopo aver abbandonato Myspace nel 2009, gira per le strade della Silicon Valley ubriaco inveendo contro l’era moderna? Frequenta bar poco raccomandabili in California dove, tra uno shot e un altro, racconta di come il 2.0 lo dobbiamo a lui?

Che fine ha fatto Tom di Myspace

No, niente di tutto questo. Frenate la fantasia: Tom se la passa da-pa-u-ra. O, meglio, come uno splendido multi milionario quarantacinquenne in pensione. La sua nuova passione, la fotografia, lo porta in giro per il mondo e le sue foto pubblicate su Instagram raggiungono migliaia di persone in giro per il mondo. Selfie, pochi. La sua identità digitale è nostalgicamente sempre la stessa: foto profilo con la t-shirt bianca e @myspacetom come nickname.

Che fine ha fatto Tom di Myspace

Già nel 2011 in un post su Google+ e nel 2012, in un battibecco con un suo follower su Twitter, aveva chiarito abbastanza bene le sue intenzioni di godersi la pensione d’oro.

Oggi queste fantastiche immagini non possono che confermarci che Tom ha terminato di vivere i suoi 15 minuti di popolarità, ma forse non dovrebbe poi farci così tanta tenerezza! 😀

Leggi anche: Myspace svenduto a Specific Media per 35 milioni di dollari

Eni e i social network: il parere di Roberto Ferrari [INTERVISTA]

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Qualche settima na fa Eni, grande multinazionale operante nel settore oil & gas, ha aperto la sua nuova pagina Facebook global: una scelta interessante, che ha colpito gli addetti ai lavori e che segna un’evoluzione nella loro social strategy.
Per chiarirci le idee su idee, obiettivi e aspettative di questa piccola grande svolta, abbiamo interpellato Roberto Ferrari, capo della Digital communications di Eni.

Eni sbarca sui social network: quali sono state le scelte che vi hanno portato a invertire la rotta e definire come strategica una presenza su questi canali?

A dire il vero Eni non ha invertito la rotta rispetto alla presenza sui social. Siamo presenti sulle principal piattaforme da anni con alcune presenze già molto consolidate: per darle qualche numero il canale linkedin ha circa 300 mila follower, il canale Twitter più di 20 mila il canale YouTube offre 1500 video.
E anche le attività di business hanno canali sia di comunicazione sia di caring.
La svolta, se così si può definire, è stata la recente pubblicazione della global page su Facebook.
Una piattaforma su cui Eni aveva già investito in passato con alcune pagine tematiche,  dal mondo della cultura è quello delle scuole, e che ora si arricchisce con una presenza globale. Un percorso che non è stato facile, parliamo della piattaforma con maggiore interattività,  ma che ci garantisce di essere sul principale network del mondo nel modo giusto e parlare con una comunità che potrà finalmente ascoltare anche la nostra voce.

Quali sono i pillar che avete identificato per costruire la vostra social strategy?

Il pilastro centrale della nostra strategia è la convinzione che una presenza fine a se stessa, come dire….tanto per esserci, non ci  porterà grandi a risultati e non aiuterà l’azienda a comunicare meglio.
Il nostro obiettivo è presidiare nel modo migliore ogni piattaforma per quello che può offrirci sia in termini di modalità di comunicazione sia i termini di stakeholders potenzialmente raggiungibili. Come dicevo ad esempio già da tempo LinkedIn è diventato uno strumento importante per le nostre attività di recruitment, mentre ora che abbiamo lanciato un blog – eniday – in cui raccontiamo in modo un po’ meno istituzionale le nostre attività e il mondo dell’energia pensiamo che fb sarà un canale importante per diffondere questo tipo di contenuti.

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La scelta di uno dei vostri competitor, Enel, di entrare con una strategia molto propositiva come #Guerrieri lo scorso anno non ha pagato. Ha influito quel caso nella scelta di non entrare prima in questo mondo?

No, le nostre scelte di comunicazione non sono mai guidate da quello che fanno i nostri competitor. Noi abbiamo usato le piattaforme social al meglio per quelle che erano le nostre opportunità di comunicazione rispetto ai diversi target. Poi le cose cambiano, nelle aziende e fuori. Oggi eni ha deciso di raccontarsi in un modo nuovo e in questo certamente ci aiuta ad usare i canali social.
LEGGI ANCHE: Enel e il caso #guerrieri: le storie sono armi a doppio taglio?

All’estero è ormai scontato essere propositivi nel dialogo con i consumatori, e difficilmente un’azienda non presidia i canali social in maniera attiva. Da Eni ci aspetteremo lo stesso?

Noi siamo già impegnati nel dialogo con i consumatori in quasi tutte le nostre aree di business. Certamente nessuna azienda  che vuole continuare ad essere sul mercato può pensare di ignorare un canale di comunicazione e che tutti i clienti  ormai considerano come naturale. Certamente colmeremo a breve il gap in quelle aree che ci vedono ancora poco attivi.
Facebook è una certezza fra i social network, tanto da risultare ormai imprescindibile.

Secondo la tua opinione, quali saranno i canali del futuro, per un’azienda come Eni?

Facebook è una certezza oggi. Mi permetta questa precisazione,  ma nella mia carriera ho visto altri grandi “fenomeni” come Second life nascere, diventare imprescindibili e sparire velocemente. Io sono certo che FB ha davanti ancora anni di successo, ma credo che nel mio ruolo oltre a fare le cose che è giusto fare sia importante guardare oltre. Cercare strategie magari meno scontate, ma che possono offrire nuove strade. Ora sarebbe davvero difficile profetizzare quali piattaforme avranno successo in futuro. Però ci sono  due aree tematiche che terrei in grande considerazione: l’utilizzo delle immagini e dei dati. Secondo me stiamo ancora facendo esperimenti ma potrebbero vedersi novità importanti.

