back to school promo Ninja

Ninja punta sugli under 25: fino al 70% di sconto sull’offerta Campus

Lo scenario lavorativo che un under 25 si trova di fronte oggi è completamente diverso rispetto a qualche anno fa.

Un esempio attuale, è quello di doversi confrontare con l’introduzione di nuove tecnologie, come le intelligenze artificiali.

Rimanere al passo con i tempi, diventa quindi un requisito indispensabile, rendendo la formazione un’attività continua che non si esaurisce con il percorso universitario, anzi: le risorse che hanno concluso il ciclo di studi non sono pronte ad affrontare il mondo che si troveranno davanti, possiedono skill che il mondo del lavoro di oggi non richiede e, dall’altra, hanno lacune su quelle invece ricercate.

Intendiamoci: la formazione continua nel mondo del lavoro è sempre stata indispensabile ma, con la velocità con cui oggi cambiano scenari e strumenti, il divario presente tra le competenze richieste dal mercato e quelle in mano ai più giovani continua ad aumentare.

Si tratta di un fenomeno chiamato Skill Mismatch, un gap che incide addirittura per il 6% della produttività a livello globale e che aumenta progressivamente: nel 2030, circa un miliardo e mezzo di persone non disporranno delle competenze necessarie per integrarsi nel mondo del lavoro.

Lo Skill Mismatch è una condizione che ci portiamo dietro dai nostri anni più felici, da quando studiavamo tra i banchi di scuola, in quanto la metodologia di insegnamento di oggi è rimasta ben radicata su quella di anni fa, mentre il mondo economico e del lavoro hanno accelerato il loro cambiamento.

Proprio per questi motivi, Ninja Business School, partner di Repubblica Digitale e Digital Skills and Jobs Coalition, ha deciso di investire sugli Under 25, creando un’offerta esclusiva pensata appositamente per giovani e studenti.

back to school promo Ninja - immagine

I vantaggi della Promo Back To School

Ecco cosa potrai ottenere approfittando dell’offerta Back to School di Ninja:

Abbonamento a Campus per un intero anno

Accesso a una vasta gamma di contenuti formativi di oltre 400 ore, 18 corsi verticali sui temi del Digital Marketing, Social Media, eCommerce e Martech, imparando dalle menti più brillanti del settore.

Più di 20 Certificati di Competenza

Ogni passo del tuo percorso verrà riconosciuto con certificati che potrai condividere con orgoglio su Linkedin, costruendo una presenza professionale sulla piattaforma dedicata al lavoro per eccellenza.

Daily Brief PRO e Coach Dedicato

Riceverai un podcast quotidiano per rimanere sempre aggiornato, e avrai a disposizione un coach dedicato per risolvere ogni dubbio che ti guiderà passo passo durante tutto il tuo percorso di formazione.

Webinar PRO Settimanali

Parteciperai a webinar dal vivo con esperti del settore ogni settimana. Interagendo direttamente con loro, imparerai le ultime tendenze costruendo la tua rete di contatti con gli altri membri della Community.

Tutto questo a soli 99 € all’anno, uno sconto di oltre il 70 % dedicato ai giovani desiderosi di investire nel proprio futuro.

E per chi ha più di 25 anni?

La voglia di apprendere non ha età, quindi Ninja ha previsto uno sconto del 25% anche per chi ha più di 25 anni, ma continua a desiderare una crescita professionale continua con la possibilità di provare Campus per 6 mesi.

E se la teoria non ti basta, aggiungi alle tue armi le Factory Ninja: laboratori pratici di perfezionamento che ti permetteranno di mettere a terra lo studio teorico grazie a brief reali in collaborazione con grandi aziende.

Potrai scegliere tra:

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E con l’acquisto di 2 Laboratori Didattici, oltre allo sconto, riceverai in omaggio il manuale Ninja del Web marketing.

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Google compie 25 anni

Google compie 25 anni: 9 curiosità sulla sua storia

Google compie 25 anni. L’azienda nata in un garage genera oggi un fatturato di oltre 200 miliardi di dollari all’anno ed è diventata la quarta società di maggior valore al mondo.

Poiché il nome che oggi è praticamente sinonimo della parola “ricerca” celebra il suo 25° anniversario, abbiamo deciso di raccogliere alcune delle tante curiosità che hanno accompagnato la storia dell’azienda per un quarto di secolo.

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Google compie 25 anni: le curiosità sulla sua storia

Ecco le curiosità su Google che abbiamo raccolto:

BackRub: il primo nome di Google

Prima di diventare ufficialmente Google, Google era originariamente conosciuto come “BackRub”.

I co-fondatori Larry Page e Sergey Brin partirono con il progetto nel 1996, quando frequentavano l’Università di Stanford.

Il nome “BackRub” si riferiva alla iniziale importanza per l’analisi dei backlink per determinare l’importanza dei siti web. In seguito , il nome è stato modificato in quello che tutti oggi conosciamo.

Google compie 25 anni (e una volta “si è spento”)

Raramente Google subisce un’interruzione di servizio, ma quando lo fa, il mondo ne risente. Il 16 agosto 2013, in una breve interruzione di cinque minuti, tutti i servizi di Google si sono spenti.

Il risultato?

Uno sconcertante calo del 40% del traffico Internet globale. Questo incidente ha sottolineato quanto siamo dipendenti dai servizi di Google, dalla ricerca a Gmail e oltre.

Il vestito di J.Lo e la nascita di Google Images

L’abito verde di Jennifer Lopez ai Grammy Awards del 2000, oltre a generare una pletora di titoli di giornale, ha dato vita allo strumento di ricerca di immagini più popolare al mondo.

L’abito divenne la query di ricerca più popolare dell’epoca, ma la gente voleva vedere le immagini, non solo risultati testuali. La ricerca per immagini di Google è stata creata per soddisfare questa richiesta.

L’azienda ha lanciato la funzione nel 2001, iniziando con ben 250 milioni di immagini fin dal primo giorno.

Google è diventato ufficialmente un verbo

L’influenza di Google sulle nostre vite è così profonda che è diventato un verbo. Nel 2006, l’Oxford English Dictionary e il Merriam-Webster Collegiate Dictionary hanno riconosciuto ufficialmente “google” come verbo. “Googlare” è oggi l’espressione di riferimento per la ricerca sul web, a dimostrazione di quanto Google sia profondamente radicato nelle nostre abitudini quotidiane.

Gli inizi in un garage

Una tipica storia da startup della Silicon Valley: il primo ufficio di Google è stato un garage in affitto. L’azienda ha operato dal settembre 1998 nel garage di Susan Wojcicki a Menlo Park, in California.

Wojcicki, oggi CEO di YouTube, è stata la prima responsabile marketing di Google. Il garage fu poi acquistato da Google e riempito di caramelle, snack e lampade di lava, diventando così una parte iconica della storia di Google.

Il lancio di Gmail come pesce d’aprile

Gmail, il servizio di posta elettronica di Google, è stato lanciato il primo aprile 2004. L’annuncio fu formulato in modo tale che molti inizialmente pensarono a uno scherzo. La “finta burla” segnò l’inizio di un servizio che oggi serve milioni di persone in tutto il mondo ogni giorno.

I googlers vanno a spasso con le gBikes

La cultura eccentrica di Google si estende anche al suo campus, dove i dipendenti girano per il Googleplex con le coloratissime “gBike”. Questo programma, unico nel suo genere, è iniziato nel 2007.

google compie 25 anni - gbike

Fonte: Wikimedia Commons/Asoundd

L’aspetto interessante è che nessuna di queste biciclette è dotata di lucchetto; i dipendenti le prendono semplicemente in prestito e le lasciano comodamente vicino all’ingresso degli uffici per farle usare agli altri.

