4 segreti di Digital Content Marketing raccontati dagli esperti

Sono passate poche settimane da Seo&Love, uno degli eventi più originali del mondo digital ormai entrato tra i riferimenti del settore. Speaker nazionali ed internazionali, contenuti di qualità ed un formato unico, ecco gli elementi chiave di questa edizione 2017. Oltre 42 relatori che hanno condiviso esperienze e know-how con gli oltre 600 presenti e online attraverso un live streaming. Seo&Love è il risultato concreto delle potenzialità che nascono quando content, personal branding e networking lavorano insieme.

Non potevamo certo mancare anche noi di Ninja ed oggi ti racconteremo alcuni dei trend più rilevanti emersi durante la giornata, destinati a durare e caratterizzare questo 2017. Perché il content non è mai stato così vivo e continua, inesorabilmente, ad evolversi. A noi tutti il compito di adeguarci e renderlo a prova di mode, trend e, mai scordarlo, di utente.

#1 Content e brand devono profumare di buono

seo&love

I contenuti restano leva essenziale per intercettare nuovi utenti e attrarli sui nostri media. Sono una via preferenziale per migliorare la propria reputazione e dimostrare le proprie expertise, andando a rispondere concretamente alle esigenze degli utenti.

Non è mai solo questione di posizionamento o serp: non è sufficiente incuriosirli e far loro raggiungere i nostri canali (sito o social che siano), serve un passo oltre: dobbiamo sempre farci trovare al meglio in ogni più piccolo aspetto. Sì, come recita il founder di Seo&Love Salvatore Russo, il nostro brand (e quindi i contenuti) devono “sapere di buono”, raccontandoci e rappresentandoci al meglio. Inutile portare utenti sul nostro sito se non sarà curato o avrà problemi. Pericoloso, se non dannoso, sfruttare un touchpoint che non siamo stati in grado di valorizzare a dovere.

La presenza online dei brand è formata da tanti piccoli aspetti che creano quel substrato di sentiment che è la nostra online reputation e che è sempre più determinante per ottenere risultati.

Un profumo “univoco”, che deve guidare ogni elemento del brand, così da essere chiaro, riconoscibile e caratterizzante. Deve bastare un assaggio (o nel nostro caso una lettura) per far subito venire alla mente degli user il nostro brand.

#2 Content deve far rima con tecnologia

Se è vero che il contenuto non è mai solo questione di strumento e innovazione, lo è altrettanto che per far bene content marketing è sempre più necessario lavorare anche a livello tecnologico. Sia per posizionarci o donare un’adeguata user experience agli utenti sono molti gli aspetti tecnici a cui dobbiamo, con attenzione, guardare.

È l’esempio del nuovo protocollo https o del http/2, sistemi ormai vitali per rendere il nostro sito performante lato SEO, permettendoci di dare un rilevante aiuto ai contenuti prodotti. Una maggiore velocità di caricamento delle pagine web e l’ottimizzazione dell’ esperienza di navigazione sono alcuni degli elementi salienti dei nuovi protocolli. Plus fondamentali ribaditi a più riprese nel suo intervento da Bastian Grimm, esperto di fama internazionale.

Basti pensare al supporto tecnologico che sta dietro il fenomeno Salvatore Aranzulla, in grado, grazie a soluzioni software dedicate, di portare avanti il suo celebre blog con appena 3 risorse dedicate.

Il legame content/tecnologia torna forte anche quando parliamo di mobile. La fruizione dei contenuti in mobilità è in continua crescita come ben sappiamo, una crescita che difficilmente troverà freno, diventando anzi in futuro lo standard. Un cambio netto che segna profondamente l’approccio ancor prima della realizzazione dei contenuti stessi e che deve gioco forza sfruttare al meglio l’innovazione tecnologica.

Come ben illustrato da Aleyda Solis, design dedicati, siti sempre più veloci, AMP sono solo alcuni degli elementi tecnici con cui confrontarsi.

Insomma, pare prorpio che non ci sia più content senza nerd.

#3 Content: la monetizzazione è la nuova sfida

Content marketing concept in word tag cloud on white background

Non c’è dubbio che la sfida maggiore lato content sia quella relativa al far propria l’attenzione di utenti sempre più “bombardati”. Un’esigenza complessa, che non conosce regole o formule fisse e che costringe i brand ad uno sforzo quotidiano fatto di ricerca, impegno, qualità, uno sforzo che nonostante l’investimento non sempre dà le positive risposte attese.

In questo macrosistema altamente competitivo dobbiamo inoltre affrontare user evoluti e selettivi nonché strumenti tecnici come gli adblock nati per rendere la vita sempre più difficile. Nasce da tutto questo l’esigenza di un ripensamento degli schemi odierni di monetizzazione dei contenuti, andando oltre le classiche forme di adv (ottima in tal senso la tavola rotonda tra Daniele Sesini, Nicola di Campli, Massimo Squillace e Davide Tran).

Una possibile risposta? Native advertising ma non solo. La soluzione è infatti molto più ampia e non può fermarsi tanto a uno strumento o un mezzo, quanto alla filosofia alla base dell’attività di creazione: mettere l’utente realmente al centro. Tradotto significa progettare attorno alla persona, andando a generare mezzi capaci davvero di creare coinvolgimento ed interazione. Il brand raggiunge i suoi obiettivi solo se prima riesce a creare soddisfazione nell’utente.

#4 Il content dev’essere a prova di “aspettativa”

Ciò che un utente si aspetta da un brand ed i suoi contenuti può far la differenza tra un successo o un insuccesso. Sia ben chiaro, rispettare o tradire tale aspettativa va ben oltre la qualità dei contenuti. Io posso essere soddisfatto di un contenuto di medio livello se la mia aspettativa è bassa, come viceversa non esserlo per un contenuto ben più qualitativo se mi attendevo di più.

Come ha ben spiegato Andrea Saletti, lavorare sulle attese diventa per questo vitale, portandoci dinanzi ad i pensieri e le caratteristiche più recondite della gente. Una questione che va oltre la semplice analisi e che costringe brand e professionsiti ad una conitnua attività di esplorazione delle opinioni, dell’utilizzo dei social, delle emozioni e del sentiment che trasmettono online ed offline.