Serie TV, le top app Android per i telefilm addicted

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Per gli appassionati delle serie TV, l’appuntamento con il proprio telefilm preferito è qualcosa di sacro, un vero e proprio impegno da non perdere. Per questo motivo sui nostri smartphone non possono mancare specifiche app che consentano di organizzare i propri «impegni telefilmici», a maggior ragione dopo lo sbarco in Italia di Netflix, probabile causa del declino della vita sociale di molti.

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Ecco quattro app per non perdere i propri episodi preferiti, ben consci dell’esistenza di altre app del genere e del continuo proliferare di nuovi applicativi dai propositi sempre più ambiziosi.

TVShow Time, perfetta fusione tra agenda e community

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TVShow Time è senza ombra di dubbio una delle app più diffuse tra i series addicted. Disponibile non soltanto per Android ma anche per iOS, è utilizzabile inoltre dal proprio pc accedendo al sito ufficiale con le proprie credenziali.
Una volta creato il proprio account, è possibile aggiungere le serie TV seguite scegliendo, per ciascuna di esse, l’ultimo episodio visto. TVShow Time automaticamente creerà un elenco di puntate da vedere, in modo tale che l’utente possa spuntare, di volta in volta, la puntata appena vista e tenere aggiornato il proprio profilo.

Il punto di forza di TVShow Time è sicuramente la possibilità di condividere i propri progressi e i contenuti con una vasta community: l’utente può infatti commentare ciascuna puntata anche facendo uso di frame video della puntata stessa e di meme. L’interazione con la community, il numero di commenti e i like ricevuti permettono l’assegnazione di diversi “distintivi”.

Altre caratteristiche proprie di questa app sono le notifiche live in caso di uscita di una nuova puntata, l’auto-rilevamento di una puntata vista in streaming e la protezione da eventuali spoiler nel feed di Facebook (queste ultime due funzioni sono possibili grazie all’installazione dell’apposita estensione per Chrome). Inutile, ma simpatico, il counter che indica quanto tempo della propria vita si è trascorso a guardare serie TV e la possibilità di associare al proprio profilo il personaggio di una serie preferita.

SeriesGuide, non solo serie TV

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SeriesGuide rappresenta, per numero di download da Play Store, la principale antagonista su Android di TVShow Time. Le funzionalità sono ovviamente quelle standard per questo genere di app: SeriesGuide consiglia, grazie alla collaborazione con trakt e TheTVDB, le serie attualmente più in voga; inoltre, collegando il proprio account trakt, è possibile creare delle librerie personalizzate. Dopodiché, mediante un’interfaccia molto semplice e lineare, è possibile aggiungere le serie TV seguite e spuntare gli episodi guardati.

Il plus di SeriesGuide rispetto ad app similari è la possibilità di creare anche liste di film guardati e da guardare, allo stesso modo delle serie TV. Di contro, tuttavia, si riscontrano carenze in fatto di community (l’app è pensata per essere un’agenda personale, l’unica interazione social possibile è la condivisione della propria attività su Facebook, Twitter e Google+) e per quanto riguarda i reminder per i nuovi episodi o i temi grafici, funzioni aggiuntive disponibili con la versione a pagamento.

TV Series, your shows manager

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TV Series, già dalla prima ricerca su Google Play Store, dal quale è scaricabile gratuitamente, si propone come il gestore delle nostre attività telefilmiche.

Al primo accesso è possibile registrarsi ed usufruire di un cloud che registra i nostri dati oppure utilizzare l’app senza registrazione online. Successivamente sarà possibile aggiungere le serie TV alla nostra libreria in maniera semplicissima: basta ricercarne il nome mediante la barra di ricerca posta in alto e selezionare l’apposito simbolo accanto al risultato della ricerca, indicando l’ultima puntata vista.

La schermata principale di TV Series presenta quattro differenti sezioni: un feed di notizie relative alle serie TV da noi seguite, l’elenco delle serie TV registrate in libreria, i prossimi episodi da vedere e un calendario sul quale vengono indicate le prossime uscite. Dal menù a tendina, attivabile sul lato destro della schermata, è possibile accedere alle nostre statistiche, ad un elenco di notizie direttamente dal mondo delle serie e ad altre interessanti impostazioni, tra cui la creazione di liste personalizzate.

Series Addict: Material Design per l’app che vuole primeggiare

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Series Addict è l’app Android più giovane tra le quattro analizzate e, ad ora, conta poche decine di migliaia di download. La particolarità di quest’applicazione è senza dubbio il design, semplice e lineare, in pieno stile Material.

Al primo utilizzo verrà richiesto di collegare l’account trakt, una procedura non obbligatoria. La schermata principale, in cui primeggia un colore azzurro pastello, permette l’aggiunta delle serie TV seguite, ricercabili attraverso una barra di ricerca. Una volta fatto ciò, dal menù laterale è possibile aggiornare i propri progressi per ciascuna serie.

La maggior parte delle opzioni è raggiungibile dal già citato menù a tendina, mentre la schermata madre dell’app mostra esclusivamente due liste: “Upcoming”, indicante i prossimi appuntamenti, e “Recent”, con le puntate andate in onda da poco. Francamente appare ancora come un’app acerba, soprattutto per l’assenza di funzioni social e di una community, ma risulta ottima la funzione di notifica programmabile per le puntate in uscita.

Starbucks: oltre il caffè, tanta tecnologia mobile

Starbucks: tecnologia oltre il caffè

Cosa ti viene in mente se dico frappuccino e muffin al cioccolato?! La risposta è, ovviamente, Starbucks! La nota catena internazionale, (pronta al suo sbarco in Italia?), ha da sempre investito molto nel marketing e ciò gli ha permesso di conquistarsi una posizione di primato tra le caffetterie americane al mondo.

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L’azienda ha puntato già da qualche anno su un connubio perfetto tra il settore alimentare (di appartenenza) e quello tecnologico: oggi vi parliamo della sua strategia mobile in attesa dell’arrivo dei suoi coffee shop in Italia.

