Madeinitalyfor.me: l’artigianato a Singapore parla italiano

Se Maometto non va alla montagna, sarà la montagna ad andare da Maometto. Antico proverbio italiano, calza a pennello con il caso di cui parleremo oggi: l’artigianato, il lavoro manuale, l’eccellenza del nostro paese. Spesso ci chiediamo quando in Italia sarà possibile vedere la ribalta di ciò che ci ha resi noti nel mondo, ma fidatevi che qualcosa si sta muovendo.

Le eccellenze partono da Singapore ma hanno cuore italiano

Una risposta interessante arriva da lontano con precisione proprio da Singapore. Un paese questo che sembra essere una garanzia. In questo momento storico, Singapore è ritenuto uno dei dieci paesi più ricchi al mondo. Seguendo le parole del Times, Singapore si colloca terza nella classifica con un Pil pro-capite di ben 56,694$. È inoltre nota ai più, quale centro nevralgico di attività finanziarie in Oriente e per essere un paradiso fiscale. Singapore è una meta per i magnati di tutto il mondo: è qui che c’è la più alta concentrazione di milionari proprietari di case e il numero più alto di supercar pro-capite. Insomma sembra il posto ideale per chi è alla ricerca di un nuovo business.

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Per gli italiani si tratta di un’occasione del tutto unica che si traduce in: possibilità di esportare il proprio business, di mettere in gioco le proprie abilità e soprattutto fare i conti con una realtà e una cultura anni luce avanti alla nostra. In questo modo gli artigiani italiani avranno l’occasione di osservare il mercato asiatico, di capirlo e di carpirne caratteristiche e segreti, per poter in futuro spostare il proprio business.

Madeinitalyfor.me: come funziona

Si tratta del primo evento internazionale Madeinitalyfor.me, organizzato da Artisans WebService, GoGlobalService.com e PROFIN si pone l’obiettivo di portare a Singapore tra i venticinque ai quarantacinque artigiani italiani, i quali saranno selezionati entro fine maggio di quest’anno.

Ai partecipanti artigiani saranno concessi tre giorni da protagonisti durante i quali avranno la possibilità di esporre i propri materiali, sia a clienti finali sia alle aziende. Ovviamente la presentazione si terrà al centro della città in uno dei maggiori centri commerciali. I posti iniziano già a scarseggiare: la chiusura delle iscrizioni avverrà proprio il 20 febbraio 2015. Il tempo incalza, ma se qualcuno di voi vuole fare un salto solamente a titolo informativo non esiti a passare di qui.

Sicuramente molti di voi si chiederanno: “e le spese?” Udite, udite: nella quota di adesione, saranno inclusi tutti i costi legati all’evento e al soggiorno, così da rendere questa esperienza in Asia più semplice, piacevole e produttiva possibile. A giudicare dal sito nella quota è incluso: il viaggio, il trasporto merce, lo sdoganamento, l’hotel con mezza pensione, i trasporti in loco e un interessante servizio hostess interamente dedicato per gli incontri b2b con altre aziende. Così che lo scoglio della lingua non diventi un problema insormontabile.

Lifestyle Made in Italy: un evento tutto italiano

Non parliamo solamente di artigianato, ma di tutto ciò che riguarda il nostro bel paese. L’evento si svolgerà all’interno di un più ampio progetto dedicato al lifestyle Made in Italy che ospiterà inizialmente tre giorni all’insegna della cucina squisitamente italiana: saranno protagonisti i migliori cuochi italiani, che metteranno a disposizione corsi di cucina e i migliori prodotti tipici del nostro paese. Dopo di che, avanti tutta con l’artigianato italiano di qualità. Si tratta veramente di un’occasione unica per chi, stanco di fare business tra le mura locali, ha voglia di infilare il naso altrove. Le previsioni sono veramente da capogiro, sembra che saranno almeno 80.000 i visitatori presente durante i tre giorni dalla manifestazione.

Un’occasione da non lasciarsi sfuggire, non esitate a prendere il primo volo per Singapore dove l’artigianato, incredibile ma vero, parla ancora italiano.

Quando il cliente ti chiede un "video virale"

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“Puoi rendere il mio video virale?”
“No.”

Quante volte ci siamo sentiti fare questa domanda dal nostro cliente, abbiamo trattenuto i nostri pensieri cavalcanti come cavalli impazziti dandone solo un leggero segno di sfogo attraverso quella vena gonfia proprio in mezzo alla fronte mentre cercavano le parole giuste per argomentare e prepararci a rispondere all’imminente “perché?” pronto a colpirci in pieno viso.