Un passo oltre le buyer personas, perché più profondo, che tocca discipline come la psicologia comportamentale o il neuromarketing. Tali metodologie, quando applicate al web, ci permettono di conoscere meglio il funzionamento del cervello umano in questi contesti ed individuare le giuste azioni necessarie a non tradire l’attrazione emotiva suscitata nel nostro utente.

Master Online in eCommerce Management: strategie e strumenti per vendere online

Come fanno alcuni negozi online a raggiungere e gestire volumi d’affari enormi? Il ruolo degli eCommerce Manager è ormai fondamentale per le vendite di qualsiasi business. Gli eCommerce Manager hanno il compito di garantire che il negozio online offra un’eccellente esperienza del cliente, ma anche di sviluppare una strategia di business online in collaborazione coi manager di marketing e di prodotto.

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Master Online in eCommerce Management [Giugno – Novembre 2017]

Ninja Academy propone un percorso sull’eCommerce Management che consta di un’esperienza formativa Online di 60 ore.

Seguendo il Master Online in eCommerce Management, riuscirai a:

  • Progettare e scrivere una eCommerce Strategy a 360 gradi
  • Adottare un approccio omnicanale alle vendite online
  • Mappare il mercato di riferimento ed analizzare in maniera approfondita il target
  • Scegliere le piattaforme di vendita più adatte ed orientarti tra i possibili marketplace
  • Comprendere gli step operativi per i processi di internazionalizzazione di un eCommerce
  • Conoscere gli adempimenti normativi fondamentali per vendere online
  • Impostare processi di gestione legati alla logistica ed al magazzino
  • Strutturare attività e piani di marketing per promuovere il tuo negozio online
  • Focalizzarti sui giusti canali di acquisizione clienti e costruire un Customer Care efficiente

Come funziona il Master Online

Il Master Online in eCommerce Management di Ninja Academy è un Master di specializzazione focalizzato sulle competenze fondamentali per avviare, gestire e far crescere un negozio online.

Il Master Online consta di 60 ore di didattica online: puoi seguire le lezioni ovunque ti trovi, accedendo dal web ad un’aula virtuale ed interagendo dal vivo con la classe.

  • La didattica è completamente online, così come i materiali di studio
  • I Question Time sono progettati come momenti di confronto con i docenti in cui potrai esporre dubbi, richiedere approfondimenti e formulare domande in tempo reale
  • Se non puoi partecipare ai live webinar nel giorno e all’orario prestabilito, Ninja Academy ti offre la possibilità di consultare, senza limiti di tempo, il materiale di ciascuna lezione (video e slide) in modalità On Demand accedendo alla piattaforma e-learning
  • Al termine del corso, previo superamento di un test di valutazione, potrai scaricare il Certificato di Partecipazione

Quali sono gli argomenti del Master Online in eCommerce Management e i rispettivi docenti?

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AREA 1: eCommerce Strategy
Strategy & Business Planning con Pietro Bonomo
Mobile commerce & Omnichannel Marketing Funnel con Roberto Albanese
Customer Journey, Personas & Market Analysis con Roberto Albanese
UX & UI con Jacopo Pasquini
Le principali piattaforme eCommerce con Roberto Fumarola
Marketplace con Francesco Varuzza
Internazionalizzazione con Pietro Bonomo

AREA 2: eCommerce Operations
Legal Strategy & Vantaggio competitivo con Alessandro Palombo
Adempimenti normativi ITA ed EU con Roberta Rapicavoli
Gestione logistica & magazzino con Giovanni Cappellotto
Fatturazione con Giovanni Cappellotto
Metodi di pagamento con Giovanni Cappellotto

AREA 3: eCommerce Marketing
Conversion Rate Optimization con Gianpaolo Lorusso
User acquisition: email, social, inbound con Raffaele Gaito
eCommerce Growth Hacking con Luca Barboni
CRM, Postvendita & Automation con Damiano Ferraioli
Customer Care con Antonella Apicella

Vuoi una demo del corso? Martedì 09 Maggio partecipa alla Free Masterclass per conoscere i tuoi docenti ed il loro metodo di insegnamento: Guida all’eCommerce per PMI.

Quanto costa il Master Online in eCommerce Management?

Prezzo Early Booking prolungato fino al 5 giugno: 999€
Prezzo Pieno: 1299€

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Il team Ninja Academy resta a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento. Puoi scrivere a info[@]ninjacademy.it o telefonare allo 02 40042554. Ti aspettiamo con connessione, microfono e cuffiette alla mano.. Ma soprattutto, con tanta voglia di imparare!

Knowledge for change.
Be Ninja!

Public speaking: 10 lezioni essenziali da TED.com

Alzi la mano chi non si è mai trovato invischiato in presentazioni di cui avrebbe fatto volentieri a meno, o non si è mai ritrovato a fissare l’orologio di nascosto pensando “quando finisce questa tortura?”

Il tempo delle presentazioni, delle conferenze e delle slide in PowerPoint però non pare esser finito, almeno non ancora, quindi da bravi Ninja ci siamo riproposti di fare qualcosa per migliorare questa esperienza, condividendo alcuni segreti per un public speaking di successo.

Segreti di public speaking da TED.com

Diverse ricerche dimostrano che lo “spazio mentale” umano è limitato, e che l’utilizzo delle nuove tecnologie sta facendo progressivamente diminuire la capacità di concentrazione delle persone (al punto che l’attenzione umana sarebbe addirittura inferiore a quella di un pesce rosso!), ecco perché la nuova generazione di presentazioni deve tenere conto di questi aspetti ed essere più concisa, diretta e ingaggiante.

Per strutturare questa serie di regole e consigli, abbiamo deciso di prendere spunto da alcune delle presentazioni di maggior successo sul web e non abbiamo potuto fare a meno di pensare ai video di TED.com, che in pochi minuti riescono a trasmettere “Idee che vale la pena condividere” in modo semplice, breve e memorabile.

Per chi non la conoscesse, TED è un’organizzazione no profit che ha come missione quella di “spargere idee in grado di cambiare il mondo”, e grazie ai TED talks condensa idee straordinarie in un formato di 18 minuti.

Se astrofisici, medici, imprenditori, motivatori e giornalisti di fama internazionale sono riusciti a racchiudere temi complessissimi in solo 18 minuti, vale certamente la pena di capire quali sono i segreti di questo formato.

