Spotify ha annunciato pochi giorni fa di aver raggiunto i 50 milioni di abbonati al servizio. Un fenomenale aumento del 25% in soli sei mesi.
Fondata nel 2008 in Svezia, Spotify è diventata una delle app più utilizzate per lo streaming musicale, nonostante le numerose critiche al suo modello freemium da parte dell’industria musicale, secondo la quale la musica verrebbe svalutata a causa delle interruzioni pubblicitarie che permettono agli utenti di ascoltare gratuitamente le canzoni.
Un modello vincente però, considerando un tasso di crescita degli abbonamenti che non ha mai rallentato in questi anni.
Spotify, il leader della musica in streaming
Nel 2015 anche Apple ha fatto il suo ingresso nel mercato dei servizi di musica in streaming con Apple Music. Ciononostante, la crescita di Spotify non ha accennato a rallentare e al momento quest’ultima conta più del doppio degli abbonati a pagamento rispetto ai 20 milioni del rivale.
Ancora più indietro restano gli altri competitor, come Pandora e SoundCloud.
Spotify ha investito costantemente per migliorare la sua piattaforma e l’esperienza di ascolto, fidelizzando così i propri clienti.
Qualche anno fa, con l’obiettivo di perfezionare i suggerimenti delle canzoni, ha acquisito The Echo Nest, che ha avuto come risultato funzioni come la Discover Weekly. Lo scorso novembre è stata invece la volta di Preact, una startup che si occupa di acquisire e trattenere nuovi user.
Ancora più fresca è invece la notizia dell’acquisizione della startup inglese Sonalytic che permetterà di migliorare ulteriormente le playlist personalizzate.
Nel 2016 è stato raccolto un miliardo in debito convertibile con la condizione che, dopo una eventuale proposta IPO entro i 12 mesi, i finanziatori possano convertire il prestito in azioni, valutate il 20% in meno del prezzo di vendita. In caso contrario, l’investimento costerebbe il 5% di interessi annui con un aumento di un punto percentuale ogni sei mesi.
Per questa ragione in molti si attendono l’entrata in borsa a breve. Nonostante questo però si vocifera che probabilmente l’IPO verrà rimandata al 2018, in maniera tale da bilanciare meglio il business model e incrementare i margini.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2016/04/AP_658655019080-kJaB-U10701247275990MFH-1024x576@LaStampa.it_.jpg5631000Francesca Tiloccahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFrancesca Tilocca2017-03-08 12:30:012017-03-08 17:28:36Spotify a quota 50 milioni: tutte le tappe del successo e i piani per il futuro
NAStartUp è il principale appuntamento mensile in Italia per chi fa o è appassionato d’innovazione; considerato un punto di riferimento per l’ecosistema dell’innovazione grazie alla sua formula innovativa di contaminazione di idee, competenze ed esperienze.
Un appuntamento sviluppato in maniera open e partecipativa da tre anni, durante i quali sono stati organizzati 30 eventi pensati per facilitare (e accelerare) chi fa e chi vuole avviare nuovi progetti e imprese innovative.
Oggi, 8 marzo 2017, a partire dalle ore 18 prende il via il 31esimo NAStartUpDay: un’occasione, spiegano, per festeggiare il quarto anno d’attività dell’acceleratore e per scoprire il Woman Power della community.
NAStartUpDay Woman Power edition: parola alle donne
A fare innovazione e lavorare per creare nuove opportunità di crescita per il territorio ci sono tantissime donne. Ecco perché molte storie d’innovazione e impegno Made by Woman Power saranno le protagoniste di questo NAStartUpDay.
La palestra degli innovatori di NAStartUp darà spazio a quattro nuove startup business al femminile, pronte a farsi conoscere da tutta la filiera dell’innovazione attraverso una breve presentazione.
Nel corso dell’evento si conosceranno le esperienze di donne che con il loro lavoro quotidiano stanno creando opportunità di crescita per il territorio. Roberta Madonna, showstartupper e promotrice di NAStartUp, spiega così l’importanza di questo appuntamento dedicato al Women Power:
“L’8 marzo è anche la festa di NastartUp perché come la donna è motore dell’universo così lo è la nostra community perché acceleratore dell’ecosistema delle innovazioni”.
Si tratta di un evento gratuito e per partecipare basta registrarsi qui.
NAStartUp: l’Acceleratore dell’Ecosistema Made in Naples delle Startup
NAStartUp è un Acceleratore d’Ecosistema, un appuntamento periodico e una community che senza scopo di lucro e dal basso, punta a far nascere, crescere e accelerare le innovazioni e le startup con tutti i talenti del Made in Naples.