Mettiamo subito le cose in chiaro, nemmeno esperti di video sul web del calibro di Tim Schmoyer (YouTube video strategist di successo) possono garantirvi che il vostro filmato decollerà e verrà diffuso per mari e monti come se non ci fosse un domani, è normale. Al contrario, diffidate da chi vi fa tali promesse.

Troppi fattori, non sempre controllabili, partecipano a rendere “virale” un video piuttosto che a inghiottirlo nell’oceano di YouTube assieme ad altri milioni di altri aspiranti tali. Moltissimi marchi si rivolgono ad artisti del video con questa pretesa, credendo che un video virale sia in grado di offrire una larga copertura pressoché gratuita, generare conversazioni e buzz intensi.

Senza considerare che tutto questo, comunque, andrà esaurendosi in un lasso di tempo decisamente breve (di media due settimane, leggi l’approfondimento qui) e che sparare nel mucchio significa rischiare di non riferirsi al giusto target, non convertire le visite in valore vero e proprio con il risultato di non vendere proprio niente.

Com’è vero che eventi esterni non controllabili e prevedibili sono in grado di distogliere l’attenzione del pubblico dal nostro video come la venuta degli alieni sulle note dei Queen o una ritrovata spiritualità per Miley Cyrus, lo è altrettanto che una buona strategia è la base fondamentale per muoverci in questa direzione.

A questo proposito Travis Chambers, responsabile dell’agenzia video One in a Chamber, ci rivela le sue tre “C” per la strategia di promozione dei nostri filmati online.

1. CREARE contenuti “sharable”, ovvero condivisibili.

Si tratta di qualcosa di cui i giornali hanno voglia di parlare e gli spettatori di condividere con gli amici, la famiglia, i colleghi. In generale qualcosa d’inaspettato stimola la voglia di postare a nostra volta un contenuto appena visto, ma anche qualcosa in grado di stimolare l’empatia arrivando a provare rabbia o commozione, qualcosa che ci emozioni o che ci ispiri.

Il New York Times ha reso pubblici i risultati della sua ricerca a proposito di che cosa renda condivisibile un contenuto o meno, dargli un’occhiata potrebbe essere decisamente fonte di ispirazione.

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Il video della campagna Dove, Real Beauty Sketches è decisamente un esempio calzante di pubblicità in grado di ispirare ed è proprio la ragione per cui è divenuto un fenomeno virale e ha fatto riflettere almeno per un istante tutti noi.
“Do you think you are more beautiful then you say?” (“credi di essere più bella di quanto dici di esserlo?”)

2. COINVOLGERE gli influencers, specialmente di YouTube.

Milioni di persone ogni giorno guardano i video postati da questi protagonisti, leggono i loro articoli, si fidano e ascoltano cosa questi hanno da dire senza i filtri che poniamo nei confronti di uno spot pubblicitario.

Loro sono persone esattamente come noi, potrebbero essere i nostri vicini di casa e proprio per questo crediamo che se ci suggeriscono un prodotto o un contenuto lo fanno esattamente come farebbe un amico. Ovviamente è necessario scegliere bene quali coinvolgere nel nostro progetto per affinità di ideali, target di riferimento e reputazione web. Con loro si può decidere in che maniera e misura instaurare una relazione che può andare dalla loro partecipazione attiva ai video che gireremo, al loro creare un contenuto ad hoc per noi o ancora semplicemente citarci in un video o un post.

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Una delle influencer più famose a livello italiano è Clio MakeUp, la make up artist trasferitasi a New York per inseguire il suo sogno fatto di pennelli, colori e spugnette. Oggi Clio ha già alle spalle una trasmissione tv tutta sua, la creazione di una propria linea di make up, collaborazione con svariati marchi per spot o reviews ed è così amata che se dice che quella crema per i capelli è “fantastica”, state sicuri che le sue vendite impenneranno.

3. COMPRARE spazi pubblicitari ad hoc.

Il dilemma se le pubblicità YouTube siano necessarie o meno è abbastanza diffuso ma decisamente investire qualcosa per distribuire un video che vorremmo raggiunga buoni numeri è fondamentale.

Travis ci svela che il 99% dei video pubblicitari che raggiungono numeri rilevanti sono sponsorizzati tramite YouTube ads. Per riconoscerli è sufficiente confrontare il numero di visualizzazioni con l’interazione che hanno creato in termini di like e commenti. Alle volte il prodotto ha il contenuto inaspettato ed empatico del punto 1 ma è necessario “make it looks like successful to make it success” (“farlo sembrare di successo per renderlo tale”).

