In occasione del WWDC Apple Worldwide Developers Conference che si è tenuto dal 2 al 6 giugno scorsi a Los Angeles, Apple ha realizzato un video che vuole essere un vero e proprio omaggio “dalla strada” alle app più amate dai fan della Mela e, soprattutto, a coloro che le hanno progettate.
A Cupertino hanno pensato di chiedere a persone comuni, esperte di tecnologia e non, quali applicazioni amano di più e come si immaginano i programmatori dietro ad esse: le risposte spaziano dalla testa rasata, alla barba lunga, passando per gli immancabili occhiali. Ma nelle mente di tutti sembra chiara la percezione del developer come una persone geniale, in grado di realizzare quello che agli altri non verrebbe mai in mente di fare.
Un’ode, un plauso (un ringraziamento dovuto? :-)) voluto da Apple per dare il giusto tributo ai tanti developers che negli anni hanno reso ancora più desiderabili iPhone e iPad agli occhi dei consumatori.
“Durante gli ultimi sei anni, si è verificato un enorme cambiamento culturale.
Ha cambiato il modo in cui interagiamo gli uni con gli altri. Il modo in cui impariamo nuove cose.
O ci divertiamo. Lavoriamo. E viviamo la vita di tutti i giorni.
Tutto ciò grazie agli sviluppatori e alle app che creano.”
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Elena Silvi Marchinihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngElena Silvi Marchini2014-06-11 11:27:552014-06-11 11:27:55Apple omaggia le app più amate (e chi le ha create) [VIDEO]
Peugeot e Andrea Tozzi? Che cosa hanno in comune il marchio del leone con un ciclista di ultra cycling? Lo abbiamo chiesto mercoledì scorso 4 Giugno a Carlo Leoni, Responsabile Comunicazione Stampa Extra Settore e Competizioni di Peugeot in occasione dell’evento #acenaconTozzi.
In principio fu la bicicletta.
Pochi di voi infatti sapranno che, tradizionalmente Peugeot nasce prima come produttore di biciclette (dal 1882) e poi si lancia nella produzione di automobili. L’accoppiata allora è fatta. Peugeot recupera il suo passato e lo carica di significati, che richiamano i valori del brand: passione per lo sport un po’ wild e un temperamento determinato tipico dell’archetipo dell’esploratore.
Ça va sans dire: il testimonial perfetto è proprio Andrea Tozzi.
Peugeot a pedali: un passato che ritorna.
Peugeot riabbraccia quindi un passato che gli appartiene e lo fa designando ancora una volta il ciclista, come portavoce del Peugeot World Tour. Il biker toscano, simbolo di uno sport portato all’estremo, non è nuovo a questo genere di avventure: l’anno scorso è stato protagonista di un viaggio Coast to Coast negli USA sempre promosso da Peugeot.
L’evento Peugeot #acenaconTozzi.
Per rendere omaggio ad Andrea Tozzi e fare quattro chiacchiere dal vivo con lui, mercoledì 4 Giugno si è tenuto a Milano l‘evento #acenaconTozzi, organizzato da E3 web agency milanese, che cura le digital PR di Peugeot. Nonostante la pioggia, che ci ha messo letteralmente i bastoni fra le ruote, impedendoci di partecipare alla biciclettata con il super biker, il brio e l’entusiasmo contagioso di tutti si sono mantenuti a livelli altissimi.
I blogger incontrano il biker toscano.
Prima tappa al Bobino Club, dove i travel blogger, tra cui Nonsoloturisti, Cavalli Vapore, Federica Piersimoni, Diquà&Dilà, Nuovi Turismi, Bikeitalia, Matteo Bianconi hanno conosciuto Andrea Tozzi. Tutte le orecchie erano sintonizzate su di lui e sui suoi racconti, che lo hanno visto protagonista di questa prima parte del tour Marrakech- Cabo de Roca. La seconda tappa della serata, per rimanere in tema, non poteva non proseguire al ristorante marocchino, il Mogador, tra Tajine, cous cous e i colori accesi e caldi del locale. Giusto per far rivivere ad Andrea i momenti entusiasmanti di questa sua prima parte del viaggio.
fonte: Peugeot
Curiosità dal Peugeot World Tour
la sottoscritta è nata il 25 maggio, proprio lo stesso giorno in cui è nato uno degli ospiti presenti
27.000 km da percorrere
197 giorni di viaggio
5 continenti,
22 Paesi coinvolti
1 automobile
1 bicicletta
1 tappa: Marrakech – Cabo da Roca
2 tappa: Cabo da Roca – Tokio
3 tappa: Puerto Montt – Ushuaia
4 tappa: Christchurch – Auckland
Se volete saperne di più, visitate il sito dedicato alla Road Experience di Andrea Tozzi e segui il suo blog. Per un viaggio sempre più social, vi consiglio di twittare direttamente con Andrea. Ecco gli hashtag per raggiungerlo: #PeugeotWT, #PeugeotLive.
