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Facebook vuole una sua criptovaluta per scambiare denaro su Whatsapp

Una cryptovaluta firmata Menlo Park, Facebook insomma. Sì, il social network di Mark Zuckerberg sarebbe al lavoro proprio su questo progetto. Più precisamente, il progetto è permettere agli utenti di Whatsapp di scambiarsi denaro all’interno dell’app. ​Whatsapp non sarebbe la prima app di messaggistica a sondare le criptovalute. Ad alzare il velo su questa operazione è Bloomberg. Cerchiamo di capire meglio di che si tratta.

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Una stablecoin

La moneta virtuale potrebbe avere due caratteristiche: essere ancorata al dollaro, per limitare la volatilità ed essere rivolta soprattutto ai Paesi in via di sviluppo, concentrandosi in primo luogo sul mercato delle rimesse, in India prima di tutto. Qualche numero: 480 milioni di utenti Internet e 200 milioni di utenti Whatsapp in India, 69 miliardi di dollari di rimesse inviate nel Paese dolo nel 2017.

Le criticità

Da verificare la tenuta di una stablecoin, cioè di una criptovaluta ancorata a un bene o a una moneta tradizionale per renderla più stabile. Il caso più famoso di stablecoin è Tether: ha un rapporto di parità con il dollaro, ma è tutt’altro che trasparente. Non si sa a quanto ammontano le sue riserve in dollari e Tether è stato spesso chiamato in causa perché c’è il sospetto che sia stato usato da alcune grandi piattaforme di scambio per condizionare il prezzo di bitcoin.

Un progetto che viene da lontano

Facebook non è nuovo a questo genere di progetti. Il sogno di gettarsi nei servizi finanziari risale al 2014, quando Zukerberg ha assunto l’ex presidente di PayPal David Marcus. A maggio, Marcus è diventato il capo delle iniziative della società focalizzate sulla blockchain.

John Lewis

4 motivi per cui la campagna di John Lewis ci ha colpito

Avrete probabilmente visto il nuovo spot di John Lewis & Partners, i grandi magazzini che ogni anno ci hanno abituati a epici spot dai tratti fortemente narrativi ad alto tasso di viralità.

E se non lo avete ancora visto, allora bisogna recuperare!

Gli ingredienti

Una superstar mondiale come Elton John, una delle sue hit più famose (Your Song), e un viaggio a ritroso nel tempo alla scoperta delle radici profonde di un talento unico, proprio quello del cantautore britannico, che nasce da un regalo speciale e dall’amore sconfinato di una mamma che crede ciecamente nel suo bambino.

Il video è una fantastica applicazione delle tecniche per costruire contenuti efficaci: ha buon ritmo, è ben calibrato dal punto di vista delle scelte registiche e di stile, tutti gli elementi che ce ne fanno comprendere il significato sono facilmente rilevabili.

La cosa che però è più importante è la riconoscibilità che presenta rispetto ai tratti narrativi che lo connotano: quella che vediamo non è una semplice carrellata di immagini altamente emozionali, ma la storia di un uomo e di come sia arrivato ad essere ciò che è.

Perché un brand come John Lewis & Partners dovrebbe concentrarsi così tanto su un soggetto che, per quanto importante e conosciuto, rimane comunque distante dalle modalità di incontro fra marca e consumatore? E perché nonostante questo non sia uno spot che ci parla concretamente di come e cosa siano i punti vendita JL&Partners, riusciamo comunque a portarci a casa qualcosa che ci fa ricordare la marca?

Scopriamolo insieme, provando a trovare i quattro motivi per cui questo spot – e in generale quelli altrettanto ben realizzati – ci entra nell’anima e, soprattutto, ci lascia un buon ricordo della marca che l’ha prodotto.

John Lewis

1. Non compri (solo) un servizio o un prodotto, compri un’emozione

Della parola esperienza probabilmente ne avrete le tasche piene, però è proprio lì il centro di tutto. Un video di questo genere funziona perché è capace di trasferire concretamente la sensazione tangibile di un’esperienza di vita connotante e indimenticabile, quella di un’icona che ha accompagnato moltissime persone.

Non è un cambio di prospettiva banale, perché a dispetto di quanto fatto in passato dalla stessa John Lewis & Partners, si sceglie non di puntare su una metafora di cosa significhi vivere e stupirsi a Natale, sfruttando una narrazione incredibile, (ricordate #MozTheMonster o #ManOnTheMoon?) ma si punta su una vita reale, autentica, raccontata con cura e trovando i punti di contatto con l’identità di marca.

John Lewis

2. Meno prodotto, più realtà

Una delle regole indiscutibili e irrinunciabili per una corretta applicazione dello storytelling in ambito marketing è che non si utilizzino tali regole per indorare un messaggio di natura promozionale e pubblicitario.

Se all’inizio o alla fine dello spot Elton John si fosse pronunciato a favore del brand, tutti noi saremmo cascati dalla sedia, ma non per il piacere.

Il rischio che si corre, facendo diventare didascalica una qualsiasi narrazione, è quello di ottenere un qualcosa di artificioso: poteva funzionare qualche anno fa (ricordate Nino Manfredi? ), oggi risulta essere molesto.

3. Serialità e tone of voice

Abbiamo citato poco fa #MozTheMonster e #ManOfTheMoon, due degli spot che negli anni passati sono stati prodotti da John Lewis & Partners sempre nel periodo natalizio.

