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Lo spreco alimentare ha un costo economico e ambientale, ma qualcuno prova a creare modelli nuovi

  • Lo spreco del cibo ammonta a circa 15 miliardi di euro l’anno, un problema con ripercussioni non solo economiche ma soprattutto ambientali
  • Le aziende che studiano processi alimentari innovativi  per rispondere a questa urgenza sono molte e tra queste scopriamo più da vicino Treasure8

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Sapete che ogni anno sprechiamo cibo pari ad un valore di 15 miliardi di euro? Buttiamo 36 kg di cibo nel cestino di casa. Un danno non solo economico, ma soprattutto ambientale poiché quel cibo non consumato, corrisponde a ben 24.5 milioni di tonnellate di CO2.

Ci deve far pensare il fatto che la colpa non è solo della grande distribuzione o delle mense aziendali (scuole, ospedali, società) o della filiera agroalimentare. Il vero problema siamo noi. Secondo i dati Fao (Food and Agriculture Organization of the United Nations) del 2018, oltre la metà dello spreco di tutto il cibo (54%)  avviene tra le mura delle nostre abitazioni.

Non produrre di più, ma smettere di sprecare ciò che abbiamo

Spesso sentiamo anche parlare su quanto “extra” dovremo produrre, per raggiungere i 9,6 miliardi di persone stimati entro il 2050. Tuttavia, non abbiamo abbastanza notizie su ciò che viene fatto per risolvere il problema degli sprechi alimentari. Evidentemente, la sfida non è produrre “extra” per far crescere la popolazione, ma smettere di sprecare ciò che abbiamo.

Abbiamo bisogno di soluzioni sostenibili e scalabili che funzionino per tutti i tipi di rifiuti alimentari, dai rifiuti agricoli ai rifiuti di tutti i gironi. Ecco dove Treasure8 interviene con il suo processo “Re-Harvest“. Come suggerisce il nome, questa azienda di tecnologia alimentare converte i rifiuti alimentari in ingredienti e prodotti di valore, gustosi e nutrienti. Un’azienda che affronta lo spreco alimentare globale non solo cercando di eliminarlo, ma anche trasformandolo in una risorsa utilizzando la disidratazione.

Fondata da Timothy Childs, questa azienda utilizza un approccio basato sulla tecnologia, al fine di convertire i rifiuti alimentari in prodotti alimentari sostenibili con ingredienti che mantengono i componenti nutritivi intrinseci.

Dalla NASA al cioccolato: le ambiziose soluzioni per lo spreco alimentare

In precedenza, Childs insieme a TCHO, azienda produttrice di cioccolato, ha contribuito a far evolvere gran parte della catena di approvvigionamento del cacao e a migliorare la vita di molti soggetti coinvolti nel processo. Quindi ha fatto un ulteriore passo avanti nel suo lavoro e ha utilizzato il suo approccio innovativo per migliorare l’assunzione di sostanze nutrienti per tutti gli astronauti membri dell’equipaggio di Spaceship Earth.

Uno dei problemi più gravi da affrontare in questo momento storico, è quello dell’industria alimentare in termini di innovazione.

Le evidenti inefficienze, insieme a un atteggiamento che si potrebbe definire “attendista” rispetto al problema dello spreco alimentare, stanno contribuendo ad aumentare i grandi problemi legati all’alimentazione, come il diabete, l’insicurezza alimentare e la scarsità di cibo denso di nutrienti.

Con l’aiuto del suo avvocato Rob Townsend, Childs ha ideato un modello aziendale, una holding che offre agli investitori e ai membri del team l’opportunità di trarre vantaggio da questa situazione di spreco alimentare mondiale.

Per come la vediamo noi, lo spreco alimentare globale, in generale, è una sfida estremamente grande, altamente complessa, multidimensionale e costantemente fluida. Noi vediamo il sistema alimentare come se fosse un sistema energetico. In poche parole, il cibo è energia immagazzinata e il nostro compito è quello di prevenire che questa risorsa energetica venga dissipata in modo inefficiente.

Questa prospettiva trasforma lo spreco di cibo da un problema in una soluzione, che Childs chiama “Rivoluzione delle risorse”.

L’azienda impiega diverse tecnologie e processi volti ad avere un impatto sistemico e scalabile sullo spreco alimentare con un considerevole contributo al cambiamento climatico. Una di queste è la sua tecnologia brevettata di “tranciatura a secco a infrarossi“, un metodo economico per sbiancare e disidratare i prodotti, preservando al tempo stesso le sue qualità nutrizionali. Questo sistema previene efficacemente la dannosa produzione di metano degli alimenti in fermentazione che vengono sprecati in post-produzione e crea un ingrediente di base nutriente che può essere utilizzato nei prodotti.

Prodotti interi come mele marcescenti o leggermente danneggiate, per esempio, possono essere trasformati in patatine. Dice Childs:

Abbiamo una tecnologia superiore che ci permette di catturare la nutrizione in modo da conservarla per un uso successivo e darla alle persone che ne hanno bisogno, sia che si trovino nel bel mezzo di un deserto o nel centro della città. Ciò significa che una volta risolto un flusso di rifiuti alimentari in post-produzione o sul campo, possiamo adattare quella particolare soluzione con diversi partner globali in tutto il mondo ad altri mercati con gli stessi flussi di rifiuti, per creare un impatto massiccio, scalabile e autosufficiente.

Attualmente, questo processo viene messo in atto con gli scarti di post-produzione derivanti dalla spremitura di succhi, birra, vino e tofu, e ci si sta avventurando nella cannabis e nella biomassa di canapa, per la quale esistono una serie di tecnologie brevettate.

Dall’essiccazione ad aria calda al congelamento e liofilizzazione, la Treasure8 ha una tecnologia unica nel suo genere che ha il potenziale per rivoluzionare l’industria alimentare nel suo complesso.

L’azienda da sola sta facendo passi da gigante nel settore alimentare riciclato, che oggi si dice sia un settore da 46 miliardi di dollari. Tuttavia, come afferma Childs, il problema degli sprechi alimentari è troppo grande per essere affrontato da un’unica entità. 

Vogliamo che più persone si uniscano a noi in ciò che stiamo facendo: i problemi globali non possono essere risolti da una sola società e purtroppo siamo in un settore dove non c’è tempo da perdere.

La buona notizia è che molte società, enti (anche governativi), istituzioni finanziarie ecc. stanno accettando la sfida e stanno iniziando a riordinare le proprie priorità così da poter includere le questioni relative allo spreco alimentare.

L’economia dello spreco alimentare

La riduzione degli sprechi alimentari è diventata una priorità politica negli ultimi anni poiché molti studi dimostrano che una quantità significativa di cibo viene sprecata in diverse fasi della catena di approvvigionamento alimentare. Tuttavia, gli impatti economici della riduzione degli sprechi alimentari non sono ancora ben studiati poiché la maggior parte degli studi in letteratura ignora i costi e gli effetti di ritorno.

Una recente relazione della Commissione Europea in materia di riduzione degli sprechi alimentari ha voluto appunto fare chiarezza su questo aspetto: analizzare gli impatti economici della riduzione degli sprechi alimentari nell’UE-28 sia in un contesto globale che regionale, per sostenere il processo decisionale dell’UE in materia di riduzione degli sprechi alimentari.

Quindi, è stata simulata la riduzione degli sprechi alimentari nei settori della trasformazione alimentare con due diverse ipotesi di costo. Innanzitutto, supponendo che il costo della riduzione degli sprechi alimentari sia uguale ai risparmi monetari per l’industria di trasformazione alimentare; e in secondo luogo, supponendo che il costo della riduzione degli sprechi alimentari sia doppio rispetto ai risparmi derivanti dagli sprechi alimentari.

Gli scenari ipotizzano una riduzione degli sprechi alimentari pari al 5% solo nei settori della trasformazione alimentare, portando ancora una volta a sottolineare la necessità di un impegno globale e che parta dall’impegno individuale di ciascun cittadino.

Fernando Machado, l’uomo che ha cambiato il marketing di Burger King (sul palco di N-Conference)

UPDATE: N-Conference si terrà il 13 e 14 Maggio 2020 a Milano, sempre in Talent Garden Calabiana.

Ha vinto più di 160 Cannes Lions. E solo questo basterebbe a far spalancare la bocca a chiunque, parlando di pubblicità.

Ma lui ha anche portato la compagnia per cui lavora ad aggiudicarsi il titolo di Advertiser of the Year ai Clio Awards del 2018.

In più, ha condotto alcune delle campagne più emblematiche per il suo brand, arrivando a un pubblico vastissimo a livello globale con pubblicità che sicuramente anche tu conosci; è stato nominato Most Innovative CMO in the World 2019 da Business Insider ed è tra le 100 Most Creative People secondo Fast Company.

Di chi sto parlando? Di Fernando Machado, Global Chief Marketing Officer di Burger King, che sarà Top Speaker dell’imperdibile N-Conference, il 13 e 14 maggio prossimi a Milano, con una speciale Masterclass di 40 minuti on stage.

Solo per 30 C-level, inoltre, Machado terrà uno speciale workshop privato durante la business dinner con lo Chef degli Astronauti Stefano Polato.

Fernando Machado, Top Speaker a #NConf20

Quando il nome di Machado è iniziato a circolare nei corridoi di Ninja come uno dei possibili Speaker de Business Visionary Show, confesso di essermi emozionata sul serio. Perché quando hai la possibilità di trovarti ad ascoltare una personalità come la sua, un vero e proprio genio dell’advertising, ne puoi percepire anche l’energia, la carica, l’entusiasmo.

Machado ha letteralmente sovvertito il volto di Burger King, lo ha portato a competere ad armi pari con il rivale storico nel settore dei fast-food, ha dato all’azienda un tono di voce talmente irriverente e sorprendente da essere inconfondibile. Un compito che non tutti i CMO sono in grado di portare a compimento, ma che in lui trova un vero e proprio caso di studio, riconosciuto a livello mondiale.

Gli inizi di Machado in Burger King

Il Chief Marketing Officer di Burger King (celebrato come il più amato del settore) è cresciuto ritrovandosi la sera con gli amici dopo il lavoro in un salotto, guardando spot pubblicitari in TV. Così, solo per divertimento. Dopo 18 anni nel marketing di Unilever, la sua carriera è culminata a Londra dove ha diretto gli sforzi di marketing di Dove.