L’avventura continua!
fonte: Peugeot
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kora-Bakerihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKora-Bakeri2014-06-11 11:00:342014-06-11 11:00:34A cena con Tozzi: Peugeot presenta il ciclista ai travel blogger
Mi chiamo Lisa De Leonardis e nasco una manciata di anni fa come giornalista. Scrivere è sempre stato il mio lavoro ma soprattutto un piacere che mi ha fatto avvicinare presto al mondo del content management e dunque alla possibilità di lavorare un po’ diversamente rispetto ai miei inizi sulla carta stampata.
Per curiosità personale ma soprattutto per capirci qualcosa in più, ho deciso di frequentare il corso in “SEO e SEM strategy” con Ninja Marketing. L’annuncio del corso mi ha “trovato” sulla rete al momento giusto: la mia necessità era di incrementare la mia attività professionale e di trovare delle nuove vie di business sfruttando la rete e la mia passione per codici, siti, social e blog.
La storia è iniziata così… e, francamente, non avrei mai immaginato di stare qui oggi a raccontarvi il seguito.
Promuovere un corso sul wine export management con l’Inbound Marketing.
Tutto è avvenuto in pochissimo tempo (pochissimo in una logica SEO) e senza che me ne rendessi realmente conto: a settembre scorso è nata l’idea di creare un corso sul wine business, stimolata da un precedente incarico lavorativo. L’idea iniziale è stata condivisa e migliorata grazie all’apporto di amici e colleghi che hanno accettato questa “sfida” e, dopo un mese di pianificazioni e ragionamenti, a novembre è iniziata la pubblicazione degli articoli sul mio sito personale.
La mia idea iniziale era quella di tastare il terreno e vedere se davvero sarebbe potuto nascere un qualcosa di concreto. Gli articoli hanno avuto un buon successo e presto mi sono concentrata sul Wine Export Management, un settore in espansione e fortemente necessario al nostro mercato nazionale e fiore all’occhiello del Made in Italy.
Abbiamo fatto delle ricerche, abbiamo contattato cantine e docenti qualificati consolidando l’idea di un Master che rispondesse davvero ad una richiesta del mercato che via, via si andava delineando con precisione dagli articoli che citavo, raccontavo e postavo sui social.
Trasformare contenuti interessanti in veri e propri strumenti di marketing.
Tutto si è compiuto – posso dirlo senza indugi – grazie al corso di Ninja Academy che mi ha aiutato a trasformare dei contenuti semplicemente interessanti in veri e propri strumenti di inbound marketing. Grazie al corso di Ninja ho compreso quanto fosse necessaria una pianificazione delle parole chiave per individuare una nicchia di mercato e dialogare con essa, ho scoperto l’importanza di un’analisi attenta della competitività delle keywords, ho ottimizzato la mia presenza sui social, ho compreso e (finalmente!) iniziato ad utilizzare davvero Google Plus.
Clicca sull'immagine per leggere la rassegna stampa...
Quel che ho fatto dopo è stato continuare a scrivere applicando le regole della Rete, perché gli algoritmi remassero nella mia stessa direzione. Ho capito che dovevo aver combinato qualcosa di grosso nelle SERP di Google in maggio, perché nel giro di una settimana abbiamo ricevuto 32 richieste di iscrizione al Master per soli quindici posti disponibili. Avevo appena trasformato un’idea in un fatto solo grazie alla strategia SEO.
Conquistare le SERP di Google con una content strategy azzeccata.
Così ora posso dire di aver conquistato le SERP di Google per le keywords “Wine Export Manager” e “Master Wine Export Manager” facendo sì che il corso ideato da me e messo in atto da Orienta Formazione, un ente accreditato presso la Regione Abruzzo, potesse diventare una realtà in breve tempo, ricevendo tantissimi contatti da tutta Italia.
