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Come costruire una Customer Journey Strategy: obiettivi, touchpoint e competenze

Il Customer Journey è una leva al cuore di ogni strategia di marketing. È il viaggio del consumatore che lo porta a una relazione con l’azienda o il brand e la sua mappa è una rappresentazione visiva di queste interazioni.

Un percorso complesso, popolato da una moltitudine di touchpoint che vanno dalle piattaforme digitali agli spazi fisici.

Per analizzare più nel dettaglio come si costruisce una Customer Journey Strategy, Andrea Buffoni – Regional Vice President Salesforce Marketing Cloud ci accompagnerà nella Free Masterclass del prossimo 16 luglio, dalle ore 13 alle 14.

Scopriremo quali sono gli aspetti focali di ogni strategia di marketing e lead generation come customer journey e customer lifecycle, attraverso obiettivi, touchpoint e competenze.

Nella Masterclass esploreremo case study, sia B2C che B2B, di diversi settori merceologici, dal fashion all’automotive: grandi aziende globali come Diadora, Sara Assicurazioni ed Esprinet, che grazie ad una strategia basata su questo approccio hanno raggiunto e superato i propri obiettivi di business.

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Primi passi verso una Customer Journey Strategy

La centralità del cliente è un obiettivo sfidante per molte aziende: l’esperienza del cliente e il suo customer journey sono uno strumento per differenziarsi e creare un vantaggio competitivo.

Ma quali passi deve seguire un’azienda per realizzare questa visione?

  1. Scoprire cosa guida il coinvolgimento dei clienti.
    Il primo passo è quello di sviluppare una comprensione globale non solo delle esigenze consce dei clienti attuali e futuri, ma anche dei bisogni latenti e dei fattori che dettano il comportamento umano. In parole povere, se si impara di più sul proprio mercato di riferimento rispetto ai concorrenti, allora ci si mette in una posizione di forza per essere più competitivi. L’analisi dei dati (sia qualitativi che quantitativi) può giocare un ruolo importante nell’aiutare a stabilire questa profondità di comprensione, ma è un processo che non si ferma mai.
  2. Comprendere il percorso del cliente nel suo complesso.
    Stabilire una visione altamente dettagliata dell’esperienza del cliente end-to-end può essere uno strumento incredibilmente potente, in quanto fornisce una prospettiva olistica del percorso anche emotivo che il cliente sta compiendo, permettendo di considerare i punti nei quali si potrebbe creare un nuovo valore. Ma attenzione, perché è qui che spesso si commettono errori. Innanzitutto non bisognerebbe soffermarsi solo sui touchpoint, ma bisognerebbe tracciare il percorso effettivo del cliente, considerandolo anche in un’ottica non lineare. Solo così il Customer Journey può innescare un’azione strategica o tattica a livello aziendale.
  3. Migliorare la Customer Journey Strategy generando nuove idee.
    Una volta sviluppata una customer journey map dettagliata, è necessario mettere in atto un processo strutturato per sviluppare nuove idee e creare esperienze uniche attraverso le fasi chiave. Le idee possono essere mirate ad eliminare o attenuare le cause di una customer experience negativa – dove è necessario ad esempio uno sforzo inutile da parte del cliente, o dove emergono cause di stress, confusione, ansia e frustrazione. Solo una volta raggiunto questo obiettivo, possiamo rivolgere la nostra attenzione allo sviluppo di esperienze positive che innescano una connessione emotiva. Questo è importante perché i ricordi duraturi sono stabiliti solo quando si innesca un sentimento emotivo, che può includere la sorpresa (positiva), la gioia, lo stupore, o semplicemente la soddisfazione.

Il 2019 ha segnato un momento di svolta per la comprensione e l’ottimizzazione dei customer journey da parte dei marketer. In particolare nell’ottimizzazione su più canali, ben l’88% dei responsabili si dice soddisfatto dei risultati raggiunti con una crescita dei tassi di conversione cresciuta dal 61% nel 2018 all’85% dello scorso anno.

Nel 2020 in particolare, la maggior parte dei professionisti ha dichiarato che si passerà da un bisogno di tecnologia a un bisogno di competenze per dare un senso concreto agli sforzi di ottimizzazione del customer journey.

customer journey strategy

Cosa imparerai durante la Free Masterclass

Nello specifico durante l’ora di lezione gratuita risponderemo alle seguenti domande:

  • Come mappare una Customer Journey
  • Come si costruisce il percorso ideale che va dal primo contatto fino alla fidelizzazione?  
  • Come guidare l’utente nel suo percorso esperienziale attraverso i touchpoint fisici o digitali? 
  • Come si analizzano i touch point? 
  • Come impostare e monitorare obiettivi e KPI? 
  • Come instillare in azienda una cultura fondata sul dato e un mindset adeguato?
  • Come cambiano i lifecycle stage nelle diverse industry?

La Free Masterclass è online e gratuita, iscriviti adesso! Ma se proprio non ce la fai a seguirla in diretta, potrai recuperarla on demand, attraverso la tua area utente.

RICAPITOLANDO

Free Masterclass “Customer Journey Strategy”
con Andrea Buffoni, Salesforce

giovedì 16 luglio 2020 dalle ore 13 alle 14

ISCRIVITI ORA ALLA MASTERCLASS

pride month 2020

Pride month 2020: ecco i brand che celebrano l’amore con i colori dell’arcobaleno

  • In un Pride Month 2020 all’insegna del social distancing, senza eventi e parate, i grandi brand danno sfogo alla loro creatività con limited edition a tema.
  • Molte delle collezioni per il mese del Pride sono parte di più ampi progetti per il sostegno attivo da parte delle aziende alla lotta per i diritti della comunità LGBTQIA+.

 

Inizia il mese dedicato ai diritti della comunità LGBTQ+, che per la prima volta dopo anni non vedrà le strade delle grandi città riempirsi di persone per celebrare l’orgoglio omosessuale, nel rispetto del social distancing.

Ma come ogni anno, anche in questo giugno 2020 i brand tornano a celebrare l’amore in tutte le sue forme tingendosi dei colori dell’arcobaleno.

Abbigliamento, accessori, scarpe: sono tantissime le creazioni in edizione limitata lanciate dai grandi nomi del fashion e dello sportswear a supporto della comunità omo-lesbo-bi-trans.

Il Pride month 2020 visto dai brand

Adidas

Il colosso tedesco di abbigliamento sportivo apre il Pride month 2020 con il lancio di un Pride Pack contenente una rivisitazione arcobaleno delle sue calzature best seller: Superstar, NMD R1, Ultra Boost S&L, Nite Jogger, Stan Smith e Carrera Low, quest’ultima in duplice versione.

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LEGGI ANCHE: Google celebra il Gay Pride con un’Androidify parade, e siete tutti invitati!

Sulla soletta, è riportato il testo:

Siamo orgogliosi e impenitenti e vi incoraggiamo a essere come noi. L’amore unisce.

Alle sneakers, Adidas aggiunge una release delle amatissime ciabatte Adilette, in versione nera e con il logo Trefoil con texture colorata.

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Lo stesso logo lo ritroviamo sulle t-shirt della collezione clothing a tema Pride, composta anche da shorts, calzini, felpe e leggings, molti dei quali già disponibili sull’e-commerce ufficiale, altri coming sono.

Con la Pride Collection, Adidas riconferma il suo impegno a favore della comunità LGBTQIA+; il brand, infatti, sostiene regolarmente da anni il Trevor Project, la più grande organizzazione mondiale di prevenzione del suicidio e di supporto psicologico per i giovani della comunità.