Ha acquisito YouTube in un diner

Vi siete mai chiesti dove Google abbia negoziato l’acquisizione di YouTube?

La risposta potrebbe sorprendervi. Non è stato in un elegante ufficio aziendale, ma in un Denny’s di Palo Alto, in California.

Davanti a mozzarelle e strette di mano, i cofondatori di YouTube e Google hanno siglato l’importante accordo di acquisizione da 1,65 miliardi di dollari nel 2006, una mossa che avrebbe trasformato YouTube nella piattaforma video più seguita di Internet.

Il presunto omicidio su Google Maps

Nel 2013, gli investigatori di Internet hanno preso in mano le loro lenti di ingrandimento quando una donna ha postato su Facebook una schermata di Google Street View che sembrava mostrare un uomo che trasportava un cadavere.

google maps

Fonte: Google Maps

Lo scatto includeva quella che sembrava una scia di sangue che scendeva lungo un molo di Almere, una città dei Paesi Bassi.

L’immagine si è rapidamente trasformata in un contenuto virale, scatenando molte discussioni, finché non si è scoperto che il colpevole era un cane bagnato di nome Rama e che il “sangue” non era altro che acqua.

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I momenti chiave e le novità di Google Search

Quando Google è stata lanciata 25 anni fa, era ben lontana dall’essere il primo motore di ricerca. Tuttavia, la Ricerca Google è diventata rapidamente nota per la sua capacità di connettere le persone alle informazioni esatte che cercano, più velocemente di quanto avessero mai immaginato.

Nel corso degli anni Ricerca Google è cambiata molto. Ecco alcuni dei traguardi e novità implementate nel corso degli anni.

La timeline delle modifiche a Google Search

  • 2001: Arriva Google Immagini
  • 2001: Viene introdotto “Forse cercavi”
  • 2002: Le notizie di Google News
  • 2003: Il primo Easter Egg
  • 2004: Il completamento automatico delle query
  • 2004: Le informazioni geolocalizzate
  • 2006: Google Translate
  • 2006: Google Trends
  • 2007: Universal Search
  • 2008: L’app mobile di Google
  • 2008: La ricerca vocale
  • 2009: Le linee dirette per le emergenze
  • 2011: Ricerca tramite immagine
  • 2012: Knowledge Graph
  • 2015: Orari di punta su Maps e Ricerca
  • 2016: Google Discover
  • 2017: Google Lens
  • 2018: Modelli di previsione di inondazioni
  • 2019: BERT
  • 2020: Shopping Graph
  • 2020: Canta e cerca
  • 2021: Informazioni sui risultati
  • 2022: Ricerca Multipla
  • 2023: Search Labs ed esperienza generativa nella Ricerca (SGE)

Google compie 25 anni: la lettera di Sundar Pichai

In occasione del 25° compleanno di Google, Sundar Pichai ha espresso gratitudine a tutti coloro che hanno contribuito al successo dell’azienda.

Google-CEO-Sundar-Pichai

Nel suo messaggio evidenzia come la tecnologia sia cambiata in 25 anni e su come le generazioni si adattino ad essa in modo rapido.

Pichai ricorda come l’uso di email fosse un processo complicato nel passato e confronta l’esperienza di comunicazione con suo padre a quella di suo figlio, sottolineando come le nuove generazioni si abituino rapidamente alla tecnologia avanzata.

Sottolinea poi l’importanza di continuare a innovare e come Google, con la sua missione di organizzare le informazioni del mondo e renderle universalmente accessibili, abbia iniziato come un motore di ricerca per rispondere alle domande delle persone.

Descrive il percorso evolutivo di Google e come il motore di ricerca sia ancora fondamentale nella missione dell’azienda, ma sottolinea che Google offre ora una vasta gamma di prodotti e servizi che servono miliardi di utenti.

Pichai menziona il ruolo cruciale dell’intelligenza artificiale (AI) nella crescita di Google e come l’azienda abbia adottato l’AI in vari prodotti e servizi, migliorando l’esperienza degli utenti.

Infine, Pichai guarda al futuro e si chiede come l’AI possa essere utilizzata per migliorare la vita delle persone in modi innovativi. Si concentra su domande importanti come l’accesso all’istruzione, l’energia pulita, la progettazione di prodotti e l’adattamento di settori come il trasporto e l’agricoltura.

Conclude affermando che il progresso tecnologico continuerà negli anni a venire e che Google cercherà costantemente risposte a queste grandi domande.

In breve, il messaggio di Sundar Pichai è un ringraziamento per il passato, un’analisi del presente e una visione del futuro, con l’intelligenza artificiale al centro dell’innovazione di Google.

Imparare il Braille con i mattoncini colorati: il nuovo progetto di LEGO

Si fa largo, ormai da tempo, la logica dei giochi funzionali all’apprendimento. Una novità, questa, che coinvolgerà anche i bambini ipovedenti che, in modo ludico, impareranno l’alfabeto Braille.

LEGO Braille Bricks è il nuovo progetto targato LEGO Foundation che si pone l’ambizioso obiettivo di distribuire gratuitamente alle associazioni dei non vedenti di tutto il mondo uno speciale kit LEGO progettato e disegnato da un team di esperti che hanno adattato i comuni mattoncini alle esigenze di bambini non vedenti.

Kit che sarà disponibile in vendita online a partire dal prossimo anno.

Scopriamo, ora, le peculiarità di LEGO Braille Bricks.

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LEGO Braille Bricks: composizione del kit del gioco per l’apprendimento

Il kit LEGO Braille Bricks si compone di 287 mattoncini in cinque colori: bianco, giallo, verde, rosso e blu.

La loro peculiarità è legata alla completa compatibilità con gli altri prodotti LEGO. I perni posti su ogni mattoncino sono disposti in modo da corrispondere a numeri e lettere del sistema Braille e per ognuno di essi vi è il corrispondente stampato nella parte sottostante.

LEGO® Braille Bricks mattoncini con numeri e lettere

La particolarità del set è che include anche due piastre base su cui costruire. Le piastre sono contenute in una confezione con groffatura Braille.

Sul sito www.lego.it e sul sito www.legobraillebricks.com sono disponibili 90 schede operative che suggeriscono possibili attività ludico-didattiche da svolgere con i LEGO Braille Bricks.

Le schede messe a disposizione dalla LEGO Foundation ed elaborate da un team di esperti convergono in due ambiti di intervento:

  • Attività sui prerequisiti intesa come esercizio legato alla manipolazione e la motricità fine, l’attività per l’orientamento spaziale sul piano e attività di insiemistica e formazione di schemi;
  • Attività per l’apprendimento del Braille e, quindi, dell’alfabeto, dei numeri e delle parole.

Ognuna delle attività prevede esercizi che vanno svolti in un certo tempo e prevede il coinvolgimento di più partecipanti sebbene le attività possano essere svolte anche in modalità singola con l’ausilio del facilitatore.

Le attività proposte sono basate sugli stessi principi tiflodidattici dei percorsi formativi in uso nel nostro Paese che rappresentano una tradizione solida e autorevole nell’ambito della didattica per l’infanzia.

A tal proposito, è stato elaborato un video dalla tiflologa Beatrice  Ferrazzano del Centro di Consulenza Tiflodidattica di Foggia, nel quale vengono presentati i mattoncini e vengono mostrati alcuni bambini intenti nell’attività ludica e di apprendimento.

Altro video interessante è il webinar organizzato da LEGO Foundation, con sottotitoli in italiano, che apre le prospettive sulle possibili attività ludico didattiche da svolgere con i mattoncini.