Ecco quindi che abbiamo selezionato alcune lezioni dagli esperti di TED e le abbiamo mixate con alcune pratiche comunemente applicate in azienda per produrre presentazioni più coinvolgenti, brevi e interessanti.

Chris Anderson TED

Chris Anderson, curatore di TED

1. Non c’è bisogno di dire sempre tutto: scegli una cosa ma dilla bene!

Può capitare nelle presentazioni di farsi prendere dall’ansia del voler dimostrare la propria competenza. Il che può portare a scendere in mille dettagli, poco funzionali alla tematica principale della presentazione.

Cerca di mantenere la tua presentazione breve in termini di minutaggio e slide presentate; questo richiede sforzo per selezionare i contenuti che contano davvero, ma una volta che avrai fatto questo esercizio ti sentirai molto più in controllo dei contenuti e sarà molto più semplice affrontare la presentazione in tranquillità.

PRO TIP – Dimenticati per un attimo delle slide e sfrutta il design thinking: per prima cosa annota l’idea principale della tua presentazione, poi pensa a quali argomentazioni utilizzerai a supporto di questa idea. Scrivi ogni argomentazione su un post-it (non c’è bisogno di essere super-dettagliati, può bastare un titolo), poi riordina i post-it in “capitoli” della tua presentazione. Lavorare su carta anziché a video ti aiuterà ad astrarti dal materiale già in tuo possesso e a riordinare i contenuti seguendo il miglior filo logico, a quel punto passa a riordinare le tue slide nella presentazione.

2. Il magico potere dello storytelling:

Avere un’idea chiara e ben argomentata è certamente di fondamentale importanza, così come avere una storia ben raccontata.

Fin da piccoli ci abituiamo ad ascoltare fiabe e racconti, e secondo i neuroscienziati, trasmettere informazioni attraverso delle storie e utilizzare un linguaggio vivido fa sì che il nostro cervello si accenda e sia più propenso a prestare attenzione ai contenuti.

Mentre stai preparando la tua presentazione, anziché pensare di passare delle informazioni, concentrati sul raccontare una storia. Questo passaggio mentale ti renderà più facile scegliere esempi vividi che seguano il filo conduttore del tuo discorso.

storytelling

PRO TIP – Se sei in difficoltà nel trovare la storia allora fai un passo indietro e pensa: cosa ti emoziona? Di cosa ha bisogno il tuo pubblico? Cosa vorrebbero sentirsi dire? Cosa li farebbe emozionare? Questo esercizio -che all’apparenza può sembrare astratto- ti servirà per riuscire a trovare la storia – o le storie, da raccontare durante la tua presentazione, per mantenere alta la connessione emotiva con il pubblico.

LEGGI ANCHE: Le tecniche di storytelling per i tuoi social

3. Please don’t speak tecnicalese

A nessuno piace correre il rischio di fare brutta figura durante una presentazione, nemmeno alla tua audience. Spesso quando gli interlocutori non comprendono un termine evitano di fare domande, il gergo è un conversation killer, a meno che non sia strettamente necessario, o che tu non abbia un pubblico formato esclusivamente da tecnici, evitalo.

parole chiave

PRO TIP – Ricordati che quando presenti qualcosa non lo stai facendo per te stesso, ma lo stai facendo per gli altri, per questo motivo è sempre bene utilizzare un linguaggio di facile comprensione per i tuoi interlocutori.

Un buon modo per facilitarti in questa impresa è quello di scrivere il discorso come se dovessi spiegare i concetti ad una persona a cui tieni, ma che non è esperta nel tuo settore professionale (buoni esempi includono: fidanzato, genitori o amici). Questo ti permetterà di porti nei panni del tuo interlocutore in modo intuitivo e ti aiuterà a mantenere alto il tono della conversazione, senza però dare per scontati termini e concetti specialistici.

4. Sorprendili!

Partiamo da un presupposto: le persone “spengono il cervello quando credono di stare ascoltando delle informazioni con cui hanno molta familiarità”.

In una situazione di business i tuoi interlocutori verosimilmente saranno interessati a ciò che gli stai per presentare, o comunque saranno obbligati ad ascoltarti. Ma quanto è più gratificante parlare ad un pubblico che sceglie di ascoltare! Inserisci momenti di sorpresa durante il tuo talk, per mantenere alto il livello di attenzione.

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PRO TIP – Tra i suggerimenti proposti da Chris Anderson (patron di TED) nel suo libro TED Talks: The Official TED Guide to Public Speaking ricordiamo:

  • Inizia in modo enfatico: se la tua presentazione fosse un film, quale sarebbe la frase iniziale?
  • Solletica la fantasia: c’è una domanda sorprendente che potrebbe essere posta sulla tematica della tua presentazione?

5. Scrivi inizio e fine del discorso

L’inizio di una presentazione è un momento critico: un momento di negoziazione in cui la tua audience deciderà se varrà o meno la pena di prestarti attenzione: è la tua opportunità di dimostrare che hai un contenuto rilevante e importante.

Il finale della presentazione invece è un po’ come il caffè: è l’ultima cosa che rimarrà in testa al tuo pubblico, e quindi è importante che lasci un “buon sapore”, ma anche che li carichi ad alzarsi ed agire.

Assicurati di aprire con un’introduzione altamente engaging e concludere con una riflessione o una call to action, e preparati bene su queste parti: ti aiuterà a sentirti più sicuro di te e a creare una presentazione di maggiore impatto senza l’effetto robotico di quando impari una presentazione completamente a memoria.

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PRO TIP – Se sei a corto di idee per il tuo finale ad alto impatto ecco tra le tipologie di finale delineate da Chris Anderson:

  • finale big picture: contestualizza l’idea della tua presentazione in una visione più ampia
  • finale attivo: include una call to action
  • finale soddisfacente: termina il talk in modo simmetrico, riprendendo qualcosa menzionato all’inizio della presentazione, oppure sintetizza i punti salienti della presentazione

6. Caricati psicologicamente

Ti sei preparato, hai la tua scaletta pronta, le idee chiare, hai esempi e perfino una battuta pronta per il tuo pubblico, ma sei ancora un po’ agitato.

Non temere, anche al presentatore più esperto può capitare!

