just eat arancione

Just Eat cambia icona e diventa arancione

Nuovo look per Just Eat, l’app per ordinare online pranzo e cena a domicilio in Italia, a seguito del merge ufficiale con Takeaway.com, che apre una nuova era nel percorso di crescita e di sviluppo dell’azienda in Italia e nel mondo, dando vita al gruppo Just Eat Takeaway.com, leader globale del mercato dell’online food delivery, nonché primo player assoluto al di fuori della Cina.

Con questa operazione, Just Eat evolve e rinnova l’immagine di brand, per raccontare in modo ancora più chiaro e immediato la filosofia e la missione dell’azienda.

Il nuovo look di Just Eat

Una prima fase ha infatti visto la transizione verso il nuovo logo, in cui è stata inserita l’icona distintiva del gruppo, una casetta contenente forchetta e coltello, sul precedente colore predominante, il rosso. Oggi anche i colori cambiano in favore dell’arancione, cambiamento che comprenderà anche il rinnovo dell’icona dell’app.

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“Si tratta di un colore altamente visibile” spiega Daniele Contini, Country Manager di Just Eat in Italia “ed è associato a ricerche che dimostrano come le persone associno l’arancione all’amicizia e all’allegria, il che lo rende perfetto per il nostro brand perché rappresenta la gioia che vogliamo consegnare ogni giorno. Il cibo è una vera e propria emozione, ancor più in Italia, che le persone possono vivere a seconda delle diverse situazioni e mood che si vivono ogni giorno e che si incrociano con la varietà che mettiamo a disposizione, dai ristoranti preferiti alla possibilità di gustare sapori per ogni momento, occasione e food mood”.

Il refresh del logo e dei colori si pone come un passo importante nell’evoluzione del brand e di tutti i partner coinvolti, questo perché consentirà miglior visibilità, riconoscibilità.

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L’evoluzione del gruppo in Italia

In Italia proseguirà lo sviluppo del mercato con l’obiettivo di rendere il servizio disponibile sempre a più persone, non solo nelle grandi città, ma anche nei centri più piccoli e supportando i ristoranti grazie al digitale, all’uso dei dati e alla personalizzazione di offerte e attività, sempre con l’obiettivo di contribuire al loro successo in termini di clienti e volumi.

Una nuova fase, che prenderà avvio a partire da settembre, prevederà poi anche una futura migrazione e aggiornamento dell’app in un’unica piattaforma globale caratterizzata proprio dalla nuova icona arancione, nuovi asset per ristoranti e rider e una nuova campagna che racconterà la nuova brand identity.

Oggi la company ha superato i 15.500 ristoranti partner sull’app e una presenza sul territorio in oltre 1.200 comuni, raggiungendo circa il 66% della popolazione e oltre 2 milioni di clienti.

tik tok gamified branded content

TikTok lancia Gamified Branded Effect: ecco come funziona

Oggi più che mai i brand sono alla continua ricerca di nuove modalità per entrare in relazione con un pubblico che passa sempre più tempo in casa. E cresce tra gli inserzionisti l’interesse per la gamification come strumento divertente per coinvolgere in maniera positiva la community. Anche e soprattutto su TikTok.

testate giornalistiche tiktok

Il nuovo Gamified Branded Effect

Con il lancio del nuovo Gamified Branded Effect, nasce l’opportunità di integrare i messaggi di brand in effetti di gamification in grado di aiutare gli utenti a creare in modo ancora più interattivo e divertente, in linea con la creatività delle loro espressioni su tutta la piattaforma.

Questo nuovo effetto offre ai brand un’opportunità nuova per valorizzare il crescente interesse verso il gaming su TikTok, cresciuto di oltre il 200% sulla piattaforma nel corso dell’ultimo anno. Dunque, un modo semplice per creare esperienze TikTok più coinvolgenti.

Gamified Branded Effect è molto simile alla “Lens Web Builder” di Snapchat, che consente ai marchi di creare campagne AR Lens, sulla base di alcuni modelli.

La differenza principale è che Lens Web Builder offre centinaia di oggetti 3D, animazioni ed effetti, con molta più varietà, riducendo la potenziale replica.

Ma gli effetti gamificati di TikTok potrebbero avere un potenziale significativo, soprattutto per i marchi che cercano di raggiungere il pubblico più giovane attraverso l’app.

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TikTok gamified branded effect

Gli highlight

Gamified Branded Effect è il prodotto più recente di TikTok For Business, e invita gli utenti a fare un passo in avanti nelle loro strategie sulla piattaforma grazie a un’esperienza video interattiva e divertente.

Gli utenti possono utilizzare le espressioni del volto, le pose del corpo, o altri movimenti per controllare gli elementi brandizzati e interagire con essi, con un’esperienza sound-on.

Sono disponibili oltre 20 tipi di formati di gamification tra i quali scegliere per personalizzare le proprie campagne, come ad esempio:

  • Far muovere in aria una palla muovendo le sopracciglia
  • Fare una gara di pose con un ritmo accattivante
  • Utilizzare i movimenti della testa per controllare un sottomarino
stories instagram test

Instagram Advertising: tutto quello che devi sapere per creare la tua prima campagna

  • 1,08 miliardi di persone in tutto il mondo utilizza ogni mese Instagram, che ha registrato una crescita impressionante nei mesi di lockdown.
  • Sapere come fare Instagram Advertising e come creare una campagna da zero è fondamentale per qualsiasi azienda, che si tratti di grandi brand o di piccole e medie imprese.

 

Secondo il report aggiornato a luglio 2020 e pubblicato recentemente da We Are Social, effettuato in collaborazione con Hootsuite, oltre la metà della popolazione totale del mondo utilizza i social media – ovvero 3,96 miliardi di persone.

Di questi quasi 4 miliardi di persone, 1,08 miliardi utilizza ogni mese Instagram, una piattaforma che ha registrato una crescita impressionante nelle ultime settimane, grazie anche al lockdown forzato a causa della pandemia di Covid19.

Che cosa vuol dire?

Che il numero di persone che i brand possono raggiungere attraverso la pubblicità su Instagram è davvero impressionante, ed è aumentata di un 11% rispetto al primo trimestre del 2020.

Per questo sapere come creare da zero una campagna su Instagram è fondamentale per qualsiasi azienda, che si tratti di grandi brand o di piccole e medie imprese. 

Grazie a questa semplice guida, vediamo insieme passo dopo passo come sponsorizzare un contenuto su Instagram.

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Instagram Advertising step by step

1. Iniziamo aprendo Facebook AD Manager

Eh sì, proprio AD Manager: dal momento che Instagram è di proprietà di Facebook, possiamo impostare la nostra campagna direttamente nella pagina di gestione degli annunci di Facebook senza dover creare un nuovo account.

Nella home page del tool, clicca sul bottone “Crea annuncio” nell’angolo in alto a destra (nella vecchia interfaccia) e la prima cosa che Facebook ti chiederà è di definire il tuo obiettivo di marketing.

Vuoi aumentare le conversioni sul tuo sito web? Allora sceglierai l’opzione corrispondente, che ti consente di monitorare le conversioni attraverso l’interfaccia pubblicitaria di Facebook utilizzando un pixel JavaScript.

Se il tuo obiettivo invece è aumentare la Brand Awareness, puoi selezionare l’opzione “Visualizzazioni video” se il contenuto che vuoi promuovere è appunto un annuncio video. 

O ancora, se vuoi solo incrementare il traffico verso il tuo sito web (o per qualsiasi campagna pubblicitaria con monitoraggio delle conversioni di terze parti) puoi selezionare “Invia utenti al tuo sito Web”.

Noi per andare avanti abbiamo selezionato “Aumenta le conversioni sul tuo sito Web”, cosí possiamo accedere agli strumenti di monitoraggio delle conversioni di Facebook. Dopo aver selezionato il tuo obiettivo, inserisci il nome della tua campagna e fai clic su “Continua” per definire il target.

2. Quali sono le opzioni di targeting disponibili?

Per prima cosa, bisogna sapere che tutte le opzioni di targeting disponibili per le campagne Facebook sono disponibili anche per Instagram, visto che tutti i dati degli account vengono condivisi tra le due piattaforme.

I dati fondamentali sul target da inserire sono il Paese e la lingua, il genere e una fascia di età specifici. Per la nostra campagna di esempio, abbiamo selezionato uomini e donne, dai 25 ai 60 anni, che vivono negli USA:

Dopo di che, è consigliato affinare il pubblico obiettivo in modo da rivolgersi agli utenti che hanno maggiori probabilità di essere effettivamente interessati alla nostra comunicazione. Per la nostra campagna di esempio, pubblicheremo una promo per un’app di workout e nutrizione.

Nel nostro caso quindi il target è composto da persone interessate alla propria forma fisica, all’alimentazione e alla salute in generale. Utilizzando il targeting per interesse di Facebook, possiamo restringere il nostro targeting per parlare a persone a cui piacciono le pagine e i gruppi relativi al fitness.

Ciò restringe il nostro target da 125 milioni di persone a 64 milioni di utenti: potremmo filtrare ulteriormente il nostro pubblico aggiungendo altri criteri di selezione più specifici, ma è consigliato non restringere il potenziale a meno di 100.000 persone, per evitare di pregiudicare i risultati della campagna.

Se hai già a disposizione un excel completo con dei dati di remarketing sul tuo target (ad esempio una lista di visitatori del tuo sito Web o persone che hanno già acquistato i tuoi prodotti in precedenza) puoi utilizzare la funzione “Pubblico personalizzato” in Facebook Ads Manager per rivolgerti direttamente a questi utenti.

Ricorda però che il pubblico personalizzato funziona meglio quando supera le 5.000 persone: con una la scala ridotta e un’alta frequenza di una campagna Instagram può succedere che il target della tua campagna si stanchi di vedere sempre lo stesso annuncio in feed.

