Nintendo continua ad innovare il mercato videoludico globale

Questo mese Nintendo è stata la protagonista assoluta del settore Tech con il lancio dell’innovativa console Switch. Dopo l’entrata nel mondo delle app con Super Mario, la compagnia nipponica presenta la prima console con ben tre modalità di fruizione: TV, da tavolo e portatile.

Switch rappresenta una nuova era, in cui non è il tuo stile di vita a doversi adattare ai giochi, ma la tua console ad adattarsi al tuo stile di vita.

Per approfondire la novità e gli altri sviluppi del brand abbiamo intervistato Massimo Bullo, Marketing Director Italy Nintendo.

massimobulloninja

Nintendo interagisce con una base utenti sempre connessi, smart, appassionati alle nuove tecnologie. Quali sono le leve e gli approcci per continuare a coinvolgerli?

Partiamo da un presupposto importante: Nintendo è una azienda giapponese fondata nel 1889, da sempre impegnata nei mercati dell’intrattenimento e tra i brand che hanno creato il mercato del videoludico nel mondo. Ha sempre avuto la capacità di stimolare bisogni e contesti di mercato. Lo ha fatto anche grazie a una strategia focalizzata sulla generazione di divertimento e attraverso la combinazione tra device fisico (console) e software.

Al contrario di processi di innovazione sequenziale più semplici, dunque, il core e la capacità di Nintendo è da sempre quella di “intuire” e aprire i mercati, innovandoli continuamente; Nonostante i consumatori si siano evoluti nei gusti e nell’età, grazie ai software e alla tecnologia e facendo leva su un’esperienza quarantennale nel videogioco e secolare nell’intrattenimento, siamo sempre stati in grado di affascinare “vecchie” e nuove generazioni.

La capacità di intuire a livello globale i grandi trend parte dall’headquarter in Giappone – capace di creare una differenza qualitativa nella cura e nel dettaglio dei giochi e della tecnologia – e coinvolge in seguito le altre country.

All’interno di tale contesto di consumatori smart, connessi da coinvolgere, come si posizionano Nintendo Switch e le sue principali caratteristiche?

Il prodotto Nintendo Switch si inserisce all’interno di un percorso di grande rilancio di Nintendo a livello globale iniziato da circa due anni, grazie in primis alla capacità di attivare la base di fan da sempre innamorata dei nostri videogiochi e del brand cult.

Il secondo passo è stato quello di aprirsi alle applicazioni come business model che ha permesso di avvicinarsi ai nuovi consumatori più casual gamers, dandogli la possibilità di giocare con alcuni characters Nintendo di successo su app, rivitalizzando così la rilevanza di marca e l’interesse a scoprire più in profondità i nostri videogiochi su console Nintendo, attuali e in arrivo.

Nintendo Switch non è solo un nuovo prodotto, ma il punto di contatto tra i due filoni appena citati: versatile, portatile e multi-player, si tratta di una console che sta avendo grande successo su un pubblico allargato. Ad oggi è il lancio migliore di sempre in Europa e in Italia in tutta la storia di Nintendo. A mio avviso, alla base di tale successo sta la qualità del prodotto e la nostra capacità di seguire un piano di lancio consistente e coerente che ha permesso di creare solide basi con una fase iniziale di teasing e di hype.

Catalogue_Switch_-2890_LR

All’uscita di Nintendo Switch c’è stato un grande coordinamento globale tra tutte le country. Abbiamo iniziato a riparlarne ufficialmente a Ottobre 2016, rispondendo ai rumors già attivi da mesi: il mercato attendeva un nostro nuovo “scossone” e dichiarazione ufficiale. Il 13 gennaio 2017 c’è stato poi il lancio globale con eventi che hanno coinvolto tantissime persone in Europa, Giappone e Stati Uniti.

Quale è la direzione che a tuo avviso i grandi brand globali devono seguire nell’era del “do it yourself” e della Punk Economy?

Esiste un tema molto forte legato alla co-creazione e al co-design che sta portando le aziende a negoziare spazi di posizionamento competitivo e di creazione di contenuti grazie anche ai consumatori. Alcune Società oggi prevedono già un’evoluzione di queste collaborazioni con i propri consumatori, co-creando non solo contenuti ma anche contesti di co-produzione e vendita, non solo online, in cui il consumatore entra nella filiera dell’azienda nelle fasi di sviluppo, produzione e vendita del prodotto e servizio.

Noi creiamo legami molto forti e costruttivi con le nostre community di fan, appassionati e gamer: loro generano e propongono contenuti di qualità, noi li valorizziamo e supportiamo con informazioni e strumenti. Viene così disegnata una nuova architettura di marca dove le persone con i loro network e occupano un posto centrale all’interno dei processi di creazione e ideazione dei contenuti per Nintendo.

Nintendo_Switch_CapeTown__Two_Boys_654_LR

Le principali community italiane legate a Nintendo (per esempio Pokémon, Mario, Zelda, etc.) forniscono spunti e idee che vengono metabolizzati e valorizzati. Parte del contenuto generato da Nintendo “arriva” dunque da spunti delle community e viene poi tradotto in un messaggio di marca ufficiale.

Pensiamo inoltre agli YouTuber con cui definiamo insieme rapporti costruttivi e di scambio reciproco di valore, senza mai “forzare la mano” ma dando al contrario la possibilità di vedere anteprime e testare alcuni prodotti prima di altri. Lato Nintendo li incontriamo infatti anche agli eventi e cerchiamo continuamente di capire chi sono i leader tematici da coinvolgere.

Si tratta di un processo virtuoso anche perché le stesse community molte volte hanno un’ampia e profonda conoscenza del gioco: per noi è importante non rischiare di comunicare messaggi irrilevanti alle persone con cui interagiamo.