LEGO Braille Bricks: acquisto online tra il 2023 e il 2024

Dopo il grande successo del LEGO Braille Bricks distribuiti in prova e gratuitamente nel 2020 dalla Fondazione LEGO, esclusivamente a organizzazioni specializzate nell’educazione dei bambini con problemi di vista, LEGO ha deciso di introdurre sul mercato europeo i nuovi mattoncini progettati per l’apprendimento dell’alfabeto Braille.

L’acquisto online dei mattoncini è disponibile nel 2023 per 6 paesi anglofoni tra cui Regno Unito, Irlanda, Stati Uniti e Australia e 5 paesi di lingua francese tra cui Belgio, Canada e Svizzera. L’Italia dovrà attendere il 2024 per la commercializzazione.

Facilitare l’apprendimento inclusivo e creativo attraverso LEGO Braille Bricks

I mattoncini LEGO Braille Bricks, adatti a bambini dai 6 anni in su, consentono l’apprendimento del Braille, in modo facile, divertente e, soprattutto, inclusivo poiché si integra facilmente ad altre tipologie di LEGO e coinvolge sia non vedenti sia persone vedenti.

Non solo alfabetizzazione: è il nostro ingresso verso l’indipendenza e l’inclusione in questo mondo” spiega Martine Abel-Williamson, Presidente della World Blind Union, ricordando l’importanza del Braille per i non vedenti. “Avere reso i mattoncini LEGO Braille Bricks disponibili per il pubblico più ampio è un enorme passo in avanti per garantire che più bambini vogliano imparare il Braille nel mondo dei bambini“.

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La versione italiana del LEGO Braille Bricks ispirata alla Tiflodidattica

Il kit italiano è stato sottoposto a supervisione dell’Istituto Cavazza di Bologna e dalla Federazione Nazionale delle istituzioni pro Ciechi Onlus, partner ufficiale italiano del progetto LEGO Braille Bricks.

La Federazione, infatti, ha collaborato alla versione italiana del kit didattico e ha l’esclusiva sul territorio nazionale per la distribuzione e la promozione. Trattandosi di un progetto sociale a iniziativa di un ente no profit, l’obiettivo è di distribuire i kit gratuitamente ai beneficiari che saranno selezionati fra istituzioni culturali e assistenziali. I beneficiari sono individuati in alcuni gruppi di soggetti tra cui:

  • Centri di consulenza Tiflodidattica
  • Uffici territoriali dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti
  • Istituzioni federate all’UIC
  • Istituzioni pubbliche e private che operano nel settore della disabilità e dell’inclusione sociale
  • Reparti pediatrici ospedalieri, istituzioni sanitarie e ambulatori pediatrici
  • Partecipanti a manifestazioni itineranti di promozione culturale promosse dalla Federazione o dalle sue istituzioni federate

Percorso di facilitazione per famiglie e per docenti

LEGO Foundation mira a rendere l’utilizzo dei Braille Bricks sempre più consapevole affinché l’esperienza per i bambini ipovedenti possa essere realmente inclusiva, divertente e coinvolgente.

Il potenziale di questi mattoncini, infatti, è di favorire la comprensione dei concetti e la padronanza di una vasta gamma di abilità consentendo, inoltre, lo sviluppo della creatività.

I bambini nel contesto di apprendimento ludico vivono esperienze attivamente coinvolgenti, gioiose, significative, iterative e socialmente interattive.

Affinché ciò avvenga è necessario vedere i bambini come capaci e curiosi e se stessi come discenti in condizioni di maggiore reciprocità con i bambini. In questo modo si creano le condizioni per un approccio facilitante con i discenti. Per questo motivo la Fondazione ha messo a disposizione una sezione con risorse utili all’apprendimento e alla facilitazione: un mondo tutto da scoprire e da giocare.

La strategia marketing di Tesla: punta sulle connessioni emotive e non investe in pubblicità

Da sempre Tesla fa parlare di sé per i suoi veicoli elettrici rivoluzionari e una tecnologia all’avanguardia. Grazie alla guida del suo lungimirante CEO, Elon Musk, Tesla ha sfidato il mercato con la promessa di offrire auto elettriche a prezzi accessibili al consumatore medio, scegliendo fonti rinnovabili e non inquinanti.

Eppure il punto di forza della casa automobilistica non è soltanto questo ma anche la sua straordinaria strategia di marketing.

La strategia di marketing di Tesla

Nonostante a giugno Tesla abbia ottenuto la maggiore crescita della sua quota di mercato registrando così il più alto aumento tra i 116 marchi monitorati dall’Istituto di statistiche britanniche in Europa, l’azienda americana non investe budget per il marketing a pagamento, senza nemmeno spendere un centesimo negli annunci sui social.

Con l’avvento di Elon Musk si è puntato tutto su una strategia di marketing basata sulle connessioni emotive con il proprio pubblico e sul rafforzamento della presenza del proprio marchio sul mercato.

La strategia marketing di Tesla

Basandosi sul marketing delle relazioni, Tesla ha intrapreso una collaborazione con gli influencer. Uno su tutti Viya, molto famoso in Cina, che ha trasmesso in streaming il lancio dell’ultimo modello dell’automobile nel 2020, generando 4 milioni di utenti che hanno visualizzato il video secondo Bloomberg.

Ma il comune denominatore della strategia di Tesla è la costruzione di forti legami con le persone, ponendo al centro la sostenibilità, la ricerca e lo sviluppo e creando così un vero e proprio “movimento” di sostenitori della Terra, consapevoli che scegliere questo marchio significa sposare una filosofia e sostenerne i valori.

L’effetto Elon Musk nella strategia di Tesla

La storia di Elon Musk è nota per la sua incredibile propensione come imprenditore. Dopo aver incassato i soldi della vendita di Zip2 per 307 milioni di euro, decide di fondare X.com, una compagnia di servizi finanziari online e di pagamenti via email. Un anno dopo, dalla fusione di X.com e di Confinity, nasce PayPal.

Dalla sua vendita a eBay, per cui ricavò 1.5 miliardi di dollari, Musk divenne uno degli imprenditori più noti al mondo.

Due anni dopo la fondazione di SpaceX, con l’incredibile ambizione di sviluppare un’architettura per il trasporto interplanetario di massa completamente riutilizzabile, approda in Tesla dove diventa CEO e product architect.

Senza dubbio, però, la scelta di Elon Musk di acquistare Twitter ha portato enorme beneficio anche a Tesla vista la sua enorme esposizione mediatica che ha reso l’imprenditore un vero e proprio influencer del brand.

Ovviamente è lo stesso Musk a twittare in merito a Tesla e a promuovere il marchio e le sue caratteristiche sostenibili. Ecco dunque che la fusione tra un grande brand di automobili proiettate nel futuro e l’imprenditore più ricco al mondo producono una strategia di influencer marketing che genera inevitabilmente hype organico rispetto al brand.

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YouTube, il principale canale pubblicitario di Tesla

La strategia di marketing di Tesla non si basa esclusivamente su YouTube, ma è senza dubbio un ottimo canale per costruire contenuti che siano in grado di rispondere alle esigenze del pubblico per creare sinergia e interesse rispetto ai prodotti venduti.

Tesla ha compreso perfettamente che gli utenti non cercano più video product oriented ma hanno bisogno di belle storie in cui credere.

Non è un caso la realizzazione di uno spot in cui dei robot si presentano e prendono in giro l’idea tradizionale di trovare l’amore a San Valentino.

In questo modo Tesla presenta in maniera giocosa e divertente l’innovazione e la tecnologia della propria azienda, distinguendosi per stile e contenuto dai competitor del settore.

