Come reagireste se, durante il vostro caffè mattutino, vi invitassero a parlare di un argomento come il razzismo? Starbucks ha scelto di provarci.
Il noto brand ha deciso di focalizzarsi sia sull’abitudine dei suoi consumatori, che percepiscono la pausa da Starbucks come un momento di tranquillità e conversazione, sia sull’azione tipica del personale di scrivere su ogni mug il nome del destinatario. Questa volta però al posto del nome è comparso un hashtag, #racetogether.
L’obiettivo di Starbucks, partito da numerosi conversazioni sul forum riguardanti il tema, era quello di stimolare la conversazione tra consumatore e il personale su un argomento come il razzismo, così importante se si pensa che numerosi baristi sono persone di differenti nazionalità.
Il brand ha sviluppato un’area dedicata all’iniziativa all’interno del website aziendale, spiegando che solo una conversazione può aprire la mente, portare al rispetto reciproco attraverso un confronto maturo.
Il successo non è arrivato. Numerose persone hanno espresso il loro disappunto sui social network, trasformando questa campagna di comunicazione in un vero e proprio flop.
Starbuckers di tutto il mondo hanno mostrato il loro disappunto, ritenendo che Starbucks abbia sviluppato un’idea buona in un modo troppo leggero.
April, ad esempio, annuncia dal suo account Twitter che non potrebbe mai spiegare 400 anni di oppressione razziale davanti ad un caffè.
Due i motivi per cui questa campagna marketing non è stata così efficace: il primo è che la conversazione dei consumatori, online e offline, deve essere solo stimolata, mai porre delle costrizioni.
Un esempio è la campagna di comunicazione lanciata da Procter&Gamble, con il marchio Always: tutti i contenuti sono stati caricati online, sono state raccontate delle storie, e dai contenuti sono nate le conversazioni.
Il brand americano avrebbe potuto realizzare una campagna strutturata online, raccontare ogni giorno una storia coinvolgendo così online. Oppure ogni barista avrebbe potuto scrivere sulla tazza qualche dettaglio della sua storia, facendo nascere curiosità.
Una campagna di marketing sociale che avrebbe portato una maggiore apertura verso le persone, la loro identità e la loro storia. Quale strategia se non lo storytelling può avvicinare sia ad un brand sia ad un pensiero?
La seconda causa è il fatto di basarsi solo sulle conversazioni via web dei consumatori per sviluppare una campagna di marketing sociale.
Quando si tratta di argomenti sensibili è opportuno condurre delle ricerche quantitative e qualitative approfondite.
Non si tratta di ridurre i pensieri solo a delle analisi, ma di capire lo strumento migliore per avvicinarsi alle persone e al loro modo di pensare e percepire la realtà.
Forse gli Starbuckers non sono ancora pronti a parlare di ogni argomento, ma possono ascoltare con piacere le tante storie diverse che ognuno ha da raccontare. Davanti ad un caffè fumante in un giorno di pioggia.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Harukahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngHaruka2015-04-01 10:30:242015-04-01 10:30:24Starbucks, si può parlare davvero di tutto davanti a un caffè?
Esperti di settore e studiosi di marketing si saranno chiesti, almeno una volta durante la loro attività quotidiana, le evoluzioni che ci sono state, ci sono e ci saranno nel loro campo. Philip Kotler è per molti il guru del marketing moderno e attraverso un suo recente articolo fornisce nuovi spunti e un panorama molto interessante, ricco di opportunità ma anche di errori da evitare.
In principio il marketing era inserito come supporto dell’area vendite; numerosi operatori del settore utilizzavano questo prezioso strumento solo come un plus per attirare il proprio cliente.
Marketing non è vendita
Vi starete chiedendo: e il consumatore? per Kotler, è scorretto ridurre le scelte di un individuo ad una persona che cerca solo di massimizzare l’utilità del proprio portafoglio.
Soluzione: partire dal concetto che i consumatori sono, prima di tutto persone con dei pensieri, gusti ed emozioni.
Il primo obiettivo è quello di costruire un marketing avanzato, che studi in modo approfondito i desideri. Bisogna sempre chiedersi perchè una persona sceglierebbe un prodotto al posto di un altro: ad oggi non è sempre il prezzo a fare la differenza.
Prima il prodotto o prima il marketing?
Diverse imprese prima studiano i prodotti da inserire sul mercato e poi interpellano il marketing su come lanciarli. Un ritorno alle origini, dunque, con uno strumento utilizzato solo a supporto delle vendite. Il risultato è quello di avere prodotti cool, ma che non corrispondono a delle esigenze reali.
Soluzione: per Kotler, il marketing è ricerca, approfondita e di qualità.
È necessario fare un salto culturale e superare la concezione dell’ufficio marketing visto come un centro di costo, o un centro di assistenza, iniziando a capire che è in realtà la forza motrice che rende un’azienda di successo e costruisce il futuro della stessa, è in questo il ruolo del Direttore Marketing è fondamentale.
Il marketing è sempre un’opportunità: supporta i brand nell’innovazione costante, crea prodotti e sceglie la migliore forma di comunicazione, adattandosi alle caratteristiche non solo fisiche ma anche esperienziali.
Sempre e solo social media?
Giusto comunicare, ma mai nel modo sbagliato. Diversi piani media vengono sviluppati senza porre attenzione ai tipi di prodotto, alle azioni dei competitor. Inoltre, molti brand percepiscono come unico mezzo di comunicazione i social media, ritenendo stampa e tv strumenti superati.
Soluzione: il pensiero di Philip Kotler ci suggerisce di utilizzare i social media come mezzo per supportare i media classici: dietro ad un piano di comunicazione ci deve essere un’analisi dei trend di settore, dei target e di quali strumenti e come vengono fruiti.
Ad esempio, i giovani guardano la televisione e, nel frattempo, twittano e condividono, i loro genitori sono più attenti alla carta stampata e interessati solo a certi programmi televisivi o website.
Il principio fondamentale è quello di porre sempre al centro di ogni azione il consumatore, come persona con comportamenti, desideri e abitudini non sempre prevedibili.
Vieni a conoscere Philip Kotler al PKMF15
Se vuoi conoscere altri importanti segreti e trovare una soluzione a tutti le tue domande, non perdere l’appuntamento con Philip Kotler, il 15 maggio presso la suggestiva aula magna dell’Università Bicocca. Potrete condividere i vostri pensieri, curiosità live attraverso l’hashtag #PKMF.