PRO TIP –  Non passare i minuti prima della presentazione ad agitarti. Secondo Gina Barnett (coach di TED), i pensieri negativi tendono a diventare profezie che si auto-avverano. Evita di alimentare l’ansia e ripetiti frasi che ti aiutino a capitalizzare positivamente il nervosismo: quindi NO a frasi del tipo “e se andasse tutto male?” e via libera invece a frasi sulla linea “sono così entusiasta!”, questo esercizio ti aiuterà ad aumentare la sicurezza in te stesso.

7. Utilizza la tua energia nervosa in modo positivo

Non cercare di contenere la tua energia nervosa, ma usala per caricarti!

PRO TIP – Barbara Barnett raccomanda di fare esercizi per sciogliere la tensione e metterla in circolo sotto forma di energia. Tra gli esercizi raccomandati ricordiamo: agitare le mani, fare esercizi isometrici o – perché no – danzare.

8. Respira!

Se sei interessato allo yoga o alle tecniche di rilassamento e mindfulness già saprai che il respiro è uno dei nostri migliori alleati per liberarci dai pensieri e dall’ansia.

Se ti senti agitato prima della tua importante presentazione ricordati che il respiro è sempre con te ed è un’arma potente per sciogliere i nervi.

PRO TIP – Più siamo nervosi e più è difficile riuscire abbandonare il turbinio dei pensieri e concentrarci sul nostro respiro e svuotare la mente.

La raccomandazione è quindi quella di prendere confidenza con il nostro respiro già prima della presentazione. Online puoi trovare diversi podcast e tutorial gratuiti.

Nei momenti prima della presentazione Barnett raccomanda “tre o quattro inalazioni ed esalazioni, calme e regolari. Lascia andare la pancia e permetti al respiro di scendere fino in fondo all’addome. Questo di aiuterà a centrare le tue energie e focalizzare i tuoi pensieri”.

LEGGI ANCHE: Parlare in pubblico, 10 strategie per gli introversi

9. Usa il tono di voce per enfatizzare parole e concetti chiave

Una presentazione monocorde può rapidamente stancare e produrre uno stacco con il tuo pubblico, ma allo stesso tempo non è il caso di avere eccessivi sbalzi durante una presentazione di business, ricorda quindi di adattare sempre il tono della tua voce ai contenuti del tuo discorso.

public speaking

PRO TIP – Rileggendo il tuo discorso sottolinea le parti che avrai bisogno di enfatizzare durante la tua esposizione per rafforzare il tuo discorso. Questo esercizio ti permetterà di rafforzare la tua “mappa mentale” dello speech (rendendolo più memorabile e naturale) e allo stesso tempo ti permetterà di individuare quei concetti che davvero meritano di avere la massima attenzione durante il tuo discorso.

10. Non conta solo cosa dici, ma come lo dici

Un’analisi dei TED talk di maggiore successo ha rivelato un risultato per certi versi sorprendente (o forse no?): il livello di gradimento di uno speaker è lo stesso sia che ascoltino le argomentazioni del presentatore, sia che si limitino a guardarlo.

Sia che vogliamo prendere questo esercizio come un risultato scientifico, sia che preferiamo prenderlo con le pinze, non c’è dubbio ormai che la comunicazione è un mix di messaggi verbali e non verbali. Molte volte ci focalizziamo così tanto sui contenuti che dimentichiamo che stiamo parlando con delle persone, ma questo esperimento ci rivela il fondamentale contributo dei messaggi non verbali nel sostenere il nostro carisma, likeability e percezioni di competenza e intelligenza.

Quando ci prepariamo per “il gran giorno” non dimentichiamoci quindi di prestare attenzione anche ai messaggi che il nostro corpo sta inviando.

PRO TIP – Sempre secondo questo studio, c’è una forte correlazione tra quante volte uno speaker gesticola e numero di visioni su Youtube.

“I TED talks di minor successo hanno avuto una media di 124 mila visualizzazioni, con una media di 272 gesti. I migliori TED talk hanno avuto una media di 7,4 milioni di visualizzazioni e utilizzato in media 465 gesti delle mani… quasi il doppio!”

Alcuni studi dimostrano non solo che le frasi più ricordate sono quelle accompagnate da gesti significativi, ma anche che gesticolare aiuta a concentrarsi, quindi ricordiamoci di lasciar parlare le nostre mani.

Sei alla ricerca di un buon esempio di gestualità? Questo video di Simon Sinek è uno dei più famosi TED talks di tutti i tempi, nonché uno di quelli in cui viene gesticolato di più (circa 600 volte!), da non perdere.

L’undicesimo comandamento: sii te stesso

Esistono innumerevoli altre raccomandazioni per produrre presentazioni di successo che troverai utilissime, ma ricordati: non c’è bisogno di seguirle tutte ogni volta. Un aspetto chiave per creare un rapporto con il tuo pubblico è la freschezza, quindi non lasciare che una serie di regole ti ingessino troppo.

Siediti, fai un respiro profondo (o tre), e sii te stesso/a!

Social Media Factory 2017: ai nastri di partenza Milano e Roma

Social Media Factory 2017: ai nastri di partenza Milano e Roma

Creatività, analisi, visione fuori dagli schemi e capacità di fare gruppo: queste sono solo alcune delle skill richieste ai guerrieri della Ninja Factory che partecipano al Master Online in Social Media Marketing, che ha appena avuto inizio nello spazio Tim #Wcap di Milano e Roma.

Un percorso che si concluderà a luglio, dopo un percorso di 10 briefing diversi stilati in collaborazione con il nostro partner Ceres.
Una sfida senza esclusione di colpi!

Come è andata la prima giornata formativa? Ecco il racconto dei due inviati Ninja all’evento!

Qui Milano, di Andrea Pitturru

factory milano

Dopo le prime presentazioni, i due tutor Michaela Matichecchia e Stefano Besana hanno spiegato agli studenti della Factory un concetto molto importante: durante il percorso, si ritroveranno, come veri Ninja, a fronteggiare richieste nuove, inaspettate, ma grazie alle lezioni e ai concetti appresi in classe avranno tutti gli strumenti per fronteggiare ogni sfida!

Il principio guida generale è l’Envisioning 2.0: una visione pragmatica, data dalla conoscenza e dalla competenza su tutti i maggiori strumenti di comunicazione e marketing 2.0, connettendoli tra loro integrando i diversi media online e offline, per la costruzione di una strategia di comunicazione. Il tutto combinato… in maniera creativa!