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Un esempio è la campagna di Old Spice, grazie al bel ragazzone di colore a petto nudo, i contesti inaspettati in cui viene calato e una buona sponsorizzazione iniziale, ha raggiunto numeri da capogiro.

Una buona strategia è la base fondamentale da cui partire, non sempre si può puntare sulla fortuna. Conditela di contenuti sorprendenti, emozionanti, create relazioni con il vostro pubblico e influencers in linea con il vostro marchio, preparatevi a investire qualche soldino in pubblicità e buona conquista!

Il software di Palantir Technologies contro i rischi di affitto illegale di AirBnB

Chi non conosce AirBnB, il portale online che mette in contatto persone in cerca di un alloggio o di una camera per brevi periodi con persone che dispongono di uno spazio extra da affittare? AirBnB nasce nel 2007 da un’idea di Brian Chesky, Joe Gebbia e Nathan Blecharczyk, e dalla sua nascita i numeri sono in crescita costante: oltre 26.000 le città coinvolte in 200 paesi.


Come accade in questi casi, vista la rapida evoluzione del sistema e il conseguente cospicuo “giro di affari”, si contano numerosi tentativi di “truffa” da parte di locatori seriali che utilizzano AirBnB… con uno spirito molto distante da quello originario! Pensate a quanto accade a New York, probabilmente il mercato più grande al mondo per AirBnB: oltre 25mila utenti che sono al contempo proprietari di appartamenti e affittano i propri spazi. Al fine di regolare l’imponente ecosistema, nel 2010 la legislazione ha definito il divieto in capo ai proprietari di affittare monolocali e/o appartamenti con un numero maggiore di 3 unità e per un tempo inferiore ai 30 giorni. Fissate le regole del gioco è stato poi necessario implementare un’attività di monitoraggio per fare applicare effettivamente tale normativa. Ecco le ragioni della creazione di una Task Force dedicata, il Mayor’s Office of Special Enforcement!


Ecco l’evoluzione: se infatti fino a poco tempo fa questi controlli venivano eseguiti in modo manuale, ora la tecnologia sviluppata da Palantir Technologies consente di identificare le attività illecite direttamente via mobile. Il Data Bridge by Palantir, infatti, individua attraverso lo scan degli annunci tutti gli indirizzi potenzialmente problematici.

Come? Sovrapponendo le informazioni reperite grazie al monitoraggio puntuale dei commenti che i vari utenti lasciano direttamente su un portale della città ad eventuali precedenti violazioni relative a un determinato appartamento. Individuata la “black list”, tutte le informazioni vengono poi inviate via mobile alla stazione di Polizia più vicina che si attiva per un’ispezione direttamente presso l’appartamento “incriminato”.
I primi dati sono estremamente positivi e certificano la bontà del sistema, e del progetto in generale: nel 2014 sono stati individuati circa 80 casi di abuso al mese, 3 al giorno.

Qui il video caricato su YouTube che spiega il sistema

https://www.youtube.com/watch?v=-dc53DUPcso

In questa disputa tra Palantir – il controllore – e AirBnB – il controllato – accade che Peter Thiel abbia aiutato a co-fondare Palantir nel 2004, finanziando al contempo Airbnb per 200 milioni di dollari. Situazione evidentemente poco trasparente, tanto che CBS Insight ha recentemente pubblicato una mappatura dei vari VC che stanno dietro alle due aziende.

Le indagini sulla bontà dell’operato degli utenti-proprietari di appartamenti è stato messo sotto la lente d’ingrandimento anche nel mercato Europeo. E’ infatti recente l’inchiesta di un giornalista Svizzero che, grazie ad un lavoro certosino di analisi degli annunci presenti su AirBnB nella città di Ginevra, è riuscito a portare a galla numerosi profili di locatori che utilizzano il portale per fare business, annullando ancora una volta la filosofia originaria del sistema. Ecco che magicamente in capo ad uno stesso soggetto compaiono oltre venti annunci di locazione: forse si tratta di un multi-proprietario molto ricco, che evidentemente (se così fosse) non avrebbe certo bisogno di affittare le camere della sua casa. O siamo forse davanti a uno dei tanti casi di agenzia immobiliare che si nasconde dietro un profilo privato?

SEO vs Social Media. Quale strada per una campagna digitale vincente?

SEO vs Social Media

“Specchio specchio delle mie brame, chi è il più performante del reame? I social media o il SEO?”