“Creating a better world Marketing” Philip Kotler
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Harukahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngHaruka2015-04-01 10:28:572015-04-01 10:28:57Philip Kotler ci svela il futuro del marketing
Settimana scorsa si è tenuto al Al Fort Mason di San Francisco un convegno di due giorni sul mondo Facebook, noto a tutti come F8 Facebook, durante il quale sono state introdotte novità importanti sullo sviluppo del social network più famoso del mondo (statistiche rivelate durante queste giornate lo confermano: è il più diffuso con oltre 1.4 miliardi di utenti registrati).
Il primo giorno è stato aperto da sua genialità Mark Zuckerberg, CEO della società, mentre il secondo ha avuto come oratore il CFO Mike Schroepfer, che ha stuzzicato la fantasia del pubblico parlando di droni, satelliti e laser.
Come tener traccia di tutto ciò che è stato detto al F8?
Ci viene in soccorso l’approfondito articolo di TechCrunch!
Messenger diventa piattaforma
Vi ricordate quando ci si chiedeva “ma cosa se ne farà Zuckerberg di Messenger, ora che ha acquisito WathsApp?”
Semplice: lo trasformerà, aprendolo a servizi e funzionalità sviluppati da soggetti di terze parti.
Tra le aziende che hanno avuto accesso alle API di Messenger ci sono soprattutto realtà impegnate nella creazione di emoji, GIF e animazioni in 3D (Giphy, Bitmoj e JibJab), ma ben presto l’apertura includerà altre realtà, ognuna delle quali aumenterà e completerà l’opera di trasformazione di Messenger, destinato a essere sempre meno noto come “la chat di Facebook”.
I rivenditori online potranno associare un acquisto effettuato all’account Facebook dell’utente, tenerlo informato sullo stato dell’ordine e rispondere alle sue domande sul prodotto.
In questo modo, dopo l’introduzione del tasto Sell, la società di Menlo Park tenta di imporsi sempre di più nel mercato delle vendite e degli acquisti, cercando di attrarre i milioni di venditori online sparsi per il mondo.
Tra le novità annunciate vi è la possibilità di incorporare in un sito esterno i video pubblicati su Facebook.
Fino a questo momento era possibile condividere un intero post e non solo il video in esso contenuto.
Così Facebook rende più agevole la diffusione dei video pubblicati sul proprio social network.
Di certo questa mossa può essere letta come un nuovo tentativo di competere alla pari con Youtube e, con tutta probabilità, diventerà una nuova occasione per “infilare” un po’ di pubblicità in più su siti altrui.
Supporto per video a 360°
Facebook ha annunciato che Oculus, il visore per la realtà virtuale del social network, supporterà i video a 360 gradi, che potranno essere visti nei nostri newsfeed.
In questo momento i video a 360 gradi sembrano essere, almeno negli States, “the next big thing”.
Sono video girati da più camere contemporaneamente e restituiscono un’esperienza visiva molto più simile a quella umana, immergendo lo spettatore in una realtà avvolgente e permettendogli di decidere cosa osservare.
Nuovo sistema di commenti in tempo reale
Novità piccola, ma che rende bene l’idea di come a Palo Alto si cerchi sempre di migliorare, di innovare, di dare una rinfrescata alla propria creatura.
I commenti sotto i post saranno mostrati in tempo reale sia sulla pagina Facebook che sul sito alla quale si riferisce.
La contemporaneità di commenti dovrebbe aiutare i manager delle piattaforme a tracciare più facilmente le conversazioni.
Al momento il sistema è in fase di test con Huffington Post e BuzzFeed.
Dati analitici per le app
Facebook conosce molto bene gli utenti delle proprie app. Ora vuole aiutare anche gli sviluppatori delle app a conoscere meglio chi usa le loro invenzioni.
Il vostro gioco è usato per lo più da donne? Sono adolescenti? Spendono soldi per i giochi oppure ne usano solo le versioni free?
Il nuovo sistema analitico di Facebook aiuterà gli sviluppatori a capirlo meglio…
Memory Networks
A Mike Schroepfer, nel secondo giorno, il compito di parlare dei progetti a lunga scadenza di Facebook.
Tra questi, a solleticare di più la fantasia dell’audience, c’è Memory Networks, una tecnologia che permetterà a una macchina di rispondere alle domande fatte dagli utenti.
Per provare la sua “intelligenza”, durante l’evento sono state poste domande relative alla trama de Il signore degli anelli (dietro a un genio, c’è sempre un nerd, ricordiamocelo!)
Internet delle cose
Ne sentiamo parlare da talmente tanto tempo – senza che il discuterne l’abbia portato nelle nostre vite, nelle nostre case – che non abbiamo dato la giusta attenzione a questa news.
Facebook ha comunicato che su Parse, la piattaforma di sviluppo del social network, sarà disponibile un ambiente per applicazioni per mettere in rete oggetti reali.
Nella pratica: Facebook potrebbe controllare tutti quegli aspetti di domotica che vediamo nei film da decenni e che ancora sono un sogno fantascientifico per milioni di persone.
Accendere il riscaldamento prima del nostro arrivo a casa, bagnare il prato quando siamo in ferie, spegnere le luci quando siamo troppo pigri per alzarci dal divano: lo faremo da Facebook!
Droni
La novità da prima pagina però, non riguarda direttamente Facebook, ma c’entra con l’imprenditore Mark Zuckerberg.
Z. punta a portare internet in tutto il mondo, in modo gratuito, tramite droni.
I primi test sono già iniziati e “le aquile“, questo il nome dato ai droni, hanno già preso il volo: hanno un’apertura alare simile a quella di un Boeing 737, ma pesano meno di un’automobile e sono alimentati a pannelli solari che permettono al velivolo di volare a 18 mila metri d’altitudine per un mese intero.
Internet sarà disponibile per tutti, un giorno non troppo lontano, senza che compagnie telefoniche e leggi dei singoli stati possano imporre limiti e restrizioni.
In estate ci sarà il primo volo di prova.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kinohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKino2015-04-01 10:20:542015-04-01 10:20:54F8 Facebook: ecco cosa devi sapere
Il film del 2004 Mean Girls di Mark Waters racconta il delicato ecosistema di un liceo americano: l’importanza dell’immagine, della reputazione, della popolarità.
Nella High school di North Shore ogni relazione tra gli studenti si fonda sui rumors, sui giudizi e sulle opinioni. La sovrana di questo sistema sociale, nemmeno a dirlo, è la ragazza più cattiva e più popolare dell’istituto: Regina George.
