La campagna di marketing tra pianificazione e flessibilità

In un passato caratterizzato da una generale tendenza alla staticità o da cambiamenti poco frequenti e prevedibili era possibile, e spesso indispensabile, progettare e programmare meticolosamente ogni singola azione di una campagna di marketing.

Nella realtà di oggi, tutto questo non solo non è più corretto in una logica di orientamento al consumatore, ma sarebbe addirittura impraticabile.

Ciò che rimane raccomandabile è la definizione di una solida road map, con la previsione di scenari ipotetici alternativi e la definizione di obiettivi SMART (acronimo che sta per specific, measurable, achievable, realistic e time-specific). Questa road map, tuttavia, deve fungere da semplice traccia di fondo, che definisca una serie di linee guida a cui ispirare le iniziative di marketing e di comunicazione della campagna da realizzare, ma senza che questa possa generare una fossilizzazione e un appiattimento dell’azione su di essa.

L’imprevedibilità dei trend e dei cambiamenti che caratterizzeranno il futuro, anche prossimo, dei mercati sia in termini di domanda che di offerta e di scenario generale, è infatti ormai piuttosto forte. Appare quindi necessario adottare un approccio basato su principi quali flessibilità, adattabilità, resilienza e learning by doing.

Harvard Business Review, anche sulla base di una recente ricerca di Forrester Research che conferma questa analisi, ha proposto alcuni pratici consigli per realizzare delle campagne di marketing che essa stessa definisce agili, ossia in grado di essere adattate e modulate in funzione di eventi inattesi e cambiamenti di scenario più o meno radicali.

Campagna di marketing efficace? Basta seguire questi suggerimenti

Think “outline”, not “campaign”

Le aziende non possono più permettersi di pianificare ogni cosa. Non solo perché questo sarebbe piuttosto difficile, sulla base di quanto già detto in precedenza, ma anche perché il rischio maggiore sarebbe quello di una mancata o errata percezione dei cambiamenti, che renderebbero così obsoleti i piani iniziali.

Start Small

E’ in genere auspicabile pianificare azioni di natura graduale e progressiva, con risorse iniziali di modesta entità. Ciò permette infatti di evitare le conseguenze di una loro errata allocazione e di conservare la possibilità di mutare la strategia iniziale in corso d’opera, ovviamente sulla base di valutazioni di efficienza ed efficacia su quanto implementato e ottenuto.

Take Breaks

In linea con quanto espresso nel consiglio precedente è raccomandabile fare frequenti “pause di riflessione”, nelle quali sospendere temporaneamente le iniziative in corso e valutarle criticamente, per comprendere se vi sia la necessità di sostituirle, modificarle in maniera radicale o incrementale o, al contrario, di rafforzarle in quanto latrici di risultati positivi in termini di audience o profitto.

Per poter seguire e applicare correttamente questi suggerimenti è necessario attuare un monitoraggio approfondito e continuativo dello scenario circostante, cercando non tanto di reagire semplicemente ai cambiamenti, ma di agire in un ottica di proattività per anticiparli ed essere così pronti ad affrontarli.

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Messenger su desktop: Facebook lancia il sito per la sua chat

Messenger su desktop: Facebook lancia il sito dedicato alla chat

Messenger su desktop è l’ultima novità annunciata in casa Facebook: su Messenger.com si potrà chattare con i propri contatti senza passare attraverso il sito del social network.

La creazione di una piattaforma autonoma per il sistema di messaggistica procede coerentemente con la recente introduzione delle applicazioni Messenger su mobile: Facebook vuole offrire la possibilità di poter chattare con la propria rete di contatti senza dover necessariamente impelagarsi nel turbinoso flusso di contenuti della timeline.

Secondo quanto sostiene Recode, la novità è per ora disponibile solo per gli utenti di lingua inglese, ma nelle prossime settimane saranno messe online le versioni per le altre lingue.

Messenger su desktop vs Whatsapp su Facebook

Messenger su desktop: Facebook lancia il sito per la sua chat

Ecco come apparirà Messenger su desktop

Proprio qualche giorno fa parlavamo della novità del tasto per condividere i contenuti di Facebook via Whatsapp e provavamo a comprendere la strategia di Zuckerberg riguardo la gestione delle due piattaforme di messaggistica di sua proprietà.

Questa mossa rende ancora più evidente la volontà di Facebook di continuare ad investire sia sulla chat nata dalla costola di Facebook sia sull’app costata quanto un rene al social di Menlo Park.

Inoltre in rete circolano rumors per cui a breve sarà possibile la comunicazione tra gli utenti dei due sistemi di messaggistica.