LEGGI ANCHE: 5 trend di Instagram che hanno dominato la prima metà del 2020

3. Attenzione alla Reach e alla Frequency per il tuo Instagram Advertising

Proprio per questo, è fondamentale prestare molta attenzione alla portata della tua campagna (il numero di persone che hanno visto i tuoi annunci) e alla frequenza (il numero medio di volte in cui ciascuno dei tuoi annunci è stato mostrato a ciascuna persona).

Può capitare che, se la frequenza media raggiunga un livello che va da 3 a 5, avvenga un calo del coinvolgimento. Se questo accade, è consigliabile cambiare la creatività per coinvolgere nuovamente il tuo pubblico con nuovi contenuti.

4. Impostiamo budget totale e durata della campagna

Il costo degli annunci su Instagram, come accade per quelli su Facebook, dipende dall’opzione di offerta scelta. Puoi scegliere tra costo per clic (CPC), costo per mille impressioni (CPM), costo per azione (CPA) o costo per like, oppure selezionare le offerte automatiche.

Il budget viene impostato giornalmente o per tutta la durata della campagna. Con il budget giornaliero decidi di dedicare il massimo a una giornata e una volta raggiunto il limite, Facebook non erogherà più annunci per il resto della giornata.

Per Instagram, i budget minimi sono calcolati come importo giornaliero e si applicano indipendentemente dall’opzione di budget che hai scelto.

Puoi anche scegliere in quali giorni della settimana e in quale momento della giornata mostrare il tuo annuncio, in base agli insight che già possiedi sull’attività online del tuo pubblico obiettivo.

4. Scegliamo Instagram tra i posizionamenti di campagna

Ovviamente nel nostro caso vogliamo pubblicare il nostro Advertising su Instagram, quindi selezioniamo la piattaforma tra i posizionamenti, togliendo tutti gli altri presenti nella lista.

Possiamo anche selezionare i dispositivi mobile specifici su cui si desideriamo targetizzare la nostra campagna, scelta utile se per esempio dobbiamo promuovere un’applicazione specifica per Android o iOS.

Piccolo trucchetto: se vuoi promuovere un prodotto di fascia alta e quindi raggiungere persone che (in teoria) hanno un reddito alto e hanno acquistato recentemente nuovi prodotti, puoi scegliere come target gli utenti che possiedono gli ultimi smartphone di fascia alta.

5. È il momento di sviluppare la creatività per il tuo Instagram Advertising

Seleziona una tra le seguenti opzioni (per la nostra campagna di esempio, abbiamo scelto una singola immagine):

Se hai una creatività personalizzata per il tuo brand che vuoi utilizzare puoi caricarla nell’Ad Manager di Facebook, in caso contrario puoi scegliere tra diverse migliaia di immagini nella libreria di foto d’archivio di Facebook.

Noi per esempio abbiamo selezionato un’immagine relativa al fitness e all’alimentazione dalla libreria di archivi fotografici.

Ricorda che la creatività che scegli per il tuo annuncio è il fattore più importante nel determinare se la tua campagna avrà successo o meno. Consigliamo di selezionare almeno 5 creatività diverse tra loro per la stessa campagna, in modo da poter effettuare un A/B test sulle diverse immagini e scoprire quale funziona meglio.

Per ultimo, collega il tuo account Instagram all’annuncio, oppure collegalo solo alla pagina Facebook della tua attività: il contenuto verrà comunque mostrato nel feed di Instagram.

Ricordati di aggiungere un bottone di Call To Action al tuo annuncio. La CTA è fondamentale per raggiungere l’obiettivo della tua campagna, quindi assicurati di scegliere quella più rilevante con rispetto alla tua offerta e al tuo target. Visto che la nostra campagna di esempio è per promuovere un’app mobile, selezioniamo “Download” come call to action.

Prima di concludere e pubblicare l’annuncio, Facebook ti mostra un’anteprima di come apparirà su Instagram.

LEGGI ANCHE: KPI e benchmark per comprendere le performance degli influencer

Cosa fare una volta che l’annuncio è online?

Può succedere che la tua campagna sia impostata in maniera impeccabile e abbia successo fin dal primo giorno, ma questo accade molto raramente. Proprio per questo monitorare quotidianamente il tuo Instagram Advertising è fondamentale per garantire il raggiungimento degli obiettivi.

Analizzare le performance del tuo annuncio ti aiuta a capire dove hai sbagliato o al contrario quali sono gli aspetti che funzionano, in modo da poter ottimizzare la campagna.

Blocco dello scrittore: 30 idee per superare la paura del foglio bianco

  • Che cos’è il blocco dello scrittore? Il terrore di non riuscire a essere all’altezza delle proprie aspettative.
  • Una guida in 30 punti per superare il momento d’incertezza e tornare a scrivere con più entusiasmo di prima.

 

La paura del foglio bianco è quella sensazione di smarrimento provata di fronte alla pagina vuota. Non è soltanto una questione d’ispirazione, ma di aspettative che abbiamo verso noi stessi e le nostre parole. Vogliamo scrivere un’introduzione a effetto, che colpisca subito il lettore, ma non riusciamo a carburare. Non ci vengono in mente nuove idee, ci sentiamo frustrati perché non abbiamo nulla da raccontare. Ogni passo è un brancolare nel vuoto, e non riusciamo a vedere la luce. Come si supera il blocco dello scrittore?

Che cos’è il blocco dello scrittore

Scrivere è sperimentare con le parole, dare forma ai pensieri, concretizzare e rendere reale ciò che si muove dentro di noi. Non è solo estro creativo, ma è soprattutto metodo e disciplina.

La scrittura è un processo mentale stimolante che richiede tempo, allenamento e ha a che fare con l’emotività, l’incertezza e anche la vulnerabilità. Gli scrittori lottano con queste emozioni e spesso ne vengono sopraffatti.

blocco dello scrittore

LEGGI ANCHE: 20 routine quotidiane che aiutano a recuperare la produttività

Blocco dello scrittore: le cause

Può essere colpa della paura di mettersi in gioco, di mostrare le proprie idee e per essere giudicati e criticati. La paura di essere respinto impedisce a chi vorrebbe scrivere di farlo, bloccandolo per sempre.

Può trattarsi di perfezionismo, voler fare del proprio meglio e non accontentarsi mai del risultato perché si vuole avere tutto perfetto già alla prima stesura. Molte persone usano il perfezionismo come meccanismo di protezione, per tutelarsi da aspre critiche o fallimenti.

Spesso il problema è invece l’eccessiva autocritica che abbiamo nei nostri confronti. Siamo i nostri peggiori critici. Molti scrittori confrontano il proprio lavoro con quello di altri di maggior successo o addirittura con il proprio lavoro precedente, provocando una vera e propria paralisi d’idee.

L’importante è capire le emozioni che ci attraversano per andare avanti e riprendere a scrivere di nuovo, che sia sul nostro blog, un articolo o un libro. Come si supera il blocco dello scrittore? Possiamo provare con questi 30 consigli.

Come superare il blocco dello scrittore

1. Scrivere ogni giorno

La scrittura è disciplina, bisogna scrivere tutti i giorni, esercitarsi. Questo è un consiglio suggerito dalla maggior parte degli scrittori che si impongono una routine quotidiana e ferrea di scrittura. Quando la scrittura diventa un lavoro sarà più difficile bloccarsi.

2. Fare esercizio fisico

E a proposito di allenamento, uno dei modi migliori per superare il blocco dello scrittore è dedicarsi all’esercizio fisico. È stato dimostrato che riduce lo stress, aumenta la produttività e migliora la memoria.

Un regolare esercizio fisico può incrementare la creatività e la risoluzione di problemi, aiutando ad affrontare meglio il processo di scrittura.

3. Fissare un obiettivo

Gli obiettivi sono fondamentali per pianificare una strategia. Un concetto valido non solo in ambito lavorativo, ma nella vita in generale. Se vogliamo superare il blocco dello scrittore dobbiamo porci un traguardo da raggiungere a fine giornata. Scrivere di un certo argomento, o un numero preciso di pagine, o scrivere per un’ora, o due. Stephen King, per esempio, scrive ininterrottamente quattro ore ogni mattina, tutti i giorni. Il primo passo per superare un ostacolo e allenarsi, prendere la rincorsa e saltare.

4. Creare un piano editoriale

Se il lavoro da fare è tanto e solo a pensare a tutto quello che dovete scrivere vi paralizzate, agite d’astuzia, create un piano editoriale dei vostri articoli, o dei capitoli da fare. In questo modo avrete davanti il lavoro che vi aspetta e potrete organizzare il tutto in anticipo.

5. Usare formati diversi

Siete soliti creare interviste per i vostri contenuti? Cambiate formato, provate a raccontare attraverso una storia. Vi piace scrivere solo in prima persona? Provate a spostare il narratore in terza persona. Cambiare formato potrebbe segnare una svolta alla lotta tormentata con il blocco dello scrittore. Fate un tentativo.

6. Partire da un solo argomento centrale

Siamo completamente a corto di idee? Cominciamo dal principio, focalizziamoci su una singola parola, un solo argomento, facciamo ricerca e creiamo associazioni di concetti. Tutto ci apparirà più chiaro e i contenuti si scriveranno da soli.

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7. Ricercare le keyword

Partendo da un’analisi delle parole chiave del nostro ambito, riusciremo a capire cosa e come vogliamo scrivere. Una semplice keyword può aprire tutte le porte del nostro mondo narrativo.

8. Creare un documento con argomenti interessanti

Quando siamo bloccati, non c’è niente di meglio che consultare delle liste di argomenti stimolanti. Cerchiamo di creare un documento con contenuti che ci piacciono e di cui vorremmo parlare e aggiorniamolo di volta in volta. Appena il blocco dello scrittore perviene, attingiamo alla nostra fonte creativa.

9. Affidati a Google Alerts

Google Alerts è un servizio gratuito che, attraverso una mail, ci notifica tutto ciò che riguarda gli argomenti da noi prescelti. Se vogliamo ricevere più notizie possibili su un determinato ambito, basta attivare un avviso su una o più parole, e ne riceveremo le notizie più importanti.