Banana Republic

Dagli abiti alle calze, passando anche per le t-shirt, la collezione Pride di Banana Republic conta in tutto 19 pezzi disponibili sull’e-commerce ufficiale, riconfermando l’impegno del brand nella difesa dei diritti delle persone omosessuali, bisessuali e transgender.

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La Pride Collection non è l’unica iniziativa del brand a favore della comunità LGBTQIA+: Banana Republic ha fatto una donazione di 60 mila dollari ad una campagna d’informazione delle Nazioni Unite Free & Equal per la promozione del progresso in fatto di diritti umani.

Nike

Con la collezione di sneaker e abbigliamento Nike BETRUE, disponibile a partire dal 19 giugno su nike.com e presso rivenditori selezionati, anche il colosso americano supporta la comunità LGBTQIA+.

Le calzature rivisitate in chiave BETRUE sono le Nike Air Max 2090, le Nike Air Deschutz e, sopratutto, le Nike Air Force 1, vere protagoniste della collezione, con il marchio sul tallone dei 10 colori della bandiera More Color, More Pride.

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LEGGI ANCHE: Perché la campagna di Nike durante il lockdown è una di quelle che ci sono piaciute di più

Come annunciato dall’azienda, Nike dichiara pubblicamente il suo impegno a supporto di più di 20 associazioni locali e nazionali, per promuovere l’inclusione e combattere le discriminazioni degli atleti LGBTQIA+ nel mondo dello sport.

New Balance

Fuori dal 22 maggio, la Pride collection di New Balance, composta da due versioni delle sue FuelCell Echo, una da uomo in blu e una da donna verde acqua, e da una coloratissima release della sua iconica 327.

Entrambi i modelli FuelCell Echo sono caratterizzati da pannelli oleografici sul tallone e i colori dell’arcobaleno sulla metà posteriore.

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Anche New Balance non si limita alle scarpe, ma affianca alla collezione di sneaker, ciabatte e t-shirt dal logo arcobaleno.

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Chiara Ferragni

“Love Fiercely” è il nome della Pride Collection dell’influencer made in Italy e amata in tutto il mondo.

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L’intera linea è un vero e proprio inno all’amore e un’esortazione ad amare oltre ogni pregiudizio o discriminazione.

Puoi amare chi vuoi. Puoi scegliere di essere chiunque ti renda orgogliosa di te stessa. – Chiara Ferragni Collection x Pride. 

 

Oltre ai capi casual più iconici della Chiara Ferragni Collection, con il logo stampato su un arcobaleno glitterato, la linea Love Fiercely propone anche polo-shirt e polo-dress, tutti abbinabili con le sneackers disponibili nei colori bianco e nero.

Converse

Per il quinto anno di fila, Converse lancia la sua Pride Collection, ispirata ai colori della bandiera “More Color, More Pride”, per celebrare la diversità e l’inclusione estendendo l’arcobaleno con l’aggiunta di una linea marrone e una nera che rappresentano rispettivamente la comunità Latin e Black LGBTQIA+.

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La piattaforma Converse By YOU offrirà la possibilità di customizzare i prodotti del marchio a proprio piacimento, come ulteriore celebrazione della libera espressione individuale.

Sarà possibile creare modelli personalizzati, le cui opzioni di design sono ispirate alle bandiere bisessuali, transgender, pansessuali.

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Vans

Anche il brand di scarpe e abbigliamento da skate non ci fa mancare la sua Pride Collection, con una vasta gamma di sneaker, dall’iconica checkerboard, il “mocassino” con il motivo a scacchiera che si colora d’arcobaleno, alle sneaker kids con la chiusura a strappo a tema pride flag.

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Ma la vera chicca di quest’anno, però, sono le ciabatte vans, sempre con motivo a scacchiera coloratissime e glitterate.

LEGGI ANCHE: Da Mattel a LEGO, l’inclusività si insegna attraverso i giocattoli

Vans

Dr. Martens

Anche il Re indiscusso degli stivali stringati si colora per il Pride Month, ma lo fa in modo più discreto, con una bandiera cucita sul tallone e la linguetta colorata, senza stravolgere troppo la sua identità.

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In associazione con il lancio del Pride Boot, Dr. Martens donerà 25 mila dollari alla fondazione The Trevor Project, una delle più grandi organizzazioni mondiali dedicate al supporto psicologico e alla prevenzione di suicidi di giovani gay, bisex e transgender.

Levi’s

“Use your voice” è il tema centrale della Pride Collection 2020 di Levi’s, un messaggio che incita la libera espressione di sé, l’uguaglianza e l’inclusione.

La collezione Pride di quest’anno è sia un incoraggiamento che una celebrazione di coloro che usano la propria voce per cambiare il mondo.

Jennifer Sey, a capo della divisione marketing dell’azienda.

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All’interno della collezione, una vasta e coloratissima gamma di magliette grafiche, giacche di jeans e accessori. Oltre al logo su sfondo arcobaleno, molti pezzi della collezione riportano anche lo slogan “Use Your Voice”.

Per il secondo anno consecutivo, Levi Strauss & Co si unisce all’organizzazione no-profit OutRight Action International, a cui ha annunciato che devolverà il 100% dei proventi netti della Pride Collection.

Nordstrom

Disponibile da giugno, la “BP. Be Proud” Collection di Nordstrom spazia dall’abbigliamento, agli occhiali da sole, ai fermagli per capelli.

Il 10% delle vendite della collezione sarà devoluto all’organizzazione no profit True Colours United, che opera nello sviluppo di soluzioni innovative per i giovani homeless, concentrandosi sulle esperienze delle giovani lesbiche, gay, bisessuali e transgender, che in America costituiscono il 40% della popolazione giovanile senzatetto.

travel industry ripresa

La ripresa del settore Travel passa dalla fiducia dei consumatori

  • Con le compagnie aeree che hanno cancellato voli in tutto il mondo e gli hotel chiusi, le aziende del settore hanno dovuto reagire rapidamente al lockdown gestendo un numero di richieste senza precedenti.
  • Andrea Bertoli, COO di lastminute.com group, ci racconta cosa sta accadendo oggi nel settore Travel e quali sono i primi segnali della ripresa.

Dopo un crollo delle prenotazioni del 95% nel mese di aprile, le prenotazioni in Francia, Italia, Spagna, Germania e UK sono in ripresa settimana dopo settimana, segno che il desiderio di andare in vacanza all’estero esiste ancora, nonostante tutto.

A spiegarlo è Marco Corradino, Ceo di lm group, che nelle scorse settimane ha anche lanciato un appello alla collaborazione tra compagnie aeree e agenzie di viaggio per salvaguardare le vacanze estive in vista della graduale ripresa delle prenotazioni a giugno.

Mentre in tutta Europa si allentano le misure di blocco, il settore Travel inizia a rialzarsi, suggerendo che i viaggi sono ancora tra le priorità dei consumatori.

In particolare è la gestione dei rimborsi a rappresentare ora un ostacolo per le nuove prenotazioni: “Molte persone hanno ancora i propri soldi bloccati in seguito ad annullamenti e cancellazioni. Dobbiamo intervenire rapidamente in modo che le persone possano prepararsi a prenotare nuovamente i loro prossimi viaggi”, spiegano da lastminute.com.

Certamente il modo di viaggiare oggi è cambiato e le regole di sicurezza sanitaria sono una priorità per tutti gli operatori, dalle compagnie aeree agli hotel. Perché la partita del recovery si gioca su un fattore essenziale prima di tutto: la fiducia dei consumatori.

Su quest’ultimo punto in particolare, abbiamo sentito Andrea Bertoli, COO di lm group.