Lo scenario che si delinea è quello di una scuderia forte del social più diffuso al mondo e di due reti di messaggistica istantanea indipendenti ma interconnesse tra loro.

La sostanziale differenza tra Messenger e Whatsapp (che ha da poco la sua versione desktop) sarà il fatto che la prima chat sarà accessibile dai contatti Facebook, la seconda tramite il proprio numero telefonico (se state cercando invece una chat che si possa usare senza registrazione dovreste provare Firefox Hello).

Game of Facebook – Il trono di Mark

Messenger su desktop: Facebook lancia il sito per la sua chat

Foto da Tom's Guide

Le mire espansionistiche di Zuckerberg sul web sono ormai malamente celate dai fini antropologici del suo progetto di diffondere Internet in ogni dove.

Se il principale dubbio all’alba della quotazione in Borsa di Facebook poteva essere su come Mark avesse intenzione di monetizzare il proprio social, ora è tutto più chiaro.

La partnership di questi tre enorme bacini d’utenza fornirà a Facebook una quantità enorme di dati, che potranno essere monetizzati grazie alle piattaforme pubblicitarie come Facebook Ads, che di recente si è evoluta con Conversion LiftProduct Ads.

Nella galassia Facebook non è da trascurare Instagram, che di recente ha potenziato la sua piattaforma di advertising con i Carousel Ads.

Inoltre prima della creazione di Messenger su desktop, Facebook aveva potenziato la sua creatura con la possibilità di inviare pagamenti via social.

E non dimenticatevi del tasto buy che renderà Facebook in tutto e per tutto una piattaforma di Social Commerce!

Probabilmente appena Zuckerberg investirà anche nell‘industria del caffè, le nostre giornate e quelle di molti addetti ai lavori saranno monopolizzate da Facebook!

5 trend sul mobile advertising che ogni marketer deve conoscere

5 trend sul mobile advertising che ogni marketer deve conoscere

Terminata la coda lunga del Mobile World Congress, a margine del Q1 2015, tiriamo le somme. Sembrerà un paradosso ma i primi 90 giorni dell’anno, insieme agli appuntamenti di settore e alle analisi di mercato, possono già rivelarci molto di come gli inserzionisti si comporteranno nei prossimi 9 mesi.

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Parliamo di mobile advertising, il “nuovo mondo” per i marketer di tutto il globo: se oltreoceano l’esplorazione di nuovi touch point con il proprio target viaggia speditamente, in Italia (manco a dirlo) è ancora terreno di conquista. TV e carta stampata a parte, le soluzioni in grado di soddisfare la navigazione desktop rappresentano oggi una fetta di mercato rilevante, mentre gli investimenti in mobile advertising ancora latitano.

Mobile Ad Network (credits: Facebook)

Se stai pianificando i prossimi 6 mesi di attività paid, fermati e rifletti, investire nel mobile advertising è un’opportunità che non puoi più ignorare. A dirtelo sono i tuoi utenti e il loro comportamento in rete: sempre più connessi, sempre più mobile-addicted, sempre meno raggiunti da formati e creatività dell’online tradizionale che a fatica rispondono alle logiche della navigazione mobile.

Con le applicazioni, poi, diventano completamente inefficaci, e non serve ricordare che con le app l’utente ci trascorre gran parte del tempo speso con il suo smartphone.

Ora sei pronto a considerare le opportunità mobile nel tuo piano d’investimenti? Prima di cominciare, leggi questi 5 trend sul mobile advertising che ogni marketer deve conoscere.

Gli utenti sono pronti

5 trend sul mobile advertising che ogni marketer deve conoscere Se devi convincere qualcuno della bontà della tua strategia, ti basterà evidenziare l’incredibile evoluzione che la banda larga mobile ha vissuto negli ultimi anni. A breve potremo accedere a qualsiasi contenuto con velocità e qualità 5G. Un utente medio controlla il proprio smartphone tra le 150 e le 200 volte al giorno. Argomentazioni piuttosto convincenti, non trovi?

Il mercato ci crede

Gli investimenti nel native mobile advertising sono destinati a raddoppiare nel 2015. Lo rivela Rubicon Projectnel terzo sondaggio annuale sugli acquirenti di mobile advertising, dove si prevede che il native advertising conquisterà una quota del 13% della spesa complessiva per il mobile advertising nel mondo. Pare che gli inserzionisti stiano imparando a considerare l’adv non più come interruzione, ma come parte integrante del contenuto. Meglio tardi che mai!

