Stelle cadenti: le reazioni della comunità Twitter all’introduzione del like

stelle cadenti

Partiamo dai fatti: come riporta TechCrunch, poche ore fa Kevin Weil di Twitter all’Open Mobile Summit di San Francisco ha rivelato un aumento del 6% del numero dei Like ad una settimana dalla comparsa dei cuoricini su Twitter.

I discorsi catastrofisti dunque non trovano riscontro nei numeri, per il momento.

L’inizio della storia è noto: Twitter ha sostituito la funzione dei preferiti,  contraddistinta dal simbolo di una stellina, con una nuova funzione, denominata “mi piace” e contraddistinta dal simbolo di un cuoricino.

Leggi anche: Twitter: addio ai preferiti, ecco i mi piace

Per gli utenti del social network è stato indubbiamente uno shock.

Da sempre abituati ad usare la funzione dei preferiti come una sorta di  “bel lavoro” o “sembra interessante, lo leggo dopo”, ora si trovano ad esprimere una strana sorta di empatia con i tweet di altri utenti, magari sconosciuti.

Parola agli esperti

La prima opinione contrastante si trova su Mashable, il 3 Novembre.

Lance Ulafoff pubblica un articolo intitolato “I have no love for Twitter hearts” in cui indica questa scelta come l’inizio della fine per Twitter, una decisione sbagliata che finirà col confondere gli utenti e diminuire le interazioni.

Il timore maggiore sembra essere rappresentato da una possibile imitazione delle dinamiche proprie di Facebook all’interno di Twitter. La stessa espressione “mi piace” è entrata ormai nell’uso comune ed è innegabilmente associata a Facebook.

I dati di Santa Claus

Un primo sondaggio interessante lo fa l’account @1DAFSanta quasi in tempo reale.

L’account satirico di Babbo Natale raccoglie ben 1483 voti e l’86% dei votanti si schiera a favore della stella. Non un plebiscito, ma poco ci manca.

Instant Marketing. Perchè no?

Nel frattempo, le aziende più attente hanno notato che sui social media parlava molto di quest’argomento e ci si sono tuffate dentro. La Barilla ad esempio ha giocato sull’assonanza tra la stellina mancante di Twitter e la famosa pastina a forma di stella, pubblicando questo tweet il 4 Novembre

Senso del decoro e spazi personali

L’account satirico @WernerTwerzog punta invece sulle implicazioni emotive di questa scelta. Nel pomeriggio del 4 Novembre scrive: ”Sono riluttante a cliccare il #TwitterHeart perché esso implica un livello di intimità che viola il mio senso del decoro e degli spazi personali”  

Bisogna conoscere il carattere del vero Werner Herzog, un regista tedesco lunatico ed introverso, per comprendere a pieno il senso di queste parole, ma bastano da sole a rappresentare una parte del pensiero comune.

Riposa in pace stellina

Carlos Latuff è un fumettista e attivista politico brasiliano, da sempre molto attivo su Twitter.   Il 4 Novembre si è preso un momento di pausa dai suoi impegni e ha dedicato un disegno alla defunta stellina.

Per ribadire il carattere autoritario della scelta, ha poi pubblicato una nuova vignetta, questa volta decisamente più esplicita.

 

La rivolta proletaria

Infine ci sono quelli che si sono autorganizzati e hanno messo in pratica un vero e proprio sabotaggio del cuoricino. @xho e @anonimoconiglio questi i nomi degli autori del piano, hanno creato un’estensione per Chrome e Firefox , chiamata “Twitter Hates <H Militant Edition” che sostituisce il cuoricino con simboli rivoluzionari come la falce e il martello e il pugno alzato. Stelle cadenti I fatti per adesso danno ragione a Twitter, tu invece cosa ne pensi? Sei pro o contro il cuoricino su Twitter?

Forza delle idee, ispirazione e connessione: di cosa ha parlato Tim Cook in Bocconi

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«Non siete solo cittadini italiani, siete cittadini del mondo e oggi potete fare sentire la vostra voce oltre ogni confine. Nessuna generazione ha avuto questa opportunità dunque usatela, alzate la voce!»

Dal più sognante «Stay hungry stay foolish» di Steve Jobs all’Università di Stanford, Tim Cook fa un passo avanti e pronuncia un imperioso «Speak up!». Nella giornata di ieri, il CEO di Apple ha presenziato alla cerimonia dell’inaugurazione dell’anno accademico 2015/20016 dell’Università Bocconi di Milano. È il suo primo intervento pubblico in Italia, il primo in una università europea e fuori dagli Stati Uniti. Come tema ha scelto “Business That Serves the Public Good”, il business al servizio del bene pubblico.

Ha introdotto l’evento Mario Monti, presidente della Bocconi «neanche per una rockstar o un campione sportivo avremmo avuto un simile intasamento del nostro sito nel giorno dell’annuncio della sua presenza qui da noi»; strappando un sorriso a Tim Cook. «Non era affatto ineluttabile che accettasse il nostro invito e siamo onorati che abbia scelto noi per prendere la prima volta la parola in Italia e in una Università fuori dagli Stati Uniti»

Tim Cook e i valori guida

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L’inizio dell’intervento è stato dedicato all’Italia.

«l’Italia è un Paese che ha sempre dimostrato grande attenzione al design e ai dettagli. Ha dimostrato che l’eccellenza vuol dire fare la cosa migliore e non per forza produrre di più. Qui con me c’è Luca Maestri, il CFO di Apple, che è molto contento di essere nel suo Paese. Vale lo stesso per me»

ma subito passa a raccontare di Apple e quali sono i valori che l’hanno guidato.

«Ho avuto la fortuna di lavorare in un’azienda che ha i miei stessi valori, che non è solo una fonte di reddito, ma vuole guidare il mondo. È il motivo per cui ci alziamo la mattina e andiamo a lavoro. Vogliamo cambiarlo attraverso i nostri prodotti, connettendo le persone e permettendo loro di condividere momenti importanti della loro vita. Vogliamo rivoluzionare il mondo con prodotti che aiutino le persone ad essere più creative e produttive. In grado di cambiare tutto»

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Un intervento in tipico stile Apple, dove Tim Cook riesce a dimostrare che non solo è riuscito ad uscire dall’ombra di Steve Jobs ma anche a conservarne i valori fondamentali, quel “Think Different” che la Mela ci ha saputo raccontare da vent’anni. Proprio la diversità per Cook è un valore in cui non solo credere, ma nel quale si esplica parte della sua vita se pensiamo al pubblico coming out di un anno fa. «Noi di Apple – dice – accogliamo tutti, senza differenze di credo, religione, orientamento sessuale. La diversità è un valore per un’azienda come Apple».