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travel industry post-covid

I numeri del lockdown per la Travel Industry

Per il settore del Turismo il lockdown ha segnato più che per altri una cesura rispetto alla normalità. Quali sono i numeri di questa crisi a livello europeo?

«Stando alle stime dell’Organizzazione Mondiale del Turismo, gli arrivi internazionali globali dei turisti potrebbero diminuire del 20-30% nel 2020 rispetto al 2019. Questo potrebbe tradursi in una perdita della spesa dei turisti internazionali che ammonta a 300-450 miliardi di dollari (270-407 miliardi di euro)

Di conseguenza, il World Travel and Tourism Council (WTTC) prevede che nel 2020 il mercato dei viaggi e del turismo potrebbe perdere 75 milioni di posti di lavoro in tutto il mondo e 6.4 milioni nella sola Europa.

A livello europeo, si stima una perdita delle entrate per l’industria del turismo che si aggira su 1 miliardo di euro per mese come risultato dello scoppio del COVID-19.

Gli aeroporti europei potrebbero perdere 700 milioni di passeggeri (-28%), corrispondenti a 14 miliardi di euro di entrate nel 2020».

travel industry ripresa

Cosa è successo durante l’emergenza

La reazione di player del settore e compagnie aeree rispetto ai rimborsi, può essere spiegata come un momento di panico o ci sono dinamiche che vanno riviste anche nella gestione ordinaria?

«Stiamo affrontando la più grande emergenza di sempre che sta colpendo moltissime aree di business, l’industria del turismo e dei trasporti è il settore che più di ogni altro è stato sopraffatto da questa situazione.

Con le compagnie aeree che cancellano voli in tutto il mondo su base giornaliera, gli hotel che chiudono le loro porte a causa del lockdown, le aziende del settore hanno dovuto reagire rapidamente alla situazione gestendo un numero di richieste senza precedenti. Nessun operatore del settore era pronto a gestire questo tipo di volumi. Siamo passati dall’essere un sito di prenotazione a un sito di cancellazione.

C’è stato, ovviamente, un ritardo con una mancanza di leadership e chiarezza in merito alle linee guida e alle raccomandazioni della Commissione europea, unitamente a una mancanza di coordinamento con i governi locali che ha creato confusione e panico per i viaggiatori e i passeggeri in viaggio quando invece intraprendere azioni normative chiare e decisive era urgentemente necessario».

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Quali sono i principali rischi della perdita di fiducia da parte dei consumatori?

«La mancanza di coesione ha alimentato l’incertezza e gli effetti sono stati percepiti da tutti, inclusi gli intermediari come ad esempio il nostro gruppo. La relazione con i partner è cruciale nella ricostruzione della fiducia del cliente nel momento in cui vi è una netta mancanza di uniformità.

Questo è il motivo per cui il nostro gruppo ha recentemente lanciato un appello alle compagnie aeree e alle aziende travel ad una maggiore collaborazione, per garantire che le persone vengano rimborsate per i viaggi persi il prima possibile. Il cliente non può essere forzato ad accettare il voucher: è meglio restituire il denaro e ristabilire quel clima di fiducia che favorisce la ripartenza del settore.

Dobbiamo voltare pagina e preservare le vacanze estive in vista di una graduale ripresa delle prenotazioni a giugno, poiché ciò che possiamo dire è che il desiderio di andare all’estero è ancora molto presente. Abbiamo infatti registrato un enorme aumento del traffico sul nostro portale nelle ultime settimane, nel momento in cui c’è stato un allentamento delle misure di blocco in tutta Europa: questo ci fa pensare che le vacanze sono ancora in cima all’agenda per molte persone».

travel industry ripresa

Da dove parte la ripresa

Quanto è complesso essere coesi come operatori del settore in questo momento e cosa c’è in gioco?

«L’ecosistema dei viaggi è molto complesso con molti attori: fornitori (compagnie aeree e albergatori più tutti i fornitori di servizi ausiliari), agenti (tradizionali e online), intermediari all’ingrosso B2B (ad es. Banche e consolidatori di letti), società di tecnologia dei viaggi (ad es. GDS , aggregatori e fornitori di software) e canali di marketing (ad es. Google e meta searches).

La cooperazione non è facile perché ci sono molti player, alcuni dei quali molto grandi su scala globale, e tutti gli attori del settore cercano di ottenere il massimo valore possibile. Molto spesso i tuoi partner sono anche i tuoi concorrenti.

Chiaramente, questo rende molto difficile essere coesi, specialmente in un periodo difficile come quello che stiamo affrontando oggi».

Quali sono le azioni che andrebbero messe in campo per una ripresa più rapida del settore travel, da parte tanto dei governi quanto delle aziende?

«La prima misura che il governo dovrebbe prendere in considerazione è quella di costruire accordi bilaterali con i suoi principali mercati di emissione, sulla falsariga dei corridoi creati dal Portogallo con il Regno Unito. Prima di parlare di finanziamenti, dobbiamo assicurarci che la mobilità sia un’opzione per le persone in tutta Europa.

Le aziende dovranno migliorare ulteriormente la tecnologia e disporre di sistemi più automatizzati, per poter gestire volumi più elevati in futuro anche dato che il passaggio da offline a online, che stava già avvenendo, è stato accelerato dagli effetti dell’epidemia di COVID-19.

Bisogna essere creativi, ridefinire e reinventare le strategie di marketing: se non puoi spendere molto, spendi saggiamente. Vendite potenzialmente meno dirette e maggiore attenzione alla personalizzazione e all’ispirazione.

Abbiamo anche ascoltato i nostri clienti e insieme ai nostri partner aerei e alberghieri, abbiamo introdotto misure per offrire ai viaggiatori una maggiore flessibilità e tranquillità durante l’organizzazione del viaggio. Come ci hanno detto i nostri clienti, questa, piuttosto che il prezzo, è ora la loro più grande priorità al momento della prenotazione».

LEGGI ANCHE: Viaggiare (anche attraverso i social) aiuta a ritrovare l’ispirazione

travel industry ripresa

Siamo già nella seconda settimana di giugno e i dati sull’epidemia (almeno in Europa) lasciano ben sperare. Si inizia a registrare una ripresa nel travel anche per le prenotazioni?

«Dopo 7 settimane più o meno piatte in termini di trend delle prenotazioni, a partire dal 20 maggio abbiamo visto segnali di ripresa. Da quel momento, ogni settimana vediamo un tasso di crescita nell’intervallo del + 75/80% rispetto alla settimana precedente.

Ovviamente siamo ancora lontani dai numeri dell’anno scorso, ma dal punto più basso, all’inizio di aprile, i numeri delle prenotazioni ora sono già 10 volte superiori, specialmente in Italia.

Guardando ai mercati, i segnali di ripresa sono ovunque; in Spagna e Francia sono iniziati pochi giorni prima, a seguire in Germania e Italia. Il Regno Unito è un po’ indietro in questa fase di ripresa, ma ciò è giustificato dalle misure per il Covid-19 che sono ancora in atto nel paese».

Creator Studio

Come far evolvere l’organizzazione dal Remote Working allo Smart Working: scopri la Guida Interattiva Ninja

Il momento storico in cui siamo stati catapultati, ha davvero scosso i nostri animi. Siamo stati costretti a reinventarci e pensare a nuovi possibili modi di vivere, interagire e lavorare.

In particolare il lavoro da remoto e la sua diretta evoluzione, lo smart working, sono diventate parole chiave fondamentali di questo cambiamento, per garantire la business continuity.