NAStartUpDay è un format di partecipazione sviluppato in filiera, dalla community stessa, dai professionisti e dalle imprese che facilitano e accelera la diffusione dell’economia delle startup e dell’innovazione.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/03/workplace-1245776_1280.jpg8531280Federico Gambinahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngFederico Gambina2017-03-08 12:00:472017-03-08 11:29:03NAStartUpDay: un'edizione speciale dedicata al potere delle donne
A quasi due anni da Dismaland, Bansky ha aperto in Palestina niente meno che un piccolo hotel di 9 stanze chiamato “The Walled Off Hotel” ricavato in un ex laboratorio di ceramica e subito ribattezzato l’hotel con la vista peggiore del mondo.
Situato vicino alla controversa West Bank, il muro che dal 2002 divide Israele dai territori Palestinesi che in passato è stato decorato dall’artista inglese, l’hotel è stato costruito in segreto negli ultimi mesi ed arredato in stile coloniale e a partire dal prossimo 20 marzo sarà perfettamente funzionante.
Oltre alle stanze per gli ospiti, decorate con opere e installazioni di Bansky da “Presidential Suite” a “Room With A View” e “Out of Service”, l’hotel ospita anche una galleria d’arte che espone le opere di artisti palestinesi, scelte dal curatore e storico dell’arte Ismal Duddera.
L’obiettivo dell’artista è lanciare una provocazione per creare un dialogo costruttivo tra le due fazioni.
“Vorremmo invitare tutti a venirci a trovare, soprattutto i civili isrealiani”, ha commentato il manager dell’albergo Wisam Salsaa. “Vogliamo che imparino a conoscerci meglio, perché quando lo faranno capiranno che ci sono molti stereotipi da abbattere, e le cose potrebbero cambiare”.
La nota amara tuttavia è che, per una strana ironia della sorte, gli israeliani non hanno il permesso di visitare Betlemme e i suoi luoghi sacri, e anche se l’albergo di Banksy si trova ufficialmente in una porzione di territorio controllata dai militari israeliani, tutte le strade per raggiungerlo includono almeno un passaggio attraverso zone a controllo palestinese.
Banksy tuttavia è ottimista riguardo questo progetto ed ha ironizzato: “Il mio commercialista sostiene che le persone avranno paura di venire qui, a causa della location militarizzata e rischiosa, ma io gli ho ricordato che in occasione del mio progetto precedente, la gente ha trascorso una giornata intera a Weston-super-Mare.” E continua: “I muri vanno molto di moda in questo momento, ma io me ne sono occupato molto prima che Trump li rendesse cool”.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/03/Bansky_apre_a_Betlemme_The_Walled_Off_Hotel_1.jpg8001200Kumikohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngKumiko2017-03-08 10:31:482017-03-08 17:28:23Bansky apre a Betlemme The Walled Off Hotel
Dopo soli 4 mesi dal lancio ufficiale delle Instagram Stories, i numeri raggiunti dal “clone di Snapchat” sono impressionanti: su 400 milioni di utenti attivi al mese sulla piattaforma quasi la metà, ovvero 150 milioni, utilizza quotidianamente le Storie.
Questa frequenza di utilizzo è destinata a crescere giorno dopo giorno, grazie anche alle novità che Mr. Zuckerberg continua ad annunciare (Live Stories, stickers e filtri, fino all’ADV aperto a livello globale a tutti i profili Business proprio nel mese di Marzo).
Non sorprende sapere che un terzo delle Stories su Instagram vengono create dalle aziende, ma attenzione! Quante di queste Storie riescono davvero a catturare l’interesse dell’utente?
Anche per Instagram, infatti, vale la stessa regola che vige per le altre piattaforme Social: Content is King, quindi l’unico modo per riuscire davvero a distinguersi in mezzo all’oceano infinito di contenuti è pianificare una strategia che garantisca originalità alle Stories del Brand.
Un esempio concreto di Instagram Stories di qualità? Quelle di National Geographic. Se ancora non segui il famoso magazine dedicato al mondo della natura, ti consiglio vivamente di rimediare! La sua strategia, infatti, si basa quasi unicamente sugli UGC (User Generated Content): National Geographic affida periodicamente la gestione delle Stories a fotografi professionisti internazionali, che raccontano in prima persona i loro viaggi e le loro avventure in giro per il mondo.
Questa è solo una delle tante content strategies che funzionano per le Instagram Stories. Ecco altre quattro idee creative da provare:
Backstage & behind the scenes
Ideale per brand del settore della moda e dell’intrattenimento, permette di condividere con i propri followers quello che succede dietro le quinte di una sfilata, un photoshooting, le riprese di un film o di uno show TV. Un contenuto “improvvisato” che a volte fa nascere vere e proprie gag divertenti che conquistano l’utente.
Micro blogging
Hai scritto un contenuto editoriale nel tuo blog e cerchi un nuovo modo per condividerlo con i follower? Crea una Storia su Instagram: pubblica in sequenza il titolo, un breve abstract e infine il link all’articolo per suscitare l’interesse degli utenti e farli atterrare direttamente sul sito web.