Cook si sofferma a lungo sull’importanza del lavoro di squadra. Racconta di aver incontrato, nel primo giorno alla Duke University, cinque persone con cui è in contatto ancora adesso. «Diversa provenienza, studi differenti. Capii presto che non era importante solo la competizione. Lavorando insieme, abbiamo usato le nostre differenze per diventare più forti, insieme abbiamo capito che nessuno poteva superarci».

Il messaggio ai giovani

Soltanto sul finale del suo speech Tim Cook si rivolge direttamente agli studenti della Bocconi e scandisce le parole: «speak up!».

«Spingete, andate oltre, portate più in là le frontiere. Usate la vostra voce per parlare con i diversi continenti. Il mondo è come un grande Stato, voi siete i cittadini»

Il messaggio è a tutti i giovani che ha davanti e non solo. Punta sullo sfruttamento del mondo e delle possibilità che offre, sulla possibilità di fare rete e sulla forza delle connessioni: «Se lo farete, riuscirete a creare un mondo migliore di quello che avete trovato».

Richard Allison racconta il menu perfetto di Domino's Pizza [INTERVISTA]

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Sabato 7 novembre, un’intera festa di quartiere: ecco lo scenario all’inaugurazione ufficiale del primo punto vendita in Italia di Domino’s Pizza, la seconda catena al mondo di pizzerie d’asporto, per quota di mercato globale.

Taglio del nastro ed introduzione da parte di Alessandro Lazzaroni, responsabile dello sviluppo di Domino’s Pizza Italia, e Richard Allison, presidente di Domino’s Pizza International che ci ricorda quanto per questo brand sia significativa l’apertura del primo store in Italia e questa inaugurazione miri a coinvolgere la parte più importante del successo di Domino’s Pizza: i suoi clienti.

Abbiamo rivolto alcune domande a Mr. Allison, per conoscere più da vicino il brand, le sue strategie e il suo piano di sviluppo in Italia.

Domino’s Pizza nasce nel 1960 con il nome di Dominicks; oggi arriva in Italia. Qual è stato il momento di svolta che ha permesso al brand una diffusione globale?

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Domino’s Pizza nasce nel 1960 e pochi anni dopo, nel 1965, apre i suoi primi tre punti vendita negli Stati Uniti, gli stessi che sono rappresentati dai tre puntini nel logo. Circa 24 anni dopo, agli inizi degli anni ’80, il brand inizia ad aprirsi al mercato internazionale con il primo negozio in Canada.

Proseguendo con alcune date che hanno segnato il percorso di diffusione internazionale di Domino’s Pizza, abbiamo il 2012, anno in cui lo sviluppo internazionale ha superato quello nazionale americano, fino al 2015 in cui i punti vendita internazionali sono 7.000, vale a dire 2.000 in più di quelli negli Stati Uniti.

Siamo il brand che ad oggi cresce maggiormente nel panorama internazionale con quasi 12.000 punti vendita in 80 Paesi del mondo.

Non solo pizza, ma pasta, panini e molti altri prodotti. Quali sono i piani per l’Italia? Prevedete un’attenzione particolare ai prodotti tipici locali?

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Ad ogni Paese il suo menu.

Ogni qualvolta decidiamo di aprire un nuovo punto vendita, oltre a studiarne il panorama locale e progettare la strategia di sbarco, ci concentriamo sull’analisi dei prodotti tipici locali e sulla ricerca di fornitori di materie prime locali; questo ci permette di creare un menu su misura, costruito in base al mercato e personalizzato sulle richieste dei clienti.

In Italia, Domino’s Pizza, ha fin da subito privilegiato la scelta di ingredienti 100% Made in Italy per la sua pizza “very Italian”, includendo anche tutti quegli ingredienti tipici come la Mozzarella di Bufala o il Prosciutto di Parma.

Il menu che stiamo pensando è all’insegna dell’italianità, una vasta scelta di prodotti, oltre alla tipica Domino’s Pizza, che sarà impossibile ritrovare fuori dai confini nazionali.

Come è possibile costruire un’unica filosofia di impresa quando si è presenti in oltre 80 mercati?

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Puntare sul team building e sul portare la cultura del brand in ogni mercato sono le due chiavi del successo di Domino’s Pizza.

Il segreto sta nella squadra, ogni membro dello staff è un “Domino’s Cheer” che con passione ed entusiasmo si mette al servizio del cliente coinvolgendolo e trasmettendogli la filosofia di Domino’s Pizza.

Noi come Domino’s Pizza ci poniamo l’obiettivo di mantenere e diffondere un’unica cultura aziendale, puntando però su un team locale, formato da giovani, scelti tra quelli più entusiasti e solari, in grado di plasmare la brand culture sul panorama locale, senza però perdere di vista i valori principali che caratterizzano Domino’s Pizza e che vogliamo rimangano ben evidenti in ogni punto vendita che apriamo, sia esso di proprietà che in franchising.

Il sistema Pizza Profile sarà accessibile anche in Italia? Sarà determinante nella prospettiva di sostituirsi alla pizzeria di quartiere?

Certo, il Pizza Profile sarà abilitato presto anche in Italia essendo uno dei pilastri che caratterizzano l’innovazione e la tecnologia che Domino’s Pizza porterà anche nel Bel Paese.

Pizza Profile è uno strumento importante che abbiamo a disposizione per competere sul mercato italiano, in quanto offriamo ai clienti la possibilità di ordinare la loro pizza preferita direttamente dallo smartphone: negli altri mercati in cui siamo presenti con un punto vendita, più del 50% degli ordini arrivano dal digitale e non vogliamo che questa possibilità sia da meno in Italia.

Ad oggi il profilo che un cliente di Domino’s Pizza ha creato non funziona “crosscountry”, ossia se il profilo è stato creato in Italia questo non funzionerà all’estero, ma non è detto che non lo sarà mai, potrebbe diventare internazionale, in futuro…

LEGGI ANCHE: Alessandro Lazzaroni e la sfida di Domino’s Pizza in Italia [INTERVISTA]

Come vi state preparando alla agguerrita concorrenza italiana? Un allenamento alla Rocky a base di farina e pomodoro?

