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Vuoi vivere un’esperienza lavorativa in Ninja Academy? Candidati come Account Assistant!

Job Offer: Stage – Account Assistant, Milano

In Ninja Academy, la edtech company di Ninja Marketing focalizzata sul professional empowerment per la digital transformation, stiamo nuovamente ampliando il team: siamo alla ricerca di un guerriero ambizioso e motivato da inserire nel nostro ufficio di Milano per uno stage retribuito come Account Assistant.

I Ninja hanno la passione per l’empowerment professionale e personale e su questo valore si fonda anche il percorso di crescita di chi lavora con noi. La nostra profonda connessione con l’industria tech e creativa vive di contaminazioni, connessioni ed eventi nazionali ed internazionali. Lavorerai in un ambiente creativo ed efficiente, stimolante tanto nelle riunioni quanto agli eventi di networking. La nostra azienda è caratterizzata dal forte senso di appartenenza ma anche dalla consapevolezza del lavorare divertendosi: questa posizione fa per te se anche tu pensi che le migliori partnership si stringano durante happy hour ed after party.

Riporterai direttamente all’Account Manager, lavorando ai tanti e stimolanti progetti a cura della divisione B2B, che disegna e coordina percorsi di formazione sui temi del digital marketing e dell’innovazione per i top client di Ninja Academy. Imparerai a gestire relazioni di business ad ogni livello, maturerai un’approfondita conoscenza in progettazione didattica e gestione operativa della formazione aziendale, relazionandoti con il team interno e stakeholder esterni, ed agendo anche come tutor d’aula. Capirai come si chiudono partnership che portano valore aggiunto a tutti gli attori in gioco e le dinamiche commerciali che ruotano attorno alla nostra azienda. A latere, potresti curare anche qualche progetto speciale di Ninja Marketing, tra eventi e piani di branded content. Sarà una bella avventura, sfidante e divertente, te lo promettiamo.

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Sei il candidato ideale se:

  • Ami Ninja Marketing e tutto ciò che vi ruota intorno.
  • Sei un neo-laureato (o laureando a pochi mesi dal traguardo) in discipline economiche o umanistiche. Costituiscono elementi preferenziali curricula in economia, marketing, risorse umane. Ottimo se hai fatto esperienze all’estero.
  • Competente nell’uso della lingua inglese (>B2).
  • Sei motivato ad operare nel settore dell’education.
  • Hai una spiccata abilità relazionale e negoziale.
  • Te la cavi con la gestione di progetti: se vuoi, raccontaci i tuoi project work universitari ed extra-curriculari!
  • Sei sempre sul pezzo su cosa c’è di nuovo sullo scenario digital.
  • Sai lavorare bene in gruppo, hai spirito critico e sai ascoltare bene il prossimo.
  • Sei preciso e hai buone attitudini numeriche.
  • Sei brillante, estroverso, ti piace viaggiare.
  • Hai buone basi di PowerPoint, Excel, Word e conosci strumenti di smart working (Slack, Invision e Asana ti dicono nulla?)

Start: marzo 2017

Vuoi salire a bordo?

Invia Curriculum Vitae ed una breve lettera motivazionale in cui racconti le tue esperienze a federica@ninjamarketing.it con RIF: Stage Account.

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In bocca al lupo!

Programmatic Advertising: cos’è e come funziona

Pubblicità computerizzata. Cioè, un computer che compra spazi pubblicitari online. In pratica, software specializzati nell’acquisto di banner e altre forme pubblicitarie digital che acquistano, letteralmente, lo spazio online dedicato alla pubblicità su siti e piattaforme. Questo, brevemente, è il programmatic advertising.

Perché ha assunto un ruolo così centrale? E soprattutto, perché è migliore (e lo è davvero?) del sistema tradizionale che vede coinvolte due parti umane e negoziazioni continue?

Come funziona il Programmatic Advertising

Cosa c’è sotto il cofano del programmatic buying? [INTERVISTA]

 

Due le parole chiave in ordine sequenziale: dati e target.

Quando si parla di Programmatic Advertising, tutto parte dai dati.

Infatti, complessi algoritmi analizzano continuamente i comportamenti online dei consumatori, estraendo il maggior numero di dati possibile.

In base a questi, le aziende in prima persona o una terza parte per loro provvedono a fornire un accurato target della pubblicità, su base sia demografica sia comportamentale.

In aggiunta, ciò permette una campagna ottimizzata in tempo reale: i software di Programmatic Advertising infatti permettono di mostrare determinati contenuti a coloro che potenzialmente ed effettivamente sono più interessati agli stessi.

La più grande potenzialità del programmatic è mostrare il contenuto che l’utente vuole vedere, nel momento in cui vuole vederlo.

Il sistema è super efficiente, in quanto viene eliminata la componente umana: meno errori in primis, meno costi in secundis.