Con l’app di Starbucks ordini la colazione e salti la fila

È nel dicembre 2014 in Oregon che nasce l’app Starbucks: un sistema di ordinazione mobile che funziona grazie al modello Mobile Order and Pay. L’idea è di ordinare un caffè prima ancora di arrivare al negozio, per evitare le file che, per un’azienda così nota, sono piuttosto lunghe. Il punto di forza sta nella capacità di rispondere a un bisogno delle persone: risparmiare tempo senza però rinunciare “ai piaceri della vita”.

Dopo aver selezionato i prodotti dall’app, è sufficiente indicare la propria posizione e l’app suggerisce la caffetteria più vicina. A quel punto si paga e ci si reca nel coffee shop per ritirare l’acquisto.

My Starbucks Rewards: accumula punti e vinci i premi

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Sempre tramite l’app puoi iscriverti al My Starbucks Rewards, un programma fedeltà che ti premia con una stella d’oro (un punto) ogni volta che acquisti un prodotto Starbucks. I premi sono organizzati in 3 livelli: livello di benvenuto (buono di compleanno e offerte personalizzate via e-mail), livello verde (ricariche gratuite per bevande in-store) e livello oro (cibo gratis e gold card personalizzata).

Quando vuoi puoi controllare la quantità di stelle accumulate e qualora non dovessi accorgerti di aver ottenuto un premio, sarà l’azienda ad avvisarti contattandoti personalmente via e-mail.

Ricarica wireless gratuita: un motivo in più per concederti una pausa

Starbucks: tecnologia oltre il caffè

L’investimento di Starbucks nel settore tech non finisce qui. Vuoi trascorrere del tempo in caffetteria ma hai il telefono scarico? Non è più un problema! Starbucks ti mette a disposizione delle postazioni di ricarica wireless gratuite.

Basta avere un telefono compatibile con il sistema Powermant oppure prendere in prestito un apparecchio con entrata micro-USB da attaccare direttamente al tuo smartphone. L’iniziativa è stata creata in collaborazione con Duracell .

La partnership con Spotify e The NewYork Times

Arriva il caffè a tempo di musica grazie alla partnership tra Starbucks e Spotify. In questo modo gli abbonati al servizio musicale in streaming potranno ottenere punti dal programma fedeltà di Starbucks da spendere presso il colosso delle caffetterie. I clienti potranno, inoltre, legare i loro account Spotify e Starbucks, inviando le proprie preferenze sui brani da inserire nelle playlist ascoltabili nei punti vendita, dove di solito si recano.

Molto importante è anche la partnership con The NewYork Times che, dalla metà del 2016, mette a disposizione direttamente sull’app di Starbucks alcuni dei propri articoli di giornale. Inoltre tutti coloro che acquisteranno abbonamenti online o su stampa per il Times potranno guadagnare punti (le ormai famose stelle) con cui acquistare cibo e bevande.

L’applicazione è disponibile per i dispositivi iOS e Android e nasce negli Stati Uniti ma, dato l’enorme successo, da pochi mesi si è diffusa anche in Europa.

Starbucks sta arrivando in Italia: quali di queste tecnologie mobile saranno disponibili per il nostro Paese?

Il futuro del lavoro è già dei robot?

Il futuro del lavoro è già dei robot?

L’ultima notizia arriva da Singapore: dato che la popolazione comincia a diventare sempre più vecchia, saranno i robot a prendersi cura degli anziani, aiutandoli con l’esercizio fisico. Un robot personal trainer (il nome ufficiale è Robocoach) per allenare gli arzilli vecchietti e aiutarli a tenersi in forma.

Robotica e lavoro, nuovi campi di conquista

Il futuro del lavoro è già dei robot?

Spesso, proprio come nel caso di Singapore, si tratta di progetti finanziati direttamente dallo Stato, per trovare soluzione a problemi che diventano sempre più urgenti nel mondo del lavoro, come la cura degli anziani appunto. Ma si tratta anche di un sistema per sfruttare Internet e le nuove tecnologie per modernizzare alcuni aspetti della vita quotidiana e delle infrastrutture. Laddove non c’è bisogno dell’uomo, insomma, meglio utilizzare la precisione, l’affidabilità e la disponibilità continua di una macchina.

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Ma la robotica sembra essere anche il nuovo terreno per mostrare potenza e avanguardia tecnologica, proprio come per decenni lo è stato la conquista dello spazio. E infatti con questo robot Singapore segue l’esempio del Giappone, sempre nell’ambito della cura degli anziani.

Lavori da robot: quali professioni non saranno più umane?

Il futuro del lavoro è già dei robot?

Secondo Forbes, il futuro del lavoro umano sarà proprio quello di insegnare ai robot come fare il proprio lavoro. I robot, insomma, non “ruberanno” i nostri posti di lavoro, ma trasformeranno sicuramente il modo di intendere il lavoro.

Contabili, segretarie, anestesisti, potrebbero divenire tutti ruoli da robot, liberandoci da lavori noiosi, poco creativi o ad alto rischio di errore, facilmente replicabili anche grazie ad un algoritmo. Ma anche lavori come quello del giornalista potranno essere replicati sempre meglio grazie alla robotica. Il Los Angeles Times è un esempio di quanto il “robo-giornalismo” sia già una realtà: il giornalista e programmatore Ken Schwencke, infatti, ha ideato un algoritmo che genera automaticamente un breve articolo, non appena avviene un terremoto, il tutto basato sui dati del servizio geologico degli Stati Uniti. Così anche l’Associated press ha già pubblicato ben tremila articoli sui bilanci aziendali trimestrali che portano la firma di un autore robotico.

Trasporti e consegne, i settori già pronti per i robot

Il futuro del lavoro è già dei robot?