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Sempre con lo stesso linguaggio, propone la nuova funzione “Programma la tua partenza”, svelando, in modo divertente e informativo, i vantaggi di ricaricare la propria auto non durante le ore di punta, per risparmiare sulla bolletta.

Non ultimo il bellissimo video in cui viene presentata la feature che consente di lasciare gli animali domestici in macchina in un ambiente confortevole e sicuro.

Grazie alla presenza di un cane dolce e simpatico, Tesla imprime un nuovo messaggio in questo spot trasferendo come siano costantemente impegnati nell’offrire la migliore esperienza ai propri clienti, tenendo sempre in primo piano le loro esigenze.

La strategia marketing di Tesla: unica e rivoluzionaria

Attraverso questa narrazione, la casa automobilistica ha rivoluzionato la strategia di marketing nel settore, ponendo al centro della propria comunicazione i bisogni reali dei propri clienti e creando una vera e propria community intorno alle istanze del brand.

Infatti, chi sceglie Tesla entra a far parte di una comunità concentrata sull’ecosostenibilità e sul mercato delle auto di lusso entry level.

La vera rivoluzione di Tesla è aver costantemente lavorato al potenziamento della propria brand reputation focalizzandosi fortemente sull’emotività del proprio pubblico. Per farlo ha scelto un testimonial che si è da sempre dimostrato in grado di scardinare le regole del mercato e di saper accentrare su di sé i riflettori della comunicazione: Elon Musk.

Tesla ha creato una nuova liturgia nel marketing automobilistico: se vuoi che qualcuno parli di te, impara a comprendere le sue necessità e a parlare dei suoi bisogni, non dei tuoi prodotti.

Tiktok apre un data center a Dublino

TikTok apre un Data Center a Dublino per eliminare i timori di spionaggio da parte della Cina

TikTok ha aperto il suo primo Data Center europeo per attenuare i timori sulla sorveglianza dello Stato cinese.

L’azienda ha dichiarato che i dati degli utenti europei stanno ora migrando verso i server di Dublino, come parte della sua risposta alle preoccupazioni sulla privacy dei dati relative ai legami dell’app di condivisione video con la Cina.

TikTok, che è di proprietà della società cinese ByteDance, afferma comunque di non aver mai fornito dati a Pechino, anche se alcune persone temono che lo Stato cinese possa richiedere l’accesso in qualsiasi momento.

Un centro dati a Dublino è quindi ora in funzione e sono previsti un altro centro in Irlanda e uno nella regione di Hamar in Norvegia.

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TikTok apre un Data Center a Dublino

Il gigante del video-sharing sta inoltre consentendo a una società di sicurezza europea di verificare i controlli sulla sicurezza informatica e sulla protezione dei dati.

TikTok ha chiamato questo progetto “Progetto Trifoglio” (Project Clover), facendo riferimento al ruolo centrale che l’Irlanda sta svolgendo. Il progetto si svolge parallelamente al “Progetto Texas“, che prevedeva la promessa di misure simili ai legislatori statunitensi nel 2020.

Tiktok apre un data center a Dublino contro il timore dello spionaggio cinese

All’inizio dell’anno TikTok ha dovuto affrontare una serie di restrizioni da parte di alcuni governi sul suo utilizzo per motivi di sicurezza informatica e privacy.

Una serie di istituzioni ha deciso di vietare l’applicazione dai dispositivi dei funzionari, tra cui il governo del Regno Unito, il Parlamento europeo, la Commissione europea e il Consiglio dell’UE.

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TikTok manterrà i dati in Europa

Una delle principali preoccupazioni dei funzionari di sicurezza europei è il rischio che i dati che TikTok conserva sui suoi utenti siano accessibili allo Stato cinese.

Le autorità che hanno imposto divieti avevano avvertito che gli indirizzi email, i contatti e altre comunicazioni potrebbero essere accessibili a Pechino come risultato della presenza dell’app sui dispositivi.

Come parte del suo sforzo per alleviare queste preoccupazioni, TikTok ora memorizzerà i dati degli utenti europei a livello locale.

I dati degli oltre 150 milioni di utenti europei di TikTok saranno trasferiti in uno tre Data Center previsti.

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La verifica indipendente di una terza parte

In un aggiornamento sul progetto e in concomitanza con l’annuncio dell’entrata in funzione del primo centro dati, il vicepresidente di TikTok per le politiche pubbliche in Europa, Theo Bertram, ha dichiarato che verrà utilizzata anche una società di sicurezza di terze parti per controllare in modo indipendente il lavoro di TikTok presso il centro dati.

Project Clover ha incaricato NCC Group, una società di sicurezza informatica globale con uffici in tutta Europa, di esaminare i controlli sui dati di TikTok e di segnalare eventuali incidenti.

Stephen Bailey, direttore globale della privacy di NCC Group, si è detto orgoglioso che TikTok abbia scelto NCC come fornitore terzo di sicurezza per il progetto.

Il nostro controllo, monitoraggio e garanzia oggettivi significano che gli utenti della piattaforma in Europa e nel Regno Unito possono avere fiducia negli standard di sicurezza dei dati migliorati che TikTok sta stabilendo, che vanno oltre i requisiti normativi europei“, ha dichiarato.

TikTok ha dichiarato che il Gruppo NCC identificherà e risponderà a qualsiasi “tentativo di accesso sospetto o anomalo” e lavorerà per migliorare la sicurezza.

Nei prossimi mesi, TikTok e NCC Group si confronteranno con i responsabili politici di tutta Europa per spiegare come funzionerà in pratica questo sistema.

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Come scegliere i formati adatti ad ogni fase del funnel

Conversion Funnel: come scegliere il formato adv adatto ad ogni fase

Quando si entra nel mondo del programmatic advertising, la varietà di formati a cui si può attingere è davvero vasta. Dall’infinitamente piccolo fino al più grande, essi si prestano sia per raggiungere obiettivi di branding che di conversione. Ma come scegliere il formato adatto in ogni fase del funnel?

Il Funnel di conversione

Prima di addentrarci nel mondo dei formati più adatti per ogni fase del funnel, è fondamentale avere ben presente che cos’è un funnel di conversione e quali sono gli step che lo compongono.

Il funnel di conversione si divide tradizionalmente in 4 parti, in base al punto in cui si trova l’utente.

  • Awareness: in questa fase l’utente ancora non conosce bene il brand o i dettagli della sua offerta. Quando si trova in questa fase, il compito del marketer è quello di farlo avvicinare al brand mostrando non solo i prodotti, ma anche la storia e i valori che stanno dietro al brand per poterlo coinvolgere. Una narrativa accattivante è fondamentale.
  • Consideration: qui l’utente è conscio di avere bisogno di un certo tipo di prodotto e sta valutando diverse opzioni. L’obiettivo del marketer è duplice. Da una parte deve essere sicuro che il brand sia top of mind, per entrare nel campo delle opzioni che l’utente valuta. Dall’altro deve mostrare i vantaggi del prodotto da lui offerto rispetto alla concorrenza. È importantissimo, quindi, iniziare a coinvolgere l’utente.
  • Conversion: quando si arriva a questa fase, l’utente è ormai pronto ad acquistare il prodotto. Forse ha ridotto i brand che sta valutando ad una rosa di due o tre, e il compito del marketer è quello di ridurre ogni frizione e facilitare l’acquisto. In questo momento bisogna convincere l’utente.
  • Loyalty: fase in cui l’utente ha già avuto un contatto con il brand durante il quale ha effettuato qualche tipo di conversione, ad esempio un acquisto o la sottoscrizione ad una newsletter. L’obiettivo non è quindi quello di acquisire nuovi clienti, ma mantenere quelli esistenti. Lo scopo del marketer, in questa fase, è quello di trasmettere al cliente un forte apprezzamento, con offerte o sconti personalizzati.