Se ci fate caso, molte delle reazioni che si sono lette e sentite sono state “È arrivato il nuovo spot di JL&P”: c’era – come dire- un po’ di attesa per l’evento, tanto che qualcuno si è preparato per sfruttare la coda lunga dell’uscita dello spot: @TwitterUK ha coinvolto un utente americano, John Lewis, che per evidenti motivi di omonimia si ritrova in questo periodo bombardato di mention non desiderate.

Il risultato è un secondo spot, esilarante.

E una bella sorpresa per lo stesso John Lewis da parte dell’omonima catena:

Questo per dire che se una marca comincia a pensare secondo un mindset narrativo, dando continuità a un modo di raccontarsi che può esser concepito inizialmente magari azzardato, ne trarrà sicuramente vantaggio. Essenziale diventa quindi il lavoro sul tone of voice, che deve essere ben calibrato, studiato con attenzione e messo a sistema.

Nel caso del video di cui stiamo parlando, eravamo preparati ad accoglierlo al meglio, predisposti positivamente a una storia che sapevamo che ci sarebbe piaciuta: dare quindi una continuità seriale a progetti di questo genere, soprattutto pensandoli secondo logiche di right time marketing e collegandoli a eventi e festività ricorrenti, può diventare veramente un valore aggiunto!

4. Non hanno avuto paura

Questo spot è il risultato di un lavoro che ha un fondamentale espresso fin da subito: non c’è stato timore di osare. Non è stato stressato il marchio, non è stata presa in considerazione la possibilità che cambiando l’impianto narrativo (basta fiction, meno bambini e giocattoli, più introspezione) il risultato cambiasse, si è lavorato affinché il risultato finale fosse fedele allo Zeitgeist del mondo in cui viviamo e alla capacità di trovare analogie con il modo di intendere il Natale del brand, rimanendo fedeli alle regole fondamentali dello storytelling.

Impresa difficile un po’ ovunque, all’estero come in Italia, dove la ricetta proposta dal content marketing ancora non è stata totalmente appresa (a proposito c’è una ricerca in corso per capire lo stato del content marketing in Italia, se siete decision maker aziendali e volete dirci la vostra, partecipate).

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Certo, tutto questo non può bastare per spiegare un fenomeno virale: sono però cenni interessanti, che approfondiremo durante il Corso Content Now! di Ninja Academy che comincia il prossimo gennaio. Vi aspettiamo, per scoprire cosa significhi realizzare grandi narrazioni di marca.

Le nuove protesi potranno cambiare (davvero) la vita delle persone, questo test lo ha dimostrato

I ricercatori del Laboratorio di Fisica Applicata della Johns Hopkins University (APL) hanno testato con successo protesi bilaterali collegate alle spalle, consentendo a un soggetto sottoposto a test di svolgere compiti complessi utilizzando entrambe le braccia contemporaneamente.

I test indicano che il sistema è veloce da apprendere e potrebbe un giorno cambiare drasticamente la vita di chi ha subito amputazioni di questo tipo.

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Per la maggior parte di noi, compiti semplici come bere da una tazzina o usare un distributore automatico non presentano alcun problema. Ma per persone come Leslie Baugh, che ha perso entrambe le braccia in un incidente circa 40 anni fa, possono essere semplicemente impossibili.

La ricerca e lo sviluppo di protesi avanzate, come quelle in questo studio, hanno lo scopo di cambiare le situazione complicate e ha il potenziale per trasformare davvero la vita delle persone.

 

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Watch as this tech allows a double amputee to control his prosthetics.

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Come funzionano le nuove protesi

Affinché la tecnologia potesse funzionare, il signor Baugh è stato prima sottoposto a un trattamento noto come reinnervazione muscolare mirata, progettato per riassegnare i nervi che una volta controllavano l’arto amputato.

Dopo il trattamento, il team ha utilizzato un software di riconoscimento del pattern per studiarne la comunicazione e la frequenza e l’ampiezza degli impulsi nervosi. Tale informazione è stata poi tradotta in specifici movimenti nelle protesi.

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Courtney Moran, un membro dello staff che lavora con il signor Baugh, ha commentato: “Ci aspettavamo che superasse le prestazioni rispetto a quelle che avrebbe potuto ottenere con i sistemi convenzionali, ma la velocità con cui ha imparato i movimenti e il numero di movimenti che è stato in grado di controllare in un così breve periodo di tempo è stato ben oltre le aspettative “.

È stato un mese entusiasmante per la ricerca sulle protesi e lo studio della Johns Hopkins University non è l’unico risultato positivo: all’inizio di questo mese, i ricercatori dell’Università di Pittsburgh hanno pubblicato i risultati di uno studio altrettanto promettente che coinvolge un braccio robotico controllato dalla mente.

Voverc

Exit per Voverc: Wildix acquisisce la startup del centralino in cloud

Voverc, startup del portafoglio LVenture che ha sviluppato una soluzione per portare il centralino nel cloud, è stata acquisita da Wildix, multinazionale specializzata in soluzioni di Unified Communications e prodotti VoIP. Fondata nel 2015, Voverc ha sviluppato un centralino in cloud con applicazioni per smartphone e desk. Con Voverc è possibile acquistare telefoni da scrivania “plug&play” che non necessitano dell’installazione da parte di tecnici e permettono di attivare numeri di fax, numeri telefonici internazionali e altri prodotti e servizi per ottimizzare l’attività delle PMI. “La cessione di Voverc a Wildix – ha dichiarato Luigi Capello, CEO di LVenture – è la terza exit realizzata quest’anno, a conferma del valore del nostro portafoglio e della validità del nostro modello di business, capace di sviluppare le startup rendendole attrattive per gli investitori e per imprese affermate a livello internazionale”.