In molti vedono nella logica ludica e nella gamification una delle leve su cui puntare per interagire, comunicare ed “empowerizzare” le audience interne ed esterne. Quale è la visione di Nintendo verso tale paradigma?

Per rispondere, cito come esempio Nintendo Street Pass, che stimola le community dei Nintendo fan a incontrarsi e creare mini-tornei. L’azienda inventa e allo stesso tempo diventa un contesto di interazione e allo stesso tempo di brandizzazione mandando gadget fondamentali a fronte di una loro attivazione spontanea per organizzare tornei locali. Inoltre, in tutte le nostre fiere creiamo un’area tornei, alimentando così i touchpoint di marca.

Quale sarà il trend di gaming del 2017?

Si tratterà di un trend certamente di tipo tecnologico: l’idea che il videogioco “profondo” e “immersivo” (in termini di esperienza ludica) possa diventare portatile, multi-player, out of home, adatto a tutti. Con Nintendo Switch stiamo creando un mercatola prima vera console da casa portatile che permette di giocare dove, quando e con chi vuoi (che non a caso è un claim), in alcuni casi addirittura senza guardare lo schermo come nel gioco 1.2 Switch, insomma una rivoluzione assoluta nel panorama delle console.

PLAYER_PLANE_LR

Si tratta di un approccio libero: giochi dove e con chi vuoi, con videogiochi profondi, decidendo i luoghi e momenti della tua giornata. Un trend che non solo leggiamo, ma piuttosto che creiamo e cavalchiamo. Con Nintendo Switch vogliamo parlare ad un target più ampio, innovando e riallargando il mercato del videogioco in Italia. Questo tenendo sempre centrale il ruolo di fan e gamer che amiamo, stimiamo e per cui riserviamo sempre un’attenzione particolare in tutti i nostri giochi e momenti di condivisione.

The Legend of Zelda: Breath of the Wild, un gioco che ben rappresenta e “incarna” la filosofia di Nintendo Switch: poter giocare ad un grande videogioco dovunque, un titolo che lavora bene sia sui fan e sui gamer ma che sta anche appassionando nuove tipologie di consumatori e giocatori.

Questa versione è quella più venduta di sempre, e per la maggior parte delle critica è un vero capolavoro, per alcuni il miglior videogioco di sempre. A nostro avviso, il segreto della capacità di fare appassionare tutti risiede nelle atmosfere di gioco proposte, nella coinvolgente storia del protagonista Link, e nella qualità dell’esperienza di gioco profonda e curatissima nei dettagli. Un ulteriore segnale che testimonia la giusta strada intrapresa.

Bixby-samsung

Samsung presenta Bixby: il nuovo assistente virtuale smart

Samsung svela ufficialmente il suo assistente virtuale intelligente Bixby, che farà il suo debutto con l’imminente lancio del nuovo Samsung Galaxy S8.

Con questa mossa la nota azienda sud coreana promette funzionalità più smart dei suoi competitor: Bixby non solo avrà una capacità elevata di integrarsi con le applicazioni mobile, ma saranno migliori le sue prestazioni da un punto di vista cognitivo. A quanto pare la nuovissima assistente riuscirà a comprendere il contesto e  le intenzioni degli utenti anche quando questi forniranno un comando sbagliato.

Bixby, rappresenta una soluzione innovativa al servizio degli utenti, basata sull‘intelligenza artificiale e dotata di un’interfaccia naturale e intuitiva tramite la quale sarà il dispositivo ad adattarsi all’uomo e non viceversa.

Samsung dichiara:

Vogliamo rivoluzionare il modo in cui l’uomo si interfaccia con la macchina, di certo è una grossa ambizione e pertanto richiede tempo. Bixby sarà il nostro primo passo verso un viaggio che ci porterà a scoprire nuovi modi di interagire con il telefono.

Una novità molto interessante svelata da Samsung, riguarda l’integrazione dell’assistente virtuale con le applicazioni mobile: il brand ha infatti in programma di rilasciare un kit di sviluppo software dedicato ai developer di terze parti in modo tale da consentirgli di integrare Bixby con le loro app.

I punti di forza di Bixby

samsung-bixby

Bixby sarà una nuova interfaccia intelligente sui dispositivi mobile targati Samsung, rispetto agli altri assistenti virtuali presenti sul mercato, offrirà agli utenti un esperienza più completa e profonda grazie a tre caratteristiche fondamentali: completezza, consapevolezza del contesto e tolleranza cognitiva. 

Tutte le app compatibili con la nuova assistente digitale, saranno controllabili attraverso i comandi vocali, ciò migliorerà l’esperienza d’uso degli utenti che non dovranno necessariamente ricorrere ai comandi touch. 

Bixby grazie all’intelligenza artificiale sarà più che smart, e riuscirà a capirà il contesto in cui si sta operando e sarà in grado di svolgere il comando richiesto anche se questo è incompleto.

Injong Rhee, EVP e Responsabile di R&D, Software and Services di Samsung Electronics spiega:

Stiamo cambiando il nostro atteggiamento verso i software e i servizi, lavorando sodo per l’innovazione in tutti gli aspetti del nostro ecosistema mobile. Con l’investimento continuo di Samsung sull’intelligenza artificiale, le possibilità di ciò che Bixby può diventare sono infinite.

Per saperne di più non ci resta che attendere, l’azienda produttrice sud coreana ha promesso di rivelare maggiori dettagli sul suo nuovo assistente digitale nella prossima settimana, durante l’evento lancio del nuovo Galaxy S8.

annunci_stampa_1-min_800x500

Jeep, Samsung e Purina: i migliori annunci stampa della settimana

Studiare e trovare ispirazione dalle migliori agenzie ci permette di capire ogni settimana le dinamiche del complesso e affascinante mondo dell’advertising. Elogio della creatività: non può mancare ogni lunedì la rubrica che raccoglie tutte le più interessanti campagne stampa da tutto il mondo.