LEGGI ANCHE: Le 12 professioni del programmatic

DSP, DMP e SSP

Programmatic Advertising

Adesso che è chiaro il funzionamento generico, cerchiamo di andare più nello specifico. Il programmatic prevede l’utilizzo di DSP, DMP e SSP.

Niente panico, molto più facile di quanto sembri.

DMP, acronimo per data-management platform, è una piattaforma tecnologica in grado di analizzare i big data, propri e di terze parti, relativi al comportamento degli utenti trasformandoli in azioni di pianificazione, erogazione e misurazione in tempo reale.

In base a questi, i marketer potranno poi ponderare bene il target desiderato.

La DSP invece, acronimo per demand-side platform, “piattaforma lato domanda”, si riferisce alla piattaforma utilizzata per il processo di acquisto dello spazio pubblicitario.

I marketer fanno le loro offerte, la DSP consente di raggiungere il target desiderato.

In ultimo, entra in gioco la SSP, nonché supply-side platform.

La SSP è il responsabile del piazzamento delle offerte nei differenti siti, considerando sia lo spazio libero sia l’analisi dei dati riguardanti numero di visite, permanenza su un sito specifico o numero di pagine per singola visita.

Ovviamente, DSP, DMP e SSP funzionano ininterrottamente e continuamente, nonché in tempo reale.

Programmatic Advertising

LEGGI ANCHE: L’evoluzione del digital marketing con il Programmatic

Più economico, più targetizzato, più efficiente.

Tre singoli motivi per cui il programmatic advertising è realmente utile e in continuo sviluppo: basti pensare che Adweek ha previsto spese per oltre 15 miliardi di dollari nel solo 2017.

In aggiunta, l’immensa quantità di dati continuamente analizzata permette di avere più consumer insights e definire i target KPI in modo più accurato che mai.

Come impressionare il futuro capo con il tuo CV

Scrivere un CV che ti faccia ricordare non è mai un’impresa semplice soprattutto perché oltre a scegliere cosa scriverci è importante individuare il modo in cui farlo; per il 2017 LinkedIn ricorda ai futuri lavoratori che le 10 parole più utilizzate nei profili sono quelle da evitare per descriversi e raccontare le proprie esperienze lavorative.

Anno nuovo, vita nuova, anche lavorativamente parlando, l’importante è saper cogliere le occasioni che il mondo del lavoro ti offre partendo proprio dal riscrivere il proprio CV.

Impressionare il futuro capo evitando l’uso delle solite parole da CV, il 2017 è l’anno del cambiamento

Come impressionare il futuro capo con il tuo CV

Ogni anno viene stilata una classifica delle 10 parole più utilizzate dai candidati nei loro CV che descrivano il loro lavoro, personalità ed esperienza lavorativa, 10 termini che, però, dovrebbero essere esclusi dal profilo quando si parla di un CV in grado di lasciare il segno, semplicemente perchè troppo utilizzate.
Da specializzato ad esperto, passando per eccellente e certificato, i termini più utilizzati sono gli stessi da qualche anno ed in particolare il podio per il 2017 è composto da: specializzato, dotato di capacità di leader e appassionato, per poi passare a strategico e con esperienza per il quarto e quinto posto, ed ancora focalizzato, esperto, certificato, creativo ed eccellente che vanno a completare la lista.

Una cosa curiosa, i candidati lo sanno che scrivere un CV utilizzando un linguaggio e delle parole il più variegate ed espressive possibili è la via vincente, ma ciò non avviene per 4 motivi principali:

  1. Troppa fatica! Riscrivere il proprio profilo in modo personale ed unico richiede uno sforzo in più
  2. Così fan tutti! Se queste sono le 10 parole più utilizzate nei profili LinkedIn un motivo ci sarà come la facilità di apparire professionali utilizzando termini non troppo specifici relativi alla propria esperienza
  3. Non sentirsi soli! Utilizzare il linguaggio più utilizzato dai candidati alla ricerca di un nuovo lavoro ti fa sentire parte di un gruppo di chi, come te, sta cercando il posto dei suoi sogni
  4. Apparire degli esperti! Stare generici nel dire cosa si sa fare ti fa apparire abbastanza esperto senza dover scendere nello specifico sui dettagli della tua esperienza lavorativa

LEGGI ANCHE: 4 cose che devi assolutamente eliminare dal tuo CV

Scrivi bene e mostra le tue gesta, ecco i segreti per farti ricordare dal tuo datore di lavoro

Come impressionare il futuro capo con il tuo CV

Se Leonardo Da Vinci avesse dovuto cercare un committente nel 2017 avrebbe mostrato all’interlocutore i suoi prototipi e le sue creazioni oltre ai disegni e referenze ed avrebbe fatto centro. Il consiglio? Essere tutti un po’ Leonardo: catturare l’attenzione dell’interlocutore con esempi concreti di quello che si sa fare accompagnando il tutto con un CV che racconti di sè attraverso un vero e proprio storytelling.