La prima edizione del Master partirà a settembre 2014 e stiamo ancora ricevendo ogni giorno tante domande di iscrizione che ci fanno già immaginare una seconda edizione nel 2015.
Per raggiungere questo risultato tutto quel che ho fatto è stato mettere in pratica la lezione di Luca De Berardinis, Fabio Di Gaetano e Gianpaolo Lorusso, ai quali non dirò mai grazie abbastanza, perché mi hanno incoraggiato a continuare a scrivere contenuti interessanti, originali, con i giusti riferimenti ed i giusti link.
E un po’ sorrido, oggi, a pensare a tutte quelle volte che, da ragazzina che voleva iscriversi alla Facoltà di Lettere, più di qualcuno mi scoraggiava, recitando alla mia risposta “Da grande voglio scrivere” la famosa domanda: “Bello… ma di lavoro?”
P.S. → Ora per completare la mia formazione non vedo l’ora di arricchire la mia esperienza con il prossimo corso in Performance Marketing!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Ninja Guesthttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngNinja Guest2014-06-11 10:00:492014-06-11 10:00:49Il corso di Ninja Academy si traduce in risultati: l'esperienza di Lisa De Leonardis
Non è una novità che per le imprese dimostrarsi gay friendly, aiuti a vendere prodotti ed assicuri un certo ritorno in termini di visibilità. Lo hanno capito ormai tanti brand: da Ikea, l’azienda autrice del visual “siamo aperti a tutte le famiglie” a Vitasnella che il 7 Giugno ha sponsorizzato il Roma Pride distribuendo bottigliette d’acqua gratis per tutti con un’etichetta ad hoc.
Il primo spot in Italia apertamente gay friendly.
Questa di Findus però è una novità in assoluto. Dall’8 giugno 2014 infatti il megagruppo britannico di surgelati lancia il primo spot sulla tv italiana apertamente gay friendly. Nella nuova pubblicità infatti una madre fa visita al figlio, che vive ormai da solo. Il ragazzo, organizza una cena e fa scoprire i piatti 4 Salti Findus alla mamma, che ne apprezza gusto e cottura. Ma è un’altra l’importante novità da condividere con la mamma: il figlio trova il coraggio di fare coming out. “Mamma c’è un’altra sorpresa – le dice – Gianni non è solo il mio coinquilino, è il mio compagno“. Lei, comprensiva, risponde: “Tesoro mio, l’avevo capito! Ed è anche un ottimo cuoco“.
Findus: il sapore della vita.
Il messaggio veicolato risulta semplice, chiaro, veloce ed immediato. Il comunicato stampa che precede la messa in onda ne chiarisce lo scopo:
«In linea con il claim della campagna pubblicitaria: “Findus: Il sapore della vita”, il brand continua a sottolineare e a raccontare l’amore per la buona cucina attraverso scene reali di convivialità a tavola, con la massima apertura verso tutti i modelli di vita che caratterizzano la società contemporanea.
Findus presenta ancora una volta momenti di vita vera, di emozioni e complicità familiare come tanti, in cui condividere i gustosi piatti Findus e – perché no? – un po’ di sé con chi si ama. »
Una campagna multisoggetto.
La campagna, creata dall’agenzia pubblicitaria Havas Worldwide Milan e pianificata da Havas Media, è una multisoggetto. Infatti tutte le pubblicità della linea sono fatte in un modo particolare: voci fuori campo, protagonisti non visibili e focus su piatti, prodotti e azioni, quasi a voler sottolineare proprio l’importanza del momento culinario. Sono in molti ora a chiedersi le reazioni che produrrà tra la gente, oltre al ritorno in termini di brand awareness per Findus. Intanto su Youtube aumentano le visualizzazioni del video e su Twitter si sta diffondendo l’hashtag #Findus, quasi a richiamare il titolo dello spot che si presenta con volutamente con l’hashtag #MicroondeESorprese.
Non rimane quindi che attendere pazientemente gli effetti sortiti di questa campagna, che sicuramente non sta passando inosservata.
Lo stupore sui social network.