Storia, tecnologia e prodotto il menu perfetto di Domino's Pizza [INTERVISTA]

Ogni negozio che apriamo è speciale, ma questo è particolarmente speciale nella storia di Domino’s Pizza, una mossa audace quella di portare la pizza in Italia, ma una scelta in cui crediamo fermamente.

In Italia ci sono e ci saranno centinaia di pizzerie che noi rispettiamo ed ammiriamo sia per il modo con cui conducono la gestione del locale, sia per il loro rapporto con i clienti. Domino’s Pizza si pone in competizione con loro per quanto riguarda un buon prodotto, fatto con ingredienti completamente italiani e un servizio di consegna innovativo, con la promessa di avere una pizza calda e in tavola in 30 minuti. Domino’s Pizza, infatti, ti consegna la pizza alla porta di casa, non semplicemente al citofono in strada.

L’impiego della tecnologia digitale permette di ordinare direttamente dallo smartphone con un sms o un tweet, mentre la cura del punto vendita crea uno spazio piacevole in cui presentarsi per ordinare il prodotto, potendo consumarlo direttamente lì. Uno spazio per tutta la famiglia marchiato Domino’s Pizza.

Domino’s mette a disposizione dei clienti un’offerta completa e competitiva per varietà di prodotti e prezzi bassi. Ci saranno sempre centinaia di pizzerie in Italia e non ci preoccupa, anzi, questa è una delle cose che apprezziamo di più di questo Paese.

Lo scorso 7 novembre l’inaugurazione del primo punto vendita in Italia, ora un piano di aperture per il 2016, il primo passo verso uno sviluppo tutto italiano di Domino’s Pizza, tra negozi di proprietà e negozi in franchising, in cui gli ingredienti italiani, la tecnologia e il team giusto sono i fattori di sviluppo.

5 consigli preziosi per acquistare i videogiochi preferiti senza spendere una fortuna

L’hobby per i videogiochi può essere molto costoso: i prezzi delle console si aggirano intorno ai 400 euro, un laptop da gaming può costare ancora di più, e i nuovi titoli, prezzati 60 euro, pesano sul bilancio di fine anno. E non poco. Infatti, non è così difficile spendere più di 1000 euro in un anno da gamer – parola di giovane nerd.

Scommetto che ti trovi in una situazione analoga. Non temere, però, per coltivare questa passione, infatti, non devi rapinare una banca o un ufficio postale. Basta usare un pizzico di strategia d’acquisto, e risparmierai centinaia di euro, lasciandoti la possibilità di spenderli in qualcosa di più importante – o perché no, per qualche gioco in più.

Di seguito, 5 consigli che ti permetteranno di nutrirti, vestirti, uscire con i tuoi amici in real life, e giocare all’ultimo Assassin’s Creed. In una parola: risparmiare.

1. Compra (e vendi) giochi usati

Ok, è abbastanza ovvio, ma può fare davvero la differenza – se tu stai comprando un titolo recente, puoi risparmiare dai 10 ai 20 euro. Se, invece, cerchi qualcosa di più datato, il risparmio sarà ancora maggiore. Su Ebay o Amazon, puoi trovare titoli per PS4 o Xbox One a 15 o 20 euro. Basta avere la pazienza di cercare, come fai tra gli scaffali di GameStop. Vorrei consigliarti anche Craiglist, ma non funziona benissimo in Italia. Vale comunque la pena dargli un’occhiata.

Naturalmente, come già accennato, questa pratica richiede molta pazienza. I titoli di nuova uscita non arrivano molto velocemente nel mercato dell’usato, e può volerci tempo prima di trovarli ad un prezzo ragionevole. Ma la tua pazienza sarà ricompensata da un considerevole risparmio. È dura, ma ne vale la pena!

giochi usati ebay

Dopo che avrai acquistato e giocato abbastanza un videogioco usato, sarebbe una buona idea venderlo a qualcun’altro – non solo ti farà tornare qualche euro in tasca, ma contribuirai al mercato dell’usato. Aiuterai altre persone come te, a risparmiare per il loro hobby.

Per vendere, potresti utilizzare le stesse piattaforme dove hai acquistato i tuoi titoli usati. Magari non riprenderai indietro tutti i soldi, ma sarà comunque meglio che lasciare quel gioco completato al 100% sullo scaffale, a prendere polvere.

2. Acquista i bundles

Il mercato dei bundle (dall’inglese, “vendere insieme”) strizza l’occhio maggiormente ai possessori di PC, ma non è raro trovare occasioni anche per le console. Humble Bundles è un ottimo esempio di come sfruttare offerte simili. Il sito offre un modello “paga-quello-che-vuoi“. Con un singolo dollaro ti porterai a casa svariati titoli, naturalmente, in formato digitale. Inoltre, potrai scegliere di supportare una causa con il tuo acquisto. Cosa chiedi di più? Risparmio e buona azione dell’anno (che potranno essere mensili come le offerte di Humble Bundles) in un’unica soluzione. Da avere nei preferiti del tuo browser.

Un altro modo per controllare eventuali bundle è consultare, periodicamente, il canale di reddit dedicato alle offerte relative ai videogiochi. Tra un link e l’altro, incuriosito da una raccolta indie a 2 dollari, puoi imbatterti in un annuncio di un rivenditore specializzato e trovare una Xbox One a un prezzo imbattibile.

3. Cerca le offerte

Se sai dove cercare, puoi trovare offerte davvero vantaggiose. Siti come Cheap Ass Gamer, Daily Game Deals, e /r/GameDeals tracciano gli sconti applicati dai principali negozi online sui videogiochi. Da tenere sott’occhio c’è Kotaku – include sconti su altre categorie di prodotto legate alla tecnologia, ma puoi trovare anche offerte legate al mondo dei videogiochi.

Se utilizzi Steam, sai benissimo cosa significa acquistare durante i saldi estivi o natalizi, ad esempio. Il mio consiglio in questi casi è quello di compilare un’attenta lista dei desideri – grazie Steam per questa feature! – e attendere la mail contentente quel numero magico, accompagnato da una percentuale graziata e quasi sensuale. Sì, sto parlando dello sconto applicato50%, 75% o un rumoroso 95% sono scenari possibili che hanno contribuito alla crescita esponenziale di Steam.