Voverc

In Estonia. Wildix è una società, basata in Estonia, fondata nei primi anni 2000 da Dimitri e Steve Osler, che ha sviluppato una soluzione di Unified Communications browser-based e prodotti VoIP per medie e grandi imprese, ed è presente in Europa e negli USA (complessivamente in 12 mercati).  Secondo le previsioni dichiarate dalla compagnia, Wildix chiuderà il 2018 con un fatturato di oltre 16 milioni di euro (+58% rispetto al 2016), di cui circa il 50% all’estero. “Voverc è una realtà sana e dotata di un modello di business strutturato, con un team molto competente – ha detto Steve Osler – è un’azienda capace di condividere i nostri obiettivi e i nostri valori. Questo passo rappresenta per Wildix l’opportunità di portare al servizio dei nostri Partner la grande esperienza di Voverc sui mercati del microbusiness, fascia che finora da noi è stata poco esplorata. Apprezziamo il metodo di lavoro di Voverc e non vediamo l’ora di iniziare un percorso comune”.

E’ tempo di crescere

“Entrare a far parte di uno dei più grandi gruppi presenti sul mercato delle Unified Communication a livello globale è un riconoscimento del lavoro svolto fino ad ora con il mio co-founder, Gabriele Proni e con l’intero Team, ma anche una spinta a fare sempre meglio – ha detto Leonardo Coppola, CEO e co-founder di Voverc – siamo orgogliosi di questa exit, che dimostra che in Italia possono nascere aziende innovative di successo, capaci di emergere nei settori in cui operano, generare posti di lavoro e attrarre capitali dall’estero. Voverc è stata avviata anche grazie al supporto del programma di accelerazione di LUISS EnLabs e di investitori e business angel come Seeweb, Club Acceleratori, LVenture Group, Acrobits e Gianluca Granero, che hanno creduto in noi in questa fase iniziale. Oggi è arrivato il momento più difficile e anche più entusiasmante della vita di un’azienda: è tempo di crescere e acquisire sempre più quote di mercato in giro per il mondo”.

Tecnologie avanzate

Gabriele Proni, CTO e co-founder di Voverc ha aggiunto: “Abbiamo concentrato i nostri sforzi sulla creazione di asset tecnologici differenziati ma verticali concentrandoci sulle necessità delle piccole e medie imprese, in un settore in cui la maggior parte delle risorse viene investita nell’acquisizione di nuovi clienti e nello sviluppo di prodotti generalisti. Proprio le nostre tecnologie avanzate ci hanno posizionati tra i leader per il nostro target di riferimento e sono state cruciali per l’acquisizione”.

 

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Facebook dona 1 milione di dollari a Wikipedia

I giganti della tecnologia fanno spesso molto affidamento sull’esteso database di Wikipedia per trovare informazioni sulle loro piattaforme. Quindi è probabilmente normale che mostrino interesse per la sostenibilità a lungo termine dell’enciclopedia online. Questa settimana, Facebook ha reso ufficiale il suo supporto.

La Wikimedia Foundation ha annunciato giovedì scorso che Facebook ha contribuito con un milione di dollari a Wikimedia Endowment, un fondo per sostenere finanziariamente l’enciclopedia online Wikipedia e altri progetti Wikimedia. “Siamo grati a Facebook per questo supporto, e spero che questo segna l’inizio di una collaborazione a lungo termine per sostenere il futuro di Wikipedia”, ha detto in una dichiarazione il fondatore di Wikipedia Jimmy Wales.

Cos’è Wikimedia Endowment

Fondato nel 2016, Wikimedia Endowment ha lo scopo di supportare finanziariamente il lavoro dei vari progetti Wikimedia e garantire che rimanga un’attività indipendente.

Il suo obiettivo iniziale era di raccogliere $ 100 milioni. Ad oggi, ha raccolto meno di $ 50 milioni. “Attraverso i suoi quasi 18 anni di esistenza, Wikipedia è diventata una risorsa affidabile per centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. The Endowment assicura che possiamo proteggere questa incredibile risorsa per i ricercatori di conoscenza oggi, ma anche per le generazioni a venire “, ha dichiarato Lisa Gruwell, Chief Advancement Officer di Wikimedia. “Siamo entusiasti del fatto che Facebook stia investendo nel futuro a lungo termine di Wikipedia e della conoscenza gratuita per tutti”.

LEGGI ANCHE: Ora puoi fare le Stories anche su YouTube (ma solo se hai almeno 10 mila follower)

Negli ultimi mesi, Facebook ha introdotto una nuova funzionalità che utilizza il database di Wikipedia per fornire agli utenti maggiori informazioni sulla fonte di un articolo nel loro feed di notizie.

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Le grandi aziende del tech si accorgono di Wikipedia

Per anni, le aziende tecnologiche hanno dato per scontato Wikipedia, ma la situazione è risultata ancora più evidente a marzo, quando YouTube ha annunciato che avrebbe mostrato uno snippet di informazioni provenienti da Wikipedia sotto video basati su fonti discutibili,nel tentativo di combattere la diffusione di informazioni false.

