coca-cola y3000

Arriva il nuovo misterioso gusto Coca-Cola Y3000 creato con l’AI

Nell’ultimo anno e mezzo, Coca-Cola ha sperimentato diverse bevande in edizione limitata, passando da gusti misteriosi e concept abbastanza strani. L’ultimo tentativo è Coca-Cola Y3000, la bevanda che dovrebbe avere il sapore del futuro. Il gigante delle bevande analcoliche ha utilizzato l’intelligenza artificiale per determinare il gusto e definire il packaging.

Coca-Cola Y3000 AI

Il brand, con oltre un secolo di storia alle spalle, ha sempre dato priorità al coinvolgimento dei suoi clienti, puntando principalmente sull’entusiasmo di un target young.

Per riuscire nell’intento e rafforzare la presenza tra i giovani consumatori, ha sfruttato la sua piattaforma Creations, che offre gusti in edizione limitata come Y3000.

coca-cola creations

In passato Coca-Cola ha collaborato con diversi marchi per creare nuovi ed entusiasmanti gusti in limited edition, tra cui: Starlight, ispirato allo spazio; Dreamworld, che secondo la società ricorda il sapore dei sogni; e Byte, al sapore di pixel.

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Coca-Cola ha co-creato un gusto con l’Intelligenza Artificiale

Come tutte le bevande Creations, Coca-Cola Y3000 è stata progettata per mantenere intatto l’autentico sapore Coca-Cola, con l’aggiunta di una nota in più.

L’azienda si è affidata ai normali insight umani per scoprire quali gusti le persone associano all’idea di futuro. Ha poi utilizzato l’intelligenza artificiale per combinare i vari profili e gli abbinamenti dei sapori. Ma non solo. Coca-Cola ha utilizzato le immagini generate dall’intelligenza artificiale per creare delle moodboard a cui ispirarsi.

L’effetto alluminio rende l’esperimento di co-creazione con l’AI molto evidente. La confezione sembra alludere a un’estetica Y2K, con bollicine di colore rosa e blu, e un logo abbastanza pixelato, a tratti distorto.

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Coca-Cola Y3000: i dettagli

Coca-Cola Y3000, disponibile negli Stati Uniti e in Canada nella versione normale e zero zuccheri, sarà venduta per un periodo limitato e costerà quanto la Coca-Cola normale.

Come con altri gusti della piattaforma Creations, Coca-Cola Y3000 abbina esperienze online ad eventi o prodotti offline.

Coca-Cola Y3000

I clienti possono scansionare un QR code sulla confezione Y3000 per raggiungere il sito Creations, dove potranno immergersi in un gioco e immaginare come potrebbe essere il futuro tra 977 anni.

Il lancio include anche una capsule collection sempre in edizione limitata, sviluppata con il brand di streetwear di lusso Ambush, che sarà disponibile a partire dal prossimo autunno.

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campagne b2b

Campagne B2B: come impostare gli obiettivi e i KPI giusti per misurarli

Non tutti i brand sono fatti per i consumatori (customer) e non tutti i brand sono fatti per le imprese (business). Ci sono realtà che adottano strategie di marketing e acquisizione B2C, mentre altre cercano di instaurare relazioni duratura con campagne B2B.

Definire strategie B2C o B2B pone una sfida, rappresenta un bivio importante, in cui le differenze superano i punti in comune. Basti pensare al target e al percorso di acquisto che l’uno ha rispetto all’altro.

Tuttavia, ciò che accomuna entrambi i percorsi è la fase di implementazione successiva a quella di analisi, che comprende la definizione degli obiettivi (goal) e la loro misurazione tramite KPI (Key Performance Indicators).

Facciamo chiarezza, le campagne B2B e B2C sono differenti e così vanno trattate

Partiamo dal “trova le differenze“. Nelle campagne B2C (Business to Consumer), il cliente target, è il consumatore finale. Nelle campagne B2B (Business to Business), il cliente target è, invece, un’altra società.

campagne B2B

Campagne B2B: aspetti cruciali

  • Un Business non deciderà mai sulla scia delle emozioni, ma la decisione d’acquisto sarà guidata da un vero e proprio ragionamento, un’analisi di opportunità e debolezze del prodotto offerto in relazione ai propri processi aziendali;
  • Costruire una relazione duratura è tutto: nelle campagne B2B è fondamentale costruire con il proprio cliente un rapporto stabile. Si punterà quindi sui valori e sullo sviluppo di un rapporto personale con persone chiave come il responsabile acquisti o il responsabile del processo produttivo. Il prodotto o servizio è al centro della strategia;
  • Chi parla ad altri brand deve avere un linguaggio autorevole e sapere di cosa sta parlando, deve essere in grado di rispondere a tutte le domande del team dell’acquirente, dimostrando e convincendo che il proprio prodotto sia quello più adatto alle esigenze dell’azienda;
  • Il ROI ha un ruolo centrale e il processo di acquisto può avere una lunga durata; l’importante è che in tutto il percorso il cliente venga guidato in un’esperienza di acquisto a 360 gradi.

Campagne B2C: aspetti cruciali

  • Il Consumer è colui che sceglie guidato dalle emozioni. In questo caso, il brand deve riuscire a distinguersi nella massa tra altrettanti marchi in grado di offrire lo stesso prodotto o servizio. Se nel B2B la folla di offerta è ristretta, nel B2C è una vera e propria guerra.
  • Si tratta più di un innamoramento: il consumatore finale agisce, molte volte, d’impulso e in autonomia guardando online recensioni e siti internet. Il brand deve concentrarsi sul messaggio.
  • Se si parla al consumatore finale, invece, il tono deve puntare tutto sull’emozione ed adattarsi all’interlocutore
  • Fun Fact: è importante che un brand, quando parla al consumatore finale, utilizzi un marketing di intrattenimento. Solo in questo modo potrà diventare Top Of Mind, ed essere ricordato fra tutti i competitor.

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Iniziamo dagli obiettivi: come definirli in modo SMART

I Goals sono il “dove vogliamo arrivare con la nostra campagna”, ma prima di definire gli obiettivi ecco le 5 cose da affrontare prima di impostare il piano:

  1. Determinare il proprio “brand positioning”, ossia come il brand viene percepito e quindi anche qual è la sua brand identity;
  2. Definire il proprio target, ossia chi è interessato al nostro prodotto o servizio. Statisticamente vanno impostate le cosiddette buyer personas da monitorare per l’andamento e l’efficacia della campagna;
  3. Non dimenticarsi mai dei competitors, non solo diretti di prodotto, ma anche quelli che applicano una strategia marketing e vendita simile alla nostre e con i quali potremmo essere confusi;
  4. Al via con il Multichannel, importante differenziare gli strumenti utilizzati nella strategia e non concentrarsi solo su un canale;
  5. Più dell’90% del marketing B2B dà peso alle newsletter, sia come strumento da inserire nella strategia, sia per raccogliere informazioni utili in merito ad un potenziale fornitore. Scrivere un oggetto accattivante e una CTA dedicata può migliorare il tasso di apertura e di click in maniera notevole.

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Una strategia B2B che si rispetti (e che non voglia perdere di credibilità) deve prevedere un posizionamento online per il brand. In primis, un sito internet dove il pubblico può reperire informazioni preziose e aggiuntive, un punto di contatto che può accompagnarlo a compiere una scelta (come telefonare, compilare un form, ecc.).

In secondo luogo, è fondamentale che il sito abbia un profilo online credibile per creare l’impressione di una vera esistenza.

E i social invece? Sono consultati da circa l’80% del pubblico, ma non sono sicuramente il canale con una conversione maggiore. Il contenuto, la condivisione di temi e articoli di rilievo e il coinvolgimento nella strategia dei dipendenti, sono i fattori decisamente chiave del successo.

Ora siamo pronti: la tecnica SMART per impostare i Goals

SMART non è altro che l’acronimo di:

  • Specific (specifico), con il quale si intende definire un obiettivo preciso e chiaro;
  • Measurable (misurabile);
  • Achievable (raggiungibile), definire un goal realistico e coerente all’azienda e alla sua fase di vita;
  • Relevant (rilevante) ossia che “abbia senso” per l’azienda;
  • Time-bound (legato al tempo), con una sorta di data di fine, un “entro il quale” l’obiettivo deve essere raggiunto.

E dopo i goal? I KPI, ossia la misurazione.

KPI, la misurazione dei risultati

Sfatiamo subito un mito, il ROI (Return On Investment) non è un KPI, ma è un dato di misurazione che a campagna in corso o terminata ci dice quanti ricavi da vendite ci ha fatto fare quella determinata campagna. Misura le conseguenze della strategia, non la strategia stessa.

campagne B2B

Ora passiamo ad un’altra precisazione: le metriche delle campagne marketing misurano uno specifico goal di una specifica campagna mentre questa è in corso. I marketing KPIs, invece, ci danno uno sguardo sull’intera campagna e ci aiutano a definire e a modificare gli obiettivi delle campagne future.