È qui, ad esempio, che ha dato prova di essere uno di quei creativi capaci di guadagnarsi l’Olimpo del Marketing, dopo aver dato vita a una campagna come “Real Beauty Sketches”. Un esempio di grande sensibilità, oltre che di potente comunicazione, diventata il branded content più visto nella storia, con oltre 170 milioni di visualizzazioni online totali.

Ma Fernando ha sempre capito anche qual era il momento giusto per cambiare: sapeva che era tempo di andare avanti quando si sentiva ormai felice e a suo agio in un ruolo.

A quel punto, con in testa il ricordo di un grande spot di Burger King, visto in quel salotto con gli amici, ha chiamato il gigante del fast-food chiedendo un lavoro. Burger King aveva appena lanciato una campagna con il cantante degli Aerosmith, Steven Tyler. Un annuncio che non aveva molto a che fare con lo storytelling del brand. E così ha dato il via alla sua rivoluzione, guidando la catena ad una serie di successi e riconoscimenti nel mondo del marketing.

Parlando della campagna di maggior successo di Burger King, Machado ha dichiarato:

“Riteniamo che la creatività possa produrre un risultato commerciale migliore e un marchio migliore. The Whopper Detour è il miglior esempio di creatività come vantaggio competitivo. Perché la creatività ha il potere di piegare la logica“.

Negli ultimi anni, Burger King si è costruito una reputazione come Love Brand, grazie a Fernando Machado, usando la creatività per attirare l’attenzione delle persone e quindi per farsi amare.

Le campagne geniali guidate da Machado

Burning Stores, McWhopper e Proud Whopper sono solo alcune delle campagne seguite da Machado che hanno portato migliaia di impression al brand contribuendo a rinnovarlo e a portare più clienti nei ristoranti.

Sopra ogni cosa Fernando ha il merito di aver saputo rendere cool il marchio, non solo agli occhi del pubblico ma anche a quelli degli addetti ai lavori. Da Burger King tutti si aspettano oggi il colpo di genio, la trovata a cui nessun altro avrebbe saputo pensare, nel momento in cui proprio non te lo aspetteresti.

Se la campagna The Whopper Detour ha segnato una sorta di nuova ulteriore svolta, con l’integrazione perfetta tra marketing, comunicazione e tecnologia, con l’app che permetteva di sbloccare l’offerta per acquistare un Whopper a un centesimo, passando vicino a uno dei ristoranti del concorrente McDonald’s, sono state tante le campagne memorabili che hanno condotto il brand (e Machado) a diventare uno dei più amati al mondo.

Ma già nel 2017 il brand si era distinto per la capacità di approccio alla tecnologia come strumento di comunicazione: con Ok, Google, what is the Whopper burger?, aveva generato un grandissimo ritorno mediatico. L’annuncio di 15 secondi mostrava un dipendente in uniforme Burger King che pronunciava davanti alla telecamera: “OK Google, cos’è l’hamburger Whopper?”. La frase innescava automaticamente tutti i dispositivi Google Home presenti nelle case dei consumatori, e leggeva la relativa voce di Wikipedia. Insomma uno geniale hacking per passare dallo schermo alle case delle persone.

Un altro esempio, nel 2015 Burger King e McDonald’s ebbero un’interazione interessante, generando un enorme flusso di attenzione da parte dei media, descritto come uno dei più brillanti giochi di marketing fino a quel momento.

Burger King progettò infatti una campagna su larga scala proponendo una “offerta di pace” a McDonald’s sotto forma di un hamburger comune chiamato McWhopper. L’idea fu presentata per dimostrare che anche i nomi dei due storici concorrenti potevano essere messi da parte e appianare per un giorno le differenze per sensibilizzare sul tema della pace durante il “Peace One Day” che si sarebbe tenuto in quei giorni.

La campagna partiva da un sito web progettato nei minimi particolari e da una lettera aperta a McDonald’s per descrivere l’occasione.

Ma le sfide lanciate all’avversario non sono state l’unico terreno di gioco della creatività del brand sotto la guida di Machado. Nel suo stile c’è anche tanta attenzione al cliente, e all’autenticità.

È così che è nata un’altra grande campagna di Burger King, #FeelYourWay, che ci ha ricordato che non tutti i giorni sono felici, ma che c’è sempre spazio per un hamburger.

Ma non è detto che il cliente sia sempre quello umano. Nasce da questa considerazione l’idea lanciata nel 2018 di un Dogpper, ossia il mitico panino di Burger King, ma in versione canina.

In un’altra commovente pubblicità che metteva al centro il migliore amico dell’uomo, Burger King è riuscita nell’impresa di creare qualcosa di originale e tenero al tempo stesso. Insomma, altro che gattini!

Nello stesso anno, Burger King ha ripreso il suo spirito provocative e ha approfittato della notte di Halloween per dimostrare che tutti hanno paura dei pagliacci (con un chiaro riferimento alla mascotte del concorrente), e invitando tutti a mangiare da Burger King, vestiti da clown. Un Whopper in regalo a chi avesse accettato la sfida.

Se nel mondo della pubblicità negli Stati Uniti, il Super Bowl è il più grande dei palchi su cui esibire il proprio brand, Burger King non ha mancato neanche questa occasione. Proprio lo scorso anno, un’altra splendida campagna ha rubato la scena allo sport. La catena di ristoranti ha infatti mostrato un inedito filmato di Andy Warhol che mangiava tranquillamente un Whopper. Lo spot così enigmatico di 45 secondi, che ha stupito tutti e ha suscitato tante domande sulla sua veridicità, si concludeva semplicemente con l’hashtag #EatLikeAndy.

La clip era un segmento di un film del 1982 del regista Jørgen Leth, intitolato “66 scene dall’America”, una serie di vignette sulla vita negli Stati Uniti. Cosa ha sorpreso di più di questo annuncio? Il cambio del tono di voce di Burger King: proprio dove tutti i brand sfoderano le armi dell’ironia e danno largo spazio alle celebrità per conquistare i milioni di spettatori del Super Bowl, Burger King ha deciso di presentarsi con “un’opera d’arte quasi silenziosa, ma potente”.

La riscoperta dell’annuncio stampa

Machado è anche un assiduo frequentatore del print advertising e negli ultimi anni ha riscosso un grande successo proprio con questo tipo di espressione, che potremmo definire fuori dal tempo.

“Le persone non fanno caso agli annunci stampati – ha spiegato – quindi devi fare qualcosa di rilevante per attirare la loro attenzione“.

Oggi naturalmente una buona campagna stampa può trasformarsi in un contenuto digitale, ed è quello che è avvenuto, ad esempio, per Car Crash, una campagna diventata virale, nella quale si mostravano veri e spettacolari incidenti stradali verificatisi nei veri negozi Burger King negli Stati Uniti per promuovere che cosa? Il servizio di consegna a domicilio, naturalmente.

O come quella volta che Burger King ha mostrato i suoi ristoranti in fiamme: una conseguenza, secondo gli adv, del fatto che la catena di fast food brucerebbe sempre i suoi hamburger.

La campagna si basava su una ricerca che mostrava che dal 1954 Burger King avesse avuto più ristoranti bruciati rispetto a qualsiasi altra catena di fast-food. Lo slogan della campagna era infatti: “Flame Grilled since 1954”.

Chi è Fernando Machado?

Fernando Machado non è solo un inarrestabile creativo, è una guida con una visione chiara per la sua squadra e un ispiratore per chiunque lo ascolti.

Lo è quando parla di come nasce un’idea creativa, di come passare da quell’idea a un progetto concreto, realizzabile, ma che non si sia mai visto prima; o ancora quando spiega che:

Devi essere disposto a mettere a rischio la tua carriera a volte per far succedere le cose. Se fosse facile, allora tutti lo farebbero. Devi fidarti dell’incertezza e far crescere l’idea”.

Machado è uno di quei ribelli che non ha paura di provarci, insomma, e per questo non vediamo l’ora di vederlo (per la prima volta in Italia!) sul palco di N-Conference, dove potremo finalmente ascoltare dal vivo qual è il suo modo di fare marketing, ma anche qual è il suo approccio al lavoro e alla vita.

>>> Vuoi partecipare e ascoltare Fernando Machado a N-Conference? Prenota subito il tuo biglietto per il 13 e 14 maggio a Milano!

Sei un Innovatore, un CEO o un Creator? Ecco quali talk e keynote seguire durante N-Conference

UPDATE: N-Conference si terrà il 13 e 14 Maggio 2020 a Milano, sempre in Talent Garden Calabiana.

Partecipare a un grande evento per molti di noi può essere come trovarsi a Disneyland: vorresti vedere tutto e salire su tutte le attrazioni! Ovviamente questo è molto difficile, ma c’è un buon metodo attraverso il quale godersi la permanenza appieno, o nel nostro caso l’evento.

A N-Conference gli Speaker di grande rilievo saranno moltissimi, te li abbiamo già presentati qui. E per fare in modo che tu possa goderti tutte le due giornate del nostro Business Visionary Show, abbiamo pensato a una serie di selezioni tra keynote e talk, per poter ascoltare davvero tutto quello che ti interessa.

Tre i vertical, Culture, Technology e Industry, powered by AW-LAB, TIM e GoDaddy. E se vuoi personalizzare la tua due giorni di Visionary TalksArtistic Performance e Tribe Networking, consulta liberamente l’agenda sul sito di N-Conference!

LEGGI ANCHE: N-Conference si avvicina e siamo pronti a svelarvi i nomi di tutti gli Speaker

Sei un Innovatore?

Come ogni innovatore sei sempre alla ricerca di trend, scenari e visioni sul futuro e sulla tecnologia? Allora il 13 maggio non puoi perderti il talk di Cristina Pozzi – Co-founder Impactscool, su “Tecnologie emergenti e scenari futuri: benvenuti nel 2050”.

Ascolta anche il Keynote su Rivoluzione 5G e gigabit society, una dimostrazione del potenziale della tecnologia e delle sue possibili applicazioni.

Non perderti la Storia di Nikola Tesla, il genio della rivoluzione elettrica, raccontata da Massimo TemporelliFisico & co-founder TheFabLab.

Anche Gianluca Mauro – Founder di AI Academy ci spiegherà cos’è e come funziona davvero l’AI? Cosa può e cosa non può fare e quali sono i settori in cui si aprono incredibili opportunità di business.

Imperdibile, poi, la Top Speaker Masterclass del Global Chief Marketing Officer di Burger King, Fernando Machado per trarre ispirazione dalla visione e dal coraggio di uno dei più grandi creativi al mondo dietro le campagne del brand più irriverente degli ultimi anni.