10. Cambiare orari

Se siamo soliti scrivere al mattino ma abbiamo un blocco da parecchio tempo? Allora cambiamo orario. Ascoltiamo il nostro corpo, magari ci sentiamo più tranquilli la sera, proviamo a scrivere dopo cena. Di solito scriviamo nel pomeriggio? Magari di prima mattina, mentre tutti dormono, potremmo provare a scrivere quell’articolo che non riusciamo a preparare da giorni. Sperimentiamo.

11. Sconvolgere la propria routine

Seguire una routine quotidiana è molto utile, ci permette di essere organizzati e produttivi. Ma se c’è qualcosa che blocca il flusso delle nostre idee, vuol dire che dobbiamo, in primis, capire cosa ci frena, e provare a cambiare la nostra routine. A volte si ha bisogno di una piccola rivoluzione.

12. Cambiare location

Scriviamo sul nostro blog in cucina ma qualunque cosa sembra infastidirci? Dal fruscio del ventilatore, al colore giallo paglierino delle pareti, la cucina sembra essere diventata un luogo di tortura. Cambiamo location, proviamo a ricavare uno posticino per uno studio, o usciamo e scriviamo all’aperto, o magari in uno spazio coworking.

13. Trovare un posto tranquillo

Se invece quello che ci inquieta è il continuo brusio dei colleghi o i rumori in casa, creiamo il nostro angolo personale, lontano da decibel indiscreti.

14. Svolgere esercizi di free writing

Un modo per liberare la mente e non sentirsi schiacciati dal proprio revisore interiore, è quello di fare esercizi di free writing, ossia scrittura libera. Si comincia a scrivere in modo fluido, senza dar troppo peso alla sintassi e alle regole grammaticali, ma bisogna lasciar vagare il pensiero.

L’idea è di lasciare libera l’immaginazione. Impostare un timer per 5 minuti e scrivere senza sosta, senza sollevare la penna dalla carta o le dita dalla tastiera. In questo modo non verremo oppressi dall’ansia che tutto sia perfetto.

15. Creare elenchi

Un altro esercizio di libera espressione è quello di fare elenchi, non liste inerenti il lavoro, ma di ogni genere. La lista della spesa, un elenco dei libri letti fino ad ora, la wishlist per il proprio compleanno, insomma qualunque cosa. Fare un elenco è un ottimo modo per mantenere il cervello impegnato mentre ci si prende del tempo lontano dall’attività da svolgere.

16. Non lasciarsi abbattere dal critico interiore

Il giudizio più temuto da chi scrive è quello di sé stesso. Come una lama affilata può recidere dalla radice qualsiasi sogno e desiderio, lasciandoci con l’amaro in bocca e il cuore infranto. Non lasciamogli prendere il sopravvento. Cerchiamo di essere critici e obiettivi, ma mai distruttivi.

17. Scrivere con carta e penna

Se siamo abituati a scrivere con i nostri laptop e tablet, è il momento di metterli da parte e rispolverare penna e fogli. Scrivere a mano è un ottimo modo per scaricare lo stress. Fateci caso, quando siamo al telefono e abbiamo un foglietto e una penna davanti, facciamo piccoli disegni e scriviamo qualche frase, o semplici parole. Inoltre rafforza la memoria, stimolando il cervello e il linguaggio.

18. Mindfulness, ovvero meditare

La meditazione è un ottimo modo per scaricare le energie negative e, se fatta ogni giorno, aiuta a riappacificarsi con sé stessi. Ogni mattina, prima di iniziare a scrivere, concediamoci 10 minuti di meditazione, magari all’aria aperta, e affrontiamo il foglio bianco senza paura.

19. Fare una passeggiata

Camminare tutti i giorni, per qualche chilometro, rilascia endorfine, i famosi ormoni della felicità, che stimolano il pensiero positivo. Se il blocco dello scrittore ci attanaglia, la soluzione è una passeggiata per rimettere in circolo le idee.

20. Svolgere attività diverse dalla scrittura

Quando il blocco dello scrittore insiste e persiste, è meglio fermarsi, respirare e fare qualcos’altro di creativo per ossigenare il cervello. Potremmo preparare un dolce, o fare giardinaggio. Non poniamo limiti al nostro pensiero creativo.

21. Disegnare e colorare

Tra le attività creative da svolgere, non possiamo tralasciare l’arte. Disegnare e colorare, stimola la creatività, riduce l’ansia, allevia lo stress e aumenta la concentrazione. Dopo aver dedicato mezz’ora al disegno, saremo più stimolati e pronti a superare qualsiasi ostacolo.

22. Ascoltare musica classica

Un altro metodo molto utilizzato da chi ha un blocco creativo è quello di ascoltare musica classica. Perché? La musica classica migliora l’umore, riduce lo stress e incrementa il pensiero positivo. Non c’è niente di meglio di un brano di Mozart per rinfrescarsi le idee.

23. Leggere ogni giorno

Se vogliamo scrivere dobbiamo prima di tutto leggere, e tanto. La lettura ha un potente effetto rigenerante e creativo su chiunque, basta solo trovare un posticino rilassante, scegliere un libro e immergersi in mondi sconosciuti. Provare per credere.

24. Restare umani

La vita di chi vuole scrivere non può essere relegata in casa, ma bisogna uscire, partecipare agli eventi, andare al cinema, a vedere mostre, cercare stimoli per accendere le idee. Il blocco dello scrittore si abbatte vivendo la propria umanità.

25. Creare libere associazioni di parole

Ci avete mai fatto caso che spesso ci esprimiamo usando le stesse e solite associazioni di parole? Possiamo creare delle combinazioni di parole nuove, andando oltre i soliti schemi e uscire fuori dal pensiero lineare giocando con idee e connessioni diverse a cui non avevamo mai pensato.

Un modo divertente per farlo e usare i LEGO. Ad ogni costruzione affibbiamo una parola che poi assoceremo ad un’altra, senza seguire un rigore logico. Il risultato potrebbe sorprenderci, stimolando la fantasia.

26. Lasciarsi ispirare da persone creative

Se la vostra autostima desidera solamente sotterrarsi, non lasciateglielo fare, ma leggete e fate ricerca sulle persone che sono per voi fonte d’ispirazione. Scoprirete che tutti loro hanno avuto momenti di difficoltà anche più complessi dei vostri, ma alla fine non hanno mollato e, passo dopo passo, sono riusciti ad ottenere ciò che volevano (o quasi). Perseverate.

27. Cambiare punto di vista

Quando siamo troppo concentrati su di noi, i nostri desideri e le nostre paure, perdiamo di vista tutto ciò che si anima intorno a noi. Cambiare punto di vista, guardare le cose da fuori, ci permetterà di cogliere sfumature a cui non avevamo mai fatto caso, stimolando il libero pensiero.

28. Lavare i piatti

Lo sapevate che lavare i piatti riduce lo stress? A sostenerlo è un gruppo di ricercatori dell’Università della Florida, e aggiungono che aiuta anche la meditazione. Se il blocco dello scrittore continua a tormentarvi, fate una pausa, magari troverete la risposta tra una lucidata e l’altra.

29. Fare una doccia rigenerante

Vi siete mai chiesti perché le idee più brillanti arrivano proprio sotto la doccia? Una doccia al mattino aiuta a rilassarsi, a rigenerare e rinnovare i processi cognitivi e ad affrontare meglio la giornata lavorativa e i blocchi creativi.

30. Evitare le full immersion

Ultimo consiglio, non lavorate troppo. Buttarsi a capofitto in un progetto ed essere ossessionati solo da quello non vi farà vedere il quadro completo della situazione e di conseguenza resterete impantanati in un limbo di incertezza infinito. Dividete il lavoro, aiutatevi con mappe mentali, occupatevi dell’introduzione e poi dei restanti capitoli ma senza angosciarvi se si presentano zone grigie. Capita a tutti. Una piccola pausa, un bel respiro e si ricomincia.

week in social

Week in Social: dalle nuove opzioni di blocco su Messenger agli hashtag per la lotta al razzismo

Anche questa settimana torna immancabile l’appuntamento con le news dal mondo dei social.

Ecco cosa è successo e non può proprio mancare tra i tuoi update!

Universo Facebook

Nuove opzioni di blocco per Touch ID & Face ID su Messenger

Come condiviso negli ultimi giorni dall’esperto di social media Matt Navarra , la piattaforma di Facebook sta cercando di implementare nuove opzioni di blocco Touch ID e Face ID per Messenger sui devices iOS.

Ciò impedirà alle persone di curiosare ulteriormente nelle chat di Fb Messenger. Una volta abilitate queste opzioni, si può scegliere il tempo necessario per sbloccare nuovamente Messenger con Face / Touch ID. Figo, no?

Per coloro che sono troppo “paranoici” sulle persone che potrebbero controllare il proprio smartphone, possono bloccarlo non appena hanno finito di usare il device.

Le nuove opzioni in merito a Messenger risultano in linea con il graduale cambiamento di Facebook verso un miglioramento della sicurezza della messaggistica della piattaforma. Qualcuno dice che inoltre verrà introdotta la crittografia end-to-end come impostazione predefinita per tutti i messaggi .

Tale piano è stato oggetto di un intenso controllo da parte di diverse agenzie governative, che ritengono che il passaggio alla crittografia completa faciliterà una maggiore attività criminale nelle app di Facebook. Già in passato diverse autorità hanno sollevato dubbi sulla crittografia in WhatsApp.

Tuttavia, Facebook è determinato a portare avanti il suo piano. Alcuni si ricorderanno certamente che Messenger ha già una modalità di chat “segreta” opzionale che è completamente crittografata.

Facebook implementa la condivisione dello schermo su Messenger

Continua il periodo di rinnovo e grande cambiamento in casa Facebook: adesso arrivano anche le nuove opzioni di condivisione dello schermo su Messenger sia con Messenger Rooms sia con l’app da mobile, offrendo una nuova esperienza durante le live chat.