Fatte le premesse vediamo quali sono i KPI più importanti:

  1. Traffico sul sito web: la campagna che sto attuando sta incrementando e dirottando il pubblico sul mio sito? Questo indicatore si divide poi in Organic o Paid, a seconda di come il cliente scopre e visita il sito. Il primo è un traffico naturale, creatosi grazie ad una buona SEO e a dei buoni contenuti; il secondo, invece, riguarda il traffico a pagamento, ossia quello che generato attraverso i click degli utenti sugli annunci sponsorizzati;
  2. Cost per click: quanto si sta spendendo online per avere un click sul proprio sito o landing page;
  3. Click Through Rate: il rapporto tra il numero di visitatori e quanti, effettivamente, cliccano sulla pagina. Questo più è alto e più indica che la nostra campagna e le nostre call to action risultano efficaci ed interessanti;
  4. Marketing Qualified Leads (MQLs) e Sales Qualified Opportunities (SQOs): identificano i lead caldi a seconda della dimostrazione di interesse al nostro prodotto, o se la forza vendita li considera potenziali clienti;
  5. Conversion Rate: o tasso di conversione, identifica l’indice di clienti che effettivamente diventano tali o prendono contatto con l’azienda dopo aver visitato le pagine online;
  6. Cost per lead: rappresenta quanto ci costa ottenere un contatto caldo di un potenziale acquirente. Se troppo alto la nostra campagna non sta performando al meglio o il prodotto su cui stiamo puntando non è il più efficace della gamma;
  7. Sales qualified lead (SQL) conversion rate: indica quanti lead caldi si sono trasformati effettivamente in clienti. Se questo numero è troppo basso probabilmente non ci stiamo rivolgendo al pubblico corretto;
  8. Customer Acquisition Cost: quanto ci costa acquisire un nuovo cliente, sia in materia di sforzo sia in materia economica;
  9. Periodo di acquisizione medio: quanto tempo passa, mediamente, dalla generazione del lead alla sottoscrizione del contratto di vendita;
  10. Customer Lifetime Value: definisce il valore totale che il cliente porta all’azienda, una sorta di ciclo di vita del cliente in relazione all’azienda venditrice.
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Frustrato dalla tecnologia? Ecco la campagna di KitKat che ci invita a prenderci una pausa

Se almeno una volta nella vita vi è capitato di aver dimenticato la password di accesso a uno dei vostri account o dispositivi, allora sicuramente vi identificherete con l’ultimo spot firmato KitKat.

Giocando con il suo famoso slogan “Have a Break”, il marchio di proprietà del gruppo Nestlé, incoraggia le persone a non lasciare che i problemi digitali moderni interrompano le loro giornate.

Nel nuovo spot, una guardia al ponte levatoio chiede ad un cavaliere: “Password? Non te la ricordi? Qual era il secondo nome del tuo primo animale domestico? Qual è il tuo genere di rock preferito?”

Il cavaliere, in attesa all’ingresso, fatica a rispondere alle domande e decide di fare una pausa con KitKat.

Con questa campagna, il brand vuole incoraggiare le persone ad allontanarsi dalle “frustrazioni tecnologiche”, prendersi un momento per riflettere, resettare e tornare con una prospettiva rinnovata. Naturalmente quale modo migliore per prendersi una pausa se non concedersi una deliziosa barretta KitKat?

«Noi di KitKat sosteniamo le pause da oltre 85 anni e la nostra nuova campagna non fa eccezione. Nel mondo frenetico di oggi, dobbiamo tutti affrontare continue richieste di fare di più ed essere di più, motivo per cui prendersi una pausa è più importante che mai» ha dichiarato Stephanie Scales, senior brand manager di KitKat.

KitKat mette a confronto l’antico e il moderno, narrando una problematica tecnologica contemporanea all’interno di un contesto medievale, e per conquistare i fan lo fa alla sua maniera: in modo divertente.

L’annuncio è comparso in diverse trasmissioni televisive, video on demand, social media e out-of-home, già ad agosto e resterà on air fino alla fine di novembre 2023.

La storico slogan KitKat

Il nome KitKat è stato registrato come marchio nel 1911 nel Regno Unito e, per un breve periodo, è stato utilizzato per una marca di cioccolatini in scatola. Il prodotto nella sua forma attuale è stato venduto per la prima volta il 29 agosto 1935, inizialmente con il nome di “Chocolate Crisp”.

KitKat

L’idea di un operaio della fabbrica H.I. Rowntree, era quella di creare un dolce “spezzafame” che fosse pratico e al tempo stesso gustoso.

In due anni, la popolarità delle barrette crebbe rapidamente, e presto George Harris, il Direttore Marketing di Rowntree, propose di associare al prodotto un nome più breve e immediato. Pare che il nuovo nome traesse ispirazione dal “Kit-Cat Club,” un club culturale londinese fondato nel XVIII secolo, ancora in voga negli anni ’20, frequentato da politici, letterati e anche dipendenti della Rowntree. Nacque KitKat – Chocolate Crisp: lo snack venne da subito associato all’idea di “break”.

Il nome e il marchio KitKat furono introdotti sulla confezione nel maggio 1937, insieme a “Chocolate Crisp”, che fu poi eliminato dalla confezione nel 1949.

Inizialmente lanciato con una livrea rossa e crema, l’incarto fu cambiato in blu e crema nel 1942, quando fu prodotto con una copertura di cioccolato fondente a causa della scarsità di latte durante la Seconda Guerra Mondiale.

L’incarto rosso e crema torna in auge nel 1947 insieme al prodotto standard KitKat con cioccolato al latte. Il primo utilizzo della parola “break” in associazione alla comunicazione del brand risale al 1937.

Presente sul mercato in molteplici formati e gusti, oggi KitKat è uno degli snack più famosi al mondo e deve la sua fortuna anche al celebre slogan “Have a Break, Have a KitKat” inventato nel 1957 dal pubblicitario inglese Donald Gilles, dell’agenzia pubblicitaria J Walter Thompson.

Un anno dopo fu utilizzato nei primi spot televisivi del marchio e da allora è stato un punto fermo delle campagne delle barrette di cioccolato.

KitKat

Come non dimenticare gli spot irriverenti trasmessi in Italia a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 che declinavano lo slogan originale in “Fai un Break, Spezza con KitKat”:

Il celebre cioccolato nel 2020 ha raggiunto un traguardo significativo, compiendo 85 anni. Nonostante il passare del tempo, KitKat continua a dimostrare di conservare la sua anima più giovane che mai.

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Code Interpreter - plugin di ChatGPT

Abbiamo provato Code Interpreter, il plugin di ChatGPT che scrive anche codice. Ecco come si usa

ChatGPT, il chatbot sviluppato da OpenAI, è diventato in poco tempo uno dei punti di riferimento con cui valutare il livello di sviluppo raggiunto dall’intelligenza artificiale generativa, o generative AI. Il chatbot, infatti, ha dato vita ad una vera e propria rivoluzione tecnologica e convinto milioni di persone a utilizzarlo in ogni ambito della vita privata o professionale.

Tra le ultime novità c’è sicuramente Code Interpreter, il nuovo plugin di ChatGPT, uno strumento con cui è possibile generare codice, e molto altro, come risposta a un prompt (le istruzioni che vengono fornite al tool) o a un dataset di dati caricati direttamente dall’utente.

Un modello ChatGPT sperimentale che può utilizzare Python, gestire caricamenti e download – OpenAI

Il nuovo strumento, lanciato ufficialmente alla fine di marzo, è stato recentemente rinominato in Advanced Data Analytics durante la presentazione di ChatGPT Enterprise, la nuova versione del chatbot progettata per soddisfare le esigenze degli utenti appartenenti al segmento business.

Advanced Data Analytics si conferma uno degli strumenti più avanzati della piattaforma, che consente di potenziare le classiche funzionalità di GPT-4 alle quali eravamo abituati.

La sua attivazione permette infatti di ampliare l’ambito di utilizzo dell’AI generativa di OpenAI: dall’analisi e visualizzazione avanzata dei dati, da cui è possibile estrarre mappe visuali e grafici dettagliati, alla creazione e modifica di file immagine, audio o video, un’ottima funzionalità per chi desidera velocizzare l’editing dei contenuti multimediali, fino all’analisi e alla scrittura di codici complessi.

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Il plugin Code Interpreter di ChatGPT sta rivelando ogni giorno le sue enormi potenzialità, aumentando considerevolmente i suoi ambiti di applicazione. Scopriamo come funziona e alcuni esempi pratici di utilizzo.

Come funziona Code Interpreter

Il plugin unisce le potenzialità di un modello di linguaggio di grandi dimensioni con il Python, uno dei linguaggi di programmazione più diffusi, per superare i limiti di utilizzo del chatbot. Dopo aver inserito una richiesta, ChatGPT scrive un codice Python che esegue le operazioni richieste dall’utente, come ad esempio la modifica di un’immagine, usando il Code Interpreter integrato.

Code Interpreter - ChatGPT

Quest’ultimo esegue la richiesta all’interno di un ambiente sandboxed protetto da firewall (uno spazio limitato e sicuro) e al cui interno sfrutta tutta la potenza dell’AI generativa.

OpenAI, inoltre, ha pubblicato la lista di Python packages, una raccolta di moduli specifici per questo linguaggio di programmazione, che possono essere usati dagli utenti per le loro richieste all’AI.

Ad esempio, potremmo chiedere a ChatGPT di creare un grafico dell’andamento azionario di un determinato titolo e il plugin Advanced Data Analytics potrebbe usare alcune librerie per la generazione dei dati e del grafico, come ad esempio Pandas e Matplotlib.

Ma le potenzialità del plugin non finiscono qui. Si tratta infatti di un software open source personalizzabile dagli utenti: gli sviluppatori, dopo essersi registrati sulla piattaforma, possono implementare una nuova versione adattandola alle loro necessità, mediante l’aggiunta o la modifica delle funzionalità già integrate.

L’unione dell’intelligenza artificiale generativa con uno dei più importanti linguaggi di programmazione consente di superare alcuni dei limiti riscontrati durante l’utilizzo del chatbot, permettendo di ridurre gli errori e di fornire risposte sempre più accurate.

Come attivare Code Interpreter

Il plugin è attualmente disponibile per gli abbonati a ChatGPT Plus, la versione a pagamento del chatbot.

chat-gpt-setting

Per attivarlo è sufficiente accedere al proprio account e seguire alcuni semplici passaggi:

  • Cliccare sui tre puntini, in basso a sinistra, visibili vicino al proprio nome utente.
  • Accedere alla sezioneSetting & Beta” e cliccare su “Beta Features
  • Attivare la funzionalità abilitando la spunta verde su “Advanced data analysis
  • Creare una nuova chat e posizionare il mouse in alto su “GPT-4”: comparirà un menu a discesa che permette di passare dalla versione “Default” a quella “Advanced data analysis Beta“, la cui dicitura verrà mostrata in alto non appena si inizierà a chattare con l’intelligenza artificiale.

Una volta abilitato, inoltre, comparirà una piccola icona “+” sulla parte sinistra della casella di testo utilizzata per inserire una richiesta al chatbot, con cui è possibile caricare file e documenti.

Dopo aver avviato una conversazione con ChatGPT usando il plugin Code Interpreter, potrai chiedere all’interno del prompt di effettuare il download del file: verrà fornito un collegamento al documento generato direttamente all’interno della chat.