Soluzioni rigorosamente user-oriented

Programmatic e Real Time Bidding diventeranno pane quotidiano per il lavoro dei marketer anche in Europa. Era ora: l’81% degli intervistati da Rubicon Project ha segnalato come prioritaria la scelta dell’automated guaranteed trading per il 2015. Attenzione, automatizzato non significa standardizzato: le soluzioni offerte da questo genere di piattaforme (come Widespace e Turbo, tra i primi trading desk dedicati all’Italia) sono personalizzate e ottimizzate in ottica HumanToHuman, come da richiesta del mercato.

Video ed engagement, legame indivisibile

Native a parte, il formato video è in costante ascesa, il 17% delle richieste mondiali secondo il sondaggio. È breve, è emozionale, integra e valorizza le attività di storytelling, cattura l’attenzione di chi consuma contenuti sempre meno via TV e sempre più sui second e third screen (leggersi Millenials).

Performance sempre più misurabili

5 trend sul mobile advertising che ogni marketer deve conoscere Comincia a considerare nuovi KPI. Se la leva del web advertising è stata principalmente la misurazione dei risultati, per il mobile advertising questa possibilità sarà ancora più puntuale: il VCPM (Costo per Mille Viewable impression, contempla solo le impression effettivamente viste dall’utente) e il CPUL (Costo per Unique Landing, il costo per ogni singolo utente effettivamente atterrato sulla landing page) affiancheranno metriche come l’Average Session e il Bounce Rate nell’analisi di ogni campagna, per lasciare sempre meno spazio all’approssimazione ed ottenere con più facilità e consapevolezza lead qualificati, conversioni e ROI.

Il mondo digitale è in continua evoluzione, la convenzionale pubblicità ancora una volta in rivoluzione. Scommetterai anche tu sul mobile advertising? Raccontami che ne pensi nei commenti!

Da trend spotter a trend curator: le tendenze non ovvie di Rohit Bhargava

Negli ultimi 4 anni, l’esperto di marketing e docente della Georgetown University Rohit Bhargava ha curato la sua lista “non ovvia” delle tendenze del marketing. Disney e Bollywood possono insegnarci come creare esperienze per il nostro pubblico? Una vending-machine può ispirare la pace nel mondo? Essere “imperfetti” ci fa piacere di più ai consumatori?

Le risposte a queste domande non sono affatto ovvie, ecco perché Rohit Bhargava le ha raccolte nella quinta edizione del suo libro Non Obvious. How to Think Different, Curate Ideas & Predict the Future. In questa nuova edizione, scopriremo come utilizzare il potere del pensiero non-ovvio per far crescere il proprio business e avere un impatto maggiore nel mondo.

I 5 miti del trend spotting

Mito #1: I trend sono da scoprire. I trend non sono lì propri per essere osservati e catalogati, devono essere compresi.

Mito #2: I trend possono essere scoperti solo da guru ed esperti. Anzi, più si sa di un dato argomento più diventa difficile pensare al di fuori della propria esperienza e ampliare la visuale.

Mito #3: I trend si basano su dati concreti. Quando si tratta di tendenze, dei dati indicati su un foglio di calcolo non bastano: è necessario un mix di ricerca quantitativa e ricerca qualitativa e la capacità di ricordare che i dati spesso possono essere meno importanti di una buona osservazione.

Mito #4: Le tendenze riflettono ciò che è popolare. C’è una linea molto sottile tra tendenza e moda: mentre la prima descrive qualcosa che accade in un arco di tempo lungo, la seconda è legata a un’idea che è popolare nel breve termine.

Mito #5: Le tendenze sono ampie previsioni. assolutamente, perché le tendenze sono molto più concrete e distinte delle previsioni.

Rohit contesta l’idea che “solo gli esperti” siano in grado di prevedere le tendenze, mentre la triste verità è che la maggior parte delle tendenze a cui siamo esposti non sono altro che previsioni sulla base di ciò che è già lampante.

La maggior parte delle previsioni sono inutili perché non sono obiettive, non sono creative, non sono supportate da prove concrete e non sono applicabili.

Impariamo ad essere trend curator

Visto che i trend non si “scoprono”, non possiamo essere trend spotter, ma trend curator. Pensiamo ai curatori dei musei: essi aggiungono significato a cose belle e interessanti, ma isolate. Così il trend curator segue il curationism, combinando collezione e contemplazione: solo in questo modo può effettivamente “curare” le idee e imparare a predire il futuro.

I curatori provengono da tutti i tipi di background, alcuni si concentrano su arte e design, mentre altri possono guardare alla storia o all’antropologia Alcuni hanno una formazione professionale e altri sono guidati dalla passione. La curation non richiede di essere un esperto o un ricercatore o un accademico.

Le 5 abitudini dei trend curator

Secondo Rohit, seguire queste cinque abitudini ci aiuterà a scoprire le idee migliori e utilizzarle per sviluppare intelligenti osservazioni sui cambiamenti di oggi.