Rispondere in modo efficace a questa nuova necessità presuppone lo sviluppo di un percorso di cambiamento organizzativo che possa attivare il framework per avviare, sostenere e scalare una iniziativa di smart working.

Vuoi saperne di più su come passare dal remote working allo smart working? Scopri la Guida Interattiva Ninja

Cosa trovi all’interno della Guida?

  • Una’analisi dettagliata sulla nuova normalità: gli impatti su persone, organizzazioni e processi di lavoro;
  • Come attivare un progetto di Smart Working, dalle strategie al framework;
  • Le piattaforme abilitanti il remote working e lo smart working;
  • From face to screen: pratiche virtuose per riunioni e presentazioni da remoto.

Una nuova frontiera

Come aiutare le imprese a lavorare con queste nuove dinamiche in modo efficace? Come far evolvere l’organizzazione dal lavorare remote al lavorare smart? Come scalare un reale processo smart in un’organizzazione complessa? 

La guida si pone l’obiettivo di aiutare imprenditori, manager, HR a comprendere i punti saldi di questo nuovo modo di lavorare e applicarli nelle proprie aziende, al fine di trasformarle in vere smart organization.

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Twitter durante l'emergenza

Twitter ci ha spiegato come i brand hanno usato i social media durante l’emergenza

  • Durante la pandemia il ruolo dei social media è diventato cruciale.
  • Abbiamo rivolto alcune domande a Simone Tomassetti, Head of Strategic Partnerships di Twitter per il Sud Europa, Benelux e Scandinavia, per sapere come si sono comportati i brand.

Ogni social media ha le sue peculiarità e le sue regole di ingaggio. Per questo ciascuno andrebbe utilizzato in modo diverso da parte dei brand. Sembra una considerazione banale, ma ci troviamo ancora troppo spesso a considerare che lo stesso contenuto viene riciclato su social diversi nello stesso identico modo.

In particolare durante la pandemia il ruolo dei social media è diventato cruciale, non solo per le persone, che hanno potuto connettersi più facilmente attraverso implementate funzioni di chat e video chat, ma anche e soprattutto per brand e aziende, che attraverso i loro canali hanno continuato a mantenere viva la relazione con il proprio pubblico. Twitter ad esempio è “quello che succede nel mondo e quello di cui parlano le persone” e ha un approccio più look at this e meno look at me rispetto agli altri social, di cui è necessario tenere conto.

Abbiamo colto l’occasione dell’appuntamento online con il Web Marketing Festival per rivolgere qualche domanda direttamente a Simone Tomassetti, Head of Strategic Partnerships di Twitter per il Sud Europa, Benelux e Scandinavia.

Abbiamo scoperto con la sua guida cosa è accaduto durante l’emergenza sul social, come si sono comportati i brand e quali sono le best practice da applicare sempre e non solo in tempo di crisi.

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Twitter

I brand e il lockdown su Twitter

Nel tuo talk abbiamo visto che i brand hanno adottato una sospensione delle campagne quando si è verificata la crisi, per poi ripartire adattandosi alla situazione. Quali sono stati, secondo te, i brand che hanno reagito meglio su Twitter?

«Secondo me era anche comprensibile che i brand avessero sospeso molte attività. Mi metto nei panni di aziende che hanno campagne pianificate da mesi e da un giorno all’altro si sono trovati a dover completamente rifare un piano nel giro di poco tempo e in una situazione che nessuno avrebbe potuto immaginare.

La sospensione è servita a capire cosa stava succedendo.

Poi ci sono stati dei brand che si sono adattati. Non lavorando solo in Italia, ho visto tante belle campagne. Vado a memoria e ne ricordo un paio: una era di Spotify che proponeva una serie di playlist da ascoltare sulla base di come si stava trascorrendo il lockdown (ad esempio la playlist per cucinare, quella per fare le pulizie…); l’altra era della Feltrinelli che utilizzava la voce degli scrittori per suggerire i libri da leggere durante la quarantena.

In linea di massima il filo conduttore è stato che indipendentemente dal tipo di prodotto hanno funzionato le campagne di quei brand che si sono calati nella situazione del momento, offrendo soluzioni anche piccole, del quotidiano, ai potenziali clienti.

Questa è una scelta di cui ho parlato durante il mio intervento al Web Marketing Festival, emersa anche da uno studio di Havas che riportava che il 75% dei consumatori si aspetta che i brand contribuiscano positivamente alla qualità della vita delle persone.

E questo è un dato da cui ogni campagna dovrebbe partire, sempre e soprattutto in tempo di crisi.

Un altro ottimo esempio è quello della campagna che abbiamo fatto in Spagna con Seat e che è diventata una best practice come pubblicità calata nel contesto. Seat ha infatti sponsorizzato un gruppo di ragazzi, usciti dal conservatorio e coinquilini durante il lockdown, che hanno iniziato a fare dei concerti dal loro balcone di casa. Loro si chiamano StayHomas e il riscontro del pubblico è stato molto positivo».

Non c’è stato un appiattimento del messaggio nella retorica dell’andrà tutto bene?

«Sì, questo è un po’ vero anche perché non c’era una storia da poter utilizzare o un precedente. Quindi quando i brand hanno visto ciò che funzionava si sono poi messi un po’ in coda e di conseguenza uniformati.

La chiave è stata però offrire delle soluzioni e aiutare le persone a superare il momento nelle piccole cose. Trasmettere un messaggio, una soluzione che comunque sarà poi ricordata, che poi è l’obiettivo ultimo delle aziende».

Le partnership con le istiuzioni

La collaborazione con il Ministero della Salute può considerarsi un precedente in grado di sancire un collegamento più stretto dei social media con le istituzioni?

«Questa collaborazione è frutto di una serie di step complessi che riguardano anche le persone.

In quel momento tutti eravamo a casa ed eravamo spaventati, perché questo virus sconosciuto ha portato nel nostro quotidiano anche una serie di notizie molto dure.

È stato molto molto importante per Twitter convogliare le persone verso delle fonti attendibili e verificabili. Anche perché nel momento in cui sai, sei più tranquillo. Dunque, senza voler estremizzare, è una funzione anche terapeutica da parte dei social.

Da un lato è positivo notare chele istituzioni vedano in Twitter un mezzo importante attarverso cui dialogare con i cittadini, che poi è la funzione di Twitter.

Ci sono città del mondo che utilizzano per le comunicazioni istituzionali principalmente Twitter e il motivo è la possibilità di essere sempre real time e connessi con quello che succede.

La partnership con il Ministero della Salute chiusa dall’ufficio di Public Policy è parte di una strategia che Twitter porta avanti. Sempre nel periodo Covid hanno stretto una partnership con la Croce Rossa, a cui hanno donato degli spazi pubblicitari, ad esempio.

In questo senso Twitter svolge una funzione sociale, come strumento di informazione che ha un impatto sulle persone».

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twitter brand consumatori covid

Cosa fare e cosa non fare su Twitter

Abbiamo parlato di best practice e case studies positivi. Quali sono invece gli errori da evitare in fase di crisi?

«Due sono gli errori da non commettere, che sono in realtà uno la conseguenza dell’altro.

Il primo è il non fare niente.

Mentre è fisiologica una prima fase in cui si blocca tutto per capire cosa sta succedendo, come abbiamo detto all’inizio, quello che sarebbe sbagliato è aspettare pensando di poter ricominciare quando il mondo tornerà come prima.

Naturalmente in questa situazione ci siamo resi conto che non possiamo sapere quando tutto tornerà come prima.