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Considerata la differenza di obiettivo nelle diverse fasi del funnel, è chiaro che non si può avere un approccio one size fits all.

Al contrario, è consigliabile utilizzare formati diversi nelle varie fasi, che raggiungano al meglio gli obiettivi del marketer.

Scegliere il formato adatto ad ogni fase del funnel

Formati per sviluppare Awareness

In fase di awareness, il rapporto tra il brand e l’utente è ancora acerbo, se non inesistente. L’utente non sta cercando quel prodotto, ma, al contrario, viene raggiunto da diversi messaggi pubblicitari mentre è intento in altre attività.
In questa fase, molti brand concorrono per avere l’attenzione di uno stesso utente.

Come farsi notare in mezzo alla mischia?

  • Con la presenza di decine di offerte concorrenti, i brand devono avere chiari quelli che si chiamano Unique Selling Points.
    Ancora più importante dell’avere chiari gli USP è il saperli comunicare. Per questo motivo è fondamentale che le inserzioni a scopo di awareness raccontino una storia prima ancora di raccontare un prodotto.
    Per questo i formati video o audio risultano adatti, poiché, molto meglio dei formati statici, riescono non solo a narrare la storia del brand e i suoi valori, ma sono anche in grado di coinvolgere gli utenti e aumentarne l’attenzione.
  • Ad oggi i siti web e le app sono letteralmente invasi dalle pubblicità e l’attenzione dell’utente deve dividersi tra vari annunci. In questo caso può essere un’ottima idea quella di puntare su formati ad alto impatto che catturino l’attenzione dell’utente con una combinazione di immagini, suoni e animazioni, come le skin.
    Altrettanto importante è lo spazio occupato dal formato sullo schermo: più ampio è lo spazio, più alte sono le possibilità che l’utente noti l’inserzione. Soprattutto in ambito mobile, infatti, maggiore è lo spazio occupato dalla tua inserzione, minore sarà quello rimasto al tuo competitor. In questo senso, i formati interstitial possono essere una buona soluzione purché non eccessivamente invasivi. Altra opzione valida sono i formati in-feed che compaiono all’interno di un articolo durante la lettura.
  • Qualora non si potesse ricorrere ai formati ad alto impatto, esiste comunque la possibilità di pubblicare le proprie inserzioni in posizioni premium all’interno di siti e app. In questo caso si può optare per formati di tipo display standard o rich media, purché ad alta viewability. Tra i formati più consigliabili troviamo il masthead (970×250), l’half page (300×600) e l’MPU (300×250). Essi, infatti, occupano una buona porzione di schermo e hanno grande inventory sulla maggior parte di siti e app, in posizioni altamente visibili.

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Formati per stimolare la Consideration

Se in fase di awareness i brand sono entrati in competizione per l’attenzione dell’utente, nella fase di consideration devono convincere l’utente che i loro prodotti fanno al caso suo.

Quali formati sono i più adatti per trasmettere questo messaggio?

• Una mossa interessante per convincere l’utente che un certo prodotto fa al caso suo, è quella di mostrarne le caratteristiche. Esistono, infatti, dei formati custom che mostrano non solo il prodotto nel suo insieme ma permettono di scendere nel dettaglio delle sue componenti o di mostrarne diverse varianti.

 

 

 

All’interno dello stesso filone, inoltre, si inseriscono i formati di tipo showcase o carousel, che permettono di mostrare non solo un prodotto specifico ma un’intera gamma/collezione di prodotti.

 

Infine, per coinvolgere al massimo l’utente, si può optare finanche per effetti 3D che diano all’utente la possibilità di provare effettivamente il prodotto.

 

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  • Qualora non si avesse la possibilità di ricorrere a formati altamente customizzati, è fondamentale ricordarsi che un utente in fase di decisione vuole conoscere maggiori dettagli del prodotto. Una soluzione può essere quella di puntare a portare più traffico possibile alla pagina prodotto sul sito.
    Un formato da valutare sicuramente in questo caso è il native. Esso si inserisce all’interno di articoli e contesti in linea con le ricerche e gli interessi dell’utente, con un format che lo fa sembrare nativo del sito. In questo modo, posizionandosi come un altro articolo del magazine online, esso garantisce traffico qualificato. Tutto questo, senza rinunciare alla possibilità di anticipare qualche dettaglio.
Formati native per il middle funnel

Credit: Outbrain

  • Se invece volete dare più dettagli nei vostri annunci, è possibile mostrare il prodotto al meglio anche in formati standard. Ad esempio, formati display rich media che tramite animazioni personalizzate e un wording accattivante, mostrino il prodotto o la collezione nella sua interezza.

Formati per spingere alla Conversion

Arrivati in fase di conversion, l’utente è ad un passo dal compiere l’acquisto. Ma quel passo, spesso, è il più difficile. Per questo motivo è necessario che i formati utilizzati nell’advertising rimuovano qualsiasi barriera tra l’utente e il pulsante “acquista”.

Come procedere in questo caso?

  • Il remarketing è sicuramente una delle strategie di targeting più utilizzate per raggiungere utenti inclini all’acquisto, ma anche il formato vuole la sua parte. Se si hanno delle buone liste di utenti pronti ad acquistare, vale la pena ricorrere alle Creatività Dinamiche, ovvero creatività che compongono il banner pubblicitario in base ai prodotti precedentemente visti dagli utenti o proponendo prodotti affini.
    Queste creatività (basate sul feed di prodotto) sono il fiore all’occhiello di un colosso come Criteo, ma possono essere facilmente realizzate anche tramite altri partner come Google, Amazon e altri ancora.
  • Se non parliamo di eCommerce e non potete ricorrere a creatività basate su un feed, è possibile portare gli utenti alla conversione anche tramite altre tattiche. Dei buoni formati display o rich media che evidenzino in maniera chiara i vantaggi del vostro prodotto, assieme al prezzo, sono un’ottima scelta per portare l’utente alla conversione.
  • Se il settore in cui lavorate ha una forte componente video o audio, potete valutare questi formati per dare all’utente un assaggio di quello che andrà ad acquistare. Ad esempio, una casa discografica può trarre grande vantaggio dall’utilizzo di formati audio che diano un assaggio delle canzoni contenute in un LP, magari con una CTA accattivante che inviti l’utente a “scoprire il resto” sul sito.
  • Se invece il prodotto che si vuole promuovere richiede un livello di engagement molto alto da parte dell’utente (un’automobile o una casa per esempio) è altamente improbabile che l’utente compia l’acquisto online, ma l’obiettivo del marketer si sposta sul generare una lead. In questo caso più che mai è importante rimuovere ogni barriera alla conversione. Per questo motivo esistono formati display con form incorporato che l’utente può trovare pre-compilati o che può compilare inserendo e inviando pochissime informazioni con un solo clic.

Formati per potenziare la Loyalty

Arrivati alla fase della conversion siete solo a metà dell’opera.

Avete ottenuto il cliente, adesso dovete trattenerlo e, possibilmente, spingerlo a ripetere acquisti con voi.