Si dice, infatti, che bastano 10 secondi per impressionare il nostro futuro datore di lavoro e, soprattutto se si inviano candidature online, è importantissimo che il nostro profilo e il nostro CV sappiano catturare l’attenzione di chi è alla ricerca di nuove risorse da inserire in azienda.

Ecco perché si consiglia di iniziare a descriversi con qualcosa di accattivante e che rimanga impresso nella memoria di chi visita il nostro profilo o scorre le righe del nostro curriculum, frasi brevi, ma riassuntive di ciò che sappiamo fare e di ciò che è il nostro background, rappresentate, poi, concretamente, in presentazioni, progetti e traguardi che esplichino con un esempio le nostre capacità e perchè potremmo essere “quello” giusto.

Parla come mangi, racconta cosa hai fatto senza dimenticarti della tua personalità

Come impressionare il futuro capo con il tuo CV

Sii te stesso anche quando stendi un curriculum vitae o un profilo LinkedIn, non perderti in un discorso scritto in terza persona o con l’utilizzo di termini aulici, l’importante è essere professionali e soprattutto diretti, utilizzando un linguaggio che ci appartiene che lasci trasparire la nostra personalità e le nostre capacità chiarendo in modo semplice e concreto quelle che sono le proprie esperienze o traguardi.

Oltre a ciò, è importante fare una lista delle posizioni ricoperte precedentemente durante la propria carriera mettendo più in alto l’ultimo ruolo ricoperto in modo da evidenziare fin da subito cosa si è abituati a fare e quali responsabilità si è disposti a prendere senza dimenticare, comunque, le diverse esperienze che hanno caratterizzato la vita lavorativa di un candidato.

In questo caso la Regina Vittoria avrebbe fin da subito evidenziato le sue capacità da regnante che lasciano trasparire un profilo caratterizzato da forte autorità ed affidabilità.

Non è rilevante che tu sia un famoso inventore o una potente regina, il tuo CV, se scritto nel modo corretto, sarà il primo passo per lasciare un’impronta nella storia.

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15 spot del Super Bowl LI assolutamente da non perdere

Domenica è vicina, così come la 51esima edizione del Super Bowl, attesa con ansia dagli appassionati di football ma anche dai fan della pubblicità. Se anche tu fai parte di questo secondo gruppo ecco una classifica dei migliori spot del Super Bowl LI da guardare assolutamente.

LEGGI ANCHE: Super Bowl, i 5 spot più belli di sempre

Budweiser

Lo spot di Budweiser di quest’anno cavalca il tema “caldo” dell’immigrazione, raccontando la storia di come Adolphus Bush  è arrivato in America. L’azienda spera di colpire al cuore dei telespettatori con i toni emotivi del copy e chissà – aggiungiamo noi – forse far riflettere sul fatto che anche gli immigrati hanno contribuito a fare grande l’America.

Sprint

Humour nero per questo copy in cui vediamo fino a dove un padre di famiglia possa spingersi per liberarsi del proprio contratto con Verizon. Il testimonial di Sprint (che a quanto pare in precedenza era il testimonial proprio di Verizon!) cerca di dissuaderlo… Ma è ormai troppo tardi.

I migliori spot del Super Bowl LI: Mr Clean

Un deciso cambio di stile comunicativo per Mr Clean (da noi meglio noto come Matrolindo), alle prese con una performance inaspettata che ci rivela tutto il sex-appeal de “L’uomo che pulisce”.

KIA Niro

In contro-tendenza rispetto a molti brand che quest’anno hanno deciso di evitare le celebrità nei propri spot, KIA ha deciso di incentrare totalmente questo copy sulla figura di Melissa McCarthy (da noi meglio nota per il ruolo di Sookie St. James nella serie TV “Una mamma per amica”), con una serie di scene comiche che dimostrano quanto possa essere difficile vivere la vita di un “guerriero ecologista” ma possa essere semplice guidare come uno di loro.

Avocados from Mexico

Probabilmente lo spot più strambo di questa edizione. Una società segreta condivide alcuni segreti, tra cui uno legato agli Avocados from Mexico.

Go Daddy

Una collezione di bizzarrie apprezzate dal protagonista di questo spot, che si rivela essere la personificazione di Internet.

Audi

Audi si presenta come azienda caring e socially responsible con questo 60 secondi sulla uguaglianza di genere.

Squarespace

Ecco un John Malcovich alle prese con uno squatter del dominio JohnMalcovich.com, un’occasione d’oro per rivedere alcune delle sue tipiche espressioni da super-cattivo e scoprire che ora “Being John Malcovich” include anche essere un fashion designer.

Buick

Pieno di star per Buick, con questo copy di 60 secondi ambientato durante una “partitella domenicale” di football americano.

Bush

Simpatica parodia dei tipici spot Bush degli anni ’70 (per vederne un esempio clicca qui). Viva l’auto-ironia!