Un altro dato, sempre riportato dalla ricerca di Havas, che mi ha colpito molto è che il 70% dei brand si trova nella situazione per cui, se da un giorno all’altro sparisse, nessuno se ne accorgerebbe.

L’investimento pubblicitario basato su questi dati è fondamentale per la sussitenza di un brand.

Il secondo errore è quello di non adattarsi alle nuove situazioni.

Ancora oggi siamo in una fase di incertezza, ma non riuscire a dare nuovi messaggi può essere davvero sbagliato».

Se news ed eventi sono l’anima della piattaforma, quali sono concretamente gli obiettivi di marketing che si possono raggiungere?

«Noi abbiamo ultimamente fatto uno studio con Bain, intitolato Launch&Connect. Il titolo non è casuale, dato che Twitter è la piattaforma ideale proprio per questi due aspetti:

  • lanciare un nuovo prodotto
  • connettersi, ad esempio con un evento

Lo studio, che intervistava più di 600 direttori marketing di importanti aziende, ha dimostrato che le aziende che usavano Twitter per il lancio di un nuovo prodotto o per una campagna, avevano più del doppio di possibilità di raggiungere i propri KPI. Proprio per questa capacità della piattaforma di connettere le aziende con le persone.

Un altro dato che emergeva dallo stesso studio era che le campagne che si associavano ad un evento aumentavano significativamente tre fattori:

  • brand awareness
  • brand preference
  • purchase intent

Sono questi quindi gli obiettivi con cui le aziende dovrebbero usare Twitter.

Noi amiamo definirci come una piattaforma “look at this”, rispetto ad altre piattaforme che sono “look at me”, e oggi anche i fleets, lanciati da poco in Italia dopo il Brasile, possono essere utilizzati dalle aziende in questo senso, facendo conoscere qualcosa di nuovo rispetto a ciò che sta accadendo».

ninja

Il futuro del social

In questi mesi abbiamo imparato a ragionare in termini di curve e la curva di crescita di Twitter sembra assicurare ancora una coda lunga di aumento degli utenti. Quali sono le previsioni?

«I dati in realtà sono in crescita dal 2015, quindi indipendentemente dal Covid, ma poi durante l’emergenza gli utenti hanno sempre più fatto riferimento alla piattaforma per informarsi, mentre enti, istituzioni e aziende l’hanno utilizzata per comunicare.

Qualche hanno fa abbiamo lanciato Amplify, un prodotto B2B che usano le aziende per associarsi ai contenuti rilevanti su Twitter. In pratica, i brand si associano a contenuti molto rilevanti e i possessori dei diritti, rightsholder, possono monetizzare i propri contenuti.

Un altro prodotto che abbiamo lanciato poco prima del Covid è “Go live with guests”, che permette di integrare in una diretta Twitter fino a 4 ospiti in modalità audio. Anche questo è molto utile per creare contenuti come Q&A che informano le persone.

Twitter ha quindi una specificità tale che gli permetterà anche nei prossimi anni di continuare a crescere, a patto di continuare a innovarsi.

Nel 2006 Twitter era davvero una piattaforma di micro-blogging, senza foto, senza video, senza tutti quei contenuti che oggi sono al centro del web, ma nel tempo ha saputo evolversi, attraverso pietre miliari importanti che oggi sono il motore di Twitter».

Trend, dati e potenziale del Food Delivery nell’era Covid

  • Coronavirus e lockdown hanno alimentato nell’ultimo periodo le consegne a domicilio: aumentano gli ordini da mobile e i pagamenti digitali.
  • Oggi l’ulteriore accesso al digitale per gli utenti ha un enorme potenziale nel food delivery.

 

Durante il lockdown, le strade deserte, senza pedoni e con pochissime macchine in circolazione, lasciavano spazio ad una presenza costante dei rider del food delivery.

La chiusura al pubblico di bar, pizzerie, ristoranti, infatti, non ha fermato l’attività di consegna al domicilio, anzi, molti clienti si sono avvicinati al servizio per la prima volta, proprio in relazione alla fase di emergenza.

Ma, cosa prediligono ordinare gli italiani?

consegne a domicilio

I cibi più ordinati sulle piattaforme di food delivery

Pollo allo spiedo di Giannasi 1967: il cibo più ordinato su Deliveroo

Deliveroo, piattaforma leader del food delivery, ha fatto il punto sulle preferenze degli italiani in termini di cibo a domicilio. Durante gli ultimi mesi, la città che più di ogni altra ha fatto ricorso a Deliveroo è stata Milano, davanti a Roma, Cagliari, Firenze e Bologna. Seguono Bolzano, Monza, Bergamo, Busto Arsizio e Modena. Tendenzialmente le persone preferiscono ordinare il fine settimana, con la preferenza per la giornata di sabato, seguita dalla domenica e dal venerdì. 

La cucina più apprezzata a livello nazionale è sicuramente quella italiana, con una predilezione per la pizza e la pasta. Seguono la cucina americana (in particolare gli hamburger), il gelato (+58%), il poke hawaiano e la cucina giapponese (sushi). Confrontando i dati con il passato, però, è notevole la perdita di posizione della cucina cinese, che fino ad oggi è sempre stata stabile nella top 5 delle cucine best-seller.

Quali sono i cibi più acquistati secondo Deliveroo? Al primo posto c’è il Pollo allo Spiedo di Giannasi 1967 (Milano), seguito dal Bacon King di Burger King (Roma) e l’OS Burger di Old Square (Cagliari). In quarta posizione c’è il Bowl Componibile di Pokeria By Nima (Firenze) e in quinta il Burger & Amazing Fries di Snack Jack (Bolzano). Seguono il Burger, pancetta, cheddar e insalata di La Birreria Italiana (Monza), il TW burger di Burger Wave (Bergamo), il Burger di manzo di Panino Grigliato (Busto Arsizio) e la Vaschetta 750 gr di Antica Gelateria Modenese (Modena). 

 

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Pizza, patatine, hamburger e dolci dominano la classifica di Uber Eats

Trend molto simili emergono dalle statistiche di Uber Eats: in cima alla classifica dei cibi a domicilio più ordinati troviamo la pizza, in particolare la margherita. Seguono, poi, le patatine fritte, il salmon poke e numerosi prodotti della tradizione americana come hamburger e chicken nuggets. Ma non solo, molti italiani hanno ordinato panini e sandwich di diverse tipologie: tra i più ordinati durante il lockdown ci sono la Pita Greca Gyros la piadina Kebab e il Pulled Pork Sandwich. Non mancano nemmeno i sapori della tradizione messicana come il Burrito di Pollo, il Tacos di Pollo Asado o i Ribs Tacos.

Tra i prodotti più ordinati ci sono anche i dessert, che hanno addolcito le giornate di quarantena. Con l’arrivo delle giornate calde aumentano sempre di più gli ordini di gelati, che si posizionano al primo posto della classifica. Riscuotono grande successo anche i mochi, dolce tipico giapponese, disponibile in diversi gusti come cocco, cioccolato o mango, e i dolci della tradizione italiana, come il tiramisù e i cannoli siciliani.

Nella classifica non ci sono solo pizza, patatine, hamburger e dolci. I clienti Uber Eats, di target femminile in particolare, hanno preferito un’alimentazione più sana ordinando insalate e zuppe. Fra i cibi veg primeggiano le famose Poke: al primo posto si posiziona infatti la più classica con il salmone, ma sono presenti anche la Chicken Poke, la Vegan Poke e la Spicy Tuna Poke. Fra le zuppe, invece, primeggiano i sapori orientali: al primo posto si posiziona la classica Zuppa di Miso, seguita da Zuppa di Mais e Zuppa Agropiccante.