#1 Essere curiosi. Bisogna sempre voler sapere perché solo cercando sempre di saperne di più sul mondo è possibile migliorare le proprie conoscenze.

#2 Essere osservatori. Bisogna imparare a vedere i piccoli dettagli che gli altri ignorano o che non riconoscono come significativo.

#3 Essere mutevoli. Bisogna saper spostarsi da un’idea all’altra, senza sviluppare pregiudizi profondi.

#4 Essere premurosi. Bisogna sviluppare un proprio punto di vista, ma anche considerare i punti di vista alternativi, prima di finalizzare un’idea.

#5 Essere eleganti. Bisogna cercare un bel modo per descrivere le idee che mettono insieme i concetti in modo semplice e comprensibile.

I trend non ovvi del 2015

Da trend curator, Rohit ha raccolto i trend “non ovvi” del 2015. Volete sapere quali sono? Eccone qualcuno.

Il Marketer riluttante

Perché le marche si stanno concentrando meno sul marketing tradizionale e promozione e più sul marketing dei contenuti e l’esperienza del cliente.

Contenuti rapidi

Le aziende stanno sfruttando la nostra ridotta capacità di attenzione per creare contenuti progettati per un rapido consumo.

Notorietà quotidiana

L’aumento della personalizzazione porta sempre più consumatori ad aspettarsi esperienze ‘da celebrità’ nelle interazioni quotidiane con il brand.

La fiducia del Selfie

Perché la possibilità di condividere online una personalità creata su misura permette alle persone di utilizzare contenuti sociali come i selfie come un modo per costruire la fiducia in sé stessi.

Consapevolezza mainstream

Mediazione, yoga e contemplazione silenziosa diventano potenti strumenti per individui e aziende per migliorare prestazioni, salute e motivazione.

Benevolenza branded

Sempre più aziende mostrano un impegno profondo per fare del bene una parte del business.

Experimedia

I creatori di contenuti utilizzano esperimenti sociali e le interazioni nella vita reale per studiare i comportamenti umani e costruire narrazioni più realistiche e divertenti.

Imperfezione

I consumatori cercano esperienze più personali e umane, quindi le marche usano la personalità, l’eccentricità e le imperfezioni intenzionali per essere più desiderabili.

Distribuzione disruptive

I produttori utilizzano nuovi modelli per la distribuzione, eliminando i soliti canali, tagliando gli intermediari e costruendo collegamenti più diretti con fan e acquirenti.

Vuoi approfondire i trend non ovvi di Rohit Bhargava ed imparare ad essere un trend curator? Dai un’occhiata al libro Non Obvious. How to Think Different, Curate Ideas & Predict the Future

Will.i.am diventa il nuovo volto di Make Time per il Wall Street Journal

Il Wall Street Journal ha da poco lanciato la sua nuova campagna globale chiamata “Make Time”, per battere la concorrenza nel business journalism. La premessa è semplice ed immediata: anche le persone più impegnate – implicitamente di maggior successo – si prendono il loro tempo per leggere il WSJ.

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Creata in collaborazione con l’agenzia The Partners, la campagna appare sulla stampa tradizionale, sui digital media e in tv. I video verranno trasmessi inoltre nelle stazioni metropolitane di New York, nel business district di Tokyo, sui video in volo e nelle business lounge degli aeroporti di Heathrow e London City. Make Time sarà in programma fino al 30 giugno 2015 e tra i suoi protagonisti annovera Tony Burch, Chief Executive Officer, designer e filantropa statunitense, Bill McDermott, amministratore delegato di SAP AG, e Will.i.am produttore discografico e filantropo.

I tre testimonial rappresentano gli abbonati tipo del quotidiano di Wall Street (filantropi, impegnati e di successo) che traggono i benefici della lettura nonostante i numerosi impegni ai quali sono sottoposti. Altri lettori d’eccezione si aggiungeranno alla campagna durante la sua programmazione: sono previsti gli interventi di Martin McCue, co-founder e chief executive di Filpboard, e Zhang Xin, co-founder e chief executive officer di SOHO Cina, il colosso immobiliare cinese.

“Questa campagna ha lo scopo di evidenziare il valore del tempo che riusciamo a ricavare per poter dedicarsi alla lettura del giornale, non importa quanto uno possa essere impegnato – dichiara Suzy Watford, chief marketing officer Dow Jones, e continua – l’abbonamento al Journal permette di far parte di una comunità fatta di persone ambiziose, che vogliono essere i top player del loro business. I nostri abbonati sono in buona compagnia”

“Make Time” è stata progettata per illustrare il valore essenziale, personale ed essenziale di un abbonamento al Wall Street Journal e sviluppata sotto la direzione del premiato regista Tom Carty e la fotografa di fama mondiale Brigitte Lacombe. 