Chi non volesse attivare il piano a pagamento è disponibile una versione free, nominata Code Interpreter API, open source (non ufficiale e da noi non testata) presente sul sito di GitHub.

La versione interroga tuttavia le API key di OpenAI, a pagamento: si avrà comunque a disposizione la piccola quantità di token, con cui fare test, fornita subito dopo la creazione della prima key.

Come usare Code Interpreter: 3 esempi pratici

L’utilizzo del plugin permette di ampliare notevolmente gli ambiti di applicazione dell’intelligenza artificiale generativa di OpenAI, per creare grafici, tabelle, immagini, codici QR e molto altro.

La sua versatilità lo trasforma in un valido tool di analisi, con cui è possibile velocizzare e automatizzare il lavoro in ogni settore, incluso quello del digital marketing. Scopriamo insieme alcuni esempi pratici di utilizzo.

Dal nostro studio iniziale sugli utenti, abbiamo identificato i casi d’uso in cui l’utilizzo di Code Interpreter è particolarmente utile: per la risoluzione di problemi matematici, sia quantitativi che qualitativi; per effettuare analisi e visualizzazione dei dati; per la conversione di file tra formati – OpenAI

1# Usare Code Interpreter per la SEO

La tecnologia AI può aiutare ad analizzare file di grandi dimensioni, riducendo drasticamente il tempo necessario alla gestione delle attività. Ad esempio, è possibile fornire al tool un grande insieme di parole chiave e chiedergli di evidenziare i temi più rilevanti, raggruppandoli in cluster di argomenti simili tra di loro.

Con il plugin Code Interpreter, inoltre, è possibile gestire con più rapidità le ottimizzazioni SEO dei siti web di grandi dimensioni, come ad esempio la generazione di title e meta description, che potranno essere esportate in un pratico file CSV.

Si possono sfruttare le potenzialità del plugin per analizzare, inoltre, i collegamenti interni del sito (internal link) e ottenere delle pratiche mappe di calore che evidenziano visivamente il numero di link presenti tra le pagine che compongono il sito web.

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2# Usare Code Interpreter per modificare immagini e video

Advanced Data Analytics di ChatGPT consente di creare effetti grafici di forte impatto visivo senza essere esperti di fotoritocco o post-produzione digitale. Molteplici sono gli ambiti di applicazione: dall’edit più semplice, come la modifica del colore, l’aggiunta di effetti, di filigrane e la creazione di GIF, fino alla creazione di un’immagine da zero.

Interessante anche la possibilità di modificare i file audio: il plugin, infatti, dispone di una funzione di sintesi vocale integrata in grado di trasformare un testo in un file audio, di modificarlo e convertirlo nel formato desiderato.

Infine, è possibile caricare video di piccole dimensioni per dividerli, estrarre l’audio o i sottotitoli, comprimerli o convertirli in un formato diverso da quello originale.

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3# Usare il plugin di ChatGPT per scrivere codice

Tra le funzionalità più importanti che permettono di sfruttare a pieno questa nuova tecnologia rientra sicuramente la generazione e l’analisi del codice di programmazione.

Lo strumento consente infatti di allegare file di grandi dimensioni contenenti migliaia di righe di codice, su cui è possibile fargli eseguire numerose operazioni: dal debug fino alla traduzione in un diverso linguaggio di programmazione.

Dopo aver attivato Code Interpreter, infatti, ChatGPT potrà gestire molti più dati contemporaneamente, che permetteranno, ad esempio, di analizzare, descrivere e modificare le funzionalità presenti all’interno del codice inserito.

Il Code Interpreter, o Advanced Data Analytics di OpenAI, rappresenta oggi una grande opportunità per chi desidera affidare all’intelligenza artificiale lo svolgimento di compiti complessi e ripetitivi, consentendo a chi lo utilizza di dedicarsi ad attività più strategiche.

Come ogni strumento è tuttavia soggetto a errori e interpretazioni fuorvianti, che potrebbero far sgranare gli occhi a un esperto del settore.

Per questo motivo, è necessario integrarlo all’interno del proprio flusso di lavoro tenendo a mente, qualora ce lo fossimo dimenticati, che non sostituisce l’analisi critica, la consapevolezza e l’esperienza della persona che decide di utilizzarlo.

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torna ecommerce hub

Torna Ecommerce HUB, l’evento di networking, formazione e opportunità di crescita sostenibile

Il prossimo 6 ottobre, per il secondo anno consecutivo presso la Multimedia Valley di Giffoni, torna Ecommerce HUB, l’evento dedicato al commercio elettronico tra i più importanti d’Italia.

Nella futuristica location, polo di innovazione nell’ambito del Giffoni Film Festival, i principali esperti del settore offriranno formazione e networking, come sempre gratuitamente, per restare aggiornati sulle principali tendenze del momento.

La nona edizione dell’evento vedrà presenti, tra gli altri, player come Shopify, Alibaba, DHL, Banca Sella e molti altri ancora.

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Ecommerce HUB 2023, Connecting the dots

Il tema scelto per la nona edizione di Ecommerce HUB è Connecting the dots. Un omaggio al ruolo di relazioni, che l’evento svolge nel panorama del commercio elettronico.

Anno dopo anno, edizione dopo edizione, l’evento è diventato punto di riferimento per la comunità che si è consolidata intorno a esso.

Non solo per la qualità della formazione offerta, grazie a relatori tra i più importanti della scena, ma anche per la possibilità di costruire relazioni tra gli attori del settore.

Merchant, fornitori di tecnologie, marketer e altre figure chiave che, con le loro connessioni, hanno creato opportunità di crescita sostenibile e aprono le porte a nuove strategie e collaborazioni.

La nona edizione dell’evento è dedicata proprio all’esplorazione di queste connessioni e di come esse possono influenzare la crescita e il successo di un progetto imprenditoriale.

Accanto a tutto ciò, poi, la consueta offerta formativa di qualità.

Grazie alle cinque sale tematiche previste, ciascuno dei partecipanti – attese per questa edizione oltre duemila persone – potrà scegliere il palinsesto formativo più adatto alle proprie esigenze.

Ecommerce HUB 2023

Premio 4eCom 2023, il meglio dell’eCommerce italiano

Anche quest’anno, per il secondo consecutivo, Ecommerce HUB sarà il palcoscenico per premiare le eccellenze del settore. Nell’ambito della manifestazione, infatti, saranno consegnati gli ambiti Premi 4eCom.

Grazie a una giuria che include alcuni dei principali esperti del settore, saranno vagliate tutte le candidature ricevute dall’associazione e saranno selezionati i soggetti a cui consegnare i premi delle sette categorie previste:

  1. Miglior Digital Customer Experience
  2. Miglior Performance e Integrazione di Sistemi
  3. Miglior Comunicazione Online
  4. Miglior Ecommerce Sostenibile
  5. Miglior Sito Emergente
  6. Miglior Ecommerce B2B
  7. Miglior Ecommerce B2C.

Come partecipare

La partecipazione a Ecommerce HUB è gratuita, ma è necessario registrarsi sul sito.

Il pass ad Ecommerce HUB 2023 dà acceso esclusivo a:

  • La nuova location dell’evento, la Multimedia Valley di Giffoni, che ospiterà l’edizione più grande e ricca di contenuti di sempre
  • L’area espositiva, ancora più ampia rispetto al passato, con tanti partner internazionali con cui confrontarsi per far crescere al meglio il business online
  • 5 sale formative tematiche dove si alterneranno gli oltre 50 speaker provenienti da tutta Italia
  • I nuovi spazi dedicati al networking e al divertimento con partner, colleghi e relatori
  • Un’app dedicata per orientarsi al meglio tra le varie sessioni di formazione e non perdere nessun intervento.

Anche Ninja a Ecommerce HUB 2023

Anche noi Ninja parteciperemo alla nona edizione dell’evento dedicato al commercio elettronico. Sarà presente la nostra redazione per raccogliere i momenti più importanti e le quote dei protagonisti in una postazione newsroom dedicata e il team social, che seguirà in real time panel ed eventi per diffonderli nelle community.

Ma saremo anche protagonisti attivi, nelle tavole rotonde, nelle sale formative e negli spazi di networking. Incontrare il Ninja team è un motivo in più per partecipare a un evento già ricchissimo di per sé.

Ecommerce HUB, una realtà consolidata nel panorama italiano

Dal 2015, Ecommerce HUB rappresenta una delle più importanti realtà del panorama italiano del commercio elettronico. In quasi dieci anni di attività, l’evento ha portato formazione gratuita a più di diecimila persone, tra merchant e professionisti del settore.

La missione di Ecommerce HUB è di promuovere lo sviluppo dell’eCommerce e della cultura dell’innovazione, con l’obiettivo di aiutare le imprese a rimanere competitive e i professionisti a ottenere nuove competenze nel mercato del lavoro digitale, attraverso notizie, newsletter, formazione, webinar, masterclass, eventi e tanto altro ancora.

Video e sondaggi VS post statici: chi vince la sfida dell’engagement sui social media

Che siano carousel, post statici oppure reel, i marketer di tutto il mondo infiammano la rete alla ricerca della ricetta perfetta per i social media.

Di quel contenuto capace di diventare viral e di portare la maggiore visibilità possibile al proprio brand.

La lotta sui social media molto spesso si gioca tra contenuti statici e contenuti video.

E se la rapida ascesa dei contenuti video di breve durata ha eclissato i post statici all’inizio del 2020, quando TikTok e Reels hanno conquistato la cultura popolare, vediamo ora un ritorno in auge dei post statici.

Con post statici intendiamo tutti quei contenuti più semplici, che mancano di movimento e non sono quindi interattivi. Includono foto, infografiche, meme e screenshot.

A differenza dei contenuti dinamici, quelli statici non catturano il movimento e non consentono l’interazione diretta dell’utente come invece avviene con video di forma lunga o breve, quiz e sondaggi.

Tuttavia, le immagini statiche sono fondamentali per i social media quanto lo sono gli hashtag o il pulsante “mi piace”, e possono essere coinvolgenti tanto quanto un video.