Infine non perderti il Talk Show “Digital Workers: quanto le Tech Company hanno cambiato il mondo (e il nostro modo di vivere)”, moderato da Adele Savarese – General Manager Ninja.

Inaugura la seconda giornata di N-Conference con la Storia di Elon Musk, l’imprenditore che vuole portarci su Marte. Prosegui con il keynote di Pietro Bonomo – Growth Hacker & Founder Viral Octopus su come “Viaggiare il mondo mentre i robot lavorano per te”.

Concludi infine con la premiazione dei Ninja Awards (non hai ancora votato? Cosa aspetti?), che celebrerà i migliori talenti ed aziende della Digital Industry.

Sei un CEO?

Se il tuo ruolo in azienda è quello del capo, N-Conference è l’evento che fa per te: per ritrovare la visione, ma soprattutto per una ricarica di energia, da tutti i racconti e le esperienze dei nostri speaker.

Puoi partire dal keynote di Yasmine Fage – Co-founder & COO di Goggo Network, per scoprire “Come gli Autonomous Mobility Networks renderanno le città smart e pulite”, creando nuovi business e opportunità.

Segui quindi Leonardo Maria De Rossi – Direttore del corso “The Blockchain Journey”, SDA Bocconi, che ci spiegherà come creare valore oltre i luoghi comuni e qual è il vero potenziale della Blockchain, anche in azienda.

L’area talk show per te sarà animata da Mirko Pallera – Founder & CEO Ninja, intorno al tema di “Come la digitalizzazione semplifica la burocrazia e il rapporto tra istituzioni e cittadino”.

Lasciati ispirare dalla storia di “Adriano Olivetti, l’imprenditore italiano che inventò il personal computer” e segui l’imperdibile Top Speaker Masterclass di Fernando Machado, per scoprire che “Essere ribelli paga: Burger King e l’unconventional branding”.

Infine, non perderti il talk di Marco Antonio Attisani – Founder & CEO Watly, l’imprenditore che ha deciso di dedicarsi a portare acqua, elettricità e connettività ai paesi africani inventando il primo computer termodinamico al mondo; e il keynote di Daniele Chieffi – Direttore comunicazione e PR – Dipartimento per Innovazione e digitalizzazione della Presidenza del Consiglio su “Benefit Corporation e la Nuova Era del Capitalismo”.

Il 14 maggio comincia con  “Le Smart Company: l’evoluzione dell’azienda con la 4° rivoluzione industriale”, in compagnia di Luca Eleuteri – Co-Founder & Socio Casaleggio Associati.

Quindi affronta il tema della Cybersecurity con Andrea Gibbs – Senior Director, Platform Integrity di Intel per parlare di come si passa “Dalla consapevolezza del pericolo ai meccanismi per rendere le aziende più sicure”.

Per chiudere, segui Davide Dattoli – CO-Founder & CEO Talent Garden che ci spiegherà come trasformare un’idea in un progetto europeo.

Sei un Marketer?

Se il Marketing è il tuo pane quotidiano, se la prima pagina che consulti la mattina è Ninja Marketing e se non puoi fare a meno di conoscere tutte le ultime notizie dai tuoi Love Brand, abbiamo i talk e i keynote che fanno al caso tuo.

Puoi partire dalla “Rivoluzione 5G e gigabit society” per scoprire come questa tecnologia cambierà il nostro modo di connetterci al mondo.

Non puoi assolutamente perderti uno sguardo sui nuovi scenari insieme ad Alessia Zampano – Consumer Culture Specialist e Trend Researcher, che ci parlerà di “Transformative Twenties”, ossia di quali sfide attendono brand e aziende all’alba del nuovo decennio.

A seguire, l’imperdibile keynote di Domenico Romano – Head of Marketing AW-LAB su “L’algoritmo delle Nuove Generazioni: ascolta, crea, analizza”, per scoprire come i brand possono sostenere i progetti di senso del proprio pubblico diventando e sostenendo la creatività.

Segui il keynote di Marco Marchetti – Responsabile Digital Marketing Despar che ci spiegherà quello che accade quando le aziende occupano spazi vuoti lasciati dalle istituzioni per migliorare il mondo.

E naturalmente non vorrai saltare la Masterclass con il tuo idolo? Il Global Chief Marketing Officer di Burger King ci spiegherà perché “Essere ribelli paga: Burger King e l’unconventional branding”.

Ma potrai anche ascoltare le storie di Artisti Ribelli insieme ad Alfredo Accatino – Chief Creative Officer & Partner Filmmaster Events.

Per poi passare al talk show sulla Generazione Z, ancora con Domenico Romano, per un confronto tra creator, influencer, artisti sul legame tra brand ed energia creativa giovanile.

Nella seconda giornata di N-Conference segui il keynote di Gianluca Stamerra – Regional Director Italy GoDaddy, “Dal contenuto al retargeting: come convertire audience in clienti”.

Insieme a Bruno Bertelli – Global Chief Creative Officer & CEO Publicis, potrai scoprire “Cosa i marketer possono imparare da Greta Thunberg”.

Un altro mito della creatività, Nik Roope – Co-founder dei Lovie Awards, ci porterà alla scoperta di “Trends in Social and Digital Creativity”.

Quindi, per concludere alla grande, celebra insieme a noi i vincitori dei Ninja Awards!

Sei un HR Specialist?

Anche per tutti i professionisti delle Risorse Umane abbiamo pensato a un percorso ideale attraverso l’agenda di N-Conference.

Puoi partire dagli scenari, scoprendo le tecnologie emergenti e cosa ci aspetta da qui al 2050 insieme a Cristina Pozzi – Co-founder Impactscool, Young Global Leader World Economic Forum, per un viaggio negli scenari e nelle tecnologie che sono in grado di plasmare la società, le aziende, le istituzioni e le nostre vite del prossimo futuro

Quindi, segui il keynote di Barbara Carfagna – Giornalista conduttore TG1 RAI e autrice “Codice” che ci racconterà cosa ha imparato intervistando i più grandi esperti di innovazione al mondo.

Ascolta il racconto di Marco Antonio Attisani: ci spiegherà perché “Se vogliamo cambiare il mondo con la tecnologia dobbiamo essere Ribelli davvero”.

Non perderti il talk show moderato da Mirko Pallera – Founder & CEO Ninja, su “Come gli italiani diventano cittadini digitali” e a seguire la Top Speaker Masterclass di Fernando Machado – Global Chief Marketing Officer Burger King.

Puoi anche inserire nel tuo programma personale, il keynote di Daniele Chieffi su come le aziende for profit con una missione sociale vogliono cambiare il mondo.

Quindi, partecipa al talk show moderato da Adele Savarese sui “Digital Workers: quanto le Tech Company hanno cambiato il mondo (e il nostro modo di vivere)”.

Il 14 maggio, non perderti il keynote di Guido Stratta – Direttore sviluppo, training, recruiting & people caring Gruppo Enel, che ci spiegherà “Come attrarre e coltivare il Talento Ribelle in azienda”.

Per chiudere, segui Ivan OrtenziChief Innovation Evangelist BIP, che si spiegherà perché “L’ipercompetizione ha bisogno di aziende sempre più creative”; infine partecipa con noi alle premiazioni dei Ninja Awards, ci sarà una sezione dedicata anche alle HR.

Sei un Creator?

Sei un Creator e sei sempre alla ricerca di nuova ispirazione? N-Conference è l’evento giusto per te: troverai idee, dati, storie da raccontare e trend da seguire.

Per tutti i Creator, ecco il percorso ideale nella due giorni targata Ninja.

Ascolta il racconto di Stefano Polato, lo chef degli astronauti, che spiegherà come giocando con le astronavi si finisce a parlare al telefono con Samantha Cristoforetti che gira attorno alla terra sulla ISS.

Non perderti il keynote con Domenico Romano – Head of Marketing AW-LAB per conoscere come i brand possono sostenere i progetti di senso del proprio pubblico diventando e sostenendo la creatività.

Segui la Masterclass di un grande del marketing come Fernando Machado, Global Chief Marketing Officer Burger King, che ha guidato alcune delle più memorabili campagne del brand degli ultimi anni.

Segui le storie degli Artisti Ribelli raccontate da Alfredo Accatino – Chief Creative Officer & Partner Filmmaster Events, che ci racconterà una storia dell’arte parallela a quella mainstream per far vincere, almeno una volta, quelli che non hanno vinto mai.

Durante il talk show “The Z Generation tra influencer, musica e social”, sarai condotto alla scoperta dei nuovi trend da Domenico Romano, Paola Zukar – founder TRX Radio e da Virginia MontemaggiTikToker.

Segui infine il keynote di Nik Roope, che ci offrirà consigli, best case e insight per conquistare le vette dei social.

Scopri il programma completo di N-Conference e acquista subito il tuo biglietto!

LE 5 ABITUDINI DEL SOCIAL MEDIA MANAGER DI SUCCESSO NEL 2020

Come essere efficiente nell’era delle Stories e di TikTok se sei un Social Media Manager

  • Il lavoro del social media manager può essere stressante, ma anche qui è possibile raggiungere il work-life balance
  • Ecco, in 5 punti, cosa non dimenticare per aumentare la produttività con ritmi sostenibili

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Più volte abbiamo raccontato il lavoro del social media manager, le competenze che deve avere, le abilità che deve sviluppare in modo trasversale su più fronti. Diciamocelo, nel 2020 non è per niente facile stare al passo coi tempi, seguire i clienti e le loro aspettative, portare risultati ed essere sempre sul pezzo.

Tre miliardi di persone – circa il 40% della popolazione mondiale – oggi usano i social media, trascorrendo in media due ore al giorno condividendo, apprezzando, twittando su queste piattaforme. Sapevi, ad esempio, che ci sono circa mezzo milione di tweet e foto di Snapchat condivise ogni minuto.

E non solo i tassi di utilizzo dei social media non mostrano alcun segno di rallentamento, ma ora si stanno evolvendo così rapidamente che anche le tattiche di social media marketing diventano rapidamente obsolete: questo significa che essere costantemente aggiornati è tutto.

Detto questo, vale la pena soffermarsi un attimo e capire come possiamo rimanere maggiormente focalizzati su alcuni aspetti per vivere bene e mantenere un buon equilibrio tra vita personale e lavorativa, senza rimanere soffocati da ritmi di lavoro stressanti e obiettivi da raggiungere.

le 5 buone abitudini del social media manager efficiente

LEGGI ANCHE: 10 capacità da non sottovalutare, che un social media manager dovrebbe avere.