Ma le nuove frontiere della robotica, dell’intelligenza artificiale e delle sue applicazioni ai più comuni lavori umani sono già dietro l’angolo. Basti pensare ai droni che Amazon si prepara da tempo a utilizzare per le sue consegne.

E se Uber è stata combattuta a colpi di ricorsi in tribunale da parte dei tassisti italiani, chissà cosa accadrà quando a sostituirli arriveranno i nuovi taxi driverless. Sulle automobili self-driving stanno già lavorando in molti, da Google fino a marchi specifici del settore come Mercedes, e questo non è che il primo passo di una rivoluzione che certamente arriverà nei prossimi anni.

Forse Ritorno al Futuro non aveva esattamente fatto centro immaginando per questo 2015 abbigliamenti super-tech e macchine volanti, ma possiamo dire almeno di esserci già piuttosto vicini.

Pinterestleaks: svelati profitti e previsioni di crescita

Pinterest cresce

TechCrunch rivela di essere entrata in possesso di alcuni documenti che svelano i fatturati e le previsioni di crescita di Pinterest.

Dai documenti si scopre che Pinterest avrebbe generato ricavi per 169 milioni di dollari quest’anno e, si stima, 2.8 miliardi di dollari all’anno fino al 2018. La crescita degli utenti attivi mensili sarebbe stata stimata intorno ai 151 milioni entro la fine del 2015 per arrivare a 329 milioni nel 2018.

L’azienda di venture capital statunitense Andreessen Horowitz avrebbe usato queste informazioni per spingere nuovi investitori ad entrare nel fondo d’investimento dedicato a Pinterest prima della fine del 2015, valutando l’intera social media company 11 miliardi di dollari.

Secondo Horowitz “Pinterest sta costruendo una piattaforma con i numeri e l’engagement di Facebook e con una propensione alla vendita diretta degna di Google”.

I documenti rivelano che Pinterest genera 1.44%$ per ogni utente attivo e che conta di portare questo indicatore a 9.34$ nel 2018.

Si scopre inoltre che i manager dell’area eCommerce di Pinterest sarebbero in trattativa con aziende come Burberry, Walmart e Nordstrom da Gennaio 2015.

Altro dato importante è quello relativo alla presenza delle donne dai 18 ai 54: più della metà delle donne statunitensi appartenenti a questa fascia d’età risulta iscritta al social network, mentre la presenza di uomini è in crescita del 133%.

La piattaforma conta un totale di 100 milioni di utenti attivi, come confermato sul blog ufficiale lo scorso Settembre.

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Pinterest sta incrementando la propria quota di utenti al di fuori degli Stati Uniti grazie alle iscrizioni provenienti principalmente da Francia, Inghilterra, Giappone e Germania.

I documenti mostrano anche che circa la metà degli utenti iscritti si logga regolarmente. A Gennaio 2015 risultavano 176 milioni di utenti registrati e circa 88 milioni di utenti attivi.

Il motivo principale per cui gli operatori di mercato hanno dato a Pinterest una quotazioni così elevata è da rintracciare nella natura stessa del social.

Pinterest è un luogo in cui gli utenti vagano alla ricerca di idee e ispirazioni, saltando di bacheca in bacheca e navigando tra migliaia di contenuti differenti. Ma è anche un luogo dove fare ricerche molto specifiche, dando così agli inserzionisti preziose informazioni da utilizzare in combinazione con i Promoted Pins.

I Promoted Pins rappresentano il principale strumento di advertising di Pinterest. Grazie ad essi le aziende possono promuovere i propri prodotti agli utenti maggiormente interessati all’acquisto, raggiungere nicchie di mercato specifiche e rivolgersi ad pubblici altamente selezionati.

È uno strumento di marketing simile ad altri, improntato sulla logica del costo per click, ma gode di tutti i vantaggi derivanti dall’engagement di Pinterest, quali il re-pin o l’ingrandimento delle foto.

Pinterest sta anche studiando nuove soluzioni per gli inserzionisti.

Grazie ai nuovi “Cinematic Pins”sarà possibile realizzare video-pin promozionali, un ulteriore strumento a disposizione degli inserzioni per lavorare sullo storytelling aziendale e raggiungere gli utenti in maniera più diretta.

La novità più attesa, i “Buyable Pins”, sono invece previsti per l’inizio del 2016. Chi usa spesso Pinterest lo sa: la ricerca di un prodotto o di un’ispirazione si trasforma in un lungo viaggio tra oggetti e prodotti che spesso vorresti acquistare all’istante.

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Grazie ai Buyable Pins sarà possibile acquistare direttamente su Pinterest i propri prodotti preferiti e l’intero social network si trasformerà in una gigantesca piattaforma e-Commerce globale.

La combinazione di tutti questi elementi di marketing ha reso Pinterest una miniera d’oro per gli operatori di mercato. Fino ad oggi ha accumulato 1.3 miliardi di dollari da importanti investitori privati, come SV Angel, Rakuten and Bessemer Venture Partners.

Pinterest non ha commentato la fuoriuscita di queste informazioni, esattamente come Andreessen Horowitz.

Continueremo a seguire la Pinterestleaks, stay tuned!

Community, crisi e Real Time Marketing sui Social Media [INTERVISTA]

social media corso

Luca La Mesa è uno dei docenti del Corso Online in Social Media Marketing & Community Management durante il quale ci parlerà di Social Media Activation e Advertising, nello specifico: come progettare iniziative di engagement e campagne pubblicitarie.

Aspettando il 9 novembre, data di inizio del corso, gli abbiamo chiesto di fornirci qualche consiglio e suggerimento utile per chi lavora o per chi è semplicemente appassionato al mondo dei Social Media. Ed ecco cosa ci ha svelato!

Nella tua carriera hai realizzato tante strategie di successo. A partire dalla tua esperienza, ci puoi svelare almeno tre regole che è bene tenere sempre a mente per fare Community Management?