Come potete notare nell’immagine sopra, quando siete in una videochiamata su Fb Messenger, avrete la capacità di trascinare verso l’alto il pannello delle funzioni in basso per visualizzare più opzioni per le vostre chiamate. Lì, vedrete una nuova opzione per “Condividi il tuo schermo”. Ciccatelo e inizierete a trasmettere lo schermo del vostro dispositivo a tutte le altre persone nella live chat video.

Come riportato da Messenger :

“La condivisione dello schermo consente alle persone di condividere istantaneamente il proprio schermo con gli amici e la famiglia durante una videochiamata di gruppo con un massimo di otto persone e fino a 16 persone nelle stanze (Messenger Rooms), mentre utilizzano Messenger sui propri dispositivi mobili. La condivisione dello schermo è l’ultima funzionalità che stiamo implementando per avvicinare, tra loro, più persone”.

Facebook ha aggiunto la condivisione dello schermo nel desktop Messenger e nelle app Web già all’inizio dell’anno, come parte del rinnovamento dell’app desktop, soddisfacendo il crescente interesse per le chiamate da Desktop/Pc.

Per gli utenti aziendali, potrebbe anche fornire un nuovo modo per facilitare le procedure del servizio clienti e assicurare una maggiore trasparenza.

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Pubblicati nuovi dati sui post più condivisi sulla sua piattaforma

Comprendere tutto ciò che può generare coinvolgimento su Facebook è la chiave per massimizzare la copertura (organica e non) e la risposta ai vostri contenuti, ma sappiamo che conoscere i reali dati sulle interazioni a volte risulta essere difficile.

Negli ultimi anni, una giornalista del New York Times, tale Kevin Roose, ha cercato di far luce su questo twittando alcune delle inserzioni dei post più popolari su Facebook, in base agli elenchi della rinomata piattaforma di monitoraggio CrowdTangle. E quegli elenchi non hanno esattamente dipinto un’immagine positiva di come Facebook faciliti determinate interazioni.

Facebook, proprio negli ultimi giorni, ha deciso che era tempo di intervenire e chiarire alcuni punti chiave sugli elenchi della giornalista del NY Times e che molti utenti hanno usato proprio questi elenchi per criticare l’impatto negativo e divisivo del Social Network in questione.

Secondo John Hegeman, Head of News Feed di Facebook:

“Alcune cose importanti da considerare su questi elenchi. […] Mentre alcuni post di link ricevono molte interazioni, Mi piace o commenti, il contenuto in questione rivela soltanto una piccola percentuale di ciò che la maggior parte delle persone nota su Facebook.”

Sebbene le informazioni utilizzate da Roose per reperire i suoi elenchi siano accurate, quindi, non tiene conto  dell’intero ambito di visualizzazione delle persone sulla piattaforma, poiché misura solo le interazioni sui post delle pagine dei publisher e non tiene conto nelle condivisioni tra utenti (numerosissime).

Se Facebook vuole massimizzare il coinvolgimento, il contenuto divisivo sembra essere un elemento essenziale in questo contesto, il che significa che, indipendentemente da come la piattaforma possa inquadrarlo, ha motivo di aumentare post e aggiornamenti che seminano divisione.

Il dibattito è un elemento chiave nella matrice di incentivazione di Facebook, al fine di mantenere gli utenti che postano, commentano e ritornano sul sito.

Instagram lancia raccolte fondi personali per fornire assistenza ad aziende colpite dal Covid-19

Instagram sta lanciando una nuova feature che riguarda la possibilità di lanciare raccolte fondi personali per aiutare le persone e le aziende a raccogliere fondi per cause riguardanti il COVID-19.

Come spiegato da Instagram :

“A partire da oggi, stiamo implementando un nuovo modo per raccogliere fondi per una causa personale, per una piccola impresa, un amico o una causa che è importante per Voi. Inizieremo con un piccolo test per creare una raccolta fondi personale negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Irlanda su Android, seguito da iOS. Se vivi in un Paese in cui puoi effettuare una donazione per una raccolta fondi tramite il nostro adesivo di donazione, puoi anche effettuare una donazione a una Raccolta fondi personale su Android a partire da oggi”.

Per creare una raccolta fondi personale dal profilo Instagram basterà:

  • cliccare il tasto “Modifica profilo”
  • “Aggiungi raccolta fondi” e poi “Raccogli denaro”
  • Qui sarà possibile scegliere una foto e selezionare la categoria di raccolta fondi: “soccorso in caso di crisi”, “fede”, “hobby” e persino in merito a causa riguardanti aiuti per “animali domestici e animali in generale.
  • Bisognerà anche inserire le informazioni per Stripe, il noto processore di pagamenti di Facebook per le donazioni
  • Si potrà quindi cliccare “Invia” e la raccolta fondi verrà esaminata da Instagram / Facebook per assicurarsi che soddisfi i criteri di idoneità.

Ogni raccolta fondi dura 30 giorni e può essere estesa più di una volta per altri 30 giorni. Per creare una raccolta fondi è necessario avere almeno 18 anni.

Instagram conferma che “Da gennaio, le persone hanno raccolto oltre $ 100 milioni per raccolte di fondi COVID-19 a livello globale su Instagram e Facebook, mentre negli ultimi 30 giorni, le donazioni su Instagram sono raddoppiate negli Stati Uniti”.

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Instagram pubblica un elenco con i migliori hashtag sull’ingiustizia razziale

Mentre tutte le piattaforme social lavorano per sviluppare politiche e approcci più inclusivi alla luce delle proteste in corso, Instagram ha rilasciato una nuova lista degli hashtag più comunemente usati sui post relativi all’ingiustizia razziale.

L’elenco fornisce un importante punto di riferimento per le persone che desiderano sia interagire che monitorare le discussioni “attive” attorno a questi temi.

Tra le varie misure, Instagram ha lavorato per trovare modi per promuovere meglio la diversità razziale tra i creatori, con la sua iniziativa #ShareBlackStories.

Instagram ha anche rivisto le sue politiche e ha incontrato i leader della comunità per scoprire come può affrontare meglio la disuguaglianza, in tutte le sue forme.

Mondo LinkedIn

LinkedIn fornisce nuovi suggerimenti per eventi virtuali sul social

LinkedIn ha pubblicato una nuova guida su come utilizzare i suoi strumenti di Live ed Eventi di LinkedIn per facilitare eventi virtuali, soddisfacendo la crescente domanda di tali strumenti.

Questa è in realtà la seconda guida agli eventi che LinkedIn ha pubblicato negli ultimi due mesi. A giugno aveva già pubblicato una guida completa di 16 pagine su come utilizzare i nuovi strumenti per massimizzare gli eventi digitali.

Questa nuova guida è più un supplemento alla prima, con un focus maggiore su suggerimenti e case study per aiutare a fornire misure concrete che puoi prendere per ottimizzare le tue funzioni.

Se stai cercando di trasmettere il tuo evento su LinkedIn, entrambe le guide meritano sicuramente una lettura!

Pianeta Twitter

Twitter testa le nuove icone della App e la nuova schermata di avvio per iOS

Secondo MacRumors, Twitter sta testando una nuova serie di icone di app su iOS e una nuova animazione introduttiva quando gli utenti aprono l’app.

La nuova animazione splash aggiunge una nuova sensazione di tipo news all’app, con elementi visivi a clip amplificati all’interno del logo dell’uccellino.

Twitter sta inoltre testando quattro diverse varianti dell’icona della sua app.

MacRumors riferisce che agli utenti del programma beta di Twitter Insiders sono state chieste le loro opinioni sui nuovi progetti, prima di ogni eventuale implementazione.

metodo montessori

Il metodo Montessori: anche Google, Amazon & Co. ne hanno beneficiato

  • Il metodo montessoriano pone le basi per l’uguaglianza (di genere, delle culture) in maniera implicita e favorisce lo sviluppo dell’intelligenza emotiva.
  • Rappresenta ancora oggi un metodo di formazione innovativo di cui hanno beneficiato anche grandi imprenditori come il CEO di Google ed il fondatore di Wikipedia.
  • Alcuni consigli per favorire l’inclusione sin da piccoli.


La pedagogista, medico e scienziata Maria Montessori immaginava una comunità umana non definita in base alla nazionalità. Non trovava coerente che le merci potessero oltrepassare i confini e che le persone non potessero invece muoversi liberamente. Sono passati già più di 100 anni da quando il primo asilo montessoriano, chiamato “la casa del bambino”, aprì le porte ad un nuovo percorso didattico. La pedagogista dell’omonimo metodo ha messo in pratica teorie che ancora oggi sono alla base di varie ricerche. Da questi studi emerge che il metodo montessoriano favorisce l’indipendenza e l’innovazione. Personaggi noti come Larry Page, CEO di Google, Sergey Brin, co-fondatore di Google, Jimmy Wales, fondatore di Wikipedia, Jeff Bezos, CEO di Amazon, Henry Ford sono solo alcuni dei molti imprenditori di successo che da piccoli hanno avuto una formazione montessoriana.

“Credo che buona parte del merito del nostro successo sia dovuto all’educazione che abbiamo ricevuto. Il non dover seguire delle regole rigide o degli schemi, il poter autogestire, il poter mettere in discussione cose che ci venivano date per assodate ci ha permesso di agire un po’ differentemente dagli altri e diventare quello che siamo.” Larry Page


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La diversità allena i più piccoli al futuro

Per agevolare l’inclusività in classe, la pedagogista tolse la regola delle fasce d’età, favorendo anzi la formazione di classi ad annate miste. Una scuola internazionale, un po’ come il viaggiare, prepara gli allievi ad un futuro che sarà sempre più multietnico. I principi fondati sulle teorie montessoriane favoriscono l’apprendimento della lingua italiana e permettono di superare ostacoli in questo processo.