Eppure, YouTube non offriva alcun supporto finanziario a Wikipedia.

In un articolo pubblicato a giugno su Wired, la direttrice esecutiva della Wikimedia Foundation, Katherine Maher, ha esortato le aziende a supportare meglio il servizio. “Dato che le aziende attingono da Wikipedia per conoscenza e come baluardo contro le false informazioni, crediamo che anche dovrebbero sfruttare l’opportunità di essere generosi”, ha scritto. “A Wikimedia, già amiamo e apprezziamo profondamente milioni di persone in tutto il mondo che donano generosi contributi perché credono nei nostri valori. Ma crediamo anche di meritare un sostegno duraturo e proporzionato da parte delle organizzazioni che traggono un valore finanziario significativo dal nostro lavoro “.

Sembra che le aziende stiano finalmente iniziando ad ascoltare. Amazon ha annunciato a settembre l’intenzione di donare 1 milione di dollari a Endowment.

ninja

Ninja Morning, il buongiorno di venerdì 21 dicembre 2018

Apple

Qualcomm ha ottenuto ieri da un tribunale di Monaco il divieto di vendita in Germania degli iPhone 7 e 8 nell’ambito di una lite con Apple sui brevetti. La ragione del divieto è che alcune componenti elettriche nello smartphone violerebbero un brevetto di Qualcomm. Nei giorni scorsi la società americana ha vinto una causa sempre con Apple anche in Cina, dove un tribunale ha riscontrato la violazione da parte di Cupertino di due brevetti Qualcomm ed emesso un’ingiunzione preliminare che vieta la vendita di alcuni modelli di iPhone in quello che è il secondo mercato più importante per Apple.

ninja

Uber

La giustizia britannica si è espressa nei confronti di Uber in materia di diritti dei lavoratori: la corte d’appello di Londra ha rigettato un ricorso del colosso Usa dei taxi online confermando che gli autisti impiegati nel regno dovranno essere trattati come dipendenti e non più come free lance a contratto.

satya nadella

Microsoft

Microsoft ha iniziato a rilasciare una nuova app per Windows 10 che rende più moderni ed accessibili tutti i suoi servizi per l’ufficio. L’app si chiama Office ed è uno strumento per l’integrazione e la condivisione dei dati tra tutti i servizi della suite. L’app prende il posto della precedente My Office ed è utilizzabile con qualsiasi abbonamento Office 365, Office 2019, Office 2016 o Office Online. Permette di accedere a tutte le app installate sul PC, come Outlook, Word, PowerPoint o Excel, passando dall’una all’altra.

ninja

Google Foto

Google ha alzato il limite per chi usa Google Foto. Da ieri infatti è passato da 10 mila a 20 mila foto. QUI in particolare si parla di 10 mila foto per un album privato ed il doppio per quelli condivisi.

Generali

Generali sarà uno dei principali investitori nel progetto per la realizzazione del nuovo Trieste Convention Centre, il centro polifunzionale che si pone l’obiettivo di diventare hub di innovazione e conoscenza tra gli enti di ricerca, formazione e imprese nell’area dell’Europa centro-orientale e dei Balcani. Con una quota del 12%, Generali sostiene una delle opere più rilevanti in vista di ESOF 2020 (EuroScience Open Forum) e per lo sviluppo di Trieste.

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In agenda oggi

CUORE DIGITALE – Alle 10,nella ludoteca dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, in programma la quarta edizione del Premio Cuore Digitale dal titolo “Piccoli astronauti per un giorno. Un viaggio tra le stelle con la realtà virtuale”. L’appuntamento è organizzato dall’associazione Cuore Digitale, in collaborazione con Intel, Open Fiber, Ricoh, Fowa, Palomar, Techsoup.

Realtà virtuale. In un’atmosfera natalizia, i bambini ricoverati nell’Ospedale Pediatrico saranno protagonisti di un viaggio nello spazio. Cuore Digitale porterà la realtà virtuale ai piccoli pazienti che avranno l’opportunità di atterrare sulla Luna, di passeggiare nel cosmo e di “abbracciare” stelle e pianeti.

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Cos’è la sostenibilità e perché ogni azienda dovrebbe integrarla
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Nike metterà in vendita nel 2019 le prime scarpe auto-allaccianti pensate per il basket

Se hai sempre sognato di giocare a basket con un paio di scarpe auto-allaccianti alla Marty McFly, o semplicemente di farci un giro sul tuo hoverboard magnetico, finalmente ne avrai l’occasione il prossimo anno.

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I dirigenti di Nike hanno rivelato alcuni dettagli sui piani per il 2019, inclusa una scarpa da basket con prestazioni adattive, dal costo di circa 350 dollari.

Non è il primo prodotto adattivo di Nike

Due anni fa abbiamo visto il primo assaggio della tecnologia auto-adattiva di Nike, HyperAdapt, in una scarpa da allenamento low-cut che aveva un costo di 720 dollari, ma l’applicazione sul prossimo modello sarà più economica e il paio di scarpe più leggero e atletico rispetto alle famose Nike Mags di Ritorno al Futuro.

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Le Jordan XXXIII, che hanno debuttato a settembre, danno un’idea di come potrebbe funzionare il nuovo sistema di chiusura automatica, anche se chi lo indossa deve ancora operare manualmente per stringere il sistema di serraggio “FastFit”. Il CEO Mark Parker ha dichiarato: “Abbiamo realizzato una scarpa intelligente progettata per una vestibilità perfetta ed è un passo importante per far progredire e migliorare la trasformazione digitale dei nostri prodotti”.