Mercedes

I baby boomers (e non solo) ameranno questo spot firmato Fratelli Cohen, con un tributo a Easy Rider e un cameo finale molto speciale. Vuoi saperne di più? Leggi l’articolo completo!

Tide

Questo è solo un teaser, ma ci ha resi curiosi di vedere il filmato completo per scoprire cosa il ragazzone della lavanderia (interpretato da Ron Gronkowski – star del football americano) abbia combinato alla camicia dell’ignaro cliente (interpretato dall’attore Jeffrey Tambor).

Snickers

Il marchio di cioccolatini non è certo un novizio del Super Bowl, ma quest’anno annuncia una novità: la prima pubblicità “live”, con Adam Driver (il nuovo cattivone di Star Wars), altri attori “meno importanti”, cavalli e “altra roba in via di definizione”. Per ora ci accontentiamo del teaser in attesa dello spot vero e proprio.

Hyundai

Un po’ come Snickers, anche Hyundai manderà in onda uno spot registrato durante la partita. Eccovi il teaser.

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Non solo questa ditta di costruzioni si è praticamente materializzata dal nulla quest’anno, ma ha intenzione di farlo alla grande, con uno spot di 90 secondi durante il Super Bowl. Non è ancora possibile vedere il filmato, ma secondo i beninformati la prima stesura sarebbe stata controversa. Non ci resta che aspettare!

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Snapchat presenta l’IPO da 3 miliardi di dollari

A cinque anni dal lancio, Snapchat presenta l’IPO alla Borsa di New York per un valore di 3 miliardi di dollari con il simbolo SNAP.

La società punta a raccogliere 3 miliardi di dollari sulla base dei 158 milioni di utenti attivi dichiarati. Una IPO di 3 miliardi di dollari è basata su un valore stimato totale di oltre 20 miliardi.

Snapchat presenta l’IPO: da sviluppatore di app a “camera company”

La svolta nel futuro di Snap Inc.: da sviluppatore di software a produttore di hardware video-fotografico, strada già intrapresa con l’uscita degli Spectacles, gli occhiali da sole da videoregistrazione, molto trendy, distribuiti a pochi fortunati fan in occasione di eventi appositamente organizzati.

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Il risultato? Un mega successo.

Ora Snapchat segue questa strada: gli attacchi diretti degli altri social network hanno fallito. Più su tutti, Zuckerberg che in cinque non è riuscito ad annientare Snapchat, anche se con le Instagram Stories ha seriamente messo in crisi i numeri del fantasmino.

Sembra che Snapchat si presenti al pubblico proprio quando la base utenti comincia a scricchiolare.

Grosse perdite per Snapchat

Snapchat non ha mai corteggiato gli influencer, almeno non nel modo in cui altri come YouTube e Twitter hanno fatto.

L’idea di SNAP è quella di investire sulla base utenti e ampliarla, invece di spingere i contenuti con maggiori visualizzazioni.

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Gli ingressi pubblicitari, che rappresentano il business core di Snapchat, sono in vorticosa crescita. Almeno stando a quanto dice l’azienda: + 404.500.000 di dollari nel 2016.

Accanto a questi dati, emerge la grandezza del volume delle perdite: solo nel 2016, il sistema di messaggistica preferito dai millennial ha segnato  -514,600.000 di dollari, più del suo fatturato totale.

Week in Social: da Facebook che sbarca in TV al tasto “undo” di WhatsApp

Oggi è venerdì e questo, per noi di Ninja Marketing, significa solo una cosa: siamo pronti a ripercorrere, passo dopo passo, tutte le novità che i social media ci hanno proposto questa settimana.

Perciò, senza perderci in chiacchiere, ecco la nostra Week in Social! 

Facebook

Sono sempre numerose le novità che il social network di Menlo Park è pronto a regalarci ogni settimana, o quasi. Dopo aver chiuso il 2016, decisamente, oltre le attese, con 1,86 miliardi di utenti al mese, adesso Facebook annuncia le carte che giocherà nelle prossime settimane.

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Recentemente, infatti, è stato reso noto l’arrivo di inserzioni pubblicitarie su Messenger. Sì, proprio così. Il social network più amato di tutti tende la mano al mondo del business e permette alle aziende di acquistare uno spazio, all’interno dell’app di messaggistica istantanea, per promuovere i propri prodotti.

 

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La funzione non è ancora operativa ma pare che sia stato già confermato l’inizio di alcuni test per provare la funzione.

Ma tutto questo andrebbe ad intaccare la privacy degli utenti? Facebook assicura di no. Infatti, le inserzioni verrebbero situate al di sotto della barra delle conversazioni e sarebbero gli utenti a decidere – oppure no – di interagire con le aziende in una conversazione diretta.

LEGGI ANCHE: Facebook Messenger: sono in arrivo le inserzioni pubblicitarie?