Pensa a creare una community, non solo al target

La chiave perché la tua presenza sui social media diventi una reale risorsa di business e ti faccia dormire sonni tranquilli, è conoscere il proprio consumatore nel profondo. Non pensate solo a mere caratteristiche di un audience da puntare e da raggiungere. La svolta verso il successo sta nell’entrare in più possibile in simbiosi con una nicchia, una community che rispecchia il tuo potenziale cliente.

Parla con i tuoi utenti, rispondi alle domande e ai commenti, interagisci con loro e dialoga, chiedi loro pareri.

Spesso i social media manager falliscono perché pensano di doversi rivolgere a tutti, a pubblici troppo ampi e quindi non riescono a sviluppare un messaggio mirato per i singoli interessati. Ci si riduce a post promozionali, tradizionali, ad un piano editoriale piatto e privo di leve di interesse e coinvolgimento della community. Niente di più sbagliato: meglio pochi, ma buoni, che una moltitudine passiva. Se questi pochi si sentiranno coinvolti, saranno loro ad attrarre altri simili e a rafforzare l’appartenenza ad una vera e propria comunità attorno al tuo marchio o azienda.

Il 74% delle grandi aziende e il 40% delle piccole imprese hanno ora creato community online: in passato, le aziende si affidavano ai social media manager per creare contenuti e favorire lo sviluppo della community, ma più recentemente questi compiti si sono specializzati. Ad oggi, la maggior parte dei social media manager si concentra sui contenuti, mentre i community manager promuovono il coinvolgimento del pubblico. 

Un social media manager è responsabile della voce del marchio su tutti i profili social dell’azienda. Fornisce notizie su piattaforme diverse, come il rilascio di prodotti, servizi e funzionalità. Inoltre, crea contenuti per promuovere i prodotti del marchio e attirare nuovi clienti.

Le responsabilità di un community manager, invece, includono: aumentare il coinvolgimento tra gli utenti attraverso discussioni, collegamento di nuovi utenti con risorse per aiutarli a essere coinvolti nei gruppi e risposta alle domande degli utenti per aiutarli a risolvere i problemi.

Datti dei tempi

Quanto tempo puoi spendere sui social media? Sei un social media manager a tempo pieno ed è il tuo unico lavoro o hai anche altre attività e quindi non puoi permetterti di investire il 100% del tuo tempo sulle varie piattaforme?

Non importa se hai tutta la giornata per lavorarci o solo poche ore al giorno, l’importante è impostare l’agenda in modo produttivo. Darsi dei tempi per ogni attività è fondamentale per essere disciplinati e in quel tempo essere focalizzati e costruttivi. Costanza e metodo sono due parole chiave per ottenere risultati.

Non ti è mai capitato di sapere di avere tutta la giornata a disposizione e quindi perderti in tante attività e poi non portarne a termine nessuna? Ecco, questo è il peggior errore che puoi fare.

Ordine, disciplina e pratica ti porteranno a darti dei tempi durante la giornata. Ad esempio, datti 30 minuti subito all’inizio della mattinata, poi 30 minuti dopo pranzo e infine la sera per le interazioni con la community e il controllo delle notifiche sulla tua pagina, in modo da non venir costantemente distratto. Una volta scaduto il tempo, passa ad un’altra attività. Questo ti porterà maggior efficienza nel tuo lavoro quotidiano.

LEGGI ANCHE: La regola dei due minuti e altri segreti per migliorare la produttività (senza fare salti mortali)

Prenditi delle pause

Ci sono veri e propri studi sulla salute mentale di chi lavora nel digitale e fa il social media manager. Nel 2020 la sensazione è quella di dover lavorare 7 giorni su 7, 24 ore su 24. Ti sarà capitato di sentire quella sana necessità di staccarti dal cellulare e allontanarti dalla rete.

Ecco perché è importate tutelarsi. Una volta fuori dall’ufficio, silenzia le notifiche. Prenditi ogni tanto delle pause. Se vai a pranzo, fai in modo che la pausa, sia veramente una pausa e non portate il cellulare. Ad esempio, prendere un caffè dopo il pasto ti mette scientificamente di buon umore e stimola la creatività.

Anche perché per godere della pausa caffè sei costretto ad alzarti dalla sedia e cambiare postazione. Questo è il secondo vantaggio che ti permette di massimizzare sul lavoro, spezzando la monotonia. È quindi molto importante dividere la tua giornata in blocchi in cui puoi alzarti e sgranchire le gambe.

Inoltre, la vera pausa rigenerante è quella in cui ti dai la possibilità di muoverti, fare altro, pensare ad altro. Solo in questo modo puoi ricominciare con più carica. Se decidi di uscire per un’ora di corsa, tieni il cellulare in modalità silenzioso, in modo da non essere distratto da notifiche e dalla voglia di controllare lo smartphone. Piccoli accorgimenti, che possono migliorare la qualità della vita quotidiana e l’equilibrio con il proprio lavoro online.

Fondamentale è massimizzare le pause sul lavoro in modo tale da non farsi prendere dalla stanchezza, fisica e mentale, e ritornare a produrre al meglio delle proprie forze e capacità.

LEGGI ANCHE: Piccolo manuale di sopravvivenza per social media manager

Dimentica il perfezionismo

Ad un certo punto bisogna farsene una ragione: i tuoi post non saranno mai perfetti e la tua ‘to do list’ non sarà mai sempre completata a fine giornata. Impara a dirti più spesso: va bene così.

Non significa accontentarsi, ma essere pratici e realistici, senza perdersi in inutili ricerche di perfezionismo per un singolo post che andrà su Instagram o per un video che dovrà essere solo 60 secondi. L’estremo perfezionismo può dare origine a indecisioni o a schemi comportamentali troppo rigidi e dal controllo eccessivo, che potrebbero favorire o sfociare in depressione.

La cura e l’attenzione al dettaglio sono una buona norma, ma l’eccesso di perfezionismo può essere un ostacolo all’efficienza del tuo lavoro.

Sii il primo sostenitore di te stesso

Tutti i lavori hanno i loro periodi di maggior stress e impegno, ma sentirsi sempre con il fiato alla gola non fa bene a nessuno. Spesso ad un social media manager viene richiesto di essere un creativo, un copywriter, un analista, un grafico o video maker ed è facile farsi prendere dal panico.

Se svolgi tante attività, riconoscilo, datti la cosiddetta pacca sulla spalla e sii positivo. Se invece lavori in un team, non sentirti intimorito dal comunicare la lista di compiti che svolgi. Anzi tienine traccia e al bisogno fatti sentire. Sei tu a dover essere il primo sostenitore del tuo lavoro per farlo percepire nel modo più corretto agli altri. Non dimenticarlo.

N-Conference si avvicina e siamo pronti a svelarvi i nomi di tutti gli Speaker

UPDATE: N-Conference si terrà il 13 e 14 Maggio 2020 a Milano, sempre in Talent Garden Calabiana.

L’adrenalina inizia a salire. L’entusiasmo è alle stelle. La curiosità anche. Mentre si organizza un grande evento, come sarà N-Conference, avendo chiara la visione di ciò che sarà, devi lavorare sodo tutti i giorni, ma in fondo non vedi l’ora di arrivare a calpestare quel palco. Perché con nomi italiani e internazionali di enorme valore e competenza, come quelli che abbiamo selezionato per N-Conference, non aspetti altro che poterli ascoltare tutti e goderti l’energia di una esperienza senza precedenti.

Anche per te, nel tuo business, probabilmente è così. Quando stai davvero alla grande e ti sei posto degli obiettivi di crescita, non vedi l’ora che la tua visione si realizzi, insieme a tutti il team. N-Conference sarà anche questo: un momento per prepararsi, iniziare pensare al di là di quello che sembra semplicemente possibile e trovare nuova energia per sognare e dare slancio al proprio business.

Cosa ti porterai a casa? Tanta ispirazione e carica, ascoltando quei visionari e quei ribelli che possono insegnarci come fare sempre meglio col Digitale, con la Tecnologia, col Marketing e che hanno già innovato il loro settore, cambiando vita.

Chi sono? Gli speaker di N-Conference, l’evento epico targato Ninja che il 13 e 14 maggio animerà il Talent Garden Calabiana di Milano.

Una due giorni all’insegna di visione e apprendimento che si basa su tre pilastri: Visionary TalksArtistic Performance e Tribe Networking.

Vi avevamo già presentato i primi speaker di N-Conference, ma vi avevamo promesso che avremmo aggiunto nuovi nomi agli ospiti. Ecco quindi gli altri speaker che si avvicenderanno durante le due giornate di idee di business e strategie basate sull’energia delle connessioni umane.

Scopri tutti gli speaker sul sito e acquista subito il tuo ticket per N-Conference.

Fernando Machado, Global Chief Marketing Officer Burger King

Il CMO di Burger King Fernando Machado è un esempio di visione e coraggio, oltre ad essere la mente creativa dietro alcune delle campagne più potenti degli ultimi anni da “Real Beauty Sketches” per Dove a “Ok, Google, what is the Whopper burger?”.

Nel 2015 con “Be your way” e “Proud Whopper“ rilancia il brand Burger King, riportandolo a toccare le corde emotive del consumatore. Da quel momento i confini della brand communication di BK si spostano costantemente in avanti settando nuovi standard.

A #NConf20 con il suo lavoro Fernando ci dimostra come la sensibilità creativa sia una leva fondamentale per la crescita del business, capace di ribaltare un destino, che a volte, sembra già scritto.

Andrea Gibbs, Senior Director Platform Integrity Intel

È Director Firmware Business & Ecosystem Development di Intel. È una ninja nel mondo della tecnologia e della sicurezza informatica poiché il suo team ha sponsorizzato e parlato a prestigiose conferenze sulla sicurezza informatica come Cyberweek ospitato dall’Università di Tel Aviv, B-Sides, Open Firmware Summit e Intel’s Firmware Summit, solo per citarne alcuni.

Andrea ha guidato la strategia di sicurezza della piattaforma Intel ed è stato determinante nel definire la strategia Blockchain di Intel.

Nik Roope, Co-founder Lovie Awards

È uno dei designer e conceptual thinker più luminosi degli ultimi 20 anni, fondatore di numerose aziende di successo come Plumen e Hulger.

Dalla creatività, al design e alla tecnologia, Nik non perde mai una visione chiara e radicata del futuro.

La sua più potente intuizione è la consapevolezza che il digitale sta collegando tutto, cancellando confini, divisioni e pregiudizi. Il suo obiettivo è quello di dimostrare che, fondendo creatività visionaria e innovazione, si possono costruire business di successo che rispettano l’ambiente.