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Il CFO Andy Campion ha fatto riferimento alla stagione primaverile per il lancio di un modello dotato di tecnologia HyperAdapt pensato appositamente per il basket, come un Air Max di nuova generazione.

Cos’è la sostenibilità e perché ogni azienda dovrebbe integrarla

Sostenibilità è una di quelle parole che appaiono semplici e poi non lo sono. Quando la senti, si dipingono delle immagini davanti a te: c’è un albero, un ruscello che scorre con acqua pura, e ti pare quasi di sentire l’odore delle foglie.

Eppure preservare il futuro della natura, è solo una dei rami dell’albero della sostenibilità, che è un concetto molto più articolato di come può apparire.

Il percorso si complica un po’ di più, se la parola sostenibile si lega al business: in questo caso le accezioni del termine diventano tante.

Perché un imprenditore dovrebbe conoscerle? Il motivo più immediato è che le aziende più sono sostenibili, più fidelizzano i clienti, più vendono. Non lo diciamo noi, ma i dati.

A questo proposito, c’è una ricerca che ha fatto scuola, quella di Nielsen: il 52% dei consumatori, del bacino di connazionali intervistato dalla società leader nelle indagini di mercato, dichiara che è disposta a spendere di più se il brand adotta delle politiche di sostenibilità.

Cosa vuol dire essere sostenibili e in quali campi bisogna lavorare per rendere un’azienda responsabile?

Spiegare la sostenibilità con gli esempi di Pixar, Patagonia e Netflix

Se immaginiamo la sostenibilità come un edificio, sono cinque i pilastri di cui è composta:

  • Dipendenti
  • Solidità finanziaria
  • Clienti
  • Collettività
  • Ambiente

Alcuni brand, meglio di altri, hanno saputo scegliere uno di questi verticali e operare delle strategie precise per distinguersi sul mercato e fidelizzare il loro pubblico.

Patagonia è un marchio specializzato in abbigliamento ed equipaggiamento sportivo. Il suo fondatore, Yvon Chouinard, costruisce negli anni l’appeal della sua azienda, e il suo personal branding, intorno al ramo ambientalista della sostenibilità. Nei primi anni Novanta, per esempio, è uno dei primi a usare cotone bio nei propri capi (facendo da apripista per altri brand come Nike e Gap).

Nel 2000 crea il movimento 1% for Planet, una coalizione di imprese che dona l’1% delle sue vendite a gruppi ambientalisti. Più recentemente, mette sul piatto ben 10 milioni di dollari a cause ambientaliste, sfruttando il nuovo taglio di tasse deciso dal governo degli Stati Uniti.

Strategie indovinate per Patagonia che nel 2017 realizza revenue per 800 milioni di dollari (fonte Forbes).

Pixar, la casa di produzione cinematografica, ha strutturato il suo concetto di sostenibilità focalizzandosi sul ramo “dipendenti”. Per favorire una formazione continua dei suoi collaboratori, ha dato vita a una vera e propria università, Pixar University, i cui corsi, aperti a tutti i suoi dipendenti, spaziano su tutto il fronte della creatività: dal cinema, alla pittura, al disegno, alla scultura, fino alla danza.

I corsi dell’azienda sono l’equivalente di un percorso di studi in cinema e belle arti e coinvolgono oltre mille dipendenti: «L’università sta lì a dimostrare il mindset dell’azienda: tutti nella vita impariamo ed è più divertente se lo facciamo insieme», sono le parole del presidente dell’azienda, Edwin Catmull.

L’ossessione per i clienti è alla base di un altro brand amatissimo come Netflix. L’azienda che distribuisce via Internet film e serie tv, ha creato una macchina perfetta nella gestione dei big data. La piattaforma cattura una mole incredibili di dati e li elabora per fornire ai clienti delle raccomandazioni iper personalizzate. Allo stesso tempo, usa i dati per realizzare quei contenuti che i suoi consumatori in tutto il mondo (sono 137 milioni, secondo Statista), vogliono davvero vedere.

Massimo Doris, Amministratore delegato Banca Mediolanum

Finanza e sostenibilità: l’esempio di Banca Mediolanum

Concentriamoci su un settore che negli ultimi anni è stato colpito duramente nella sua immagine, quello bancario. Il terremoto nato dal fallimento di Lehman Brothers porta con sé un effetto domino. A crollare è la cosa peggiore: la fiducia dei consumatori nel sistema.

Quando Richard Severin Fuld, principale responsabile del disastro del colosso americano, viene a conoscenza del naufragio della sua banca, gli altri istituti bancari devono scegliere cosa fare del proprio destino.

Alcuni hanno le idee più chiare di altri: è il caso del gruppo Mediolanum che attua una politica illuminata o meglio “sostenibile”. All’indomani del crack che coinvolge l’1% dei suoi clienti, la banca della famiglia Doris sceglie di rimborsare i clienti coinvolti, mettendo a disposizione ben 142 milioni di euro.

In quel momento, la banca si trova a rispondere a una domanda precisa: che valore diamo alla nostra credibilità? La risposta giusta è che il valore è infinito.

Se la banca, tuttavia, ha potuto fare una scelta simile è perché negli anni ha maturato il “mindset” della sostenibilità.

