Cerchi lavoro? Prendi in ostaggio un hashtag su Instagram

"We have your hashtag": breve storia di una minaccia e una richiesta di riscatto su Instagram di uno studente olandese in cerca di lavoro e visibilità

we have your hashtag

In un mondo sempre più digital, rapido e inarrestabile, il protagonista in grado di scandire conversazioni, pensieri, contest e strategie di marketing diventa sempre più l’hashtag.

Introdotto ed utilizzato per la prima volta dagli utenti di Twitter, il simbolo “#” si è trasformato in un tool essenziale in tutte le piattaforme social, in grado di aggregare messaggi o di creare keywords che stimolino le conversazioni e l’engagement dei propri follower.

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Anche su Instagram, uno dei social network che fa della condivisione di immagini la sua principale mission, l’hashtag si converte in un digital tool dalle grandi potenzialità in ambito marketing, in grado di generare buzz, attenzione e visibilità attorno a brand, prodotti e servizi che le aziende offrono.

Nonostante si riveli sempre più uno degli strumenti migliori per emergere dal groviglio social, utilizzare hashtag – o abusarne – non risulta sempre sufficiente per poter creare interazioni e buzz sul proprio brand o prodotto. Bisogna ricercare modi innovativi per fare storytelling o creare contenuti virali ed originali sul web.

Uno studente olandese, in cerca di nuove opportunità, sembra esserci riuscito bene.

“I want to play a game”

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Max Kurstjens è un giovane creativo olandese, studente in Svezia. Per rendersi appetibile nel mondo del lavoro, ha pensato bene di mostrare tutta la sua creatività e, così, invece di optare per un classico invio via email del proprio curriculum, ha ideato una strategia innovativa per poter catturare l’attenzione delle più importanti agenzie creative, scegliendo come strumento Instagram.

Appropiandosi – e burlandosene un po’ – di uno dei tool social più amati, utilizzati ed abusati da aziende e users, Max Kurstjens si è trasformato in un vero e proprio attentatore in versione 2.0, “sequestrando” gli hashtag di alcune delle agenzie più attive sul social network.
L’unica modalità di riscatto? Offrire un caffè o, meglio, un colloquio di lavoro al creativo olandese!

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Attraverso la creazione di account fake, ognuno dei quali dedicati agli hashtag presi in ostaggio, si è reindirizzati alla pagina web wehaveyourhashtag.com. Qui, evocando una delle più celebri pellicole horror, il creativo olandese si rivolge direttamente alle sue vittime.

Sulle parole minacciose di “Saw – L’enigmista”, il gioco di riscatto inizia nella homepage, dove è possibile ritrovare, dal menu a scomparsa sulla sinistra, l’elenco di tutti gli hashtag “in ostaggio”. Una volta selezionato, si è rinviati ad una sezione in cui sono specificate le condizioni di riscatto, per potersi riappriopiare del proprio # e salvaguardare la propria brand image su Instagram.

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Un modo originale di richiamare l’attenzione dei selezionatori ed aspirare ad un colloquio di lavoro!

Dai mosaici di immagini creati attraverso gli hashtags su Instagram al sito web dedicato alla richiesta di riscatto, il giovane creativo si è rivolto in modo diretto alle agenzie, reiventando a proprio modo le regole di digital recruiting, rendendo l’hashtag un potenziale killer tool nelle strategie di job hunting sui social media.

Cari ninja, cosa ne pensate della creatività di Max Kurstjens?

Possiamo classificarlo come una innovativa strategia social di personal branding?

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