L'atlante umano in video 3D che spiega al paziente il proprio stato di salute

Roberto Ascione è un imprenditore e opinion leader internazionale nella digital health. Ha un’esperienza ventennale in marketing e comunicazione, trasformazione dei processi di business e innovazione applicati alla salute. Attualmente è Presidente di Razorfish Healthware parte di Publicis Groupe. Continua la sua serie di guest post su tecnologia, salute e innovazione.

Oggi i pazienti hanno un ruolo molto più importante rispetto al passato e questo è sicuramente collegato all’evoluzione digitale e ai cambiamenti nei sistemi sanitari pubblici di tutto il mondo. I pazienti prendono parte in maniera attiva e con scelte intelligenti alla gestione della loro salute tanto che sempre più spesso si parla di “patient education”.

In uno scenario simile, fornire materiali chiari e di facile comprensione è fondamentale, soprattutto per il settore della salute e personalmente credo che il modo migliore per illustrare condizioni e procedure mediche complesse sia dato dall’utilizzo di video e animazioni mediche 3D.

Non a caso ho recentemente twittato un’intervista di MedGadget al CEO di Blausen, una delle principali aziende nel settore dell’illustrazione medica, nonché la più grande e affermata biblioteca medico-scientifica con animazioni 3D. Blausen ha lanciato sul mercato una nuova offerta: l’Atlante Umano web 4.0, uno strumento che permette di aggiungere istantaneamente al proprio sito oltre 300 animazioni mediche e scientifiche 3D di alta qualità e relative alle condizioni e ai trattamenti più comuni.

Tramite il player, che può essere custom-branded, è possibile guidare i pazienti durante la consultazione online e in questo modo gli utenti possono accedere facilmente a contenuti multimediali complessi senza dover fare ricerche – a volte anche noiose – o navigare intere sezioni prima di riuscire a individuarli.

Praticamente le animazioni vengono embeddate direttamente all’interno dei contenuti (oppure vengono utilizzate come layer) e il risultato è una immediata integrazione di contenuti di alto livello che soddisfano pazienti e operatori sanitari alla ricerca di esperienze di navigazione personalizzate.

Tutto questo è in linea con la visione aziendale di Blausen che vuole una educazione globale: Blausen mira a essere il primo sito online a cui gli utenti possono accedere per ricercare termini medici o scientifici, anzi usando le parole di Blausen, possiamo dire che siamo di fronte al Google Maps Medico del futuro.

C’è naturalmente una schiera di ottime librerie mediche, ma la formula vincente di Blausen – a mio avviso – sta proprio nella capacità di trasmettere, in maniera efficace, complesse informazioni mediche tramite le animazioni: si parte dalle basi, si mostra lo stato normale/in salute, poi si passa alla patologia/condizione e infine si arriva a prospettare la soluzione che ripristina la normalità. Senza dubbio alcuno, ritengo che il successo di queste animazioni pluripremiate sia stato proprio l’aver adottato la prospettiva del paziente.

Blausen, inoltre, ha il grande vantaggio di non considerare gli altri come competitor ma di credere nella condivisione e nell’integrazione delle offerte, di ritenere che questo aiuti le aziende a migliorare i propri prodotti.

È un pensiero questo molto in linea con il modus operandi di Razorfish Healthware, un principio che da sempre consideriamo parte della nostra strategia di crescita: da un lato la diffusione di una digital thought leadership, dall’altro l’avvio di alleanze strategiche con i leader affermati nel settore e con le start-up tecnologiche di prossima generazione.

In tal senso, stiamo creando nuove opportunità di innovazione sia per i nostri clienti sia per i partner e stiamo lavorando in particolare con Blausen per definire una partnership vantaggiosa e offrire valore aggiunto alle nostre offerte.  I dettagli arriveranno presto… restate connessi!

Ninja Social Oroscopo dal 9 al 15 aprile

Cari guerrieri, faccio a voi una domanda retorica che vi scaldi il cuore come il primo sole di primavera: cos’altro guida l’istinto se non la passione? E cos’altro regola il piacere se non l’istinto? Che sia quindi la passione, ogni giorno, che andiamo a stimolare in chi ci legge, ci guarda, ci ascolta! Lo dice anche la Durex!
Il social oroscopo di questa settimana di aprile vede il pianeta della passione, Marte, stanziato solido nel focoso segno del Toro che, come dice il suo stesso nome, è mosso per lo più dalla gola, dalla gelosia e dal desiderio. Sarà quindi il Toro l’utente perfetto delle micro storie che la app del New York Times invierà agli apple watch.