I post di immagini statiche hanno rivoluzionato il nostro immaginario collettivo, le dinamiche di condivisione delle immagini online e le modalità di relazione tra un brand ed il suo pubblico.

Ma questo vale davvero per tutti i brand?

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La rivincita dei meme

Partiamo dal più diffuso dei luoghi comuni: i post statici non devono per forza essere noiosi. Il meme marketing è un’opportunità per promuovere il proprio brand sui social media con un touch diverso.

Noti per la loro capacità di fare ridere, i meme sono anche contenuti diretti ed estremamente virali, molto utili nella costruzione del feed di un brand.

Ogni marketers può, sulla base delle caratteristiche del prodotto, del servizio oppure del brand, sperimentare un mix di contenuti più culturali, accompagnati da meme, o altri contenuti più entartaintment, che vadano a raggiungere il proprio pubblico con il giusto tone of voice.

Sui social media i formati statici funzionano per fare educational

Se i meme sono la chiave per essere virali, altri formati statici – come i caroselli e i grafici – possono rivelarsi molto utile per sfruttare lo storytelling ed educare il pubblico di un brand oppure per sensibilizzarlo ad una causa.

Il formato carousel consente di condividere fino a 1o contenuti nello stesso post concentrati sullo stesso tema, ed è quindi diventato uno dei mezzi più utilizzati dai brand sui social media per creare engagement e interazioni.

Proprio questa caratteristica lo rende ideale per supportare cause o fare educational.

Perché far scorrere un’immagine da sinistra a destra è come sfogliare un libro, far evolvere una storia con tutti i suoi capitoli. E tutto ciò in modo assolutamente libero, quando vuole l’utente.

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I video non sono più l’unico fattore di coinvolgimento.

Tutto questo ci porta a vedere come le esigenze della produzione di video stanno mettendo a dura prova i creatori e i marketers, costretti a massimizzare la loro coerenza nella speranza di essere favoriti da algoritmi in perenne evoluzione.

Sembra infatti che il pubblico sia meno interessato nella fruizione di contenuti video, suggerendo che anche loro potrebbero soffrire di stanchezza da video.

Secondo la ricerca della piattaforma Sprout Social, anche l’anno scorso, il 61% delle persone trovava che le immagini statiche fossero i contenuti più coinvolgenti nei feed.

Jackson Alder, Senior Digital Strategist di PFLAG National – la più grande organizzazione nazionale dedicata al sostegno, all’educazione e alla difesa delle persone LGBTQ+ e di coloro che le amano – giustifica lo spostamento verso la statica come conseguenza di un cambiamento in ciò che è coinvolgente e che incrementa l’interazione sui social media.

Penso che lo spostamento [verso la statica] sia dovuto al fatto che il video era la tendenza precedente che faceva fermare le persone e le coinvolgeva“, afferma Alder. “Oggi sembra che non sia più un fattore di coinvolgimento, quindi stiamo cercando di trovare ciò che lo è“.

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Social media: trovare il giusto mix

La maggior parte dei social marketer sta quindi interrogandosi sulla strada giusta da seguire per la gestione dei social media, aumentando gli investimenti in contenuti statici e video.

La risposta è proprio questa: entrambi sono fondamentali per il successo complessivo di un brand.

Tuttavia è bene ricordare che un sondaggio di Sprout pulse del secondo trimestre del 2023 ha rilevato che il 59% dei marketer si concentrerà maggiormente sulle immagini rispetto a quando fatto fino ad ora nel 2023. In confronto, il 53% ha dichiarato che quest’anno aumenterà la quantità di video da 5-15 secondi e il 49% creerà più video da 16-30 secondi.

Diventa quindi essenziale per i marketers riuscire a individuare il giusto mix di contenuti ideale, valutando passo passo i pro e i contro di ogni tipo di contenuto statico oppure dinamico.

loghi più iconici

10+1 loghi di automobili più iconici di sempre (secondo noi)

Nel vasto universo delle automobili, dove immaginazione, potenza e innovazione convergono in una miscela affascinante, esiste un elemento fondamentale che rapisce istantaneamente il nostro sguardo. Parliamo di quei loghi capaci di rendere ogni auto unica e inconfondibile.

Veri e propri emblemi di identità, storia e promessa di marca. Ciascuno di essi è il risultato di un meticoloso processo creativo, che fonde simbolismo, estetica e strategia di branding per rappresentare l’essenza di un’auto e della casa che la produce.

Loghi riconoscibili che dietro alla loro apparente semplicità nascondono dei dettagli affascinanti e delle storie uniche.

Ecco una selezione dei 10 migliori loghi automobilistici che hanno conquistato un posto nei cuori degli appassionati delle auto e degli amanti dell’arte del branding.

I loghi di auto più iconici di sempre:

1. BMW

Tra i principali loghi del settore automotive, troviamo quello di BMW: icona di semplicità e riconoscibilità immediata. Composto dai colori blu e bianco della Baviera, lo stato tedesco in cui ha sede l’azienda, questo simbolo ha sempre suscitato curiosità.

Alcuni interpretano il logo come un aeroplano che sfreccia nel cielo azzurro (forse un tributo alle origini di BMW come fabbrica di motori per aerei). Infatti, BMW sta per Bayerische Motoren Werke, traducibile come fabbrica bavarese di motori.

bmw logo

Nella nuova versione presentata a marzo 2020, si nota che l’anello esterno è diventato trasparente e la tonalità di azzurro è diversa, vicino al ceruleo. Inoltre, gli effetti 3D e di illuminazione sono stati rimossi per creare un nuovo look minimal. Tuttavia, la scritta rimane fedelmente bianca.

Il restyling ha permesso al logo di adattarsi in modo versatile a diversi sfondi mantenendo comunque la sua identità distintiva.

Se inizialmente queste modifiche hanno suscitato qualche perplessità tra gli appassionati, è innegabile che abbiano conferito al logo una fresca modernità che a livello visivo funziona.

Il brand sui suoi canali social utilizza uno sfondo ceruleo con la scritta bianca “BMW Group”.

2. Mercedes-Benz

Tra i loghi automobilistici più celebri, spicca la stella di Mercedes. Questo emblema a tre punte ha una simbologia intrigante, rappresentando i tre elementi: terra, aria e acqua.

Il collegamento con il mondo delle ruote può non risultare immediato ma c’è. La terra, l’aria e l’acqua sono i tre ambienti su cui i motori possono affrontare sfide e dimostrare le loro straordinarie prestazioni.

logo d'auto mercedes

La storia di questa iconica stella risale al lontano 1872, quando Gottlieb Daimler, direttore tecnico dell’azienda produttrice di motori a benzina Deutz, disegnò una stella sopra la sua casa di Colonia e la inviò alla moglie. In questa cartolina c’era la promessa che un giorno il simbolo avrebbe adornato la sua fabbrica.

Daimler-Motoren-Gesellschaft registrò la stella a tre punte come logo nel 1909. In seguito a una fusione nel 1926, la società fu ribattezzata Mercedes-Benz e acquisì la corona d’alloro Benz, che divenne un semplice anello nel 1933.

Mercedes-Benz è nota non solo per le automobili, ma anche per la sua presenza in ambito marittimo, aereo e terrestre. Le tre punte rappresentano così il dominio motorizzato del mare, dell’aria e della terra.

La Mercedes sui social e sul sito web utilizza l’emblema della stella con uno sfondo nero.

3. Ferrari

Orgoglio italiano, il cavallino rampante della Ferrari è uno dei loghi più riconoscibili al mondo. La storia di questo emblema ha radici profonde nella prima Guerra Mondiale, quando il fondatore Enzo Ferrari vide per la prima volta il famoso cavallino rampante su un aereo da caccia pilotato dall’italiano Francesco Baracca.

La tragica morte del pilota Baracca in azione, spinse Ferrari a dipingere il cavallo nero (anziché rosso) in segno di rispetto verso il pilota che aveva dato ispirazione all’iconico logo.

I genitori di Baracca invitarono Ferrari a utilizzare il simbolo come logo per portargli fortuna. Enzo Ferrari accettò e quando fondò la Scuderia Ferrari nel 1929, aggiunse il giallo canarino per onorare la sua città natale, Modena. Inoltre incorporò le lettere “S” e “F” (ovvero Scuderia Ferrari) nel logo.

Nel 1931, il logo a forma di scudo fu ulteriormente personalizzato con l’aggiunta del tricolore sulla parte superiore. Mentre il giallo e il cavallino nero rimasero sullo sfondo, così come le iniziali “S” e “F”.

Una svolta significativa si verificò nel 1947, quando Ferrari passò dal logo a forma di scudo a quello rettangolare con gli angoli arrotondati. Allo stesso tempo, furono aggiunte delle linee sottili nere tra le strisce del tricolore. Inoltre, anche il cavallino rampante apparve più elegante e moderno, mentre le lettere “S” e “F” scomparvero, sostituite dalla scritta “Ferrari” in nero.

Nel 2002 viene presentata una versione più moderna del logo Ferrari. Lo sfondo giallo assunse una tonalità intensa e i colori nella parte superiore si fusero, eliminando qualsiasi linea di divisione.

logo d'auto ferrari nuovo

Il marchio Ferrari non è solo sinonimo di prestazioni eccezionali ma è diventato un vero e proprio fenomeno culturale. Oggi, i prodotti a marchio Ferrari generano profitti significativi, paragonabili persino alle vendite di automobili.

Il “Cavallino Rampante” è uno dei brand più riconoscibili al mondo, evoca una passione e un devoto seguito anche in luoghi dove non ci sono ancora le strade. In Italia e tra i suoi ammiratori in tutto il mondo, la Ferrari ispira molto più della lealtà al marchio, è un vero e proprio culto e una devozione religiosa.

4. Citroën

La storia della casa automobilistica Citroën inizia nel 1919, quando fu f0ndata da André Citroën, imprenditore che possedeva anche un’industria specializzata nella produzione di ingranaggi bielicoidali.

Il logo Citroën è una rappresentazione stilizzata di questi ingranaggi, caratterizzato da un design estremamente semplice, che sintetizza al massimo la storia dell’azienda.

citroen

L’ultima versione del logo design rappresenta un’apparente contraddizione rispetto al passato, poiché adotta uno stile più moderno e tradizionale rispetto al precedente design.