Un’altra importante novità di Facebook riguarda l’algoritmo sul quale esso si basa.

Si tratta di un nuovo aggiornamento che fa perno su alcune ricerche riguardanti l’interesse degli utenti nei confronti dei video che guardano su Facebook quotidianamente. Adesso, l’algoritmo delle news feed darà la precedenza ai video più lunghi, penalizzando – almeno un po’ – gli short videos.

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LEGGI ANCHE: Facebook: arriva un nuovo algoritmo che privilegia i video lunghi. 

Non è un segreto che, negli ultimi tempi, Facebook stia dando una grande importanza proprio a questo tipo di contenuti e questo potrebbe non essere un caso. Quasi sicuramente non lo è.

Infatti, la terza novità della settimana riguardante Facebook si basa proprio sui video: il social network si sta preparando a sbarcare in TV! 

La notizia arriva dal Wall Street Journal, il quale racconta che gli ingegneri di Zuckerberg stanno lavorando per mettere in funzione un’app destinata alle smart TV. Diversamente dal sito web e dalla versione mobile di Facebook, la nuova applicazione punterà tutto sui video, per l’appunto.

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Ecco, dunque, spiegato perché il social network stia dedicando tutta questa attenzione a tali contenuti.

Instagram

Anche il social network delle foto – non si sa ancora come e quando – avrà i suoi Carousel ads, in perfetto stile Facebook. Infatti, sarà possibile creare veri e propri album e condividere fino ad un massimo di dieci foto o video in un unico post. 

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In questo modo, Instagram ed i suoi utenti punteranno sulla quantità più che sulla qualità delle foto che pubblicano.

LEGGI ANCHE: Instagram sta testando gli album fotografici come su Facebook.

WhatsApp

Negli ultimi mesi, anche WhatsApp sta lanciando numerose novità. Una di esse è quella che riguarda la localizzazione degli utenti. Ovviamente, sarà l’utente stesso a decidere se far sapere agli altri dove si trova o meno e, soprattutto, a chi.

Ad esserne preoccupati sono già in molti: c’è chi invoca ad una privacy sempre più violata e chi si preoccupa per l’equilibrio della propria relazione.

Altra novità riguarda il tasto “undo” che darà la possibilità agli utenti di cancellare o modificare il messaggio appena inviato. Quante volte ti è capitato di mandare un messaggio e di pentirtene subito dopo? Ecco, questa potrebbe essere un’ottima notizia per te!

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Insomma, un’altra novità all’insegna della continua innovazione e alla ricerca di contenuti e strumenti sempre originali ed intriganti.

Al prossimo venerdì, alla prossima Week in Social!

Trump scatenerà la resistenza dei social media?

Persino negli Stati Uniti, dove l’interesse per la cosa pubblica è storicamente piuttosto basso, ad azione segue una reazione. Ma Trump ha vinto, si è insediato e ha iniziato a portare avanti il suo programma. Non è questa la sede per discutere del merito, ma è invece interessante notare come e su quanti fronti del web l’insediamento del nuovo Presidente abbia suscitato delle reazioni.

Partendo dai fatti notiamo un capo di stato piuttosto discusso e una moltitudine frazionata di contestatori che lo attaccano su diversi temi. Ma si può parlare di resistenza web?

#badasslands la scienza che combatte

I primi ribelli sono stati anche i più insospettabili. Dopo tweet pubblicati e tweet cancellati dai parchi nazionali, dopo l’imposizione di Trump all’Agenzia per la protezione dell’ambiente (EPA) di interrompere la comunicazione pubblica, attraverso i loro siti e via social è successo questo.

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Semplici dati scientifici che, però, hanno sfidato l’ordine pubblico. E’ durato poco, perché i tweet sono stati subito cancellati accusando un ex dipendente (senza dubbio) di esserne l’autore. Ma la Tweet Revolution è stata imminente: #Badasslands

Tweet revolution

Donne, la solita minoranza

La Women’s March, che ha portato mezzo milione di persone per le strade della capitale, è forse l’esempio più riuscito di resistenza web e di come l’interazione tra social, reale e addirittura politica sia possibile. Organizzata su Facebook, vissuta da oltre 500 mila persone, ha avuto un eco mondiale grazie ad alcuni highlight che hanno subito fatto trend.

La cantante MILCK ha lanciato #Icantkeepquiet,  riferendosi a una sua canzone, pochi giorni prima della marcia

MILCK ha poi organizzato un flash mob durante la manifestazione, di cui è stato girato un video che ha attualmente 15 milioni di views. #Icantkeepquiet ha iniziato così a raccogliere le preoccupazioni di numerosi cittadini, andando al di là del fattore di genere ed esprimendo una più vasta tensione sociale.