Questo principio non è applicabile individualmente, ma in team. E qui nasce la loro sfida più grande: nascere come gruppo, diventare squadra!
Questo potrà avvenire soltanto avendo un obiettivo comune condiviso e, soprattutto, dei ruoli definiti: come in una squadra infatti, solo sapendo qual è il compito di ognuno, si può vincere la partita.

E come in ogni squadra che si rispetti, ogni team avrà un capogruppo, il ruolo più importante: dare ritmo e tenere tutti uniti.

Si è poi passati al primo Brief, made in Ceres.

L’obiettivo sarà quello di creare una social media strategy che identifichi l’universo digital di Ceres dando un ruolo ed un target primario per ogni canale.

Suggerimenti? Non avere paura di sbagliare! Come Ceres continua a dimostrare, si deve cercare la creatività, spingersi oltre ogni limite.

Qui Roma, di Marzia Fiori Andreoni

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Il digitale è all’ordine del giorno, ma non possiamo paragonarlo all’energia che possono darti tante persone riunite, tutte con la stessa voglia di fare e di imparare: ecco l’atmosfera che si respirava alla Factory di Roma!

Sì, perché i partecipanti, ognuno con le proprie storie e il proprio background che spazia tra gli ambiti più disparati, hanno tutti dimostrato di voler migliorare le proprie skills, di aumentare le proprie conoscenze e di metterle subito in pratica.

Tutte ambizioni che i tutor, Simone Mariani e Cinzia Gallenzi, hanno accolto favorevolmente restituendo un messaggio importante: un percorso può avere i suoi sbandamenti ma è necessario riprendere la rotta giusta e fare tesoro degli errori. L’importante è lanciarsi, è vero! Ma è fondamentale non improvvisare e questo percorso, fatto di pratica e di teoria, servirà proprio a questo!

Dopo i consigli dei tutor e le presentazioni di tutti i partecipanti si è entrati subito nel vivo e, come sappiamo, per immergersi il più possibile nella vita d’agenzia fondamentale è lavorare in team: questa è la prima competenza richiesta e allora perché aspettare?! Anche a Roma sono nati 6 gruppi che fin da subito hanno dimostrato grande sintonia!

Quasi al termine della mattinata hanno ricevuto lo stesso Brief firmato Ceres che ha destato subito grande interesse e attenzione. Da ora prende il via il percorso pratico: creatività, confronto, progettazione, scadenze e consegne!

Riusciranno i nostri Guerrieri a portare avanti i loro task? Lo scopriremo il 27 maggio, sempre tra Roma e Milano!
Intanto Buon lavoro… and Be Ninja!

La Social Media Factory è cominciata, ma sei ancora in tempo per iscriverti al Master Online in Social Media Marketing!

Come usare i video su LinkedIn

Continuiamo a cercare di capire come sfruttare al meglio le possibilità dei video nella promozione della vostra azienda. E se di business si parla, come non citare LinkedIn? Oggi scopriremo come utilizzare i video nella piattaforma numero uno nelle interazioni professionali.

La scelta dei video su Linkedin deve essere ovviamente adatta al contesto e, selezionando con attenzione il contenuto, può dare maggiore credibilità alle vostre competenze, può diventare una vetrina per i vostri prodotti o contribuire a dare solidità alla vostra azienda.

Iniziamo dalle basi, ovvero cerchiamo di capire dove si possono visualizzare i video su LinkedIn. Avete tre possibilità: il vostro profilo, LinkedIn Publisher e le updates. Potete condividere link di Youtube, Vimeo, ma anche da Facebook e da Periscope. Per farlo è sufficiente cliccare sul bottone Collega a file Multimediale. Qui comparirà una casella di testo in cui inserire il link desiderato e cliccare su Aggiungi.

Il Profilo

Ok, ma perché e in che contesto è opportuno inserire un video? Senza farvi prendere la mano, cercate di valutare dove la vostra azienda può effettivamente ottenere del valore aggiunto dall’utilizzo di questo tipo di contenuto. Forse vi potrebbe essere utile dare un boost al profilo, aggiungendo un video nella descrizione, nelle esperienze o nella formazione.

Sempre all’interno del profilo, valutate se inserire video di prodotti, interviste o altri elementi significativi del settore (un booktrailer per un autore, uno showereel per un video maker).

Gli Articoli

La sezione dedicata alla pubblicazione degli articoli offre diverse possibilità ai video. Inserirli è semplicissimo: basta copiare il link e voilà. Quel che è più difficile è, come sempre, capire cosa inserire.

Avendo a disposizione un testo di 400 parole, valutate come coniugare al meglio le informazioni testuali a quelle del video. Se, ad esempio, inseriscte un tutorial o un webinar, potreste utilizzare lo spazio di testo per dare brevi appunti e cenni su quel che verrà poi approfondito nel video.

Le News

Forse è più scontato utilizzare i link nella sezione della timeline, ma è comunque un ottimo modo per farsi notare nel flusso di informazioni. Ovviamente il contenuto deve essere rilevante, per cui non limitatevi a riproporre materiale di archivio ma cercate di dare informazioni aggiornate, legate al momento e ai bisogni dei vostri prospect.

Se condividete il contenuto di altri non dimenticate la mention (ma senza esagerare) e, ma ormai lo sapete, non condividete qualcosa soltanto perché vi ha colpito, ma valutate se possa colpire anche il vostro target.

Queste semplici linee guida vi faranno scoprire un mondo ancora largamente inesplorato, per cui buon lavoro.

Le 10 aziende con i migliori benefit per i dipendenti

Le startup sono riuscite a trasformare il modo in cui pensiamo al lavoro. Sale per il divertimento durante le pause, cibo gratis e orari flessibili sono solo alcuni dei benefit portati dalla nuova cultura del lavoro e del fare impresa.

Una parte di questi benefit, sia chiaro, sono d’obbligo per le startup che vogliono competere nel mercato attuale ma hanno anche il compito di accaparrarsi i migliori talenti, incoraggiandoli a rimanere in azienda il più a lungo possibile.