Celebrazione di una company milestone
Anniversari, awards, apertura di nuovi store, riconoscimenti e altri traguardi importanti devono essere condivisi con i propri consumatori, che hanno contribuito (almeno in parte) al raggiungimento degli stessi; le Stories si prestano perfettamente a questo obiettivo, soprattutto se integrate con il live streaming.
Tips per l’utilizzo di un prodotto
La struttura delle Storie permette di spiegare in modo semplice le diverse fasi e i procedimenti di utilizzo di un prodotto: una ricetta culinaria, un tutorial per il make-up, suggerimenti per creare diversi outfit con lo stesso indumento. I contenuti how to sono sempre apprezzatissimi dai consumatori.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/03/Johnston-Instagram-Stories-1-1200x630-1470423393.jpg6301200Daniela Chiorbolihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngDaniela Chiorboli2017-03-08 10:30:592017-03-08 17:32:494 spunti creativi per sfruttare le Instagram Stories per il tuo Business
Si parla spesso di storytelling, la capacità di coinvolgere il proprio mittente raccontando un messaggio come fosse una storia. L’arma della narrazione è stata sempre usata infatti, sin dalla notte dei tempi, per tramandare conoscenza, convincere della bontà delle proprie posizioni o anche solo per trasmettere insegnamenti in maniera più appetibile.
Lo storytelling infatti non è affatto un’invenzione moderna. Il Vangelo e le parabole al suo interno, non sono altro che storie la cui utilità è quella di diffondere gli insegnamenti della religione cristiana; uno dei testi filosofici più importanti della Grecia Antica, il Simposio di Platone, utilizza il racconto di un Socrate che si intrattiene con dei commensali per esporre diverse teorie sull’Eros, il concetto di Amore. E così fino ad arrivare ai grandi nomi della comunicazione pubblicitaria, tutti in grado, con il proprio stile, di creare immaginari, mondi e personaggi in grado di far sognare prodotti, al punto di renderli desiderabili e familiari.
Quel che cambia, nel mondo dei social, è la necessità di dover condensare questo approccio in poche parole, per incontrare l’attenzione di utenti la cui newsfeed è sempre più ricca mentre il tempo a disposizione scarseggia. Vediamo insieme quindi alcune tecniche base per creare dei post che, si spera, possano risultare accattivanti, gradevoli ed efficaci.
I tre atti
È lo schema probabilmente più usato nel mondo della narrativa. Tutto inizia con un’introduzione che presenta i protagonisti, c’è poi un problema ma infine si giunge a una soluzione. Spesso l’epilogo positivo si deve a un “aiutante magico” che potrebbe essere il prodotto, servizio o evento che intendi promuovere. Pensa a quante volte Mastro Lindo ha salvato le massaie in difficoltà: perché allora non rendere la tua attività l’eroe della storia?
via http://neilpatel.com/
Il prima e il poi
Quante volte avete visto immagini di persone prima sovrappeso e poi incredibilmente in forma? O un bagno ricoperto dal calcare e infine brillante più di uno specchio? Ebbene sì, raccontare il problema presente inizialmente e i risultati ottenuti in seguito è efficace, specialmente se in chiusura si mostra ciò che ha causato questa benefica trasformazione e in quanto tempo. Usalo per raccontare i vantaggi della tua attività. Un esempio? Potresti dire come il tuo podcast, in soli quindici minuti, ha rallegrato la noiosa pausa pranzo di un tuo potenziale ascoltatore!
L’enfasi
Simile alla struttura del prima e poi, anche questa formula si articola in tre parti. È una delle più utilizzate nel mondo del copywriting: nella prima si presenta velocemente il problema mentre, nella seconda, lo si enfatizza, utilizzando un linguaggio fortemente empatico o accentuandone le caratteristiche. Infine, “spezza” completamente il mood proponendo la soluzione, ancora una volta, sotto forma del servizio o prodotto che offri. A differenza del modello più classico de “i tre atti”, si giunge più velocemente al nocciolo del problema, raccontando sin da subito qual è il problema che poi si andrà a risolvere nella conclusione.
Le tre domande
Sì, il tre sembra proprio il numero perfetto dello storytelling. Questo schema è anche stato definito da Simon Sinek, in uno dei TED Talk più visti di sempre, il “Golden Circle”. Le tre domande, cui rispondere nell’ordine sono “Perché?”, “Come?” e “Cosa?”. Perché esiste la tua attività? Perché fai proprio quel tipo di lavoro?. Inizia descrivendo la tua mission o la ragione di esistere delle tue professionalità e di ciò che fai. Poi spiega come lo fai, come persegui la tua missione prima dichiarata. E infine dimostra con cosa porti a termine la tua mission, ovvero il prodotto o servizio che intendi promuovere. Hai dubbi sulla bontà di questo schema? Ok. Sappi solo che è la struttura narrativa di molti keynote o spot Apple.