Secondo Just Eat, il piatto più ordinato in assoluto è la pizza

Anche l’Osservatorio Just Eat ha analizzato i consumi del food delivery degli ultimi mesi: secondo le statistiche, la pizza si conferma al primo posto come il piatto più ordinato (68%), seguita dalla cucina italiana (26%), in particolare la carbonara, le tagliatelle al ragù e l’amatriciana, e dagli hamburger (22%). Il cibo più ordinato sui luoghi di lavoro, invece, è il sushi. Il gelato è una new entry assoluta, che si inserisce, per la prima volta, al quinto posto in classifica.

Tra i principali trend di crescita si attestano poi proprio i dolci e i gelati (+133%), ma anche il sushi in formato famiglia, come le barche e i mix (+124%) e le ormai famose poke bowl (+54%). Emergono inoltre trend specifici, come i menù dedicati a chi lavora da casa, i menù baby, le sfiziosità in abbinamento a cocktail, birre artigianali o bottiglie di vino.

 

Qual è il profilo dell’acquirente medio?

Just Eat ha anche profilato l’acquirente medio del food delivery in fase di lockdown. Si tratta principalmente di uomini (55%), appartenenti alla categoria dei millennials (58%), ma anche famiglie (20%) e adulti (6%). I motivi che spingono gli italiani a ordinare food delivery in questa fase di pandemia sono principalmente quattro: la limitazione delle uscite (59,35%), evitare inutili code al supermercato (47,49%), farsi una coccola (15,97%), oppure la mancanza di tempo o della voglia di cucinare (13,81%). 

Ordini mobili, pagamenti digitali e attenzione alla sicurezza

Fra le altre evidenze del periodo, è possibile riscontrare un leggero aumento degli ordini da mobile (77%), ma anche un incremento dei pagamenti digitali (+36%). Predominante anche la quota di giovani che prediligono l’app rispetto al sito, anche se non mancano acquisti da desktop.

Il tema della salute e della sicurezza, comunque, restano di fondamentale importanza. Secondo il survey, quando ordinano i clienti si aspettano: rider con guanti e mascherina (65%), consegna senza contanti (59%), pagamenti digitali (55%), confezioni ben sigillate (47%) e richieste particolari da parte del rider (25%). Ecco perché, fin dall’inizio, Just Eat ha introdotto una serie di misure di sicurezza importanti (oltre 15.000 mascherine, 50.000 paia di guanti e gel disinfettante monouso, pagamenti elettronici e supporto economico ai dipendenti contagiati). Questo tipo di servizio è stato apprezzato dalla maggior parte degli acquirenti (96,1%), oltre che dai rider (76%).

pagamenti contactless coronavirus

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Il futuro del food delivery

Le consegne a domicilio rimarranno un’opzione che verrà sicuramente sfruttata anche in seguito alla fase di lockdown: l’80% dei nuovi utenti Just Eat, ad esempio, dichiara che probabilmente ordinerà food delivery anche nelle fasi successive alla pandemia

Questo servizio diventa un punto di forza per ristoranti, pizzerie e bistrot. Secondo le statistiche del food delivery e stando alle parole dell’analista statunitense John Glass:

“Siamo nei primi giorni di un cambiamento potenzialmente significativo nell’accesso alla consegna di cibo a domicilio, in quanto diverse aziende iniziano ad offrire più che mai varietà, velocità e convenienza ai propri consumatori.

Ma, lo sviluppo del digitale ha ancora un enorme potenziale legato al food delivery, basti pensare che attualmente, in Italia, solo il 18% del mercato della ristorazione è digitalizzato.

facebook news social

Week in Social: dal #BlackLivesMatter a Facebook News

Ancora una settimana ricchissima di news dal mondo dei social media. In tutto il globo continuano a le attività a supporto del #BlackLivesMatter. Facebook espande la funzione News a più utenti e Snapchat annuncia nuovi aggiornamenti di AR e Snap Map.

Andiamo a scoprirli più da vicino.

#BlackLivesMatter: i social prendono posizione

Il movimento #BlackLivesMatter continua in tutto il mondo. Proseguono scontri, manifestazioni e azioni collettive e individuali a supporto del movimento.

Dopo che tanti brand hanno preso posizione a riguardo, anche i social network iniziano a prendere decisioni importanti. Twitter ad esempio in risposta alle proteste negli Stati Uniti ha deciso di aggiornare le proprie policy in termini di privacy decidendo di bloccare i tweet che incitano la violenza.

Inoltre, considerando le tantissime informazioni che si stanno susseguendo in questi giorni in tutto il mondo, hanno voluto sottolineare come sia di fondamentale importanza informarsi da fonti autorevoli e agire in maniera consapevole, rilasciando delle guidelines sul proprio blog.

Anche Facebook ha inserito delle importanti novità a riguardo. Come prima cosa segnalerà attraverso delle etichette quei contenuti che sono stati pubblicati da testate giornalistiche che vengono parzialmente o totalmente controllate dai governo. Un lavoro non semplice considerando le possibili interferenze.

Anche il CEO di YouTube questa settimana dopo aver annunciato alcuni dati della piattaforma, si è concentrato sul tema del movimento #BlackLivesMatter, annunciando che lanceranno un fondo da 100 milioni di dollari per sviluppare i contenuti provenienti da creator e artisti neri.

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Arrivano i cross messaging su Facebook?

Facebook sta cercando di rendere sempre più semplice e veloce per i gestori delle pagine, rispondere ai messaggi su Messenger, aggiungendo un semplice pulsante che consentirà il passaggio tra account Messenger personali e aziendali. Un modo per rendere più snella e veloce la comunicazione per diversi utenti che si trovano a gestire numerose pagine oltre ai profili personali.

L’obiettivo sarà quello di avere delle funzionalità che permetteranno di ricevere e inviare messaggi da e su Instagram, Messenger e Whatsapp, integrandoli insieme.

Numerosi aggiornamenti per Snapchat

Il primo annunciato in settima, riguarda una serie di nuovissime funzionalità AR nella sua app visto il crescente utilizzo e popolarità dei suoi strumenti sopratutto a seguito del COVID-19.

Secondo quanto affermato circa 170 milioni di persone ogni giorno utilizzano l’AR sull’app. Un modo per consentire agli utenti di interagire dipingendo e modificando virtualmente, determinati edifici o punti di interesse intorno a noi, lasciando queste azioni visibili anche agli altri utenti.

Snapchat sta inoltre espandendo le funzionalità di Lenses, offrendo nuove soluzioni per identificare gli oggetti e attivare risposte AR all’interno della fotocamera.

Snapchat ha già sviluppato strumenti di scansione con Shazam e Amazon, ma sta cercando al momento di ampliare la gamma dei suoi fornitori per espandere le possibilità di scansionare altri oggetti come piante e alberi, identificare la razza di un cane e uno scanner nutrizionale per identificare la qualità degli ingredienti nei cibi confezionati.

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Facebook lancia le sue News

Erano già diversi anni che se ne parlava e adesso è ufficiale, perché l’azienda ha lanciato negli Stati Uniti Facebook News, una sezione della piattaforma dedicata all’informazione, che ospita notizie provenienti da media locali e nazionali. Notizie che potranno essere personalizzate , nel senso che un algoritmo sarà in grado di selezionarle in base a le preferenze espresse dall’utente.

Facebook ha costituito una redazione interna di giornalisti che si dedicheranno alla selezione di notizie e testate. Un servizio che probabilmente molto presto potrebbe essere implementato anche in altri paesi.