Purina: Cannonball Cow

Peaker è un integratore alimentare per mucche in lattazione, capace di  garantire elevate prestazioni per gli agricoltori: un vero e proprio cannone!

annunci_stampa_1-min_800x500

Credits:
Advertising Agency: DLVBBDO, Milano, Italy
Executive Creative Directors: Stefania Siani, Federico Pepe
Creative Directors: Valentina Amenta, Davide Fiori
Art Director: Matteo Segat

Samsung: AddWash

Aggiungere nuova linfa a progetti già esistenti non può che fare bene e renderli ancora più grandi. Proprio come con una Samsung AddWash è possibile aggiungere vestiti in qualsiasi momento durante il ciclo di lavaggio.

annunci_stampa_2-min_800x533

annunci_stampa_3-min_800x533

ad_beatles_aotw_0

Credits:
Advertising Agency: Leo Burnett, Dubai, UAE
Chief Creative Officer: Bechara Mounnazar
Regional Executive Creative Director: Andre Nassar
Creative Director: Daniel Salles

LEGGI ANCHE: Adidas, Canon, Amnesty: i migliori annunci stampa della settimana

Jeep

L’avventura è sempre sulla strada. Ma con una Jeep puoi viaggiare dovunque, in totale sicurezza.

annunci_stampa_4-min_800x600

annunci_stampa_5-min_800x599

jeep_cactus

Credits:
Advertising Agency: Leo Burnett, Paris, France
Executive Creative Director: Kurt Novack
Creative Director: David Martin Angelus
Art Director: Mohamed Bareche

Dents: Smile

Semplice, diretto. Non perdere nulla del tuo sorriso.

annunci_stampa_6-min_800x563

Credits:
Advertising Agency: Artecapital, Feira de Santana, Brazil
Creative Director: Jessica Almeida
Art Director: Evandro Furtado
Copywriter: André Costa

Quale annuncio vi è piaciuto di più? Ci rivediamo tra una settimana: non mancate!

A lezione di educazione sessuale con Pornhub

Sono sempre di più i giovani ragazzi e le ragazze che si relazionano al porno, spinti dalla curiosità, dalle mille domande e dalla voglia di scoprire questo nuovo mondo ancora sconosciuto, che è appunto il sesso. Il sito Pornhub, che vanta oltre 70 milioni di utenti, vuole offrire al proprio pubblico, un supporto, con la creazione di una nuova pagina, “Pornhub Sexual Health Center”, una vera e propria fonte dedicata all’educazione sessuale, tutte le domande più strane e imbarazzanti riguarda il sesso che vi verranno in mente, avranno risposta proprio qui.

Schermata 2017-03-20 alle 15.19.21

Una piattaforma che abbraccerà varie tematiche, dalle malattie sessualmente trasmissibili a come gestire la propria vita di coppia. Corey Price, il Vice Presidente di Pornhub, in una recente intervista ha affermato che l’obiettivo principale è proprio quello di garantire agli utenti un sito che abbia delle informazioni affidabili, evitando che le persone, navigando in internet, possano leggere notizie false, rovistando tra fonti inattendibili.

Ovviamente il sito sarà diretto da persone con la massima competenza in materia, in primis la dottoressa Laurie Betito, rinomata psicologa clinica e autrice specializzata in terapia sessuale che sarà affiancata da un’equipe di esperti, una squadra quasi tutta la femminile, disponibile 24 ore su 24, sette giorni su sette, per cercar di risolvere ogni più svariato quesito.

Chi saranno i principali destinatari del sito? Ma ovviamente tutti e tutte coloro che hanno dubbi, perplessità o semplicemente voglia di scoprire di più.

Curiosi? Date un’occhiata!

autenticità per il brand

Come creare autenticità intorno al tuo business

Molte persone parlano, enfatizzano e dissertano sul termine autenticità, ma ancora non si discute in maniera adeguata riguardo a cosa significhi questa parola e, soprattutto, su come rendere autentico un brand.

Autenticità non significa (sempre) sincerità

Autentico è, per definizione, la personalità, lo spirito o il carattere di chi comunica sincerità. Da una parte, è vero che tendiamo a equiparare l’autenticità all’onestà. Ma bisogna essere completamente sinceri per essere autentici? Dopotutto, siamo esseri con molte sfaccettature e tantissimi aspetti diversi.

Un brand personale davvero autentico, per esempio, dovrebbe mostrare la propria versione pre-caffè irascibile e spettinata insieme a quella perfettamente educata in giacca e cravatta?

In breve: no. Farlo significherebbe confondere il proprio pubblico. La costruzione dell’autenticità in un brand non deve essere il risultato di un ritratto di pregi e difetti. Bisogna invece focalizzarsi su ciò in cui si riesce meglio e poi trasmetterlo in ogni aspetto di ciò che si fa. Senza questo tipo di coerenza, si crea una dissonanza che i clienti potrebbero percepire, e che li potrebbe far allontanare.

Autenticità significa passare dalle parole ai fatti

Autenticità è passare dalle parole ai fatti

Alcuni professionisti del marketing sono convinti di poter lavorare con tutti solo perché le soluzioni che offrono funzionano per ogni business. Allarme rosso: proprio un esperto di marketing dovrebbe conoscere l’importanza di identificare il target. Ma se nemmeno lui ha un target, come può avere successo ad aiutare i suoi clienti a raggiungere i consumatori?

Molti commercianti commettono errori nel vendere se stessi in modo targetizzato. E molti marchi commettono errori nello sviluppare il proprio brand. E ancora, molte agenzie di social media hanno pochissimo seguito o interazione sulle piattaforme con cui lavorano.