Lo sviluppo dell’intelligenza sociale

Al fine di comprendere eventuali diversità nello sviluppo cognitivo tra classi multietniche e non, la provincia di Trento ha condotto uno studio comparativo tramite osservazioni, interviste e questionari nelle scuole medie della zona. È emerso che gli alunni di classi multietniche sviluppano competenze sociali più avanzate rispetto ad altri contesti.

Il metodo Montessori favorisce infatti l’inclusività, la parità di genere e una educazione priva di stereotipi. Maria Montessori già nei primi anni del 1900, quando ancora il patriarcato era ben più diffuso, riteneva che a livello cognitivo tutti i bambini e le bambine avessero lo stesso potenziale. Le neuroscienze poi le diedero ragione. Il suo metodo infatti pone le basi per l’uguaglianza in maniera naturale e implicita.

I bambini, nel rispetto del prossimo, sono liberi di muoversi e di sperimentare con il materiale a loro disposizione. Tra le varie attività ci sono anche quelle “di vita pratica” – a misura di bambino – come pulire i tavoli, ripiegare calzini e sbattere i tappeti, per trasmettere ai più piccoli il valore che hanno gli spazi e gli oggetti.

casa del bambino

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I consigli per favorire l’inclusione

Sonia Coluccelli, pedagogista e autrice del libro “Il metodo Montessori nei contesti multiculturali”, stila alcuni suggerimenti per favorire un ambiente multietnico positivo, tra i quali:

– Il lavoro in cerchio nella quotidianità scolastica: mostra una comunità di pari, dove non ci sono primi o ultimi.
– Educare i bambini a frequentare luoghi diversi (teatro, cinema ecc.): questo significa abituarli anche ad una vastità di pensieri e culture
– Lavorare sul proprio linguaggio con un occhio critico, riflettendo sulle parole dette in presenza dei bambini.

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La libertà stimola la creatività secondo il metodo Montessori

L’ambiente montessoriano è a misura di bambino, con materiali naturali appositamente ideati. Questi materiali sensoriali, creati per la scrittura e la lettura, promuovono lo sviluppo del senso di autonomia e di indipendenza del bambino. L’adulto e l’educatore, quindi, non si impongono come coloro che detengono il sapere, ma come dei registi che accompagnano i bambini nel loro viaggio alla scoperta della vita.

“Il più grande segno di successo per un insegnante è poter dire: i bambini stanno lavorando come se io non esistessi” Maria Montessori

talkwalker

Talkwalker acquisisce Nielsen Social per offrire nuove funzionalità alle aziende

Talkwalker, società di social listening e analisi, oggi ha annunciato l’acquisizione di Nielsen Social, fornitore leader di misurazione social e software di approfondimento del pubblico.

La soluzione innovativa di Nielsen Social per la valutazione dei contenuti social permetterà di fornire ulteriori approfondimenti per l’intelligence conversazionale, abilitata dall’intelligenza artificiale della piattaforma di Talkwalker.

Negli ultimi anni Talkwalker ha visto la social analytics evolversi enormemente, sfruttando più fonti di dati per fornire informazioni fruibili in intere aziende. E ora sta guidando questo cambiamento, creando una potente soluzione aziendale per la conversational intelligence.

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Cosa accadrà dopo l’acquisizione

Questa acquisizione fa parte di quel cambiamento, andando a rafforzare la leadership dell’azienda in termini di innovazione attraverso il software all’avanguardia di valutazioni dello stato dell’arte e analytics adverstising di Nielsen Social.

“La decisione di unire le forze con Nielsen Social sottolinea l’impegno di Talkwalker a fornire ai clienti aziendali le migliori soluzioni in tutta l’ampia gamma di casi d’uso”, ha affermato Robert Glaesener, CEO di Talkwalker. “Con l’aggiunta di Nielsen Social Content Ratings alla nostra piattaforma AI, siamo in grado di espandere la nostra offerta di approfondimenti su consumatori, categorie e pubblico e accelerare la nostra crescita globale”.

Questa acquisizione rappresenta un altro punto di successo per Talkwalker quest’anno. Con una nuova brand identity, una piattaforma recentemente aggiornata, l’introduzione di una nuova visualizzazione di dati innovativi.

“Siamo entusiasti di aver trovato un partner affiatato in Talkwalker, che condivide la nostra missione di fornire le migliori soluzioni di misurazione e analisi ai clienti a livello globale”, ha affermato Sean Casey, presidente di Nielsen Social. “La combinazione rafforzerà in modo significativo la nostra offerta e non vediamo l’ora di unirci alla piattaforma in rapida crescita di Talkwalker per promuovere insieme la nostra posizione il mercato globale”.

Nei prossimi mesi Nielsen Social sarà integrato nella piattaforma Talkwalker, aggiungendo ancora più funzionalità.

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L’impatto del Covid-19 su email Marketing & eCommerce

La metamorfosi dell’eCommerce in seguito all’emergenza, da canale secondario a elemento indispensabile per la riprogettazione delle strategie di vendita e di interazione con i consumatori, genera degli effetti immediati sulla crescita del mercato.

Il valore degli acquisti online di prodotto dovrebbe nel 2020 sfiorare i 22,7 miliardi di euro in crescita del +26% rispetto al 2019.

L’incremento in valore assoluto è il più alto di sempre: oltre 4,6 miliardi in un solo anno. Questo risultato è frutto di dinamiche differenti nei comparti merceologici.

I settori più maturi crescono con un tasso sostenuto ma sotto alla media di mercato: nel 2020 Informatica ed elettronica di consumo vale 6 miliardi di euro (+18%), Abbigliamento 3,9 miliardi (+21%) ed Editoria 1,2 miliardi (+16%). I comparti emergenti registrano ottimi risultati con ritmi di crescita esponenziali: in particolare Food & Grocery genera 2,5 miliardi di euro (+56% rispetto al 2019), Arredamento e home living 2,3 miliardi (+30%) e Beauty 770 milioni di euro (+37%).

Rispetto al passato è maturata una definitiva consapevolezza sulla necessità di sviluppare un canale eCommerce completamente integrato con l’esperienza fisica.

Un cambiamento epocale, invocato dai consumatori, che chiama profonde revisioni di processo e di organizzazione, investimenti, capacità di ascolto (dei clienti) e molta creatività.

L’eCommerce sarà sempre più motore di crescita e di innovazione del Retail.

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L’email Marketing e l’eCommerce: i trend del 2020

MailUp e l’Osservatorio eCommerce B2c della School of Management del Politecnico di Milano hanno condotto due ricerche in parallelo, con l’obiettivo di fotografare l’impatto che l’emergenza sanitaria, il lockdown e gli effetti conseguenti hanno avuto sul settore eCommerce.

Lo studio di MailUp ha cercato di individuare eventuali mutamenti nei trend delle campagne di email Marketing attribuibili all’emergenza sanitaria che ha colpito l’Italia tra febbraio e marzo. Per farlo ha esaminato le campagne di 1.092 aziende eCommerce inviate tra l’1 gennaio e il 7 giugno 2020 e le ha confrontate con le campagne inviate nello stesso periodo dell’anno precedente, in modo da riscontrare le possibili variazioni. I parametri presi in considerazione per questo confronto sono i volumi di invio delle email, il tasso di apertura e il tasso di clic.

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1. Volumi di invio

Le prime settimane del 2020 mostrano un netto incremento dei volumi di invio rispetto a quelli dell’anno precedente (+23,63%). Questo trend inverte la rotta a partire dalla prima settimana di lockdown nazionale (9 marzo), passando da 73 milioni a quasi 39 milioni di invii (-89,40%).

Dalla settimana successiva, tuttavia, assistiamo a un recupero sia in termini di quantità che di stabilità degli invii, che pareggiano i risultati ottenuti nell’anno precedente.

Il calo registrato è certamente attribuibile alla chiusura di molte delle aziende parte del campione esaminato e alle difficoltà iniziali nel riorganizzare le proprie attività in una fase di emergenza inedita.

Allo stesso modo, il riassestamento è certamente attribuibile alla preparazione della cosiddetta fase 2 e al ripristino delle attività lavorative. Se prendiamo in considerazione i volumi di invio, notiamo invece comportamenti discordanti tra newsletter e DEM.

Per queste ultime infatti, il calo nelle settimane di lockdown risulta meno accentuato (-1,38%); inoltre, nella fase 2 le DEM registrano volumi di invio addirittura superiori a quelli del 2019 (+6,37 di media).

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2. Aperture

Se le campagne email hanno risentito dell’emergenza sanitaria in termini di volumi di invio, è interessante notare come, al contrario, i tassi di apertura ne abbiano beneficiato.

Se confrontiamo infatti i valori medi dei periodi pre e post quarantena, osserviamo una crescita relativa di +19,60%.

Si passa infatti da un 9% di inizio anno (pari a un calo medio di -34,10% sul 2019), a un picco massimo di 12,50% durante il lockdown. Il periodo successivo, corrispondente più o meno all’inizio della fase 2, registra un assestamento intorno all’11,75%.

Differentemente da quanto visto per le newsletter, l’andamento delle DEM è caratterizzato da un decremento finale delle performance, dal 12,20% al 9,90%. Se ne potrebbe dedurre un calo di interesse del pubblico per le comunicazioni di natura commerciale determinato, come già detto a livello complessivo, dalla riapertura delle attività commerciali offline.

In generale, se fotografiamo il 2020 e mettiamo a confronto le due tipologie di email vediamo a colpo d’occhio una chiara prevalenza delle DEM sulle newsletter.

3. Clic

Il secondo indicatore di performance considerato è il tasso di clic sulle aperture ovvero il tasso di reattività dei destinatari nei confronti del contenuto del messaggio.

Nel 2020 si assiste a un calo complessivo evidente, dal 14,90% al 9,80% (-34,23%). Nelle settimane di quarantena assistiamo a un aumento del tasso di clic (superiore anche ai valori del 2019); segno di un maggiore interesse da parte dei destinatari per i contenuti – informativi e commerciali – proposti dai brand e-commerce.