Consigli generali
Ricordati però: sui social devi essere completo, ma semplice. Non incedere nel superfluo, arriva subito al sodo di ogni “atto” e scaraventa subito la tua pillola di storytelling nel vivo dell’azione, senza inutili preamboli. Ma, soprattutto, cerca di porre esempi e storie che siano vicine alla vita reale della tua audience. Il tuo racconto avrà successo quanto più susciterà empatia nel tuo lettore, ancor di più se offrirà, con una formula accattivante, un suggerimento per risolvere un vero problema. D’altronde, cosa cercano le persone online se non svago e soluzioni?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/03/coverstory.jpg7611597Giuseppe Colanerihttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngGiuseppe Colaneri2017-03-08 10:30:522017-03-08 13:03:58Le tecniche di storytelling per i tuoi social
Cosa c’entrano le aziende con le applicazioni di messaggistica e in che modo tali applicazioni potrebbero essere utili al tuo brand?
Le risposte sono moltissime: quel che è certo, è che presto implementare stategie dove le applicazioni di messaggistica recitino un ruolo fondamentale diventerà uno stato di necessità. Anche per questo Facebook ha lanciato Messenger, che con il suo miliardo e più di utenti ha certamente da offrire moltissime soluzioni.
Nonostante ciò, il supporto di Messenger alle aziende non è ancora decollato: molti brand non sono ancora sicuri del fatto che una piattaforma di comunicazione così intima e diretta, che investe il campo delle relazioni personali, possa davvero servire al proprio business.
Per questo, il product manager di Facebook Messenger, Kemal El Moujahid, ha recentemente pubblicato un post sul blog aziendale – ripreso anche su VentureBeat – per delineare alcuni tra i principali vantaggi dell’utilizzare Messenger come piattaforma di business.
Il mondo intero è messaggistica
La prima osservazione di Moujahid riguarda il fatto che l’utilizzo della messaggistica è in aumento, sempre più persone spendono molto del proprio tempo all’interno di applicazioni di messaggistica.
“Secondo Flurry Analytics – ha sottolineato Moujahid – il tempo speso sui social media e, in particolare, su app di messaggistica è aumentato di un incredibile 400%rispetto allo scorso anno. Le aziende stanno iniziando a capire che hanno bisogno di comunicare con gli utenti nei luoghi che essi frequentano e che la chat offre un’esperienza superiore: l’email viene considerata spam, l’SMS è molto limitato e le telefonate richiedono un’ attenzione assoluta e completa”.
Uno studio condotto da Pew Research nel 2015, inoltre, ha rilevato che la messaggistica è l’opzione di comunicazione dominante tra gli adolescenti. Una ragione della crescita di utilizzo di questo sistema di comunicazione potrebbe essere l’aumento di comunicazione pubblicitaria sui social media “classici”.
Anche in virtù di questo, i brand devono essere presenti dove i clienti sono più attivi e anticipare le “grandi migrazioni”: una piattaforma di messaggistica come Messenger, in funzione di tale logica, rappresenta proprio il luogo adatto per approfittare di questo trend.
Il Messaging è molto di più di un semplice canale di comunicazione
Moujahid sostiene che Messenger stia diventando un’opzione sempre più avanzata. Funzionalità che rendono le esperienze attraverso le app di messaggistica molto più complete: interfacce complesse, possibilità di effettuare pagamenti e condivisione della propria posizione sono tutte azioni che Messenger permette.
Facebook in questo senso sta cercando di sottolineare come non solo tutto questo sia cool ma, soprattutto, quanto questi strumenti siano essenziali per gli utenti, e come possano migliorare la vita quotidiana.
Sistemi di messaggistica privi di attrito
“Per raggiungere il pubblico attraverso un’app mobile – ha detto Moujahid – è necessario costruire l’applicazione per più sistemi operativi e renderla disponibile sull’app store. Quindi, bisogna aiutare il pubblico a trovarla, a scaricarla e ad accedervi. Queste operazioni creano molto attrito”.
In altre parole, mettere un’app a disposizione degli utenti e far sì che essi la scelgano tra le tante altre disponibili è un’operazione davvero complessa.
Un rapporto di Forrester Research del 2015 ha rilevato, infatti, che i consumatori spendono l’85% del loro tempo su applicazioni tramite smartphone ma solo cinque di esse, in media, vengono utilizzate regolarmente.
Naturalmente, si sta cercando di semplificare il processo, trascinando questo tipo di esperienza all’esterno e costruendo una sorta di “territorio franco” dove fruire di tali app. Facebook potrebbe cambiare le regole in qualsiasi momento, limitando gli sforzi degli utenti.
Convincere gli utenti ad utilizzare un’app può essere difficile, ma se si permette loro di vivere la stessa esperienza sulla piattaforma che sono abituati ad utilizzare senza obbligarli ad uscire, ecco che il tutto diviene molto più efficace.