Ma Steam non è l’unico sito per acquistare giochi in offerta. Good Old Games è un’alternativa al colosso statunitense. E non dimenticare IsThereAnyDeal.com, dove puoi trovare le offerte su qualsiasi gioco o console tu stia cercando.

4. Sfrutta la membership per avere giochi gratis

Sia PS Plus che Xbox Live Gold offrono giochi gratis ogni mese con il servizio di abbonamento, che probabilmente avrai fatto per giocare online. Cerca di non perderti offerte strada facendo e controlla ogni mese se c’è qualcosa di appetibile. Raramente troverai giochi recentissimi, ma è pur sempre denaro risparmiato, oltre a essere un modo per ampliare la tua raccolta. Questo abbonamento, inoltre, offre spesso sconti sui giochi a prezzo pieno. Insomma, sfrutta la tua membership e Gotta catch’em all!

5. Scambia i tuoi vecchi videogiochi

Quando hai finito con un gioco – e intendo proprio averlo consumato – puoi venderlo, è vero. Ma se lo scambiassi per qualcos’altro? Questo è quello che offrono siti come Play ‘N’ Swap o 99Gamers. Quest’ultimo, in particolare, potrebbe aiutarti a disfarti di tutte quelle carte Magic o di un vecchio Nintendo DS. Vale la pena, anche in questo caso, dare uno sguardo e salvare nei preferiti.

Solitamente questi portali funzionano tramite valuta virtuale, e le spese di spedizione sono gratuite. Una sorta di mercatino del baratto dove poter rinnovare la tua libreria dedicata ai videogiochi.

Oppure, puoi fare alla vecchia maniera: scambiare i giochi con i tuoi amici. Io così ho potuto giocare e finire tutti gli Assassin’s Creed, i vari Call Of Duty e decine di videogiochi su Star Wars. Viceversa, avrei dovuto spendere un patrimonio!

Più risparmi, più giochi

Bene, a questo punto sono curioso di sapere come spenderai le centinaia di euro, che risparmierai seguendo questi consigli. Anche se, forse, una mezza idea l’avrei. Più videogiochi, che domande!

Queste sono le pratiche che metto in atto per non svenarmi annualmente dietro il mercato videoludico. Tu, invece, hai consigli da darmi? Scrivi nei commenti.

Digital Warriors: i protagonisti dell’evento targato Ninja Marketing

Digital Warriors: i protagonisti dell’evento targato Ninja Marketing

Sabato 28 novembre, dalle 9:30 alle 13:00 al Copernico Milano, Ninja Marketing e Ninja Academy riuniranno i principali esponenti della digital industry italiana per una mattinata di formazione gratuita dedicata ad innovatori, manager, social media lovers ed appassionati del digitale, insomma a tutti i Digital Warriors che vogliono aggiornarsi e fare il punto della situazione su trend, tool, professioni e tecniche.

Iscriviti qui all’evento gratuito “Digital Warriors. Tecniche di combattimento pacifiche per Ninja del Marketing”

Segui l’evento anche su Facebook per avere update e contenuti extra!

I protagonisti

Quando si parla di formazione, non possono mancare i docenti di Ninja Academy, che ogni anno partecipano a corsi online e in house per aiutare i nostri Guerrieri ad aggiornare le proprie competenze in tema di digital marketing. Saranno dei nostri: Luca La MesaSimone Tornabene, Orazio SpotoFilippo GiottoEdoardo ScognamiglioMatteo G.P. FloraClaudio GagliardiniAndrea Fontana e Francesco Gavatorta.

digital warriors

Giulio Xhaet, co-founder di Made in Digital e autore per Hoepli del volume Le nuove professioni del Web, parlerà di professioni e competenze del digitale.

Digital Warriors: i protagonisti dell’evento targato Ninja Marketing

Roberto Ascione, CEO Healthware International, Eugenio Pezone, Marketing Editor Ninja Marketing, ed Alberto Maestri, Digital Editor Ninja Marketing, si confronteranno su bisogni e desideri del consumatore digitale.

Digital Warriors: i protagonisti dell’evento targato Ninja Marketing

Non possono mancare gli esponenti dell’Advisory Council di Ninja Academy, composto da esponenti di spicco della industry digitale. Parteciperanno alla tavola rotonda sul Digital Marketing: Francesco Gagliardi di Google; Ilaria Potito di TIM #WCAP; Marco Agosti di Tiscali, Enrico Quaroni di Rocket Fuel, Antonella La Carpia di Teads e Vito Flavio Lorusso di Microsoft.

Digital Warriors: i protagonisti dell’evento targato Ninja Marketing

Gianluca Lisi, co-Founder CREATE! Group, Giosè Milli, brand Manager Istituto Hoffman e Luigi Centenaro, founder PersonalBrandingCanvas.com ci parleranno delle tecniche per il Professional Empowerment.

Digital Warriors: i protagonisti dell’evento targato Ninja Marketing

Vieni a conoscere il clan!

All’evento potrai conoscere anche editor e contributor di Ninja Marketing: un’occasione unica per chiacchierare con coloro che ogni giorno lavorano per proporti le notizie più fresche e le strategie più innovative.

Iscriviti per prenotare il tuo posto

L’evento “Digital Warriors. Tecniche di combattimento pacifiche per Ninja del Marketing” è gratuito, per partecipare bisogna iscriversi sul sito di Ninja Academy. I posti in aula sono limitati, quindi ti consigliamo di prenotare il tuo posto e di arrivare presto!

Sai come funziona l'algoritmo di Facebook?