Paola Zukar, Founder TRX Radio e Manager di Fabri Fibra, Marracash e Clementino

È la ribelle della musica italiana, o come tutti la chiamano, la signora del rap. Negli anni ’90 inizia con la rivista di cultura hip hop Aelle, sbarca successivamente nel mondo della discografia, entrando a far parte della squadra di Universal Italia dove lancia uno sconosciuto Fabri Fibra.

Nel 2006 decide di creare la sua agenzia di produzione, la Big Picture Management. Oggi rappresenta artisti del calibro di Fabri Fibra, Clementino e Marracash diventando un’istituzione nel dietro le quinte di un mondo in continuo fermento. A N-Conference ci racconterà cosa vuol dire underground oggi.

Marco Antonio Attisani, Founder e CEO di Watly

Imprenditore vulcanico e visionario, Marco è un vero ribelle che ha deciso di cambiare il mondo. Per questo ha dedicato anima e corpo ad inventare e costruire un gigantesco computer termodinamico in grado di generare acqua pulita, energia elettrica e connettività internet per aiutare i paesi del Terzo Mondo.

Da lui avremo energia e visione e capiremo che non abbiamo più tempo per dedicarci a progetti futili e poco sostenibili.

Virginia Montemaggi, TikToker

2000 è il suo anno di nascita, 4,6M è il numero dei suoi follower su Tiktok, 227,3 M i mi piace ricevuti.

Virginia Montemaggi è il simbolo della Generazione Z. A soli 14 anni, nel 2015, ha iniziato a sperimentare su piattaforme come YouTube e Musically lasciando entrare milioni di adolescenti nella sua vita per condividere il suo quotidiano fatto di divertimento, scuola e famiglia.

Per Virginia, come per i tanti nuovi idoli social, questa passione è diventa un lavoro, per tutti gli altri è solo divertimento.

Stefano Polato, Direttore  Space Food Lab di Argotec

È Chef del ristorante Il Campiello a Monselice e lavora presso l’Argotec, agenzia aerospaziale di Torino, dove dirige lo Space Food Lab.

Dall’essere un laureato senza le idee chiare è passato ad essere ristoratore dall’approccio rivoluzionario e successivamente cuoco per le spedizioni degli astronauti.

Chef e cultore della cucina consapevole afferma che il cibo è informazione e comunica con il nostro corpo e ci spiegherà come migliorare la nostra salute con una cucina in linea con i nuovi stili di vita e con i nuovi prodotti alimentari.

Gianluca Stamerra, Regional Director Italy GoDaddy

Responsabile Sales & Marketing con 17 anni di carriera in multinazionali come United Internet, Vodafone e Orascom per arrivare a GoDaddy, società ai vertici nella vendita di domini web, con oltre di 18 milioni di clienti e 77 milioni di domini in gestione. Hacker di crescita,

Growth Hacker, conosce alla perfezione le due facce della medaglia: i consumatori e le grandi aziende. Brand awareness, consumer acquisition e revenue sono il suo campo da gioco.

A N-Conference Gianluca ci racconterà quali semplici azioni basta attivare per migliorare la propria visibilità on line, creare un pubblico di riferimento e trasformarlo in clienti.

Domenico Romano, Head of Marketing in AW-LAB

Head of Marketing di uno dei principali retailer dello sport-style e parte del Gruppo Bata, prima compagnia mondiale per la produzione e commercializzazione di calzature.

Domenico è un giovane marketer di grandissimo talento e si è posto la missione di trasformare il brand di cui dirige il marketing nella nuova MTV.

Il suo approccio al marketing, vicino alle nuove generazioni e ai suoi trend ci permetterà di sintonizzarci sull’energia sociale più forte e viva che crea nuovi mercati e tendenze.

Una curiosità: Domenico ha iniziato con una tesi su Ninja Marketing ed è stato tra i primi nostri stagisti. E quindi con ancora più grande orgoglio, che lo ospiteremo sul palco di N-Conference 2020.

Davide Dattoli, co-founder e CEO di Talent Garden

Nella classifica Forbes Under 30, non ha bisogno di presentazioni. Davide è tra i più giovani e talentuosi imprenditori italiani, alla guida di una delle scaleup italiane più di successo che aggrega le startup community in molti paesi d’Europa.

Proprio l’altro giorno Talent Garden ha inaugurato un nuovo campus a Roma con la presenza di alte cariche dello stato tra cui il Ministro per l’Innovazione Paola Pisano.

Da lui ci aspettiamo che ci riveli la ricetta che gli ha permesso di ottenere questi incredibili risultati. Davide non poteva mancare come speaker a N-Conference 2020 che si terrà proprio in Talent Garden Calabiana.

Ivan Ortenzi, Chief Innovation Evangelist BIP

È un nomade dell’innovazione, emigrato da Torino a Milano. Ora Partner di Bip e Managing Director di Ars et Inventio, appassionato di corporate innovation e corporate creativity.

È coordinatore scientifico del Master Innovation Management e del Master di Design Management presso la Business School of Il Sole 24 Ore. Docente nelle aree di strategia, marketing e innovazione in Italia e all’estero. Public speaker in occasione di eventi nazionali ed internazionali sui temi dell’Innovazione, della creatività e delle Exponential Organization.

Il suo blog “Atteggiamento Zen” è il suo esercizio zen preferito insieme a quello di temperare le matite.

Giorgia Abeltino, Director Public Policy Google

Napoletana, esperta di antitrust, in Google dal 2010. L’anima italiana nella grande tech company.

Responsabile del progetto “Google Arts & Culture” Giorgia unisce amore per le relazione istituzionali a quello per l’arte e la cultura.

Bruno Bertelli, Direttore Creativo e CEO di Publicis

Stiamo parlando del creativo italiano più premiato al mondo. Colui che decide delle strategie creative globali di brand come Heineken e Diesel.

La casa non gli basta per contenere i premi che ha vinto e i suoi consigli sul presente e il futuro della comunicazione pubblicitaria saranno pepite d’oro.

Guido Stratta, Direttore sviluppo, training, recruiting & people caring Gruppo Enel

Head of HR una delle aziende italiane che in questo momento stanno tracciando il futuro dell’energia non solo in Italia ma in tutto il mondo.
Guido Stratta è dotato di una empatia e di un carisma davvero fuori dal comune e all’N-Conference ci illuminerà sull’importanza strategica di avere risorse umane gamechanger in azienda e su come attrarre, sviluppare e conservare i “talenti ribelli” a beneficio dell’innovazione e della sopravvivenza dell’impresa stessa.

Alfredo Accatino, Chief Creative Officer & Partner Filmmaster

Ha firmato alcuni tra i più grandi eventi degli ultimi anni. Tra questi è stato direttore artistico delle Cerimonia di apertura e di chiusura dell’Expo Milano 2015.

È anche autore di “Outsiders (1 e 2)” un libro che parla di artisti ribelli, dando voce a tutti quelli che, pur avendo fatto cose incredibili, non sono mai entrati in un libro di storia dell’arte.

Mirko Pallera, Fondatore e CEO Ninja

Oggi Direttore Responsabile del magazine e Direttore Scientifico di Ninja Academy.

Attento osservatore delle dinamiche sociali, si diverte a formulare teorie, definizioni e modelli operativi utili ad orientare i professionisti nello scenario dei nuovi media.

Imprenditore, consulente e digital strategist per Barilla, Telecom, Unilever, Presidenza del Consiglio dei Ministri e Banca Mediolanum. Sul palco dell’N-Conference spiegherà perché si definisce un “innovatore sociale” con la missione di migliorare il mondo grazie alla comunicazione delle aziende.

Barbara Carfagna, giornalista e conduttrice TG1

È autrice del programma “Codice, la vita è digitale” una trasmissione futuristica e visionaria che ha portato Barbara in tutte le latitudini mondiali dell’innovazione a confrontarsi con le più grandi menti dei nostri tempi. Guardare le puntate di Codice permette di cogliere le sfumature più variegate della società digitale.

Per questo Barbara, dal suo osservatorio privilegiato, ci potrà illuminare su luci ed ombre del futuro più prossimo: stampe 4D, 6G, social credit, cyberwar.

Marco Marchetti, Responsabile Digital Marketing Despar

Head of Digital Marketing di Despar, grande appassionato di marketing e comunicazione, è sempre pronto alle sfide digitali purché portino un vantaggio reale alle persone.

Innovare per lui è prefigurare, è cambiare l’ordine prestabilito delle cose per fare cose nuove, è mettere assieme pezzi, è semplificare, è rendere la vita migliore.

Nel 2019, grazie alla tecnologia, innovare acquisisce un significato nuovo, ancora più alto: promuovere e custodire le risorse del nostro pianeta e le persone. Non a caso è coinvolto in prima linea anche in tutte le attività aziendali che hanno a che fare con l’impegno sociale. Non c’è sfida più ambiziosa del miglioramento continuo.

Yasmine Fage, Co-Founder at Goggo Network

Consulente strategico trasformato in imprenditore, Yasmine Fage è appassionata di innovazione e guida il cambiamento sistemico del settore nel pubblico e nel privato, sia in Europa che a livello internazionale.

Attualmente è co-fondatrice e Chief Operating Officer di Goggo Network, un’azienda che mira a rivoluzionare la mobilità autonoma in tutta Europa.

Leonardo Maria De Rossi, Direttore “The Blockchain Journey” SDA Bocconi

È Direttore de “The Blockchain Journey” SDA Bocconi.

Ha partecipato a importanti progetti di ricerca nazionali e internazionali nel settore tecnologico e collabora con istituzioni accademiche internazionali come il Massachusetts Institute of Technology (MIT).

Le sue ricerche si focalizzano sugli impatti che le tecnologie digitali possono avere nei servizi finanziari, in particolar modo è concentrato sullo studio di Bitcoin e blockchain.

Adele Savarese, General Manager Ninja

Nata a Los Angeles nella stessa annata dello spot “1984”, Adele ha lavorato per Ninja Marketing come Editor in Chief, coordinando la redazione del magazine e intervistando personalità come Philip Kotler, il fondatore di Reddit Alexis Ohanian, l’ex CEO di Huffington Post Jimmy Maymann in esclusiva mondiale dopo l’acquisizione da parte di Verizon, il founder del Web Summit Paddy Cosgrave – ma anche Juan Pablo Escobar, il figlio del più grande narcotrafficante della storia.