L’inizio della fase 2 porta a un nuovo calo delle performance, che scendono definitivamente sotto la soglia dell’11%: questo sensibile decremento può essere attribuito alla riapertura dei negozi fisici che ha comportato una riduzione degli acquisti online.

Se fotografiamo il 2020 e mettiamo a confronto le due tipologie di email vediamo a colpo d’occhio una chiara prevalenza delle DEM sulle newsletter. Sebbene entrambe le curve siano discendenti e il divario tra loro si assottigli con il passare delle settimane, in termini di valori medi registriamo uno scarto di 2,31 punti percentuale tra il 12,60% delle DEM e il 10,29% delle newsletter.

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Conclusioni

Dai dati è dunque chiaro l’impatto che il Covid ha avuto sull’email Marketing: non sorprende riscontrare un rallentamento dell’attività, che si deduce dal calo dei volumi di invio, causato dalle restrizioni sociali e dall’imposizione forzata di una nuova routine in termini di fruizione delle comunicazioni, di consumi e di comportamenti d’acquisto.

Tuttavia, a questo rallentamento dei volumi non corrisponde un calo di interesse da parte dei destinatari. Al contrario, sia in termini di aperture che di clic, i destinatari delle campagne dimostrano un livello di reattività che evidenzia un buono stato di salute del canale email per il settore e-commerce.

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L’impatto del Covid-19 sull’eCommerce in Italia

L’Osservatorio eCommerce B2C della School of Management del Politecnico di Milano ha condotto un ulteriore studio che si basa su un’osservazione diretta dei principali operatori di prodotto dell’eCommerce B2C. L’obiettivo era analizzare l’evoluzione dell’e-commerce rispetto agli anni passati e misurare eventuali alterazioni dei trend attribuibili agli effetti che l’emergenza sanitaria ha
esercitato sulle abitudini dei consumatori e sull’adozione del digitale da parte delle aziende B2C.

1. Acquisti eCommerce di prodotto in termini assoluti

La ricerca parte dall’osservazione della crescita del settore rispetto agli anni precedenti in termini di valore degli acquisti di prodotto: il valore totale che si dovrebbe raggiungere a fine 2020 è pari a 22,7 miliardi di euro, con un incremento relativo sull’anno precedente del +26%.

Un tasso di crescita percentuale più alto rispetto agli anni precedenti: nel 2018 l’e-commerce di prodotto aveva registrato un +23% e nel 2019 un +21%.

2. Acquisti eCommerce per comparto di prodotto

Il primo elemento da evidenziare nel 2020 è l’andamento positivo di tutti i comparti.

Entrando nel dettaglio vediamo che i comparti Abbigliamento e Accessori, Editoria, Informatica ed Elettronica sono accomunati da tassi di crescita simili che si attestano tra il 16 e il 21%; mentre il comparto Arredamento e Home living riesce a staccare i precedenti di circa 10 punti, migliorando il proprio risultato del 2019 del 30%.

Menzione a parte per il comparto Food & Grocery, che passa da 1,6 miliardi di euro dell’anno scorso a 2,5 miliardi di quest’anno (+56%). Un salto certamente determinato dalle restrizioni imposte tra marzo e aprile (fase di lockdown), che hanno spinto, da un lato, molti consumatori ad acquistare online i beni di prima necessità e, dall’altro, molte catene di supermercati ad adeguare in corsa i propri processi di vendita e distribuzione.

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3. Distribuzione per comparto degli acquisti 2019 e 2020

Rispetto al 2019, Abbigliamento e Accessori perde il 4%, Editoria scende del 7% e Informatica ed Elettronica riduce il suo peso del 6%, ma continua a costituire più di un quarto del totale.

Sale lievemente Arredamento e Home living, con un +2%, ma ad aumentare in modo rilevante è di nuovo il comparto Food & Grocery che, questa volta con un +24%, passa dall’8,88% all’11%.

4.  Incidenza smartphone

I dati mostrano l’incidenza dell’utilizzo del mobile per gli acquisti sui volumi di acquisto totali: da un’incidenza del 50% del 2019 si è passati al 56%.

Se consideriamo invece il valore degli acquisti, l’eCommerce da smartphone è passato da circa 9 miliardi di euro del 2019 ai circa 12,8 miliardi del 2020 (+42%).

Se ne potrebbe desumere che sempre più persone prediligono per gli acquisti online l’utilizzo del proprio smartphone anche quando si trovano all’interno delle mura domestiche.

marketing automation

Conclusioni

L’emergenza sanitaria ha avuto sul settore eCommerce un doppio effetto. Da un lato ha certamente reso più difficili alcune operatività; dall’altro ne ha favorito l’espansione spingendo all’utilizzo dell’eCommerce anche segmenti di mercato fino a qualche mese fa abituati a effettuare i propri acquisti esclusivamente offline (un esempio su tutti: la crescita del comparto Food & Grocery).

Ciò che accadrà nei prossimi mesi – online e offline – e quale direzione prenderà il mondo eCommerce è ancora da vedere. È però ragionevole pensare che gli avvenimenti degli ultimi mesi abbiano innescato un’accelerazione dei processi di digitalizzazione del settore retail già in atto da diversi anni, sensibilizzando aziende tradizionali e intere fasce di mercato sulle opportunità offerte dagli store virtuali e dalla comunicazione via email.

linkedin algoritmo

Giù le mani da LinkedIn: perché non puoi escluderlo dalla strategia della tua azienda

  • I contenuti pubblicati ci identificano e ci trasformano in veri e propri punti di riferimento insieme alle interazioni con in nostri collegamenti e riguardo ai topic che ci interessano.
  • Lo dice la sua stessa definizione, LinkedIn è un Social Network e come tale serve per tessere relazioni ossia creare network. Sia con la creazione di gruppi veri e propri sia analizzando i nostri competitor.

 

Credo che LinkedIn sia come il cervello umano, si dice che solo una parte di noi lo usi e ne esplori tutte le sue parti, gli altri ne usano, invece, solo il 10%.
Le potenzialità di LinkedIn per la tua azienda o per te come professionista sono innumerevoli, ma non tutti sono preparati a utilizzarle o a includere a pieno questa piattaforme nella strategia social di brand: Facebook e Instagram sono di solito immancabili, ma LinkedIn?

Eppure le sue connessioni di 570 milioni di utenti mondiali con un grado di utenti attivi che si attesta su più di 260 milioni/mese non dovrebbe classificarlo tra i social meno importanti soprattutto se si parla di un’azienda che con queste connessioni è in grado di farsi pubblicità, trovare nuove risorse umane e creare le proprie community di interazione.

Cerchiamo di capire, allora, come posizionarci su LinkedIn al meglio. Una cosa è certa: alla base serve tanta costanza e dedizione per creare e tenere attiva la propria community.

Il meglio di LinkedIn per il tuo business, come fare per usarlo al meglio

Prima cosa: come usare al meglio la LinkedIn App.,

Chi ha detto che per sviluppare LinkedIn per il nostro business sia preferibile la versione desktop? L’app, infatti, propone delle funzionalità che su desktop non troviamo e questo perché sono aspetti legati alla possibilità di geolocalizzarsi o geolocalizzare e allacciare una relazione con chi ci sta intorno, ma non solo.

Partiamo dalla possibilità di aggiornamento del profilo tramite app. Scegliere, infatti, di modificare o aggiungere nuove informazioni via app, seppur possa sembrare scomodo per alcuni versi, offre, dall’altra parte, possibilità che la versione desktop non permette.

Uno su tutti il numero di caratteri della headline: da desktop limitato a 120 da mobile ampliato a 200, quindi se su entrambi i device questa risulta tagliata, da app c’è più margine per la fantasia.

Proseguiamo con il secondo step: la pubblicazione di contenuti. La app non ti permetterà di pubblicare ancora long-form o individuare errori grammaticali sarà più scomodo (salvo aver attivato il correttore automatico su cellulare), ma sicuramente fornisce all’utente la possibilità di allegare file multimediali e inserire hashtag, debitamente suggeriti all’inizio della digitazione.

Terzo step: fare rete. LinkedIn va usato per creare ed animare una propria community e questo vuol dire partire dalla creazione di un numero di follower interessante per poi iniziare ad essere interessante anche tu per loro.
A tal proposito, forse, le funzionalità a disposizione da mobile sono davvero le più fornite e, in particolare, la possibilità di trovare connessioni durante meeting o eventi di settore.

Infatti il primo compito, è quello di connettersi agli altri e mandare loro messaggi privati di presentazione e richiesta di connessione. Farlo attraverso mobile app da la possibilità di scattare foto o includere audio in tempo reale, come un sistema di chat di ben più noti Facebook e Instagram, oltre che “taggare” un altro utente nella conversazione.

È sempre consigliabile personalizzare il proprio messaggio di richiesta di collegamento a seconda della persona a cui mi sto rivolgendo, soprattutto se sono un altro professionista questo mi darà la possibilità di attirare l’attenzione del mio interlocutore o ricordargli perché ci farebbe piacere averlo tra i nostri collegamenti.

Ecco poi che vi è la possibilità di integrare il proprio calendar o la propria localizzazione in occasione di eventi o meeting.

Se parliamo di evento programmato e pubblico, infatti, possiamo sfruttare l’integrazione tra il calendario e LinkedIn, attivabile da app, per scoprire chi parteciperà e fare un po’ di infohunting preparatoria e poi, qui viene il bello, è possibile trovare altri utenti LinkedIn nelle vicinanze in qualsiasi momento.

Come? Vai su “la mia rete” seleziona il tasto “più” e come ultima opzione vedrai “nelle vicinanze” se la attivi attraverso il Bluetooth. In questo modo identificherai gli altri utenti presenti nella stanza o al meeting e potrai selezionare con chi connetterti o semplicemente sapere chi sono le persone intorno a te, chissà mai che potresti trovare la risorsa o l’azienda dei tuoi sogni!