Messenger e l’introduzione di nuovi sistemi di comprensione
Nel suo recente manifesto di 6.000 parole, il CEO di Facebook, Mark Zuckerberg, ha sottolineato come i sistemi di intelligenza artificiale messi a punto dal suo team siano in continuo miglioramento. Zuckerberg, in particolare, ha fatto riferimento alla capacità del loro sistema automatico di segnalare contenuti discutibili per la revisione.
Come Google ha integrato la tecnologia di Google Assistant nella sua nuova applicazione di messaggistica, Allo, anche Facebook potrebbe introdurre all’interno di Messenger un nuovo sistema di comprensione per migliorare l’esperienza degli utenti.
Potrebbe essere utile ed efficace, a tal proposito, inserire un assistente virtuale sempre presente all’interno dell’app di messaggistica, pronto a dare una mano all’utente, in qualunque momento.
Non solo Messaging: in che modo gli utenti utilizzano le app di messaggistica?
L’ultima osservazione di Moujahid riguarda il fatto che il cammino delle aziende verso il mondo della messaggistica è già in atto e sta dando vita ad una rapida evoluzione di questo tipo di marketing.
“Esperienze di messaggistica corrono sopra lo strato operativo mobile. E in luoghi come la Cina già il 40% degli utenti WeChat è in contatto con diverse aziende ogni giorno (fonte: Qi’eZhiku 2016). “
Non sorprende vedere WeChat menzionato qui: 570 milioni di persone ogni giorno, infatti, effettuano il login per WeChat – non solo per chattare con gli amici, ma anche per altre attività, come la prenotazione di taxi, il check-in per i voli, i giochi, l’acquisto di biglietti per il cinema, la gestione dei conti, la prenotazione di visite mediche e le donazioni ad enti di beneficenza.
Facebook, proprio questa settimana, ha annunciato una nuova partnership di pagamenti tramite app con la società di trasferimento fondi internazionali, TransferWise.
“La società Rogers Wireless – ha concluso Moujahid – ha visto un aumento della customer satisfaction del 65% dopo l’integrazione in Messenger. L’esecuzione del servizio clienti sulla piattaforma di messaggistica permette di comunicare con il cliente in un ambiente familiare e ricco di spunti, preservando il contesto”.
In conclusione, è possibile sostenere che, se usata bene, la messaggistica è, indubbiamente, in grado di migliorare l’esperienza di ognuno. Non si tratta di come si possa vendere di più via Messenger, ma di come si possa usare questa piattaforma per fornire una migliore e più snella user experience in un luogo già familiare agli utenti.
Insomma, i punti chiave delineati da Moujahid sono validi per comprendere quanto sia conveniente per un’azienda utilizzare Messenger per il proprio business. Un’applicazione in crescita continua e un aumento delle percentuali di utilizzo della stessa rappresentano indicatori importanti per decidere di includere all’interno della propria social media strategy un’esperienza su un’app di messaggistica.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/03/mess.jpg394960Martina Masullohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMartina Masullo2017-03-08 10:30:002017-03-08 13:03:025 buone ragioni per utilizzare Facebook Messenger per il tuo business
Qualcuno l’ha definita “branded art”, un pezzo d’arte curato da un marchio e dalla sua agenzia – McCann New York. Potremmo definirla un’operazione di guerrilla marketing: durante la notte tra martedì 7 e mercoledì 8 è infatti apparsa a Wall Street una statua che rappresenta una ragazza che affronta e guarda impavida il simbolo della finanza mondiale, il famoso Toro di Wall Street (in inglese Charging Bull).
Ma chi c’è dietro questa campagna?
L’agenzia che ne ha curato la realizzazione è McCann New York per il cliente State Street Global Advisors, società che fornisce servizi di investment management e ha oltre 2.300 miliardi di dollari di assets gestiti. La scultura è stata realizzata da Kristen Visbal e fotografata da Federica Valabrega e simboleggia il potere delle donne in posizione di leadership.
Parte di una campagna della State Street Global Advisors, la statua desidera rafforzare il messaggio che le aziende che hanno donne in posizione di leadership (C-level) ottengono migliori performance anche al livello finanziario.
Non si tratta di vera e propria guerrilla in quanto McCann ha ottenuto i permessi per posizionare la statua in quel punto per almeno una settimana, sperando di poter allungare la sua permanenza.
UPDATE 27 marzo
Un portavoce del sindaco De Blasio ha annunciato a New York della decisione di tenere la statua lì fino a febbraio 2018. Ecco una citazione del Sindaco:
In her short time here, the Fearless Girl has fueled powerful conversations about women in leadership and inspired so many. Now, she’ll be asserting herself and affirming her strength even after her temporary permit expires — a fitting path for a girl who refuses to quit.