Oggi è General Manager di Ninja Academy, gestendone in prima linea il catalogo didattico. Ha pubblicato “A lezione dai Mad Men. Come evolve la pubblicità” edito da Il Sole 24 Ore e con prefazione del mitico pubblicitario Jacques Séguéla. Ha collaborato con il Social Media Team di Hyperloop Transportation Technologies.

Claudio Cipriani, Director of Digital & Customer Engagement MSD Italia

Attualmente guida la trasformazione digitale in Italia per MSD, una delle più grandi aziende farmaceutiche mondiali. Il suo compito è di sfruttare servizi e tecnologie innovative per sbloccare opportunità e migliorare l’esperienza del cliente attraverso i canali di marketing digitale.

È Country Innovation Leader per MSD Italy, membro del programma MSD Global Digital Transformation e soprattutto è appassionato di innovazione, tecnologia, crowdfunding e start-up.

Cristina Pozzi, Co-founder Impactscool, Young Global Leader World Economic Forum

Co-fondatrice e Amministratore Delegato di Impactscool, Cristina è imprenditrice di successo, divulgatrice, imprenditrice sociale e attivista, con l’obiettivo di influenzare positivamente la società.

Dopo aver venduto la precedente azienda co-fondata nel 2006, in una delle più importanti exit in Italia, ha fondato un’organizzazione senza fini di lucro per portare consapevolezza e formazione innovativa nelle scuole, nelle università e nelle organizzazioni su tecnologie emergenti e studio del futuro. Impactscool ha la missione di dare a tutti l’accesso al futuro nella società globale, in rapida evoluzione, influenzata dagli impatti della quarta rivoluzione industriale.

Il motto della sua organizzazione è: “il futuro è open source”: plasmato insieme e accessibile a tutti.

Grazie a lavoro svolto con Impactscool e al suo percorso professionale Cristina è diventata un membro dei Young Global Leader del World Economic Forum (2019-2024).

Massimo Temporelli, Fisico e co-founder TheFabLab

Massimo Temporelli si laurea in Fisica con una ricerca sulle onde elettromagnetiche e la ricostruzione fedele dell’apparato sperimentale di H.R. Hertz.
Epistemologia, filosofia e storia della scienza sono il suo focus di ricerca. Per questo motivo, nel 2000, inizia la sua attività professionale al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano, di cui nel 2003 diventa curatore.

Dopo 10 anni di lavoro al Museo, dal 2011 lavora come freelance e consulente alla realizzazione di progetti ed eventi culturali in tv, alla radio e nell’editoria. Ha condotto programmi televisivi su scienza e tecnologia per Sky, Rai Scuola e Rai 2.

Ha pubblicato diversi libri su innovazione e storia della scienza, pubblicati da Hoepli e Mondadori. È direttore della collana scientifica Microscopi per Hoepli. È autore e voce del podcast F***ing Genius per l’editore StorieLibere. Nel 2013 ha fondato il primo Fablab di Milano (TheFabLab) e dal 2014 è professore di Antropologia allo IED di Milano.

Marco D’Alimonte, Country Manager Tesla

La rivoluzione elettrica è in atto e il principale testimone di questa transizione è sicuramente Tesla. Marco D’Alimonte è Country Manager di Tesla Italia dal febbraio 2017 ha guidato lo sviluppo di Tesla Energy per il Sud Europa, introducendo i prodotti Powerpack e Powerwall in questa regione.

Ancora prima Marco si è dedicato allo sviluppo della rete Supercharger Tesla, la più grande infrastruttura di ricarica elettrica al mondo, nell’Europa centrale e meridionale.

Alessia Zampano, Consumer Culture Specialist e Trend Researcher

Non le piace essere definita una trend hunter ma il mirino di Alessia Zampano è costantemente puntato sui trend globali che emergono nello scenario contemporaneo del consumo, per individuare i cambiamenti socio-culturali che influiscono sugli stili di vita delle persone.

Con il suo lavoro di ricerca, analisi e consulenza strategica unisce i puntini mettendo in luce le opportunità di innovazione per le aziende, aiutando il cliente ad andare nella direzione che le cose hanno già preso. Il software che utilizza? Il suo personale sguardo critico sul mondo.

Pietro Bonomo, Growth Hacker & Founder Viral Octopus

Ha iniziato il suo percorso nel mondo del web nel 1999, per curiosità e necessità. Pochi mesi prima nasceva Google, cinque anni prima Amazon, nel 1993 la prima pagina html.

Pietro Bonomo è pioniere dell’eCommerce in Italia. Gestisce numerosi shop di proprietà fino al 2012, quando vende la sua azienda e si trasferisce in Asia, per intraprendere la carriera di consulente e docente.

Instancabile studioso della materia ed evangelizzatore del concetto di eCommerce Olistico, fonda la Viral Octopus Limited un sistema di progettazione e gestione fondato su otto pilastri chiave: modellazione del business, esperienza utente, pianificazione, sviluppo, promozione, analisi, ricerca dei trend ed ottimizzazione.

Daniele Alberti, Founder Starboost

Imprenditore seriale e investitore, presidente fondatore di StarBoost srl, co-fondatore Bakeca.it, limited partner di 500startups, socio co-fondatore nelle società brasiliane e italiane del gruppo Planet Idea.  Visiting professor presso il Politecnico di Torino e founder del corso di “Company Creation” dell’Università delle Scienze Enogastronomiche, su materie di Imprenditorialità e Innovazione (dal 2016).

Ha studiato al Politecnico di Torino e alla Santa Clara University, ed è vincitore della Fulbright BEST scholarship che gli ha permesso di approfondire la sua passione per l’innovazione e l’economia negli Stati Uniti. Ha un’ampia competenza nel mondo digitale, in particolare con riferimento alla fase di early stage.

Gianluca Mauro, Founder AI Academy

Dopo una Laurea in Ingegneria e varie avventure nel mondo delle startup, Gianluca si è innamorato dell’intelligenza artificiale vivendo in Silicon Valley.

Da quella prima scintilla, l’AI è il suo chiodo fisso: tornato in Italia, oggi lavora per diffondere conoscenza su questa tecnologia e svolge attività di consulenza sia tecnica che strategica.

Durante N-Conference Gianluca ci racconterà cosa può e cosa non può fare l’AI e quali sono i settori in cui si aprono incredibili opportunità di business.

Luca Eleuteri, Co-Founder Casaleggio Associati

Classe 1971, laureato in Ingegneria Gestionale al Politecnico di Milano, con un master in Consulenza e Management per PMI e in Organizzazione e Gestione Aziendale presso l’Università di Darden in Virginia.

Tra il 2000 e il 2003 è nella Direzione Generale del Gruppo Webegg, come Operation Manager. Dal 2004 è socio fondatore e amministratore di Casaleggio Associati. Si occupa di social media e di modelli di business digitali.

Vuoi altri buoni motivi per partecipare a N-Conference 2020? Guarda il sito e scopri i nomi di tutti gli speaker

Il creatore di Vine ci riprova e lancia Byte, una sfida a TikTok

Dopo aver annunciato nel 2017 per la prima volta di essere al lavoro su un’app che potesse sostituire l’ormai cancellata Vine, il co-founder dell’ex-piattaforma per lo streaming di short-video, Dom Hoffman, ha lanciato ufficialmente Byte.

Si tratta in sostanza di un vero e proprio successore di Vine, con funzionalità aggiornate.

Come spiegato da Byte:

“Stiamo dando un nuovo spazio ai video in loop di 6 secondi e alla community che li ha amati”.

LEGGI ANCHE: Come TikTok ha cambiato il panorama dei social network e cosa aspettarsi dal futuro

Byte può davvero fare concorrenza a TikTok?

Ma Byte non è simile a Vine solo come concezione. L’app ricorda la sua antenata anche come funzionalità, il che equivale a dire che è molto simile anche a TikTok.

Su Byte tuttavia mancano ancora effetti e strumenti come remix, AR e filtri aggiuntivi, che probabilmente saranno implementati in un secondo momento.

Byte, rispetto a TikTok, conserva inoltre il limite dei 6 secondi, una caratteristica che aveva reso inizialmente vincente Vine, ma che si era poi rivelata anche uno dei limiti dell’applicazione.

Anche se Byte avrà successo in fase di lancio, dovrà poi evolversi rispetto al suo predecessore in un’area chiave: fornire opportunità di monetizzazione ai suoi migliori creator, motivandoli in tal modo a continuare a pubblicare contenuti.

Uno sguardo al passato

Nonostante tutte le critiche mosse a Twitter per la scomparsa di Vine (Twitter ha acquistato Vine nel 2012, per poi chiuderlo nel 2016), Vine è stato effettivamente chiuso a causa del calo dell’utilizzo. Nella sua fase migliore infatti, Vine registrava circa 200 milioni di utenti attivi mensili, ma mentre l’app continuava a crescere, i suoi migliori creator hanno iniziato a chiedersi se avrebbero dovuto investire tempo nella piattaforma, dato che potevano guadagnare molto più denaro per lo stesso contenuto altrove.

Ciò ha portato al trasferimento di alcune delle più famose star di Vine, come Logan Paul, su YouTube, mentre altri, come Amanda Cerny, hanno iniziato a pubblicare su Instagram, piattaforme che ora li hanno resi milionari.

E quando i grandi nomi hanno spostato l’attenzione altrove, anche i dati di Vine sono crollati.

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Abbiamo visitato HOMI 2020: i trend dell’anno sono design sostenibile e creatività del riuso

  • 600 espositori e grande partecipazione estera per la trade fair del lifestyle a Rho Fiera
  • Gli stili di tendenza più interessanti e le influenze del design sostenibile sugli oggetti d’arredamento

Ricerca e condivisione, sostenibilità e futuro. Sono queste le parole chiave di HOMI: il Salone degli stili di vita che per l’edizione gennaio 2020 ha deciso di rivisitare il suo format.

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Abbiamo fatto un giro all’exhibition dedicata ai professionisti del settore home hospitality che ogni anno (nelle sue due edizioni) si evolve.

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Tognana @HOMI 2020 – Foto di Federica D’Arpa

Una mostra italiana dal respiro internazionale che spazia dal settore tessile al design, passando dalle fragranze al gifting, fino alle decorazioni per le festività natalizie.

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Questa volta, l’evento mette al centro le crescenti tendenze delle case condivise e del B&B globalizzato. Tanti gli espositori stranieri in particolare provenienti da Germania, Francia, Spagna e Portogallo; Corea e Giappone per quanto riguarda l’extra Europa.