Nel settembre 2022, Citroen ha presentato un rebranding significativo. Il nuovo logo è una reinterpretazione in chiave moderna e digitale del primo logo del 1919, caratterizzato da uno stile opaco e alla moda. Questo nuovo design presenta tre varianti di colori: una neutra (bianco/grigio), Infrarouge e Blu Monte Carlo (un omaggio alle sue auto più iconiche).

Inoltre, la versione bianco e nero è usata nei canali di comunicazione ufficiali della casa automobilistica.

LEGGI ANCHE: Nuovo logo e nuova identità per il marchio Citroën

5. Cadillac

Cadillac ha scelto un logo design distintivo composto da tre bande colorate che simboleggiano audacia, virtù e valore. Questo emblema comprendeva anche una corona, una ghirlanda e diverse anatre smergo. Nel corso degli anni, questi dettagli sono stati progressivamente semplificati, ma il logo Cadillac resta ancora uno dei più complessi tra quelli presenti tra le auto in circolazione.

Nel 1902, Cadillac Automobile Company ha scelto di adottare come suo logo il simbolo del nobile Antoine de la Mothe Cadillac, colui che fondò la città di Detroit nel 1701.

Da notare che “Antoine Mothe Cadillac” non era il suo vero nome, ma un alias inventato. Lo adottò quando si arruolò nell’esercito all’età di 24 anni, per far credere di appartenere all’alta società borghese e godere di qualche beneficio. Quando arrivò nel Nuovo Mondo, nessuno poteva verificare le sue vere origini e Cadillac creò il suo stemma combinando elementi da varie fonti.

 

caddiliac logo d'auto

Nel corso di diversi processi di rebranding nel 1999, 2002 e 2014, Cadillac ha gradualmente eliminato le anatre e la corona, sostituendole con uno scudo metallico più moderno e elegante.

Il nuovo design logo ha suscitato diverse polemiche, poiché alcuni appassionati ritengono che sia troppo complesso. La decisione di abbandonare i suoi colori a favore di un design in bianco e nero ha diviso i fan.

Nonostante le trasformazioni nel corso degli anni, quello di Cadillac rimane uno dei loghi più complessi tra quelli utilizzati nell’industria automobilistica.

6. Jaguar

L’azienda automobilistica inglese Jaguar nasce nel 1922, fu fondata come “Swallow Sidercar Company“. In un primo momento adottò come logo le iniziali “SS”.

Nel 1945, a seguito dei cambiamenti storici e dell’immagine, il logo venne sostituito con l’iconico giaguaro e l’azienda decise di proseguire la sua attività sotto il nome Jaguar (comparso negli anni precedenti su alcuni modelli).

Il logo simboleggia velocità, forza, potenza e il giaguaro che salta è un’aggiunta distintiva ed estremamente energica. Di solito, il logo auto è raffigurato in colori semplici ma raffinati come il nero, il grigio metallizzato e l’oro, che rappresentano eleganza, integrità e alte prestazioni, nonché classe e raffinatezza.

jaguar logo

Nel 2012, a seguito di normative internazionali sulla sicurezza dei pedoni, Jaguar ha dovuto eliminare dai cruscotti delle sue macchine, l’iconica statuetta del giaguaro scattante. Tuttavia, ha scelto di mantenere l’aspetto estetico delle vetture rendendo il proprio logo tridimensionale preservando così l’eleganza distintiva del salto del Leaper.

Jaguar continua a usare l’iconico giaguaro, anche se nel tempo sui suoi canali ufficiali, come sul sito web e i social, compare soltanto il logotipo.

Inoltre, dal 1 giugno, il gruppo inglese è rappresentato dal nuovo logo JLR, che sintetizza i quattro “sub-brand” Range Rover, Defender, Discovery e Jaguar.

Il cambio d’immagine fa parte del piano “Reimagine” presentato ad aprile, con Jaguar Land Rover che ha inaugurato un periodo di grandi cambiamenti.

jaguar land rover - i loghi di auto più iconici

Il nuovo logo è apparso sul sito USA di Land Rover ed è probabile che lo vedremo presto anche sulle controparti europee. La scritta “JLR” e quelle dei marchi, comunque, non dovrebbero comparire sui futuri modelli, dove dovremmo trovare sempre i loghi Land Rover e Jaguar.

7. Volvo

Molte persone potrebbero non essere consapevoli del fatto che la forma geometrica che circonda il nome di Volvo sia in realtà un antico simbolo del ferro. Scelta non del tutto casuale.

Il produttore svedese ha optato per un logo dall’aspetto sobrio, abbandonando il luccichio del design precedente. Ma dietro a questo logo si cela una storia affascinante, ricca di mitologia e simbolismo antico.

Rappresenta il dio romano Marte, associato alla guerra e alle armi, ma è anche il simbolo alchimista del ferro e simbolo della mascolinità.

volvo new logo d'auto

Volvo aveva bisogno di un segno distintivo che fosse all’altezza della sua reputazione di veicolo sicuro, robusto e affidabile. Negli anni ’20 adottò il cerchio con la freccia rivolta verso l’alto come simbolo distintivo.

Risulta molto interessane notare che il nome “Volvo” ha origine latina e significa “io rotolo“. Tuttavia, l’associazione con i veicoli a ruote non è casuale, perché inizialmente si riferiva alla produzione originale dell’azienda: i cuscinetti a sfera.

8. Alfa Romeo

Il logo di Alfa Romeo è intriso di una storia affascinante che viene comunicata attraverso il suo design. Si compone di una croce rossa sul lato sinistro, simbolo della città di Milano (sede della casa automobilistica) e sulla destra sembrerebbe esserci un serpente che inghiotte un uomo.

La leggenda racconta che Ottone Visconti, cavaliere dell’antica famiglia regnante di Milano, combatté durante le prime crociate. In quella battaglia, avrebbe perso il simbolo di un serpente che divorava un uomo, presente sullo scudo di un saraceno sconfitto.

alfa romeo logo

L’interpretazione di Alfa Romeo è diversa. L’azienda sostiene che l’uomo sta di fatto emergendo dal serpente, uscendone purificato e rinnovato. La scena quindi rappresenta un simbolo di rinascita.

Oggi, in alcune versioni, come sul sito e sui canali social possiamo vedere il logo nelle varianti bianco e nero.

9. Chevrolet

A volte la storia dietro i migliori loghi può essere un mistero, e questo è il caso del logo Chevrolet. Esistono tre diverse versioni della sua storia d’origine, da parte di tre membri della famiglia del fondatore dell’azienda William C. Durant.

Lo stesso Durant affermò che il design era ispirato alla carta da parati di un hotel francese, e questa versione fu confermata nella pubblicazione del 50° anniversario di Chervrolet.

chevrolet logo d'auto

Secondo sua moglie Catherine, la fonte di ispirazione fu la pubblicità su un giornale nel 1911 del carburante “Coalattes”.

Invece, la figlia Margery affermò che Durant aveva semplicemente abbozzato il disegno di una targhetta in un momento di ispirazione una sera “tra la zuppa e il pollo fritto”.

La stessa Chevrolet riconosce l’incertezza di queste fonti con la pubblicazione del centenario in cui afferma che la vera origine del logo è sconosciuta.

10. Aston Martin

La storia del logo Aston Martin è stata segnata da diverse crisi e cambi di proprietà.

Solo nel 2012 Aston Martin è diventata indipendente. Nel corso degli anni, gli oltre cento proprietari, hanno influenzato il branding cambiando diversi loghi.

Tutti i loghi Aston Martin, tranne il primo, hanno come caratteristica in comune le ali. La maggior parte delle versioni sono dominate dall’argento, simbolo di raffinatezza, grazia e fiducia in se stessi. Il verde, indica prosperità, ricchezza e affidabilità.

aston martin - loghi di auto

La casa automobilistica britannica nel 2022 ha affidato la rielaborazione del logo a Peter Saville per snellirlo.

Saville ha apportato alcune sottili modifiche, sostituendo lo sfondo sfumato con un verde da corsa più solido ed eliminando la linea semicircolare sulle ali, che non sembrava più necessaria.

È stata una trasformazione sottile ma significativa che ha reso il logo più moderno evitando un design piatto e senza vita.

In occasione del 110 anniversario, sui canali social viene raffigurati il logo, con la scritta “110 iconic years”.

LEGGI ANCHE: Il nuovo logo di Aston Martin riposiziona il marchio

11. Tesla

L’azienda americana nasce il 1 luglio 2003, Martin Eberhard e Marc Tarpenning che fondarono Tesla Motors. Nel 2004 Elon Musk diventa investitore principale della società.

Il nome fu scelto in onore di Nikola Tesla, inventore e ingegnere elettrico noto per alcune scoperte, come la corrente alternata. L’obiettivo era di utilizzare le sue scoperte per progettare auto sportive elettriche al 100%.

Dalla fondazione ad oggi, il marchio Tesla non è cambiato molto.

Il primo logo era costituito da due elementi: il logotipo e un emblema a forma di scudo con la lettera T a rappresentare il nome. Tesla si presentava con un logo futuristico, elegante con un effetto 3D sullo scudo, un elemento abbastanza diffuso nei loghi dello scorso decennio. Inoltre, il font usato si chiamava Emblem D e sarebbe stato utilizzato anche in altre versioni.

Il simbolo T rappresentare una delle invenzioni di Nikola Tesla, il motore elettrico. Questo ancoraggio all’inventore americano, ha aiutato l’azienda a rafforzare l’immagine del brand nel corso degli anni e a distinguersi dalle altre case automobilistiche.

tesla logo auto

Nel 2017 Tesla ha deciso di portare alcune modifiche al logo. Per prima cosa, hanno eliminato la parola Motors dal nome e mantenuto solo la T come emblema principale e rappresentazione del nome. La T viene raffigurata in rosso o argento a seconda se si trovi su uno sfondo bianco o rosso.