I commenti si dividono tra chi fa immediatamente il confronto con l’uscita di qualche mese fa di Guido Barilla che disse: “Non faremo pubblicità con omosessuali perché a noi piace la famiglia tradizionale. Se i gay non sono d’accordo, possono mangiare la pasta di un’altra marca.”e chi come Fabrizio Marrazzo del Gay Center plaude all’iniziativa ponendo lo spot come esempio di comunicazione per le imprese. O ancora, dichiara Andrea Maccarrone, presidente del circolo Mario Mieli:
«Quest’attenzione è la dimostrazione di una società che è già cambiata. Chi fa impresa lo sa e sa che il suo messaggio deve rispondere a questi cambiamenti per raggiungere il suo pubblico. Speriamo che questa consapevolezza divenga anche impegno sociale per loro e faccia aprire gli occhi alla politica ancora in ritardo.»
Quel che è certo è che Findus sembra averci stupito in molti. Finora infatti le reazioni che si leggono sono riassumibili nel commento di un utente Facebook: “Ho dovuto ascoltarlo più di una volta per credere che lo stessero dicendo davvero”.
E tu? Cosa ne pensi di quest’iniziativa?
UPDATE
In seguito ad alcune segnalazioni forniteci dai nostri lettori cerchiamo di fare chiarezza su un punto dirimente rispetto allo spot Findus appena raccontatovi.
All’interno di questo articolo abbiamo parlato di primogenitura della Findus rispetto alla tematica affrontata e ciò ha sollevato alcuni dubbi se paragonato ad un altro , quello della Althea Sughi a cura della McCann facente parte della campagna Amore & Sughi.
Da un punto di vista strettamente cronologico Althea e la McCann hanno affrontato prima di tutti questo tema, la campagna è infatti partita a dicembre 2012, frutto di una strategia pubblicitaria antecedente all’affaire Barilla.
La sopra citata campagna fu però preventivamente osteggiata per i passaggi televisivi, difatti ne fu vietata la diffusione nelle ore in fascia protetta così come in prime time, relegandola alla seconda e terza serata ( fu possibile vederla infatti solo dopo le 23 ). Questo boicottaggio ci ha portato a considerare lo spot Findus come il primo ad affrontare questa tematica in televisione ed in orari sensibili.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Eugenio Pezonehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngEugenio Pezone2014-06-10 21:30:572014-06-10 21:30:574 Salti: lo spot gay friendly di Findus [UPDATE]
Meno #foodporn, più food sharing. È la mission di Ratatouille, l’applicazione che combatte gli sprechi alimentari rendendo il proprio frigorifero a portata di smartphone. Una spesa esagerata, un raccolto abbondante o la partenza per le vacanze possono coglierci impreparati, costringendoci a fare i conti con eccedenze di cibo che rischiano di finire nella spazzatura.
Come fare a non sprecare allora? Con Ratatouille, ovviamente: gps on, fotocamera in posizione e via al food sharing, nel giro di qualche giorno potremmo trovarci a scambiare – a buon rendere – le uova o la mozzarella con i nostri vicini.
Dopo tanto fotografare e “filtrare” in funzione di like e cuoricini, finalmente smartphone e tablet diventano protagonisti in modo responsabile, amplificando il significato di filiera corta e km 0 per dare una seconda possibilità di consumo al nostro cibo. Al momento Ratatouille è disponibile per iOS solo in lingua inglese, ma ci è bastato giocarci qualche minuto per apprezzarne semplicità ed intuitività. Vediamola insieme.
Postare per non sprecare
Durante la registrazione è richiesta anche la posizione del nostro frigorifero: tutto ruota intorno alla geolocalizzazione, che permetterà di farci trovare in zona e di scoprire se in quartiere possiamo accaparrarci qualcosa di interessante.
Il layout grafico è essenziale e racconta in modo divertente i prodotti, dividendoli per categoria. Con un semplice swipe a destra e a sinistra è possibile visualizzare il proprio frigo, i frigoriferi condivisi vicino a noi e l’attività di tutti gli utenti dell’applicazione.
Riempire il frigo è un gioco da ragazzi: basta scattare una foto e indicare una descrizione, una categoria di appartenenza, una data di scadenza e di ritiro dei prodotti. Abbiamo trovato qualcosa di buono? Allora possiamo entrare velocemente in contatto con il possessore tramite una telefonata, via chat o via email.
Un nuovo network solidale
Se è vero che l’applicazione è stata pensata per la ragazza della porta accanto, è vero anche che il food sharing potrebbe venire molto utile ai ristoratori e a tutti i player del settore food&beverage per facilitare il turnover delle rimanenze.