La nuova cultura del design sostenibile

Ricca di stimoli per diverse categorie di visitatori, HOMI offre uno storytelling unico e in divenire dove la prospettiva nazionale si fonde a quella internazionale grazie a progetti speciali ed experience nate sotto il segno dell’originalità e della sostenibilità.

HOMI 2020 – Foto di Federica D’Arpa

Come finestra aperta sui temi del design, dell’artigianato di qualità e degli accessori innovativi per la casa, la fiera mostra la sua anima più inclusiva e una risposta concreta alle nuove logiche di fruizione degli ambienti oltre a rappresentare un’opportunità in più per ideare spazi fortemente connotati dalla cultura locale ma capaci di ospitare persone provenienti da tutto il mondo.

Tra i filoni di stile più interessanti: la riscoperta della tradizione italiana in chiave internazionale e la tendenza shabby chic che gioca su atmosfere calde e romantiche con mobili e complementi d’arredo dall’aspetto autenticamente vintage.

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HOMI 2020 – Foto di Federica D’Arpa

LEGGI ANCHE: In plastica, riciclata dai rifiuti domestici: ecco la sedia di design sostenibile

I padiglioni

Suddivisa in quattro aree principali, la prima è quella dedicata ai produttori e ai distributori del Retail, Fragrance e Textile Inspiration capaci di aggregare un’offerta ricca e attentamente selezionata.

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L’area Home Boutique & Design è dedicata alla manifattura di qualità, caratterizzata da rilevanti identità di marchio o prodotto.

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All’interno spazio all’artigianato e al design Made in Italy con selezioni dei migliori designer internazionali.

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Stand Alessi – Foto di Federica D’Arpa

Il Padiglione Home International Delivery è l’area dedicata ai grandi importatori e distributori, caratterizzati da ampia gamma di prodotti con fasce di prezzo molto competitive. Al suo interno una proposta che varia anche in termini di gadget e cartoleria.

Festivity è invece l’area dedicata agli articoli per le festività e le grandi occasioni con una particolare attenzione alle decorazioni natalizie e all’arte del presepe.

homi 2020

Gli spazi dedicati alla creatività del riuso

Tra workshop, presentazioni e case history sono diversi i talk che si scandiscono all’interno dell’evento. HOMI si propone anche come fucina di idee per professionisti e associazioni che mostrano uno spaccato reale delle tendenze di mercato riguardo i temi della progettazione degli interni nell’ambito residenziale e in quello dell’ospitalità.

Tante idee nate da materiali riciclati o da scarti di lavorazione industriali per una nuova cultura del design sostenibile. Le proposte rispecchiano le tendenze più attuali e diffuse legate al riuso, al riciclo e alle scelte eco-friendly.

homi 2020

La nuova sostenibilità green sta cambiando le nostre abitudini di consumo, così anche gli accessori per la casa si trasformano, diventando simboli di un’economia circolare che rispetta il pianeta.

LEGGI ANCHE: Sempre più persone scelgono una alimentazione Plant-Based food (e non è sinonimo di vegan)

homi

Quest’anno la fiera ha dedicato uno spazio alla creatività del riuso e alla sostenibilità. A curare questa prima edizione che prende il nome di ECOSOCIALLY è uno dei pionieri dell’arte ecologica contemporanea Luca Gnizio.

homi 2020

In mostra opere d’arte, brevetti e innovazioni ecologiche dell’eco-social artist come le sue iconiche sculture sedie, esempi di prodotti domestici che portano dei messaggi di sensibilizzazione e critica nei confronti dell’inquinamento ambientale.

Week in Social: Facebook compra Packagd e addio al tasto di IGTV su Instagram

C’è una rubrica nel web di cui non si può fare a meno: sì, l’aggiornamento settimanale social più utile di sempre torna puntuale anche oggi. Ci siamo, Week in Social.

Facebook acquista Packagd

Non ce la fa proprio a stare ferma: così Facebook, la storica piattaforma social, prova a resistere sul mercato.

Sì, da quando la rivale TikTok è diventata l’app più scaricata, Mark punta sempre di più sul mondo dell’eCommerce. È fresca la notizia: la piattaforma ha acquisito la startup di video commerciale “Packagd”. Si tratta di una piattaforma che mira all’acquisto di prodotti via live-stream per i suoi utenti.

Rivedere Marketplace per una nuova concezione del live shopping. Che penserà Amazon? Potrà essere un rivale? Vedremo. Intanto Facebook le prova tutte.

LEGGI ANCHE: Su Amazon arriva il pagamento rateale: ecco come funzionerà

Influencer sì o no?

La domanda del 2020 è proprio questa: ci sarà ancora spazio per gli influencer? Beh, quello che stiamo per dirvi potrebbe sembrare una novità, in un momento storico in cui alcuni iniziano a pensare al declino dell’Influencer Marketing.

influencer

O meglio:

Siamo entrati da poche settimane nel 2020, un nuovo anno durante il quale l’Influencer Marketing sarà ancora tra i principali protagonisti nel mondo della comunicazione digitale. Secondo il Global Trust Report di Nielsen, ben il 46% di noi si lascia guidare dal parere degli influencer online.

Dal punto di vista delle aziende, poi, la maggior parte di quelle che utilizzano una strategia di Influencer Marketing vede un aumento di sette volte del ROI.

Se siete interessati e volete saperne di più, l’articolo completo è di Daniela Chiorboli. Su Ninja Marketing, ovviamente.

LEGGI ANCHE: Chi sono gli organic influencer e perché sembrano essere il futuro dell’Influencer Marketing

Ciao, Ciao Libra

Aumenta in maniera notevole l’addio a Libra. La ricordate? La famosa, famosissima moneta di Facebook, quella che sembrava essere la vera rivoluzione del digitale e non solo, quella che – si diceva – avrebbe cambiato per sempre il corso della storia.

Mmm, forse no.

Oggi è Vodafone a dire addio alla criptovaluta di Facebook, l’ottava azienda in pochissimi mesi. Un terzo delle società iniziali hanno già dato forfait. Chissà poi perché. Beh, a chi tocca?

Dov’è il tasto IGTV?

Ve lo siete chiesto? O non ci avete fatto caso? Soprattutto: quanto entusiasmo c’era nel lanciare la “televisione” di Instagram? Ma sì, quella che permetteva di caricare video più lunghi, quella che poteva essere una minaccia per YouTube e il resto del mondo.

Ops. Sarà colpa di TikTok? Instagram, ahinoi, ha deciso di rimuovere l’icona ufficiale dall’app: un momento, nessuna eliminazione. Si sgancia solo il collegamento immediato ad Instagram.

novità igtv

Sarà forse un prendere le distanze? L’app non ha mai avuto molti download: solo un milione.

Niente pubblicità per WhatsApp

Ufficiale: nessuna pubblicità per l’app di messaggistica istantanea di Facebook. Ma no, non Messenger. Sì anche quello è suo, ma parliamo di WhatsApp. Via, licenziato il team che lavorava full immersion a questo progetto.

La scelta alle spalle? Sicuramente maggiore privacy e meno utenti-bersaglio. Ma sì, lasciateci messaggiare in pace.

Su Amazon arriva il pagamento rateale: ecco come funzionerà

Da sempre Amazon è impegnata a rendere rapidi e veloci gli acquisti dei suoi utenti e lo fa soprattutto attraverso una fase delle operazioni sulla piattaforma eCommerce: il pagamento.

Se da un lato Amazon Pay è ormai diventato un metodo di pagamento ufficiale, inserito in tutti i maggiori siti online, dall’altro il gigante dell’eCommerce continua a lavorare anche per le soluzioni di acquisto sul proprio sito. Ecco quindi arrivare l’opzione di pagamento a rate, che sarà sperimentata per la prima volta proprio in Italia, paese noto per l’ampio utilizzo di questa opzione di acquisto, ma anche per le criticità ad essa legate.

La possibilità di dilazionare del pagamento dei prodotti mediante una vendita a rate non sarà subito utilizzabile da ogni utente, ma comparirà – presumibilmente in modo random – tra le opzioni di pagamento nel carrello.

La novità permetterà di suddividere in 5 rate il pagamento.

Ma ecco più nel dettaglio come funzionerà il pagamento rateale di Amazon.

Come funziona il pagamento a rate su Amazon

Stando alle pagine di supporto del sito ufficiale, questo metodo di pagamento si applica solo ai prodotti nuovi (saranno quindi esclusi gli Amazon Warehouse Deals, ossia l’usato di Amazon) e ai dispositivi Amazon nuovi e ricondizionati certificati, venduti e spediti da Amazon.it.

La possibilità di pagamento a rate, quindi non sarà disponibile né per gli articoli marketplace (venduti e spediti da venditori terzi) né per quelli venduti da terzi e gestiti dalla logistica Amazon.

L’opzione in 5 rate mensili, inoltre, sarà direttamente visualizzabile nella pagina di dettaglio dell’articolo, ove disponibile.

“Una volta effettuato l’acquisto di un Prodotto o di un Dispositivo di una determinata Categoria di Prodotti o Famiglia di Dispositivi, sarà possibile acquistare un ulteriore Prodotto o Dispositivo della stessa Categoria o Famiglia beneficiando del pagamento a rate mensili solo qualora tutte le rate del precedente piano di pagamento siano state saldate, si legge sul sito di Amazon

Dunque se volessimo acquistare un prodotto della categoria Tablet Fire a rate e in seguito acquistarne un altro, sempre con pagamento rateale su Amazon, dovremmo prima aver terminato di pagare tutte le rate del prodotto precedente.

L’account Amazon.it dell’utente, inoltre, dovrà essere attivo da almeno un anno, con una carta di credito o di debito valida associata all’account (non pre-pagata e con scadenza non prima di 20 giorni dopo la data di scadenza dell’ultima rata), oltre a presentare una buona cronologia di pagamenti su Amazon.it.

Una serie di precauzioni, quindi, con cui l’azienda intende tutelarsi dai possibili rischi di questa sperimentazione.

Acquista ora, paghi a rate: su Amazon

Questo metodo di pagamento non sarà disponibile, inoltre, laddove non visualizzato nella pagina di dettaglio dell’articolo.

E ancora sul sito leggiamo che: “Ti verrà addebitato l’intero prezzo (IVA inclusa) dell’articolo idoneo selezionato in cinque rate mensili uguali (a condizione che, se il prezzo intero non è equamente divisibile in cinque rate, l’importo dell’ultima rata potrebbe essere inferiore). A questo metodo di pagamento non si applicano interessi o oneri finanziari. Potrebbero comunque essere applicati eventuali interessi, oneri finanziari o commissioni se previsti dal tuo istituto di credito emittente il metodo di pagamento su cui sono addebitate le rate mensili. Qualsiasi commissione relativa all’ordine (come spese di spedizione e/o regalo) sarà dovuta e addebitata integralmente come parte della prima rata mensile al momento della conclusione dell’ordine. L’IVA applicabile verrà ripartita nelle cinque rate mensili”.