Lei possiede il Libro, lei ha scritto il Burn book.
Ma cos’è il Burn Book?
La Bibbia della maldicenza, un luogo in cui ogni parola, vera o non, definisce la persona a cui è riferita. Un libro in cui gli insulti e i giudizi sono solo l’inizio.
E se questo libro scottante non fosse unicamente frutto della fantasia della sceneggiatrice Tina Fey, ma si fosse trasformato in un’app accessibile a tutti?
Ebbene sì, Burnbook è un’app, un’app tra le più controverse.
Per alcuni è uno strumento nelle mani di bulli 2.0, per altri un utile mezzo per trasmettere valori positivi a giovani insicuri e fragili.
Anche queste sono opinioni, semplici rumors. Per cui, prima di emettere la sentenza, cerchiamo di conoscere meglio Burnbook, l’app che del libro cartaceo “della maldicenza”. Il funzionamento è semplice: dopo aver scaricato l’app e ti geolocalizzi ed entri nella community più vicina alla posizione indicata. Per fare cosa?
Lo riassume bene il logo, delle labbra he simboleggiano ciò che la bocca non osa pronunciare.
Perché appena entrati nella community, infatti, si ha la possibilità di scrivere brevi messaggi anonimi di ogni tipo, scavalcando la paura di essere scoperti. Un’app, quindi, che invoglia a confessare i propri segreti e a rivelare quelli altrui.
L’anonimato favorisce una libera condivisione, a volte per esprimere qualcosa di intimo che non si riesce a dire in pubblico, altre per attaccare senza remore compagni e conoscenti.
Com’è possibile tutto questo? L’anonimato libera la persona dalla responsabilità che avrebbe se fosse un utente riconoscibile.
Nel flusso dei messaggi all’interno della community non mancano rivelazioni shock, insulti, cattiverie. Ma l’app non si esaurisce nell’incondizionata e superficiale espressione di ciò che passa per la mente.
Se alcuni genitori sono in allarme, altri sfruttano l’occasione per stare più vicini ai propri figli. Ad esempio, i genitori della North Pocono High School di Covington Township, Pennsylvania, hanno iniziato ad usare l’app per sostenere e incoraggiare i ragazzi scrivendo messaggi come: “Hope your day is filled with light and love! Love, an NP mom”.
L’app, a differenza del libro di Regina George, non ha intenzioni specifiche: è il suo utilizzo a fare la differenza.
Viviamo in una società in cui l’apparenza, la reputazione e l’immagine stabiliscono chi sei, per cui app e siti di questo genere (Insegreto, Whisper, Secret), non sono una novità, anzi mettono in evidenza la specifica necessità contemporanea di incanalare l’aggressività senza conseguenze e di sfogare i propri sentimenti senza viverne l’imbarazzo.
Come diceva Oswald Chambers
“You are who you are in the dark. All the rest is reputation.”
E voi cosa pensate di Burnbook, amici lettori?
È giusto offrire strumenti per comunicare senza conseguenze, o è necessario responsabilizzarsi anche nell’anonimato?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Ninja Guesthttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngNinja Guest2015-04-01 10:20:002015-04-01 10:20:00Burnbook: app da bruciare o occasione di confronto?
Un'applicazione che tiene sotto controllo le malattie croniche e raccoglie informazioni per incentivare la ricerca scientifica
È già da alcuni anni che i progressi tecnologici si stanno indirizzando verso il settore sanitario; tant’è che gestire la salute attraverso l’uso di applicazioni e dispositivi sta, lentamente, diventando la norma. Numerose sono le startup che si stanno “lanciando” in questo settore.
Una delle ultime è MyHealthPal, un’app per iOS che consente alle persone affette da malattie a lungo termine di monitorare quotidianamente le proprie condizioni di salute, al fine di valutarne miglioramenti o peggioramenti.
LEGGI ANCHE: Be My Eyes, l’app per prestare i propri occhi a un non vedente
Sostenuta da un finanziamento di 500.000 dollari, tra investitori privati e istituzionali, l’applicazione è specializzata nel morbo di Parkinson ma nulla toglie che potrebbe essere applicata anche ad altri tipi di malattie croniche, quali: diabete, HIV/AIDS, morbo di Alzheimer e molte altre.
La parola d’ordine è “controllo”. Infatti questo “compagno digitale” si rivolge non solo agli utenti affetti da malattia consentendogli, appunto, di assumere il controllo su se stessi e sulle proprie condizioni psico-fisiche ma anche a familiari, medici e istituti di ricerca, offrendo loro una nuova strada per dare aiuto a chi ne ha bisogno. Come?
• Monitorando diversi fattori, quali: farmaci somministrati, sintomi, umore, dieta, esercizio fisico e molti altri al fine di individuare come questi parametri “impattano” sulla qualità della vita;
• Permettendo ai cari di essere sempre informati sulle condizioni di salute di un parente;
• Creando un collegamento diretto con gli esperti nel settore, medici e istituti di ricerca, offrendo loro un quadro più dettagliato sulle condizioni del paziente;
• Aiutando gli altri che stanno vivendo lo stesso problema a non sentirsi soli e abbandonati.
Spesso capita che le migliori startup nascano proprio da imprenditori che lottano per affrontare un problema vissuto in prima persona. Questo è il caso di MyHealthPall. Il fondatore dell’app, Mike Barlow, da due anni ha scoperto di essere affetto da Parkinson, precisamente all’età di 41 anni. Da quel momento in poi si è dedicato pienamente alla realizzazione di un’app che fosse in grado di monitorare le persone affette da questa malattia e non solo.
MyHealthPal, un doppio punto di forza
Il suo punto di forza iniziale è dunque che si tratta di un’app progettata da un paziente reale per gli altri pazienti. La seconda mossa intelligente è che permette agli utenti di donare i propri dati in forma anonima in cambio di una quota di ricavi offerti da istituti di ricerca scientifica e di beneficenza che, attraverso questi dati, possono effettuare successive rilevazioni e studi di grande importanza medica.
Questo rende MyHealthPal una piattaforma di analisi che permette agli scienziati di utilizzare e studiare grandi quantità di dati in forma aggregata. Come ci dice Mary Keane-Dawson, CEO del Gruppo, “questo meccanismo ha reso la start-up un business davvero interessante per gli investitori e le istituzioni di ricerca medica”.