Se in passato avete avuto a che fare con una campagna di marketing digitale, anche voi avrete posto questa domanda al grande specchio parlante che è poi Google. E non sempre avrete avuto le risposte che cercavate. Sì perchè il marketing digitale non è una scienza esatta, e ogni campagna ha le sua specifica strada per il successo.

Prima delll’avvento di algoritmi di posizionamento come Penguin e Panda, la strada per un buon posizionamento del sito (e quindi per la visibilità di una campagna) era quella di imbottire il proprio sito di parole chiave e link tematici. Successivamente l’accento è stato posto sulla qualità dei contenuti, qualità che non può prescindere dagli aggiornamenti regolari su social network come Facebook e Twitter (forti su real-time engagement e creazione di contenuti user generated).

Quale mezzo risulta quindi più efficace per valorizzare una campagna? Come scoprire quale strada intraprendere? Facciamo un passo indietro e fissiamo alcuni punti.

L’importanza dell’headquarter

Che la vostra campagna abbia un forte DNA social o si basi principalmente su un sito web, è importante ricordare che il SEO è importante quanto se non più di prima (fondamentalmente a causa dell’aumentata competizione on line). Questo implica che il proprio sito deve comunque essere ben costruito (per tutte le piattaforme) e tagliato per un buon posizionamento.

Il sito è il vostro hub, il vostro headquarter digitale. Da qui dovranno passare tutti i contenuti che pubblicherete anche sui social media. Motivo per cui è bene elaborare un’integrazione dei contenuti in un ecosistema di canali che abbia proprio qui il centro operativo.

Non lasciate sole le vostre keyword

Leggereste una ricetta di cucina che contiene solo i nomi degli ingredienti e nemmeno una riga su come amalgamarli al meglio tra loro? Ecco, il segreto per presentare bene a Google il proprio sito è questo.

Non riempite i vostri siti di parole chiave solo per scalare qualche riga nella SERP. Inseritele invece in un contenuto creativo organizzato in modo da valorizzarne il senso, aumentando così l’interesse in maniera originale.

Il link building non è morto. Evviva il link building

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Se un tempo era possibile linkare i propri contenuti su decine di siti fake creati solo per valorizzare un contenuto (secondo il principio: più è presente su altri siti, più viene percepito da Google come interessante), oggi le cose sono un po’ più complesse.

Lo screening di Google è sempre più meticoloso, non è più vantaggioso creare link building, se non tra siti che condividono la stessa tipologia di contenuti e i social in questa dinamica calzano a pennello. Un post su Facebook o Twitter che rimandi ad un vostro articolo e che sia condiviso da numerosi utenti sensibili all’argomento è manna pura per la vostra visibilità.

L’approccio SEO dei Social Media

L’aumentato traffico di informazioni sui social media a discapito delle piattaforme più tradizionali (siti e forum) ha ormai fatto sì che i social siano veri e propri indicatori di qualità per un contenuto.

Per far sì che un contenuto sia condivisibile sui social, quindi, è importante che sia ben scritto, originale, utile e talvolta anche controverso: l’importante è che sia tagliato in modo da generare una discussione e diventare quindi il fulcro di uno scambio di punti di vista che ne mostrino a Google la bontà.

In conclusione, non è più possibile pensare a SEO e social media marketing come due strategie separate tra loro. Ormai devono essere considerate come due frecce imprescindibili e complementari nella faretra di un marketer digitale. Non è possibile creare contenuto senza condividerlo sui social, e non è possibile condividere sui social senza avere un sito che raccolga tutti i contenuti sotto lo stesso cappello.

Sarà quindi sempre più necessario organizzare le proprie campagne in modo da valorizzare entrambe le strategie, preparando buoni contenitori ma soprattutto buoni contenuti.

 

Gatorade rimasterizza 'Be Like Mike': i brand riscoprono il passato

Gatorode rimasterizza Be like a Mike

Come partono le celebrazioni del 50 ° compleanno Gatorade? Semplice, guardando al passato.

Se qualcuno si aspettava uno spettacolo ricco di effetti nuovi e studiati ad hoc per l’occasione, sicuramente si è sbagliato, ciò non vuol dire che questa campagna è una triste delusione; molto spesso, infatti, si rimane affascinati ed emozionati di fronte ad uno spot composto allo stesso tempo da elementi che raccontano ciò che è stato e da fattori che rispecchiano la modernità dei nostri giorni.