Tutti loro stanno perdendo una grandissima occasione.

Specialmente se hai una piccola impresa o se sei un giovane professionista, ci sono azioni concrete e coerenti che raggiungono la mente del consumatore in modo più forte e più rapido. È semplice come cogliere il frutto più basso dell’albero: il modo migliore per gestire il tuo brand è offrire a te stesso la cosa che vendi agli altri.

Non è solo un modo di costruire il tuo business per crescere, ma è anche una fantastica opportunità per dimostrare quanto credi nel servizio che offri: ci credi a tal punto che lo usi per te stesso.

LEGGI ANCHE: Le frasi che un buon leader dovrebbe dire più spesso al suo team

Autenticità significa differenziazione

Autenticità è differenziazione

Col passare degli anni, un brand impara l’importanza della differenziazione, ovvero di conoscere la propria proposta di valore. In parole povere, un brand con una solida strategia riesce a trovare delle caratteristiche che lo definiscono e a comunicarle all’esterno.

Succede in maniera naturale che alcune persone non apprezzeranno il modo in cui un brand si propone. Ma altre persone lo ameranno: quelle sono i clienti.

Fai vedere cosa fai nel tuo business. Dovrebbe essere una prospettiva eccitante, perché ti offre un campo di allenamento per migliorarti sempre più e al contempo aiuta il tuo business a crescere.

E questo non si applica soltanto alle aziende di marketing. Se sei un copywriter che aiuta le persone a creare interessanti copy per siti web, dovresti assicurarti che la tua homepage sia incredibilmente interessante. Se sei un personal trainer, dovresti essere in forma e in salute. Chi si occupa dell’organizzazione non potrebbe offrire una referenza migliore che mostrare un ambiente perfettamente ordinato. E i videomaker? Potrebbero esibire le proprie capacità attraverso video accattivanti!

Conclusione: focalizzati sul tuo business

Focalizzati sul tuo business

Molte piccole imprese e giovani professionisti hanno l’obiettivo di focalizzarsi sul proprio business una volta che avranno più clienti. Ma questo modo di pensare dovrebbe rovesciarsi: non otterrai più clienti finché non lavori al tuo business personale.

Concentrati su cosa sai fare meglio perfezionando e definendo il tuo mercato, dopodiché cerca di trasmettere il modo in cui operi su quel mercato in ogni aspetto del tuo messaggio e del tuo brand. Che tu sia un fine copywriter, un pratico agopunturista o una rivista online di tecnologia e web.

Una delle migliori tecniche per fare affari è assicurarsi che il proprio business sia in regola nell’area che si conosce meglio. Questo costruirà la credibilità del tuo brand come niente altro potrebbe fare.

Questo significa costruire un brand autentico.

Tesla advertising Bria Loveday

Project Loveday: la campagna di Tesla basata sul suggerimento di una bambina

Rullo di tamburi… Il momento che stavamo aspettando è arrivato: anche Tesla farà pubblicità e lo farà – a sorpresa- grazie al suggerimento di una bambina.

Dopo aver fatto parlare di sé per la politica dello zero advertising, Elon Musk, CEO della società, si è convinto ad attivare una campagna, ma anziché aprire le porte alle grandi agenzie di advertising sta chiedendo ai propri fan di aiutarli inviando i propri video “fatti in casa”.

La lovely favola di Bria Loveday

Dopo Lego e Google, un altro super-brand prende a cuore le lettere dei piccoli fans, e lo fa con una marcia in più, addirittura integrando il suggerimento nel proprio marketing plan!
La “leggenda” vuole che la piccola Bria Loveday abbia scritto una lettera per suggerire di utilizzare i video creati da fan e utenti di Tesla, per produrre una campagna pubblicitaria

Ecco il passaggio più interessante:

“…Ho notato che non fate pubblicità, ma molte persone fanno video home-made per Tesla e alcuni sono davvero belli, sembrano professionali e intrattengono. Quindi penso che dovreste fare un concorso per decidere chi sa creare il migliore video pubblicitario e i vincitori vedranno il proprio video on air. La cosa forte è che voi non dovrete nemmeno spendere tempo e denaro per fare pubblicità a voi stessi. Inoltre i vostri clienti e fan saranno certamente entusiasti di questa idea…”

A cui lo stesso Musk avrebbe risposto con entusiasmo:

“Grazie per la tua lettera adorabile. Sembra un’ottima idea. Lo faremo!”

Non temete, la piccola Bria ha ricevuto anche il merchandising richiesto, anzi, non solo la T-shirt ma il set completo!

Bria Loveday

Merchandising Tesla

 

Come dimostra la sua lettera di ringraziamento:

Project loveday campagna tesla

È stato proprio forte ricevere l’attenzione di così tante persone, ma è stato anche tanto stancante. Non so come facciano le persone famose. Sono entusiasta del concorso e non vedo l’ora di scoprire i dettagli e il vincitore! Tesla mi ha inviato un intero pacco di cose, anche se io mi aspettavo solo una t-shirt. Ho ricevuto 2 t-shirt, una borraccia, una giacca, una felpa con cappuccio, un marsupio, un modellino della Tesla Modello S, ma che non ha il pilota automatico. Mi piacerebbe che un giorno una vera Tesla mi guidasse e mi portasse in giro. Mi sono data come obiettivo che un giorno verrò lì, visiterò la Giga Factory e andrò in Tesla.  Ora che io e Elon siamo amici, sono sicura che ci incontreremo quando sarò grande.

Grazie Elon!