MyHealthPall è attualmente in fase di sperimentazione con i malati di Parkinson a Mount Sinai Movement Disorder Clinic, New York, ma a breve saranno annunciati ulteriori inserimenti in altri ospedali degli Stati Uniti e del Regno Unito.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Akanehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAkane2015-04-01 10:00:152016-04-20 12:09:02MyHealthPal, l'app che controlla le malattie a lungo termine
Operazione imponente e mirata per il lancio della settima ed ultima stagione della nota serie televisiva Mad Men. Fuori al mastodontico Time-Life Building di New York l’agenzia pubblicitaria Pentagram, grazie ai creativi di AMC, ha installato una panchina con la sagoma del direttore creativo più arguto del mondo pubblicitario americano degli Anni Sessanta, Don Draper.
Ambient Marketing in piena regola
L’iconica struttura sarà tra le strade della Grande Mela fino alla fine dell’estate. Se pensate di perdervi tra grattacieli e distese di cemento, troverete due cartelli stradali a sedare ogni vostro dubbio con contrassegnato “Mad Men Ave” e “Don Draper Ave”. Sul sito dell’agenzia, Pentagram invita i fan della serie a fare una foto sulla panchina ed a pubblicarla sui Social con l’hashtag #Draping.
Teddy diceva che la cosa più importante in pubblicità è la novità, che crea desiderio. Non si può lanciare qualunque prodotto come se fosse una lozione, per questo bisogna creare un legame più profondo col prodotto: la nostalgia. È delicata, ma potente. Teddy mi disse che in greco nostalgia significa letteralmente dolore che deriva da una vecchia ferita. È uno struggimento del cuore di gran lunga più potente del ricordo.
(Don Draper)
Il Monumento in onore al Mad Man della Golden Age della pubblicità prende vita dall’arte creativa di Lorenzo Apicella, Michael Bierut ed Emily Oberman. Il coordinatore del progetto, Julia Lindpainter, ha lavorato a stretto contatto con AMC per un’esecuzione perfetta dell’installazione architettonica.
Il concept alla base dell’iniziativa di marketing è abbastanza semplice, ma allo stesso tempo forte. La silhouette di Don con il braccio aperto seduto su un divano (immagine iconica dei titoli di testa della serie!) è un’immagine grafica imperdibile. Le linee pulite e morbide rendono il monumento più chic, più sofisticato, un vero e proprio pezzo di arredo urbano in pieno centro a New York. Era stato fatto qualcosa di simile quando a Milwaukee era comparsa la statua di Fonzie dall’indicabile Happy Days.
Oggetto di venerazione per i fan, esempio da seguire per chi vuole diventare un creativo, Don Draper sembra essere esistito davvero e molti lo hanno accostato alla figura di Draper Daniels, una leggenda della pubblicità negli anni Sessanta, operativo a Chicago nell’agenzia di Leo Burnett. La sua aspirazione alla grandezza e la sua ambizione sono diventate lo spunto necessario per analizzare con attenzione il mondo dell’advertising.
Si vive solo due volte, una per se stessi e una per i propri sogni. Ma il sogno è tuo, e allora pagane il prezzo.
(Nancy Sinatra)
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Miko Reihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMiko Rei2015-04-01 09:30:072015-04-01 09:30:07Diventa un Mad Man: siedi accanto a Don Draper sulla 6th Avenue
Sembrerebbe proprio che la nuova frontiera dell’advertising punti più sul gettar fango sui concorrenti piuttosto che concentrarsi su quanto di buono si abbia da offrire.
Seguendo questa linea sabato, durante l’ultima puntata della stagione di The Walking Dead, Taco Bell ha, seppur con malcelata discrezione, aperto la guerra della colazione schierandosi direttamente contro quello apparentemente più forte: McDonald’s.
La compagnia di fast food dai calienti sapori messicani é di origine californiana e pian piano si sta espandendo a livello globare; in Europa é già approdata in Spagna, Grecia, Polonia, Russia.
Lo spot é ambientato nella Repubblica della Routine: grandi casermoni, gigantesche statue rappresentanti il dittatore con il suo panino in mano e ritratti di grosse dimensioni. Il cielo é grigio, i colori spenti e sembra quasi che la stessa aria abbia una consistenza particolarmente densa, scura e pesante.
Il despota in questione é un generale in uniforme con tanto di spillette appuntate al petto ma con il trucco da clown in viso: un pagliaccio che ricorda tanto Ronald McDonald, la mascotte dell’omonimo fast food americano. Tutto intorno a lui un intero esercito dal viso bianco e gli occhi rossi a tener sotto controllo la popolazione repressa.
Il video si apre con una tv che si accende automaticamente e ripete in loop lo stesso messaggio:
“happiness is the same breakfast, same breakfast, same routine, same smile. Same, same, same, good, good, good, different is bad”.
Anche quando il giovane la spegne, questa si riaccende da sola per ripartire con la stessa cantilena: stesse parole che poi sentiamo trasmettere anche dagli altoparlanti in strada, una sorta di lavaggio del cervello continuo e martellante.
Come ogni mattina, il ragazzo si alza e si reca allo sportello per la distribuzione della colazione a ritirare un panino, che tanto ci ricorda un Egg McMuffin, si mette in fila con gli altri e aspetta. Accanto a lui una ragazza, si scambiano uno sguardo d’intesa, indossa il cappuccio come se fosse un protagonista di Assassin’s Creed, esce dalla fila e comincia a correre nel senso contrario alla fila e via, a cercar di sfuggire all’oppressione che la routine della stessa colazione causa. La ragazza lo segue e i due cominciano a correre all’impazzata inseguiti dai soldati-clown. Intanto, le note dei Ramones li accompagnano in questa folle corsa.
In questa corsa alla libertá altri elementi ci ricordano Mc Donald’s lasciando ben pochi dubbi su chi ci sia dietro la Repubblica della Routine: i numeri sopra il banco di distribuzione dei panini ricordano il pannello che fuori dai ristoranti americani ci racconta di quanti pezzi vengono distribuiti, scivoli di plastica gialla collegano la torretta di vedetta con la strada, mine a forma di hamburger scoppiano nel prato diffondendo nell’aria glitter e paillettes rigorosamente gialle e rosse, stessi colori per le palline che riempiono il fossato che corre tutto intorno alla cittá.