Grazie per le belle parole. Sono ancora all’inizio di questo bel percorso ma quando i risultati arrivano si portano sicuramente dietro tanta energia che ti spinge a fare sempre meglio.

La regola principale secondo me è riuscire a immedesimarsi con l’utente che leggerà i nostri contenuti. Sono troppi? Sono rilevanti? Mi hanno strappato un sorriso o permesso di imparare qualcosa di nuovo ed interessante? E infine la domanda più importante: se fossi io l’utente interagirei con questi post e vorrei condividerli con la mia rete sociale?

Community, Crisis e Real Time Marketing sui Social Media: il contributo di Luca La Mesa [INTERVISTA]

L’errore classico che ogni tanto vedo fare è pubblicare dei post con leggerezza che andranno ad impegnare qualche secondo l’attenzione dei nostri fan ma senza lasciargli alcun valore aggiunto. Così facendo, molto presto, perderemo il rapporto di fiducia che invece dovremmo sempre avere con i nostri fan.

Altra regola fondamentale è un presidio costante del canale per interagire e dare supporto se necessario. I social sono canali in cui la comunicazione non deve avvenire “dall’alto verso il basso” ma sempre “a due vie”. Quando i brand rispondono agli utenti innescano in loro un grande spirito di partecipazione e saranno molto più motivati a condividere i contenuti e interagire con i prossimi che pubblicheremo.

Proprio in questi giorni Facebook sta attivando una nuova funzione che permette alle pagine di inviare un messaggio privato ai fan direttamente da sotto il loro commento:

Community, Crisis e Real Time Marketing sui Social Media: il contributo di Luca La Mesa [INTERVISTA]

Siate sinceri e trasparenti. Non impostate un tono di voce formale e freddo. Entrate in contatto con i vostri fan e rendete importante il tempo che loro vi stanno dedicando.

Visto che sei founder di un’agenzia specializzata in Social Media Marketing, puoi dirci quali sono le caratteristiche di cui ha maggiormente bisogno chi vuole lavorare in questo ambito?

Nel mondo dei social c’è ancora tanto spazio per ragazzi e professionisti che vogliano fare questo lavoro ad un livello medio/alto. Ad oggi sempre più ragazzi si stanno mettendo alla prova sui social media ma per cercare di alzare l’asticella qualitativa ed emergere tra i tanti il consiglio che mi sento di dare è di farsi prima le ossa studiando bene il Marketing e la comunicazione e solo successivamente specializzarsi sui Social Media. Personalmente sono stato estremamente fortunato avendo trascorso  i miei primi anni lavorativi in Unilever e P&G grazie ai quali ho compreso molte dinamiche che ancora oggi mi sono di estremo aiuto.

Importantissimo consiglio è quello di studiare molto bene le lingue in quanto le strategie più complesse e interessanti le si vedono spesso sui progetti internazionali. Se non avete tempo per un corso serio né possibilità di fare un’esperienza all’ estero potete comunque imporvi semplici regole come ad esempio quella di guardare sempre i film in inglese con i sottotitoli. Vi aiuterà moltissimo nella vostra crescita.

Ultima caratteristica che forse è però la più importante è quella di avere una predisposizione allo studio continuativo in quanto, oggi più che mai, i social sono in continua evoluzione e solo chi riuscirà a rimanere aggiornato avrà benefici reali nel medio periodo.

Crisis Management: l’incubo di ogni Social Media Manager. Qual è la prima cosa che fai in una situazione di crisi sui social?

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Il miglior modo per gestire una crisi è preparare un semplice protocollo di intervento prima che accada. In situazione di crisi è importante la tempestività nell’intervento e ciò è possibile solo se si ha chiaro chi sono i referenti da attivare in base alla gravità della crisi. Noi usiamo un protocollo a tre livelli (verde, giallo e rosso) che ci permette in poco tempo di essere pronti ad intervenire con l’approvazione del cliente. Nelle situazioni rosse e con clienti internazionali al tavolo si siedono ad esempio il Marketing Manager, il legale e il responsabile della comunicazione dell’azienda. La maggior parte delle crisi si risolvono a un livello molto più basso ma è importante poter attivare, all’ occorrenza, il team più adatto e completo.

Contenuti sempre nuovi ed originali o presenza costante, attraverso risposte ed interazioni con gli utenti. Che cosa conta di più?

Sono sicuramente importanti entrambi. Sono due aspetti che dovrebbero lavorare in maniera sinergica. Sul tema dei contenuti parlo spesso di “rilevanza” degli stessi. Vorrei educare i clienti a pubblicare anche meno spesso, se non si hanno molti contenuti rilevanti, ma alzando la qualità degli stessi. Solo in questa maniera gli utenti avranno interesse ad interagire con noi. Appena questo accadrà le risposte saranno molto importanti ma bisognerà sempre considerare chi è il brand che sta parlando e quale sia il tono di voce più adatto.

Il Real Time Marketing può rappresentare una forma di marketing idonea ad un’azienda che si trova in una fase iniziale e che vuole ottenere notorietà nel breve periodo?

Sicuramente , a meno che non si cerchi visibilità a suon di #EpicFail pur di apparire sui giornali.

In passato ho aiutato con piacere molti amici che con le loro startup cercavano visibilità ed è stato divertente e formativo. Mi viene in mente una startup che stava provando a lanciare un servizio che permettesse di ordinare il pranzo prima ancora di arrivare al ristorante. L’idea era di risparmiare tempo in modo che quando l’utente arrivava al ristorante gli portavano subito il piatto di pasta. Durante gli ultimi Mondiali di Calcio il difensore azzurro Chiellini venne morso dall’attaccante dell’Uruguay Suarez. Furono tanti i brand che cavalcarono in maniera molto ironica l’accaduto come ad esempio Barilla e Snickers.