Mindset che si riflette nelle tante attività che coinvolgono l’istituto bancario. Innanzitutto, nei rapporti con i clienti, che sono al centro di ogni attività del brand (“Costruita intorno a te”, è uno dei refrain più noti dell’azienda, grazie a una fortunata pubblicità). Si esplica inoltre nei rapporti con i dipendenti, e non ultimo nelle relazioni che intrattiene nei confronti della collettività e dell’ambiente.

Il case study di Banca Mediolanum fa scuola. Per analizzarlo a fondo, basta accedere al Bilancio di Sostenibilità aziendale, che riporta le attività nelle quali la banca è stata impegnata nel 2017.

La lettura del bilancio è un’attività molto interessante per ogni imprenditore che voglia aumentare l’appeal del proprio brand. Nello specifico emergono delle strategie precise per ciascuno dei cinque pilastri che abbiamo elencato pocanzi.

I 5 pilastri della sostenibilità

Solidità e stabilità finanziaria. Se navighi in cattive acque, non puoi pensare ad altro, se non a salvare te stesso. In altre parole, non esiste una politica di sostenibilità se l’azienda non ha una posizione solida sul mercato. Nello specifico, Mediolanum è cresciuta negli anni in modo ininterrotto dalla sua quotazione, nel 1996, fino a oggi.

Per citare dei dati, nel 2017 ha un utile netto di 380 milioni e un Common Equity Tier 1 Ratio crescente rispetto agli anni precedenti. Detto anche CET 1 Ratio, questo valore è tra i parametri più importanti per definire la solidità patrimoniale di una banca. Indica con quali risorse la banca garantisce i prestiti concessi ai clienti e i rischi derivanti dai cosiddetti crediti deteriorati.

La solidità non nasce solo dalla capacità di un buon amministratore di governare un’azienda. Quando solidità diventa una delle accezioni della sostenibilità, si trasforma in un percorso per farsi carico delle necessità dei propri clienti, cercando di migliorare la qualità della loro vita.

Il secondo pilastro della sostenibilità riguarda i rapporti che un brand stabilisce con i suoi clienti. Qui il tema della sostenibilità si può declinare in tre interessanti sottoinsiemi: personalizzazione, sicurezza e innovazione.

La personalizzazione è un concetto fondamentale. Come fare a garantire al cliente un’offerta sempre in linea con le sue esigenze? Il dialogo è lo strumento principe. La fortuna di un’azienda oggi, è che i canali per dialogare con i consumatori sono infiniti: al telefono e all’incontro vis a vis (sempre più rari), si affiancano i social e i blog, così come le app di messaggistica istantanea.

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Questi strumenti sono una fortuna, come dicevamo, ma anche una responsabilità: ti consentono, da una parte, di reperire e analizzare più info dei clienti (i cosiddetti big data), ma d’altro canto ti danno la responsabilità di fornire risposte veloci e concrete.

Sicurezza è un altro valore che entra di diritto nella sfera della sostenibilità. Sicurezza per un istituto bancario significa, soprattutto, governare e concentrare i rischi per gli investitori. Per farlo, diventa fondamentale la preparazione e la professionalità dei collaboratori (vedremo tra poco, come la formazione dei dipendenti è un altro valore della sostenibilità).

Non c’è sicurezza senza innovazione. Pensa al mondo finanziario, ai tanti algoritmi d’avanguardia che consentono di monitorare i dati sugli investimenti, elaborare delle case history e prevedere la fortuna o meno di un’operazione. Senza questi strumenti, sarebbe oggi impossibile garantire sicurezza agli investitori.

È proprio puntando su innovazione, personalizzazione e sicurezza, che il tuo brand può scalare nel ranking della sostenibilità.

Il terzo pilastro invece riguarda la digitalizzazione dei servizi e si lega strettamente al punto precedente: un brand sostenibile facilita l’accessibilità degli utenti ai suoi servizi o prodotti.

Il concetto di digitalizzazione, infatti, va di pari passo con quello di accessibilità. Il tema è ancora più sensibile nel mondo finanziario, dove le persone escluse dal sistema bancario (i cosiddetti unbanked) sono ancora tantissime: sono 8,4 milioni solo negli USA nel 2017, secondo un’indagine riportata da Wall Street Journal. In totale sono 17  miliardi nel mondo, per uno studio di World Bank.

Mediolanum, per esempio, ha puntato sulla digitalizzazione dei servizi: i clienti possono accedere a distanza alla banca (a portata di clic) e avere un family banker reperibile con facilità. Per il suo impegno nell’innovazione, Banca Mediolanum ha vinto il premio “Eccellenze d’impresa 2017”, promosso dalla società di consulenza GEA e dalla rivista di management Harvard Business Review Italia.

Come brand, devi allora chiederti quali sono gli ostacoli che si frappongono tra te e il tuo cliente e adottare strategie per eliminarli.

Il quarto pilastro che contribuisce all’edificio della sostenibilità è la gestione dei dipendenti. In questo campo la parola sostenibilità fa rima soprattutto con formazione. Mediolanum ha offerto nel 2017 oltre 740mila ore di formazione ai suoi collaboratori, tra dipendenti e rete vendita.

Per un brand, la formazione dei dipendenti diventa un vero e proprio atto rivoluzionario. Rivoluzionario nell’accezione di “disruption”, termine ripreso dal mondo delle startup. In un contesto economico che si muove a velocità incredibili, che cambia continuamente i sistemi tecnologici, puoi restare al passo solo se non lasci indietro nessuna persona del tuo team.