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 Ogni giorno un utente si sveglia e scrolla il suo news feed di Facebook entrando in contatto con la maggior parte dei contenuti di cui poi è fruitore. Per raggiungere quell’utente, ogni giorno un social media manager si sveglia e cerca di sfidare una delle entità più misteriose del web: l’algoritmo di Facebook. Ogni martedì, invece, venti ingegneri si incontrano al quartier generale di Facebook per rendere questo mistero sempre più complicato.
La sezione notizie non è solo l’epicentro di Facebook ma rappresenta una delle manifestazioni più visibili della politica sui contenuti, oscillando tra la tutela degli utenti verso una comunicazione commerciale aggressiva e la creazione di sempre nuove opportunità per i professionisti. Al centro di tutto un algoritmo che per anni è stato il risultato di automatizzazioni che tracciavano le azioni degli utenti per servirgli i post che potevano maggiormente coinvolgerli. Nel corso del tempo molti elementi umani sono stati introdotti – come la funzione ‘see first’ – e in futuro anche l’intelligenza artificiale sarà utilizzata nel meccanismo di selezione. Ma andiamo con ordine.
Quando nel 2006, a due anni dalla sua fondazione, Facebook annunciò la nascita del news feed – inizialmente la piattaforma era un elenco di profili – le prime selezioni erano basate su un meccanismo piuttosto semplice: a ogni formato era assegnato un punteggio (ad esempio 5 per le foto, o 1 aderendo a un gruppo) che veniva poi moltiplicato per il numero di amici coinvolti nell’azione. Nel 2011 questa formula, chiamata Edge Rank, venne ulteriormente perfezionata adattandosi al comportamento degli utenti, privilegiando il tipo di contenuto verso il quale l’utente mostra l’apprezzamento attraverso il tasto ‘mi piace’ introdotto nel 2009.
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Oggi la crescita esponenziale dei contenuti disponibili, circa 1500 al giorno di cui solo 300 visualizzati, ha determinato l’assunzione di nuove metriche per la costruzione della sezione notizie. La prima, certamente, è la più ovvia: il legame con una persona determinato da quanto spesso interagiamo con i suoi post, scriviamo sul suo profilo o parliamo attraverso messanger. Il tipo di contenuto resta un fattore importante, anche se probabilmente la concorrenza con YouTube ha recentemente privilegiato i video, così come un argomento con moltissimo coinvolgimento verrà mostrato per più tempo e a più persone.
 Altri fattori invece sono meno intuitivi, ad esempio accedendo da mobile con una connessione lenta determina meno visualizzazioni video mentre mettere like a un articolo dopo che si è cliccato sul link ne aumenta la visibilità – presumendo che il pezzo sia piaciuto – così come congratularsi nei commenti a un post indica un evento importante e conseguentemente otterrà una spinta maggiore. Mentre a giugno di quest’anno  il tempo speso leggendo un post è stato introdotto come fattore positivo dell’algoritmo.
Attualmente Facebook sta lavorando a un sistema di intelligenza artificiale che sarà in grado di riconoscere gli elementi contenuti nelle foto, una novità che sicuramente avrà un primo impatto in termini di accessibilità ma farà anche in modo che “le persone ottengano le informazioni che vogliono e passino il loro tempo sulle cose di cui hanno bisogno” come ha recentemente dichiarato Mike Schroepfer, capo del dipartimento tecnologie di Facebook.
Insomma il mistero sembra molto lontano dall’essere completamente risolto, anche se la pratica quotidiana e il posizionamento dei social di Zuckerberg rispetto ai propri competitor suggeriscono la strada migliore che di volta in volta può essere intrapresa per scalare la vetta del news feed. Tu hai notato qualcosa in particolare? Che idea ti sei fatto? Scrivicelo nei commenti!

Notify: in arrivo la nuova app firmata Facebook

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Facebook, aggiornamento dopo aggiornamento, personalizza sempre di più l’esperienza dell’utente, sviluppando feature all’avanguardia per rispondere alle nuove esigenze.

L’ultima novità, però, non riguarda il social network, ma una sua indipendente applicazione: Notify.

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Ancora non è stata rilasciata alcuna nota ufficiale da Menlo Park, ma l’applicazione dovrebbe essere lanciata a giorni negli USA.

Cos’è Notify?

Notify è un aggregatore di notizie tradizionali che consentirà di leggere news di testate diverse dalla stessa applicazione, ma anche di commentarle e condividerle. Il tutto grazie a Istant Articles, il sistema lanciato nel maggio scorso che permette da mobile di interagire con articoli e video senza dover uscire dall’applicazione di Facebook, rendendo più rapido e pratico l’accesso alle informazioni.

Un gran risparmio di tempo e simbolo dell’indipendenza che le app si stanno ritagliando dal web.

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Molti gli interessati che già al momento del lancio riempiranno l’app di contenuti: Vogue, Washington Post, CBS, New York Times, Spiegel, Bild, BBC, Mashable, CNN, Comedy Central e Billboard. Ce ne sarà per tutti i gusti.

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Notify darà quindi la possibilità di iscriversi ai canali dei magazine, detti Station, e permetterà di ricevere, tramite notifiche, le notizie che più interessano l’utente in tempo reale.

Questo cambierà il modo di interagire con le informazioni e con le riviste online, che potranno beneficiare della visibilità che offre Facebook – più di 1, 5 miliardi di iscritti.

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Gli utenti, oltre il risparmio di tempo, avranno la possibilità di conoscere nuovi magazine che si occupano dei loro topic preferiti, confrontarsi con altri appassionati e non perdersi nemmeno una breaking news sul tema.

Ogni novità a portata di smartphone.

Questa operazione punta a trasformare la company di Zuckemberg da luogo in cui si dibattono opinioni, a luogo in cui si discute di notizie, senza nemmeno compiere lo sforzo di uscire dalla nuova applicazione.

Cosa ha spinto Facebook a creare questo tipo di app?

Probabilmente fare concorrenza a Twitter, che recentemente ha lanciato Moments: un servizio che dà la possibilità di accedere ai contenuti testuali e video in un formato diverso da quello a cui siamo abituati dal social network, una storia multimediale nata dalla combinazione di tweet e video degli utenti, per approfondire le informazioni.

Nel business delle informazioni, però, i competitor sono tanti e sempre più agguerriti. Da Snapchat e la sua modalità Discover, a Apple che ha lanciato a settembre un nuovo aggregatore di news.

Senza dimenticare Google, che ha stretto accordi con molti editori per il lancio di  Accelerator Mobile Pages: una feature che consente il caricamento istantaneo delle news, dei video e delle grafiche nei dispositivi mobile – anche la pubblicità si caricherà immediatamente.

Non vedi l’ora anche tu di conoscere Notify? Quale servizio di news userai?

Aspettando Star Wars: 5 app per ingannare l'attesa

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“Tanto tempo fa, in una galassia lontana, lontana…”, queste le parole con cui George Lucas, nel 1977, presentava Guerre Stellari, un prodotto che lo ha reso famoso in tutto il mondo. Oggi a 38 anni di distanza i fan di Star Wars,  diventati ormai adulti, attendono con ansia il 16 dicembre, giorno in cui Episodio VII- Il risveglio della Forza debutterà nelle sale cinematografiche.