Nei canali ufficiali si può vedere utilizzato sia l’emblema della T, ma è frequente vedere anche il logotipo da solo.

intelligenza artificiale e marketing

Perché i professionisti del marketing devono essere audaci, creativi e curiosi nei confronti dell’IA

Stiamo vivendo un terzo cambiamento di paradigma. Il primo cambiamento si è verificato con l’arrivo di internet e della rivoluzione che ha portato in termini di informazioni e servizi. Il secondo è arrivato con la diffusione esponenziale dei dispositivi mobili, guidata dall’adozione degli smartphone.

Oggi, i progressi nell’intelligenza artificiale (IA) promettono di apportare trasformazioni ancora più profonde, sia per i consumatori sia per le aziende.

In questo contesto, quali sono i suggerimenti per i professionisti del marketing?

LEGGI ANCHE: Il futuro della misurazione è oggi: quanto è importante per inserzionisti e i marketer

intelligenza artificiale e marketing - uomo e robot che si stringono la mano

Siate audaci

La progressiva affermazione dell’IA rappresenta uno sviluppo essenziale per le aziende, esattamente come lo sono stati internet e gli smartphone. Ma come trovare la strategia migliore?

Ovviamente è importante essere cauti di fronte all’incertezza, in modo da mitigare i potenziali rischi.

Così come con qualsiasi nuova tecnologia, dobbiamo lavorare attivamente per comprendere l’IA e le sue implicazioni per le attività di marketing e per i nostri clienti. È importante ricordare che, come marketer, non siamo in competizione con l’IA, ma siamo in competizione con aziende che già utilizzano l’intelligenza artificiale.

La buona notizia è che anche voi state già usando l’IA. Google l’ha introdotta nei suoi prodotti da anni: dal completamento automatico nella Ricerca, ai sottotitoli su YouTube fino alle oltre 100 lingue supportate da Google Translate, i nostri prodotti sono costantemente migliorati proprio grazie a questa tecnologia.

Attualmente l’80% dei professionisti del marketing utilizza già almeno un prodotto basato sull’IA per gli annunci associati ai risultati di ricerca come moltiplicatore del business[1].

Inoltre, i test hanno dimostrato che gli inserzionisti che passano dalle parole chiave a corrispondenza esatta a quelle a corrispondenza generica nelle campagne che usano un target costo per acquisizione ottengono in media il 35% in più di conversioni.[2]

Performance Max è un altro utile esempio. Grazie a questo prodotto, gli inserzionisti condividono i propri obiettivi di business, dati proprietari e alcuni asset creativi; a partire da questo, l’IA di Google ottimizza quindi le campagne di marketing sulla Ricerca, su YouTube, Discovery, Maps e altri prodotti, raggiungendo i clienti ovunque si trovino.

Gli inserzionisti che usano Performance Max hanno visto un incremento del 18% nelle conversioni, il 5% in più dallo scorso anno, dimostrando quanto velocemente stiano progredendo i modelli IA di Google.[3]

LEGGI ANCHE: PMI e pubblicità online: proteggere la privacy delle persone passo dopo passo

Siate creativi

Performance Max si sta innovando ulteriormente.

Di recente abbiamo annunciato che stiamo incorporando l’IA generativa per semplificare ulteriormente per gli inserzionisti la creazione di asset personalizzati e in scala in pochi clic. È sufficiente fornire il proprio sito web e l’IA di Google imparerà informazioni sul brand, completando la campagna con testo e altri asset pertinenti.

Verranno suggerite perfino nuove immagini generate ad hoc, aiutando i professionisti del marketing a distinguersi in una vasta gamma di formati e inventari.

Grazie all’IA, scopriremo le infinite opportunità per la creatività attraverso la sperimentazione e la collaborazione diretta.

Attualmente, l’IA può aiutarvi a scrivere un modello di lettera oppure a ottimizzare il vostro mix multimediale. In futuro potrebbe revisionare il vostro flusso di lavoro creativo, permettendovi così di cimentarvi in sfide strategiche e creative completamente nuove.

Per esempio, l’IA sta aiutando The New York Times a organizzare 7 milioni di foto risalenti a oltre 100 anni di inchieste.

Lavorando con Google Cloud, il Times ha digitalizzato la sua vasta raccolta di foto, archiviate in centinaia di schedari posti 3 piani sotto il livello della strada. Ma l’archiviazione digitale delle immagini rappresenta solo una parte della storia.

Per rendere l’archivio accessibile e utile, il Times ha utilizzato l’IA per “leggere” le immagini, non solo scansionando il testo al loro interno e le note scritte sul retro, ma riconoscendo gli oggetti e i luoghi rappresentati, preservando le annotazioni e permettendo di eseguire ricerche all’interno dell’archivio.

Adesso, i giornalisti del Times possono usare questa risorsa per raccontare storie che affondano le radici in contesti storici.

L’IA generativa sta aprendo la strada ad ancora più opportunità e ci stiamo rapidamente spostando verso un mondo in cui l’unico limite a ciò che sarà possibile creare negli spazi digitali sarà determinato da dove arriverà la nostra immaginazione.

Siate curiosi

Cosa significa tutto questo per noi professionisti del marketing?

Per quanto mi riguarda, l’intervallo tra la nascita di una nuova idea e il suo sviluppo si ridurrà notevolmente.

Ad esempio, il nuovo strumento Product Studio (per il momento US) utilizza l’IA generativa per aiutare le aziende di tutte le dimensioni a creare una gamma di immagini di prodotti di alta qualità. Product Studio può creare scene di prodotti personalizzate per opportunità stagionali o relative a tendenze, rimuovere sfondi o anche aumentare la risoluzione e la nitidezza delle foto dei prodotti.

Mentre ci muoviamo coraggiosamente verso questo futuro di opportunità creative, dobbiamo sempre mantenere un approccio responsabile. Non siamo in grado di prevedere tutti i rischi, ma possiamo mantenerci saldi ai principi, rispondere alle sfide che ci si presentano e collaborare con ricercatori, istituzioni e comunità per assicurarci di agire nel modo giusto.

Mentre viviamo questo terzo cambiamento di paradigma, pongo a me stessa e al mio team alcune domande.

Eccone alcune che potete porre ai vostri team per capire come cogliere le potenzialità dell’IA.

  • Siete abbastanza audaci per ragionare in modo ampio, e pensare a come l’IA possa aiutarvi non solo per il marketing, ma per l’intero business?
  • Siete abbastanza creativi per guardare al di là della precisione nel marketing e scoprire nuove opportunità per entrare in contatto emotivamente con i vostri clienti?
  • Siete abbastanza curiosi per imparare oggi ciò che vi servirà per poter guidare la vostra organizzazione verso le potenzialità trasformative dell’IA in futuro?

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[1] Google Internal Data, maggio 2023

[2]  Google Internal Data, Global, aprile 2022

[3] Google Data, Global, Ads, Nov. 2022–Dic. 2022.

If festival della Creatività

IF! Festival della Creatività compie 10 anni: gli ospiti e gli eventi di questa edizione

IF! Festival della Creatività compie 10 anni e dal 2 al 7 ottobre 2023 torna a Milano con una 10ᵃ edizione caratterizzata da un programma più che mai ricco di appuntamenti, diviso tra le quattro giornate online di IF! Digital Première (dal 2 al 5 ottobre) e le due in presenza al Teatro Franco Parenti di Milano (6 e 7 ottobre).

Un festival italiano dal taglio internazionale che dal 2014 racconta, promuove e celebra il valore della creatività come elemento centrale per la industry della comunicazione.

IF! Festival della Creatività 2023: un invito a rompere gli schemi

Ad organizzarlo e promuoverlo sono ADCI – Art Directors Club Italiano e UNA – Aziende della Comunicazione Unite, insieme al main partner YouTube.

Un appuntamento che ogni anno unisce ispirazione, formazione, networking e intrattenimento.

Il tema scelto per questa decima edizione è il Rock ‘n Roll, un chiaro invito a rompere gli schemi, a non aver paura di sbagliare perché spesso è proprio dall’errore che nascono le idee migliori. Avere il coraggio di alzare la voce perché lo scontro, quando è creativo, può regalare grandi risultati.

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IF! Festival della Creatività 2023: numeri e ospiti

Nelle sue nove precedenti edizioni IF! ha registrato oltre 60mila presenze, 913 ospiti nazionali e internazionali e 413 incontri sul palco.

Quest’anno gli appuntamenti saranno 24 quelli online della Digital Première, accessibili gratuitamente con registrazione obbligatoria, e 27 quelli dal vivo sul palco, di cui queste sono le prime anticipazioni.

Sul palco del Teatro Franco Parenti saliranno tre autentici maestri nel loro settore.

Anche libri, cucina e musica

Rankin, fotografo britannico di fama internazionale, fondatore di Dazed&Confused, noto anche per i suoi scatti a volti famosi come la regina Elisabetta II, Madonna, Kate Moss e Mick Jagger.

Sir John Hegarty, vero e proprio guru della pubblicità, fondatore dell’agenzia pubblicitaria Bartle Bogle Hegarty (BBH) e Manuel Agnelli, leader degli Afterhours e portavoce del rock italiano.

Quando si pensa alla creatività italiana non si può dimenticare l’arte culinaria con Massimo Bottura che, intervistato da Massimo Bernardi, racconterà le sue “avventure senza rete”.

Flavia Carlini, autrice e divulgatrice, toccherà, invece il compito di ricordare a tutti come non esistano rivoluzioni silenziose e quanto il conflitto sia necessario per difendere la democrazia.

Gio Russo, Live Content Creator per Gio Russo Production, svelerà i segreti del montaggio video quando l’unica arma a disposizione è uno smartphone.

Non mancheranno inoltre i momenti di divertimento grazie a Bar Spot Rock’n’roll Edition con Francesco Bozza, VP Chief Creative Officer presso Grey Italia, che, accompagnato da Armando Viale, chitarrista e Creative Director di Ogilvy Italia, proporrà una versione speciale studiata per IF! dell’innovativo format teatrale basato sulla pubblicità.

L’anima rock di IF! si percepisce anche dai titoli dei suoi appuntamenti come “Smells like teen spirit powered by Wavemaker.