 

buddha and badass vishen lakhiani libro

Come diventare un Buddha duro (e trasformare il tuo approccio al lavoro)

  • Il duro lavoro può non essere l’unica strada per il successo.
  • Nel suo ultimo libro “The Buddha and The Badass”, il fondatore di Mindvalley Vishen Lakhiani spiega come iniziare a vivere la propria vita a un livello diverso, partendo da una nuova concezione.

 

“Oggi in molti credono al mito che l’unica strada per il successo sia il duro lavoro, per di più lo fanno ora in questo grande momento di incertezza per tutti noi. E se tu sei uno di quelli, beh questo libro sarà un gran bel cambiamento di prospettiva“.

Introduce così il suo nuovo libro Vishen Lakhiani, imprenditore, autore, speaker e scrittore di libri che son diventati New York Times best seller. Vishen è anche il fondatore di Mindvalley, un movimento che sta cambiando l’educazione con milioni di studenti in tutto il mondo.

Ve lo avevamo già presentato in una delle prime puntate di Ninja Economy, quando ci aveva spiegato i segreti del successo planetario di Mindvalley nell’intervista realizzata da Mirko Pallera all’A-Fest Sardegna.

Definirlo semplicemente un punto di riferimento come imprenditore è limitativo: per chi si dedica anima e corpo a una impresa, vita e lavoro diventano una cosa sola.

La missione imprenditoriale di Lakhiani è “missione di vita” e il suo agire nel mercato è agire nella società. Così ogni schema, compreso quello canonico della crescita aziendale, deve essere scardinato.

E oggi quello di cui parla in The Buddha and The Badass, il suo nuovo libro, potrebbe cambiare irreversibilmente tutte le tue credenze riguardo il lavoro, il successo e di conseguenza anche riguardo la tua vita.

Se il duro lavoro non è la soluzione, qual è la soluzione?

“Credo fermamente che tutti noi abbiamo due poteri dentro di noi in conflitto l’uno dall’altro. Io le descrivo come… il Buddha o il maestro spirituale e il ‘cazzuto’ o il cambiamondo sempre pronto a sfidare il pensiero tradizionale.

Quando prendi questi due aspetti che ognuno di noi ha e li mixi nell’ambito professionale il tutto diventa magico”, spiega Vishen.

È questo il modo per iniziare a vivere la tua vita ad un livello diverso rispetto a quello che la maggior parte delle persone fa, operando da un punto di vista di ispirazione, di serenità e di ricchezza.

Il suo primo libro, Il Codice della Mente Straordinaria, è diventato un best-seller su Amazon ed era focalizzato sul distruggere tutte quelle stupide regole che ci circondano e che ci vengono trasmesse da generazioni.

Questa settimana uscirà il suo nuovo libro The Buddha and The Badass. Un’occasione da non perdere per conoscere meglio il pensiero di questo straordinario visionario e per scoprire un nuovo modo di guardare al lavoro.

Inoltre, ordinando prima del 14 Giugno avrai anche accesso a bonus fantastici come diventare parte della cerchia personale di Vishen su Facebook.

Il mondo dopo il Covid: dati, previsioni e ipotetici scenari

  • Il Covid ha innescato una serie di cambiamenti, destinati a radicarsi in modo permanente nelle vite degli individui e delle comunità.
  • Nei prossimi mesi, saremo costretti ad affrontare un mondo dopo il Covid, a ridefinire le nostre abitudini, in termini di lavoro, mobilità, socialità ed esperienze di consumo.

 

È iniziata da poche settimane la fase due e ancora molti degli effetti a breve e a lungo termine di questa pandemia, restano incerti.

Fare previsioni su cosa ci attende diventa sempre più difficile, ma di certo il Covid ha innescato un cambiamento di portata globale, il più grande osservato da molto tempo.

Nel documentare l’emergenza vi è stato un ampio uso di espressioni come “economia di guerra” e “trincee negli ospedali” e a ben vedere l’uso del linguaggio bellico non è così improprio. Il clima di paura e incertezza induce le persone a farsi le stesse domande che ci si poneva durante i conflitti mondiali: cosa ci sarà dopo? Quali saranno i nuovi equilibri globali? Come cambierà la nostra vita in termini di lavoro, mobilità, relazioni sociali?

LEGGI ANCHE: Post-covid: l’emergenza cambierà per sempre le nostre abitudini di consumo e di lavoro

Nuovi equilibri geopolitici: tra individualismo e cooperazione internazionale

In un suo articolo per The Gurdian, il giornalista britannico Timothy Garton Ash si domanda se quello che ci attende è uno scenario più affine al secondo dopoguerra o al primo, ovvero se andremo verso una crescita delle democrazie e della comunità globale, o all’avvento di nuovi nazionalismi e una tendenza alla chiusura degli Stati-nazione.

Come scrive Sylvie Kauffmann in un’analisi pubblicata su Le Monde, più che di rottura di equilibri preesistenti, è più corretto parlare di una brutale accelerazione di cambiamenti che erano già in atto prima della crisi.

Mentre negli Stati Uniti abbiamo assistito a un deciso inasprimento della dottrina “America first” del presidente Trump, rimasto sordo a qualunque cooperazione internazionale, la Cina continua la sua campagna di “diplomazia umanitaria”, approfittando della ritirata degli americani.

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L’esplosione dell’epidemia ha portato a galla tutte le criticità dei sistemi governativi delle singole nazioni, così come degli organi sovranazionali, a partire dall’Unione Europea, dimostratasi impreparata e incapace di dare risposte economiche concrete ai suoi stati membri.

Il rischio in l’Europa, scrive Kauffmann, è quello di una più profonda spaccatura tra nord e sud e un consolidamento delle correnti sovraniste.

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Gianpiero Petriglieri, esperto di leadership, ha spiegato che la metafora della guerra mondiale è applicabile anche sul piano politico, oltre che sanitario, perché, con la corsa al vaccino, i leader dei vari stati acquisirebbero un vantaggio competitivo a livello mondiale.

Nella fase in cui stiamo entrando ci sarà un gran bisogno di collettività, come ribadito anche dal viceministro agli affari esteri Emanuela Del Re in un’intervista con l’agenzia di stampa Dire: “La prospettiva multilaterale è fondamentale in questo momento, perché consente di partecipare a tutti i processi decisionali, e consente di mettere in campo la nostra grande esperienza in campo sanitario nel mondo”

La scienza è per sua natura internazionalista e, in una pandemia, ciò che serve è cooperazione globale.

Smart working e telelavoro, lo scenario italiano

Anche sul fronte telelavoro e smart working, i cambiamenti in atto sembrano destinati a radicarsi nelle nostre abitudini ancora per un bel po’. Attualmente, secondo un sondaggio condotto da Eurofound, sono 4 su 10 le persone che stanno lavorando da casa.

Le varie modalità di lavoro a distanza, che a tratti faticavano a farsi strada in Italia, sono dovute necessariamente diventare la nuova normalità, mettendo in luce i numerosi vantaggi del “lavoro agile”.

La filosofia manageriale su cui si basa lo smart working, è totalmente orientata al risultato prevede autonomia e flessibilità del lavoratore nella scelta di tempi e spazi di lavoro.

Se entrasse stabilmente a far parte delle nostre abitudini, potrebbe rappresentare una buona opportunità per le imprese anche in ottica sostenibile, in termini di risparmio su locazione, climatizzazione, pulizia e allestimento dei luoghi di lavoro, oltre che di alleggerimento del traffico e dei mezzi pubblici.

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Nonostante tutti i rosei presupposti, in Italia i risultati di una ricerca condotta da LinkedIn parrebbero evidenziare una situazione che proprio rosea non è.