Sono di fronte all’ultimo muro, tappezzato degli stessi poster propagandistici che abbiamo visto sui muri delle case, questa volta uno di loro , però, porta l’esagono, il simbolo dei ribelli, disegnato addosso con la bomboletta spray. Lì sotto é nascosto un foro nel muro che gli permette ci passare al di lá e essere finalmente liberi.
Il paesaggio é decisamente più bucolico, i colori più caldi, perfino la pelle dei ragazzi non é più di un grigio spento, ma di un bel rosa sano. Arrivano in un borgo che tanto ricorda il nostro Bel Paese, dove ragazzi dall’aria decisamente felice fanno colazione con i famosi esagoni che vediamo per tutta la prima parte del video, presentati come alternativa al panino rotondo della Repubblica della Routine. Questi altro non sono che i New Biscuit Taco, prodotto lancio di Taco Bell per la colazione.
“Dove sono gli altri?” Chiedono ai due ragazzi una volta arrivati, “stanno arrivando”, il suo della promessa della compagnia della cucina messicana fatta al colosso dei fast food.
Possiamo trovarla divertente come di cattivo gusto, ma noi, in Italia, ben poco ci possiamo sentire toccati da questa battaglia: nella terra del caffé espresso, del cappuccino e della brioches, non abbiamo nulla a che fare con un taco di pollo o manzo, piuttosto che un hamburger a colazione.
In 20.000 settimana scorsa si sono presentati da McDonald’s in pigiama per aver diritto a 24 giorni di colazioni gratis; colazioni rigorosamente composte da bevanda calda e cornetto.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Nickyhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngNicky2015-03-31 18:30:242015-03-31 18:30:24Taco Bell le suona a Mc Donald's nella guerra della colazione
Parlare di Internet of Things in termini futuristici, oggi, è un errore.
L’IoT è qui, a due passi, e sebbene sia ancora una realtà in mano agli early adopters, non manca perché perché diventi “di massa”. C’è chi paragona l’IoT alla rivoluzione del Pc, c’è chi invece vede delle affinità con l’esplosione del mobile: in ogni caso, parliamo di una grande opportunità da sfruttare. Ecco perché un’azienda dovrebbe integrare nella propria strategia di marketing anche l’Internet of Things.
È un mondo vasto, in cui le possibilità e le incertezze sono tante, ma per non farsi trovare impreparati quando il fenomeno IoT si diffonderà, è bene cominciare a pensare che ruolo giocherà l’IoT nel business di riferimento e come progettare, di conseguenza, le proprie scelte strategiche. All’interno della business strategy per l’IoT, il Content Marketing avrà un posto d’onore. In particolare, l’IoT permetterà di avere a disposizione una mole di dati ancora maggiore rispetto ad ora, che potranno essere usati per dare al cliente un servizio (o prodotto) sempre più vicino ai suoi desideri.
Vediamo ora tre consigli utili per integrare l’Iot con il Content Marketing, nelle prime fasi di elaborazione della strategia complessiva.
1. Definite il ruolo dell’IoT nella vision aziendale
Il primo passo da fare è capire che ruolo può avere l’IoT nel proprio business: l’errore da evitare è quello di lanciarsi nel luccicante mondo dell’IoT in preda all’entusiasmo per la next big thing.
Una volta stabilito in che modo e con quali obiettivi l’IoT può diventare un plus per l’azienda, la content strategy seguirà a ruota. Scelta la strategia, il messaggio e l’immaginario da comunicare ai propri clienti, la content strategy dovrà seguire fedelmente mission, visione obiettivi dell’azienda.
2. Pensate a micrositi, landing page e altri contenuti ad hoc per l’Internet of Things
Se l’IoT sarà la per il marketing del futuro (prossimo), è ragionevole pensare a contenuti ad hoc ricchi e in linea con la strategia aziendale: micrositi, landing page, ma anche i classici blog post, senza dimenticare le possibilità offerte dai contenuti interattivi. Pensiamo, ad esempio, ai contenuti di un brand retail: quanta importanza rivestiranno i contenuti trasmessi sullo smartphone del cliente da, per esempio, un iBeacon?
Varranno le stesse regole di ora: contenuti freschi, in linea col target, utili e, perché no, anche divertenti. Per esempio, gamification e storytelling saranno metodologie da esaltare il prodotto.
3. Usate i dati a disposizione come “volano” per la definizione di un prodotto migliore
L’IoT permetterà alle aziende di raccogliere tanti dati interessanti sui propri clienti, dati che dovranno essere usati per andare incontro a desideri ed esigenze degli stessi.
Per esempio, pensiamo a quanti dati utili la Babolat riceverà dal progetto BabolatPlay: Un aspetto delicato da tenere in considerazione è la tutela della privacy: i dati raccolti non devono essere distribuiti con leggerezza. Ricordiamoci poi che le persone sono disposti a perdere un po’ di privacy in cambio di vantaggi concreti: mai tradire la loro fiducia!
Ecco dunque riassunti i nostri tre semplici consigli per muovere i primi passi nell’integrare l’IoT e Content Strategy: aggiungereste qualcosa? Fatecelo sapere!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Hivoakihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngHivoaki2015-03-31 16:00:102015-03-31 16:00:103 consigli indispensabili per integrare l'Internet of Things nella Content Strategy aziendale
La fusione Net-a-porter Yoox, per chi non li conosce, è un pò metaforicamente come stessero per fondere Playstation e Nintendo per gli amanti dei videogiochi.
Si tratta dei più famosi e innovativi precursori del’e-commerce nel mondo della moda e del design di alta gamma. Si parla da diverso tempo di questa fusione, ma non si era mai concretizzato nulla, fino ad oggi.
La storia di Yoox e Net-a-porter
Prima di capire i termini di della fusione tra Net-a-porter e Yoox, vediamo insieme come sono nate, direttamente dalla storia dei loro due fondatori, un italiano e una inglese.
Federico Marchetti, esempio di imprenditoria illuminata italiana, ha fondato Yoox nel 2000, con una visione indubbiamente lungimirante di quelle che sarebbero diventate le nostre abitudini d’acquisto nel terzo millennio.
Yoox è diventato in 15 anni un polo dell’innovazione digitale, con sedi un tutto il modo, quotata in borsa a Milano, fatturato da €524.3 milioni nel 2014.
Partecipata tra gli altri dal patron di Diesel, Renzo Rosso, tramite Red Circle investments, che oltre ad avere quote dell’e-commerce italiano più famoso, investe anche un realtà di startup di dimensioni nettamente inferiori.