  • Se non siete gli unici a fornire un certo tipo di prodotto, il cliente potrà essere tentato di passare alla concorrenza. È necessario che l’utente percepisca un vantaggio nell’esservi fedele, come ad esempio uno sconto personalizzato. Per sviluppare formati che includano una promo potete ricorrere a dei banner standard o dinamici con un codice specifico da inserire in carrello, che dia loro accesso ad uno sconto personalizzato.
  • Se il cliente ha già fatto uno o più acquisti sul vostro sito, avrete a disposizione una buona mole di dati a cui attingere per sfruttare le Creatività Dinamiche. Tramite il remarekting è possibile impostare queste creatività per mostrare agli utenti prodotti compatibili con i loro precedenti acquisti. In altre parole, possono essere utilizzate a scopo di cross-selling e up-selling.
  • Un cliente affezionato spesso non si limita a visitare il sito, ma vuole anche rimanere in contatto tramite social media. Lo vedrete seguire le vostre pagine social e mettere mi piace ai vostri post o reel. Allora, perché non sfruttare il potere dei social, ampliandolo?
    Tramite il programmatic, infatti, è possibile utilizzare i post social come una base da cui generare una creatività display. È poi possibile farla “rimbalzare” sulla rete display in slot pubblicitari dedicati a specifici formati. Ad esempio, un post Facebook può facilmente essere riutilizzato nello spazio di un MPU (300×250), permettendovi di aggiornare i clienti anche quando non navigano sui social.

 

Guidare gli utenti attraverso tutto il funnel di conversione non è un’impresa facile e in molti casi richiede lo studio e la messa a punto di un complesso media mix.

Scegliere un solo media può comportare qualche difficoltà in più, ma vista la varietà di formati messi a disposizione dal programmatic e le tecnologie di targeting all’avanguardia a cui permette di accedere, è sicuramente un mezzo da non trascurare.

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x raccoglierà dati biometrici degli iscritti

X raccoglierà dati biometrici e sulla vita professionale degli iscritti

La piattaforma di social media X, nota come Twitter, inizierà a raccogliere le informazioni biometriche e lavorative dei suoi utenti, secondo un aggiornamento di giovedì della politica sulla privacy dell’azienda.

X ha dichiarato che le modifiche non sono state ancora implementate e che entreranno in vigore il 29 settembre.

X raccoglierà informazioni biometriche

L’informativa sulla privacy recentemente aggiornata, che illustra le modalità di raccolta ed elaborazione delle informazioni degli utenti, prevede che l’azienda possa memorizzare e utilizzare i dati biometrici “per scopi di sicurezza, protezione e identificazione“.

Non è chiaro come X intenda utilizzare le informazioni biometriche degli utenti.

Le piattaforme tendono ad affidarsi alla biometria, come le impronte digitali e le scansioni facciali, per autenticare le persone al momento dell’accesso o, nel caso di una banca o di una società di pagamenti, quando gli utenti effettuano una transazione.

In teoria, X potrebbe raccogliere informazioni biometriche dagli utenti attraverso le loro foto o i loro video, chiedendo loro di accendere la fotocamera. Tuttavia, non ha ancora spiegato come funzionerebbe il sistema.

x - twitter

Dati biometrici e percorso professionale

L’azienda afferma che potrebbe anche raccogliere e utilizzare i dati relativi alla storia lavorativa e alle preferenze degli utenti per consigliare posti di lavoro, mettendo potenzialmente l’app in grado di competere con LinkedIn, di proprietà di Microsoft.

Possiamo raccogliere e utilizzare i vostri dati personali (come la vostra storia lavorativa, la vostra storia formativa, le vostre preferenze lavorative, le vostre competenze e abilità, l’attività di ricerca di lavoro e il vostro impegno, e così via) per consigliarvi potenziali lavori, per condividerli con i potenziali datori di lavoro quando vi candidate per un lavoro, per consentire ai datori di lavoro di trovare potenziali candidati e per mostrarvi pubblicità più pertinenti“, ha dichiarato X nella sua informativa sulla privacy aggiornata.

Sotto la guida di Musk, X ha cercato di espandere la propria portata al di là dei social media, della messaggistica e dei contenuti audio in settori quali i servizi finanziari e il reclutamento del personale.

Secondo quanto riferito da Bloomberg News, l’anno scorso l’azienda ha acquistato Laskie, uno strumento per il reclutamento di personale. Si tratta della prima acquisizione sotto Musk da quando il magnate della tecnologia ha acquistato Twitter per 44 miliardi di dollari nel 2022.

Musk non è più l’amministratore delegato di X: a giugno ha ceduto il ruolo all’ex presidente di NBC Universal per la pubblicità e le partnership Linda Yaccarino.

In aprile, X ha siglato un accordo con l’app israeliana di trading azionario eToro per consentire agli utenti di visualizzare e negoziare azioni tramite le applicazioni web e mobili di eToro. EToro ha recentemente dichiarato che sta cercando di espandere la partnership.

X ha anche ottenuto licenze di trasferimento di denaro in diversi stati americani, nel tentativo di lanciare le proprie funzioni di pagamento. Musk è cofondatore di PayPal, nata dalla fusione tra la società di software Confinity e X.com, una banca online fondata dal miliardario.

La strada verso la Super App è appena iniziata.

AI content strategy

Come utilizzare l’intelligenza artificiale per la tua content strategy

Mentre ChatGPT, Bing, Bard, MidJourney conquistano i principali titoli di giornale grazie alla presenza sempre più preponderante nella nostra vita quotidiana, i marketer stanno imparando a comprendere l’enorme importanza dell’intelligenza artificiale per la propria Content Strategy.

L’avvento di questi strumenti ha reso molto più accessibile il marketing, automatizzando processi complessi che spesso richiedevano competenze molto elevate e decisamente frammentate.

Sempre più persone si rivolgono a tool come ChatGPT per fare ricerche con risposte ancora più dettagliate. Le esigenze stanno cambiando e anche gli strumenti, ecco come utilizzare l’intelligenza artificiale per semplificare la ricerca dei contenuti.

I tre principali limiti dell’intelligenza artificiale

Prima di utilizzare l’IA per la tua content strategy è necessario ricordare gli aspetti negativi e i limiti di questi strumenti.

intelligenza artificiale

1.  L’AI non può comprendere l’intento di ricerca

Le risposte che offrono gli algoritmi stanno diventando sempre più precise rispetto alla ricerca del pubblico, tuttavia non riescono ancora a capire l’intento vero e proprio.

Un esempio pratico: cosa sta cercando un utente se scrive “rosa”? Si riferisce al colore, al fiore o al nome di una persona? Google non riuscirebbe a capirlo e non potrebbe chiedere di chiarire il concetto, per questo offrirebbe l’ipotesi migliore e, qualora non corrispondesse all’esigenza dell’utente, quest’ultimo sarebbe costretto a perfezionare la ricerca. L’AI non può sapere esattamente cosa vuole una persona nel momento in cui sta cercando qualcosa.

2. Con l’intelligenza artificiale le sfumature svaniscono

Le macchine fanno fatica a comprendere le sfumature ed è per questo che comunicano semplificando i messaggi senza dargli altre accezioni. Questo accade perché apprendono informazioni da fonti online e non riescono ad analizzare situazioni complesse da più obiettivi.

3. L’intelligenza artificiale diffonde pregiudizi e disinformazione

Uno dei problemi più rischiosi dell’intelligenza artificiale è che non è in grado di distinguere le notizie false e di restituire informazioni accurate e veritiere.

Chiaramente i programmi sono addestrati dalle persone e questo fa sì che non siano libere da bias e da pregiudizi. Qualche mese fa TBWA Italia insieme a Wired hanno creato una campagna di denuncia rispetto agli stereotipi che contaminano le intelligenze artificiali. Analizzando le ricerche di MidJourney si è scoperto che le immagini realizzate erano condizionate dai bias umani.

Ecco che inserendo la parola inglese “manager”, le immagini rilasciate da MidJourney erano tutte di uomini cis gender bianchi, in giacca e cravatta.