Il numero di ore di straordinari da casa come quello dei lavoratori a rischio burnout evidenziano una preoccupante crescita.

Dai risultati è emerso che:

  • Il 46% dei lavoratori italiani si sente più ansioso o stressato perché lavora da casa
  • Il 48% ha sempre lavorato più ore dall’inizio della quarantena
  • Il 18% ha riscontrato un impatto negativo sulla propria salute mentale 
  • Il 16% teme un licenziamento al termine del lockdown

Questo perché nel nostro paese si parla ancora troppo di telelavoro piuttosto che di smart working, che è un concetto un po’ diverso, in primis perché prevede sempre la stessa postazione e orari d’ufficio.

Bisogna pur sempre considerare che parliamo di un cambiamento entrato prepotentemente nelle vite di tutti in un periodo già di per sé psicologicamente duro, in cui il confine tra lavoro, famiglia e tempo libero è diventato sempre più labile.

“Il lavoro da casa e l’impossibilità di uscire ci ha obbligato a una ridefinizione repentina degli equilibri tra lavoro, famiglia e tempo libero” – ha commentato Laura Parolin, vicepresidente dell’Ordine degli Psicologi“L’organizzazione del lavoro prima della pandemia consentiva di evadere e prendere le distanze dagli altri ambienti di vita, una possibilità che ora manca, costringendoci al confronto costante con l’isolamento o alle relazioni con i conviventi”.

Il mondo dopo il Covid, tra iperconnessione ed esperienze di consumo

Dai meeting di lavoro agli aperitivi in balcone, ogni forma di interazione sociale durante il lockdown è passata attraverso uno schermo. Viene da chiedersi come e in che misura questo influenzerà il nostro modo di relazionarci e la socialità in generale, una volta che l’emergenza sarà rientrata del tutto.

Se da un lato il Covid ha cambiato le abitudini d’acquisto, segnando l’impennata degli eCommerce e in generale aumentando la dimestichezza con il digital anche dei meno giovani; dall’altro i primi a pagarne il prezzo sono i rivenditori al dettaglio.

Con il distanziamento sociale è venuta meno ogni esperienza di consumo per strada legata alla ristorazione e alla convivialità, così come quella di shopping tradizionale.

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LEGGI ANCHE: Post-covid: l’emergenza cambierà per sempre le nostre abitudini di consumo e di lavoro

La pandemia di Coronavirus è il più grande motore globale di cambiamento osservato da molto tempo ha dichiarato Carla Buzasi, Managing Director di WGSN, colosso della ricerca previsionale, commentando un’indagine condotta dalla società sulle abitudini d’acquisto nel mondo dopo il Covid.

La realtà che stiamo vivendo obbliga aziende e lavoratori a far appello a tutta la loro capacità d’adattamento, flessibilità, resilienza. Ma anche creatività.

Nel mondo che ci attende dopo la pandemia, sarà ancora più importante intercettare i bisogni delle persone e creare i prodotti giusti. Perché, come dichiarato ancora da Buzasi: Anche se facciamo affidamento sulla connettività digitale per sopravvivere a questo periodo turbolento, sarà il nostro bisogno di connessione umana che modellerà davvero le nostre vite”.

In particolar modo per i più giovani, i brand dovranno ingegnarsi ulteriormente nella creazione di prodotti e servizi che rispecchino il loro stile di vita, da un lato investendo molto sul digital, dall’altro dando ancora più esclusività all’esperienza di shopping dal vivo, con edizioni limitate e ambienti d’acquisto immersivi (e instagrammabili).

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Ma, come consiglia WGSN:

In una cultura ossessionata dai giovani, i marchi dovranno tuttavia aggiornare le loro rappresentazioni dell’invecchiamento per stabilire un dialogo con tutti e celebrare ogni età.

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Glickon annuncia l’acquisizione della piattaforma Isaak di StatusToday

Glickon era già in crescita come azienda del 116% per quanto riguarda i fatturati, raddoppiando il numero di dipendenti negli ultimi 12 mesi e ora mette a segno un’importante acquisizione: quella della piattaforma Isaak della società britannica StatusToday (Gartner Cool Vendor 2019 e Best AI Startup – AI Summit 2017).

Con questa acquisizione Glickon aumenta la propria capacità di trasformare ogni interazione tra le organizzazioni e le proprie persone in un’esperienza unica e significativa fornendo una potente piattaforma di ascolto, analisi e azione a chi ha il compito di guidare il business.

L’AI per migliorare il benessere di candidati e dipendenti

Con la crescente attenzione sui temi di Agile Working, le imprese stanno cercando strumenti basati sull’intelligenza artificiale per migliorare il benessere e l’impegno di candidati e dipendenti. L’azienda offre una gamma di soluzioni che hanno come obiettivo comune quello di migliorare il rendimento e la soddisfazione della forza lavoro: questa offerta sarà consolidata e arricchita dalle innovazioni tecnologiche della piattaforma Isaak di StatusToday per migliorare l’offerta in ambito People Analytics.

“Stiamo dando un concreto avvio alla fase di crescita di Glickon. L’acquisizione della piattaforma di StatusToday si inserisce nel nostro percorso di espansione e ci fornisce ulteriori innovazioni nel campo della People Analytics. Inoltre, questa prima acquisizione vuole essere uno dei tasselli iniziali per un’espansione all’estero che rappresenta il nostro naturale mercato di riferimento”, ha dichiarato Matteo Corte, Chief Financial Officer di Glickon.

“Un grande passo in avanti verso un mondo in cui le persone si svegliano ispirate e concludono la giornata soddisfatte del lavoro che hanno svolto”, continua Filippo Negri, Chief Executive Officer di Glickon.

L’approccio tailor-made

L’operazione ha avuto come oggetto l’acquisizione di alcuni asset strategici di proprietà intellettuale.

Glickon è una delle principali società tech dedicata alle HR con sede in Italia e un nuovo ufficio nel Regno Unito, è stata fondata nel 2014 e sintetizza la sua attività in un payoff decisamente efficace: Simplify Human Experience. È senza dubbio possibile rendere più semplice ed engaging l’esperienza delle persone in azienda e la selezione dei candidati grazie a un mix di gamification e data science.

“Stiamo arricchendo una piattaforma flessibile che unisce la semplicità del gioco con l’efficienza dei dati avendo come obiettivo di rendere migliore la vita delle persone in azienda e la loro esperienza di lavoro. Tutto questo partendo sempre dall’ascolto”: con queste parole, Carlo Rinaldi, Chief Marketing Officer della società pone l’accento su un approccio consulenziale e tailor-made che non si limita a fornire dei tool efficaci ma segue i clienti da vicino ogni giorno attraverso team dedicati per monitorare l’andamento e i risultati di ogni progetto.

Con l’acquisizione di Isaak di StatusToday, Glickon si arricchisce di una piattaforma di analisi che aiuta le aziende a guidare il cambiamento organizzativo. Attraverso una tecnologia basata su Intelligenza Artificiale, la piattaforma misura la collaborazione, il benessere e l’engagement delle persone per migliorare l’esperienza di lavoro dei dipendenti in azienda. Uno sviluppo naturale degli strumenti quali l’Organizational Network Analysis e la Sentiment Analysis già presenti nell’offerta in ambito di Candidate ed Employee Experience, al fine di ottimizzare, automatizzare e semplificare i processi di selezione, onboarding, formazione e sviluppo e comunicazione interna facendo leva sul coinvolgimento in tutti i momenti salienti nel percorso di carriera delle persone.