LEGGI ANCHE: Serie TV, le top app Android per i telefilm addicted

Come far volare questo periodo di attesa? Scaricando una delle seguenti app di giochi a tema Star Wars. Sono tutte gratuite e disponibili per dispositivi Android, iOS e Windows Phone. Che cosa aspetti, che la guerra abbia di nuovo inizio.

Star Wars (Android / iOS)

Con l’applicazione ufficiale di Star Wars, giochi e sei sempre aggiornato sulle ultime notizie dalla galassia. Ricevi le notifiche in tempo reale su annunci importanti, quali trailer o notizie sul film; accedi a contenuti esclusivi, come i video del “dietro le quinte”; scatta e condividi su i tuoi social un selfie con i costumi e le ambientazioni riprese dal film; ottieni le previsioni meteo a tema Star Wars, con disegni ed effetti speciali; impugna la spada laser e testa le tue abilità; accedi con il tuo ID Star Wars e unisciti alla community: scegli un avatar, crea il tuo username e costruisci un profilo connesso; con un timer sempre attivo, fai il conto alla rovescia per le uscite più importanti, come il tanto atteso Episodio VII- Il Risveglio della Forza e molto altro ancora.

Star Wars: Uprising (Android / iOS)

Star Wars: Uprising è il primo gioco per dispositivi mobile ambientato nell’universo Star Wars tra l’Episodio VI – Il Ritorno dello Jedi e l’Episodio VII – Il Risveglio della Forza. Crea il tuo personaggio, scegliendo: nome, cognome, sesso, taglio di capelli, fisionomia e colore della pelle. La personalizzazione non si esaurisce qui perché, salendo di livello, il tuo personaggio cambierà anche in base all’attrezzatura e alle abilità acquisite. Adesso sei pronto ad unirti ai giocatori di tutto il mondo e a combattere battaglie all’ultimo sangue contro l’Impero. La galassia ha bisogno di un nuovo eroe. E se fossi proprio tu?

Waiting for Star Wars: 5 app per ingannare l’attesa

Star Wars: Commander – Worlds in Conflict (Android / iOS / Windows Phone)

La Guerra Galattica è scoppiata. Ti schiererai con l’Alleanza Ribelle o con l’Impero Galattico? Addestra le tue truppe e partecipa alla battaglia, costruisci le unità e veicoli con potenziamenti multipli e difendi la tua base dalle forze nemiche, combattendo in diversi mondi dell’universo Star Wars. Man mano che completi le missioni avrai accesso al livello successivo e potrai rendere sempre più forte la tua squadra, unendo amici e alleati.

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Lego Star Wars: The Complete Saga (Android / iOS)

Più di centoventi personaggi (tra i quali Luke Skywalker, Darth Vader, Han Solo e molti altri) accompagnati da ben trentasei livelli da superare (la saga completa). Finalmente i mattoncini Lego sono sbarcati nella Galassia per offrirti un’esperienza senza precedenti. L’app è ottimizzata per i seguenti dispositivi: Galaxy S3, Galaxy S4, Galaxy S5, Galaxy Note 2, Galaxy Note 10.1, Nexus 4, Nexus 7, Nexus 10, HTC One, LG G Pad 8.3, Xperia Z e Xperia Tablet Z. Trattandosi di un gioco che non fa sconti in termini di contenuti, l’applicazione necessita di 1,44 GB di spazio. È inoltre consigliabile riavviare il dispositivo dopo l’istallazione, per evitare problemi di stabilità.

Waiting for Star Wars: 5 app per ingannare l'attesa

Angry Birds Star Wars II (Android / iOS / Windows Phone)

Dopo le battaglie epiche in Angry Birds Star Wars, il gioco torna con un sequel Angry Birds Star Wars II e tante novità. La battaglia da combattere è sempre quella tra il bene e il male ma sarai tu a scegliere da quale parte schierarti. L’applicazione è fedele alla Saga per ambientazione, musica, personaggi, spade laser, pistole e persino missili utilizzati per sconfiggere il nemico. Come con tutti i giochi Angry Birds, anche questo è estremamente facile da utilizzare. Clicca sul personaggio, tira indietro la fionda, mira e rilascia per colpire i tuoi nemici. Inoltre, ogni personaggio è dotato di alcune caratteristiche distintive, come il modo di usare la forza per abbattere i blocchi, i razzi fuoco e la possibilità di rimbalzare nelle pareti. Se sei un fan di Star Wars e ti sei divertito a giocare ad Angry Birds, questa è l’applicazione che fa al caso tuo.

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Se dopo aver letto l’articolo stai ancora contando le ore che mancano all’uscita del celebre film, armarti di smartphone o tablet e scarica l’applicazione che più ti si addice. A  noi non resta che augurarti: che la forza sia con te!

Il Social Media Manager di Gianni Morandi? Ecco 5 indiziati (se esiste)

Gianni Morandi e i social network sono sempre andati a braccetto. Invece, oggi, il “fattaccio”: il suo account Instagram pubblica una foto con una nota tipica tra Social Media Manager.

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“Mettila alle 13 o 14”: sembra proprio un’indicazione di piano editoriale, data a/da un social media manager.

Ad attirare l’attenzione sulla questione ci ha pensato Selvaggia Lucarelli, sempre pronta dalla sua pagina Facebook a polarizzare l’interesse.


Sappiamo che Gianni ha già dichiarato che è Anna l’unica collaboratrice che lo aiuta a gestire i suoi canali social, ma noi pensiamo ancora che possa esserci lo zampino di qualche professionista. Noi rilanciamo cinque ipotesi: chissà se magari, fra queste, ci sia quella giusta? 😉

BCube

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Sono stati definiti i social media manager più bravi d’Italia, grazie allo splendido lavoro fatto con Ceres.
Potrebbero esserci i ragazzi di BCube dietro agli “abbracci” e alle risposte pacate del Gianni Morandi che abbiamo conosciuto su Facebook e sugli altri social network? Si dovrebbero controllare post e foto di Gianni a tema birra per carpire qualche indizio in più!

LEGGI ANCHE: Ceres: tutto quello che avreste voluto chiedere ai loro Social Media Manager [INTERVISTA]

Ogilvy & Mather


Insieme a Ceres, la miglior creatività premiata agli Italian Festival Gran Prix è stata quella di Wind, pensata da Ogilvy & Mather.
Per costruire un personaggio, il Gianni Morandi dei social network, di creatività ne serviva parecchia.
Che ci sia proprio una delle più grandi agenzie al mondo, dietro al mito?