Anche gli altri due segni di Terra però ne saranno attratti: la Vergine si sentirà come Zio Gadget che cerca indizi per le strade della città morendo dalla voglia di trovare la soluzione e meritarsi il premio! Il Capricorno invece fiuterà la sua preda dietro ad ogni cespuglio e per una volta potrebbe mandare in tilt anche la sua tabella di marcia pur di correre dietro alla protagonista della sua microstoria digitale!

Per fortuna c’e l’Ariete che si prende carico questa settimana di redigere la classifica Oxfam delle aziende più attente a livello sociale. Uno Scorpione con ancora poca voglia di confrontarsi col mondo ed ancor meno di essere buono cercherà di certo di corromperlo. Ma l’Ariete sarà inflessibile ed incorruttibile, sappiatelo!

Il Leone questa settimana tweetta come un pazzo e si appassiona soprattutto ai TT più biforcuti e pettegoli… Dalla sua casetta non le manderà di certo a dire agli utenti di tutto il mondo. È così facile! Il Pesci, insospettabile con quegli occhioni da Shreck, ritweetta i tweet del Leone. Con commento. Acidissimo!

Gemelli e Sagittario invece si troveranno insospettabilmente sulla stessa barca, in mezzo ad un mare almeno forza sette. Entrambi carichi di domande sul futuro e sull’amore alle quali Google non sa dare risposta. Allora il gemelli prenderà in ostaggio qualsiasi cosa possa dargli stabilità, anche un hashtag, mentre il Sagittario si iscriverà al corso di performance marketing. Attratto dalla parola performance!!

Acquario e Bilancia nonostante il periodo non sia proprio di quelli da sbandierare su Instagram, questa settimana si sentiranno quantomeno molto più buoni ed amorevoli grazie al trigono di Venere… Tanto che Mediolanum potrebbe considerarle per il prossimo NutriAmo il Futuro

Il Cancro anche per questa settimana preferisce starsene solo soletto coi suoi pensieri, col suo mouse e con l’e reader… Al massimo potrebbe sedersi sulla panchina con Don Draper sulla sesta a NYC…. Ma solo se ha da accendere!

Content Marketing: il corso targato Ninja Academy per gestire strategie di contenuto per i canali digital e social

corso di content marketing

Quante volte hai sentito che “Content is king” ?!
Probabilmente tante, ma nell’ultimo Corso Online in Content Marketing targato Ninja Academy i docenti Simone Tornabene, Francesco Gavatorta e Alberto Maestri ci hanno spiegato il vero significato e i risvolti pratici di questa citazione di Bill Gates. Per esempio, lo sapevi che nell’ultimo anno gli investimenti in content marketing dei brand ammontano a 118 miliardi?

Da qui, è facilmente comprensibile il perché si è reso necessario un corso specifico che affrontasse queste tematiche. Come dice Yukiko: “Presidiare i contenuti significa avvantaggiarsi del rinnovato potere di fruizione di cui gode l’audience oggi, ma anche imparare tecniche di storytelling e riconoscere i cluster di interessi ed affinità cui dedicare i contenuti del brand.”  sia per le grandi aziende che per le PMI. E questo vale sia che tu ti occupi di B2B che di B2C.

Cosa s’impara al corso in Content Marketing?

I principali risultati ottenuti durante lo svolgimento del corso sono stati il capire le logiche dietro i contenuti digitali di successo, la pianificazione editoriale e l’implementazione di una content strategy e gli strumenti più efficaci per il corporate storytelling. Si è partito da una iniziale conoscenza teorica dei fondamenti di digital content con il modello di Shannon e Weaver attraverso cui, da una concezione strettamente fisica dell’informazione, si trova la codificazione più efficiente di un messaggio attraverso il canale di riferimento.

Una delle cose più utili è stata per noi la possibilità di confrontarci sul gruppo facebook, chiedendoci opinioni, scambiandoci consigli e chiedendo approfondimenti ai docenti del corso.

 

Come promesso inizialmente, posso dire di aver imparato 5 cose:

1. fare content marketing esperienziale
2. creare contenuti digitali efficaci per la tua azienda
3. pianificare e gestire strategie efficaci di content marketing digitale
4. inserire la content strategy nella strategia digital globale
5. misurare il valore dei contenuti di marca

Un corso online è utile?

Sono stato molto fortunato a far parte di questa squadra che ha lavorato bene online proponendo stimoli sempre nuovi. Molto spesso mi sono chiesto se un corso online fosse effettivamente ciò di cui avevo bisogno. Oggi posso dire che la possibilità di rivedere tutte le lezioni, di guardare e riguardare tutte le slide anche a corso finito è stato davvero un valore aggiunto.