Community, Crisis e Real Time Marketing sui Social Media: il contributo di Luca La Mesa [INTERVISTA]

Community, Crisis e Real Time Marketing sui Social Media: il contributo di Luca La Mesa [INTERVISTA]

Pur avendo ben altri mezzi economici e grafici, anche i ragazzi di AppEatIt vollero fare un esperimento di Real Time Marketing lanciando lo slogan “Non aspettare che la fame ti assalga”. Graficamente era sicuramente migliorabile ma avevano fatto centro nello spiegare il beneficio del loro servizio facendo leva su un evento di grande attualità.

Penso sia un buon esempio per far comprendere che spesso non servono grandi risorse per fare Real Time Marketing ma premia molto più la velocità di esecuzione e la coerenza con il brand.

Lo slogan lo concordammo in pochi minuti sulla chat di Facebook quando mi scrissero per un consiglio:

Community, Crisis e Real Time Marketing sui Social Media: il contributo di Luca La Mesa [INTERVISTA]

social media

 

Allo stesso tempo ho visto piccole startup in cerca di visibilità che hanno notato grandi brand commettere errori nel Real Time Marketing (esempio Groupalia e terremoto) e hanno fatto subito “errori simili” pur di finire negli stessi articoli in cui si parlava di questi errori.

C’è chi sposa ancora la filosofia del “purché se ne parli” ma consiglio a tutti di avere maggiore amore e rispetto per i propri brand e cercare di farli emergere solo in contesti positivi e rilevanti.

 

Food e Social Media: il punto con Marco Carboni, SMM di Gambero Rosso [INTERVISTA]

Marco Carboni, SMM Gambero Rosso

Mai come oggi possiamo affermare che il cibo è conversazione. I nuovi modelli di consumo (acquisto, consegna, condivisione) hanno modificato la nostra relazione con il cibo. Il cibo adesso è quello che si legge, si fotografa, si condivide e poi (forse) si mangia. A suo tempo qualcuno recitava bene “Spaghetto m’hai provocato e ‘mo te magno” ecco potremmo sostituire con
‘mo te fotografo” e tutto suonerebbe più normale.

Ma lasciamoci alle spalle ricordi nostalgici e considerazioni sociologiche ormai superate. I social media hanno rivoluzionato il nostro modo di guardare e considerare il cibo, lo dobbiamo accettare. Anche il rigatone con le polpette della nonna ha ormai acquisito nuova identità e nuovo splendore. E lo sa bene chi lavora nel mondo del food, dagli imprenditori ai ristoratori, dai critici gastronomici ai blogger , dagli chef stellati ai food traveller.

Prenotazioni online, e-commerce e sharing economy. Qual è l’impatto dei socia media nell’industria del cibo? Per capire meglio come i protagonisti del mondo food si rapportano con i social media per portare avanti la loro marketing strategy abbiamo fatto una chiacchierata con Marco Carboni, Social Media Manager del Gambero Rosso, network internazionale che opera a 360° gradi nel mondo del food&wine, offrendo prodotti che spaziano dalle tradizionali guide e magazine cartacei, alla formazione, alla TV satellitare e applicazioni digitali, agli eventi internazionali.

1. Ciao Marco, benvenuto su Ninja Marketing. Cosa vuol dire essere il Social Media Manager del Gambero Rosso?

Il compito del Social Media Manager del Gambero Rosso è dare voce alle tante attività del brand attraverso una precisa strategia che vada a raccontare ogni settore dell’azienda, con l’obiettivo di fornire all’utente un palinsesto di contenuti sempre interessanti e diversificati in tema food&wine.

La redazione social pertanto raccoglie, smista, distribuisce e personalizza quotidianamente diversi contenuti con l’obiettivo primario di rendere l’esperienza dell’utente più coinvolgente.
Le piattaforme social sono inoltre un canale diretto, anche di assistenza, con i nostri utenti che chiedono consigli su un prodotto o informazioni su un corso di cucina.

gambero rosso 2

2. Quale social network ha la priorità nella vostra social media strategy e perchè?

Siamo presenti su diverse piattaforme con più account, tra cui Twitter, Instagram, Linkedin, Pinterest e Periscope. Ogni social ci permette di ampliare il pubblico che interagisce con i nostri contenuti e, in particolare, di raggiungere target diversi con comunicazioni diverse. Alcune notizie sono più adatte al pubblico di Linkedin, altre di Twitter o di Instagram.

Ma per noi è Facebook che fa davvero la differenza nei numeri ed è su questa piattaforma che concentriamo molto del nostro lavoro. Facebook, soprattutto grazie alla pagina principale, che conta quasi 400.000 followers, ci permette di ottenere, con dei soli post organici, una portata e un engagement molto più alto rispetto alle altre piattaforme. Inoltre Facebook è per il Gambero il vero veicolo di traffico verso le nostre proprietà, generando quasi il 97% delle visite totali proveniente dai nostri social.

Gambero Rosso Facebook

3. Come fai e che strategie utilizzi per far crescere il brand in termini di engagement?

Sui social tutto ruota intorno al contenuto. L’engagement cresce se diamo all’utente un contenuto per lui interessante e coerente con il brand. Gambero rosso è il leader editoriale in Italia nel campo della cultura del vino e dell’enogastronomia e la credibilità di un brand si misura anche attraverso la sua reputazione sui social.

Sui network online apparentemente è facile generare interazioni attraverso dei contenuti molto semplici (spesso banali), o attraverso pratiche scorrette come il click-beating. Lo scorso aprile una semplice foto di alcuni portabicchieri da giardino (pubblicata tra i contenuti divertenti) ha generato da sola tutte le interazioni che solitamente avvengono sulla nostra pagina Facebook in un mese. Come reagire in questi casi volendo continuare a produrre roba di qualità, ma non volendo voltare la faccia alla quantità?

Questo è l’aspetto forse più complicato ma anche più stimolante del mio lavoro. Veicoliamo sì contenuti divertenti, ricette e foto bizzarre, ma gran parte delle nostre pubblicazioni sono frutto di un costante e meticoloso lavoro della redazione e degli storici esperti e professionisti del Gambero Rosso, consapevole di rivolgersi ad un pubblico in parte di nicchia.