Il leggendario brano dei Nirvana che introduce l’incontro rivolto ai giovani che saranno i professionisti di domani. Francesca Corrado, Presidente di PlayRes e Fondatrice della Scuola di Fallimento, racconterà quanta verità c’è dietro i detti “Errare humanum est” e “Sbagliando s’impara” attraverso l’incontro dal titolo “Il fallimento è rivoluzione: perché sbagliare fa bene”.

Spazio anche ai libri con Doriano Zurlo e la presentazione del suo nuovo scritto “Con le parole si fanno i miracoli”, dove si parla di parola e linguaggio quali strumenti che regalano all’essere umano la capacità di ridefinire la realtà in modo sempre nuovo.

LEGGI ANCHE: Trasformati in Leonardo da Vinci con Google Art and Culture

Tra gli ospiti internazionali anche Ravid Kuperberg, Partner & Trainer di Mindscapes, che, nell’incontro online chiamato “Structuring Effective Chaos powered by Mindscapes” racconterà come dal caos si può essere in grado di produrre un pensiero creativo dirompente mentre Felice Arborea, Head of Content Media.Monks, sarà protagonista di “Human after all” powered by Media.Monks e spiegherà come l’intelligenza artificiale possa diventare uno strumento perfetto per scatenare a pieno il nostro potenziale creativo e un’alleata per dare volto e voce a un brand elaborando conversazioni più empatiche e contenuti personalizzati.

La musica sarà protagonista di “Meet me in the bathroom: l’ultima grande rivoluzione rock” che vedrà i giornalisti e scrittori Valeria Sgarella e Carlo Bordone raccontare le condizioni e le implicazioni artistiche e di comunicazione legate all’ultima grande rivoluzione del rock avvenuta ad inizio del nuovo millennio.

Tanta musica anche in “Vedo la gente vincere” con Gianni Miraglia (accompagnato da Geppi e Corrado Casoli) che, con voce e corpo parla, narra e cita frammenti di vita e opere di band e musicisti rimasti in disparte. Confermata la presenza dell’agenzia di comunicazione integrata Next14 che presenterà “Media Reach & Attention Budget”, la prima ricerca sulla Media Attention Economy.

Un’analisi sull’evoluzione della dieta mediatica degli italiani e sul modo in cui reagiscono alla pubblicità sui diversi canali nei diversi momenti di una “giornata tipo”. Un tool fortemente innovativo, che può migliorare l’efficacia della pianificazione e della creatività nella comunicazione.

Il palco di IF! ospiterà anche i WPP Talent Awards rivolti a tutti gli studenti delle scuole di comunicazione italiane e organizzati da WPP, il più grande network leader globale nei servizi di marketing e comunicazione.

Maggiori dettagli e informazioni sulle candidature sono disponibili su italiansfestival.it.

Responsabilità sociale e ambiente all’IF! Festival della Creatività 2023

L’edizione 2023 assume un significato ancora più importante perché, oltre agli appuntamenti e agli incontri dedicati al tema della creatività in comunicazione, IF! inserisce nel suo programma momenti dedicati alla responsabilità sociale ed ambientale, a conferma di quanto annunciato a inizio giugno in occasione della sua presentazione a Cannes, ovvero l’intenzione di dare spazio a temi come welfare aziendale, equity, diversity e inclusion in un’ottica trasformativa.

Per questo IF! ospiterà il tavolo di lavoro interassociativo, voluto da ADCIUNAOBE e IAB, nato per definire una strategia e un piano di azione a lungo termine per dare vita a un cambiamento significativo nella cultura della responsabilità sociale per la industry della comunicazione.

Tra gli appuntamenti dedicati al programma di responsabilità sociale ed ambientale l’incontro online con Marianna Ghirlanda e Serena Di Bruno, rispettivamente CEO e Direttore Creativo Esecutivo di DLVBBDO, che affronteranno il tema della rappresentazione della donna nei messaggi pubblicitari in una première dal titolo “Born this way – il gioco dei ruoli in comunicazione” powered by DLVBBDO.

Alice Salvalai, Responsabile Italia del progetto Keychange e Valentina Amenta, Direttrice creativa Publicspoke London, presentano Keychange un’associazione che investe e lavora sulle rappresentatività nel campo della musica, in materia di equity e inclusion, attraverso vari progetti, titolo dell’incontro: “The times they are Keychange. Musica e comunicazione, verso la parità di genere?” powered by Linecheck/ KeyChange.

Fondazione Libellula, l’unica associazione specializzata nel realizzare nelle aziende attività personalizzate di informazione e sensibilizzazione su violenza e discriminazione di genere, illustrerà i dati della sua ricerca. In Italia più di una lavoratrice su due (il 55%), durante la sua carriera, si è dichiarata vittima di discriminazioni e molestie sul luogo di lavoro.

Non va meglio all’estero: la BBC ha recentemente riportato un dato che invita a tenere alta l’attenzione sul tema visto che il 44% delle donne dichiara di essere stato vittima di molestie sul lavoro.

L’attrice Valentina Melis salirà sul palco per un reading dallo spettacolo teatrale “Stai zitta!”, tratto dal libro omonimo di Michela Murgia e parteciperà, insieme alla sociologa Chiara Saraceno e allo psicologo Massimo Giusti, alla tavola rotonda intitolata “Respect, equity & rock’n’roll: riaffermare la cultura del rispetto di genere”.

Si rinnova anche la media partnership con LifeGate, società benefit e network di informazione, progetti e servizi, da oltre 20 anni punto di riferimento italiano sulla sostenibilità, che sarà anche ospite di IF! Digital Première e compenserà l’impronta ambientale generata dal Festival mediante crediti di carbonio di progetti in paesi in via di sviluppo e foreste crescita in Madagascar.

ADCI e UNA, associazioni promotrici di IF!, avranno in palinsesto due momenti a loro dedicati: UNAPERITIVO, momento di networking ad inviti organizzato da UNA e i prestigiosi ADCI Awards, la celebrazione della migliore creatività italiana con l’assegnazione dei riconoscimenti dell’Art Directors Club Italiano, che premia il meglio della comunicazione pubblicitaria.

vanlife working remotely

Van Working: tutto quello che devi sapere per lavorare da remoto in Camper

Fino a qualche anno fa, il momento del “back to office” era molto sentito.

Dopo le settimane di vacanza di agosto, a settembre le persone rientravano in ufficio e riprendevano la routine lavorativa classica: sveglia presto, tragitto fino all’ufficio, 8 o più ore di lavoro, tragitto fino a casa, ripeti.

Negli ultimi anni però, con la crescente adozione dello smart e remote working da parte di tante aziende, il ritorno in ufficio assume contorni più sfumati. Tante persone continuano a lavorare da remoto per qualche settimana, o sfruttano i giorni designati al lavoro da casa per vivere una giornata lavorativa più fluida, con pausa pranzo al mare, o pausa caffè al bar fuori invece che alle macchinette.

Insomma, in un mondo in cui i confini tra smart working e nomadismo digitale si confondono, perché non valutare alternative come il “back to van” invece del “back to office”?

È possibile portare il concetto del lavoro da remoto al livello successivo, trasformando un furgone in un ufficio su ruote?

Si possono unire due dei trend più interessanti degli ultimi anni, la tanto “instagrammata” Vanlife e il remote working, per dare origine a un nuovo ibrido: il van working?

Il van working tra moda e trend

Il fenomeno del “van working” sta emergendo come una tendenza significativa, alimentata da persone che hanno scelto di lasciare gli appartamenti cittadini per cercare luoghi in mezzo alla natura, o che hanno utilizzato il camper come “stanza d’albergo” durante le trasferte lavorative, come sottolinea Pirelli.

La spinta iniziale arriva ovviamente dal post pandemia: l’interesse per questa tipologia di mezzo è cresciuto esponenzialmente nell’ultimo periodo, con un aumento delle immatricolazioni del 7,44% nel 2020 e una vendita dell’usato superiore del 50% rispetto al 2019.

Ma il trend continua anche e oggi i camper, una volta semplici mezzi per le vacanze, sono sempre più spesso dotati di connettività, prese elettriche e grande autonomia energetica.

Alcune case automobilistiche stanno rispondendo alla tendenza con nuovi modelli di van camperizzati, come il Nissan NV350 Office Pod Concept.

Questo veicolo futuristico, con tanto di capsula mobile per spostare l’ufficio all’esterno del van e area prendisole sul tetto per le pause, è probabilmente migliore a livello di versatilità e comfort rispetto all’ufficio che la maggior parte di noi si è costruita in casa per lo smart working.

Nissan van per lavoro remoto - van working

Si tratta solo di un concept presentato nel 2021 che difficilmente vedrà la strada, ma è emblematico di quello che potrebbe essere l’offerta in futuro.

Con interni ben arredati e funzionalità come scrivanie, schermi mobili e macchine da caffè, van del genere combinano i vantaggi di uno spazio dedicato al lavoro con la possibilità di spostarsi e godere ogni giorno di una vista differente.

L’ufficio potrebbe smettere di essere un luogo fisso, ma diventare un concetto flessibile che può essere reinterpretato.

Vorresti provare il van working, invece dello smart working? Non preoccuparti, non ti serve un mezzo come questo. Con un po’ di accortezze, qualunque camper può fungere da ufficio, almeno per brevi periodi.

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Le opzioni per i van workers temporanei e permanenti

Lavorare da un van può essere un vezzo momentaneo, una scelta alternativa per provare qualche giorno di smart working diverso, oppure una decisione più definitiva.

In generale, è opportuno passare un periodo il più lungo possibile in un mezzo del genere prima di acquistarlo, perché solo vivendo la vanlife ci si rende conto dei pro e dei contro – specialmente se non si tratta solo di vacanza ma di van working.

Per provare è possibile scegliere la strada del noleggio, che offre flessibilità e meno responsabilità finanziaria. Il noleggio tra privati, attraverso piattaforme come Yescapa, permette di accedere a una vasta gamma di veicoli unici e personalizzati, spesso a costi contenuti.

D’altra parte, il noleggio da un’agenzia fisica o virtuale, come Roadsurfers, offre una flotta di proprietà ma potrebbe essere meno flessibile in termini di scelta e costi.