Per l’occasione Gatorade ha rimasterizzato digitalmente il suo classico “Be Like Mike”, una campagna di comunicazione con Michael Jordan, dopo quasi un quarto di secolo.
Lo spot, infatti, originariamente andò in onda nel 1992, ma nonostante siano passati ben 23 anni, questa comunicazione continua ad essere ancora attuale.

A quanto pare “abbiamo ancora voglia di essere come Mike”.


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In un contesto dove ogni brand cerca di essere innovativo e di stupire il consumatore con effetti speciali, cercando di sfruttare, al meglio, tutto ciò che offre la modernità della nostra era, c’è chi invece riesce ad essere fresco e giovane regalando emozioni del passato.

Gatorade, da sempre la bevanda dei campioni, non poteva che lanciare un messaggio forte con un testimonial d’eccellenza, l’unico e solo campione Michael Jordan.

Il vecchio spot è stato ripulito, ma sono ugualmente presenti momenti di gioco, sorrisi e forza del grande campione. Quindi, è tutto molto nuovo, ma allo stesso tempo si mantiene un legame con il passato e con gli elementi che continuano coerentemente a contraddistinguere il brand negli anni; tuttavia non poteva mancare l’hashtag alla chiusura del video.

Gatorade rimasterizza 'Be Like Mike', i brand riscoprono il passato

Inoltre, da fine marzo sarà disponibile anche la bevanda Gatorade preferita da Mike, in una versione speciale e con un’etichetta molto particolare.

“Be Like Mike è ciò che completa, perfettamente, la celebrazione dell’ anniversario del nostro marchio nel 2015”
CMO Gatorade Morgan Flatley.

Le 6 cose che non sapevi sui Social Media [VIDEO]

master online social media

Il primo Master dell’anno targato Ninja Academy è alle porte: a marzo parte il Master Online in Social Media Marketing con 13 docenti supereroi del Social Media. A grande richiesta lo sconto early booking è stato prolungato fino al 10 marzo!

Come organizzare la propria azienda e prepararla ad una presenza sui social media, quali piattaforme utilizzare tra quelle già solide e quelle più nuove, come progettare una strategia di successo e come misurare i propri sforzi sono gli argomenti principali che saranno affrontati durante le 60 ore del Master.

Lunedì 16 febbraio si è svolto il free webinar di presentazione del corso, una lezione gratuita durante la quale 6 dei 13 Social Super Hero hanno presentato alcune tematiche e case history che verranno affrontate nel percorso formativo.

Claudio Gagliardini, Filippo Giotto, Luca La Mesa, Tommaso Sorchiotti, Orazio Spoto, Simone Tornabene ci hanno dato un’anticipazione di cosa impareremo durante il Master.

Hai perso la diretta? Non preoccuparti, puoi seguire la lezione qui:

Per mettere direttamente in pratica le conoscenze acquisite nel Master, è possibile integrare i propri studi con un percorso premium, 100% learning by doing. Il percorso Ninja Social Factory consta di 3 sessioni di incontro dal vivo che avverranno in simultanea nelle stesse date a Milano, Roma e Catania. Ciò permette ai partecipanti di portare avanti il proprio project work di gruppo lavorando negli acceleratori TIM#WCAP della città più vicina, oltre che a distanza grazie alle tecnologie digitali di project management (Skype, Hangout, etc.)

Vantaggi del Master:
✔ Segui i corsi live comodamente da casa o dall’ufficio
✔ Question Time per chiarire i tuoi dubbi ed interagire con i docenti
✔ Accesso alla piattaforma e-learning per rivedere i contenuti on-demand
✔ Test e certificato di partecipazione
✔ Project work multidisciplinare (Ninja Social Factory)

Prezzo early booking: 849€ se ti iscrivi entro il 10 marzo 2015
Prezzo pieno: 1199€ se ti iscrivi dopo il 10 marzo 2015

Il team Ninja Academy resta a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Puoi scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554 o al 346 4278490.

Knowledge for change
BE NINJA

Con Crabtoon la tecnologia è un gioco da bambini

Mash&Co è una storia di amicizia: Mash il Fungo e Periwinkle la Lumaca, i protagonisti dell’app didattica di Crabtoon per utenti mini size, aiutano gli abitanti di alcuni villaggi a risolvere il problema della mancanza di acqua attraverso indovinelli e animazioni interattive. Utilizzando la formula del sequel, i bambini vengono coinvolti e stimolati attraverso un ambiente colorato e i loro progressi di riconoscimento, interazione e coordinamento possono essere monitorati dai genitori.