La tua amica, Bria Loveday

LEGGI ANCHE: Fanta: “Per la strategia 2017 abbiamo assunto un Teen Marketing Officer”

Project Loveday, un progetto di advertising crowdsourced

La lettera iniziale appare sospettosamente ben congegnata per essere stata prodotta da una bambina di soli 10 anni, ma anche nel caso in cui fosse stata creata a tavolino dai marketer di Tesla poco importa. La grande novità è che con questo progetto Tesla farebbe un primo passo verso l’advertising e lo farebbe coinvolgendo ancora una volta il pubblico utilizzando video crowdsourced.

Una win-win situation. Grazie a Project Loveday il brand di auto elettriche potrebbe in un colpo solo ottenere moltissimi contenuti da utilizzare per le proprie campagne di engagement ad un costo irrisorio.

Il procedimento è semplice, basta creare il proprio contenuto video di massimo 90 secondi, caricarlo su una piattaforma video e condividere la URL con Tesla. Le 10 migliori proposte verranno condivise sui canali social di Tesla e il fan che produrrà il video riceverà inoltre un invito per due persone al lancio del prossimo modello di Tesla (spese di viaggio e alloggio “ragionevoli” verranno pagate dal brand).

 

Project Loveday Tesla submit

 

Qualcuno forse storcerà il naso di fronte all’entità dei premi, ma se la cosa non vi spaventa e volete sfruttare la chance di dare il vostro contributo alla storia del mitico brand, allora potete partecipare cliccando qui, avete tempo fino all’8 maggio per partecipare!

Epic Win/Fail: il meglio del peggio sui social

Bentrovati cari Ninja con il consueto appuntamento del meglio del peggio visto sui social: gli #epicWinFail!
Scopriamo subito insieme che cosa ci hanno regalato i social questa settimana.
Iniziamo con le belle notizie, ne abbiamo tutti un po’ bisogno, non trovate?

Win

È il tormentone del momento nonché il meme migliore di sempre: how italians do.
A tutti sarà capitato di fare due chiacchiere con degli stranieri in un sabato sera alcolico o in un weekend all’estero. E tutti vi avranno sempre detto la stessa cosa: ma perché gesticolate così tanto quando parlate? E cosa avranno aggiunto? Esattamente: il gesto della mano. Da qui i social – terreno fertile per eccellenza per queste genialate assolutamente inutili – si sono scatenati dando agli utenti un terreno di gioco per dare libero sfogo alla propria fantasia. Ecco i migliori meme.

17264287_100187230520745_4761872763303240321_n

17361559_100366530502815_3869918496879969206_n

17342979_100309473841854_8581746328111196691_n

Che poi, se non gesticolate, che cosa parlate a fare?

Proseguiamo con le ricorrenze, che si sa, sui social trovano il campo migliore per superare sempre il confine del buon senso. Ieri è stata la festa del papà – a proposito, glieli avete fatti gli auguri? – e come al solito Facebook ci delizia con delle perle di assoluta genialità che vedono a capo i brand più lanciati.

Sambuca ad esempio ha festeggiato così:

17352402_1261481297232577_8054383366658098414_n
Che poi, qual è il dolce giusto per festeggiare i papà? Le zeppole. Per info chiedere a Fanpage:

Anche dalle parti di Pan di Stelle ci si è dati ai tutorial: in questo caso, per realizzare bigliettini d’auguri.

Anche nel mondo del calcio si è festeggiato: la Juventus ad esempio ha invitato i piccoli tifosi a “disegnare” il loro affetto per il proprio papà (raccontando il tutto su Facebook) mentre il Genoa ha preferito invitare a vivere “allo stadio” questa festa così speciale.

Perché diciamocelo, la festa del papà sì, ma sicuro che anche se non facciamo gli auguri su Facebook i papà non si offendono.

Fail

Passiamo alle note dolenti. Avrete senz’altro letto durante la settimana almeno quaranta amici pubblicare una foto di loro da piccoli con il copy “sfida accettata”. Anche in questo caso, Facebook ha permesso a chiunque di dire la propria, rendendo un’iniziativa nobile una caciara senza fine. Ma che cosa c’è dietro questa inziativa?

Negli UK si parlava di Challenge Accepted già verso la fine dell’estate, a seguito della comparsa degli hashtag facenti riferimento all’inziaitiva. Le immagini dovevano essere in bianco e nero e si invitavano gli utenti a postarle per cercare di riempire le news feed di foto che testimoniassero la lotta contro il cancro. Una “semplice” sensibilizzazione in merito all’argomento dunque, visto che non ci sono segnalazioni facenti riferimento a particolari donazioni da fare o a degli enti a capo dell’iniziativa.
Ecco, se l’iniziativa era tanto nobile quanto ingenua nella sua struttura, il risultato è stato un album malinconico e talvolta imbarazzante di foto nostre del passato, che hanno lasciato spazio anche ai battutisti seriali, che hanno deciso di postare foto tipo questa, per ricordare il loro periodo più realizzato:

Unknown

Per quanto riguarda invece i fail dei brand, questa settimana vi vogliamo segnalare McDonald’s che, con un tweet postato contro il presidente Trump, ha deciso di toccarla pianissimo e di scuotere gli animi del Twitter.

Donald Trump, sei una farsa di presidente e vorremmo tanto avere indietro Obama. E hai anche le mani piccole» (quella sulle mani piccole è un’allusione a un presunto complesso di inferiorità di Trump).

Schermata 2017-03-19 alle 14.25.00

Il Tweet, dopo essere stato fissato sul profilo del brand per qualche tempo, è stato poi cancellato. Successivamente è comparso questo altro tweet

Schermata 2017-03-19 alle 14.25.29

Errore? Provocazione? Chi può dirlo.

Chiudiamo con la Vita in Diretta, che si è distinta con i motivi che dovrebbero qualificare una donna dell’Est agli occhi degli uomini italiani. In questo momento la pagina Facebook sta ospitando una serie di commenti (giustamente) indignati.