E se voglio connettermi ad un altro utente, ma ha difficoltà ad incontrarmi oppure voglio essere sicuro che trovi me, come faccio? Semplice: in alto di fianco la barra di ricerca c’è un simbolino che riproduce in miniatura un QR code, bene, da qui potrai sia scansionare il QR code di un altro che ottenere il tuo anche da condividere.

L’utilizzo corretto della app di LinkedIn non esclude un utilizzo altrettanto proficuo della versione desktop e, soprattutto, non prescinde da una corretta programmazione social.

LEGGI ANCHE: Come sostenere i dipendenti e rafforzare la presenza del brand su LinkedIn

Come abbiamo già detto su LinkedIn non conta solo quanti follower hai, ma la qualità e i collegamenti che questi possono portarti ed ecco che una strategia vincente, in questo caso più che mai, si basa sulla fase di preparazione:

  • Definire gli obiettivi: perché la mia azienda deve esserci su LinkedIn? Che cosa voglio fare con il mio profilo social aziendale, cercare nuove risorse, farmi promotore di una causa, cercare partnership di sviluppo? Ricorda che ogni obiettivo deve essere SMART (specifici, misurabili, raggiungibili, rilevanti e temporizzabili). Non dimenticare di prendere in considerazione sia goal a breve che a lungo termine;
  • Individua e profila le tue audience personas: analizza i tuoi follower delle altre piattaforme, chi sono? Cosa fanno nella vita? In cosa credono e su che argomenti interagiscono di più? A questo punto la tua strategia dovrà essere costruita a misura del tuo pubblico;
  • Stabilisci un tempo ed un budget da investire e si pronto a cambiare la rotta se non si ottengono i risultati sperati.

Una volta passata la fase di analisi si passa alla vera fase operativa che si basa sostanzialmente su collegamenti e contenuti.

Per creare la tua prima piccola audience è sempre buona cosa chiedere ai tuoi dipendenti e collaboratori di collegarsi alla pagina impostando la tua azienda come “luogo di lavoro” sui loro profili personali, ma non solo, invitali ad interagire con i tuoi post e coinvolgi, i più talentuosi, ad aiutarti nello sviluppo della tua pagina.

Content is king, anche per LinkedIn, in cui costanza e qualità di contenuti sono sempre premianti, questo perché l’algoritmo di questo social è “umano”, esperti LinkedIn scandagliano tutti i giorni i newsfeed in cerca di articoli veri, completi e che meritano più visibilità grazie alle interazioni che generano e alla credibilità dei collegamenti aziendali e penalizzando chi si comporta come spam o non da nessun valore.

Via libera a contenuti nativi, completi anche di immagini e video, ma importante anche interagire in gruppi tematici o condividere anche contenuti di terzi, purché siano in linea con la vision e mission aziendale e siano accompagnati da un headline propria meglio ancora se completa di hashtag e mention.

Vere chicche sono le pagine vetrina, ossia delle sorta di sotto-pagine aziendali che possono essere create, fino ad un numero di 10 max, e che permettono all’azienda di focalizzare parte del profilo su prodotti specifici o rami dedicati. Potrebbero avere meno follower della pagina aziendale, ma sono molto utili per focalizzare l’attenzione su qualcosa di particolare e di distinguibile.
Per creare una Pagina Vetrina, clicca sulla tua icona (Tu), seleziona la Pagina aziendale, sotto la sezione “Gestisci”clicca su “Strumenti dell’Amministratore” in altro a destra e seleziona “Crea una Pagina Vetrina”.

La base è pronta, ora è il momento di sperimentare

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Cosa possiamo imparare dalle migliori pagine aziendali

Lo abbiamo già detto, perché la nostra pagina aziendale su LinkedIn funzioni e sia attrattiva è necessario alimentarla e farla conoscere agli utenti connessi.
Se il contenuto testuale è alla base, quindi attenzione a cosa si scrive, come, compresi gli errori grammaticali, esistono poi aggiunte ed integrazioni che rendono tutti più coinvolgente: video, documenti, hashtag e sondaggi.

Con un tasso di conversione a lead del 2,74%, LinkedIn è la piattaforma giusta se la tua azienda vuol trasformare parte dei suoi collegamenti virtuali in veri e propri contatti reali e si sa, ad oggi la strategia più forte per creare contenuti di successo sono i video.

Due le regole d’oro: chiediti per chi e per cosa stai realizzando il tuo video-post e ottimizza formato e qualità del contenuto per LinkedIn.

Partiamo dalla seconda.
Un video efficace su LinkedIn deve riuscire ad attirare l’attenzione dell’utente nei primi 15 secondi se si vuole che questo finisca di vederlo per intero aggiungendo nella produzione anche i sottotitoli per chi ne sta usufruendo in modalità “sound off”. Importante, anche, non dimenticare di spronare il pubblico ad interagire inserendo anche una vera e propria call to action; questo ci darà l’opportunità di interagire in modo diretto con chat o commenti con i nostri collegamenti.

Per la prima, invece, le cose da dire sono diverse.
Innanzitutto bisogna scegliere se pubblicare un video nativo, ossia un filmato creato e postato direttamente su LinkedIn con il vantaggio che si riproduca in auto-play, o ricondividere video di altri.

Dopodiché, o forse prima, è opportuno dare un obiettivo al video in questione, mi serve per farmi conoscere, e quindi opterò per video brevi che parlino di noi e che spingano l’utente a volerne sapere di più, o voglio creare video empatici che mostrino all’utente perché la nostra azienda è la miglior soluzione al loro problema mostrando loro la nostra corporate social responsibility o un prodotto specifico.

Voglio ora, invece, condividere e rendere disponibili al download dei documenti, semplice, posso integrarli in un post ricordando che il mio pubblico vedrà in anteprima solo la prima pagina dell’elaborato. Quindi? Rendi la prima pagina la migliore in assoluto con direttamente una call to action che spinga il lettore al download e a proseguire nell’approfondimento.

Parola d’ordine: hashtag sempre e comunque.
Esatto ricordiamolo bene, è importante che per ogni nostro post vi sia un elenco di # ben definito e scelto e non solo perchè “fa figo” ma perchè potrebbe farci entrare tra gli argomenti di tendenza.

Ovviamente la scelta degli hashtag su LinkedIn non può e non deve essere casuale quindi è bene prima di iniziare ad utilizzarne uno in particolare vederne la portata dei follower, iniziare a seguirlo in prima persona e interagire con post e gruppi che lo riportano. Puoi cercare nuovi # direttamente della barra di ricerca e iniziare a seguirli direttamente nei risultati.
La scelta di un particolare hashtag può esulare dal solo utilizzo su LinkedIn, se un # può includerci e funziona su questo social, potrebbe funzionare anche sulle altre piattaforme quindi ricordiamoci di renderlo un nostro must!

Veniamo ai sondaggi, uno degli strumenti più interattivi di LinkedIn.
Creare un sondaggio è facile e chiunque lo può fare scegliendo tale opzione prima di pubblicare un particolare post.
Si possono definire le opzioni tra cui i partecipanti possono scegliere, la durata e le risposte sono tutte tracciabili per numero di rispondenti e qualità degli stessi, così da poter proseguire poi con un follow up diretto sulla persona.
Gli argomenti su cui creare un sondaggio, per un’azienda, sono molteplici: dal voler conoscere meglio il proprio pubblico con le loro ambizioni o i topic su cui sono più interessati, alla necessità di fare un’indagine di mercato in merito ad un prodotto in fase di lancio, ad ancora creare un motivo di discussione con la propria community.

Ora che abbiamo approfondito le basi su cui lavorare possiamo, probabilmente, guardare con occhio critico alla classifica delle 10 pagine più seguite su LinkedIn nel 2019 (quella del 2020 uscirà ad agosto).
Il podio è composto da: TED Conferences con 15.5 milioni di follower (oggi 17.7 milioni), Google 12.1 milioni (oggi 17.8), Amazon 8.6 milioni (oggi 15.2), Linkedin con 8.2 milioni (oggi 12.2), Microsoft 7.8 milioni (oggi 11.7), Unilever che con i nuovi dati supera IBM, Nestlè, Accenture e Facebook in chiusura.

Ma cosa le ha rese le pagine più popolari di LinkedIn?
Le cose che accomunano queste aziende sono:

  • Una strategia di contenuti ben mixata tra testo e video con l’utilizzo anche di LinkedIn Live per la riproduzione dei video postati;
  • Porre le persone, collegamenti e collaboratori, al centro. Queste aziende, infatti, hanno deciso di puntare molto sui loro dipendenti e collaboratori per attrarre nuovi talenti e mostrarsi al mondo come un brand che conta sui talenti umani per crescere;
  • Parlare di argomenti di attualità come il tema della diversità e dell’inclusione sociale che scatenino interesse ed interazione, o esponendo quello che l’azienda sta facendo per migliorarsi e migliorare il mondo.

La potenza del “fare rete” su LinkedIn

Se Facebook nasce con l’obiettivo di preservare le relazioni tra gli individui, LinkedIn è il luogo perfetto per creare delle relazioni e dei contatti per un’azienda, non solo attraverso l’incremento del proprio network, ma anche per individuare i propri competitor e le loro strategie.

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Network, il punto da cui partire.
LinkedIn per la struttura che ha e le possibilità a disposizione ha come obiettivo quello di favorire la creazione di un proprio network, che però, si consiglia, sia pre selezionato: non accettare tutte le richieste di collegamento, non è un male, anzi ti permetterà di avere una cerchia selezionata e veramente interessata.

Primo step: connettersi con gli altri utenti.

Per trovare profili interessanti e collegamenti vicini LinkedIn mette a disposizione la possibilità di esplorare tra i cosiddetti profili suggeriti, ossia chi per vicinanza professionale o di interessi potrebbe essere un valido candidato per entrare nella nostra rete. O, ancora, ci suggerisce chi, per la sua di rete, potrebbe introdurci in nuove dinamiche o in nuovi gruppi.