Non solo un e-commerce con un proprio brand consolidato, ma opera nella consulenza e realizzazione di alcuni dei più importanti e-commerce al mondo, tra i più storici Marni (dal 2006), Diesel (appunto, dal 2007), per passare alle più recenti acquisizioni come Kartell e Stella McCartney.
Non a caso cito Stella, perchè da anni, e sempre più attivamente tramite una joint venture con il gruppo Kering, che detiene oltre all’omonimo marchio anche Stella McCartney, Alexander McQueen, Sergio Rossi, Bottega Veneta, Balenciaga e Saint Laurent.
Dall’altra parte dell’Europa, per la precisione a Londra, Natalie Massenett si licenzia da una prestigiosa rivista online per fondare un e-commerce dedicato al lusso, Net-a-porter appunto.
Ovviamente le sue colleghe, e soprattutto la sua capa, le danno della pazza, chi mai si metterà a comprare scarpe da 2000 dollari online ? Forse ora stanno rosicando.
Il bello di Net-a-porter, è che non si è fermato alla donna,ha poi infatti lanciato un e-commerce dedicato alla moda maschile chiamato Mr. Porter ed un altro portale The Outnet dedicato alle collezioni delle stagioni precedenti super scontate.
Ma l’ultima trovata di Natalie è stata lanciare Porter, una rivista cartacea, per chiudere il cerchio e ritornare all’origine. Un sistema integrato online e offline, prima editor poi buyer, ora entrambi.
E un fatturato di gruppo che supera addirittura Yoox nel 2014, per ben €753.8 milioni.
Maggiori informazioni sulla fusione contenute nella presentazione agli investitori, disponibili cliccando qui.
Federico Marchetti mette tutti d’accordo
Una particolare coincidenza che Federico Marhetti di Yoox, sia riuscito da un lato a realizzare una joint venture per gli e-commerce del gruppo Kering (Gucci), e dall’altro a fondersi con Net-a-porter, di proprietà del conglomerato Richemont (che tra gli altri detiene Cartier, tanto per fare un nome).
Sono infatti praticamente tre i conglomerati del lusso, tutte francesi, sempre in guerra tra le famiglie proprietarie (Pinault e Arnault soprattutto), e sono Kering (ex PPR), LVMH (acronimo di Louis Vuitton Monet Henessey) e Richemont da cui deriva la notizia della fusione Net-a-porter Yoox.
Ma vediamo nel dettaglio qual è stato l’annuncio della fusione:
Milano, 31 marzo 2015 – YOOX S.p.A. (“YOOX”) (MTA; YOOX), il partner globale di Internet retail per i principali brand della moda, ha sottoscritto con Compagnie Financière Richemont S.A. (“Richemont”), azionista di controllo di The Net-A-Porter Group Limited (“Net-A-Porter”), il principale retailer a livello mondiale di lusso online, un accordo finalizzato alla fusione tra le due società mediante concambio in azioni YOOX. L’operazione darà vita a YOOX Net-A-Porter Group (il “Gruppo”) leader globale indipendente nel luxury fashion e-commerce, con ricavi netti aggregati pari a circa 1,3 miliardi di Euro e un EBITDA Adjusted aggregato di circa 108 milioni di Euro nel 2014.
Fusione Yoox Net-a-porter: i principali benifici dell’operazione
La fusione unisce due realtà con business fortemente complementari in grado di raggiungere tutti i principali mercati geografici del lusso e le diverse tipologie di clienti
Una piattaforma ancor più estesa che rafforza ulteriormente le partnership con i brand
Ulteriori significative opportunità di crescita grazie a competenze e presenza geografica altamente complementari
Più di 2 milioni di clienti a livello globale con una elevata capacità di spesa e oltre 24 milioni di visitatori unici al mese
Una maggiore diversificazione del portafoglio di business e un mix geografico più bilanciato
L’incremento dimensionale del nuovo Gruppo porterà benefici in termini di leva ed efficienza operativa
Attese sinergie a regime per circa 60 milioni di Euro a partire dal terzo esercizio dal completamento della fusione.
I termini dell’operazione
Fusione per incorporazione in YOOX di un veicolo di diritto Italiano (“Newco”) che deterrà la totalità del capitale di Net-A-Porter
Richemont, come unico azionista di Newco, verrà a detenere il 50% del capitale sociale[3] della società risultante dalla fusione
Al fine di garantire l’indipendenza del nuovo Gruppo:
I diritti di voto esercitabili da Richemont saranno limitati al 25%
Richemont non potrà nominare più di 2 membri del Consiglio di Amministrazione su un minimo di 12
l Consiglio di Amministrazione del Gruppo sarà composto per almeno la metà da amministratori indipendenti
YOOX continuerà ad essere quotata alla Borsa di Milano, ad avere sede legale in Italia, e al perfezionamento della fusione sarà rinominata YOOX Net-A-Porter Group
Federico Marchetti, Fondatore e Amministratore Delegato di YOOX Group, sarà Amministratore Delegato di YOOX Net-A-Porter Group
Natalie Massenet, Fondatrice e Presidente di Net-A-Porter, sarà Presidente di YOOX Net-A-Porter Group con responsabilità definite
Al completamento della fusione, YOOX Net-A-Porter Group intende promuovere un aumento di capitale fino a un massimo di 200 milioni di Euro per finanziare nuove opportunità di crescita e l’integrazione, anche con il fine di favorire l’ingresso di potenziali investitori strategici e mantenere la massima flessibilità finanziaria
La fusione è condizionata alle approvazioni delle autorità competenti e all’approvazione da parte dell’assemblea degli azionisti di YOOX; il closing è atteso per settembre 2015.
La dichiarazione di Federico Marchetti
I deus ex machina dell’operazione, visionario innovatore made in Italy, ha dichiarato:
“La fusione tra YOOX e Net-A-Porter darà vita ad un Gruppo leader su scala mondiale destinato a portare un ulteriore cambiamento nella moda online. Nei 15 anni dalla loro fondazione, entrambe le società hanno creato un mercato, trasformato il settore e con la loro fusione si apriranno ulteriori prospettive di crescita. L’unione delle competenze distintive ci permetterà inoltre di rafforzare ancora di più il legame con i marchi del lusso, offrendo loro maggiori opportunità su una piattaforma indipendente, completa e specializzata, che opera a livello globale. Sono molto soddisfatto di poter annunciare che il nuovo Gruppo continuerà ad essere quotato a Milano e ad avere sede in Italia”.