Se invece vuoi qualcosa di più permanente, anche qui le opzioni sono numerose.

Puoi optare per l’acquisto di un furgone da camperizzare fai da te, una scelta che offre la massima personalizzazione e controllo sul design, ma che richiede competenze tecniche, tempo e un budget flessibile.

Un’alternativa è l’acquisto di un furgone usato già pronto, che può essere più economico e immediatamente disponibile, ma potrebbe nascondere problemi meccanici o non essere perfettamente in linea con le tue esigenze.

Se desideri un veicolo su misura senza il fardello della camperizzazione, l’acquisto di un modello nuovo da far realizzare secondo le tue specifiche è l’opzione migliore, anche se sicuramente la più costosa.

Una via di mezzo può essere quella che iniziano ad offrire alcune agenzie come Indie Campers: il noleggio a lungo termine, con piani mensili o addirittura annuali più convenienti della tariffa standard.

Qualunque sia la decisione, occorre assicurarsi che il mezzo per fare van working abbia le caratteristiche adatte a lavorarci.

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Scegliere l’ufficio adatto al van working

Scegliere il mezzo giusto per un’esperienza di vanlife che non sia solo vacanza, ma anche lavoro, è un argomento delicato. Se in un viaggio normale tendi a trascorrere poco tempo al suo interno, giusto quello per dormire e spostarti, lavorando dal van dovrai invece passarci molte ore.

van working

Ci sono diversi aspetti che bisogna considerare in questo caso, e che acquisiscono un diverso valore rispetto a chi si appresta a una semplice vacanza. Se vuoi scegliere un mezzo adatto a questo scopo, che sia da comprare e “camperizzare”, oppure da scegliere già pronto per noleggio o acquisto, considera questi fattori:

  • Dimensioni: la dimensione del van o camper è un fattore fondamentale.
    Un veicolo più grande offre più spazio per vivere e lavorare, ma può essere più difficile da guidare e parcheggiare. Un veicolo più piccolo è più agile ma può limitare lo spazio di vita e di lavoro.
    Considera le tue esigenze quotidiane e valuta quale dimensione sia la più adatta allo stile di van working che vuoi adottare.
  • Comfort e funzionalità: un camper o un van sono solo contenitori, ciò che fa la differenza è quello che c’è dentro.
    Ci sono i servizi igienici, o devi andare a cercare un bagno ogni volta che ne hai bisogno? C’è un tavolo all’altezza giusta e abbastanza ampio per lavorare al computer? Le sedie sono ergonomiche, o si possono rendere tali con dei cuscini?
    Le funzionalità devono essere in linea con le tue esigenze quotidiane, sia per il lavoro che per il tempo libero. L’ergonomia è fondamentale, specialmente se prevedi di trascorrere molte ore al giorno nel tuo “ufficio su ruote”.
  • Ottimizzazione dello spazio: non è facile creare uno spazio sia vivibile che adatto al lavoro in pochi metri quadri. I mezzi più moderni e pensati per questi scopi hanno elementi a scomparsa (magari il WC chimico è nascosto nella seduta), oppure che funzionano per diversi scopi (i sedili di guida che si girano e diventano sedie da lavoro).
    Se il mezzo è tuo, puoi pensare a come ottimizzare lo spazio per cucinare, dormire, lavorare e rilassarti e fare modifiche di conseguenza.
    Se invece si tratta di un noleggio, considera che puoi rendere più ergonomiche le sedie con dei cuscini appositi, o ristrutturare lo spazio interno in base alle tue necessità anche senza fare cambiamenti strutturali.

La ricetta per l’ufficio mobile (secondo chi l’ha provata)

Trovare un equilibrio, o meglio una commistione, tra vita privata, viaggio e lavoro non è facile, ma è ciò che il nomadismo digitale cerca di fare da lungo tempo, ben prima della pandemia.

vanlife e lavoro da remoto

Vanlife e lavoro da remoto – Foto: Ilaria Cazziol

La vanlife sembra offrire, almeno in apparenza, una soluzione realistica per coloro che cercano questo stile di vita, con la possibilità di lavorare bene e da luoghi panoramici, aumentando l’umore e la produttività.

Ma è davvero così?

Oltre le foto perfette per Instagram, può un camper diventare un ufficio? È possibile trovare l’equilibrio tra lavoro e vita in un ambiente così non convenzionale? Ecco alcune considerazioni basate su un’avventura di van working di tre mesi in Grecia.

Una connessione Internet affidabile è vitale

Prima di metterti in viaggio, devi considerare che il successo o il fallimento di questo esperimento è determinato in primo luogo dalla capacità di avere una connessione affidabile ovunque. Per riuscirci è necessario investire in un hotspot mobile di ottima qualità.

Non fare affidamento sull’hotspot del cellulare, che è poco potente e rovina la batteria, né puoi pensare di cercare sempre campeggi e caffetterie con Wi-Fi gratuito. La connettività è vitale per chi lavora da remoto, e una buona pianificazione in questo senso può fare la differenza.

Compra un hotspot mobile dotato di connettività 5G, che anche se non utilizzata può aiutare a migliorare la ricezione, e non lesinare sul prezzo – è il migliore investimento che può fare un van worker.

Se prevedi di sostare e lavorare in aree remote, un amplificatore di segnale può migliorare la connettività.

Sono piccole antenne che si posizionano fuori dal van, magari con magnete per attaccarsi al metallo, in grado di aumentare la capacità di ricezione dell’hotspot. Fanno davvero la differenza, se di qualità.

In Italia è possibile utilizzare la SIM del proprio cellulare, ma è sempre meglio averne un’altra per comodità che si possa ricaricare facilmente. Utilizza l’app OpenSignal per verificare quanto prende il tuo operatore in una determinata zona.

Per l’estero, scopri quali sono gli operatori che offrono flessibilità e copertura adeguata, con una grande quantità di dati (possibilmente giga illimitati) e la possibilità di ricaricare facilmente.

Preparati comunque all’imprevisto: spesso i posti più belli per la vanlife sono i peggiori per il van working. Il nomadismo digitale è l’arte del compromesso tra bisogni contrastanti.

Crea uno spazio di lavoro confortevole

Come detto, l’organizzazione dello spazio di lavoro è fondamentale, così come l’ergonomia, specialmente se prevedi di trascorrere molte ore al giorno al tuo “ufficio su ruote”. Lavorare per uno o due giorni in modo scomodo può essere fattibile, ma per più tempo è deleterio.

E già dopo 5-6 ore al computer con il collo, le braccia o la schiena in posizione scomoda potresti accusare problemi.

I classici tavolini da campeggio, se hanno le gambe con altezza regolabile, possono diventare scrivanie pieghevoli, permettendoti di avere uno spazio di lavoro esterno ulteriore quando necessario e di riporle quando non in uso.

Difficilmente un camper avrà una sedia ergonomica, quindi procurati dei cuscini di supporto lombare per garantire una postura corretta durante le lunghe ore di lavoro.

L’illuminazione è purtroppo un punto dolente del van working. Riflessi sullo schermo dovuti al sole e a luci mal posizionate sono una costante. Investi in luci a LED regolabili che offrano una buona illuminazione senza consumare troppa energia.

Infine, utilizza contenitori e soluzioni di archiviazione intelligenti per mantenere l’ufficio ordinato e funzionale, visto che dovrà fungere anche da cucina, bagno, camera da letto, etc.

Pianifica le esigenze energetiche

A meno di frequentare prevalentemente campeggi, dovrai alimentare i tuoi dispositivi e mantenere le tue apparecchiature elettroniche cariche mentre sosti in libera.

L’ideale è un sistema di pannelli solari fissi posizionati sul tetto, ma puoi anche acquistare un pannello portatile pieghevole da posizionare fuori dal van. Ti serviranno anche delle buone batterie per utilizzare l’energia quando il sole non è disponibile.

Verifica quanto consuma l’alimentatore del tuo PC, l’eventuale schermo, il frigo e tutto ciò che avrai bisogno di ricaricare: la pianificazione anticipata delle esigenze energetiche ti permetterà di lavorare senza interruzioni.

Scegliere un mezzo con una buona coibentazione, che garantisce l’isolamento termico adeguato, è importantissimo soprattutto per i vanlifer che lavorano da remoto: il camper dovrà stare sotto il sole per ricaricare i pannelli e permetterti di lavorare al suo interno, ma nel mentre dovrai evitare che si trasformi in una sauna gratuita.

Trova un equilibrio tra lavoro e tempo libero (e flessibilità)

Lavorare da un van offre una vista panoramica, ma richiede disciplina.

Questo è vero per ogni tipo di lavoro da remoto, ma in un van diventa una vera sfida sotto vari punti di vista. Non solo per gli spazi ristretti e la natura non ergonomica di usare un mezzo ricreativo come ufficio, ma anche per i continui e inevitabili imprevisti, da problemi con il motore a luoghi che sembrano perfetti ma poi non si rivelano adatti.

Definisci un orario di lavoro chiaro per mantenere una routine e separare il tempo di lavoro dal tempo libero, ma sfrutta la possibilità di lavorare in luoghi panoramici e pianifica pause per goderti la vista e rilassarti.

Rimani però anche flessibile e preparati ad adattarti ai cambiamenti nel tuo programma di lavoro o nei tuoi piani di vita in van, perché ci saranno.

La cosa migliore da fare è studiare il proprio percorso e cercare location che abbiano le caratteristiche di cui hai bisogno, come servizio cellulare, uno spazio parzialmente ombreggiato, qualcosa da fare nei dintorni per svagarti e altro ancora.

App come Park4Night sono le migliori amiche dei vanlifer, ma ancora di più dei van worker, che non amano le sorprese e gli imprevisti di cui invece la vita su strada è piena.

Insomma, combinare vanlife e lavoro da remoto è sicuramente possibile, ma non è facile. Non lasciarti ingannare dalle foto di Instagram e chiediti sempre qual è il tuo obiettivo: non dovresti cercare il work-life balance, perché è un equilibrio impossibile da mantenere, ma una work-life integration.

Se per te il viaggio è parte integrante della vita, allora considera la possibilità di provare se il van working è adatto a te.