L’app multimediale per bambini dell’italiana Crabtoon ha vinto App Campus 2014, il programma di Microsoft che offre ai giovani sviluppatori la possibilità di mostrare e far crescere le proprie creazioni, ed ora è finalmente disponibile per Windows Phone, sullo store dedicato.

Abbiamo rivolto qualche domanda a Vincenzo Merenda e Katrin Ann Orbeta, creatori di questa startup, che con un approccio divertente e stimolante si lancia oggi in un settore ancora poco sviluppato, quello delle applicazioni per bambini in età prescolare.

Tablet e smartphone sono entrati prepotentemente nel nostro quotidiano, ma per i bambini nati dopo il 2010 sono diventati strumenti di uso del tutto naturale?

Ogni innovazione crea profondi cambiamenti nelle nuove generazioni. Crediamo che sia del tutto normale questo processo. Non dimentichiamoci che l’esperienza che si acquisisce durante l’infanzia è molto importante per comprendere il mondo che ci circonda e per il futuro inserimento nella società e nel mondo del lavoro. Imparare a usare le tecnologie oggi è un po’ come imparare l’inglese. Più la si usa, meglio ci si trova nel mondo del lavoro e in genere nella vita di tutti i giorni. In quest’ottica anche le scuole stanno cambiando, adottando per la didattica i nuovi strumenti digitali.

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Complici anche studi allarmistici che si susseguono a riguardo, molti genitori sono spaventati dal rapporto bambino-tecnologia. Come possono confrontarsi positivamente con questa realtà?

Questo è un tema ricorrente, che nasce con la tecnologia stessa. Solo qualche anno fa si parlava in maniera molto critica del rapporto tra la TV e i bambini. A differenza di allora, oggi vi è molta più consapevolezza e buona parte dei contenuti creati per l’infanzia hanno scopi non solo ludico/ricreativi ma soprattutto educativi. Tuttavia, una maggiore sicurezza, non vuol dire per i genitori lasciare i propri figli alla mercé dei vari giochi dedicati, anzi è sicuramene importante guidarli e seguirli. Questo può diventare un modo per rafforzare il legame tra genitori e figli e creare momenti di condivisione. Il gioco è un simulatore della vita, molti cuccioli imparano giocando e se imparare per i bambini richiede uno strumento di uso quotidiano come la tecnologia, che ben venga.

Si parla sempre di più di scuola digitale, ma Crabtoon con Mash&Co si rivolge espressamente ad utenti in fase prescolare. Su quali basi pedagogiche avete sviluppato l’app?

La scoperta, l’interazione, il riconoscimento e la coordinazione, sono capacità, funzioni che si manifestano soprattutto in età infantile. Con Mash&Co, grazie all’utilizzo di simpatici giochi e semplici attività, il bambino impara ad associare due o più oggetti insieme, a scoprirne le funzioni principali e a raggiungere gli obiettivi di gioco. Inoltre, impara l’utilizzo di oggetti e scopre le forme e le loro funzioni. Sono tutte attività che il bambino compie quotidianamente esplorando il mondo che lo circonda. Per questo, seguiti da un’esperta in psicologia infantile, abbiamo cercato di creare delle attività stimolanti. Crediamo nel linguaggio universale non verbale: infatti le nostre storie non sono narrate e non vi sono testi. È un modo per stimolare la fantasia con la quale ogni bambino insieme al genitore può interpretare la storia. Allo stesso modo introduciamo temi come l’amicizia, la natura, il rispetto e la condivisione.

Una partecipazione a Cartoons on the Bay, il festival dell’animazione televisiva e cross-mediale della Rai, e al Creative Business Cup. Per un settore di nicchia come quello delle app educative quanto è difficile emergere?

Questa è davvero un’ottima domanda. Crediamo che l’unico modo è provare a creare contenuti di qualità. Cercare di fare la differenza. Siamo un realtà giovanissima e stiamo provando a perseguire un obiettivo, con la consapevolezza che non sarà facile. Inoltre per una realtà giovane come la nostra è importante riuscire a trovare i fondi necessari per iniziare la produzione. Essere stati selezionati dal programma Microsoft AppCampus ci ha dato la spinta che ci serviva per partire con la nostra prima release.

Il focus è certamente sul contenuto educativo, ma quali sviluppi prevedete per l’aspetto entertainment, dato che i personaggi di Mash&Co ben si prestano ad esempio al merchandising?