Un modo alternativo per non sprecare, ma non solo: per innovare, per promuovere la filosofia della filiera corta, per comunicare il proprio impegno verso l’ambiente e fare rete, evitando di buttare via materia prima di qualità. Basta un “frigo” ben curato e un po’ di propositività per risparmiare denaro e fare branding in modo non convenzionale.
Se il meccanismo potrebbe funzionare per il b2b, figuriamoci poi per il b2c: una gelateria davvero smart, ad esempio, potrebbe fidelizzare i clienti alternando i propri gusti artigianali in frigorifero. Un contest rush and win in piena regola!
Ratatouille è un’idea di quattro giovani ragazzi che ha cominciato a muovere i primi passi oltre un anno fa. Ecco una loro intervista realizzata da Lahar Magazine presso H-Farm.
Che ne pensate di Ratatouille? Comincerete anche voi a condividere il vostro frigo per combattere gli sprechi alimentari?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kichijirohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKichijiro2014-06-10 18:59:232014-06-10 18:59:23Ratatouille: il food sharing per combattere gli sprechi alimentari
Può l’uscita di un film per il mercato home video diventare veicolo di marketing digitale e, allo stesso tempo, strumento di promozione e conservazione del patrimonio artistico italiano? Prima dello scorso weekend avremmo subito risposto: “No! In che modo mai potrebbe?”
Poi c’è stato il #MonumentsMenWe e ci siamo ricreduti.
Se siete utenti attenti di Twitter e Facebook avrete notato un proliferare di post a tematica artistica con questo hashtag e tante fotografie da tutto lo stivale.
Il perché si spiega in poche righe: 20th Century Fox Home Entertainment ha pensato di promuovere l’uscita in Digital-HD, Blu-ray e DVD dell’ultimo film di George Clooney Monuments Men invitandoci a diventare sponsor di un monumento, un museo, un sito archeologico o semplicemente un luogo del cuore e di condividerlo sui social, per renderlo noto a più persone possibili, dargli maggiore visibilità e, quindi, sottrarlo alla noncuranza o, peggio, all’oblio.
Insomma, la versione 2.0 di quel che nel film facevano Clooney e la sua brigata durante la Seconda Guerra Mondiale, in difesa delle opere d’arte messe a repentaglio dalle usurpazioni del Terzo Reich (una storia realmente accaduta!).
Per realizzare questo progetto, 20th Century Fox si è avvalsa della collaborazione di Invasioni Digitali – progetto che crede fortemente nel connubio tra beni culturali e nuove forme di comunicazione – e dell’Associazione Nazionale Piccoli Musei.
Il popolo dei social ha risposto “Yes, Sir!” e per una volta si è dedicato all’azione spesso un po’ fine a se stessa e vanesia dello scatto e del selfie, per immortalare invece piccole e grandi opere d’arte.
“È stata una partecipazione straordinaria!” dichiara l’ufficio stampa di 20th Century Fox Home Enterteinment. “La campagna ha totalizzato oltre 1.000 contributi tra Twitter e Facebook ed ottima è stata la risposta degli influencer che si sono calati nel ruolo di ambassador.”
Molti siti in tutta Italia sono stati invasi da amanti dell’arte che brandivano i fogli con la scritta I am a Monuments Man e promuovevano il proprio tesoro:
Terminato il Monuments Men Weekend verrà effettuata una donazione a favore dell’Associazione Nazionale Piccoli Musei che servirà ad aiutare una delle realtà segnalate dagli utenti nel corso di questa tre giorni, e qualcuno di questi ultimi sarà sorteggiato per ricevere una copia del film in regalo.
Insomma, si esce tutti vincitori da questa guerra… Soprattutto il nostro patrimonio culturale!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kinohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKino2014-06-10 15:00:172014-06-10 15:00:17Monuments Men Weekend: cinema e social insieme per la promozione del patrimonio artistico italiano
Cambiano i tempi e cambia il modo di fare marketing. L’avvento dei social media e delle annesse strategie di mercato stanno cambiando e con loro le skill necessarie a produrre risultati.
Econsultancy.com, società di consulenza online, ha creato il manifesto del marketer moderno, sottolineando le peculiarità che questa figura deve possedere. Il sito ha suddiviso in hard e soft le caratteristiche da possedere, differenziandole tra skill professionali e personali.
I consulenti hanno poi chiesto agli utenti del sito di confermare o negare l’accuratezza del manifesto, inutile dire che la maggiorparte dei professionisti che naviga sul loro portale si è trovata d’accordo.