Sempre in occasione della Women’s March potreste aver incontrato un hashtag più punk: #nastywoman. Nato da una poesia della diciannovenne Nina Mariah Donovan e portato sotto i riflettori da un’interpretazione dell’attrice Ashley Judd. Se non la conoscete, ne vale la pena:

Social media per proteggersi

Quando il vento del razzismo si alza porta tensioni, ma anche insicurezza. E pare questo sia lo stato delle cose in USA, al punto da creare un app che segnala il pericolo: Mark Yourself Unsafe, un unsafety check. Sarcasmo diretto al safety check di Facebook, ma soprattutto un segnale di quanto la comunità afroamericana non si senta al sicuro. Lanciata dal movimento Black Lives Matter in collaborazione con l’agenzia J. Walter Thompson New York  a inizio gennaio, ha già raccolto 1600 segnalazioni di persone che non si sentivano al sicuro e che lo hanno segnalato attraverso l’app.

Una grande America

Ma la resistenza web non coinvolge soltanto singoli o associazioni per i diritti umani. Anche una grande azienda si è schierata con potenza e creatività: Grupo Modelo, la holding messicana che possiede il marchio di birra Corona, ha ripreso il claim di Trump, ma rivisitandolo con un messaggio positivo e di inclusione.

Come spesso accade, dunque, la tensione e la possibilità di crisi spingono le persone, e le agenzie, a trovare soluzioni creative e ad alzare la voce, anche via tweet. E’ troppo presto per capire l’impatto di questi movimenti, ma la sezione social continuerà a seguire cinguettii e condivisioni, per tracciare questa possibile resistenza web.

Content Marketing e nuove tecnologie: trend e previsioni per il 2017

Il 2017 è appena iniziato e, come ogni anno, la domanda che ogni marketer si pone è: quali saranno i trend dominanti per il content marketing? Dopo aver fatto qualche ipotesi alcuni mesi fa, siamo andati alla ricerca di novità e conferme per i tuoi contenuti per i prossimi 12 mesi: non ti resta che leggere il nostro articolo per scoprire come impostare la tua strategia vincente!

IoT e new device

Non lo ripeteremo mai abbastanza: il tempo passato sui device mobile ha definitivamente superato quello passato su desktop, il nostro fidato smartphone è una presenza fissa di ogni momento delle nostre giornate. Non solo, il telefono viene utilizzato ormai sempre più spesso per comunicare con i device presenti nelle nostre case, sempre più nuovi ed intelligenti: dalla temporizzazione dei riscaldamenti alla programmazione della cena, le nostre abitazioni sono sempre più smart e a portata di telefono.

La sfida in questo caso sarà quindi capire come sfruttare la relazione tra l’utente ed il device, attraverso una lettura dei dati intelligente ed uno sviluppo dei contenuti in grado di rispondere alle singole necessità. 

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Realtà aumentata

Se hai giocato almeno una volta a Pokémon Go lo saprai di certo: il 2016 è stato l’anno della realtà aumentata. Questo è già un motivo sufficiente per pensare che il 2017 ci sarà ancora occasione di esplorare questo territorio che vedrà un pieno sviluppo nei prossimi anni, soprattutto in considerazione del fatto che l’utente è sempre di più alla ricerca di contenuti visuali ed esperienze immersive.

Live streaming

Se fino a poco tempo fa il termine live veniva associato il più delle volte a concerti o ad eventi sportivi, oggi chiunque può facilmente andare in diretta semplicemente sfruttando strumenti come Periscope, Instagram o Facebook Live, semplicemente usando il proprio smartphone. Questo trend non pare essere destinato ad esaurirsi: di conseguenza, i contenuti proposti dovranno essere sempre più curati, pur mantenendo la propria essenza “live”.

eCommerce e social media

La vera novità non sta di certo nei social media in sé, ma piuttosto nelle strategie che nei prossimi mesi e anni dovranno evolversi ed adattarsi ad uno scenario in continua mutazione. Da anni canali come Facebook, Instagram o Pinterest sono utilizzati per diffondere contenuti e per far conoscere i brand ad un pubblico sempre più vasto: Ora però i canali social vengono usati sempre di più per vendere i prodotti, ed il focus stesso dei social network si sposterà sempre di più verso l’eCommerce, rendendoli piattaforme ibride.

La sfida/opportunità da raccogliere in questo caso è quindi trovare nuovi mezzi per comunicare con la propria audience, e farlo il più velocemente possibile perché, in questo caso, arrivare per primi sarà fondamentale.

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Intelligenza Artificiale

In un momento in cui l’intelligenza artificiale può elaborare concetti quasi paragonabili a quelli prodotti dalla mente umana, un po’ di paura è comprensibile (anche senza andare ad immaginare scenari apocalittici alla Terminator); in questo caso però, il cambiamento non è da temere ma piuttosto da accogliere. Se ad oggi gli algoritmi automatizzati riescono a prevedere che tempo farà in una determinata area o produrre articoli e contenuti, si può provare ad immaginare cosa accadrà nei prossimi mesi o anni: l’intelligenza artificiale lavorerà per l’uomo, supportando ad esempio lo sviluppo di contenuti SEO o automatizzando la distribuzione di contenuti.