Insomma, per gli autori di Parliamone Sabato è proprio lunedì!

Per questa settimana ci fermiamo qui con i nostri epic win/fail, ma quest’ultimo riferimento a McDonald’s ci fa notare come, benché non si tratti di brand, di ricorrenze o meme, l’epic fail principale che riguarda un po’ ognuno di noi in questo periodo è uno solo: la dieta in vista della prova costume.

Corporate Storytelling

5 consigli per implementare lo storytelling nella tua strategia social

Storytelling, un’arte antichissima tipicamente riservata a pochi “eletti”, che trova oggi la propria applicazione nei più svariati settori: tra questi, troviamo il social media marketing. Si, perché le storie del proprio brand oggi si possono raccontare facilmente sui social.

Come?

Basta seguire qualche semplice consiglio!

Attenzione alla struttura della storia

La struttura narrativa illustrata da Freytag è una degli strumenti più noti e potenti nello storytelling, che aiuta ad evocare emozioni e reazioni nell’audience.

Questa struttura divide la storia in 5 momenti narrativi: l’introduzione al racconto, la rising action, in cui la storia va verso il climax, il climax in cui vi è il punto di svolta della trama, la falling action ed il momento di risoluzione del conflitto.

5 consigli per implementare lo storytelling nella tua strategia social

Se si vuole creare una storia davvero efficace, è necessario tenere in mente questa sequenza. Un esempio proveniente dai social è la campagna Citroen #MissioneMonnalisa che vede come protagonista Vittorio Sgarbi, intento  voler riportare a casa il celebre dipinto. La storia è pubblicata direttamente dalla pagina Facebook del noto critico d’arte, in cui viene narrato il viaggio verso la Monnalisa, nell’ultimo video però scatta la sorpresa: Sgarbi è riuscito a recuperare una Monnalisa, ma non si tratta del ritratto, bensì della nuova release delle automobili firmate Citroen, marchio autore di questa campagna. assolutamente geniale.

Creare storie attraverso una sequenza di ADS

La creazione di una storia utilizzando una serie di ADS, porterebbe ad una maggior customer conversion. L’esperimento che conferma la teoria dell’efficacia di questa tecnica arriva da Refinery29. L’azienda, mostrando una sequenza di ADS interrelate da una storia, ha avuto conversioni pari all’ 86%. Dall’altra parte mostrando solo ADS contenenti una call-to-action per iscriversi alla newsletter le conversioni sono state solo del 56%.

 

facebookadscreenshot

Allineare la storia  con la giusta audience

Secondo Umberto Eco, è la storia stessa a delineare e addirittura scegliere un particolare tipo di lettore.

In questo senso è necessario individuare i lettori “giusti” per la propria storia, raggiungendoli in maniera puntuale. Grazie ai social network è possibile raggiungere il miglior pubblico possibile sul piano geografico, ad esempio, grazie agli strumenti di targetizzazione che permettono di definire con precisione a chi rivolgere i nostri contenuti e le nostre inserzioni.

Ad esempio, Alfa Romeo nel promuovere i contenuti che raccontano l’uscita del nuovo SUV Stelvio, avrà probabilmente puntato su un profilo di consumatore con buona capacità di spesa, probabilmente maschio, fra i 35 e 55 anni, e con una particolare passione per i motori, la velocità, lo stile italiano: un profilo facilmente deducibile, che per certi versi possiamo ritrovare anche nei commenti di risposta al video di lancio.

Definire a priori chi sarà l’utente che ci ascolterà potrà indirizzare il modo in cui svilupperemo i contenuti: nel caso dei social l’aspetto più pratico e concreto saranno il copy, il visual, e anche call to action finale (che è sempre necessaria!).

Sfruttare la vocazione “locale” dell’esperienza

Viviamo in un mondo dove la barriera dell’online e dell’offline è stata definitivamente sorpassata, in favore di esperienze che cominciano in una dimensione e continuano su un’altra: si pensi ad esempio a TripAdvisor o Airbnb, piattaforme che permettono di continuare letteralmente l’esperienza di consumo, fissandola nel tempo e tramutandola di fatto in un contenuto terzo.

Già nel 2015 era stato teorizzato in questo senso l’avvento di un nuovo approccio al web, definito Internet of Me, dove si definiva come evidente la nuova spiccata necessità di vivere esperienze offline sempre più personalizzate, le quali potevano essere trascinate con semplicità online.

LEGGI ANCHE: Cosa è l’Internet of Me, e come si differenzia dall’Internet of Things?

Su questo piano, diventa preponderante l’aspetto geografico dell’esperienza. L’utente è portato a sfruttare il web per ricercare elementi differenzianti anche intorno a sè, nelle situazioni più prossime rispetto al suo quotidiano, e ha condividerle, commentarle, farle proprie. Questa forte integrazione fra vissuto offline e “racconto online” veicola significati nuovi, e importanti.

Chiaramente, i social network diventano protagonisti di questa nuova tendenza, diventando il veicolo dove far convergere i contenuti. Le piazze virtuali dove, ad esempio, fare un check-in, cercare eventi vicini a sé, individuare fra i commercianti nella zona quali abbiano i prodotti che servono, ed eventualmente valutarli in tempo reale.

Esperienze che localizzano la dimensione digitale, e che aprono scenari molto interessanti anche per un futuro dove il match fra online e offline – grazie a AR e nuove tecnologie virtuali – diventa sempre più presente.

Sui social, quindi, come si traduce nel pratico questa trasformazione? Ad esempio, realizzando contenuti che siano anche collocabili nel tempo e nello spazio (quindi ad esempio taggando le foto e localizzandole), piuttosto che incentivare la partecipazione degli utenti a fornire un voto alla propria esperienza di consumo.