Lavorando non ho potuto sempre seguire online ma con la piattaforma di Ninja Academy ho recuperato alla grande tutte le lezioni di #ContentNinjas! E poi.. le occasioni sono venute facendo networking!

Copywriting per startup: 5 consigli fai da te

Strutturare una valida strategia di copywriting per startup è senza dubbio un’esigenza vitale se vuoi sopravvivere ed affermarti sul mercato con la tua idea.

La comunicazione nel business è tutto, non puoi farne a meno. L’offerta di beni e servizi è talmente variegata che non è possibile stare in silenzio nella speranza di essere scelti dai consumatori.

Se l’offerta di messaggi persuasivi cresce continuamente, le nostre menti hanno imparato a reagire: nei secoli il cervello umano si è abituato a valutare gli stimoli attentivi per selezionare quelli importanti per la nostra sopravvivenza, selezionando le informazioni dell’ambiente circostante più utili alle nostre esigenze e ignorando le altre.

LEGGI ANCHE: Ecco perché devi assumere un copywriter

Questa capacità di ignorare gli stimoli superflui è utile oggi per sopravvivere alla sovraesposizione ai messaggi promozionali di vario genere.

Se vuoi parlare al tuo pubblico, hai bisogno di diversificare la tua comunicazione per distinguerti dagli altri e superare le barriere attentive di chi ascolta e puoi farlo solo in due modi:

  • Leggere questi 5 consigli di copywriting per startup!

Copywriting per startup

Brian Casel ci offre qualche dritta per migliorare il copywriting per startup, per migliorare il tuo stile e per iniziare a raggiungere un pubblico che diventa a mano a mano più vasto.

1. Parla ad una persona

Sì, stai scrivendo ad un vasto pubblico ma il tuo copy sarà più efficace se ti rivolgerai ad una sola persona: ti aiuterà a costruire una relazione più profonda tra te e il tuo lettore.

Devi identificare il tuo target di riferimento e parlare alla persona a cui ti rivolgi utilizzando il suo linguaggio per farti comprendere meglio. Immagina di parlare con un caro amico, non aver fretta di vendere, crea un dialogo che porti ad una relazione duratura.

LEGGI ANCHE: Copywriting: il lavoro del copywriter. Cos’è, come e dove si impara

2. Focalizzati sui vantaggi, non sulle caratteristiche

Se il tuo prodotto ha molte caratteristiche tecniche che non vedi l’ora di illustrare ai tuoi potenziali acquirenti, fermati! Per arrivare alla conversione non sarà necessario snocciolare le peculiarità di ciò che offri, bisogna che tu faccia percepire a chi riceve il tuo messaggio quali saranno i vantaggi del suo acquisto.

All’acquirente la scheda tecnica interessa ben poco: è in cerca di un acquisto che lo soddisfi e sul piano psicologico influiranno maggiormente i benefici che ne trarrà dal punto di vista pratico. Pensa a quando hai acquistato il tuo smartphone: l’hai comprato per le sue mille funzioni che non userai mai o per il suo design e la sua possibilità di essere personalizzato?

3. Riduci gli attriti

Alcune richieste, di per sé, sono sgradevoli: chiedendo, ad esempio, del denaro o semplicemente un contatto email vai incontro ad una riluttanza fisiologica. Trova le giuste parole per rendere meno brusca la richiesta che stai facendo. Se riesci a rassicurare chi ti ascolta questi sarà più propenso a ricompensare il tuo impegno.

Un buon venditore sa che prima di rivelarti il prezzo dovrà metterti a tuo agio, farti desiderare l’oggetto ed eliminare le resistenze psicologiche all’acquisto. Ti hanno mai venduto un’automobile senza prima averti offerto un giro a bordo?

4. Copywriting per startup: cattura l’attenzione

Quando il target individuato si imbatterà nel tuo messaggio è fondamentale che questo attiri la sua attenzione. Altrimenti sarai l’ennesima interruzione nel suo percorso di ricerca e il tempo di permanenza sulla tua pagina sarà minimo.

Nell’odierna comunicazione, soprattutto quella sul web, i messaggi hanno tutti lo stesso stile per sottostare alle logiche della persuasione e ai limiti imposti dal mezzo. Bisogna porsi al di fuori degli schemi e ideare una strategia che ci consenta di differenziarci dal rumore di fondo della comunicazione tradizionale.

E non serve urlare, basta un po’ di creatività!