Cosa che invece non successe per il Toro che fu piazzato in quel luogo senza alcun permesso dall’artista Arturo Di Modica nel 1989. È diventato il simbolo della forza e del potere degli Americani a seguito del crollo della borsa di Wall Street di lunedì 19 ottobre 1987. I residenti lo amarono e la città decise di mantenerlo lì.
CREDITS
Client: State Street Global Advisors
Agency: McCann NY
Eric Silver: North American Chief Creative Officer
Tom Murphy: Co-Chief Creative Officer
Sean Bryan: Co-Chief Creative Officer
Lizzie Wilson: Sr. Art Director
Tali Gumbiner: Sr. Copywriter
Nathy Aviram: Chief Production Officer
Christine Lane: Exec Integrated Producer
Deb Archambault: Senior Integrated Producer
Doug Harrison: Junior Producer
Eric Johnson: Executive Music Producer
Dan Gross: Music Producer
Nathan Troester: Senior Editor
Kevin Kim: Strategy Director
Peter Bracegirdle: Executive Account Director
Molly Vossler: Account Supervisor
Steven Marchione: Senior Project Manager
Brett Berman: Content Creator
Eric Perini: Content Creator
Artist
Kristen Visbal: Visbal Sculpture, Inc.
Production Company
Brian Roberts: Owner, Traction Creative
Stuart Weissman: Owner, SWP
Photography
Federica Valabrega: Photographer
Jack Shanahan: DP
Jeff Clanet: AC
Kris Chu: Retoucher
Music
COPILOT Music + Sound
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/03/fearless-girl-hed-2017.jpg6601320Massimo Sommellahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMassimo Sommella2017-03-08 10:09:002017-03-27 16:32:23Festa della Donna: ecco la statua apparsa in nottata a Wall Street
La sfera del digital marketing sta per diventare la più complessa di sempre e i brand stanno “abbracciando” diversi paradigmi e si stanno dotando di una serie di strumenti per affrontare lo scenario in mutamento.
Il 2017 ha molti cambiamenti in cantiere pronti a far leva sulle generazioni iper-connesse e a percorrere la linea sottile che divide l’interazione umana dall’automation.
Dall’Intelligenza Artificiale all’Ephemeral Marketing, passando per Realtà Aumentata e Virtuale: questi sono i digital trend che stanno via via prendendo forma e che avranno un forte impatto sul marketing e sulla comunicazione.
Il trionfo dell’Intelligenza Artificiale
Secondo una ricerca della Weber Shandwick, il 68% dei CMO ha dichiarato che le loro aziende sono già in fase di pianificazioneAI o ne stanno già utilizzando la tecnologia.
Mentre il 2016 puntava verso l’importanza dell’Intelligenza Artificiale, il 2017 richiederà proprio l’uso della stessa. Dal dire, al fare!
Gli investimenti di quest’anno stanno per triplicare e sarà la stessa tecnologia AI a guidare le decisioni di apertura al business.
Tre “rami specifici” dell’Intelligenza Artificiale saranno da tenere in considerazione:
Chatbot: pronti a diventare pratica comune quest’anno, saranno decisivi nell’assistere i touchpoint dei brand nella comunicazione automatica uno-a-uno sulle piattaforme social. Le compagnie dovranno quindi prepararsi per le conversazioni uomo-macchina.
Creatività: i brand continueranno a percorrere nuove forme di creatività nelle loro campagne, arricchite da elementi AI. Basta dare uno sguardo a case study come ING “The Next Rembrandt” o Chevrolet “Positivity Pump” per trarre ispirazione e capire come trarre vantaggio dall’AI in contesti creativi.
Customer insights: con l’identificazione del 2017 come l’inizio della “True Insights Revolution“, le compagnie potranno sbloccare l’accesso a potenti customer insights. Con lo sviluppo di tecnologie cognitive computerizzate, i brand saranno inondati di big data da analizzare in ottica strategica insights-driven.
I brand e l’Ephemeral Marketing
I brand stanno lanciando customer experience di durata temporanea e i marketer stanno avanzando velocemente per sfruttare al meglio la cosiddetta FOMO (fear of missing out) attraverso campagne di impatto che incoraggino la partecipazione tempestiva del pubblico.
Il “timore di sentirsi esclusi” è strettamente collegato all’adozione in massa di piattaforme social dalla condivisione fugace come Snapchat o Instagram, che di recente ha aperto ai contenuti video live. Secondo alcuni studi, tre giovani su quattro sono vittime della FOMO, a quanto pare strettamente collegata alla partecipazione sui social media.
Dal fronte Instagram Live, il designer Tim Coppens ha utilizzato lo strumento 24 su 24 per mostrare la sua nuova collezione di abbigliamento durante Pitti Uomo, tenutosi a Gennaio.