Ma ora che aziende come Facebook, Google e HubSpot sono cresciute, passando oltre la loro natura di startup, hanno iniziato ad escogitare benefit sempre più innovativi, offrendo enormi vantaggi ai propri lavoratori.

Vediamo insieme le 10 aziende con i migliori benefit per i dipendenti.

1. I crediti di viaggio di Airbnb: tra i migliori benefit per i dipendenti

Cosa potrebbe mai offrire un’azienda che si occupa di mettere in contatto persone in cerca di un alloggio? Un credito di viaggio annuale di 2.000 dollari da utilizzare su Airbnb.

I dipendenti sembrano davvero soddisfatti, alcune delle recensioni apparse su Glassdoor lo dimostano. Gli impiegati lodano l’azienda perchè (oltre ai crediti di viaggio) va incontro alle normali problematiche di una famiglia. Basti citare le dieci settimane di congedo parentale, gli orari di lavoro flessibili e i benefit per l’infanzia.

2. Il mese sabbatico di Hubspot

Le 10 aziende con i migliori benefit per i dipendenti

Accanto ai “normali” benefit offerti dall’azienda, come le sale per il pisolino pomeridiano, le birre alla spina durante le pause di lavoro (si, avete capito bene), Hubspot ha pensato di creare un benefit che offre ai propri lavoratori un mese di permesso retribuito una volta raggiunti i cinque anni di impiego nella società.

L’obiettivo è: fare in modo che il proprio dipendente possa lavorare sui progetti personali, viaggiare o più semplicemente rilassarsi e tornare a lavoro rinvigorito.

3. Il congedo di paternità di Facebook

Facebook è stata una delle prime aziende tecnologiche che ha contribuito alla crescita di questa nuova cultura del lavoro e lo ha fatto attraverso numerosi benefit. Parliamo di pasti gratis, rimborsi per i pendolari, palestre nelle sedi di lavoro e molto altro.

Negli anni l’azienda è cresciuta così come sono cresciuti i benefit per i propri dipendenti. Dopo essersi preso il congedo di paternità prolungato, Zuckerberg ha deciso di fare lo stesso per tutti i suoi dipendenti, estendendo la maternità e il congedo di paternità a quattro mesi dopo la nascita dei figli.

Oltre al congedo esteso, Facebook dona 4.000 dollari da utilizzare per l’acquisto di ciò che può servire ai figli neonati dei propri dipendenti.

Si vocifera che Maxima sia la nuova eroina di Menlo Park.

4. Il congedo parentale di Netflix

Le 10 aziende con i migliori benefit per i dipendenti

Se Facebook ha fatto notizia per la sua generosità in fatto di paternità e maternità, Netflix non è da meno. Pare infatti che l’azienda californiana offra ai nuovi genitori un intero anno di congedo. Nel corso dell’anno i dipendenti possono scegliere se lavorare con un orario flessibile, part-time, o di non lavorare affatto ricevendo comunque stipendio e benefit.

5. I crediti benessere di LinkedIn

Anche LinkedIn coccola i propri dipendenti. Oltre ai normali benefit come cibo gratis, assistenza sanitaria gratuita, palestre nella sede di lavoro etc., ha recemente aggiunto un credito di 2.000 dollari da spendere in massaggi o lezioni di fitness dimostrando il proprio interesse al benessere di ogni singolo dipendente.

LEGGI ANCHE: Le migliori 10 aziende al mondo in cui lavorare

6. Spotify: i sussidi per la fertilità

Spotify ha fatto notizia per essere stata una delle prime aziende tech ad offrire dei sussidi per la fertilità. Si tratta di un benefit destinato ad incentivare le dipendenti a non escluderesi la possibilità di crearsi una famiglia pensando allo stesso tempo alla propria carriera.

Una risposta al problema è venuta anche da Facebook e Google che nel 2014 hanno pensato di creare dei benefit che aiutino le proprie dipendenti nel congelamento degli ovuli.

7. Il volontariato a pagamento di Salesforce

Salesforce non è la prima azienda ad incoraggiare i propri dipendenti a fare del volontariato, ma è una delle poche che paga i propri dipendenti per farlo. Ogni anno, infatti, i dipendenti di Salesforce hanno diritto a sette giorni di volontariato pagato.

La società incentiva anche la beneficenza, concedendo 10.000 dollari per ciascuno dei cento migliori volontari dell’anno, i quali possono donare la somma ad una organizzazione non-profit di loro scelta.

8. PwC salda i costi degli studi

Le 10 aziende con i migliori benefit per i dipendenti

Le aziende americane si stanno rendendo conto che i lavoratori entry-level hanno dei grossi problemi a saldare i debiti con le loro università, per questo motivo PwC ha pensato ad un programma per aiutarli a saldare i prestiti per gli studi.

I dipendenti di PwC possono usufruire del programma per un massimo di sei anni con l’intento di aiutare i nuovi dipendenti a pagare i loro prestiti più velocemente.

9. Accenture e il cambiamento di sesso

Accenture si vanta di aver creato un ambiente di lavoro inclusivo che abbraccia tutte le diversità; hanno fatto in modo che la cosa risultasse ben chiara. Accenture è, infatti, la prima società di consulenza ad offrire la copertura per un intervento chirurgico destinato al cambiamento di sesso.

10. L’ampia copertura di Zillow

Zillow, a detta della recensione apparsa su Glassdoor, offre “un pacchetto di benefit assolutamente fenomenale.” I dipendenti godono di vantaggi illimitati; cibo gratis, copertura sanitaria completa, spese per i pendolari e rimborsi di qualsiasi genere.

I video su facebook

Il potere persuasivo dei video: Facebook ci spiega perché puntare sul video content

Sempre più video nel newsfeed, l’implementazione di Autoplay, i video a 360 gradi, Facebook live, Instagram stories, il lancio di Ad Breaks. Per chi non lo avesse capito Facebook sta puntando tutto e di più sui video. Dati alla mano, la scelta è più che giustificata. Perché il mobile video cresce a dismisura? Perché i nostri occhi sono letteralmente catturati dai contenuti video postati sul social network di Menlo Park? Facebook rende noti i risultati di un’ultima ricerca: Il potere persuasivo dei video E noi oggi vogliamo proprio parlarvi di questo.