Hard skill: customer experience, data, multicanalità.
Una delle caratteristiche più importanti da dover possedere è l’empatia verso il cliente. La capacità di mettersi nei panni dei clienti fornisce l’occasione di poter migliorare costantemente l’esperienza di chi usufruisce del prodotto o il servizio offerto. Un ruolo principe è affidato alla capacità di analisi dei dati raccolti e all’utilizzo che se ne fa, le informazioni raccolte devono essere trasformate in insight e in azioni volte al miglioramento del servizio.
I moderni marketer devono anche essere “commerciali” nel senso che devono possedere una chiara visione del business e devono sviluppare conoscenze e skill necessarie tali da far fronte alle innovazioni integrando diverse tecnologie.
Che dire della creatività? Questa qualità è necessaria tanto quanto una buona conoscenza della tecnologia e del mondo social se si intende offrire il miglior prodotto o servizio possibile.
Bisogna inoltre tenere sempre sott’occhio a ciò che si pubblica. Il content infatti non è una mera questione di postare video, foto e parole, ma anzi deve essere visto come un’occasione dove far trasparire tutta l’anima e l’energia di un brand.
Soft skill: abbracciare il cambiamento ed approfittare delle opportunità.
Le qualità personali da possedere sono tanto importanti quanto le skill legate al lavoro. In primo luogo il moderno marketer deve essere responsabile. Quindi sempre meglio dire “ci penso io!” piuttosto che “non me la sento”. Avere fiducia nei propri colleghi e superiori è fondamentale per avere un business di successo, tuttavia la fiducia va conquistata assumendosi delle responsabilità. Detto questo risulta chiaro che essere collaborativi e proattivi siano delle skills che devono appartenere al modern marketer.
Secondo il manifesto però non basta essere responsabili e collaborativi, bisogna anche essere etici con i propri colleghi ma soprattutto nei confronti dei clienti. La cura per il cliente passa soprattutto dal rispetto e dall’onestà con la quale viene trattato, bisogna di conseguenza essere sempre attenti a quello che chi ci sta intorno cerca di dirci.
Il mondo del lavoro diventa sempre più dinamico e come Darwin insegna solo chi si dimostra in grado di adattarsi sopravvive. L’agilità, la flessibilità e la capacità di adattarsi a nuove sfide risulta essere una dei key factor da possedere per avere successo nel proprio lavoro al giorno d’oggi. Ultima ma non per importanza skill da prendere in considerazione è la passione che si investe nei progetti assegnati, chi si diverte nel lavoro ha sempre una marcia in più.
Per avere ben impresso in mente tutte queste skill e caratteristiche, E-consultancy ha creato questa infografica che riassume i concetti chiave espressi nel loro manifesto.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00kiwihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngkiwi2014-06-10 11:30:392014-06-10 11:30:39Le skill del marketer moderno [INFOGRAFICA]
Disporre di un team di creativi che ambiscono a lavorare per la tua azienda è una delle più grandi soddisfazioni per un imprenditore. Per raggiungere un tale livello e avere al servizio della propria azienda i top è necessario conquistare una certa reputazione.
Un articolo di Inc.com rivela come diversi professionisti abbandonerebbero la loro carriera da freelance per lavorare a tempo pieno, ma solo per alcune aziende particolarmente appetibili. Parliamo di grandi brand come Apple, Google, Red Bull, ma anche di startup e piccole aziende come le agenzie Barton F. Graf 9000 e Pereira & O’Dell.
Ecco alcuni suggerimenti su come fare in modo che i creativi desiderino di lavorare per la tua azienda ad ogni costo.
Che tipo di ambiente di lavoro desideri offrire?
Come è costruita la struttura dell’azienda? I dipendenti hanno rispetto e dedizione nei confronti del brand? E’ un luogo piacevole in cui lavorare? L’ambiente è collaborativo?
Qualunque sia il caso specifico, devi delineare il tuo progetto prevedendo le necessarie modifiche lungo il percorso di crescita del tuo business.
Assumi le persone giuste.
Certo, la competenza è un dato di fatto e quelli bravi servono sempre. Ma assumere persone straordinarie in quello che fanno ma non si adattano alla vision dell’azienda non saranno altro che un ostacolo all’obiettivo finale. Quindi presta attenzione, spendi un po’ di tempo nel processo di assunzione e punta solo su coloro che non solo sono grandi in quello che fanno, ma che condividono anche la tua vision sul futuro del business.