LEGGI ANCHE: All’Italians Festival trionfano Cères e Wind premiate dall’ADCI

Yam112003

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Un’agenzia già affermata nel panorama digital, conosciuta fra l’altro per aver supportato altri artisti dello showbiz italiano come Aldo, Giovanni e Giacomo.
L’idea di Yam112003 non sembra azzardata: Gianni Morandi avrebbe potuto seguire soltanto le orme di altri “colleghi”, famosi in egual misura ma di altro settore. La possibilità che a inventarsi la formula “un abbraccio” come formula di commiato per i fan rissosi sia farina del sacco di Manfredi Perrone e del suo team c’è e le voci circolano da un po’.

I Fantastici 4

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La Marvel fa fumetti. Magari ha deciso di aprire una business unit nuova, che si dia alla comunicazione. O magari, semplicemente, ha deciso di supportare il possibile quinto Fantastico, Gianni Morandi appunto. Certo è che per essere sul pezzo sempre, ovunque e comunque, con la pazienza di Giobbe e la gentilezza del maggiordomo Alfred, Gianni Morandi un po’ supereroe lo è. E considerando che per gestire bene un social network uno talvolta non basta, ecco che di supereroi ne possono servire di più!

Mourinho

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La più classica delle teorie complottistiche. E se lo Special One abbia deciso, nel tempo libero, di riversare tutta la tensione accumulata in anni di partite di calcio giocate sui nervi sempre ai 1000/h in un esperimento? Aiutare un noto cantautore italiano a diventare simbolo di pacatezza.
Lo yin e lo yang, si direbbe: l’alfa e l’omega nel modo di comunicare.
Ci sarebbe anche la scusa per i risultati scadenti del Chelsea: “Abramovic, scusati, ma mi son fatto prender la mano e ho lavorato troppo su Instagram e poco sulle diagonali in difesa”.
Certo, Mourinho è uno dei migliori e probabilmente saprebbe anche far questo.

Scherzi a parte, l’idea – ormai, forse, certezza – che Gianni Morandi sia stato supportato in tutto questo tempo ci lascia incuriositi. Se veramente con lui ha lavorato un’agenzia, è ovvio che il lavoro fatto sia stato eccelso. Così come è altrettanto ovvio che, d’ora in avanti, il “mito” degli abbracci e della pacatezza risulterà diverso, perché proprio dell’autenticità ne traeva la sua forza.

Gianni Morandi, infatti, sembra essere in una situazione paradossale: cosa potrà fare, ora, per far ricredere quei fan acquisiti con le foto di Anna, delusi dal suo esser stato, per certi versi, artificioso?

Se fra le prime tre agenzie qui proposte c’è la “consulente” del cantautore, beh: intanto complimenti per il lavoro svolto fino ad oggi.
In seconda battuta, se volete, siamo qui per una bella intervista sul tema.

eCommerce e storytelling: come raccontare il tuo prodotto online

Ecommerce e storytelling come raccontare il tuo prodotto online

Costruire un eCommerce di successo in un contesto così competitivo come l’online oggi richiede più di un sito web attraente, una vetrina-prodotto piacevole e di facile usabilità. Un cliente che raggiunge il carrello spesso lo fa dopo aver incontrato più volte il tuo brand, in un percorso fatto di fermate, bivi e deviazioni. Per questo diventa importantissimo il rapporto tra eCommerce e storytelling.

Se in passato gli utenti seguivano un percorso lineare per i loro acquisti, oggi si è decisamente passati al fatidico ZMOT. Ma oltre lo Zero Moment of Truth, i consumatori sono abituati a confrontarsi con le aziende in un ambiente multicanale, su più piattaforme. Il cliente passivo è solo una figura leggendaria del passato, e oggi la narrazione di brand diventa vitale per distinguersi in un mercato affollato.

Ecommerce e storytelling, ottimizza la tua affinità col cliente

Ecommerce e storytelling come raccontare il tuo prodotto online

Molti retailers online fanno l’errore di concentrarsi solo sulla funzionalità dello shop online. Magazzino sempre aggiornato, transazioni sicure, prezzi competitivi, promozioni convenienti e consegna rapida sono certamente tutti aspetti fondamentali per il successo del tuo eCommerce, ma non dimenticare l’importanza di creare un legame emotivo con i clienti, perché è questo l’aspetto che ti permetterà di raggiungere i veri obiettivi di vendita dell’azienda.

LEGGI ANCHE: Tre domande sullo storytelling ad Alessandro Baricco [INTERVISTA]

Legare il tuo marchio all’aspetto emozionale dell’acquisto è una sfida per molti rivenditori del web, in particolare quando i prodotti in vendita non lasciano troppo spazio alla fantasia. Immagina di dover vendere attrezzi elettrici. Riusciresti a narrare i tuoi prodotti, o ti concentreresti solo sulla fase finale del viaggio del cliente, vale a dire “buy, bye”?

Che tipo di narrazione vuole il tuo cliente?

Ecommerce e storytelling come raccontare il tuo prodotto online

La risposta spesso sta proprio nelle abitudini di acquisto e nelle preferenze, che vanno per questo esaminate e valutate.

Per tornare all’esempio degli attrezzi da elettricista, probabilmente a prima vista potrebbe non esserci nulla di particolarmente esaltante in una pinza o in un paio di forbici da elettricista, ma quando si ascoltano con attenzione i propri clienti, l’opportunità per la narrazione emerge sempre.

Un cliente ad esempio può scegliere un certo tipo di pinza perché è lo stesso che usava con il padre quando era bambino. Un altro acquirente, invece, potrebbe essere un aspirante elettricista che ha appena iniziato la sua attività e vive per questo ogni acquisto con un entusiasmo differente.

Ascolta con attenzione i tuoi clienti e scopri le loro motivazioni, paure e aspirazioni. Allineando il tuo marchio con le emozioni che spingono i clienti, potrai trovare il giusto legame affettivo per collegare i tuoi prodotti con la loro vita.

Varia il tuo approccio e concentrati sull’autenticità

Ecommerce e storytelling come raccontare il tuo prodotto online

Un buon narratore deve saper variare il suo approccio per mantenere il pubblico attento e impegnato. Non basta rimasticare la stessa storia più e più volte. Anzi, questo può addirittura essere controproducente, causando una perdita di credibilità per il tuo brand.