Grazie ai nuovi lanci e alla FOMO sui social, i consumatori più giovani (soprattutto la generazione Z) potranno essere globalmente coinvolti in contenuti live a tempo limitato.
I brand non devono aver timore a produrre contenuti con una data di scadenza, se il messaggio è di qualità i consumatori continueranno a parlarne.
Realtà Aumentata vs Realtà Virtuale
Il 2016 è stato l’anno della corsa agli armamenti per le tecnologie immersive, in particolar modo per la realtà aumentata e virtuale.
Mentre la VR sembrava condurre con un alto potenziale per il consumo di massa, l’introduzione e la natura virale di Pokemon Go ha consentito alla Realtà Aumentata di emergere come il trend più forte ed accessibile.
Sebbene si sia cercato di rendere la Realtà Virtuale fortemente commerciale con l’introduzione di headset a buon mercato da parte di molte compagnie, la sua natura restrittiva la rende ancora poco appetibile agli occhi delle compagnie e dei consumatori.
Secondo Horizon Media, solo il 25% dei consumatori sarebbe disposto a spendere più di $250 in dispositivi VR e la notorietà tra i consumatori è stimata al 33%.
La maggior parte delle esperienze VR trovano spazio nell’industria dei videogiochi e gli headset sono pensati per essere utilizzati solo da una persona alla volta, caratteristica che rende l’esperienza solitaria.
Questo è un problema, in quanto i consumatori non vogliono soltanto condividere la loro esperienza con la loro community online, ma anche nella vita reale.
L’adozione estesa è più plausibile per la Realtà Aumentata, grazie alla sua natura inclusiva. A differenza della VR, è facile per il pubblico avere un’esperienza digitale nel mondo reale con i loro amici senza meccanismi restrittivi.
Ci si aspetta di assistere ad un incremento di attivazioni AR al di fuori delle mura domestiche, i packaging AR alimentati da app come Blippar ed elementi mutuati dal mondo dei videogiochi (come il prototipo di Lumus lanciato al CES).
I brand saranno pronti a cogliere la sfida e le opportunità rappresentate da tutti questi digital trend di rottura?
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/02/digital-strategy.jpg7291875Asakohttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngAsako2017-03-08 10:00:182017-03-08 12:44:33Digital Marketing: la sfida dei brand ai top trend 2017
Quando parliamo di campagne multi-screen di solito facciamo riferimento al digital advertising e alla possibilità che una campagna pubblicitaria sia pianificata ed erogata in maniera simultanea su diversi device.
Questa volta però vi parliamo di una creatività comparsa su tradizionali billboard – forse i più famosi del mondo – gli schermi di Times Square a New York. L’inserzionista è ormai il più famoso innovatore in pubblicità, Netflix, e la serie è l’assurda “Santa Clarita Diet”, con Drew Barrymore e Timothy Olyphant, di cui vi abbiamo parlato per la campagna splatter in giro per il mondo.
In questa nuova azione Sheila, interpretata da Drew Barrymore, si muove letteralmente tra i diversi annunci video trasmessi (ovviamente fake) per “attaccare” i personaggi protagonisti. Non vi diremo più nulla sennò poi dite che facciamo spoiler. A voi il video della campagna, firma l’agenzia Doner, Los Angeles, USA.
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/03/santaclarita.jpg5641008Massimo Sommellahttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngMassimo Sommella2017-03-07 17:51:202017-03-07 20:00:06Santa Clarita Diet e la campagna multi-screen a Times Square
Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una vera rivoluzione della figura della donna nella pubblicità, con messaggi che spaziano dall’accettazione della propria estetica a tematiche più “scomode”, come la disuguaglianza tra i sessi, la violenza sulle donne, la pubertà.
Festa della donna 2017, un messaggio oltre la pubblicità
Un’evoluzione del contenuto pubblicitario che ben si inserisce nel trend delle campagne per brand “socialmente responsabili”, che sta generando qualche polemica tra pubblicitari, sociologi ed opinionisti, pronti a scagliarsi chi a favore, chi contro il #femvertising
Non c’è dubbio che queste campagne siano state sviluppate dai brand per obiettivi commerciali, ma molte portano un messaggio potente che vale la pena condividere!
Abbiamo selezionato i dieci spot per la Festa della Donna che negli ultimi anni sono riusciti a incarnare al meglio lo spirito di questa giornata e a lanciare un messaggio positivo per tutte.
Un padre che scrive una lettera alla propria figlia scusandosi per conto di ogni padre che ha dato il cattivo esempio non occupandosi delle faccende domestiche.
Adatto sia alle donne, che si sentiranno gratificate e riconosciute per i tanti impegni e il celeberrimo multi-tasking, sia agli uomini con elevato senso critico.
2. Barbie, Imagine the Possibilities
Il divertente copy invita le piccole protagoniste ad usare la propria fantasia per trovare la propria strada e diventare “tutto ciò che vorranno essere” da grandi: che sia essere una professoressa, un veterinario, o ancora -perché no – intraprendere una professione tipicamente maschile come il coach di football.