Abbiamo pensato a Mash&Co come un brand e deciso di sfruttare il momento storico partendo appunto dalla nostra app cross-mediale con tre tipi contenuti quali cartoni animati, storie animate interattive e mini game. Se ai piccoli e ai genitori piacerà, potrebbe diventare anche una serie animata per tv o canali web; oppure i protagonisti Mash e Periwinkle, potrebbero diventare mascotte e testimonial di un certo tipo di comunicazione per sensibilizzare i bambini a tematiche legate di cui discutevamo in precedenza. Ricordiamo che tra gli obiettivi dell’app vi è quello di introdurre i piccoli a queste tematiche, seppur in modo latente . Se tutto questo avvenisse il merchandising potrebbe diventare una via interessante per ampliare l’offerta del prodotto.

Oggi parte la vostra campagna per puntare al maggior numero di download e recensioni sul WindowsPhone Store, quali obiettivi per il prossimo futuro?

C’è ancora tanto lavoro da fare e molto spazio per il miglioramento, ma siamo fiduciosi: Microsoft e tanti altri hanno creduto in noi, segno che la direzione che abbiamo intrapreso non è poi così sbagliata!
Siamo ansiosi di ricevere feedback e consigli da genitori che proveranno Mash&Co coi loro bambini, per crescere insieme come una community e costruire delle forme di intrattenimento sano e affidabile. Inoltre il nostro programma prevede di rilasciare nuove storie e contenuti. In base alla risposta del nostro pubblico pianificheremo quando e in che modalità pubblicare sulle altre piattaforme, come Android e iOs. Stiamo cercando anche di stringere accordi e partnership con realtà che si occupano di sviluppo di prodotti innovativi specifici per l’infanzia.

Le migliori iniziative di San Valentino degli ultimi decenni

I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore

Scriveva Jacques Prevert, e credo che nonostante siano passati molti anni, in amore funziona proprio così.

È inutile negarlo siamo tutti degli inguaribili romantici; non a caso molti brand programmano molte iniziative di marketing proprio nel periodo più dolce dell’anno.
La festa degli innamorati è ormai un rito sociale, ma anche un’opportunità consumistica.

Se per alcuni San Valentino è una festa inutile, per le aziende può diventare un’incredibile possibilità di guadagno; infatti, siamo tutti più o meno concordi sul fatto che l’amore nella comunicazione non tramonta mai, è l’ingrediente perfetto, quel tocco in più che dà il giusto equilibrio e queste campagne di comunicazione ce lo dimostrano.

#1 Enskilda Bank (1973)

Una barca, un lago romantico, una giornata d’estate ed una proposta di matrimonio. Cos’altro desiderare?

#2 Cornetto Ice Cream (1977)

Un uomo ed una donna, il romanticismo di una gondola, una particolare reinterpretazione di ‘O sole mio’ ed un cornetto.


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#3 Chanel No.5 (1987)

Ms. Bouquet, 30 anni, riflette il mercato di quegli anni per Chanel. Ogni donna è destinata a trovare un uomo troppo vecchio, uno troppo giovane ed, infine, uno giusto.

#4 McDonald’s (1990)

Un appuntamento al buio ed un approccio molto cautelativo, raccontato dal re dei fast food.

#5 MTV Channel (2009)

Livelli di testosterone molti alti per i giovani adolescenti del noto canale televisivo.

#6 Ford (2015)

Ford Italia ha scelto la festa degli innamorati per rivolgere su Twitter un pensiero d’amore alle altre case automobilistiche. Alcuni tra i fidanzati possibili del marchio: ‘Stasera ho prenotato Fortwo’, il riferimento è alla Smart. ‘Almeno oggi vogliamoci bene, Oh’, con l’augurio all’ultima nata della Opel. Infine non poteva mancare il balcone di Giulietta: ‘Stasera lascia che sia io il tuo Romeo’.

Le migliori iniziative di San Valentino degli ultimi decenni

L’amore raccontato negli ultimi decenni in ogni comunicazione può essere tenero, sdolcinato, ma anche erotico e divertente, ma è sempre amore.

Girls in Tech: la lista delle giovani founders italiane

Girls in Tech, il social network enterprise globale che punta a valorizzare il ruolo delle donne nel settore della tecnologia, ha stilato una lista delle imprenditrici italiane da tenere d’occhio. L’elenco comprende 86 imprenditrici nel settore tecnologico, che stanno lavorando nell’ambito delle nuove tecnologie, del fashion, del biotech, della green economy e in molti altri settori.