Migliori algoritmi per il search engine

Come accennato in precedenza, gli algoritmi di search engine sono sempre più automatizzati. Il miglioramento porta però con sé in questo caso anche l’impossibilità di trovare scorciatoie per raggiungere risultati soddisfacenti nella ricerca organica, e renderà ancora più evidente l’impatto negativo portato da strategie deboli o poco performanti.

Queste le sfide e le opportunità del content marketing per il 2017 e gli anni a venire, in cui la tecnologia acquisterà un ruolo ancora più importante. Un’ultima previsione: muoversi in fretta sarà fondamentale, perché gli early adopter saranno premiati.

A proposito di content marketing: se hai curiosità e voglia di esplorare meglio il tema, iscriviti al Corso in Content Marketing (Formula Online + Lab) organizzato da Ninja Academy che terranno Alberto Maestri, Francesco Gavatorta e Valentina Falcinelli da Febbraio ad Aprile 2017: a 25 ore di didattica online puoi abbinare 16 ore di aula pratica a Milano, per fare la differenza.

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Starbucks lancia Barista: l’assistente virtuale della caffetteria

Quando si parla di innovazioni tecnologiche, soprattutto orientate verso il mondo del mobile, Starbucks è da sempre un passo avanti.

Dopo aver integrato all’interno della propria applicazione la funzionalità order and pay,  consentendo ai clienti di ordinare a acquistare i prodotti prima di arrivare nel punto vendita, questa volta la nota catena statunitense di caffetterie punta tutto sull’intelligenza artificiale, per migliorare l’esperienza d’acquisto dei clienti.

Nasce così  My Starbucks Barista, un’assistente digitale che permette agli utenti di ordinare cibo e bevande attraverso la propria voce.

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Questa nuova feature, integrata nell’app di Sturbucks,  offre la possibilità non solo di effettuare le ordinazioni tramite comandi vocali, ma anche di modificare il proprio ordine, cosi come se si stesse realmente parlando con il personale del bar.

Il software sviluppato da Starbucks sarà inoltre integrabile con Amazon Alexa,  permettendo così di fare shopping attraverso un semplice comando vocale mediante i dispositivi che supportano questa tecnologia.

La caffetteria a portata di smartphone

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My Starbucks Barista, altro non è che un bot paragonabile a Siri o a Cortana, con un’ interfaccia grafica del tutto simile a Messenger in versione verde, colore del brand.

Mediante l’intelligenza artificiale l’assistente virtuale di Sturbucks consentirà ai clienti di effettuare le proprie ordinazioni scegliendo una comunicazione di tipo vocale o testuale. Una volta che l’utente mediante il proprio dispositivo avrà effettuato un ordine, Barista, stimerà il tempo di preparazione e permetterà di effettuare il pagamento direttamente tramite l’app. Al cliente non resta che recarsi presso il punto vendita e ritirare la sua bevanda o il suo snack già pronti ad aspettarlo.

LEGGI ANCHE: Chatbot: ecco perché la tua azienda non potrà farne a meno nel 2017

Inizialmente l’assistente virtuale di Starbucks sarà resa disponibile ad un numero limitato di clienti, circa un migliaio, che utilizzano il sistema operativo iOS, permettendo così all’azienda di testarne il funzionamento, numero che si amplierà nel corso dell’estate 2017. La versione compatibile con Android sarà invece rilasciata nel corso dell’anno.

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L’azienda attualmente dispone di 8 milioni di clienti mobile, e uno su 3 effettua i pagamenti da smartphone, altro dato interessante, che rafforza l’idea del brand di puntare sulle nuove tecnologie digitali, sta nel numero degli ordini e del fatturato provenienti dalla sua applicazione, che al momento rappresenta circa il 7% delle transazioni totali.

Nonostante si tratti di un software, Gerri Martin Flickinger, Chief Technology Officer di Starbucks, ha dichiarato che l’assistente virtuale è stata pensata seguendo la filosofia aziendale:

L’esperienza d’acquisto in Starbucks si basa sul legame personale che si instaura fra il nostro barista e il cliente, così tutto ciò che facciamo nel nostro ecosistema digitale deve riflettere la stessa sensibilità.

Il nostro team si è impegnato per far in modo che gli ordini vocali all’interno della nostra app siano realistici e personali.  Questa nuova funzionalità è facile da utilizzare, e siamo certi che porterà dei benefici sulla routine quotidiana dei nostri clienti. Riteniamo che questa sia la direzione giusta verso format più coinvolgenti. Ci aspettiamo di imparare tanto da questa esperienza, per farla evolvere nel tempo.