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5 consigli su come usare l’intelligenza artificiale per i tuoi contenuti

Sempre più brand hanno iniziato ad utilizzare l’IA per realizzare campagne pubblicitarie. Una su tutte Coca Cola, che ha fatto ricorso, in uno dei suoi ultimi spot, all’intelligenza artificiale, riducendo i costi e realizzando ads più creative.

1. Ottimizza i contenuti affinché vengano trovati

L’esperienza dell’utente viene ottimizzata il più possibile per fargli rintracciare i contenuti più rilevanti per i suoi interessi. Per questo motivo è fondamentale aiutare gli algoritmi a scoprire i contenuti del tuo brand usando formati creativi e compatibili e catturando l’attenzione del pubblico con elementi visivi e ganci narrativi. Devi stare sempre dalla parte della tua audience per essere apprezzato e seguito.

2. Il tuo pubblico è sempre al primo posto

BMW ha utilizzato l’intelligenza artificiale per analizzare milioni di dati e realizzare analisi predittive degli utenti al fine di migliorare il design della macchina.

Estrarre informazioni ti permette di conoscere attentamente il tuo pubblico e di poter realizzare contenuti costruiti sulle loro esigenze. Per esempio, grazie a Google Analytics, agli insights dei social, ai database del CRM è possibile fare uno studio attento del proprio target per poter creare la migliore content strategy.

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3. Usa l’integrità giornalistica

La mancanza di controllo delle informazioni prodotte dall’intelligenza artificiale produce la necessità di fare tutto ciò che è necessario per non incorrere in errori. Ecco perché è necessario:

  • fare più verifiche delle fonti, citandole
  • supportare i dati con i pareri degli esperti
  • aggiungere la data di pubblicazione degli articoli affinché sia sempre circoscrivibile ad un periodo
  • trattare argomenti con i dovuti approfondimenti
  • affrontare un tema sempre da più punti di vista e angolazioni

4. Pensa a contenuti sempre attuali

Creare contenuti evergreen permette di ottimizzare tempo ma anche di garantirsi un posizionamento nella ricerca degli utenti. Inoltre, un post ben fatto può trasformarsi in un podcast, in un articolo di blog, in una newsletter, in un video, permettendogli così di avere una durata molto più lunga e una resa molto più alta.

5. Rispetta il tuo brand

L’intelligenza artificiale può aiutarti a trovare spunti creativi, informazioni utili, dati a supporto, ma non dimenticarti mai del tono di voce del tuo brand, del suo punto d’attacco, dei suoi valori. Ricordati che è la tua azienda che parla alla sua comunità. Non far parlare un’intelligenza artificiale ma le persone che rappresentano il tuo brand.

L’intelligenza artificiale può essere un’ottima alleata per trovare spunti nuovi ed interessanti, oltre a risparmiare tantissime ore attraverso l’automazione di processi ripetitivi e a conoscere il nostro pubblico ad un livello più profondo.

Non dobbiamo essere spaventati dall’AI ma dobbiamo allearci con l’unica ambizione di produrre il miglior contenuto possibile per il nostro pubblico.

Digital Services Act cosa cambia per Meta

Meta ha cancellato quasi 8000 account cinesi falsi su Facebook e Instagram

Meta ha cancellato migliaia di account falsi utilizzati da una rete cinese per diffondere disinformazione sulle sue piattaforme di social media, definita “la più grande operazione di influenza occulta multipiattaforma conosciuta al mondo”.

Gli account, molti dei quali operano da anni su Facebook e Instagram, si rivolgevano principalmente agli utenti australiani. Meta ha dichiarato che vi sono ampie prove che la campagna si sia estesa a YouTube, Medium, X/Twitter e vari altri siti.

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L’operazione è stata monitorata per oltre quattro anni, denominata “Spamouflage Dragon” o semplicemente “Spamouflage” dalla società di analisi dei social media Graphika e dall’Australian Strategic Policy Group dal 2019, che sono stati tra i primi a individuarla.

Meta Verified: la spunta blu a pagamento

Meta elimina migliaia di account falsi

Meta ha quindi eliminato oltre settemila account Facebook e quasi mille pagine presenti sulla piattaforma di social media, ha dichiarato l’azienda nel suo Q2 Adversarial Threat Report, pubblicato questa settimana.

Oltre mezzo milione di persone ha seguito almeno una di queste pagine o gruppi, mentre sono stati spesi circa 3.500 dollari in pubblicità su tutti gli account.

La campagna ha preso di mira principalmente gli utenti australiani, di Taiwan, Stati Uniti, Australia, Regno Unito, Giappone e i cinesi che vivono all’estero, ha dichiarato Meta al Guardian.

Qual era l’obiettivo degli account falsi

Secondo i team di ricerca e le società di analisi che hanno seguito le operazioni, Spamouflage è in attività dal 2018 circa.

I contenuti pubblicati dalla rete di spam erano di qualità incredibilmente bassa e consistevano in gran parte in commenti lusinghieri sulla Cina, ritratti negativi delle politiche di Stati Uniti e Regno Unito e attacchi a giornalisti e attivisti che hanno criticato pubblicamente la Cina.

Il rapporto 2019 di Graphika, che include ampi esempi di account YouTube utilizzati da questo tipo di reti di spam, mostra come la propaganda fosse intervallata da ondate di contenuti non correlati, nel tentativo di “diluire” i post.

Nel suo stesso rapporto, Meta osserva che il metodo di pubblicare contemporaneamente articoli specifici su una miriade di piattaforme diverse riduceva le possibilità che l’articolo venisse segnalato per il takedown.

È stato dopo questa segnalazione che l’operazione ha cercato di diversificare i propri canali, passando da piattaforme più grandi come Facebook a reti di blogging come Medium, nonché a piattaforme come SoundCloud.

Le operazioni sono state condotte da una serie di soggetti diversi in diverse località della Cina. Tuttavia, la direzione dei contenuti, così come l’infrastruttura Internet, sembra provenire da una posizione più centralizzata. Il rapporto ha anche individuato almeno un luogo condiviso da cui sembrano provenire molte attività.

I risultati della rete di falsi account

A differenza di altre campagne di disinformazione, la qualità dei post era, come detto, estremamente bassa. Uno, ad esempio, suggeriva che la morte della regina Elisabetta II fosse stata accelerata a causa della nomina dell’ex primo ministro britannico Liz Truss.

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Un altro post ha tentato di diffondere la falsa accusa che la Covid-19 sia in realtà nato negli Stati Uniti, includendo un falso documento di ricerca pieno di errori di ortografia.

Alla luce di ciò, è difficile affermare che la campagna abbia avuto un impatto quantificabile sugli utenti dei social media a cui avrebbe dovuto rivolgersi.

Inoltre, Meta afferma che molti dei 560.000 account che seguono le pagine gestite dalla rete di spam erano a loro volta bot, il che probabilmente è avvenuto quando le pagine sono state acquisite. Gran parte dell’engagement sui post, come i commenti, sono stati spesso lasciati da account collegati alla rete stessa.

Anche se sembra che l’operazione non abbia sortito l’effetto desiderato, è un triste promemoria dei modi in cui le reti di social media possono essere sfruttate durante le operazioni di disinformazione da parte di attori politici e del fatto che questo tipo di tattiche persisteranno negli anni a venire.

studenti che usano chatgpt a scuola

Perché la formazione continua è il concetto chiave per lavorare nel marketing

Ti sei appena laureato o hai completato un ciclo di studi, sei pronto per lanciarti nel mondo del lavoro consapevole di aver imparato tutto il necessario. Pensi di aver raggiunto il traguardo e la fine degli studi e invece è tutto sbagliato.