L’iniziativa, dal titolo “Female Founders in Tech – Italy”, è nata con l’obiettivo di creare consapevolezza sul fatto che le aziende femminili esistono anche in Italia, e che il loro numero è in costante crescita. La lista comprende giovani donne, con un’età media intorno ai 30 anni e con una formazione incentrata nel settore tecnico – scientifico.

La storia delle grandi donne italiane parte da molto lontano e con percorsi diversi tra loro. Potremmo fare una nostra lista personale: da Rita Levi Montalcini, unica donna italiana ad essere insignita del premio Nobel per la medicina, passando per Nilde Jotti prima donna a ricoprire la carica di Presidente della Camera dei deputati, ma anche la prima donna nella storia d’Italia a ricoprire una delle cinque più alte cariche dello Stato e concludendo con Samantha Cristoforetti, la prima italiana nello spazio.

La strada delle grandi donne è stata colma di difficoltà ma sono sempre riuscite a far prevalere la loro grande competenza, la forza, la caparbietà, non ha caso la suddetta lista riguarda un grandissimo numero di donne imprenditrici che sono riuscite a creare qualcosa di nuovo dalle loro intuizioni e dai loro studi. Difficile riassumere tutta la lista delle migliori imprenditrici, nelle slide sopra, potrete quindi leggere le storie relative al loro profilo e alla loro azienda.

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Molte di loro hanno studiato e lavorato all’estero, e ora sono di nuovo in Italia per sviluppare la propria idea di business. Sono fondatori e co-fondatori, amministratori delegati e responsabili divisioni tecnologiche; donne appassionate e ambiziose, che stanno lavorando duramente per avere successo e cambiare le regole in settori in cui gli uomini spesso detengono i ruoli più alti.

Tra le tante donne al top Roberta Minerva, co-founder e CEO di Brainable, che ha creato una piattaforma video che aiuta le persone affette da disabilità cognitive e Diana Piemari Cereda, orgoglio dell’area business di Ninja Marketing e founder di Edilizia Insieme, che ha lanciato un marketplace digitale per i professionisti del settore edilizio.

Facebook cambia con Product Ads

Facebook cambia con Product Ads

Nella propria curva del ciclo di vita Facebook è sulla cresta dell’onda, nella fase di maturità del servizio: per non iniziare la fase di declino deve costantemente rinnovarsi. Nel mondo del web poi si cresce in fretta (solo un paio di settimane fa auguravamo un buon compleanno a Facebook) e se non si cambia si è presto fuori moda.

Non ci tragga in inganno il fatto che Mark Zuckerberg gioca a fare il filantropo proponendo la #GiornataDegliAmici o il club del libro, c’è chi lavora duro al posto suo: Facebook Ads ha di recente introdotto il Conversion Lift e ora ci presenta Product Ads.

Promuovere più prodotti con Product Ads

Facebook cambia con Product Ads

Molti venditori non hanno un solo prodotto da pubblicizzare e promuovere tutta l’offerta del proprio sito può diventare un arduo compito: come mettere in evidenza i prodotti in offerta? Come raggiungere il giusto target per ciascun oggetto?

Product Ads è la soluzione che permetterà con facilità di pubblicizzare molti item o l’intero catalogo del tuo store, su tutti i tipi di device: si potrà scegliere di targettizzare i prodotti in base alle proprie caratteristiche o lasciare che sia Facebook a proporre i prodotti più rilevanti al giusto pubblico; si potrà inoltre scegliere se presentare i prodotti nel formato pubblicitario singolo o multiplo.

Gli ads potranno essere personalizzati per l’uso nella customer journey per arrivare all’acquisto in due modi:

  • Gli inserzionisti potranno raggiungere automaticamente coloro che hanno visitato il sito web o l’app o raggiungere le persone in base agli interessi e alle caratteristiche demografiche;
  • Chi pubblicizza potrà scegliere di dare maggiore rilevanza ai prodotti più venduti o ricercati nello store o potrà creare inserzioni multiprodotto che permettano di mostrare le differenti qualità del singolo prodotto.

Nel caso si scelga di lasciar promuovere automaticamente a Facebook Ads i propri prodotti, il sistema provvederà a sospendere la promozione di quei prodotti che non saranno più disponibili nel negozio.

La nuova funzione Product Ads è disponibile da subito tramite Facebook Marketing Partner e sarà implementata nell’editor delle inserzioni nelle prossime settimane.

I risultati di questa nuova modalità di promozione (testata tra gli altri da Target e Shutterfly) parlano di un incremento del 20% nelle vendite e nell’efficacia delle inserzioni.