Copywriting per la tua startup: 5 consigli fai da te

5. Incuriosisci chi ti ascolta

La chiave del successo è riuscire ad incuriosire il tuo pubblico. Solo la curiosità spingerà chi legge verso il secondo paragrafo del tuo testo e, passo dopo passo, verso l’acquisto. Se riuscirai a tenere alta l’attenzione sul messaggio fino alla call to action hai buone possibilità di sopravvivere: un brand deve essere in grado di porsi come una persona di fiducia, un amico. E chi vorrebbe fare amicizia con una persona noiosa, che non è in grado di stupirci e strapparci un sorriso?

In ogni caso, il consiglio più accorato che posso darti è di destinare quanto prima possibile un budget per un copy professionista: se il successo del tuo business dipende in buona parte dalla tua capacità di comunicare è giusto rivolgersi ad un esperto.

Pepsi Challenge: la sfida si sposta sui social

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Coca-Cola o Pepsi, questo è il problema. In molti si pongono il quesito e c’è chi andrebbe in guerra per affermarne e difenderne l’unicità (sia a favore dell’una che dell’altra, ovviamente).

Forse per questo negli ultimi decenni Coca-Cola e Pepsi hanno iniziato a sfidarsi, e tutto è iniziato nel 1975 con The Pepsi Challenge.

Così inizia la lotta all’ultimo sangue tra le due famose bevande.

Come campi di battaglia, i luoghi pubblici, scelti ad hoc in cui sono stati allestiti dei banconi nei quali la gente veniva invitata ad assaggiare le due bevande, senza mostrar loro quale stessero effettivamente bevendo. Dopo averle assaggiate entrambe, veniva chiesto quale preferivano.

1975

Pepsi Now, Take the Challenge

Tra Pepsi e Coca-Cola, cosa scelgono gli Americani?

Pepsi, ed è subito festa.

1977

Take the Pepsi-Cola Challenge.

Let your Taste decide.

Già a due anni di distanza notiamo una differenza notevole: se nel primo spot ci si concentrava su Pepsi, adesso i protagonisti sono le persone e la loro capacità di scegliere liberamente. Casualmente, Pepsi.

1981

In questo spot, Pepsi ci mostra come funziona la sfida, enfatizzando ancora di più l’importanza della persona all’interno del processo.

Non solo Pepsi è più buona, sei tu a sceglierla per questo.

1983

Don’t Take our word for it.

Let your Taste decide.

Non più in America, ma in Australia. Sulla spiaggia un bel ragazzo biondo sceglie la bevanda Y. Indovinate un po’? Pepsi.

La sfida ancora oggi va avanti, anzi, sono i consumatori stessi a raccontarla attraverso i new media.

Qualcosa è cambiato… Non più cavie da test, ma sperimentatori consapevoli.

C’è chi si diverte a giocare con i propri amici.

Chi mostra possibili nuovi giudici della sfida. Anche un procione può esprimere il suo parere e scegliere la sua bibita preferita.

E chi crea corti che ironizzano sulla loro competizione.

Oggi, nel 2015, Pepsi ha deciso di rispolverare la vecchia strategia e reinterpretarla attraverso i nuovi linguaggi, le nuove piattaforme e le nuove esigenze.

The Pepsi Challenge è tornata!

Dimenticate la gente che assaggia le bevanda, dimenticate i vecchi spot. La sfida non sarà più tra Coca-Cola e Pepsi: la nuova sfida è tra Pepsi e voi.

Tematiche come musica, tecnologia, sport e design sono le aree in cui Pepsi si muoverà.

Pepsi ha pensato proprio a tutto, infatti non saremo soli nelle sfide che lancerà: Usher, Serena Williams, James Rodriguez, Jerome Jarre e Usain Bolt, Nicola Formichetti sono le celebrità che ci accompagneranno in questo cammino.

Nicola Formichetti già ha aperto le danze e ha presentato la prima sfida ad Honk Hong:

In cosa consiste?

Le bottiglie vuote di Pepsi diventeranno lo strumento per portare la corrente elettrica nei luoghi più disagiati del mondo.

Se vi state chiedendo come, è presto detto: inserendo all’interno delle bottiglie acqua e candeggina. Questa semplice combinazione chimica permetterà di rinfrangere la luce del sole all’interno delle case fornendo un contributo concreto per migliorare la qualità della vita di migliaia di persone.

Ma la sfida non finisce qui: ogni volta che qualcuno userà l’hashtag #PepsiChallenge in uno dei suoi profili social (Instagram, Twitter, Facebook, Youtube), Pepsi donerà un dollaro alla Liter of Light organization, che si occuperà di illuminare le zone prive di energia elettrica.

Curiosi di sapere quali saranno le prossime sfide che Pepsi lancerà?