Ogni modalità di pubblicazione (foto, video, link) fa parte di una precisa strategia. L’embed di un link su Facebook ci permette di generare traffico in uscita verso le nostre piattaforme web, mentre caricare un video nativamente (per esempio una ricetta) aumenta le visualizzazioni e le interazioni all’interno della piattaforma e ci permette di amplificare la visibilità di un contenuto. In seguito ci occupiamo di monitorare, monitorare e monitorare in modo da modificare eventualmente la strategia.

Gambero Rosso Pinterest
4. I vostri profili Instagram e Pinterest sono un tripudio di colori appetitosi, come gestite la visual communication?

La parte fotografica gioca un ruolo fondamentale. Attraverso la foto ci si gioca gran parte del successo di un post. In primo luogo in ambito food è forte da sempre l’attenzione sull’aspetto “visual” della comunicazione. Qui la componente fotografica è ovviamente fondamentale soprattutto nel caso di pubblicazioni di tutorial e ricette. Ma sui social la componente visuale è fondamentale anche nel confezionamento di ogni post, come negli articoli non squisitamente fotografici, in quanto ci permette di ottenere in ogni caso un engagement notevolmente più alto a parità di contenuto.

5. Come cercate di creare interesse intorno ad un evento offline?

Anche qui la chiave sono i contenuti. Cerchiamo di sviluppare una ampia quantità di contenuti interessanti legati all’avento che ci permettono di pubblicare dei post mai squisitamente promozionali ma sempre interessanti per il nostro pubblico e a cui leghiamo la comunicazione della manifestazione. Per esempio nel caso di un cookingshow già nelle settimane precedenti ricordiamo l’appuntamento postando delle ricette che lo chef eseguirà in quello specifico evento.

Gambero Rosso Instagram

 

6. Come e se ti rapporti con la comunità dei foodblogger?

Cerchiamo di ingaggiarli soprattutto su Twitter citandoli direttamente nei post e molto spesso li invitiamo ai nostri eventi in modo da amplificare la portata della nostra comunicazione.

7. Come gestite una crisi sui social? Puoi farci qualche esempio

Nel 2013 Gambero Rosso pubblica la consueta guida Ristoranti d’Italia inserendo all’interno anche una classifica delle migliori pizzerie della Penisola. I criteri utilizzati per la valutazione, oltre alla qualità dell’impasto, la cottura e gli ingredienti sono quelli comuni anche agli altri ristoranti in guida come la cura dell’ambiente, la cortesia, l’efficienza nel servizio.

Il massimo riconoscimento (tre spicchi) viene assegnato 1 in Campania, 2 a Roma e 1 in Veneto ovviamente in tipologie di pizza diverse. Ma come spesso accade la comunicazione viene distorta e al pubblico passa il messaggio che la migliore pizza italiana è Veneta e non quella napoletana. L’argomento approda anche nei quotidiani nazionali e nei telegiornali. Fin da subito la nostra pagina Facebook viene invasa di insulti e usata come sfogo per gli utenti soprattutto napoletani. Per noi era difficile pubblicare un qualsiasi post su un qualsiasi argomento senza ricevere valanghe di minacce ed insulti.

guide Gambero rosso
Qui i nostri canali social ci hanno in primo luogo aiutato a chiarire la situazione, spiegando attraverso un post dedicato la vera situazione e i criteri utilizzati per le valutazioni. In secondo luogo la creazione di questo post ci ha permesso di spostare in luogo preciso la conversazione sull’argomento, legittimando la nostra redazione a censurare ogni altro successivo commento off topic negli altri post. In questo modo abbiamo dato agli utenti la possibilità di discutere sulla questione, a noi di chiarire la situazione ma soprattutto di non inquinare ogni nostra comunicazione di quelle settimane.

Intelligenza artificiale: David Orban e la Singolarità [RECENSIONE]

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Uscirà a fine mese la nuova fatica letteraria di David Orban, co-fondatore del Singularity Institute Europe. Noi Ninja abbiamo avuto il privilegio di avere in anteprima la versione elettronica completa di “Singolarità. Con che velocità arriverà il futuro” e siamo lieti di anticiparvi il suo contenuto.

Ci sarà un tempo in cui arriveranno intelligenze artificiali in grado di modificarsi: il tempo della Singolarità tecnologica. E l’uomo cosa dovrà fare? Il libro di David Orban prova a dare una risposta al quesito partendo da un’intervista all’illustre accademico e informatico Gianni Degli Antoni, dalla quale emerge la necessità di un’Intelligenza Artificiale (IA) che sia a disposizione di tutti.

Importante sarà l’aiuto dell’IA per il settore sanitario, senza dimenticare però l’etica la cui collocazione “andrà alla salvezza dell’uomo”.

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In ‘Singolarità’ David Orban ricostruisce la storia della tecnologia e la sua importanza, mettendo a confronto l’epoca del fuoco e dei dinosauri con quella che l’uomo vive attualmente. Importantissima per noi è la conoscenza in tutte le sue articolazioni, da Galileo Galilei fino alla scienza moderna, perché “per sopravvivere – scrive Orban – dobbiamo osservare l’ambiente che ci circonda, cercare di comprenderlo, acquisire le risorse di cui abbiamo bisogno e pianificare le nostre azioni in modo da raggiungere gli obiettivi prefissati”.

Dopo un’analisi del cambiamento esponenziale, con la Legge di Moore, il progetto di Ray Kurzweil e le curve a S, Orban arriva al capitolo clou sull’intelligenza artificiale.