Una volta che ho capito chi è il mio pubblico target è ora di chiedere il collegamento reciproco, il click è uno, il pulsante “collegati”, ma l’opportunità è importante: è il primo contatto che avrai con questo nuovo follower, personalizza il messaggio mettendoci qualcosa di tuo o facendo riferimento al motivo per il quale vi conoscete.
Un consiglio: non spammate! Cercate di limitare le richieste ad un paio al giorno per non essere segnalati da LinkedIn stesso e penalizzati.

E poi via all’interazione! Cerca di consigliare e commentare i post dei tuoi collegamenti, dimostrati proattivo in eventuali gruppi o nell’intervenire nelle discussioni e usa tutto questo a tuo vantaggio per attirare sempre nuove connessioni e utenti a seguirti.

Se invece ti senti già pronto con la tua azienda a diventare centro di una discussione, allora puoi partire con la creazione di un gruppo.
Gestire un gruppo significa creare uno spazio di discussione dedicato ad un argomento o trend, oltre che diventarne una figura di riferimento in quanto questi possono sempre essere trovati dagli utenti nella barra di ricerca.

Per creare un gruppo è necessario partire, ovviamente, dal nome, scegliendo qualcosa di diretto che già enunci quello che sarà poi il topic del gruppo, 100 caratteri massimo e se vuoi geolocalizzarlo ricordati di mettere la città.
Importante: sistema tutte le informazioni base del gruppo prima di pubblicarlo ed invitare i partecipanti, chi si iscrive vuole interagire sull’argomento, non continuare a vedere aggiornamenti di stato o di cover.

Dopo il nome è importante aggiungere cover ed immagini coerenti al tema e scrivere la headline, il vero primo testo di 2000 caratteri che definisca l’argomento e incuriosisca il gruppo.
Rendo il gruppo pubblico o solo su invito? Il consiglio, salvo che non si voglia controllare gli accessi dei nuovi iscritti, è quello di mantenerlo pubblico (scelta di default) così da attrarre più contatti possibili.

A proposito di contatti, se il gruppo viene creato da un’azienda è importante che i primi partecipanti siano i collaboratori stessi della struttura, così da non lanciare un gruppo a zero e poi invitare le persone ad invitare altri soggetti a loro volta, pubblicizzare il proprio gruppo sul social wall riportandone link e descrizione o inviarlo in chat private a utenti in target.

Il gruppo, ovviamente, se non governato ed aggiornato non è utile, anzi. È importante quindi pensare ad un calendario editoriale per l’aggiornamento con post nativi, commentare ed interagire con gli altri partecipanti e tenere sotto controllo eventuali spam o commenti contrari alla netiquette impostata. Un gruppo su LinkedIn è un posto in cui diversi professionisti si trovano a loro agio nell’interagire e dove trovano, anche, informazioni utili quindi è un dovere preservare questo spazio come tale.

Ultimo punto: i competitor; alla fine sono un network anche loro, da cui, a volte, prendere esempio di cosa fare o di cosa non fare.

Monitorare i profili LinkedIn dei propri competitor e a volte anche collegarsi, può essere parte di una strategia marketing utile. Dal confronto sarà possibile capire cosa funziona per gli altri e magari trarre idee e indicazioni utili. Importante è, però, tutelarsi il più possibile per evitare di condividere con i nostri concorrenti informazioni riservate.

Il primo passo è quindi quello di, nell’area Privacy del profilo, cambiare la modalità da pubblica a privata di modo che non si possa lasciare traccia sul profilo altrui. Il secondo di disattivare la funzione “Chi ha guardato questo profilo ha anche guardato..” per evitare che nuovi collegamenti individuino competitor che noi abbiamo guardato. In contesto diverso, invece, questa funzione ti permette proprio di capirne di più sugli interessi degli utenti collegati.

Insomma, è il caso di dirlo, LinkedIn un nome e un milione di opportunità.

stock photography trend

Stock Photography: com’è cambiata l’estetica negli ultimi dieci anni

La stock photography (ossia le foto di repertorio) influenza le nostre decisioni quotidiane nel modo più sottile possibile. La vediamo ovunque in modo inconsapevole, ben camuffata su cartelloni pubblicitari, nelle campagne online e persino nella nostre caselle di posta in arrivo.

Se dieci anni fa potevi guardare un’immagine ed etichettarla immediatamente come stock, oggi questa linea di confine è decisamente più sfocata. La fotografia di stock ha subito una metamorfosi estetica nell’ultimo decennio, seguendo una evoluzione nella comunicazione visiva guidata anche dai social media.

Depositphotos ha realizzato un progetto proprio su questo aspetto, analizzando l’evoluzione dell’estetica della fotografia stock nell’ultimo decennio, dai tempi delle persone in abiti da lavoro che sorridono alla macchina fotografica fino alle autentiche e naturali foto stock di oggi, con lo scopo di delineare i canoni di oggi e prefigurare la direzione dell’industry.

Questo progetto è particolarmente utile per i fotografi che si sentono bloccati su scelte specifiche quando pianificano servizi fotografici o che stanno appena iniziando a lavorare con le piattaforme di fotografia stock come freelance. Anche per chiunque abbia preso in considerazione l’idea di usare stock photography è utile cogliere i cambiamenti del settore, così come le richieste del mercato e ciò che lo ha influenzato nell’ultimo decennio.

Dalle tendenze generali come le nuove tecnologie, il mondo dei cellulari e i social media a quelle più specifiche come i cambiamenti nella pubblicità, le nuove categorie di consumatori e le loro nuove aspettative, tutti questi fattori hanno portato a un notevole cambiamento nella tipologia e nella varietà dei contenuti richiesti dalla fotografia in stock.

stock photography

Il nuovo bisogno di autenticità

Sentiamo spesso questa parola applicata alla fotografia stock, ma come siamo arrivati a questo punto? La storia dell’evoluzione dell’estetica della fotografia di stock ci porta in un viaggio che va dagli scatti in studio allo smartphone in pochi minuti.

Le influenze chiave nell’estetica della stock photography si sono infiltrate non solo nel modo in cui i fotografi scattano, ma anche nella visione artistica che i clienti scelgono di sostenere. L’offerta e la domanda, insieme, hanno trasformato l’estetica della fotografia stock.

La nascita della stock photography

Se pensiamo che la prima agenzia di fotografia stock è stata fondata negli anni ’20, possiamo con tranquillità dire che la fotografia stock è un’attività vecchia di 100 anni. A quei tempi, i clienti avevano a disposizione un processo più faticoso e più scrupoloso, dovendo conservare tutto in archivi fisici, passando manualmente in rassegna le immagini in stampe o diapositive per trovare quelle giuste.

stock photography

Negli anni ’90, la digitalizzazione di questo processo e Internet hanno aperto la strada a piattaforme di stock che hanno sostituito le agenzie.

Gli anni 2000

Verso gli anni 2000, poi, questo modello si è definitivamente affermato grazie alla sua accessibilità, economicità e convenienza non solo per gli editori e i giornali, ma anche per gli art director, i web designer, le agenzie pubblicitarie e i privati, espandendo la clientela oltre quella prevista.

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Negli anni 2000, poi, le piattaforme di stock hanno subito cambiamenti ancora più significativi grazie a tecnologie più avanzate e a una domanda crescente da parte di nuovi segmenti di consumatori e verso il 2009, infine, si è reso evidente che i la stock photography si stava muovendo in una nuova direzione: quella creativa.

stock photography

L’impulso dei social media

Instagram è stato lanciato nel 2010, modificando la vita quotidiana di milioni di persone e influenzando inevitabilmente le loro azioni. L’era dei social media ha aperto opportunità non solo ai fotografi professionisti, ma anche a quelli amatoriali. Così la fotografia è diventata parte integrante della vita di chiunque fosse lontanamente interessato alla fotografia.

Ciò ha significato per la fotografia stock che la domanda di UGC (user generated content) da tutto il web ha fatto spazio a scatti meno perfetti nella composizione. Lo stile preferito era quello di scatti in prima persone che rivelavano la bellezza della vita quotidiana.

stock photography

I social media hanno incoraggiato ogni persona a prendere in mano una macchina fotografica (o un telefono) e a fotografare. Catturare i momenti della vita quotidiana ha ispirato la creatività e ha permesso a tutti di cimentarsi con la fotografia. Anche la macchina fotografica professionale non era più un requisito indispensabile, soprattutto per la fotografia di stock.

Così le foto autentiche e naturali sono oggi più apprezzate dei ritratti stock tecnicamente perfetti ma più elaborati degli anni Novanta.

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2020: una nuova era per la stock photography

Quello che ci rimane oggi è un netto contrasto con le immagini generiche e inscenate che hanno dominato la fotografia di stock per decenni. Questa è una nuova era – un tempo per pensatori indipendenti, espressione di sé, riflessione e illustrazione di ideali per i mercati locali e internazionali.

I movimenti, le idee e i valori nuovi o ritrovati mostrano la direzione per rendere la fotografia stock ancora rilevante, concentrandosi su immagini che non lasciano indifferenti.

stock photography

Mentre il mondo cambia, è evidente che anche la visione dei fotografi deve cambiare. È necessaria una connessione più personale – per i clienti, i fotografi, e gli utenti di tutti i giorni.

Non c’è posto per immagini che non abbiano un impatto culturale o visivo. La stock photography, ricorda Depositphotos con il suo progetto “Stock Photography Then and Now”, è influenzata dalla cultura attuale e, a sua volta, diventa un’influenza sulla cultura.

Se l’estetica della fotografia stock ha fatto molta strada negli ultimi dieci anni, per essere sostituita da modelli più autentici e creativi, è anche diventata una delle principali forze trainanti della cultura visiva contemporanea.

Credits: Depositphotos #239587294 – #242587404 – #229796616 – #253648394 – #68708953 – #7122650