Siamo giunti al quinto pilastro, quello che più di tutti associamo al tema della sostenibilità: l’impegno verso l’ambiente e la collettività. Anche in questa direzione, Mediolanum ha intrapreso diverse iniziative incluse nel bilancio di sostenibilità 2017: dalle erogazioni per le popolazioni colpite da calamità naturali (dal 2008 sono 233 milioni) al milione e seicentomila euro, offerti dalla Fondazione Mediolanum per 77 progetti a tema “infanzia disagiata”.

Fino poi alle azioni che la Banca svolge in materia ambientale: come la raccolta differenziata, l’impostazione delle fotocopiatrici per la riduzione dei consumi, che hanno portato una riduzione dell’energia impiegata in azienda. Nella sede di Milano Tre, l’impianto di trigenerazione copre il 36% del fabbisogno di energia elettrica. Anche la scelta di auto ibride o elettriche rientra nella politica di sostenibilità ambientale della banca..

La sostenibilità, insomma, è un tema sfaccettato che abbraccia tanti aspetti legati gli uni agli altri. Per un’azienda, piccola o media che sia, pensare di agire subito su tutti i campi citati, può sembrare un obiettivo utopico. Tuttavia, partire da uno dei rami dell’albero, per permettere poi lo sviluppo degli altri nel tempo, diventa il punto di partenza per la costruzione di un brand responsabile.

I casi di Patagonia, Pixar, Netflix e Banca Mediolanum ci mostrano che è possibile intraprendere la strada della sostenibilità e che i vantaggi in ritorno di immagine e revenue sono innumerevoli.

 

Questo contenuto è stato realizzato con il supporto di Banca Mediolanum

10 idee regalo per Natale per migliorare la vita in ufficio

Natale ormai è vicinissimo e come sempre la caccia ai regali dell’ultimo minuto comincia a diventare faticosa.
Ogni anno, che ci si impegni al massimo oppure no, il problema non è solo cosa regalare, ma anche e soprattutto trovare il tempo da dedicare agli acquisti veri e propri!

Niente paura, quest’anno cercheremo di semplificarvi le cose. Perché potreste essere ancora in tempo per fare gli ultimi acquisti anche online.

Ecco quindi tante nuove idee regalo da acquistare semplicemente con un click, in qualsiasi luogo vi troviate.

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1. Una penna degna del miglior MacGiver

Questa penna è il coltellino svizzero delle penne. Oltre a usarla per scrivere, funge anche da torcia a LED, bordo dentellato, chiave a brugola, rompi-vetro e  apribottiglie. Per passare in un attimo dagli appunti all’happy hour.

2. L’auricolare Bluetooth

Passare tutto il giorno al telefono può essere stressante. E allora non potevamo non consigliarvi uno degli oggetti tech più in voga del momento: un auricolare bluetooth.

Gli earphones ci consentono di rispondere alle chiamate e contemporaneamente di scrivere note, controllare la posta elettronica, preparare la cena o spremere una pallina antistress.

Ce ne sono di varie fasce di prezzo, scegliete il più adatto alle vostra tasche.

3. Le palline antistress

Una stress ball è un vero salvavita in quei momenti in cui vorremmo spaccare tutto (e salvaguardano spesso anche il PC!).

Quelle che vi proponiamo non solo alleviano la tensione, ma rafforzano anche le mani.

4. Un dominio per sito web

Se un tuo caro ha sempre desiderato dare il via al proprio blog o sito eCommerce, ma non ci ha ancora provato, questo è l’anno giusto per spronarlo. Aiutalo regalandogli un fantastico dominio web acquistandolo magari da un’azienda che garantisca la possibilità di avere supporto e assistenza tutto in lingua italiana, in modo da non mandare in crisi il neo-blogger.

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5. Un regalo con la testa fra le nuvole

Alcune delle persone che quest’anno meritano un vostro regalo non hanno mai spazio per documenti, foto, musica ed altro sul proprio PC? Se è così, non siate monotoni comprando un hard disk, ma stupiteli regalandogli un Cloud Storage!

Il Cloud rappresenta una delle nuove frontiere nell’immagazzinamento e conservazione dei dati. La parola stessa “cloud” (nuvola), lascia intendere che i dati non risiedono su uno spazio fisico immediatamente vicino a chi li ha conservati, bensì in un posto spesso remoto, su server virtuali ospitati presso strutture di altre aziende.

Insomma, anziché salvare documenti, foto, video e quant’altro sui propri computer, smartphone, tablet o unità di memoria esterne, gli stessi vengono conservati per noi da altri.

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6. Il Power Bank

Telefono, tablet o laptop si scaricano in fretta e si sa, quello della ricarica ovunque è ormai uno dei problemi che affligge l’umanità. Cancella l’incubo della barra rossa della batteria con un comodo Power bank.

7. Il cuscino da viaggio

La dura realtà dei pendolari è fatta di sveglie all’alba e ore trascorse su treni, autobus o aerei per raggiungere gli impegni di lavoro. Il dolore cervicale dopo aver dormito in posizioni inimmaginabili sui sedili di questi mezzi rischia di diventare un triste compagno di viaggio.

Per quanto possa sembrare scontato, un cuscino da viaggio è un must per i viaggiatori abituali. La spina dorsale del destinatario vi ringrazierà.