Le rate mensili saranno addebitate secondo uno schema chiaro e di facile lettura:

Infine,  in qualsiasi momento sarà possibile saldare in anticipo l’importo della rata successiva o l’intero saldo residuo per l’ acquisto del prodotto o del dispositivo, effettuando il relativo pagamento nella pagina dedicata ai tuoi pagamenti a rate.

realtà virtuale psicoterapia

Parlare e guardarsi negli occhi potrebbe non servire più, anche nella psicoterapia fa il suo ingresso la realtà virtuale

  • Si moltiplicano le forme di supporto per la psicoterapia: la nuova era della virtualizzazione psicologica
  • Anche le fobie possono essere curate, grazie alla capacità di far vivere una situazione di stress in maniera totalmente sicura

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I disturbi della salute mentale sono diventati negli ultimi anni una vera e propria emergenza mondiale: si stima che una persona su quattro ne soffra in qualche forma, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Qui entra in gioco la psicoterapia che, da pratica stigmatizzata, sta fortunatamente diventando sempre più socialmente accettabile e riconosciuta. Chiunque si renda conto di aver bisogno di un aiuto psicologico può in modo relativamente facile accedere a molteplici forme di supporto, e presumibilmente lo farà: è difficile, parlando con chi ci è più vicino, trovare qualcuno che non abbia mai avuto neppure la minima esperienza di psicoterapia.

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Se l’insorgenza crescente di questo tipo di disturbi è una vera e propria piaga, dall’altra parte il cambiamento della percezione nei loro confronti è essenziale per superarli: nessuno può guarire o migliorare se non riconosce il problema e non cerca aiuto.

Quando lo psicoterapeuta si virtualizza

La difficoltà però è che, nonostante il cambiamento sul piano sociale, in molti casi ci sono ancora dei grossi ostacoli che impediscono un accesso globalizzato alle cure psicologiche equiparabile a quelle fisiche.

Problemi quali i costi ingenti, il tempo necessario, la distanza dallo psicoterapeuta adatto o la difficoltà di trovarlo impediscono ancora a tantissime persone di ricevere l’aiuto che necessiterebbero e vorrebbero. Pensiamo a chi vive in aree rurali, o in piccoli centri dove la scelta è molto ridotta.

Non da meno, dall’altra parte anche per lo psicoterapeuta stesso la terapia tradizionale è un grosso investimento. Dopo un percorso lunghissimo di studi, gli psicologi si trovano a dover sostenere grandi costi per affittare uno studio in location dove i pazienti possano accedere facilmente.

Per fortuna, in un modo o nell’altro, anche questo campo viene investito dalla tecnologia, e soluzioni assolutamente originali stanno emergendo anche qui. Tra interessanti sviluppi e gli ovvi dubbi di natura pratica ed etica.

La virtualizzazione del supporto psicologico non è certo una novità. Negli anni sono spuntate come funghi app basate su intelligenze artificiali o chatbot di auto-aiuto, specialmente nel campo della sempre più apprezzata Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT). Io stessa ne ho provata una, intessendo una strana relazione con Woebot, un simpatico amico virtuale di penna – che però è durato poco nel mio smartphone.

L’auto-aiuto è sicuramente una buona base, facile da digitalizzare completamente, volta a “supportare” in una corretta relazione con se stessi e indirizzare i casi più seri verso un aiuto umano. Ma è nel campo del connubio uomo-tecnologia che, come sempre a mio parere, si possono avere le innovazioni più interessanti.

Terapia virtuale: dalle videoconferenze alla realtà virtuale

Benvenuti nel mondo della terapia virtuale, dove lo psicologo è in carne ed ossa ma la relazione (o il supporto utilizzato) no.

La modalità più classica è chiaramente quella della videoconferenza: la possibilità di parlare con il proprio terapeuta senza i vincolo della presenza fisica è un supporto enorme verso la possibilità che tutti possano accedere all’aiuto di cui hanno bisogno. Tanto le persone che vivono in aree isolate, quanto quelle che per lavoro o altri motivi si spostano frequentemente e non hanno una routine programmata in cui poter inserire comodamente un appuntamento fisso di persona, possono ottenere enormi vantaggi da questa soluzione.

Per non parlare dello psicoterapeuta stesso, che a parità di compenso (o anche con cifre minori, che possano venire incontro alle fasce meno abbienti della popolazione) è in grado di sostenersi adeguatamente perché incorre in costi molto minori.

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Certo, questa modalità apre anche a nuovi, inediti dilemmi. La terapia virtuale è altrettanto efficace, dato che lo psicologo può vedere il paziente in viso ma magari non avere accesso a tutti i segnali non-verbali? Quali rischi possono esserci in casi più gravi in cui si verifichi un’emergenza e ci sia una grande distanza da colmare per prestare aiuto?

Ma anche, più sul pratico, il tema della confidenzialità (tutti gli strumenti digitali utilizzati per conservare i dati dovrebbero essere sicuri e criptati). In America i terapisti virtuali possono già contare su una serie di leggi e informazioni volte a esercitare la professione “remotizzata” nel migliore dei modi.

E stando a strumenti come BetterHelp, che aiuta appunto a mettere in collegamento i pazienti con lo psicoterapeuta virtuale più adatto alla loro situazione, la cosa funziona, specialmente nei casi meno estremi: secondo uno studio da loro promosso, il 98% dei pazienti migliora e il 94% preferisce addirittura questa modalità a quella “faccia a faccia”.

Ma c’è di più. Utilizzare la tecnologia per semplificare la relazione è un conto…ma cosa succederebbe se si potesse fare lo stesso con le tecniche di psicoterapia stesse?

La realtà virtuale per curare disturbi mentali reali

Preparatevi ad un altro scenario alla Black Mirror, di quelli a cui ormai ci stiamo abituando, perché l’utilizzo della VR nei trattamenti psichiatrici è già più che una realtà.

È iniziato tutto, come spesso succede, negli USA e nel contesto militare: nei primi anni duemila, quando si è iniziato ad appurare un terribile collegamento tra la guerra e il Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD), la terapia cognitivo-comportamentale si è rivelata un fantastico alleato: aiutando i soldati a rivivere i momenti più traumatici del servizio militare, sotto la stretta osservanza e il supporto dello psicoterapeuta, era possibile migliorare enormemente il loro stato di salute.

Nel 2004, i primi esperimenti sono stati fatti per affiancare alla semplice terapia basata sulla memoria e sull’immaginazione il supporto tecnologico, e da lì è nato Bravemind. Un neofita potrebbe scambiarlo per uno dei tanti videogiochi di guerra come Call Of Duty in VR, ma in verità si tratta di ricostruzioni accurate che gli psicoterapeuti possono fare al computer dei ricordi più traumatici dei pazienti, per permetterli di riviverli in un ambiente sicuro e controllato che gli permetta di scende a patti con le proprie emozioni. Lo psicologo può manipolare il mondo virtuale per adattarlo alla narrazione del paziente, permettendogli di affrontare non solo le emozioni ma anche le risposte fisiologiche (aumento del battito, sudorazione, istinto di fuga…) che emergono.

Ma non solo il PTSD può trarre enormi benefici dalla realtà virtuale applicata alla psicoterapia: grazie all’avanzamento tecnologico e a strumenti sempre più multi-sensoriali è possibile utilizzarla anche nel trattamento di tantissimi problemi quali il disturbo ossessivo-compulsivo, disordini dell’umore come la depressione, problemi del sonno, autismo, dipendenze, etc. In particolare, grazie alla capacità di far vivere una situazione di stress in maniera totalmente sicura, è molto indicato nel trattamento di molte fobieAnche le fobie possono esser curate, grazie alla capacità di far vivere una situazione di stress in maniera totalmente sicura

Di recente, per esempio, uno studio dell’Università di Barcellona ha provato ad applicare il supporto della VR alla terapia di auto-aiuto, basandosi su un assunto molto interessante: siamo bravissimi a dare buoni consigli agli altri, ma non ad applicarli a noi stessi.

Di fronte a un problema personale, di solito le persone danno consigli migliori agli altri che a se stessi. Questo studio ha mostrato come sia possibile mettere in atto un dialogo interno grazie alla realtà virtuale (VR) facendo occupare ai partecipanti alternativamente due diversi corpi virtuali – uno che rappresenta se stessi e l’altro Sigmund Freud. Possono così intrattenere un’auto-conversazione spiegando il loro problema al Freud virtuale e poi, dalla prospettiva di Freud, vedere e sentire la spiegazione dal loro alter-ego virtuale, e quindi dare qualche consiglio. Alternando i due corpi si può instaurare una sorta di auto-dialogo, come se si trattasse di due persone diverse.

Questo esperimento ha dimostrato che il processo di alternanza tra il proprio corpo e quello di Freud in VR è importante per il successo dei risultati psicologici. L’esperimento è stato condotto con 58 persone, 29 delle quali hanno provato lo “scambio corpo” e 29 in una condizione in cui parlavano solo con un Freud virtuale altro da loro. I risultati hanno mostrato che il metodo dell’Auto-Conversazione porta ad una maggiore percezione del cambiamento e dell’aiuto rispetto all’altra versione.

Similmente, applicazioni e strumenti di diversa natura si possono trovare online per risolvere problemi più localizzati come le fobie grazie alla VR.

Uno dei più interessanti da provare (e terribili, per me che ne soffro) è Aracnophobia: come dal nome, permette di affrontare la propria paura dei ragni nel contesto sicuro della realtà virtuale, tenendo le mani (reali) su un tavolo (virtuale) occupato da un numero crescente di ragni…anche solo vedendola senza il visore, la scena stimola le mie peggiori paure (e dovrebbe insegnarmi ad affrontarle).

Allo stesso modo, anche la paura delle altezze, o di parlare in pubblico, possono essere affrontate. Tutto sfruttando l’aiuto della VR, che ci permette di massimizzare ciò che il nostro cervello può fare solo con l’immaginazione e lo psicoterapeuta solo con il supporto verbale.

Un binomio, quello uomo-macchina, che anche in psicologia può avere grandi vantaggi e sviluppi: con i visori che diventano sempre più accessibili (può bastare persino un cartone e uno smartphone), chissà dove potremo arrivare.