Fare leva sulla “Unique Value Proposition”

La Unique Value Proposition è lo statement di partenza con cui un brand individua il reale beneficio con cui il consumatore può distinguere la marca dai competitor: lo storytelling può diventare uno strumento a disposizione dei marketer per esaltarlo. Quando si sviluppano dei contenuti, infatti, è possibile impiegare la tecnica narrativa nota come S-C-R (situazione, complicazione e risoluzione): il brand assolve il ruolo di eroe che risolve la situazione scomoda in cui si trova il consumatore.

Amazon Prime, nello spot del pony isolato dal resto del gruppo, può essere un esempio in questo senso.

Sui social network, questo si traduce in un approccio al piano editoriale propositivo e coinvolgente, dove non mancano le call to action e dove ogni situazione viene presentata in maniera concreta, dove il fan/follower può rispecchiarsi e dove è evidentemente come la marca diventi un valore aggiunto. Certo, come nel caso di Amazon, un po’ di ironia non guasta! L’importante è però far comprendere in maniera trasparente quanto il servizio erogato sia in grado di soddisfare il bisogno.

Allora, cari lettori, siete pronti a cominciare? Raccontateci le vostre esperienze di narrazione social sulla nostra pagina Facebook e nel nostro gruppo LinkedIn!

social

Social network e Young Adults: solitudine, depressione e selfite

Dalla recente ricerca pubblicata sull’American Journal of Preventive Medicine sull’Uso dei Social Media e isolamento sociale percepito tra gli Young Adults, è emerso che all’aumentare del tempo trascorso sulle cosiddette piattaforme di aggregazione sociale, aumenta anche il rischio di sentirsi isolati. La ricerca è stata condotta su un campione di 1800 giovani americani, e i fattori presi in causa sono stati il tempo di permanenza quotidiano sui social network e la frequenza di collegamento agli stessi; sono stati materia d’esame gli 11 social più famosi, ovvero Facebook, Twitter, Instagram, Snapchat, YouTube, Google Plus, Reddit, Tumblr, Pinterest, Vine e LinkedIn.

Ed ecco la sentenza: coloro che passano circa 2 ore al giorno sui social network corrono tre volte il rischio di sviluppare una spiacevole sensazione di emarginazione dal mondo rispetto a chi ne fa un uso più moderato.

La solitudine dei numeri social

social

Alla luce di questo, sembra che i social network siano passati dall’essere dei facilitatori relazionali – in particolare per quelle persone che hanno più difficoltà a entrare in contatto con gli altri nella vita reale – al rappresentare uno dei principali ostacoli alla relazione. Quindi, se da una parte oggi ci troviamo di fronte a modi sempre più innovativi e divertenti per comunicare e mantenerci in contatto con i nostri amici virtuali, dall’altra sembrerebbe che le stesse piattaforme che ci promettono di connetterci con il mondo, in realtà ci isolino.

Inutile dire che questo risultato ha allarmato la maggior parte dei sociologi e ben pensanti, che hanno subito alzato un polverone, riportando sul tavolo i pericoli che corrono i giovani – in particolare gli adolescenti – per via dei social network.

Per i teenager i social network sono croce e delizia, per cui solitudine e inadeguatezza sembrano essere le principali controindicazioni di un’esposizione troppo prolungata.
Oggigiorno, misuriamo la nostra popolarità e il grado di accettazione da parte della società sul numero di mi piace ricevuti. Quello che fino a qualche anno fa era solo un cruccio delle celebrities, la cui angoscia di ritrovarsi a breve sul proprio viale del tramonto pendeva sulle loro teste come una spada di Damocle, oggi interessa ognuno di noi.

Teenager e social network: stop agli allarmismi

Sull’argomento, ormai, sono stati fatti fior fior di sproloqui.

Una ricerca della Simon Fraser University, ad esempio, ha affermato che passare più di 20 ore a settimana sui social network aumenta il rischio di depressione e anoressia nelle donne (in particolare tra i 25 e i 29 anni d’età). Questo per via dei selfie: le ragazze trovano negli autoscatti, propri e altri, fonte di affermazione e di tormento. Se una volta, per poter caricare in rete foto di cui andare fiere, bisognava fare un corso accelerato di Photoshop o stringere un’amicizia strategica con un qualche fotografo, oggi abbiamo a disposizione talmente tanti filtri per poterci permettere di ritoccare qualsiasi foto in pochi tap.

A partire dalle Influencer, tutti quegli scatti emozionali di piatti gourmet a zero calorie o di fisici statuari in bikini, a cui fanno da sfondo i migliori boutique hotel e paradisi terrestri incontaminati, non sono altro che la miglior pubblicità di noi stessi e, come ogni pubblicità che si rispetti, non aderiscono mai totalmente alla realtà.

C’è stato anche chi ha coniato il termine selfite: una vera e propria malattia, figlia della nostra epoca tecnologica. Secondo la American Psychiatric Association, farsi i selfie deriva da un conclamato disturbo mentale, più o meno grave, che va dalla selfite borderline a quella cronica. Se ve lo state chiedendo, no, non hanno ancora trovato una cura. Tuttavia, qualcuno ha azzardato la possibilità di notare dei miglioramenti grazie alla Terapia Cognitivo Comportamentale. E pensare che una volta si diceva semplicemente tirarsela un po’.

social

Un altro campanello d’allarme porta il nome di “fake-news”: da una ricerca condotta dall’Istituto Imt Alti Studi di Lucca, si è giunti alla conclusione che “i social network sono una disgrazia per l’informazione”. Se una volta, la mediazione delle redazioni giornalistiche offriva al pubblico un elenco selezionato di notizie dalla verità comprovata, oggi il “rischio” che si corre è semplicemente quello di farsi delle proprie opinioni, e quindi di sviluppare una sensibilità atta a riconoscere le bufale ed eliminarle dalla propria rassegna stampa.