Da quanto riportato nel report, attraverso un‘analisi biometrica di come le persone negli Emirati Arabi e nel Regno Unito visualizzano e consumano i contenuti nei loro feed di Facebook (app mobile) si è scoperto che gli utenti preferiscono guardare, ben cinque volte di più, i video rispetto a contenuti statici su Facebook e Instagram.

video content su Facebook

I video, quindi, siano essi live o in differita rappresentano ora i contenuti più apprezzati, visualizzati, commentati e condivisi sulla piattaforma di Mark Zuckerberg.

Ma quali sono i principali fattori legati alla smisurata e incontrollata crescita di visualizzazioni di video su Facebook? E cosa spingerebbe il social network per eccellenza a puntare sempre di più su questo tipo di contenuti? La ricerca ne riporta ben cinque: l’utilizzo di dispositivi mobile, la soglia di attenzione degli utenti, il fenomeno del binge-watching, i contenuti legati al brand e sicuramente le novità in ambito video! Ma andiamo con ordine e approfondiamole una per una.

Mobile video revolution

L’approccio di Facebook negli ultimi anni, mesi, è sicuramente “Mobile first”. E come potrebbe essere altrimenti, dato che attualmente nel mondo ci sono circa 412 milioni di utenti attivi sui social media (il 49% della popolazione) e di questi ben 340 milioni (il 40% della popolazione) sono attivi sui social network da mobile. (Report Digital in 2017 – We Are Social, Hootsuite).

Secondo i risultati della ricerca la maggior parte degli utenti di Facebook dichiara di prestare molto più attenzione ai video da dispositivi mobile invece che da desktop. Se, dunque, da mobile la conversazione che si sviluppa attorno ad un contenuto video è importante quanto il contenuto stesso, non sarà difficile da intuire il futuro del mobile advertising: i video!

Video su Facebook

Non c’è da stupirsi se Facebook tenda sempre più ad ottimizzare i contenuti video per la versione mobile: dai video a 360 gradi, ai video verticali. Nonostante molti esperti di digital e marketing disapprovino questo formato in quanto riduce di molto la qualità complessiva del video, Facebook tende a ottimizzarli proprio perché più idonei agli schermi dei nostri smartphone.

Catturare l’attenzione dell’utente con il video content

Sempre secondo quanto riportato dalla ricerca, la maggior parte degli utenti di Facebook (circa il 77% degli intervistati) preferisce guardare video brevi invece che più lunghi. Ecco perché i video che spesso vediamo sul social network più amato sono tutti sotto i dieci minuti di durata complessiva. Sarebbe questo il limite massimo oltre il quale il video, soprattutto se di advertising, potrebbe non essere ricevuto, visualizzato e condiviso con lo stesso interesse.

Ancora in discussione i reali e definitivi tempi di attenzione degli utenti sui social ma una cosa è certa, è il mobile a dominare tempi, dimensioni, e modalità di fruizione. A vincere dunque è la brevità.

Video su Facebook

Il fenomeno del binge watching

Non ne avete mai sentito parlare? Il binge watching è un fenomeno molto diffuso tra gli amanti seriali delle serie tv. Avete capito bene. Il binge watching consiste nel guardare diverse puntate della serie tv preferita. Una puntata dietro l’altra senza sosta. Alzi la mano chi non è mai stato contagiato da questo fenomeno più comune di quanti si pensi. Bene cosa c’entra con il nostro discorso sui video e Facebook? Presto detto.

Dalla ricerca presa in esame è emerso che il fenomeno del binge watching relativo ai video è in continua ascesa e circa il 65% del millennials attivi su Facebook ammette di guardare più video, uno dietro l’altro senza interruzioni. Youtube non si è lasciato scappare questa ghiotta occasione, ecco comparire il ben noto autoplay tra un video e l’altro.

E Facebook? Non è di certo rimasto a guardare, applicando infatti la stessa funzione ai propri video, ma per il prossimo futuro promette una selezione sempre più automatica e personalizzata di serie di video senza interruzioni per singoli utenti. Staremo a vedere.

Contenuti interessanti per favorire la visione

Niente di nuovo per questo punto in particolare ma di fondamentale importanza. I contenuti video devono essere belli, interessanti, pertinenti, virali. I ricercatori incaricati da Zuckerberg hanno infatti dimostrato che i video pubblicati su Facebook e Instagram innescano di circa 2 volte di più i livelli di entusiasmo degli utenti rispetto alla visione dello stesso contenuto pubblicato su altre piattaforme (youtube, blog, siti web).

video content su Facebook

Puntare sulla novità

La ricerca infine dimostra che gli utenti di Facebook sono fortemente attratti da video nuovi, originali e dal diverso formato. Già da diverso tempo le gif popolano e spopolano su Facebook mentre su Instagram a dominare sono i micro video effetto boomerang. Cosa vogliamo dire con questo? Se è vero che un contenuto video ha il doppio di possibilità di catturare l’attenzione dell’utente rispetto ad un contenuto statico (immagine e testo), è vero anche che sono sempre più apprezzati video originali, che lanciano nuove tendenze.

I video a 360 gradi su Facebook per esempio aumentano di circa quattro volte il livello di attenzione dell’utente rispetto ad un video tradizionale.

Che ve ne pare dei risultati di questa importante ricerca di Facebook sul potere del video content? Anche voi siete dei sostenitori di questo tipo di ceontenuti? Scrivetelo qui nei commenti o nella nostra fanpage Facebook o sul nostro gruppo LinkedIn.

TIM dati social Sanremo 2017

TIM a Sanremo 2017: la strategia e i risultati della sponsorship

L’Advertising tradizionale può creare valore o il pubblico è destinato a continuare a svolgere il ruolo di destinatario passivo della pubblicità? La risposta a questa domanda non è difficile, se come esempio analizziamo la recente campagna di TIM per il Festival di Sanremo 2017.

Una comunicazione innovativa basata sui social ma anche sui dati, sull’engagement e soprattutto sul grande spettacolo, che ha portato in Italia uno stile pubblicitario nuovo, ispirato alle grandi campagne per il Superbowl americano.