5 segnali che indicano che forse è meglio non assumere quel candidato

L’assunzione è un processo complesso. Non è semplice capire se il candidato che abbiamo scelto durante le selezioni possa realmente essere utile alla nostra causa. Capita spesso di soffermarsi sulle proprie aspettative senza calcolare alcune varibili umane: ansia da colloquio, paura di sbagliare termini e approccio o, più semplicemente, una giornata no.

Queste variabili non sempre possono giustificare un colloquio andato male, ma andrebbero tenute in considerazione da chi è in procinto di assumere personale per provare ad andare oltre la prima impressione, soprattutto se il profilo in esame è valido.

Ci sono però una serie di buone maniere che vanno tenute in considerazione dai candidati. Si tratta di cinque avvertimenti che dovrebbero spingerci a ringraziare e dire: le faremo sapere.

Ecco i cinque segnali che ti indicano quali sono i candidati che non devi assumere.

1. Il mancato invio di una mail di ringraziamento dopo il colloquio

I 5 candidati che non devi assumere

Alcuni recruiter sostengono di non poter assumere una persona che non invia una nota/email di ringraziamento dopo un colloquio. Secondo loro questo atteggiamente mostra una mancanza di considerazione e di rispetto per il tempo e l’energia spesa durante le fasi di selezione. Oltre a questo aspetto va aggiunto che tale comportamento mostra una sorta di disabilità sociale che non gli permetterebbe di interagire in modo corretto con i clienti.

Si potrebbe anche ipotizzare che, molto probabilmente, il candidato abbia capito d’aver toppato il colloquio e si ponga sulla difensiva evitando il contatto con l’azienda. Molti recruiter dovrebbero capire che spesso un candidato è alla ricerca di lavoro da mesi e che, a suo modo, ha speso tempo, denaro ed energie fisiche e mentali, esattamente come lui nello svolgere il suo lavoro.

Come dicevamo, non tutti gli avvertimenti hanno la stessa valenza; questo primo consiglio è un defcon 5, rischio basso.

2. I candidati che non googlano

Attenzione: defcon 3. Questo è uno degli avvertimenti che dovrebbe spingerci a non assumere il candidato. Sembrerà strano, ma esistono candidati che non fanno ricerche sull’azienda “dei propri sogni” o peggio, non hanno idea di cosa faccia.

Siamo onesti, capita raramente e ci mancherebbe altro. Chiunque oggi ha la possibilità di accedere ad internet e fare ricerche sulle società, visto che ormai tutte le aziende possiedono un sito web e una presenza più o meno forte sui social. Non fare la ricerca potrebbe far capire ai recruiter che sei pigro. Tu assumeresti una persona pigra? Ma soprattutto, come sei riuscito a trovare l’annuncio se usi la scusa: “mi spiace ma a casa non ho la connessione ad internet”.

3. Come ti vedi tra 5 anni? Vorrei fare il pilota d’aerei di linea

I 5 candidati che non devi assumere

Il titolo del paragrafo è puramente casuale.

Questo genere di risposte declinate al settore di riferimento, purtroppo, esistono. A causa della difficoltà di trovare il lavoro che si vorrebbe si tende ad inviare un numero indefinito di candidature; in alcuni casi il risultato è catastrofico.

Una delle domande più in voga tra i recruiter è la seguente: come ti vedi tra cinque anni? In questo caso un buon candidato dovrebbe avere le idee chiare (oltre al buon senso) e rispondere nel modo corretto. Come? Si potrebbe iniziare facendo riferimento all’annuncio di lavoro cercando di mostrare di essere motivati a raggiungere i livelli alti dell’area di riferimento.

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Per evitare la catastrofi è tuttavia necessario inviare candidature per lavori che si vorrebbe fare; un’azienda si aspetta che i propri dipendenti siano motivati a fare il proprio lavoro perché solo in questo modo si potranno raggiungere gli obiettivi sperati.

4. 25 anni, molte esperienze lavorative ma di breve durata

I 5 candidati che non devi assumere

Altro defcon 5. Siamo nel 2017, questo genere di avvertimento risulta obsoleto se le esperienze lavorative del giovane candidato sono terminate nel migliore dei modi. Diversa la situazione se il candidato ha lavorato meno di tre mesi nelle sei diverse società; questo avvertimento lo pone immediatamente tra i candidati che non devi assumere.

Questo genere di situazioni possono indicare che: il candidato ha scarse capacità decisionali perché dopo esser stato assunto s’è accorto di non amare quel lavoro o, peggio, che il candidato non ha le competenze ed è stato più volte licenziato.

5. Il candidato non sa perché vuole ricoprire questo ruolo

Altra domanda tipica durante un colloquio è: “Perché si è candidato per questo ruolo? Quali sono le sue aspettative?” Le risposte a queste domande devono far trapelare il desiderio di voler ricoprire quel ruolo, questo desiderio non elimina necessariamente le future possibilità di trovare altre opportunità all’interno della stessa società.

In definitiva, ogni azienda vuole essere sicura d’avere i dipendenti giusti al posto giusto.