Non ci resta che attendere settembre per la fusione definitiva.
Nell’attesa vi lascio con il link dell’articolo in cui parlavo di licenziamenti famosi, dove tra gli altri, appariva anche il braccio destro di Natalie Messenet, il former CEO di Net-a-porter, che l’ha aiutata a trasformare un e-commerce del lusso in un impero del lusso online. Il licenziamento di Mr. Mark Sebba, rinominato World’s Most loved CEO, era stato accolto con un flash mob da parte dei suoi dipendenti.
Ogni giorno questa redazione prova ad avvicinare il mondo del marketing e quello dei professionisti. Lo facciamo con impegno e forti di una filosofia che ci vede impegnati in un triplice sforzo rispetto al concetto di INFORMAZIONE.
1) Siamo coscienti dell’importanza di informare i nostri lettori affinché si formi una coscienza digitale preparata, diffusa, che poggi su solite basi di conoscenza della materia. Informiamo perché vogliamo abbattere stereotipi e cliché sul mondo della comunicazione, su quello del marketing e sulla preparazione e competenza di chi ne ha fatto il proprio lavoro.
2) I contenuti che proponiamo sono rivolti a neofiti e marketer navigati di modo che possano invogliare tutti a mettersi in formazione. Vogliamo spingervi a chiedervi se vale la pena saperne di più su di un determinato argomento, se ciò che già sapete vi basta o se vi sono possibilità di espandere i vostri orizzonti.
3) Per ottemperare ai nostri scopi tutti noi siamo sempre, in costante e ed incessante fase di (in)formazione: per stare al passo coi tempi, per fornirvi spunti sul futuro ed anticiparlo per quanto possibile, per essere fonti credibili, competitor professionali, colleghi rispettabili.
Oggi vorremmo dedicare la nostra attenzione e, se possibile, focalizzare la vostra su come si forma una figura centrale del marketing moderno, quella del copywriter.
Quinta essenza di ogni agenzia, progetto pubblicitario o informativo che sia, in questa occasione vorremmo offrirvi la nostra particolare agenda di crescita, quale sia a nostro avviso il percorso ideale tramite il quale chi vuole operare nel settore svolgendo questo compito, può presumere di farlo al pieno delle proprie capacità.
Cercheremo di essere terzi nel fornirvi gli spunti di lettura e di formazione, ben consci del fatto che questo articolo è da considerarsi ninja-oriented. Lo facciamo non per senso di superiorità rispetto a chi svolge il nostro stesso compito, ma nella consapevolezza che se non dessimo il meglio di noi stessi non saremmo degni della vostra fiducia.
Partendo dal principio secondo cui tutto comincia da una solida preparazione accademica alle spalle, la nostra analisi verterà su tre grandi aree di interesse per ogni buon Copywriter che si rispetti:
I testi che vi ispirino ed indirizzino le vostre capacità.
I corsi di formazione ad hoc per espandere le competenze.
Gli strumenti tecnici di applicazione al servizio dei creativi.
Fuori dagli atenei: a chi mi rivolgo per diventare un buon copywriter ?
Siamo giunti alla fine del nostro percorso accademico, siamo belli, pischelli, laurea in mano, adrenalina a fiumi e voglia di fare come nessuno….e adesso?!
Noi auguriamo a tutti che una volta sul mercato del lavoro ognuno di voi sappia cosa fare, come farlo e che possa trovare le condizioni migliori per trasformare il vostro sapere in saper fare e farne una carriera.
Ma se avete bisogno di ispirazione, di fonti che vi indichino quali siano le skill da possedere e come sfruttarle allora cercate di ricordare gli autori che seguono:
#1 Sul mestiere dello scrittore e sullo stile
Uno dei saggi del filosofo Arthur Schopenhauer, 156 pagine nelle quali, attraverso tre trattati, Schopenhauer ci mette in guardia sui malcostumi di tutti coloro i quali si occupano di scrittura. Racconta vizi sempre più diffusi che alimentano un uso sbagliato e nocivo della comunicazione e ci istruisce con argomentazioni garbate ma allo stesso tempo pungenti e metodiche. Se il linguaggio deve diventare il vostro lavoro, beh sceglietrsi lui come maestro è senza dubbio un buon inizio.
#2 Il mestiere del copy. Manuale di scrittura creativa
Questo testo è un po’ da considerarsi la pietra miliare sulla quale costruire la figura del copy. Scritto nel 2005 da uno dei più grandi copy italiani, Michelangelo Coviello, dispensa consigli utilissimi su come curare ed allenare lo strumento principale di ogni buona campagna pubblicitaria: l’italiano. Il linguaggio è un muscolo complesso, da curare con meticolosità, da allenare e sfruttare in toto.
#3 Content Evolution – La nuova era del Marketing digitale
Ultimo lavoro dei nostri colleghi Francesco Gavatorta ed Alberto Maestri, focalizza la sua attenzione sulla nuova frontiera del marketing moderno, il content marketing. Un buon copy produce contenuti, testi che abbiano un appeal se usati con destrezza, efficaci se concepiti per il giusto fine e la canalizzazione nei mezzi più adeguati.
Capire come si evolve il content marketing significa comprendere cosa ci verrà chiesto dai nostri clienti o cosa proporre loro se chiamati in causa. E’ un passo importante verso lo stadio di applicazione delle nostre conoscenze creative.
#4 Neuromarketing – Attività celebrale e comportamenti d’acquisto
Uno dei testi consigliati nella nostra sezione libri, scritto da Martin Lindstrom e tradotto in italiano da V.B Sala. Essere un buon copywriter significa poter produrre un testo accattivante ma per farlo bisogna comprendere i meccanismi che innescano lo stato di interesse delle persone e nel concreto, capire cosa acquistano e perché lo fanno. L’indagine durata oltre tre anni su 2000 persone da tutto il mondo svela tutti questi piccoli segreti che sono alla base del successo di intere campagne pubblicitarie, spot, slogan simbolici etc. etc.
#5 A lezione dai Mad Men
Capire il marketing moderno, anticipare le evoluzioni future, inserirsi in un contesto lavorativo altamente competitivo, tutte cose che richiedono una profonda conoscenza del passato, della storia della pubblicità dagli albori ai giorni nostri. La nostra ninja Adele Savarese ed Emma Gabriele prendono spunto dalla serie di successo Mad Men per accompagnarci in un excursus storico alle radici dell’advertising attraverso le storie di Don Draper e soci. Una luce guida ricostruita anche attraverso le voci dei mad man italiani.