Social network: due generazioni a confronto

A questo proposito, sarebbe interessante fare una riflessione – e magari prossimamente uno studio – sulle differenze nei comportamenti online tra le nuove generazioni e quelle più datate.
In realtà, le vecchie generazioni, proprio perché abituate a credere passivamente nell’autorevolezza e quindi alle parole dei media (quali la televisione, stampa e radio), sono più portate a cadere nella trappola delle bufale online – a partire dalle flash news sulla morte di qualche personaggio noto, create su misura per il click bating, fino ad arrivare alle catene social.

L’hate speech è un altro argomento di discussione, che vede i teenager sotto attacco, poiché più vulnerabili e influenzabili, o semplicemente ancora incoscienti. Tuttavia, anche in questo caso, vale la pena spezzare una lancia a favore dei più giovani poiché, spesso e volentieri, sono proprio i più adulti a lasciarsi andare, sfruttando il proprio audience per scrivere (e quindi registrare) commenti e affermazioni pericolose, senza freni e senza filtri. Messaggi di stato screditanti verso altre persone – note e non – o commenti no filter a notizie di attualità, anche delicate, possono diventare oggetto di querela oltre che essere nocive e diseducative per i più piccoli.

social

L’arrivo dei social network ha segnato un giro di boa nel nostro modo di comunicare e relazionarci con gli altri. Si tratta di un nuovo linguaggio per cui le nuove generazioni posseggono tutti gli strumenti – anche cognitivi – per sfruttarlo al meglio. Creare allarmismo o pensare di poter allentare la penetrazione dei social nella vita delle nuove generazioni è inutile, oltre che controproducente. Seppur ai teenager venga naturale approcciarsi a questi strumenti e sviluppare una propria consapevolezza nell’uso degli stessi, vale la pena focalizzarci sull’educazione dei più giovani – ma anche di noi stessi – a un uso corretto dei social media, che non significa collegarsi meno o scattarsi meno selfie, ma semplicemente fare un distinguo tra la identità fluida – o alias social – e quella reale.

 

LEGGI ANCHE: Influencer Marketing: la strategia vincente del 2017

wikileaks intelligence

WikiLeaks offre alle tech company gli hacking tool della CIA

Le ultime rivelazioni di WikiLeaks sulle tecnologie attraverso le quali l’Intelligence americana può spiare le persone in tutto il mondo, hanno generato imbarazzo e dilemmi etici, non da ultime nelle grandi tech company americane.

WikiLeaks per la sicurezza

Durante la recente conferenza stampa via Facebook, il fondatore di WikiLeaks ha affermato che non intende dare completa diffusione ai materiali hackerati alla CIA, poiché tra di essi vi sono tool in grado di penetrare nei device di tutto il mondo, tra cui iPhone e Smart TV Samsung.

Edward Snowden, nome di primo piano nel campo della divulgazione di dati secretati, ha commentato l’accaduto affermando che l’Intelligence americana ha perso il controllo, poiché le vulnerabilità informatiche sfruttate da Wikileaks per attuare l’operazione Vault 7 sono già state scoperte da altri hacker.

Julian Assange intende tuttavia fugare ogni dubbio sulla natura delle sue azioni, improntate alla divulgazione e all’aumento della sicurezza. Ha infatti dichiarato la sua intenzione di dare accesso ai dettagli delle informazioni recentemente divulgate alle aziende produttrici di tecnologia.

LEGGI ANCHE: “Essere Julian Assange”, il mito dell’eroe ribelle nell’era dell’informazione [Wikileaks]

wikileaks assange

In questo modo, intende permettere loro di trovare i difetti dei propri software e correggerli.

Considerando quello che pensiamo sia il modo migliore di procedere, nonché gli inviti che ci hanno rivolto alcune tech company, abbiamo deciso di dar loro esclusivo accesso ad alcuni dettagli tecnici: in questo modo gli aggiornamenti potranno essere sviluppati e diffusi, a beneficio della sicurezza degli utenti finali.

Una volta che i prodotti a rischio saranno stati aggiornati, Wikileaks diffonderà per intero i dati in suo possesso, inclusi quelli relativi agli hacking tool, che diverranno quindi obsoleti.

Il dilemma delle tech company

La CIA non si è espressa in merito all’autenticità delle informazioni diffuse, e in risposta alla conferenza stampa di Assange, il portavoce Heather Fritz Horniak ha dichiarato:

Come abbiamo detto in precedenza, Julian Assange non è esattamente un bastione di verità e integrità. Nonostante gli sforzi di Assange e la sua gente, la CIA continua a raccogliere in modo sollecito informazioni sulle intelligence straniere, allo scopo di proteggere l’America da terroristi, nazioni ostili e altri avversari.

Le tech company non si sono per ora esposte. Microsoft ha dichiarato che prenderà in considerazione le segnalazioni inviate tramite i canali predisposti, primo fra tutti l’indirizzo secure@microsoft.com.

wikileaks top secret

Apple afferma che molte delle problematiche in questione sono state risolte dai recenti aggiornamenti dei loro sistemi. I dati trafugati, infatti, sembra diano vecchi di due anni, durante i quali le misure di sicurezza potrebbero essersi messe al passo.

Apple, Google, Microsoft, Samsung e altri grandi attori del mercato tecnologico potrebbero comunque trovarsi a collaborare, nonostante non corra buon sangue né tra loro né con Wikileaks, con cui hanno già avuto screzi in passato.

Cosa riserveranno le future rivelazioni promesse da WikiLeaks?