Trasmetti la vision ai dipendenti.
Un’atmosfera stimolante può prevedere happy hour, competizioni amichevoli, celebrazione degli obiettivi e tanto spirito collaborativo. Consentire ad altri di portare avanti idee simili e agire su quelle idee. In breve, potresti rendere il posto di lavoro un luogo di creatività dove obiettivi, sogni e realtà convivono armonicamente.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Kiyoshihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKiyoshi2014-06-10 09:00:082014-06-10 09:00:08Come reclutare i migliori talenti con una buona reputazione
Dare un passaggio ad un autostoppista, ospitalità ad un viandante, ripetizioni di matematica ad uno studente. Concetti e principinon certo innovativi, da sempre o quasi applicati sul mercato. Condivido, o vendo, qualcosa che ho e di cui hai bisogno. La metto a fattore comune per il beneficio di entrambi, perché condividere è meglio che possedere.
Perché allora si fa tanto parlare della crescita, anzi del boom, dell’Economia Collaborativa?
Cos’è la “sharing economy”, l’Economia Collaborativa
Stiamo parlando del fenomeno conosciuto come sharing economy (perché senza l’ennesimo inglesismo non sarebbe altrettanto cool), che si basa di fatto su principi antichi, quelli dello scambio e baratto di beni e servizi tra singoli. Airbnb con le proprie stanze ed appartamenti (omologhi dei vecchi B&B ed affittacamere), Blablacar con i posti delle auto (la versione digitale dell’autostop con spese condivise), passando per locloc per il noleggio di utensili e strumenti di lavoro.
Ma se i principi sono antichi, e pertanto solidi, nuovi e dirompenti sono gli strumenti con cui vengono erogati. Applicazioni, mobile e social ne hanno improvvisamente decuplicato la portata, mettendo in contatto facilmente, a distanza, offerenti ed utilizzatori. La portata del fenomeno è tanto maggiore quanto più basso è l’uso di un bene condivisibile (si stima che le automobili stiano parcheggiate ed “inutilizzate” per il 95% del tempo), e quanto più alto è il costo tramite il canale convenzionale (è il caso della ricettività alberghiera).
Perché l’economia collaborativa funziona?
L’economia condivisa funziona perché permette con facilità di creare i cosiddetti “win-win”, ma anche grazie al cambiamento di alcuni paradigmi culturali ed una sapiente dose di garantismo offerta dalla piattaforma madre. Ma andiamo con ordine.
Il win-win è quello dell’offerente che monetizza il tempo inutilizzato del proprio bene, e dell’utilizzatore che ne può usufruire senza dover possedere e ad un costo più contenuto rispetto al canale tradizionale. L’adattamento culturale poi è decisivo. La spersonalizzazione del contatto, l’informalità dell’incontro telematico, la possibilità di scegliere il proprio referente, e magari una foto profilo rassicurante creano un conforto psicologico rispetto ad un accordo “de viso” di cui saremmo tipicamente scettici e sospettosi.
Se ci aggiungi poi sopra un sito internazionale con un brand forte, marketing a puntino, ed un sistema di recensioni a garantirci della bontà della scelta, il gioco è fatto. In Italia siamo ancora agli inizi, con meno del 15% della popolazione che si stimi abbia utilizzato almeno un’applicazione di Economia Collaborativa, contro il 60% del Regno Unito.
Dall’esperienza Uber e Airbnb: nasce l’esigenza di regolare, non di proibire
Ma se il win-win trionfa quasi sempre c’è qualcuno che ci rimette, perde, e si arrabbia. Ricordate la rivolta dei tassisti a Milano contro il servizio di passaggi a tra privati cittadini a pagamento offerto da Uber-pop? A perderci è il servizio convenzionale, già messo alle strette dalla crescita del car sharing (altro esempio di Economia Collaborativa) ed a rischio collasso se davvero chiunque possedesse una macchina offrisse un servizio alla stregua di un radio taxi (tramite la prenotazione con app) ed a prezzi certamente concorrenziali (se non altro perché non hanno da ammortizzare il costo di una licenza).