#6 Copywriter 101
Ebook scritto dagli autori del blog internazionale Copyblogger, è una vera e propria lezione di copywriting in 10 passi. Un testo veloce di apprendimento, intuitivo, schematico e molto avvincente che ci illustra non solo il corretto modo di svolgere la professione ma tenta di inculcarci quegli elementi volti al marketing non convenzionale moderno.
#7 Create! Progettare idee Contagiose (e rendere il mondo migliore)
Un posto speciale lo occupa il nostro sensei Mirko Pallera ed il suo testo a cura di Sperling & Kupfer, tant’è che lo abbiamo lasciato come dulcis in fundo. Ciò che state leggendo ha non solo l’intento di fornirvi una guida per diventare dei buoni copy, vuole provare ad ispirarvi nel rendervi marketer migliori e cittadini migliori. Per questo vi consigliamo di leggere Create! e farvi contagiare così come successo a ciascuno di noi. Non si tratta solo di una formula per fare del marketing virale non convenzionale, si tratta di capire alle radici cosa vuol dire l’essenza di Ninja Marketing.
I testi ci sono, ma quali sono i migliori corsi per diventare copywriter coi fiocchi?
Per mera volontà di sintesi da un lato, per cercare di essere il meno autorefernziali possibili dall’altro, questa sezione è assai più snella della precedente.
Tutti i corsi menzionati sono a cura della nostra Academy. Più che sui corsi in sé vorremmo che focalizzaste la vostra attenzione sul percorso all’interno del quale crediamo sia corretto muoversi per sviluppare nel modo giusto le vostre capacità.
Se sceglierete noi per la vostra formazione saremo orgogliosi di quanto proveremo a trasmettervi. Anche se non dovessimo essere la vostra prima scelta però, riteniamo sia importante trasmettervi principi e metodi coi quali coltivare voi stesso in questo tipo di lavoro.
#8 Digital Content Lab – Corso in aula in Web Copywriting e Visual Storytelling
Questo è un corso concepito appositamente per i copywriter, con docente uno dei professionisti più affermati nel mondo, Bruno Bertelli. Si terrà il 10 e 11 Aprile a Milano e prevede un’agenda fitta in cui l’analisi di case study e di successo costituirà il fulcro attorno al quale esercitare le proprie abilità.
Ulteriore spazio verrà dato allo storytelling, la metodologia della narrazione come meccanismo di innesco per l’affiliazione degli utenti alla ricerca del copy perfetto. Insomma un connubio tra testo e contesto nel quale comprendere a pieno come si sviluppano le tecniche di marketing non convenzionale e come promuovere campagne virali che facciano centro.
#9 Seo e Sem Strategy
Insistiamo in termini di applicabilità del lavoro creativo di un copy o web-copy. Luca De Bernadinis & Fabio di Gaetano di Argoserv da un lato e Gianpaolo Lorusso dall’altro, ad inizio hanno (non temete, ritorneranno a breve) ci hanno spiegato quanto importante sia una buona conoscenza tecnica affinché i contenuti che produciamo possano ottenere la massima visibilità possibile.
Ci manteniamo sempre all’interno di quel lavoro di conoscenza per prossimità che sta alla base della buona collaborazione tra figure professionali all’interno di un team di lavoro. E’ fondamentale comprendere come più vi sia reciproca familiarità tra le varie componenti di una campagna di marketing, minore sarà lo sforzo che tutti dovranno fare per la messa in atto della campagna stessa.
Non si tratta solo di sfruttare a piene mani le competenze linguistiche e creative di cui si dispone, lavorare come copy significa anche e soprattutto pensare a come un determinato claim o slogan verrà sfruttato sui canali social, sui media tradizionali, nelle attività di content marketing e come deve essere pensato affinchè generi un meccanismo di call-to-action da parte del pubblico.
I tool online che ci semplificano il lavoro
Quest’ultima parte la dedichiamo a tutti quegli strumenti che fanno parte del quotidiano. Sono risorse semplici da utilizzare e che aiutano da un punto di vista tecnico i copy nella produzione di contenuti efficaci nei vari canali di comunicazione. A questo abbiamo affiancato alcune nostre interviste fatte nel corso degli anni ad alcuni professionisti di successo affidando a loro il compito di fornire uno spaccato sulla natura del lavoro in una agenzia.
Una collezione di articoli, infografiche, tips & tricks che fanno da continuo richiamo per le tecniche di scrittura o posizionamento sul web in relazione al tipo di copy prodotto.
#10 Ottimizzare una pagina per i motori di ricerca by ArgoServ
I nostri amici di ArgoServ hanno messo a punto un post che ci dice alcune regole fondamentali per ottimizzare un contenuto per Google. Ideale per chi si occupa di web-copy ed è alla ricerca di un memorandum intuitivo su come strutturare un post.
#11 Ten supereasy copywriting tips for improved link building
Moz, azienda d’oltreoceano che si occupa di seo come i nostri partner di Argoserv, in un suo articolo ci mostra nel dettaglio e buona dose di ironia come costruire dei siti di vendita o blog aziendali i cui contenuti siano efficaci e piacevoli da condividere, il tutto senza che la qualità dello scritto venga mai a mancare
#12 Copywriter & Art Director non sono la stessa cosa
Un divertentissimo post della nostra Mianù Catenaro ci mostra attraverso le illustrazioni le principali differenze che intercorrono tra un copy ed un art director. Spassoso ma altrettanto utile per capire i confini tra diverse figure professionali.
#13 Alcuni consigli utili su come innescare una Call-To-Action
Hubspot ci propone una slideshare tutta rivolta alla massimizazzione della call-to-action da parte degli utenti. Del resto una delle fasi più significative in termini di ROI del lavoro di advertising è proprio la risposta attiva da parte del target di riferimento.
#14 Intervista a Bruno Ballardini, uno dei maestri della pubblicità italiana
Vi segnaliamo anche una nostra vecchia chiacchierata con Bruno Ballardini, un copywriter pluripremiato che ha lavorato con grandi agenzie internazionali e che ci spiega come funziona in concreto il lavoro di equipe in agenzia e quali sono i rischi di un mestiere così delicato.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Hikari-Kunhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngHikari-Kun2015-03-31 14:30:392017-06-04 22:07:31Il mestiere del Copywriter: le risorse imperdibili per un'evoluzione da Rookie a Ninja
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