Il nuovo scenario lavorativo che hai davanti ti pone davanti a due sfide tutt’altro che banali: differenziarti dalle intelligenze artificiali, anzi riuscire a controllarle, non smettere mai di formarti e informarti, sia nel luogo di lavoro, sia in modo autonomo, scovando e rimanendo al passo con i tempi con tutti quei trend che continuano a costellare il mondo del marketing di oggi, ma soprattutto di domani.

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Ci sono capacità, quindi, che guadagnano sempre più terreno, come quelle legate al mondo della customer care e dell’attrazione dei lead, o ancora a quelle professioni legate all’analisi dei dati e interpretazione dei risultati.

Il lato positivo? Il marketing è in continua evoluzione che si potrebbe veramente scegliere la carriera che più si avvicina al proprio talento.

Quello “negativo”? Lo studio non ci abbandonerà mai.

Skill Mismatch, quando talenti e aziende non si incontrano

Proprio perché la formazione sembra essere indispensabile, ma non tutti eravamo pronti a cogliere il segnale, oggi, siamo di fronte al fenomeno Skill Mismatch ossia il divario presente tra le competenze richieste dal mercato e quelle attualmente presenti.

Un problema che costa il 6% della produttività mondiale e che prevede di crescere entro il 2030, con circa 1 miliardo e 400 di persone nel mondo che non hanno le giuste competenze richieste dal mercato del lavoro oggi.

Ma scendiamo nel dettaglio, lo Skill Mismatch, è una condizione che ci portiamo dietro dai nostri anni più felici, da quando studiavamo tra i banchi di scuola, in quanto la metodologia di insegnamento di oggi è rimasta ben radicata su quella di anni fa, mentre il mondo economico e del lavoro hanno accelerato il loro cambiamento.
Il risultato? Le risorse che hanno concluso il ciclo di studi non sono minimamente pronte ad affrontare il mondo che si troveranno davanti, possiedono skill che il mondo del lavoro di oggi non richiede e, dall’altra, ha lacune su quelle invece ricercate.

Ecco quindi che diventa importantissima, se non essenziale, la formazione on-the-job, con le aziende che dovranno formare le proprie risorse con corsi di formazione ad hoc per i propri collaboratori. Per far crescere il lavoratore includendolo nell’organizzazione aziendale.

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Dalla sua, però, il candidato dovrà mettersi in ascolto e rendersi indipendente nell’acquisire nozioni essenziali, ma sconosciute.
Sarà quindi responsabile della sua, tanto desiderata, crescita professionale.

Ma oggi dove siamo? Oggi ci sono aziende che cercano il candidato perfetto, ma non riescono a trovarlo e, dall’altra parte, il mercato delle risorse è decisamente affollato, ma nessuno riesce a trovare il suo posto in questo mondo.

Quindi, in sostanza, non è del tutto giusto dire che non c’è lavoro, ma c’è difficoltà per le aziende ad individuare i candidati adatti.

Le marketing skill richieste per il futuro, l’interazione con le persone al primo posto

Si parla sempre più di avere le skill giuste, ma prima di tornare su questo tema, per comprendere meglio come la percezione del lavoro sia cambiata oggi, un parterre ampio di risorse si dice non disponibile a lavorare per un’azienda di cui non condivide i valori o collaborare con una realtà non inclusiva (il 90% della Gen Z e dei Millennials la pensa così per esempio) anche a fronte di un maggiore stipendio.

marketing skill

Il conto economico perde anche di fronte ad un life-balance più equo: orari di lavoro, flessibilità e smart working, gestione autonoma del proprio tempo.

Fatta questa premessa, torniamo alle nostre competenze che, come sappiamo, si dividono in soft e hard skill.

Le prime, più che mai, acquisibili sul posto di lavoro anche se quando si parla di marketing ogni membro del team dovrebbe avere dalla sua alcuni talenti innati come: la creatività, nel trovare ed esprimere le soluzioni per clienti o per sbaragliare la concorrenza; le analisi di mercato, svolgere ricerche e analizzare il proprio target; saper ascoltare il cliente e saper comunicare con gli stakeholders; essere autocritico, imparando ad analizzare il proprio operato in vista di un continuo miglioramento; rendere essenziale il teamworking, solo un team unito che condivide un obiettivo lo potrà raggiungere nel migliore dei modi.

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Le seconde, hard skill, riguardano le conoscenze tecniche e vanno a delineare i campi d’azione più richiesti nel marketing del futuro.

  1. Social Media Skill: non basta più essere un SMM, ma bisogna essere un Social Media Manager integrato con l’organizzazione in cui si trova e allineato al target di clientela aziendale. Dovrà dunque studiare strategie efficaci, rimanendo aperto alla possibilità di cambiare la strada se non è quella giusta;
  2. Management e Leadership Skill: gestire un team e farlo al meglio è essenziale. Un team coeso, funziona e per l’azienda è più facile raggiungere l’obiettivo target. Chi sa gestire se stesso e gli altri è sempre una delle figure più desiderate;
  3. Communication Skill: saper comunicare in modo efficace per il marketing è essenziale, sia verso l’esterno, ma anche verso il team e la direzione;
  4. Project Management and Strategy Skill: oggi il marketing è più che mai un insieme di strumenti, strategie, concetti, avere la capacità e l’intelligenza emotiva di coordinare il tutto al meglio come in un armonioso concerto è una capacità assolutamente ricercata dai recruiter. In questo punto potremmo inserire anche la capacità di creative thinking, la cosiddetta vocazione di pensare fuori dagli schemi;
  5. Customer Service Skill: in un mercato affollato di concorrenti, fornire al cliente un’attenzione dedicata fa risaltare il brand. Più facile a dirsi che a farsi, i clienti non sono mai come li vorremmo;
  6. Data Skill: analisi ed interpretazione dei dati;
  7. Augmented Working Skill: l’automazione e l’intelligenza artificiale oramai è realtà, saperla dominare e controllare, anzi metterla al servizio dei risultati è una capacità sempre più preziosa.

Le nuove carriere nel marketing da non perdere

marketing skill

Skill Mismatch, nuove skill required, aprono, quindi, la strada a nuove carriere nel marketing del futuro. Vediamo alcuni esempi:

  • Community Manager, colui che crea, anima e alimenta una community intorno ad un brand specifico, trasformando la clientela in soggetti fedelissimi e, soprattutto, in grado di coinvolgere altri soggetti grazie al passaparola positivo;
  • Customer Relationship Manager, si passa da un approccio di sola attrazione del cliente per un acquisto, ad una relazione sempre più costante e continua a lungo termine. Ecco quindi che una figura in grado di condurre il cliente in un percorso d’acquisto e post acquisto personalizzato è necessaria;
  • Content Strategist, il coordinatore di tutti i contenuti veicolati su tutti i canali, deve garantire che la comunicazione sia coerente e chiara, con il canale sul quale è veicolata e con una vision aziendale;
  • Brand Manager, supervisiona il fatto che il brand sia diffuso e conosciuto in modo univoco, il cliente non si può sbagliare quando pensa ai valori di un brand, se il suo brand manager è stato bravo a comunicarli in modo decisivo;
  • Communications Manager, erano i PR di una volta, gestiscono le comunicazioni con la stampa e con tutti i canali utilizzati dall’azienda, scrivendo il messaggio e rispondendo ad eventuali commenti;
  • Event manager, cosa più degli eventi rendono l’esperienza di un brand unica per un cliente?
  • Coach, se le risorse devono rimanere in azienda e al centro, devono essere stimolate e seguite nel loro percorso di crescita e motivazione personale.