La Clinton Foundation ha sviluppato questo spot per la Festa della Donna del 2015 riassume bene alcuni dati sulla disuguaglianza di genere:
“…Una ragazza su 4 nel mondo si sposa prima di aver compiuto 18 anni”
O ancora
“ negli Stati Uniti in media una donna guadagna in media 78 centesimi per ogni dollaro guadagnato da un uomo”
Tema quest’ultimo che scandalizza particolarmente le celebrità presenti nello spot, tra cui Sienna Miller e Cameron Diaz.
4. Always, #Likeagirl
Una campagna di un paio di anni fa, che ha ottenuto un successo estremo sui social. L’idea creativa ruota intorno al significato di “Like a girl” (dalle nostre parti lo tradurremmo in “come una femmina”), espressione spesso utilizzata in modo dispregiativo.
Ma chi l’ha detto che “come una femmina” debba essere per forza un insulto?
5. Verizon, Inspire Her Mind
Seguiamo la vita della giovane e vivace protagonista, dai suoi primi passi fino all’adolescenza, e le frasi dei genitori per dissuaderla dall’avvicinarsi alla scienza.
La pubblicità gioca sul doppio significato di pretty in Inglese (che significa sia “bello/carino” che “abbastanza/piuttosto”) e si conclude con la frase:
“Isn’t it time we told her she is pretty brilliant too?”
6. Pantene, Labels Against Women
Quante volte ci siamo ritrovate, magari al bar a discutere di come se certe azioni fossero state intraprese dagli uomini sarebbero stati osannati, mentre quando vengono compiute dalle donne vengono etichettate in modo completamente diverso?
La pubblicità di Pantene gioca proprio su questa dualità e invita le donne a non farsi limitare dalle etichette e “Be strong and shine”.
https://www.youtube.com/watch?v=-K2kfgW7708
7. Dove, Real Beauty Sketches
Forse lo spot più storico e noto di questa selezione, parte della campagna Real Beauty, che si ripropone di usare la bellezza come un’arma di sicurezza in se stesse e non fonte di ansia.
L’idea di questo specifico copy è dimostrare che noi donne “siamo più belle di quanto crediamo”. Per farlo Dove ha reclutato uno specialista in identikit per creare ritratti sulla base della descrizione che le protagoniste gli davano di se stesse per poi metterli a confronto con quelli creati sulla base delle descrizioni che degli sconosciuti hanno dato di loro.
Se ancora non avete visto questo video preparate i fazzoletti!
8. Microsoft, #MakeWhatsNext
L’International Women’s Day 2016 ha avuto come tema principale la parità tra i sessi. In questa occasione Microsoft ha deciso di contribuire al dibattito mostrando il contributo che le donne hanno dato allo sviluppo scientifico e tecnologico della nostra società.
In questo video Microsoft ha chiesto a bambine e ragazze di diverse età di menzionare inventori/inventrici famose (il termine “inventors” in inglese è di genere neutro): tanti i nomi al maschile, da Da Vinci a Tesla, ma quando invece si parla nello specifico di inventrici, quali sono i nomi che vengono in mente?
Lo spot ci ricorda alcune delle migliori invenzioni in rosa, per celebrarne il ruolo nel progresso della società e stimolare le nuove generazioni di bambine a dedicarsi a carriere nella scienza.
9. Pantene, Not Sorry
Vi siete mai accorte che noi donne chiediamo sempre “scusa”?
Pantene ci propone una serie di scene in cui potremmo essere più assertive e risolute, al motto di “Sorry, notsorry”.
https://www.youtube.com/watch?v=p73-30lE-XE
10. Under Armour, I will what I want
Questo spot del brand di abbigliamento e accessori sportivi Under Armour ci invita a credere in noi stesse e nelle nostre capacità, anche quando tutto sembra dirci il contrario, e lo fa attraverso la storia di Misty Copeland, che contro ogni aspettativa (razziale e fisica) è riuscita a diventare prima ballerina dell’American Ballet Theatre.
Il tema dell’International Women’s Day 2017 è Be bold for change, in attesa di scoprire come i brand interpreteranno questa idea, vi facciamo i nostri migliori auguri per la Festa della Donna e vi invitiamo a condividere con noi gli esempi di donne che con il loro coraggio hanno contribuito e contribuiscono, anche nel loro piccolo, a cambiare il mondo.
Happy International Women’s day!
https://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2017/03/festa-della-donna-2017-gli-spot-più-belli.jpg7201280Carol Frerhttps://www.ninjamarketing.it/wp-content/uploads/2018/06/nm-logo-new.pngCarol Frer2017-03-07 15:00:462017-03-08 14:45:47Festa della donna: i 10 spot più belli di sempre
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