L’autore ammette:

C’è speranza che, applicando le risorse e il giusto livello di sforzo e intelligenza, quando appariranno le intelligenze artificiali forti, da un lato saremo in grado di farle comportare in modo amichevole, costruendo un mondo compatibile con la vita e le aspirazioni umane; dall’altro lato, saremo anche pronti, adattati a vivere una vita fruttuosa in un mondo profondamente trasformato dalla loro presenza.”

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L’autore continua la sua analisi sull’Intelligenza Artificiale toccando poi i temi dell’internet degli oggetti, della possibilità di parlare con i computer fino all’Emotional computing affermando infine che “competenze, passioni e comunità generano valore che si può tradurre in benefici economici e sociali per tutti”.

Adattarsi, insomma, è fondamentale perchè domani dovremo capire che “le intelligenze artificiali forti siano, esse ci riconosceranno come elementi preziosi, rispetteranno noi e le nostre opinioni e condivideranno il nostro obiettivo di costruire una ricca civilizzazione globale”. Ma cosa fare dopodomani? Con l’allungamento della vita e la crionica le nostre menti cambieranno “sarà una civilizzazione ibrida di umani e intelligenze artificiali forti ad avere il compito di continuare l’avventura”.

Certamente il libro di David Orban è un utile strumento per aprire la mente ai pro e i contro dell’evoluzione umana in parallelo con l’Intelligenza artificiale. Il compito che ciascuno di noi ha, cari Guerrieri, è di avere un atteggiamento attivo, proprio come l’autore invita a fare concludendo la sua opera.

Challenge accepted? 😉

Snapchat: 7 trucchi nascosti per usarlo come nessun altro [HOW TO]

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Snapchat è una di quelle piattaforme che vengono costantemente aggiornate con nuove funzioni per migliorarne l’uso o renderlo più ingaggiante. Alcune di queste di queste, a volte, non vengono nemmeno dichiarate nei changelog degli aggiornamenti e restano nascoste in profondità come degli easter egg.

Per questo oggi abbiamo preparato 7 consigli per utilizzare Snapchat like a boss.

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Avvertenza: purtroppo alcuni di questi trucchi funzionano solo nella versione iOS dell’app

1 – Vecchie lenti

Ieri abbiamo parlato dell’arrivo delle Lenses sponsorizzate.

LEGGI ANCHE: Snapchat Lenses: arrivano i filtri anche per la pubblicità

Se non conoscete ancora la novità, eccone una spiegazione rapida: le Snapchat Lenses sono dei particolari filtri che giocano con le espressioni del viso usando un sistema di mappatura facciale. Grazie alle lenti è possibile diventare Iron Man, vomitare arcobaleni o diventare zombie. Per provarle basta tenere tenuto sul proprio viso mentre si usa la fotocamera frontale.

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L’unico inconveniente è che la piattaforma cambia le lenti disponibili quasi ogni giorno. Però c’è un trucco: se proprio si ha voglia di usare quella lente con gli occhi a cuore disponibile pochi giorni prima, basta andare nelle impostazioni del telefono, togliere data e ora automatiche e cambiare la data al giorno in cui era stato usato il filtro. (Un ulteriore consiglio: dopo aver inviato lo snap con la lente prescelta rimettete data e ora al loro posto, altrimenti le altre app vanno in tilt)

2 – Più filtri in una volta

Chi usa Snapchat da un po’ sa che prima di inviare uno snap è possibile arricchirlo con un filtro facendo uno swipe da destra. Quello che probabilmente non sa è che è possibile usarne più di uno alla volta con un semplice tocco in più: dopo aver aggiunto il primo filtro, infatti, basterà tenere un dito sullo schermo ed effettuare un altro swipe da destra per aggiungere il secondo.

3 – Doppia sicurezza

Anche Snapchat ha deciso di stare al passo con gli altri social per quando riguarda la sicurezza dell’utente: grazie alla verifica a due step, infatti, l’app non permetterà il login finché non verrà inserito un codice ricevuto via SMS. La funzione è disponibile nel menù impostazioni dell’app alla voce Verifica di accesso. È anche possibile cambiare il numero associato con l’account in caso l’app venga utilizzata da tablet o qualsiasi device senza SIM.

4 – Più testo per ogni snap

Il testo inserito davanti a ogni snap non può superare la lunghezza di una riga. O meglio: non poteva! Anche questo limite è facilmente aggirabile grazie all’app Note di iOS. Copiando un certo numero di righe vuote negli appunti e incollandole sulla banda nera dello snap, questa diventerà lunga quanto desiderate.

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5 – Travel Mode

Snapchat è una delle app che consumano più dati in assoluto: immagini e video, ma soprattutto Storie e Discover (il canale d’informazione esclusivo della piattaforma) costituiscono un mix letale per il limite di dati che spesso gli utenti devono rispettare. Per fortuna gli sviluppatori hanno deciso di offrire una soluzione a questo problema introducendo la Travel Mode, una funzione che evita il download automatico di tutti i contenuti e permette agli utenti di scaricare solo quelli che interessano davvero (basta un tocco in più). È possibile attivarlo nella sezione Servizi aggiuntivi del menù impostazioni.

6 – Filtri emoji

Se i filtri inclusi nell’app non bastano, è possibile crearne di nuovi usando le emoji dedicate agli snap. Basta ingrandirli fin quando copriranno più della superficie dello schermo per farli apparire come dei filtri nuovi e colorati. Su YouTube stanno addirittura comparendo dei tutorial che mostrano come utilizzare il trucco come maggiore creatività!

7 – Cosa significano gli emoji accanto ai nomi utente?

Questo, più che un trucco, è una risposta a una domanda che spesso si pongono gli utenti di Snapchat. Accanto al nome degli amici con cui si comunica di più, infatti, è quasi sempre presente un’emoji di cui non si conosce il significato. Ebbene, c’è una risposta anche a questa domanda, ed è nascosta anche lei nel menù impostazioni sotto Servizi aggiuntivi.

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E voi, usate Snapchat? Conoscete qualche altro trucchetto? Fatecelo sapere nei commenti!