Il problema è quindi che molti servizi dell’Economia Collaborativa scavalcano le leggi e norme di settori regolamentati, o dove quantomeno bisognerebbe pagare le tasse. È evidente che affittaredi tanto in tanto una stanza, non pesta i piedi agli albergatori ne allo stato. Ma se un privato cittadino affitta sistematicamente una o più stanze, allora gli albergatori si arrabbiano per una concorrenza illegale (senza licenza, controlli, standard di qualità) e lo stato per il mancato introito in termini di tasse e tributi.
Ad Amsterdam, dopo un primo blocco di Airbnb, si è passato ad un regime regolamentato, sottoposto a tassa di soggiorno e limite di affitto per due mesi l’anno.
Entrambi i contendenti hanno probabilmente ragione, ma non si può pensare di limitare quello che inevitabilmente, ed inesorabilmente, sta accadendo sull’onda di questa nuova rivoluzione sociale e digitale. Chi protesta alla fine della fiera è chi si rifiuta di affrontare nuovi tipi di concorrenza. Se si potesse votare in democrazia, perderebbero.
Il regolatore, notoriamente pachidermico, deve aggiornare le regole del gioco. Tassiti ed albergatori dovranno adattarsi ad una nuova agile e temibile concorrenza, magari abbassando i prezzi ed aggiornando il modello di servizio. Gli attori dell’Economia Collaborativa devono però fare la loro parte, capendo che non tutto ciò che è social è lecito ed adattandosi alle regole della comunità ci cui comunque fanno parte.
L’innovazione dell’econoia collaborativa: dove arriveremo
Si fantastica già su applicazioni avveniristiche dell’Economia Collaborativa, in campo alimentare, educativo e delle spedizioni. Alcuni economisti la ritengono uno strumento di redistribuzione della ricchezza, di distruzione o indebolimento di monopoli di fatto, lobby e lobbisti.
Un paradosso che viene spesso evidenziato è che però questi servizi, offerti da startup innovative, sviluppano valore soprattutto per i fondatori o fondi di venture capital che li finanziano. Le persone, vere depositarie del valore, non partecipano alla distribuzione del valore finale. Basti pensare ai 10 miliardi di Euro di valutazione a cui gira attualmente Airbnb, più di alcuni colossi dell’alberghiero da cui ha drenato valore tramite i comuni cittadini. Vedremo presto la sharing economy anche dei risultati economici di una startup di sharing economy?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00ekohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngeko2014-06-10 08:00:342014-06-10 08:00:34Sharing economy: la vera sfida dell'innovazione è non proibire
L’opinione pubblica vede il Giappone e gli abitanti delle sue iper-congestionate metropoli come la capitale dello “stoicismo lavorativo”. Orari di lavoro interminabili, il mito della ricerca dell’eccellenza e della produttività ma anche l’algida e ferrea disciplina dei samurai. Ed è proprio questo onore che viene messo in discussione dalla nuova campagna creata dall’americana Ogilvy & Mather e Geometry Global.
Al termine di ogni intensa ed estenuante settimana lavorativa emerge una drammatica realtà dietro la frenesia: bere fino al collasso, svenire per strada e svegliarsi solo molte ore dopo. Rampanti manager ubriachi accasciati sulle panchine, sui pavimenti della metro e agli angoli delle strade diventano i soggetti attivi della nuova campagna promossa dalla catena di bar Yaocho.
Irriverente, geniale e tremendamente efficace “The Sleeping Drunks Billboard” va oltre il 3D e l’Augmented Reality e trasforma i salary men nipponici in billboard viventi contro questa consuetudine. Far leva sulla perdita dell’onore con un minimo dispendio di forze e budget.
Sono bastati infatti solo un po’ di nastro adesivo bianco, headline stampati, delle call-to-action ad hoc e l’ideazione di un hashtag apposito: #nomisugi, parola che in giapponese significa “troppo ubriaco” o per meglio dire “sbronzo”. Con questi pochi gesti quelli di Ogilvy & Mather fanno leva proprio sul disonore che arreca essere beccati in flagrante in condizioni pessime e che si venga così condivisi in mondovisione sui Social.
In epoca di selfie photoshoppati, controllo preventivo dei tag e condivisioni quando per ogni minimo scatto applichiamo copiosamente ogni tipo di filtro per migliorarci possiamo solo immaginare l’impatto che potrà avere questa campagna, prettamente unconventional, su questa malsana abitudine.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.png00Roberta Leonehttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngRoberta Leone2014-06-09 15:30:502014-06-09 15:30:50Nomisugi: quando gli ubriachi diventano un manifesto
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