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8. La borsa porta abiti

E se avete un amico che è sempre in viaggio per lavoro, vorrete sicuramente evitargli di presentarsi ad un incontro con un completo spiegazzato, poiché sarebbe decisamente poco professionale.

Una sacca porta abiti di dimensioni standard conserverà integro il look durante il viaggio magari prevedendo anche una sezione per le scarpe.

9. La sedia con seduta ergonomica

Stare molto tempo seduti con la schiena china sulla scrivania non fa bene. Una soluzione potrebbe essere una sedia con seduta ergonomica.

Non solo questa sedia vi aiuterà ad alleviare dolori alla schiena, alle gambe e alle braccia, ma anche a migliorare la postura e l’allineamento della colonna vertebrale.

10. Il miniwallet portafoglio

Vanno tantissimo di moda e sono davvero pratici, comodi e allo stesso tempo molto alla moda. Stiamo parlando dei tanto chiacchierati, desiderati e rivoluzionari Mini Portafogli che hanno anche l’utilissima protezione di ultima generazione per le carte di credito “Contactless” e per i documenti elettronici dotati di tecnologia RFID.

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3 attività utili per cominciare a fare Marketing Conversazionale su Messenger e Telegram

Secondo un report del 2018 di Statista, gli utenti di messaging app nel mondo sono passati da 1,58 miliardi nel 2016 a 2,01 nel 2018, ed entro il 2021 l’utenza mensile dovrebbe arrivare a 2,48 miliardi di persone.

Il messaggio, insomma, sembra essere la risorsa preferita in qualsiasi situazione, sia nel dialogo tra le persone, sia quando si contatta un brand. E spiegare questo fenomeno è piuttosto semplice se si pensa che attualmente il numero di messaggi supera il numero di pagine web fruite da browser.

Dall’inizio dell’anno, le ricerche su Google nel mondo sono state circa 1.800 miliardi. Nello stesso periodo si sono registrati (spam escluso) circa 20.000 miliardi di email, e 24.000 miliardi di messaggi su WhatsApp, a cui si aggiungono i circa 5.000 miliardi di messaggi via Telegram, e i 2.500 miliardi di conversazioni su Facebook Messenger.

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Dalla ricerca alla conversazione

Insomma, l’internet dei messaggi è ormai più importante dell’internet delle pagine. E questo ha delle conseguenze sul marketing: il messaging richiede alle aziende nuovi modi e strumenti, per dare alle proprie strategie una logica di conversazione con l’utente, che sia un cliente o un prospect.

Come spiega Timothy Smith, Chief Marketing Officer di UK Best Essays: “Il Marketing Conversazionale sfrutta il potenziale delle app di messaggistica per raggiungere direttamente il target di riferimento, stabilendo relazioni più umane con i potenziali clienti”.

Per accompagnare le aziende verso questo nuovo tipo di relazione, MailUp ha lanciato un nuovo canale nella sua piattaforma: Messaging Apps, che consente di raggiungere la propria base dati con messaggi su Facebook Messenger e Telegram.

Cosa si può fare con le Messaging Apps?

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1. Creare messaggi ricchi di contenuto

Si potrebbe pensare che le campagne su Facebook Messenger abbiano un margine di creatività troppo ridotto, limitato al versante testuale. In realtà così non è, al contrario è possibile inviare messaggi ricchi nel copy e nella grafica, aggiungendo anche bottoni di call to action.

Oppure, visto che siamo in tema, costruire una strategia per il Natale che va dalla presentazione del catalogo dedicato al 25 dicembre e arriva alla campagna last minute per convincere gli indecisi e i ritardatari della corsa al regalo.

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2. Impostare campagne automatiche

È possibile innescare degli automatismi per inviare le campagne in base a ogni nuovo aggiornamento dei contenuti.

Se l’azienda ha una strategia di Content Marketing o un blog, le campagne automatiche consentono di recapitare i nuovi contenuti (ebook, video-pillole, blog post), appena avviene la loro pubblicazione.

Nel caso di un eCommerce, ad esempio, con le campagne automatiche è possibile raggiungere i contatti con un messaggio su Facebook Messanger ogni volta che un nuovo prodotto viene caricato sullo store online.

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3. Alimentare il database di nuovi contatti

Come in ogni attività di digital marketing, è fondamentale fare in modo che il database di contatti sia costantemente alimentato, che significa poter contare su una nutrita platea di destinatari delle campagne.

Per farlo sono necessari strumenti, astuzia, ingegno e, dove serve, alcuni incentivi per l’utente. Il tool base è il pop-up form personalizzato e multicanale (per consentire l’iscrizione a più canali contemporaneamente: Messaging Apps, ma anche email e SMS). Infine è sufficiente un copia e incolla del codice nel sito, nella pagina che si ritiene più efficace.

Per arricchire il database è possibile servirsi anche di:

  • un pulsante sulla pagina Facebook, per convertire il flusso di visitatori della pagina Facebook in iscritti al canale Messenger;
  • un incentivo da comunicare nell’immagine di copertina della pagina Facebook;
  • un annuncio Messenger nella scheda Home dell’app mobile di Messenger, per indirizzare (al clic) alla pagina di conversazione Messenger;
  • un Messenger Code, cioè il QR code con cui creare una connessione diretta a una pagina Facebook.
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Per avere uno sguardo più ampio sulle tecnologie dedicate al Marketing Conversazionale scarica il nuovo ebook gratuito “Cosa puoi fare con Messaging Apps”.