L’autenticità dovrebbe essere il tuo obiettivo principale in ogni fase della tua narrazione, ancor più che seguire una tendenza o una moda. I contenuti infatti sono produttivi solo quando vi è una ricompensa finale per  il tuo pubblico, vale a dire che la tua storia deve essere rilevante, interessante, informativa o divertente.

Quando programmi i tuoi contenuti, guarda ogni storia attraverso gli occhi dei tuoi clienti e valutane la qualità. C’è un vantaggio per chi ti ascolta? O si tratta di una semplice ripetizione della qualità e dalla storia dei tuoi prodotti? La tua storia è rilevante, interessante e autentica? I clienti ormai sono molto consapevoli e riconoscono subito i brand interessati solo alla vendita e la maggior parte delle volte li evitano.

Le aziende che invece offrono un reale valore, in cambio di un momento di attenzione del cliente, forniscono un buon motivo per tornare, ed è qui che l’autenticità fa la differenza.

eCommerce e storytelling: mostra, non raccontare

Ecommerce storytelling

Storytelling sì, ma senza parlare a vanvera o subissare i tuoi clienti con lunghissimi racconti sulla storia della tua azienda. Guardando ai brand di successo è facile capire che la narrazione non è una semplice tattica di marketing, ma è alla base di ogni comunicazione.

Non fermarti nel tentativo di raccontare al mondo quanto sei bravo e quanto sei fantastico, o di quanto tu sia affermato in un certo mercato. Così non crei una vera relazione con il consumatore, ma rischi di annoiarlo e allontanarlo.

LEGGI ANCHE: Comprare in negozio con i vantaggi dell’online? Ecco Papèm [INTERVISTA]

I marchi che hanno fatto della narrazione il loro successo non dicono alla gente quanto siano meravigliosi i loro prodotti e i loro servizi. Li mostrano. Dimostrano una comprensione dei veri problemi del cliente e fanno emergere il modo in cui i loro prodotti possano aiutare a risolverli.

Ogni tipo di comunicazione – visiva, sonora e scritta – dovrebbe rendere chiaro in che modo i tuoi prodotti arricchiscono la vita delle persone, aiutandole a superare le sfide di ogni giorno.

Nessuna bacchetta magica, ma tanto esercizio

Ecommerce e storytelling come raccontare il tuo prodotto online

Una buona narrazione non è una abilità che si apprende dalla sera alla mattina. Per questo devi scoprire giorno per giorno cosa funziona e cosa no per il tuo eCommerce, testando diversi tipi di contenuto, analizzando i risultati e seguendo i mutevoli interessi dei consumatori.

Lo abbiamo già ripetuto mille volte, i brand che sfruttano la potenza della narrazione nel modo giusto godono di un ritorno concreto in termini di vendite, ma come fare in concreto a comunicare il tuo valore attraverso lo storytelling? Ecco alcuni esempi di successo.

Dal blog all’eCommerce, Deliciously Ella

Ecommerce e storytelling come raccontare il tuo prodotto online

Deliciously Ella è un brand che ha iniziato la sua storia come un blog di food e lifestyle, ma che si è velocemente trasformato in un eCommerce di successo. Ella Woodward, alias Deliciously Ella, ha documentato il suo percorso di ripresa da una malattia cronica, aiutata da una nuova dieta. La food blogger britannica, che inizialmente pubblicava solo tre nuove ricette a settimana, ora può vantare 150.000 visite ogni giorno sul suo blog.

Inventa tutte le ricette (compresi i suoi famosi biscotti di patate dolci), scrive tutti i post e scatta tutte le foto del suo sito. Ma riesce comunque a trovare il tempo per rispondere personalmente alle centinaia di commenti postati sul suo sito ogni settimana.

L’interesse per la storia della sua guarigione e per Ella come nuova icona di un sano stile di vita ha avuto una tale risonanza da far comprendere le possibilità di business dietro la storia di una ragazza di appena ventitré anni e ha portato al lancio di una sezione eCommerce sul blog.

Qui Ella vende prodotti di bellezza (creme per il viso, shampoo e dentifricio naturali), libri, attrezzature da cucina come spremiagrumi, robot da cucina e centrifughe, ma anche gli ingredienti suggeriti per realizzare le sue ricette. La Woodward ha lanciato anche un’app, salita nella top ten in Gran Bretagna e in America in una sola notte sull’App Store, con oltre 70 mila download. Ma non finisce qui, perchè Ella ha anche scritto un libro di ricette che mira diventare un best seller e gestisce due volte al mese corsi di cucina a Londra.

Hiut Denim, quando la storia di una città diventa storytelling

Ecommerce e storytelling come raccontare il tuo prodotto online

Un altro ottimo esempio di eCommerce e storytelling è quello che offre Hiut Denim, azienda di una piccola cittadina del Galles che produce jeans.

Il sito eCommerce è ricco di racconti sulla sua storia, ma anche di riflessioni sulla vita, che ben si coniugano con il messaggio che può comunicare un paio di jeans nella vita quotidiana. Il sito è stato creato due anni fa da David e Chiara Hieatt, marito e moglie, per cercare di far avere nuovamente un lavoro a centinaia di persone della loro cittadina. Le storie raccontate, da Davide, ex copywriter per Saatchi, documenta come, nel suo momento migliore, ben il 10% degli abitanti della piccola cittadina hanno dedicato la loro vita a realizzare jeans, prima che con la crisi del 2011 la produzione fosse trasferita in Marocco, lasciando senza lavoro 400 famiglie.

Hiut Demin è rinata grazie a una nuova identità online, in grado di ritagliarsi una buona nicchia nel mercato con il suo brand. La vera novità è stata quella di dare la possibilità ai clienti di condividere le proprie storie, legate al numero di serie unico del jeans acquistato. I clienti sono invitati a registrarsi con il loro numero al sito di History Tag per caricare immagini o raccontare storie su ciò che fanno mentre indossano i loro jeans.

L’eCommerce si è così trasformato in un luogo in cui i ricordi vengono salvati e tramandati negli anni a venire, anche quando il jeans va a finire in un negozio dell’usato.

Ecommerce e storytelling si trasformano così in memoria, con istantanee e fotografie destinate a loro volta a raccontare storie diverse.