Sanremo 2017 su Twitter e su Facebook

Secondo i dati, diffusi anche da Blogmeter, nella settimana della kermesse della canzone italiana, sono state registrate 2,9 milioni di conversazioni digital sul Festival:

  • Twitter è stato il canale preferito dagli utenti per seguire e commentare il Festival, con il 97% delle conversazioni totali e con un aumento del 4% rispetto al 2016
  • Sugli altri canali social, si è espresso il 3% degli spettatori, con il 24% di conversazioni presenti su Facebook

Gli hashtag più utilizzati online sono stati #Sanremo2017, #TIM4Unicef, #LaPrimaStella, #occidentaliskarma, #LeMilleBolleBlu, #NelMezzoDiUnApplauso, #MinaSanremo, #TeamDivano, #TeamBravi, #sanremo, #IlDiarioDegliErrori, #Gabbani, #Mika, #mariadefilippi, #VietatoMorire, #IlCieloNonMiBasta, #SanremoCeres, #arenaGiletti, #DopoFestival, #ChesiaBenedetta, #TuttaColpaMia.

Un totale di 2 milioni e mezzo di tweet per circa 12 miliardi di impression con 177,8 mila utenti che hanno utilizzato l’hashtag ufficiale #Sanremo2017 nelle loro conversazioni.

Sanremo 2017 come il Superbowl, tra spot dedicati e grandi personaggi

TIM social Sanremo 2017 video

La strategia di marketing di TIM ha previsto per ogni serata del Festival un diverso video, contestualizzato con il crescendo dello spettacolo puntata dopo puntata, fino a quella finale.

Una novità per la TV italiana, che ha creato l’illusione tipicamente da showbiz di uno spettacolo nello spettacolo: i video di TIM con Sven Otten e la voce di Mina hanno spopolato in televisione come online, grazie alla contagiosa carica creativa.

Per i quattro spot e per la diretta sono state registrate 4,6 milioni di views e 124mila interazioni, mentre il ritorno di Mina a Sanremo, che ha reinterpretato All Night di Parov Stelar – il brano che diventato ormai un vero tormentone -, è stato raccontato con 376 articoli, per una reach media di audience online di 1,9 milioni di utenti, a cui vanno aggiunti gli oltre 10mila commenti online.

Lo spot diventa virale: l’operazione Balla Con TIM

Lo spot ispirato al ballo, che vede come protagonista lo spettacolare ballerino tedesco Just Some Motion, alias Sven Otten, diventato celebre su Youtube per il suo modo di ballare al ritmo di elettro e neo swing, ha contagiato davvero tutti, scatenando la creatività degli utenti digital, che si sono cimentati nella propria versione di coreografia, con video parodie, flash mob in varie città italiane, vignette e altri contenuti social.

Il contenuto di valore strettamente promozionale o user generated, sempre all’insegna del divertimento, è stato al centro dell’intera campagna, per la quale è stato ideato anche un concorso, Balla Con TIM che ha reso il pubblico protagonista dello spot, ballando come JSM, per un totale di 194mila views sui video generati dagli utenti.

TIM sponsor unico del Festival di Sanremo: puntare sul brand vuol dire saper differenziare

sanremo tim

La scelta di essere sponsor unico del Festival poteva essere un rischio per TIM: diventare troppo invasivi o ridondanti è davvero semplice quando si opera a livello multi-channel, ideando una strategia on e offline.

Eppure il brand è stato in grado di declinare messaggio e marchio in tanti modi diversi da non risultare mai ripetitivo e da fornire sempre un motivo in più a utenti a spettatori per seguire tutta l’operazione, sia sui social che in TV.

La campagna totale ha coinvolto anche education e robotica, con ALIAS (il robot munito di ruote e telecamere che è stato l’occhio degli utenti a Sanremo) e il TIM Data Show (con gli influencer della rete che hanno commentato in live streaming i dati forniti dalla TIM Data Room), per un approccio completamente nuovo.

Più che sponsor e corredo dello spettacolo, alla fine TIM è risultato un elemento importante almeno quanto lo stesso show, con il mini-musical creato ad hoc con le scenografie di Cinecittà World, ma anche con il marchio inserito nello stesso hashtag ufficiale di Sanremo 2017 (prima volta su Twitter in Italia), al centro delle conversazioni sui social.

Google lancia Uptime, l’app per guardare i video con gli amici

L’app Uptime rafforza ancora di più il significato di due parole che conosci benissimo: condivisione e real time. Quante volte hai pensato di far vedere quel video ai tuoi amici e farvi due risate? E se invece a vederlo per la prima volta foste tutti insieme contemporaneamente? Questa è la rivoluzione di Uptime, al momento disponibile gratuitamente solo per iOS USA e creata dal team Area 120 di Google.

Un design molto giovane e colorato che facilita l’utilizzo e che potrebbe rivelarsi la chiave del suo successo poiché servizi del genere hanno già fatto in passato la loro comparsa sul mercato, ma non hanno avuto molta fortuna: YouTubeSocial, WeMesh, LiveLead, AirTime.

Come funziona

Google lancia Uptime, l'app per guardare i video con gli amici
In linea con i trend del momento, non poteva non ricordare le interfacce di live streaming a cui sei abituato. Dunque, la propria immagine del profilo insieme a quella degli altri spettatori si muove sullo schermo seguendo una sorta di perimetro ed è possibile commentare o esprimere la propria opinione attraverso quelle emoji che sono ormai entrate nel nostro vocabolario: smile, occhi a cuoricino, wow o la più temuta angry face. Chi sta guardando il video naturalmente può vedere reactions e commenti degli altri spettatori, in tempo reale o in un secondo momento.

Si possono cercare video su YouTube e condividerli con Uptime, una notifica avvertirà i tuoi amici che per iniziare ad usare l’app devono ricevere un invito, un meccanismo già noto a Google ma il team dell’app ha inizialmente diffuso un simpatico codice per accedere anche senza invito: PIZZA.

Non è possibile inviare messaggi privati, tutto ciò che vuoi dire avviene alla luce del sole, anche perché riguardo a messaggistica YouTube ci sta già lavorando, in Canada da qualche tempo è già attiva questa possibilità.

Molti dei contenuti che si trovano già nell’app sono stati selezionati dai suoi creatori e includono un range piuttosto vasto: dai video sui gattini (immancabili!) a clip da programmi TV o altri contenuti divertenti che ovviamente si prestano allo scopo di Uptime.

Una nota “dolente” è che in orizzontale si perdono le funzioni di commento e reactions, ma in fondo è ancora presto per parlare di errori.